Problemi di definizione e di autonomia economica delle attività basate sui principi del prendersi cura *

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1 Maurizio Ruzzene (Associazione Decrescita) Problemi di definizione e di autonomia economica delle attività basate sui principi del prendersi cura * *Testo tratto da Behond growth: Problematic Relationships between the Financial Crisis, Care and Public Economies and Alternative Currencies, pubblicato in International Journal of Community Currency Research, vol 19 D81-93, 2015 ( ) 7. Tutti i problemi evidenziati nei paragrafi precedenti mostrano in sostanza che risulta necessario trovare nuove forme di finanziamento delle economie pubbliche e di cura (EP&C), non basate sul pagamento di interessi e sullo sfruttamento del lavoro e delle risorse naturali. Per diverse ragioni il finanziamento delle economie pubbliche deve dipendere in qualche modo dai prelievi fiscali e da forme monetarie di scambio e di calcolo della ricchezza disponibile (si veda al riguardo Bosi, 2006; Bresso, 1990). Le attuali crisi fiscali e il carattere fallimentare dei tentativi di sottoporre ad estesi processi di mercatizzazione capitalistica le economie pubbliche e i beni comuni, da cui viene a dipendere lo sviluppo di una larga parte delle EP&C, indicano comunque che i sistemi fiscali e monetari costituiti devono essere profondamente modificati. Due cambiamenti risultano in particolare necessari: - un ampia riforma fiscale volta a modificare gli attuali rapporti esistenti tra il fisco, i contribuenti e le risorse disponibili, spostando una parte dei prelievi fiscali dai redditi da lavoro all appropriazione ed all uso, specie a fini di profitto privato, delle risorse naturali (ma anche umane) e dei patrimoni ambientali disponibili alle comunità, radicate nei diversi livelli territoriali; - lo sviluppo di forme di credito, di scambio e conto economico alternative a quelle dominanti, cioè non legate alle logiche di una crescita monetaria dissipativa ed al pagamento di interessi e di rendite sul denaro, ma meglio vincolate alle risorse riproducibili esistenti, in primo luogo le risorse lavorative. Ho già considerato in un altro scritto i principali problemi che possono derivare dal finanziamento delle EP&C attraverso le tasse ambientali e le riforme fiscali che si possono rendere necessarie per dar luogo ad uno sviluppo economico sociale di tipo sostenibile (Vedi Ruzzene 2008: ). Qui si soffermeremo solo sui principali problemi derivanti dal finanziamento delle EP&C sulla base di sistemi di scambio e credito monetari o pseudo monetari, come quelli sperimentati in alcuni modelli di monete alternative (AC). Prima dobbiamo considerare però alcune delle difficoltà che possono sorgere se si vogliono sviluppare forme di finanziamento delle EP&C in grado di risultare

2 sostenibili nel lungo periodo, non solo in termini ambientali ma anche economici. E va precisato che impiegherò il termine sviluppo sostenibile non per indicare processi legati a qualche forma di crescita economica ma soprattutto per indicare un cambiamento delle forme economico sociali esistenti, necessario per adattarsi al mutamento inevitabile dei bisogni umani così come dei contesti ambientali. Bisogna rilevare innanzitutto che il modo più sostenibile e appropriato per finanziare le EP&C dovrebbe risultare collegato ai principi specifici che stanno o dovrebbero stare alla base delle stesse EP&C. Come in ogni approccio di tipo ecologico, le EP&C sostenibili dovrebbero favorire autonomia, equità, cooperazione, solidarietà, responsabilità ed adeguate condizioni di equilibrio, economico ed ambientale. Credo che solo un livello adeguato di autonomia responsabile dei singoli possa promuovere uno sviluppo ampiamente condiviso di legami basati sull equità, la cooperazione e l equilibrio economico sociale. E un adeguato livello di autonomia responsabile dovrebbe svilupparsi non solo nelle dimensioni delle scelte e delle decisioni individuali ma anche nelle dimensioni economiche e nell azione dei diversi sistemi sociali (implicando capacità sufficienti di auto-sostentamento). Un adeguata autonomia (e autosufficienza) economica delle EP&C rispetto alle dinamiche economiche capitalistiche appare necessaria soprattutto perché dipendere dalla ricchezza prodotta dall economia accrescitiva di tipo capitalistico significa di fatto dipendere da una pluralità di forme di sfruttamento di ogni risorsa disponibile e dal degrado ambientale inevitabile che ne consegue. Livelli adeguati di autosufficienza economica delle EP&C non sono però facilmente conseguibili e si richiedono alcune condizioni economiche e socio culturali non ancora pienamente sviluppate. L ostacolo principale che rende difficile l acquisizione di livelli adeguati di autosufficienza economica delle EP&C dipende in primo luogo dal fatto che non tutti possono pagare (o non si può far pagare a ciascuno) i servizi e i beni forniti dalle EP&C. Spesso si tratta dell obbligo di soddisfare bisogni che sono diventati diritti civili (cioè diritti di tutti, a prescindere dalle loro condizioni economiche o capacità di pagamento), come avviene per i diritti di accesso ai servizi sanitari essenziali e all istruzione di base. Oppure si tratta della necessità di prendersi cura di beni comuni, la cui conservazione deve essere comunque garantita, anche se i singoli privati individui non possono farsene carico, o non hanno interesse a farlo, perché si tratta di rispondere ad interessi generali, comuni, sia sul piano locale che globale (per un approfondimento di tali aspetti si può vedere Ostrom 1990, o i già citati Bosi e M. Bresso). Le attività di cura comunque costano, e il loro costo aumenta con il crescere del degrado ambientale, che è largamente dovuto alla crescita incessante delle attività produttive e di consumo, specie in quanto condizionate da orientamenti di tipo capitalistico. Per questo è giusto che le attività produttive e di consumo, specie

