Gli intellettuali nella guerra civile ( )

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1 Gli intellettuali nella guerra civile (9-9) Una guerra civile diventa anche una guerra tra intellettuali, nel momento in cui cerca di dare un nuovo ordine politico (o sociale) alla comunità lacerata dalla violenza fratricida: e così fu anche per la guerra civile italiana fra il 9 e il 9, nel più ampio contesto della seconda guerra mondiale in Europa. Il senso soggettivo della lotta fra la Resistenza partigiana e la Repubblica sociale emerge dal diario di Pietro Chiodi, professore di filosofia di Beppe Fenoglio e primo traduttore italiano di Heidegger, nonché partigiano sulle colline di Alba. «Sono venti mesi che ci braccate come belve, che ci fucilate, ci impiccate, che incendiate. O per voi, o per noi non c è più posto in Italia» (Banditi, 9). Ben prima che una posizione ideologica, è questa una certezza antropologica e percettiva. Eppure «la più feroce e sincera di tutte le guerre» la definizione si deve a un professore di letteratura latina che era anche un leader politico comunista, Concetto Marchesi fu combattuta con le armi e con la critica; anzi, la critica continuò a combattere anche quando le armi tacquero. Fiumi di inchiostro accompagnarono e seguirono i fiumi di sangue che condussero al nuovo assetto istituzionale della Repubblica democratica in Italia. Sull onda della partecipazione alla seconda guerra mondiale, la cultura italiana (ed europea) del dopoguerra elaborò una nuova concezione dell impegno intellettuale. Nel 99, in uno dei primi bilanci sul rapporto fra letteratura e Resistenza, Italo Calvino evocò «il realizzarsi, per la prima volta dopo molto tempo, d un denominatore comune tra lo scrittore e la sua società, l inizio d un nuovo rapporto fra i due termini». Non era del tutto vero, se si pensa alla partecipazione degli intellettuali alla Grande Guerra o al fascismo, ma rivelatrice era questa nuova consapevolezza del giovane autore de Il sentiero dei nidi di ragno (97): gli ultimi venti mesi del conflitto combattuto sul suolo italiano, fra l armistizio con gli Alleati dell settembre 9 e l insurrezione partigiana nelle grandi città del Nord nell aprile 9, si sarebbero lasciati leggere solo con l aiuto di lenti multifocali. Al di là di ogni rappresentazione dicotomica sancita a livello ufficiale dall ideologia antifascista e codificata fin dal 9 nel titolo Uomini e no, il romanzo che lo scrittore comunista Elio Vittorini consegnava all editore Bompiani già il aprile del 9 la società italiana fu dominata da una «zona grigia» che tendeva a sottrarsi alla violenza della storia e agli imperativi della politica. In realtà, più che «attendisti» (definizione coniata da Mussolini per stigmatizzare l atteggiamento degli intellettuali di fronte alla guerra «fascista») non pochi uomini di pensiero furono spettatori della guerra civile. Alcuni di essi si nascosero all ombra del Vaticano, in San Giovanni in Laterano o in conventi romani; altri si rifugiarono nell Italia meridionale, al di là del fronte; altri ancora furono costretti a vivere alla macchia nelle zone sotto controllo della Repubblica di Salò e sotto occupazione dell esercito tedesco. E questo termine più neutrale, spettatori, potrà accomunare tanto chi come Giovanni Comisso viveva un amore pressoché materno per un ragazzo di vent anni, Guido Bottegal, giovane poeta destinato a soccombere dopo aver militato nelle file saloine, quanto chi come Umberto Saba, ebreo, o come Eugenio Montale, entrambi nascosti a Firenze aspettavano da un giorno all altro la sconfitta del «tedesco lurco» e del «fascista abbietto», e con queste la morte violenta di «baffo buco», Adolf Hitler. La rappresentazione più sfaccettata della minoranza attiva che fece la Resistenza va cercata nelle pur effimere vicende della Repubblica partigiana dell Ossola, instaurata tra il 0 settembre e il ottobre 9: nella sua giunta era commissario per la stampa e il collegamento con l autorità militare Mario Bonfantini, francesista, socialista, il quale tenne lezioni di storia moderna per la cittadinanza di Domodossola fino all ultima sera della Repubblica. Intorno a quella esperienza partigiana gravitarono inoltre lo scrittore Franco Fortini, il filologo Gianfranco Contini (autore con l italianista Carlo Calcaterra del programma scolastico), il poeta Sandro Sinigaglia e il già menzionato Concetto Marchesi. Il ottobre poco prima che la Repubblica cadesse sotto l assedio fascista Contini riuscì a dare alle stampe il quarto numero della rivista «Lettres»; era dedicato alla letteratura italiana contemporanea, da Saba a Ungaretti, da Montale a Penna, da Gatto a Vittorini, tradotti in francese per l occasione: del comitato redazionale della rivista faceva parte Jean Starobinski, a sua volta in stretto contatto con Fortini. «La faccenda dell Ossola, in settembre-ottobre, fu una cosa molto umana e importante. Abbiamo vissuto nell ossigeno della libertà esperienza che è certo mancata a tutti gli altri italiani. Unanimità, entusiasmo collettivo, esaltazione. Sono tornato al momento della seconda liberazione, per alcuni gior-

2 democristiano comunista ebreo giellista / socialista liberale / liberalsocialista liberale repubblicano socialista docente nei campi universitari studente Renata Aldrovandi Gustavo Colonnetti [rettore] Giuseppe Di Stefano Giulio Einaudi Luigi Einaudi Amintore Fanfani Renato Ghiotto Enrico Jacchia Stefano Jacini Carlo Cederna Büren Alessandro Cutolo Enrico Morpurgo Huttwil Carlo Emanuele A Prato d Arco Silvio Avalle Enrico Baj Francesco Carnelutti Pietro Chiovenda Gustavo Del Vecchio Donato Donati Luigi Einaudi Amintore Fanfani Livio Garzanti Augusto Foà Luciano Foà Alessandro Levi gina lombroso ferrero Gaetano Lazzati Guido Lopez Ludovico [Vico] Magistretti Edoardo Mangiarotti Concetto Marchesi Eugenio Mortara Ugo Pecchioli Nelo Risi Ernesto Nathan Rogers Wally Toscanini Saverio Tutino Losanna Pully Alessandro Cutolo Amintore Fanfani Mario Fubini Diego Valeri Friburgo Guglielmo Alberti Roberto Andreotti Gianfranco Contini Paolo D Ancona Luciano Erba Giansiro Ferrata Dante Isella Ettore Passerin d Entrèves Fiorenzo Carpi Franco Brusati Mario Fubini Livio Garzanti Lucio Luzzatto Concetto Marchesi Luigi Preti Dino Risi Giorgio Strehler Diego Valeri Zeno Colò Mürren giuseppe emanuele modigliani, con vera modigliani Sion Cesare Olschki Ginevra Lac Noir egidio reale Fabio Carpi Dino Risi Ernesto Rossi, con Ada Rossi Piero Sacerdoti Giorgio Strehler Ernesto Treccani Alberto Zevi Pietro Zveteremich Figura. Il rifugio svizzero (9-). Per ciascun personaggio si indica una sola sede di esilio, la più notevole o quella del soggiorno più prolungato; si privilegiano quindi le dimore stabili invece che i campi di smistamento o di quarantena (Adliswil, Balerna, Ringlikon, ecc.) dove i profughi furono condotti al loro primo ingresso nella Confederazione. Si tenga comunque presente che, per gran parte dei nomi censiti, i traslochi per ragioni politico-burocratiche furono frequenti. In maiuscoletto i personaggi esuli dall Italia prima del luglio 9, ossia con il re-

