CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI

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1 CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI Camera dei Deputati IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni Indagine Conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici Audizione del 3/7/2014 Documento Analisi e dati

2 INDICE SEZIONE DATI PER IX COMMISSIONE EXECUTIVE SUMMARY 3 LA STORIA RECENTE DEL SETTORE 5 LA SITUAZIONE ATTUALE. 13 LA STRUTTURA DEL MERCATO 13 INDOTTO DEL SETTORE RADIOTELEVISIVO 22 CENTRALITA NEL MERCATO DEI CONTENUTI 24 VALORE DEL SISTEMA RADIOTELEVISIVO COME SERVIZIO 28 2

3 EXECUTIVE SUMMARY Dati settore radiotelevisivo FATTURATO 9,5 MILIARDI DI EURO (TV e radio e nazionali e locali, pubbliche e private free e pay) (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, bilanci 2012) OCCUPAZIONE ADDETTI DIRETTI OCCUPATI NELL INDOTTO (stima CRTV) GIORNALISTI 1 DIPENDENTE SU 10 DELLE TV NAZIONALI E GIORNALISTA (anticipazione da indagine lavoro Confindustria 2013) CANALI/EDITO RI NAZIONALI CANALI/EDITO RI LOCALI 1 DIPENDENTE SU 3 DELLE TV LOCALI (perimetro associati CRTV) E GIORNALISTA/TELEREPORTER 192 I CANALI/SERVIZI NAZIONALI PUBBLICATI DA AUDITEL DI 33 EDITORI 230 IN TOTALE I CANALI, 50 GLI EDITORI (includendo i non pubblicati) (elaborazioni CRTV su dati Auditel e altri) 405 LE EMITTENTI COMMERCIALI LOCALI, 3126 I PROGRAMMI TRASMESSI 93 LE EMITTENTI COMUNITARIE LOCALI, 275 I PROGRAMMI (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) RADIO LOCALI 929 LE EMITTENTI RADIOFONICHE LOCALI, 1167 I MARCHI TRASMESSI (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) Negli ultimi 10 anni il settore televisivo italiano ha affrontato la transizione del segnale trasmissivo dalla modalità analogica al digitale sulla piattaforma più diffusa, quella via etere, il satellite pay aveva già effettuato tale migrazione dal La radio si appresta, dopo una lunga fase sperimentale a questo grande passo. La transizione al digitale, complessa e onerosa per programmazione e logistica, virtuosa per la collaborazione di sistema, ha mutato profondamente il mercato che ha visto moltiplicarsi il numero di canali, degli editori, delle piattaforme: una conquista in varietà, pluralismo dell offerta, scelta tecnologica per l utente. Un caso di eccellenza in Europa. Per le TV locali, la digitalizzazione, pur rappresentando un opportunità di modernizzazione, ha accentuato la parcellizzazione del settore, che stenta a trovare una sostenibilità. Il mercato televisivo si sta assestando sui nuovi equilibri indotti dalla multicanalità (erosione delle share delle televisioni tradizionali, frammentazione del consumo televisivo) e dalla progressiva convergenza fra TV e internet sugli schermi televisivi smart ossia 3

4 connettibili e sui cosiddetti second screen dei device mobili (pc, tablet, smartphone, consolle). La TV tradizionale è presente su tutte le nuove forme di fruizione con un offerta mirata, gratuita in streaming dai portali delle emittenti o on demand a pagamento su tutti i device per i contenuti più pregiati; trasmette in alta definizione (sono già oltre 70 canali in HD fra piattaforma DTT e satellite), 3D e in futuro ultra HD, attraverso i nuovi sistemi di compressione e codifica, tecnologie che permetteranno anche un uso più efficiente dello spettro. La TV affronta oggi la crisi economica che ha avuto impatti forti sul settore (oltre il 30% del fatturato pubblicitario perso negli ultimi 5 anni). In questo contesto i maggiori operatori (Rai, Mediaset e Sky) hanno mantenuto ciononostante i livelli occupazionali. La TV rimane centrale nel consumo mediatico degli italiani (il consumo giornaliero di televisione è in aumento) e nella filiera audiovisiva, su cui mantiene livelli di investimento sostenuti nonostante la crisi, rispettando virtuosamente tutti gli obblighi di sistema, nazionali e sovranazionali (es. quote di programmazione e investimento, par condicio, tetti alla pubblicità). Sono questi e altri obblighi che hanno delimitato e costruito nel tempo un sistema nel suo complesso di servizio pubblico, ossia un sistema plurale, gratuito e a pagamento, dove ognuno possa accedere in un ambiente protetto a contenuti informativi, di intrattenimento ed educativi di qualità. La sfida di oggi continuare a mantenere il proprio valore nell ecosistema Internet dove in pochi anni competitor globali per dimensioni e localizzazione, altissima capacità di penetrazione di mercati e pubblici competono senza alcuna regola sul mercato dell attenzione degli utenti e quindi sulla pubblicità. Senza limiti a tutela di principi costituzionalmente garantiti (tutela dei minori, privacy, pluralismo per citarne alcuni), né obblighi di alcuna sorta verso il sistema in cui operano, spesso senza generare ritorni né economici né occupazionali. La sfida è tutelare il prodotto audiovisivo sulle reti, dalla pirateria e l identità del sistema Paese ed Europa. 4

