La lezione dei Patti territoriali

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1 Ministero dell Economia e delle Finanze Dipartimento per le Politiche di Sviluppo La lezione dei Patti territoriali per la progettazione integrata territoriale nel Mezzogiorno Ricerca commissionata dal Ministero dell Economia e delle Finanze, Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione, d intesa con il Ministero delle Attività produttive, Direzione Generale per il coordinamento degli incentivi alle imprese, con CGIL, CISL e UIL e con Confindustria, nell ambito del PON "Assistenza tecnica e azioni di sistema" del Quadro Comunitario di Sostegno Gennaio 2003

2 La lezione dei Patti territoriali per la progettazione integrata territoriale nel Mezzogiorno Ricerca commissionata dal Ministero dell Economia e delle Finanze, Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, d intesa con il Ministero delle Attività produttive, Direzione Generale per il coordinamento degli incentivi alle imprese, con CGIL, CISL e UIL e con la Confindustria, nell ambito del PON Assistenza tecnica e azioni di sistema del Quadro Comunitario di Sostegno per le regioni obiettivo 1. Gennaio 2003

3 INDICE PREMESSA p. III SINTESI DELLA RICERCA 1. Genesi e obiettivi della ricerca p La scelta dei casi di studio p Contributi pubblici e risorse locali p Infrastrutture e beni collettivi p L'efficacia percepita p I Settori di intervento e la "specializzazione" dei patti p Le condizioni che influenzano la performance p Alla ricerca di fattori causali: contesto e interazione tra gli attori p Uno schema interpretativo p Politica, società locale e performance dei patti territoriali p Il valore aggiunto economico dei patti territoriali p Implicazioni per le politiche di sviluppo territoriale p. 35 APPENDICE NOTA METODOLOGICA p. 40 INDICATORI FINANZIARI p. 46 BENI COLLETTIVI E INTERVENTI SUL TERRITORIO p. 50 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI p. 59 ALLEGATO 1 I PATTI TERRITORIALI: STATO DI ATTUAZIONE ED EFFICACIA (a cura del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo. Nota presentata al CIPE del 14 marzo 2003) 1. Premessa p L universo dei patti territoriali: quanti, da quando e dove p Efficienza finanziaria p Primi risultati sull efficacia p Alcune indicazioni p. 72 Gennaio 2003 I

4 ALLEGATO 2 (su cd-rom) I PATTI TERRITORIALI: LE SCHEDE DI ANALISI (a cura del Gruppo di ricerca) Il patto territoriale di Benevento p. 1 Il patto territoriale di Caltanissetta p. 44 Il patto territoriale di Lecce p. 87 Il patto territoriale di Vibo Valentia p. 126 Il patto territoriale dell Alto Belice Corleonese p. 151 Il patto territoriale di Napoli Nord Est p. 189 Il patto territoriale di Nord Barese Ofantino p. 232 Il patto territoriale di Sangro Aventino p. 264 Il patto territoriale di Area Sud Basilicata p. 297 Il patto territoriale di Canavese p. 319 Il patto territoriale di Cosentino p. 357 Il patto territoriale di Ferrara p. 382 Il patto territoriale di Foggia p. 406 Il patto territoriale della Locride p. 429 Il patto territoriale della Maremma Grossetana p. 460 Il patto territoriale di Rovigo p. 501 Il patto territoriale di Simeto Etna p. 530 Il patto territoriale di Teramo p. 558 Il patto territoriale di della Valdichiana - Amiata - Trasimeno Orvietano p. 580 Gennaio 2003 II

5 Premessa Il Patto territoriale è uno strumento per lo sviluppo locale avviato operativamente in Italia nel 1998, che integra interventi di incentivazione al capitale per compensare gli svantaggi localizzativi del territorio e interventi di contesto (infrastrutture materiali e immateriali) per rimuovere strutturalmente tali svantaggi. Due sono i principali obiettivi del patto territoriale: 1) promuovere la cooperazione fra soggetti pubblici e privati di un dato territorio affinché disegnino e realizzino progetti di miglioramento del contesto locale; 2) favorire attraverso tali progetti e attraverso la concentrazione territoriale e tematica un volume di investimenti privati capace di produrre esternalità, ossia vantaggi anche per altre imprese e per nuovi investimenti. Durante i cinque anni di attuazione, i Patti territoriali sono stati oggetto di analisi e polemiche. Il ritardo nei tempi di attuazione è parso in un primo momento fortissimo, ma anche quando le erogazioni hanno preso ad accelerare è rimasta la sensazione di inefficienza. Quanto all efficacia, nel conseguimento dei due obiettivi prima richiamati le informazioni e la qualità del dibattito appaiono sino ad oggi carenti, nonostante singoli e utili studi di caso. E per queste ragioni che, nell impostare, a inizio 2002, il processo di regionalizzazione di questo e di altri strumenti di sviluppo locale e sotto la spinta del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (DPS) del Ministero dell Economia e delle Finanze ha ritenuto di commissionare, d intesa con il Ministero delle Attività Produttive, con CGIL, CISL e UIL e con Confindustria, una ricerca valutativa sull efficacia dei Patti. I tempi di attivazione di un Patto, la rapidità di spesa dei fondi pubblici a esso assegnati, la percentuale di iniziative private programmate effettivamente avviate, la percentuale di iniziative concluse e di occupazione programmata effettivamente realizzata: tutti questi parametri di efficienza misurano le condizioni minime di successo di un patto territoriale. Solo se tali condizioni sono soddisfatte è possibile che i soggetti privati e pubblici che partecipano al patto abbiano la fiducia e la convinzione per realizzare la cooperazione progettuale necessaria perché il patto raggiunga il suo obiettivo. Ma tali condizioni non sono al tempo stesso sufficienti perché un Patto territoriale raggiunga gli obiettivi prima indicati di miglioramento del contesto locale: il conseguimento o meno di tali obiettivi va autonomamente verificato per giudicare del successo dei Patti. E appunto alla valutazione di efficacia dei Patti che i committenti della ricerca hanno volto l attenzione. E poiché l efficienza è, in questo caso, condizione necessaria di efficacia, si è deciso di restringere l analisi a un gruppo di Patti (operativi per almeno tre anni) caratterizzati da efficienza finanziaria e da segnali di buon funzionamento, per valutare (i) se e in quale misura tali patti siano efficaci (una volta che tale attributo venga definito in modo misurabile), e, in caso positivo, (ii) se e quali caratteristiche territoriali, istituzionali o settoriali ricorrano nei patti efficaci. Gennaio 2003 III