3 giovanni battista angioletti Lucerna Zugerberg Enrico Dall Oglio Ettore Janni Piero Chiara Giancarlo Vigorelli Eugenio Cefis Ferruccio Lanfranchi Arturo Lanocita [Arturo Marlengo] Filippo Sacchi Zurigo Carlo De Benedetti Franco De Benedetti Lützelau marino marini Antonio Greppi eugenio balzan Luciano Bolis cesare cases Luigi Comencini giuseppe de logu riccardo formica Tenero Locarno Trevano Lugano Mendrisio Bellinzona Federico Almansi Giorgio Colli Alessandro Fersen Valdo Fusi Loverciano Balerna Franco Fortini Fabrizio Maffi fernando schiavetti franca schiavetti magnani ignazio silone Rodolfo De Benedetti don Carlo Gnocchi Luigi Battisti Francesco Carnelutti Altiero Spinelli, con Ursula Hirschmann Tommaso Gallarati Scotti Indro Montanelli Giorgio Scerbanenco Adriano Olivetti Diego Valeri Daniele Ponchiroli Umberto Segre Giulio [Nino] Seniga Davos Campfèr Antonio Zanotti [Antonio della Mancia] Ugo Arcuno Sem Benelli Giovan Battista [Gino] Boeri Aldo Borlenghi Gianni Brera Luigi Casagrande Edoardo Clerici Alberto Damiani Giulio De Benedetti Mario Donati Luciano Emmer Cipriano Facchinetti Giorgio Fuà, con Erika Rosenthal Mario Fubini Enrico Giussani [Ovidio] Stefano Jacini Ferruccio Lanfranchi Lucio Luzzatto Piero Malvestiti Odoardo Masini Sante Massarenti Alberto Mondadori Arnoldo Mondadori Giorgio Mondadori Ugo Guido Mondolfo Rodolfo Morandi Adriano Olivetti Arrigo Olivetti Fernando Santi Luigi Santucci Claudio Soavi Rubens Tedeschi Umberto Terracini Ettore Tibaldi Adolfo Tino Arturo Tofanelli Ernesto Treccani Guglielmo Usellini Alberto Vigevani Ezio Vigorelli Giancarlo Vigorelli gime fascista ancora al potere. Fra parentesi quadre gli eventuali diminutivi, pseudonimi o nomi di battaglia partigiani. Su questa mappa, le collocazioni doppie o multiple riguardano unicamente i docenti e gli studenti dei corsi tenuti nei campi d internamento per ufficiali (ad esempio Mürren), nei campi universitari (Friburgo, Ginevra, Losanna, Neuchâtel) o nei campi liceali di Davos e Trevano. I professori e gli studenti sono stati rappresentati con un simbolo.

4 70 L età della guerra ni, e ho visto la differenza di potenziale, la sfiducia, l atonia, il psichismo amorfo e meschino, l arrivismo dei botoli. Inutile dire che i migliori hanno totalizzato calci nel sedere. Già erano dei mazziniani: Tibaldi, presidente della Giunta provvisoria, Facchinetti, organizzatore da Lugano, ecc. Eppure l Italia era tutta lì, in quei mesi e forse non si può ritrovarla altrove». Più che il senno della delusione di poi va rimarcato, in questa lettera di Contini a Gianfranco Corsini la data è il agosto 9, il calore di un presente vissuto, e anzi moralmente delibato. È una temperatura etica (e religiosa: la parola entusiasmo va intesa nel significato etimologico) tale da rintuzzare un argomento forte della storiografia revisionista: quello secondo cui le rade minoranze impegnate, nei venti mesi della guerra civile e nei primissimi anni della nuova Repubblica italiana, in un tentativo di palingenesi etica, di completa rifondazione dei costumi privati e pubblici, erano cupe minoranze di punitori di se stessi e del prossimo loro. Vera e propria retrovia della Repubblica dell Ossola fu la neutrale Svizzera, dove Contini, che dal 9 vi insegnava filologia romanza all Università di Friburgo, riprese le sue lezioni dopo la fine dell esperienza partigiana. A seguire il grande filologo troviamo, fra gli altri, Dante Isella e Giansiro Ferrata, i quali, con Puccio Russo, figlio dell italianista Luigi, realizzarono allora una traduzione a sei mani di A Farewell to Arms di Hemingway (poi pubblicata nel 9 da Mondadori), romanzo la cui circolazione era proibita sotto il fascismo. Non è perciò sorprendente che, nell Italia lacerata dalla guerra civile, fossero in corso altre tre traduzioni del capolavoro dello scrittore americano, centrato sulle traumatiche esperienze della prima guerra mondiale sul fronte italiano, intorno alla disfatta di Caporetto: una di Giorgio Bassani (realizzata nel 9 e mai data alle stampe), una di Bruno Fonzi (la prima a uscire, nel dicembre 9, presso l editore romano Jandi Sapi), un altra ancora di Fernanda Pivano (pubblicata anch essa da Mondadori nel 99; Pivano era stata arrestata a Torino, nel 9, proprio a causa di questa traduzione clandestina). Il fervore culturale della Svizzera non si limitava certo a Hemingway. Nel biennio 9- essa accolse 000 italiani: oltre militari e circa 000 civili (il maggior gruppo nazionale di profughi), tra i quali gli ebrei erano quasi la metà. Della Confederazione presentiamo una mappa (fig. ) che ne fotografa la situazione complessiva di rifugio dell antifascismo. Il giovane editore Giulio Einaudi, riparato a Losanna, la definì «una sorta di limbo»; qui si è scelto di metterne in rilievo alcuni aspetti legati alla formazione della futura classe dirigente di un paese libero. Molti dei rifugiati sono infatti giovani militari, renitenti alla leva di Salò e destinati a divenire personaggi di primo piano nella vita intellettuale italiana del dopoguerra, come Luigi Comencini e Alberto Vigevani, direttori del giornale socialista ticinese «Libera Stampa». Per altri invece (come ad esempio Altiero Spinelli o Umberto Terracini) la Svizzera è un asilo temporaneo, da cui ritornare in Italia per riprendere la lotta antifascista clandestina. Il nucleo delle attività politiche antifasciste, che si svolgono soprattutto fra Bellinzona e Ginevra, è il Movimento federalista europeo di Ernesto Rossi e di Spinelli, con i quali collabora Adriano Olivetti: in quei mesi e in quei luoghi si discute dell assetto di una futura Europa democratica e federalista. Per altri ancora giovanissimi e anziani la Svizzera rappresenta un opportunità, incongrua ma sfruttata pienamente, per insegnare e per studiare al livello più alto. Campi universitari per i militari italiani vengono allestiti a Friburgo, a Ginevra, a Losanna, a Neuchâtel. Per limitarsi ai docenti di Losanna, intorno al rettore Gustavo Colonnetti, ingegnere, troviamo Luigi Einaudi, Amintore Fanfani, Stefano Jacini, Concetto Marchesi, Eugenio Mortara, Ernesto Nathan Rogers. Quanto agli allievi, il futuro pittore Enrico Baj e il futuro regista Dino Risi seguono corsi di medicina a Ginevra; nella stessa città studia diritto Giorgio Strehler, che intanto mette in scena Le tre sorelle di Ωechov a Mürren, campo di internamento ufficiali dove studiano anche Franco Brusati e Livio Garzanti, e dove insegna il poeta Diego Valeri. Vico Magistretti, studente di architettura a Losanna, si prepara a diventare uno tra i maggiori designer del dopoguerra italiano, mentre ancora a Ginevra, nel 9, il ventiquattrenne d Arco Silvio Avalle è assistente di letteratura italiana nel campo universitario, dove si trova internato come pilota dell aviazione. Ma il percorso svizzero più tortuoso, e perciò stesso esemplare, è quello di Piero Chiara: nel febbraio 9 il futuro autore de Il piatto piange sostituisce Giancarlo Vigorelli sulla cattedra di italiano, storia e filosofia dell Istituto Montana di Zugerberg, mentre già dall agosto precedente lavorava (grazie al vescovo di Lugano) come bibliotecario nell Istituto Maghetti presso Mendrisio. Chiara era entrato nel territorio della Confederazione il gennaio 9: all arrivo lo avevano atteso il carcere, vari campi di raccolta per profughi e una successione di campi di lavoro dove aveva prestato servizio come sguattero, addetto alle latrine, uomo di fatica nei giacimenti di torba. Se sul rifugio svizzero si alternano continuamente luci e ombre, l ombra lunga che gli eventi del 9- avrebbero proiettato sulla società e sulla cultura dell Italia postbellica fu avvistata precocemente da Cesare Pavese, nel romanzo breve La casa in collina (9): «Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos è la guerra, cos è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: E dei caduti, che facciamo? Perché sono morti? Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero». Con animo più militante Beppe Fenoglio, nel mettere in scena la decisione di giustiziare alcuni prigionieri tedeschi, e con loro un fascista repubblicano, oppose all obiezione del compagno René che invocava la necessità di uccidere solo in combattimento la secca risposta di Johnny, suo alter ego: «ricordati che senza i morti, i loro ed i nostri, nulla avrebbe senso» (Il partigiano Johnny, postumo, 9). A lungo e non senza fatica, nel dopoguerra, i vivi avrebbero cercato di dare senso ai morti della guerra civile. La memoria della Resistenza italia-

