L India e gli altri. Nuovi equilibri della geopolitica. di Sandro Sideri

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1 L India e gli altri Nuovi equilibri della geopolitica di Sandro Sideri

2 Sandro Sideri, PhD Università di Amsterdam e Harkness Fellow al MIT a Cambridge (Mass.). Già professore ordinario di economia internazionale all Institute of Social Studies de L Aja, ha lavorato alla CEPAL (Commissione economica per l America Latina e Caraibi) a Santiago (Cile) ed é stato più volte Visiting Professor all Unversità Bocconi, alla LUISS e all Orientale e docente all ICE e all ISPI. Nel 2009 ha pubblicato La Russia e gli altri (ed. Egea) e, online nel 2011 per l ISPI, La Cina e gli altri e ora questo volume. Seguirà nel 2013 Il Brasile e gli altri, che concluderà la serie sui BRIC. ii

3 Indice Abbreviazioni... p. vi Introduzione...» 1 1. Caratteristiche fisiche, popolazione e contesto geoeconomico del mondo indiano...» 1 2. L induismo e gli indù...» 8 3. La nascita dell India...» L evoluzione politica indiana...» La società indiana...» 34 Approfondimenti 1. Sistema castale e intoccabili...» Il movimento femminista indiano...» Il movimento naxalita e altri movimenti autonomisti o indipendentisti...» La grande potenza povera...» L economia indiana...» Introduzione...» Agricoltura...» Industria...» Servizi...» Commercio internazionale e flussi di capitale...» Sistema finanziario...» Povertà e disuguaglianza...» Mercato del lavoro...» Diversità: unità e frammentazione...» L India e il resto del mondo...» 134 Approfondimenti 1. Le forze armate indiane...» L India e i suoi vicini...» Introduzione...» Pakistan...» Cina e Oceano Indiano...» Nepal, Bhutan, Bangladesh, Myanmar, Sri Lanka e Maldive...» 174 iii

4 L India e gli altri Approfondimenti 1. La questione del Kashmir... p India e Cina a confronto...» L India e il resto dell Asia...» Il Giappone...» Le due Coree e la Mongolia...» L Asia centrale...» Il Medio Oriente asiatico...» Il sud-est asiatico e l Oceania...» Regionalismo indiano...» 228 Approfondimenti 1. La sicurezza energetica...» L India e gli USA...» Il miglioramento dei rapporti indo-americani...» L accordo nucleare...» Un incerto futuro...» L India e l Europa...» L India e l UE...» L India e la Russia...» L India e l Italia...» La politica estera indiana e la governance globale...» La politica estera indiana...» La diplomazia economica indiana...» L India, le istuzioni internazionali e la governance globale...» Il cambiamento climatico...» L assistenza estera indiana: Africa e America Latina...» Conclusioni...» L ascesa indiana: limiti e ostacoli...» Servizi e crescita economica...» Considerazioni finali...» 296 Bibliografia...» 304 iv

5 Abbreviazioni ADB AIF AIFTA AL ALS APTA ARF ASEAN ASEM BA (WB) BIMARU BIMSTEC BJP BM (WB) BCIM BPO BRIC BSE BSP DMK CECA/CEPA CENTO EAS FMI (IMF) GATT GCC GHG IAEA IAS IBSA ICT IDE IIM IIT INC IP IPI IPR Asian Development Bank (Babca asiatica di sviluppo) Africa-India Forum ASEAN-India Free Trade Area America Latina e Caraibi Accordo/area di libero scambio Asia-Pacific Trade Agreement ASEAN Regional Forum Association of Southeast Asian Nations Asia-Europe Meeting Banca Mondiale (World Bank) Gli stati di Bihar, Madhya Pradesh, Rajasthan e Uttar Pradesh Bay of Bengal Initiative for Multi-Sectoral Technical and Economic Cooperation Bharatiya Janata Party (Partito del Popolo Indiano) Banca mondiale (World Bank) Bangladesh, Cina India e Myanmar Business process outsourcing Brasile, Russia, India e Cina Bombay Stock Exchange Bahujan Samaj Party Dravida Munnetra Kazhagam (Dravidian Progress Federation) Comprehensive Economic Cooperation/Partnership Agreement Central Treaty Organisation East Asia Summit Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund) General Agreement on Tariffs and Trade Gulf Cooperation Council Greenhouse gas International Atomic Energy Agency Indian Administrative Services India. Brasile e Sudafrica Information Communication Technology Investimenti diretti esteri Indian Institutes of Management Indian Institutes of Technology Indian National Congress Investimenti di portafoglio Progetto di gasdotto tra Iran, Pakistan e India Intellectual propperty rights vi

6 Abbreviazioni IPS91 IPS91 ISI IT ITEC JAP LAC LdP LEP LOC LNG LTTE m ml M&A MBC MGC MERCOSUR MOU NAM NDA NER NGO (ONG) NPT NREGS NRHM NRI NSE NSG NSSO NSSP NWFA OBC OMC (WTO) ONGC Pmi POK ppa PTA PVS RBI R&S RSS SAARC SAFTA SAPTA SC Industrial Policy Statement Industrial Policy Statement Inter-Services Intelligence pakistano Information Technology Indian Technical and Economic Cooperation Joint Action Plan Line of Actual Control Linea di povertà Look East Policy Line of Control Liquefied natural gas Liberation Tigers of Tamil Eelam milione miliardo Merger and acquisition Mosy Backward Castes Mekong-Ganga Cooperation Trattato regionale tra Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e (Venezuela) Memorandum of Understanding Non-aligned Movement National Democratic Alliance North Eastern Region Non Governmental Orgnisation (Organizzazione non governativa) Nuclear Non-Proliferation Treaty National Rural Employment Guarantee Scheme National Rural Health Mission Non resident Indian National Stock Exchange di Mumbai Nuclear Suppliers Group National Sample Survey Office Next Steps in Strategic Partnership North West Frontier Agency Other Backward Classes Organizzazione del commercio mondiale (World Trade Organisation) Oil & Natural Gas Corporation (indiana) Piccola e media impresa Pakistan Occupied Kashmir Parità di potere d acquisto Preferential trade area/agreement Paese in via di sviluppo Reserve Bank of India Ricerca e sviluppo Rashtriya Swayamsewak Sangh (organizzazione volontari nazionali) South Asian Association for Regional Cooperation South Asia Free Trade Agreement South Asia Preferential Trade Agreement Scheduled Castes vii

7 L India e gli altri SCO SEATO SEBI SOE ST TAPI TCS TFP TNP UCC UNSC UPA URSS WMD ZES ZLS Shanghai Cooperation Organisation South East Asian Treaty Organisation Security and Exchange Board of India State Owned Enterprises Scheduled Tribes Progetto di gasdotto tra Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India Tata Consultancy Services Tolat Factor Productivity Treaty on the Non-proliferation of Nuclear Weapons Unico codice civile UNO Security Council United Progressive Alliance Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche Weapons of mass destruction Zona economica speciale Zona di libero scambio viii