5 LA DIGITALIZZAZIONE DELLA TV LA STORIA RECENTE DEL SETTORE La digitalizzazione della TV in Italia è iniziata a partire dal segmento satellitare che trasmette in digitale dal 1997 (Telepiù, prima pay in Europa a trasmettere in DVB- T) e vede disponibili, nella modalità distributiva DTH (direct to home), i principali canali gratuiti, generalisti, tematici e locali italiani, e i bouquet delle televisioni a pagamento. L impulso decisivo alla piena digitalizzazione è stato però assicurato dal processo di switch- over dalla modalità analogica a quella digitale sulla televisione terrestre. Il 4 Luglio 2012, con 6 mesi di anticipo rispetto al calendario originario, la transizione di Palermo ha concluso la digitalizzazione del segnale televisivo via etere, iniziata nell autunno 2008 in Sardegna con gli spegnimenti programmati. Il passaggio alla tecnologia digitale terrestre ha coinvolto in Italia 10 reti nazionali e oltre 600 TV locali, per un totale di impianti di trasmissione, un caso unico in Europa per complessità di gestione. La transizione ha permesso di portare il segnale digitale terrestre in tutte le abitazioni TV, senza necessità di acquisto della parabola satellitare e senza costi per l utente (tranne quelli dell acquisto del terminale e, in alcuni casi dell intervento sull antenna). In realtà il processo di digitalizzazione del segnale terrestre era iniziato anni prima con i test di area (2003); e l avvio del simulcast del segnale analogico/digitale nel 2004 aveva già prodotto i primi effetti in termini di offerta e servizi: quando la Sardegna ha iniziato la transizione nell ottobre 2008 i canali nazionali accessibili gratuitamente al pubblico italiano tramite frequenze terrestri erano già passati da 10 a 18 e nel mercato televisivo erano entrati 6 nuovi editori. È di quegli anni anche il lancio di offerte concorrenti a pagamento sul digitale terrestre (Mediaset Premium e La7 Carta+), attraverso l innovativa formula delle tessere ricaricabili; oltre alla sperimentazione anche su frequenze terrestri (su satellite a pagamento erano già presenti) di diversi livelli di interattività: dalla cosiddetta visione arricchita (approfondimenti sui contenuti, lingua originale, guida elettronica ai programmi, giochi ecc.) con consultazione di servizi informativi anche locali (meteo, servizi) via datacast abbinato al segnale TV, all interattività piena (es.voting), con canale di ritorno (modem) attraverso i decoder interattivi. Negli anni della transizione è stata inoltre introdotta l alta definizione anche nella distribuzione DTT e la diffusione del segnale televisivo su cellulare (DVB- H). Il digitale terrestre è oggi la piattaforma più diffusa in Italia, presente in 24 milioni di famiglie, pari al 93% del totale delle famiglie italiane, e il 98% delle famiglie TV. Segue il satellite a pagamento, presente in 4,7 milioni di famiglie italiane (18%). Per quanto riguarda il satellite gratuito, le famiglie dotate di apparati ricettivi funzionanti sono 4,6 milioni, (17% fonte Digital Monitor- Ergo Research, C.A.T.I., Wave mar- apr 2014), 2,1 milioni le famiglie utenti di TivùSat. Il dato di diffusione è riferito ad almeno un televisore per abitazione TV. In realtà ci sono ampi margini di sovrapposizione delle piattaforme di ricezione televisiva nelle famiglie italiane. Del resto tutti i televisori venduti dall aprile 2009 sono predisposti per la ricezione del digitale terrestre e la dotazione media delle famiglie italiane è di 1,8 televisori (ricerca di base Auditel, ultimo trimestre 2013). 5