5 0 0 Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana Sangue chiama sangue Figura. L istogramma ricostruisce i percorsi di due libri: Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana ( settembre 9 - aprile 9) e Sangue chiama sangue di Giorgio Pisanò (edizioni per quinquennio). na, che costituiva un aspetto particolare della più generale memoria europea della seconda guerra mondiale, fu incardinata sulla retorica del sacrificio e sulla morale dell eroismo, che privilegiavano gli exempla dei partigiani caduti o giustiziati. Momento decisivo nella costruzione di tale memoria monumentale, che identificava i vincitori con i «martiri» dell antifascismo, fu la pubblicazione nel 9, presso la casa editrice Einaudi, delle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (seguite, due anni dopo, dalle Lettere di condannati a morte della Resistenza europea, con prefazione di Thomas Mann). Come scrisse Franco Antonicelli, editore e cospiratore antifascista di lunga carriera, più che un libro quelle Lettere furono «una azione: l ultima azione di condannati a morte». L andamento delle edizioni e ristampe consente di misurare l intensità e le variazioni di ritmo di questa «azione [ ] che si trasferisce dai morenti ai superstiti». Infatti, le edizioni (più una sesta su licenza, negli «Oscar» Mondadori, e una settima con il quotidiano «l Unità») e le ristampe (più negli «Oscar») delle Lettere (fig. ) furono scandite per fasi successive, corrispondenti a diversi momenti della memoria della Resistenza: il lancio editoriale iniziale, tra 9 e 9, nella prima fase di costruzione della tradizione antifascista nazionale; l edizione tascabile economica nel 9, anzi nel Sessantotto; l apice della fortuna editoriale tra 97 e 97, in una stagione che vede radicalizzarsi l antifascismo militante; l intensa ripresa tra il 99 e il 99, in concomitanza con un momento di critica e ridefinizione della memoria della Resistenza che è proseguito, benché in forma minore, nel primo decennio del xxi secolo. Se le Lettere furono una chiave di volta della memoria partigiana, quella saloina trovò dieci anni dopo (9) un espressione esemplare nell opera di Giorgio Pisanò, Sangue chiama sangue. Le terrificanti verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di dire sulla guerra civile in Italia, sviluppata di lì a poco (9) nei tre volumi della più nota, ma meno diffusa, Storia della guerra civile in Italia. L opera del 9 dall intento più polemico che scientifico ambiva a ricostruire alcuni episodi cruenti e controversi della guerra civile, in cui militanti o simpatizzanti del fascismo repubblicano erano stati vittime della Resistenza, identificata con il Partito comunista. Quando pubblica Sangue chiama sangue, Giorgio Pisanò, ex combattente della Decima Mas, ha da poco rilevato il settimanale «Candido» fondato e diretto da Giovanni Guareschi, che lo aveva abbandonato nell ottobre 9 considerandolo un impresa ormai priva di senso. Con Pisanò, la rivista satirica perdeva gran parte della sua autorevolezza diventando una tribuna neofascista a pieno titolo, ma pure conferiva un certo lustro al suo nuovo direttore: il quale però malgrado scrivesse anche su un rotocalco settimanale di larga diffusione come «Gente» fu costretto a pubblicare Sangue chiama sangue per una piccola casa editrice militante come Pidola. Concepita nella temperie successiva alle vicende del governo Tambroni, quest opera, che conobbe ristampe tra il 9 e il 97, rappresenta una specie di sismografo della memoria di Salò, sotterranea e discontinua, riemergente a ondate nel 99 e nel 00 (fig. ). Per entrambe le opere, Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana e Sangue chiama sangue, va osservato il vuo-

6 prose partigiane prose saloine 0 0 Figura. Memoria contro memoria (9-0): edizioni per anno. 0 to di edizioni che caratterizzò il ventennio L opera di Pisanò tornò a essere pubblicata nell aprile 99, all indomani dell affermazione elettorale di tre partiti (Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale) estranei alle forze dell «arco costituzionale». In un ottica più ampia, la ripresa editoriale delle due opere va ricondotta all intensa polemica che si accese, tra il 99 e il 99, intorno al significato della Resistenza entro il nuovo contesto politico e culturale della cosiddetta Seconda Repubblica. Non meraviglia troppo se appunto in questa fase conobbe nuova fortuna lo straordinario saggio del giurista Salvatore Satta, De profundis (scritto tra il giugno 9 e l aprile 9 e pubblicato per la prima volta nel 9) che, nella riflessione intorno all settembre 9, introduceva il tema della «morte della patria». Tuttavia, un vero e proprio mutamento di paradigma storiografico era già intervenuto con la pubblicazione, nel 99, di Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, del docente universitario ed ex militante socialista Claudio Pavone. Secondo l interpretazione storiografica di Pavone, nell alveo di quella che fin dal titolo del saggio era risolutamente definita «guerra civile», andavano distinte tre guerre: nazionale, civile e sociale. La «moralità nella Resistenza» era invece strettamente legata al problema storico e filosofico della scelta, il quale rimandava, a sua volta, al problema della violenza. Quanto fosse stato difficile prendere posizione nella guerra civile lo avevano già narrato le testimonianze raccolte in un fortunato volume del 9, La generazione degli anni difficili: si trattava della generazione nata tra il 90 e il 9, che visse con profondo travaglio interiore l alternativa fascismo/antifascismo. Non a caso, l anno successivo il giornalista e scrittore Angelo Del Boca (classe 9) pubblicava una raccolta di racconti intitolata La scelta. E in uno di essi, Giorni in cantina, si poteva leggere: «Non avevo sparato un solo colpo. Non avevo lanciato una sola granata. Non avevo ucciso alcuno. Per trenta o quarant anni non ci sarebbero state più guerre, e a me sarebbe toccato di sentir parlare per sempre di questa, alla quale non avevo avuto il coraggio di partecipare. Tutti avrebbero avuto dei ricordi da riferire, meno io. Tutti si sarebbero vantati di qualche impresa, meno io. Avrei dovuto sempre tacere. Avrei dovuto sempre ascoltare gli altri. Per anni e anni, fino alla nausea». In effetti, la guerra civile del 9- ha rappresentato e continua a rappresentare la matrice di un flusso narrativo intenso, ancorché variabile secondo i contesti politici del dopoguerra italiano. A questo flusso appartengono, pur senza esaurirlo, tanto la memorialistica quanto la narrativa di entrambe le parti, Resistenza e Repubblica di Salò. All interno di un discorso sulla memoria della guerra civile non è possibile stabilire confini netti tra generi come diari, memorie, racconti e romanzi, i quali intrecciano, in misure e forme diverse, storia e letteratura, autobiografia e invenzione, verità e finzione. Il loro comune denominatore è il racconto dell esperienza della guerra civile attraverso il punto di vista dei suoi attori. Le numerosissime memorie della guerra civile si sono cristallizzate in forma