8 Introduzione 1. CARATTERISTICHE FISICHE, POPOLAZIONE E CONTESTO GEOECONOMICO DEL MONDO INDIANO Con un territorio di 3,3 milioni di km 2 (3,0 terra e 0,3 acqua), l India è, per dimensione, il settimo paese al mondo. La sua popolazione è cresciuta da 238 milioni nel 1901 a circa 1,2 miliardi, pari a 17,4% della popolazione mondiale, ed è distribuita abbastanza uniformemente (densità media 324 abitanti per km 2 nel 2001, con densità maggiore nel Bengala occidentale (904), nel Bihar (880), nel Kerala (819) e nell Uttar Pradesh (689). Questo territorio (pari a tutta l Europa, senza i paesi scandinavi e la Russia) dalle vette della catena dell Himalaya si proietta per 3 mila km nell Oceano Indiano, delimitato a ovest dal fiume Indo e a est dal Gange (o Ganga) e dal Brahmaputra. A nordovest l India è separata dal Pakistan da una frontiera artificiale che nella parte più settentrionale, cioè dalla parte del Kashmir, non è ancora definita essendo variamente e fortemente messa in discussione dal Pakistan e dalla Cina. A nord il confine passa lungo la dorsale himalayana che separa il paese da Cina, Nepal e Bhutan. A nordest il Bangladesh penetra profondamente nel territorio indiano, quasi recidendone il legame con le province orientali che confinano con il Myanmar (Birmania). Nel Golfo del Bengala l India possiede anche le isole Andamane e Nicobare. Le sue frontiere terrestri sono lunghe più di 14 mila km (4.053 km col Bangladesh, 605 km col Bhutan, km col Myanmar, km con la Cina, km col Nepal e km col Pakistan) e le sue coste sono di 7 mila km. Le risorse naturali che si trovano in questo paese sono carbone (con riserve che sono le quarte al mondo), minerale ferroso, manganese, mica, bauxite, terre rare, titanio, cromo, gas naturale, petrolio, calcare. La terra arabile copre quasi metà del territorio nazionale. L India appare come un vero e proprio continente, cioè un area geografica o- mogenea che, pur racchiudendo una grande varietà di contesti territoriali diversi, è caratterizzata nel contempo da alcune peculiarità comuni, che le conferiscono un unitarietà di fondo che hanno determinato una sua evoluzione storica separata rispetto al resto dell Asia. L isolamento del paese è stato facilitato dalle catene dell Himalaya, dall Oceano Indiano e dai fiumi, ma al suo interno il continente indiano è allo stesso tempo caratterizzato da una varietà di ambienti molto differenti e da una notevole omogeneità, frutto non solo dell isolamento naturale, ma anche dalla forza unificante di un clima segnato dai monsoni che hanno avuto una significativa influenza sull organizzazione degli insediamenti umani e delle stesse attività e- conomiche, particolarmente facilitando la navigazione e quindi i commerci con il Medio Oriente (MO) e, nel bene come nel male, la produzione agricola (Amirante, 2007:13-14). Questo territorio presenta tre regioni naturali, diverse per struttura e origine geologica: (i) l Himalaya; (ii) la pianura del Gange, alla quale hanno contribuito gli apporti alluvionali anche dell Indo e del Brahmaputra; e (iii) il Deccan, il 1

9 L India e gli altri grande triangolo che si protende nell Oceano Indiano. Quest ultimo funziona come baia occidentale del più grande spazio del Pacifico, su cui si affaccia l Asia orientale, per formare quell area integrata India-Pacifico attraverso la quale passa la maggior parte delle navi da carico di tutto il mondo (Khanna 2009: e 522 nota 20). La maggior parte delle industrie si trova sulla fascia costiera occidentale, da Ahmadabad a Munbai (Bombey), un area che è anche la più urbanizzata del paese il tasso di urbanizzazione indiano è del 30%circa e sta accelerando. Goldstein (2011: 14) fa notare che l India è l unico tra i grandi paesi in cui la densità della popolazione, cioè la lotta per le risorse scarse, è elevata e l urbanizzazione, invece, è bassa. La regione orientale, oltre a Calcutta (Calcutta), ha solo poche grandi città. Il boom economico si è concentrato nel sud e nell occidente del paese. Nonostante la sua collocazione vicino all equatore, le precipitazioni causate dai monsoni sono abbondanti e vanno da più di due mila millimetri a non meno di 500, salvo nel deserto di Thar. Le stagioni sono essenzialmente due: l inverno, mite e secco che va da gennaio a marzo e la stagione delle piogge che, con variazioni stagionali, va da giugno a settembre. Il ciclo dei monsoni, compresi i ricorrenti periodi di siccità e, quindi, di carestia, influenza pesantemente i ritmi e le rese dell agricoltura indiana le cui culture si suddividono nei due tipi del kharif (riso, mais e sorgo) e del rabi (frumento, orzo, leguminose), praticate rispettivamente nella stagione umida e in quella secca. Con il 18% circa della popolazione mondiale, l India occupa solo il 2,4% della superficie del pianeta e ha accesso solo al 3,5% dell acqua dolce. I notevoli progressi realizzati nel settore agricolo tra gli anni 60 e 70 (la Rivoluzione verde ha aumentato la produttività dei raccolti tramite l uso di sementi ad alto rendimento, fertilizzanti e pesticidi) hanno permesso di vincere le carestie, ma hanno anche avuto pesanti ripercussioni ambientali, compreso l inquinamento delle falde acquifere sotterranee, fenomeno cui sta contribuendo anche un industrializzazione spesso selvaggia. Una drastica deforestazione ha ridotto le zone boschive, che ora coprono non più del 21% del territorio nazionale (pari a un terzo di quelle degli USA), confinando la fauna in zone sempre più ristrette, mettendo così in serio pericolo la biodiversità del paese. Anche la costruzione di un numero eccessivo di dighe non sembra aver generato grandi benefici e ancor più pericolose appaiono quelle in via di costruzione sul problema delle dighe vedi Menon e Nigam (2009: 70-78). * * * L India è il secondo paese al mondo per popolazione dopo la Cina. Il 72% circa delle famiglie, pari al 74% della popolazione, risiede nell area rurale e sono composte mediamente da 4,7 persone, leggermente più numerose delle famiglie urbane (4,2 membri). Nel periodo la popolazione indiana era cresciuta a un tasso annuale dello 0,19% che passò all 1,2% nel periodo L equilibrio demografico tradizionale venne rotto negli anni 40 con l introduzione della medicina preventiva e profilattica e la lotta contro le carestie locali. Di conseguenza, il tasso di mortalità si è abbassato dal 27 del 1951 all 8,5 del 2003 e la durata media della vita si è raddoppiata passando dai 32 anni nel 1951 agli attuali 64, risultati cui ha anche contribuito il fatto che l India produce i medicinali al prezzo più basso al mondo. Dal 1947 la popolazione è più che triplicata, ma dagli anni 90 il tasso di crescita si è ridotto, passando dal 2,2% all 1,3% del La speranza di vita alla nascita è di 66,5 2

