Vigevano malata di. videopoker. Discarica d amianto salute in pericolo. Naviglio Sforzesco tutto da scoprire. I 40 anni del Trofeo Pensa.

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1 Vigevano malata di Discarica d amianto salute in pericolo Naviglio Sforzesco tutto da scoprire videopoker I 40 anni del Trofeo Pensa nr120 M A R Z O Euro 2,00 Poste Italiane SpA Spedizione Abbonamento Postale Decreto Legge D.L. 353/2003. Conv. in L. 27/2/2004 n. 46 Art.1 Comma 1 DCB Pavia - Contiene I. P.

2 Tutti i GIOVEDI GNOCCHI di 7 Cotolette Gnocco fritto con affettati misti Frittata dello Chef Gnocchi fatti in casa al gratin a scelta tra formaggi, solferina, salsa di noci o pomodoro e pesto leggero 1/4 di vino o birra alla spina e caffè 15 8 MARZO FESTA DELLA DONNA DOMENICA 18 MARZO A PRANZO FESTA DEL PAPA TUTTI I VENERDI LA MUSICA DAL VIVO ACCOMPAGNERA LA VOSTRA CENA!

3 3 Editoriale Il virus del gioco contagia la città Ormai è assodato: nell immenso business del gioco due sono gli attori principali, lo Stato italiano e la malavita organizzata. Con una spesa pro capite di oltre euro, 800mila persone stimate dipendenti dal gioco d azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio, il fatturato legale è ormai lievitato a oltre settantasei miliardi di euro. Pavia e la sua provincia, anche Vigevano dunque, non si sottraggono a tale sorta di rapina legalizzata da parte dello Stato. Con euro a testa questo lembo di Lombardia, colpito pesantemente dalla crisi economica, sale sul podio più alto per quanto riguarda la spesa per abitante. Un popolo di scommettitori, il nostro, su cui i giochi delle mafie hanno messo occhi e artigli. Da Chivasso a Caltanisetta non esiste fetta di territorio in cui non abbia messo piede questo cancro. Al tavolo verde si sono accomodate oltre quaranta famiglie mafiose: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, da Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Il giro d affari illegale viaggia attorno ai dieci miliardi di euro. In questa triste litania non mancano le famiglie dei Lampada e dei Valle. Clan ben conosciuti in città (specialmente i Valle), già protagonisti, negli anni 90, di una vicenda legata all usura. Condannati, messi in galera e pronti a ricominciare su un altro fronte: quello delle slot machine e del gioco d azzardo. Si stima che solo a Vigevano siano operanti circa duemila di queste infernali macchinette mangiasoldi. Una ogni trenta abitanti! Un enormità. Per fortuna non tutte illegali. Almeno per ora. «Per 25 miliardi di euro raccolti nelle gettonerie delle slot sentenzia il sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta nazionale antiusura ne corrisponde una cifra simile e omologa negli apparecchi automatici che sfuggono alla registrazione. Perché le slot sono un sistema impossibile da gestire». Queste cifre vanno incrociate con altre non meno significative. Il Censis, nel 2010, descriveva un Italia sull orlo della povertà relativa e che riguardava connazionali, il 13% della popolazione. L indagine Istat, relativa al biennio ha detto che un italiano su quattro è a rischio povertà e che il 16% delle famiglie avverte difficoltà ad arrivare a fine mese. Eppure cresce l investimento sui giochi. 76 miliardi equivalgono a quattro finanziarie normali. È una vera e propria malattia, come ha sottolineato un rapporto dell Organizzazione mondiale della sanità, ma in Italia lo Stato ti spinge verso la devianza con pubblicità accattivanti quanto ingannevoli. «Bisogna abbandonare l idea che i giocatori patologici siano quelli seduti dietro un tavolo di poker afferma Federico Tonioni, responsabile dell ambulatorio Gemelli di Roma La fotografia oggi è ben diversa: ci sono giovani attaccati al computer intenti a puntare online per ore e ore, gli over 70 che comprano centinaia di Gratta e vinci, professionisti che buttano tempo e denaro nelle sale scommesse». Non a caso si nota un impennata del gioco nei primi giorni in cui gli anziani riscuotono la pensione. Secondo un dato dell Euripres, nel 2005 il gioco d azzardo veniva praticato da un 66% di disoccupati. Facile intuire, dunque, come il giocatore affetto da questa patologia diventi un pessimo cittadino. In città per ora l Amministrazione non si muove. Resta alla finestra e non ha ancora pensato seriamente come affrontare la situazione. Il problema, per questi signori in verde, è evitare l apertura di kebab e cacciare gli extracomunitari fuori dai confini della città. Tutto il resto può attendere. Daniele Perboni

4 4 Fotodenuncia La città dei navigli? Un patrimonio storico lasciato nella completa incuria 1 Romantici rifiuti a pelo d'acqua in via Cararola... 2 Corso Pavia, ponte della Giacchetta. Sicuramente a questa situazione contribuisce l'inciviltà di alcuni concittadini, ma una tale quantità di monnezza non si accumula in un giorno o in una settimana. Da quanto tempo non viene fatta pulizia? 3 Ecco le chiuse del Naviglio Sforzesco in via Giuseppe Verdi. A parte lo stato di degrado dei macchinari, completamente arrugginiti, è da notare la caratteristica tettoia in salutare eternit

5 L opinione di Enea Sta girando in questi giorni una barzelletta raccontata da Stefano Chiodaroli, che parla di un Ucraino che, insieme ad un amico, decide di costruire una centrale elettrica ad olio da 1Mw a Vigevano, all'interno di un'area di un altro amico che, a sua volta, è amico della Lega. Chiodaroli conclude il suo racconto auspicando che questa rimanga solo una barzelletta da bar e nulla più. Passando ai fatti, è ormai noto che esiste una richiesta depositata per realizzare una centrale da 1Mw in Corso Genova: Sala ha fatto pochissime dichiarazioni nelle quali ha affermato di non saperne nulla o quasi. Al contrario l'assessore Facchini avrebbe seguito con molto maggior interesse l'iter procedurale di questa richiesta senza però informare più di tanto i suoi colleghi di giunta. Il fatto grave è che, dopo settimane che la questione è diventata di dominio pubblico, l'amministrazione non abbia ancora preso una posizione ufficiale rispetto a questo insediamento. Quando tre anni fa si cominciò a parlare della centrale a Cascina Cavalli nacque l'associazione Vigevano Sostenibile che sensibilizzò i cittadini circa il potenziale pericolo ecologico che avrebbe comportato una centrale ad olio di colza. Manifestazioni, dibattiti, volantini dal grande impatto psicologico, furono impiegati per comunicare che quella centrale non doveva nascere. La Lega, che in un primo tempo aveva votato a favore di questo progetto, capendo che la gente non la voleva, cambiò repentinamente idea e, in campagna elettorale, disse no alla centrale. Questa posizione fu certamente determinante ai fini della vittoria di Sala: sto parlando di una centrale che sarebbe sorta ai confini di Vigevano, con un insieme di costosi accorgimenti tecnici, quali l'utilizzo di filtri a manica, e controlli pubblici atti a garantire emissioni ben al di sotto dei limiti di legge, una centrale i cui proventi, tra l'altro, avrebbero portato soldi al Comune, alla cosa pubblica, che è patrimonio di tutti i cittadini e non di un singolo. Con grande senso di responsabilità e profonda coscienza ecologica (mentre scrivo ho gli occhi lucidi per la commozione di fronte a tale alto senso civico dimostrato in quell'occasione), fu detto no alla Centrale con tanto di brindisi nell'ufficio del neo eletto sindaco, tra Sala e gli esponenti di Vigevano