INTRA ET EXTRA MOENIA

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1 INTRA ET EXTRA MOENIA Sguardi sulla città fra antico e moderno a cura di R osanna C ioffi e G iuseppe P ignatelli giannini editore

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3 Anche le città credono d essere opera della mente o del caso, ma né l una né l altro bastano a tener su le loro mura. D una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

4 Comitato scientifico: Salvatore Cerasuolo, Cettina Lenza, Luigi Mascilli Migliorini, Matteo Palumbo, Giovanni Polara, Gianni Carlo Sciolla In copertina, T. Jones, Landing to the Mirados Palace near Capo di Monte, Naples, olio su carta, Particolare. Collezione privata (da Viaggio d artista nell Italia del Settecento. Il diario di Thomas Jones, a cura di A. Ottani Cavina, Milano 2006) Alla pagina 3, A. Guesdon, Naples. Vue prise au dessus de la plage de Chiaja, Particolare Nei risguardi, G.F. Bolte, W. Wittolf, Neapel von S. Martino aus gesehen, 1840 ca. Particolare Sul retro, L. Mazarini, Mappa originale della città di Benevento, Roma, Archivio di Stato, Catasto gregoriano 2014 by Seconda Università degli Studi di Napoli. DiLBeC - Dipartimento di Lettere e Beni Culturali isbn-13: Progetto grafico ed editing di Giuseppe Pignatelli

5 Indice Nadia Barrella Il racconto che manca. Riflessioni sul museo della città a Napoli 7 Paola Carfora Città dall alto. Osservazioni sui patrimoni aerofotografici e dati open source nella ricerca aerotopografica per lo studio delle città antiche 15 Maria Luisa Chirico La fine tragica di una città: Troia da Eschilo a Euripide 21 Rosanna Cioffi Storia e critica d arte nel secolo dei Lumi. Cochin, Richard e Sade in viaggio a Napoli 27 Al e s s a n d r a Co e n L abitare dei Piceni: il caso di Belmonte Piceno (AP) 35 Simonetta Conti Fondazione ed evoluzione delle città ispano americane 43 Claudio De Stefani Immagini di Costantinopoli nella poesia tardoantica e bizantina. Appendice: un emendazione a Const. Rhod. Ss. App Serenella Ensoli Mitra e la Campania. Per lo studio del Mitreo dell antica Capua 59 Luca Frassineti Il Redattore del Mella di Nicolò Bettoni (Brescia, ottobre 1804-dicembre 1811): profilo culturale e letterario di un non ben noto periodico cittadino 67 Cristina Giannini Dal restauro della rovina all abbandono controllato. Riflessioni sulla conservazione della città 75 Fe r n a n d o Gi l o t t a Qualche aspetto della civiltà urbana arcaica in area etrusco-italica 81 Anna Grimaldi Caserta tra progetto di città e Siti Reali borbonici: arte e tutela 87 Ri c c a r d o Lat t ua da, Ca r l a Ve n d i t t i Prime letture della storia e del patrimonio artistico della Congrega della Redenzione sotto il titolo della Morte nella Cattedrale di Santa Maria Capua Vetere 95 Marcello Lupi Una città abitata kata komas. La rappresentazione di Sparta e dei suoi villaggi all alba della storiografia moderna 103 Astrid Pellicano Latina, una città ri-fondata 109

6 Maria Gabriella Pezone La città di fronte al disastro. Progetto di ricostruzione urbana e tecniche edilizie applicate a Benevento dopo il terremoto del Giuseppe Pignatelli Un insediamento religioso ai margini della città: il monastero napoletano di S. Benedetto a Chiaia 125 Elena Porciani Milano, teddy boys e rock n roll. La Nebbiosa di Pier Paolo Pasolini 133 St e fa n i a Quilici Gi g l i Avvicinandosi alle città, lungo la via Appia: paesaggi e significati 141 Ca r l o Re s c i g n o Cuma arcaica e l architettura campana 149 Marcello Ro t i l i Alle origini di Benevento medievale 157 Arianna Sacerdoti Le acque, le ricchezze, la Camena: la città di Siracusa nel XIV libro dei Punica di Silio 165 Gaia Salvatori La citta in 3D nella fotografia di Pier Luigi Pretti 171 Claudia Santi Roma città aperta. Integrazione sociale e inclusione religiosa in Roma antica 179 Federico Scarano Innsbruck e il conflitto per l Università italiana nell Impero asburgico agli albori del Novecento 185 Giulio Sodano L identità urbana nella memoria storica dell età moderna: il caso capuano 191 Daniele Solvi Giovanni da Capestrano e la città di Dio 197 Simona Valente Per un profilo sociolinguistico della città di Caserta: metodologia e primi risultati di una ricerca in corso 203 Paola Zito Partenope a stampa. La lunga durata di un simbolo 209 Indice dei nomi 217 Indice dei luoghi 227 Elenco delle illustrazioni a colori 231