7 di libro secondo un andamento editoriale mutevole quanto i contesti politici del sessantennio repubblicano (fig. ). Ovvia è la prevalenza delle memorie dei vincitori sui vinti ; meno ovvio è che questa prevalenza risulti, a tratti, interrotta e capovolta. Di fatto, i primi tre anni dell immediato dopoguerra (9, 9 e 97) furono caratterizzati da una forte ondata di memorialistica partigiana che però, dopo il 9, conobbe una lunga fase di riflusso. La crisi dell unità antifascista, il mutamento degli orientamenti politici in senso anticomunista, l incipiente guerra fredda portarono a una crescita della memorialistica saloina, che per numero dapprima tallonò, poi (tra il 9 e il 90) giunse a superare quella resistenziale. D altronde, proprio come la letteratura della Resistenza, la produzione testimoniale di Salò cominciò prestissimo, al massimo livello culturale e nella chiave più tragica: ai primi del gennaio 9 usciva infatti, col marchio della Mondadori commissariata dal fascismo collaborazionista, il Quarto d ora di poesia della X Mas, opera postrema di Filippo Tommaso Marinetti morto il dicembre 9; la pubblicazione del Quarto d ora valse da omaggio per il trigesimo della sua scomparsa. Se l immediato dopoguerra fu per la letteratura partigiana un periodo di egemonia cui sarebbero seguiti anni in chiaroscuro, il primo decennale della Liberazione, 9, rappresentò l occasione per una timida ripresa, che si sarebbe manifestata in forma più significativa soltanto negli anni sessanta. Ma sono gli anni settanta la vera e propria età dell oro per le memorie resistenziali, le quali nel contesto di aspre lotte sindacali e di una deriva verso la clandestinità da parte di minoranze armate raggiungono un nuovo apice nel biennio I ritmi crescenti delle curve dei decennali, dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni settanta, saranno rallentati dal progressivo declino dell antifascismo, fino a precipitare nella seconda metà degli anni ottanta, a partire dalla quale si registrano nuovi pareggi e sorpassi conseguiti dalla memorialistica di Salò; uno di essi coincide anzi con il 99, l anno della caduta del muro di Berlino. Negli anni novanta la fine della guerra fredda, la crisi del sistema dei partiti dell «arco costituzionale», le discussioni intorno all identità nazionale, il cinquantenario della seconda guerra mondiale e della Liberazione producono un duplice effetto, la cui onda lunga arriva a lambire, sia pure con momenti di riflusso, i giorni nostri: ripresa significativa della memorialistica partigiana, presenza montante di quella saloina. Negli ultimi due decenni la contesa sulla memoria pare insomma configurare un duello quantitativo ormai ad armi pari tra le due parti della guerra civile. Malgrado la significativa impennata di memorie all altezza dei decennali, il senso delle celebrazioni pubbliche della Liberazione e l intensità editoriale della memorialistica partigiana non sono perfettamente sovrapponibili. In effetti, al cospetto di una memoria che poneva l accento sul culto dei caduti (si pensi ancora alle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, oauomini e città della Resistenza di Piero Calamandrei, 9), diari, memorie, romanzi e racconti dei partigiani si ricollegavano alle concrete esperienze di vita, rac prose partigiane prose saloine 0 0

8 70 L età della guerra L altra memoria (9-0) quaranta fra le opere più notevoli di parte saloina: memorie, diari, documenti, racconti, romanzi Umberto Guglielmotti, L assedio di Roma, 9 Filippo Tommaso Marinetti, Quarto d ora di poesia della X Mas, 9 Stanis Ruinas, Pioggia sulla Repubblica, 9 Rodolfo Graziani, Ho difeso la patria, 97 Ugo Manunta, La caduta degli angeli. Storia intima della Repubblica sociale italiana, 97 Ermanno Amicucci, I 00 giorni di Mussolini (dal Gran Sasso a Dongo), 9 Giotto Dainelli, Le attività da me svolte in Firenze nella primavera 9, 9 Giovanni Dolfin, Con Mussolini nella tragedia: Diario del capo della segreteria particolare del Duce, 9-9, 99 Filippo Anfuso, Roma, Berlino, Salò, 9-9, 90 Junio Valerio Borghese, Decima flottiglia Mas: dalle origini all armistizio, 90 Giorgio Pini, Itinerario tragico (9-9), 90 Franz Turchi, Prefetto con Mussolini, 90 Carla Costa, Servizio segreto: le mie avventure in difesa della patria oltre le linee nemiche, 9 Giose Rimanelli, Tiro al piccione, 9 Giorgio Soavi, Un banco di nebbia, 9 Fra Ginepro da Pompeiana (Antonio Conio), Non li possiamo dimenticare. Con il martirologio italico della Repubblica Sociale, 9 Attilio Bonvicini, La scelta: testimonianze di un giovane, 9 Giorgio Pisanò, La generazione che non si è arresa, 9 Concetto Pettinato, Tutto da rifare, 9 Giulio Bedeschi, Il peso dello zaino, 9 Rino Alessi, Un colpo di fucile e altri racconti, 97 Angelo Tarchi, Teste dure, 97 Giulio Cattaneo, Da inverno a inverno, 9 Mino Caudana, Anni tragici (9-9), 99 La vera verità: i documenti dell archivio segreto del ministro degli Interni Guido Buffarini Guidi dal 9 al 9, 970 Antonia Setti Carraro, Sorella. Storia di una crocerossina (90-9), 97 Capitano S.A., Con queste mani, 97 Giorgio Almirante, Autobiografia di un fucilatore, 97 Piero Pisenti, Una Repubblica necessaria (RSI), 977 Luigi Bolla, Perché a Salò, 9 Carlo Mazzantini, A cercar la bella morte, 9 Giorgio Albertazzi, Un perdente di successo, 9 Myriam Petacci, Chi ama è perduto, 9 Domenico Leccisi, Con Mussolini prima e dopo Piazzale Loreto, 99 Pino Romualdi, Fascismo repubblicano, 99 Vincenzo Costa, L ultimo federale, 997 Benito Bollati, Un ragazzo di Salò, 9-9, 99 Mario Castellacci, La memoria bruciata, 99 Roberto Vivarelli, La fine di una stagione. Memoria, 9-9, 000 Lodovico Terzi, Due anni senza gloria, 0 contando i rischi e le fatiche, gli entusiasmi e le delusioni della lotta armata. Non a caso, a differenza della memorialistica della Repubblica sociale italiana, che si proietta in una dimensione nazionale (e sia pure di una nazione sempre più ridotta e frammentata: si veda supra la tavola), quella partigiana tende a connotarsi sulla base di una forte dimensione regionale, o comunque territoriale. La distribuzione geografica della memorialistica resistenziale rivela il primato del Piemonte, che precede di gran lunga l Emilia Romagna e la Toscana, la Lombardia e la Liguria (figg. e ). La realtà della guerra civile era emersa soprattutto agli occhi dei militanti del Partito d azione e della tradizione politicoculturale che da questo era scaturita. Benché fin dal dicembre 9 la rivista romana «Mercurio» avesse dedicato un numero speciale alla Resistenza, intitolato Anche l Italia ha vinto, l italianista torinese (nonché militante del Pda) Carlo Dionisotti poteva denunciare «l inguaribile retorica dei sempre vittoriosi», replicando che la Resistenza aveva combattuto «per vivere, non per vincere». Nello stilare al principio del 9 un primissimo bilancio della Letteratura «partigiana», Dionisotti aveva spiegato con lucidità il carattere tragico della guerra civile: la quale, ben lungi dall esaurirsi in «un conflitto insanabile di presupposti politici e morali», costituisce «una liberazione spontanea e improvvisa di energie umane dalle macerie di una catastrofe definitiva, l istinto o la coscienza di non aver più riparo nel passato né garanzie né impegni, e di doversi perciò riconquistare un posto e una ragione di vita con la violenza, sola arma superstite di una società senza avvenire e senza leggi». Tuttavia, il dopoguerra inoltrato ossia un frangente storico nel quale, sia pure a stento, si cercava di sedimentare una memoria ufficiale della guerra di liberazione non era più il tempo adatto per evocare la nozione di guerra civile. Nel 9, l anno stesso in cui mandava in libreria le Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, l Einaudi rifiutò la proposta di Fenoglio di intitolare Racconti della guerra civile la sua prima raccolta di racconti: pubblicata nella collezione sperimentale «I gettoni» diretta da Vittorini (autore, ricordiamolo, di Uomini e no), l opera si chiamò I ventitre giorni della città di Alba. Tre anni prima, nel 99, la stessa casa editrice aveva accolto più calorosamente Renata Viganò e il suo romanzo L Agnese va a morire: uno dei più noti sulla Resistenza, e il solo puramente «commemorativo-didattico». Più intonata allo spirito del tempo fu, in questo senso, l operazione di Calvino, il quale proiettò in una dimensione pedagogica esemplare la vicenda dei sette fratelli Cervi, catturati il novembre 9 a Gattatico e fucilati dai nazifascisti il dicembre a Reggio Emilia. Il giovane scrittore comunista ne evocò la vicenda e ne fondò la leggenda dopo una serie di conversazioni con il padre, Alcide Cervi, su «Patria Indipendente» del 0 dicembre 9 e su «l Unità» del 7 dicembre: «Tutto quel che il popolo italiano espresse di meglio nella Resistenza, lotta contro la guerra, patriottismo concreto, fratellanza internazionale, inventiva nell azione, coraggio, amore della famiglia e della terra, tutto questo fu nei Cervi: perciò in questi sette seri volti di intelligenti contadini emiliani riconosciamo l immagine della nostra faticosa, dolorosa rinascita». Le memorie di Alcide Cervi, I miei sette figli, conobbero uno straordinario successo editoriale: ne furono vendute, tra il 9 e il 9, quasi copie, diffuse soprattutto fra i militanti del Pci. Non sempre estraneo alle retoriche ufficiali, il genere memorialistico permetteva comunque di gettare uno sguardo interno agli eventi che avevano lacerato la società italiana nel 9-. E la guerra civile era contenuta ancora più nelle cose che nella formula stessa, «guerra civile», quale pochi anti-

9 Gli intellettuali nella guerra civile (9-9) 7 venezia tridentina piemonte evalled aosta lombardia veneto venezia giulia emilia jugoslavia liguria toscana marche umbria lazio 7 abruzzo e molise campania testi ambientati in luoghi di fantasia o innominati: testi ambientati in più di una regione: 0 Figura. I luoghi dove sono ambientate le prose della Resistenza.