6 Di seguito viene riportata la sintesi di questa ricerca (il contenuto dello studio dei singoli casi è raccolto nel cd-rom allegato). I risultati offrono al decisore politico e alle parti economiche e sociali un primo terreno serio di confronto, un insieme di lezioni per valutare come procedere. Si tratta di un metodo nuovo, non solo per l Italia ma anche per gli altri Paesi europei, che dovrà consolidarsi ed estendersi (come prevede il comma 7 della Delibera approvata il 9 maggio 2003 dal CIPE in attuazione degli articoli 60 e 61 della Legge Finanziaria 2003) a tutti gli strumenti di intervento, al fine di garantire un utilizzo più avveduto delle risorse pubbliche per lo sviluppo. Le specifiche lezioni tratte dalla ricerca sono state sintetizzate dal DPS in un breve testo I Patti territoriali: stato di attuazione ed efficacia, qui allegato, che riassume sia alcuni indicatori di efficienza, sia le analisi di efficacia della ricerca. Il testo è stato sottoposto al CIPE per la valutazione (nella seduta del 14 marzo 2003) ed è servito come base per la predisposizione dell Accordo fra Stato e Regioni (del 15 aprile 2003) sulla regionalizzazione dei Patti. In tale Accordo vengono anche fissate alcune condizioni minime di efficienza affinché un patto territoriale possa conservare le risorse non ancora impiegate. Fabrizio Barca Gennaio 2003 IV

7 SINTESI DELLA RICERCA 1. Genesi e obiettivi della ricerca Questa ricerca è stata commissionata dal Ministero dell Economia e delle Finanze (MEF), Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione, Servizio per le Politiche dei Fondi Strutturali Comunitari, nell ambito del PON Assistenza tecnica e azioni di sistema del QCS Ai ricercatori è stato affidato lo studio degli effetti dei patti territoriali sullo sviluppo locale delle aree interessate. In particolare, la ricerca avrà finalità di indagare sistematicamente i cambiamenti nel contesto socio-economico locale direttamente o indirettamente riconducibili all esperienza avviata con il patto. Per quel che riguarda gli aspetti economici, l attenzione verrà posta: a) sul grado di realizzazione delle iniziative previste (investimenti, occupazione); b) sull interazione e effettiva integrazione tra le iniziative imprenditoriali e gli interventi infrastrutturali con creazione di esternalità; c) sui mutamenti intervenuti nelle tipologie di investimento delle imprese; d) sui mutamenti intervenuti nel funzionamento dei mercati (con particolare riferimento al mercato del lavoro e alla formazione professionale, all emersione, ai rapporti di subfornitura, all erogazione del credito, ecc.); e) sui mutamenti intervenuti nei rapporti con il contesto esterno, specie in relazione al grado di attrattività dell area nei riguardi di nuovi investitori e clienti; Per quel che riguarda l istituzione patto, verranno indagate: a) il suo aspetto istituzionale interno, con particolare attenzione alla separazione e interazione fra stakeholders e managers; b) il ruolo dell assistenza tecnica; c) la capacità dei patti di innescare una maggiore attitudine allo sviluppo di relazioni cooperative tra i soggetti pubblici e privati (capitale sociale), una visione condivisa dello sviluppo locale e un accresciuta spinta alla progettualità locale, anche attraverso nuove iniziative, tra cui l avvio di PIT o di altre esperienze con caratteristiche simili. Oltre alle caratteristiche strutturali del contesto economico e sociale, inoltre, verranno considerati con attenzione il ruolo dei promotori, le modalità della concertazione tra i soggetti coinvolti e le sua evoluzione dalla fase di avvio a quella attuativa, le procedure di selezione dei progetti, le scelte organizzative perseguite nell assetto delle società di gestione e nel loro funzionamento a regime. Il lavoro comune dei componenti del coordinamento scientifico della ricerca (Piera Magnatti di Nomisma, Gianfranco Viesti dell Università di Bari e Carlo Trigilia dell Università di Firenze) e del direttore scientifico della ricerca (Francesco Ramella dell Università di Urbino) ha prodotto questo documento. In particolare, l elaborazione dei dati e la costruzione degli indicatori è stata curata da Francesco Ramella con la collaborazione di Luigi Burroni (Università di Firenze); la stesura dei paragrafi 1-5 e dell Appendice è stata curata da Francesco Ramella, mentre le restanti parti sono da attribuire ai tre coordinatori scientifici. Gennaio

8 Il gruppo di ricerca, coordinato da Luigi Burroni e Michele del Campo (IAL Toscana), era composta da: Filippo Barbera, Università di Torino (Patto del Canavese) Franco Chiarello, Università di Bari (Patto di Lecce) Domenico Cersosimo, Università della Calabria (Patti di Simeto Etna e dell Alto Belice Corleonese) Paola De Vivo, Università di Napoli Federico II (Patti di Benevento e di Napoli Nord Est) Rossella Di Federico, Università di Teramo (Patti del Sangro Aventino e di Teramo) Anna Carola Freschi, Università di Firenze (Patto della Maremma Grossetana) Mariella Mirabelli, Università della Calabria (Patti di Vibo Valentia e del Casentino) Alessandra Perri, Università della Calabria (Patti della Locride e dell Area Sud Basilicata) Gianna Pinto, Formez (Patti del Nord Barese Ofantino e di Foggia) Paola Elisa Rossetti, Nomisma (Patto di Ferrara) Guglielmo Wolleb, Università di Parma (Patti di Caltanissetta e dell Alto Belice Corleonese) Inoltre, Piera Magnatti ha analizzato il Patto territoriale di Rovigo eluigi Burroni quello della Valdichiana. Contenuti e modalità della ricerca sono stati concordati dagli autori con un Comitato Promotore Interistituzionale appositamente costituito, e comprendente rappresentanti del Ministero dell Economia, del Ministero delle Attività Produttive (MAP), di Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Al Comitato Promotore sono stati presentati i documenti intermedi e questo documento finale che comprende i risultati conclusivi della ricerca. Tali documenti sono stati approfonditamente discussi, rivisti dagli autori e quindi approvati. L incarico di ricerca è stato assegnato nel luglio 2002 e il rapporto finale di ricerca è stato terminato, rivisto dopo le osservazioni del Comitato Promotore, nel gennaio Obiettivo della ricerca era dunque studiare l'esperienza dei patti territoriali con l'intento di trarne indicazioni per gli esperimenti di progettazione integrata in atto. E bene subito chiarire che questo studio non rappresenta una valutazione complessiva della politica dei Patti Territoriali, ma mira a sottolineare alcune delle implicazioni che da essa possono essere tratte. A tal fine gli autori, d intesa con il Comitato Promotore hanno deciso di concentrare l analisi, oltre che sullo studio della documentazione disponibile presso il MEF e il MAP, su una approfondita analisi di casi che, sulla base delle risorse finanziarie e del tempo disponibile, sono stati quantificati in 19. Gli autori, sempre d intesa con il Comitato Promotore, hanno deciso di scegliere i casi di studio fra i Patti avviati da sufficiente tempo e pervenuti già a significative realizzazioni. A causa di questa scelta metodologica i risultati della ricerca non sono dunque estendibili all insieme dei Patti Territoriali. Come detto, i casi di studio selezionati sono 19; si tratta di "patti territoriali bene avviati" (PTBA) che si contraddistinguono per una duplice caratteristica: 1) una discreta capacità di attivazione degli interventi programmati (si veda il paragrafo successivo); 2) una buona aderenza all'impostazione originaria di questo strumento di programmazione negoziata. La ricerca intendeva valutare gli effetti di questi patti sullo sviluppo e sul benessere sociale di lungo periodo delle comunità locali di riferimento. Oggetto della valutazione non sono principalmente, quindi, i risultati economici diretti raggiunti ma anche e soprattutto l'impatto indiretto sulle "economie esterne" e sul contesto socio-istituzionale di questi territori. Questa seconda dimensione, più sfuggente e difficile da cogliere, è stata esaminata attraverso riferimenti concreti e specifici. In primo luogo, il cambiamento culturale delle istituzioni e dei soggetti (pubblici e privati) coinvolti nei patti, che si è tradotto in un riorientamento delle loro aspettative e dei loro atteggiamenti nei confronti dello sviluppo. In secondo luogo, le ricadute di queste esperienze sull'efficienza delle pubbliche amministrazioni, sulla cooperazione territoriale, sulla dotazione di infrastrutture pubbliche e Gennaio