Sostenibile. Oggi stiamo parlando di una centrale più piccola, vero, ma senza tutti quei costosi accorgimenti tecnici che l'altra avrebbe avuto. Stiamo parlando di una centrale che non avrà il controllo pubblico (se non quello previsto 5 Scatole cinesi Una Lega muta e divisa dalla legge) in quanto privata. Stiamo parlando di una centrale i cui ricavi saranno a vantaggio di un privato e non della cosa pubblica. Stiamo parlando di una centrale che sorgerà in mezzo alle case di Vigevano, non ai confini del comune. Mi aspettavo che Vigevano Sostenibile rispolverasse quei bei costumi con il cappello a forma di ciminiera e cominciasse un'altra campagna di informazione e sensibilizzazione verso la città per bloccare anche questo progetto. Ho pure pensato che, magari, un carro allegorico sarebbe stato predisposto in occasione del carnevale. Al momento, ma forse questa volta sono io che non sono attento, non ho visto nulla di tutto ciò. Silenzio quasi totale. Forse il problema sta nel fatto che non siamo vicini ad alcuna campagna elettorale, o forse Vigevano Sostenibile sta studiando nuovi e più efficaci metodi di comunicazione. Sicuramente da Sala e dall'amministrazione c'è un tragico non pervenuto, e questo è molto, molto grave: l'assenza di una precisa posizione politica su un tema così scottante mette in risalto, una volta di più, che Sala naviga a vista e quando incontra un problema preferisce non affrontarlo di fronte ai suoi cittadini. L'unico debole segnale lo si vede nel momentaneo stop ai consigli comunali, fatto legato proprio alla posizione tenuta dall'assessore Facchini sul progetto centrale di Corso Genova: una parte dei consiglieri della Lega vorrebbe infatti sfiduciarlo, reo di non aver informato la maggioranza. Questa bagarre interna alla Lega, però, non fa cambiare la mia opinione: è urgentissimo che l'amministrazione, coerentemente con quanto fatto in passato, si schieri contro questa centrale in modo chiaro e lampante! La salute dei cittadini non è qualcosa che va tenuta in considerazione solo in campagna elettorale, va difesa sempre! La stanza dei bottoni Nuova Pinacoteca civica Nel mese di dicembre è stata inaugurata la nuova Pinacoteca civica, collocata al primo piano della prima Scuderia del Castello. Ecco gli orari di apertura. Dal martedì al venerdì 14 /17,30. Sabato, domenica e festivi 10 / 17,30. Chiuso il lunedì. Mostra mercato antiquariato Il terzo sabato di ogni mese, escluso agosto, nelle vie adiacenti piazza Ducale, si tiene la classica Mostra mercato dell antiquariato. La delibera n. 18 del 19 gennaio 2012, stabilisce che: È fatto assoluto divieto di esporre e/o vendere oggetti e mobili nuovi e di materiale e fabbricazione contemporanea. Potranno essere commercializzati solo prodotti antichi o comunque usati. Compratori, dunque, fate attenzione a quanto viene esposto sulle bancarelle. Basta cibo ai piccioni Con una apposita ordinanza (n. 6/2012) il Sindaco ha dato ordine di divieto a chiunque, salvo autorizzazione a fini sanitari e scientici, di somministrare qualunque tipo di alimento a uccelli selvativi e in particolare a piccioni (columbia livia domestica) presenti allo stato libero nel territorio comunale. (...) Il divieto di gettare sul suolo pubblico e privato granaglie, scarti e avanzi alimentari. Sempre nella stessa ordinanza il Sindaco avverte che l inosservanza sarà punita con una sanzione pecuniaria (multa) fino ad un massimo di 500 euro. Nuove tariffe del gratta e parcheggia Dal mese scorso sono entrate in vigore le nuove tariffe dei parcheggi a pagamento. Il costo passa 1,20 euro per ogni ora di sosta. Resta invariata (0,50 euro l ora. Gratis per chi espone il contrassegno riservato ai pendolari), invece, la tariffa relativa al parcheggio della stazione. Rimane invariato anche il prezzo delle tessere ricaricabili: 8 euro. Il costo delle macchinette elettriche a scalare, passa a 60 euro, il che equivale a 1,20 euro l ora per 50 ore. A questo occorre aggiungere ulteriori 6 euro per il costo della macchinetta. Totale 66 euro. Sarà possibile esporre le macchinette acquistate al vecchio costo sino ad esaurimento del credito.

6 6 Scatole cinesi Vigevano è come una Balilla ai box Filo del rasoio L Arcivescovo Di Mauro, olre che uomo di carità è anche sensibile ed arguto osservatore ed interprete della complessa realtà locale. Poche settimane fa ha usato una simpatica metafora sportiva per definire la situazione sociale vigevanese: una Ferrari che corre come una 500. Supponiamo si riferisse ad una vecchia 500 perché le nuove, un po, filano. Il Pastore della Chiesa locale ha voluto dare una tiratina d orecchie al sonnolento, autoreferente ed autocompiaciuto mondo politico, economico, sociale e culturale della Città. E subito sono partiti i distinguo, ovviamente degli Amministratori locali in primis: non sia mai che si parli di loro! Gli accenni sono sempre rivolti ad altri, a chi non si sa, ma non a me... ci mancherebbe! Il Sindaco, infatti, ha detto di condividere le affermazioni di Monsignor Arcivescovo: è lì alla plancia di comando da 12 anni (due come Sindaco) ma se la Città langue, perde colpi ed occasioni, si abbruttisce in tutti i sensi e diventa più insicura è colpa di qualche entità aliena o, magari, dell opposizione o forse ancora degli astri, del calendario maja o della sfiga Loro, che hanno la 500 ferma da anni per il pit-stop ai box sono proprio quelli che alimentano la nebbia perenne di cui ha parlato l Arcivescovo spronando ad uscirne con uno scatto d orgoglio ed invitando a scoprire e valorizzare i talenti giovanili. Campa cavallo... verrebbe purtroppo da dire: a Vigevano quando qualcuno propone qualcosa di nuovo (ci ricordiamo tutti, ad esempio, dell ex Macello) ed a farlo sono soprattutto giovani entusiasti e volonterosi, si pensa bene di aggiungere altra nebbia, barricate e cortine fumogene al già deprimente stato dell arte. Quieta non movere, dicevano gli antichi nella lingua che la Chiesa conosce ed usa bene da sempre. Ed è significativo che l esortazione al fare ed al cambiare venga invece oggi da una istituzione che, spesso nel passato anche prossimo, è stata decisamente schierata sul fronte della conservazione. Vedere gli Amministratori ingessati nel loro ruolo di difesa dell indifendibile, sollecitati con intelligenza ed ironia, è stata una lezione notevole. Il capo della Chiesa locale ha semplicemente affermato quello che tante persone dotate di buon senso e spirito d osservazione dicono da decenni: si arriva a Vigevano, si vedono la Piazza ed il Castello (bellissimi entrambi) e poi non si trova più nulla. E allora, più che una 500 qui siamo di fronte alla mitica Balilla della canzone di Gaber e di Svampa, che è stata smontata e venduta pezzo per pezzo finchè gh è restaa solament el fumm del tubo de scappament Ferruccio Quaroni Vergini deflorate nel tempio Come dice scusi? Che la nostra ultima conversazione è stata intercettata? Ma va la, cosa dice! A chi vuole che interessino le parole che si scambiano due perdabal come noi al bar? Come dice? Che qualcuno ci ha sentito ed è andato di corsa a riferire a chi di dovere? Ma cosa avrà mai riferito! Io e lei ci vediamo si è no due, tre volte al mese a parliamo di un sacco di cose. E poi l ultima volta non c era praticamente nessuno. Al massimo ci avrà sentito il barista. Ma su quello ci metto la firma. Non capisce un acca di quello che diciamo. Viene dalle parti della Jugoslavia, quella