6 DIFFUSIONE TV DIGITALE PER PIATTAFORMA DTT: 93,2% SKY: 18,3% SAT FREE: 17,7% NO TV: 4,6% Famiglie: 24,1 milioni 4,7 milioni 4,6 milioni 1,2 milioni SOVRAPPOSIZIONE PIATTAFORME TV 12,3 % 4,2 % 0,2 % 13 % SAT FREE+DTT SKY+DTT DTT+SATFREE+SKY SAT FREE+SKY Fonte: Digital Trends Marzo- Aprile 2014 (Ergo Research) Anche in Europa il passaggio al digitale è stato trainato dallo spegnimento programmato del segnale analogico terrestre. Il processo ha coinvolto tutti e 27 i Paesi UE (tranne la Romania che spegnerà il segnale analogico nel 2015), la maggior parte dei quali contemporaneamente all Italia, nel periodo Piattaforma di riferimento per 120 milioni di famiglie, 275 milioni di individui, il digitale terrestre è presente nel 46% delle famiglie UE, seguito dal cavo (31%), il satellite (23%) e il broadband (6%) (Eurobarometer, dati fine 2013). Oltre che in Italia il digitale terrestre è la piattaforma più 6

7 utilizzata in Spagna (88%), Francia (60%), Croazia (65%), Grecia (52%), Repubblica Ceca (49%), ma gode di ampia diffusione anche in Regno Unito (37%), Finlandia (44%) e Lettonia (40%) dove l etere non era tradizionalmente il mezzo diffusivo principale del segnale TV (ibidem). La televisione digitale terrestre (DTT, Digital Terrestrial Television) Perché il DTT. Il legislatore nazionale ha individuato nel digitale terrestre la tecnologia che meglio poteva trasferire il pubblico italiano al digitale mantenendo l universalità del servizio: - il segnale via etere giungeva alla quasi totalità della popolazione, - esistevano limiti economici (costo di installazione delle parabole) e non (es. nelle città d arte) alla diffusione del satellite, - la distribuzione via cavo era praticamente inesistente in Italia (contrariamente ad altri territori europei), - il digitale terrestre è più efficiente per la declinazione locale del segnale ed è l unica tecnologia che permette la ricezione in mobilità. Collaborazione di sistema. Gli operatori TV, riuniti nella cabina di regia dell associazione di scopo DGTVi, scelsero di dotare la piattaforma terrestre di standard aperti e interoperabili, ossia che permettessero a più operatori pay di utilizzare tessere diverse sullo stesso terminale. L interoperabilità ha anche reso la piattaforma DTT aggiornabile (software e middleware, da remoto in datacast), un eccellenza a livello europeo. Nel passaggio i maggiori operatori hanno inoltre delineato, di concerto con l industria dei produttori di televisori (industry globale), standard di base condivisi e test specifici di qualità per le diverse tipologie di ricevitori (decoder esterni e integrati nei televisori) con i bollini DGTVi. Il sistema dei bollini ha permesso di guidare e garantire gli utenti nell acquisto dei nuovi terminali e coordinare la comunicazione al pubblico. Un processo complesso. La specifica orografia del territorio italiano ha imposto complicate negoziazioni delle frequenze transfrontaliere con i Paesi confinanti europei e nordafricani per la gestione delle interferenze, che in parte sussistono ancora. Questa situazione ha suggerito l adozione di soluzioni ambiziose quanto complesse, come la scelta dell isofrequenza per i canali nazionali, che permette un uso più efficiente della banda e facilita la ricezione in mobilità. TV locali. La digitalizzazione del segnale terrestre ha permesso di trasferire al digitale il sistema dell emittenza locale, che in epoca analogica contava oltre 600 editori (una situazione simile in Europa si riscontra solo in Spagna): oggi sono circa 500 le emittenti operative (anticipazioni da Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) di cui 405 commerciali e 93 comunitarie che operano a livello provinciale, regionale e pluri- regionale. Ognuna offre una molteplicità di programmi nei rispettivi territori (sono oltre 3100 quelli trasmessi dalle sole commerciali). Sulla digitalizzazione il comparto locale ha investito molto: secondo stime dell Associazione TV locali in CRTV da 1,5 a 5 milioni di euro per operatore per l adeguamento degli impianti alla nuova tecnologia diffusiva. Il digitale su satellite Sviluppatasi a partire dal 1997 con l avvio dell offerta di Telepiù Digitale, e dall anno successivo con quella di Stream Tv, la TV digitale via satellite in Italia ha rappresentato, sino all avvio del processo programmato di switch- off dell analogico, l unica piattaforma in grado di ospitare nuove 7