10 7 L età della guerra Elio Vittorini, Uomini e no, 9 Marina Sereni [Xenia Silberberg], Igiornidellanostravita,9 Walter Audisio, In nome del popolo italiano, 97 Bianca Fo Garambois, Io, da grande, mi sposo un partigiano, 97 Gian Carlo Pajetta, Il ragazzo rosso va alla guerra, 9 Paolo Murialdi, La traversata, 00 piemonte evalled aosta liguria lombardia venezia tridentina emilia veneto venezia giulia Mario Bonfantini, Un salto nel buio, 99 Giovanna Zangrandi, I giorni veri, 9-, 9 Luigi Meneghello, Ipiccolimaestri,9 Antonio Barolini, Le notti della paura, 97 Bruno Trentin, Diario di guerra, 00 Cino Boccazzi, Col di luna, 97 Sergio Maldini, Isognatori,9 Elio Bartolini, Il Ghebo, 970 Zerlone de Sechi [Lorenzo Bedeschi], Uno che ha attraversato la linea, 9 Arrigo Benedetti, Paura all alba, 9 Antonio Meluschi, La morte non costa niente, 9; L armata in barca, 97 Renata Viganò, L Agnese va a morire,99; Arriva la cicogna, 9;Matrimonio in brigata, 97 Alcide Cervi, Imieisettefigli,9 Ubaldo Bertoli, La quarantasettesima, 9 Enzo Biagi, Disonora il padre, 97 Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, 9 Luciano Bolis, Il mio granello di sabbia, 9 Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, 97; Ultimo viene il corvo, 99 Giorgio Caproni, Il labirinto, 9 Paolo Emilio Taviani, Pittaluga racconta, 9 toscana marche Aldo Ferretti, Ricordi e lotte antifasciste, 97 Carlo Coccioli, Il migliore e l ultimo, 9 Carlo Cassola, Fausto e Anna, 9; Ivecchicompagni, 9 Carlo Ludovico Ragghianti, Disegno della Liberazione italiana, 9 Marcello Venturi, Il treno degli Appennini, 9;Gli anni e gli inganni, 9 Ottavio Cecchi, L aspro vino,97 Romano Bilenchi, Il bottone di Stalingrado, 97;Amici, 97 Arrigo Benedetti, Rosso al vento, 97 Mario Spinella, Memoria della Resistenza, 97 Vittore Branca, Ponte Santa Trinita, 97 Mario Tobino, Tre amici, 9 Manlio Cancogni, Gli scervellati, 00 lazio Pino Levi Cavaglione, Guerriglia nei Castelli romani, 9 Luigi Longo, Un popolo alla macchia, Mondadori,97 Guglielmo Petroni, Il mondo è una prigione, 99 Rosario Bentivegna, Achtung! Banditen. Roma 9, 9 Franco Calamandrei, La vita indivisibile: diario 9-97, 9 Emilio Lussu, La difesa di Roma, 97 abruzzo e molise campania Enrico Rocca, La distanza dai fatti, 9 Adolfo Omodeo, Per la riconquista della libertà, 9;Lettere 90-9, 9 Francesco Flora, Viaggio di fortuna, 9 Carlo Bernari, Le radiose giornate, 99 Massimo (Max) Salvadori, Resistenza ed azione, 990 Nino Berrini, Il villaggio messo a fuoco [Boves], 9 Giorgio Bocca, Partigiani della montagna, 9 Ulisse [Davide Lajolo], Classe 9, 9; Il voltagabbana, 9;Aconquistarelarossa primavera, 97 Marra [Gian Carlo Pajetta], Con i garibaldini in Valsesia, 9 Dante Livio Bianco, Venti mesi di guerra partigiana nel cuneese, 9;Guerra partigiana, 9 Pietro Chiodi, Banditi, 9 Angelo Del Boca, Dentro mi è nato l uomo, 9 Beppe Fenoglio, Iventitregiorni della città di Alba, 9; Primavera di bellezza, 99;Una questione privata, 9;Il partigiano Johnny, 9; Frammento di romanzo [L imboscata]; Solitudine, 97; Appunti partigiani 9-9, 99 Ada Gobetti, Diario partigiano, 9 Nuto Revelli, La guerra dei poveri, 9; Le due guerre, 00 Franco Fortini, Sere in Valdossola, 9 Giovanni Arpino, L ombra delle colline,9 Emanuele Artom, Diari, 9 Giorgio Agosti e Dante Livio Bianco, Un amicizia partigiana, 990 Eugenio Gentili Tedeschi, Igiochidellapaura,999 testi ambientati in luoghi di fantasia o innominati Carlo Coccioli, Il cielo e la terra, 90 Guglielmo Petroni, La casa si muove, 90 Leonida Rèpaci, Il deserto del sesso, 97 Mario Tobino, Il clandestino, 9 Franco Antonicelli, Festa grande di Aprile, 9 Mario Bonfantini, La svolta, 9 Mario Tobino, Una giornata con Dufenne, 9 Roberto Denti, Incendio a Cervara, 97 testi ambientati in più di una regione Roberto Battaglia, Un uomo, un partigiano, 9 Leo Valiani, Tutte le strade conducono a Roma, 97 Raffaele Cadorna, La riscossa, 9 Edgardo Sogno, Guerra senza bandiera, 90 Angelo Del Boca, La scelta, 9 Giorgio Amendola, Lettere a Milano, 97 Ferruccio Parri, Due mesi con i nazisti, 97 Romano Bilenchi, Cronache degli anni neri, 9 Figura. Le opere più significative della Resistenza per regioni.