messa insieme dal Tito dopo la guerra. Come chi è il Tito accidenti a lei. Casomai chi era, perché è morto da un pesso. Parlo del maresciallo Tito, Josip Broz Tito, quello delle foibe, quello che ci ha fatto tribolare assai quando, con i tüdesch abbiamo invaso la Jugoslavia nel Adesso si ricorda? Bene, perché cominciavo a preoccuparmi. Vabbé che siamo vecchi e un poco rincoglioniti, ma non ricordarsi più di quella storia lì mi pareva troppo. Come al solito lei mi trascina in altri discorsi e mi fa perdere il filo. Dicevo che il barista al massimo capisce solo quando ordiniamo caffè, capuccino, birra, brioches, un bianchino. Niente altro. Comunque, diceva che ci hanno sentito. E cosa hanno origliato e dove hanno scodellato i nostri discorsi? Come dice? Che abbiamo rischiato di provocare un incidente diplomatico? Ma non dica baggianate! E quale diploma avremmo mai compromesso? Come dice scusi? Che i signori della Lega... Sta parlando forse di quelli autoctoni, gli indigeni, quelli che vogliono staccarsi dall Italia per fare una nasione padana? Dice che sono proprio quelli? Bene e cosa centrano loro con noi? Dice che non hanno digerito le nostre parole sulle scapatelle del Sindaco e che hanno fatto una riunione apposta? Ma che ciula! Pensino piuttosto a come tenere fermo quell assessore, il Facchini, che sembra una palla da flipper tanto se ne va in giro da solo ad accordarsi con gente allogena per metter su una nuova centrale che ci riempirà i polmoni di guano. Come dice? Cosa vuol dire allogena? Ma allora lü l è propi gnurant me na becia! Allogena, di una stirpe diversa. Non ha detto sì a certi signori degli Urali? E allora quelli non vengono forse dalla Russia a comandare a casa nostra? Il Facchini dicevo, che tanto per cambiare dicono abbia una... lasciamo stare va c lè mei. Insomma, quell assessore lì sì che ha messo in subbuglio tutta la Lega. Dicono che i signori siano diventati verdi. Come dice scusi? Che il loro colore è già verde? Sì, ma ora sono verdi di bile per la rabbia. Si ricorda quando i vüsivan contro la centralona di Cascina Cavalli? Ora, invece, l assessore flipper ha dato il suo okkei alla costruzione di una robetta simile dalle parti di corso Genova. Come dice? Che però è piccola piccola? Sì, ma intanto ha fatto fare una figura di palta al Sindaco. Come dice? Che questi aborigeni sono abituati ai voltafaccia e vanno dove tira il vento? Adesso però quei siür lì sbraitano che non sapevano niente e che il Facchini ha fatto tutto da solo. Strillano come vergini deflorate nel tempio. E lei ci crede? Come dice? Che potrebbe esser vero? Ma mi faccia il piacere va là e si scansi che devo respirare un po di aria pulita. Giuseppe Pin Brambattoli Sanguis al salame

7 7 Scatole cinesi La politica, azione per il cambiamento Lotta di classe Qualche volta mi prende un vero e proprio furore. Una rabbia impotente ed inutile. Leggo qualche titolo di giornale locale o, peggio ancora, osservo qualche specie di dibattito in Facebook anche su temi locali e rimango impietrito. La distanza dal reale è siderale. Si parla di qualunque questione con stupefacente superficialità di argomentazioni, quattro righe e si sparano sentenze definitive. L'approfondimento non esiste, è impossibile: sicché ogni stupidaggine è buona. Al pensiero forte, supportato da un minimo di capacità interpretativa del reale e da un minimo di substrato culturale capace di fornire dei solidi criteri interpretativi si sostituisce l'istinto, il pregiudizio appunto, l'invettiva, la perentorietà di verità tanto assolute e fondamentali quanto astratte. Ma soprattutto, ed ancor più gravemente, lo strumento informatico per le caratteristiche sue intrinseche, inevitabilmente produce la trasformazione della politica da cura della polis, cioè da concretissima attività di azione e trasformazione della realtà per l'ampliamento della democrazia e del benessere comune a pura parola impotente fine a sé stessa, che diventa, nei casi indicati, anche superficiale. Il verbum è solo un importante mezzo che deve accompagnare l'azione e quindi il conflitto, che scava tra interessi e visioni della vita e dei rapporti umani, cioè del modo in cui si vuole stare a questo mondo. La politica o è azione e conflitto per il cambiamento o non è. Resta un puro esercizio piccolo borghese. Ho sempre pensato e continuo a pensare che nel conflitto sociale l'avanzamento degli interessi dei più deboli, dei salariati, ora come un tempo, coincida con una crescita complessiva e globale delle condizioni di vita e di democrazia della società nel suo complesso. Certo i modi della produzione ed i relativi rapporti sono profondissimamente mutati. Il capitalismo si è totalmente trasformato, ma la sostanza del conflitto rimane tutta intera. La sinistra, invece ha mutato se stessa invece di adeguare alla nuova realtà le forme di organizzazione e di lotta sociale. Seduto alla scrivania del mio ufficio, dove passo gran parte del mio tempo vitale, osservo la montagna dei fascicoli delle pratiche accatastate davanti a me. Sfoglio le pagine dei relativi incartamenti. Si tratta di procedure fallimentari. Sono diecine di aziende della città e della zona. Mi sfilano davanti agli occhi: sono aziende di Vigevano, Cilavegna, Gravellona, Mortara, Garlasco, Robbio, Mede, Dorno, Sartirana. Aziende calzaturiere, tessili, metalmeccaniche, di trasporti, termosanitarie, orafe, commerciali, ecc.ecc. Una intera economia che si spappola. Centinaia di lavoratori a spasso, senza occupazione e stipendio. L'80% sono donne. Non posso non chiedermi se tutto questo sia solo frutto Lo Staino del mese Per gentile concessione de l Unità e di Staino del destino cinico e baro, oppure se vi siano responsabilità dei padroni, della classe imprenditoriale e roba di questo genere. Quali sono le reazioni della sinistra di fronte a tutto ciò? Osservare che il destino si compia, sopprimere i diritti dei lavoratori conquistati in anni di lotte, dare sempre ragione ai padroni? Questo è moderno e contemporaneo? Oppure occorre cercare di capire le cause, denunciare i responsabili e, quindi, mettere in campo le necessarie forme di contrasto e di lotta. Mi domando come si possa fare tutto ciò senza una forza politica che sappia guidare un progetto di ricomposizione di classe e di riconquista di una identità solidale della stessa. Qui, a Vigevano, il partito della cosiddetta sinistra è poco più di una famiglia allargata autoreferenziale. Riguardo le mie pratiche, questo squarcio di dura realtà di lacrime, sangue e merda. Torno a pensare a facebook, alla distanza che intravedo, nei dibattiti che vi sono ospitati, dalle contraddizioni reali della società e ricomincio impotentemente e ferocemente ad arrabbiarmi. Carlo Santagostino

