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2 Comune di Lonate Pozzolo Provincia di Varese VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL DOCUMENTO DI PIANO PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO DEL RAPPORTO AMBIENTALE OTTOBRE 2012 GRAIA srl via Repubblica, Varano Borghi (VA) Tel

3 SOMMARIO 1 Premessa Introduzione Il Comune di Lonate Pozzolo Quadro di riferimento normativo Normativa di riferimento per il piano di governo del Territorio Normativa di riferimento per la Valutazione Ambientale Strategica La Valutazione Ambientale Strategica del Documento di Piano di Governo del Territorio Il percorso procedurale della Valutazione Ambientale Strategica Il Rapporto Ambientale Il DdP del Comune di Lonate Pozzolo Criticità, potenzialità, opportunità del territorio comunale Obiettivi, strategie ed azioni del Documento di Piano Obiettivi dell Amministrazione comunale Obiettivi del Documento di Piano Criteri normativi per l attuazione del Piano Aree produttive da ricollocare Aree agricole La compatibilità del DdP con la pianificazione e la programmazione vigente Il PTR della Regione Lombardia Il PTPR della Regione Lombardia Il PTCP della Provincia di Varese Il PTC del Parco Lombardo della Valle del Ticino I Comuni contermini Il Piano faunistico-venatorio della Provincia di Varese Piano Ittico della Provincia di Varese Piano Cave della Provincia di Varese Quadro ambientale Cenni di inquadramento socio-economico e territoriale I sistemi e i comparti ambientali Il clima e la qualità dell aria Suolo e sottosuolo Ambiente idrico Biodiversità e aree protette Paesaggio e beni storico-culturali Qualità dell ambiente urbano Quadro sinottico di valenze, vulnerabilità, criticità e pressioni ambientali del territorio comunale Evoluzione probabile dell ambiente senza l attuazione del DdP Analisi di compatibilità ambientale del DdP La compatibilità del DdP con gli obiettivi di protezione ambientale Definizione dei criteri di compatibilità ambientale Verifica di compatibilità Stima degli effetti su sistemi e comparti ambientali Matrice di analisi Qualità dell aria Suolo e sottosuolo Ambiente idrico Biodiversità e aree protette Paesaggio e beni storico-culturali Qualità dell ambiente urbano I siti della Rete Ecologica Natura Obiettivi prioritari Valutazione delle alternative Misure di mitigazione e compensazione Sistema di monitoraggio Indicatori di monitoraggio i

4 11 La coerenza interna del DdP Conclusioni Allegati Allegato 1 - Aree di trasformazione - Schede descrittive Tavola 1a Valenze ambientali, paesaggistiche e storico-culturali Tavola 1b Rete ecologica Tavola 2 - Vulnerabilità Tavola 3 Pressioni antropiche Tavola 4 - Criticità Tavola 5 Azioni del DdP con potenziali effetti significativi sull ambiente ii

5 1 Premessa In data 22 giugno 2006 con atto di Giunta Comunale n. 95 il Comune di Lonate Pozzolo ha avviato il procedimento per la redazione del Piano di Governo del Territorio (PGT), che, ai sensi della Legge Regionale 12/2005, costituisce lo strumento urbanistico e pianificatorio che sostituisce il Piano Regolatore Generale (PRG). Il Comune è attualmente dotato di PRG approvato dalla Regione Lombardia con Delibera di Giunta Regionale n del 29 settembre 1993 e sottoposto a variante tecnica nel 1997, a sua volta approvata da parte della Regione Lombardia con D.G.R. n del 18 luglio L avvio del procedimento di elaborazione del PGT è stato preceduto dalla stesura del Documento di Inquadramento delle Politiche Urbanistiche, ai sensi della L.R. 12/2005, approvato in data 8 luglio 2006 con atto di Consiglio Comunale n. 37. Al fine di completare il percorso pianificatorio iniziato negli scorsi anni, è stato affidato dall Amministrazione comunale l incarico di redigere l intero PGT allo Studio di professionisti del dott. arch. Massimo Giuliani. Nel contempo, il Comune ha affidato l incarico per la stesura del Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo (P.U.G.S.S.), strumento che integra, per quanto riguarda l'infrastrutturazione del sottosuolo, il Piano dei Servizi, e del Piano di azzonamento acustico. Ai sensi della L.R. 12/2005 e del D.Lgs. 152/2006 ss.mm.ii. il Documento di Piano (DdP), atto di valore strategico del PGT, deve essere sottoposto ad un analisi finalizzata all individuazione degli effetti delle scelte strategiche in esso prospettate sulle componenti ambientali che caratterizzano il territorio oggetto di pianificazione; la sua elaborazione deve, inoltre, avvenire in un contesto in cui si dia grande importanza al coinvolgimento attivo di enti e soggetti territorialmente interessati da parte degli estensori del Piano e dell Amministrazione comunale. Tali azioni ricadono nell ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), procedura che prevede l elaborazione di documenti e relazioni il cui scopo è quello di garantire la scelta di azioni che permettano lo sviluppo sostenibile nel pieno rispetto dell ambiente e l informazione degli attori e del pubblico presenti sul territorio, così da rendere trasparente il processo in corso e avviare un iter consultivo finalizzato alla raccolta di osservazioni e pareri. Il presente documento costituisce il Rapporto Ambientale (RA) che, nell ambito della procedura di VAS, ha il compito di individuare, descrivere e valutare gli effetti significativi che l attuazione del DdP potrebbe avere sull ambiente caratterizzante il territorio interessato dalle previsioni strategiche di sviluppo. Esso coerentemente con quanto previsto dalla normativa di riferimento (Deliberazione di Consiglio Regionale n. 8/351 del 13 marzo 2007, D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni e Direttiva 2001/42/CE) comprende: l illustrazione dei contenuti e degli obiettivi principali del DdP; l analisi del rapporto tra il Piano in esame e altri piani e programmi pertinenti vigenti sul territorio; la caratterizzazione dello stato dell ambiente nel territorio d interesse, in cui si evidenzia la presenza di elementi o fattori di criticità e vulnerabilità e di valore e pregio, prevedendo la possibile evoluzione delle componenti ambientali in assenza dell attuazione del Piano; la valutazione della coerenza tra gli obiettivi di Piano e gli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o nazionale; la stima dei possibili effetti generati sull ambiente da parte di obiettivi, strategie ed azioni previste dal DdP; la descrizione delle ragioni della scelta delle alternative individuate; l individuazione delle misure previste per impedire, ridurre e/o compensare gli eventuali effetti negativi stimati dell attuazione del Piano; la descrizione delle misure di monitoraggio previste al fine di verificare gli effetti e i cambiamenti indotti nel tempo dall attuazione del Piano. Per garantire una partecipazione allargata del pubblico, il Rapporto Ambientale è accompagnato da una Sintesi non Tecnica, scritta appunto in un linguaggio non tecnico, secondo quanto disposto dalla normativa di riferimento per la VAS; mentre ai sensi delle Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE è stato redatto lo Studio di 1

6 Incidenza del Piano di Governo del Territorio sulle aree della Rete Ecologica Natura 2000 SIC Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate e ZPS Boschi del Ticino. Il presente documento è l'aggiornamento del Rapporto Ambientale presentato in sede di conferenza di valutazione del giugno 2010, che tiene conto delle osservazioni e dei pareri degli Enti ambientali e territoriali pervenuti a seguito della disamina del DdP e del RA. Il percorso di VAS e il processo di costruzione del PGT a seguito del confronto con Enti, portatori di interesse e pubblico ha risentito dei cambiamenti che hanno interessato la composizione della Giunta Comunale e del gruppo di lavoro impiegato presso gli uffici tecnici e che hanno comportato una dilatazione dei tempi preventivati per l'adozione del PGT. Nel periodo intercorso dalla conferenza di valutazione è stata completata la stesura del Piano dei servizi e del Piano delle Regole e di conseguenza è stato redatto lo Studio di Incidenza del PGT, sottoposto a procedura di Valutazione di Incidenza; inoltre si sono svolti gli approfondimenti conoscitivi volti a meglio definire i possibili effetti di obiettivi e azioni del DdP come richiesto dalle osservazioni pervenute in sede di conferenza e con particolare riguardo per le aree agricole e il comparto viabilistico. 2

7 2 Introduzione 2.1 Il Comune di Lonate Pozzolo Il Comune di Lonate Pozzolo, localizzato nella porzione sud-occidentale della Provincia di Varese, si estende su di una superficie di circa 29 km 2. La popolazione residente è composta da abitanti (1 gennaio 2012), con una densità demografica di 414 abitanti per km 2. Il territorio comunale si caratterizza per la presenza di un insieme di elementi di differente natura, che definiscono lo scenario attuale, urbanistico e gestionale, sul quale sono state improntate le strategie pianificatorie sviluppate nell ambito DdP oggetto di Valutazione Ambientale. Tali elementi assumono un accezione negativa, in quanto criticità, ma alcuni di essi possono divenire potenzialmente opportunità territoriali di sviluppo, essi sono rappresentati da: aeroporto di Malpensa, la cui presenza comporta l insistenza sul territorio di pesanti vincoli (L.R. 12 aprile 1999, n. 10 Piano Territoriale d area Malpensa. Norme speciali per l aerostazione intercontinentale Malpensa 2000 ; D.G.R. 18 luglio 2007, n. 8/5125 Piano Territoriale d area Malpensa: verifica dello stato di attuazione ); al contempo però l infrastruttura potrebbe rappresentare l opportunità per rilevanti miglioramenti dell accessibilità e nuove occasioni economiche per trasformazioni anche radicali; aree a carattere naturalistico incluse entro i confini del Parco Naturale del Ticino e della rete ecologica Natura 2000, sacrificate dagli effetti indotti della presenza dell aeroporto, il cui governo è definito da regole e norme specifiche finalizzate alla loro tutela e salvaguardia (L.R. 9 gennaio 1974, n. 2, Direttiva Habitat, Direttiva Uccelli); zona in corso di delocalizzazione residenziale in relazione alla corrispondenza con le curve isofoniche definite sulla base del traffico aeroportuale (art. 2 D.M. 29 novembre 2000 Criteri per la predisposizione, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, dei piani degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore ); fascia di Rischio Idraulico lungo il Torrente Arno (delibera dell Autorità di Bacino del Fiume Po 1996/17/07 n. 20, art. 1); vasche di laminazione e spagliamento del Torrente Arno; aree estrattive nella porzione sud e ovest del territorio comunale (ATEg1, ATEg2, R6g), la cui gestione sottostà alle regole dettate dalla L.R. 8 agosto 1998, n. 14 e alla pianificazione definita nel Piano Cave della Provincia di Varese approvato con delibera del Consiglio Regionale del 30/09/2008 N. VIII/698. depuratore consortile a servizio di 27 comuni e dell aeroporto di Malpensa, avente una potenzialità di abitanti equivalenti. Ambito territoriale Superficie (m 2 ) Aeroporto di Malpensa (sedime aeroportuale) 2,4 km 2 SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate 2,2 km 2 ZPS Boschi del Ticino Parco Naturale del Ticino 5 km 2 Aree di salvaguardia definite attraverso le curve isofoniche 1,8 km 2 Fascia di rischio idraulico T. Arno 2,5 km 2 Vasche di laminazione e spagliamento del T. Arno 0,28 km 2 Aree estrattive 1,9 km 2 Aree urbanizzate incluse nel perimetro IC 5,3 km 2 Aree agricole incluse nel perimetro IC 1,7 km 2 Territorio comunale 28,81 km 2 È necessario sottolineare che il territorio di Lonate Pozzolo è stato oggetto di una sovrapposizione di decisioni pianificatorie esercitate da Enti che, nel perseguire obiettivi certamente positivi a scala macro territoriale, hanno forse sottovalutato alcune criticità indotte a scala locale, o meglio non hanno percepito le sinergie tra le rispettive scelte, che inducono effetti di amplificazione delle criticità. In particolare si sottolinea l importanza delle seguenti questioni: 3

8 Aree di delocalizzazione individuate attraverso la proiezione delle curve isofoniche e ricollocazione dei residenti. Queste zone necessitano di un intervento di riqualificazione e soluzioni tempestive per evitare il processo di degrado già in corso. Il DdP individua quale strumento idoneo alla trattazione di tale problematica il Piano d Ambito che verrà predisposto dall Amministrazione comunale entro 6 mesi dall approvazione del PGT per definire le procedure attuative nonché le destinazioni relative alle aree di delocalizzazione. Ambiti agricoli definiti dal PTCP della Provincia di Varese ricadenti all interno del perimetro IC, che risultano peraltro differenti da quelli individuati dal comune, che in parte ricadono sotto le rotte di volo e che rappresentano le zone strategiche individuate dal PGT come opportunità sia di ricollocazione residenziale sia di ricollocazione produttiva al fine di riqualificare il sistema urbano consolidato. L Amministrazione comunale ha affidato l incarico ad un professionista competente per la redazione dello studio agronomico al fine di aggiornare la caratterizzazione delle aree agricole presenti sul territorio comunale. Tale studio è ad oggi parte integrante della documentazione del processo di VAS. Previsioni di ampliamento dell aeroporto con ulteriore sovrapposizione ad aree residenziali esistenti. 2.2 Quadro di riferimento normativo Normativa di riferimento per il piano di governo del Territorio La Regione Lombardia, con l emanazione della Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12, ha definito le norme che disciplinano il governo del territorio regionale e le modalità di esercizio delle competenze di enti locali e Regione. Con tale legge si è stabilito che il governo del territorio deve essere attuato attraverso una pluralità di piani riferiti a diverse scale geografiche, tra loro coordinati, e che questi si uniformino al criterio della sostenibilità, ossia che sia garantita un uguale possibilità di crescita del benessere dei cittadini e di salvaguardia dei diritti delle future generazioni. Secondo la L.R. 12/2005, l assetto del territorio di competenza comunale è delineato attraverso l elaborazione e la redazione di tre atti che nell insieme costituiscono il Piano di Governo del Territorio (PGT), ossia: il Documento di Piano (DdP), caratterizzato da una dimensione strategica e al contempo operativa, che ha la finalità di caratterizzare lo scenario complessivo del territorio comunale e del suo sviluppo, oltre che fissare gli obiettivi specifici da attivare per le diverse destinazioni funzionali ed individuare gli ambiti soggetti a trasformazione; questo documento ha validità quinquennale; il Piano dei Servizi, che si pone l obiettivo di assicurare una dotazione globale di aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale, di definire eventuali aree per l edilizia residenziale pubblica e le dotazioni a verde, i corridoi ecologici e il sistema del verde di connessione tra territorio rurale e edificato ed una loro razionale distribuzione sul territorio comunale a supporto delle funzioni insediate e previste; il Piano dei Servizi non ha termini di validità ed è sempre modificabile. Il Piano dei Servizi viene integrato dal Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo (P.U.G.S.S.), predisposto per pianificare l'utilizzo razionale del sottosuolo stradale a partire dai dati della componente geologica, del quadro urbano e dei sottoservizi presenti; il Piano delle Regole, che costituisce lo strumento di controllo della qualità urbana e territoriale; esso considera e disciplina cartograficamente e con norme l intero territorio comunale, fatta eccezione per le aree comprese negli ambiti di trasformazione e di espansione individuati dal DdP, che si attuano tramite piani attuativi, secondo criteri, anche insediativi e morfologici, dettati direttamente dal DdP stesso Normativa di riferimento per la Valutazione Ambientale Strategica La normativa che disciplina la procedura di Valutazione Ambientale applicata a piani e programmi è il risultato di un lungo processo scientifico, culturale e istituzionale che ha posto l attenzione sulla problematica di adottare, tra i criteri decisionali, anche un analisi delle opzioni di sviluppo considerando le conseguenze ambientali delle stesse. I presupposti teorici che sono stati assunti come fondamento delle linee di principio della VAS sono da ricercare in atti e dichiarazioni di carattere internazionale emanati negli ultimi decenni: , rapporto Brundtland che introduce e definisce il concetto di sviluppo sostenibile; 4

9 - 1992, conferenza di Rio de Janeiro, in cui il principio di sviluppo sostenibile viene ripreso e ampliato e viene formalizzato il documento Agenda XXI ; , direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica; , proposta di direttiva sulla VAS della Commissione (COM (96) 511 e la successiva COM (99) 73) che introduce l idea di integrazione delle considerazioni ambientali in tutti i processi di pianificazione, settoriali o regionali che comportino impatti sull utilizzazione del territorio; , Convenzione di Aarhus sull accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l accesso alla giustizia in materia ambientale ; , Sesto Programma d Azione per l ambiente della Comunità Europea Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta ; , direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio; , direttiva 2003/35/CE che prevede la partecipazione del pubblico nell elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all accesso alla giustizia. Sulla base dei principi di tutela ambientale, sviluppo sostenibile e partecipazione del pubblico alle decisioni pianificatorie, è stata emanata la Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, la quale si pone l obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell ambiente e di contribuire all integrazione di considerazioni ambientali all atto dell elaborazione e dell adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. Nel caso di piani e programmi da sottoporre a valutazione ambientale tale normativa prevede che venga redatto un Rapporto Ambientale in cui si individuino e si valutino gli effetti dell attuazione del piano o del programma sull ambiente, valutando in particolare le ripercussioni significative che l attuazione del Piano può comportare sui comparti ambientali in relazione agli obiettivi prefissati dal piano stesso. Si stabilisce inoltre che la proposta di piano o programma e il Rapporto Ambientale siano sottoposti al parere delle autorità competenti e del pubblico e che si preveda il monitoraggio degli effetti ambientali dell attuazione di piani e programmi. La Direttiva 2001/42/CE è stata recepita dall Italia con l emanazione del Decreto Legislativo n. 152/2006 Norme in materia ambientale e successive modifiche e integrazioni (D.Lgs. n. 284/2006; D.Lgs. n. 4/2008, D.Lgs. 128/2010), il quale definisce i principi inerenti le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione d Incidenza e Autorizzazione Integrata Ambientale (Parte Seconda). La Regione Lombardia con la Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12 Legge per il governo del territorio, anticipando il decreto nazionale, ha previsto che, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile ed assicurare un elevato livello di protezione dell ambiente, si provveda alla valutazione ambientale degli effetti sull ambiente derivati dall attuazione di piani e programmi. Con la successiva Deliberazione di Consiglio Regionale n. 8/351 del 13 marzo 2007 Indirizzi generali per la valutazione ambientale dei piani e programmi riprese e meglio specificate nella Deliberazione di Giunta Regionale n. 8/6420 del 27 dicembre 2007 Determinazione della procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi - VAS, modificata poi dalle DGR n. 8/10971 del 30 dicembre 2009 e dalla DGR n. 9/761 del 10 novembre 2010, sono state definite le fasi metodologiche e procedurali inerenti la Valutazione Ambientale Strategica. Nell allegato 2 di quest ultima vengono, in particolare, delineate le modalità di raccordo tra la procedura di VAS e la Valutazione d Incidenza, procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi progetto, intervento o atto pianificatorio che possa avere effetti significativi su un sito della Rete NATURA La Valutazione Ambientale Strategica del Documento di Piano di Governo del Territorio Il percorso procedurale della Valutazione Ambientale Strategica La Valutazione Ambientale Strategica costituisce lo strumento di supporto al processo decisionale che porta alla definizione, nel caso specifico, del Piano di Governo del Territorio comunale. Le tappe procedurali che conducono alla stesura degli atti del PGT e del Rapporto Ambientale, come indicato dalla normativa regionale di riferimento, prevedono che i processi di redazione del piano e di valutazione dello stesso procedano in modo sincrono e integrato, garantendo così che tutte le decisioni siano prese 5

10 senza trascurare l aspetto ambientale delle stesse e senza tralasciare il coinvolgimento del pubblico e delle autorità competenti in materia ambientale e territoriale. Nell allegato 1a Modello metodologico procedurale e organizzativo della Valutazione Ambientale di piani e programmi alla D.G.R. n. 9/761 del 10 novembre 2010 compare lo schema procedurale generale, riportato in Tabella 3 1, che indica le tappe significative del processo integrato PGT/VAS. Le tappe procedurali definite dalla normativa vigente rappresentano il riferimento assunto dal Comune di Lonate Pozzolo per delineare lo schema metodologico da adottare nel corso dell elaborazione del DdP e dei documenti ricadenti nell ambito della VAS, come indicato di seguito: nell ambito delle fasi di preparazione e orientamento del procedimento di PGT e VAS sono stati predisposti gli avvisi informativi con la seguente modalità: o in data 22 giugno 2006, con atto di Giunta Comunale n. 95, è stato dato avvio al procedimento per la redazione del Piano di Governo del Territorio ed è stato pubblicato sul sito web del comune il relativo avviso, in cui si indicava anche la possibilità da parte di qualsiasi cittadino o soggetto portatore di interessi di presentare entro le ore del 15 Ottobre 2006 le proprie osservazioni in merito; o in data 28 febbraio 2008 è stato pubblicato l avviso di avvio del procedimento per la Valutazione Ambientale Strategica del Piano di Governo del Territorio; o contestualmente con atto formale reso pubblico mediante inserzione su web sono stati individuati l autorità competente per la VAS, i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati; prima conferenza di valutazione (6 marzo 2008): prima conferenza prevista dalla normativa regionale da svolgersi alla conclusione della fase di orientamento, finalizzata ad instaurare un contatto comunicativo propedeutico alle fasi successive, con gli attori presenti sul territorio e competenti in materia ambientale e avente come oggetto di discussione gli orientamenti strategici iniziali del DdP e i valori, le pressioni e le criticità ambientali nonché lo schema operativo delineato per la valutazione ambientale; Nel corso della fase di elaborazione e redazione si è provveduto nella stesura dei documenti inerenti la procedura di valutazione, partendo dall approfondimento delle conoscenze dello stato attuale che contraddistingue l ambiente in corrispondenza del territorio comunale, e al mantenimento di un flusso di informazioni tra gli attori coinvolti nello sviluppo del PGT e della valutazione ambientale; conferenza intermedia di valutazione (maggio 2010): conferenza di valutazione della proposta di DdP e del Rapporto Ambientale da effettuarsi al termine della fase di elaborazione e redazione, in cui viene presentato il progetto di pianificazione e la valutazione degli effetti sull ambiente delle azioni individuate al fine di conseguire gli obiettivi di sviluppo, nonché le modalità del monitoraggio previsto nell ambito della fase di gestione; Seconda conferenza di valutazione (giugno 2010) prevista dalla normativa regionale a conclusione del percorso di confronto inerente la proposta di DdP e il Rapporto Ambientale, a seguito della quale sono stati revisionati i due documenti alla luce delle indicazioni e osservazioni pervenute in seguito alla conferenza. Nel corso delle fasi di approvazione, attuazione e gestione si procederà nell espletamento di tutte le azioni previste dalla procedura dettata dalla normativa fino alla effettiva implementazione delle azioni definite negli atti del PGT. Le scelte metodologiche finalizzate all espletamento delle fasi del procedimento riportate nella tabella seguente e sopraccitate devono includere le modalità di divulgazione, coinvolgimento e consultazione degli attori presenti sul territorio e direttamente interessati alle scelte pianificatorie inerenti il PGT. Nell ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica, come dettato dalla normativa vigente e nei termini della Convenzione di Aarhus, si devono infatti definire le modalità che garantiscano il diritto all informazione del pubblico e delle autorità competenti, in modo completo ed accessibile e propedeutico alla partecipazione dei medesimi all iter decisionale. La consultazione delle autorità competenti e del pubblico, contestualmente all elaborazione delle scelte e delle strategie pianificatorie, consente la raccolta di pareri e osservazioni prima che siano delineate definitivamente le azioni di Piano e il riesame, se opportuno, delle scelte fatte alla luce del dialogo con gli attori intervenuti. 6

11 Il Comune di Lonate Pozzolo ha ritenuto adeguato, al fine di raggiungere il numero più ampio dei cittadini possibile, pubblicizzare le principali tappe procedurali mediante comunicati stampa sui quotidiani Il Giorno e La Prealpina e pubblicazione su web (http://www.comune.lonatepozzolo.va.it/lonatepozzolo/home.asp). Le autorità competenti, invece, sono state direttamente contattate e informate nel corso del procedimento, secondo due modalità: mediante le convocazioni ufficiali inerenti le conferenze in programma; in caso di necessità mediante l avvio, nel corso della fase di elaborazione e redazione, di tavoli di confronto aventi lo scopo di presentare taluni aspetti all interlocutore direttamente interessato e, nel pieno dialogo, concordare i termini pianificatori da assumere negli elaborati proposti in sede di conferenza di valutazione. Tabella 2-1 Tappe del percorso metodologico inerente PGT e relativa VAS del Comune di Lonate Pozzolo PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO - PGT Documento di Piano - DdP Valutazione Ambientale Strategica - VAS Con atto di Giunta Comunale n. 15 del 14 febbraio 2008 sono state individuate l autorità procedente e l autorità competente per la VAS. 22 giugno 2006 avvio del procedimento e Sono stati individuati i soggetti da coinvolgere e pubblicazione del relativo avviso su web interpellare nel corso della procedura di valutazione e in data 28 febbraio 2008 è stato pubblicato il relativo avviso su web FASE DI PREPARAZIONE FASE DI ORIENTAMENTO FASE DI ELABORAZIONE E REDAZIONE Definizione degli orientamenti del PGT Redazione del Documento di Scoping 28 febbraio 2008 Convocazione della 1^ Conferenza di Valutazione 1^ Conferenza di Valutazione Avvio del confronto 6 MARZO 2008 Redazione del Rapporto Ambientale, dello Studio d Incidenza sulla ZPS Boschi del Ticino e sul SIC Redazione della proposta del DdP. Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate e della Sintesi non tecnica Conferenza intermedia - maggio ^ Conferenza di valutazione - giugno 2010 PARERE MOTIVATO FASE DI ADOZIONE E DI APPROVAZIONE Verifica di compatibilità da parte della Provincia FASE DI ATTUAZIONE E GESTIONE Adozione del PGT, del Rapporto Ambientale e della Dichiarazione di sintesi PARERE MOTIVATO FINALE Dichiarazione di sintesi finale Pubblicazione su web e avviso dell approvazione definitiva sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia. Monitoraggio dell attuazione del DdP e dell andamento degli indicatori previsti. Attuazione di eventuali interventi correttivi Il Rapporto Ambientale Il Rapporto Ambientale rappresenta il documento che, nell ambito della procedura di VAS, ha il compito di individuare, descrivere e valutare gli effetti significativi che l attuazione del DdP potrebbe avere sull ambiente caratterizzante il territorio interessato dalle previsioni strategiche di sviluppo. La normativa di riferimento prevede che esso sia strutturato in modo tale da comprendere: l illustrazione dei contenuti e degli obiettivi principali del DdP; l analisi del rapporto tra il Piano in esame e altri piani e programmi pertinenti vigenti sul territorio; la caratterizzazione dello stato dell ambiente nel territorio d interesse, in cui si evidenzia la presenza di elementi o fattori di criticità e vulnerabilità e di valore e pregio, prevedendo la possibile evoluzione delle componenti ambientali in assenza dell attuazione del Piano; 7

12 la valutazione della coerenza tra gli obiettivi di Piano e gli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o nazionale; la stima dei possibili effetti generati sull ambiente da parte di obiettivi, strategie ed azioni previste dal DdP; la descrizione delle ragioni della scelta delle alternative individuate; l individuazione delle misure previste per impedire, ridurre e/o compensare gli eventuali effetti negativi stimati dell attuazione del Piano; la descrizione delle misure di monitoraggio previste al fine di verificare gli effetti e i cambiamenti indotti nel tempo dall attuazione del Piano. In accordo con le indicazioni normative il presente documento si compone quindi delle seguenti sezioni: Il PGT del Comune di Lonate Pozzolo, in cui si illustrano obiettivi, strategie ed azioni del Piano, elaborati in base alle principali rilevanze, opportunità e criticità del territorio e del paesaggio; La compatibilità del DdP con la pianificazione e la programmazione vigente, in cui si valuta la coerenza esterna degli obiettivi definiti nel DdP; Quadro ambientale, ovvero caratterizzazione dello stato attuale di comparti e componenti ambientali, individuati come illustrato in Figura 3-2, comprensivo della stima della probabile evoluzione dell ambiente senza l attuazione del DdP; Evoluzione probabile dell ambiente senza l attuazione del DdP Analisi di compatibilità ambientale del DdP, in cui si valuta la coerenza del DdP con gli obiettivi di protezione ambientale definiti a livello internazionale, comunitario e nazionale, si effettua una stima degli effetti su sistemi e comparti ambientali delle scelte di Piano e si motivano le scelte pianificatorie effettuate; Misure di mitigazione e compensazione, in cui si illustrano le misure individuate al fine di minimizzare, eliminare o compensare gli eventuali effetti negativi delle scelte di Piano; Il sistema di monitoraggio, ovvero descrizione del sistema di indicatori e delle modalità di monitoraggio elaborate al fine di verificare gli effetti futuri del Piano; La coerenza interna del DdP, in cui si illustra come il sistema di obiettivi, azioni e indicatori sia stato costruito in modo coerente. Figura 2-1 Componenti e comparti ambientali oggetto di indagine del Rapporto Ambientale 8

13 3 Il DdP del Comune di Lonate Pozzolo Il Documento di Piano (DdP) costituisce l atto del PGT caratterizzato da una dimensione strategica e al contempo operativa, avente la finalità di caratterizzare lo scenario complessivo del territorio comunale e del suo sviluppo, oltre che fissare gli obiettivi specifici da attivare per le diverse destinazioni funzionali ed individuare gli ambiti soggetti a trasformazione. Le informazioni raccolte nel DdP in parte costituiscono il presupposto per poter delineare un interpretazione della realtà territoriale locale evidenziando le dinamiche in atto, le criticità, le potenzialità del territorio e le opportunità che si intendono sviluppare, in parte sono rappresentate dall insieme di obiettivi di sviluppo e strategici elaborati nell ambito della procedura di PGT. Esso comprende: il quadro conoscitivo e programmatorio riferito al territorio comunale; l evidenziazione dei principali elementi di criticità e potenzialità del territorio di Lonate Pozzolo; la definizione degli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione a valenza strategica per la politica territoriale comunale e degli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; l illustrazione delle politiche di intervento per i diversi sistemi funzionali; le modalità di recepimento delle eventuali previsioni contenute nei piani di livello sovracomunale; la Tavola delle previsioni di Piano. Il DdP consiste quindi nella raccolta delle informazioni che permettono di delineare la realtà locale, facendo riferimento alle principali dinamiche in atto, e di gestire il territorio in maniera oculata, in relazione alle principali valenze e criticità individuate. Il contenuto progettuale del Documento di Piano del Comune di Lonate Pozzolo in particolare è volto a definire, partendo dalla sintesi delle criticità, potenzialità ed opportunità risultanti dalle analisi dello stato di fatto, gli obiettivi e le politiche di governo del territorio e riporta le prescrizioni e le direttive per il raggiungimento degli obiettivi. Facendo riferimento agli stessi obiettivi strategici e quantitativi, detta inoltre le regole e le direttive che devono guidare i Piani Attuativi previsti nelle aree di trasformazione, il Piano dei Servizi, il Piano delle Regole e i vari Piani di Settore e specialistici che sono previsti per una corretta gestione del sistema urbano. La legge regionale attribuisce al DdP la definizione degli eventuali criteri di compensazione, perequazione e incentivazione (articolo 8, lettera g della L.R. 12/2005). L Amministrazione comunale di Lonate Pozzolo ha deciso di usare questa opportunità e di prevedere all interno del DdP un apposito spazio per lo sviluppo di questa tematica. Tra le peculiarità del PGT di Lonate Pozzolo si segnalano in particolare tre elementi: l uso della perequazione come modalità di gestione delle trasformazioni urbane e di realizzazione dei servizi; l introduzione di un meccanismo competitivo nella trasformazione urbana, quale strumento per accrescere la qualità degli interventi; l integrazione tra politiche settoriali (politiche agricole e qualità urbana/territoriale) e l uso degli incentivi come strumenti per raggiungere obiettivi di: o riqualificazione ambientale; o aumento dei livelli di fruibilità delle aree verdi; o condivisione e sostenibilità economica nella realizzazione degli obiettivi di piano. 3.1 Criticità, potenzialità, opportunità del territorio comunale Il territorio di Lonate Pozzolo si caratterizza per la presenza di un insieme di elementi di differente natura che assumono al contempo un accezione negativa, in quanto criticità, e in alcuni casi positiva, divenendo opportunità territoriali, essi sono rappresentati da: aeroporto di Malpensa, la cui presenza comporta l insistenza sul territorio di pesanti vincoli; al contempo l infrastruttura potrebbe rappresentare l opportunità per rilevanti miglioramenti dell accessibilità e nuove occasioni economiche per trasformazioni anche radicali, come individuato dall ipotesi di riprogettazione dell area della stazione; aree a carattere naturalistico, Parco Naturale del Ticino e aree della rete ecologica Natura 2000, il cui governo è definito da regole e norme specifiche finalizzate alla loro tutela e 9

14 salvaguardia. Nel DdP si prospetta che il sistema delle aree verdi nel contesto comunale sia potenziato e si approfitti di ogni opportunità per connettere le aree edificate con le aree di pregio naturalistico localizzate nella porzione occidentale del territorio comunale realizzando percorsi di connessione. Il DdP considera tra le aree verdi anche quelle situate lungo la sponda dell Arno e il sistema di corridoi ecologici definiti dal Piano d Area, facendo riferimento alle relative politiche di realizzazione. Il DdP in particolare si pone l obiettivo di trovare elementi di forte connessione e compenetrazione sia con le zone esistenti (valorizzando la permeabilità del tessuto edilizio con percorsi opportunamente definiti) sia con le zone di nuova collocazione residenziale, che da questa presenza debbono trarre elementi di qualità; zona in corso di delocalizzazione residenziale in relazione alla corrispondenza con le curve isofoniche definite sulla base del traffico aeroportuale; fascia di Rischio Idraulico lungo il Torrente Arno; ambito urbano caratterizzato da zone residenziali miste a quelle industriali; presenza di cave nella porzione sud e ovest del territorio comunale (ATEg1, ATEg2, R6g). Il PGT si propone di predisporre un progetto di riqualificazione complessiva, che, prendendo spunto dalle scelte già operative sul territorio, ne sappia valorizzare la spinta positiva e trasformare le negatività sinora subite, per la presenza dell aeroporto e delle infrastrutture collegate, in opportunità. Il PGT formula conseguentemente una serie di scelte che possono rilanciare il ruolo di Lonate Pozzolo e che si relazionano all evoluzione dei progetti riguardanti l aeroporto di Malpensa: gli aspetti di eventuale non totale allineamento alle previsioni degli strumenti sovracomunali tengono conto sia dell evoluzione recente delle aspettative circa al ruolo di Malpensa (rispetto soprattutto a quelle in essere al momento della loro formulazione) e si caratterizzano quindi come una proposta indirizzata agli strumenti sovraordinati, come peraltro esplicitamente previsto nella L.R. 12/2005; ciò implica conseguentemente una disponibilità all interlocuzione, da svilupparsi nell ambito della procedura di VAS, per trovare le strade migliori per conciliare gli obiettivi irrinunciabili di questo progetto con le loro altrettanto legittime esigenze generali. 3.2 Obiettivi, strategie ed azioni del Documento di Piano Obiettivi dell Amministrazione comunale Gli obiettivi di sviluppo urbanistico definiti dall Amministrazione comunale in termini politici rappresentano le linee guida sulle quali è stato strutturato il PGT. Essi possono essere sintetizzati come segue: Risparmio energetico: o l aeroporto di Malpensa possiede un impianto di teleriscaldamento e cogenerazione con potenzialità non totalmente sfruttate: l azione da perseguire consiste nel richiedere ed ottenere l allacciamento dei servizi pubblici comunali che necessitano di riscaldamento ed energia elettrica alla centrale di Malpensa, con l effetto di una diminuzione del costo di gestione dei servizi e contestualmente delle emissioni; o disporre che il centro commerciale inserito nel Piano Malpensa sia dotato di una centrale di teleriscaldamento e cogenerazione a cui poter allacciare i servizi pubblici comunali che necessitano di riscaldamento ed energia elettrica. L azione è coordinata con la precedente e può essere combinata ad essa o sostitutiva, con l effetto di diminuire il costo di gestione dei servizi contestualmente alle emissioni; o dal momento che l intervento Piano Malpensa assorbirà una rilevante quota del fabbisogno anche residenziale del paese, non potendo concentrare unicamente su questa localizzazione ogni intervento di sviluppo, sarà necessario prevedere anche ulteriori localizzazioni residenziali in altri siti; ciò si potrebbe tradurre in un indesiderabile effetto di overplanning. È necessaria dunque una politica che introduca elementi virtuosi e competitivi, selezionando per la realizzazione, tra quelli possibili, gli interventi che rispondano a caratteristiche funzionali legate al risparmio energetico ed al comfort abitativo. La selezione si può ottenere mediante attribuzione di punteggi agli interventi con riferimento ad una tabella adottata dal Comune quale griglia di ammissibilità e di priorità. Riqualificazione e mitigazione ambientale: il Piano Malpensa e il PTC del Parco del Ticino contengono indicazioni relative ad interventi di riqualificazione ambientale (corridoi ecologici, mantenimento di aree agricole, ecc.) e riforestazione; il problema della loro realizzazione è costituito dalla limitatezza delle risorse economiche disponibili e dalle modalità usuali di intervento, che presuppongono l acquisizione preventiva delle aree, con rilevanti costi. Il PGT 10

15 prevedrà per le aree agricole incentivi, mantenendo la proprietà e la disponibilità delle aree in capo ai conduttori agricoli; ciò consente di intervenire concretamente su un area vasta (sulla totalità delle aree previste negli strumenti di pianificazione sovraordinati) con costi nettamente inferiori, massimizzando gli effetti delle risorse impegnate (quelle già stanziate negli strumenti sovraordinati e quelle che potrebbero provenire dal nuovo intervento Piano Malpensa, attraverso specifica previsione). L effetto ottenuto è un miglioramento ambientale. Riqualificazione dei sistemi centrali: l intervento del Piano Malpensa assorbirà senza dubbio una rilevante quota dello sviluppo sia edificatorio sia commerciale del Comune per i prossimi anni; questa occasione deve essere sfruttata per creare, in connessione ai sistemi commerciali e di servizi esistenti, una forte struttura che, come asse centrale con baricentro sulla stazione ferroviaria, connetta il sistema urbano di Lonate Pozzolo a quello di Ferno. Ciò significa in altri termini che a sostegno del sistema economico locale la collocazione della nuova struttura commerciale deve funzionare come catalizzatore e generare la comparsa di elementi di connessione per la mobilità dolce (pedonale e ciclabile) tra i due paesi e riqualificazione (arredo urbano, parcheggi e servizi) dei sistemi commerciali tradizionali (con particolare riguardo a quelli dei centri storici) e saldatura ed integrazione dei segmenti di essi attualmente non interconnessi. Accanto a questa azione va perseguita quella relativa all accessibilità a lungo raggio con richiesta di fermata dei treni alla stazione. Legata al potenziamento del sistema distributivo commerciale, di cui la precedente punto, è anche un azione di promozione nel Centro commerciale previsto dal Piano Malpensa e nel sistema commerciale comunale dei prodotti a marchio Parco del Ticino. È previsto che nell ambito della normativa del PGT si comprenda l inserimento di meccanismi normativi che agevolino la realizzazione di interventi residenziali destinati alle fasce sociali che non hanno la possibilità di accedere al libero mercato immobiliare. Uno dei compiti del PGT deve consistere nel porre una particolare attenzione al Centro storico, modificando l atteggiamento meramente conservativo del vigente PRG e individuando anche a livello normativo le condizioni per rendere interessanti, nel rispetto dei caratteri salienti dell edificato, gli interventi di riuso dell esistente. È previsto che il PGT analizzi, in una realtà come quella comunale di grande scarsità di suoli non urbanizzati, il tema di una revisione verso l alto degli indici di edificabilità delle aree B e C dell attuale PRG, per consentire margini di crescita aggiuntivi rispetto a quelli delle eventuali aree di trasformazione, limitando ulteriore consumo di suolo. Sempre sul piano della riqualificazione dei sistemi centrali si intende esercitare una azione di valorizzazione del patrimonio edilizio acquisito dalla Regione attraverso il processo di delocalizzazione; lo strumento è la formulazione di un bando per l utilizzazione a tempo determinato di tale patrimonio, per l insediamento di attività produttive che remunerino l affitto degli edifici attraverso la fornitura al Comune di prodotti della loro attività (con modalità stabilite negli atti contrattuali di affitto ). In relazione agli ambiti di delocalizzazione è compito del PGT affrontare il tema sia delle destinazioni d uso (il Comune ha già approvato degli scenari di riqualificazione di tali ambiti proponendo, come più significativo per il territorio, lo scenario logistico-produttivo), sia degli indici edificatori: indici volumetrici troppo bassi per costruzioni non residenziali non consentono l avvio di alcun intervento; il PGT deve poi affrontare il problema delle aree residenziali in PRG (zona B o zona C) vincolate nell edificazione perché inserite all interno delle curve isofoniche A o B. In connessione agli interventi di riqualificazione dei sistemi centrali e con la finalità di fornire adeguate risposte alle esigenze insediative, il PGT promuove una richiesta di ampliamento del perimetro di Iniziativa Comunale, secondo quanto previsto dalle vigenti normative. Per attuare questa iniziativa è necessario aprire un tavolo con Regione Lombardia e Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino per mettere a punto le indicazioni da inserire nel nuovo PGT. Il PGT deve attuare una rivisitazione degli azzonamenti del PRG laddove sono previsti insediamenti misti a destinazione industriale/produttiva in ambiti residenziali operando anche attraverso incentivi per mantenere le aziende sul territorio comunale. Su tutto il territorio ed in particolare nell ambito dove è stata attuato il processo di delocalizzazione residenziale il PGT propone una politica di incentivi e di facilitazione alla localizzazione della attività terziarie e produttive che hanno necessità di prossimità all aeroporto; 11

16 Il PGT deve predisporre sia a livello di azzonamento sia a quello normativo una disciplina di regolamentazione degli ambiti interessati (anche in passato) da attività estrattiva, per evitare che essi divengano parti di territorio non utilizzabile, ma siano recuperati, nei limiti del possibile, ad utilizzazioni vantaggiose per la collettività Nella sua stesura il PGT deve provvedere ad una semplificazione delle norme del vigente PRG adeguandole alle mutate esigenze, eliminando quelle parti che, senza garantire qualità nell attuazione dello strumento urbanistico, rendono inutilmente complessa la sua realizzazione Obiettivi del Documento di Piano Il progetto di PGT si sviluppa sulla base di quattro macro-obiettivi declinati in obiettivi specifici e azioni di Piano come indicato di seguito: MACRO-OBIETTIVO n. 1: Riorganizzazione urbana La riorganizzazione dell ambito urbano, proprio in considerazione delle criticità evidenziate nei paragrafi precedenti, si pone i seguenti obiettivi: Obiettivo Ricollocazione delle aree industriali La città consolidata, caratterizzata da una commistione delle aree produttive con quelle residenziali, deve essere riorganizzata attraverso la delocalizzazione delle aree produttive che sono in conflitto con le funzioni urbane contemporanee. Obiettivo Ricollocazione delle aree lungo il Torrente Arno Si tratta di alcuni Piani parzialmente non realizzati lungo il Torrente Arno e che presentano delle criticità proprio perché ricadenti in ambito di rischio idraulico. Obiettivo Riorganizzazione delle aree già previste nel PRG e non attuate Per strumenti urbanistici di questo tipo il PGT fornisce indicazioni aggiuntive con riferimento a modalità di attuazione, localizzazione delle aree a servizi, criteri selettivi rispetto alle monetizzazioni ed anche, ove utile, alla tipologia. Le indicazioni aggiuntive sono formulate con riferimento alla collocazione dei PA rispetto alla città; in particolare sono ridefiniti i Piani di Edilizia Economica Popolare. Obiettivo Conferma degli strumenti attuativi già avviati nell ambito del vigente PRG Per questi strumenti, se già avviati a realizzazione (progettazione già formalizzata, accordi su aree di cessione, localizzazione dei volumi o simili già consolidati) si mantengono i contenuti, i limiti e le modalità previste nello strumento urbanistico che li ha attivati. La riorganizzazione urbana, declinata attraverso gli obiettivi sopra riportati, è attuata attraverso l individuazione sul territorio comunale di aree di trasformazione (macro-azione), come segue: o Azione 1a: Aree di trasformazione conformate. Azione 1a.a: Aree di trasformazione conformate senza modifiche normative rispetto allo strumento urbanistico previgente; Azione 1a.b: Aree di trasformazione conformate con modifiche normative rispetto allo strumento urbanistico previgente; Azione 1a.c: Aree produttive esistenti da ricollocare con superficie maggiore di m 2 ; Azione 1a.d: Aree a servizi con diritti volumetrici. o Azione 1b: Aree di trasformazione non conformate. Azione 1a: Aree di trasformazione conformate Azione 1a.a - Aree di trasformazione conformate senza modifiche normative rispetto allo strumento urbanistico previgente. Il piano non ancora attuato e che viene riconfermato con le previsioni del PRG è un Piano Attuativo Produttivo collocato nella zona B delle curve isofoniche ed è individuato nella Tavola A19 allegata al PGT con la sigla TR1, i suoi dati progettuali sono: Sigla identificativa Destinazione Area (m 2 ) If Slp TR1 Produttiva If m 2 / m 2 =

17 Azione 1a.b - Aree di trasformazione conformate con modifiche normative rispetto allo strumento urbanistico previgente. Alcuni Piani attuativi previsti nel PRG non sono stati realizzati sia per vincoli relazionati allo Studio Idrogeologico, sia per la loro collocazione urbana, come un Piano Produttivo a ridosso delle aree residenziali e alcuni PEEP di ampia dimensione. Per questi Piani il PGT ha previsto regole attuative differenti e conformi sia ai vincoli vigenti che alla loro collocazione nell ambito urbano. Aree di trasformazione con parziale o totale ricollocazione della volumetria: sono le aree disposte lungo il corso del Torrente Arno in zona a rischio di esondazione, in cui le volumetrie residenziali saranno in parte concentrate nella zona del comparto al di fuori del limite dell area a rischio di esondazione e in parte ricollocate in comparti residenziali appositamente individuati. Sigla identificativa Superficie territoriale (m 2 ) Superficie edificabile nel comparto (m 2 ) IT (m 3 / m 2 ) Volume residenziale edificabile nel comparto (m 3 ) Area a standard in cessione Diritti volumetrici da ricollocare all esterno (m 3 ) TR , TR , TR10** , TR Totale , ,00 ** nel comparto è presente un altra area di proprietà comunale pari a m 3 Sigla identificativa Superficie territoriale (m 2 ) Superficie edificabile nel comparto (m 2 ) IT (m 3 / m 2 ) Volume residenziale edificabile nel comparto (m 3 ) Area a standard in cessione Diritti volumetrici da ricollocare all esterno (m 3 ) TR8* , * è prevista la concentrazione dell edificazione fuori dall area a rischio di esondazione, ma all interno del comparto Aree di trasformazione con utilizzo delle aree a standard per la ricollocazione delle aree a rischio di esondazione: si tratta di aree (attualmente libere) di completamento del tessuto residenziale in cui una parte delle superfici in cessione (20% della ST) viene utilizzata per la ricollocazione dei diritti volumetrici derivanti dalle aree a rischio esondazione. Sigla identificativa Superficie territoriale (m 2 ) IT (m 3 / m 2 ) Volume residenziale da concentrare nel 70% del comparto Area a standard 10% ST 20% ST area da utilizzare per la ricollocazione dei diritti volumetrici TRA , , , ,80 TR , , , ,00 TR , , , ,80 TR , , , ,20 TR , , , ,80 TR , , , ,60 Totale , , ,20 Nella tabella si riporta anche l area TRA non conformata in quanto concorre alla ricollocazione delle aree a rischio di esondazione con l utilizzo di parte dell area a standard. Aree di trasformazione con la ricollocazione delle attività industriali: si tratta di aree industriali inserite nel tessuto residenziale con attività incompatibili, per le quali è incentivato il trasferimento delle volumetrie produttive esistenti in comparti appositamente individuati; per tali aree é prevista la ridestinazione a residenza. Le aree produttive di dimensioni superiori ai m 2 13

18 e individuate nella tavola delle aree di trasformazione A19 con le sigle da TR12 a TR19, possono essere ricollocate all interno delle aree identificate con le sigle da TRE, TRG, TRH, TRI. Si riporta di seguito la tabella che identifica le aree produttive da dismettere. Sigla identificativa Destinazione Superficie territoriale (m 2 ) Residenza insediabile It m 3 /m 2 Volumi residenziali previsti Standard da realizzare all interno del comparto 50% (m 2 ) TR12 RESIDENZIALE ,25 TR13 RESIDENZIALE ,00 TR14 RESIDENZIALE ,00 TR15 RESIDENZIALE ,25 TR16 RESIDENZIALE ,00 TR17 RESIDENZIALE ,50 TR18 RESIDENZIALE ,25 TR19 RESIDENZIALE ,00 Totale ,25 Alla riorganizzazione delle aree produttive bisogna aggiungere due aree industriali dismesse, identificate con la sigla TR20 e TR22, nel tessuto urbano prevalentemente residenziale, che vengono ridestinate a residenza. Sigla identificativa Destinazione Superficie territoriale (m 2 ) Residenza insediabile It m 3 /m 2 Volumi residenziali previsti Standard da realizzare all interno del comparto 50% (m 2 ) TR20 RESIDENZIALE ,00 TR22 RESIDENZIALE , ,75 Aree a servizi con diritti volumetrici Si tratta delle aree a servizi TR11a e TR11b (denominate nella versione del PGT datata marzo 2010 TR25 e TR26), ossia di 2 comparti a ridosso della ferrovia già destinati a servizi dal PRG previgente e riconfermati dal PGT con l obiettivo di realizzare un corridoio ecologico a nord del territorio comunale. L indice edificatorio attribuito alle aree genera un volume che potrà essere ricollocato nelle aree TRA e da TR2 a TR6. Sigla identificativa Destinazione Superficie territoriale (m 2 ) IT m 3 /m 2 Volume da ricollocare (m 3 ) TR11a SERVIZI , TR11b SERVIZI , Totale Azione 1b: Aree di trasformazione non conformate Le aree di trasformazione non conformate sono rappresentate da quelle zone strategiche che l Amministrazione comunale intende attuare per riorganizzare l intero sistema urbano di Lonate Pozzolo. Aree di trasformazione residenziale: sono identificate nella tavola delle aree di trasformazione con le sigle TRA, TRB e TR23. Il comparto TRA è edificabile dal proprietario nella porzione definita pari al 70% dell intera superficie, il 10% diviene area a standard e il restante 20% può essere utilizzato dal comune per la ricollocazione di diritti volumetrici derivanti dalle aree residenziali di delocalizzazione, trasferendo la volumetria già prevista nell ambito di Rischio Idraulico non più realizzabile perché ricadente nell area a rischio di esondazione del Torrente Arno. L area TRA é stata inclusa e conteggiata nella categoria Aree di trasformazione con utilizzo delle aree a standard per la ricollocazione delle aree a rischio di esondazione anche se 14