9 sulla capacità di progettazione e innovazione degli attori locali. In conclusione, oltre a valutare lo stato di attuazione dei progetti messi in cantiere e le loro ripercussioni economiche, gli studi di caso erano diretti ad appurare le conseguenze dei PTBA sulla governance 1, sul capitale sociale, sui beni collettivi e sulla qualità della vita delle aree interessate. 2. La scelta dei casi di studio Per raggiungere gli obiettivi della ricerca sono stati scelti casi di studio di patti ben avviati (PTBA), per i quali cioè vi fossero tempo e realizzazioni sufficienti per valutarne l impatto di lungo periodo. In primo luogo, nell ambito della complessiva esperienza italiana dei Patti Territoriali, i casi di studio sono stati scelti tra quelli (61 in totale) appartenenti ai cosiddetti patti di prima e seconda generazione e a quelli inseriti nel Quadro comunitario di sostegno ; gli unici per i quali il tempo trascorso dal loro avvio consente una prima riflessione sui risultati raggiunti. Come detto, il numero dei casi è stato connesso alle disponibilità finanziarie e di tempo della ricerca: il numero finale di 19 pare tuttavia congruo sia ai fini di comparazione interna fra le esperienze, sia rispetto alle dimensioni dell universo di riferimento. La selezione del campione è stata uno dei passaggi più importanti e delicati della ricerca. Si è proceduto nel modo seguente. In primo luogo è stato seguito un disegno di campionamento non probabilistico "per quote", assicurando una rappresentanza dei patti secondo l'area geografica e il tipo. Per quanto riguarda l area, si è deciso quindi di includere 5 casi collocati nelle regioni centro-settentrionali e 14 in quelle meridionali rispetto ad un numero totale di 20 del Centro-Nord e 41 del Sud. Per quanto riguarda i tipi di patti si è deciso di includere:! 4 patti di prima generazione (su un totale di 12 patti approvati dal Cipe con delibere assunte tra il 18 dicembre 1996 e il 26 giugno 1997; tutti i patti appartenenti a questa classe sono collocati nel Mezzogiorno e sono diventati operativi entro i primi mesi del 1998)! 11 patti di seconda generazione (su un totale di 39 patti che seguono la nuova disciplina introdotta dal Cipe con la delibera del 21 marzo 1997; questi patti sono stati varati con due bandi distinti - 30 novembre 1998 e 10 aprile e sono diventati operativi, salvo rare eccezioni, nel corso del 1999 e nei primi mesi del 2000; 20 sono collocati nelle regioni del Sud e 19 in quelle del Centro-Nord;)! 4 patti europei (su un totale di 10 patti territoriali per l'occupazione, cofinanziati - salvo in due casi - con risorse comunitarie e approvati dal Cipe nel luglio del 1998; tutti, ad eccezione di uno, sono collocati nelle regioni meridionali e sono diventati operativi nel corso del 1999). Una volta definite le quote, la decisione su quali unità includere nel campione è stata presa seguendo un procedimento a "scelta ragionata". Come già anticipato, infatti, 1 Con il concetto di governance si intende un modello di decision making che prevede il coordinamento decisionale tra istituzioni pubbliche, organizzazioni collettive e attori privati, in cui le risorse di autorità e di controllo gerarchico delle prime vengono equilibrate da forme di concertazione volte a promuovere il consenso sulle politiche e la cooperazione sociale. Gennaio

10 l intenzione era di selezionare casi che avessero mostrato un buon funzionamento iniziale, tale da poterne valutare l impatto. Si è proceduto nella maniera seguente. In primo luogo sono stati utilizzati alcuni indicatori che hanno consentito di estrarre dall'universo di riferimento una rosa più ristretta di patti "candidati per la ricerca". Per quanto riguarda i casi nazionali, è stato fatto ricorso ad un indice di attivazione basato sulla velocità di erogazione dei contributi pubblici e di avvio e messa in opera delle iniziative programmate. Nel caso dei patti europei, invece, considerate le loro buone performance, sotto il profilo del flusso di spesa, è stato deciso di non procedere ad alcuna pre-selezione. La lista ristretta dei patti nazionali e quella completa dei patti europei è stata successivamente sottoposta ad una giuria di esperti. Per la selezione finale, infatti, si è fatto ricorso ad un apposito focus group di "testimoni qualificati", composto da soggetti che per ruolo istituzionale e professionale risultavano ben informati sulle vicende dei primi patti territoriali. Ad essi si è chiesto di indicare quali Patti fossero sufficientemente avanzati. Il campione finale è stato poi definito tenendo conto delle ripartizioni per aree e per tipi. La scelta, in conclusione, è ricaduta su patti che mostravano un livello di attivazione medio-alto, un giudizio sostanzialmente positivo da parte dei testimoni qualificati 2, e una omogenea ripartizione per regioni e per tipi. Essi sono elencati nella Tab. 1; la Tab. 2 presenta per i PTBA nazionali, i valori dell indice di attivazione che, come detto, ha contribuito alla scelta. Tab. 1 I Patti Territoriali ben avviati selezionati per lo studio Prima Generazione Seconda Generazione Europei Totale Piemonte Canavese 1 Veneto Rovigo 1 Toscana Maremma Grossetana Valdichiana 2 Emilia Romagna Ferrara 1 Abruzzo Teramo Sangro Aventino 2 Puglia Lecce Foggia Nord Barese Ofantino 3 Basilicata Area Sud-Basilicata 1 Campania Benevento Napoli Nord-Est 2 Calabria Vibo Valentia Locride Cosentino 3 Sicilia Calatnissetta Simeto Etna Alto Belice Corleonese 3 Totale Per maggiori dettagli sulle modalità di costruzione del campione e sulle tecniche utilizzate nella ricerca "sul campo" si veda la nota metodologica riportata nell'appendice 1. Gennaio