8 Questo è un paese, infatti, dove si spendono circa euro pro capite (neonati compresi) per tentare la fortuna. I dati di una ricerca del Cnr ci dicono che nel 2011 hanno giocato in 17 milioni e l Italia è diventata il primo paese in Europa, terzo nel mondo, per denaro speso nel gioco legale con 76,1 miliardi di euro. Il doppio di quanto spendiamo per la salute e otto volte di quanto investiamo per l istruzione. A questi miliardi iniziali, però, ne vanno aggiunti altri dieci in nero, legati alla criminalità organizzata: stiamo parlando della terza impresa italiana, l unica con un bilancio sempre in attivo. Benvenuti ad azzardopoli e al tavolo verde dei clan mafiosi: ben 41 famiglie gestiscono i giochi delle mafie e di fatto si accreditano ad essere l undicesimo concessionario occulto del Monopolio di Stato, con dieci Procure della Repubblica che nel 2011 hanno effettuato indagini in tutta Italia. Milano compresa. L ultima inchiesta dello scorso novembre, coordinata dal pool di Ilda Bocassini, ha svelato, per esempio, che il clan dei Valle-Lampada (quello legato all usura e che negli anni 90 era stato smascherato grazie alla denuncia di una commerciante vigevanese) tramite quattro società aveva collocato slot machine e video poker in 92 locali di Milano e provincia, per un totale di 347 macchinette, con ricavi i tra i 24 mila e i 50 mila euro al giorno. Una parte consistente doveva finire all erario, ma di fatto le macchinette erano fuori norma e al Monopolio venivano trasmessi dati falsi. La sanzione dell Amministrazione in questi casi è di 30 mila euro, equivalenti ai proventi illegali di un solo giorno. Nel 2010 le violazioni riscontrate sono state 6.295, con oltre ottomila persone denunciate, i videogiochi irregolari sequestrati, alla media di 312 al mese, e i punti di raccolta di scommesse non autorizzate o clandestine. Questo settore offre lavoro a addetti e muove gli affari di aziende, il 4% del Pil nazionale. In Italia sono presenti oltre 400 mila slot machine: una ogni 150 abitanti. E in tutto questo un complice di primo piano è lo Stato che incentiva l apertura di sempre più nuovi fronti per aumentare il suo reddito. A subire le conseguenze della crescente passione dello Stato per il gioco sono i cittadini, con costi umani e sociali altissimi. I numeri ci dicono che si può parlare di rapina generalizzata dai bilanci di decine di migliaia di famiglie. Fiumi di denaro che scorrono in nero, nella più assoluta illegalità e con clan criminali sempre più agguerriti. Sottocultura e disperazione alimentano una febbre del gioco che per definizione è perdente, perché il banco, cioè lo Stato, vince sempre, mentre la pubblicità pompa e veicola concetti politicamente scorretti. Sì, perché la crescita economica dei giochi non è necessariamente segno di progresso. Al posto del welfare, lo Stato ha messo in piedi un enorme industria, manipolata, della speranza. E la contiguità con l illegalità e la malavita organizzata è un altro segnale della necessità di prendere seri provvedimenti. La Direzione Nazionale Antimafia, infatti, nel capitolo Infiltrazioni della criminalità organizzata nel gioco (anche lecito) muove dubbi sui criteri di scelta delle società concessionarie dei giochi. Critica «L atteggiamento inerte dei Monopoli nei confronti di concessionarie di rete rimaste per lungo tempo inadempienti per molti degli obblighi assunti». E continua: «La criminalità mafiosa non si è certo lasciata sfuggire l opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale Nr 120 MARZO 2012 Italia, il paese del Un fatturato legale arrivato a 76,1 miliardi, Una volta eravamo un popolo di santi, poeti e navigatori. Oggi siamo diventati, più tristemente, soltanto giocatori. 8 possono essere riciclate e investite elevatissime somme di denaro (...) gruppi criminali mafiosi si sono mossi (...) costringendo gli esercenti, con la forza dell intimidazione, a noleggiare gli apparecchi delle ditte vicine ai clan (...) il gioco favorisce la pulizia del denaro sporco (...). In definitiva la criminalità organizzata sta acquisendo quote sostanziose del mercato del gioco i cui introiti (anche quelli legali) sono in crescita esponenziale». gioco 10 miliardi le Lo Stato biscazziere invita a Da gennaio a novembre 2011 sono stati giocati complessivamente milioni di euro (avete lette bene: sono 69,5 miliardi di euro!), di cui nelle infernali e sempre più numerose macchinette. Le vincite sono state pari a milioni ( con i video giochi), per cui lo Stato si è intascato milioni, e all appello mancano i dati del mese di dicembre che, considerando le tredicesime e le festività deve essere costato parecchi milioni alle tasche dei giocatori cronici ed aver portato qualche altro milione di Euro alle casse statali. La Lombardia da sola assorbe il 17% del totale nazionale delle giocate: nel solo mese di novembre dello scorso anno quasi milioni di euro sono stati giocati fra videopoker, lotterie, bingo, lotto, corse ippiche e giochi di vario tipo nella nostra Regione. Al suo interno la Provincia di Pavia eccelle come una punta di diamante nel vizio del gioco d azzardo. Ormai si può giocare con la carta di credito, standosene comodamente seduti al computer e non occorre più andare in qualche sala o nel bar sottocasa. Lo Stato croupier da 15 anni abbondanti ha aperto le maglie del gioco, ha consentito di aprire migliaia di sale, favorisce in ogni modo il vizio e la psicosi del guadagno facile consentendo vergognose pubblicità che dietro l ipocrisia della frasetta gioca il giusto invitano il nonnino a giocare per comprare nuovi balocchi ai nipotini o ci propinano la canzoncina dell italiano alla Toto Cutugno che vuole essere lasciato giocare. Ci piacerebbe, tra l altro, tanto sapere cos è per Lor Signori il giusto, di fronte alla tragedia di famiglie che si impoveriscono e letteralmente falliscono. Ma, come ben sappiamo, viviamo ormai in un mondo che, in nome della fine delle ideologie ed alla frenetica ricerca della libertà di qualsiasi tipo, vede spacciare per lanterne magiche ed attraenti le lucciole del guadagno facile ed alla portata di tutti che nasconde dipendenza, sofferenza ed autentica patologia. Se volete divertirvi basta che diate una occhiata su internet dove si trova anche un aggiornato vademecum per aprire una Sala Minicasinò con tanto di tabelle esplicative sulla legislazione, consigli su come rendere attraente e sempre aggiornata la struttura, suggerimenti sul businnes plan e sulla progettazione Lo dicono loro, state a sentire: Il mercato, dunque, è attivo, consente di fare buoni investimenti a chi ha intenzione di aprire una sala giochi (o minicasinò, o sala da Poker virtuale, sala VLT ), così come un sito di gioco (poker, casinò). Le opportunità sono molte e i costi non sono poi così elevati. Le apparecchiature per la sala giochi vengono date a noleggio. Il noleggio in linea di massima è gratuito (viene diviso il guadagno netto con il noleggiatore, di solito al 50%). Ciò permette di minimizzare l investimento e di proporre nello