3 quelle condizionate da orientamenti accrescitivi di tipo dissipativo, paghino attraverso forme di tassazione adeguate per i costi arrecati alle collettività o sostenuti attraverso l organizzazione delle EP&C. Come indicato ripetutamente non sembra però opportuno che le EP&C dipendano completamente dalla ricchezza sociale prodotta secondo logiche e dinamiche di tipo capitalistico, né tantomeno che agiscano in modi analoghi a quelli orientati capitalisticamente per reperire le risorse necessarie al loro funzionamento nei mercati esistenti, perché questo comporterebbe quasi inevitabilmente un ulteriore degrado dei contesti ambientali e delle relazioni sociali. Queste difficoltà apparentemente insormontabili possono essere considerevolmente ridotte se si estende il campo d intervento e i principi delle attività e delle economie di cura, piuttosto che ridurlo come tende ad avvenire oggi. Se vogliamo che l estensione delle EP&C assuma delle valenze positive dobbiamo in primo luogo estendere il concetto di cura nel concetto o nei principi del prendersi cura : includendovi più in particolare il prendersi cura delle implicazioni socio ambientali oltre che esistenziali del proprio agire pratico produttivo e sociale. In questa prospettiva i principi del prendersi cura dovrebbero essere introdotti in tutte le attività produttive, di beni e servizi, che possono già o potrebbero in futuro collocarsi ad di fuori delle logiche della crescita economica continua ed incondizionata, e al di fuori del pagamento di rendite profitti ed interessi che sostengono la crescita di tipo capitalistico (e svariate forme di sfruttamento e dissipazione di ogni tipo di risorsa, umana e naturale, individuale e collettiva). Si tratta in sostanza di andare oltre alla concezione ristretta della cura come attività informale, che si colloca fuori da ogni relazione economica, come la cura della famiglia e i lavori domestici non pagati, implicanti per chi li svolge a tempo pieno legami di dipendenza e spesso carenza di autonomia economica (per approcci differenti al concetto di cura si può vedere: Tronto 1994; Bubeck 1995; Held 2006; Eisler 2009). E dovremmo andare oltre la concezione della cura come attività specialistica rivolta direttamente a qualcosa o qualcuno da rimettere in salute o in equilibrio, come avviene per le attività mediche e di recupero ambientale. Attività di cura informali, non economicamente determinabili, ed anche specialistiche continueranno inevitabilmente ad esistere nelle società future, ma a cambiare dovrebbero essere i contesti economici generali complessivi che si possono dare appunto sulla base di un estensione ampia degli stessi concetti del prendersi cura. In quanto si prendano cura delle implicazioni derivanti dal dispiegamento della loro azione produttiva ed organizzativa, sia nei contesti ambientali sia nel vissuto delle persone, tutte le attività produttive di servizi e di beni, sia pubbliche che private, possono rientrare nel concetto delle economie basate su principi della cura. Potremo definirle per brevità Economie di Cura, come abbiamo fatto qui, o anche Economie Ecologiche, includendovi non solo le economie pubbliche ma anche tutte le attività produttive che tengono conto sia delle conseguenze ambientali del loro agire sia della qualità delle relazioni e delle attività lavorative, nelle piccole imprese e anche in