11 Tab. 2 Valori dell'indice di attivazione per i PTBA nazionali inclusi nella ricerca (valori compresi tra 0 e 1) Valore medio dei 32 patti del Sud: 0,6 AREA SUD-BASILICATA 0,7 LECCE 0,7 BENEVENTO 0,7 LOCRIDE 0,7 CALTANISSETTA 0,6 SIMETO ETNA 0,6 COSENTINO 0,6 TERAMO 0,6 FOGGIA 0,6 VIBO VALENTIA 0,7 Valore medio dei 19 patti del Centro-Nord: 0,3 CANAVESE 0,3 MAREMMA GROSSETANA 0,3 FERRARA 0,5 ROVIGO 0,5 VALDICHIANA 0,3 Nota: Per le modalità di costruzione dell'indice di attivazione si veda la nota metodologica riportata nell'appendice 1. Nei 19 PTBA sono mediamente coinvolti 31 comuni. Il Range di variazione risulta tuttavia molto ampio: si va dai 4 comuni inclusi nel Patto di Benevento agli oltre 100 del Patto del Canavese. In tutti i patti analizzati sono assenti grandi città e comunque addensamenti demografici di particolare consistenza. In media la popolazione che vive in queste aree si aggira intorno ai abitanti; solo in due patti si sale sopra le unità. In termini comparativi, i dati disponibili sulle performance finanziarie evidenziano, salvo rare eccezioni, un buon rendimento dei casi studiati (Tabb. 3-4 e Tabb nell'appendice 2). I PTBA nazionali, ferme restando le buone prestazioni di tutti i patti europei (Tab. 4), mostrano mediamente una migliore capacità di spesa e velocità di erogazione rispetto a quella dei casi non inclusi nella ricerca, sia tenendo conto della diversa generazione dei patti che della loro collocazione geografica (Tab. 3). Emerge anche un andamento migliore nella realizzazione degli interventi infrastrutturali (Tab. 5). Tab. 3 Patti Nazionali: indicatori di performance finanziaria al 30/6/02 (valori medi %) Capacità di spesa effettiva a) Velocità di erogazione b) Totale patti nazionali 31,5 10,4 PTBA inclusi nella ricerca 39,5 12,6 Patti non inclusi nella ricerca 28,2 9,5 Fonte: Elaborazioni su dati dell'ufficio II del Servizio Programmazione Negoziata del Ministero dell'economia e delle Finanze Note: a) Capacità di spesa in termini di risorse disponibili (erogato/disponibilità): erogazioni ai destinatari finali. Le disponibilità sono rappresentate dalle agevolazioni concesse; sono considerate sia le iniziative imprenditoriali che gli interventi infrastrutturali. b) Percentuale di erogazioni medie annue dal momento dell'attivazione. La data di attivazione considerata è: per i patti di prima generazione, la data media di decretazione delle singole iniziative; per i patti di seconda generazione, la data di trasmissione del patto alla Cassa Depositi e Prestiti. Gennaio

12 Tab. 4 Patti Europei: indicatori di performance finanziaria al 31/12/01 (valori medi %) Capacità di spesa effettiva a) Trasferimenti trasferimenti dai SIL c) Velocità di ai SIL c) erogazione b) ai beneficiari finali Totale patti europei d) 99,9 99,2 41,1 PTBA inclusi nella ricerca 99,8 98,7 40,9 Patti non inclusi nella ricerca 99,9 99,5 41,2 Fonte: Elaborazioni su dati dell'unità Operativa del Servizio Programmazione Negoziata del Ministero dell'economia e delle Finanze. Note: a) Le risorse disponibili, in questo caso, sono costituite dal complesso dei finanziamenti previsti dal POM e dalla "dotazione aggiuntiva" (L. 183/87). b) Il periodo di tempo considerato per il calcolo fa riferimento alla data della prima anticipazione dei finanziamenti fino al 31/12/2001 (data di chiusura del programma). c) Soggetti Intermediari Locali d) I valori riportati nella tabella fanno riferimento esclusivamente agli 8 patti che hanno ricevuto finanziamenti comunitari Tab. 5 Patti Nazionali: indicatori di performance finanziaria al 30/6/02 (valori medi %) Velocità di erogazione Tipo di patto N. Iniziative Interventi Totale Patto Imprenditoriali Infrastrutturali Territoriale Patti di prima generazione 12 9,8 14,5 10,0 PTBA inclusi nella ricerca 4 12,0 16,6 12,4 Patti non inclusi nella ricerca 8 8,7 12,8 8,8 Patti di seconda generazione 39 11,8 7,9 10,4 PTBA inclusi nella ricerca 11 12,2 12,4 12,7 Patti non inclusi nella ricerca 28 11,6 6,6 9,7 Fonte: Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze 3. Contributi pubblici e risorse locali I 19 patti analizzati hanno usufruito di un contributo statale (e comunitario) pari a circa 780 milioni di euro. A ciò si è aggiunta la mobilitazione, a livello locale, di altri 920 milioni di euro, corrispondenti a circa iniziative progettuali, per un investimento complessivo di oltre un miliardo e settecentomila euro (Tab. 6). L'occupazione aggiuntiva stimata a regime è di unità, con un onere pubblico pari a 52,1 mila euro per ogni nuovo addetto (Tab. 7); un valore molto inferiore a quello degli altri strumenti di incentivazione previsti nell'ambito della programmazione negoziata e grosso modo simile al dato corrispondente della L. 488/ Considerando solamente i PTBA meridionali, infatti, si raggiunge un valore pressoché identico (58 mila euro per nuovo occupato) a quello della L. 488 riportato nella tabella 8, che fa riferimento esclusivamente alle agevolazioni concesse per gli investimenti industriali nel Mezzogiorno. Gennaio