9 d azzardoedelle mafie gati alla criminalità: un impresa che non avverte la crisi giocare il giusto e intanto incassa milioni di euro stesso tempo continue novità, essendo l investimento del noleggiatore partner. È importante in questo caso scegliere il giusto noleggiatore, capace di riservare una percentuale onesta ed in grado di offrire attrezzature all avanguardia. Esistono diversi motivi che rendono questa attività un business da scegliere, in grado quindi di fornire un buon reddito. Ecco i principali: 1) Aumenta la domanda dei luoghi di ritrovo e quindi di intrattenimento. 2) La maggiore confidenza che si ha verso la tecnologia. 3) Investimenti contenuti. 4) Non sono necessarie particolari competenze tecniche per la gestione della sala giochi. 5) Impegno anche part time. 6) Organizzazione semplice. Anche se il numero degli apparecchi automatici può essere elevato l attività può essere svolta anche da una sola persona. 7) Costi fissi contenuti. I costi relativi allo svolgimento di questa attività sono i normali costi fissi. 8 ) Regolamentazione del settore, che consentirà sempre di più una sicurezza di lavoro. 9) Acquisto ripetitivo. Gli stessi clienti comprano più volte lo stesso prodotto. 10) No scorte magazzino. A differenza di altri prodotti il gioco non genera scorte. 11) Futuro: NO CRISI. 12) Semplicità di controllo del guadagno. Tutto è registrato. 13) Possibilità rivendita semplice dell attività. Essendo una attività semplice da gestire sarà semplice anche da rivendere. 14) Possibilità guadagno illimitato (se abbinata all offerta di piattaforme di gioco online). 15) Possibilità guadagno anonimo (se abbinata all offerta di piattaforme di gioco online). 16) Formazione relativamente semplice. 17) Grande pubblicità nei Media sul Gioco. Grande attenzione è posta anche alla possibilità, con relative normative, di realizzare appositi spazi per fumatori: si sa, un vizio si abbina agli altri in un circuito virtuoso! Insomma, una vera e propria guida all arricchimento facile che trova nelle istituzioni pubbliche quanto di più avulso e distante potrebbe esistere: la legge di riferimento è il Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1931 più le ovvie norme relative all agibilità, all impatto acustico, alle condizioni igienico-sanitarie e la conformità degli apparecchi collocati. Poi si fa la denuncia di inizio di attività ed il gioco praticamente è fatto. A questo punto entra in scena il giocatore : pare che ormai il 43% della popolazione giochi occasionalmente o abitualmente e in questa massa di giocatori sociali si annidi un 5% di giocatori problematici che hanno uno scarso controllo del gioco e, spesso, rischiano di diventare patologici e perdere tutto: si tratta di qualche milione di persone. Uomini e donne che spendono nel gioco una cifra maggiore rispetto alle proprie risorse. Diventa come un impulso irresistibile ed irrinunciabile ad assumere una droga. In questo quadro tutte le relazioni familiari, sociali e lavorative vengono influenzate negativamente. Ciò che fa molto riflettere è che i dati più recenti evidenziano come l età d inizio dei comportamenti di gioco è molto varia: mediamente dai 22 ai 34 anni (ma con una gamma che va da 9 a oltre 50 anni). È quindi possibile che in qualsiasi momento della vita si possa sviluppare una passione, ed in seguito una patologia, per il gioco d azzardo: nel 10% dei casi, i giocatori d azzardo problematici o patologici hanno addirittura iniziato durante l adolescenza. Questi dati non possono che allarmarci anche nella nostra Città che vede sorgere nuove Sale gioco sempre più ampie e ampliarsi il numero dei bar che ospitano apparecchi utilizzati giorno e notte da migliaia di ragazzi, uomini e donne.

10 10 Inchiesta Intrappolati nel gioco Una vigevanese che ha perso quasi tutto si racconta Il calvario è iniziato una decina di anni fa, quando Clotilde (nome chiaramente di fantasia) ritrovò alcune vecchie amiche. Il piacere di riallacciare antichi rapporti era notevole. Due, tre volte la settimana si ritrovavano per scambiarsi qualche chiacchiera e ricordare i tempi di quando, spensierate, frequentavano ancora la scuola. Lunghe passeggiate per le vie del centro, vetrine da guardare, pettegolezzi, i figli, i mariti. Insomma nulla di strano. Una vita come tante, fatta di piccole e grandi soddisfazioni, prima di rientrare nella consueta routine quotidiana. Poi un giorno di pioggia, lo ricorda perfettamente Clotilde, ecco che si ritrovano attorno al tavolino di un locale pubblico. In un angolo una specie di piccola torre luminosa. Un occhiata distratta e nulla più. Qualcuno ogni tanto si avvicina, infila gettoni e pigia tasti. Quel locale è confortevole e poco frequentato. È ospitale e l atmosfera invita a ritornarci. La primavera tarda e le giornate sono ancora un poco fredde. Logico rifugiarsi dove si erano trovate a proprio agio. Due, tre, quattro volte. Alla quinta scatta la scintilla. Un amica invita le altre a provare. Che c è di male? Così è iniziato il calvario di Clotilde, un marito due figli, madre a carico, una casa in periferia. Piano piano viene contaminata dal virus del gioco. Si vergogna un poco Clotilde: non vuole confidare alle amiche cosa le sta accadendo. Così inizia a frequentare altri locali. Da sola. È facile trovarli. Il loro numero sta aumentando sempre di più. Dapprima solo qualche biglietto da dieci euro, poi la posta si alza e arriva a giocarne anche cento al giorno. «Non tutti i giorni però», confessa «Ancora riuscivo a controllarmi e se decidevo di smettere piantavo lì tutto e tornavo a casa. Però non avvertivo sensi di colpa. Solo un gran desiderio di rimettermi davanti a quelle macchinette mangiasoldi». Nel giro di alcuni mesi, però, tutto è precipitato. «Sono arrivata a giocarmi anche 700, 800 euro in un solo giorno», che per Clotilde non sono pochi. Il marito è operaio, lei è domestica a ore. Improvvisamente, senza neppure sapere come, ecco che il vizio, meglio il virus del gioco diventa incontrollabile. Il primogenito inizia a lavorare e Clotilde, pur di soddisfare quella sete sempre più inarrestabile, fruga anche nelle tasche del figlio alla ricerca di qualche spicciolo. Ruba, in casa sua, tutto ciò che può. Anche i soldi per pagare le bollette, i risparmi. Rischiano la bancarotta e di essere sbattuti fuori casa. Clotilde si è giocata anche i soldi dell affitto. Per porre rimedio bussa alle porte di molti parenti. Qualcuno la accontenta. Ma rieccola imperterrita davanti ai locali. Il marito minaccia il divorzio se non decide di smettere. La prega di farsi curare. «Ma non lo ascoltavo. Continuavo a ripetere, a lui e a me stessa, che non ne avevo bisogno, che ne sarei uscita. Mentivo a tutti. Ero consapevole di non essere più in grado di controllarmi». Il calvario di Clotilde e della sua famiglia non è finito. Oggi viene controllata quasi a vista, non le consentono più di accedere al conto in banca e in casa nascondono tutti i contanti. Se deve fare qualche acquisto, marito e figli le consegnano lo stretto indispensabile. «Riesco comunque racconta a fare la cresta anche su quei quattro soldi e me li gioco tranquillamente». Si sente umiliata dalla famiglia, eppure non rinuncia. Non vede più le ex compagne di scuola. Le ha abbandonate, preferendo la compagnia delle scintillanti piccole torri. La storia di Clotilde non è un caso isolato. C è chi sta per essere sbattuto fuori casa perché si è giocato quasi tutto lo stipendio e non ha i soldi per pagare l affitto e chi, pur vivendo ai limiti della povertà, riesce a spendere oltre 200 euro la settimana in video poker, gratta e vinci, lotto... L importante è giocare, giocare, giocare. Alcuni gestori raccontano che la fauna degli scommettitori è varia. Si passa da tranquilli pensionati che impegnano il resto della spesa, quindi pochi spiccioli, ad altri che stazionano ore e ore nel locale, quasi tutti i santi giorni della settimana. «Una signora arriva ad acquistare anche oltre 50 gratta e vinci contemporaneamente e non si muove finché non li ha consumati tutti». Chi parla ha visto con i propri occhi queste scene. «E quella donna non è certamente una benestante. Veste con un vecchio cappotto consumato e sporco». Sono un poco imbarazzati i gestori e consapevoli dei danni che possono derivare dalla febbre del gioco: «Ma per noi queste macchinette sono anche una fonte di reddito notevole». È il business bellezza, sulla pelle dei poveracci. Dap