10 Introduzione anni e gli ultrasessantenni sono passati dall 1% del 1911 a quasi il 7% attuale. Il tasso di mortalità infantile è sceso dal 74 nel 1994 al 48 nel Più lenta appare la diminuzione del tasso di natalità passato dal 40 nel 1951 al 21 del 2010, mentre il tasso di fecondità nel 2010 è sceso a 2,7 nati per donna e quello di morte 7,5 (CIA, 2011). Quindi mentre nel periodo la crescita annua ha toccato il 2,1% e la popolazione si è quasi raddoppiata, negli anni 80 il tasso si è stabilizzato per poi scendere a 1,9% nel decennio successivo e oggi è dell 1,3%. Meno della metà dei parti sono assistiti da una levatrice professionale. Tabella 1 - Struttura della popolazione indiana stime Totale % Maschi milioni Femmine milioni ,7 187,5 165, ,9 398,8 372,7 65 e più 5,5 30,8 34,0 Fonte: CIA, World FactBook, Con un età mediana di 26,2 anni, quella indiana è una delle più giovani popolazioni al mondo. I giovani compresi tra 15 e 24 anni sono aumentati di tre volte nelle ultime decadi del XX secolo e nel 2011 sono circa 240 milioni. Come mostra la Tabella 1. quasi il 30% degli indiani ha meno di 14 anni, il 64,9% tra 14 e 64 anni e il 5,5% più di 65 anni. Il corpo elettorale sfiora i 700 milioni. Ultimamente, la popolazione dell India è sempre meno percepita come un peso schiacciante e se ne cominciano a considerare i vantaggi (Nilekani, 2009: 27 e 35). La finestra di opportunità demografica 1 dell India dovrebbe restare aperta fino al 2040 ed entro il 2030 la sua popolazione dovrebbe superare quella cinese. Il 39% di tutti gli indiani di 15 o più anni è, però, analfabeta (27% uomini e 52% donne), anche se la situazione è enormemente migliorata dal primo censimento del 1951 che registrò un tasso di analfabetismo pari a 84%. Gran parte dei 14 milioni di giovani 1 Con l espressione finestra di opportunità demografica, ovvero dividendo demografico, s intende l aumento del tasso di crescita dovuto all aumento della popolazione in età lavorativa, o meglio il ridursi del rapporto di dipendenza in favore di un espansione assoluta e relativa delle classi in età attiva (15-19 anni), mentre l impatto relativo dell invecchiamento resta debole. La finestra cinese dovrebbe chiudersi nel 2017 quando l invecchiamento della sua popolazione comincerà a diventare un problema sempre più grande per il paese. Già nel 2020, la percentuale della popolazione di anni salirà al 47%, dall attuale 35%. L età mediana della popolazione indiana è invece 25 anni, con tendenza a diminuire, il che dovrebbe incentivare il tasso di risparmio e quello di crescita economica del paese. Circa mezzo miliardo di indiani è al di sotto dei 25 anni. I demografi hanno anche scoperto che i periodi di accelerazione della crescita economica in Europa, USA e Asia sono sempre coincisi con popolazioni nelle quali abbondavano i giovani e scarseggiavano le persone a carico. È interessante notare che mentre fino a qualche anno fa sembrava che la pianificazione familiare comunista avesse avuto successo, là dove quella democratica indiana era fallita, oggi si capisce che, in effetti, la prima è diventata una limitazione e la seconda ha generato un dividendo. Aiyar e Mody (2011) hanno calcolato che il dividendo demografico dagli anni 80 ha contribuito in modo sostanziale all accelerazione della crescita indiana e che dovrebbe nelle prossime due decadi aggiungere un 2% al tasso di crescita del paese. 3

11 L India e gli altri che ogni anno entrano nel mercato del lavoro, sono disoccupati. Inoltre, meno di un terzo delle donne partecipa alla forza lavoro 2. * * * Difficile da fermare la pratica dell aborto selettivo, o la soppressione alla nascita, delle femmine (oltre dieci milioni di feticidi negli ultimi vent anni) che ha causato lo squilibrio fra i sessi (107 uomini per ogni cento femmine) che accentua i problemi dell occupazione e dell istruzione. La preferenza per i figli maschi non è più solo un privilegio dei poveri e delle campagne, anzi sembra proprio che istruzione e benessere tendano ad aggravare la situazione, perché facilitano l accesso alle tecnologie che consentono di stabilire in anticipo il sesso del nascituro. Infatti, i due stati con la sex ratio più squilibrata sono proprio due dei più sviluppati, cioè Punjab e Haryana. Lo squilibrio tra i sessi differisce, quindi, tra regione e regione e comincia a creare seri problemi anche nelle grandi metropoli dove si riversa un immigrazione prevalentemente maschile. Un elemento determinante del persistere di questo fenomeno è il crescente peso che il pagamento della dote ha assunto per la famiglia della sposa 3, per cui la donna viene percepita come un costo da rimuovere (Armellini, 2008: 133). In India, primo paese al mondo a farlo, la pianificazione familiare venne introdotta nel 1952 e nel 1959 si decise di favorire la sterilizzazione, distribuendo anche piccoli compensi monetari a chi vi si sottoponeva. I modesti risultati raggiunti fecero credere che la causa risiedesse nella povera distribuzione del servizio, mentre in realtà la misura non era affatto gradita. Furono così aumentati gli incentivi monetari e le pesanti pressioni che, nel contesto, si trasformarono in vera e propria coercizione. Quando all inizio degli anni 70 si capì che la popolazione continuava a crescere al tasso annuale del 2,25%, si passò ai campi di sterilizzazione, strutture mobili per massicci interventi, nei quali tra il 1971 e il 1973 vennero sterilizzati quasi cinque milioni di uomini. Questi interventi continuarono, anche grazie al sostegno finanziario dell ONU, fino a quando nel 1976 Indira Gandhi introdusse una politica di sterilizzazione di massa, principalmente maschile, altamente coercitiva, cosa che risultò facilitata sia dallo stato di emergenza proclamato nel 1975, che dai maggiori fondi provenienti da ONU, Banca Mondiale (BM) e dalla cooperazione svedese. Ma il risentimento creato da più di otto milioni di vasectomie realizzate nel contri- 2 L occupazione femminile ha un ruolo importante nella riduzione della povertà, perché oltre ad accrescere il reddito familiare, rafforza lo status della donna, limita il numero di figli, per i quali migliora il livello di istruzione e di assistenza sanitaria, aumenta il risparmio e l accumulazione di assets che a loro volta generano reddito addizionale. 3 Il mancato pagamento della dote pattuita è la causa dell uccisione di tante giovani mogli indiane. Attorno all aborto selettivo c è un giro d affari che vale circa $100 milioni. Due studi pubblicati da The Lancet ( e ) mostrano che la sex ratio (numero di bambine per bambini tra 0 e 6 anni) è scesa da 945 nel 1991 a 927 nel 2001 e a 914 nel 2011 e si stima che tra il 1980 e il 2010 non siano venute al mondo tra 4 e 12 milioni di bambine Inoltre, lo squilibrio demografico contribuisce al fenomeno delle spose bambine vendute e trasportate come bestiame da un capo all altro del paese. Ma ci sono indicazioni dell inizio di un ritorno della sex ratio a livelli normali, e particolarmente in quegli stati dove il rapporto era peggiore, come Punjab e Haryana, forse perché, si ipotizza, al migliorare del reddito familiare la pratica dell aborto selettivo o della soppressione delle figlie appena nate diventa meno necessaria (TE, ). 4