7 La città di fronte al disastro. Progetto di ricostruzione urbana e tecniche edilizie applicate a Benevento dopo il terremoto del 1702 Maria Gabriella Pezone The paper focuses on the rebuilding project of Benevento after the earthquake in 1702 planned by Carlo Buratti. The Ticinese architect didn t change the historical plan of the Roman and Medieval town, but he designed just new regular squares and naturally reinforced the unstable buildings and rebuilded the destroyed ones. Through the study of the Buratti s drawings and his technical reports the paper will try to analyze the knowledge about the connection between the structural damages and the earthquakes in the 18th century. I terremoti hanno da sempre favorito, attraverso cicliche distruzioni e ricostruzioni, le trasformazioni e il rinnovamento di architetture e centri urbani nel corso dei secoli. Nella storia della città di Benevento il susseguirsi di molti eventi sismici ha contribuito a plasmare la sua forma urbis sin dall antichità 1. In età moderna un terremoto memorabile fu quello del 1452, cui fecero seguito i due eventi sismici accaduti a distanza di 14 anni, nel 1688 e nel Proprio tra Sei e Settecento si misero in atto le iniziative architettoniche più incisive che contribuirono a imprimere alla città quella forte impronta che in larga parte ancora oggi la caratterizza 2. Per molti anni Benevento rimase un cantiere a cielo aperto dove si venne a concretizzare un interessante incontro tra la cultura architettonica napoletana e quella romana, quest ultima favorita anche dalla condizione politica di enclave pontificia. Erano infatti ancora in corso i lavori di ricostruzione per i danni del terremoto del 1688 quando il 14 marzo del 1702 fu colpita dal nuovo sisma, che causò la distruzione e l inagibilità di due terzi del patrimonio edilizio 3. Le scosse furono tre a distanza di un quarto d ora, le prime due d intensità inferiore all ultima, circostanza che permise alla maggior parte degli abitanti di mettersi in salvo, mentre gli edifici rimasero tutti lesionati in maniera più o meno grave 4. L arcivescovo Vincenzo Maria Orsini 5 che per l impegno e per il ruolo fattivo svolto in occasione di entrambi i disastri meritò giustamente l appellativo di alter cònditor urbis 6 stilò personalmente una stima dei danni da inviare a Roma 7, facendo richiesta alla Reverenda Camera Apostolica di un tecnico esperto, un «architetto pratico e non speculativo» per delineare un programma d intervento razionale e coordinare tutte le operazioni di ricostruzione. Voleva in questo modo scongiurare gli errori compiuti nel 1688 quando come lamentava lo stesso Orsini «per esserci valuti di semplici fabbricatori, ci furono gettate le muraglie buone e conservate le inette» 8. Il 23 Aprile del 1702 arrivò a Benevento una squadra di maestranze romane dirette da Carlo Buratti 9, l architetto di origini ticinesi che rispose a pieno a quell esigenza di praticità richiesta dall arcivescovo. L approfondimento delle vicende ricostruttive condotte altrove mi ha consentito di attribuire al solo Buratti la regia dell intero piano di ricostruzione, prima genericamente assegnato anche a Filippo Raguzzini e Giovan Battista Nauclerio 10. L architetto si trattenne in città una prima volta dall aprile al giugno del 1702 ritornando poi tra il 1705 e il 07 per progettare il nuovo acquedotto cittadino, occasione nella quale contribuì ulteriormente all opera di ricostruzione ancora in corso 11. Le linee guida del suo programma, improntato a criteri di praticità ed economicità, sono evidenziate con chiarezza in una pianta schematica di Benevento disegnata proprio per indicare le zone nelle quali era indispensabile intervenire con maggiore solerzia. Il grafico riproduce tridimensionalmente con una maggiore definizione le mura, che risultavano diroccate nella parte meridionale, l asse stradale principale ed enumera gli interventi più urgenti (fig. 1) 12. Sono evidenziate, infatti, l area del Triggio, il quartiere medievale già duramente provato dal terremoto del 1688 oramai ridotto a un cumulo di macerie, e gli edifici pubblici più rappresentativi del potere politico e religioso, la chiesa metropolitana con l episcopio, il palazzo della Comunità e il palazzo del Governatore con la rocca. Dopo aver provveduto allo spurgo del- 117