11 Una tranquilla serata al Bingo Tanti i pensionati, ma anche famiglie al completo, stranieri e giovani È una tranquilla domenica sera di febbraio e decido di tastare con mano il fenomeno Bingo. Sono circa le 22, e per strada non c è anima viva. Inizio a temere la delusione di una sala vuota. E invece no! Appena varcata la soglia del Bingo di Corso della Repubblica (l ex Cinema Marconi) mi accorgo che il locale è completamente pieno: sembra che la desolazione del quartiere sia compensata dalla folla che c è qui dentro. All ingresso le solite, immancabili, macchinette del videopoker. Passo oltre e mi vado ad accomodare nell unico tavolo libero in sala, nella pausa tra una partita e l altra. Passa un inserviente e compro una cartella per un euro. Nemmeno il tempo di sistemarmi e inizia la partita: la musica si spegne e cala il silenzio. Il banditore legge i numeri estratti automaticamente dalla macchina che contiene le 90 palline. Il gioco non è nient altro che la cara e vecchia tombola, come quella che si gioca a Natale con amici e parenti. Le differenze sono che qui si vince solo con cinquina e bingo e il ritmo è serratissimo: circa un numero ogni due secondi, non ci si può distrarre un attimo. La cinquina arriva dopo un minuto, poco dopo una signora nel tavolo a fianco al mio urla: bingo! e, tra i mugugni e le imprecazioni del resto della sala, la partita finisce. È durata quattro minuti. Si riaccende la musica, la gente entra ed esce, gli inservienti passano tra i tavoli a vendere le cartelle e, tempo un paio di minuti, si ricomincia. All inizio i premi non mi sembrano granché: per circa 200 tessere vendute la media è di 15 euro per la cinquina e di 100 per il bingo. Poi però faccio due conti: le partite durano un battito di ciglia e, calcolando premi per 120 euro ogni dieci minuti (stando larghi), si arriva a 700 euro all ora. Non male. Ma la vera ciccia non è questa. Quello che fa gola sono i superpremi: in ogni partita c è la possibilità di fare un Superbingo, cioè un bingo con meno di 38 palline estratte (la scheda è composta da 15 numeri). E qui le cifre si fanno molto interessanti: da quello che ho capito si tratta di un montepremi a jackpot (quindi a salire) che, nel breve periodo in cui sono stato presente, è arrivato a euro! Ma non finisce qui: ogni tre, quattro partite ne inizia una speciale, con cartelle più costose, e con premi costantemente sopra i mille euro se si vince prima della 54esima estrazione. Eccolo il meccanismo che ti attira nel gioco. Vedere il tuo vicino di tavolo che vince mille, duemila euro ti fa pensare che la prossima volta potrebbe toccare a te. E allora giochi. Spendere qualche euro a partita non ti sembra un granché: gioco questi due euro e me ne vado, anzi no, ancora una partita, che sarà mai un euro, ancora una, giuro che questa è l ultima..., e così via. I conti si faranno a fine serata. La clientela non è quella che mi aspettavo: ci sono tanti pensionati (la maggior parte), ma anche famiglie al completo con figlia e genero al seguito, tanti stranieri, giovani coppie, distinte signore con cappellino e, sorpresa, gruppi di ragazzi. Non sono tanti, però ci sono. E sono giovanissimi, meno di vent anni. E questo deve far riflettere: per via della drammatica assenza nella nostra città di un offerta di divertimento e socialità degna di questo nome, la gente si ritrova qui per passare una serata. È questo che fa la differenza con gli altri giochi: la componente sociale, lo stare insieme. Molti non vengono per giocare, ma solo per fare quattro chiacchiere con gli amici. E poi però giocano, ovviamente. Qui non c è la sfida tipica di altri giochi d azzardo, non c è il brivido del poker, non c è l atmosfera del casinò o il fascino del blackjack. Solo la voglia di stare in compagnia e sfidare la fortuna. È quasi mezzanotte e sono annoiato a morte. Non resisterei un minuto di più, i numeri mi escono dalle orecchie. Me ne vado. Ovviamente alleggerito dei miei 15 euro Eugenio Felline Nostro il primato nelle scommesse I 76,1 miliardi raccolti nel 2011 con il gioco che, per inciso, è pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine 2010, equivalgono a sedici volte il business annuale di Las Vegas. Ma quali sono le capitali del gioco nel nostro Paese? Su tutte primeggiano le province di Milano, Roma e Napoli, con oltre 14 miliardi di euro. Nel 2011 Milano è la città in cui si è giocato di più con una raccolta di oltre 5,6 miliardi, seguita da Roma (5,1) e Napoli (3,4 miliardi). Anche Pavia ha fatto la sua parte: è settima in graduatoria con giocate vicine al miliardo e mezzo di euro (1.460 milioni). Per quanto riguarda le giocate pro capite la spesa in Italia è di poco inferiore ai euro. Sono ben 44 le province con una spesa per abitante superiore alla media italiana. Fra tutte spicca l incredibile dato della nostra provincia ( abitanti circa) con una spesa di poco inferiore ai euro, oltre il doppio della media italiana e ben mille euro a testa in più di Como (1.884), Teramo (1.858) e Rimini (1.834). Tra le grandi città da segnalare i quasi euro spesi a testa dai milanesi. A spingere ai primi posti Pavia e il suo territorio sono le giocate ai video poker e alle altre diavolerie elettroniche. In provincia, infatti, in questo settore i pavesi hanno superato il miliardo di euro, quasi alla pari con i bergamaschi: milioni di euro Pavia (con una spesa pro capite di euro per tutto il 2011), Bergamo (1.086 pro capite). Anche qui Milano sbaraglia ogni concorrente con 3.897,7 milioni di euro (1.032 euro a testa). Di fronte all enorme massa di monetine introdotte nelle macchinette appare evidente il collegamento politica-malavita organizzata. Nell ordinanza firmata dal Gip di Milano Giuseppe Gennari, una parte consistente è dedicata al giro delle slot a Milano e Provincia. Un ombra cade sull ente del Ministero dell economia che gestisce i giochi e le scommesse e sulle società concessionarie che dovrebbero vigilare sulla regolarità delle apparecchiature. Come già detto in altra parte del giornale, moltissime macchinette risultavano fuori norma e ai Monopoli venivano trasmessi dati falsati. Non solo il clan Valle si preoccupava di modificare le schede e di staccarle dalla rete, ma risultavano difformi anche le dichiarazioni di installazione presso gli esercenti, alcuni dei quali rimanevano sconosciuti e che davano così origine a incassi occulti. Quando la Polizia Giudiziaria richiede i dati sui movimenti sospetti del gruppo Valle-Lampada, il funzionario statale comunica agli ufficiali che le «società del gruppo Lampada pochi giorni dopo l installazione delle apparecchiature comunicano all ente statale che le stesse non sono più funzionanti. Pertanto l apparecchio viene scollegato e non vengono conteggiate le giocate». Ma non era solo il clan ad agire nell illegalità. Quando si doveva controllare, i Lampada sapevano trovare qualcuno in grado di consigliare, accettare pagamenti in nero e sistemare le cose. Dalle indagini emerge che una delle società concessionarie, la Gamenet srl, «non controlla nulla e pensa solo a portare a casa i soldi». Le indagini mettono in evidenza che i Lampada arrivavano a ritirare le monetine presso le apparecchiature, intascandosi i guadagni. Secondo l accusa, il direttore commerciale di Gamenet in Lombardia, Francesco Pugliese, è perfettamente a conoscenza dei trascorsi del clan Valle-Lampada e, anzi, consiglia Giulio Lampada su come riuscire ad aumentare gli introiti evitando così i controlli fiscali.