11 Gli intellettuali nella guerra civile (9-9) 7 fascisti (ex militanti del Partito d azione, ma non solo) osavano pronunciare nel dopoguerra. Il tema della lotta fratricida continuava a emergere tra le pieghe di diari, memorie e racconti, traducendosi nella rappresentazione degli aspetti meno gloriosi e più crudeli della lotta partigiana, della casualità della scelta antifascista, della varia umanità della Resistenza, dell inefficacia della propaganda politica tra i «ribelli». A fronte di una memoria pubblica tesa nell elogio dell unità della Resistenza e nello sforzo pedagogico e civile dell antifascismo, una parte significativa della memorialistica dei combattenti esprimeva visioni meno ideologiche delle vicende di quei venti mesi, e perciò più umane e prosaiche, traboccanti di un vitalismo non eroicizzante. In questo senso è sintomatica una pagina del diario del giovane azionista (ed ebreo) torinese Emanuele Artom, che commentava così due episodi di delinquenza comune compiuti dai partigiani: «bisogna scrivere questi fatti, perché fra qualche decennio una nuova rettorica patriottarda o pseudoliberale non venga a esaltare le formazioni dei purissimi eroi: siamo quello che siamo: un complesso di individui in parte disinteressati e in buona fede, in parte arrivisti politici, in parte soldati sbandati che temono la deportazione in Germania, in parte spinti dal desiderio di avventura, in parte da quello di rapina. Gli uomini sono uomini». Anche l azionista (poi comunista) Roberto Battaglia, futuro storico della Resistenza italiana in un fortunato volume pubblicato da Einaudi nel 9, notava nelle sue memorie (Un uomo, un partigiano, 9) come dai partigiani emanasse «spiacevole e offensivo [ ] il disumano clima della guerra civile»: «Se volerli avvolgere esclusivamente nel drappo tricolore non è in sostanza onesto e può essere tutt al più una convenienza nazionale, così pure non è esatto trasformarli in elementi mossi da motivi politici, battezzarli col nome di questo o di quel partito». Ben prima della storiografia, opere letterarie e memorialistiche avevano dunque colto come tra i partigiani coesistessero per dirla con il Fenoglio de Il partigiano Johnny «il fiore» e «la feccia». Nel 97, nella Nota alla nuova edizione de I piccoli maestri (9), l ex partigiano azionista vicentino Luigi Meneghello esplicitava il suo proposito di «esprimere un modo di vedere la Resistenza assai diverso da quello divulgato, e cioè in chiave anti-retorica e anti-eroica», raccontando «i fatti reali della nostra guerra civile». Il suo contrappunto polemico era stato Uomini e no di Vittorini, che rappresentava una «caricatura» della Resistenza. Nondimeno, il compagno di Renata Viganò, il critico teatrale Antonio Meluschi, fin dal suo romanzo La morte non costa niente (9) evocava la natura aggrovigliata e proteiforme del movimento partigiano, dove capitava di trovare antifascisti «che, molto spesso, parevano fascisti vestiti di rosso»: «Alcuni avevano l aspetto sognante dei mistici, di angeli mutati in creature, e la giovinezza era nelle loro frasi, nei loro gesti, che sapevano ancora dei giuochi in cortile; qualcuno cercava solo il sangue, senza fede, idealità, dominato dall istinto, dalla violenza, e di dentro era vuoto come una macchina; altri pensavano ai morti, alle torture, alla libertà, e colpivano con cosciente intelligenza i tedeschi, i fascisti, col senso antico e solenne della giustizia: erano qualcosa di più dei soldati, qualcosa di più degli uomini, anche se la loro divisa era quella degli operai quando vanno a lavorare». Per parte sua, Italo Calvino si era avvicinato fin dal 97 alla consapevolezza della lotta fratricida, in cui «basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell anima e ci si trova dall altra parte, [ ] dalla brigata nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio». Una volta uscito dal Partito comunista, Calvino sarebbe tornato sul tema della «guerra civile» nella Prefazione alla nuova edizione del Sentiero dei nidi di ragno (9), libro «nato anonimamente, dal clima generale di un epoca»: «Per molti dei miei coetanei, era stato solo il caso a decidere da che parte dovessero combattere; per molti le parti tutt a un tratto si invertivano, da repubblichini diventavano partigiani o viceversa; da una parte o dall altra sparavano o si facevano sparare; solo la morte dava alle loro scelte un segno irrevocabile». Tuttavia, alla coscienza dell arbitrarietà dei casi individuali il Calvino comunista aveva sovrapposto la fede nelle ferree leggi della storia, che separava «la parte del riscatto [ ] dall altra», «la parte dei gesti perduti, degli inutili furori». «Partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità», scriverà Fenoglio nel Partigiano Johnny. Eppure, la ricostruzione grafica dei due percorsi partigiani più celebri di tutta la letteratura resistenziale il suo, appunto, e quello di Calvino (figg. e 7) mostra fino a che punto fossero accidentati gli itinerari che conducevano a quella assolutezza. Molto tempo va perduto, lungo l arco della guerra fratricida, in attività diverse dal combattimento: settimane e mesi di attesa, di fuga, di prigione, di varia diversione e nascondimento. Anche le posizioni politiche appaiono meno nette di quanto ce le dipingano a posteriori le autobiografie o le trasfigurazioni narrative: l «azzurro» Fenoglio, monarchico e badogliano, trascorre pure un periodo tra i «rossi» delle Brigate Garibaldi, così come il comunista Calvino milita per oltre un mese in una banda badogliana. I percorsi di Fenoglio e di Calvino restituiscono la natura libera e insieme claustrofobica della guerriglia, i sentieri interrotti di una battaglia snervante che si dipana, anzi, si annoda su sé medesima in un esiguo perimetro pochi chilometri di colline, vallate, folto di boschi secolari e borghi sparuti di case, su ciascuno dei quali si può tornare per tre, per cinque, per dieci volte in un mese, la vita esposta alla continua disponibilità (parola-chiave in Fenoglio) di una morte violenta. La notevole casualità delle scelte di parte, e anche l epica povera e trafelata appena descritta da questi itinerari partigiani tendeva a coincidere, nel dopoguerra, con l autorappresentazione di chi scelse «l altra parte», ben compendiata dall esergo delle memorie di Ugo Manunta, La caduta degli angeli: «ma non vinsero, e nel cielo non vi fu più posto per loro» (Apocalisse,). Dei giovani arruolati, riluttanti oppure smarriti, nelle file della Repubblica sociale sono rappresentanti significativi gli scrittori Giose Rimanelli e Giorgio Soavi. Tuttavia, una casa editrice antifascista come l Einaudi si mostrava riluttante a pubblicare opere sulla «Resistenza dalla parte

12 Torino 9 Grana 9 Montemagno 0 Asti Canale Cisterna d Asti Priocca Govone Corneliano d Alba Vezza d Alba Guarene Castagnole Lanze Monchiero Verduno La Morra Barolo Dogliani Piobesi d Alba Grinzane Cavour Castiglione Falletto Monforte d Alba Serralunga d Alba Alba Diano d Alba Serravalle Langhe Bossolasco Barbaresco - Benevello Albaretto della Torre San Rocco Seno d Elvio Manera Neive Coazzolo Bricco di Valdivilla Neive 7 Neviglie Mango Bongiovanni Cascina Isacco San Donato Cascina della Langa Borgomale Feisoglio Rocchetta Belbo Cravanzana Torre Bormida Cortemilia Cossano Belbo Castino Bergolo Santo Stefano Belbo Canelli Carrú Bonvicino Lovera Murazzano Niella Belbo San Benedetto Belbo Mombarcaro Gorzegno Gottasecca Figura. Itinerari partigiani ( settembre 9 - aprile 9): Beppe Fenoglio. L armistizio con gli Alleati dell settembre 9 trova Fenoglio in caserma, a Roma Montesacro, dove da gennaio sta seguendo il corso per allievi ufficiali. Il settembre parte in treno da Roma Termini, diretto ad Alba insieme con l amico e concittadino Lino Biella; il loro battaglione di addestramento si dissolverà due giorni più tardi. Ma quel giorno stesso, settembre, comincia anche la sua vicenda partigiana.