19 non conformata, in quanto concorre alla ricollocazione delle aree a rischio di esondazione con l utilizzo di parte dell area a standard. Il comparto TRB è edificabile in seguito al trasferimento dell area produttiva TR19 confinante a sud con il comparto. Di seguito si riportano i dati quantitativi delle due aree: Sigla identificativa TRB Destinazione Residenziale Superficie territoriale (m 2 ) IT(m 3 /m 2 ) 0,8 Volume residenziale (m 3 ) ,60 Sigla identificativa TR23 Destinazione Residenziale Superficie territoriale (m 2 ) IT(m 3 /m 2 ) 0,8 Volume residenziale (m 3 ) Aree di trasformazione con destinazione produttiva: si tratta di aree di trasformazione a destinazione produttiva dove, al fine di rendere possibile la ricollocazione delle attività produttive esistenti nelle aree centrali, si dovranno concentrare le volumetrie consentite nel 50% di ognuna delle aree e cedere gratuitamente alla Pubblica Amministrazione il restante 50%. A sua volta la Pubblica Amministrazione destinerà il 40% delle nuove aree di cui è entrata in possesso all atterraggio delle volumetrie produttive generatesi altrove, mentre destinerà il 10% delle stesse a funzioni di servizio. Sigla identificativa Superficie territoriale (m 2 ) IUF m 2 /m 2 SLP produttiva (m 2 ) Area a standard 10% ST (m 2 ) Area da cedere per la ricollocazione di attività produttive incompatibili 40% ST TRE , TRG , ,00 TRH , ,00 TRI , ,00 Totale , L area TRI attualmente è esterna ai confini IC, si propone quindi l ampliamento del perimetro IC per realizzare un nuovo comparto di espansione industriale in continuità con la zona industriale esistente nella parte est del territorio comunale. Il comparto TRF é confinante con un area produttiva esistente, di cui costituisce un ampliamento. Sigla identificativa Superficie territoriale (m 2 ) UF m 2 /m 2 SLP produttiva (m 2 ) Area a standard 20% ST (m 2 ) TRF , , ,40 Area a servizi e a terziario-direzionale Area a servizi e terziaria direzionale TRC: l intervento, individuato all interno del PTA Malpensa, prevede la realizzazione di un punto di interscambio per il potenziamento del Polo Stazione Ferno- Lonate Pozzolo ; le funzioni previste sono collegate alla vicinanza dell aeroporto e hanno inoltre l obiettivo di creare, in connessione ai sistemi commerciali e di servizi esistenti una struttura che, come asse centrale con baricentro sulla stazione ferroviaria, connetta il sistema urbano di Lonate Pozzolo a quello di Ferno. 15

20 La Superficie territoriale è pari a m 2. Le superfici previste per le singole destinazioni sono: terziario direzionale: m 2 ricettivo e intrattenimento: m 2 residenza: m 3 commerciale: m 2 Area a servizi con diritti volumetrici Polo di servizi con diritti volumetrici TRD: il comparto ha una superficie di m 2. All interno di quest area l Amministrazione Comunale prevede la realizzazione del Centro Sportivo sul 50% della superficie del comparto che sarà ceduta a standard. La rimanente parte del comparto (circa m 2 ) è edificabile con modalità di intervento tali da interessare non più del 50% del lotto edificabile, lasciando il rimanente 50% a verde privato. Per l intera superficie del comparto è previsto un indice di zona di 0,3 m 3 / m 2 per realizzazioni di tipo residenziale e di 0,3 m 2 / m 2 per quelle produttive o terziarie. Nella tabella seguente si riporta una caratterizzazione sintetica di tutte le aree di trasformazione individuate dal DdP. 16

21 Tabella 3-1 Descrizione sintetica delle aree di trasformazione individuate nel DdP. Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TR1 Area agricola Produttiva \ 3903,6 \ Inclusa Ricadente all'interno della curva B Mantenimento e riqualificazione delle fasce arboree lungo via Moncucco ad est e a nord verso la SP 527 TR2 Prato Residenziale , , ,00 Inclusa \ TR3 Area agricola Residenziale , , ,20 Inclusa \ TR4 Area agricola Residenziale , , ,80 Inclusa \ TR5 Prato Residenziale , , ,20 Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico Filare arboreo da riqualificare a est (via Varese). Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico, da realizzarsi una cortina arborea sul lato esposto a sud Prevedere una fascia di mitigazione verso l area produttiva a sud. Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR6 Prato Residenziale , , ,80 Inclusa Ricadente all'interno della curva A Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico 17

22 Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TR7 TR8 Area agricola Area agricola Residenziale convenzionato Residenziale convenzionato \ Inclusa \ \ (concentraz. dell edificaz. Fuori dall area a rischio esondazione) Inclusa \ Recupero fascia arbustiva lungo la strada a nord (via Giovanni XXIII). Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico Recupero filare arboreo lungo la strada centrale (via Varese). Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR9 Area agricola Residenziale \ Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR10 Area agricola Residenziale \ Inclusa \ Recupero del filare arboreo sulla strada a ovest (via Varese). TR11a Prato Area a servizi \ \ (da ricollocare) Inclusa \ Varco ecologico TR11b Prato Area a servizi \ \ (da ricollocare) Inclusa \ Varco ecologico 18

23 Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TR12 Area produttiva Residenziale \ 384, Inclusa \ TR13 Area produttiva Residenziale \ 318, Inclusa \ Realizzazione di una fascia verde verso le aree agricole a est. Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico Riqualificazione del filare esistente su viale Ticino. Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR14 Area produttiva Residenziale \ 318, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR15 Area produttiva Residenziale \ 1.020, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR16 Area produttiva Residenziale \ 1.166, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR17 Area produttiva Residenziale \ 503, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR18 Area produttiva Residenziale \ 543, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico 19

24 Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TR19 Area produttiva Residenziale \ 3.551, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR20 Area produttiva Residenziale \ 530, Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR21 Area produttiva Produttiva esistente da ricollocare \ \ Inclusa \ \ TR22 Area produttiva dismessa Residenziale \ 516, Inclusa \ Predisposizione di un progetto di mitigazione ambientale. Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico TR23 Area agricola, in parte edificata Residenziale \ Inclusa \ \ TRA Area agricola Residenziale , , ,20 (concentrato nel 70% del comparto) Inclusa \ Predisposizione di un progetto di mitigazione ambientale. Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico 20

25 Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TRB Area agricola Residenziale \ 954, ,60 Inclusa \ Realizzazione di nuovi edifici secondo i criteri del risparmio energetico e riqualificazione del filare arbustivo esistente TRC Area agricola Mista: terziario, ricettivo, commerciale, direzionale, residenziale \ 7.123, Inclusa \ Predisposizione di un progetto di mitigazione ambientale. Centrale di teleriscaldamento e cogenerazione TRD Prato Area a servizi \ Inclusa Ricadente all'interno della curva A Fascia arborea di mitigazione verso ovest. Interventi di riqualificazione del sistema agricolo TRE Prato Produttiva , (Ricollocazione aree produttive) \ Inclusa \ Realizzazione di una fascia verde verso le aree agricole a sud TRF Area agricola Produttiva ,40 \ Inclusa \ Realizzazione di una fascia di mitigazione verso le aree agricole TRG Prato Produttiva , (Ricollocazione aree produttive) \ Inclusa \ Realizzazione di una fascia di mitigazione verso le aree agricole 21

26 Area di trasformazione Destinazione attuale Destinazione PGT Superficie totale (m 2 ) Superficie destinata all'edificazione (m 2 ) Superficie destinata alla ricollocazione dei diritti volumetrici (m 2 ) Superficie destinata a standard (m 2 ) Volume residenziale (m 3 ) Zona IC Curve isofoniche Note ambientali da PGT TRH Prato Produttiva , (Ricollocazione aree produttive) \ Inclusa \ Realizzazione di una fascia di mitigazione verso le aree agricole TRI Prato Produttiva , (Ricollocazione aree produttive) \ Esclusa \ Realizzazione di una fascia di mitigazione verso le aree agricole e verso le nuove infrastrutture 22

27 MACRO-OBIETTIVO n. 2: Rilancio del sistema urbano Il Piano d Area di Malpensa prevede tra gli interventi già operativamente definiti il potenziamento della Stazione ferroviaria Ferno-Lonate. La stazione collocata tra i due Comuni, su un corridoio di elevata accessibilità (viabilità provinciale e ferrovia), è certamente il punto di congiunzione tra questi territori e Malpensa da una parte, ma dall altra anche con il resto della territorio regionale. Attorno ad essa si organizza dunque il progetto di riqualificazione dell intero ambito territoriale comunale 1 : Obiettivo il nuovo polo della Stazione deve essere visto come la porta della città, lungo la direttrice di accesso est-ovest. Obiettivo sul polo della Stazione si incardina anche un asse centrale di collegamento tra i centri urbani di Ferno e Lonate Pozzolo, in direzione nord-sud. La stazione deve svolgere il ruolo di luogo di nuova centralità urbana, legata non tanto alla collocazione geografica che, rispetto ad una visuale meramente locale è al contrario decentrata, quanto piuttosto rispetto alle sue funzioni ed al rapporto con il sistema Ferno-Lonate concepito come un'unica realtà. o Azione 2.2 a: Il mantenimento e potenziamento della direttrice di collegamento nord-sud, attraverso interventi di riqualificazione e di facilitazione delle interconnessioni (arredo urbano, parcheggi, piste ciclo-pedonali, completamento e potenziamento delle funzioni commerciali, collegamenti di trasporto pubblico) è la garanzia che l intervento sulla stazione abbia ricadute sull intero territorio e non rimanga un elemento isolato. All intervento relativo alla stazione dovrà essere associata la realizzazione di due parcheggi centrali, nonché la riattivazione di esercizi commerciali dismessi appartenenti ai fronti commerciali del centro storico o degli assi principali tradizionali, nella quantità e nei modi stabiliti in convenzione. La realizzazione dell intervento è infine subordinato alle scelte viabilistiche sulla variante S.P. 40 che l Amministrazione comunale assumerà, sulla base delle determinazioni e degli indirizzi formulati dagli Enti sovraordinati. MACRO-OBIETTIVO n. 3: Politiche di sostegno e di rilancio che richiedono la concertazione territoriale La città storica, comprendente il centro storico e le parti più recenti, caratterizzate dalla funzione prevalentemente residenziale e terziaria (ivi comprese le funzioni legate al commercio tradizionale), che sviluppatasi attorno al nucleo centrale originario deve essere rivitalizzata sia con politiche di arredo urbano, sia con meccanismi di compensazione legati agli interventi di medie o grandi strutture di vendita previsti all esterno del centro storico. MACRO-OBIETTIVO n. 4: Potenziamento del sistema del verde Obiettivo Il sistema del verde deve essere potenziato e la rete ecologica valorizzata (si veda anche il punto ) e si deve approfittare di ogni opportunità per far penetrare il più profondamente possibile all interno dell edificato il verde esistente ad ovest (Parco del Ticino) realizzando percorsi di connessione. o Azione 4.1 a: realizzazione di percorsi destinati alla mobilità dolce di connessione tra l edificato e il sistema del verde compreso entro i confini del Parco Naturale del Ticino; o Azione 4.1 b: all interno dell area di riqualificazione del polo di rilancio produttivo può essere realizzata una Porta del Parco, scegliendo un edificio tra quelli di proprietà pubblica opportunamente collocato; in esso può trovare sede una struttura di accoglienza e di accesso alle aree contigue del Parco del Ticino. Obiettivo Anche il sistema del verde definito dalle aree di sponda del Torrente Arno e dal sistema di corridoi ecologici del Piano d Area deve trovare elementi di forte connessione e compenetrazione sia con le zone esistenti (valorizzando la permeabilità del tessuto edilizio con percorsi opportunamente definiti) sia con le zone di ricollocazione residenziale che da questa presenza debbono trarre elementi di qualità. o Azione 4.2 a: realizzazione di percorsi destinati alla mobilità dolce di connessione tra l edificato e il sistema del verde afferente le sponde dell Arno e definito dai sistema di corridoi ecologici del Piano d Area. Azione 4.2 b: per le aree di trasformazione lungo il Torrente Arno ambiti é prevista la cessione al Comune delle superfici comprese nelle zone a rischio idraulico e la ricollocazione dei diritti volumetrici nelle aree di trasformazione a completamento del tessuto residenziale esistente e, dove possibile, nelle porzioni dell area 1 i contenuti della proposta Polo Stazione Ferno Lonate Pozzolo sono quelli contenuti nella deliberazione di Consiglio Comunale del 4 23

28 esterne alla zona di rischio esondazione. Con il meccanismo della perequazione é quindi possibile realizzare una superficie a standard pari a m 2 (corrispondente alle aree da cedere comprese nella fascia a rischio idraulico), che consente di creare un parco lineare lungo le sponde del Torrente Arno. L area a verde, con un estensione superiore a 10 ettari, dovrà essere rinaturalizzata e qualificata a livello ambientale e paesistico, diventando un nuovo parco urbano immediatamente accessibile dal capoluogo e da S.Antonino. Il Ddp riporta il calcolo delle capacità insediativa corrispondente agli interventi previsti dal Piano riguardanti l assetto territoriale ed edificatorio del Comune di Lonate Pozzolo. Considerando il totale del volume residenziale ( ,16 m 3 ), si prevede un incremento abitanti, comprendendo anche la possibilità che tutte le aree produttive esistenti si delocalizzino all esterno del sistema prevalentemente residenziale. Complessivamente le aree a servizi derivanti dalle aree di trasformazione è di ,34 m 2, considerando il calcolo effettivo dato dalle aree a servizi che alcune aree di trasformazione devono cedere per essere edificabili. Volume residenziale complessivo previsto (m 3 ) Nuovi abitanti teorici Standard previsti (m 2 ) , ,34 Gli abitanti risultano (1 gennaio 2012) pertanto l incremento previsto dall attuazione dell intero PGT porterebbe la popolazione a , considerando anche i nuovi abitanti previsti dai Piani Attuativi in corso (PRG) Criteri normativi per l attuazione del Piano Aree produttive da ricollocare Le volumetrie generate dalla delocalizzazione delle aree produttive possono essere ricollocate all interno delle nuove aree di trasformazione. Il meccanismo che permette il trasferimento delle volumetrie è il seguente: le nuove aree di trasformazione possono essere edificate dal proprietario nel 50% (in cui viene concentrata la volumetria a disposizione) dell intero lotto; la restante parte, pari al 50%, viene ceduta al Comune; la parte acquisita dal Comune è così suddivisa: il 10% diviene area a servizi e il 40% può essere utilizzato da chi trasferisce la volumetria Aree agricole Sul piano della riqualificazione del risarcimento e della mitigazione ambientale, il Piano Malpensa e il PTC del Parco del Ticino contengono indicazioni relative ad interventi di riqualificazione ambientale (corridoi ecologici, mantenimento di aree agricole, ecc.) e riforestazione; il problema della loro realizzazione è costituito dalla limitatezza delle risorse economiche disponibili e dalle modalità usuali di intervento, che presuppongono l acquisizione preventiva delle aree, con rilevanti costi. La politica per le aree agricole del Comune, incentrata sul sistema degli incentivi, mantenendo la proprietà e la disponibilità delle aree in capo ai conduttori agricoli, consente di intervenire concretamente su un area vasta (sulla totalità delle aree previste negli strumenti di pianificazione sovraordinata) con costi nettamente inferiori, massimizzando gli effetti delle risorse impegnate. Gli interventi che potranno beneficiare degli incentivi sono riconducibili a tre categorie principali: realizzazione di itinerari ciclopedonali su aree agricole; valorizzazione della rete ecologica; riqualificazione della maglia interpoderale. Entro sei mesi dall approvazione del PGT verrà prodotto un allegato tecnico denominato Interventi di riqualificazione del sistema agricolo nel quale saranno definite in modo puntuale le modalità d intervento, definite le tipologie di equipaggiamento del territorio (percorsi ciclabili, percorsi pedonali e rotabili, fasce tampone boscate, siepi, filari, ecc.), le essenze e le specie vegetali da utilizzare ed i costi relativi di intervento. Il meccanismo di incentivazione è costruito attorno ai seguenti punti principali: l Amministrazione comunale mette a disposizione dei proprietari delle aree su cui sono previsti gli interventi un contributo economico da utilizzarsi per la realizzazione ed il mantenimento delle opere previste; i proprietari della aree aderiscono su base volontaria alla proposta; 24

29 il Comune eroga annualmente e per dieci anni, a partire dalla data di sottoscrizione della convenzione, il contributo relativo in ragione di una quota per ettaro di superficie effettivamente interessata ed in relazione al tipo di intervento realizzato. L ambito di applicazione è il corridoio ecologico nord-sud corrispondente all area a rischio di esondazione del Torrente Arno e le due porzioni est ed ovest del corridoio infrastrutturale a nord dell abitato. 25

30 4 La compatibilità del DdP con la pianificazione e la programmazione vigente 4.1 Il PTR della Regione Lombardia Il Piano Territoriale Regionale costituisce lo strumento di carattere pianificatorio che svolge, a scala regionale, il ruolo di supporto all attività di governo del territorio. Esso si propone di costruire una visione strategica della programmazione generale e di settore coerente con il contesto fisico, ambientale, economico e sociale, analizzandone i punti di forza e debolezza, evidenziandone potenzialità e opportunità per realtà locali, sistemi territoriali e intera regione. Il PTR è stato approvato con DCR n. 951 del 19 gennaio 2010, l'ultimo aggiornamento è stato approvato con DCR n. 276 del 8 novembre Il PTR è stato strutturato in modo tale da rispondere in modo funzionale al profilo di piano delineato dalla L.R. 12/2005 Legge per il governo del territorio che ne definisce oggetto e contenuti (art. 19 e seg). Secondo la norma, il PTR deve indicare gli elementi essenziali dell assetto territoriale regionale e definire, in coerenza con quest ultimo, i criteri e gli indirizzi per la redazione degli atti di programmazione territoriale di province e comuni. Esso si compone delle seguenti sezioni: Presentazione, Documento di Piano, Piano Paesaggistico Regionale, Strumenti operativi, Sezioni tematiche, Valutazione Ambientale del PTR. Il Documento di Piano del PTR rappresenta l elaborato di raccordo tra le varie sezioni; esso definisce gli obiettivi di sviluppo socio-economico della Lombardia individuando 3 macro-obiettivi e 24 obiettivi di Piano, riferimento fondamentale per la valutazione degli strumenti pianificatori e programmatori locali o di settore. I macro-obiettivi definiti nel PTR costituiscono la base delle politiche territoriali lombarde per il conseguimento di uno sviluppo di tipo sostenibile e corrispondono ai seguenti: 1. rafforzare la competitività dei territori della Lombardia; 2. riequilibrare il territorio lombardo; 3. proteggere e valorizzare le risorse della Regione. I tre macro-obiettivi per la sostenibilità sono declinati negli obiettivi specifici del PTR con riferimento ai sistemi territoriali che il Piano stesso individua. Il Documento di Piano redatto per il Comune di Lonate Pozzolo, nel quadro ricognitivo e programmatorio, considera le previsioni sovracomunali con carattere di prevalenza, interessanti direttamente o indirettamente il territorio comunale, secondo due livelli: il primo livello - analisi - consiste nella verifica puntuale di tutte le previsioni contenute in atti di pianificazione e programmazione di Enti sovracomunali, a partire da quelle più generali aventi come oggetto l ambito territoriale di appartenenza grandi sistemi regionali fino a quelle specifiche per il territorio comunale; il secondo livello sintesi rappresenta la contestualizzazione e precisazione a livello locale delle indicazioni territoriali sovra comunali. In tale documento i contenuti del PTR sono recepiti secondo un livello di interesse legato allo sviluppo socioeconomico del territorio e di riqualificazione ambientale e paesaggistica. Nello spirito di riequilibrio dei territori regionali che presentano caratteri differenti, devono essere valorizzati i punti di forza di ciascun ambito territoriale e deve essere minimizzato l impatto dei punti di debolezza; per Lonate Pozzolo questo significa cercare di perseguire gli obiettivi indicati dal PTR, ovvero tutelare i caratteri naturali diffusi attraverso la creazione di un sistema di aree verdi collegate tra loro (reti ecologiche), tutelare sicurezza e salute dei cittadini attraverso la riduzione dell'inquinamento ambientale e la preservazione delle risorse, favorire uno sviluppo policentrico evitando la polverizzazione insediativa, promuovere la riqualificazione del territorio attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture per la mobilità pubblica e privata, applicare modalità di progettazione integrata tra infrastrutture e paesaggio, tutelare e valorizzare il paesaggio caratteristico attraverso la promozione della fruibilità turistico-ricreativa e il mantenimento dell'attività agricola, recuperare aree e manufatti edilizi degradati in una logica che richiami le caratteristiche del territorio pedemontano, incentivare l'agricoltura e il settore turistico-ricreativo per garantire la qualità dell' ambiente e del paesaggio caratteristico, valorizzare l'imprenditoria locale e le riconversioni produttive garantendole l'accessibilità alle nuove infrastrutture evitando l'effetto "tunnel". Il documento di Piano inserisce il territorio di Lonate Pozzolo nel contesto dell area metropolitana lombarda che attraversa la Lombardia dalla provincia di Varese a quella di Brescia. Più precisamente il territorio 26

31 comunale ricade nel sistema territoriale Metropolitano e Pedemontano, dove la zona prealpina si salda con quella padana. All interno di questo sistema si individuano i seguenti punti di forza e debolezze: Punti di forza o Presenza di autonomie funzionali importanti o Presenza di tutte le principali polarità di corona del sistema urbano policentrico lombardo Territorio o Infrastrutturazione ferroviaria fortemente articolata o Attrattività per la residenza data la vicinanza ai grandi centri urbani della pianura o Vicinanza tra opportunità lavorative dell area metropolitana e ambiti che offrono un migliore qualità di vita Ambiente o Presenza di parchi di particolare pregio e interesse naturalistico o Presenza di una buona propensione all imprenditoria e all innovazione di prodotto, di processo, dei comportamenti sociali Economia o Presenza di un tessuto misto di piccole e medie imprese in un tessuto produttivo maturo, caratterizzato da forti interazioni o Presenza di punte di eccellenza in alcuni settori o Elementi di innovazione nelle imprese o Varietà di paesaggi di elevata attrazione per la residenza e il turismo o Presenza in territorio collinare di ricchezza paesaggistica con piccoli laghi Paesaggio e morenici, di ville storiche con grandi parchi e giardini, antichi borghi integrati in patrimonio un paesaggio agrario ricco di colture adagiato su morbidi rilievi culturale o Presenza in territorio prealpino di ampi panorami da località facilmente accessibili con vista anche verso i laghi insubrici Sociale e servizi o Sistema delle rappresentanze fortemente radicato e integrato con le Amministrazioni comunali Territorio Ambiente Economia Paesaggio e patrimonio culturale o o Punti di debolezza Dispersione degli insediamenti residenziali e produttivi sul territorio Polverizzazione insediativa, dispersione dell edificato e saldature dell urbanizzato lungo le direttrici di traffico con conseguente perdita di valore paesaggistico Elevata congestione da traffico veicolare Pressione edilizia sulle direttrici di traffico, dall insediamento di funzioni sovralocali (centri logistici e commerciali, multisale di intrattenimento) Carenza di servizi pubblici sul breve e medio raggio Debolezza della infrastrutturazione soprattutto ad andamento est-ovest Vulnerabilità dovuta al forte consumo territoriale particolarmente intenso nella zona collinare che ha reso preziose le aree libere residue Obbligo a particolari attenzioni in relazione alla forte percepibilità del territorio dagli spazi di percorrenza Elevati livelli di inquinamento atmosferico ed acustico dovuti alla preferenza dell uso del trasporto su gomma Inquinamento idrico e delle falde Presenza di un numero elevato di impianti industriali a rischio ambientale Crisi della manifattura della grande fabbrica Elevata presenza di lavoratori atipici, di agenzie di lavoro in affitto, di microimprenditori non organizzati in un sistema coeso Scarsa attenzione alla qualità architettonica e al rapporto con il contesto sia negli interventi di recupero sia nella nuova edificazione Carenza nella progettazione degli spazi a verde di mediazione fra i nuovi interventi e il paesaggio circostante particolarmente per i centri commerciali e i complessi produttivi Frammentazione delle aree di naturalità 27

32 Uno degli aspetti più importanti del Documento di Piano del PTR della Lombardia riguarda il sistema degli obiettivi, individuati come guida di riferimento per tutti gli atti di programmazione e pianificazione, e di tutti gli strumenti che intervengono, programmano e trasformano il territorio. Per ciò che concerne la realtà di Lonate Pozzolo, sono stati presi in considerazione solo alcuni dei 24 obiettivi presenti nel PTR della Regione Lombardia. In sintesi vengono riprese le seguenti indicazioni: Tabella 4-1 Obiettivi del PTR in riferimento alla realtà territoriale di Lonate Pozzolo N Obiettivo del PTR 1 Favorire, come condizione necessaria per la valorizzazione dei territori, l innovazione, lo sviluppo della conoscenza e la sua diffusione: in campo produttivo (agricoltura, costruzioni e industria) e per ridurre l impatto della produzione sull ambiente nella gestione e nella fornitura dei servizi (dalla mobilità ai servizi) nell uso delle risorse e nella produzione di energia nelle pratiche di governo del territorio, prevedendo processi partecipativi e diffondendo la cultura della prevenzione del rischio 5 Migliorare la qualità e la vitalità dei contesti urbani e dell abitare nella sua accezione estensiva di spazio fisico, relazionale, di movimento e identitaria (contesti multifunzionali, accessibili, ambientalmente qualificati e sostenibili, paesaggisticamente coerenti e riconoscibili) attraverso: la promozione della qualità architettonica degli interventi la riduzione del fabbisogno energetico degli edifici il recupero delle aree degradate la riqualificazione dei quartieri di ERP l integrazione funzionale il riequilibrio tra aree marginali e centrali la promozione di processi partecipativi 6 Porre le condizioni per un offerta adeguata alla domanda di spazi per la residenza, la produzione, il commercio, lo sport e il tempo libero, agendo prioritariamente su contesti da riqualificare o da recuperare e riducendo il ricorso all utilizzo di suolo libero 7 Tutelare la salute del cittadino, attraverso il miglioramento della qualità dell ambiente, la prevenzione e il contenimento dell inquinamento delle acque, acustico, dei suoli, elettromagnetico, luminoso e atmosferico 8 Perseguire la sicurezza dei cittadini rispetto ai rischi derivanti dai modi di utilizzo del territorio, agendo sulla prevenzione e diffusione della conoscenza del rischio (idrogeologico, sismico, industriale, tecnologico, derivante dalla mobilità, dagli usi del sottosuolo, dalla presenza di manufatti, dalle attività estrattive), sulla pianificazione e sull utilizzo prudente e sostenibile del suolo e delle acque 10 Promuovere l offerta integrata di funzioni turistico-ricreative sostenibili, mettendo a sistema le risorse ambientali, culturali, paesaggistiche e agroalimentari della regione e diffondendo la cultura del turismo non invasivo 11 Promuovere un sistema produttivo di eccellenza attraverso: il rilancio del sistema agroalimentare come fattore di produzione ma anche come settore turistico, privilegiando le modalità di coltura a basso impatto e una fruizione turistica sostenibile il miglioramento della competitività del sistema industriale tramite la concentrazione delle risorse su aree e obiettivi strategici, privilegiando i settori a basso impatto ambientale lo sviluppo del sistema fieristico con attenzione alla sostenibilità 13 Realizzare, per il contenimento della diffusione urbana, un sistema policentrico di centralità urbane compatte ponendo attenzione al rapporto tra centri urbani e aree meno dense, alla valorizzazione dei piccoli centri come strumenti di presidio del territorio, al miglioramento del sistema infrastrutturale, attraverso azioni che controllino l utilizzo estensivo di suolo 14 Riequilibrare ambientalmente e valorizzare paesaggisticamente i territori della Lombardia, anche attraverso un attento utilizzo dei sistemi agricolo e forestale come elementi di ricomposizione paesaggistica, di rinaturalizzazione del territorio, tenendo conto delle potenzialità degli habitat 16 Tutelare le risorse scarse (acqua, suolo e fonti energetiche) indispensabili per il perseguimento dello sviluppo attraverso l utilizzo razionale e responsabile delle risorse anche in termini di risparmio, l efficienza nei processi di produzione ed erogazione, il recupero e il riutilizzo dei territori degradati e delle aree dismesse, il riutilizzo dei rifiuti 17 Garantire la qualità delle risorse naturali e ambientali, attraverso la progettazione delle reti ecologiche, la riduzione delle emissioni climalteranti ed inquinanti, il contenimento dell inquinamento delle acque, acustico, dei suoli, elettromagnetico e luminoso, la gestione idrica integrata 18 Favorire la graduale trasformazione dei comportamenti, anche individuali, e degli approcci culturali verso un utilizzo razionale e sostenibile di ogni risorsa, l attenzione ai temi ambientali e della biodiversità, paesaggistici e culturali, la fruizione turistica sostenibile, attraverso azioni di educazione nelle scuole, di formazione degli operatori e di sensibilizzazione dell opinione pubblica Macroobiettivo del PTR

33 20 Promuovere l integrazione paesistica, ambientale e naturalistica degli interventi derivanti dallo sviluppo economico, infrastrutturale ed edilizio, tramite la promozione della qualità progettuale, la mitigazione degli impatti ambientali e la migliore contestualizzazione degli interventi già realizzati Legame principale con il macro-obiettivo Legame con il macro-obiettivo 4.2 Il PTPR della Regione Lombardia Il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) della Lombardia è stato approvato con D.G.R. del 6 marzo 2001, n. VII/197; esso ha la duplice natura di quadro di riferimento per la costruzione del Piano del Paesaggio lombardo, costituito dall insieme di atti a specifica valenza paesistica, e di strumento di disciplina paesistica attiva del territorio. Attraverso il quadro di riferimento paesistico fornito dal PTPR la Regione, nel rispetto delle competenze spettanti ai diversi soggetti istituzionali, promuove l unitarietà e la coerenza degli atti e delle politiche di paesaggio, favorisce l adozione di percorsi analitici confrontabili e di codici linguistici comuni da parte dei soggetti che partecipano alla costruzione del Piano del Paesaggio in Lombardia e si dota di uno strumento mediante il quale dialogare con enti esterni, nel contesto regionale, nazionale e internazionale. Le principali finalità perseguite dalla pianificazione paesistica sono le seguenti: conservazione delle preesistenze e dei relativi contesti (leggibilità, identità ecc.) e loro tutela nei confronti dei nuovi interventi; qualità paesaggistica degli interventi di trasformazione del territorio (la costruzione dei nuovi paesaggi ); consapevolezza dei valori e la loro fruizione da parte dei cittadini. Tali finalità sono perseguite in un sistema integrato dove gli attori sono rappresentati da Regione, Province e Comuni, per questo motivo i compiti sono suddivisi tra i diversi enti. In particolare alla Regione spetta: la definizione dell architettura del sistema della pianificazione paesistica; la determinazione degli indirizzi di tutela e delle regole per il controllo degli interventi; la promozione dell unitarietà e della coerenza delle politiche di paesaggio nell intero territorio; la verifica dell efficacia delle azioni e degli strumenti; la cura delle politiche strategiche, dialogando con enti esterni; la promozione della cultura del paesaggio. All interno della varietà dei contesti regionali vengono riconosciuti ambiti spazialmente differenziati dove si riconoscono situazioni paesistiche peculiari, in modo tale da determinare indirizzi di tutela in riferimento alle diverse realtà territoriali. Il territorio regionale è quindi suddiviso in grandi fasce longitudinali corrispondenti alla morfologia del territorio partendo dalla bassa pianura a nord del Po, passando attraverso l alta pianura, la collina, la fascia prealpina fino alla catena alpina. All interno di tali fasce è possibile identificare ambiti maggiormente circoscritti, definiti come territori organici, di riconosciuta identità geografica, che si distinguono sia per le componenti morfologiche, sia per le nozioni storico-culturali che li qualificano. Il Piano definisce inoltre le unità tipologiche di paesaggio, alle quali dovrebbe corrispondere un omogeneità percettiva, fondata sulla ripetitività dei motivi, e un organicità e un unità di contenuti. Queste condizioni si verificano solo in parte negli ambiti geografici sopraccitati, in cui si trovano piuttosto modulazioni di paesaggio, ovvero variazioni dovute al mutare delle situazioni naturali e antropiche. Le variazioni si manifestano secondo regole definite potendo ricorrere anche in ambiti geografici diversi. Il PTPR è stato integrato e aggiornato, in linea con i principi della "Convenzione Europea del paesaggio" e del D.Lgs. 42/2004, durante l elaborazione del Piano Territoriale Regionale che, ai sensi della L.R. 12/2005, ha natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico. Dalle indicazioni contenute nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) della Lombardia si evince che il territorio comunale di Lonate Pozzolo ricade all interno dell ambito geografico delle pianure del Varesotto e nell unità tipologica paesaggi dell alta pianura. Gli indirizzi individuati per l ambito geografico del Varesotto al fine di una valorizzazione del paesaggio locale sono: il contenimento degli ambiti di espansione urbana; il recupero dei molti piccoli centri storici di pregio; 29

34 la conservazione di un agricoltura dimensionata sulla piccola proprietà; il governo delle aree boschive; un possibile rilancio delle strutture turistiche obsolete anche in funzione di poli o itinerari culturali. I contenuti del PTPR sono recepiti nel Documento di Piano secondo un livello di interesse legato alla valorizzazione ambientale e paesaggistica del territorio comunale. Per quanto attiene nello specifico alle tematiche di tutela e valorizzazione degli ambiti a più spiccata naturalità ed alle zone di preservazione e salvaguardia ambientale, si recepiscono le indicazioni in merito alle Aree ad elevata naturalità contenute nel Piano Territoriale Paesistico Regionale - Norme di Attuazione - Indirizzi - TITOLO III - Disposizioni del P.T.P.R. immediatamente operative - art. 17 Tutela paesistica degli ambiti di elevata naturalità. In particolare per la tutela degli ambiti boschivi vengono recepiti a livello regionale gli obiettivi generali di tutela e disciplina paesistica: recuperare e preservare l alto grado di naturalità, tutelando le caratteristiche morfologiche e vegetazionali dei luoghi; recuperare e conservare il sistema dei segni delle trasformazioni storicamente operate dall uomo; favorire e comunque non impedire né ostacolare tutte le azioni che attengono alla manutenzione del territorio, alla sicurezza e alle condizioni della vita quotidiana di coloro che vi risiedono e vi lavorano, alla produttività delle tradizionali attività agrosilvopastorali; promuovere forme di turismo sostenibile attraverso la fruizione rispettosa dell ambiente; recuperare e valorizzare quegli elementi del paesaggio o quelle zone che in seguito a trasformazioni provocate da esigenze economiche e sociali hanno subito un processo di degrado e abbandono. 4.3 Il PTCP della Provincia di Varese Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Varese (PTCP) è stato approvato con Delibera Provinciale n. 27 in data 11 aprile 2007 e si compone di un insieme di elaborati rappresentati da: Relazione generale, Norme di attuazione, Cartografie tematiche. A questo strumento spetta la pianificazione provinciale integrata sul territorio a vasta scala e finalizzata a garantire il coordinamento delle esigenze locali con il quadro della pianificazione regionale e nazionale. I contenuti del PTCP sono articolati a partire dall identificazione degli obiettivi di sviluppo economico e sociale a scala provinciale; l obiettivo generale assunto consiste nell innovazione della struttura economica provinciale attraverso politiche che valorizzando le risorse locali garantiscono l equilibrio tra lo sviluppo della competitività e la sostenibilità. Il PTCP definisce strategie e indirizzi di riferimento per la pianificazione comunale, in relazione agli effetti che le scelte insediative dei comuni producono rispetto ai temi della competitività dei territori; del sistema della mobilità e delle reti; del riconoscimento di polarità urbane ed insediamenti di natura sovra-comunale; dell'agricoltura; del paesaggio; di ciò che concerne il rischio ambientale. Il Piano provinciale stabilisce direttive sia di natura indicativa, in base alle quali si richiede la coerenza con le previsioni a scala comunale, sia di natura prescrittiva, che sono quindi vincolanti e possono avere efficacia conformativa sugli usi del suolo. Il Documento di Piano fa riferimento al PTCP della Provincia di Varese in quanto inserisce il Comune di Lonate Pozzolo nell ambito paesistico n.4, di Gallarate. Per tale ambito si indicano obiettivi ed indirizzi: Conservare il residuo sistema vegetazionale esistente e tutelare la continuità degli spazi aperti. Naturalità e rete ecologica Tutelare e valorizzare le zone boscate e le emergenze naturali. Perseguimento del riequilibrio ecologico, tutela delle core areas, dei corridoi e dei varchi. Conservare i caratteri morfologici e l integrità ambientale delle scarpate vallive, tutelare le sinuosità delle valli. Tutelare i caratteri di naturalità delle fasce fluviali. Tutelare le aree ad elevata naturalità. 30

35 Salvaguardare l integrità delle brughiere, impedendone l erosione ai margini e favorendone la riforestazione. Difendere e conservare le condizioni di naturalità delle sponde dei laghi, degli affluenti, della qualità biochimica delle acque, nonché tutelare la flora e la fauna. Tutelare i corridoi verdi di connessione con le fasce moreniche e montane sovrastanti, almeno lungo i corsi d acqua. Paesaggio agrario Tutelare e valorizzare il paesaggio agrario. In particolare vanno salvaguardati e valorizzati gli elementi connotativi del paesaggio agrario e recuperate le aree a vocazione agricola in abbandono. Specifica attenzione deve essere prevista per la progettazione edilizia in spazi rurali, recuperando tecniche e caratteri tradizionali, nonché controllando l'impatto derivante dall'ampliamento degli insediamenti esistenti. Prevedere opere di salvaguardia del sistema naturale di drenaggio delle acque superficiali e sotterranee, nonché garantire la conservazione dei solchi e della vegetazione ripariale, al fine di mantenere le variazioni dell andamento della pianura. Tutelare e recuperare degli ambiti agricoli, dei terrazzi e delle balze. Vanno escluse nuove concentrazioni edilizie sulle balze e sui pendii. Insediamento Valutare i nuovi interventi nell ottica di evitare la banalizzazione del paesaggio. Prevedere una sistemazione del verde e degli spazi pubblici, evitare la scomparsa dei nuclei e dei centri storici all interno dei nuovi agglomerati delle urbanizzazioni recenti, frenare l estrema parcellizzazione del territorio e il consumo di suolo. Turismo Promuovere l insediamento di funzioni legate alla produzione culturale, di ricerca o di alta formazione. Paesaggio storicoculturale Recuperare, tutelare e valorizzare, attraverso la previsione di opportuni criteri di organicità, gli insediamenti storici di significativo impianto urbanistico e/o le singole emergenze di pregio (chiese, ville, giardini, parchi, antiche strutture difensive, stabilimenti storici, viabilità storica). Prevedere programmi di intervento finalizzati alla salvaguardia e alla rivalutazione del patrimonio culturale e identitario dei luoghi. Recuperare e valorizzare le presenze archeologiche. infrastrutture di mobilità di interesse paesaggistico Criticità Salvaguardare i tratti di viabilità panoramica e i tracciati di interesse paesaggistico. Individuare tracciati di interesse paesaggistico, panoramico, naturalistico. Tutelare i coni visuali. Promuovere politiche di valorizzazione dei sentieri, delle piste ciclabili e dei percorsi ippici, specialmente se di rilevanza paesaggistica. Recuperare le aree produttive dismesse, sia con destinazione d uso originaria, sia con differente utilizzazione. Il recupero deve rientrare in una politica finalizzata al riuso di aree esistenti piuttosto che al consumo di territorio e deve intendersi come un'occasione di riqualificazione urbanistico ambientale dell'intera zona in cui ricade l'area. Valorizzare, ove presenti, gli elementi di archeologia industriale. Recuperare, rinaturalizzare e/o valorizzare le cave dismesse in stato di degrado. 4.4 Il PTC del Parco Lombardo della Valle del Ticino Il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino indica gli obiettivi sia generali che di settore, al fine di tutelare e valorizzare le caratteristiche ambientali, naturalistiche, agricole e storiche del Parco. Il Piano tutela la diversità biologica e i patrimoni genetici esistenti; le acque; il suolo, per le ragioni di ordinata conservazione degli elementi che formano il patrimonio paesaggistico e naturale della Valle e delle aree contermini, ivi comprese le aree edificate; i boschi e le foreste, per la loro conservazione, recupero e corretta utilizzazione; il patrimonio faunistico per la salvaguardia ed il mantenimento dell equilibrio biologico ed ambientale del territorio; l agricoltura per il suo ruolo 31

36 multifunzionale e per l attività imprenditoriale; le emergenze archeologiche; la qualità dell aria; la cultura e le tradizioni della Valle del Ticino. Attraverso il PTC l'intera area sottoposta a tutela viene indirizzata verso un modello di sviluppo ecocompatibile. Secondo questo tipo di pianificazione, le diverse aree del Parco sono così individuate: Le Zone di Riserva Integrale ed Orientata (A e B) proteggono i siti ambientali di maggior pregio; queste coincidono quasi per intero con l'alveo del fiume e con la sua valle, spesso sino al limite del terrazzo principale. In queste aree si trovano gli ultimi lembi di foresta planiziale e vivono comunità animali e vegetali uniche per numero e complessità biologica. Le Zone Agricole Forestali (C e G) comprendono le aree situate tra la valle fluviale ed i centri abitati dove prevalgono le azioni di tutela del paesaggio e vengono incentivate le attività compatibili con la tutela ambientale. Le Zone IC di Iniziativa Comunale, dove prevalgono le regole di gestione dettate dai PGT comunali, che però devono adeguarsi ai principi generali dettati dal Parco del Ticino. Tutto il territorio comunale ricade all interno del Parco Lombardo della Valle del Ticino ed è quindi soggetto alle normative vigenti del PTC del Parco. Tale piano ha valore prevalente sulla disciplina urbanistica Comunale e, per ciò che riguarda ambiti a indirizzo prettamente ambientale o naturalistico (aree naturali protette), anche sugli ordinamenti del PTCP. Di conseguenza risulta significativo il condizionamento per gli eventuali sviluppi (soprattutto edificatori) a livello locale a causa delle limitazioni del PTC del Parco. Invece nelle zone IC il Comune ha la completa iniziativa pianificatoria. Queste zone corrispondono al 17,7% dell intera superficie comunale. Le principali problematiche derivanti dal PTC del Parco riguardano le aree di delocalizzazione ricadenti all interno delle curve isofoniche (interventi per la riqualificazione), gli ambiti agricoli (rappresentanti le uniche zone per la ricollocazione residenziale e produttiva) in parte ricadenti sotto le rotte di volo, e le previsioni di ampliamento dell aeroporto di Malpensa (sovrapposizione con aree residenziali esistenti). 4.5 I Comuni contermini Le scelte pianificatorie effettuate nell ambito comunale possono avere effetti, anche indiretti, sulle aree limitrofe seppur esterne ai confini amministrativi. Lonate Pozzolo confina, procedendo da nord in senso orario, con i Comuni di Ferno, Samarate, Vanzaghello, Castano Primo, Nosate e Vizzola Ticino. Allo stato di fatto non si sono riscontrate, in base alle indicazioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti, previsioni incidenti direttamente sul territorio di Lonate Pozzolo e al contempo le scelte elaborate nel DdP in esame non comportano interferenze di alcun tipo sulle aree esterne ai confini comunali. Alcuni Comuni contermini tra cui Ferno, Nosate, Vanzaghello e Castano Primo, in attuazione della L.R. 12/2005, hanno già approvato il PGT, mentre altri stanno predisponendo i nuovi strumenti pianificatori comunali come il Comune di Lonate Pozzolo. Le scelte pianificatorie in via di elaborazione sono effettuate in un contesto di partecipazione e informazione tra le diverse Amministrazioni locali, in accordo con i principi introdotti dalla procedura di VAS. 4.6 Il Piano faunistico-venatorio della Provincia di Varese Il Piano faunistico-venatorio (PFV) della Provincia di Varese è stato approvato con Delibera del Consiglio Provinciale del 14 maggio 2003, n. 18; esso costituisce uno strumento di pianificazione del territorio provinciale di importanza strategica ai fini di una corretta gestione della fauna selvatica e pianificazione dell'attività venatoria. La struttura del Piano si articola nelle seguenti sezioni: quadro legislativo vigente ai fini della pianificazione faunistico-venatoria del territorio agrosilvo-pastorale della provincia; descrizione delle caratteristiche del territorio della Provincia di Varese, considerando gli aspetti geomorfologici, idrografici, climatici e vegetazionali; metodologia e risultati della determinazione del Territorio Agro-Silvo-Pastorale nel territorio provinciale; stato attuale del patrimonio faunistico della Provincia di Varese; quadro dell'attività venatoria e degli andamenti dei prelievi in territorio provinciale; pianificazione degli istituti venatori e di tutela e delle unità di gestione (Comprensori Alpini e Ambiti Territoriali di Caccia); indirizzi di gestione faunistico-venatoria; 32

37 piani di miglioramento ambientale; allegato cartografico. Il Piano individua sul territorio provinciale, ai sensi della L.R. 26/93 e della L. 157/92, gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e i Comprensori Alpini di Caccia (CAC), che rappresentano unità di gestione a livello territoriale ai fini della fruizione pubblica dell'esercizio venatorio. In base a tale classificazione il territorio provinciale risulta così suddiviso in quattro unità di gestione: un Comprensorio Alpino di Caccia e tre Ambiti Territoriali di Caccia. Il territorio comunale di Lonate Pozzolo è compreso nell ATC 2, il cui confine parte da Laveno seguendo la SS n. 394 in direzione di Varese sino a Gavirate, da dove scende al Lago di Varese; dal lago segue la mezzeria fino alla Punta di Capolago dove sbocca la Roggia Nuova; seguendo la Roggia Nuova incrocia la SP n. 1 sulla quale prosegue sino all'entrata dell'autostrada A8 in direzione Milano fino a Gallarate; da Gallarate prosegue per Sesto Calende sino ad incrociare la linea ferroviaria delle FF.SS. in direzione Milano che segue fino al confine con la Provincia di Milano; da qui il limite dell'ambito segue in senso orario il confine provinciale sino a Laveno. Figura 4-1 Estratto della carta riepilogativa della pianificazione sul territorio Provinciale Il Parco Naturale del Ticino, essendo ricompreso nelle aree previste dalla normativa nazionale in materia di aree protette (legge quadro sulle aree protette 394/91) e dalla L.R. 86/83 ( Piano regionale delle aree generali protette ), è individuato dal Piano come area protetta (n. 11) in cui è preclusa l attività venatoria. In riferimento al Piano in questione, il comune di Lonate Pozzolo oltre a ricadere nel Parco Naturale della Valle del Ticino è interessato dalla presenza di due oasi di protezione, destinate alla conservazione della fauna selvatica, con il fine di favorire l'insediamento e l'irradiamento naturale delle specie stanziali e la sosta delle migratorie, nonché di preservare il flusso delle correnti migratorie. Le oasi sono: n 12 - Cascina Semprevento (421,6 ha di superficie): area a brughiera a sud di Malpensa interessata da attività militari; in futuro potrà essere interessata da un ampliamento dell attuale area di Malpensa; 33

38 n 13 - Lonate Pozzolo (339,8 ha di superficie): area in gran parte recintata e in cui è comunque precluso l accesso a seguito della recente laminazione del Torrente Arno. Di seguito si fornisce una breve sintesi delle previsioni di piano per il territorio di Lonate Pozzolo. Non sono stati individuati Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC), destinate, (art. 18, comma 1 della L.R. 26/93), alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, al suo irradiamento nelle zone circostanti e alla cattura della medesima per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento, fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale del territorio). Per quanto riguarda gli appostamenti fissi in terraferma ne sono stati identificati due nel territorio di Lonate Pozzolo. In base alla normativa vigente, sono considerati appostamenti fissi gli appostamenti di caccia costruiti in muratura o altro solido materiale con preparazione di sito, destinati all'attività venatoria almeno per un'intera stagione venatoria. Non sono invece presenti centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, zone per l addestramento, l allenamento e le gare di cani, aziende faunistico-venatorie né aziende agrituristico-venatorie. Le scelte pianificatorie individuate nel DdP del Comune di Lonate Pozzolo non risultano in contrasto con la pianificazione faunistica vigente sul territorio. 4.7 Piano Ittico della Provincia di Varese Il Piano ittico della Provincia di Varese è stato approvato con la Delibera del Consiglio Provinciale del 4 Maggio 2009 n. 19. Il Piano fornisce, ai sensi della L.R. n. 12 del 30 luglio 2001 "Norme per l'incremento e la tutela del patrimonio ittico e l'esercizio della pesca nelle acque della Regione Lombardia", i criteri generali di gestione della fauna ittica e della pesca sul territorio provinciale, demandando alla Giunta Provinciale l ulteriore emanazione di disposizioni di dettaglio rispetto ai principi generali ed agli indirizzi formulati e la verifica dei risultati conseguiti. Ai sensi della legge regionale il Piano classifica le acque provinciali ai fini della pesca come: acque di tipo A: sono quelle dei grandi corpi idrici con caratteristiche biologico-ittiogeniche che presentano una popolazione ittica durevole e abbondante, o che rappresentano prevalentemente una risorsa economica per la pesca; acque di tipo B: sono quelle che, per le loro caratteristiche chimico-fisiche, sono principalmente e naturalmente popolate da specie ittiche salmonicole; acque di tipo C sono quelle che presentano un popolamento ittico prevalente di specie ciprinicole o comunque diverse dai Salmonidi. In base alle previsioni di piano, il Fiume Ticino è classificato tra le acque di tipo C. Inoltre nel territorio di Lonate Pozzolo sono anche presenti i Laghi Sa-Ghia, classificati tra le acque pubbliche in disponibilità privata. Ricadono in questa tipologia tutti i laghetti, le cave e gli specchi d acqua situati all interno di aree di proprietà privata e sono rappresentati dai Centri Privati di Pesca (CPP). Con il processo di adeguamento al Documento Tecnico Regionale del Piano ittico provinciale, il Fiume Ticino è stato altresì classificato tra le Acque di pregio ittico, comprendenti i corpi idrici naturali e gli eventuali sistemi funzionalmente connessi, o i loro tratti omogenei, caratterizzati dalle buone condizioni ecologiche e in grado di sostenere popolazioni di specie ittiche di interesse conservazionistico la cui tutela è obiettivo di carattere generale ovvero comunità ittiche equilibrate ed autoriproducentisi. Sulla base di tale classificazione, legata all interesse ittico, il Piano definisce linee di gestione specifiche consistenti nella salvaguardia della funzionalità degli habitat e nel suo eventuale potenziamento; gli interventi diretti sull ittiofauna e sull avifauna ittiofaga e la disciplina della pesca dovranno prioritariamente assicurare la protezione delle specie sensibili eventualmente presenti, evitando tuttavia regolamentazioni che possano penalizzare attività a ridotta interferenza. Nel tratto di fiume compreso in territorio di Lonate Pozzolo non vige alcun uso civico delle acque, né vengono individuate zone di salvaguardia, ma sono presenti diritti esclusivi di pesca: 34