12 Introduzione buì non poco alla sconfitta elettorale dell Indian National Congress (INC) nel Il governo formato dal Bharatiya Janata Party (Partito del Popolo Indiano (BJP), cioè la destra nazionalista indù, proseguì con il programma di pianificazione familiare, ma le donne tornarono a essere l obiettivo principale della contraccezione (essenzialmente sterilizzazione). Solo nella seconda metà degli anni 90 l obiettivo diventò la tutela della salute delle donne durante l arco riproduttivo con libera scelta fra differenti tipi di anticoncezionali e famiglie più piccole. La stabilizzazione della popolazione è sempre più esplicitamente vista come un requisito essenziale per raggiungere uno sviluppo sostenibile, cosa impossibile se la popolazione continua ad aumentare annualmente di milioni di persone. Frattanto si è scoperto che la fecondità sembra fortemente correlata ai livelli di istruzione, di denutrizione e di età delle donne al momento del matrimonio, per cui il controllo della natalità comincia a essere inserito nell approccio più globale della lotta contro la povertà e la discriminazione femminile. In effetti, dal 1981 il numero delle donne sposate comprese tra i 15 e i 44 anni si è ridotto dall 86% del 1961 all attuale 70% circa. Per quanto concerne la condizione femminile, il raggiungimento di una vera parità continua a essere una lontana speranza, anche se è nelle posizioni di vertice che esse riescono a recuperare ruolo e influenza e, talvolta, cambiare le cose per davvero (Armellini, 2008: 143). Negli ultimi 30 anni, l indice di fertilità totale dell India è diminuito del 40%, ma mentre il sud ha già raggiunto tassi di fertilità di sostituzione, soprattutto nei quattro stati più poveri Bihar, Madhya Pradesh, Rajasthan e Uttar Pradesh, i cosiddetti BIMARU la popolazione continua a crescere. Demograficamente il paese appare così distinto in due aree: un nord che l alto tasso di fertilità manterrà giovane età mediana 26,2 anni e 750 milioni gli abitanti sotto i 35 anni per i prossimi venti anni e un sud dove l età mediana sarà invece di 34 anni, simile a quella europea alla fine degli anni 80. Di conseguenza, argomenta Nilekani (2009: 50-51), il dividendo demografico indiano ha due gobbe: quella meridionale già quasi spesa per la crescita economica che il sud ha sperimentato fin dall inizio degli anni 70 e quella settentrionale che, si spera, rimpiazzerà quella meridionale nel sostenere la continua crescita del paese. Il rischio è che la crescita economica si sgonfi se il passaggio da una gobba all altra non sarà sufficientemente rapido. Inoltre, una numerosa manodopera e quella indiana si aggira sui 500 milioni diventa rapidamente una debolezza, se non s interviene subito con efficaci politiche sull istruzione e la salute e non si creano sufficienti posti di lavoro, cose che per ora non si stanno facendo. Senza un adeguata istruzione di base e con una regolamentazione del lavoro che in effetti distrugge l occupazione, non sarà facile incassare il dividendo demografico. Infine, la doppia gobba indiana sta acuendo le rivalità regionali, poiché la mancanza di manodopera nel sud attira lavoratori dal nord che competono con i locali per gli scarsi posti nelle scuole e negli ospedali. * * * Cause della migrazione interna sono le differenti pressioni demografiche che caratterizzano le varie aree del paese e l attrazione esercitata dalle grandi città per le maggiori opportunità di lavoro che sembrano offrire, mentre è fallito lo sviluppo di città medie nell area rurale dove risiedono due terzi della popolazione, non meno di 750 milioni di persone. L altro terzo della popolazione, quella urbana è distribuita in circa cinquemila città, di cui più di quaranta superano il milione e almeno tre sono 5

13 L India e gli altri delle megacittà Mumbai 4, Calcutta e New Delhi, ciascuna con almeno15-20 milioni di persone. In una rapida transizione da un economia fondata sull agricoltura, che occupa ancora più della metà (52%) della forza lavoro (nel 2010 pari a 478,3 milioni di persone), verso un economia basata sul terziario, con poco più di un terzo (34%) dei lavoratori, e sul manufatto (14%), l urbanizzazione diventa essa stessa uno dei principali motori dello sviluppo. L altra faccia di questa urbanizzazione è l immigrazione interna. Infatti, poiché migrazione e urbanizzazione sono due fenomeni strettamente collegati, il lento progresso dell industrializzazione si è tradotto in una diversificazione dell occupazione rurale, con più di un quarto dei suoi lavoratori occupati fuori dell agricoltura propriamente detta (Boillot, 2007: 48-49) e in fuga verso la città. Da notare, poi, che al momento dell indipendenza l attitudine indiana verso l urbanizzazione era abbastanza ambivalente dato che mentre Gandhi glorificava il villaggio, forse mai esistito nei termini da lui utilizzati, un altro padre della patria, B.R. Ambedkar, considerava il villaggio un pozzo nero, un covo d ignoranza, grettezza e localismo, da svuotare creando opportunità nel settore industriale delle aree urbane. Nel 2001, più di un terzo delle famiglie rurali dipendeva per la propria sussistenza da un reddito non agricolo (Luce, 2010: 45). Caratterizzata da un elevata e diffusa povertà nei suoi molteplici aspetti, da debolezza infrastrutturale e da degrado ambientale, l urbanizzazione indiana mette in risalto le condizioni di saturazione della vita urbana. Più di 170 milioni d indiani sono ammassati in fetide baraccopoli dove meno del 60% delle abitazioni è dotata di servizi igienici e meno della metà ha l acqua corrente (Nilekani, 2009: 206). I senza tetto sono stimati in 8 milioni e l occupazione è molto spesso marginale. Si tratta, quindi, di un processo di urbanizzazione della povertà, un circolo vizioso tra urbanizzazione spontanea e sottoalimentazione (che riguarda oltre un terzo della popolazione). Questa situazione alimenta inevitabilmente consistenti sacche di criminalità violenta, creando tra l altro, anche senza ricorrere a motivazioni religiose, terreno fertile per lo sviluppo del terrorismo (Muscarà, 2009: 121). Infine, per inserirsi nella difficile e complessa realtà delle metropoli, i contadini sono costretti a cercare l aiuto dei membri della propria casta, perpetuando o creando meccanismi di solidarietà, ma anche di divisione (vedi Approfondimento 1 a p. 41). E spesso è la fratellanza criminale a sostituire il supporto emozionale e materiale offerto dal sistema castale. * * * L altra valvola di sfogo della pressione demografica è l emigrazione internazionale, finora contenuta, ma abbastanza dispersa e selettiva (3,6 milioni nei paesi del Golfo Persico, 4 milioni nei paesi anglosassoni), una diaspora che ora è molto di più di una valvola di sfogo della pressione demografica. Le stime sull entità della diaspora indiana oscillano tra i venti e i trenta milioni di individui. I paesi nei quali il numero di indiani supera il milione sono gli USA 2,2 milioni, due terzi dei quali hanno una laurea e, secondo Merrill Lynch (2003), 200 mila sono milionari, il che fa di quella indiana la più ricca diaspora degli USA e 4 Mumbai cresce di 380 mila persone l anno e prima della metà del secolo sarà la più grande città al mondo surclassando, con 35 milioni, Tokyo e Città del Messico. 6