8 Maria Gabriella Pezone 1. C. Buratti, pianta schematica della città di Benevento con il piano d emergenza (ASRm) le macerie 13, Buratti fece la stima dei lavori da eseguire sugli immobili maggiormente danneggiati, alcuni dei quali furono rilevati con esattezza per potervi indicare le operazioni tecniche da mettere in pratica. Il piano di Buratti prevedeva il pieno rispetto della città storica il cui impianto fu solo ravvivato dall apertura di due nuove piazze, quella dell Episcopio che sorgeva nell area della distrutta basilica di san Bartolomeo (che sarebbe poi stata ricostruita in altro sito) e quella ovale dinanzi al complesso di S. Sofia. Più incisivo sarebbe stato, se avesse avuto attuazione, invece, l intervento previsto nel quartiere del Triggio per il quale, intuendo il maggior rischio sismico dell area, fu proposto lo spianamento e la nuova destinazione d uso a giardini. In questa zona (tra le più popolari di Benevento, con un alta concentrazione di attività economiche) situata al limite sud-occidentale della città murata, lambita dal corso del fiume Sabato, i danni dei due terremoti furono enormi. Solamente il terremoto del 1688 aveva provocato 518 morti e 39 dispersi su 1863 abitanti, pari al 35% della popolazione complessiva della città, e la situazione era peggiorata dopo il terremoto del La maggior parte delle abitazioni risultava qui distrutta poiché, nei quattordici anni intercorsi tra i due eventi, pochissime erano state risarcite o riedificate. Buona parte degli immobili poi apparteneva a enti ecclesiastici e al ceto più indigente della popolazione, categorie che erano la prima disinteressata, la seconda impossibilitata a investire nell opera di ricostruzione. Carlo Buratti e Vincenzo Maria Orsini elaborarono in collaborazione un progetto che prevedeva lo sgombero delle macerie e la trasformazione del quartiere in un grande giardino, con il conseguente spostamento della popolazione in altre zone della città 14. Il piano 2. G. Pascucci, Pianta dello spurgo del Triggio, 1712 (BCB) muoveva innanzitutto dalla «necessità di provvedere alla salute comune» 15, poiché l area era stata utilizzata come discarica di macerie ed era ormai ridotta a luogo malsano «con l aria insalubre, e pericolosa per gli nidi, che vi si faranno da serpi, rospi et altri animali velenosi» 16. Buratti si occupò della parte tecnica attraverso la redazione dei grafici, mentre l Orsini ne curò l organizzazione burocratica e finanziaria 17. Per favorire la sua realizzazione in tempi brevi, ai proprietari veniva richiesto di provvedere alla ricostruzione entro un termine prefissato, che una volta trascorso, dava diritto alla pubblica autorità di spianare il suolo e trasformarlo «a uso hortilizio» 18. Nonostante l approvazione di Clemente XI, il piano purtroppo non fu mai portato a termine e, per le forti pressioni della nobiltà locale che vedeva lesi i propri interessi economici, fu negli anni notevolmente ridimensionato e ridotto alla sola rimozione delle macerie nel concludendosi nel 1712 con l emanazione dell editto per lo spurgo del Triggio (fig. 2) 20. Nell intervento post terremoto, l asse stradale principale, l antico decumanus maximus poi via Magistrale (oggi corso Garibaldi), fu ridefinito attraverso il consolidamento degli edifici pericolanti, la ricostru- 118

9 Progetto di ricostruzione urbana e tecniche edilizie applicate a Benevento dopo il terremoto del D.A. Piperno (dis.), Benevenum depinctum in Monte S. Felicis 4. L. Pizzella (dis.), V. Aloja (inc.), Pianta della Pontificia città di Benevento disegnata d ordine di Monsignor Stefano Borgia (1763) 5. S. Casselli (dis.), C. Antonini (inc.), Topografia della Pontificia città di Benevento umiliata alla Santità D.N.S. Papa Pio VI dai consoli della medesima, particolare zione di quelli distrutti e la creazione ai due estremi opposti di due nuove piazze raggiungendo, come ebbe a notare Rotili, «risultati di rara squisitezza» 21. L area intorno al duomo fu una delle più danneggiate: la chiesa metropolitana era «restata gravissimamente conquassata» con «le colonne quasi tutte offese, ed alcune slogate», l episcopio «in parte