39 N Corpo idrico Denominazione Descrizione Proprietario Dal termine del diritto precedente 25 Fiume Ticino Riserva Pescatori di Oleggio allo sperone del Naviglio Grande Comproprietà: (circa 100 m a valle del Ponte di Bonalanza, FIPSAS Oleggio). 26 Fiume Ticino - Dal termine del diritto precedente fino al confine provinciale. FIPSAS Per ciò che concerne le concessioni in atto di pescicoltura e acquacoltura, all interno del Comune di Lonate Pozzolo ne è stata individuata una nella porzione occidentale del territorio comunale, a ridosso del Fiume Ticino: N Concessionario Ambienti coinvolti Tipologia gestionale 2 ARCI Pesca Canale industriale Riserva di pesca a pagamento Figura 4-2 Cartografia del Piano Ittico della Provincia di Varese: le due immagini raffigurano le aree su cui sono presenti diritti esclusivi di pesca 35

40 Figura 4-3 Cartografia del Piano Ittico della Provincia di Varese: l immagine si riferisce alla zona di concessione in atto di pescicoltura a acquacoltura. Le scelte pianificatorie individuate nel DdP del Comune di Lonate Pozzolo, analogamente a quanto indicato al paragrafo precedente, non risultano in contrasto con la pianificazione ittico-alieutica vigente sul territorio. 4.8 Piano Cave della Provincia di Varese Il piano cave vigente per la provincia di Varese è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 25/11/2008 su delibera del Consiglio Regionale del 30/09/2008 N. VIII/698. In riferimento all ambito di Lonate Pozzolo, l argomento è stato trattato nel paragrafo Suolo e sottosuolo Attività estrattive. 36

41 5 Quadro ambientale 5.1 Cenni di inquadramento socio-economico e territoriale Il Territorio La situazione territoriale di Lonate Pozzolo presenta aspetti di singolare complessità: tra questi si rileva la presenza sul territorio di elementi di notevole rilevanza quali L aeroporto di Malpensa e di parte del Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino. Questi due elementi, notevolmente confliggenti per quanto ne riguarda la gestione e gli obiettivi che li caratterizzano sono inoltre dotati di propri strumenti di pianificazione con valenza sovra comunale. Di conseguenza la corretta analisi dei piani permetterà di individuare gli elementi di interazione tra di essi, con possibilità di valutare le migliori possibilità di integrazione al fine di perseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare i dati (ISTAT) ricavati dal Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche evidenziano che il comune ha subito una discreta espansione dopo il 1970, con il 12% circa di edifici realizzati dopo il Per quanto riguarda le dimensioni degli appartamenti, coerentemente con i dati di numerosità delle famiglie, si mostra un elevata percentuale di alloggi con 4 stanze. La popolazione Il Documento di Inquadramento delle politiche urbanistiche evidenzia un recente andamento demografico di segno positivo. La lettura dei dati demografici mette in luce le seguenti principali caratteristiche degli andamenti demografici: - la popolazione di Lonate Pozzolo è risultata in lieve calo nel decennio , anno dal quale si è assistito ad un incremento; - l incremento è principalmente dovuto ad un saldo migratorio consistente piuttosto che al saldo naturale. Questa situazione è tipica di comuni in cui l entrata di nuova popolazione, generalmente giovane, supera l emigrazione verso altri comuni, con beneficio riguardo all età media ed alla fertilità. Di conseguenza il saldo migratorio risulta il principale fattore di crescita. Bisogna però considerare che il saldo migratorio conta sia una notevole quota di immigrati sia un altrettanto notevole quota di emigrazioni, che essendo in leggero difetto fa segnare il saldo positivo. Di conseguenza il ricambio di popolazione rilevato risulta notevole. Le prospettive di incremento della popolazione dovranno inoltre tenere conto del possibile aumento dell attrattiva del territorio in ragione delle possibilità offerte dalla presenza sul territorio dell aeroporto di Malpensa e della recente creazione di servizi (ad esempio le scuole fino alla media). Queste favorevoli condizioni insediative potranno di conseguenza incrementare il saldo totale positivo della popolazione presente in territorio comunale. Tali ipotesi sono al momento effettuate senza tener conto dei possibili effetti che saranno dovuti alle scelte sull uso del territorio da parte dell amministrazione comunale. Le previsioni numeriche effettuate dall ISTAT, proiettate fino al 2021 indicano una popolazione residente in decremento a partire dalla fine del primo decennio del Sulle ipotesi suddette dovrà essere considerato adeguatamente il peso del fenomeno della delocalizzazione, indotta dalla presenza dell aeroporto di Malpensa, che sicuramente influirà sul decremento della popolazione locale. Le informazioni tratte evidenziano che la principale fonte dell andamento demografico è da attribuire al saldo migratorio, che si prevede al momento in diminuzione. Bisogna comunque considerare l andamento incostante di questa componente dell andamento demografico totale. Analizzando i dati relativi alla popolazione e confrontando gli stessi con gli andamenti della popolazione dei comuni limitrofi (Busto Arsizio, Ferno, Samarate, Vizzola Ticino, Magnago, Vanzaghello), si evidenzia come l andamento della popolazione di Lonate Pozzolo non si discosta dalla media della zona. Analizzando la struttura della popolazione si evidenzia che il comune ha una popolazione relativamente giovane rispetto a quella dei comuni sopra citati. È infatti al secondo posto considerando la fascia di popolazione entro i 29 anni. Considerando la numerosità media delle famiglie si evidenzia che il comune evidenzia una significativa 37

42 presenza di famiglie composte da più di 3 persone. La media del comune risulta pari a 2,69 persone per famiglia, contro una media provinciale di 2,52. Riassumendo, per il Comune di Lonate Pozzolo le analisi indicano una popolazione non in fase di incremento ma relativamente giovane e con famiglie numerose. Le attività Dal censimento su industria e servizi relativo al 2001 (fonte ISTAT) il Comune di Lonate Pozzolo evidenzia una predominanza delle attività manifatturiere, a cui si affianca il settore commerciale. Notevolmente influenti sono poi il settore delle Attività professionali e delle Costruzioni. Analizzando per ogni ramo di attività la composizione in addetti si evidenzia un forte peso alle attività manifatturiere mentre si evidenzia una relativa carenza di attività terziarie, commerciali e professionali. Di conseguenza si può dedurre che, a livello comunale, le imprese presenti danno impiego a molti residenti e garantiscono anche la presenza di flussi lavorativi provenienti dai territori limitrofi. Per quanto riguarda le forme commerciali distributive si sottolinea l assenza sul territorio di esercizi di Grande Superficie di Vendita, mentre si registra la presenza di 14 esercizi con medie superfici di vendita, con una rilevante superficie non alimentare. 5.2 I sistemi e i comparti ambientali Il clima e la qualità dell aria Normativa di riferimento Direttiva 96/62/CE "Consiglio - in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente" D.Lgs. 4 Agosto 1999, n. 351 "Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualita' dell'aria ambiente" D.M. n 60 del 02/04/2002 "Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio" D.G.R. 29 Luglio 2003 VII/13856 "Piano d'azione per il contenimento e la prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico, con particolare riferimento al traffico veicolare, relativamente alle zone critiche ed agli agglomerati della Regione Lombardia" L.R. 24/2006 "Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente" D.G.R. 2 Agosto 2007 n "Suddivisione del territorio regionale in zone e agglomerati per l'attuazione delle misure finalizzate al conseguimento degli obiettivi di qualità dell'aria ambiente e ottimizzazione della rete di monitoraggio dell'inquinamento atmosferico" Stato di fatto Le caratteristiche climatiche della zona appartengono al contesto della Pianura Padana Lombarda che, a causa dell orografia della zona va a determinare una condizione climatica unica trovandosi circondata da catene montuose, a nord e a ovest le Alpi e a sud gli Appennini. Queste, che si innalzano fino a quote elevate, determinano una spiccata continentalità dell area, un debole regime del vento e persistenti condizioni di stabilità atmosferica. Tutti questi fattori influenzano in modo determinante le capacità dispersive dell'atmosfera, e quindi le condizioni di accumulo degli inquinanti, soprattutto in periodo invernale, ma anche la presenza di fenomeni fotochimici nel periodo estivo. Riassumendo, il clima nella zona è di tipo continentale, ovvero caratterizzato da inverni piuttosto rigidi ed estati calde; l umidità relativa dell'aria è sempre piuttosto elevata. Le precipitazioni di norma sono poco frequenti e concentrate in primavera ed autunno. La ventilazione è scarsa in tutti i mesi dell anno. Durante l inverno il fenomeno di accumulo degli inquinanti è più accentuato, a causa della scarsa circolazione di masse d aria al suolo. La temperatura media è piuttosto bassa e l'umidità relativa è generalmente molto elevata. La presenza della nebbia è particolarmente accentuata durante i mesi più freddi. Lo strato d'aria fredda, che determina la nebbia, persiste spesso tutto il giorno nel cuore dell'inverno, ma di regola si assottiglia in modo evidente durante le ore pomeridiane. La zona centro-occidentale della pianura Padana, 38

43 specie in prossimità delle Prealpi, è interessata dalla presenza di un vento particolare, il foehn, corrente di aria secca che si riscalda scendendo dai rilievi. La frequenza di questo fenomeno è elevata nel periodo compreso tra dicembre e maggio, raggiungendo generalmente il massimo in marzo. Il fenomeno del foehn, che ha effetti positivi sul ricambio della massa d'aria quando giunge fino al suolo, può invece determinare intensi fenomeni di accumulo degli inquinanti quando permane in quota e comprime gli strati d'aria sottostanti, formando un inversione di temperatura. Di seguito si riportano tabelle riassuntive relative al clima dell area in esame (fonte: ARPA Lombardia, rapporto sulla qualità dell aria di Varese e Provincia, anno 2008): Tabella 5-1 Valori medi mensili. Stazione di Via Manin-Varese Tabella 5-2 Valori medi mensili. Stazione di Via Manin Varese e Lonate Pozzolo (Radiazione Solare) Lo studio della qualità dell aria ha assunto negli ultimi anni un importanza crescente, che ha determinato l istituzione di leggi volte ad un corretto monitoraggio di questo parametro ambientale. Per quanto riguarda la Regione Lombardia il quadro normativo relativo alla qualità dell aria si è notevolmente evoluto negli ultimi anni fino a che, con l introduzione della L.R. 24/2006, la Lombardia è diventata la prima regione italiana dotata di una legge organica contro l inquinamento atmosferico. 39

44 Sono stati introdotti limiti più restrittivi per quanto riguarda i parametri relativi agli inquinanti atmosferici e il controllo della qualità dell aria, finalizzato ad una migliore gestione, avviene ora in maniera più capillare utilizzando dati provenienti da reti di monitoraggio, registri di emissione e modellistica relativa alla dispersione delle sostanze sul territorio. In particolare, per la Regione Lombardia, sono presenti 154 stazioni di monitoraggio di cui 10 in provincia di Varese i cui dati vengono elaborati e resi disponibili da ARPA Lombardia. Figura 5-1 Centraline relative alla misurazione della qualità dell aria di ARPA Lombardia site limitrofamente al Comune di Lonate Pozzolo Per quanto riguarda le conoscenze della qualità dell aria della Provincia di Varese è possibile evidenziare dall analisi delle serie storiche relative all ultimo decennio come il miglioramento per tutti gli inquinanti considerati, tranne che per le polveri fini e l ozono, sia costante e progressivo. Le concentrazioni di questi ultimi (polveri sottili e ozono) si presentano stazionarie e possono raggiungere valori critici in quanto difficilmente controllabili. Questa situazione è dovuta al fatto che entrambi gli inquinanti e in particolare l ozono sono di origine secondaria, ossia originati dalla compresenza di altri inquinanti in atmosfera. L ozono, di cui praticamente mancano emissioni puntiformi, è facilmente generato in atmosfera in presenza di SO 2 e NOx. Anche il particolato può essere prodotto, oltre che dalla combustione di carburanti o da residui del traffico veicolare o per cause naturali, anche per via secondaria. In quest ultimo caso viene formato dalla combinazione in atmosfera di inquinanti ivi presenti. L origine secondaria rende molto difficile il controllo della formazione di particolato, in quanto questa diviene dipendente dalla presenza di precursori nell ambiente, che possono accumularsi anche in zone molto lontane dall effettiva origine degli stessi. La legislazione italiana, costruita sulla base della cosiddetta direttiva europea madre (Direttiva 96/62/CE recepita dal D.Lgs. 351/99), definisce che le Regioni sono l autorità competente in questo campo, e prevede la suddivisione del territorio in zone e agglomerati sui quali valutare il rispetto dei valori obiettivo e dei valori limite. La zonizzazione deve essere rivista almeno ogni 5 anni. La Regione Lombardia, sulla base dei risultati della valutazione della qualità dell aria, delle caratteristiche orografiche e meteoclimatiche, della densità abitativa e della disponibilità di trasporto pubblico locale con la D.G.R 2 agosto 2007, n.5290 ha modificato la precedente zonizzazione distinguendo il territorio nelle seguenti zone: ZONA A: agglomerati urbani (A1) e zona urbanizzata (A2) ZONA B: zona di pianura ZONA C: area prealpina e appenninica (C1) e zona alpina (C2) 40

45 Zona A Zona B Zona C area caratterizzata da: - concentrazioni più elevate di PM10, in particolare di origine primaria, rilevate dalla Rete Regionale di Qualità dell Aria e confermate dalle simulazioni modellistiche; - più elevata densità di emissioni di PM10 primario, NOx e COV; - situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti (velocità del vento limitata, frequenti casi di inversione termica, lunghi periodi di stabilità atmosferica caratterizzata da alta pressione); - alta densità abitativa, di attività industriali e di traffico; e costituita da: Zona A1 agglomerati urbani: area a maggiore densità abitativa e con maggiore disponibilità di trasporto pubblico locale organizzato (TPL); Zona A2 zona urbanizzata: area a minore densità abitativa ed emissiva rispetto alla zona A1. area caratterizzata da: - concentrazioni elevate di PM10, con maggiore componente secondaria; - alta densità di emissione di PM10 e NOx, sebbene inferiore a quella della Zona A; - alta densità di emissione di NH 3 (di origine agricola e da allevamento); - situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti (velocità del vento limitata, frequenti casi di inversione termica, lunghi periodi di stabilità atmosferica, caratterizzata da alta pressione); - densità abitativa intermedia, con elevata presenza di attività agricole e di allevamento. area caratterizzata da: - concentrazioni di PM10 in generale più limitate, rilevate dalla Rete Regionale di Qualità dell Aria e confermate dalle simulazioni modellistiche; - minore densità di emissioni di PM10 primario, NOx, COV antropico e NH 3 ; - importanti emissioni di COV biogeniche - orografia montana - situazione meteorologica più favorevole alla dispersione degli inquinanti - bassa densità abitativa e costituita da: Zona C1- zona prealpina e appenninica: fascia prealpina ed appenninica dell Oltrepo Pavese, più esposta al trasporto di inquinanti provenienti dalla pianura, in particolare dei precursori dell ozono Zona C2 - zona alpina: fascia alpina I Comuni della Provincia di Varese ricompresi in zona A1 fanno parte di un vasto agglomerato di comuni contigui che si estende nelle province di Milano, Como, Lecco e Varese e che costituisce l evoluzione recente della precedente Zona Critica Unica di Milano/Como/Sempione istituita con D.G.R. n. VII/13856 del 29/07/03. Gli altri Comuni della provincia ricadono in zona A2 o C1, come riportato nella mappa: 41

46 Zona A1: Agglomerati Zona A2: Zona urbanizzata Zona B: Zona di pianura Zona C1: Zona prealpina e appenninica Zona C2: Zona Alpina Figura 5-1 Zonizzazione della qualità dell aria dell area limitrofa al Comune di Lonate Pozzolo (ARPA Lombardia) Secondo la zonizzazione territoriale illustrata, si evidenzia come il territorio comunale di Lonate Pozzolo si trovi in Zona Urbanizzata A2. Nel Comune di Lonate Pozzolo è presente una centralina di ARPA Lombardia dedicata al monitoraggio di alcuni inquinanti: ossidi di azoto (NO 2, NOx) e Monossido di Carbonio. La centralina si trova in zona suburbana di periferia, dedicata alla misura dell inquinamento di fondo, ossia non influenzato dalle emissioni di sorgenti ubicate in vicinanza della stazione di misura. Saranno di seguito dettagliate le caratteristiche, le fonti, gli effetti e i limiti normativi degli inquinanti monitorati nel Comune di Lonate Pozzolo. 42

47 Ossidi di Azoto (NO, NO 2, NOx) Descrizione Gli ossidi d azoto sono 5 e tuttavia in aria ne esistono, in pratica, solo 3: il protossido d azoto (N 2 O), il monossido d azoto (NO), il biossido d azoto (NO 2 ). Le ultime due sono le specie di gran lunga prevalenti in atmosfera. Generalmente gli ossidi d azoto sono indicati con la formula generica NOx. In Atmosfera esistono anche le forme idrate degli ossidi stes-si e cioè gli acidi nitroso e nitrico. Il monossido e il biossido sono legati tra loro da una serie di reazioni che tendono a mantenerli in equilibrio il cosiddetto ciclo fotolitico dell azoto. Il biossido di azoto è da ritenersi fra gli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi, sia perché è per sua natura irritante, sia perché dà inizio, in presenza di forte irraggia-mento solare, ad una serie di reazioni fotochimiche secondarie che portano alla costitu-zione di sostanze inquinanti quali l'ozono complessivamente indicate con il termine di "smog fotochimico ". Fonti Il monossido d azoto è prodotto dalla reazione tra N 2 e O 2 nelle reazioni di combustione ad alta temperatura. Le fonti antropiche derivano sostanzialmente da questa reazione. Indipendentemente da varie stime effettuate si può osservare che la quantità di NO x di origine antropica sia equivalente a quella di origine naturale, anche se generalmente si osservano concentrazioni di NO x volte superiori in città che nelle aree rurali. Un contributo fondamentale all'inquinamento da biossido di azoto e derivati fotochimici è apportato, nelle città, dai fumi di scarico degli autoveicoli. L'entità delle emissioni può, in questo caso, va riare anche in funzione delle caratteristiche, dello stato del motore e delle modalità di utilizzo dello stesso, (valore della velocità, accelerazione ecc.). In generale l'emissione di ossidi di azoto è maggiore quando il motore funziona ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade ecc.). Nel corso degli ultimi anni l introduzione delle marmitte catalitiche ha ridotto in maniera solo marginale l emissione di questi composti. Effetti Le difese polmonari sono moto diminuite da una esposizione continua a concentrazioni di NO 2, crescono conseguentemente le allergie, le irritazioni polmonari, le bronchiti. Il biossido di azoto è un gas tossico irritante per le mucose ed è responsabile di specifiche patologie a carico dell'apparato respiratorio con diminuzioni delle difese polmonari (bronchiti, allergie, irritazioni). Gli ossidi di azoto contribuiscono alla formazione delle piogge acide e favoriscono l'accumulo di nitrati al suolo che possono provocare alterazione di equilibri ecolo gici ambientali Limiti stabiliti dal D.M. 60/2002 Tipo di limite Valore limite orario per la protezione della salute umana Valore limite per la protezione della salute umana Valore limite per la protezione degli ecosistemi Periodo di mediazione 1 ora anno civile anno civile Valore limite 200 µg/m 3 NO 2 da non superare più di 18 volte per anno civile 40 µg/m 3 NO 2 30 µg/m 3 NOx Margine di tolleranza Data entro la quale il valore limite deve essere raggiunto 50% del valore limite, pari a 100g/m 3, all entrata in vigore della direttiva 99/30/CE (19/7/99). Tale valore è ridotto il 1 gennaio 2001 e successivamente ogni 12 mesi, per raggiungere lo 0% al 1 gennaio % del valore limite, pari a 20μg/m3 all entrata in vigore della direttiva 99/30/CE (19/7/99). Tale valore è ridotto il 1 gennaio 2001 e successivamente ogni 12 mesi, per raggiungere lo 0% al 1 gennaio 2010 Nessuno 1 gennaio gennaio luglio

48 Monossido di Carbonio (CO) Descrizione Il monossido di carbonio (CO) è l'inquinante gassoso più abbondante in atmosfera, l'unico per il quale l'unità di misura con la quale si esprimono le concentrazioni è il milligrammo al metro cubo (mg/m 3 ). Il monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, inodore, insapore che pesa circa come l aria, è infiammabile e tossico. Il monossido di carbonio ha un periodo di permanenza in atmosfera abbastanza elevato, nell ordine di alcuni mesi. Esso è rimosso attraverso reazioni di ossidazione a CO 2 ; tali reazioni coinvolgono il metano e I radicali OH pr esenti in atmosfera. Fonti La combustione dei composti del carbonio avviene normalmente producendo CO 2 e H 2 O. In realtà durante le combustioni reali una parte del carbonio si trasforma anche in CO. Il CO prodotto dall uomo per il 90% è dovuto a immissioni da traffico. a concentrazione di CO emessa dagli scarichi dei veicoli è strettamente connessa alle condizioni di funzionamento del motore; si registrano concentrazioni più elevate con motore al minimo, ed in fase di decelerazione, condizioni tipiche d i traffico urbano intenso e rallentato. L inquinante, tuttavia, ha registrato negli ultimi anni un netto calo di concentrazione in atmosfera, soprattutto in funzione delle migliorate tecnologie nel campo degli autotrasporti. Effetti Limiti stabiliti dal D.M. 60/2002 Valore limite per la protezione della salute umana Il CO ha la proprietà di fissarsi all' emoglobina del sangue, impedendo il normale trasporto dell' ossigeno nelle varie parti del corpo. Il CO ha nei confronti dell'emoglobina un'affinità 220 volte maggiore rispetto all'ossigeno ed il composto che si genera (carbossiemoglobina) è estremamente stabile. Si è stimato che a concentrazioni di ppm la carbossiemoglobina presente nel sangue umano possa essere tra le 2 e le 5 volte superiori a quella fisiologica. A tali livelli di carbossiemoglobina si hanno: aumento dei ritmi cardiaci, della frequenza respiratoria, disturbi psicomotori. Gli organi più colpiti sono il sistema nervoso centrale e il sistema cardiovascolare, soprattutto nelle persone affette da cardiopatie. Periodo di mediazione Media massima giornaliera su 8 ore Valore limite 10 mg/m 3 Margine di Tolleranza 6 mg/m 3 all entrata in vigore della direttiva 2000/69 (13/12/2000). Tale valore è ridotto il 1 gennaio 2003, e successivamente ogni 12 mesi, secondo una percentuale annua costante, per raggiungere lo 0% al 1 gennaio 2005 Data entro la quale il limite deve essere rispettato 1 gennaio

49 Polveri totali sospese e PM10 Descrizione Fonti Effetti Le particelle sospese sono formate da elementi o composti chimici, da loro miscele allo stato solido o liquido che, a causa delle loro dimensioni restano in aria per periodi più o meno lunghi. Esse possono essere classificate in base alle loro dimensioni e alla loro composizione. La natura delle particelle è molto varia: ne fanno parte le polveri sospese, il materiale organico disperso dai vegetali (pollini e frammenti di piante), il materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall erosione del suolo o da manufatti (frazioni più grossolane). Nelle aree urbane il materiale particolato può avere origine da lavorazio -ni industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici), dall usura dell asfalto, degli pneumatici, dei freni e delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli con motore Diesel. Il rischio sanitario legato alle sostanze presenti in forma di particelle sospese nell aria dipende, oltre che dalla loro concentrazione, anche dalla dimensione delle particelle stesse. Le particelle di dimensioni inferiori costituiscono un pericolo maggiore per la salute umana, in quanto possono penetrare in profondità nell apparato respiratorio. Le fonti di particolato possono essere le più svariate. Le fonti naturali sono gli incendi, le eruzioni vulcaniche, l asportazione di polvere tramite vento. Difficile risulta stimare la quantità di polveri antropogeniche, esse sono comunque nell ordine delle centinaia di milioni di tonnellate nella UE. Sulle piante si formano incrostazioni che interferiscono con la fotosintesi e inibiscono lo sviluppo dei vegetali, li rendono aggredibili dagli insetti. Le foglie divengono inoltre un veicolo di trasporto delle polveri agli animali che le consum ano. La loro tossicità è in funzione delle dimensioni. Gli studi epidemiologici hanno mostrato una correlazione tra le concentrazioni di polveri in aria e la manifestazione di malattie croniche alle vie respiratorie, in particolare asma, bronchiti, enfisemi. A livello di effetti indiretti inoltr e il particolato agisce da veicolo per sostanze ad elevata tossicità, quali ad esempio gli idrocarburi policiclici aromatici. Limiti stabiliti dal D.M. 60/2002 per il PM10 Tipo di limite Valore limite giornaliero per la protezione della salute umana Valore limite annuale per la protezione della salute umana Periodo di mediazione 24 ore anno civile Valore limite Margine di tolleranza 50 µg/m 3 da non superare più di 35 volte per anno civile 50% del valore limite all entrata in vigore della direttiva. Tale margine si ridurrà a partire dal 1/1/2001 di una percentuale costante ogni 12 mesi. 40 µg/m 3 20 % del valore limite all entrata in vigore della direttiva. Tale margine si ridurrà a partire dal 1/1/2001 di una percentuale costante ogni 12 mesi. Data entro la quale il valore limite deve essere raggiunto 1 gennaio gennaio

50 Ozono (O 3 ) Descrizione Fonti Effetti L ozono è un gas formato da tre atomi di ossigeno, molto instabile che si dissocia facilmente in ossigeno molecolare e un atomo di ossigeno estremamente reattivo. Il gas è quindi un energico ossidante in grado di aggredire sia materiali organici sia inorganici. L ozono è un costituente naturale dell atmosfera, ma può anche essere considerato un inquinante secondario. L'ozono presente nella tropo sfera (lo strato atmosferico compreso fra il livello del mare e i 10 km di quota), ed in particolare nelle immediate vicinanze della superficie terrestre, è invece un componente dello "smog fotochimico" che si origina soprattutto nei mesi estivi in concomi tanza di un intenso irraggiamento solare e di un elevata temperatura. L ozono appartiene alla categoria più ampia dei cosiddetti Ossidanti Fotochimici di cui può essere considerato un marker affidabile. Non esistono significative sorgenti di tale inquinante che è invece prodotto da una serie di reazioni in atmosfera. L ozono stesso è inserito nelle reazioni del ciclo fotolitico dell azoto. Concentrazioni relativamente basse di ozono provocano effetti quali irritazioni alla gola, alle vie respiratorie e bruciore agli occhi; concentrazioni superiori possono portare alterazioni delle funzioni respiratorie. L'ozono è responsabile anche di danni alla vegetazione, con relativa scomparsa di alcune specie arboree dalle aree urbane (alcune specie vegetali, particolarmente sensibili alle concentrazioni di ozono in atmosfera, vengono oggi utilizzate come bioindicatori della formazione di smog foto chimico). Limiti stabiliti dal D.M. 60/2002 Tipo di limite Periodo di mediazione Valore bersaglio per il 2010 (1) Protezione della salute umana Protezione della vegetazione Media massima giornaliera su 8 ore (2) AOT 40 calcolato sulla base dei valori di un ora da maggio a luglio (4) 120 g/m 3 da non superare per più di 25 giorni per anno civile come media di 3 anni (3) g/m 3 *h come media su 5 anni (3) Tipo di limite Periodo di mediazione Obbiettivi a lungo termine Protezione della salute umana Protezione della vegetazione Massima media giornaliera su 8 ore per anno civile AOT 40 calcolato sulla base dei valori di 1 ora da maggio a luglio 120 g/m g/m 3 Tipo di limite Periodo di mediazione Soglie di informazione e di allarme (5) Soglia di informazione 1 ora 180 g/m 3 Soglia di allarme 1 ora 240 g/m 3 (1) Data dalla quale si verifica la corrispondenza con i valori bersaglio. Ciò significa che i valori del 2010 sono la base statistica per fissare gli obbiettivi per i successivi 3 e 5 anni. (2) La massima concentrazione media giornaliera su 8 ore è determinata analizzando le medie consecutive su 8 ore, calcolate in base ai dati orari aggiornati ogni ora. (3) In assenza di dati sufficienti per il valore bersaglio della protezione umana potrà essere usato un solo anno, e 3 anni per il valore di protezione della vegetazione. (4) AOT40 (g/m 3 *h) è la somma della differenza tra le concentrazioni orarie superiori a 80 g/m 3 e 80 g/m 3 in un periodo di tempo utilizzando solo i valori medi orari tra le 8 e le 20 di ogni giorno. (5) Valori da superarsi per 3 ore consecutive 46

51 Dai dati relativi alla centralina di Lonate Pozzolo è emerso come il biossido di azoto (NO 2 ) negli anni 2001, 2003, 2004, 2005 abbia raggiunto concentrazioni al disopra del limite dei 40 µg/m 3 (media annuale), seppur superando il margine di tolleranza solo per l anno 2006 (Figura 5-2). Confrontando tali valori con le medie provinciali relative allo stesso inquinante si rileva come tali valori non debbano essere considerati critici e siano in linea con le caratteristiche del territorio, non fortemente antropizzato µg/m Media annuale NO Media annua max consentita (DM 60/02) Margine di tolleranza 2 Figura 5-2 Medie annuali della concentrazione di biossido di azoto presso la centralina di Lonate Pozzolo Il superamento del margine di tolleranza nell anno 2006 si evidenzia come l unico superamento dei limiti di legge per quanto riguarda i dati relativi al periodo Lo stesso inquinante (il biossido di azoto) non ha mai fatto registrare superamenti del limite di 200 µg/m 3 per la media oraria, se non in un caso solamente: 1 Febbraio 2006, ore 18:00, 201 µg/m 3. Non si evidenziano quindi casi di inquinamento acuto da NO 2. Per quanto riguarda la presenza di ossidi di azoto (NOx), questi si attestano sempre al disopra del limite di protezione degli ecosistemi, fissato a 30 µg/m 3 (Figura 5-3) µg/m Medie annuali NOx Limite tutela della vegetazione (DM 60/02) Figura 5-3 Concentrazioni medie annuali di ossidi di azoto rispetto al limite di protezione degli ecosistemi (30 µg/m 3 ) 47

52 Gli ossidi di azoto (NOx) sono considerati inquinanti aspecifici, essendo un loro aumento di norma associato un generale peggioramento della qualità atmosferica. Il seguente grafico, rappresentante il variare delle concentrazioni medie mensili di questi composti per il periodo pone in evidenza un consistente aumento in particolare degli ossidi di azoto totali durante il semestre invernale. Questo può essere messo in relazione sia con il consistente aumento delle emissioni dovute ai riscaldamenti delle abitazioni, sia alla minore circolazione atmosferica invernale dovuta alle peculiari condizioni climatiche invernali, di inversione termica, sopradescritte µg/m gen-00 lug-00 gen-01 lug-01 gen-02 lug-02 gen-03 lug-03 gen-04 lug-04 gen-05 lug-05 gen-06 lug-06 gen-07 lug-07 gen-08 lug-08 gen-09 lug-09 NOx NO 2 Figura 5-4 Concentrazioni medie mensili degli ossidi di azoto nel periodo In conclusione, per quanto riguarda le emissioni di ossidi di azoto, sebbene l area risulta essere a forte densità emissiva, principalmente a causa della vicinanza con il sistema aeroportuale di Malpensa e alle emissioni dovute alla continua presenza di traffico aereo nella zona con particolare riferimento ai decolli, atterraggi e ai movimenti dei mezzi a terra, i valori riscontrati si mantengono entro livelli accettabili, tipici di aree prive di evidenti criticità. Sono di seguito rappresentati i grafici relativi ai dati riguardanti la presenza di monossido di carbonio in atmosfera ( Figura 5-5 e Figura 5-6): 48

53 mg/m 3 CO Limite stabilito dal DM 60/02 Figura 5-5 Medie sulle 8 ore della concentrazione di CO rispetto al limite consentito (DM 60/02) di 10 mg/m 3 mg/m CO Limite stabilito dal DM 60/02 Figura 5-6 Medie annuali della concentrazione di CO alla centralina di Lonate Pozzolo Il monossido di carbonio risulta presente con concentrazioni in atmosfera molto basse. Non si registrano superamenti, nella media delle 8 ore, del limite fissato a 10 mg/m 3 durante l anno 2009 ( Figura 5-5). Al contrario, il grafico mostra valori estremamente più bassi, spesso al disotto di 1 mg/m 3. Le medie annuali relative agli anni dell intero periodo esaminato (periodo ) non si discostano da questo standard, restando sempre prossime al valore di 1 mg/m 3. In considerazione di quanto sopra esposto si ritiene che questo inquinante non sia presente in concentrazioni pericolose per l area in esame. Dal momento che il Comune di Lonate Pozzolo è significativamente interessato dall attività dell Aeroporto Malpensa 2000, di seguito vengono inoltre riportati i grafici relativi alle componenti atmosferiche dell area di Malpensa. Il trasporto aereo è responsabile dell emissione di diversi inquinanti atmosferici, i quali, oltre ad essere nocivi per la salute, possono contribuire ai processi di acidificazione e alla formazione dell ozono troposferico, con potenziali ricadute negative sugli ecosistemi. Le emissioni inquinanti degli aeromobili sono stimate, in Europa, pari al 3% del totale. Le centraline prese in considerazione sono dislocate nel territorio circostante e sono dedicate al monitoraggio di inquinanti come il monossido di carbonio (CO), il biossido di azoto (NO 2 ), l ozono (O 3 ) e il PM10. I dati 49

54 rappresentano le medie mensili ricavate dai valori giornalieri pubblicati sul sito di ARPA per l area Malpensa/Varese. Nel dettaglio vengono considerati i dati inerenti tre stazioni poste nelle immediate vicinanze dell aeroporto (Ferno, Lonate Pozzolo, Somma Lombardo) e tre stazioni collocate in area urbanizzata (Busto Arsizio, Gallarate, Varese). Per gli inquinanti analizzati sono stati presi in considerazione i valori misurati da maggio 2009 ad aprile Per il biossido di azoto, dal grafico è evidente l andamento similare per le sei stazioni di misura. La concentrazione di NO 2 è al di sotto del limite di 40 g/m 3 da maggio 2009 fino ad agosto 2009, per poi superarlo ampiamente: si nota infatti un picco nel periodo invernale dovuto probabilmente all intensificarsi dell attività di trasporto. Nei mesi successivi si nota una progressiva diminuzione della concentrazione di tale inquinante ma rimane comunque a ridosso della soglia limite. Dai dati analizzati l area risulta essere ad alta emissività per ciò che concerne il biossido d azoto. Figura 5-7 Concentrazione media di biossido di azoto dell area Malpensa (fonte: SEA Aeroporti di Milano) La concentrazione di monossido di carbonio invece rispecchia le indicazioni ricavate dai grafici precedenti relativi alle centraline di Lonate Pozzolo nel Infatti i valori per l area di Malpensa risultano sempre al di sotto del limite di 10 mg/m 3, addirittura inferiori a 1,5 mg/m 3 durante tutto il periodo analizzato. Tale andamento dimostra che questo inquinante non rappresenta una criticità per l area in esame. 50

55 Figura 5-8 Concentrazione media di monossido di carbonio dell area Malpensa (fonte: SEA Aeroporti di Milano) Analogamente all andamento naturale, l ozono si presenta in concentrazioni rilevanti nel periodo estivo a seguito di reazioni fotochimiche, mentre nel periodo invernale si abbassa drasticamente. Infatti da maggio ad agosto la media si attesta sui 90 g/m 3 circa, per poi ridiscendere fino a circa 10 g/m 3 nei mesi più freddi e ricominciare a salire in primavera. In base alla soglia per la salute dell uomo prefissata dal D.M. del 16 Maggio 1996 (110 g/m 3 ), l andamento della concentrazione media di ozono nel periodo in esame risulta essere al di sotto di tale limite. Figura 5-9 Concentrazione media di ozono dell area Malpensa (fonte: SEA Aeroporti di Milano) La concentrazione media di polveri sottili (PM10) durante il periodo di riferimento presenta un andamento regolare nei mesi estivi, con valori relativamente bassi, intorno ai 20 g/m 3. Dall autunno si nota una certa tendenza all aumento di tali valori, con un picco invernale, in cui arrivano a sfiorare i 70 g/m 3. Negli ultimi mesi del periodo in esame la concentrazione media di PM10 si riabbassa nuovamente. Conseguentemente a 51

56 quanto evidenziato si può dedurre che la media annuale supera o comunque si attesta a ridosso del limite di 40 g/m 3 prefissato dal D.M. 60/2002. Figura 5-10 Concentrazione media di polveri sottili dell area Malpensa (fonte: SEA Aeroporti di Milano) Principali emissioni e criticità Come già detto l inquinamento atmosferico risulta in generale calo. Dai dati esaminati si registra come permangano unicamente inquinanti aspecifici, principalmente dovuti alle attività antropiche più diffuse, quali il traffico veicolare e, nel caso in esame, la presenza della zona aeroportuale. Tale affermazione è confermata dai dati SEA riguardanti le emissioni legate al traffico aeroportuale: si riscontrano elevati valori di emissione di ossidi di azoto durante l avvicinamento e la salita degli aeromobili dalla zona aeroportuale. Non si riscontrano invece sul territorio particolari fonti emissive puntiformi di origine industriale. Vengono infine sintetizzati gli indicatori di stato caratterizzanti il comparto aria: Tabella 5-3 Indicatori di stato relativi al comparto aria Lonate Pozzolo Indicatore Limiti di legge Valori rilevati per l anno 2009 NO 2 Media annua massima consentita: 40 µg/m 3 36,03 µg/m 3 NOx CO Media annua massima per la protezione degli ecosistemi: 30 µg/m 3 72,51 µg/m 3 Media massima sulle 8 ore della concentrazione di CO: 10 mg/m 3 0,77 mg/m Suolo e sottosuolo Normativa di riferimento L.R. 12/2005 "Legge per il governo del territorio" 52

57 D.G.R. 28 Maggio 2008 n. 8/7374 "Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Goverto del Territorio, in attuazione dell'art. 57 della L.R. 12/2005" Stato di fatto Si riportano i dati relativi allo studio della Componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio ai sensi della L.R. 12/2005 e secondo i criteri della D.G.R. n. 8/7374/08 affidato allo Studio Idrogeotecnico Associato Dott. Geol. E. Ghezzi, redatto nell anno Geomorfologia Il territorio comunale di Lonate Pozzolo, ubicato in sinistra idrografica del Fiume Ticino, si posiziona nel contesto morfologico dell Alta Pianura Lombarda caratterizzata da morfologie legate a deposizione fluvioglaciale e fluviale di età quaternaria. Nell'assetto morfologico del territorio spicca per importanza la piana alluvionale del F. Ticino racchiusa entro una valle profondamente incassata i cui fianchi sono costituiti da scarpate acclivi con dislivelli compresi tra 60 e 40 m decrescenti verso Sud. Ai margini della valle del F. Ticino, l intera area è caratterizzata dalla presenza di estese piane fluvioglaciali separate e ben distinte dalla presenza del grande terrazzo di Cardano al Campo, di forma grossomodo triangolare e allungata verso Sud. La piana più rilevata, e visibile a Ovest dell abitato di Lonate Pozzolo, è quella costituita dai depositi più antichi presenti nella zona. La piana più recente circonda invece questa zona più antica separandosene con un dislivello di circa 10 m. Quest ultima costituisce la maggior parte del territorio comunale sino alla scarpata in prossimità del Fiume Ticino. Questa piana attualmente viene denominata come Brughiera di Casorate - Malpensa. In questa sono presenti numerose cave che la incidono fino a m dal piano campagna. Il reticolo idrografico del territorio è costituito principalmente dal F. Ticino e T. Arno e da una fitta rete di canali irrigui/industriali, tra i quali i più importanti, come portata sono il Canale Industriale e il Canale Villoresi. Geologia Le unità geolitologiche presenti in affioramento sono di seguito elencate e descritte dalla più recente e superficiale alla più antica: Unità Postglaciale (Pleistocene superiore - Olocene) L unità è costituita da depositi fluviali, palustri e di versante colluviali con profilo di alterazione assente e suolo poco sviluppato, di spessore inferiore al metro. Da un punto di vista litologico, i depositi presentano caratteristiche diverse in funzione della facies sedimentaria di appartenenza: - depositi fluviali: costituiti da ghiaie medio - grossolane a supporto di matrice sabbiosa, da sabbie a stratificazione orizzontale e da sabbie fini e limi a laminazione pianoparallela orizzontale. - depositi lacustri: costituiti da limi e argille a laminazione pianoparallela orizzontale o massivi, con intercalati livelli di torba. - depositi di versante colluviali: costituiti da sabbie, limi e ghiaie con aspetto massivo, dovuti a fenomeni di soliflusso, presenti lungo le scarpate che bordano il Fiume Ticino. Alloformazione di Cantù (Pleistocene superiore. Corrisponde al Würm degli autori precedenti) L unità è costituita da soli depositi fluvioglaciali con profilo di alterazione poco evoluto, inferiore ai 2 m, e con colore della matrice che rientra nella pagina 10YR delle Munsell Soil Color Charts. Da un punto di vista litologico tali depositi sono costituiti da ghiaia e sabbia grossolana a supporto di matrice fino a sabbia fine limosa, generalmente a stratificazione orizzontale. Allogruppo di Besnate (Pleistocene medio - Pleistocene superiore. Corrisponde al Riss degli autori precedenti) 53

58 Sono state distinte nell ambito dell allogruppo due unità differenti sia per età sia per composizione litologica, ben visibile in una cava sita a Sud dell abitato di Lonate Pozzolo. Il limite tra queste due unità è, però, di difficile posizionamento per mancanza di affioramenti che possano aiutare nella loro distinzione nel territorio comunale. - Unità di Mornago: L unità è costituita da depositi fluvioglaciali con profilo di alterazione poco evoluto, con spessore di circa 2.5 m, e con colore della matrice rientrante nella pagina 10YR delle Munsell Soil Color Charts. L alterazione, in genere, è limitata al 30-50% dei clasti con litotipi calcarei decarbonatati e litotipi cristallini parzialmente arenizzati (per almeno 1 cm di spessore). E sempre presente una copertura loessica di colore 10YR. Da un punto di vista litologico, i depositi fluvioglaciali sono costituiti da ghiaie da medie a grossolane e sabbie stratificate o con laminazione a festoni (tipiche di un corso d acqua braided), sabbie e ghiaie a laminazione incrociata a grande scala. - Unità di Sumirago: L unità è costituita da depositi fluvioglaciali con profilo di alterazione relativamente poco evoluto, di spessore compreso tra 3.5 m e 4.5 m, e con colore della matrice rientrante nella pagina 10YR delle Munsell Soil Color Charts. L alterazione, in genere, è limitata al 30-50% dei clasti con litotipi calcarei decarbonatati e litotipi cristallini parzialmente arenizzati (per almeno 1 cm di spessore). E sempre presente una copertura loessica di colore 10YR. Da un punto di vista litologico, i depositi fluvioglaciali sono costituiti da ghiaie stratificate a supporto di clasti o a supporto di matrice sabbiosa, da sabbie grossolane pulite a stratificazione pianoparallela orizzontale o incrociata e da limi a laminazione pianoparallela. Alloformazione di Golasecca (Pleistocene medio. Corrisponde al Riss pro parte degli autori precedenti) L alloformazione è costituita da depositi fluvioglaciali con un profilo di alterazione evoluto, spesso circa 5 m e con un colore della matrice variabile tra le pagine 10YR e 7.5YR delle Munsell Soil Color Charts. In genere il 50% dei clasti è alterato. Da un punto di vista litologico, i depositi fluvioglaciali sono costituiti da ghiaie e sabbie a stratificazione incrociata planare che definisce delle barre linguoidi immergenti verso Sud - Est, in ambiente fluviale braided. Possono essere presenti, anche se non visibili in affioramento nel territorio comunale, due coltri loessiche: una inferiore, con spessori di 70 cm, di colore rossiccio e una superiore, con spessori di cm, di colore bruno scuro. UNITA' POSTGLACIALE UNITA' DI MARNAGO UNITA' DI SUMIRAGO ALLOFORMAZIONE GOLASECCA N CANALE VILLORESI LOCALITA' GAGGIA S m s.l.m CANALE INDUSTRIALE F. TICINO Figura 5-11 Sezione delle unità geolitologiche presenti nel territorio comunale di Lonate Pozzolo Pedologia La caratterizzazione pedologica dei terreni è stata effettuata tramite l'analisi delle unità cartografiche riportate nella pubblicazione Progetto Carta Pedologica I Suoli del Parco Ticino Settore Settentrionale, edita da ERSAL 1992 (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo della Lombardia). L elaborazione dei dati a disposizione ha permesso la definizione di sei unità con caratteristiche litologiche, pedologiche e geotecniche omogenee, le cui principali caratteristiche sono di seguito riportate: 54

59 1) Unità Postglaciale PgT (Area occidentale, limitrofa al Fiume Ticino) Caratteri morfologici: Piana alluvionale attuale del F. Ticino: comprende tutte le zone esondate o esondabili adiacenti il corso d acqua. Caratteri litologici: Depositi fluviali e di esondazione a granulometria variabile: alternanze di ghiaie medio grossolane in matrice sabbiosa nelle zone di maggior apporto detritico, sabbie fini e limi nei settori a minore energia di sedimentazione. Pedologia: Aree prossime all asta fluviale: Consociazione di suoli da molto sottili a sottili, limitati da substrato sabbioso molto pietroso, tessitura da moderatamente grossolana a grossolana, drenaggio da rapido a mediocre. Aree più esterne all asta fluviale: Consociazione di suoli moderatamente profondi, limitati da substrato sabbioso o molto pietroso, tessitura grossolana, drenaggio buono. Assetto geologico-tecnico: Terreni da granulari sciolti a coesivi con stato di consistenza da tenero a medio. In profondità terreni mediamente addensati Caratteristiche geotecniche da scadenti a discrete. Permeabilità alta. Drenaggio: Drenaggio delle acque discreto sia in superficie che in profondità; superficie di saturazione a debole profondità dal piano campagna, con escursioni in diretta relazione con gli episodi di piena. 2) Unità Postglaciale PgA (Area Meridionale, limitrofa all alveo del Torrente Arno) Caratteri morfologici: Area di spaglio del T. Arno, leggermente ribassata rispetto alle piane circostanti. Caratteri litologici: Depositi lacustri costituiti da limi ed argille laminate o massive, con locali intercalazioni di torba. Pedologia: Aree di recente impaludamento legate allo spandimento delle acque del T. Arno e conseguenti ai lavori di canalizzazione del Canale Villoresi. Assetto geologico-tecnico: Terreni coesivi con stato di consistenza molle e caratteristiche geotecniche scadenti. In profondità terreni mediamente addensati. Permeabilità molto bassa. Drenaggio: Drenaggio difficoltoso sia in superficie che nel primo sottosuolo. 3) Unità Postglaciale/Alloformazione di Cantù V (Area immediatamente successiva all alveo del Fiume Ticino) Caratteri morfologici: Scarpate acclivi, a tratti subverticali, costituenti i fianchi della valle del F. Ticino, con dislivelli compresi tra 60 e 40 m, decrescenti verso Sud; la continuità delle scarpate viene interrotta dalla locale presenza di piane fluvioglaciali residue dove affiorano i depositi appartenenti all Alloformazione di Cantù. Caratteri litologici: Depositi colluviali in superficie costituite da sabbie fini e limi con locali intercalazioni ghiaiose. In profondità ghiaie da medie a grossolane e sabbie. Pedologia: Suoli da molto sottili a sottili, limitati da substrato molto pietroso, tessitura grossolana, drenaggio rapido. Assetto geologico-tecnico: Terreni coesivi in superficie con scadenti caratteristiche geotecniche; in profondità terreni da mediamente addensati a ben addensati. Permeabilità alta. Drenaggio: Ruscellamento concentrato delle acque meteoriche non regimate, con conseguenti fenomeni di erosione diffusa della copertura. Possibile presenza di orizzonti saturi in corrispondenza del piede della scarpata. 4) Allogruppo di Besnate BMo (Area Centro-Meridionale del territorio comunale) Caratteri morfologici: Piana fluvioglaciale delimitata ad Ovest dalla valle del F. Ticino, a morfologia pianeggiante con blande ondulazioni testimonianti uno stadio iniziale di evoluzione del reticolo idrografico. Caratteri litologici: depositi fluvioglaciali costituiti da ghiaie medie e grossolane a supporto clastico con matrice sabbiosa; profilo di alterazione poco sviluppato (spessore di circa 2.5 m); copertura loessica di limi sabbiosi. Pedologia: Consociazione di suoli da sottili a moderatamente profondi, tessitura da media a grossolana, drenaggio da rapido a buono; suoli profondi, tessitura media, drenaggio mediocre. Assetto geologico-tecnico: Terreni granulari da sciolti a mediamente addensati fino a 3-4 m di profondità, con caratteristiche geotecniche discrete, passanti in profondità a terreni da addensati a molto addensati, con buone caratteristiche geotecniche. Permeabilità medio-alta. Drenaggio: Drenaggio delle acque generalmente buono in superficie e in profondità, localmente mediocre per la presenza di terreni fini superficiali. 55