14 Introduzione una delle maggiori presenze nell industria Information Technology (IT) americana, Canada, Inghilterra, Malaysia, Myanmar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Sudafrica. Notevole di questa diaspora è l alto livello d istruzione e di reddito e l influenza esercitata nel paese ospitante 5. Finiti gli entusiasmi nazionalisti dei primi anni dopo la liberazione, il governo si disinteressò totalmente della sorte e delle condizioni di vita degli emigrati. Solo dopo la crisi della bilancia dei pagamenti del e con la liberalizzazione economica si capì che la diaspora rappresentava una risorsa per il paese, tanto che fu creato il Ministry of Indian Overseas. Gli indiani all estero sono classificati o come Non Resident Indians (NRI), oppure come Persons of Indian Origin (PIO) e tutti desiderano mantenere l identità indiana. Nel 1991, le rimesse di valuta dei NRI aiutarono l India a superare la difficile crisi economica. Più recentemente, il valore di queste rimesse è aumentato a tassi del 7-8% l anno e ha superato i $50 miliardi, metà delle quali provenienti dalla regione del Golfo, il che fa dell India il paese che riceve più rimesse dai propri espatriati. Non sembra, però, che, com è stato per la Cina, una parte considerevole di queste somme sia stata investita in attività produttive, né che la maggior parte degli investimenti direti esteri (IDE) siano stati forniti dagli espatriati. La maggior parte dei fondi provenienti dalla diaspora è arrivata come investimenti di portfoglio normalmente volatili e di breve periodo e come depositi a tempo fisso e pienamente convertibili in valuta pregiata. Tuttavia, negli anni 90 questi investimenti hanno rappresentato un importante afflusso di capitali che hanno contribuito a rafforzare le riserve indiane di valuta pregiata (Gupta, 2004: 14). A ogni modo, nonostante che le rimesse abbiano ampiamente superato gli IDE ricevuti dall India negli anni 1980 e 2003 gli IDE netti sono aumentati da $8 milioni a $3,3 miliardi e le rimesse da $ 2,8 miliardi a $21,6 miliardi (Nayar, 2006: 21 Tab. 4), Devesh Kapur (cit. da Khanna, 2005: 23) ha sostenuto che quello che nel lungo periodo avrà l impatto maggiore sullo sviluppo, più che le rimesse finanziarie, sarà il flusso delle idee che arriveranno in India tramite la propria diapora. In questo modo, l India globale diventa una strada ad almeno due sensi: exportazione di principi e prodotti e importazione dell esperienza della diaspora. Non un brain drain, ma una brain bank o brain exchange. Le imprese e i rapporti commerciali di questi indiani sono essenzialmente familiari e tribali, estendendosi in reti che attraversano il mondo. Gran parte della classe media indiana ha legami familiari fuori del paese e strette relazioni commerciali si stabiliscono con i luogi dove la dispora è più concentrata. Ma gli espatriati hanno portato anche la loro cultura, che ora si sta diffondendo nei paesi dove risiedono. I due principali aspetti di questa diffusione sono il cibo, il cinema e gli shows televisivi. Degli incassi di Bollywood vedi par $3-$4 miliardi provengono dalle vendite all estero. 5 Nel 2004, l India caucus nel Congresso USA contava su un numero di membri (186) maggiore di qualsiasi altro gruppo simile. Oltre a influenzare la politica interna indiana, questa diaspora può contrastare anche la prevalente struttura di potere del paese, come quando ha appoggiato il tentativo di far dichiarare dall ONU il sistema castale una forma di oppressione razziale e la Conferenza Internazionale dei gruppi dalit (Gupta, 2004: 3 e 5). 7

15 L India e gli altri 2. L INDUISMO E GLI INDÙ La religione degli indù è l induismo, una religione profondamente legata alla tradizione, prodotta da una civiltà che ha origini antiche quanto l egiziana o la sumera, e che continua a essere un elemento fondamentale dell esistenza di svariate centinaia di milioni di persone. L induismo non ha una chiesa organizzata né un dio unico, non si regge su testi religiosi infallibili né su principi morali codificati, e non si rifà a nessun manuale di forme rituali prestabilite. A dominare è il concetto di salvezza individuale, un percorso in cui il singolo è fondamentalmente solo con il suo karma e il suo dio (Varma, 2008: 147). La lingua sacra dell induismo è quasi esclusivamente il sanscrito, rimasto immutato da oltre tremila anni, tuttora capito abbastanza bene dalle persone colte. Nella sua lunga vita l induismo ha assorbito facilmente a- spetti essenziali di fedi molto differenti, per cui è insieme politeista, monoteista, e- noteista, dualista, panteista e animista e i suoi fedeli venerano molti dèi e molte dee nominalmente gli dèi sono 330 milioni, e quasi sempre ognuna di queste divinità significa una cosa e il suo esatto contrario. Forse ha visto bene Manganelli (1992: 94) per il quale in India la scoperta degli dèi si alimenta di una vocazione ai sogni non è un luogo di vero e di falso, ma di una potenza fantastica. Al centro della filosofia indiana vi è la profonda convinzione della malvagità e dell illusorietà del mondo dei sensi, da cui deriva la ricerca della liberazione o salvezza moksha dal dolore e dalla sofferenza per pervenire alla realtà assoluta che si cela dietro le varipinte e labili apparenze della maya. Sono, infatti, quattro milioni gli asceti erranti che per cercare la moksha hanno rinunciato al mondo e spesso vivono di elemosine. E Terzani, come tanti altri visitatori occidentali, percepisce in questo un divino presente nella quotidianità della gente come in nessun altro paese. I principali elementi dell induismo sono i seguenti: (i) la maya 6, l illusione che il mondo sia reale, mentre solo il brahman esiste 7 ; (ii) la reincarnazione e il principio teologico del karma 8, il destino di ogni uomo è condizionato dalle azioni commesse in una precedente esistenza con l anima immortale che passa da un corpo all altro fino a riunirsi al Tutto; (iii) (iv) (v) l aspirazione a ottenere la liberazione dal ciclo delle rinascite; la descrizione della storia dell universo come un percorso discendente in quattro fasi, da un età aurea a un epoca nefanda in cui tutto, alla fine, si distrugge, per poi ricominciare e così via; un vasto pantheon di divinità (devas) 9 tra le quali le più popolari sono Siva, Devi, Krishna e Rama; 6 Oltre che illusione, la maya si configura anche come potere artistico, creatore e trasformatore, un gioco di prestigio che crea forme che prima non esistevano vedi Wendy Doniger, Sogni, illusioni e altre realtà, Adelphi, Il Brahman è l essere supremo dell induismo e la sua manifestazione nel mondo è un illusione, un miraggio, mentre la realtà profonda è l Atman, l individualità della persona, un emanazione del Brahman ospitata nel cuore dell uomo. 8 Rimandando a un altra vita la possibilità di migliorare la propria condizione, il dharma da sempre costituisce lo strumento ideale per giustificare, e fare accettare, le disuguaglianze, il punto più critico dell organizzazione castale (Torri, 2005: ). 9 Nonostante che le divinità indù siano entità sopranaturali, esse sono create e più vicine all uomo che a Dio, essere supremo non creato. Inoltre Dio è Dio solo quando crea, altrimenti ne deriverebbero un prima e un dopo che sarebbero illogici e impensabili. 8