precipitato, ò precipitante, ed il sesto tutto aperto» e la collegiata di San Bartolomeo «eretta nuovamente dà fondamenti, dà fondamenti atterrata» 22. Nel vuoto urbano lasciato da questa fabbrica l architetto progettò una nuova piazza, chiusa su un lato dall episcopio che nel suo totale rinnovamento ne diventava parte integrante 23. Buratti, come capitò spesso nella sua carriera itinerante, elaborò i disegni lasciati a tecnici locali. Per l esecuzione del nuovo episcopio fu coinvolto il carmelitano scalzo «esperto di architettura» Gaetano di Gesù e Maria, il quale, pur giudicando il progetto «eccellentissimo e di gran Magnificenza» 24, ne ridimensionò la portata per contenerne la spesa considerata troppo ingente Benevento. Il Palazzo del Governatore con la rocca La trasformazione di quest area è leggibile dal confronto di due carte, la Beneventum depinctum in Monte Sancti Felicis (metà del XVII sec., fig. 3), dove si legge la struttura urbana prima dei due terribili terremoti con la prima chiesa di San Bartolomeo ancora integra, e la Pianta pontificia della città di Benevento (1763, fig. 4), dove è visibile invece la nuova piazza rettangolare, con al centro la fontana, delimitata dal nuovo episcopio, che sarebbe poi stato raso al suolo dai bombardamenti dell ultima guerra 26. Buratti riconfigurò, inoltre, lo slargo in prossimità del monastero di S. Sofia, il complesso benedettino, interessato da una radicale opera di ricostruzione dopo il terremoto del 1688 e poi danneggiato nuovamente dalle scosse del Egli ridisegnò in forma ovale l antica cinta muraria, inserendovi al centro un portale monumentale in travertino come si ricava dalla lettura della cartografia settecentesca 28 (fig. 5). Il cambio nella sagoma della muratura, insieme all esigenza funzionale di permettere l allargamento della strada di accesso al monastero che confinava con le 119

10 Maria Gabriella Pezone 7. C. Buratti, pianta del Palazzo del Governatore con la rocca di Benevento (ASRm) mura delle carceri 29, rispondeva anche a nuovi criteri formali che contribuissero a caratterizzare lo spazio urbano «in modo nuovo secondo un modello non frequente nell urbanistica barocca» 30. È interessante inoltre soffermarsi sugli interventi puntuali di restauro progettati da Buratti per i due edifici più importanti della città, perché consentono di fare qualche considerazione sulle conoscenze sismiche all inizio del Settecento (fig. 6). Vale la pena di ricordare che, fino alla metà del secolo, non si individuarono specifici nessi tra l arte di edificare e il problema delle vibrazioni del suolo. Nella trattatistica del Seicento, che non aveva apportato novità sostanziali all eredità del passato, dominava ancora l incondizionata fiducia nell universale validità della firmitas vitruviana. Il terremoto è analizzato solamente come un fenomeno che turba l equilibrio della fabbrica, ma da queste analisi non vengono poi tratte specifiche norme da applicare alle costruzioni. Se da un lato è vero che il quadro teorico sull origine e le cause dei terremoti rimase immutato per duemila anni non facendo passi in avanti, dall altro bisogna sottolineare come invece la storia dei rimedi tecnici agli effetti del sisma abbia seguito un percorso più complesso 31. Molte soluzioni che oggi definiamo antisismiche applicate da sempre e già indicate da Pirro Ligorio in un suo trattato 32 erano dettate da saperi empirici, da una pratica costruttiva di cantiere che aveva nell esperienza la sua ragion d essere. Per molti anni l applicazione delle buone regole costruttive fu l unica prevenzione seria ai danni dei terremoti, sino al terribile sisma di Lisbona del 1755, che può essere considerato uno spartiacque per un nuovo approccio all indagine scientifica dei terremoti e per un elaborazione teorica sulle tecniche costruttive in relazione agli eventi sismici 33. Prima di questo nuovo orientamento, un «sapere non scritto» ma legato alle pratiche costruttive ha cercato in luoghi diversi e sin dall antichità di trovare rimedi tecnici per rispondere in maniera più efficace ai danni dei terremoti 34. Proprio in questa direzione è interessante approfondire le indicazioni consigliate da Buratti nei progetti di ripristino dei due edifici pubblici più importanti di Benevento che rappresentano un utile catalogo degli interventi più frequenti per rimediare ai danni sismici. D altro canto, va ricordato che l architetto discendeva da una famiglia di imprenditori edili dell area lombardo-ticinese, famosa proprio per avere una solidissima tradizione nel campo tecnico-edilizio. 120