13 (Tab. 8). Delle iniziative imprenditoriali finanziate con i contributi pubblici, circa il 45% consiste di nuove unità produttive. I PTBA, dunque, hanno rappresentato uno stimolo per le società locali interessate, capace di generare nuove risorse imprenditoriali e di avviare nuovi progetti di investimento. Questa mobilitazione di risorse locali ha assunto una valenza più marcata nei casi analizzati: il numero di progetti privati finanziati, l'investimento complessivo e l'occupazione aggiuntiva creata risultano superiori rispetto agli altri patti non inclusi nella ricerca (si vedano i valori medi per patto nella Tab. 9). A ciò corrisponde anche una dotazione più consistente di finanziamenti. Tuttavia, questo non significa una maggiore "dipendenza" dalle agevolazioni. Mediamente, infatti, le iniziative private inserite nei PTBA non ottengono un sostegno pubblico più elevato. Al contrario, in percentuale dell'investimento previsto, i contributi pubblici risultano leggermente inferiori (Tab. 9). In breve, i PTBA evidenziano una buona capacità di mobilitazione di investimenti e di creazione di occupazione aggiuntiva: ogni euro di contributo ha consentito di attivare una maggiore quota di risorse private e prevede di indurre la creazione di un maggior numero di nuovi occupati (Tab. 10). Tab. 6 Iniziative, investimenti e occupazione aggiuntiva: confronto tra i patti inclusi nella ricerca e quelli non inclusi (iniziative private + infrastrutture pubbliche) a) PTBA inclusi nella ricerca Patti non inclusi nella ricerca Valori totali Numero iniziative Investimento complessivo (milioni di euro) 1.702, ,7 Contributo pubblico (milioni di euro) 781, ,0 Risorse locali (milioni di euro) 921, ,7 Occupazione aggiuntiva (prevista a regime) Valori medi per patto Numero iniziative Investimento complessivo (milioni di euro) 89,6 61,3 Contributo pubblico (milioni di euro) 41,1 29,7 Risorse locali (milioni di euro) 48,5 31,6 Occupazione aggiuntiva (prevista a regime) Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) I dati riportati nella tabella fanno riferimento ai patti nazionali di prima e seconda generazione e ai patti europei. Tab. 7 Onere pubblico per ogni nuovo occupato nei patti territoriali nazionali di prima e seconda generazione e nei patti europei (agevolazioni/occupazione aggiuntiva prevista a regime - valori in migliaia di euro) a) PTBA inclusi nella ricerca Patti non inclusi nella ricerca Prima generazione 50,4 55,5 Seconda generazione 52,2 63,5 Europei 53,9 40,6 Totale 52,1 56,4 Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) per i patti nazionali i dati sono aggiornati al ; per i patti europei i valori fanno riferimento al Gennaio

14 Tab. 8 Onere pubblico per ogni nuovo occupato secondo i vari strumenti della programmazione negoziata e la L. 488 (agevolazioni su occupazione aggiuntiva prevista a regime - valori in migliaia di euro) PTBA inclusi nella ricerca 52,1 Totale patti nazionali a) 67,4 Totale patti europei 45,1 Contratti d'area 108,9 Contratti di programma 126,0 Totale strumenti programmazione negoziata 80,4 Legge 488/92 b) 58,1 Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze per quanto riguarda gli strumenti della programmazione negoziata e su dati Svimez - IPI Ministero delle Attività Produttive per quanto riguarda la L. 488/92 Note: a) Il dato fa riferimento ai 209 patti nazionali approvati per i quali sono disponibili informazioni sull'occupazione aggiuntiva prevista a regime. b) Il dato fa riferimento esclusivamente alle domande agevolate nel Mezzogiorno nel settore industriale (bandi ). Tab. 9 Iniziative imprenditoriali finanziate a) PTBA inclusi nella ricerca Patti non inclusi nella ricerca Valori totali Numero iniziative imprenditoriali Investimento complessivo (milioni di euro) 1.477, ,5 Contributo pubblico (milioni di euro) 610,7 952,0 Investimento dei privati (milioni di euro) 866, ,5 Occupazione aggiuntiva (prevista a regime) Valori medi per patto Numero iniziative imprenditoriali Investimento complessivo (milioni di euro) 77,7 51,1 Contributo pubblico (milioni di euro) 32,1 22,7 Investimento dei privati (milioni di euro) 45,6 28,3 Occupazione aggiuntiva (prevista a regime) Valori medi per iniziativa imprenditoriale Investimento complessivo (migliaia di euro) 1.044,6 973,4 Contributo pubblico (migliaia di euro) 431,9 432,1 Incidenza delle agevolazioni sull'investimento 41,3% 44,4% Occupazione aggiuntiva (prevista a regime) 10,3 9,7 Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) I dati riportati nella tabella fanno riferimento ai patti nazionali di prima e seconda generazione e ai patti europei. Gennaio