16 Introduzione (vi) l adorazione al tempio delle divinità con offerte votive, riti e canti; (vii) i riti domestici di devozione e recitazione di giaculatorie (mantra); (viii) i riti di purificazione e consacrazione (samskara) per nascite, matrimoni e morte; (ix) la preferenza per l alimentazione vegetariana e il rifiuto degli alcolici; (x) la divisione della società ideale in quattro varna (che vuol anche dire colore) (vedi Approfondimento 1 a p. 41) e della vita individuale in quattro fasi (asram), ovvero (a) brahmacharya, celibato, studio e apprendistato; (b) grihast, vita coniugale e le gioie del piacere fisico; (c) vanprastha, ritiro dalla vita attiva; (d) samnyâsa, ascesa individuale e beatitudine della moksha. Questo processo lineare e progressivo, che non va invertito, dimostra che l induismo è una pratica e la vita che prescrive è una vita bilanciata. L induismo è quindi l unica religione che considera l appagamento dei desideri fisici e il perseguimento della prosperità tra gli scopi supremi dell esistenza. Utilizzando una logica prettamente utilitaristica e libera dalle pretese dell idealismo, l induismo è anche l unica religione che conferisce al materialismo una validità filosofica, non per deduzione, ma per specifica inclusione (Varma, 2008: ). Inoltre, secondo Rothermund (2008: 164 e 244), il pantheon delle divinità indù si sviluppa parallelamente al federalismo sociale di caste e comunità, ma dimostrerebbe anche una certa tolleranza inclusiva rispetto al chiuso, intollerante Islam. A parte che tolleranza implica accettazione della differenza, mentre il pantheon delle divinità indù è essenzialmente assorbimento, appropriazione, è difficile considerare tollerante un induismo che è tutt uno con il sistema castale. Se è vero che la tradizione indiana è caratterizzata anche dall accettazione (swikriti in sanscrito) il riconoscimento ai vari gruppi etnici o religiosi del diritto di vivere la propria vita questo non implica affatto, ammette A. Sen (2005: 46), l interesse all uguaglianza tra le classi, le caste o i sessi. Se su ogni individuo incombe il dovere, il dharma, di assoggettarsi alle leggi che governano l universo e di adeguarvi la propria vita, è facile arrivare a un ordine sociale gerarchizzato come quello delle caste (vedi Approfondimento 1 a p. 41), caste che sono sopravvissute persino tra i convertiti all islam e nel musulmano Pakistan, dove hanno assunto il nome di bradri oppure biradri, gruppi definiti non tanto dalle regole della contaminazione, ma da quelle del matrimonio. Oltre la loro fondamentale divisione tra sunniti e sciiti, anche i musulmani del subcontinente tendono a classificarsi castalmente 10. Nell induismo ogni divinità significa quasi sempre una cosa e il suo esatto contrario. Siva, per esempio, la più potente delle divinità indù, è al tempo stesso incarnazione sia dell aspetto malefico sia di quello benigno della distruzione, dalla quale rinasce la vita; divinità della morte, ma anche della morte della morte, ossia della vita eterna. 10 La società islamica in India (Islam-i-Hind) era e resta chiaramente sudasiatica, avendo anche creato una sua distinta lingua, l urdu. Ma se l Islam può prescrivere l eguaglianza umana, non prescrive, però, che ci si sposi a caso, per cui le caste possono e sono sopravvissute sulla base dell endogamia. La principale differenza tra l islam e l induismo è che mentre per la prima gli esatti punti di riferimento di una teologia dogmatica e rivelata possono essere fissati con i musulmani di differenti aree geografiche, per il secondo questi riferimenti comuni non solo erano e sono ancora difficili da stabilire, ma continuano anche a essere confusi dall esistenza e ruolo delle caste (Chapman, 2003: 290). Anche i cri- 9