11 Progetto di ricostruzione urbana e tecniche edilizie applicate a Benevento dopo il terremoto del C. Buratti, prospetto del Palazzo del Governatore e della rocca di Benevento (ASRm) A Benevento Carlo Buratti effettuò dapprima un preciso rilievo dei due edifici, il palazzo del governatore (con l inchiostro nero) con la rocca (delineata in giallo), che accoglieva il tribunale, le carceri e il quartiere dei soldati 35 (figg. 7 e 8), e il palazzo della Comunità (attualmente conosciuto come palazzo Paolo V) 36 (figg. 9 e 10), indicando col colore rosso le mura da rifare e le lesioni da risarcire. L individuazione di questi grafici firmati con le relazioni allegate consente di delineare, attraverso gli interventi prescritti, anche un quadro delle conoscenze e delle operazioni tecniche più frequentemente intraprese per affrontare a Benevento i danni connessi agli eventi sismici all inizio del secolo. La mancanza di specifiche teorie sulle interrelazioni tra fenomeno sismico e arte del costruire non impedì che, a livello esclusivamente empirico, nelle opere di ricostruzione si trovassero soluzioni tecniche efficaci, che sarebbero rientrate tra le prescrizioni dei primi regolamenti sismici (Messina 1909) e che risultano tuttora messe in pratica. Tra gli accorgimenti ricorrenti Buratti prescrisse la sostituzione delle volte con solai per eliminare le spinte orizzontali, come noto tra le maggiori cause di ribaltamento dei sostegni verticali; o anche nel caso di volte di particolare pregio l inserimento di catene per rinforzarle; o ancora la risarcitura delle lesioni 37. Proprio questa ultima operazione fu da lui eseguita con una tecnica considerata nel Beneventano così personale che, anche nei documenti di epoca successiva, si fa riferimento al sistema di «rinzeppare» le crepe delle murature «more Buratto» 38. Buratti ricorse infine anche al magistero dello scuci e cuci consigliando di «slargare tutte le crepature che vi sono attorno ai muri, e rimurarli con mattoni in piano» 39 ; le murature dovevano essere eseguite con materiali di buona qualità, «con fare buon lavoro con buona calce, e ben bagnati li mattoni e lavorati ben in calce» 40 e soprattutto andava curato l ammorsamento delle nuove murature nelle vecchie («ben collegato il muro nuovo con il vecchio» 41 ). Quando aveva richiesto un tecnico alla sede centrale l arcivescovo Orsini aveva sottolineato l esigenza di un «architetto pratico e non speculativo». Con la sua attività a Benevento Buratti rispose pienamente a questa necessità. Egli delineò nella città sannitica, infatti, un intervento di recupero a scala urbana razionale ed efficace che probabilmente gli valse il successivo coinvolgimento nei piani commissionati dai Ruspoli per lo sviluppo urbano di Vignanello, dove subentrò a Giovan Battista Contini 42. Carlo Buratti, infine, prescrivendo indicazioni che concorsero a consolidare gli edifici beneventani attraverso l applicazione delle corrette norme costruttive, contribuì certamente a ripristinare quella firmitas che era già stata fortemente compromessa dal precedente terremoto del

12 Maria Gabriella Pezone 9. C. Buratti, pianta del Palazzo di Città (ASRm) 10. C. Buratti, prospetto del Palazzo di Città (ASRm) 122

13 Progetto di ricostruzione urbana e tecniche edilizie applicate a Benevento dopo il terremoto del 1702 No t e 1 M. Ba r at ta, I terremoti d Italia, Torino 1901, rist. anast. Sala Bolognese 1979, p. 69. Sui danni di questo terremoto si sofferma il Sarnelli che riporta la fonte del Chronicon di Sant Antonino arcivescovo di Firenze: «Beneventana civitas notabilis (ubi Metropolitanus dignissimus) pro maiori parte destructa est». Cfr. P. Sarnelli, Memorie cronologiche de vescovi ed arcivescovi della S. Chiesa di Benevento, Napoli 1691, rist. anast. Sala Bolognese 1976, p Sulle trasformazioni urbane di Benevento cfr. M. Ro t i l i, Benevento romana e longobarda. L immagine urbana, Ercolano 1986; F. Be n c a r d i n o, Benevento. Funzioni urbane e trasformazioni