8 offerte televisive in chiaro e a pagamento, a causa dei limiti frequenziali della TV terrestre analogica. Già dai tardi anni 90 il satellite costituiva una scelta obbligata per coloro che erano situati in zone non in grado di ricevere correttamente i tradizionali canali della TV terrestre per le particolari problematiche relative all orografia del territorio italiano. Sky. Contemporaneamente all avvio del simulcast via etere, in Italia iniziava una nuova era anche per la televisione digitale a pagamento su satellite con il lancio, il 31 Luglio 2003, di Sky Italia. La pay TV del gruppo News Corp di Rupert Murdoch è scaturita dalle due piattaforme pay che operavano sul mercato italiano, Tele+ (nata agli inizi degli anni 90 per iniziativa del gruppo Fininvest e poi ceduta a seguito delle norme anticoncentrazione, c.d. Legge Mammì) e Stream (STET, 1993) dopo il via libera alla loro fusione della Commissione UE (marzo 2003). A seguito della ristrutturazione delle attività all interno del gruppo NewsCorp, Sky è recentemente passata sotto il controllo della 21st Century Fox. Offerta. Fin dalle origini l offerta di Sky è stata caratterizzata da contenuti premium (soprattutto sportivi e cinematografici) e da un alto tasso di innovazione tecnologica volto a proteggere la sicurezza del segnale (dalla pirateria) e ad arricchire l esperienza di visione dell utente. Ben presto la piattaforma ha investito in canali di proprietà, in produzioni originali (serie ) e autoproduzione (informazione e intrattenimento), contribuendo allo sviluppo del comparto cinematografico e audiovisivo italiano. Già nel primo anno di vita erano oltre 100 i canali e servizi (cinema, sport, intrattenimento, bambini e ragazzi, documentari e viaggi, musica e news) offerti: un mese dopo il debutto della piattaforma nasceva il canale all news Sky TG24. L offerta sportiva di Sky si arricchiva con l acquisto dei diritti dei maggiori eventi sportivi (Mondiali di calcio, Olimpiadi) e con canali dedicati a nuovi sport (Formula 1, Moto GP). Nel 2008 veniva lanciato il canale all news di sport Sky Sport 24, nel 2009 due canali con palinsesto generalista: Sky Uno e Cielo, canale gratuito del gruppo su DTT. Visione arricchita. Nel novembre 2005 Sky ha lanciato il My Sky, decoder con funzioni PVR (Personal Video Recorder) il cui hard disk interno permetteva di registrare fino a due programmi contemporaneamente e vederne un terzo preregistrato. Dal 2008 la versione HD di MySky univa le funzionalità PVR con l'alta definizione di Sky HD. Nel settembre 2009, a ridosso del passaggio del primo grande spegnimento programmato del segnale analogico via etere (circa 6 milioni di famiglie coinvolte in Val d Aosta, Piemonte Occidentale, Trentino Lato Adige, Lazio, Campania) Sky annunciava l'arrivo della Sky Digital Key, una chiavetta USB con funzioni di sintonizzatore digitale terrestre. Nel 2011 nasceva Sky Go l'applicazione per vedere Sky su dispositivi mobili (smartphone e tablet) e su personal computer. Dal 2012 il servizio Sky On Demand, una library di contenuti a richiesta offriva il meglio della programmazione dei canali Sky su richiesta per gli abbonati. Nell 2014 è partita Sky Online, un offerta over the top che permette di accedere da PC, tablet, consolle e smart TV ai contenuti di cinema, sport e intrattenimento di Sky senza vincoli di abbonamento. Alta definizione e 3D. Il 2006 è l anno in cui Sky ha lanciato i primi 4 canali in HD accessibili al pubblico italiano e ha trasmesso i mondiali di calcio Fifa di Germania, anch essi in alta definizione, nel 2009 Sky Primafila HD, primo servizio pay per view in alta definizione. Nel 2012 i canali HD toccano quota 52, e gli abbonati che fruiscono del servizio sono già oltre il 70% del totale. Nell Ottobre 2010 Sky ha trasmesso il primo evento in 3D in diretta: la finale della Ryder Cup. Un 8