60 5) Allogruppo di Besnate BSu (Area Nord-Orientale del Territorio comunale) Caratteri morfologici: Piana fluvioglaciale avente caratteristiche morfologiche analoghe all Unità di Mornago. Caratteri litologici: Depositi fluvioglaciali costituiti da ghiaie sia a supporto clastico che di matrice sabbiosa localmente limosa; profilo di alterazione relativamente poco evoluto (spessore tra 3.5 e 4.5 m); copertura loessica di limi sabbiosi. Pedologia: Consociazione di suoli moderatamente profondi, limitati da substrato sabbioso molto pietroso, tessitura da media a moderatamente grossolana in superficie e grossolana in profondità, drenaggio buono. Assetto geologico-tecnico: Terreni granulari da sciolti a mediamente addensati fino a 3-4 m di profondità, con caratteristiche geotecniche discrete, passanti in profondità a terreni da addensati a molto addensati, con buone caratteristiche geotecniche. Permeabilità media. Drenaggio: Drenaggio delle acque discreto sia in superficie che in profondità. 6) Alloformazione di Golasecca Go (Area relativa all associazione di Golasecca, formante una cresta in porzione centro settentrionale) Caratteri morfologici: Area altimetricamente rilevata rispetto alle piane circostanti con morfologia lievemente ondulata. Caratteri litologici: Depositi fluvioglaciali costituiti da ghiaie e sabbie profondamente alterate (profilo di alterazione di circa 5 m). Copertura loessica limoso-argillosa colluviata con spessore complessivo di circa 2.5 m. Pedologia: Consociazione di suoli molto profondi, tessitura media in superficie e da media a moderatamente fine in profondità, drenaggio buono. Assetto geologico-tecnico: Terreni coesivi con stato di consistenza da medio a consistente entro i primi 2 m dalla superficie con caratteristiche geotecniche da scadenti a discrete. In profondità presenza di terreni granulari addensati. Permeabilità medio-bassa. Drenaggio: Drenaggio difficoltoso per la bassa permeabilità secondaria dei depositi; in superficie presenza di zone di ristagno delle acque meteoriche e locali formazioni di orizzonti saturi anche a debole profondità. Uso del Suolo L ARPA Lombardia individua, quali indicatori di stato caratterizzanti il comparto suolo, l uso del suolo e il grado di impermeabilizzazione del suolo. Questi due dati, caratterizzanti il territorio comunale, sono stati elaborati da ARPA Lombardia utilizzando la tecnologia dell analisi dati satellitare (Land Cover ARPA), volta alla produzione della cartografia di base di uso del suolo, al momento aggiornata al Il metodo di classificazione del suolo divide il territorio comunale secondo le 5 classi di I livello di copertura del suolo, definite dal progetto europeo Corine Land Cover e denominate: aree artificiali, aree agricole, aree boschive e seminaturali, aree umide, corpi idrici. Il grado di impermeabilizzazione del suolo, anch esso aggiornato al 2005, è stato sviluppato mediante rilevamento satellitare volto ad identificare la quota legata allo sviluppo dell urbanizzazione; resta quindi esclusa la quota determinata da altre cause quali la compattazione dei suoli dovuta all agricoltura intensiva. I dati sono espressi in percentuale di territorio in cui si registra la presenza di aree in cui il suolo è impermeabilizzato. Di seguito (Tabella 5-4) sono presentati i dati relativi all uso del suolo ed all impermeabilizzazione del suolo nel Comune di Lonate Pozzolo. Tabella 5-4 Indicatori di stato relativi al comparto suolo (ARPA Lombardia, Rapporto sullo stato dell ambiente in Lombardia ). Indicatore Uso del suolo Lonate Pozzolo Aree artificiali 36.10% (10,40 Km 2 ) Aree agricole 19% (5,48 Km 2 ) Valori Aree boschive e seminaturali 41.40% (11,93 Km 2 ) Aree umide 0% (0,00 Km 2 ) Corpi idrici 3.50% (1,01 Km 2 ) Superficie comunale: Km 2 Grado di impermeabilizzazione del suolo 20.5% 56

61 Per quanto riguarda la presenza di siti contaminati si evidenzia la presenza di quattro siti potenzialmente contaminati e di un sito bonificato. Tali aree, da considerare in modo critico, dovranno essere adeguatamente monitorate e, dove possibile, valorizzate. Il numero esiguo di questi siti in territorio comunale non è indice di particolari criticità per quanto riguarda questo comparto. Rischio idrogeologico Nel territorio comunale di Lonate Pozzolo sono presenti zone di criticità o vulnerabilità geologica principalmente dovuta al rischio idrologico imputabile alla presenza di corsi d acqua. Le suddette aree incorniciano il territorio comunale sui lati orientale, occidentale e meridionale e sono dovute alla presenza a ovest del Fiume Ticino e a est e a sud del Torrente Arno. Sono poi presenti aree in cui la fattibilità geologica è limitata da possibili contaminazioni del terreno (vasche volano, ex discariche, aree di spagliamento acque del Torrente Arno) o alla stabilità dei suoli e alla vulnerabilità degli acquiferi sottostanti. In questo caso dovrà essere valutata la compatibilità ambientale di qualsiasi opera volta a modificare il suolo, in modo da evitare ogni possibile ripercussione dovuta a interazioni con il particolare substrato. Su queste aree sarà necessario un parere geologico su qualsiasi intervento volto a modificare la destinazione d uso del suolo. Le principali rischiosità di natura idrogeologica individuate per quanto riguarda il territorio comunale di Lonate Pozzolo sono quindi riassumibili con: Il pericolo di esondazione del Fiume Ticino; per il quale sono state delineate le fasce fluviali di rispetto (documento PAI). Il pericolo di Esondazione del Torrente Arno; per il quale sono state stabilite fasce di maggior rischio di esondazione (PAI). Attività estrattive La presenza di attività di cava costituisce di per sé un impatto sia dal punto di vista paesaggistico-ambientale sia per il possibile aumento della vulnerabilità dell acquifero sottostante a causa della diminuzione dello strato superficiale di suolo. Il territorio comunale di Lonate Pozzolo è caratterizzato dalla presenza di alcune attività estrattive delle quali due in attività e due in stato di riqualificazione e recupero. Il piano cave vigente per la provincia di Varese, in cui rientrano le informazioni relative alle cave di Lonate Pozzolo, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 25/11/2008 su delibera del Consiglio Regionale del 30/09/2008 N. VIII/698. Il piano cave attuale prevede una definizione delle attività estrattive come di seguito: a) Ambito territoriale estrattivo: unità territoriale di riferimento in cui è consentita l attività estrattiva nel periodo di validità del piano cave; può comprendere uno o più insediamenti produttivi ciascuno costituito da cava, impianti ed attività connesse. b) Cava di recupero: cava cessata in cui è consentita la temporanea ripresa dell attività estrattiva al solo fine di consentirne il recupero ambientale secondo tempi e modalità stabiliti nel progetto di sistemazione ambientale. c) Cava di riserva: cava destinata alla produzione di materiali inerti da utilizzare esclusivamente per le occorrenze di opere pubbliche. d) Giacimento sfruttabile: parte del territorio provinciale interessata dalla presenza di risorse minerali di cava priva di vincoli non eliminabili e ostacoli che ne impediscano lo sfruttamento. Per ogni ambito territoriale estrattivo la Provincia prescrive, ove necessario, opere e misure per la definizione ed il monitoraggio idrochimico e idrodinamico delle acque di falda. Si fa presente che il Comune di Lonate Pozzolo (VA), in seguito alla richiesta esplicita di alcune società estrattive operanti nel territorio comunale, con Delibera della Giunta Comunale n. 17 del , ha disposto la costituzione di una commissione tecnica con il compito di analizzare le problematiche relative all escavazione in falda nei poli estrattivi presenti entro il Comune. 57

62 A tale scopo nel luglio 2006 è stato redatto lo Studio di fattibilità relativa all escavazione in falda nel comune di Lonate Pozzolo analisi delle problematiche, redatto da Prof. Vincenzo Francani del Politecnico di Milano e dallo Studio Idrogeotecnico Associato. Ad oggi, tuttavia, l Art. 31 della Normativa Tecnica del Nuovo Piano Cave vieta l attività estrattiva sottofalda. L art. 30 della stessa riferisce che nelle nuove cave e nell ampliamento delle cave esistenti di ghiaia e sabbia la profondità massima di escavazione deve mantenersi almeno 2 m al di sopra del massimo livello noto raggiunto dalla falda freatica nell ultimo decennio. Le cave presenti in comune di Lonate Pozzolo sono le seguenti: C1 Cave del Ticino Località S. Anna Ambito Territoriale Estrattivo ATEg1 Settore ghiaia e sabbia Fa parte dell ambito territoriale estrattivo e occupa 79,4 ha; l area estrattiva è di 37,4 ha, di cui 23,4 ha sono in ampliamento su terreni interessati da prati pingui ed aree agricole occupate da seminativi semplici. Secondo il vigente Piano cave (25/11/2008) lo spessore utile sopra falda del giacimento corrisponde a circa m, le riserve identificate ammontano a circa m 3, mentre la produzione decennale programmata è di m 3. Presenta un fronte di scavo di circa 36 m dal p.c. senza interessamento della superficie piezometrica. La destinazione finale di tale area di cava sarà il recupero ad uso ricreativo. Le scarpate saranno riqualificate con semina e piantumazione di impianti arboreo-arbustivi, così come il fondo cava. L area di ampliamento è soggetta ai seguenti vincoli: a) Ambientali: D.Lgs. 490/99 art. 146 lettere: f) parchi (*); g) boschi b) Sicurezza: D.P.R. 128/59 Polizia mineraria art. 104 distanze (b) m 20 da sostegni di elettrodotti (*). c) Altri: L.R. n 8/76 art. 25 (Disboscamento e cambio uso del suolo) (*) * vincoli presenti nell area estrattiva Figura 5-12 Panoramica di Cave del Ticino (Polo S. Anna) 58

63 Figura 5-13 Vista Cave del Ticino Figura 5-14 Vista Cave del Ticino C2 Cave di Lonate / C3 F.lli Mara Località Cascina Calderona Ambito Territoriale Estrattivo ATEg2 Settore ghiaia e sabbia Fa parte dell ambito territoriale estrattivo e occupa 112,9 ha; l area estrattiva è di 30,1 ha, di cui 23,7 ha sono in ampliamento. All interno è attiva un unica grande cava a fossa di ghiaia e sabbia, suddivisa in due cantieri di cava (C2 e C3), gestiti rispettivamente dalla ditta Cave di Lonate S.r.l. e dalla ditta F.lli Mara S.r.l. Secondo il vigente Piano cave (25/11/2008) lo spessore utile sopra falda del giacimento corrisponde a circa m, le riserve identificate ammontano a circa m 3, mentre la produzione decennale programmata è di m 3. Presenta un fronte di scavo di circa m dal p.c. senza interessamento della superficie piezometrica. La destinazione finale dell area sarà il recupero ad uso agricolo e naturalistico; le scarpate saranno piantumate con impianti arboreo-arbustivi mentre il fondo con prato alberato. Si subordina al Parco del Ticino il parere di consentire su parte di un area estrattiva ad uso agricolo una destinazione di uso ricreativo e verde pubblico, mantenendo inalterata l estensione dell area estrattiva, sulla quale si prevede un recupero ad uso naturalistico. L area di ampliamento è soggetta ai seguenti vincoli: a) Ambientali: D.Lgs. 490/99 art. 146 lettere: f) parchi (*); g) boschi 59

64 b) Sicurezza: D.P.R. 128/59 Polizia mineraria art. 104 distanze : (a) m 20 da strade comunali; (b) m 20 da sostegni di elettrodotti (*); (c) m 50 da collettori di fogna. c) Altri: L.R. n 9/776 artt. 4-6 (Autorizzazione al taglio boschi) * vincoli presenti nell area estrattiva Figura 5-15 Panoramica delle Cave di Lonate (F.lli Mara). In primo piano gli elementi di riqualificazione, sullo sfondo le attività estrattive. Figura 5-16 Vista Cave di Lonate (F.lli Mara) 60

65 Figura 5-17 Vista Cave di Lonate (F.lli Mara) Cava Cascina Maggia Cave di recupero R6g (Recuperi non in attività) Settore ghiaia e sabbia Essendo qualificata come area estrattiva di recupero nel Piano Cave risulta inattiva e recuperata mediante riempimento di materiale proveniente dall attività di scavi effettuati per la realizzazione dell aeroporto intercontinentale della Malpensa. Infatti non viene inserita nel nuovo Piano Cave in quanto la stessa rientra nelle aree di intervento prioritario del Piano d Area Malpensa. Tale cava è oggetto di uno specifico progetto di riassetto che non prevede la commercializzazione di materiale. Gli impianti ivi presenti sono stati trasferiti alle Cave del Ticino poste più a sud mentre in questo polo sono in corso opere di riqualificazione e utilizzo differenziato dello spazio utile (parcheggio). L area era inoltre sede logistica di un produttore di cementi, anch esso trasferitosi. È previsto, per l estremità settentrionale della cava, l inserimento di un impianto di compostaggio. Figura 5-18 Cava dismessa Cascina Maggia. Si nota sulla destra l area a parcheggio e sullo sfondo la zona che sarà adibita ad impianto di compostaggio. Per quanto riguarda la Fossa Bustese, inattiva e sede di lavorazione e vagliatura di materiale proveniente dall adiacente Cave del Ticino, si evidenzia un pessimo stato dei luoghi e il fondo cava risulta impaludato. 61

66 Al momento l area risulta in via di riqualificazione da parte del Parco del Ticino. Figura 5-19 Fossa Bustese Di seguito è rappresentata la localizzazione dei soprariportati siti estrattivi: Cava Cascina Maggia Cave del Ticino Cave di Lonate (F.lli Mara) Fossa Bustese Figura 5-20 Localizzazione delle cave nel Comune di Lonate Pozzolo 62

67 5.2.3 Ambiente idrico Normativa di riferimento D.P.R. 24/05/1988 n. 236 "Attuazione della direttiva 80/778/CEE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano" D.Lgs. 2 febbraio 2001 n. 31 Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano D.Lgs. 3 Aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale D.G.R. 25 Gennaio 2002 n. 7/7868 "Determinazione del reticolo idrico principale. Trasferimento delle funzioni relative alla polizia idraulica concernenti il reticolo idrico minore come indicato dall'art. 3 comma 114 della L.R. 1/ Determinazione dei canoni regionali di polizia idraulica" Stato di fatto Il reticolo idrografico principale per il territorio di Lonate Pozzolo è costituito dal F. Ticino e dal T. Arno ai sensi dell allegato A della D.G.R. n. 7/7868/2002. Il territorio di Lonate Pozzolo non è interessato dalla presenza di reticolo idrografico minore, desumibile ai sensi della D.G.R. 7/7868/2002 per differenza dal reticolo principale indicato dall Allegato A della delibera stessa. L assenza di corsi d acqua minori è evidenziata dalle cartografie IGM e CTR e dall esame delle mappe catastali dalle quali non risultano esistere corsi d acqua di proprietà demaniale. Sono invece presenti nel territorio comunale canali artificiali gestiti da Consorzi di Bonifica indicati nell All. D alla citata delibera (Consorzio Est Ticino-Villoresi). Corsi d acqua superficiali Torrente Arno Inquadramento geografico Il Torrente Arno, si sviluppa nella parte meridionale della Provincia di Varese e contribuisce a costituire la struttura principale della rete idrica superficiale del territorio compreso fra l'anfiteatro morenico del lago di Varese a Nord, il Torrente Strona ed il Fiume Ticino a Ovest, il canale Villoresi a Sud ed il Fiume Olona ad Est. Il bacino idrografico del Torrente Arno ha una superficie di 52,92 km 2 di cui 20,35 km 2 di bacino proprio e 32,57 km 2 dei bacini dei suoi principali affluenti. Nasce nel territorio del Comune di Gazzada Schianno e scende in direzione Nord-Sud lungo l'omonima Valdarno fino all'ingresso in Gallarate; il percorso del Torrente è circa parallelo a quello dell'autostrada A8 Milano-Varese. Il Torrente Arno ha una lunghezza complessiva di 28,56 km, di cui 15,96 km nella parte montuosa-collinare e 12,60 km nella parte di pianura. Ad oggi sono stati oggetto di sistemazione idraulica, con interventi di protezione spondale, circa 12,1 km di alveo. Complessivamente i tratti urbani del Torrente Arno assommano a 16,72 km pari al 62% della lunghezza complessiva; risultano tombinati n. 4 tratti di alveo in Gazzada ed in Gallarate, per una lunghezza complessiva di 0,50 km. L'asta fluviale presenta una pendenza media nel tratto a monte pari al 0,7% e pari al 0,4% nel tratto di valle. Nella sua parte montano-collinosa, cioè fino al suo ingresso nell'abitato di Gallarate, questo corso d'acqua riceve gli apporti di numerosi rivi secondari con idrologia temporanea e legata a eventi meteorici, privi di una denominazione precisa. Ne consegue che in tempo asciutto le acque che vi scorrono provengono per la quasi totalità da scarichi fognari, civili o industriali. Con l'estensione della rete di collettori fognari intercomunali del Consorzio di depurazione ivi operante, si può prevedere una ulteriore riduzione delle portate di magra. I principali affluenti del Torrente Arno sono: il Torrente Scirona, il riale della Trenca, il Torrente Riale, il riale di Oggiona-Carnago, il fosso Tenore e la roggia Sorgiorile. Con l'immissione del Sorgiorile in Gallarate (in corrispondenza del ponte di via Ronchetti) si può considerare esaurito il bacino idrografico del Torrente Arno, il quale, più a valle, non riceve apporti da altri tributari. In effetti a valle della città di Gallarate non ha più significato parlare di un bacino imbrifero del Torrente in quanto, a causa dell'elevata permeabilità dei terreni circostanti, la superficie drenante si riduce ad una fascia di qualche decina di metri. Il corso d acqua in questa zona si presenta fortemente banalizzato e simile ad un canale artificiale. 63

68 Nel suo tratto finale, in località S. Antonino Ticino (fraz. di Lonate Pozzolo) e Vanzaghello, il fondo alveo del Torrente è all'incirca alla stessa quota del terreno circostante. Viceversa, in tempo di pioggia, si hanno notevoli portate derivanti sia dal bacino idrografico vero e proprio, sia dalle aree urbanizzate con l'entrata in funzione degli apposti sfioratori disposti sulle reti fognarie comunali miste. Il tracciato del corso d'acqua a valle del depuratore di S. Antonino ha recentemente subito notevoli modifiche a seguito dell'attuazione delle opere di sistemazione idraulica iniziate nei primi mesi del 2000 e terminate con la messa in esercizio delle stesse, nell aprile Precedentemente alla realizzazione di tali opere, il Torrente risultava privo di recapito finale; l alveo si esauriva poco a valle del depuratore di S. Antonino Ticino a Lonate Pozzolo e a partire da questa zona spagliava tra le campagne dei comuni di Castano Primo, Nosate, Vanzaghello, creando con il passare del tempo un ampia zona di impaludamento. Le carte storiche catastali ( , inizi 1900) riportano la traccia dell alveo fino all abitato di S. Antonino Ticino. La zona di spagliamento si caratterizzava da estensione variabile in funzione della piovosità e delle arginature artificiali realizzate per proteggere le aree limitrofe. Le acque del Torrente Arno allo stato attuale sono addotte, tramite un canale di prolungamento del corso d acqua a partire dall impianto di depurazione di S. Antonino Ticino, in tre bacini di accumulo/sedimentazione/disperdimento ubicati sull area di confine tra i Comuni di Lonate e Castano Primo. Quando le portate in arrivo superano la capacità di infiltrazione dell ultimo bacino le portate in ingresso alle prime due vasche sfiorano in un apposito canale di bypass, realizzato a valle del manufatto di immissione negli invasi e costituente argine-canale lungo il lato settentrionale degli stessi. Le acque sfiorano quindi in un canale di collegamento fino allo scarico nel Canale Marinone. Nell utilizzo di questi dispositivi bisogna considerare lo stato pessimo delle acque del Torrente Arno, che sicuramente influenzano negativamente la zona di spaglio con accumulo di notevoli quantità di sedimenti inquinati e che non possono essere convogliate in corpi idrici di buna qualità per non comprometterne lo stato globale. A tal fine, per evitare un eccessivo carico alle vasche di spagliamento, lo scarico del depuratore di S. Antonino è attualmente convogliato in una condotta sotterranea e recapitato al Naviglio Industriale. Lo stato ecologico del Torrente è individuato dalle analisi effettuate da ARPA Lombardia nella campagna , che hanno accertato una qualità pessima delle acque, pari ad una classe V di I.B.E. Dai dati provenienti dal Rapporto sullo Stato dell Ambiente 2007, pubblicato sul sito di ARPA Lombardia, sono disponibili i valori dell indice SECA dal 2001 al 2006 per questo corso d acqua in località Vaio nei pressi del ponte della SC Ferno - S.Macario. Questo indice sintetico, definito dal D.lgs 152/99, consente di caratterizzare lo stato ecologico di un corso d acqua identificabile dalla somma sinergica di tutte le pressioni che esso subisce. Il metodo viene applicato integrando i dati derivanti dalle analisi chimico fisiche con quelli derivanti dall analisi delle comunità viventi nel corpo idrico e dalle analisi microbiologiche su campioni di acque. L indice si articola in 5 classi di qualità, a cui viene fatto corrispondere un giudizio (1: elevato, 2:buono, 3:sufficiente, 4:scadente, 5:pessimo). Le analisi effettuate sul Torrente Arno hanno fatto registrare valori pari ad una quinta classe di qualità SECA per ogni anno, ad eccezione del 2003 in cui il Torrente rientrava in classe 4 (scadente). Caratterizzazione del Torrente Arno in Comune di Lonate Pozzolo Il corso d acqua attraversa da NNE a SSW la porzione orientale del territorio comunale di Lonate Pozzolo, ai margini del nucleo abitato. L andamento del Torrente si presenta con lunghi tratti rettilinei interrotti da due rapidi cambi di direzione in posizione immediatamente settentrionale al centro abitato. L alveo, completamente regimato, risulta pensile rispetto al piano campagna e contenuto per la quasi totalità del suo corso entro argini in terra sopralevati di circa m dal p.c. In corrispondenza di alcuni attraversamenti stradali le sponde presentano opere di difesa in cemento a protezione del ponte. In corrispondenza del ponte con la SS 527 si evidenzia notevole erosione delle sponde dovuta al restringimento della sezione dell alveo. Solo localmente l alveo è delimitato da muri di recinzione in corrispondenza di nuclei edificati. Localmente è possibile osservare uno stato di degrado delle sponde e dell alveo denotanti una mancanza di interventi di manutenzione. 64

69 Sono noti estesi fenomeni di subalveo del Torrente a nord dell abitato di Lonate Pozzolo e dovuti alle scarsissime portate in periodo di magra. Le principali opere di difesa spondale sono localizzate prevalentemente a monte del centro abitato, laddove è maggiore il rischio di esondazione per l andamento non rettilineo del corso d acqua e in corrispondenza dei ponti. In questi tratti, sul lato esterno della curva, sono presenti protezioni di sponda costituite da massi ciclopici sulla parte basale della sponda; all imbocco dei tratti curvilinei sono stati realizzati dei canali scolmatori delle piene che consentono la tracimazione ed il convogliamento delle acque al termine della curva stessa. All esterno dei canali è presente un ulteriore argine di rinforzo in terreno naturale. Gli interventi di sistemazione idraulica realizzati in corrispondenza del depuratore di S. Antonino sono costituiti da scogliere in massi ciclopici a partire dal manufatto di imbocco del canale di prolungamento, posto circa 150 m a valle del ponte su Via Montello. Le situazioni di criticità idraulica attualmente insistenti sul territorio sono legate ai seguenti fattori: - presenza di restringimenti della sezione d alveo in corrispondenza di ponti con luce ridotta, (ponte in corrispondenza del depuratore, ponte di Via Vanzaghello, ponte sulla S.S. 527, ponte di Via S. Macario). In occasione di importanti eventi alluvionali tali punti rappresentano un ostacolo al deflusso delle acque di piena del Torrente determinando la fuoriuscita delle acque (i fenomeni di esondazione osservati si riferiscono agli eventi del 90 e del 99); - in corrispondenza del tratto curvilineo più settentrionale e del successivo tratto ad angolo retto, si sono verificati (anni 90) e si verificano periodicamente allagamenti di limitata entità che interessano aree di estensione ridotta al margine del corso d acqua. Sulla base delle informazioni acquisite, negli ultimi 10 anni, ed in particolare dopo la realizzazione dei bacini di laminazione a valle dell impianto di depurazione, non si sono verificati ragguardevoli episodi di esondazione. Per quanto riguarda lo stato ambientale del Torrente si evidenzia la totale regimazione dello stesso, che si presenta con un percorso raddrizzato e con arginature artificiali volte a proteggere i territori circostanti da esondazioni, a causa dell alveo poco inciso e di conseguenza prossimo al piano di campagna. Il Torrente presenta in quasi tutto il percorso nel territorio comunale fasce perifluviali alberate o costituite da arbustete, che sono presenti almeno in una sponda anche in corrispondenza dei centri abitati. Queste fasce verdi si situano in corrispondenza delle arginature e sono spesso di ampiezza molto modesta, circa 3-4m. Valutazione delle condizioni di rischio ideologico secondo il PAI (Piano Stralcio per l assetto Idrologico) Sono state condotte le valutazioni circa le caratteristiche idrologiche dell area in esame e, utilizzando le elaborazioni effettuate dall Autorità di bacino nell ambito dello studio Sistemazione idraulica e ambientale dei territori appartenenti ai bacini idrografici dei Torrenti Arno, Rile e Tenore, sono state definite le condizioni di deflusso riconducibili a due scenari di riferimento. (Valutazione del rischio idraulico lungo il corso del Torrente Arno) I due scenari considerati, situazione attuale e futura, differiscono sostanzialmente per la presenza nel secondo caso di tutte le opere di laminazione delle piene previste dall Autorità di Bacino del Fiume Po a monte del comune di Lonate Pozzolo, oltre alla presenza della vasca di laminazione A3 a monte di Gallarate, facente parte dello scenario attuale perché già realizzata ed in fase di collaudo. Nel caso della situazione attuale, in occasione del passaggio della portata di 18 m 3 /s (presenza del solo bacino di laminazione A3 a monte di Gallarate ed evento pluviometrico con tempo di ritorno decennale) è possibile constatare che l alveo è sufficiente a contenere le piene. Sono state condotte ulteriori verifiche che hanno evidenziato il valore della portata limite nel tratto in studio, in corrispondenza della quale l alveo è ancora in grado di contenere i deflussi. Tale valore è risultato circa pari a 30 m 3 /s. La seconda simulazione (situazione futura) è stata effettuata con tempo di ritorno centennale, con portate riferibili alle condizioni di progetto, cioè nell ipotesi che sussistano i bacini di laminazione a monte di Lonate Pozzolo, ma con l attuale configurazione dell alveo del Torrente. 65

70 In questo caso l esondazione interesserebbe dapprima le aree in sinistra idrografica al confine con il Comune di Ferno e successivamente i territori in sinistra idrografica compresi fra i due bruschi cambi di direzione del corso d acqua a nord est dell abitato di Lonate Pozzolo. In prossimità del centro abitato le situazioni critiche si verificherebbero a monte dell attraversamento della SS 527, con sormonto d argine di altezza compresa tra i 10 e i 50 cm e allagamento delle aree prospicienti il corso d acqua con tiranti idrici e velocità di flusso contenuti. L attuazione di precise misure di mitigazione di cui alla Relazione tecnica inerente il rischio idraulico lungo il corso del Torrente Arno in Comune di Lonate Pozzolo individuabili con: il rifacimento di sponde, la rettifica dell alveo ed il rifacimento di ponti con luci di passaggio insufficienti permetterà la protezione del territori comunale dal rischio di esondazioni. Fiume Ticino Il principale corso d acqua presente sul territorio comunale di Lonate Pozzolo è il Fiume Ticino, che costituisce il confine occidentale del comune, corrispondente al confine regionale nel tratto. Il bacino idrografico del Fiume Ticino è di dimensioni complessivamente pari a circa Km 2, suddivisi pressoché equamente tra il territorio svizzero e quello italiano. La porzione italiana del Fiume Ticino, a valle del lago Maggiore, scorre lungo il confine Piemonte Lombardia bagnando le Province di Varese, Milano, Pavia in Lombardia e Novara in Piemonte. Seguendo il suo percorso, dall uscita dal lago alla confluenza con il Fiume Po, la Valle del Ticino si presenta inizialmente stretta e incassata rispetto al livello della pianura circostante, mentre man mano che si procede verso la foce il dislivello esistente tra il greto e il piano della campagna circostante diminuisce. Un importante caratteristica del Fiume, specie in provincia di Varese, è la relativa assenza di scarichi non depurati convogliati direttamente in Ticino: sebbene questo scorra in aree molto antropizzate ed industrializzate la qualità dell acqua risulta così non particolarmente compromessa. Il tratto presente nel territorio comunale di Lonate Pozzolo rappresenta una porzione di Ticino sublacuale in buone condizioni di naturalità sebbene pesantemente influenzato dalla presenza di derivazioni a scopo irriguo e idroelettrico che si dipartono dalla diga di Panperduto e costituiscono i canali artificiali Villoresi e Industriale. Detti canali sottraggono una importante aliquota delle portate del Fiume nei periodi di magra. I canali artificiali saranno meglio descritti più avanti nel paragrafo relativo ai corsi d acqua artificiali. Qualità biochimica delle acque Riguardo alla qualità biochimica delle acque del Ticino i dati disponibili relativi ai macrodescrittori (delineati dalla legge 152/99, i cui valori permangono di riferimento anche per il D.lgs 152/2006) sono riferiti al monitoraggio dell anno Il risultato di tale analisi mostra un corso d acqua in buone condizioni, che rientra nella classe II per il tratto compreso tra Golasecca (VA) e Cuggiono (MI). In particolare i valori di BOD, COD, fosforo e azoto ammoniacale si mantengono molto bassi. Il parametro che incide maggiormente sulla qualità del corso d acqua risulta essere l azoto nitrico, che assume valori alti, anche se non preoccupanti, particolarmente in provincia di Novara e proprio in Comune di Lonate Pozzolo, dove al ponte di Oleggio i campioni scendono ad un III livello di qualità in dipendenza ai valori di tale parametro. Per quanto riguarda la qualità biologica del Ticino si evidenzia come questa sia da considerare buona, con assenza di estesi tratti caratterizzati da visibili effetti di degrado. Questi sono invece localizzati a valle di alcuni scarichi non sufficientemente depurati e provenienti da alcuni impianti di depurazione. I dati disponibili riguardano la campagna effettuata dal Parco del Ticino e la campagna effettata da ARPA Varese, che hanno evidenziato una classe II di I.B.E. pari ad uno stato ambientale Buono del Fiume per tutto il tratto interessante il territorio comunale in esame. L applicazione dell indice SECA al Fiume Ticino (dati disponibili dal Rapporto sullo Stato dell Ambiente 2007; ARPA Lombardia) porta ad un attribuzione di una seconda classe di qualità per gran parte degli anni, sia in Comune di Lonate Pozzolo che nei tratti a monte e a valle di questo comune. L unico risultato annuale che ricade in terza classe di qualità (sufficiente) riguarda il dato per l anno 2006 della stazione di Tornavento. La situazione fluviale poi peggiora notevolmente in prossimità della confluenza con il Fiume PO (Ponte della Becca). 66

71 Figura 5-21 Classificazione SECA del Fiume Ticino (dati ARPA, Rapporto Stato dell Ambiente 2007) Per quanto riguarda l analisi batteriologica per il Fiume Ticino sono disponibili dati di dettaglio con riferimento alla direttiva 76/160/CEE concernente la qualità delle acque di balneazione e il DPR 470/82 con cui la direttiva è stata recepita in Italia e che ha fissato limiti ancor più restrittivi. Al momento i dati di ARPA Lombardia e Parco del Ticino decretano il divieto di balneazione per il Fiume Ticino in ogni sito monitorato. La contaminazione risulta essere mista di tipo fecale (umano e animale) con presenza significativa di salmonella (ASL Varese, 2005). Indice di Funzionalità Fluviale Il Fiume Ticino nel territorio comunale di Lonate Pozzolo (sponda sinistra idrologica) evidenzia un livello di funzionalità fluviale (IFF) compreso tra II e III. Tale livello è dovuto primariamente alla presenza di colture stagionali e urbanizzazione rada in sponda sinistra, con presenza di vegetazione arborea non riparia di larghezza compresa tra i 5 e i 30 m. Questi elementi sono i principali caratterizzanti l area, mentre per quanto riguarda l ambiente fluviale si rinviene una sezione naturale e una composizione delle biocenosi presenti in linea con l atteso. Si riscontra inoltre una modesta presenza di periphyton, segno di una buona qualità delle acque e un modesto inquinamento organico delle stesse. (Applicazione dell IFF al sistema idrografico del Fiume Ticino Fondazione Lombardia per l Ambiente, 2002) Gli ambienti naturali igrofili legati al Fiume e gli habitat terrestri presenti nel territorio circostante al corso d acqua si possono identificare come di importanza strategica, in quanto annessi al territorio del Parco Lombardo della Valle del Ticino. Sono inoltre presenti zone soggette a particolare tutela in quanto lungo il corso del Fiume Ticino, in Comune di Lonate Bozzolo, sono presenti aree inserite nella ZPS Boschi del Ticino e nel SIC Turbigaccio. Parte del SIC si trova al margine del territorio comunale lungo il corso del Fiume Ticino. L ampiezza di questa fascia è variabile tra i 400 m e, per il tratto più meridionale del territorio comunale, i 1200 m. Queste aree verranno descritte più in dettaglio nel paragrafo dedicato alle zone di pregio e di tutela presenti nel territorio comunale. Canali Artificiali Il Canale Villoresi e il Canale Industriale, derivati entrambi dalla traversa di Panperduto, trattengono la maggior quantità dei deflussi del Ticino in condizione di magra; il primo ha un utilizzo prettamente irriguo, il secondo è un canale idroelettrico, di proprietà dell Enel, che alimenta in successione le centrali di Vizzola, Tornavento e Turbigo Superiore. Attualmente il Canale Industriale riceve lo scarico del depuratore di S. Antonino. Il Canale Villoresi, come già detto, è un opera idraulica ad uso irriguo costruita a fine 800 per garantire l apporto d acqua necessario all agricoltura nell alta pianura milanese. Il canale attraversa la pianura padana con un percorso pressoché rettilineo, Ovest-Est per terminare nel Fiume Adda dopo un percorso di circa 86 Km. La fitta rete di canali che si diparte dal Villoresi permette l irrigazione di circa 850 Km2 di pianura. Il Naviglio Grande con imbocco a Sud del Ponte di Oleggio in Frazione Tornavento, è un canale irriguo, un tempo navigabile, alimentato dallo scarico del Canale Industriale (60 mc/s). Il tratto a monte dello scarico della Centrale non è più utilizzato. Il Canale Marinone è un ramo laterale del Fiume Ticino ed è stato utilizzato un tempo come scolmatore di piena del Naviglio Grande. Esso costituisce il recapito del canale di collegamento dei bacini di accumulo e 67

72 dispersione realizzati per la sistemazione idraulica del T. Arno. Il punto di recapito è situato a NW rispetto alla Frazione Turbigaccio. Acque sotterranee Per quanto riguarda l approvvigionamento da acque sotterranee del pubblico acquedotto, il Comune di Lonate Pozzolo dispone attualmente delle seguenti fonti di approvvigionamento in gestione alla S.A.P. di Ferno; le principali caratteristiche dei pozzi da cui attinge il Comune di Lonate Pozzolo sono riassunte nella sottostante tabella: Tabella 5-5 Elenco pozzi in Comune di Lonate Pozzolo Portata n. Località Anno Prof. utilizzata in Filtri (m) continuo (l/s)* Portata pompe (l/s) 1 Via del Don da 40.7 a 50.7 m Fermo per nitrati 2 Via Cavour da 42 a 54 m In disuso 3 P.za C. Battisti da 44 a 56 m Cementato Via Goldoni (loc. Tornavento) da 52 a 60 m Note in rete, problemi qualitativi (nitrati, tris) 5 P.za Chiesa da 45 a 53 m Cementato 3/ Via Colombo da 46 a 58 m Fermo 7 Via Adua da 47 a 59 m In disuso (nitrati) 8 Quattro strade da 120 a 140 m In disuso 11/1 Via Molinelli da 53.6 a m In rete 11/2 Via Molinelli da a m Superficiale - In rete 11/3 Via Molinelli da a m Profondo - In rete (ritubato) 11/4 Via Molinelli da a m 22.2 Superficiale - In rete 11/5 Via Molinelli Da a 253 m Profondo - In rete (ritubato) 11/6 Via Molinelli Da a Superficiale - In rete 11/7 Via Molinelli Da a m Profondo - In rete Disponibilità idrica: l/s * desunta dal dato di sollevato al 2007 I pozzi hanno profondità molto variabile (tra i 52 e i 256 m). Come si evidenzia dalla tabella sopra riportata i pozzi captanti a profondità inferiore ai 70 m hanno spesso problemi di qualità dell acquifero captato, principalmente per la contaminazione da nitrati. Tra i sopra elencati pozzi quelli identificati dalla numerazione tra 11/1 e 11/7 sono raggruppati in una centrale di captazione idrica posta in posizione nord occidentale rispetto all abitato, in un area prativa adiacente all aeroporto di Malpensa. L area è recintata e dotata di accesso carrabile, i pozzi sono tutti collegati ad un a vasca di accumulo interrata che recapita direttamente nella rete di distribuzione idrica. La morfologia della superficie piezometrica dell'acquifero superiore è stata ricostruita tramite i dati di soggiacenza riferiti a marzo/maggio 2006, ottenuti dai dati registrati in occasione di apposita campagna di misurazione sui pozzi del territorio. L andamento della superficie piezometrica evidenzia l'importante azione drenante esercitata dal F. Ticino nei confronti dell'acquifero superiore; le quote piezometriche nel territorio in esame decrescono verso SW da 174 a 150 m s.l.m., con componenti del flusso idrico sotterraneo dirette NE-SW e gradiente idraulico medio del 4. Per quanto riguarda le quote piezometriche si dispongono i dati relativi al periodo , in cui, dopo il picco del 1980 in cui la falda raggiunse il livello di 171 m s.l.m. si è assistito ad una progressiva siccità in cui l abbassamento piezometrico toccò gli 8 m nel 1992 (163 m s.l.m.). L andamento successivo evidenzia un moderato decremento delle quote piezometriche tra il 1997 e il giugno 2000 (circa 2 m), seguito dal picco piezometrico relativo del maggio/giugno La serie di misure successive evidenzia una iniziale decrescita 68

73 fino al maggio 2002, seguita poi da un trend medio di stabilità fino alla prima metà del Le rilevazioni relative al periodo successivo ( ) evidenziano a partire dalla seconda metà del 2006 un nuovo abbassamento dei livelli di falda registrato sino all ultimo dato disponibile (settembre 2008), dovuto alle scarse precipitazioni che hanno caratterizzato il regime pluviometrico più recente. Partendo dalla recente classificazione degli acquiferi della Pianura Padana, elaborata in occasione della collaborazione tra Regione Lombardia e Politecnico di Milano, contenuta nello Studio idrogeologico della Provincia di Varese, 2005 è possibile individuare nel territorio di Lonate Pozzolo 3 unità idrogeologiche: GRUPPO ACQUIFERO A Sotto gruppo a1) ghiaie grossolane e ghiaie debolmente sabbiose aventi buona permeabilità con falda libera E presente con continuità in tutta l area di indagine con spessori variabili da 60 a 90 m. E costituita da depositi di ambiente fluviale caratterizzati da ghiaie grossolane e ghiaie debolmente sabbiose, localmente cementate (conglomerati) con buona permeabilità, con intercalazioni argilloso-limose presenti sporadicamente nel territorio di Lonate Pozzolo e più frequentemente nella parte nord-occidentale dell area di indagine, tra Cardano al Campo e Samarate. L unità è sede dell acquifero di tipo libero più suscettibile ad eventuali inquinamenti, tradizionalmente utilizzato dai pozzi di captazione a scopo idropotabile di vecchia realizzazione e da pozzi privati; la soggiacenza si attesta tra 20 e 60 m da p.c. GRUPPO ACQUIFERO B Sottogruppo b1) sedimenti di permeabilità media ( m/s) e buono spessore con falda libera o semiconfinata Sottogruppo b2) sedimenti di permeabilità mediocre (minore di 10 4 m/s) e spessore inferiore ai 20 m, con falda confinata E caratterizzato da depositi in facies alluvionale a bassa energia e lacustre che costituiscono alternanze tra ghiaie sabbiose ed argille e limi argillosi, con locale presenza di orizzonti torbosi. La permeabilità dei depositi è media (con valori di K dell ordine di 10-3 m/s). Coincide generalmente con il fluvioglaciale Riss Auct. Lo spessore dell unità, nelle porzioni in cui risulta interpretabile, varia da minimi di 30 m a massimi di m in funzione del bordo erosionale del tetto dell unità sottostante. L unità è sede di acquiferi intermedi di tipo semiconfinato o confinato nei livelli permeabili, la cui vulnerabilità è mitigata dalla presenza al tetto di strati argillosi arealmente continui. Non sono da escludere collegamenti ed alimentazione da parte dell acquifero libero superiore ad alta vulnerabilità. Gli acquiferi dell unità vengono captati singolarmente dai pozzi pubblici di Samarate n. 7 (filtri m), di Vanzaghello n. 4 (flitri ) e dal pozzo pubblico approfondito n. 8 di Lonate Pozzolo (filtri tra 120 e 140 m). In molti altri pozzi profondi del territorio gli acquiferi dell unità vengono captati congiuntamente alle falde superiori e profonde delle unità idrogeologiche 3 e 1. Dall esame delle stratigrafie dei pozzi e dall'interpretazione generale delle sezioni idrogeologiche, il tetto dell'unità individuato dalla comparsa di livelli argillosi, in corrispondenza dei pozzi pubblici significativi del territorio comunale, è posta alle seguenti profondità: pozzo 1: 72 m; pozzo 3: 74 m; pozzo 4: 82 m; pozzo 5: 70 m; pozzo 6: 74 m; pozzo 8: 60 m; pozzo 11/7: 88 m. Per quanto riguarda la potenzialità degli acquiferi, i dati al collaudo del pozzo 7 di Samarate, captante falde entro l unità, evidenziano una portata di 22 l/s con circa 14 m di abbassamento. GRUPPO ACQUIFERO C E composto prevalentemente da depositi prevalentemente argilloso-limosi con permeabilità mediocre (valore di K dell ordine di 10 4 m/s), caratterizzati da limi ed argille grigio-azzurre spesso con fossili continentali alle quali sono intercalati livelli sabbioso-ghiaiosi contenenti falde di tipo confinato di spessore inferiore a 20 m. Il gruppo C coincide generalmente con le Argille sotto il Ceppo o Argille villafranchiane fatte corrispondere da vari Autori (es. Nordio E.,1957) con i depositi villafranchiani. I pozzi 11/5 e 11/7 di Lonate Pozzolo (Via Mulinelli) captano gli acquiferi profondi appartenenti a questa unità tra le profondità complessive di circa 207 e 253 m da p.c. I dati di portata di esercizio di tali pozzi evidenziano valori di circa l/s. L unità fa 69

74 passaggio in profondità a depositi marini (Calabriano Auct., Formazione del Santerno secondo Agip) oltre i m da p.c. Vulnerabilità degli acquiferi sotterranei La vulnerabilità intrinseca di un'area viene definita principalmente in base alle caratteristiche ed allo spessore dei terreni attraversati dalle acque di infiltrazione (e quindi dagli eventuali inquinanti idroveicolati) prima di raggiungere la falda acquifera, nonché dalle caratteristiche della zona satura. Essa dipende sostanzialmente da quattro fattori che, per il territorio di Lonate Pozzolo, sono così definiti: 1. Caratteristiche di permeabilità dell'unità acquifera e modalità di circolazione delle acque sotterranee in falda: l'acquifero più superficiale è comune a tutta l'area ed è da considerarsi complessivamente omogeneo. Esso è costituito da ghiaie e sabbie e possiede quindi un'elevata permeabilità interstiziale. Nell'acquifero libero sono scarsi o assenti gli elementi litologici (argille, torbe) in grado di attenuare eventuali fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee, ad eccezione delle sequenze sommitali (suoli) in prossimità della superficie topografica. 2. Soggiacenza della falda: i valori di soggiacenza sono stati suddivisi in due classi: <30 m in corrispondenza del fondovalle del F. Ticino e > 30 m nell area dei terrazzi (Allogruppo di Besnate, Alloformazione di Golasecca). 3. Caratteristiche litologiche e di permeabilità del non saturo: la protezione della falda è condizionata dallo spessore e dalla permeabilità dei terreni soprafalda e dalla presenza di suoli e livelli argillosi in superficie. Nel caso in esame la parte inferiore della zona non satura è caratterizzata da depositi ghiaiosi e sabbiosi che non offrono garanzie di protezione a causa dell elevata permeabilità, mentre la parte superiore è rappresentata dalle unità quaternarie in affioramento caratterizzate da diverso spessore e tipologia di sequenze sommitali fini che rappresentano i livelli più importanti di protezione della falda. Il grado di vulnerabilità di ciascuna area è quindi condizionato dalla presenza, in affioramento o nel sottosuolo delle unità stratigrafiche riconosciute nel rilevamento dei depositi quaternari di superficie, con la taratura basata sui dati stratigrafici dei pozzi presenti nell area. In particolare la presenza di coperture a bassa permeabilità è rilevabile in corrispondenza dei depositi dell Alloformazione di Golasecca cui è stata assegnato grado di vulnerabilità basso. Ai depositi alluvionali e fluvioglaciali appartenenti alle unità prive di coperture superficiali (Unità post-glaciale, Unità di Cantù) è stato assegnato grado di vulnerabilità estremamente elevato; ai depositi poco alterati o mediamente alterati con coperture superficiali generalmente ridotte (Allogruppo di Besnate) si sono attribuiti gradi di vulnerabilità elevato/alto. 4. Presenza di corpi idrici superficiali: in caso di presenza di corsi d'acqua sospesi rispetto alla superficie piezometrica, vi è la possibilità di ingressione diretta in falda di acque superficiali in ragione del loro ruolo di alimentazione. La sintesi delle informazioni raccolte ha permesso la delimitazione di 5 aree omogenee contraddistinte da un differente grado di vulnerabilità intrinseca: Area di affioramento dell'alloformazione di Golasecca terrazzo sopraelevato: acquifero libero in materiale alluvionale, protetto superficialmente da depositi fluvioglaciali profondamente alterati, con soggiacenza superiore a 30 m, protetto da sequenze sommitali limoso-argillose di spessore fino a 2-3 m. Grado di vulnerabilità: basso; Area di affioramento dell'unità di Sumirago terrazzo inferiore (settore orientale): acquifero libero in materiale alluvionale protetto superficialmente da depositi fluvioglaciali mediamente alterati, con soggiacenza superiore a 30 m. Grado di vulnerabilità: alto; Area di affioramento dell'unità di Mornago terrazzo inferiore (settore occidentale): acquifero libero in materiale alluvionale protetto superficialmente da depositi fluvioglaciali debolmente alterati, con soggiacenza superiore a 30 m. Grado di vulnerabilità: elevato; 70

75 Area di affioramento dell'unità di Postglaciale / Unità di Cantù - valle F. Ticino: acquifero libero in materiale alluvionale privo di copertura superficiale in corrispondenza di depositi fluviali, di versante e fluvioglaciali, con soggiacenza < 30 m Grado di vulnerabilità: estremamente elevato; Area di affioramento dei depositi lacustri dell Unità Postglaciale area di spaglio del T. Arno: Acquifero di tipo libero in materiale alluvionale protetto superficialmente da depositi limoso argillosi (Unità Postglaciale); soggiacenza > 30 m. Grado di vulnerabilità: alto. Figura 5-22 Acquiferi sotterranei vulnerabili - Grado di vulnerabilità: EE estremamente elevato; E elevato; A alto; B basso; BB molto basso. La presenza, sul territorio comunale di Lonate Pozzolo, di ampie zone dedicate ad attività di cava rende l area maggiormente vulnerabile all infiltrazione nel suolo di inquinanti. Le cave, asportando la porzione di terreno superficiale causano una riduzione dello spessore della zona non satura. A seguito dell asportazione del suolo viene favorita l infiltrazione delle acque meteoriche annullando qualsiasi autodepurazione delle stesse. La presenza di cave può determinare incremento delle concentrazioni di azoto nelle acque sotterranee superiori a quelle osservabili in zone caratterizzate dalla presenza di aree agricole fertilizzate. 71

76 Distribuzione dei principali indicatori di inquinamento nelle acque sotterranee Nitrati Relativamente all acquifero superiore, le concentrazioni di nitrati nei pozzi pubblici e privati evidenziano generalmente trend costanti o in crescita attestandosi, per ciascun pozzo, su valori molto variabili in funzione delle caratteristiche strutturali dei pozzi (profondità dei filtri, cementazioni) e dell impatto antropico. Concentrazioni elevate di nitrati, con superamenti del limite di potabilità (50 mg/l secondo il D.P.R. 236/88, 50 mg/l secondo il D.Lgs. 31/00), hanno storicamente interessato i pozzi pubblici di Lonate Pozzolo n.1 (Via del Don) e 7 (Via Adua) e in generale tutti gli altri pozzi captanti l acquifero superficiale presenti nel contesto urbano di Lonate Pozzolo (n. 2, 3, 5, 6, 7); le scadenti caratteristiche qualitative di tali pozzi hanno reso necessario la loro dismissione dalla rete acquedottistica. I pozzi disattivati sono sprovvisti di controlli analitici recenti; la situazione qualitativa è comunque confermata dall analisi del 1999 del pozzo privato n. 26 Sasil S.p.A. che registra un contenuto in nitrati di 55 mg/l. Le forti contaminazioni di tali pozzi sono determinate dall elevata vulnerabilità delle strutture acquifere che risultano naturalmente prive di orizzonti superficiali e pertinenti ad un contesto di intensa urbanizzazione. I dati contenuti nel Rapporto sullo Stato dell Ambiente 2007 e relativi all anno 2006 (ARPA Lombardia) risultano piuttosto bassi per i due pozzi monitorati, con un valore massimo di circa 20 mg/l riguardante il pozzo più profondo. I pozzi monitorati riguardano il campo pozzi di Via Molinelli. Solventi Clorurati Fin dalle prime analisi effettuate nel 1983/84, emerge lo stato di grave compromissione qualitativa dell acquifero superiore del territorio, caratterizzato da elevate concentrazioni di solventi clorurati totali riscontrati in gran parte dei pozzi pubblici e privati dei territori di Lonate Pozzolo e limitrofi. In particolare, l inquinamento da solventi ha massicciamente interessato negli anni ottanta e nei primi anni novanta pozzi pubblici e privati del settore occidentale (pozzo 8) e orientale (pozzi 37 e 27) di Lonate Pozzolo. I picchi di concentrazione hanno talora superato i mg/l con dominanza del tricloroetilene e del Freon. Posteriormente al periodo , in cui sono state registrate le massime concentrazioni, i valori di inquinamento sono costantemente diminuiti, ed attualmente nei pozzi di questi settori di cui è disponibile un analisi recente i solventi clorurati risultano presenti in concentrazioni inferiori al limite di potabilità. Nel pozzo 4 (Tornavento) di Lonate Pozzolo alcuni superamenti del limite di potabilità si sono registrati nel corso del 1999 (54.5 mcg/l in gennaio e 35.4 mcg/l in febbraio). Gli acquiferi intermedi e profondi dell area sono generalmente caratterizzati da concentrazioni inferiori al limite di potabilità Biodiversità e aree protette In Ragione della sua posizione limitrofa al Fiume Ticino il Comune di Lonate Pozzolo rientra tra i comuni del Parco Regionale della Valle del Ticino. La presenza sul territorio di ambienti di rilevanza ascrive queste porzioni in aree protette che sono rappresentate la ZPS Boschi del Ticino e SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate. In questo paragrafo si farà riferimento alla biodiversità presente nel territorio comunale, dall analisi dei dati ambientali disponibili, in modo da poter valutare le reali presenze faunistiche e valenze ambientali del territorio comunale al fine di poter al meglio preservare la biodiversità dell area. Lo studio della biodiversità presente parte dall analisi delle consistenze faunistiche delle aree protette del territorio Comunale. Parco Lombardo della Valle del Ticino Il Comune di Lonate Pozzolo è uno dei 47 comuni, ricadenti in tre diverse Province (Varese, Milano, Pavia), che costituiscono il Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino, istituito ai sensi della Legge Regionale 9 gennaio 1974, n. 2, il cui compito è quello di gestire il Parco Regionale della Valle del Ticino. Il Parco del Ticino ha una superficie complessiva pari a ha, così suddivisi: ha sono a spiccata vocazione naturale e costituiscono gli ultimi lembi della foresta planiziale che duemila anni fa ricopriva quasi per intero la Pianura Padana; ha sono dediti allo svolgimento di attività agricole; 72