15 Tab. 10 Indicatori relativi alle iniziative imprenditoriali finanziate a) PTBA inclusi nella ricerca Patti non inclusi nella ricerca Indice di mobilitazione degli investimenti privati b) 1,4 1,2 Indice di mobilitazione di occupazione aggiuntiva c) 2,4 2,2 Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) I dati riportati nella tabella fanno riferimento ai patti nazionali di prima e seconda generazione e ai patti europei. b) Rapporto tra gli investimenti privati e il contributo pubblico: risorse private mobilitate per ogni euro di contributo pubblico. c) Numero di occupati aggiuntivi previsti ogni 100 mila euro di contributi pubblici E stato molto interessante verificare che quasi la metà dei progetti imprenditoriali finanziati ha riguardato l apertura di nuove unità produttive (45%). Negli altri casi si è trattato di ampliamenti di impianti (33%), ammodernamenti e ristrutturazioni (13%), trasferimenti (1%), mentre per il rimanente 8% dei casi non è stato possibile identificare con certezza il tipo di investimento finanziato. Questi dati sono di tipo previsionale. Le informazioni disponibili, consentono dei primi riscontri sull'attendibilità di queste previsioni. Per quanto riguarda i PTBA nazionali, ad esempio, nel marzo 2002 risultavano ormai avviati quasi il 90% dei progetti inclusi nei patti di prima generazione e il 60% di quelli di seconda generazione 4. Nel caso dei patti europei, alla fine del 2001, la gran parte delle erogazioni era pressoché conclusa (Tab. 4) 5. Le indicazioni provenienti dai casi di studio confermano questi andamenti, mostrando un discreto avanzamento dei progetti. I dati sulla occupazione aggiuntiva, inoltre, sono per lo più incoraggianti, tenendo conto che nella maggior parte dei casi gli investimenti privati sono ancora in fase di svolgimento e che il bilancio occupazionale definitivo sarà effettuato solo dopo l entrata a regime degli investimenti, ovvero nei 12 mesi successivi alla conclusione dei lavori. Nei dodici patti per i quali è stato possibile reperire notizie precise, l'occupazione finora creata si aggira intorno al 40% di quella prevista. I patti europei si collocano sempre oltre la metà, con un valore medio che oltrepassa il 60%. La percentuale di "revoche e rinunce", infine, si colloca intorno al 25% delle iniziative imprenditoriali 6. Nei tre quarti dei casi si tratta di rinunce ai finanziamenti da parte dei privati, dovute per lo più ai tempi lunghi di attesa per l'approvazione del patto e la concessione dei contributi. Per le imprese più strutturate le rinunce sono spesso da attribuire alla maturazione di altre fonti di finanziamento (L. 488). Più raramente siamo in presenza di fallimenti dei progetti imprenditoriali, legati a cause e circostanze inattese, talvolta imprevedibili 7. 4 Con i patti del Sud che raggiungevano ormai il 74% di progetti attivati, mentre quelli del Centro-Nord si collocavano su valori più modesti, pari al 46%; un valore quest'ultimo comunque leggermente superiore a quello relativo ai patti del Centro-Nord non inclusi nella ricerca. 5 Per i patti nazionali i dati sulle erogazioni, aggiornati al giugno del 2002, mostrano un quadro più variegato che risente oltre che, come ovvio, della "generazione" di appartenenza anche della collocazione geografica dei patti (Appendice tavv. 1-2). I patti di prima generazione, risultano avere erogato oltre il 50% dei fondi disponibili. Quelli di seconda generazione, invece, hanno speso circa il 40% nel Mezzogiorno e il 30% nel Centro-Nord. Si tratta, nel complesso, di dati non eclatanti. Tuttavia, come abbiamo visto, a parità di condizioni i PTBA mostrano mediamente un livello di avanzamento superiore rispetto ai patti non inclusi nella ricerca. 6 Unicamente in due patti (Area Sud Basilicata e Ferrara) la percentuale raggiunge valori decisamente elevati, oltrepassando il 40% delle iniziative imprenditoriali. In altri cinque, poi, si arriva ad un terzo del totale. 7 Emblematico è il caso del Canavese, dove l'alluvione e la crisi del settore metalmeccanico, hanno indotto un numero consistente di imprese a rinunciare al finanziamento, non potendo mantenere gli impegni di investimento originariamente assunti. Gennaio

16 4. Infrastrutture e beni collettivi I patti territoriali non possono essere valutati solamente alla luce delle loro performance finanziarie e occupazionali. Una delle finalità della procedura pattizia, infatti, era quella di cambiare l'approccio degli attori locali ai temi dello sviluppo - incoraggiando una impostazione di tipo progettuale e partecipata - e di promuovere un cambiamento del contesto socio-istituzionale in cui operano le imprese e i cittadini. L'intenzione, dunque, era di favorire un miglioramento della governance e della qualità della vita delle comunità locali, aumentandone la dotazione di beni collettivi 8 e potenziandone il capitale sociale sia a livello "meso" (delle relazioni tra le istituzioni e le organizzazioni collettive) che a livello "micro" (delle relazioni tra gli attori economici). Va innanzitutto ricordato come, grazie ai PTBA, nelle aree interessate sono in corso di realizzazione una mole consistente di interventi e infrastrutture pubbliche. Solamente in tre patti (Area Sud Basilicata, Cosenza e Locride) non è stato previsto alcun intervento di tipo infrastrutturale e le risorse del patto sono state destinate esclusivamente ad incentivare gli investimenti privati. In un quarto caso, quello di Simeto Etna, pur non essendo previste infrastrutture "a carico" del patto, la Provincia e il Consorzio ASI di Catania hanno elaborato progetti esecutivi per opere pubbliche, congruenti con le iniziative del patto, per oltre 37 milioni di euro 9. Negli altri casi la percentuale di risorse destinate alle infrastrutture pubbliche si aggira mediamente intorno al 18% dell'investimento complessivo, in un paio di casi arrivando a sfiorare il 40% (Tab. 11). Si tratta di interventi che mostrano un discreto stato di avanzamento, comunque maggiore che negli altri Patti (Tab. 12). Nei patti di prima generazione, infatti, le erogazioni per le iniziative infrastrutturali hanno oltrepassato i due terzi del totale, mentre in quelli di seconda generazione, avviati da meno tempo, si attestano su un terzo. Tab. 11 Interventi infrastrutturali: percentuale sull'investimento complessivo Patti % Patti % Ferrara 39,6 Caltanisetta 9,9 Napoli 39,5 Canavese 9,4 Alto Belice Corleonese 32,4 Rovigo 8,7 Lecce 20,5 Foggia 2,4 Vibo valentia 20,3 Area sud Basilicata - Valdichiana 18,1 Cosentino - Teramo 15,5 Locride - Benevento 13,7 Simeto Etna - Maremma grossetana 13,7 PTBA (valore medio) a) 17,7 Sangro Aventino 11,4 PT non inclusi nella ricerca (v.m.) 19,3 Nord barese ofantino 10,0 Totale 61 patti Territoriali (v.m.) 18,8 Fonte: Elaborazioni su dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) le medie sono calcolate esclusivamente con riferimento ai patti che prevedono degli interventi infrastrutturali 8 Per "beni collettivi" si intendono beni e servizi a carattere indivisibile. Beni per i quali l'accesso e la fruizione non sono riservati a singoli soggetti (che ne acquisiscono un diritto di godimento di tipo privatistico) bensì disponibili per una pluralità di individui, ovvero per una "collettività di riferimento". Vi sono due tipi di beni collettivi, differenziati tra loro sulla base dei diversi criteri di accesso che identificano il gruppo dei potenziali beneficiari. Nel caso dei beni pubblici non esistono "regole di chiusura", per cui nessun attore può essere in linea di principio escluso dalla loro fruizione. Nel caso dei beni di club/categoriali, invece, esistono specifiche restrizioni che ne riservano l'uso - in maniera esclusiva - a determinate categorie di soggetti. Per approfondimenti si vedano: Buchanan (1965); Cornes e Sandler (1986). 9 Si tratta per lo più di interventi sulla viabilità e opere di urbanizzazione per le aree industriali (per un elenco dettagliato si veda la Tavola 1/Appendice3). Gennaio