12 12 Inchiesta Arginare il fenomeno Il governo cittadino rimane indifferente al problema E a Vigevano? Come ovvio non accade nulla. Il problema del gioco, come tanti, troppi altri, non esiste. Nei confronti del concetto di dipendenza, la teoria e la clinica psicologica contemporanea prendono in considerazione non tanto la sostanza o il comportamento di cui il soggetto è dipendente, ma la sua tendenza psicopatologica di base a divenire dipendente di oggetti e comportamenti ampiamente disponibili nella società in cui il soggetto fa parte; gli stessi processi psicologici stanno alla base di comportamenti apparentemente diversi, quali le dipendenze da sostanze (alcool, droghe, farmaci), e la compulsione, la spinta irrefrenabile a giocare d azzardo, ad alimentarsi senza limite, ad acquistare in continuazione oggetti inutili, ad avere relazioni sessuali multiple: possiamo così affermare che c è una somiglianza tra chi fa un uso continuo di cocaina e chi ha una compulsione al gioco d azzardo: tale somiglianza è che entrambi hanno una addiction, una dipendenza. Prima di proseguire in questa analisi è necessario fare qualche premessa fondamentale: ogni volta che una persona ha un problema che si può considerare attinente all ambito psicologico (e che quindi non è una malattia fisica), tale problema e la sua Sul sito del Comune trovate un bel modulo di quattro pagine con il quale, al solo costo della marca da bollo, si può chiedere l autorizzazione per aprire una sala giochi. Basta rispettare quanto prevede l articolo 11 del Testo di Pubblica Sicurezza e accludere la ovvia documentazione in materia di pervenzione incendi ed impatto acustico. Abbiamo ormai almeno tre grandi Sale ed una miriade di apparecchiature disseminate in quasi tutti i bar della città; non esiste uno straccio di Regolamento Comunale che preveda limitazioni e sancisca alcuni principi in materia; non si è mai vista una proposta od iniziativa per discutere, riflettere, ragionare sul fenomeno del gioco d azzardo e sui suoi devastanti risvolti sociali, sulla tenuta e la stabilità delle famiglie, sulle condizioni psicologiche e culturali delle giovani generazioni. Dando un occhiata a quanto hanno detto e fatto altri Sindaci, quelli di Cittadella e Castelnuovo del Garda, Comuni non certo di sinistra, o quello di San Benedetto del Tronto si vede il tentativo di regolamentare la proliferazione selvaggia delle sale giochi, fissare limiti e paletti per il loro insediamento in determinate realtà, ad esempio nei pressi di scuole, chiese, oratori, centri sportivi, sociali o culturali ecc Un Comune presente e sensibile dovrebbe in primo luogo porsi il problema di ciò che sta trasformando, spesso in negativo, il suo tessuto sociale e culturale, coniugando fenomeni e segnali per predisporre in tempo utile le adeguate risposte. Non è certo una novità che a Vigevano il livello di guardia sociale si sia elevato sul fronte della malavita organizzata e della violenza quotidiana legata a comportamenti individuali e di gruppo, frutto della povertà culturale, dell isolamento e della mancanza di valide alternative sociali ed aggregative allo spendere male il proprio tempo, anche nelle sale giochi. Non è un mistero, ad esempio, che da quando con un atto di autolesionismo inspiegabile il Comune ha chiuso il centro di aggregazione Fateci Spazio, in quel rione della città, e più complessivamente in tutta Vigevano, sono venute a mancare opportunità e possibilità di incontro, socializzazione ed attività culturale per gli adolescenti ed i giovani. Gli abitanti della zona dicono che ora, lungi dall avere trovato alternative o altri spazi promessi e mai concessi, i ragazzi ciondolano e perdono tempo attorno ad una struttura vuota e fantasma. Ciò significa, per le ragazze ed i ragazzi, ancora più marginalità, solitudine e rischio di essere agganciati se non travolti da suggestioni e modelli non propriamente positivi se non devianti. Dando una occhiata alle sale giochi che prosperano floridamente in città, drenando soldi dalle tasche dei cittadini, si può notare come il numero dei giovani che le frequentano sia preoccupante e come il miraggio del facile guadagno faccia presa su di loro. Da 12 anni le Amministrazioni Comunali che si sono succedute non hanno investito un euro in una iniziativa stabile, durevole e di spessore a favore dei giovani, degli anziani, delle donne: si sono chiusi tutti i cinema, aperti centri commerciali, demolite gran parte delle iniziative educative e culturali, si abbandona ognuno al proprio destino, alla propria solitudine e marginalità. La dipendenza dal gioco come disperata ricerca di senso presenza nella vita del soggetto vanno considerati in riferimento a quella persona, unica nella sua particolarità e singolarità. La dipendenza sia essa da una sostanza o da un comportamento, come il gioco va considerata per quello che rappresenta e significa nella vita di quel particolare consumatore di sostanze, di quel particolare giocatore compulsivo. Non ci sono ricette pronte per tutti: generalizzare, affermare a gran voce che il tal problema deriva sempre dalla tal cosa, nella clinica psicologica, porta ad allontanarsi da quel che davvero serve, nell obbiettivo di una buona risoluzione del problema: capire cosa

13 13 Inchiesta A inizio febbraio il Comune ha però annunciato una iniziativa intitolata Non fare crack rivolta ad alunni e genitori delle Scuole Medie che intende proporre un percorso di prevenzione ai diversi tipi di dipendenza, compreso quello dei videogiochi ed aiutare i genitori nel loro compito educativo. Auspichiamo che si tratti di un progetto ben ideato, curato e gestito anche perché non si può vivere di estemporaneità e sia il sostegno ad una genitorialità consapevole che ad una crescita in preadolescenza ed adolescenza devono essere oggetto di politiche permanenti ed intense. Bisogna cioè investire risorse umane ed economiche coinvolgendo le realtà dell associazionismo e del volontariato, le parrocchie, le scuole con insegnanti e studenti attorno all idea di una città più vivibile ed accogliente. E poi occorre concretamente, con appositi regolamenti ed atti, impedire il proliferare delle Sale Giochi e limitare la loro visibilità e l attrattività rispetto alle categorie più deboli socialmente e psicologicamente. Ed ancora bisogna pensare a strumenti che aiutino, accompagnino e confortino chi è vittima del gioco, chi, magari, anche con vergogna non riesce più a vivere normalmente e ad assicurare un livello di dignità quotidiana alla propria famiglia ed ai propri figli. Si potrebbero utilizzare competenze e risorse che esistono e che possono essere messe in campo valorizzando la ricchezza e l articolazione del tessuto sociale ed aggregativo vigevanese. Perché allora, più in generale, non aprire un tavolo reale sullo stato della Città scegliendo insieme le risposte e le misure per contrastare l impoverimento socio-economico ma anche culturale e morale cui stiamo assistendo, per sollecitare un impegno civico che isoli i fenomeni di degrado, di violenza ed intolleranza cui assistiamo, per disegnare i contenuti di una Città forte e solidale che guarda al futuro con ottimismo e non con paura e rassegnazione, ripiegandosi egoisticamente su se stessa? Non sono domande retoriche: di fronte ai fenomeni malavitosi che ci stritolano ed al degrado sociale che produce solo nuove dipendenze, quale quella del gioco, un Amministrazione responsabile dovrebbe rimboccarsi le maniche e