9 anno dopo ha lanciato Sky 3D, il primo canale 3D in Italia. Nel 2007 Auditel ha cominciato a pubblicare gli ascolti della piattaforma la cui offerta a fine anno diveniva disponibile sulle reti IPTV di Telecom Italia, Fastweb e Wind. Sky oggi offre su satellite oltre 160 canali tematici, 28 in PPV, 63 in HD e uno in 3D. 200 altri canali, compresi i principali in chiaro nazionali e numerose emittenti internazionali, sono inoltre fruibili tramite il decoder Sky al di fuori dell abbonamento con Sky. Gli abbonati sono (fonte aziendale, marzo 2014). Tivùsat. Come in altri Paesi europei (Francia con FranSat e TNT Sat, Regno Unito con FreeSat ), si è predisposta un offerta complementare gratuita su satellite per servire le aree non raggiunte dal segnale terrestre. I maggiori operatori (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media) durante lo spegnimento programmato del segnale analogico hanno creato una società apposita, Tivù Srl, che offre servizi di piattaforma (es. guida elettronica ai programmi, promozione, standard) e sistematizza la ritrasmissione via satellite del segnale DTT dei maggiori canali attraverso Tivùsat. Tivùsat è una piattaforma tecnologica aperta e gratuita. Accessibile attraverso l installazione parabola e un decoder dedicato dotato di tessera per il decriptaggio dei diritti nazionali (pagamento una tantum) permette di vedere i maggiori canali nazionali trasmessi su digitale terrestre. Sulla piattaforma sono presenti 63 canali televisivi nazionali e locali, di cui alcuni in HD, cui si aggiungono 32 canali radiofonici e 11 internazionali, di importanti emittenti quali BBC, Euronews, France 24, TV5 Monde, Deutsche Welle, Bloomberg, Al Jazeera, CCTV News, NHK. A giugno 2014 Tivùsat ha oltre smart card attive ed è stata scelta dall 8,5% delle famiglie italiane (dati aziendali). LA DIGITALIZZAZIONE DELLA RADIO Dopo una lunghissima fase sperimentale anche la radio si prepara al passaggio al digitale. La tecnologia è il DAB (Digital Audio Broadcasting,) che dal 2007 si è evoluto nel DAB+, standard che consente di attuare la digitalizzazione mantenendo il simulcast in FM (poiché utilizza frequenze diverse dal servizio analogico in FM). I vantaggi della digitalizzazione attraverso DAB+ Di efficienza di 3-4 volte maggiore del DAB, il DAB+ permette di trasmettere fino a 20 programmi radiofonici su un multiplex (MUX, frequenza digitale), a potenza nettamente minore, con segnale più stabile e persistente, non interferito o ostacolato, oltre all associazione a contenuti multimediali (con il T- DMB) e l erogazione di servizi a valore aggiunto. Per l utente la nuova tecnologia presenta indubbi vantaggi: elevata qualità audio, assenza di interferenze tipiche dell FM, uso di reti iso- frequenziali, 9

10 flessibilità per aggiornamento continuo di programmi e dati (riconfigurazione dinamica), trasmissione di messaggi di emergenza di pubblica utilità, uso efficiente delle frequenze, semplicità di uso dei terminali. Ulteriori vantaggi della radio digitale in relazione all erogazione di servizi a valore aggiunto sono: servizi dati testuali e visuali: testo scorrevole con informazioni sui programmi ed altri contenuti dinamici; immagini con contenuti variabili e dinamici, DMB, trasmissione di contenuti video; servizi dati: TPEG traffico, informazioni sui percorsi, parcheggi, pubblica utilità; trasmissione di siti web multimediali a terminali mobili; servizio di teletext. Le emittenti radiofoniche che trasmettono in digitale, hanno già attivi alcuni dei servizi sopra elencati. I vantaggi derivanti dal passaggio al digitale sono notevoli anche per i broadcasters: risparmi nei costi di trasmissione, miglioramento della qualità del segnale, opportunità di sviluppare nuovi contenuti, aumentando la qualità del servizio, collezionando nuova audience e aumentando i ricavi, gamma di ricevitori disponibili con prezzi a partire da 20 (15 nel 2015); Un rapporto presentato recentemente da Harris Broadcast fornisce informazioni dettagliate sui vantaggi economici nell introduzione del DAB +: basti pensare che i costi della gestione di una rete DAB+ incidono tra 6 e 13 volte meno di quelli della gestione FM. Il segnale digitale radiofonico copre già il 65% della popolazione italiana. Sono già state rilasciate ad alcuni operatori le licenze ad operare sperimentalmente (del. AGCOM 664/09/CONS). E stato avviato il progetto pilota nella regione Trentino Alto Adige (delibere AGCOM 280/12/CONS e 383/13/CONS) con il rilascio dei diritti d uso agli operatori. Attualmente, gli operatori di rete radiofonica nazionali attivi in tecnica digitale DAB+ sul territorio italiano sono: la RAI, operante sul blocco trasmissivo 12B; CLUB DAB ITALIA (società consortile tra le emittenti nazionali analogiche M2O, Radio 101, Radio 24, Radio Capital, Radio Deejay, Radio Dimensione Suono, Radio Maria e Radio Radicale) assegnataria dei diritti d uso sul blocco 12C; EURODAB ITALIA (società consortile che trasmette in simulcast i palinsesti analogici delle emittenti nazionali RTL 102.5, Radio Italia, Radio Padania, Radio Orbital gruppo Mondadori, Radio Vaticana e 7 nuovi contenuti radiofonici all digital) autorizzata all uso del blocco 12A. Gli operatori radiofonici a livello locale operativi sul DAB+ sono: CR DAB Consorzio Radio Digitale sul blocco trasmissivo 13F con 12 programmi; Consorzio DAB+ TAA Digitale, blocco 12D, 11 programmi; Trentino DAB1, blocco 10, 11 programmi. 10