13 Gli intellettuali nella guerra civile (9-9) 7 Beppe Fenoglio combattente partigiano Alba, settembre 9 - fine gennaio 9. Nascosto in collina nei pressi di Alba, dove i tedeschi sono giunti fin dal 0 settembre; a novembre arriva il bando di arruolamento dell esercito repubblichino: Fenoglio e suo fratello Walter, che ha un anno meno di lui, non si presentano; il padre, Amilcare Fenoglio, viene preso in ostaggio; sarà liberato il dicembre, dopo che Walter si è consegnato all esercito repubblichino. Mombarcaro, fine gennaio - marzo 9. Invitato a un matrimonio di parenti a Murazzano, Fenoglio si arruola nella banda di Giorgio Ghibaudo, nome di battaglia Biondo: è un raggruppamento comunista. «Durante la guerra lo vidi soltanto due volte: la prima fu la sua venuta a Mombarcaro, quando scelse volontariamente di entrare nel distaccamento garibaldino di Biondo, di cui io già facevo parte, e la seconda fu alla cascina della Lodola di Castino dove io accompagnai una rappresentanza di garibaldini a un incontro con i partigiani autonomi di Balbo e con la delegazione inglese paracadutata in quei giorni nelle Langhe, della quale Beppe era responsabile delle comunicazioni e interprete» (Ugo Cerrato). Carrù, marzo 9. Assalto ai depositi del regio esercito; la missione ha successo, ma il distaccamento partigiano di Mombarcaro è attaccato e circondato dai tedeschi: arriva l ordine di sbandamento e fuga. Fenoglio non abbandona il bottino del saccheggio. Murazzano, primi di marzo 9. Dopo lo sbandamento della formazione di Mombarcaro si rifugia presso i parenti. «All inizio abbiamo aderito alle brigate comuniste per l unica ragione che erano quelle sotto casa» (Walter Fenoglio). Alba, metà marzo - inizio luglio 9. Vive presso i suoi: al momento Alba è terra di nessuno, non occupata dai nazifascisti; in maggio lavora con Walter in una segheria; con le nuove disposizioni della Repubblica di Salò Beppe è ormai ufficialmente ricercato per renitenza alla leva. La situazione cambia in luglio: arrivano ad Alba i Cacciatori degli Appennini e un reparto della legione Ettore Muti: ricominciano la guerriglia e i rastrellamenti, e anche i bombardamenti degli Alleati. San Rocco Seno d Elvio, luglio-settembre 9. Beppe e Walter si arruolano nella neocostituita brigata Alba, badogliana, che fa capo alla II divisione partigiana autonoma Langhe, comandata da Piero Balbo Poli. 7 Alba, settembre 9. L intera famiglia Fenoglio (madre, padre, Beppe, Walter e la sorella Marisa) è arrestata dai fascisti; rilasciati dopo qualche giorno, i fratelli salgono definitivamente sulle colline. San Rocco Seno d Elvio, fine settembre 9. Liberati dalla prigione di Alba, Beppe e Walter rientrano nella brigata Alba. 9 Torino, primi di ottobre 9. Fallisce un azione di furto di un camion ai danni dei tedeschi, per la quale Beppe si era offerto volontario. 0 Alba, 0 ottobre - novembre 9. Sono i ventitre giorni della città di Alba strappata ai nazifascisti: tra i 70 uomini con cui la brigata Alba contribuisce all impresa c è anche Fenoglio, che rientra da liberatore nel proprio paese. Alba, - novembre 9. Dopo l assalto vittorioso dei fascisti contro Alba, Beppe fugge verso il santuario della Moretta. Si nasconde con la famiglia sulle colline subito fuori città; la sera del novembre parte da Ceva il grande rastrellamento fascista dell autunno 9, che durerà dieci giorni e farà cinquanta vittime. Sempre il, la radio diffonde il proclama del generale Alexander con l ordine di sbandamento per l intero inverno. I fratelli Fenoglio si separano: si rivedranno solo a guerra finita. Manera, fine novembre - inizio dicembre 9. Si conclude qui la fuga di Fenoglio, dopo la caduta di Alba e dopo i grandi rastrellamenti di novembre: con i suoi amici, i fratelli Costa, è transitato per Mango, Neive, il Bricco di Neive, Treiso, Benevello. «Alla stazione di Neive nel 9, mi disse che era assai impegnato, e si tormentava perché la narrativa doveva avvicinare il lettore tanto da portarlo a vivere nell episodio. In particolare ci teneva che la fuga attraverso le maglie del rastrellamento (quello del novembre-dicembre 9) portasse a sentire l angoscia della sopravvivenza. Ci metto anche qualche collina in più ma devo ottenere l effetto incalzante e senza respiro del rastrellamento. In realtà l episodio, che si verificò in condizioni ambientali assai pesanti e con un rapporto iniziale di forze di venti a uno ed alla fine di cento a uno, ebbe molte probabilità di finire male. Si svolse sul tracciato Boscasso/ Langa/ Mango/ Neive/ Bricco/ Neive/S. Cristoforo/Treiso/Cascina della Langa/Boscasso/Benevello. Volutamente Beppe tracciò una rotta più confusa nel racconto, cosicché non si riesce a localizzare, per chi conosce i posti, ma ottiene l effetto voluto» (Piero Ghiacci). Cascina Isacco, seconda metà di dicembre 9 - inizio febbraio 9. Èla base dove trascorrono l inverno, sopravvivendo alla macchia, Beppe Fenoglio e Piero Ghiacci, tenente di aeronautica: gli ha dato la consegna il comandante Poli. Cascina della Langa, dicembre 9. In un rastrellamento viene preso Ettore Costa, «Cervellino», grande amico di Fenoglio, che cerca ostaggi per uno scambio: ottiene la liberazione di due partigiani ma non di Ettore, condannato dal tribunale fascista a trent anni di carcere. San Rocco Seno d Elvio, inizio febbraio 9. Beppe Fenoglio e Piero Ghiacci, superato l inverno, rientrano in banda: Fenoglio è nominato da Poli ufficiale di collegamento. Cisterna d Asti, febbraio-aprile 9. Dopo aver passato il Tanaro a Barbaresco, accompagnato da Piero Ghiacci che rivedrà solo a guerra finita, Beppe incontra finalmente a Cisterna gli inglesi, con i quali deve lavorare da ufficiale di collegamento. Il capitano John Keany sarà ucciso da una raffica tedesca l marzo. 7 Valdivilla, febbraio 9. Nelle parole di Fenoglio, è «l ultima sconfitta partigiana, l ultima vittoria fascista». Alba, marzo 9. Ettore Costa è liberato dal carcere grazie a un colpo di mano dei suoi compagni. 9 Grana, aprile 9. In missione come ufficiale di collegamento. 0 Montemagno, 9 aprile 9. Ultima offensiva nazifascista; Fenoglio prende parte allo scontro. Asti, aprile 9. Fenoglio partecipa alla liberazione della città. Sul certificato di buon partigianato di Fenoglio si legge: «Ottimo ufficiale di collegamento con le Missioni alleate. Serio disciplinato ha dato prova di coraggio in difficili situazioni portando sempre a compimento le mansioni delicatissime a lui affidate».

14 Sospel Mentone Viozene Upega Tonda San Bernardo Piaggia di Mendatica Ceriale Monesi Pieve Cisano di Teco sul Neva Albenga Bregalla Creppo Colle San Bartolomeo Rezzo Alassio Triora Cesio Gerbonte Saorge Chiusavecchia Monte Ceppo Carpasio Valle Armea Pigna Breil Castelvittorio Ciabaudo Valle Oxentina Cervo Rocchetta Baiardo Carpenosa 7 - Nervina Ceriana Imperia Diano Marina 7 Sella Carpe Olivetta Perinaldo 0 San Romolo Dolceacqua Taggia Seborga San Lorenzo al Mare Coldirodi Sanremo Ospedaletti Ormea Erli Bardineto Toirano Pietra Ligure Loano Varigotti Finale Ligure Figura 7. Itinerari partigiani ( settembre 9 - aprile 9): Italo Calvino. Italo Calvino combattente partigiano Sanremo, settembre 9 - giugno 9. In casa dei genitori; in maggio-giugno 9, scritturale per il tribunale militare di Sanremo; ai primi di giugno 9 si arruola nel XVI distaccamento della IX brigata garibaldina Felice Cascione. Valle Oxentina. Alla macchia, nella seconda metà di giugno 9. Sella Carpe, 7 giugno 9. Sconfitta contro i nazifascisti e scioglimento del XVI distaccamento. Sanremo, luglio - prima metà agosto 9. Probabilmente nascosto nei poderi di famiglia a San Giovanni. Valle Oxentina - Valle Armea, agosto - 0 settembre 9. Arruolamento, col fratello diciassettenne Floriano, nella banda del capitano Umberto (al secolo Candido Bertassi); è una banda «azzurra», cioè badogliana. Coldirodi, settembre. Battaglia contro i nazifascisti. 7 Baiardo, settembre. Sconfitta contro i nazifascisti; la banda «azzurra» di Umberto si scioglie il 0 settembre. San Romolo, º ottobre - novembre 9. Si arruola, di nuovo con Floriano, nel distaccamento di Leone (al secolo Jaurès Sughi) della brigata sanremese Giacomo Matteotti, garibaldina; in ottobre i loro genitori, Mario Calvino ed Eva Mameli, sono presi in ostaggio dai tedeschi, che simulano per tre volte la fucilazione di suo padre sotto gli occhi della moglie; Eva Mameli sarà prigioniera per un mese, Mario Calvino per due. Il novembre, Italo è catturato in un rastrellamento: evita la fucilazione immediata perché, grazie a un foglio di licenza militare falsificato, non viene riconosciuto come partigiano. 9 Sanremo, - novembre 9. Preso in un rastrellamento, è rinchiuso per un giorno nel carcere di Santa Tecla e per due a Villa Giulia. 0 Imperia, 9 novembre - primi di dicembre 9. Considerato renitente alla leva, è arruolato d ufficio nella Repubblica Sociale ma relegato nella caserma-deposito provinciale; riesce a fuggire dopo circa tre settimane. Sanremo, circa 9 dicembre 9 - º febbraio 9. Nascosto nei poderi di famiglia a San Giovanni. Sanremo, º febbraio - aprile 9. Si arruola con Floriano nella II divisione d assalto garibaldina Felice Cascione, comandata da Giuseppe Vittorio Guglielmo; «Vittò» sarà il comandante Ferriera ne Il sentiero dei nidi di ragno; il commissario politico è invece Ivar Oddone «Kimi», Kim nel Sentiero. Calvino fa parte della V brigata Luigi Nuvoloni, I battaglione, II distaccamento, III squadra. Con la divisio- Ciabaudo, valle Oxentina, febbraio-marzo 9. ne garibaldina Felice Cascione. Creppo e Gerbonte, febbraio-marzo 9. Con la divisione garibaldina Felice Cascione. Bregalla, - febbraio. Battaglia vittoriosa, con la divisione garibaldina Felice Cascione, contro una compagnia di Cacciatori degli Appennini. Baiardo, 0 marzo 9. Combattimento infruttuoso per liberare Baiardo dai bersaglieri della IX Compagnia della morte. 7 Ceriana,aprile 9. Circondato dai nemici dopo un combattimento, si salva grazie a una macchia di noccioli. Con la divisione garibaldina Felice Ca- Viozene, aprile 9. scione.