77 ha sono urbanizzati, sulla cui gestione il Parco è chiamato a dare indicazioni di compatibilità negli strumenti urbanistici. Il territorio ascritto a Parco Regionale si estende fino a ricoprire gli interi ambiti di competenza dei comuni del Consorzio, mentre la fascia contigua al Fiume Ticino e di maggiore pregio naturalistico è definita come Parco Naturale. La porzione territoriale del Comune di Lonate Pozzolo inclusa nell area a Parco Naturale è pari a circa 510 ha, corrispondenti al 2,5% dell intera area naturale e al 19,9% dell area ricadente in Provincia di Varese. L assetto del territorio del Parco Regionale lombardo è definito nel Piano Territoriale di Coordinamento (PTC), approvato con DGR del 2 agosto 2001, n. 7/5983, il quale riporta gli obiettivi generali e di settore dell attività amministrativa, al fine di tutelare e valorizzare le caratteristiche ambientali, naturalistiche, agricole e storiche del Parco. Il PTC tutela la diversità biologica e i patrimoni genetici esistenti, le acque sia il loro regime sia la qualità, il suolo, i boschi e le foreste, il patrimonio faunistico, l agricoltura per il suo ruolo multifunzionale e per l attività imprenditoriale, le emergenze archeologiche, la qualità dell aria, la cultura e le tradizioni popolari locali, l ambiente naturale e il paesaggio nelle accezioni più ampie. Entro i confini del Parco si identificano tre ambiti paesaggistici: - l ambito posto nelle immediate adiacenze del Fiume Ticino che comprende le zone naturalistiche perifluviali e suddiviso a seconda del regime di protezione in: zone del Fiume Ticino nelle sue articolazioni idrauliche principali e secondarie; zone naturalistiche integrali (A): zone nelle quali l ambiente naturale viene conservato nella sua integrità; zone naturalistiche orientate (B1): zone che individuano complessi ecosistemici di elevato valore naturalistico; zone naturalistiche di interesse botanico-forestale (B2): zone che individuano complessi botanico-forestali di interesse rilevante; zone di rispetto delle zone naturalistiche (B3): zone che svolgono un ruolo di completamento rispetto a tali ecosistemi, alla fascia fluviale del Ticino e di connessione funzionale tra queste e le aree di protezione; - ambito identificato dalla linea del terrazzo principale del Fiume Ticino, dalla valle fluviale del Torrente Terdoppio, dal complesso di colline moreniche sub lacuali, di protezione delle zone naturalistiche perifluviali e suddiviso in: zone agricole e forestali di protezione a prevalente interesse faunistico (C1); zone agricole e forestali di protezione a prevalente interesse paesaggistico (C2); - ambito dove prevalgono le attività di conduzione agricola e forestale dei fondi e suddiviso in: zone di pianura asciutta a preminente vocazione forestale (G1); zone di pianura irrigua (G2). Sono state inoltre definite per un maggiore dettaglio e una funzionale ed organica tutela e gestione dell area protetta le seguenti aree: - zone naturalistiche parziali (ZNP), istituite allo scopo di salvaguardare particolari emergenze naturali esterne alle zone naturalistiche perifluviali; - zone di Iniziativa Comunale Orientata (IC), comprendenti gli aggregati urbani dei singoli comuni; - aree di promozione economica e sociale (D), già modificate da processi di antropizzazione dovuti ad un uso storicizzato delle stesse, da riqualificare e integrare nel più generale contesto ambientale; - aree degradate da recuperare (R), in cui pregresse condizioni di degrado, compromissione o incompatibilità vengono indirizzate ad un recupero compatibile con le esigenze di tutela naturalistica e paesaggistica del Parco; - aree a tutela archeologica, dove si riscontrano significative testimonianze di valore storico-archeologico; - aree di divagazione del Fiume Ticino (F), costituite dall insieme di territori interessati dall evoluzione del Fiume in cui si persegue l obiettivo di consentire il nautrale evolvere della dinamica fluviale; 73

78 - aree a tutela geologica ed idrogeologica, ossia aree a potenziale rischio idrogeologico da sottoporre a stabilità e conservazione del suolo e a buona regimazione delle acque; - beni di rilevante interesse naturalistico (BN), singoli elementi (alberi, massi erratici, sorgenti ) o piccole superfici (fontanili, zone umide ) di eccezionale valore naturalistico, paesaggistico e scientifico; - Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti d Importanza Comunitaria (SIC), istituiti rispettivamente ai sensi della Direttiva 79/409/CEE e della Direttiva 92/43/CEE, del DPR n. 357 dell 8 settembre 1997 e della legge dell 11 febbraio 1992, n Il Piano definisce per ciascun ambito e per ogni zona gli indirizzi di tutela e i vincoli finalizzati alla salvaguardia della biodiversità e delle emergenze storico-culturali dell area ascritta a Parco regionale. Le zone A, B1, B2 e C1 costituiscono l area definita Parco Naturale, sulla quale vigono norme di maggior tutela rispetto alle altre porzioni territoriali del Parco Ticino. Figura 5-23 Azzonamento del territorio secondo il PTC del Parco Ticino Rete NATURA 2000 La Rete Natura 2000 rappresenta la rete ecologica istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, chiamata Direttiva Habitat, e costituita da un sistema coordinato e coerente di aree da tutelare al fine di conservare la diversità biologica che caratterizza il territorio dell'unione Europea ed in particolare di salvaguardare una serie di habitat e specie animali e vegetali individuati negli allegati I e II della Direttiva Habitat e le specie di cui all'allegato I della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva Uccelli) e altre specie migratrici. Le aree che, ai sensi della Direttiva Habitat, compongono la rete ecologica sono le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), attualmente però la rete è costituita da due tipi di aree: le ZPS appunto previste dalla Direttiva Uccelli e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC); tali zone possono avere tra loro diverse relazioni spaziali, dalla totale sovrapposizione alla completa separazione. 74

79 Il territorio comunale di Lonate Pozzolo è parzialmente interessato dalla presenza di zone incluse in aree facenti parte della rete NATURA 2000, ovvero il SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate e la ZPS Boschi del Ticino. Tabella 5-6 Principali caratteristiche identificative delle due aree NATURA 2000 d interesse Nome SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino Codice IT IT Localizzazione centro sito Long. E 8,4515 Lat. 45,3012 Long. E 8,4935 Lat. 45,2628 Area (ha) Altitudine (m s.l.m.) 60 (min) 112 (min) 280 (max) 151 (max) 170 (media) Comuni interessati Province interessate Area protetta interessata Ente gestore Bernate Ticino, Boffalora Sopra Ticino, Castano Primo, Cuggiono,Lonate Pozzolo, Nosate, Robecchetto con Induno, Turbino Varese Milano Parco Lombardo della Valle del Ticino Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino Abbiategrasso, Berante Ticino, Bereguardo, Besate, Boffalora sopra Ticino, Borgo San Siro, Carbonara al Ticino, Cassolnovo, Castano Primo, Cuggiono, Gambolò, Garlasco, Golasecca, Gropello Cairoli, Linaloro, Lonate Pozzolo, Magenta, Mezzanino, Morimondo, Motta Visconti, Nosate, Ozzero, Pavia, Robecchetto con Induno, Robecco sul Naviglio, San Martino Siccomario, Sesto Calende, Somma Lombardo, Torre d Isola, Travacò Siccomario, Turbigo, Valle Salimbene, Vigevano, Vizzola Ticino, Zerbolò Varese Milano Pavia Parco Lombardo della Valle del Ticino Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino L area ascritta a ZPS Boschi del Ticino, corrispondendo al territorio compreso nell area definita Parco Naturale del Ticino, rappresenta di fatto il più grande parco fluviale d'europa, che va ad inserirsi in posizione centrale rispetto alla Pianura Padana, dove sono così salvaguardati frammenti di habitat fondamentali per la riproduzione delle specie di uccelli nidificanti, come le numerose colonie di Ardeidi, per la sosta dei migratori e per la sopravvivenza delle popolazioni svernanti. Le aree ricadenti nella ZPS ospitano una diversità biologica senza confronti in tutta l'area planiziale dell'italia settentrionale. Le aree in esame risentono di una elevata pressione antropica, in particolare sotto forma di escursionismo, a causa del contesto geografico in cui si localizza, ovvero nell ambito del territorio a maggior densità di popolazione dell'intera Unione Europea. La porzione di territorio inclusa nel SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate coincide con parte della ZPS Boschi del Ticino; il sito risulta così caratterizzato dalla presenza di habitat di notevole interesse naturalistico, legati alla divagazione fluviale, quali lanche, isole fluviali e canali naturali, che ospitano una vegetazione e una fauna peculiari, caratterizzata da un elevata diversità di ambienti, da quelli più marcatamente idrofili, a quelli igrofili fino ad ambienti propriamente terrestri. Di conseguenza, la vegetazione che ricopre queste fasce rispecchia l elevata varietà di ambienti, mediante una dislocazione delle specie che si dispongono secondo le rispettive esigenze nei confronti della disponibilità di acqua. Alla notevole varietà di habitat, tutti contraddistinti da un buon grado di naturalità e conservazione, corrisponde una grande ricchezza sia floristica che faunistica, che vede la presenza di numerose specie sia di importanza comunitaria, rare, o appartenenti alla Lista Rossa, sia di specie caratteristiche degli ambienti umidi. La vulnerabilità del sito è legata ad una corretta gestione delle componenti naturalistiche ed ecosistemiche. Per caratterizzare la fauna presente nel territorio comunale si è scelto di utilizzare l elenco delle specie inserite negli allegati I della direttiva 79/409/CEE, nell allegato II della direttiva 92/43/CEE e altre specie importanti riferite alle Aree Natura 2000 ZPS Boschi del Ticino e SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate. 75

80 SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino Status Frequenza Lista rossa nazionale VAS Rapporto Ambientale Queste informazioni sono state incrociate con le informazioni ottenute dalle pubblicazioni specifiche relative all effettiva localizzazione delle specie sul territorio. Le suddette informazioni sono state tratte: per le specie floristiche da La flora della Provincia di Varese (Macchi, 2005). Per quanto riguarda la componente faunistica sono state utilizzate le informazioni contenute nelle pubblicazioni: Gli Anfibi e i Rettili del Parco del Ticino (Barbieri e Gentilli, Parco Lombardo della Valle del Ticino, 2002); Atlante ornitologico Georeferenziato della Provincia di Varese - Uccelli Nidificanti (Provincia di Varese, 2007); Atlante della biodiversità nel Parco Ticino (Furlanetto et al., 1999) Lo scopo di tale analisi è stata il valutare l effettiva presenza sul territorio comunale di specie di interesse comunitario in relazione all eterogeneità degli habitat occupati dagli individui, spesso frammentari e di limitata estensione in confronto all estensione totale delle Aree Natura Di seguito sono riportate in tabelle le specie di interesse comunitario presenti nelle Aree Natura 2000 del territorio comunale di Lonate Pozzolo. Tabella 5-7 Specie floristiche importanti presenti nei siti Natura 2000 che interessano il territorio comunale di Lonate Pozzolo Nome Scientifico Nome Comune Famiglia Sagittaria sagittifolia Sagittaria comune Alismataceae x x A RR**?(V) Leucojum vernum Campanellino Amaryllidaceae x A C EN Campanula trachelium Campanulaceae x A C Ceratophyllum demersum Ceratofillo comune Ceratophyllaceae x x A RR* Rorippa amphibia Crescione di Chiana Cruciferae x x A RR * Carex brizoides Carice brizolina Cyperaceae x x A C Carex remota Carice ascellare Cyperaceae x x A C Carex riparia Carice spondicola Cyperaceae x x A RR** Schoenoplectus palustris Lisca palustre Cyperaceae x x A C Dryopteris carthusiana Dryopteridaceae x A R Hydrocharis morsus-ranae L. Morso di rana Hydrocharitaceae x x A RR* Iris pseudacorus Giaggiolo acquatico Iridaceae x A C Lemna trisulca Lenticchia d acqua spatolata Lemnaceae x A L* Utricularia australis Erba-vescica delle risaie Lentibulariaceae x A * EN Allium angulosum Aglio angoloso Liliaceae x A RR VU Anarrhinum bellidifolium Anemone nemorosa Nuphar luteum Nannufero Nymphaeaceae x x A R * ** Nymphaea alba L. Ninfea comune Nymphaeaceae x x A R ** VU 76

81 SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino L. 157/92 L. R. 26/93 Direttiva Habitat All. II Direttiva Habitat All. IV Direttiva Habitat All. V Direttiva Uccelli All. I SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino Status Frequenza Lista rossa nazionale VAS Rapporto Ambientale Nome Scientifico Nome Comune Famiglia Listera ovata Orchidaceae x A C Orchis Orchidaceae x A RR* Osmunda regalis Osmunda, Felce florida Osmundaceae x A C Calamagrostis canescens Cannella torbiere delle Poaceae x x A R* Hottonia palustris L. Erba scopina, fetro Primulaceae x A R* VU Anemone dei Anemone nemorosa Ranunculaceae x x A CC boschi Thelypteris palustris Schott Felce palustre Thelypteridaceae x x A R Trapa natans L. Castagna d acqua Trapaceae x x A L* ** EN Typha angustifolia Mazzasorda a foglie strette Typhaceae x A R* ** Typha latifoglia Mazzasorda comune Typhaceae x x A C Peucedanum palustre Imperatoria delle paludi Umbelliferae x x A R* Matteuccia struthiopteris Felce piuma di struzzo Woodsiaceae x A R Legenda: Status: A = autoctona; N = naturalizzata; Frequenza: C, CC = comune, molto comune; L = localizzata; R, RR = rara, rarissima; V = vecchia segnalazione;,? = estinta, probabilmente estinta. Lista rossa nazionale: EX = specie estinta; EW = specie estinta in natura; CR = specie in pericolo in modo critico; EN = specie in pericolo; VU = specie vulnerabile; LR = specie a più basso rischio; DD = carenza di informazioni; NE = specie non valutata. Tabella 5-8: specie animali presenti nei siti Natura 2000 che interessano il territorio comunale di Lonate Pozzolo Nome Scientifico Nome Comune Ordine Uccelli nidificanti (dati: Atlante Ornitologico Georeferenziato della provincia di Varese) Actitis hypoleucos Piro piro piccolo Charadriiformes x Alauda arvensis Allodola Passeriformes x Apus melba Rondone maggiore Apodiformes x Athene noctua Civetta Strigiformes x x Buteo buteo Poiana Falconiformes x x PP PP Caprimulgus europaeus Succiacapre Caprimulgiformes x x P P x 77

82 SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino L. 157/92 L. R. 26/93 Direttiva Habitat All. II Direttiva Habitat All. IV Direttiva Habitat All. V Direttiva Uccelli All. I VAS Rapporto Ambientale Nome Scientifico Nome Comune Ordine Carduelis carduelis Cardellino Passeriformes x x Carduelis chloris Verdone Passeriformes x x Certhia brachydactyla Rampichino Passeriformes x x Charadrius dubius Corriere piccolo Charadriiformes x x Columba palumbus Colombaccio Columbiformes x Corvus corone Cornacchia grigia Passeriformes x Corvus monedula Taccola Passeriformes x Coturnix coturnix Quaglia Galliformes x Delichon urbica Balestruccio Passeriformes x x Dendrocopos major Picchio rosso maggiore Piciformes x x Dendrocopos minor Picchio rosso minore Piciformes x Erithacus rubecula Pettirosso Passeriformes x x Falco subbuteo Lodolaio Falconiformes x x PP PP Falco tinnunculus Gheppio Falconiformes x x Fringilla coelebs Fringuello Passeriformes x Galerida cristata Cappellaccia Passeriformes x Gallinula chloropus Gallinella d acqua Gruiformes x Garrulus glandarius Ghiandaia Passeriformes x Hirundo rustica Rondine Passeriformes x x Hyppolais polyglotta Canapino Passeriformes x Jynx torquilla Torcicollo Piciformes x x Lanius collurio Averla piccola Passeriformes x x P P x Luscinia megarhynchos Usignolo Passeriformes x x Merops apiaster Gruccione Coraciiformes x Miliaria calandra Strillozzo Passeriformes x Milvus migrans Nibbio bruno Falconiformes x x PP PP x Motacilla alba Ballerina bianca Passeriformes x x Motacilla cinerea Ballerina gialla Passeriformes x x Muscicapa striata Pigliamosche Passeriformes x x Oriolus oriolus Rigogolo Passeriformes x x Parus ater Cincia mora Passeriformes x Parus caeruleus Cinciarella Passeriformes x x Parus cristatus Cincia dal ciuffo Passeriformes x x Parus major Cinciallegra Passeriformes x x Parus palustris Cincia bigia Passeriformes x x Passer domesticus Passero domestico Passeriformes x Passer montanus Passera mattugia Passeriformes x Pernis apivorus Falco pecchiaiolo Falconiformes x x PP PP x Phasianus colchinus Fagiano Galliformes x Phoenicurus phoenicurus Codirosso Passeriformes x Phylloscopus collybita Luì piccolo Passeriformes x x Phylloscopus sibilatrix Luì verde Passeriformes x x Pica pica Gazza Passeriformes x Picus viridis Picchio verde Piciformes x x Regulus ignicapillus Fiorrancino Passeriformes x x Regulus regulus Regolo Passeriformes x Saxicola torquata Saltimpalo Passeriformes x 78

83 SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate ZPS Boschi del Ticino L. 157/92 L. R. 26/93 Direttiva Habitat All. II Direttiva Habitat All. IV Direttiva Habitat All. V Direttiva Uccelli All. I VAS Rapporto Ambientale Nome Scientifico Nome Comune Ordine Serinus serinus Verzellino Passeriformes x x Sitta europaea Picchio muratore Passeriformes x Streptopelia decaocto Tortora dal collare orientale Columbiformes x Streptopelia turtur Tortora Columbiformes x Strix aluco Allocco Strigiformes x x Sturnus vulgaris Storno Passeriformes x Sylvia atricapilla Capinera Passeriformes x x Tachybaptus ruficollis Tuffetto Podecipediformes x x P P Troglodytes troglodytes Scricciolo Passeriformes x x Turdus merula Merlo Passeriformes x Turdus philomelos Tordo bottaccio Passeriformes x Upupa epops Upupa Coraciiformes x x Mammiferi Rhinolophus Ferro di cavallo hipposideros minore Chirotteri x x x x Rhinolophus Ferro di cavallo ferrumequinum maggiore Chirotteri x x x x Rhinolophus euryale Rinolofo euriale Chirotteri x x x Barbastella barbastellus Barbastello Chirotteri x x x x Myotis emarginatus Vespertillo smarginato Chirotteri x x x x Myotis blythii Chirotteri x x x Miniopterus schreibersi Miniottero Chirotteri x x x Myotis myotis Vespertillo maggiore Chirotteri x x x Anfibi Rana latastei Rana di Lataste Anura x x x Triturus carnifex Tritone crestato Urodela x x x Pesci Cobitis taenia Cobite comune Cypriniformes x x x Lethenteron zanadreai Lampreda Petromyzontiformes x x x Acipenser naccarii Storione cobice Acipenserifomes x x x Salmo marmoratus Trota marmorata Salmoniformes x x x Rutilus pigus Pigo Cypriniformes x x x Chondrostoma genei Lasca Cypriniformes x x x Chondrostoma soetta Savetta Cypriniformes x x x Leuciscus souffia Vairone Cypriniformes x x x Barbus plebejus Barbo comune Cypriniformes x x x Barbus meridionalis Barbo canino Cypriniformes x x x Padogobius martensii Ghiozzo padano Perciformes x x x Cottus gobio Scazzone Scorpeniformes x x x Sabanejewia larvata Cobite mascherato Cypriniformes x x x Legenda: L. 157/92 e L.R. 26/93: P: specie protette; PP: specie particolarmente protette; C: specie cacciabili. Direttiva Habitat: Allegato II: specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione; Allegato IV: specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa; Allegato V: specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione Direttiva Uccelli: Allegato I: specie per le quali sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione 79

84 Specie Importanti Presenti nel territorio Comunale di Lonate Pozzolo Uccelli Oltre alle specie in allegato I lo strillozzo ha qui le uniche nidificazioni rilevate. Anche il gruccione è certamente nidificante (aree di cava) e presente in modo localizzato Il corriere piccolo nidifica qui lungo il corso del Ticino. Altre nidificazioni si rilevano più a monte, in comune di Vizzola Ticino. Mammiferi Nell area sono state censite tra le specie elencate negli allegati della Direttiva Habitat unicamente chirotteri: Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus euryale, Barbastella barbastellus, Myotis emarginatus, Myotis blythii, Miniopterus schreibersi, Myotis myotis. Anfibi e Rettili L unica specie che risulta sicuramente presente nel territorio comunale, tra quelle inserite come di importanza comunitaria, è la rana di lataste (Rana latastei). Dubbia è la presenza del tritone crestato che, sebbene molto comune e diffuso in tutto il parco del Ticino risulta distribuito con maggiore regolarità più a sud. La rana di Lataste appartiene al gruppo delle rane Rosse. È caratterizzata da una colorazione rosso-bruna e dalla presenza di una macchia temporale scura. La struttura è molto slanciata, carattere che la distingue dalla Rana dalmatina, insieme alla differente struttura delle ovature, che in R. dalmatina risultano più sgranate. Il riconoscimento delle ovature è, infatti, un sistema molto efficace per verificare l effettiva presenza di un anfibio che normalmente ha abitudini elusive. Questo anuro è endemico della Pianura Padana; la presenza di questa specie è da considerarsi continua lungo tutta la Valle del Ticino. Frequenta principalmente boschi planiziali umidi, principalmente ontaneti e pioppeti naturali, dove utilizza per la riproduzione piccole pozze, fossi e risorgive di cui il territorio è ricco. Depone 300/1500 uova in masserelle tondeggianti nel periodo di fine inverno (febbraio - marzo), con un picco principale a fine febbraio. La sua importanza comunitaria quale endemismo è stata ampiamente riconosciuta. Il Parco del Ticino ha operato con interventi di habitat management e di traslocazione di girini a favore di questa specie durante le attività volte alla protezione del Pelobate Fosco Insubrico, iniziate nel Fauna Ittica Il tratto di Fiume Ticino che attraversa il territorio comunale di Lonate Pozzolo fa parte del tratto omogeneo di Fiume, individuato dall analisi delle caratteristiche morfologiche e vocazionali proprie del tratto e caratterizzato durante le analisi sulla fauna ittica effettuati da GRAIA s.r.l. nell anno 2005, che va da valle della diga di Panperduto fino al ponte di Turbigo. In questo tratto il grande problema del Fiume Ticino è costituito dalle derivazioni d acqua che, qui più che altrove, si impongono, limitandone fortemente le capacità ittiogeniche. Le condizioni di regime idraulico del Fiume e la conformazione dell alveo determinano per questo tratto un alternanza di zone a riffle, cioè ad acque turbolente e basse a corrente veloce, e zone di run, dove la profondità media si alza rendendo il flusso più laminare. In questo tratto si segnala inoltre l insistenza di una rete idrica collegata particolarmente ricca di rogge, rami laterali al Fiume e canali, tra i quali si ricordano; il Canale Marinone, la Roggia Molinara, la Gora Molinara, il Naviglio Vecchio e il Ticinello. Le caratteristiche dell habitat fluviale rendono la zona più adatta ad ospitare una comunità ittica dominata da Ciprinidi reofili, come il cavedavo, il vairone, la sanguinerola ed il barbo. Non mancano però i Ciprinidi limnofili. La varietà specifica dell ittiofauna in questo tratto è inoltre incrementata, rispetto al tratto superiore, per la presenza di una rete idrica collegata all asta principale del Fiume estremamente ricca di 80

85 ambienti naturali o semi-naturali variamente vocati ad ospitare fauna ittica e utili per il rifugio, lo svernamento e la riproduzione di numerose specie, tra cui anche la trota marmorata. La comunità ittica, dai dati desunti dalla ricerca sulla fauna ittica del Fiume, condotta nel 1999 per conto del Parco del Ticino, e dalla campagna di censimento condotta nel maggio del 2005 subito a valle della filarola della Maddalena (Somma Lombardo VA), conta 23 specie, di cui solo tre esotiche: rodeo, persico sole e trota fario, quest ultima considerata esotica in quanto presumibilmente non nativa nel Ticino sublacuale ma derivata da opere di immissione. Le specie ittiche più abbondanti sono i Ciprinidi reofili: cavedano, vairone, barbo comune e sanguinerola, cui se ne affiancano altri, un po meno numerosi, come barbo canino, lasca e savetta. Degna di particolare nota è la presenza della trota marmorata rilevata in ambienti laterali - Naviglio Vecchio e Canale Marinone - particolarmente vocati ad ospitarla. Da segnalare è anche il ritrovamento recente di un esemplare di storione cobice adulto, lungo circa 120 cm, verosimilmente riconducibile ad immissione ma il cui stato di benessere è un chiaro segno del buon acclimatamento del pesce alla vita in ambiente naturale in questo tratto. Il quadro della fauna ittica potenziale è influenzato dalla lontanza dal lago, che determina la perdita di quelle che sono le specie ittiche tipiche di lago come la trota lacustre o l agone, e l affermazione di una vocazione ittica mista a Ciprinidi, limnofili e reofili, e a Salmonidi, con la trota marmorata ed il temolo. Per quanto riguarda la caratterizzazione della comunità ittica, seppure oggi si registri la presenza di più del 50% delle specie ittiche attese e più del 50% delle popolazioni autoctone risultino essere in buone condizioni biologiche, mancano i Ciclostomi, gli Acipenseridi migratori e taxa endemici in Italia (Lethenteron zanandreai) ed il numero di specie aliene è superiore a due. Si evidenziano quindi profonde variazioni della composizione e abbondanza delle specie rispetto alla comunità ittica attesa, struttura in età e fenotipi delle popolazioni indigene con gravi segni di alterazione. Il valore del rapporto tra le specie ittiche autoctone attualmente presenti nel tratto e quelle originarie è pari al 67%. (fonte GRAIA). Di conseguenza si evidenzia che i popolamenti presenti nel tratto sono profondamente intaccati rispetto all originale vocazionalità del Fiume. I principali elementi che possono aver portato a questo impoverimento sono essenzialmente da ricercare in una profonda alterazione delle dinamiche fluviali naturali, con particolare riferimento alle derivazioni ed agli sbarramenti presenti lungo l asta fluviale. Le prime possono creare una semplificazione degli habitat presenti soprattutto riguardo alle aree di frega, che sono le più interessate dagli sbalzi di livello. Gli sbarramenti invalicabili alla fauna ittica sono invece un ostacolo alle naturali migrazioni, che possono influenzare la presenza dei taxa migratori (principalmente gli Acipenseridi) Paesaggio e beni storico-culturali Gli aspetti da considerare al fine di qualificare un sistema paesaggistico sono molteplici e di differente natura. La definizione di paesaggio, infatti, varia a seconda della disciplina di indagine: per la geografia fisica esso è la parte di superficie terrestre che presenta determinati caratteri fisici, biotici e antropici dalla cui interazione derivano specifici processi funzionali; per l architettura il concetto di paesaggio assume un significato paragonabile a panorama, scena visiva con una concezione di senso estetico a cui si associa sempre la presenza umana; infine, per l ecologia del paesaggio, assume grande importanza il significato di contesto spaziale disponibile per le comunità e gli ecosistemi e così il paesaggio è concepito come un sistema di ecosistemi, ove ciascun elemento assume un ruolo funzionale all interno di un complesso mosaico ecologico. All interno del concetto di paesaggio, infine, risultano molto importanti gli aspetti di identità e riconoscibilità paesaggistica, che costituiscono un aspetto fondamentale della qualità dei luoghi e della conseguente abitabilità e vivibilità da parte della popolazione presente. Tale interpretazione è in linea con la definizione di paesaggio data dalla Convenzione europea del Paesaggio, adottata il 19 luglio 2000 dal Comitato dei ministri del consiglio d Europa e sottoscritta il 20 ottobre 2000, a Firenze da alcuni Stati membri, tra cui l Italia, la quale l ha ratificata con la legge 14/2006; in tale documento il paesaggio è definito come una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. In tal senso emerge il concetto che i paesaggi evolvono col tempo, per l effetto di forze naturali e per l azione degli esseri umani e che il paesaggio forma un tutto, i cui elementi naturali e culturali vengono considerati simultaneamente. La medesima Convenzione riconosce un ruolo chiave alla componente paesaggio: il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro; il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità 81

86 della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana. Alla luce di tali premesse, la caratterizzazione paesaggistica del territorio comunale deve, quindi, prendere in considerazione un insieme di elementi riferibili a differenti discipline ricadenti nell ambito delle scienze naturali (ecologia, geografia fisica ) e delle scienze umanistiche (architettura, storia). Il Comune di Lonate Pozzolo si colloca, secondo le previsioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) della Lombardia, nella fascia dei paesaggi dell alta pianura, a nord-ovest dell area metropolitana milanese ed in prossimità dell aeroporto intercontinentale della Malpensa. In tale ambito geografico i centri abitati costituiscono un tessuto insediativo consolidato, nel quale presenze urbane ben individuabili sono alternate a zone verdi agricole o boscate, che rappresentano un filtro ecologico e paesistico significativo. Figura 5-24 Unità tipologiche di paesaggio individuate dal PTPR (estratto dalla cartografia allegata al Piano) La fascia fluviale del Fiume Ticino a ovest e gli ambiti agricoli con nuclei boscati circostanti al centro abitato rappresentano insieme il carattere fondante della componente paesaggistica ed ambientale di Lonate Pozzolo, in continuità con le altre realtà territoriali confinanti (Vizzola Ticino, Ferno e Samarate a nord, Castano Primo, Nosate e Turbigo a sud, Vanzaghello a est). L ambito territoriale in cui ricade il territorio di Lonate Pozzolo, denominato nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della Provincia di Varese come Ambito di Gallarate (N 4 VIARIO FLUVIALE), presenta molteplici direttrici di definizione longitudinali e trasversali. Il Ticino chiude l ambito sul lato ovest sino alla provincia di Milano. Il Naviglio Grande e il Canale Villoresi accompagnano il Ticino fiancheggiandolo e creando un paesaggio del tutto particolare. Il percorso del fiume fortemente ribassato rispetto al piano dell ambito e la totale assenza di ostacoli percettivi consentono la quasi totale panoramica delle Alpi Occidentali, in uno scenario di forte suggestione favorito da terrazzi naturali. 82

87 Figura 5-25 L abitato di Lonate Pozzolo visto da via Silvio Pellico in direzione nord est (Fonte: Panoramio) Figura 5-26 L abitato di Lonate Pozzolo visto da via Principessa Mafalda in direzione sud ovest (Fonte: Google Earth) Figura 5-27 Il Fiume Ticino in territorio di Lonate Pozzolo ripreso dalla zona Tornavento (Fonte: Panoramio) 83

88 Il sistema dei vincoli paesaggistici vigenti, contenuti all interno del Sistema Informativo Beni Ambientali SIBA (D. Lgs. 42/2004), entro il territorio comunale risulta essere così costituito: Fiumi, torrenti, corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna (art.142 lett. c) Parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi (art.142 lett. f) Figura 5-28 Carta dei vincoli paesaggistici per Lonate Pozzolo. Estratto dal PTCP Varese L assetto amministrativo del paesaggio e delle sue componenti comprende non solo la vincolistica vigente e i Parchi Regionali istituiti, ma anche zone soggette a tutela sotto varie forme e natura, ricomprese e non all interno dei Parchi, e aree di riconosciuto valore ambientale e naturalistico a vari livelli, anche se non soggette a strumenti di vincolo o tutela istituiti. Inoltre il Comune di Lonate Pozzolo è contrassegnato dalla presenza di azioni di tutela a livelli: - SIC (Siti di Interesse Comunitario proposti per il progetto Bioitaly): Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate - ZPS (Zone a Protezione Speciale): Boschi del Ticino - Parchi Regionali: Parco Lombardo della Valle del Ticino Di seguito si riporta un estratto, relativo al territorio comunale di Lonate Pozzolo, della carta delle rilevanze e delle criticità allegata al PTCP di Varese. 84

89 Figura 5-29 Estratto dalla tavola delle rilevanze e delle criticità allegata al PTCP di Varese Secondo quanto indicato nelle Tavole allegate al PTCP della Provincia di Varese il territorio comunale di Lonate Pozzolo, benché ricada all interno del Parco del Ticino, non include aree di elevata naturalità (ai fini della tutela paesistica si definiscono di elevata naturalità quei vasti ambiti nei quali la pressione antropica, intesa come insediamento stabile, prelievo di risorse o semplice presenza di edificazione, è storicamente limitata). Dal punto di vista dei tracciati di interesse paesaggistico il territorio è caratterizzato dalla strada provinciale SP14dir detta dei Molinelli e classificata come strada nel verde, che dal centro abitato di Lonate Pozzolo si dirige a ovest verso il Fiume Ticino. Inoltre sono presenti anche una pista ciclopedonale e dei sentieri che costeggiano tutta la fascia adiacente al Fiume Ticino. Tra i siti archeologici evidenziati all interno del Piano provinciale, Lonate Pozzolo è menzionato per le presenze risalenti all età romana, ovvero le Are di Diana e Silvano, site all interno del centro storico. Viene individuata una criticità paesaggistica che riguarda la presenza di un area produttiva dismessa dagli lungo Via Vespucci e Via Bolivia. Si tratta di una vecchia fonderia costruita nel 1920 e dismessa nel 1980 occupante una superficie di circa 6500 m 2. Il PTCP riporta, oltre ai nuclei storici abitativi di Lonate Pozzolo e Sant Antonino Ticino, quali elementi di rilevanza storico-culturale i seguenti insediamenti: 85

90 religiosi: Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio, originaria del XIII secolo. La chiesa venne ampliata nel XVI. La facciata è del 1857; abitativi: Località Sant Antonino Ticino - Villa Oltrona Visconti, XVII secolo su preesistenze, pianta ad U; Località Tornavento - Villa Alessandri Parravicini, XVIII secolo, pianta a doppia corte, sorge in posizione elevata quasi a picco sulla valle del Ticino; produttivi: Edificio produttivo (via Grassi n. 7), prospetti in mattoni a vista; Località Cascina Mulinelli, opificio per il candeggio del cotone, edificato alla fine del XIX secolo. Sorto sull area di un antico mulino di grano che si serviva delle acque del Naviglio Grande. L intero complesso, nonostante alcune modifiche, ha mantenuto quasi intatta la sua fisionomia. Figura 5-30 Chiesa di Sant Ambrogio Gli elementi di pregio paesaggistico di carattere naturale sono rappresentati, in corrispondenza del territorio comunale e in sua prossimità, dal Sito di Importanza Comunitaria Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate ai sensi della Direttiva Habitat e dalla Zona di Protezione Speciale Boschi del Ticino ai sensi della Direttiva Uccelli. Tali aree, interessanti la fascia che costeggia a est il Fiume Ticino, rappresentano una delle zone di maggior integrità e rilevanza dal punto di vista naturalistico nel contesto della zona. Le analisi condotte in sede di PTCP hanno individuato sul territorio provinciale diversi tipi di paesaggio, definiti come unità di paesaggio (UdP), intese come sub-sistemi paesaggistici, caratterizzati sia strutturalmente che funzionalmente dagli ecosistemi attraverso cui sono organizzati. Il territorio di Lonate Pozzolo comprende essenzialmente due unità di paesaggio: 86

91 UdP 20 tale unità interessa la parte occidentale del territorio comunale e comprende le seguenti aree agricole: Denominazione Indice di Superficie Margine Tipologia Interventi area frastagliatura 20-a (Pianura) 35,36 ha Sotto la media provinciale negativo inferiore al 50% Area agricola residuale Mantenere la compattezza, inserire parchi, orti urbani, impianti di fitodepurazione, aree umide Nota: per margine positivo si intende un margine a contatto con elementi naturali formi (boschi, fasce boscate, siepi, corsi d acqua, ecc. UdP 21 tale unità interessa la parte orientale del territorio comunale e comprende le seguenti aree agricole: Denominazione area Superficie 21-d (Pianura) 28,28 ha 21-e (Pianura) 35,67 ha 21-f (Pianura) 41,16 ha 21-g (Pianura) 50,94 ha Indice di frastagliatura Sotto la media provinciale Sotto la media provinciale 21-i (Pianura) 62,53 ha Sopra la media 21-j (Pianura) 51,47 ha provinciale 21-k (Pianura) 67,26 ha Sopra la media provinciale 21-q (Pianura) 111,84 ha 21-p (Pianura) 107,03 Sotto la media provinciale Margine Tipologia Interventi negativo inferiore al 50% negativo inferiore al 50% positivo superiore al 50% negativo inferiore al 50% positivo superiore al 50% Area agricola residuale Area agricola produttiva in grado di resistere ma con bassa valenza naturalistica Area agricola produttiva in con valenza protettiva Area agricola produttiva con scarsa valenza naturalistica a rischio per la frastagliatura Area agricola produttiva in grado di resistere Mantenere la compattezza, inserire parchi, orti urbani, impianti di fitodepurazione, aree umide Incentivare l applicazione delle misure agroambientali, inserire nel sistema del verde urbano Ridurre la frastagliatura mediante interventi nei punti a contatto con l urbanizzato. Accorpamento delle aree verdi sul margine esterno dell ambito Riforestazione, orti urbani, vivaistica Non frammentare, sostenere l accorpamento fondiario Individuazione degli ambiti agricoli Ai sensi della L.R. 12/2005 spetta alla Provincia, tramite il proprio PTCP, il compito di definire ed individuare gli ambiti destinati all attività agricola, i cosiddetti ambiti agricoli, allo scopo di perseguire obiettivi di conservazione dello spazio rurale e delle risorse agroforestali e di valorizzazione delle funzioni plurime del sistema agricolo e del sistema forestale. L individuazione delle aree agricole concorre pertanto, in positivo, al progetto urbanistico di riqualificazione e riorganizzazione del territorio comunale. Di seguito si riporta un estratto della carta degli ambiti agricoli individuati dal PTCP di Varese nel territorio di Lonate Pozzolo, da cui si evince come questo sia caratterizzato da suoli agronomicamente pregiati, compatibili sia con l uso agricolo sia con quello zootecnico. L Amministrazione comunale intende affidare l incarico ad un professionista competente per la redazione dello studio agronomico al fine di aggiornare la caratterizzazione delle aree agricole presenti sul territorio comunale. 87

92 Figura 5-31 Estratto dalla tavola degli ambiti agricoli allegata al PTCP di Varese Reti ecologiche provinciali Nell ambito della caratterizzazione paesaggistica e della definizione di una linea strategica di tutela delle fruizioni percettive, con particolare riferimento alle unità di paesaggio naturali, è opportuno individuare e caratterizzare l insieme delle componenti della rete ecologica che qualifica il territorio d interesse. La rete ecologica, delineata a livello provinciale dal PTCP, è stata così definita individuando i seguenti elementi costituitivi: patches: parcelle o frammenti che sono il risultato della frammentazione del tessuto del paesaggio e dell ecosistema, esse sono definite dalla dimensione e dalla morfologia e possono presentare diversi gradi di biodiversità; core area: porzione centrale di patch che offre uno spazio ecologico ottimale in quantità e qualità, che rappresenta un area minima vitale per le popolazioni animali presenti; corridoi, ponti biotici e varchi: fasce di ambiente omogeneo che si differenziano dalla natura della matrice in cui si inseriscono, che svolgono il ruolo di aree di passaggio e connessione e sono in grado di ridurre la frammentazione e aumentare il grado di connettività tra le patches; fascia tampone: aree di transizione o ecotonali a protezione da influenze esterne delle core areas e dei corridoi, utili ad aumentare la capacità portante, la resistenza e la resilienza dell ecosistema; stepping stones: unità minori che, per la loro posizione strategica, rappresentano habitat funzionali lungo linee ideali di spostamento di specie all interno di una matrice ostile. 88

93 Gli elementi della rete ecologica vengono individuati all interno di una matrice, data dall elemento o dall abbinamento ripetuto di più elementi interagenti, che risulta essere maggiormente presente o connesso all interno di un unità di paesaggio. La matrice può non essere presente in caso di gravi alterazioni del paesaggio; se presente, può favorire in maniera determinante le funzioni della rete ecologica in relazione al suo livello di permeabilità, cioè al grado di difficoltà degli spostamenti determinati dalla sua natura, dalla sua gestione e dalla frequenza delle barriere soprattutto di carattere artificiale. Il progetto di rete ecologica provinciale pone particolare attenzione a quelle aree, all interno del proprio territorio, che risultano critiche o strategiche per le connessioni ecologiche, in quanto già pregiudicate, compromesse o di possibile riqualificazione; si distinguono nodi strategici, aree che presentano notevoli problemi di permeabilità ecologica, sottoposti a dinamiche occlusive, ma che possono rappresentare varchi, almeno potenziali, per riconnettere tra loro elementi strutturali della rete; aree critiche, porzioni di territorio che presentano seri problemi ai fini del mantenimento della continuità ecologica e di una qualità ambientale accettabile. Le Reti Ecologiche definite dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Varese e dal Parco del Ticino sono riportate nella Tavola 1b allegata al Rapporto Ambientale Qualità dell ambiente urbano La gestione dei rifiuti Normativa di riferimento D.Lgs. 3 Aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale Stato di fatto La gestione dei rifiuti rappresenta un attività di pubblico interesse con ripercussioni possibili sull ambiente naturale ed è attualmente disciplinata dalla parte quarta del D. Lgs. 152/2006, in cui è previsto che le pubbliche amministrazioni favoriscano la riduzione dei rifiuti generici destinati allo smaltimento in discarica attraverso il riciclo, il recupero ed il riutilizzo e si definisce la raccolta di tipo differenziato come idonea a tale scopo. Secondo i dati relativi all anno 2008 riportati da ARPA nel Rapporto Rifiuti, la Provincia di Varese produce oltre t l anno di rifiuti urbani, corrispondenti ad una produzione pro capite annua di 495,4 kg, di cui poco meno di t di rifiuti l anno sono avviati in discarica o all inceneritore. La quota provinciale di raccolta differenziata indica una buona capacità gestionale. Le frazioni destinate a raccolta differenziata sono principalmente: carta, cartone, vetro, plastica, scarti verdi, legno, organico e materiali ferrosi. Considerando le medie percentuali annuali dei rifiuti differenziati della Provincia di Varese rispetto alla media della Regione Lombardia risulta che, per l anno 2008, la Provincia di Varese ha fatto segnare una percentuale di raccolta differenziata pari al 57,2%, mentre la media regionale risulta pari al 45,3% (Fonte: ARPA Lombardia). La produzione di rifiuti pro capite è stabile e si attesta intorno all 1,36 kg/ab Giorno. La procedura di calcolo della percentuale di raccolta differenziata, pur non essendo definita in modo univoco a livello nazionale, è indicata da ARPA Lombardia come segue: la percentuale di raccolta differenziata è data dal rapporto tra la sommatoria dei pesi delle frazioni raccolte in modo differenziato ed il peso totale dei rifiuti urbani, incluso lo spazzamento stradale, con l esclusione dei rifiuti inerti e di quelli cimiteriali. frazrd RI % RD Dove: RD = raccolta differenziata; RI = materiali recuperati da rifiuti ingombranti; totru cim inerti RU = rifiuti urbani; cim = cimiteriali La raccolta differenziata ha avuto una grande espansione in Italia negli ultimi anni, il che ha incrementato notevolmente il quantitativo di rifiuti che vengono raccolti in modo differenziato, con conseguente maggiore quantità di materiale che viene riciclato. La Provincia di Varese risulta particolarmente attiva per quanto riguarda lo smaltimento differenziato dei rifiuti nei confronti della media regionale. 89

94 % RU Differenziati VAS Rapporto Ambientale A fronte di un aumento in valore assoluto del +1,67% della produzione complessiva di rifiuti urbani dal 2007 al 2008 (per una produzione RU pro capite pari a 495,4 kg/ab. anno), la Provincia di Varese ha fatto segnare, rispetto agli stessi anni, un incremento della raccolta differenziata del 4,8%, per una percentuale pari al 57,2%, rispetto alla media regionale che risulta pari al 45,3% (dato 2008). (Fonte: Osservatorio provinciale rifiuti) (Figura 5-32) Provincia di Varese Regione Lombardia Italia Figura 5-32 Confronto tra gli andamenti della % di rifiuti differenziati (dati OPR 2008, ARPA 2007, APAT 2007 in Rapporto sulla gestione Rifiuti, 2008) Da questo confronto e dall analisi dei dati del Rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti (anno 2008) emerge come la provincia di Varese, pur essendo un contesto fortemente urbanizzato ed industrializzato presenti sia una produzione procapite inferire alle medie regionali (pari a 511,2 kg/ab.anno) e, ancor di più, nazionali (pari a 545,9 kg/ab.anno), sia una percentuale di differenziazione dei rifiuti significativamente superiore alla media regionale. Un ulteriore parametro utilizzato per valutare l efficienza di diverse realtà di differenziazione dei rifiuti è l Indice di Efficienza. Tale indice rappresenta lo strumento attraverso il quale è possibile confrontare diverse realtà di gestione dei rifiuti urbani all interno della Provincia di Varese effettuando una valutazione multiparametrica (17 parametri) e non considerando unicamente la percentuale di raccolta differenziata. A ciascun parametro è assegnato un fattore di importanza in base alla sua significatività rispetto agli obiettivi di una buona gestione dei rifiuti urbani. I valori di ogni parametro sono distribuiti in ordine crescente nell arco di cinque fasce di merito. La formula per il calcolo dell indice di efficienza è la seguente: I max P * i F i P * i F Si esegue la sommatoria dei punteggi assegnati in base alla classe, ognuno ponderato dal fattore di importanza che viene assegnato alla classe stessa. Il risultato viene poi normalizzato dividendo per il massimo punteggio ottenibile e moltiplicando per 10, in modo tale da ottenere un numero compreso tra 0 e 10. I dati relativi al Comune di Lonate Pozzolo, estratti dai Rapporti sulla Gestione dei Rifiuti Urbani nella Provincia di Varese, superano di poco la percentuale provinciale di rifiuti differenziati ad eccezione dell anno 2008 in cui è leggermente inferiore alla media. Confrontando questo dato con la classifica dei Comuni Ricicloni (iniziativa di Legambiente, patrocinata dal Ministero dell Ambiente), si può identificare il Comune di Lonate Pozzolo molto vicino al titolo di comune a buona gestione. La soglia minima, relativa alla *10 i 90

95 % RU Differenziati VAS Rapporto Ambientale percentuale di rifiuti riciclati per rientrare nella fascia a migliore gestione, secondo la scala di riferimento di Legambiente è, infatti, pari al 60%. La normativa (D. Lgs. 152/2006) definisce le percentuali minime di rifiuti differenziati che devono essere raggiunte entro il 2012 e le tappe intermedie: - almeno il 35% entro il 31/12/2006; - almeno il 45% entro il 31/12/2008; - almeno il 65% entro il 31/12/2012. Il comune di Lonate Pozzolo risulta ampiamente rispettare la percentuale di rifiuti differenziati. Si presume che una buona gestione locale possa portare senza problemi al traguardo del 65% di rifiuti differenziati entro il 2012, nonostante il Comune non abbia ancora raggiunto il limite di 56,8% fissato dal Piano Provinciale dei Rifiuti di Varese da raggiungere entro la fine del Come si può vedere dalla rappresentazione grafica, la percentuale di rifiuti differenziati si mantiene, dall anno 2000, molto costante e prossima al 60%. In riferimento ai valori riportati dal D.Lgs, 152/06 le percentuali di rifiuti differenziati sono state sempre ampiamente raggiunte nei termini stabiliti. Già nel 1998 si registravano valori di rifiuti differenziati prossimi al 45% entro il 31/12/ entro il 31/12/ entro il 31/12/ entro il 31/12/ Lonate Pozzolo Provincia di Varese Obiettivi D.lgs 152/06 Obiettivi Piano Prov. Figura 5-33 Andamento annuale della percentuale di rifiuti differenziati nel comune di Lonate Pozzolo, in confronto con la Provincia di Varese (dati: Osservatorio Provinciale Rifiuti 2008) Nel 2008 (ultimi dati disponibili) la percentuale di rifiuti differenziati relativa a Lonate Pozzolo è stata pari al 55,2%, collocando il Comune al 106esimo posto nella graduatoria dei Comuni della Provincia di Varese in termini di % di Raccolta differenziata (Fonte: Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani nella provincia di Varese, anno 2008). Nello stesso anno il Comune ha fatto registrare un indice di Efficienza pari al 5,19 (contro il 4,26 del 2007). 91

96 Kg/ab*gg VAS Rapporto Ambientale Per quanto riguarda la produzione di rifiuti (Kg/abitante giorno) il comune di Lonate Pozzolo presenta valori quasi sempre al disopra della media provinciale, regionale e nazionale, ad esclusione del 2000 e Come si può vedere dal grafico in Figura 5-34, dopo l incremento di produzione registrato fino al 2003 si assiste a una situazione di stabilità (dal 2004 al 2006) cui segue un aumento di nuovo nel 2007 e una diminuzione nel 2008, attestandosi sul valore di 1.54 Kg/abitante giorno (variazione pari a -12,5% rispetto al 2007), discostandosi di circa il 13,5% dalla media provinciale. 1,8 1,7 1,6 1,5 1,4 1,3 1,2 1, Lonate Pozzolo Provincia di Varese Regione Lombardia Italia Figura 5-34 Produzione pro-capite media annua di rifiuti (dati OPR 2008, ARPA 2007, APAT 2007 in Rapporto sulla gestione Rifiuti, 2008) Il grafico e la tabella successivi riportano la composizione dei rifiuti, distinguendo tra la frazione differenziata e non differenziata rilevata dall Osservatorio provinciale rifiuti per il Comune di Lonate Pozzolo. Composizione dei rifiuti differenziati e indifferenziati per l'anno 2007 Ingombranti a smaltimento 12,0% Spazzamento 1,6% Carta e cartone 10,4% Vetro / vetro e alluminio 6,8% Plastica 2,5% Scarti verdi 11,2% Indifferenziati 31,2% Altro 55,2% Legno 11,2% Organico 7,9% Materiali ferrosi 2,5% Altre 0,9% Recupero da ingombranti 1,9% Figura 5-35 Composizione dei rifiuti differenziati e non differenziati per l anno 2007 per il Comune di Lonate Pozzolo (Rapporto sulla gestione Rifiuti, 2007) 92