territoriali tra XI e XX secolo, Napoli M. Ba r at ta, Sul terremoto di Benevento del 14 marzo 1702, Modena 1896; Id., I terremoti d Italia, cit., pp ; V. Va r i, I terremoti di Benevento e loro cause, Benevento Una rassegna molto dettagliata dei danni patiti dalle ventiquattro chiese all interno delle mura, dalle nove all esterno della cinta, dagli edifici pubblici e dalle mura cittadine fu stilata personalmente dall arcivescovo Vincenzo Maria Orsini e inviata alla Santa Sede per informare con esattezza sulle conseguenze dell evento (v. nota 7); altrettanto utile per ricostruire la storia di questo disastro è anche il resoconto contenuto in uno dei volumi dei Diari orsiniani che l arcivescovo scrisse con continuità dal 1675 durante gli episcopati a Manfredonia, Cesena, Benevento e gli anni del papato a Roma fino alla morte nel Cfr. Biblioteca Capitolare di Benevento (d ora in poi BCB), ms. 566, Diario delle funzioni pontificali che si esercitano dall Eminentissimo Signor Cardinale Orsini, Arcivescovo di Benevento, tomo III, cominciando dal I Gennaio Anno del Signore 1702, cc. 13r-18r. Sui diari cfr. A.M. De Spirito, I diari orsiniani, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 28 (1985), pp Sulla figura del futuro papa Benedetto XIII cfr. G.B. Pittoni, Vita del sommo pontefice Benedetto decimoterzo dell ordine de predicatori, Venezia 1730; G. Mo ro n i, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni, 103 voll., Venezia , V, 1840, pp. 8-20; A. Me l lu s i, Il papa Orsini, in «Rivista storica del Sannio», V (1919), pp ; A. Ia m a l i o, Benedetto XIII, in Id., Saggi di storia beneventana (Estratti dagli «Atti della Società Storica del Sannio», ), Napoli 1940, pp ; L. von Pas t o r, Storia dei papi, 20 voll., Roma , XV, 1962, p. 494 sgg; G.B. Vi g n at o, Storia di Benedetto XIII dei Frati Predicatori, 3 voll., Milano ; G. De Ca ro, Benedetto XIII, voce in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. VIII, Roma 1966, pp ; A. Za z o, Dizionario bio-bibliografico del Sannio, Napoli 1973, pp ; M. Fa n ta s i a, I papi pugliesi: Bonifacio IX, Innocenzo XII, Benedetto XIII, Fasano 1987; A.M. De Spirito, Personalità e stile di vita di Benedetto XIII vescovo e papa meridionale, in «Campania sacra», 21 (1990), pp ; G. Ci o f fa r i, M. Miele, Storia dei Domenicani in Italia meridionale, 2 voll., Napoli-Bari 1993, pp ; A.M. De Spirito, Culto e cultura nelle visite orsiniane L «osservazione partecipante» di un vescovo del Mezzogiorno, Roma È il nipote a ricordare l espressione contenuta in un sermone dedicato all Orsini. Cfr. S. Bo rg i a, Memorie istoriche della pontificia città di Benevento, 3 voll., Roma , II, p La relazione fu inviata al Segretario di Stato cardinal Paolucci. Cfr. Archivio Segreto Vaticano (d ora in poi ASV), Lettere di Cardinali, vol. 67, 1702, cc. 118r-122r, cit. da M. De Nicolais, Lo spurgo del Triggio, in «Studi Beneventani», I (1989), pp Ivi, cc. 117r-117v. Cfr. Ibidem. 9 Cfr. A. De Rienzo, Nel secondo centenario dell elezione pontificia del Cardinal Orsini, in «Rivista storica del Sannio», X, 3 (1924), pp , p. 93; M. De Nicolais, Lo spurgo del Triggio, cit., p L ipotesi di una collaborazione tra i tre artefici, formulata a suo tempo da Mario Rotili negli attenti studi sul Raguzzini, è stata poi accolta da gran parte della storiografia successiva. Cfr. M. Ro t i l i, Filippo Raguzzini e il rococò romano, Roma 1951, pp. 11, Giovan Battista Nauclerio ( ) e Filippo Raguzzini ( ) intervennero nel corso del Settecento a Benevento, ma la loro opera si colloca in anni successivi. Di questi temi mi sono occupata nella monografia sull opera di Carlo Buratti, cui mi permetto di rimandare per gli approfondimenti. Cfr. M.G. Pezone, Carlo Buratti Architettura tardo barocca tra Roma e Napoli, Firenze 2008, pp Per la riproduzione del grafico di Buratti dell acquedotto, A. Ga m ba r d e l l a, Architettura e committenza nello Stato Pontificio tra Barocco e Rococò, Napoli 1979, fig. 122 e p Cfr. anche M.G. Pezone, Carlo Buratti, cit., pp Archivio di Stato di Roma (d ora in poi ASRm), Camerale III, b. 361/83, t. II. Il disegno, decontestualizzato e non ricondotto all architetto ticinese, è stato utilizzato per un analisi storica delle mura beneventane da F. Belardelli, Mura e tessuto edilizio nello sviluppo urbanistico di Benevento in un disegno inedito del 1702, in «Storia dell urbanistica/campania IV», suppl. di «Storia dell Urbanistica», Benevento Catasti storici, mura e piazze, lug.