17 Tab. 12 Patti Nazionali: indicatori di performance finanziaria al 30/6/02 (valori medi %) Capacità di spesa effettiva a) Tipo di patto N. Iniziative Imprenditoriali Interventi Infrastrutturali Totale Patto Territoriale Patti di prima generazione 12 42,4 60,4 44,3 PTBA inclusi nella ricerca 4 49,8 68,6 52,9 Patti non inclusi nella ricerca 8 37,8 52,3 38,9 Patti di seconda generazione 39 30,2 21,3 27,8 PTBA inclusi nella ricerca 11 33,4 33,9 34,7 Patti non inclusi nella ricerca 28 29,0 17,7 25,1 Fonte: dati della Segreteria Cipe del Ministero dell'economia e delle Finanze Nota: a) si veda la nota alla Tab. 3 Complessivamente, nei 15 PTBA che prevedono delle iniziative infrastrutturali sono previsti ben 143 progetti volti ad aumentare - direttamente o indirettamente (mediante programmi di incentivazione) - la dotazione territoriale di beni e servizi collettivi (per la tipologia Tab. 13; per un elenco dettagliato Appendice 3/Tavola 1). La maggioranza di questi progetti è finalizzata alla valorizzazione delle risorse del territorio, con interventi sul patrimonio storico-architettonico (musei, aree archeologiche, recupero centri storici, salvaguardia e restauro di monumenti ed edifici storici, ecc.), sull'ambiente e sulle strutture turistico-ricettive dell'area (realizzazione di itinerari turistici e percorsi naturalistici, sistemazione e valorizzazione dei parchi naturali; costruzione di parchi tematici, allestimento di centri informazione e di accoglienza turistica ecc.). Tab. 13 Tipologia degli interventi e delle infrastrutture pubbliche Tipo di intervento Numero progetti % Viabilità 32 22,4 Centri congressi e fieristici 6 4,2 Aree industriali 17 11,9 Potenziamento di risorse idriche, elettriche, 13 impianti di depurazione ecc. 9,1 Valorizzazione delle risorse del territorio 60 42,0 Altri interventi 15 10,5 Totale ,0 Legenda. Viabilità: strade, trasporto su rotaia, ecc. Centri congressi e fieristici: Centri congressi, poli fieristici ed espositivi, ecc. Aree industriali: costruzione, urbanizzazione e ampliamento di aree industriali. Potenziamento risorse idriche, elettriche: interventi di metanizzazione, potenziamento delle reti idriche ed elettriche e degli impianti di depurazione e smaltimento dei rifiuti ecc. Valorizzazione delle risorse del territorio: musei, aree archeologiche, recupero centri storici, salvaguardia e restauro di monumenti ed edifici storici, realizzazione di itinerari turistici e percorsi naturalistici, sistemazione e valorizzazione dei parchi naturali; costruzione di parchi tematici, allestimento di centri informazione e di accoglienza turistica ecc. Altri interventi: realizzazione di strutture sportive, opere di urbanizzazione, recupero funzionale di edifici e impianti industriali ecc. Gennaio

18 La seconda categoria che raccoglie il maggior numero di progetti concerne il miglioramento della viabilità. Si tratta per lo più di interventi che mirano a potenziare la rete viaria, migliorando l'accessibilità esterna e la mobilità interna all'area mediante la realizzazione di svincoli, tangenziali, ponti, ecc. Altre iniziative riguardano: le opere di urbanizzazione primaria e la realizzazione di infrastrutture per le aree industriali; il potenziamento delle reti idriche ed elettriche e degli impianti di depurazione e smaltimento dei rifiuti; la realizzazione di centri congressi, poli espositivi e fieristici e altri interventi a carattere generale (realizzazione di strutture sportive, opere di urbanizzazione, recupero di edifici ecc.). L analisi di dettaglio che è stata effettuata nei 19 casi permette di affermare che gli interventi infrastrutturali mostrano una buona coerenza con i progetti di sviluppo elaborati nell'ambito dei patti. Di essi, oltre il 60%, evidenzia un stretta integrazione settoriale e funzionale rispetto agli investimenti privati finanziati (Tab. 14), mentre il resto assume una valenza di tipo più generale, volta a migliorare la situazione contestuale dell'area (è questo soprattutto il caso degli interventi sulla viabilità). Tab. 14 Interventi e infrastrutture pubbliche integrati settorialmente con gli investimenti privati a) Di cui interventi integrati Tipo di intervento Interventi pubblici settorialmente v.a. valori % Viabilità ,3 Centri congressi e fieristici ,7 Aree industriali ,0 Potenziamento di risorse idriche, elettriche, impianti di depurazione ecc ,9 Valorizzazione delle risorse del territorio ,0 Altri interventi ,0 Totale ,3 Nota: a) L'integrazione settoriale degli interventi e delle infrastrutture pubbliche rispetto agli investimenti privati è stata valutata dai ricercatori che hanno svolto gli "studi di caso" sulla base di due criteri: 1) coerenza con le finalità generali del progetto di sviluppo del patto; 2) relazione funzionale con gli investimenti privati finanziati in un settore di attività. Sono dunque escluse dal conto le infrastrutture che, pur risultando coerenti con le finalità del patto, mostrano un profilo meno definito; si presentano cioè come interventi di tipo generale volti a migliorare il contesto dell'area, senza però una chiara e diretta integrazione con gli investimenti privati finanziati in uno specifico settore. Per molte delle infrastrutture e dei progetti pubblici programmati è difficile stabilire una chiara distinzione tra finalità di tipo economico e obiettivi più ampi di miglioramento della qualità della vita per gli abitanti della zona. È questo il caso di circa la metà dei progetti predisposti nell'ambito dei PTBA, in particolare di quelli finalizzati alla "valorizzazione delle risorse del territorio" (Tab. 15). Questi ultimi, infatti, oltre a produrre effetti per l'economia locale, presentano anche delle indubbie ricadute positive per il benessere dei cittadini: Gennaio