11 Fornitori di servizi di media radiofonici nazionali e locali già ricevibili in analogico Nuovi Fornitori di servizi di media radiofonici nazionali e locali Fonte: Associazione Radio Locali CRTV Il crescente sviluppo della radio digitale è anche testimoniato dal numero e dall importanza dei fornitori di servizi di media radiofonici oggi ricevibili con un semplice apparato DAB+. Infatti, è proprio la presenza di canali esclusivamente ricevibili in tecnica digitale uno dei motivi, se non il più importante, che induce l utilizzatore ad acquistare un ricevitore DAB+. L Italia, già oggi, offre un gran numero di nuovi canali. La strategia delle società consortili nazionali creatisi per la transizione è privilegiare le ricezione outdoor a partire dalle aree con maggiore densità di popolazione (Nord 45,88% - Sud 23,42% - Centro 19,57% - Isole 11,13%). Il 50,7% degli utenti infatti ascolta la radio fuori casa e in particolare in auto. È per questo che, allo stato attuale, il segnale radiofonico in tecnica digitale copre più di Km compresivi di autostrade, strade statali, tangenziali Mi/Bo e G.R.A. Roma. La RAI, per prima, seguita dalle società consortili nazionali private, oltre alle simulazioni di copertura effettuate attraverso software di analisi del territorio, è impegnata in campagne di misure territoriali grazie alle quali si sono potuti ottenere ulteriori dati per migliorare il servizio. 11

12 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni Le società consortili nazionali private sopra menzionate hanno costituito una task force che si occupa della promozione della radio digitale. La task force si avvale del contributo di tutte le emittenti nazionali che attualmente trasmettono in tecnica digitale. È stato stretto un accordo con le analoghe unità operative Tedesca e Svizzera per l uso di un unico marchio, digitalradio, per la promozione della radio trasmessa in DAB+. 12

13 LA SITUAZIONE ATTUALE L industria televisiva italiana è uscita dalla fase di digitalizzazione del segnale via etere delineando nuove offerte gratuite e a pagamento. In dieci anni ( ) i canali nazionali diffusi via etere sono decuplicati, da 10 a 100 di cui 78 su base gratuita, 6 in alta definizione: accanto alla TV generalista, si sono moltiplicate le reti declinate per generi e target. Si tratta dell offerta più ricca per volume e varietà in Europa sulla piattaforma digitale terrestre per numero di canali in chiaro e servizi pay. OFFERTA NAZIONALE SU DTT Prima dello switch over (2002) Inizio switch off (2008) SD in chiaro (2013) HD in chiaro (2013) Servizi pay (2013) FRANCIA ITALIA REGNO UNITO SPAGNA Fonte: elaborazioni CRTV su fonti varie. NB: esclusi i canali time- shifted e le offerte adult Ma il valore maggiore è nel sistema nel suo insieme. Complessivamente sono 192 i canali e servizi nazionali i cui risultati di audience sono pubblicati da Auditel, prodotti da 33 editori (TV nazionali e locali, free e pay su etere, sat, IPTV). Se si considerano anche i canali nazionali non pubblicati sono oltre 230 i canali nazionali, 50 gli editori. Sulla piattaforma Tivùsat sono inoltre disponibili 11 canali di 8 editori stranieri. Un sistema che in pochi anni ha prodotto varietà di offerta e plularità di voci: i nuovi editori sono stranieri o nazionali provenienti da settori esterni al televisivo (es. Feltrinelli, Gambero Rosso) o nuovi editori tout court (es. i canali delle società sportive). I canali si sono moltiplicati in numero ma anche in varietà di generi offerti. A fianco delle tradizionali reti generaliste costruite attorno a un palinsesto studiato per accogliere il pubblico più ampio possibile, si sono aggiunte le reti cosiddette semigeneraliste e tematiche. 13