- set. (1997), pp Questo primo intervento fu finanziato direttamente da papa Clemente XI con 2000 ducati. Cfr. ASRm, Camerale III, b. 354/18, «Concessione alla Comunità di Benevento di un prestito da attingere alla Depositeria degli spogli di Napoli, per lavori urgenti da fare dopo il terremoto [ ]», Chirografo di Clemente XI con cui si concedono d alla città di Benevento dopo il terremoto del Il Tesoriere della R.C.A. concedeva 2000 d. alla Comunità a patto che si restituissero entro cinque anni. Cfr. ASRm, Camerale III, b. 361/83, t. II, c. 112v. Nella seduta del 4 giugno 1702, infatti, il Consiglio cittadino s impegnava a restituire entro cinque anni alla Reverenda Camera Apostolica la somma da impiegare per lo spurgo delle strade. Cfr. Archivio di Stato di Benevento (d ora in poi ASB), Fondo Notarile, Pietro Paolo d Auria, 2916, I, cc. 523r-533r. 14 Su questo episodio, cfr. A. De Rienzo, Nel secondo centenario, cit., pp , p. 93; S. Ba s i l e, Restauri settecenteschi a Benevento ( ), in «Samnium», 43 (1970), pp , p. 196; M. De Nicolais, Lo spurgo del Triggio, cit., passim. 15 ASV, Lettere di Cardinali, vol. 67, 1702, cc. 57r-58r, citato da M. De Nicolais, Lo spurgo del Triggio, cit., pp BCB, Diari Orsiniani, vol. IV, cc. 165r-166r. 17 Il finanziamento avrebbe dovuto avvenire attraverso l assegnazione alla Mensa Arcivescovile di una pensione di 300, 400 o 500 ducati, insieme alla concessione alla città dello «jus prohibendi della polvere tormentaria». Cfr. M. De Nicolais, Lo spurgo del Triggio, cit., p Ibidem. 19 Ivi, pp

14 20 Il testo dell editto insieme alla pianta disegnata dall agrimensore Girolamo Pascucci sono inseriti nei Diari Orsiniani. Cfr. BCB, Diari Orsiniani, t. IV, cc. 165r-166r. 21 M. Ro t i l i, Filippo Raguzzini, cit., p BCB, Diario, cit., (ms. 566), cc. 13r-18v. Nei lavori di consolidamento del duomo eseguiti nel 1702 Buratti si avvalse della collaborazione delle stesse maestranze che lo affiancarono anche in altri lavori, come lo stuccatore Pietro Scarola, il falegname Angelo Antonio Colizza, l indoratore Nicolò Rota (BCB ms. 846, Registro delle spese fatte dall Orsini per la chiesa metropolitana ( ), c. 133r sgg.). Qui Buratti diresse i primi più urgenti interventi, ma i lavori dovettero proseguire ancora per molti anni, se ancora nel 1712 si procedette all acquisto di quattordici colonne antiche a Napoli per sostituire le vecchie distrutte. Cfr. A. Me o m a rt i n i, I monumenti e le opere d arte, cit., p S. Ba s i l e, Restauri settecenteschi a Benevento, cit., p Ibidem. 25 Ibidem. Il documento è in ASB, Fondo Pedicini, ms Per una ricostruzione storica delle trasformazioni urbane di questo spazio, cfr. M. Aceto, Le piazze storiche di Benevento attraverso la cartografia illustrata e catastale della città, in «Storia dell urbanistica/campania IV», cit., pp , in part. pp Interessante è anche la lettura cartografica dei catasti ottocenteschi per i quali si cfr. T. Colletta, Catasti storici e storia dell urbanistica: le fonti catastali del mezzogiorno e la cartografia catastale della città pontificia di Benevento, in «Storia dell urbanistica/campania IV», suppl. di «Storia dell Urbanistica», cit., pp Sul complesso di Santa Sofia, cfr. A. Meomartini, I monumenti e le opere d arte, cit., pp ; A. Za z o, La chiesa e il palazzo badiale di S. Sofia, in «Samnium», II, 3 (1929), pp ; M. Ferrante, Chiesa e chiostro di S. Sofia in Benevento, in «Samnium», XXV, 1952, p. 80; M. Ro t i l i, L arte nel Sannio, cit., pp ; A. Ve n d i t t i, Architettura bizantina nell Italia meridionale, Napoli 1967, vol. II, pp ; P. Cav u o t o, La chiesa di Santa Sofia a Benevento, in «Napoli Nobilissima», III, 2 (1963), pp ; A. Ru s c o n i, La chiesa di Santa Sofia a Benevento, in XIV Corso di Cultura sull arte ravennate e bizantina, Ravenna 1967; Aggiornamento storico critico in G. De Nicastro, Benevento sacro, cit., pp Nella Pianta della Pontificia città di Benevento (1763), l ovale è raffigurato con l asse maggiore perpendicolare all andamento della chiesa, mentre nella Topografia della pontificia città di