19 migliorando la vivibilità degli ambienti urbani (piste ciclabili; parchi cittadini), aumentando la salvaguardia e la fruibilità delle risorse naturali e paesaggistiche (parchi naturali; percorsi attrezzati, ecc.), recuperando il patrimonio storico-culturale e il senso di appartenenza alla comunità locale (recupero centri storici; restauro beni monumentali ecc.). Tab. 15 Interventi e infrastrutture pubbliche che hanno ricadute dirette sul benessere dei cittadini, migliorando la qualità della vita delle comunità locali (valori percentuali di riga: secondo il tipo di intervento) Di cui interventi che migliorano Tipo di intervento Interventi pubblici la qualità della vita locale v.a. valori % Viabilità ,4 Centri congressi e fieristici Aree industriali Potenziamento di risorse idriche, elettriche, impianti di depurazione ecc ,5 Valorizzazione delle risorse del territorio ,0 Altri interventi ,3 Totale ,0 Sempre su questo versante, inoltre, nei PTBA sono presenti anche una serie di progetti, sia pubblici che privati, che perseguono esplicitamente finalità di promozione del benessere sociale. Da un lato alcune iniziative mirate specificamente sul "capitale umano": attività di formazione e di orientamento per la ri-qualificazione della forza lavoro e l'inserimento professionale dei giovani in cerca di occupazione 10. Dall'altro una serie di interventi più ampi - previsti quasi esclusivamente nei patti europei - che puntano a promuovere servizi sociali e ricreativi attraverso la valorizzazione dei cosiddetti "nuovi giacimenti occupazionali": 1) finanziamenti volti a stimolare l'offerta di servizi alle persone (Sangro Aventino; Napoli Nord-est); 2) contributi a sostegno del settore no-profit; 3) progetti per la prevenzione del disagio, come ad esempio la creazione di case famiglie per minori, giardini per l'infanzia ecc. (Napoli Nord-est; Alto Belice Corleonese); 4) infine una serie di finanziamenti volti a realizzare interventi e strutture per il tempo libero e lo sport (Sangro; Napoli Nord-est; Alto Belice) 11. In alcuni casi, quest'ultimo tipo di iniziative ha avuto un notevole impatto sulla realtà locale. È quanto si è verificato, ad esempio, nell'ambito del patto di Napoli Nord-est con il finanziamento della costruzione di un cinema: un intervento apparentemente marginale rispetto alle finalità principali del patto, volte a promuovere lo sviluppo economico, ma che nella realtà di disagio sociale dell'area hanno assunto una valenza indubbiamente positiva. Un messaggio di discontinuità rispetto al passato, come si 10 Per un elenco dei PTBA che prevedono interventi di questo genere si veda la Tabella 2 riportata nell'appendice Interventi di questo tipo sono previsti anche in alcuni patti nazionali, ad esempio, con la realizzazione di impianti sportivi (Maremma Grossetana), la ristrutturazioni di teatri (Valdichiana) ecc. Gennaio

20 desume chiaramente dal seguente passaggio tratto dal rapporto dedicato a questo caso di studio: In uno dei comuni più grandi del patto, poco meno di cinquantamila abitanti, non esisteva nemmeno una sala cinematografica. Erano trascorsi venti anni da quando l unico cinema del comune, di proprietà di un privato, era stato chiuso. Diverse volte nel corso di tali anni si era discusso della possibilità di farlo riaprire. Alcuni cittadini, ancora pochi anni fa, avevano presentato una petizione al sindaco, ma non se ne era fatto niente. Oggi, grazie al patto, è stata costruita ed aperta una piccola multisala, con annessi dei servizi come un bar ed un parcheggio. 5. L'efficacia percepita Nel corso della ricerca si è provveduto ad effettuare interviste (in media 15 per caso di studio) a testimoni privilegiati circa gli effetti del Patto. I testimoni ascoltati comprendono tanto personalità coinvolte a vario titolo nelle attività, quanto osservatori esterni. Si tratta in particolare di responsabili e tecnici delle società di gestione del Patto, di imprenditori, di politici e funzionari pubblici, di rappresentanti delle organizzazioni degli interessi. La grande maggioranza dei "testimoni qualificati" intervistati riconosce un rilevante impatto esercitato dai PTBA sulle aree interessate. I tre quarti di essi rilevano un deciso miglioramento su diversi aspetti della realtà locale, attribuendo un discreto punteggio su molte delle dimensioni esaminate 12 (Tab. 16 e Fig. 1). Solamente su una delle questioni sottoposte al giudizio degli intervistati emerge una valutazione meno positiva: si tratta delle infrastrutture sociali, che come abbiamo visto sono state però oggetto di interventi specifici solamente nel caso dei patti europei. All'opposto, l'efficacia percepita raggiunge livelli particolarmente elevati su tutte le questioni che concernono il partenariato e la governance locale. Viene apprezzato non solamente il miglioramento del clima tra le istituzioni e le organizzazioni collettive, ma anche la capacità progettuale acquisita dagli enti locali e lo snellimento delle procedure amministrative. Anche gli imprenditori intervistati, che pure risultano i più cauti nei loro giudizi, registrano su questi aspetti un sensibile miglioramento 13 (Tab. 17). 12 Per rilevare l'efficacia del patto percepita dai testimoni qualificati è stata impiegata una tecnica di scaling - il "termometro dei sentimenti" - appositamente ideata nelle scienze sociali per "misurare" le opinioni e gli atteggiamenti dei soggetti intervistati. A questi ultimi, infatti, viene chiesto di esprimere delle valutazioni soggettive su varie questioni, assegnando un punteggio all'interno di un intervallo di valori predefinito (nel nostro caso compreso tra 1 e 10 minimo/massimo miglioramento). Ovviamente si tratta di una tecnica di "misurazione" impropria, mancando una unità di misura indipendente a carattere intersoggettivo. L'obiettivo di tale strumento è comunque quello di avvicinarsi a delle "misurazioni" ricorrendo ad un continuum nel quale la distanza tra due valori è nota e l'intervistato procede a graduare lo spazio semantico tra i due estremi collocandovi il proprio giudizio sui vari items. Si tratta, in altri termini di una scala autoancorata, che non intende eliminare la "soggettività" della valutazione. Questa dimensione del resto è proprio ciò che si intendeva rilevare nella ricerca: come i testimoni qualificati valutassero l'impatto esercitato dai PTBA sulla realtà locale. Ciò anche nella convinzione che le rappresentazioni sociali di un fenomeno esercitino una concreta influenza su di esso. Ovvero, nel nostro caso, che la percezione di efficacia attribuita al patto contribuisca - almeno in parte - alla realizzazione dei suoi obiettivi: il mutamento del contesto sociale e culturale locale ai fini dello sviluppo. 13 In particolare, tre quarti di essi apprezzano molto lo snellimento avvenuto nelle procedure amministrative e che sia maturata una nuova cultura condivisa dello sviluppo. Gennaio

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