17 L India e gli altri Malgrado dia spazio nel proprio pantheon alle figure sacre di tutte le altre religioni, l induismo non è, contrariamente a quanto comunemente si crede, una religione inclusiva. E, infatti, non prevede la possibilità di convertirsi, giacché induisti si può solo nascere (Armellini, 2008: 128) 11. Il concetto di induismo come un unica religione è piuttosto recente e non è nemmeno autoctono, perché rappresenta uno dei tanti frutti di quelle relazioni di potere asimmetriche, come quelle fra le amministrazioni coloniali e le popolazioni sottoposte (Rondinone, 2008: 34). La difficoltà a definire l induismo e a identificare un suo comune denominatore 12 ha spinto i pensatori indiani dell Ottocento a concludere che esso non sia tanto una specifica religione, ma una costellazione di fedi, filosofie e stili di vita, mentre, più recentemente, è stato visto come una civiltà contenente una pluralità di religioni distinte. Nonostante abbia alimentato una grande proliferazione di superstizioni e rituali che lo rendono misterioso e imprevedibile, nella pratica l induismo permea tutti gli aspetti sociali della comunità influenzando notevolmente anche i soggetti appartenenti ad altri credi religiosi. La sua peculiare elasticità ha fatto sì che l India non diventasse mai espansionista. Data la diversità dei valori, dei concetti teologici e delle pratiche che caratterizzano l induismo, non sorprende che tante siano le interpretazioni, le pratiche e i modelli di vita che ne derivano. Nell induismo convivono quindi severi apologeti di una società gerarchica ed elitaria e riformisti che predicano l eguaglianza di tutte le genti, tolleranti pacifisti, brutali oltranzisti e indù-centrici che praticano quella sottile violenza che è l inclusivismo. Ancor oggi la pacifica convivenza fra la comunità indù e quella musulmana è precaria, la celebrata tolleranza indiana è spesso assente e la violenza prevale su quella non violenza che in verità non è affatto nel carattere indiano 13. In realtà, intolleranza e violenza sono componenti strutturali, essenziali della società indiana, anzi a livello dei comportamenti sociali, l intolleranza sembra, di quanto in quanto, in crescita. Anche nella politica estera stiani, ma specialmente i cattolici, hanno riprodotto il sistema castale con i vescovi brahamani e la congregazione dalit (Luce, 2010: 251, nota a piè di pagina). 11 Per arginare la preoccupante opera dei missionari cristiani, soprattutto presso gli strati più poveri della popolazione, da tempo i fondamentalisti continuano a chiedere una legge anticonversione. 12 Nell induismo si trova anche una componente atea, la Lokayata, che elaborò le posizioni più radicalmente critiche nei confronti del pensiero e più in generale dell ordinamento sociale e religioso brahmanico, rifiutando ogni trascendenza e riconoscendo come unica fonte di conoscenza solo la percezione. In seguito, anche la percezione venne abbandonata e si arrivò allo scetticismo totale (Torella, 2008: 101 e 204). 13 Il mito dell ahimsa o non violenza come parte intrinseca della personalità indiana fu venduto da Gandhi e acquistato dalla nazione per convenienza, Varma (2008: 243 e 245-6) indica alcune evidenze di quanto asserito: l indiscriminata violenza degli indù come dei musulmani nei loro scontri interni, la diffusa pratica del feticidio femminile, nel maltrattamento di individui classificati come inferiori o particolarmente vulnerabili e l approvazione sociale che spesso l accompagna. Varma sembra attribuire alla paura di questa potenziale violenza anche la creazione del sistema castale.a ogni modo, ora, più che una forma di non resistenza, la non violenza è un metodo di lotta che si basa sull acuta percezione che un sistema di potere, per essere in grado di funzionare, deve a- vere la collaborazione passiva o attiva delle persone a esso sottoposte. Nel momento in cui questa collaborazione si interrompe, il sistema è inevitabilmente destinato a entrare in crisi (Torri, 2011). 10

18 Introduzione indiana il principio della non violenza e la resistenza passiva (spesso chiamata satyagraha), oggi sembrano sempre meno visibili (Armellini, 2008: e 183). D altra parte, va riconosciuto che per tremila anni gli indiani hanno esportato civiltà, arte e dèi senza mai entrare da conquistatori nelle terre altrui, ma conquistando invece i propri conquistatori. Su questo si fonda l idea dell unicità tutta indiana dell unità nella diversità. L induismo è stato anche considerato un fenomeno collegato al colonialismo, una risposta a un esigenza tanto psicologica che politica di affermazione per distinzione, esigenza che fu funzionale al movimento per l indipendenza e che continua ad esserlo, ad esempio rispetto alla minoranza musulmana o per contrastare il movimento dei dalit, ovvero gli intoccabili 14. In realtà, però, molti dei partiti delle caste basse, o partiti etnici 15, non mirano all eliminazione del sistema castale, ma semplicemente a migliorare la propria posizione rispetto ad altre caste. Quando si tratta di lealtà politiche, il sistema castale non è stato sostituito dalle classi, tanto che, con un detto intraducibile, si dice che in India you do not cast your vote, you vote your cast (Luce, 2010: 14). Quella che è stata gradualmente ridimensionata, anche nei villaggi, è l occupazione ereditaria secondo la casta di appartenenza così come stanno crescendo, ma raramente nei villaggi, i matrimoni intercastali. In realtà, l accesso alle diverse occupazioni è rigorosamente fissato secondo criteri di casta e di genere dal Manusmriti, uno dei testi fondamentali dell induismo. La politica democratica che ha reso l affiliazione di casta un potente strumento per vincere elezioni sta, però, alterando completamente la dimensione gerarchica del sistema castale. Per contare politicamente anche una casta alta deve avere un ampia base elettorale. Allo stesso modo la discriminazione positiva utilizzata dalla politica affermativa (affermative action) non solo comporta la classificazione ufficiale delle caste o comunità da proteggere, ma appartenervi procura più risorse e benefici, per cui un povero di casta alta è doppiamente svantaggiato (Rothermund, 2008: 166). L ineguaglianza viene, quindi, affrontata, sostiene Subramanian (2009: xviii), offrendo opportunità alle élite e garanzie agli indigenti vale a dire massicci programmi di azione affermativa nel campo dell istruzione e nel pubblico impiego. La possibilità che anche i poveri potessero cogliere le opportunità veniva seriamente limitata dalle inadeguate risorse assegnate all istruzione di base, paragonata a quelle destinate invece all istruzione superiore e alla ricerca. Infatti, nel 2000 l India spendeva 86% del PIL pro capite per ciascun alunno della scuola superiore e solo 14% del PIL pro capite per ogni alunno delle elementari. La possibilità di accedere alle opportunità grazie a una maggiore istruzione, e la richiesta di migliore istruzione, sono state oscurate dalla lotta per ottenere garanzie e benefici mirati, ma anche dal fatto che i benefici privati dell alfabetizzazione e dell istruzione di base sono restati decisamente bassi. Considerando vano cercare una sua essenza, Bartoli (2008: 80) ricorre all approccio socio-cognitivo e tratta l induismo come una rappresentazione sociale. 14 Dalit (broken people, cioè popolo piegato, spezzato) è il termine preferito dagli intoccabili, perché sottolinea il loro assoggettamento, al posto del mistificatorio Harijane (popolo di Dio) scelto da Gandhi. I dalit sono quelli che hanno interiorizzato a loro danno la mentalità castista (Bartoli, 2008: 76-79), sono addetti alle pulizie di strade, latrine e altri lavori caratterizzati da una impurità che impone loro una vita separata da quella delle altre caste e l obbligo di risiedere in luoghi rigidamente delimitati. 15 Partiti etnici sono quelli che implicitamente o esplicitamente escludono una categoria (Chandra, 2004: 4-5). 11