Benevento... del 1781, disegnata da Saverio Casselli e incisa da Carlo Antonini, invece, il recinto appare come una semiellisse che, unita alla pianta della chiesa, crea a un ovale perfetto. La cinta muraria scomparve definitivamente durante il principato di Carlo Maurizio Tayllerand che volle ampliare e abbellire la piazza su progetto del de Beer. Cfr. M. Ro t i l i, L arte nel Sannio, cit., p. 71 e pp ; M. Ac e t o, Le piazze storiche di Benevento, cit., pp , p Buratti pensò di «allargare più la strada per entrare in detto monastero», cfr. ASB, Fondo Pedicini, ms. 6, c. 76r, in S. Ba s i l e, Restauri settecenteschi a Benevento, cit., p Cfr. M. Ta f u r i, Buratti Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XV, Roma 1972, pp , p Cfr. E. Gu i d o b o n i, Introduzione, in P. Ligorio, Libro di diversi terremoti, a cura di E. Guidoboni, Roma 2005, pp, XII-XXI. 32 Ibidem. 33 Su questi temi si cfr. S. Di Pa s qua l e, L arte del costruire Tra conoscenza e scienza, Venezia 1996, p. 153 sgg.; E. Bo s c h i, E. Gu i- d o b o n i, I terremoti a Bologna e nel suo territorio dal XII al XX secolo, Bologna 2003 (in part. E. Gu i d o b o n i, Il dibattito sulle cause del terremoto: teorie elettriciste e fuochiste a confronto, pp ); Id., Introduzione, cit. 34 E. Gu i d o b o n i, Introduzione, cit., p. XIX. 35 Esistono due diverse redazioni, una pianta e un prospetto firmati, che erano di corredo alla relazione tecnica, e una versione, probabilmente successiva, più accurata, dove sono numerati forse solamente gli interventi che rimanevano da eseguire. Cfr. ASRm, Camerale III, b. 361, t. II. 36 Della pianta del piano nobile esistono due redazioni, che differiscono solamente per la tecnica di rappresentazione; entrambe realizzate con inchiostro seppia, la prima è acquerellata in grigio e giallo mentre la seconda in nero e rosso, per distinguere le mura integre da quelle crollate. ASRm, Camerale III, b. 361/83, t. II: n. 1 Pianta del Palazzo della Città (penna, inchiostro seppia, acquerellato in grigio e giallo, su carta seppia, con scala di 50 palmi romani). È riportata la scritta: Il Colorito di giallo muri cascati dalle rovine del terremoto nel anno 1702; n. 2 Pianta del palazzo della città con la distintione delli muri che si devono rifare come si vede nel colorito di rosso (penna, inchiostro seppia, acquarellato in nero e rosso, su carta seppia, senza scala); n. 3 Prospetto della facciata del Palazzo della città di Benevento (penna, inchiostro seppia, acquerellato in grigio, su carta seppia, senza scala). Il disegno è firmato in basso al centro. Purtroppo per questo intervento non conosciamo i nomi degli artigiani, fatta eccezione per il falegname Giacinto Angrisano. Cfr. Biblioteca del Museo del Sannio (d ora in poi BMS), Archivio Storico del Comune di Benevento, b. 2X8/1-22, Civitatis Beneventanae, c. 517v. Sulla storia del palazzo e delle sue vicende costruttive, cfr. S. Bo rg i a, Memorie istoriche, cit., II, p. 170; S. De Lucia, Passeggiate beneventane, Benevento 1925, pp ; F. Bo s c i a, M. Bov e, Palazzo Paolo V: tipologia e storia, in «Studi Beneventani», I (1989), pp ASRm, Camerale III, b. 361/83, t. II, c. 123r sgg., relazione di Carlo Buratti del 3 giugno ASB, Decretale Seminarij, c. 31v, riportato da C. Le p o r e, R. Valli, Turris quae vocatur contena: la torre della catena di Benevento, in «Studi beneventani», 4-5 (1991), pp , p ASRm, Camerale III, b. 361/83, t. II cc. 135r-137v, relazione di Carlo Buratti del 3 giugno Ibidem. 41 Ibidem. 42 Francesco Maria Ruspoli, diventato nel 1703 principe di Vignanello, commissionò a Giovan Battista Contini l allargamento e il raddrizzamento dell asse principale del borgo medievale con il conseguente rifacimento delle facciate secondo moduli regolari. Negli stessi anni fu impostato anche il piano per l ampliamento del borgo dalla porta Flaminia fino alla nuova porta del borgo Molesino. Nell esecuzione dei lavori per il borgo nuovo intervenne sicuramente anche Buratti del quale sono noti numerosi disegni esecutivi per la realizzazione di diverse unità immobiliari. Cfr. M. Cu rt i, Giovan Battista Contini, Carlo Buratti e Giovan Battista Gazzale nei piani per Vignanello, in «Biblioteca e Società», 3-4 (1990), pp

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