14 CANALI /SERVIZI NON PIATTAFORMA PREVALENTE EDITORI NAZIONALI (tot.50) * * PUBBLICATI * PUBBLICATI * A+E TELEVISION NETWORK ITALY 3 SKY ANICA FLASH 1 DTT ARKIMEDIA 1 DTT ASS. PADRE PIO 1 DTT AUTOMOTO TV SRL 1 SKY AXN ITALIA SRL (SONY) 3 SKY [ BOING SPA (MEDIA SET/TURNER) 2 DTT ] BUONGIORNO SPA 1 DTT CAIRO COMMUNICATION 2 DTT CHELLO ZONE (LIBERTY MEDIA) 2 SKY CLASS EDITORI SPA 1 1 DTT DE AGOSTINI EDITORE SPA 5 1 SKY DIGICAST SPA (RCS) 3 SKY DISCOVERY ITALIA SRL 16 1 SKY EFFE 2005 (FELTRINELLI) 1 DTT ELEMEDIA (ESPRESSO) 4 1 SKY EUROSPORT SA 2 SKY FC INTERNAZIONALE MILANO (INTER) 1 SKY FILMEDIA 1 SKY FOX INTERNATIONAL CHANNEL ITALIA 17 SKY FOX/TOTO 1 SKY GAMBERO ROSSO 1 SKY GIGLIO GROUP SPA 1 SKY GRUPPO LT MULTIMEDIA 4 DT T GUIDO VENEZIANI EDITORE 1 DTT H3G (LA3) 1 1 DTT HSE24 SPA 1 DTT JUVENTUS FC SPA 1 SKY MAN GA TV E YAM ATO VIDEO 1 SKY MTV NETWORKS ITALIA/VIACOM 13 SKY NBC UNIVERSAL GLOBAL NETW. ITALIA 2 SKY OPEN SPACE PUBBLICITA' SRL (RTL 102.5) 1 DTT QVC 1 DTT R.T.I. (MEDIASET) 19 *** DTT RADIO ITALIA SPA 1 1 DTT RAI SPA 14 DTT (TV 2000) RETE BLU 1 DTT ROCK TV SRL 2 SKY SEVEN MUSIC ENTERTAINMENT 1 SKY SKY ITALIA SRL 56 SKY SOC. SPORTIVA LAZIO 1 SKY SOC. SPORTIVA ROMA 1 SKY (NBC) SPARROWHAWK INTL 1 SKY SPORTCAST SRL 1 DTT/SKY SPORTITALIA (PRIMATV) 3 DTT T.B.S. (RETECAPRI) 1 DTT TIME WARNER 1 DTT/SKY TURNER BROADCASTING SYSTEM SRL 4 SKY VERTICON SRL 1 SKY WALT DISNEY CO. ITALIA 8 SKY Fonte: Elaborazione CRTV su dati Auditel e altri *NB Canali: Sono inclusi i canali + 1 e +2, esclusi i canali stranieri trasmessi sulle piattaforme Sky e Tivùsat e quelli presenti esclusivamente su piattaforma IPTV.**NB Editori: dal computo è escluso Boing SPA joint venture fra Mediaset e Turner, editori già presenti nel settore. Sky e Fox ora fanno entrambe capo al gruppo 21st Century Fox, Sparrowhawk (ex Hallmark) in Italia al gruppo NBC: in questi casi si è deciso lasciarli nel computo poiché si tratta di attività editoriali separate. *** di cui 8 servizi PPV 14

15 La multicanalità è stata una rivoluzione per un mercato che solo fino a 10 anni fa concentrava nelle maggiori reti generaliste oltre il 90% di share. Una rivoluzione solo in parte arginata dai maggiori broadcaster con il lancio di proprie reti tematiche: dei 24 punti di share persi dalle reti generaliste di Rai e Mediaset circa la metà sono state recuperate grazie a tale diversificazione. TABELLA TV GENERALISTE VS RESTO Fonte: elaborazioni Rai su dati Auditel Per le TV locali il problema di visibilità e sostenibilità nell ambiente multicanale è ancora maggiore. 18 milioni di italiani si sintonizzano ogni giorno sulle locali, le 159 monitorate da Auditel, ossia un campione limitato dell offerta se si considera che sono 405 le emittenti commerciali e 3126 i programmi trasmessi da queste ultime dopo il passaggio al digitale (anticipazioni da Osservatorio CR 2014, dati 2012). Dalle elaborazioni Auditel risulta che i contatti netti generati dal settore sono in rapido calo (- 12% nei primi 4 mesi del 2014), erano oltre 23 milioni nel 2011 (Osservatorio FRT 2013). Il comparto già prima dell avvento della tecnologia televisiva digitale terrestre era contraddistinto per l elevato numero di soggetti presenti: la moltiplicazione dell offerta nazionale e locale operata dal digitale ha accelerato una polverizzazione in termini di risorse del mercato pubblicitario locale già in atto. 15

16 ITALIA TV LOCALI Contaf nef del giorno medio mensile (totale giorno) gen- 14 feb- 14 mar- 14 apr- 14 Fonte: Elaborazione CRTV su dati Auditel Il settore pay è viceversa più stabile, anche se il numero di abbonati cresce a un ritmo più ridotto ed anzi negli ultimi due anni ha registrato un calo per quanto riguarda Sky (dopo il picco di 5 milioni nel 2011 gli abbonati sono ora stabili intorno ai 4,8 milioni). Per Mediaset il parco abbonati rimane stabile a circa 2 milioni (escluse le tessere ricaricabili). In definitiva la multicanalità ha comportato una frammentarietà dell offerta, dei consumi e degli investimenti pubblicitari cui non ha ancora fatto riscontro un adeguamento del mercato. La televisione, in uscita da un periodo di investimenti massicci in innovazione, è alla ricerca di nuovi equilibri in un mercato che è mutato radicalmente. 16