19 L India e gli altri La creazione di un entità religiosa riedita e compatta ha quindi rispecchiato gli interessi di molti attori dell India pre- e post-indipendenza e che ha istruito la produzione delle rappresentazioni culturali e religiose della recente identità indiana. In effetti, è proprio attorno ai valori dell induismo che si è sviluppata un incerta identità che rischiava altrimenti di frantumarsi. Poiché essi, però, restano strettamente connessi al sistema castale e poiché è difficile pensare che possano sopravvivere senza tale sistema, il pericolo di frantumazione resta comunque. Per questo l identità indiana continua a oscillare tra l interpretazione religiosa e quella territoriale laica che permeava il movimento indipendentista e che ha fortemente influenzato l elaborazione della Costituzione e la costruzione dello stato indiano. A. Sen (2005: 37) fa notare che nelle contemporanee ricostruzioni del passato del paese le componenti razionalistiche della tradizione indiana sono relativamente trascurate, mentre l attenzione si concentra soprattutto sulla sua straordinaria religiosità producendo così un interpretazione fortemente partigiana del pensiero indiano. Considerando la grande eterogeneità climatica e geo-morfologica, il variegato assortimento etnico, l ampia varietà di culture e religioni e la disomogeneità socioeconomica che contraddistinguono l India, la formazione e il rafforzamento dell identità e dell unità indiana hanno del miracoloso 16. Un paese così intensamente fratturato lungo tante linee di faglia economiche, sociali, politiche e istituzionali dovrebbe risultare una nazione artificiale. E, infatti, lo storico Guha Ramachandra (2007: xiii) titola il primo capitolo del suo libro Prologo: La nazione innaturale e poi cita John Strachey che nel 1888 scriveva che l India era solo un nome che diamo a una grande regione che include una moltitudine di differenti paesi, ma non c è, e non c è mai stata un India, o anche un paese dell India, che possedesse una qualche unità fisica, politica sociale o religiosa. Sotto il governo britannico, la regione restò divisa e feudale, anzi alcune divisioni, come il sistema castale, ne uscirono rafforzate, ma ora la sua unità politica è fuori discussione anche se per promuovere unità e nazionalismo, spesso il governo ha nascosto sotto il tappeto le questioni etniche e castali 17 e ha decisamente contribuito alla sua ascesa tra le e- conomie emergenti. 16 È interessante notare che furono i regnanti moghul ad avere per primi una visione dell unità dell India, incluso il sud, anche se essi non riuscirono mai a integrare veramente l intero continente. Gli inglesi, invece, per molto tempo considerarono l India un continente composto di tanti paesi e quando finalmente svilupparono una visione unitaria del subcontinente, fu il sistema amministrativo, particolarmente quello fiscale, a formare la base dell impero (Chapman, 2003: 60 e 68). Un importante contributo all articolazione dell identità indiana è venuto certamente dallo sviluppo delle reti di trasporto realizzate dagli inglesi, sviluppo che ha rappresentato il primo importante elemento di integrazione utilitaria in Asia meridionale, al quale vanno aggiunti l utilizzo della lingua inglese nel governo e il sistema di istruzione superiore (Chapman, 2003: 135). 17 La questione delle politiche basate sulle caste, che dalla metà degli anni 60 erano fermamente integrate nel sistema democratico indiano, fu posta al centro del dibattito politico con l istituzione da parte del governo del BJP della Commissione Mandal nel Frattanto, i partiti che sono emersi si basano essenzialmente su richiami castali, regionali o religiosi. Le richieste di diritti economici basate sulle caste sono diventate così un efficace modo per inglobare le classi inferiori in sicuri blocchi di voti, il che ha anche creato discriminazione e attacchi a specifiche caste e comunità. Infine, le ultime due decadi hanno sperimentato la crescita della politica religiosa (religious politics) come una seria sfida allo stato secolare (Nilekani, 2009: ). 12

20 Introduzione Dal censimento del 2001 risulta che l 82% degli indiani si sono definiti induisti, anche se Rondinone (2008: 35) avverte che gli indiani molto spesso finiscono per identificarsi (o essere identificati) come induisti quando non appartengono a un altra specifica religione. Identità e appartenenza sono essenzialmente definite dalla religione induista con un criterio del tutto geografico della nazione indiana come spazio sacro. Quindi, vero indiano è, come spiega Torri (2005: 533), solo chi professa una religione nata entro i confini dell India e riconosce questa come madrepatria e come terra santa (oltre agli induisti, sikhisti, giainisti, buddisti e animisti), mentre tutti gli altri sono esclusi. Per difendere questa concezione induista, nel 1926 nacque la Rashtriya Swayamsewak Sangh (Organizzazione nazionale dei volontari, o RSS), un organizzazione dichiaratamente inspirata al nazismo e al fascismo italiano e con una struttura gerarchica, quasi militare (Casolari, 2000). Il RSS identifica la nazione indiana con l induismo, per cui sono anti indiani tutti quelli che professano una diversa fede, promuove il comunalismo (communalism, cioè localismo o particolarismo 18 ), ripropone come eticamente valido il sistema castale e ricorre a la presunta minaccia islamica per ricompattare la comunità indù sotto la guida degli appartenenti alle caste alte (Torri, 2005: 534) e assicurando loro il monopolio del potere attraverso la costruzione di uno stato teocratico. Il RSS ha tra i due e i cinque milioni di membri e nel 1980 ha creato il BJP, che ha guidato un governo di coalizione tra il 1998 e il 2004 durante il quale cercò in tutti i modi di ricostruire l identità nazionale dell India secondo linee induiste 19, anche riscrivendo la storia vedi Cobalti (2010: 61-64). Oltre al RSS, esiste il Consiglio mondiale indù, una serie di organizzazioni politiche e culturali 20 e la diaspora indiana. Indubbiamente, la religione può contribuire a creare coesione, identità, appartenenza ma anche differenze, discordia, diffidenza, in altre parole è un effettivo strumento per creare consensi, ottenere voti, conquistare il potere, strumento cui in India si è spesso ricorso vedi l ascesa politica del fondamentalismo indù e la questione del Punjab prima e molto di più di quanto vi abbiano fatto ricorso i musulmani. Ma dato che tra società civile e religiosa non c è nemmeno teoricamente una divisione nella tradizione classica hindu, l autorità spirituale e il potere temporale sono elementi reciprocamente vincolanti all interno di una struttura gerarchica in cui la prima ingloba il secondo, per cui il potere temporale risulta inferiore al potere spi- 18 In India, communalism indica fedeltà al proprio gruppo etnico, piuttosto che alla società in generale, quando il gruppo è normalmente definito in termini religiosi o anche di casta. Il communalism, quindi, presuppone e rafforza un assetto sociale o una visione delle cose che pone in risalto le divisioni religiose, di casta o d altro genere, suddividendo i cittadini in nuclei sociali e politici, detti comunità. Poiché una popolazione suddita segmentata, compartimentalizzata è più controllabile, in India l imperialismo britannico agevolò e promosse il comunalismo nelle sue diverse forme. Il comunalismo designa, quindi, le politiche esclusiviste fondate sull identità religiosa, spesso promosse da partiti che si rifanno alla superiorità indù. 19 Già verso la fine del Novecento si erano sviluppati movimenti per la protezione delle vacche e i riformisti militanti indù dell Arya Samaj puntarono sulla difesa di quest animale per recuperare gli indù delle caste basse, una strategia ripresa dal nazionalismo indù di oggi. Infatti, il BJP non può sperare di ottenere la maggioranza nel Parlamento nazionale finché non riesce a guadagnarsi il voto delle caste basse. 20 Un affiliata del RSS è il Vishva Hindu Pariashad, fondato nel 1966 per contrastare l eccessiva laicizzazione delle altre organizzazioni, e che dal 1984 ha anche una sezione giovanile, il Bajrang Dal. 13

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