97 Tabella 5-9 Relativa alle raccolte differenziate condotte in Comune di Lonate Pozzolo per l anno 2007 (Rapporto sulla gestione Rifiuti, 2007) Raccolta Variazioni Incidenza sul Porta a Variazioni Frazioni pro-capite rispetto alla totale Rifiuti porta (kg/anno) media provinciale Urbani Carta e cartone SI 66,4 + 29% - 3% 10,4% Vetro e vetro/alluminio SI 43,5-8% + 4% 6,8% Plastica SI 16,0-5% - 3% 2,5% Scarti verdi NO 71,5 + 29% 0% 11,2% Legno \ 72, % + 87% 11,2% Organico SI 50,5-17% + 6% 7,9% Materiali ferrosi \ 16,1 + 49% 0% 2,5% Altre \ 5,9-28% - 71% 0,9% Ingombranti (q.tà recuperata) Rifiuti urbani indifferenziati Ingombranti (q.tà non recuperata) Spazzamento stradale \ 12,0 + 68% 1,9% 200,1 +21% + 6,8% 31,2% 76,9 12,0% 10,0-34% - 29,1% 1,6% Per quanto riguarda i sistemi di raccolta Lonate Pozzolo dispone di un centro di raccolta. Il servizio di raccolta è gestito da SAP Servizi Acqua Potabile. Vengono infine sintetizzati gli indicatori di stato caratterizzanti il comparto della gestione rifiuti: Tabella 5-10 Indicatori di stato relativi al comparto gestione dei rifiuti Lonate Pozzolo Indicatore Obiettivi Valori rilevati per l anno 2008 Rifiuti urbani differenziati Indice di efficienza Produzione pro-capite annua Produzione pro-capite giornaliera Percentuali minime (D. Lgs. 152/2006) di rifiuti differenziati: - almeno il 35% entro il 31/12/2006; - almeno il 45% entro il 31/12/2008; - almeno il 65% entro il 31/12/2012. Percentuale fissata dal Piano Provinciale dei Rifiuti di Varese da raggiungere entro la fine del 2009: 56,8% 55,21 % - 5, Kg/abitante - 1,54 Kg/abitante 93

98 Settore energetico Normativa di riferimento D.Lgs. 192/2005 Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia D.G.R. VIII/5773 del 31 ottobre 2007 Disposizioni inerenti all efficienza energetica in edilizia Stato di fatto La Regione Lombardia si è dotata negli ultimi anni di strumenti normativi e programmatori finalizzati al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale, in accordo con le politiche nazionali e comunitarie. In particolare, con la D.G.R. VIII/5773 del 31 ottobre 2007 vengono individuate le nuove modalità di certificazione energetica degli edifici, nell ambito dell obiettivo volto al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici come indicato dal D.Lgs. 192/2005. Le disposizioni dettate dalla D.G.R. devono essere applicate, ai fini del contenimento dei consumi energetici e della riduzione della produzione di inquinanti, nel caso di progettazione e realizzazione di edifici di nuova costruzione e degli impianti in essi installati, opere di ristrutturazione degli edifici e degli impianti esistenti, ampliamenti volumetrici e installazioni di nuovi impianti in edifici esistenti, certificazione energetica. Vengono così individuati gli indici di prestazione energetica per la climatizzazione invernale e quelli del rendimento globale medio stagionale, e si indicano le tempistiche con le quali provvedere alla certificazione energetica degli edifici pubblici e privati. Gli usi riportati sull attestato di certificazione riguardano: riscaldamento, produzione di acqua calda ad uso igienico-sanitario, la climatizzazione estiva e l utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, oltre alla stima delle emissioni di gas ad effetto serra determinata dagli usi energetici dell edificio. L attestato ha validità di 10 anni e deve essere aggiornato in caso di interventi che comportino modifiche alla prestazione energetica dell edificio o dell impianto. Il Comune rilascia la targa energetica nel caso in cui l attestato di certificazione energetica sia riferito ad un edificio comprensivo di tutte le unità immobiliari che lo compongono e che questo sia dotato di un impianto centralizzato per la climatizzazione invernale. La targa energetica è obbligatoria solo se tutte le unità immobiliari hanno medesima destinazione d uso. Attualmente il Comune di Lonate Pozzolo non ha ancora provveduto a stilare la certificazione energetica per gli edifici pubblici e non ha rilasciato nessuna targa energetica sul territorio di competenza. Settore infrastrutturale Lonate Pozzolo, nella sua porzione settentrionale di territorio, è attraversata dalla linea ferroviaria Busto Arsizio - Malpensa Aeroporto, inaugurata nel 1999 e gestita dalle Ferrovie Nord. La linea è percorsa dal collegamento ferroviario denominato "Malpensa Express" e da regionali Malpensa-Ferno Lonate Pozzolo- Busto Arsizio Nord-Busto Arsizio FS. Sempre all interno del territorio comunale è presente la stazione Lonate Pozzolo-Ferno. La trattazione del settore infrastrutturale stradale è illustrata in dettaglio nel paragrafo successivo, Rumore e vibrazioni Rete infrastrutturale. In sede di VAS è emersa la richiesta da parte degli Enti territoriali di integrare le indagini conoscitive con approfondimenti inerenti la valutazione della sostenibilità viabilistica comunale. L Amministrazione ha affidato l incarico per la stesura del Piano generale del traffico urbano, nell ambito del quale sono state condotte indagini sui flussi veicolari e sulle origini/destinazioni (O/D) degli spostamenti che rappresentano la base per la definizione delle problematiche inerenti la capacità delle sezioni analizzate e per la definizione delle dinamiche della mobilità di Lonate Pozzolo. L analisi dei rilievi effettuati sul territorio di Lonate Pozzolo nell ambito del suddetto Piano ha messo in evidenza la concentrazione dei flussi di traffico lungo gli assi principali di attraversamento dell abitato, in particolare nella direttrice ovest-est (SP ex SS 527), nella direzione nord-sud (SP 40) oltre alle strade di penetrazione all abitato. L indagine Origine/Destinazione effettuata al cordone urbano (cfr paragrafo 4.2) ha permesso di evidenziare che il traffico in ingresso è prevalentemente destinato all interno del territorio comunale (65%) mentre il traffico di attraversamento al comune è in quantità minore (27%) sulle sezioni principali di ingresso all abitato, i restanti spostamenti sono quelli relativi ai veicoli provenienti dal comune di Lonate Pozzolo, poiché alcune sezioni di intervista non erano localizzate, per ragioni di sicurezza, in 94

99 prossimità del confine. In particolare nelle sezioni di via Molinelli e di viale Vittorio Veneto, viabilità di accesso alla SS 336, le percentuali di attraversamento si attestano rispettivamente al 75% e 55% del traffico in ingresso a Lonate Pozzolo, mentre sulle altre sezioni prevale il traffico di tipo di penetrazione al centro abitato (sopra al 79%). I centri storici del centro di Lonate Pozzolo, Sant Antonio Ticino e Tornavento hanno una struttura tale da non garantire la sicurezza della circolazione sia dei veicoli leggeri ma in principal modo dei ciclisti e dei pedoni, la cosiddetta utenza debole, che deve essere una risorsa da sviluppare ed occorre incentivare tali spostamenti. A tal fine rivedendo la distribuzione gli spazi comuni, adeguando la localizzazione degli stalli della sosta veicolare e creando dei percorsi dedicati all utenza debole sarebbe possibile migliorare la circolazione interna, la sicurezza e la congestione nei centri storici. Un ruolo importante nella riorganizzazione del centro storico urbano lo gioca mediante la distribuzione della sosta veicolare e la riacquisizione di spazi destinati alla cosiddetta utenza debole. Dai risultati elaborati dell indagine sull offerta e la domanda di sosta è emerso che risulta necessaria solo in alcune zone, ove carente, l implementazione della segnaletica verticale e la segnaletica orizzontale, al fine di regolamentare al meglio la sosta e esulando dal tipo di regolamentazione vigente si osserva che in nessuna zona si raggiunge mai il 100% di occupazione, e al massimo nella fascia della mattina, la percentuale di occupazione si attesta al 62%. Dunque per quanto concerne la sosta non si presentano criticità, per migliore la sicurezza e il transito dei veicoli si potrebbe studiare comunque una riorganizzare degli spazi per il transito dei veicoli, dei ciclisti e dei pedoni. L analisi della rete ciclabile esistente ha permesso di evidenziare la poca propensione degli abitanti di Lonate Pozzolo alla mobilità sostenibile: biciclette e piedi. Lungo la viabilità cittadina sono presenti tratti isolati che non creano una continuità ai percorsi ciclabile e non esiste nessuna rete ciclabile a collegamento tra le polarità scolari e la stazione che sarebbe necessaria per incentivare gli spostamenti casa-scuola e verso la stazione oltre ad non essere presenti area di sosta per le biciclette. Rumore e vibrazioni Normativa di riferimento D.P.C.M. 1/3/1991 Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno Legge del 26 ottobre 1995 n. 447 Legge Quadro sull inquinamento acustico D.P.C.M. 14/11/97 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore D.M. Ambiente 31/10/97 Metodologia di misura del rumore aeroportuale D.P.R. 18/11/98 n. 459 Regolamento recante norme per la riduzione dell inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario D.P.R. 30/3/2004 n. 142 Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n.447 Stato di fatto L inquinamento acustico rappresenta una delle problematiche ambientali più critiche degli ultimi anni, soprattutto in ambiente urbano. Le fonti generatrici sono di varia natura e sono riferibili principalmente al settore industriale, ai trasporti e all incremento degli agglomerati urbani, con conseguente addensamento delle sorgenti di rumore. Il problema dell inquinamento acustico deve essere affrontato contemporaneamente per ogni sorgente, per ottenere risultati apprezzabili su larga scala. Gli interventi più efficaci sono quelli che riguardano sia la sorgente del rumore sia l applicazione di adeguate misure nella pianificazione urbana e nel governo del territorio. Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità dell opinione pubblica nei confronti di questa forma di inquinamento e i sondaggi confermano che il rumore è tra le principali cause del peggioramento della qualità della vita nelle città e in zone extraurbane e rurali che interagiscono con importanti infrastrutture di trasporto. Si distinguono essenzialmente due tipologie di sorgenti: quelle puntiformi, ad esempio le attività industriali, i locali musicali, gli esercizi commerciali, e quelle lineari ovvero il traffico veicolare, ferroviario e aeroportuale. Il clima acustico locale del Comune di Lonate Pozzolo è fortemente influenzato dalla presenza dell aeroporto di Malpensa e dal conseguente traffico aereo, che costituisce la fonte di rumore primaria sul territorio. 95

100 La parte più meridionale del sedime aeroportuale di Malpensa è infatti all interno dei confini comunali di Lonate Pozzolo. Questa disposizione fa si che gran parte delle rotte di decollo e atterraggio attraversino il territorio comunale e interessino in parte la proiezione del centro abitato. La Legge del 26 ottobre 1995 n. 447 Legge Quadro sull inquinamento acustico stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell'ambiente esterno e dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 117 della Costituzione. Tale legge conferisce alle amministrazioni comunali le competenze in merito alla classificazione del territorio di loro competenza in zone o classi, secondo un criterio di classificazione che si basa su modalità e limiti di cui al D.P.C.M. del 1 marzo 1991 che risulta così definito: - Classe I, aree particolarmente protette: rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc. - Classe II, aree destinate ad uso prevalentemente residenziale: rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali. - Classe III, aree di tipo misto: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici. - Classe IV, aree di intensa attività umana: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie. - Classe V, aree prevalentemente industriali: rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni. - Classe VI, aree esclusivamente industriali: rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi. A ciascuna classe corrisponde, ai sensi di legge, un valore limite massimo del livello sonoro equivalente (Leq A) differenziato per il periodo diurno (dalle ore 6 alle 22) e per quello notturno (dalle ore 22 alle 6) (Tabella 5-11). Tabella 5-11: Valori limite di emissione stabiliti dal D.P.C.M. 1 marzo Classi di destinazione d uso del territorio Periodo diurno Periodo notturno (u.d.m. db(a)) (u.d.m. db(a)) Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Successivamente il D.P.C.M. del 14 novembre 1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore, pur mantenendo la precedente classificazione, ha aggiornato i limiti di emissione e immissione acustica relativi alle diverse classi di azzonamento acustico (Tabella 5-12 e Tabella 5-13). 96

101 Tabella 5-12: Valori limite di emissione stabiliti dal D.P.C.M. del 14 novembre Classi di destinazione d uso del territorio Periodo diurno (u.d.m. db(a)) Periodo notturno (u.d.m. db(a)) Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Tabella 5-13: Valori limite di immissione stabiliti dal D.P.C.M. del 14 novembre 1997 Classi di destinazione d uso del territorio Periodo diurno (u.d.m. db(a)) Periodo notturno (u.d.m. db(a)) Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali La classificazione acustica del territorio assume un ruolo importante quale strumento di studio in quanto rappresenta la base per disciplinare l uso e le attività svolte nel territorio stesso; inoltre essa permette di classificare il territorio ai fini acustici, mediante l'assegnazione ad ogni singola unità territoriale individuata di una classe di destinazione d'uso del territorio; alle tipologie di area sono attribuiti i valori limite di rumorosità stabiliti dalla normativa. Nella zonizzazione acustica non vengono prese in considerazione solamente le sorgenti fisse, ma anche quelle mobili (traffico stradale, ferroviario ed aereo) che devono entrare tutte a far parte della valutazione del rumore presente in una data zona. La zonizzazione acustica ha come finalità: la tutela e la conservazione di aree non ancora interessate da fenomeni di inquinamento acustico e la prevenzione del loro deterioramento; il risanamento e la bonifica di aree del territorio comunale dove allo stato di fatto vi sono livelli di rumorosità al di fuori della norma ovvero di situazioni puntuali che si trovano al di sopra delle soglie di tollerabilità; la pianificazione di nuove aree di sviluppo urbanistico, compatibili con la situazione al contorno. Quest'ultimo obiettivo, in prospettiva, dovrebbe diventare l'aspetto più qualificante della zonizzazione acustica. La zonizzazione acustica del territorio comunale di Lonate Pozzolo secondo i criteri relativi al DPCM ha operato individuando prima le zone di classe I, V e VI, per poi passare alle mancanti. Si è operato in modo da evitare l eccessivo frazionamento del territorio e si è effettuata la zonazione anche con un preciso intento di prevenire il deterioramento delle zone non inquinate e risanare aree in cui l inquinamento acustico può portare a effetti negativi sulla popolazione residente. In particolare si è privilegiato un metodo compensativo che permetta di mantenere le attività commerciali e produttive da un lato e, dall altro, di tutelare le funzioni residenziali. Per quanto riguarda la classificazione del territorio interno alle linee isofoniche relative all inquinamento acustico aeroportuale di Malpensa non si è tenuto conto del rumore proveniente dai sorvoli, attenendosi per queste zone alle norme specifiche per ogni zona, che verrà successivamente descritta. In corrispondenza di arterie di traffico intenso si è predisposta un afasia filare intorno alla strada classificata in classe IV. 97

102 Figura 5-36 Azzonamento acustico del Comune di Lonate Pozzolo Al fine di verificare se nell attribuzione provvisoria delle sei classi ci siano delle differenze tra il livello massimo stabilito dai limiti di zona e i livelli di immissione prodotti dall insieme delle sorgenti sonore presenti, è stata eseguita una campagna di indagini fonometriche. La scelta delle posizioni di misura ha seguito il seguente criterio: Identificazione dei livelli sonori esistenti in corrispondenza delle strade a maggior flusso di traffico e delle aree ad esse adiacenti. Verifica dei livelli sonori presenti nel centro storico e nelle zone residenziali. Verifica dei livelli presenti nelle zone industriali. Verifica dei livelli sonori delle fasce cuscinetto tra aree con salto di due classi nella zonizzazione acustica ipotizzata. Verifica della possibilità di attribuire una classe inferiore ad alcune aree. Verifica dei livelli sonori presenti in corrispondenza dei ricettori acusticamente sensibili. 98

103 99

104 Il territorio di Lonate Pozzolo è interessato dalla presenza di arterie stradali, ferroviarie e aeroportuali. Per quanto riguarda le altre sorgenti sonore presenti è da sottolineare la presenza di due aree ben delimitate (Classe V) destinate ad attività produttive e di un numero consistente di attività collocate all interno del tessuto edificato in continuità con aree a carattere prettamente residenziale. L amministrazione comunale ha fornito l elenco delle attività produttive a ciclo continuo: Tessitura Solbiati Fonderia Bottarini, Via Giovanni XXIII, 116 Fonderia Bragonzi, Via Dante. Per quanto riguarda il caso particolare della Fonderia Bragonzi, si è individuata la classe V per l azienda e la classe IV e III per la fascia di territorio oltre Via Dante caratterizzata da un tessuto prevalentemente residenziale. Anche per la tessitura Solbiati, si è individuata un area di classe V per l azienda e la classe IV e III per la fascia di territorio circostante caratterizzata da un tessuto prevalentemente residenziale. La fonderia Bottarini invece è inserita in un contesto urbanistico prevalentemente produttivo. Per quanto riguarda le aree produttive disseminate nel contesto edificato si ipotizza l inserimento in classe IV, come da D.G.R.L. n. VII/9776 del 2 luglio 2002, circondate da fasce di decadimento in classe III. Il resto delle attività presenti rientra nella cerchia del centro urbano, andando a costituire quella serie di servizi di cui un paese necessita e le cui immissioni sonore sono di entità relativa e pertanto rientreranno nella classe di classificazione acustica del centro storico che la D.G.R.L. n. VII/9776 del 2 luglio 2002 indica in classe III. Dall analisi effettuata risulta che la maggiore fonte di disturbo dipende dal traffico veicolare, che dovrebbe ridursi con l entrata in funzione della nuova viabilità annessa a Malpensa. Menzione particolare va invece fatta per l inquinamento acustico di origine aeroportuale, che costituisce come già detto una parte importante dell inquinamento acustico comunale. 100

105 Il rumore emesso dagli aeromobili in fase di atterraggio e di decollo e durante la loro movimentazione a terra rappresenta la forma di emissione che maggiormente incide sulla qualità dell intorno aeroportuale. Per questo numerose e articolate norme europee, nazionali e regionali mirano a limitare e/o a regolamentare tali emissioni. Per quanto concerne la normativa sull inquinamento acustico riguardante il rumore aeroportuale è previsto l adeguamento ai certificati acustici per gli aerei in utilizzo. Tali norme consentiranno di contenere per quanto possibile il rumore aeroportuale agendo direttamente alla fonte dello stesso, ossia sulle emissioni acustiche degli aerei. A livello regionale, nel dicembre 1985, la Regione Lombardia ha definito, con riferimento alla legge regionale 91/80, le curve di isolivello dell inquinamento acustico per Malpensa, Linate, Orio al Serio. Il ministero dell Ambiente ha poi finanziato mediante il PTTA ( ) la realizzazione di reti di monitoraggio per i tre aeroporti. Il rumore aeroportuale viene misurato da centraline di rilevazione del rumore opportunamente dislocate sul territorio. Come prevede l attuale normativa, negli aeroporti milanesi le centraline sono gestite dalle società di gestione aeroportuale sotto lo stretto controllo di ARPA Lombardia. I dati rilevati permettono di elaborare le curve di rumore o isofoniche, (linee che uniscono punti con uguale livello di rumore) che riportate su una carta geografica delimitano aree nelle quali il rumore è più alto da un lato e più basso dall altro rispetto a quello che le contraddistingue. Per quanto riguarda Malpensa il sistema prevede 18 stazioni fisse di misura: 2 ad Arsago Seprio, 1 a Cardano Al Campo, 2 a Casorate Sempione, 2 a Ferno, 2 a Lonate Pozzolo, 1 a Samarate, 1 a Sesto Calende, e 7 a Somma Lombardo. Con il Decreto Ministeriale 31/10/1997 vengono poi introdotte le metodologie di misura del rumore aeroportuale che permettono di suddividere in tre aree omogenee l intorno dell aeroporto maggiormente soggetto ad inquinamento acustico. Queste tre zone (A, B, C) sono state delineate in base a limiti specifici per la rumorosità e sono di conseguenza caratterizzate da vincoli urbanistici. Nella seguente tabella sono riportati i limiti acustici e i vincoli per le tre diverse zone. Zona Classificazione e Vincoli LVA db(a) A Esposizione al rumore moderata, non sono previste limitazioni all uso del territorio < 65 B Consentite attività agricole e di allevamento; industriali e assimilate; commerciali; uffici, terziario e assimilati previa adozione di misure di isolamento acustico C Consentite unicamente attività funzionalmente connesse con l uso ed i servizi delle infrastrutture aeroportuali > 75 In Figura 5-37 sono rappresentate le linee isofoniche relative all aeroporto di Malpensa sovrapposte al territorio comunale di Lonate Pozzolo. Si evidenzia una notevole porzione del territorio in zona A e B, mentre si riscontrano alcune porzioni del margine settentrionale del territorio comunale in zona C (in cui si superano i 75 db(a). 101

106 Zona A Zona B Zona C Confini comunali Figura 5-37 Zonazione acustica relativa al territorio comunale di Lonate Pozzolo in base alle curve di isolivello dell inquinamento acustico aeroportuale di Malpensa. 102

107 Per quanto riguarda l inquinamento acustico aeroportuale sono inoltre disponibili i dati di rilevazione dell inquinamento acustico di SEA - Areoporti di Milano, che possiede due centraline in comune di Lonate Pozzolo denominate Cimitero e S. Savina. Le centraline rilevano in continuo, 24 ore su 24, i valori di rumore di eventi con caratteristiche riconducibili a sorvoli aerei. Tali eventi sono integrati con i dati meteorologici e "correlati" con i tracciati radar e i dati dei voli da e per ciascun aeroporto. Per ogni evento viene quindi ottenuta una misura del rumore poi elaborato come previsto dalla normativa nazionale (con una elevata attenzione alle linee guida emanate sul tema specifico dalla Regione Lombardia) per ottenere i valori di LVAj (Livello di valutazione del rumore aeroportuale giornaliero) e le medie mensili e annuali riportate. In realtà LVAj deriva dai livelli di rumore diurno LVAd (dalle ore 6.00 alle 23.00) e notturno LVAn (dalle ore alle 6.00). Nella seguente tabella si riportano le medie mensili logaritmiche in db(a) dei valori L VAj relative all anno 2009 per le due stazioni: Stazione GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC Cimitero 57,3 56,9 58,6 58,4 57,6 58,7 59,2 57,8 59,1 57,8 58,9 58,8 S. Savina 58,2 58,1 59,2 59,0 59,1 60,1 60,6 59,0 60,2 59,3 60,3 60,1 Figura 5-38 Grafico riportante i valori di LVAj per la stazione Cimitero rapportati per gli anni 2007, 2008 e 2009 Figura 5-39 Grafico riportante i valori di LVAj per la stazione S. Savina rapportati per gli anni 2007, 2008 e

108 La posizione delle due stazioni si trova al limite tra la fascia A e la fascia B: i livelli L VA misurati confermano un inquinamento acustico sostenuto, ricadente in fascia A. Si può inoltre notare come i periodi più critici risultano essere i mesi estivi, quando aumenta il traffico aereo, sebbene la variazione di valore L VA sia minima. Rete infrastrutturale Il Comune di Lonate Pozzolo è interessato dalla presenza di arterie stradali, ferroviarie e aeroportuali, alcune delle quali rappresentano storiche arterie provinciali ad alta percorrenza. Inoltre il territorio è interessato dalla realizzazione di nuovi interventi stradali previsti nel Piano Territoriale d Area Malpensa. Tutti questi assi stradali sono classificabili, secondo il Codice della Strada, come strade extraurbane di scorrimento. Per questa tipologia di strada la normativa specifica (D.P.R. n. 142 del 30 marzo 2004) prevede una fascia di pertinenza, di rispetto di 100 metri da ambo i lati della carreggiata. Nello specifico sono stati analizzati i seguenti assi viari: - La S.S. 336 dell Aeroporto della Malpensa può essere inserita nella categoria B strada extraurbana principale ; l ampiezza della fascia di Classe IV legata all infrastruttura, non essendo presenti edifici o elementi naturali a fare da barriera lungo tutto il tratto che interessa il territorio di Lonate Pozzolo, è stata fissata pari a 100 m dal margine della carreggiata. - Per la Strada Provinciale n. 527 ( Bustese ) strada extraurbana secondaria la larghezza della fascia di Classe IV è stimata pari a 100 metri dal margine della carreggiata nei tratti extraurbani privi di insediamenti, mentre scende a 30 m nei tratti più urbanizzati o privi di barriere naturali (Viale Ticino, Via Vittorio Veneto, attraversamento della frazione Tornavento). Nel tratto di attraversamento dell area boscata della frazione Tornavento la fascia di Classe IV è di solo 30 m in relazione della conformazione del terreno e della fascia alberata a barriera. - Per la Strada Provinciale n. 341 Gallaratese (tratto ex ANAS gestito dalla provincia: Gallarate Varese) è stata individuata una fascia di classe IV della profondità di 100 m (la zonizzazione del Comune di Vanzaghello individua la medesima classe per la fascia delle aree adiacenti la S.P.341). Va comunque sottolineato come gran parte della fascia di Classe IV di pertinenza della S.P. 341 verrà inglobata nelle classi V e IV di pertinenza dell area industriale posta a ovest del comune di Lonate Pozzolo. Lo stesso discorso vale per la S.P. 40 al Ponte di Oleggio (Ferno - Lonate Pozzolo) poiché pur fissata una fascia stradale di classe IV col profondità 30 m viene in gran parte inglobata dalle aree produttive che la fiancheggiano. - Per la S.P. 52 è stata prevista una fascia di pertinenza stradale in classe III con ampiezza 30 m. Per le strade locali urbane di penetrazione del Comune, si ipotizza un inserimento in classe III, previa verifica delle effettive caratteristiche di immissione sonora. Il D.P.R. n. 142 del 30 marzo 2004 stabilisce le norme per la prevenzione e il contenimento dell inquinamento da rumore avente origine dall esercizio delle infrastrutture stradali. Definisce così l ampiezza delle zone di attenzione acustica in cui si applicano i limiti e fissa i decibel permessi in tutte le infrastrutture stradali, sia quelle di nuova costruzione che quelle esistenti. TIPO DI STRADA Secondo codice della strada Tabella 5-14 D.P.R , n Tabella A LIMITI PER LE NUOVE STRADE Ampiezza SOTTOTIPI fascia A FINI ACUSTICI di Secondo D.M. pertinenza Diurno 5/11/01 acustica db(a) (m) Scuole,ospedali,case di cura e di riposo Notturno db(a) Altri ricettori Diurno db(a) Notturno db (A) A - autostrada B - extraurbana principale C - extraurbana secondaria C C

109 TIPO DI STRADA Secondo codice della strada D - urbana di scorrimento SOTTOTIPI A FINI ACUSTICI Secondo D.M. 5/11/01 LIMITI PER LE NUOVE STRADE Ampiezza fascia di pertinenza Diurno acustica db(a) (m) E - urbana di quartiere 30 F - locale 30 Per le scuole vale il solo limite diurno Scuole,ospedali,case di cura e di riposo Notturno db(a) Altri ricettori Diurno db(a) Notturno db (A) Definiti dai comuni, nel rispetto dei valori riportati in tabella C allegata al D.P.C.M. del 14/11/97 e comunque in modo conforme alla zonizzazione acustica delle aree urbane, come prevista dall art.6 comma 1 lettera a) della legge n. 447 del 1995 TIPO DI STRADA Secondo codice della strada A - autostrada B - extraurbana principale C - extraurbana secondaria Tabella 5-15 D.P.R , n Tabella B LIMITI PER LE STRADE ESISTENTI Ampiezza fascia di pertinenza Diurno acustica db(a) (m) SOTTOTIPI A FINI ACUSTICI Secondo norme CNR 1980 e direttive PUT Ca (strada a carreggiate separate a tipo IV CNR 1980) Cb (tutte le altre strade extraurbane secondarie) 100 (fascia A) 150 (fascia B) 100 (fascia A) 150 (fascia B) 100 (fascia A) 150 (fascia B) 100 (fascia A) 50 (fascia B) Scuole,ospedali,case di cura e di riposo Notturno db(a) Altri ricettori Diurno db(a) Notturno db (A) D - urbana di scorrimento E - urbana di quartiere Da (strade a carreggiata separata interquartiere) Db (tutte le altre strade di scorrimento) F - locale 30 Per le scuole vale il solo limite diurno Definiti dai comuni, nel rispetto dei valori riportati in tabella C allegata al D.P.C.M. del 14/11/97 e comunque in modo conforme alla zonizzazione acustica delle aree urbane, come prevista dall art.6 comma 1 lettera a) della legge n. 447 del

110 Nella sua parte settentrionale, il territorio di Lonate Pozzolo è inoltre attraversato dalla linea ferroviaria delle Ferrovie Nord, con stazione a Lonate Pozzolo Ferno, che permette di raggiungere Milano cambiando treno a Busto Arsizio. La determinazione delle fasce di zonizzazione per quanto attiene al rumore ferroviario si basa sulle indicazioni del D.P.R. n. 459 del 18 novembre 1998, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario. Il rumore derivante dal traffico ferroviario ha propri specifici limiti all interno delle specifiche fasce di pertinenza, a prescindere dalle classi di azzonamento locali di cui si è detto in precedenza. Si individuano una fascia territoriale di pertinenza ferroviaria di ampiezza pari a 250 metri per ciascun lato di infrastruttura a partire dalla mezzeria dei binari esterni. Tale fascia viene suddivisa in due parti: la prima, più vicina all infrastruttura, della larghezza di 100 metri è denominata fascia A ; la seconda, più distante dall infrastruttura, della larghezza di 150 metri, è denominata fascia B. Si ricorda che al di fuori dalle fasce di pertinenza il rumore ferroviario contribuisce al valore di rumore complessivo da confrontare con i limiti derivanti dalla zonizzazione comunale. La linea ferroviaria entro i confini comunali di Lonate Pozzolo si sviluppa principalmente in corrispondenza di aree agricole. Per quanto concerne il comparto vibrazioni il territorio comunale di Lonate Pozzolo non presenza situazioni o elementi di criticità. Effetti dell inquinamento acustico sulla popolazione Lo studio epidemiologico HYENA (HYpertension and Exposure to Noise near Airports) è stato progettato per valutare l influenza sul sistema cardio-vascolare (pressione arteriosa) del rumore generato dagli aerei e dal traffico veicolare negli intorni aeroportuali. Lo studio ha preso in considerazione solo persone viventi da almeno 5 anni in vicinanza di uno degli aeroporti indagati (Londra Heathrow, Berlino Tegel, Amsterdam Schiphol, Stoccolma Arlanda e Bromma, Atene Eleftherios Venizelos, Milano Malpensa). L imperativo di mantenere la validità statistica dello studio ha impedito di estrapolare dati relativi ad un singolo aeroporto (ad esempio Malpensa) per l esiguità dei dati relativi alle singole stazioni. Del suddetto studio non sono ancora disponibili i dati pubblicati, ma dai primi risultati emerge che il rumore rappresenta un fattore di rischio per l ipertensione, anche se non è il principale; superato da altri fattori già ben conosciuti, quali quelli ereditari e ancor di più dietetici ed abitudinari. Lo studio epidemiologico Salus Domestica per la valutazione dei danni alla salute (eseguito tra maggio e novembre 2000) in un campione di donne residenti nei pressi dell aeroporto di Malpensa ha preso in considerazione un campione di 932 casalinghe campionate dalle liste anagrafiche di 11 comuni suddivisi in tre aree: area A particolarmente esposta ai rumori aerei; area B meno esposta ai rumori aerei; area C lontana dall aeroporto. Il comune di Lonate Pozzolo rientra tra i quattro comuni dell area A, particolarmente esposta ai rumori aerei. Il campione è stato sottoposto a questionari in cui si richiedeva di indicare sia la percezione del rumore sia la presenza di disturbi clinici (principalmente disturbi respiratori o psicologici). I risultati, relativi ai disturbi registrati, che maggiormente possono essere messi in relazione con la presenza di rumore aeroportuale risultano essere quelli di natura neuro-psicologica (insonnia, ansia, cattiva percezione delle parole), mentre non è sufficientemente convincente la relazione tra il rumore aeroportuale e la presenza di disturbi respiratori. È inoltre possibile che il campione di donne analizzato abbia aumentato l attenzione verso alcuni disturbi in quanto preoccupate per i possibili danni alla salute causati dalla presenza dell aeroporto. Vengono infine sintetizzati gli indicatori di stato caratterizzanti il comparto rumore: Tabella 5-16 Indicatori di stato relativi al comparto rumore Lonate Pozzolo Indicatore Valori rilevati per l anno 2009 N centraline SEA per il rilevamento all interno del territorio comunale 2 Media logaritmica dei valori L VA (Cimitero) Media logaritmica dei valori L VA (S. Savina) 58,26 db(a) 59,43 db(a) 106

111 Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti Normativa di riferimento Raccomandazione 90/143/Euratom Raccomandazione della Commissione sulla tutela della popolazione contro l esposizione al radon in ambienti chiusi Decreto n del 29 maggio 2008 Valutazione dell induzione magnetica Stato di fatto Il termine radiazioni viene abitualmente usato per descrivere fenomeni apparentemente assai diversi, ma connessi con la propagazione di energia nello spazio quali, ad esempio, l'emissione di luce da una lampada, di calore da una fiamma, di particelle da una sorgente radioattiva, di raggi X. Le radiazioni sono distinte in ionizzanti e non ionizzanti, in funzione della diversa energia ad esse associata. Le prime hanno energia sufficientemente elevata da rendere elettricamente carichi gli atomi del materiale che incontrano sul loro percorso, tale capacità dipende dall'energia e dal tipo di radiazione nonché dal materiale col quale avviene l'interazione. Negli organismi viventi le radiazioni ionizzanti causano danni anche rilevanti e questa loro proprietà viene sfruttata positivamente a scopo medico, ad esempio per la cura dei tumori. Effetti dannosi indesiderati (immediati o tardivi) sull'individuo e sulla sua discendenza possono essere invece causati da rarissime situazioni di contaminazione radioattiva ambientale causate da gravi incidenti o da esposizioni accidentali a sorgenti artificiali di elevata attività. La componente di radioattività naturale e ineliminabile dell'ambiente, di origine sia extraterrestre (raggi cosmici) sia terrestre (rocce, minerali), costituisce il fondo naturale delle radiazioni. La componente terrestre varia a seconda del luogo considerato in relazione alla conformazione geologica; essa, in condizioni normali, contribuisce in modo preponderante alla radioattività ambientale. Il radon, gas radioattivo naturale, incolore e inodore, rappresenta per la popolazione la principale fonte naturale di esposizione alla radioattività proveniente dal sottosuolo; esso deriva da un'altra sostanza radioattiva naturale, l'uranio, che si trova in quantità variabili nel terreno e nelle rocce. Il radon si diffonde facilmente anche attraverso le rocce e, una volta raggiunta la superficie, all aperto si disperde, mentre all'interno degli edifici, soprattutto se mal ventilati, può concentrarsi. Il radon, essendo instabile, si trasforma in altri elementi, altrettanto instabili, che si fissano alla polvere presente nell'aria, che vengono respirati e possono depositarsi su bronchi e polmoni, emettendo energia. I possibili effetti sulla salute dipendono dai livelli di radon cui sono esposte le persone e il pericolo consiste nell'aumento della probabilità di contrarre tumori polmonari. L esposizione al radon negli edifici può essere minimizzata aumentando la ventilazione negli ambienti chiusi e limitando la permanenza delle persone nei locali in cui la concentrazione di radon risulti più elevata. Al fine di individuare le aree, che per propria natura geologica, presentano le concentrazioni più elevate di radon, ARPA Lombardia ha organizzato una campagna di rilevazione che ha interessato il territorio regionale e ha fornito una mappatura della presenza di gas radon nelle abitazioni. La campagna si è svolta negli anni 2003 e 2004 e le misure sono state eseguite in locali situati al piano terra di abitazioni e uffici. Il territorio è stato suddiviso secondo una griglia a maglie di dimensione variabile in funzione delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del suolo; la campagna ha considerato punti di misura dislocati su tutto il territorio regionale. Per ogni maglia vengono forniti i valori di concentrazione misurati nei punti di campionamento riportati come media geometrica espressa in Bq/m 3 (concentrazione in aria); viene inoltre fornito il numero di misure effettuate all interno della maglia. L unità di misura espressa in Bq indica la quantità di radioattività di una data sostanza, chiamata attività, e corrisponde al numero di decadimenti radioattivi che si producono in un secondo (1 Bq = 1 decadimento radioattivo per secondo). 107

112 Figura 5-40 Valori concentrazione radon nell area di Lonate Pozzolo in Bq/m 3 ; Tra parentesi viene indicato il numero di misure effettuate all interno di quella maglia. Il tratteggio rappresenta maglie nelle quali non vi sono centri urbanizzati di entità rilevante. Secondo i dati di ARPA, Lonate Pozzolo ricade in due diverse maglie per le quali sono state misurate le seguenti medie geometriche: nella porzione settentrionale del territorio comunale 130 Bq/m 3 (10 misure), mentre nella porzione centro-meridionale del territorio 102 Bq/m 3 (18 misure). La Comunità Europea (90/143/Euratom) raccomanda che il valore oltre cui intraprendere azioni di risanamento per le abitazioni esistenti sia di 400 Bq/m 3 e indica l obiettivo di qualità per le nuove edificazioni pari a 200 Bq/m 3. È, inoltre, importante sottolineare che in vicinanza del territorio comunale di Lonate Pozzolo, è presente una struttura autorizzata per l impiego di radioisotopi sita a Somma Lombardo. Tabella 5-17 Impianti presenti e attività effettuate all interno della struttura autorizzata per l impiego di radioisotopi di Somma Lombardo. Tipologia impianto / Struttura Stato procedura Nulla osta Industriale / Taratura Procedura terminata Dl 25/05/2007 Sulla Terra è presente anche un fondo naturale di radiazioni non ionizzanti dovuto ad emissioni del Sole, della Terra stessa e dell'atmosfera. L'uso dell'elettricità ha aggiunto al fondo naturale un contributo dovuto alle attività umane, conseguentemente sono cresciute le preoccupazioni per i potenziali rischi sanitari e ambientali associati alle onde elettromagnetiche. Le sorgenti artificiali delle radiazioni non ionizzanti si distinguono in base al tipo di frequenza emessa (alta o bassa). Le principali sorgenti ad alta frequenza presenti nell'ambiente sono gli impianti per le telecomunicazioni e la radiotelevisione: i primi sono impianti che diffondono il segnale su aree limitate e quindi sono di potenza limitata (stazioni radiobase per la telefonia cellulare), le seconde diffondono su aree abbastanza vaste (impianti radiotelevisivi). Le sorgenti artificiali più comuni a frequenze estremamente basse (ELF) sono gli elettrodotti e gli apparecchi alimentati da corrente elettrica (elettrodomestici e videoterminali). I campi elettromagnetici ai quali la popolazione è normalmente esposta si mantengono molto al di sotto di valori che possono essere causa di effetti acuti. Non esistono ad oggi evidenze scientifiche che dimostrino effetti a lungo termine dovuti all'esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici connessi alle radiazioni ad alta frequenza, mentre il campo magnetico ELF è identificato come possibile cancerogeno per l'uomo secondo la classificazione dello IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Tale categoria identificativa è utilizzata per quei fattori per i quali esistono limitate evidenze di cancerogenicità nell'uomo e meno che sufficienti per quanto riguarda le 108

113 sperimentazioni animali, ed è quella di grado minore tra le tre utilizzate per la classificazione dei potenziali agenti cancerogeni. La normativa nazionale italiana impone dei limiti molto cautelativi per questo tipo di radiazioni, inoltre l'iter procedurale per l'istallazione di sorgenti e la vigilanza da parte degli enti preposti garantiscono un pieno controllo della situazione territoriale. Le sorgenti antropiche di radiazioni non ionizzanti presenti sul territorio comunale sono rappresentate da 10 impianti radiobase (ARPA Lombardia) ubicati in cinque siti e dagli elettrodotti dislocati sul territorio comunale come è possibile evincere dalla Figura All interno del territorio comunale di Lonate Pozzolo non sono presenti impianti radiotelevisivi. Tabella 5-18 Impianti radiobase per la telefonia mobile siti in Lonate Pozzolo (Rapporto sullo Stato dell'ambiente in Lombardia Arpa) Sito Densità Densità di potenza totale al connettore d antenna Via Galileo Galilei Via Marco Polo Via del Don Via Europa Via Sant Anna 0,347 impianti/km 2 0,085 kw/km 2 Figura 5-41 Impianti radiobase per la telefonia mobile di via Galileo Galilei 109

114 Figura 5-42 Localizzazione delle linee elettriche aeree presenti sul territorio comunale Per quanto concerne gli elettrodotti ad alta tensione presenti sul territorio comunale, è stata fatta richiesta da parte dell Amministrazione comunale all ente gestore per poter conoscere le fasce di rispetto definite secondo le nuove indicazioni definite dal recente Decreto n del 29 maggio Vengono infine sintetizzati gli indicatori di stato caratterizzanti il comparto radiazioni ionizzanti e non ionizzanti: Tabella 5-19 Indicatori di stato relativi al comparto radiazioni ionizzanti e non ionizzanti Radon* Lonate Pozzolo Indicatore Obiettivi di qualità Valori rilevati per l anno Bq/m 3 per le abitazioni esistenti; 200 Bq/m 3 per le nuove edificazioni. 130 Bq/m 3 (10 misure) nella porzione settentrionale del territorio comunale 102 Bq/m 3 (18 misure) nella porzione centro-meridionale del territorio comunale N impianti radiobase - 10 Densità impianti radiobase - 0,347 impianti/km 2 Densità di potenza totale al connettore d antenna impianti radiobase - 0,085 kw/km 2 N impianti radiotelevisivi - 0 Densità impianti radiotelevisivi - 0 impianti/km 2 Densità di potenza totale al connettore d antenna impianti radiotelevisivi * misure eseguite nel kw/km 2 110

115 Inquinamento luminoso Normativa di riferimento Legge Regionale 27 marzo 2000, n. 17 Misure urgenti in materia di risparmio energetico ad uso illuminazione esterna e di lotta all'inquinamento luminoso L.R. 38/2004 "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale del 27 marzo 2000 n.17 (Misure urgenti in materia di risparmio energetico ad uso illuminazione esterna e di lotta all'inquinamento luminoso) ed uteriori disposizioni". D.D.G. della Direzione Generale Risorse Idriche e Servizi di Pubblica Utilità n del 3 Agosto 2007, pubblicato sul BURL n. 33 del 13 Agosto 2007 Norma UNI del 4 Ottobre 2007 Illuminazione stradale - Selezione delle categorie illuminotecniche Stato di fatto L inquinamento luminoso corrisponde all'irradiazione di luce artificiale dispersa al di fuori dell'area a cui essa è funzionalmente dedicata. La Regione Lombardia ha recentemente pubblicato le linee guida per la realizzazione dei Piani Comunali di Illuminazione (D.D.G. VIII/8950 del 2007) in riferimento a quanto stabilito nella L.R. 17/2000 sull'inquinamento luminoso: il Piano dell'illuminazione viene definito dalla normativa stessa come il piano redatto dalle amministrazioni comunali per il censimento della consistenza e dello stato di manutenzione degli impianti insistenti sul territorio amministrativo di competenza e per la disciplina delle nuove istallazioni nonché dei tempi e delle modalità di adeguamento, manutenzione o sostituzione di quelle esistenti. La normativa dispone inoltre che le amministrazioni comunali integrino lo strumento urbanistico con il Piano dell'illuminazione, rendendolo in questo modo uno strumento efficace. La Regione Lombardia è particolarmente attenta ai problemi relativi all'inquinamento luminoso e al risparmio energetico ad esso connesso, infatti già nel 2000, in mancanza di una normativa nazionale, aveva emesso la L.R. 17/2000, modificata e integrata dalla L.R. 38/2004. La normativa regionale si pone sia l'obiettivo di ridurre l'inquinamento luminoso attraverso il miglioramento delle caratteristiche costruttive e dell'efficienza degli apparecchi, attraverso l'impiego di lampade a ridotto consumo ed elevate prestazioni illuminotecniche, attraverso l'introduzione di accorgimenti antiabbagliamento, la riduzione dell'affaticamento visivo e il miglioramento della sicurezza per la circolazione stradale, sia di ridurre i consumi energetici associati all'illuminazione pubblica. La normativa indica di porre grande attenzione agli equilibri ecologici sia all'interno che all'esterno delle aree naturali protette e tutela le attività di ricerca scientifica e divulgativa degli osservatori astronomici. Sancisce, infine, il ruolo delle associazioni rappresentative degli interessi per il contenimento dell'inquinamento luminoso, in particolare per quanto concerne la formazione e l'aggiornamento di operatori del settore. Il Comune di Lonate Pozzolo si è recentemente dotato di uno Studio Propedeutico (redatto dallo Studio Ferrara & Palladino), che costituisce un importante fase di avvicinamento alla stesura finale del Piano Urbano della Luce, strumento fondamentale per la gestione degli impianti di illuminazione pubblica. Secondo quanto stabilito dalla nuova norma UNI del 4 ottobre 2007, questa prima fase di preparazione si rende necessaria per l identificazione dei parametri necessari all individuazione delle classi illuminotecniche di progetto (zone di conflitto, flusso di traffico, ecc.). Lo studio si compone dei seguenti approfondimenti specifici così delineati: - Classificazione delle strade, in modo da poter individuare la Categoria illuminotecnica di riferimento, la quale viene definita secondo le destinazioni d uso, tipologia di traffico e limiti di velocità. La normativa attualmente in vigore in materia di illuminazione stradale è la UNI11248 dell ottobre 2007, che sostituisce interamente la UNI10439 del Individuazione delle classi illuminotecniche di progetto, ovvero l identificazione di parametri specifici per il tratto di strada in esame: zone di conflitto, morfologia della strada e altri elementi di rilievo. A tale scopo per ogni tratto di strada sono stati identificati dei punti di riferimento, per ciascuno dei quali è stata realizzata una documentazione fotografica e un analisi accurata delle principali caratteristiche. - Zonizzazione aree in base alla tipologia urbanistica, in modo da evidenziare il rapporto tra le strade e le aree nelle quali queste ricadono, mettendo in relazione la funzione prettamente urbanistica con quella illuminotecnica. 111

116 Aspetto da non trascurare è il controllo dell inquinamento luminoso e la riduzione degli sprechi energetici dovuto all utilizzo di apparecchi d illuminazione, sorgenti luminose e ausiliari elettrici ormai obsoleti, ma ancora adottati nell illuminazione pubblica perché tuttora ancora presenti sul mercato. La sostituzione programmata delle apparecchiature elettriche (corpi illuminanti, lampade e ausiliari) e l introduzione di sistemi intelligenti di gestione in grado di razionalizzare il funzionamento degli impianti tramite la diagnostica e riduzione controllata del flusso luminoso, saranno oggetto di approfondita analisi nel Piano Urbano della Luce. Settore idrico Normativa di riferimento L.R. 20 marzo 1980, n. 32 Censimento e catasto delle acque - Piani in materia di tutela delle acque dall'inquinamento D.P.C.M. 3 marzo 1999 Direttiva per la razionale sistemazione nel sottosuolo degli impianti tecnologici D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 31 Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano L.R. 12 dicembre 2003, n. 26 Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche R.R. 28 febbraio 2005, n. 3 Criteri guida per la redazione del PUGSS comunale, in attuazione dell'articolo 37, comma 1, lettera a), della legge regionale 12 dicembre 2003, n Ambiente Stato di fatto Il Comune di Lonate Pozzolo si è dotato del Piano Urbano Generale dei Servizi nel Sottosuolo (P.U.G.S.S.), strumento introdotto dal D.P.C.M. 3 marzo 1999, previsto dalla Legge Regionale della Lombardia n. 26/03 e disciplinato dal Regolamento Regionale 3/2005 che raggruppa l insieme dei sottoservizi Comunali di interesse pubblico (fognatura, acque bianche, acquedotto, rete gas, linee elettriche, rete telefonica). Il P.U.G.S.S., redatto dallo Studio Geometri Associati Pasciutti, è da intendersi come parte integrante del PGT, come specifica settoriale del Piano dei Servizi per quanto concerne il governo del sottosuolo. Nelle tavole del P.U.G.S.S. è rappresentata la rete acquedottistica, la dislocazione dei chiusini delle acque bianche e la rete fognaria che afferisce al territorio comunale. Inoltre è stato riprodotto anche l impianto di distribuzione di gas metano nel Comune di Lonate Pozzolo. Sulla base delle planimetrie aggiornate e integrate con i vari sottoservizi, è stata eseguita la quantificazione di massima e la valutazione di copertura del territorio: Lunghezza rete fognaria: Lunghezza rete acquedotto: Rete gas: Rete elettrica: Rete telefonica: circa 76 Km circa 26 Km Non quantificata Non quantificata Non quantificata Per le suddette reti, la copertura del territorio risulta essere totale, ed inoltre non sono state segnalate criticità nelle reti sopraccitate. L approvvigionamento di acque potabili del Comune di Lonate Pozzolo attualmente avviene grazie a otto pozzi (pozzo 4 di via Goldoni, e tutti i pozzi 11 di via Molinelli) e a una vasca di rilancio (pozzi Molinelli), siti all interno del territorio comunale. Il pubblico acquedotto di Lonate Pozzolo dispone attualmente delle seguenti fonti di approvvigionamento in gestione alla società S.A.P. di Ferno, dalle principali caratteristiche riassunte nella sottostante tabella: 112

117 Tabella 5-20 Elenco pozzi siti all interno del territorio comunale di Lonate Pozzolo Portata n. Località utilizzata Portata Anno di Prof. Filtri in pompe costruzione (m) continuo (l/s) Note (l/s)* Via Ticino Via 1 Volta Via del da 40.7 a 50.7 m Fermo per nitrati Don 2 Via Cavour - Municipio da 42 a 54 m In disuso 3 P.za C. Battisti da 44 a 56 m Cementato Via Goldoni (loc. Tornavento) da 52 a 60 m in rete, problemi qualitativi (nitrati, tris) 5 P.za Chiesa (Sant Antonino) da 45 a 53 m Cementato 3/ Via Colombo da 46 a 58 m Fermo 7 Via Adua - serbatoio da 47 a 59 m In disuso (nitrati) 8 Quattro strade da 120 a 140 m In disuso 11/1 Via Molinelli da 53.6 a m In rete 11/2 Via Molinelli da a m Superficiale - In rete 11/3 Via Molinelli da a m Profondo - In rete (ritubato) 11/4 Via Molinelli da a m 22.2 Superficiale - In rete 11/5 Via Molinelli Da a 253 m Profondo - In rete (ritubato) 11/6 Via Molinelli Da a Superficiale - In rete 11/7 Via Molinelli Da a m Profondo - In rete Disponibilità idrica: l/s Le acque dei 7 pozzi della centrale di Via Molinelli vengono convogliate in una vasca di accumulo interrata e da qui immesse direttamente nella rete di distribuzione, senza subire alcun trattamento. Il funzionamento delle pompe dei pozzi, gestito da una centralina elettronica dotata di telecontrollo con accensione di 2 pozzi alla volta in turnazione, è regolato dai livelli di massimo e minimo della vasca di accumulo. Anche le acque del pozzo di Via Goldoni (loc. Tornavento), previa trattamento con carboni attivi e clorazione, vengono immesse direttamente nella rete di distribuzione ed il funzionamento del pozzo è regolato da pressostati, che gestiscono l accensione e lo spegnimento della pompa in funzione delle richieste di rete. L interconnessione delle reti di Ferno e Lonate Pozzolo, a livello solo di opere di captazione, consente alle acque dei pozzi di Lonate Pozzolo di alimentare anche l acquedotto di Ferno, i cui fabbisogni sono pertanto parzialmente garantiti da un aliquota di prelievo dei pozzi di Lonate Pozzolo (circa 30 % - fonte dati SAP Servizi). Sulla base dei dati acquisiti da SAP Servizi e dalla Provincia di Varese, nella sottostante tabella sono riassunti i dati di sollevato dal 2004 al 2007 dai pozzi del pubblico acquedotto di Lonate Pozzolo. 113