17 LA STRUTTURA DEL MERCATO In questo contesto in rapida evoluzione è intervenuta la crisi economica generale, che ha portato cali a due cifre negli investimenti dedicati ai media che hanno subito nel complesso una contrazione di oltre 3,4 miliardi di euro in 5 anni: dai livelli 2008, la televisione e la radio hanno perso rispettivamente il 27% e il 30% di investimenti pubblicitari, la stampa (periodica e quotidiana) addirittura il 68%. Invesgmeng pubblicitari (*1000) Anni La stampa quotidiana è in assoluto il settore che ha perso di più in valori assoluti circa 1,4 miliardi di euro in 5 anni, seguita dalla TV, 1,3 miliardi: dai bilanci aziendali di Rai e Mediaset risulta come praticamente il totale della contrazione delle risorse pubblicitarie dedicate alla TV sia gravato sui due maggiori gruppi televisivi Invesgmeng pubblicitari per mezzi (*1000) Anni QUOTIDIANI PERIODICI TV RADIO Fonte: elaborazione CRTV su dati Nielsen 17

18 Secondo l ultima perimetrazione SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni, Del. 114/14/CONS) nel 2012 il valore complessivo del sistema delle comunicazioni è pari a circa 19 miliardi di euro, rispetto ai 20 miliardi di euro circa raggiunti nel Ciò equivale a un decremento del settore delle comunicazioni pari del 6,2% in un anno, andamento negativo ancora più marcato di quello registrato, nel 2012, dall intera economia nazionale. Dai primi mesi del 2014 la contrazione degli investimenti è più contenuta, segnando forse, una timida inversione di tendenza nel settore televisivo (+2%) e radiofonico (+7%). Fonte: elaborazioni CRTV su dati Nielsen Media Research. * Dati riferiti alla stima dell effettiva spesa sostenuta dagli investitori pubblicitari. NB: I dati di Mediaset e Rai comprendono le reti generaliste e le specializzate free e pay. Nel 2013 Switchover Media è stata acquisita da Discovery. Ovviamente le risorse del settore TV inoltre non si esauriscono in quelle pubblicitarie. Includendo nel computo anche la altre fonti, poiché canone (salvo adeguamento) e offerte a pagamento sono sostanzialmente stabili, la contrazione delle risorse che complessivamente sono afferite al settore TV è più limitata e stimabile intorno al 5% rispetto ai livelli del 2009, 9% rispetto a quelli del 2010 (elaborazioni AGCOM da Relazioni Annuali , NB: basate su stime per il 2012). 18

19 RISORSE DEL SETTORE TELEVISIVO CANONE OFFERTE A PAGAMENTO PUBBLICITA' PROVVIDENZE/CONVENZIONI Fonte: Relazioni annuali AGCOM Come tutti i settori industriali e produttivi del paese, e in particolar modo le piccole e medie imprese, anche il comparto dell emittenza locale ha inevitabilmente risentito della crisi economica. Questo ha portato a un consistente calo della raccolta pubblicitaria delle emittenti televisive locali che sono state costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali: negli ultimi tre anni oltre il 50% delle aziende ne ha usufruito per salvaguardare la sopravvivenza aziendale e l occupazione (fonte UIL Comunicazione). Quello che è certo è che su un mercato in assestamento si è inserita una crisi economica senza precedenti con impatti significativi sulla maggiore risorsa, quella pubblicitaria. Dalle quote di investimenti pubblicitari destinati ai mezzi nel emerge inoltre che: la televisione mantiene quote di investimenti sostanzialmente stabili (in percentuale) intorno al 50% del totale; la radio perde 3 punti percentuali e passa dall 8% degli investimenti totali al 5%; la stampa (editoriale periodica e quotidiana) perde 7 punti percentuali per giungere nel 2013 al 20% del totale investimenti i punti persi da radio e stampa vengono raccolti dalla pubblicità online che in 5 anni è passata dal 6 al 17% del totale degli investimenti pubblicitari. 19

20 INVESTIMENTI PUBBLICITARI, QUOTE PER MEZZI % 27% 52% 6% 8% % 20% 50% 17% 5% TV RADIO INTERNET STAMPA ALTRI MEZZI Fonte: elaborazioni UPA su dati Nielsen È quest ultimo - la concorrenza del settore Internet sulle risorse pubblicitarie e non solo (si veda la parte dedicata ai cosiddetti Over the Top nel documento Istanze ) - l ulteriore elemento dirompente che ha già un impatto significativo sul settore televisivo e i media in generale. Si tratta di dato sottostimato perché manca il computo del maggiore operatore search nei dati forniti da FCP Assointernet. Il nuovo inizia a emergere anche nei dati di elaborazione del SIC (delibera 114/14/CONS e precedenti), dove la pubblicità online risulta pari all 8% dei ricavi totali, più pesante, in quota percentuale del cinema: e sono solo due anni (uno a regime) che viene rilevata (sulla stima del settore online vale quanto rilevato precedentemente). 20

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