15 Gli intellettuali nella guerra civile (9-9) 77 sbagliata», quale Tiro al piccione romanzo autobiografico di Rimanelli da cui la lotta emergeva in tutta la sua crudezza: «È veramente buffo: noi di quaggiù, i repubblicani, diciamo di essere i veri figli d Italia; quelli che stanno in montagna dicono che l Italia appartiene a loro. Intanto ci spariamo a vicenda e non sappiamo chi è nel torto e chi nella ragione». Non sorprende che questo romanzo autobiografico si sia arenato, quando già era in bozze, presso l editore torinese (lo pubblicò infine Mondadori, nel 9), malgrado Pavese avesse riconosciuto in Rimanelli «il giovane traviato, preso nel gorgo del sangue, senza un idea, che esce per miracolo, e allora comincia ad ascoltare altre voci». Oggi, il lettore è in grado di percepire le voci (o i silenzi) di coloro per i quali come Dario Fo, come Lodovico Terzi una decisione di raggiungere i partigiani sarebbe stata troppo gravosa sotto l aspetto psicologico o logistico, e che dunque cercarono di mimetizzarsi come meglio gli riuscì tra le file saloine, e magari tentarono di non partecipare ad azioni di guerra, tantomeno di rastrellamento. Soltanto in tempi recenti i grandi editori nazionali hanno cominciato a pubblicare gli scritti dei reduci di Salò: non a caso, nel 99 l anno in cui Pavone recuperava il concetto di guerra civile in chiave storiografica Einaudi ha ristampato Tiro al piccione, insieme a Un banco di nebbia. Come suggeriva il titolo, l opera autobiografica di Soavi, pubblicata per la prima volta nel 9, era stata concepita in uno «stato di smarrimento spirituale»: e ad accorgersene per tempo era stato, una volta di più, Italo Calvino. In una lettera del maggio di quell anno, destinatario il Vittorini direttore dei «Gettoni» Einaudi, Calvino snocciolava «tristi considerazioni» ispirategli non solo da Rimanelli e Soavi, e non solo dagli autori pubblicati nei «Gettoni», bensì da tutta una nuova leva di narratori politico-autobiografici: «la mia generazione è stata una generazione di tipi in gamba, vivi, precoci, di personalità spiccate, con la Resistenza e dopo spessissimo esperienze molto personali e positive: dai romanzi, in questi ultimi anni viene fuori una prospettiva tutta diversa, sembra che si parli soltanto di fascisti, ma neppure di fascisti pieni di trista allegria d esser fascisti come tanti ce n erano, ma di abulici, grigi, disillusi (Rimanelli, Soavi, Ottieri); o di non fascisti per abulia assoluta, molli come dentifricio fuor dal tubetto (Guerra, Brignetti)». Di fatto, più che a reticenze ideologiche, l imprimatur che Einaudi aveva negato a Giose Rimanelli si dovette a perplessità sul livello letterario dell opera: è probabile dunque che Calvino avesse visto giusto, in quel preciso momento storico ma più ancora in un ottica di lungo periodo. Perché è vero che, sul piano della pura qualità estetica, la produzione resistenziale svetta su quella saloina. Ma è altrettanto sicuro che quel colore grigio intravisto allora da Calvino nel 9, decennale della Resistenza sarebbe stato così tenace da intridere le fibre di un intera società civile, di là dalla limpidezza di una competizione estetica. Grigia quanto si voglia, «l altra memoria», la memoria di Salò, avrebbe conosciuto col passare degli anni una fortuna sempre più plateale. E questa fortuna del grigio fortuna politica e antropologica ben prima che letteraria, che va ben oltre i pochi «ragazzi di Salò» sopravvissuti alla svolta del nuovo secolo disegna, con il suo duro grigiografite, i contorni di una nuova autobiografia della nazione. marco bresciani e domenico scarpa r. battaglia, Un uomo, un partigiano (9), il Mulino, Bologna 00; a. meluschi, La morte non costa niente, Randa, Bologna-Milano 9; p. chiodi, Banditi (9), Einaudi, Torino 00; i. calvino, Il sentiero dei nidi di ragno (97) e Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno (9), in id., Romanzi e racconti, ed. diretta da C. Milanini, a cura di M. Barenghi e B. Falcetto, vol. I, Mondadori, Milano 99; a. damiano, Rosso e grigio. Diario, Muggiani, Milano 97; i. calvino, La letteratura italiana sulla Resistenza (99), in id., Saggi 9-9, a cura di M. Barenghi, Mondadori, Milano 99; g. rimanelli, Tiro al piccione (9), a cura di S. Martelli, Einaudi, Torino 99; e. artom, Diari di un partigiano ebreo, gennaio 90 - febbraio 9 (9), a cura di G. Schwarz, Bollati Boringhieri, Torino 00; p. calamandrei, Uomini e città della Resistenza (9), a cura di S. Luzzatto, Laterza, Roma-Bari 00; a. cervi, I miei sette figli (9), a cura di R. Nicolai, Einaudi, Torino 00; g. soavi, Un banco di nebbia (9), Einaudi, Torino 99; e. a. albertoni, e. antonini e r. palmieri (a cura di), La generazione degli anni difficili, Laterza, Bari 9; g. pisanò, Sangue chiama sangue. Storie della guerra civile (9), Lo Scarabeo, Bologna 00; b. fenoglio, Il partigiano Johnny (9), in id., Romanzi e racconti, acura di D. Isella, Einaudi, Torino 00; g. falaschi, La Resistenza armata nella narrativa italiana, Einaudi, Torino 97; a. meluschi, L armata in barca, Vangelista, Milano 97; Diligenza e voluttà. Ludovica Ripa di Meana interroga Gianfranco Contini, Mondadori, Milano 9; g. einaudi, Frammenti di memoria, Rizzoli, Milano 9; m. isnenghi, La guerra civile nella pubblicistica di destra, in m. legnani e f. vendramini (a cura di), Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Angeli, Milano 990; i. calvino, I libri degli altri. Lettere 97-99, a cura di G. Tesio, Einaudi, Torino 99; v. foa, Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita, Einaudi, Torino 99; c. pavone, Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 99; b. fenoglio, Appunti partigiani 9-, a cura di L. Mondo, Einaudi, Torino 99; Bibliografia sulla Repubblica Sociale Italiana, a cura di A. Conti, Lo Scarabeo, Bologna 99; f. germinario, L altra memoria: l estremismo di destra, Salò e la Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 999; r. liucci, La tentazione della «casa in collina». Il disimpegno degli intellettuali nella guerra civile italiana (9-9), Unicopli, Milano 999; Atlante storico della Resistenza italiana, a cura di L. Baldissara, Insmli - Bruno Mondadori, Milano 000; g. ungarelli, Gianfranco Contini scrittore di lettere, in «Belfagor», LV (gennaio 000), n. ; d. gagliani, Combattere per Salò. Memorie, storiografia, storia d Italia, in «Italia contemporanea», n. (dicembre 00); s. luzzatto, La crisi dell antifascismo, Einaudi, Torino 00; Racconti della Resistenza, a cura di G. Pedullà, Einaudi, Torino 00; c. milanini, Appunti sulla vita di Italo Calvino, 9-9, in «Belfagor», LXI ( gennaio 00), n. ; p. negri scaglione, Questioni private. Vita incompiuta di Beppe Fenoglio, Einaudi, Torino 00; c. dionisotti, Scritti sul fascismo e sulla Resistenza, a cura di G. Panizza, Einaudi, Torino 00; g. iannuzzi, Perché l Einaudi non pubblicò «Tiro al piccione», in «l immaginazione», n. (ottobre 00); g. schwarz, Tu mi devi seppellir. 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