118 Figura 5-43 Localizzazione dei pozzi di approvvigionamento della rete idrica comunale di Lonate Pozzolo Tabella 5-21 Dati di sollevato relativi all acquedotto di Lonate Pozzolo ( ) Sollevato 2004 Sollevato 2005 Sollevato 2006 (m 3 ) (m 3 ) (m 3 ) n. Località 4 11/1 11/2 11/3 11/4 11/5 11/6 11/7 Sollevato 2007 (m 3 ) Via Goldoni (loc. Tornavento) Via Molinelli pozzo Via Molinelli pozzo Via Molinelli pozzo Via Molinelli pozzo 4 Via Molinelli pozzo Via Molinelli pozzo Via Molinelli pozzo Totale Per quanto riguarda la potabilità delle acque, i dati più recenti (2009) relativi alla rete idrica di Lonate Pozzolo sono stati forniti dalla S.A.P. (Servizi Acqua Potabile). 114

119 Di seguito si riportano i dati relativi ai campionamenti dell anno 2009, effettuati con frequenza mensile da gennaio ad ottobre. I campionamenti sono effettuati in corrispondenza di diversi punti della rete, sia in corrispondenza di alcuni pozzi, sia in corrispondenza di alcuni utilizzi da rete. Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Tabella 5-22 Dati analisi chimiche su alcuni parametri effettuate da gennaio 2009 a ottobre 2009 Azoto nitrico NO 3 (mg/l) Cloruri (mg/l) Solfati (mg/l) Tricloroetilene + Tetracloroetilene (µg/l) Atrazina (µg/l) Limite di legge: ,1 Vasca via Molinelli 11,3 5,9 9,3 n.r. < 0,01 Pozzo 4 - via Goldoni (prima dei filtri) \ \ \ 3,3 \ Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) 36,1 10,4 26 n.r. < 0,01 Scuola elementare via Volta 12,3 5,7 10 \ \ Bar Tornavento 38,1 12,4 23,3 \ \ Scuola elementare via Volta 12 6,1 10,7 \ \ Scuole Brusatori 12,1 6,2 10,3 \ \ Scuole via Cavour 12,2 5,8 10,6 \ \ Vasca via Molinelli 11,9 6,4 8,9 \ \ Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) 37,2 12,3 22,5 \ \ Pozzo 3 - via Marconi (Ferno) 12,2 6,2 9,3 \ \ Asilo nido via Ticino (Ferno) 11,9 5,7 9,5 \ \ Ufficio igiene via Cavour 11,9 6,2 9,3 \ \ Scuola media S. Antonino 12,3 6,2 9,4 \ \ Ufficio igiene via Cavour \ \ \ n.r. < 0,01 Vasca via Molinelli 11,6 6,1 9,4 n.r. < 0,01 Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) 38,2 12,1 22,6 n.r. < 0,01 Pozzo 4 - via Goldoni (prima dei filtri) \ \ \ 1,5 \ Cascina Castellana 38,1 11,9 22,7 \ \ Bar Tornavento 38 11,9 22,6 \ \ Scuola elementare via 5 Martiri (Ferno) 12,3 6,4 10,7 \ \ Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) 38,4 11,8 22,2 \ \ Vasca via Molinelli 16,5 5,5 12,5 \ \ Pozzo 3 - via Marconi (Ferno) - dopo il 2 filtro 34 18,2 27,4 \ \ Vasca via Molinelli 14,2 4,9 11,5 \ \ Pozzo 3 - via Marconi (Ferno) - dopo il 2 filtro 30,3 16,5 25 \ \ Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) 34,9 10,9 20,1 \ \ Vasca via Molinelli \ \ \ n.r. < 0,01 Pozzo 4 - via Goldoni (prima dei filtri) \ \ \ 2,9 \ Pozzo 4 - via Goldoni (dopo il 2 filtro) \ \ \ 1,1 < 0,01 Ufficio igiene via Cavour 11,3 6 10,5 \ \ Cascina Castellana 36,7 10,4 19,9 \ \ Asilo nido via Ticino (Ferno) 12,8 5,6 10,6 \ \ Scuola elementare via 5 Martiri (Ferno) 8,9 5,4 10,2 \ \ Scuola media via Marco Polo (Ferno) 11,3 6,8 12 \ \ n.r. = inferiore al limite di rilevabilità del metodo \ = dato non rilevato I parametri relativi alle acque distribuite rientrano sempre nei limiti di cui al D.L.gs. 2 febbraio 2001 n. 31. In particolare il quantitativo di nitrati presenti nelle acque di Lonate Pozzolo risulta in genere molto basso, spesso inferiore ai 20 mg/l, quando il limite relativo al D.Lgs. 31/01 è di 50 mg/l. Si è portato ad esempio questo inquinante, sia per la disponibilità di numerose misure, sia per il fatto che questo composto è spesso presente in quantità prossime al valore limite a causa dell infiltrazione in falda di acque provenienti da aree agricole attraverso strati permeabili. Anche per le concentrazioni di solfati, cloruri e altri elementi non si riscontrano particolari problematiche. Stesso discorso dicasi per le analisi effettuate sui parametri microbiologici (assenza di batteri coliformi, enterococchi intestinali e stafilococchi patogeni), sui composti organo alogenati (tra cui la somma di tricloroetilene e tetracloroetilene) e sui pesticidi azotati (tra cui atrazina, TCEP e TMCP). Le uniche criticità, che comunque non rappresentano elementi di compromissione relativamente ai parametri di cui al sopraccitato decreto, riguardano il pozzo 4 (via Goldoni), che presenta concentrazioni di nitrati prossime al limite (intorno a 40 mg/l) dove il limite è fissato a 50 mg/l (D.L.gs. 2 febbraio 2001). Solo saltuariamente si riscontrano nelle acque di rete (Bar di Tornavento e Cascina Castellana) concentrazioni alte di nitrati, simili a quelle riscontrate all uscita del pozzo n

120 Relativamente al Pozzo 3 (Via Marconi) sito nel Comune di Ferno, in cui negli anni passati si sono verificate concentrazioni di tricloroetilene + tetracloroetilene talvolta superiori al limite di 10 µg/l (D.L.gs. 2 febbraio 2001) prima dei filtri, non si registrano superamenti dei limiti di legge per quanto concerne l anno Disponibilità e fabbisogni idrici La stima dei fabbisogni idrici, effettuata a partire da una valutazione delle presenze in termini di popolazione e da una valutazione di massima in termini di futuro sviluppo produttivo, è stata condotta sulla base delle attuali indicazioni delle bozze del Documento di Piano e del Piano dei Servizi disponibili. L analisi ha necessariamente preso in considerazione anche il Comune di Ferno, in quanto un aliquota del sollevato dai pozzi di Lonate Pozzolo serve l acquedotto di Ferno. Il fabbisogno potabile del comune di Ferno è inoltre garantito anche dal prelievo dal pozzo di Via Marconi in Ferno, la cui disponibilità idrica (portata della pompa) è di 45 mc/ora pari a 12,5 l/s in continuo. I risultati sono riportati nella tabella seguente: Tabella 5-23 Fabbisogni idrici Comuni di Lonate Pozzolo e Ferno Calcolo del fabbisogno idrico per il dimensionamento del pubblico acquedotto secondo i criteri del Comitato Tecnico Regionale (art. 8 L.R. 32/80) DOTAZIONE E FABBISOGNI MEDI ANNUI AL ) FABBISOGNI POTABILI E SANITARI a) Popolazione residente unità ( Lonate P (prevista al 2016) Ferno) b) Popolazione stabile non residente 100 unità (100 Lonate P. + 0 Ferno) (ospiti di ospedali, caserme, collegi, ecc.) c) Popolazione fluttuante 300 unità (300 Lonate P. + 0 Ferno) (ospiti di alberghi, camping, seconde case) d) Popolazione senza pernottamento (1.500 Lonate P. + 0 Ferno) (addetti di attività lavorative o scuole che giungono da altre località) e) Aree con addetti dei futuri insediamenti ad uso lavorativo 1.2) AREE CON FABBISOGNI PRODUTTIVI DELLE ATTIVITA INDUSTRIALI E ZOOTECNICHE 1) Fabbisogno per abitante in funzione della classe demografica 2) Coefficiente di incremento C24 1,5 3) Coefficiente di incremento Cp 1,5 31,93 ettari (15 Lonate P. + 16,93 Ferno) (stima di massima, da verificare con previsione del PGT) 204,65 ettari (119 Lonate P. + 85,56 Ferno) (il quantitativo calcolato non potrà essere superiore al 20% del totale della voce 1.1) 300 litri/giorno RIEPILOGO DATI CALCOLATI Fabbisogno medio 9.086,5 m 3 /g Corrispondenti a 105,17 l/s Giorno di massimo consumo ,3 m 3 /g Corrispondenti a 144,60 l/s Calcolo della portata di punta oraria ,4 m 3 /g Corrispondenti a 203,74 l/s BILANCIO DISPONIBILITA / FABBBISOGNI Disponibilità attuale 159,60 l/s (147,1 Lonate P. + 12,5 Ferno) Fabbisogno calcolato sul giorno di 144,60 l/s max consumo SALDO 15,00 l/s I dati teorici evidenziano un saldo positivo tra disponibilità attuale e fabbisogno tendenziale, ad indicare che l acquedotto di Lonate Pozzolo è adeguatamente dimensionato in termini di portate teoriche disponibili. Il Comune di Lonate Pozzolo ricade nell ambito territoriale di pianura centrale e occidentale della Provincia di Varese, caratterizzato dal punto di vista idrogeologico dalla presenza di acquiferi multistrato aventi un ampia estensione sia areale che verticale. 116

121 Nell area centrale compresa fra Valle Olona E, Busto Arsizio e Gallarate, la base dell acquifero superiore, limite al di sotto del quale compaiono gli acquiferi protetti intercalati alle successioni argillose, è generalmente rilevabile a minori profondità rispetto alla restante parte del territorio meridionale (da 60 a 110 m). Si individuano parimenti acquiferi profondi con caratteristiche di produttività poco interessanti se riferite ad esclusiva captazione profonda, ove le portate caratteristiche raggiungono raramente i 15l/s. L acquifero superiore in questo ambito è ancora utilizzato in pozzi miscelanti. In corrispondenza di particolari contaminazioni da nitrati e solventi clorurati, l acquifero superiore è stato necessariamente abbandonato dai pubblici acquedotti (Lonate Pozzolo tutti i pozzi del centro abitato, Busto Arsizio nord, nuovo pozzo S.Anna, Ferno). La situazione di bilancio idrico dell ambito risulta in equilibrio, anche se confinante a sud con una zona con deficit di bilancio, soprattutto per gli acquiferi profondi di maggiore interesse. In generale, questo settore, oltre alle problematiche quali-quantitative risulta anche il più complesso sotto il profilo insediativo e dei conseguenti centri di pericolo, che vincolano significativamente vaste aree, precludendole di fatto alla destinazione di nuove captazioni con valenza comprensoriale. Nell area occidentale compresa fra Sesto Calende, Somma Lombardo, Lonate Pozzolo W, Cardano Al Campo W, meno densamente urbanizzata anche in relazione alla presenza della Valle e del Parco del Ticino, sono presenti un minor numero di tarature profonde e conseguentemente risulta meno ricostruibile la continuità areale e produttività delle unità profonde e protette. È tuttavia individuabile una struttura più produttiva lungo l asse vallivo del Ticino (es. Loc. Pozzi Molinelli in Lonate Pozzolo) ove la produttività raggiunge i 20 l/s (profondità dell ordine di 240 m). In tale settore, limitatamente alla porzioni più occidentali meno impattate dalla contaminazione antropica, si riscontrano discrete produttività e qualità anche nell acquifero superiore. Procedendo verso E, la qualità dell acquifero superiore subisce un progressivo scadimento e gli acquiferi profondi subiscono una significativa riduzione in spessore utile e produttività caratteristiche (Lonate centro, Ferno, Samarate). Il territorio servito dall acquedotto di Lonate Pozzolo non compare tra le aree di crisi idrica individuate dall ATO, ossia non rappresenta uno dei settori in cui si sono verificate negli ultimi anni prolungate interruzioni o limitazioni al servizio di approvvigionamento idropotabile. Sistema di depurazione delle acque Come indicato precedentemente la rete fognaria comunale si estende per 76 km, tutte le abitazioni e gli edifici risultano allacciati al sistema di collettamento. La rete è di tipo misto in corrispondenza del territorio storicamente urbanizzato, mentre nelle aree di recente urbanizzazione le acque di dilavamento sono raccolte separatamente e indirizzate verso pozzi perdenti. Sul territorio comunale sono presenti due sfioratori, le acque di sfioro sono collettate verso il depuratore di Sant Antonino. I reflui fognari sono convogliati all impianto di depurazione di Sant Antonino (Lonate Pozzolo), che, dei 56 depuratori presenti nel bacino del Ticino, rappresenta quello più grande e uno dei meglio strutturati. L impianto tratta le acque reflue di abitanti equivalenti, un terzo dei quali è costituto da cittadini, due terzi da industrie (per lo più lava-tintorie e tinto-stamperie dell area di Busto Arsizio e Gallarate, oltre all aeroporto di Malpensa). Figura 5-44 Ubicazione del depuratore all interno del Comune di Lonate Pozzolo (sinistra) e vista con carta aereofotogrammetrica (destra). 117

122 Figura 5-45 Foto satellitare dell impianto di depurazione Tabella 5-24 Dati depuratore Sant Antonino Proprietà Tutela Ambientale Arno-Rile-Tenore S.p.A. Entrata in funzione 1984 Potenzialità abitanti equivalenti Portata media m 3 /giorno Carico organico kg Bod 5 /giorno kg COD/giorno Tipologia liquame Mista Comuni serviti 27 (tra i quali Busto Arsizio e Gallarate + Aeroporto della Malpensa) L impianto è caratterizzato da vasche di fitodepurazione che, sfruttando la capacità naturale di alcune piante acquatiche di metabolizzare i batteri, favorisce l abbattimento della concentrazione di inquinanti. Inoltre la presenza all interno della struttura dell impianto di ozonizzazione, capace di disinfettare e schiarire le acque (in passato le acque erano immesse direttamente nel Ticino), rende più efficace anche il trattamento con i raggi ultravioletti, che consente di abbattere ulteriormente la carica batterica. Le acque vengono infine incanalate nel canale Industriale. 118

123 Figura 5-46 Schema dell impianto di depurazione Sant Antonino Ticino Vengono infine riportati gli indicatori di stato caratterizzanti il comparto idrico. Tabella 5-25 Indicatori di stato relativi al comparto idrico Lonate Pozzolo Indicatore Valori rilevati per l anno 2009 N pozzi potabili 8 Sollevato totale di tutti i pozzi* m 3 * dato rilevato nel

124 6.2 Quadro sinottico di valenze, vulnerabilità, criticità e pressioni ambientali del territorio comunale Il quadro conoscitivo delineato nei paragrafi precedenti permette di individuare i principali elementi e fattori ambientali che caratterizzano sia positivamente sia negativamente il Comune di Lonate Pozzolo. Infatti, sulla base delle informazioni raccolte per ciascun comparto o sistema ambientale, sono individuate sinteticamente valenze ambientali e storico-culturali, vulnerabilità, criticità e pressioni di carattere antropico che contraddistinguono l ambito territoriale in studio. Per valenze ambientali e storico-culturali si intendono tutti gli elementi a cui può essere attribuito un significativo valore intrinseco sotto il profilo naturalistico e/o ecosistemico, ma anche paesaggistico o storicoculturale; le vulnerabilità sono elementi o fattori ambientali che costituiscono una fragilità intrinseca di un comparto ambientale e che espongono quest ultimo a un possibile rischio di alterazione e degrado, possibile soprattutto in presenza di pressioni antropiche o naturali che ne amplificano gli effetti; le pressioni antropiche sono gli elementi o i fattori che testimoniano gli effetti dell azione dell uomo sull ambiente, ovvero rappresentano l insieme delle interferenze prodotte direttamente o indirettamente dal complesso delle opere e dalle attività umane sulle diverse componenti ambientali; le criticità corrispondono alle problematiche caratterizzanti il territorio in studio, la cui origine è associabile a singoli elementi o a un insieme di fattori anche di diversa origine (antropica e naturale). Tabella 5-26 Valenze, vulnerabilità, criticità e pressioni antropiche caratterizzanti il territorio comunale di Lonate Pozzolo Comparto ambientale interessato VALENZE AMBIENTALI, PAESAGGISTICHE E STORICO- CULTURALI VULNERABILITÀ PRESSIONI ANTROPICHE CRITICITÀ Habitat naturali di pregio e specie di interesse comunitario che hanno valso l inclusione di parte del territorio comunale in aree della rete ecologica Natura 2000 (SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate, ZPS Boschi del Ticino ) Corridoio fluviale del Fiume Ticino Elementi paesaggistici naturali e storico-culturali di rilevante importanza segnalati dal PTCP: Strada nel verde Rilevanza archeologica (Are di Diana e Silvano) Nuclei storici Aree soggette a rischio idrogeologico (fascia di rischio idraulico afferente le sponde del Torrente Arno) Vulnerabilità dell acquifero Barriere ecologiche Pozzi idropotabili Aeroporto di Malpensa Cave e bacini idrici da attività estrattive Caccia e pesca Vasche di laminazione e spagliamento Depuratore di Sant Antonino Insediamenti produttivi industriali e agricoli Elettrodotti e antenne per la radiotelefonia Stato di qualità dell aria critico (gli NOx si attestano sempre al di sopra del limite di protezione degli ecosistemi; zona A2 secondo la D.G.R 2 agosto 2007, n.5290) Curve isofoniche definite in relazione al rumore aeroportuale Presenza di specie alloctone vegetali e animali Ambito urbano caratterizzato da zone residenziali miste a quelle industriali Piani urbanistici realizzati e non realizzati ricadenti all interno delle fasce a rischio idraulico di esondazione del T. Arno Vegetazione, flora, fauna ed ecosistemi Paesaggio e beni storico-culturali Suolo e sottosuolo Popolazione Suolo e sottosuolo Paesaggio (rete ecologica), Vegetazione, flora, fauna ed ecosistemi Acque sotterranee, Settore idrico Qualità dell aria, Rumore Suolo e sottosuolo Vegetazione, flora, fauna ed ecosistemi Suolo e sottosuolo Acque superficiali Acque superficiali, Qualità dell aria, Suolo e sottosuolo Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti Qualità dell aria Rumore, Popolazione Vegetazione, flora, fauna ed ecosistemi Qualità dell ambiente urbano Popolazione 120

125 7 Evoluzione probabile dell ambiente senza l attuazione del DdP La normativa di riferimento per la VAS e per la redazione del Rapporto ambientale prevede che, oltre alla caratterizzazione dello stato di fatto dell ambiente, sia fornita una previsione inerente la probabile evoluzione e i possibili cambiamenti che interesserebbero i comparti ambientali in assenza dell attuazione delle scelte pianificatorie del PGT. L analisi delle caratteristiche di elementi e fattori per i diversi comparti ambientali, effettuata nei precedenti paragrafi, ha permesso di evidenziare la presenza di valenze, criticità, vulnerabilità e pressioni in corrispondenza del territorio comunale di Lonate Pozzolo, cui è associabile per ciascun comparto un livello di qualità attuale, indice sintetico qualitativo che descrive lo stato delle componenti ambientali (buono, sufficiente, scarso). La tabella seguente illustra lo stato di qualità per i diversi comparti; si evidenzia che per la Salute umana, l Inquinamento luminoso e il Settore energetico non sono attualmente disponibili informazioni sufficienti per una caratterizzazione su scala comunale; i comparti Acque sotterranee, Biodiversità e aree protette, Settore idrico, Gestione dei rifiuti, Radiazioni ionizzanti e non e Settore infrastrutturale presentano un livello di qualità buono, per assenza di criticità o per la presenza di valenze significative; i comparti Qualità dell aria, Acque superficiali, Paesaggio e beni storico-culturali per la presenza di criticità, vulnerabilità o pressioni antropiche rilevano un livello di qualità sufficiente; mentre i comparti Suolo e sottosuolo e Rumore e vibrazioni presentano un livello scarso. In assenza di una nuova pianificazione del territorio comunale è ipotizzabile che i diversi comparti ambientali continuerebbero ad evolversi seguendo le tendenze attuali, ossia per la maggior parte dei casi non si registrerebbero cambiamenti rilevanti rispetto lo stato di fatto. Non è però possibile effettuare previsioni per quanto riguarda i comparti per i quali non si sono riscontrate sufficienti informazioni. Comparto ambientale Livello di qualità attuale Evoluzione probabile senza DdP Salute umana?? Qualità dell aria Suolo e sottosuolo Ambiente idrico Acque superficiali Acque sotterranee Biodiversità e aree protette Paesaggio e beni storico-culturali Rumore e vibrazioni Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti luminoso Inquinamento?? Gestione dei rifiuti Settore energetico?? Qualità urbano dell ambiente Settore idrico Settore infrastrutturale Legenda: Livello di qualità attuale: buono; sufficiente; scarso. Evoluzione probabile senza il DdP: positiva; nessuna; negativa.? carenza di informazioni 121

126 8 Analisi di compatibilità ambientale del DdP La Valutazione Ambientale Strategica è il processo che si integra all elaborazione della programmazione e pianificazione territoriale al fine di conseguire una protezione ambientale di carattere preventivo. Finalità della VAS è, infatti, quella di valutare la compatibilità ambientale delle scelte pianificatorie attraverso tre tipologie di analisi differenti ma complementari (Direttiva 2001/42/CE): - individuazione di obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o nazionale pertinenti e valutazione del grado di coerenza del piano con i medesimi; - stima degli effetti sull ambiente potenzialmente generati dalle scelte di piano; - valutazione delle alternative possibili alle scelte effettuate e sintesi delle ragioni che hanno condotto alle definizione di determinate strategie ed azioni. 8.1 La compatibilità del DdP con gli obiettivi di protezione ambientale Il governo del territorio deve essere attuato, secondo quanto indicato nella L.R. 11 marzo 2005, n. 12, attraverso una pluralità di piani, tra loro coordinati, che si uniformino al criterio della sostenibilità. Per tale motivo gli obiettivi di protezione ambientale considerati nel presente studio sono tratti da programmi per lo sviluppo sostenibile sviluppati a livello internazionale, comunitario e nazionale. Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri (World Commission on Environment and Development, 1988). Nel campo della politica ambientale, sulla base di questo principio, vengono costantemente elaborati ed aggiornati da organismi internazionali e nazionali obiettivi e programmi che assumono il ruolo di imprescindibile punto di riferimento per le forme di pianificazione e programmazione rivolte a una scala geografica inferiore. Viene presentata di seguito una rassegna dei principali obiettivi e programmi di carattere internazionale, comunitario e nazionale pertinenti lo strumento pianificatorio in studio, dai quali sono stati dedotti i criteri compatibilità ambientale impiegati successivamente per una valutazione delle diverse azioni definite nel DdP al fine di attribuire un certo grado di coerenza del piano stesso con le politiche e le strategie definite ad un ordine superiore Definizione dei criteri di compatibilità ambientale Il DdP ha il compito di: - caratterizzare lo scenario complessivo del territorio comunale e del suo sviluppo; - fissare gli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione da attivare per le diverse destinazioni funzionali; - individuare gli ambiti soggetti a trasformazione. Esso, inoltre, deve prevedere strategie volte alla riqualificazione del territorio, alla minimizzazione del consumo del suolo coerentemente con l uso ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche, alla definizione dell assetto viabilistico e della mobilità, nonché della possibilità di miglioramento dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale, anche a livello sovracomunale. Gli obiettivi ambientali per lo sviluppo sostenibile contemplati dai programmi internazionali, comunitari e nazionali che hanno attinenza con le tematiche potenzialmente affrontate nel DdP del PGT sono illustrati di seguito. ONU Campagna per gli Obiettivi del Millennio : contempla 8 obiettivi principali da raggiungere entro il 2015, tra i quali quello di carattere ambientale prevede che si integrino i principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi nazionali e che si inverta la tendenza al depauperamento delle risorse naturali; Sesto programma di azione per l ambiente della comunità europea Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta (Comunicazione della Commissione del 24 gennaio 2001): per fronteggiare le sfide ambientali odierne vengono proposte delle azioni strategiche volte a migliorare l applicazione della legislazione vigente, integrare le tematiche ambientali nelle altre politiche, collaborare con il mercato, coinvolgere i cittadini modificandone il comportamento e tenere conto dell ambiente nelle decisioni in materia di asseto e gestione territoriale. Il programma si concentra su quattro settori d intervento prioritari, per ciascuno dei quali prevede specifici obiettivi, ovvero: 122

127 - cambiamento climatico: riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra nell atmosfera a un livello che non provochi cambiamenti artificiali del clima del pianeta. L Unione europea si propone cioè di conseguire gli obiettivi del protocollo di Kyoto; - natura e biodiversità: proteggere e ripristinare la struttura e il funzionamento dei sistemi naturali, arrestando l impoverimento della biodiversità; - ambiente e salute: pervenire a una qualità ambientale tale da non dar adito a conseguenze o a rischi significativi per la salute umana; - gestione delle risorse naturali e dei rifiuti: garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell ambiente, dissociando la crescita economica dall uso delle risorse, migliorando l efficienza di queste ultime e diminuendo la produzione di rifiuti. Strategia d azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia (Deliberazione n. 57 del 2 agosto 2002 del CIPE): i principali obiettivi individuati secondo aree tematiche sono: - clima e atmosfera: riduzione delle emissioni nazionali dei gas serra in applicazione del Protocollo di Kyoto; estensione del patrimonio forestale per l'assorbimento del carbonio atmosferico; promozione e sostegno dei programmi di cooperazione internazionale per la diffusione delle migliori tecnologie e la riduzione delle emissioni globali; riduzione dell'emissione di tutti i gas lesivi dell'ozono stratosferico. - natura e biodiversità: protezione della biodiversità e ripristino delle situazioni ottimali negli ecosistemi per contrastare la scomparsa delle specie animali e vegetali e la minaccia agli habitat; riduzione della pressione antropica sui sistemi naturali e sul suolo a destinazione agricola e forestale; protezione del suolo dai rischi idrogeologici e salvaguardia delle coste dai fenomeni erosivi; riduzione e prevenzione del fenomeno della desertificazione, che già minaccia parte del nostro territorio; riduzione dell'inquinamento nelle acque interne, nell'ambiente marino e nei suoli. - qualità dell'ambiente e qualità della vita negli ambienti urbani: riequilibrio territoriale ed urbanistico in funzione di una migliore qualità dell'ambiente urbano, incidendo in particolare sulla mobilità delle persone e delle merci; riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera al di sotto dei livelli di attenzione fissati dalla U.E.; mantenimento delle concentrazioni di inquinanti al di sotto di limiti che escludano danni alla salute umana, agli ecosistemi e al patrimonio monumentale; riduzione dell'inquinamento acustico; promozione della ricerca sui rischi connessi ai campi elettromagnetici e prevenzione dei rischi per la salute umana e l'ambiente naturale; sicurezza e qualità degli alimenti anche attraverso l'adozione del criterio di trasparenza e tracciabilità; bonifica e recupero delle aree e dei siti inquinati; rafforzamento della normativa sui reati ambientali e della sua applicazione; eliminazione dell'abusivismo edilizio; lotta alla criminalità nel settore dello smaltimento dei rifiuti e dei reflui. - uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti: riduzione del prelievo di risorse naturali non rinnovabili senza pregiudicare gli attuali livelli di qualità della vita; promozione della ricerca scientifica e tecnologica per la sostituzione delle risorse non rinnovabili, in particolare per gli usi energetici ed idrici; conservazione e ripristino del regime idrico compatibile con la tutela degli ecosistemi e con l'assetto del territorio; riduzione della produzione di rifiuti, recupero di materiali e recupero energetico di rifiuti; riduzione della quantità e della tossicità dei rifiuti pericolosi. Il territorio comunale in studio è caratterizzato, come già detto, dalla presenza di aree incluse nella rete ecologica Natura 2000, per tale motivo risulta opportuno considerare anche gli obiettivi di conservazione enunciati nelle direttive comunitarie di riferimento per l istituzione di SIC e ZPS: 123

128 Direttiva 92/43/CEE: scopo della direttiva è quello di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato. Le misure adottate sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali selvatiche di interesse comunitario. Direttiva 79/409/CEE: la direttiva concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato. Si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento. Le misure adottate sono finalizzate a mantenere o adeguare la popolazione di tutte le specie di uccelli ad un livello che corrisponde in particolare alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative, e a preservare, mantenere o ristabilire per le medesime specie una varietà e una superficie sufficienti di habitat. Per una miglior verifica della coerenza delle azioni di Piano con gli obiettivi pianificatori e programmatori provinciali, nella definizione dei criteri di compatibilità sono stati presi in considerazione i criteri di sostenibilità individuati in sede di Valutazione Ambientale del PTCP di Varese, e di seguito elencati: 1. ridurre al minimo l uso di risorse energetiche non rinnovabili; 2. utilizzo delle risorse rinnovabili entro i limiti della capacità di rigenerazione; 3. uso e gestione corretti, dal punto di vista ambientale, delle sostanze e dei rifiuti pericolosi/inquinanti; 4. conservare e migliorare lo stato della fauna e flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi; 5. conservare e migliorare la qualità dei suoli e delle risorse idriche; 6. conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali; 7. conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale; 8. protezione dell atmosfera; 9. sensibilizzare maggiormente alle problematiche ambientali, sviluppare l istruzione e la formazione in campo ambientale; 10. promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni che comportano uno sviluppo sostenibile. Sulla base di quanto sopra, sono stati dedotti i criteri di compatibilità ambientale ispirati al principio di sviluppo sostenibile e impiegati per misurare il grado di coerenza delle scelte pianificatorie definite nel DdP con le politiche e le strategie internazionali e nazionali. Si può altrimenti dire che Piano in studio può essere ritenuto conforme ai principi dello sviluppo sostenibile se gli obiettivi e le azioni in esso contemplati forniscono una rispondenza ai criteri di compatibilità ambientale completamente o almeno in parte, ciò deve essere ovviamente posto in relazione con le opportunità e le caratteristiche del contesto e del territorio considerato. Tabella 8-1 Criteri di compatibilità ambientale individuati per la valutazione del Documento di Piano di Lonate Pozzolo. Per ciascuno dei criteri viene individuata la coerenza/corrispondenza con i criteri individuati per l esame del PTCP di Varese Tematica Criteri di compatibilità ambientale Coerenza con i criteri per la VAS del PTCP di Varese Riduzione delle emissioni dei gas serra e dei gas lesivi dell ozono protezione dell atmosfera stratosferico. CLIMA E ATMOSFERA NATURA E BIODIVERSITÀ Tutela delle aree boscate esistenti ed estensione del patrimonio forestale per l'assorbimento del carbonio atmosferico. Conservazione della biodiversità, con particolare attenzione alla tutela dei siti della rete ecologica Natura 2000 e di habitat e specie in essi presenti. protezione dell atmosfera conservare e migliorare lo stato della fauna e flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi conservare e migliorare lo stato della fauna e flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi sensibilizzare ai problemi ambientali, sviluppare l istruzione e la formazione in campo ambientale 124

129 Tematica Criteri di compatibilità ambientale Coerenza con i criteri per la VAS del PTCP di Varese conservare e migliorare lo stato della fauna e flora Riduzione della pressione antropica sui sistemi naturali e sul suolo a destinazione agricola e forestale, in termini di consumo, utilizzo delle risorse e di conservazione della qualità intrinseca. selvatiche, degli habitat e dei paesaggi conservare e migliorare la qualità dei suoli e delle risorse idriche conservare e migliorare lo Realizzazione della rete ecologica locale stato della fauna e flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi QUALITÀ DELL'AMBIENTE E QUALITÀ DELLA VITA NEGLI AMBIENTI URBANI USO SOSTENIBILE DELLE RISORSE NATURALI E GESTIONE DEI RIFIUTI Riequilibrio territoriale ed urbanistico incidendo in particolare sulla mobilità delle persone e delle merci. Riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e mantenimento delle concentrazioni di inquinanti al di sotto di limiti che escludano danni alla salute umana, agli ecosistemi e al patrimonio monumentale. Riduzione dell'inquinamento acustico. Bonifica e recupero delle aree e dei siti inquinati o delle aree degradate cadute in disuso. Incentivazione dell impiego di fonti energetiche alternative. Riduzione della produzione di rifiuti, incentivazione al recupero di materiali e al recupero energetico di rifiuti. conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali protezione dell atmosfera Conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale Conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale ridurre al minimo l uso di risorse energetiche non rinnovabili sensibilizzare ai problemi ambientali, sviluppare l istruzione e la formazione in campo ambientale promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni che comportano uno sviluppo sostenibile Verifica di compatibilità Lo scenario del PGT di Lonate Pozzolo, illustrato nel Documento di Piano e descritto nei capitoli precedenti, si sviluppa intorno a 4 macro-obiettivi declinati in obiettivi specifici riassunti come segue: MACRO-OBIETTIVO n. 1: Riorganizzazione urbana Obiettivo Ricollocazione delle aree industriali Obiettivo Ricollocazione delle aree lungo il Torrente Arno Obiettivo Riorganizzazione delle aree già previste nel PRG e non attuate Obiettivo Conferma degli strumenti attuativi già avviati nell ambito del vigente PRG MACRO-OBIETTIVO n. 2: Rilancio del sistema urbano Obiettivo il nuovo polo della Stazione deve essere visto come la porta della città, lungo la direttrice di accesso est-ovest. Obiettivo Polo della Stazione Ferno-Lonate Pozzolo MACRO-OBIETTIVO n. 3: Politiche di sostegno e di rilancio che richiedono la concertazione territoriale MACRO-OBIETTIVO n. 4: Potenziamento del sistema del verde 125

130 Obiettivo 1.1 Obiettivo 1.2 Obiettivo 1.3 Obiettivo 1.4 Obiettivo 2.1 Obiettivo 2.2 Obiettivo 4.1 Obiettivo 4.2 MACRO-OBIETTIVO n. 1 MACRO-OBIETTIVO n. 2 MACRO-OBIETTIVO n. 3 MACRO-OBIETTIVO n. 4 VAS Rapporto Ambientale Obiettivo 4.1 Realizzare percorsi di connessione tra l edificato e il verde esistente ad ovest (Parco del Ticino) Obiettivo Realizzare elementi di connessione tra il sistema del verde definito dalle aree di sponda del Torrente Arno e dal sistema di corridoi ecologici del Piano d Area e le zone residenziali In generale gli obiettivi previsti dal Piano risultano finalizzati al perseguimento di uno sviluppo urbanistico (ricollocazione aree produttive) ed economico (riattivazione di esercizi commerciali dismessi appartenenti ai fronti commerciali del centro storico o degli assi principali tradizionali) attuabile attraverso la riqualificazione del tessuto urbano, nel rispetto dei vincoli e degli elementi di pregio esistenti. In tal senso le previsioni di Piano risultano non in contrasto con i criteri di compatibilità ambientale individuati. In particolare, si evidenzia il riconoscimento da parte del Piano della valenza ecologico-naturalistica degli ambiti boschivi e agricoli posti in prossimità dell importante corridoio fluviale del Ticino e lungo le fasce da valorizzare afferenti il Torrente Arno e dell importanza di un ottimale inserimento ambientale delle costruzioni di nuova realizzazione, includendo tra le previsioni un meccanismo premiale per i progetti edilizi che contemplano l impiego di tecniche e tecnologie mirate al risparmio energetico e alla tutela delle risorse. Gli obiettivi di Piano sono ora confrontati con i criteri illustrati in Tabella 8-1 per verificare la corrispondenza degli stessi con quelli di carattere internazionale, comunitario e nazionale che mirano a conseguire uno sviluppo di tipo sostenibile. Obiettivi di piano Criteri di compatibilità ambientale Riduzione delle emissioni dei gas serra e dei gas lesivi dell ozono stratosferico. X X X Tutela delle aree boscate esistenti ed estensione del patrimonio forestale per l'assorbimento del carbonio atmosferico. X X Conservazione della biodiversità, con particolare attenzione alla tutela dei siti della rete ecologica Natura 2000 e di habitat e specie in X X essi presenti. Riduzione della pressione antropica sui sistemi naturali e sul suolo a destinazione agricola e forestale, in termini di consumo, utilizzo delle X X risorse e di conservazione della qualità intrinseca. Realizzazione della rete ecologica locale X X Riequilibrio territoriale ed urbanistico incidendo in particolare sulla mobilità delle persone e delle merci. X X X X X X Riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e mantenimento delle concentrazioni di inquinanti al di sotto di limiti che escludano danni alla salute umana, agli ecosistemi e al patrimonio X X X monumentale. Riduzione dell'inquinamento acustico. X Bonifica e recupero delle aree e dei siti inquinati o delle aree degradate cadute in disuso. X X X 126

131 Obiettivo 1.1 Obiettivo 1.2 Obiettivo 1.3 Obiettivo 1.4 Obiettivo 2.1 Obiettivo 2.2 Obiettivo 4.1 Obiettivo 4.2 MACRO-OBIETTIVO n. 1 MACRO-OBIETTIVO n. 2 MACRO-OBIETTIVO n. 3 MACRO-OBIETTIVO n. 4 VAS Rapporto Ambientale Obiettivi di piano Criteri di compatibilità ambientale Incentivazione dell impiego di fonti energetiche alternative. X X Riduzione della produzione di rifiuti, incentivazione al recupero di materiali e al recupero energetico di rifiuti. Per quanto riguarda il criterio di compatibilità riduzione della produzione di rifiuti, incentivazione al recupero di materiali e al recupero energetico di rifiuti non si ha una corrispondenza diretta con gli obiettivi del DdP, ma con due degli obiettivi definiti dall Amministrazione comunale rappresentati da: l aeroporto di Malpensa possiede un impianto di teleriscaldamento e cogenerazione con potenzialità non totalmente sfruttate: l azione da perseguire consiste nel richiedere ed ottenere l allacciamento dei servizi pubblici comunali che necessitano di riscaldamento ed energia elettrica alla centrale di Malpensa, con l effetto di una diminuzione del costo di gestione dei servizi e contestualmente delle emissioni ; disporre che il centro commerciale inserito nel Piano Malpensa sia dotato di una centrale di teleriscaldamento e cogenerazione a cui poter allacciare i servizi pubblici comunali che necessitano di riscaldamento ed energia elettrica. L azione è coordinata con la precedente e può essere combinata ad essa o sostitutiva, con l effetto di diminuire il costo di gestione dei servizi contestualmente alle emissioni. 8.2 Stima degli effetti su sistemi e comparti ambientali La compatibilità ambientale del DdP deve essere misurata anche in relazione al tipo di effetti che le scelte strategiche pianificatorie potrebbero avere sull ambiente che caratterizza il territorio comunale interessato. Secondo quanto dettato dalla normativa vigente l analisi degli effetti deve considerare aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l acqua, l aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l interrelazione tra i suddetti fattori ; inoltre, il Rapporto Ambientale deve dimostrare che il Piano fornisce risposte concrete agli obiettivi prioritari di riqualificazione del territorio, minimizzazione del consumo del suolo, utilizzazione ottimale delle risorse territoriali ed energetiche, ottimizzazione della mobilità e dei servizi (D.G.R. n. 8/6420 del 27 dicembre 2007). L analisi proposta prevede innanzitutto l individuazione dei comparti ambientali che potenzialmente potrebbero subire effetti negativi o positivi in relazione all implementazione delle azioni elaborate nel DdP, si provvede quindi nella caratterizzazione dei potenziali fattori perturbativi, ossia di tutti gli elementi generati direttamente o indirettamente dalle azioni di piano che potrebbero comportare cambiamenti reversibili o irreversibili sull ambiente o sugli equilibri ecosistemici, ed, infine, si effettua la valutazione vera e propria degli effetti possibili stimando il grado di interferenza generato e il tipo di cambiamento indotto per ciascun comparto interessato. L individuazione dei comparti ambientali d interesse e dei potenziali fattori perturbativi è effettuata attraverso un analisi preliminare delle azioni di piano, finalizzata a evidenziare l aspetto ambientale di ciascuna e le possibili ripercussioni connesse considerando al medesimo tempo lo stato attuale dell ambiente in corrispondenza del territorio comunale di Lonate Pozzolo. 127

132 Obiettivo 1.1 Obiettivo 1.2 Obiettivo 1.3 Obiettivo 1.4 Obiettivo 2.1 Obiettivo 2.2 Obiettivo 4.1 Obiettivo 4.2 MACRO-OBIETTIVO n. 1 MACRO-OBIETTIVO n. 2 MACRO-OBIETTIVO n. 3 MACRO-OBIETTIVO n. 4 VAS Rapporto Ambientale Matrice di analisi La seguente matrice indica sinteticamente il tipo di interazione possibile generata dall implementazione attraverso azioni specifiche degli obiettivi definiti nel Documento di Piano. In corrispondenza di una potenziale interazione positiva viene riportato il simbolo [+], mentre nel caso in cui, in seguito alla realizzazione di interventi e azioni associati ad un obiettivo, potrebbero verificarsi effetti negativi sui comparti ambientali viene riportato il simbolo [-]. Tabella 8-2 Matrice di analisi Obiettivi del DdP Comparti ambientali Popolazione Qualità dell aria + +/- +/- Suolo e sottosuolo Ambiente idrico Biodiversità e aree protette Paesaggio e beni storico-culturali Gestione dei rifiuti - - Settore energetico + + Settore infrastrutturale + + Rumore e vibrazioni + Radiazioni ionizzanti e non Inquinamento luminoso + + Settore idrico Qualità dell aria Come descritto nel capitolo del presente rapporto, il territorio comunale di Lonate Pozzolo, secondo la classificazione della Regione Lombardia di cui alla D.G.R. 2 agosto 2007, n. 5290, ricade in Zona A2, in cui si riscontrano concentrazioni elevate di PM10, in particolare di origine primaria, NOx e COV; situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti, alta densità abitativa, di attività industriali e di traffico. Nella caratterizzazione della qualità dell aria si è fatto inoltre riferimento ai risultati del monitoraggio effettuato mediante la centralina di ARPA Lombardia (inquinanti: ossidi di azoto e Monossido di Carbonio) installata sul territorio comunale. Il quadro delineato mostra in generale una situazione di partenza che rileva una parziale criticità per quanto riguarda le emissioni di ossidi di azoto, infatti negli ultimi anni, sebbene l area risulti a forte densità emissiva principalmente a causa della vicinanza con il sistema aeroportuale di Malpensa, i valori di NO 2 riscontrati si mantengono entro livelli accettabili, tipici di aree prive di evidenti criticità; ma considerando gli ossidi di azoto (NOx), si evince che questi si attestano sempre al disopra del limite di protezione degli ecosistemi. A tal proposito, la riqualificazione urbanistica e l incremento demografico previsto (3.421 abitanti) potrebbe costituire un fattore critico per la componente aria, alla luce del potenziale incremento del traffico indotto e del numero di residenze. Le previsioni di PGT per il miglioramento dell accessibilità e dei servizi, nonché 128

133 l incentivazione alla mobilità ciclopedonale potrebbero, di contro, contribuire ad una riduzione delle emissioni inquinanti. Di particolare importanza sarà quindi attuare un idoneo monitoraggio del comparto atmosferico per seguire l andamento degli indicatori alla luce dell attuazione delle previsioni di piano. Inoltre, il meccanismo premiale tramite punteggi, che prevede di selezionare per la realizzazione, tra quelli possibili, gli interventi che rispondano a caratteristiche funzionali legate al risparmio energetico ed al comfort abitativo, permette di ritenere che le emissioni inquinanti dovute agli impianti di riscaldamento siano minimizzati, generando effetti positivi sul comparto atmosferico. Altro aspetto che potrà influenzare il bilancio delle emissioni è legato alla ricollocazione sul territorio comunale delle attività produttive esistenti o di nuova iniziativa, determinando la dislocazione delle fonti inquinanti e/o l insorgerne di nuove. In linea generale l allontanamento delle attività produttive dalle aree residenziali può comportare un miglioramento dello stato di qualità dell aria puntuale. In ogni caso, è necessario che gli interventi di questo tipo siano attentamente valutati al fine di salvaguardare la salute dei cittadini e le componenti dell ambiente naturale di pregio che caratterizzano il territorio comunale. Occorre inoltre precisare che, nel contesto di riorganizzazione del tessuto urbano, gli impianti produttivi installati dovranno essere realizzati con le migliori tecniche disponibili, al fine di garantire il più basso grado di emissioni inquinanti, in accordo con il contesto normativo comunitario e nazionale vigente. In particolare l attuazione della Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione dell inquinamento ( Direttiva IPPC Integrated Pollution Prevention and Control), recepita a livello nazionale con D.Lgs. 372/99, poi parzialmente abrogato dal D.Lgs. 59/05, che ha introdotto l autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.), persegue l obiettivo di ottenere un alto livello di protezione dell ambiente nel suo complesso e di prevenire, ridurre e, per quanto possibile, eliminare l inquinamento con interventi alla fonte nonché garantire una gestione accorta delle risorse naturali spingendo i processi verso livelli di efficienza sempre più elevati. La norma è rivolta a specifiche attività produttive, particolarmente significative dal punto di vista dell impatto sull ambiente, individuate e divise in sei categorie nell Allegato I della Direttiva. Il rispetto di tale norma nel caso di insediamento di nuove attività industriali sul territorio comunale, ricadenti nell ambito di attuazione della Direttiva, permette di escludere ragionevolmente impatti negativi significativi sul comparto atmosferico Suolo e sottosuolo Le analisi idrogeologiche per il territorio di Lonate Pozzolo (vedasi capitolo 5.2.2) hanno rilevato la presenza di acquiferi vulnerabili; in particolare la presenza, sul territorio comunale, di ampie zone dedicate ad attività di cava rende l area maggiormente vulnerabile all infiltrazione nel suolo di inquinanti. Le cave, asportando la porzione di terreno superficiale causano una riduzione dello spessore della zona non satura. A seguito dell asportazione del suolo viene favorita l infiltrazione delle acque meteoriche annullando qualsiasi autodepurazione delle stesse. La presenza di cave può determinare incremento delle concentrazioni di azoto nelle acque sotterranee superiori a quelle osservabili in zone caratterizzate dalla presenza di aree agricole fertilizzate. Secondo le previsioni di Piano una parte delle aree di trasformazione individuate comporteranno un cambio di destinazione d uso passando da zone agricole o ambiti prativi e boscati ad aree residenziali e produttive, generando un consumo di suolo, alla piena attuazione delle previsioni del PGT, pari a 0,7%. Le aree di trasformazione previste dal Piano rappresentano in parte zone già contemplate dallo strumento urbanistico vigente non attuate, corrispondenti, in termini di superficie interessata dall edificazione, al 44% delle aree destinate al cambio di destinazione d uso correlato al consumo di suolo. Infine, si deve considerare che le aree TR7, TR8, TR9, TR10 e TR21 devono essere ricollocate in quanto ricadenti all interno delle fasce di rispetto idraulico del T. Arno. Considerando i forti vincoli vigenti sul territorio comunale e svolgendo il PGT il ruolo di strumento pianificatorio con la finalità di delineare uno scenario di sviluppo per il territorio comunale, gli effetti previsti per il comparto suolo e sottosuolo non sono nel complesso da ritenersi negativi. Le strategie di Piano prevedono il recupero e il riordino urbanistico dell esistente; le aree di trasformazione, anche nel caso di aree agricole, sono localizzate in continuità con il tessuto urbano oppure in ambito residenziale; si mira inoltre al mantenimento delle aree boschive e delle aree agricole esterne all ambito urbanizzato, concentrando gli interventi all interno di quest ultimo o in sua adiacenza. Il Documento non prevede inoltre azioni interferenti con la tutela delle aree maggiormente vulnerabili coincidenti con le aree di valenza ambientale. 129