4 industrie di ampie dimensioni. Si può pensare alle economie solidali e alle imprese sociali, ai settori agro alimentari di tipo biologico, alla bio edilizia o anche al turismo sostenibile, se i livelli di sostenibilità vengono stabiliti realmente sulla base delle ricadute complessive di ogni agire economico produttivo. Attività ed imprese ispirate in qualche modo dai principi del prendersi cura sono cresciute significativamente negli ultimi decenni, ma non hanno trovato ancora forme di finanziamento adeguate a soddisfare pienamente i principi che dovrebbero ispirarle (vedi al proposito: Arnpserger 2013; Utting, van Dijk and Matheï 2014). E ci sono numerosi ordini di ragioni che possono spiegare questa carenza, comprese l egemonia esercitata dai sistemi di finanziamento monetari attuali e la difficoltà teoriche e pratiche di concepire forme di finanziamento alternative. Alla base di quest ultima difficoltà si può individuare però anche la persistenza di una sorta di avversione per ogni forma di economizzazione dell esperienza, coltivata in una parte significativa delle culture alternative, specie quelle basate sui principi della reciprocità e del dono, che costituiscono uno dei filoni più rilevanti negli approcci al prendersi cura. Si pensa generalmente che attribuire un valore economico non solo alle attività di cura ma anche ad una parte dei servizi pubblici implichi inevitabilmente una mercificazione delle relazioni che arriverebbe a negare i principi della reciprocità, del disinteresse e del dono sulla cui base tali attività e servizi dovrebbero svolgersi (si veda ad esempio Ribault 2007). Ma attribuire un valore economico alle attività imperniate sui principi del prendersi cura non implica necessariamente né ricadere in forme di mercificazione capitalistica né riprodurre relazioni di tipo impersonale o egoistico. Si possono invece acquisire livelli maggiori di autonomia dei singoli, individui ed organizzazioni sociali, sia rispetto agli altri individui ed organizzazioni sociali sia nello svolgimento della loro azione all interno di prospettive di più lungo periodo. E si può soprattutto tener meglio conto dei costi sostenuti dai singoli e dalle collettività nel dispiegamento delle loro attività improntate ai principi del prendersi cura, che sono costi determinabili specialmente in tempo di lavoro speso oltre che di uso e consumo di risorse disponibili o che devono essere ricostruite o recuperate. Bisogna tener presente soprattutto che la reintroduzione dei principi del prendersi cura può ridurre significativamente le capacità di crescita produttiva delle imprese volte a produrre beni e servizi in regime di libero scambio, riducendo le loro possibilità di competere con le attività produttive di beni e servizi orientate dai principi della redditività capitalistica (specie là dove queste ultime possono essere organizzate secondo economie di scala e di intensificazione dei tempi produttivi). Più precisamente possono esservi cadute di produttività sia per le singole imprese sia sul piano economico complessivo. Le ragioni dovrebbero essere abbastanza ovvie, e su alcune ci siamo già soffermati nei paragrafi precedenti (per considerazioni più dettagliate si veda anche Ruzzene 2005 e 2008 e Arnsperger 2013).

5 Comunque è anche facilmente intuibile che il recupero dei principi del prendersi cura all interno delle attività di imprese che operano in condizioni di mercato può aumentare significativamente il livello della qualità dei servizi e dei beni, delle relazioni sociali e dei contesti ambientali. Questo deve essere considerato ed anche compensato, specie nelle società altamente competitive come le attuali, dove l impegno nel prendersi cura del lavoro, delle persone e delle condizioni comuni di vita può comportare maggiori costi economici ed anche il fallimento per molte imprese. Così non solo le economie pubbliche e solidali ma anche l agricoltura biologica, le attività artigianali tradizionali e le stesse imprese industriali organizzate secondo i principi del prendersi cura, e che non possono competere nei mercati orientati capitalisticamente, dovrebbero essere adeguatamente protette e sostenute dai governi e dalle comunità, nazionali e locali. Ciò può essere conseguito costituendo nuovi metodi di finanziamento e di contabilità economica e provvedendo su tali basi nuove, più stabili ed equilibrate condizioni di domanda radicate territorialmente, specie al livello locale. I vantaggi acquisibili dalle comunità, specie in termini di maggior equilibrio e stabilità delle condizioni di impiego, potrebbero essere notevoli. Attribuire un valore economico autonomo e positivo alle EP&C può ampliare il volume dei servizi volti alla conservazione e riparazione dei contesti sociali e naturali, per attivare i quali mancano oggi le risorse monetarie necessarie (per alcuni esempi concreti si veda ad esempio Hallsmith and Lietaer 2011). Uno sviluppo equilibrato dei servizi di cura della persona, delle relazioni sociali e degli ambienti naturali non comporta generalmente costi elevati in termini di ricadute ambientali negative, piuttosto essi tendono a rigenerare sia le risorse naturali che le relazioni umane (si può vedere al proposito Daly 1996; Heurgon and Landrieu 2007). I costi principali sono in lavoro, che generalmente non può essere sostituito ma solo coadiuvato da macchine, così lo sviluppo delle economie di cura o ecologiche può fornire buone condizioni di impiego, meno alienanti e più gratificanti e ricche di senso rispetto alla maggior parte di attività organizzate secondo i principi della valorizzazione capitalistica. Per attribuire alle EP&C un valore nuovo dotato di valenze positive, e non negative come avviene oggi in prevalenza per la spesa pubblica, abbiamo bisogno non solo di nuovi e più appropriati criteri e strumenti di contabilità economica, ma anche di nuovi sistemi di scambio e di credito, come quelli approntati da alcuni modelli di monete alternative. Abbiamo bisogno in particolare di MA non legate ad alcuna dinamica di crescita economico monetaria inflazionistica e dissipativa, e che si dimostrino in grado di superare i maggiori limiti e difficoltà rivelati dalla maggior parte di MA già sperimentate un po in tutto il mondo negli ultimi decenni.

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