134 Infine, indirettamente e su scala geografica maggiore, l efficienza della gestione dei rifiuti, già riscontrata a livello comunale e che presumibilmente, visto il trend attuale, verrà perlomeno mantenuta (visto il previsto incremento demografico) se non incrementata nel periodo di attuazione del PGT, consentirà di ridurre il quantitativo di rifiuti conferiti alle discariche e, quindi, il contributo al possibile rischio di inquinamento del suolo e del sottosuolo. Con riferimento specifico al consumo di suolo agricolo si rimanda alle considerazioni riportate nello Studio agronomico condotto ad integrazione della documentazione di VAS al fine di disporre di un analisi approfondita del comparto agricolo interessato dalle azioni di Piano e di individuare le opportune compensazioni. Lo Studio agronomico è stato redatto in modo tale da stimare la valenza agronomica delle aree di trasformazione ricadenti anche parzialmente in ambito agricolo secondo il PTCP della Provincia di Varese, come evidenziato dalle osservazioni dell Ente territoriale pervenute in sede di conferenza di valutazione Ambiente idrico Per quanto riguarda il comparto in esame il territorio comunale si caratterizza per la presenza del Fiume Ticino, il corpo idrico più importante, del Torrente Arno, caratterizzato da una pessima qualità delle acque, e dai corpi idrici artificiali Canale Villoresi e Industriale (si veda il paragrafo 5.2.3). Il Piano individua sul territorio comunale aree con destinazione produttiva; si tratta di presenze consolidate sul territorio, che dovranno trovare una nuova collocazione potenzialmente nell ambito comunale. Nel momento in cui si attueranno le previsioni di Piano con riposizionamento degli impianti produttivi, si potrebbero generare effetti negativi sul comparto in esame, se non venissero adottati i corretti sistemi di trattamento e smaltimento dei reflui industriali e fognari. Al momento non si prevedono quindi effetti negativi immediati, ma quando saranno installati nuovi impianti produttivi bisognerà preventivamente verificare la corretta progettazione delle reti di gestione dei reflui, al fine di evitare l inquinamento di acque superficiali e sotterranee. Come già evidenziato per il comparto atmosferico, il rispetto delle normative (Direttiva 96/61/CE e D.Lgs. 59/05) nella realizzazione di nuovi impianti garantisce, per le tipologie di attività a maggior impatto, l adozione delle migliori tecniche disponibili e riduce pertanto, già in fase pianificatoria, la probabilità che il riassetto della zona produttiva comunale possa apportare conseguenze negative sul comparto interessato. La rete fognaria comunale raccoglie i reflui urbani e li convoglia al depuratore consortile di Sant Antonino. L impianto, dimensionato per ab. eq., è in grado di assorbire anche un aumento di popolazione futura, come stimato dal Documento di Piano in abitanti teorici per un numero massimo di abitanti di Attualmente tutti gli scarichi sul territorio comunale confluiscono al sistema fognario. Le nuove utenze che si insedieranno saranno collettate alla fognatura esistente e quindi condotte al sistema di depurazione Biodiversità e aree protette Come descritto nel capitolo il territorio comunale di Lonate Pozzolo è caratterizzato dal punto di vista ecosistemico dalla presenza del Fiume Ticino, lungo le cui sponde si rinvengono aree boscate e habitat di notevole interesse naturalistico, legati alla divagazione fluviale, del Torrente Arno, le cui acque denotano un pessimo stato di qualità, e di aree agricole. La componente antropica dell ecomosaico è leggibile in corrispondenza delle aree urbane poste ad est rispetto l area ascritta a Parco Naturale, ma soprattutto laddove la pressione antropica ha esercitato fortemente la sua influenza sullo sviluppo dell ambiente naturale, ossia in corrispondenza dell aeroporto di Malpensa, delle infrastrutture stradali ad alta velocità, delle aree estrattive e delle vasche di spagliamento dell Arno. Nel Documento di Piano si legge in maniera chiara il riconoscimento da parte del PGT dei valori naturalistici ed ecosistemici presenti, e ciò si traduce negli obiettivi finalizzati alla valorizzazione delle peculiarità territoriali con particolare riferimento al patrimonio naturale ancora conservato all interno del Comune di Lonate Pozzolo, in corrispondenza delle aree Natura 2000 ed anche degli ambiti boschivi e agricoli che coprono superfici significative del territorio comunale. È intenzione dell Amministrazione comunale promuovere la riqualificazione e la mitigazione ambientale, nel rispetto del Piano Malpensa e del PTC del Parco del Ticino che contengono indicazioni in merito alla realizzazione di corridoi ecologici, al mantenimento di aree agricole, e alla riforestazione. 130

135 Il DdP prevede in particolare realizzazione di percorsi destinati alla mobilità dolce di connessione tra l edificato e il sistema del verde compreso entro i confini del Parco Naturale del Ticino e le aree verdi afferenti il T. Arno. Tali interventi potrebbero comportare un incremento dei visitatori in corrispondenza dei luoghi scelti dalla fauna come siti di rifugio, per la ricerca del cibo o per la riproduzione. La presenza umana potrebbe comportare un disturbo sulla componente faunistica, dovuto al rumore prodotto dal passaggio stesso delle persone e dagli schiamazzi. Il periodo maggiormente critico per la componente faunistica è rappresentato dalla fase riproduttiva, quando gli animali tendono ad essere più schivi e in genere mostrano una sensibilità più marcata ai diversi fattori di disturbo. Si può ipotizzare pertanto che le specie che verosimilmente si potrebbero riprodurre in prossimità dell area di intervento, in corrispondenza delle aree a canneto o boscate, potrebbero essere indotte ad allontanarsi dal sito, sebbene si assista in genere ad un loro ritorno in un sito anche disturbato, entro certi limiti, quando viene appurato che non sussistono reali pericoli. L incremento della rete sentieristica all interno delle aree naturali, in particolare nei siti Natura 2000, potrebbe determinare perdite di habitat, per le quali lo studio di incidenza redatto per il Documento di Piano in esame, ha previsto idonee misure di mitigazione. È inoltre intenzione dell Amministrazione comunale favorire la divulgazione delle notizie e delle conoscenze relative al territorio del Parco del Ticino (azione 4.1 b Porta del Parco ), facendo quindi supporre che in tal modo crescerà la consapevolezza dei visitatori in merito alla tutela e al rispetto delle aree naturali. È possibile, quindi, concludere che gli effetti delle azioni in esame saranno nel complesso positivi. Dall analisi delle azioni di Piano precedentemente condotta è emersa la possibilità che la ricollocazione degli impianti produttivi potrebbe comportare l emissioni di sostanze liquide e gassose inquinanti. Queste potrebbero generare effetti indiretti negativi sulle specie vegetali e quindi sugli habitat presenti sul territorio comunale. Gli inquinanti gassosi, come tutti i gas atmosferici, vengono assimilati dalle piante mediante le aperture stomatiche presenti sugli apparati fogliari, attraverso meccanismi non selettivi. Gli inquinanti particellati depositati sulle foglie agiscono dissolvendo la cuticola o, più facilmente, entrando in soluzione/sospensione e penetrando attraverso gli stomi aperti. La maggior parte degli inquinanti può interferire con le attività enzimatiche della pianta. Classici effetti secondari sono costituiti dalla diminuzione della resistenza a fattori avversi, biotici o abiotici. Un ulteriore fonte inquinante potrebbe essere rappresentata dagli scarichi industriali, se non gestiti correttamente. Gli eventuali cambiamenti strutturali che si progetteranno in corrispondenza del territorio comunale dovranno quindi prevedere un adeguato sistema di trattamento dei reflui speciali e un adeguata rete fognaria che raccoglierà i fluidi provenienti dalle diverse strutture e le acque di prima pioggia, al fine di salvaguardare la qualità delle acque di falda. In via cautelativa è opportuno indicare, come già fatto per i comparti atmosfera e ambiente idrico, che gli impianti eventualmente installati dovranno essere realizzati con le migliori tecniche disponibili e che i reflui dovranno essere trattati e convogliati in modo corretto alla rete di raccolta. Il Piano prevede, inoltre, la tutela degli ambiti non urbanizzati e il mantenimento delle aree destinate all agricoltura, generando effetti potenzialmente positivi sul comparto in esame, in quanto vengono conservati habitat sfruttabili da talune specie animali in sostituzione o in modo complementare agli habitat di tipo naturale. Un ulteriore azione avente possibili ripercussioni positive consiste nella tutela degli ambiti interessati da varchi e connessioni ecosistemiche a valenza locale e sovralocale. Il mantenimento di questi elementi della rete ecologica permette la riduzione della frammentazione ecosistemica e dell isolamento tra popolazioni animali in quanto è consentito il passaggio della fauna tra diverse parcelle Paesaggio e beni storico-culturali Secondo la definizione data dalla Convenzione europea del Paesaggio, il paesaggio è da intendersi come una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. In tal senso emerge il concetto che un dato paesaggio evolve col tempo, per l effetto sia di forze naturali sia per l azione degli esseri umani. Particolare importanza deve essere pertanto data agli effetti che possono derivare dall applicazione delle azioni di Piano sul contesto paesaggistico, nel suo complesso, in cui si inserisce il Comune di Lonate Pozzolo. Il DdP si prefigge con i macro-obiettivi 2 e 3, il recupero di elementi di criticità urbana e la riqualificazione dell edificato, nonché con il macro-obiettivo 4 la tutela degli ambiti non urbanizzati con valenza paesaggistica e ambientale. 131

136 Con la realizzazione di quanto previsto si otterrebbe un miglioramento qualitativo degli elementi che costituiscono la struttura urbana e architettonica di Lonate Pozzolo attribuendo un incremento nel valore dei beni, una riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storico-architettonico e la conservazione degli elementi naturali del paesaggio. Indirettamente si genererebbero effetti positivi sulla qualità del paesaggio, in quanto con il tempo si andrebbero ad eliminare elementi estranei al contesto o di degrado e abbandono. Si tratta di un processo a lungo termine, la cui effettiva riuscita sarà valutabile nel tempo monitorando i cambiamenti intercorsi e la loro efficacia dalla data di attuazione del PGT. Aspetto importante da valutare in termini di impatti è legato al rispetto da parte delle previsioni di Piano del disegno di Rete Ecologica e quindi al mantenimento/rafforzamento della permeabilità ecologica. Il Documento di Piano rispetta il progetto di Rete ecologica salvaguardando i varchi esistenti e tutelando le aree a maggior naturalità, quali core area e corridoi ecologici da promuovere. Tale aspetto dovrà essere opportunamente monitorato attraverso l attuazione di azioni volte alla creazione della rete e alla valorizzazione e conservazione dei suoi elementi principali. Per quanto riguarda, inoltre, le aree di trasformazione prossime a corridoi individuati dalle Reti Ecologiche regionale, provinciale e del Parco Ticino, nonché prossime ad aree agricole, il DdP prevede la piantumazione di fasce arboree a fini mitigativi Qualità dell ambiente urbano Popolazione e salute umana La popolazione di Lonate Pozzolo consta di abitanti, al 1 gennaio 2012, secondo il DdP l incremento previsto di popolazione sarà di abitanti teorici (aree di trasformazione e piani attuativi in corso), ossia abitanti come scenario di PGT. Il Piano include azioni di riqualificazione del sistema infrastrutturale e dei servizi (macro-obiettivi 1 e 2), assicurando una corretta dotazione. Le azioni, quindi, potranno determinare effetti indiretti sulla qualità della vita della popolazione di Lonate Pozzolo. Al contempo, la riorganizzazione del tessuto urbano con l allontanamento dei siti produttivo-artigianali dalle aree residenziali comporterà localmente un miglioramento nella qualità della vita dei residenti. Per quanto concerne gli interventi che si andranno a realizzare in prossimità di antenne per la telefonia e di elettrodotti, i progetti realizzativi dovranno tenere conto di tali elementi e di conseguenza considerare altezze massime degli edifici a tutela della salute umana e nel rispetto della normativa vigente. Settore idrico L approvvigionamento di acque potabili del Comune di Lonate Pozzolo attualmente avviene grazie a otto pozzi e a una vasca di rilancio siti all interno del territorio comunale. Dai dati disponibili, relativi alle analisi di qualità delle acque risulta che le acque non presentano particolari problemi relativi ad inquinamento della falda. I parametri relativi alle acque sono sempre ampiamente inferiori ai valori limite fissati dalla normativa. Anche in merito alla disponibilità di acqua potabile non si evidenziano criticità come descritto al paragrafo 5.2.6, i dati teorici evidenziano un saldo positivo tra disponibilità attuale e fabbisogno tendenziale, ad indicare che l acquedotto di Lonate Pozzolo è adeguatamente dimensionato in termini di portate teoriche disponibili. Nella realizzazione dei nuovi edifici e nella riqualificazione dell esistente, in attuazione delle nuove previsioni del DdP, i nuovi scarichi dovranno essere collettati al sistema di fognatura esistente nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente. In tal senso le previsioni di Piano non andranno a produrre interferenze negative sul comparto idrico esistente; a ciò si aggiunga che il depuratore che riceve le acque della rete fognaria risulta essere adeguato a ricevere le nuove utenze. Ciò permette di escludere impatti sul comparto idrico derivante dall aumento delle utenze comunali. 132

137 Gestione dei rifiuti Nel capitolo di caratterizzazione dello stato di fatto (capitolo 5.2) è emerso che i metodi impiegati nella gestione dei rifiuti a scala comunale hanno permesso sinora di ottenere buoni risultati e di assistere ad un miglioramento graduale dell efficienza della pratica di raccolta differenziata. Per quanto riguarda l anno 2008 la percentuale di rifiuti differenziati relativa a Lonate Pozzolo è stata pari al 55,2%, collocando il Comune al 106esimo posto nella graduatoria dei Comuni della Provincia di Varese in termini di % di Raccolta differenziata. In riferimento ai limiti fissati dal D.lgs. 152/2006, il Comune di Lonate da anni rispetta tali limiti avvicinandosi nel tempo alla prescrizione da rispettare entro il 2012 (almeno il 65%). L incremento nella produzione di rifiuti che deriverà dall attuazione delle previsioni di Piano, legato all aumento stimato della popolazione residente richiede un accurata gestione del comparto. L applicazione da parte dell Amministrazione Comunale di idonei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti e il miglioramento degli standard di raccolta differenziata, in linea con l andamento degli ultimi anni, accompagnato da capillari campagne di sensibilizzazione, permetteranno di generare effetti positivi sul sistema gestionale nel suo complesso. Settore energetico Attualmente non si dispone di informazioni utili alla caratterizzazione del comparto in esame in merito ai consumi energetici e ad interventi volti alla minimizzazione degli sprechi. Le azioni di Piano prevedono la riqualificazione dell ambiente costruito, il riordino urbanistico e la realizzazione di strutture ad alta qualità. Il Piano prevede un meccanismo premiale tramite punteggi, che comporterà la selezione degli interventi che rispondano a caratteristiche funzionali legate al risparmio energetico ed al comfort abitativo. Nel raggiungimento di alti standard qualitativi dovrà essere incluso, come previsto dalle norme in materia, anche il perseguimento di adeguati indici di prestazioni energetiche degli edifici per il contenimento dei consumi energetici e la riduzione della produzione di inquinanti. In particolare, con la D.G.R. VIII/5773 del 31 ottobre 2007 vengono individuate le nuove modalità di certificazione energetica degli edifici, nell ambito dell obiettivo volto al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici come indicato dal D.Lgs. 192/2005. Le disposizioni dettate dalla D.G.R. devono essere applicate nel caso di progettazione e realizzazione di edifici di nuova costruzione e degli impianti in essi installati, opere di ristrutturazione degli edifici e degli impianti esistenti, ampliamenti volumetrici e installazioni di nuovi impianti in edifici esistenti, certificazione energetica. Settore infrastrutturale Il territorio comunale di Lonate Pozzolo è attraversato da una strada statale, tre strade provinciali, oltre alle strade locali, e da una linea ferroviaria; è inoltre è interessato dalla presenza dell aeroporto di Malpensa. Lo sviluppo della rete infrastrutturale è strettamente connesso alla problematica del traffico e agli elementi di criticità ad esso particolarmente correlati dal punto di vista ambientale: l inquinamento acustico e dell aria. Il DdP prevede il miglioramento dell accessibilità comunale e l incremento dell offerta di servizi, in particolare di aree parcheggio che potranno comportare la riduzione delle emissioni veicolari inquinanti e una migliore fluidificazione del traffico. Il Piano prevede altresì azioni volte alla promozione di forme di mobilità dolce attraverso la creazione di percorsi e collegamenti ciclo-pedonali per relazionare tra loro le aree oggetto di fruizione, le aree di servizio e il contesto urbano. Ciò potrà comportare effetti positivi sul comparto in esame, a beneficio della popolazione residente e dei visitatori che frequenteranno Lonate Pozzolo, i quali disporranno di una rete della mobilità che consentirà di effettuare in sicurezza anche gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Tale considerazione è coerente con quanto emerso dalle indagini condotte nell ambito della stesura del Piano generale del traffico urbano, che evidenzia l attuale carenza infrastrutturale per la mobilità dolce. Tali indagini, inoltre, sono il necessario presupposto per la costruzione di uno scenario viabilistico sostenibile a completamento del quadro pianificatorio del DdP. 133

138 Rumore e vibrazioni Il contesto territoriale di riferimento si contraddistingue per la grande rilevanza degli effetti della presenza dell aeroporto di Malpensa sul clima acustico locale, in relazione al passaggio degli aeromobili nel cielo cittadino. Come descritto in precedenza il Comune si è dotato del Piano di azzonamento acustico, nel rispetto della legge vigente, in fase di redazione del PGT, in modo tale da disporre di strumenti coerenti tra loro e con lo scenario attuale di riferimento. Le azioni del DdP che riguardano la riorganizzazione del tessuto urbano comportano un potenziale miglioramento del clima acustico locale, in relazione alla delocalizzazione delle strutture produttive dalle aree residenziali, implicando un miglioramento puntuale della qualità della vita dei cittadini. Inquinamento luminoso Il Comune di Lonate Pozzolo si è recentemente dotato di uno Studio Propedeutico al Piano Urbano della Luce. Al momento non sono disponibili informazioni quantitative in merito alle caratteristiche del parco lampade comunale. Il DdP include tra le previsioni inerenti le aree di trasformazione che i progetti edilizi contengano un attento studio dell'illuminazione esterna anche per le attività private. In questo modo, oltre ad assicurare il rispetto della normativa vigente, si garantisce il contenimento dell inquinamento luminoso e la tutela dell ambiente con riferimento ai comparti vegetazionale e faunistico I siti della Rete Ecologica Natura 2000 Il Comune di Lonate Pozzolo, come già riportato, è caratterizzato dalla presenza di aree appartenenti alla rete ecologica Natura Secondo quanto indicato dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale di riferimento, i piani che possono avere effetti significativi su un sito della Rete NATURA 2000 devono essere sottoposti a Valutazione d Incidenza ai sensi dell art. 5 del DPR 357/97 e ss.mm., ossia ad un procedimento di carattere preventivo che valuti l entità delle possibili incidenze generate su habitat e specie di interesse comunitario. Il PGT del Comune di Lonate Pozzolo, oggetto di VAS, deve quindi essere sottoposto anche a Valutazione di Incidenza e per tale motivo è stato redatto uno specifico studio, parallelamente al Rapporto Ambientale, che ha individuato le entità delle incidenze connesse alle azioni di piano sui siti di interesse comunitario. Gli obiettivi e le previsioni di Piano non riguardano direttamente le aree ricadenti nei siti SIC/ZPS o limitrofe ad essi. Si sono evidenziati unicamente potenziali effetti indiretti dovuti alle azioni di piano relative all incremento della popolazione residente, all inquinamento atmosferico e delle acque e alla realizzazione di percorsi di connessione per la mobilità dolce, che potrebbero generare l aumento del numero di visitatori in corrispondenza delle aree di pregio naturalistico. Dalle analisi condotte è emerso che i fattori perturbativi potenzialmente generati dalle azioni di Piano sono da ritenersi nel complesso non significativi. Inoltre, lo Studio di Incidenza ha verificato che, a seguito del recepimento delle misure di mitigazione proposte, l attuazione del Piano di Governo del Territorio del Comune di Lonate Pozzolo non genererà incidenze significative sull attuale stato di conservazione di habitat e specie d interesse comunitario presenti nel SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate e nella ZPS Boschi del Ticino. Per approfondimenti si rimanda a quanto riportato nel documento Studio di Incidenza sul SIC Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate e sulla ZPS Boschi del Ticino Obiettivi prioritari Le strategie e le azioni presentate dal DdP devono dare una risposta concreta agli obiettivi prioritari di riqualificazione del territorio, minimizzazione del consumo del suolo, utilizzazione ottimale delle risorse territoriali ed energetiche e ottimizzazione della mobilità e dei servizi. 134

139 Uno degli obiettivi generali del DdP di Lonate Pozzolo consiste nella riorganizzazione urbana e nella riqualificazione dell esistente: la maggior parte delle azioni sviluppate al fine di un suo conseguimento prevedono la ristrutturazione urbanistica, la riqualificazione architettonica dell edificato esistente con il miglioramento degli elementi di arredo urbano e il recupero delle aree degradate, nonché l adeguamento funzionale e la migliore integrazione degli spazi pubblici e collettivi. La riqualificazione del territorio risulta quindi un nodo centrale del PGT in studio. Le aree di trasformazione previste dal DdP si localizzano in corrispondenza del tessuto urbano esistente o in sua continuità, in questo modo viene assicurato il contenimento del perimetro del tessuto urbano consolidato; gli interventi previsti consistono sostanzialmente in azioni di completamento all interno della trama dell urbanizzato. In generale, si può concludere che il Piano, pur comportando un certo tasso di consumo di suolo e tenendo conto dei pressanti vincoli insistenti sul territorio, risulta coerente con l obiettivo prioritario minimizzazione del consumo del suolo. La realizzazione di strutture connotate da un alto livello qualitativo, in termini costruttivi e di efficienza energetica, è conforme e coerente all obiettivo prioritario di utilizzazione ottimale delle risorse territoriali ed energetiche. Il Documento di Piano prevede azioni finalizzate ad adeguare la rete viabilistica esistente soprattutto in funzione di una miglior connessione tra il tessuto urbano e le aree verdi, attraverso la creazione di collegamenti e percorsi ciclo-pedonali. Inoltre il Piano mira al mantenimento e potenziamento della direttrice di collegamento nord-sud in corrispondenza del Polo Stazione Ferno-Lonate, attraverso interventi di riqualificazione e di facilitazione delle interconnessioni. Le scelte pianificatorie contribuiscono quindi a meglio definire e migliorare l assetto viabilistico e della mobilità. Per quanto concerne il miglioramento e la valorizzazione del sistema di servizi esistente sono previste azioni volte all incremento di aree di interesse pubblico nonché il miglioramento degli spazi pubblici esistenti con riferimento all intero territorio comunale. È prevista altresì la creazione di un area verde d interesse pubblico in corrispondenza delle aree di trasformazione denominate TR11a e TR11b. 8.3 Valutazione delle alternative La normativa di riferimento per la redazione del Rapporto Ambientale prevede che nell analisi dei piani sia compresa una sintesi delle ragioni che hanno condotto alla scelta delle alternative pianificatorie individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione che ha condotto alla loro assunzione. Nell ambito del percorso che ha condotto alla costruzione del PGT di Lonate Pozzolo, la fase vera e propria di elaborazione del Piano è stata preceduta da una lettura ricognitiva dello stato di fatto del territorio comunale da parte degli estensori del Piano stesso, al fine di evidenziare la presenza di elementi di forza e di debolezza caratterizzanti lo stato di fatto e di cui tenere conto nella definizione dello scenario strategico. Sono così stati individuati gli elementi di partenza fondamentali costituenti lo scenario di riferimento per la determinazione degli obiettivi strategici sviluppati e ben specificati nel DdP. Il tema della riorganizzazione urbana rappresenta il tema centrale sulla base di quanto emerso dalle indagini condotte, per tale motivo esso assume, rispetto alle determinazioni del PGT, una valenza di tipo verticale, ossia che accompagna tutti gli aspetti progettuali. Sono infatti state riconosciute e descritte le valenze ambientali, naturali e paesaggistiche ed individuati gli effetti dei vincoli vigenti sul territorio comunale nonché le scelte pianificatorie sovraordinate che hanno comportato le trasformazioni degli assetti sociali, insediativi ed economici, elementi fondamentali per la determinazione degli obiettivi strategici sviluppati e ben specificati nel DdP. Si è ritenuto, assicurando il rispetto degli elementi di valenza ambientale e paesaggistica esistenti ricadenti principalmente in corrispondenza delle fasce territoriali afferenti i corsi d acqua Ticino e Arno, che una corretta valorizzazione del territorio può essere attuata sotto vari profili, attraverso: la ricollocazione di aree produttive interferenti con il contesto d inserimento; la rivalorizzazione del centro storico e del polo di collegamento intercomunale localizzato in corrispondenza della stazione ferroviaria; la ricerca di una elevata qualità degli interventi di trasformazione; 135

140 il rispetto della Rete Ecologica; il recupero delle situazioni di degrado. L analisi dei possibili effetti delle singole azioni e strategie di Piano ha consentito di verificare l assenza di possibili effetti negativi significativi sull ambiente derivanti dall attuazione del PGT, che neghino uno sviluppo di tipo sostenibile. Per questo motivo non si ravvisa la necessità di elaborare misure alternative al Piano, diverse da quelle effettivamente scelte. Al fine inoltre di valutare l opportunità di attuazione del Piano, il confronto tra le previsioni formulate circa le tendenze evolutive dell ambiente in assenza del Piano e circa le tendenze evolutive dell ambiente una volta che il Piano sarà attuato, dopo un arco temporale di 5 anni (durata di validità del DdP), consente di affermare che l attuazione del Piano, facendo prevedere uno scenario migliore, è da preferirsi (nonostante vi siano alcuni punti di incertezza dovuti alla impossibilità di offrire allo stato attuale una previsione di efficacia di talune azioni). L elaborazione degli scenari può essere esclusivamente compiuta considerando le tendenze qualitative delle principali variabili ambientali in gioco deducibili da quanto riportato nel capitolo 7. Tabella 8-3 Sintesi degli effetti attesi con l implementazione delle azioni del DdP Comparto ambientale Livello di qualità attuale Evoluzione probabile senza Evoluzione attesa con DdP Salute umana??? Qualità dell aria Suolo e sottosuolo Ambiente idrico Acque superficiali Acque sotterranee Biodiversità e aree protette Paesaggio e beni storico-culturali Rumore e vibrazioni Qualità dell ambiente urbano Legenda: DdP Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti Inquinamento luminoso?? Settore idrico Gestione dei rifiuti Settore energetico?? Settore infrastrutturale Livello di qualità attuale: buono; sufficiente; scarso. Evoluzione probabile: positiva; nessuna; negativa.? carenza di informazioni 136

141 9 Misure di mitigazione e compensazione L analisi dei potenziali effetti correlati all attuazione delle azioni di Piano ha messo in evidenza le criticità che potrebbero comportare una possibile alterazione delle attuali caratteristiche delle componenti ambientali in riferimento all eventuale ulteriore sviluppo di aree con destinazione produttiva, al possibile incremento della popolazione e del numero di frequentatori e visitatori in corrispondenza delle aree naturali di pregio presenti sul territorio. Per tale motivo sono previste misure di mitigazione e contenimento degli effetti la cui attuazione permette di escludere l insorgenza di effetti negativi sui comparti Atmosfera, Ambiente idrico e Biodiversità: nel momento in cui si attiveranno nuovi impianti produttivi, dovranno essere adottati i corretti sistemi di trattamento e smaltimento dei reflui industriali e fognari e gli impianti produttivi eventualmente installati dovranno essere realizzati con le migliori tecniche disponibili, che garantiscono il più basso grado di emissioni inquinanti, in accordo con un contesto normativo comunitario e nazionale che si prefigge lo scopo di tutelare l ambiente; in relazione a quanto definito dalle azioni di piano in merito all incremento dei percorsi per la mobilità dolce, si precisa che al fine di limitare il disturbo dovuto alla presenza umana sulla comunità animale potrebbero essere utilizzati e migliorati i percorsi esistenti. 137

142 10 Sistema di monitoraggio Al Rapporto Ambientale spetta il compito di definire un sistema di monitoraggio da implementare nel corso della fase di attuazione, al fine di garantire la verifica degli effetti sull ambiente delle azioni individuate dal DdP del PGT e di appurare l efficacia delle stesse nel conseguimento dei traguardi di qualità ambientale prefissati dagli obiettivi di Piano. Il sistema di monitoraggio rappresenta, inoltre, uno strumento che permette di individuare tempestivamente le misure correttive delle scelte pianificatorie nel caso in cui dovessero rendersi necessarie per ovviare effetti inattesi o indesiderati (Deliberazione di Consiglio Regionale n. 8/351 del 13 marzo 2007 Indirizzi generali per la valutazione ambientale di piani e programmi ). La definizione del sistema di monitoraggio consiste nell individuazione di indicatori ambientali di riferimento e delle modalità necessarie per la raccolta di informazioni. Gli indicatori ambientali sono parametri sintetici che rappresentano in modo significativo un certo fenomeno ambientale e ne permettono la valutazione nel tempo. In letteratura esistono diversi modelli per la definizione di indicatori di sostenibilità ambientale, la scelta degli indicatori effettuata per il monitoraggio del DdP di Lonate Pozzolo si è basata in parte sulla ricerca di parametri impiegati in rapporti internazionali o nazionali, confrontati con quelli scelti a scala provinciale (VAS del PTCP di Varese) al fine di disporre di un metodo il più possibile compatibile con altri già sviluppati e in modo da rendere attuabile il confronto, e in parte sull individuazione di criteri che diano una misura dei risultati ottenuti con la messa in pratica delle azioni di Piano. Con riferimento al modello per la definizione di indicatori di sostenibilità ambientale DPSIR (Determinanti- Pressioni-Stato-Impatto-Risposta), messo a punto dall Agenzia Europea dell Ambiente, che costituisce la più consolidata classificazione in uso nel campo della valutazione ambientale e fornisce un quadro logico per approfondire ed analizzare i problemi socio-economico-ambientali e, successivamente esprimerne, attraverso gli indicatori ambientali il livello di qualità e le alternative progettuali di miglioramento sono stati individuati e classificati nel complesso 36 indicatori ambientali. Nel modello le Determinanti (o Fonti di pressione) descrivono gli sviluppi sociali, demografici ed economici nella società e i corrispondenti cambiamenti negli stili di vita, nei livelli di consumo e di produzione complessivi. In altri termini sono le attività antropiche che hanno conseguenze ambientali: attività industriali, agricoltura, energia, ecc. Le Pressioni descrivono le emissioni di sostanze, di agenti fisici e biologici, l uso delle risorse e del terreno e in sintesi costituiscono gli effetti delle attività antropiche sull ambiente: le sostanze rilasciate nell ambiente, i rifiuti, il consumo di risorse, ecc. Lo Stato rappresenta le condizioni ambientali e la qualità delle risorse in termini fisici, chimici, biologici. Gli Impatti sono gli effetti dei cambiamenti sulla salute umana, sull economia e sulla conservazione della natura. Le Risposte sono le misure adottate da soggetti pubblici e privati per migliorare l ambiente e per prevenire e mitigare gli impatti negativi. Figura 10-1 Esempio di schema del modello DPSIR (Tratto da: ARPA Piemonte, Rapporto Ambientale) 138

143 Il risultato dell attività di monitoraggio che si svolgerà durante il periodo di attuazione del PGT è rappresentato dai Rapporti di monitoraggio da stilare con scadenza annuale e che dovranno essere strutturati in modo tale da riportare le seguenti informazioni: le date di esecuzione dei rilevamenti e in genere delle attività di monitoraggio; la porzione di territorio interessata dal monitoraggio; gli obiettivi e le azioni di Piano che il monitoraggio intende controllare; gli indicatori e gli strumenti utilizzati per eseguire il monitoraggio; lo stato previsto per gli indicatori monitorati; lo stato ambientale previsto alla data del monitoraggio; individuazione delle situazioni critiche; indicazione sull opportunità di eseguire un riesame del piano e su quali azioni correttive intraprendere Indicatori di monitoraggio Al fine di disporre di una caratterizzazione aggiornata dello scenario di riferimento nel momento in cui si dovrà effettuare una revisione del DdP, il sistema di monitoraggio elaborato nel presente documento individua un gruppo di indicatori di stato, descrittori dei comparti ambientali qualificanti il territorio d interesse, mentre allo scopo di descrivere sinteticamente i risultati prestazionali delle azioni implementate nel corso dei cinque anni di attuazione del Piano si specifica un insieme di indicatori di risposta. Gli indicatori che saranno impiegati per la caratterizzazione dello scenario di riferimento sono i seguenti, suddivisi per fattore o componente ambientale: Popolazione Numero di abitanti e numero di abitanti per classi di età Densità di popolazione (l indicatore si esprime in numero di abitanti per unità di superficie - km 2 ) Andamento demografico (l indicatore esprime la crescita o la decrescita in termini percentuali nel numero di abitanti) Qualità dell aria Classe di qualità dell aria (D.G.R. n. VII/6501 del 2001, D.G.R. n. VII/1863 del 2002) Concentrazione media annua del biossido di azoto e degli NOx (limite annuo D.M. 60/02) Suolo e sottosuolo Uso del suolo (l indicatore attraverso la stima delle diverse tipologie di uso del suolo permette di valutare i cambiamenti che avverranno durante il periodo di attuazione del PGT. In particolare si valuta la percentuale di aree artificiali, aree agricole, aree boschive e seminaturali, aree umide, corpi idrici) Grado di impermeabilizzazione del suolo (l indicatore stima la percentuale delle aree impermeabilizzate sull intera superficie comunale, permette di monitorare i cambiamenti che intercorreranno durante il periodo di attuazione del PGT) Bonifiche e recuperi ambientali completati Ambiente idrico Indice Biotico Esteso del Fiume Ticino e del Torrente Arno (l Indice Biotico Esteso (IBE) esprime la qualità biologica delle acque valutata attraverso lo studio della comunità macrobentonica, il valore dell IBE viene messo in relazione con le classi di qualità delle acque (classe 1: buona, classe II: accettabile, classe III: dubbia, classe IV: critica, classe V: molto critica)) Stato Ecologico dei Corsi d Acqua (lo SECA è un indice di qualità degli ecosistemi fluviali) Ecosistemi Estensione delle aree della rete ecologica Natura 2000 sul territorio comunale (l indicatore esprime in ettari l estensione delle superfici comunali incluse all interno di aree Natura 2000) Estensione di habitat di interesse comunitario (l indicatore esprime in ettari l estensione delle superfici occupate da habitat naturali di pregio all interno dei siti Natura 2000 nel territorio comunale) Numero di specie alloctone appartenenti alla flora e alla fauna 139

144 Numero di interventi finalizzati all aumento di connessioni tra patch della rete ecologica 2 (l indicatore verifica la realizzazione di interventi volti all incremento della connettività all interno della rete ecologica, eseguiti sul territorio comunale e in coerenza con i progetti di Rete Ecologica) Settore energetico Consumi energetici pro-capite (l indicatore permette di stimare i consumi pro-capite (kwh/abitante) e le relative variazioni nel tempo) Settore idrico Qualità delle acque potabili (la qualità delle acque destina al consumo umano è valutata attraverso l analisi dei parametri di riferimento indicati nel D.Lgs. 31/2001, che devono essere rilevati con valori inferiori ai limiti normativi) Consumi idrici pro-capite (l indicatore, di tipo quantitativo, esprime i consumi idrici pro-capite calcolati per il Comune di Lonate Pozzolo espressi in litri per giorno per abitante) Numero di abitanti equivalenti serviti dal depuratore consortile (l indicatore fornisce il numero di abitanti equivalenti serviti dal depuratore di Sant Antonino rispetto al numero potenziale) Efficienza depurativa (% di abbattimento COD) Rumore Esposizione al rumore (allo scopo di verificare i livelli di rumore di fondo in relazione al traffico aeroportuale in corrispondenza delle aree residenziali, l indicatore esprime il Leq (livello equivalente continuo) in db(a)) Radiazioni non ionizzanti Numero di impianti radiobase, densità, densità di potenza totale al connettore di antenna (l indicatore esprime il numero di impianti radiobase, la loro densità espressa come impianti per km 2 e la densità di potenza totale al connettore di antenna espressa come kw/km 2 ) Estensione elettrodotti (l indicatore esprime l estensione in km degli elettrodotti sul territorio comunale) Inquinamento luminoso Tipologia delle sorgenti luminose (l indicatore esprime in percentuale la composizione del parco lampade comunale, con particolare riferimento alle sorgenti a mercurio, a ioduri metallici e ai vapori di sodio ad alta pressione) Settore infrastrutturale Numero di nuovi interventi inerenti la viabilità Per quanto concerne il monitoraggio dell andamento su scala comunale della Gestione dei rifiuti si rimanda agli indicatori prestazionali illustrati di seguito. Gli indicatori di risposta sono riferiti agli obiettivi di Piano presentati sinteticamente nel paragrafo e corrispondono a: 01. Riorganizzazione urbana; numero di interventi residenziali di alta qualità realizzati numero di interventi finalizzati alla delocalizzazione delle aree produttive dal tessuto residenziale rifiuti urbani prodotti e rifiuti destinati alla raccolta differenziata indice di efficienza della gestione dei rifiuti urbani 02. Rilancio del sistema urbano; numero di posti auto presso i parcheggi pubblici numero di esercizi commerciali dismessi riattivati 03. Politiche di sostegno e di rilancio che richiedono la concertazione territoriale; numero di interventi di riordino urbanistico su suolo pubblico (strade, parcheggi ) numero di interventi di riqualificazione architettonica del centro storico (assetti tipologici, facciate, pavimentazione, illuminazione ) numero di attività imprenditoriali che generano attrattiva e valorizzazione dei luoghi nell ambito del tessuto urbano consolidato 2 Indicatore rilevante anche per il comparto Paesaggio. 140

145 04. Potenziamento del sistema del verde; chilometri di percorsi ciclo-pedonali sull intera superficie comunale superficie di aree verdi (prati, aree agricole, verde pubblico ) superficie di aree boscate L Amministrazione comunale valuterà l opportunità di monitorare anche l indicatore intensità del traffico come richiesto ad integrazione del set di indicatori individuato in sede di conferenza di VAS; per lo stato di fatto sono disponibili i dati raccolti nell ambito della stesura del Piano generale del traffico urbano. Di seguito si descrivono per ciascun obiettivo e ciascuna azione di Piano, le previsioni circa il monitoraggio previsto e si riprende l elenco dei principali indicatori che potranno essere valutati per la verifica dell efficacia ed efficienza del Piano relativamente a ciascun intervento (Tabella 10-1). Gli indicatori possono descrivere l andamento di una o più azioni di Piano; la verifica dei risultati attesi può avvenire anche attraverso l impiego di indicatori di stato, in quanto i cambiamenti che interessano lo scenario di riferimento rilevati nel tempo possono essere, anche se parzialmente, frutto degli interventi attuati come previsto dalla pianificazione comunale. 141

146 Tabella 10-1 Descrizione sintetica del sistema di monitoraggio finalizzato alla valutazione prestazionale del DdP del Comune di Lonate Pozzolo Piano di monitoraggio Tempistica del monitoraggio Macro-obiettivo Obiettivo specifico Azioni del DdP Descrizione dell attività dei risultati dell intervento o Indicatori di risposta prevista dell azione Riorganizzazione urbana Ricollocazione delle aree industriali Ricollocazione delle aree lungo il Torrente Arno Riorganizzazione delle aree già previste nel PRG e non attuate Aree di trasformazione conformate Campagne di rilevamento dati con riferimento agli indicatori di risposta e di stato Annuale Biennale Verifica Numero di interventi residenziali di alta qualità realizzati Numero di interventi finalizzati alla delocalizzazione delle aree produttive dal tessuto residenziale Rifiuti urbani prodotti e rifiuti destinati alla raccolta differenziata Indice di efficienza della gestione dei rifiuti urbani Indicatori di stato Numero di abitanti e numero di abitanti per classi di età Densità di popolazione Andamento demografico Concentrazione media annua del biossido di azoto e degli NOx Indice Biotico Esteso del Fiume Ticino e del Torrente Arno Stato Ecologico dei Corsi d Acqua Qualità delle acque potabili Efficienza depurativa Esposizione al rumore Uso del suolo Grado di impermeabilizzazione del suolo Bonifiche e recuperi ambientali completati Consumi energetici pro-capite Consumi idrici pro-capite Numero di abitanti equivalenti serviti dal depuratore consortile Conferma degli strumenti attuativi già avviati nell ambito del vigente PRG Aree di trasformazione non conformate. Quinquennale Classe di qualità dell aria Numero di impianti radiobase, densità, densità di potenza totale al connettore di antenna Estensione elettrodotti Tipologia delle sorgenti luminose Rilancio del sistema urbano Il nuovo polo della Stazione deve essere visto come la porta della città, lungo la direttrice di accesso est-ovest. Polo della Stazione Ferno- Lonate Pozzolo Riqualificazione e di facilitazione delle interconnessioni Campagne di rilevamento dati con riferimento agli indicatori di risposta Biennale Numero di posti auto presso i parcheggi pubblici Numero di esercizi commerciali dismessi riattivati Numero di nuovi interventi inerenti la viabilità 142

147 Macro-obiettivo Obiettivo specifico Azioni del DdP Descrizione dell attività prevista Piano di monitoraggio Tempistica del monitoraggio dei risultati dell intervento o dell azione Indicatori di risposta Verifica Indicatori di stato Politiche di sostegno e di rilancio che richiedono la concertazione territoriale Il nucleo centrale originario deve essere rivitalizzato sia con politiche di arredo urbano, sia con meccanismi di compensazione legati agli interventi di medie o grandi strutture di vendita previsti all esterno del centro storico. Campagne di rilevamento dati con riferimento agli indicatori di risposta e di stato Annuale Numero di interventi di riordino urbanistico su suolo pubblico Numero di interventi di riqualificazione architettonica del centro storico Numero di attività imprenditoriali che generano attrattiva e valorizzazione dei luoghi nell ambito del tessuto urbano consolidato Tipologia delle sorgenti luminose Numero di nuovi interventi inerenti la viabilità Realizzazione di percorsi destinati alla mobilità dolce di connessione tra l edificato e il sistema del verde compreso entro i confini del Parco Naturale del Ticino; Potenziamento del sistema del verde Realizzare percorsi di connessione tra l edificato e il verde esistente ad ovest (Parco del Ticino) Realizzare elementi di connessione tra il sistema del verde definito dalle aree di sponda del Torrente Arno e dal sistema di corridoi ecologici del Piano d Area e le zone residenziali All interno dell area di riqualificazione del polo di rilancio produttivo può essere realizzata una Porta del Parco, scegliendo un edificio tra quelli di proprietà pubblica opportunamente collocato; in esso può trovare sede una struttura di accoglienza e di accesso alle aree contigue del Parco del Ticino. Realizzazione di percorsi destinati alla mobilità dolce di connessione tra l edificato e il sistema del verde afferente le sponde dell Arno e definito dai sistema di corridoi ecologici del Piano d Area Campagne di rilevamento dati con riferimento agli indicatori di risposta e di stato Annuale Quinquennale Chilometri di percorsi ciclo-pedonali sull intera superficie comunale Superficie di aree verdi (prati, aree agricole, verde pubblico ) Superficie di aree boscate Indice Biotico Esteso del Fiume Ticino e del Torrente Arno Stato Ecologico dei Corsi d Acqua Estensione delle aree della rete ecologica Natura 2000 sul territorio comunale Estensione di habitat di interesse comunitario Numero di specie alloctone appartenenti alla flora e alla fauna Numero di interventi finalizzati all aumento di connessioni tra patch della Rete Ecologica Numero di interventi finalizzati all aumento di connessioni tra patch della rete ecologica 143

148 11 La coerenza interna del DdP Il Rapporto Ambientale deve provvedere alla verifica della coerenza interna del DdP, ovvero deve dimostrare che esiste compatibilità tra obiettivi e azioni attraverso il sistema di indicatori cui spetta il compito di valutare l efficacia di queste ultime per il conseguimento degli obiettivi prefissati. Il sistema di monitoraggio previsto si basa in parte sul controllo periodico di un insieme di Indicatori di Risposta, il cui scopo è proprio quello di osservare nel tempo i risultati e gli effetti attribuibili alle azioni pianificatorie, che, secondo quanto atteso, consentiranno di raggiungere uno standard di qualità dell ambiente urbano più alto rispetto all attuale. La corrispondenza tra obiettivi-azioni-indicatori è esposta nella tabella successiva. Come si evince dall analisi delle corrispondenze tra obiettivi-azioni-indicatori, in alcuni casi l andamento di più indicatori permette di monitorare i risultati di una singola azione, oppure lo stesso indicatore può essere impiegato per valutare gli effetti di più azioni simili. Macroobiettivo Riorganizzazione urbana Tabella 11-1 Coerenza obiettivi-azioni-indicatori del DdP Obiettivo Indicatori di Azioni del DdP specifico risposta Numero di interventi residenziali di alta qualità realizzati Numero di interventi finalizzati alla delocalizzazione Aree di delle aree trasformazione produttive dal conformate tessuto residenziale Ricollocazione delle aree industriali Ricollocazione delle aree lungo il Torrente Arno Riorganizzazione delle aree già previste nel PRG e non attuate Conferma degli strumenti attuativi già avviati nell ambito del vigente PRG Aree di trasformazione non conformate. Rifiuti urbani prodotti e rifiuti destinati alla raccolta differenziata Indice di efficienza della gestione dei rifiuti urbani Indicatori di stato Numero di abitanti e numero di abitanti per classi di età Densità di popolazione Andamento demografico Concentrazione media annua del biossido di azoto Indice Biotico Esteso del Fiume Ticino e del Torrente Arno Stato Ecologico dei Corsi d Acqua Qualità delle acque potabili Efficienza depurativa Esposizione al rumore Uso del suolo Grado di impermeabilizzazione del suolo Bonifiche e recuperi ambientali completati Consumi energetici procapite Consumi idrici pro-capite Numero di abitanti equivalenti serviti dal depuratore consortile Classe di qualità dell aria Numero di impianti radiobase, densità, densità di potenza totale al connettore di antenna Estensione elettrodotti Tipologia delle sorgenti luminose 144

149 Macroobiettivo Rilancio del sistema urbano Obiettivo specifico Il nuovo polo della Stazione deve essere visto come la porta della città, lungo la direttrice di accesso estovest. Azioni del DdP Riqualificazione e di facilitazione delle interconnessioni Indicatori di risposta Numero di posti auto presso i parcheggi pubblici Numero di esercizi commerciali dismessi riattivati Indicatori di stato Numero di nuovi interventi inerenti la viabilità Politiche di sostegno e di rilancio che richiedono la concertazione territoriale Potenziamento del sistema del verde Polo della Stazione Ferno-Lonate Pozzolo Realizzare percorsi di connessione tra l edificato e il verde esistente ad ovest (Parco del Ticino) Realizzare elementi di connessione tra il sistema del verde definito dalle aree di sponda del Torrente Arno e dal sistema di corridoi ecologici del Piano d Area e le zone residenziali Il nucleo centrale originario deve essere rivitalizzato sia con politiche di arredo urbano, sia con meccanismi di compensazione legati agli interventi di medie o grandi strutture di vendita previsti all esterno del centro storico. Azione 4.1 a Azione 4.1 b Azione 4.2 a Numero di interventi di riordino urbanistico su suolo pubblico Numero di interventi di riqualificazione architettonica del centro storico Numero di attività imprenditoriali che generano attrattiva e valorizzazione dei luoghi nell ambito del tessuto urbano consolidato Chilometri di percorsi ciclopedonali sull intera superficie comunale Superficie di aree verdi (prati, aree agricole, verde pubblico ) Superficie di aree boscate Tipologia delle sorgenti luminose Numero di nuovi interventi inerenti la viabilità Indice Biotico Esteso del Fiume Ticino e del Torrente Arno Stato Ecologico dei Corsi d Acqua Estensione delle aree della rete ecologica Natura 2000 sul territorio comunale Estensione di habitat di interesse comunitario Numero di specie alloctone appartenenti alla flora e alla fauna Numero di interventi finalizzati all aumento di connessioni tra patch della Rete Ecologica Numero di interventi finalizzati all aumento di connessioni tra patch della rete ecologica 145

150 12 Conclusioni Il presente Rapporto Ambientale ha il compito di stimare l entità dei possibili effetti delle scelte strategiche del Piano di Governo del Territorio di Lonate Pozzolo, definite nel Documento di Piano, sulle componenti ambientali che caratterizzano il territorio interessato dalla pianificazione e valutare la compatibilità di obiettivi e azioni di Piano con altri strumenti pianificatori pertinenti, nonché con gli obiettivi internazionali, comunitari e nazionali prefissati allo scopo di conseguire uno sviluppo di tipo sostenibile. L analisi delle valenze ambientali, degli elementi di criticità, vulnerabilità e pressione esistenti entro i confini comunali e l esame degli obiettivi e delle azioni pianificatorie ha permesso di individuare i fattori perturbativi associati a queste ultime, che potrebbero causare effetti di carattere positivo o negativo sulle diverse componenti ambientali. Si è, quindi, provveduto a valutare la significatività e stimare l entità della potenziale incidenza sulle diverse componenti. Tale analisi ha messo in evidenza le criticità che potrebbero comportare una possibile alterazione delle attuali caratteristiche delle componenti ambientali in riferimento allo sviluppo di aree con destinazione produttiva, terziaria e residenziale, con conseguente consumo di suolo, e alla previsione dell incremento della popolazione. Si è evidenziato inoltre il possibile incremento della presenza umana in termini di numero di frequentatori e visitatori in relazione alle azioni di miglioramento delle connessioni esistenti tra le aree edificate e le aree naturali. Siccome la volontà dell Amministrazione comunale è quella di incentivare una fruizione corretta e attenta delle aree naturali di pregio (zone situate in corrispondenza del territorio orientale, lungo il Torrente Arno, e occidentale, SIC Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate e ZPS Boschi del Ticino ) si ritiene che l entità degli effetti attesi sia poco rilevante. Un ulteriore elemento di criticità potrebbe essere rappresentato dall avvio di attività nel tessuto produttivo, in relazione alle emissioni di inquinanti liquidi e/o gassosi che potrebbero essere ad esso connesse. Al momento non è possibile valutare pienamente l entità di tale rischio; solo quando saranno effettivamente presentati eventuali progetti che potrebbero indurre cambiamenti rispetto allo stato di fatto dovranno essere analizzate tutte le possibili ripercussioni ambientali. Al momento le azioni previste dal DdP comportano trasformazioni dell ambito produttivo principalmente in riferimento alla delocalizzazione di tali zone fuori del tessuto residenziale; importante sarà l implementazione delle migliori tecniche disponibili. L analisi effettuata, infine, ha permesso di evidenziare che le linee strategiche elaborate, e poi definite nel DdP, mirano nel complesso a una riqualificazione e riorganizzazione del territorio comunale, senza comportare trasformazioni di carattere negativo tali da compromettere in modo significativo le componenti ambientali, ma al contrario cercando di conservare e in parte ripristinare i connotati storico-urbanistici e le valenze ambientali del Comune di Lonate Pozzolo, nonché di attuare interventi di riqualificazione e di facilitazione delle interconnessioni (arredo urbano, parcheggi, piste ciclopedonali, completamento e potenziamento delle funzioni commerciali, collegamenti di trasporto pubblico) all interno del territorio. Rispetto all evoluzione attesa dei comparti ambientali a seguito dell attuazione delle azioni di Piano, si registra un sostanziale andamento positivo dei comparti suolo e sottosuolo, qualità dell aria, biodiversità e aree protette e paesaggio e beni storico-culturali ; si stima inoltre un generale miglioramento del comparto qualità dell ambiente urbano, soprattutto per quanto concerne rumore e vibrazioni, l inquinamento luminoso, il sistema infrastrutturale ed energetico grazie alle misure che verranno adottate dal Piano in termini di miglioramento dei servizi, contenimento dell espansione entro il tessuto urbano consolidato, riqualificazione dell esistente e perseguimento di alti standard qualitativi per le nuove strutture. Si può concludere che la nuova pianificazione del territorio comunale, prevedendo specifiche azioni, pone attenzione alle problematiche del risparmio energetico, della riduzione della emissioni gassose ad effetto serra, del rilancio del sistema urbano e della tutela degli elementi naturali e antropici del paesaggio, coerentemente con quanto previsto dagli obiettivi prioritari per lo sviluppo sostenibile e dai piani sovraordinati provinciali e regionali. 146

151 Con riferimento alle osservazioni pervenute nel corso della procedura di VAS sono stati eseguiti approfondimenti conoscitivi e di analisi inerenti la componente agronomica e la viabilità locale a supporto dello scenario delineato dal DdP. Per quanto riguarda nello specifico il consumo di suolo agricolo si prevedono interventi compensativi volti alla minimizzazione degli effetti delle azioni di Piano rispetto le aree agricole presenti sul territorio comunale (si rimanda allo Studio agronomico). Varano Borghi, ottobre 2012 Ing. Massimo Sartorelli Dott.ssa Chiara Luviè 147

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