chiedere ad ognuno un impegno straordinario. Ferruccio Quaroni Cosa fa la Giunta in città? Ceffa: «Serve sviluppare l informazione sul territorio» Lo Stato italiano pubblicizza e finanza il gioco d'azzardo. Per l'organizzazione mondiale della sanità (OMS), il gioco d'azzardo è, dal 1980, un disturbo mentale. In Italia non è paragonato nemmeno ad un raffreddore. Strano, perché sulla popolazione adulta del nostro Paese, una buona percentuale delle persone ha un problema legato al gioco. Se pensiamo che basta un solo malato d'azzardo, per trascinare nel pozzo nero della crisi almeno sei/sette persone in ambito familiare, il numero percentuale aumenta vertiginosamente. Curare la malattia del gioco richiede anni e, come per i diabetici, deve essere tenuta perennemente sotto controllo. Per combattere l'assuefazione da video poker, proprio come per qualunque altro tipo di droga, è necessario prevenire. Se lo Stato non può farlo per i dichiarati interessi che lo coinvolgono, i Comuni, al contrario, potrebbero prendere posizioni deliberate, quantomeno per alleviare l'espandersi della metastasi. Abbiamo intervistato il vicesindaco, con delega alle politiche sociali, Andrea Ceffa, per sapere come la giunta potrebbe intervenire. E perché non l'ha ancora fatto. Qual'è la posizione dell'amministrazione comunale sul problema del gioco d'azzardo? «Il nostro atteggiamento è quantomeno diffidente verso tali attività. Il proliferare di dispositivi per il gioco si è certamente espanso vertiginosamente. Sono molti i bar ed i tabaccai, in cui si notano persone giocare in modo compulsivo, da dipendenza. Gente che, in difficoltà economiche, disperde ingenti somme, sacrificate al mangiare e all'affitto. La speranza della vincita, che potrebbe portare salvezza, incorre nel rischio di una crisi del bilancio familiare che, a volte, comporta dei futuri furti». A Bologna, per contrastare questa deriva tragica, la commissione sanità ha votato all'unanimità l'eliminazione delle slot machine da tutti i luoghi pubblici o a partecipazione comunale. Non crede sia un buon esempio da seguire? «Potrebbe essere uno spunto di discussione da presentare in commissione sanità. Purtroppo gli interessi dietro al gioco d'azzardo sono parecchi, non solo lo Stato ma diverse società desiderano aprire attività incentrate sul gioco. L'amministrazione comunale potrebbe utilizzare come obiettivo di contrasto gli strumenti urbanistici, in modo da limitare future aperture. (Per ora però, gli strumenti urbanistici sono stati utilizzati per limitare l'apertura di kebbabari. Mentre in Padania e anche più a nord, Verbania e la Provincia di Varese ad esempio, hanno avanzato diverse regolamentazioni possibili alle amministrazione locali per contrastare il fenomeno n.d.r.)».. Oltre ai danni causati dalla dipendenza da gioco, esiste anche un mercato illegale notevole (un giro da 10 miliardi di euro secondo uno studio di Libera ), legato a dispositivi come le slot machine ad esempio. Anche per contrastare la criminalità organizzata, non si potrebbe creare un gruppo di lavoro tra amministrazione comunale e associazioni locali, per sensibilizzare i vigevanesi? «Studiare forme di collaborazione per campagne di sensibilizzazione è certamente utile. La prevenzione però deve avvenire con un'informazione non terroristica ma ben sviluppata sul territorio». Simone Satta significhi la dipendenza nella storia e nell esperienza di vita del soggetto. La dipendenza del giocatore è uno stato di schiavitù, una condizione di asservimento a un comportamento il gioco d azzardo che diviene patologica allorché diviene l unica soluzione, l unica via di fuga, ripetitiva, sempre uguale, di cui il soggetto dispone per sopportare o per tentare di far scomparire la sua angoscia, il suo dolore mentale. Angoscia e dolore mentale che spesso non sono del tutto consapevoli per il giocatore che, letteralmente, si sente trasportato dalla necessità per lui assoluta di comportamenti distruttivi (perdere ingenti somme di denaro, cercare ogni mezzo per procacciarsi i denari per continuare a giocare, mettere in pericolo le relazioni personali e famigliari fino a perderle). Tale addiction si manifesta così nella difficoltà del soggetto ad accedere all ordine simbolico (a dare un senso alla sua esistenza): a questa difficoltà egli reagisce facendo uso di oggetti sostitutivi reali (la sostanza) o attraverso comportamenti compulsivi (il gioco) in passaggi all atto ripetuti, fuori senso. Solo l ascolto della parola del giocatore, attraverso la quale ripercorrere le scansioni della sua vita, nell ambito di un contenitore che è la consulenza psicologica, può portare a un superamento del reale dell addiction e a un nuovo senso alla vita del soggetto. Dr. Andrea Gravano, psicologo

14 14 Primo Piano Vigevanominacciatada Nessun riguardo per la salute dei cittadini. Snobbata anche L ipotesi di una discarica di amianto in territorio gambolese ma a ridosso della Sforzesca ha messo in fermento le associazione ambientaliste e la politica locale. Non tutta naturalmente. A parte le doverose dichiarazioni del Sindaco Sala, si è vista solo una mozione presentata da Civiltà Vigevanese che invita il primo cittadino a rivedere con maggior forza e decisione le proprie sia pur legittime contrarietà. Per chi ha partecipato alla conferenza di Sannazzaro in tema di discariche di amianto sul nostro territorio, il problema è ben noto, al pari delle testimonianze dei parenti delle vittime da tumore mesotelioma causato dalle fibre di amianto respirate. La richiesta di autorizzazione è avanzata dalla società vigevanese Isola Verde srl (Nella conferenza di servizio di fine mese, però, la Regione non ha concesso, almeno per ora, il permesso. Il sito non sarebbe idoneo. Ma va...), il cui presidente è Alberto Righini, già presidente dei giovani costruttori edili (quello che sull Informatore si lamentava che a Vigevano non si costruisce più, come se ce ne fosse ancora bisogno). Durante il convegno di Sannazzaro è emerso come quello delle discariche di amianto possa diventare un lucroso business; infatti con la disponibilità di un terreno, un basso investimento infrastrutturale, pochi dipendenti per la gestione, è possibile percepire enormi profitti derivanti dallo smaltimento in discarica. Un investimento ad altissima speculazione e redditività che lascia al territorio il danno e conferisce ai proprietari gli utili. Storia vecchia viene da pensare, dove la politica a tutti i livelli fa presto a trovarsi concorde (vedi Lorenzo Demartini, Sindaco di Mede che si opponeva alla costruzione della discarica di Galliavola per le polveri da inceneritore, ma che si batte a spada tratta per la realizzazione della discarica di amianto di Ferrera Erbognone). Il meccanismo è sempre il solito: grande possibilità di profitto, imprenditore disponibile a realizzarlo a patto che la politica spiani la strada con le autorizzazioni, danno per la salute collettiva e il territorio, associazioni ambientaliste e cittadini che protestano. A questo punto è logico chiedersi per quale ragione si sia scatenata la rincorsa alle discariche di amianto. Il tutto è riconducibile al Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) approvato dalla Giunta Regionale con deliberazione n 8/1526 del 22/12/2005. Entro 10 anni dall entrata in vigore del PRAL (2015) l amianto lombardo deve essere stato bonificato e/o eliminato. Soffermiamoci, dunque, sugli effetti della direttiva che ha legittimato certa politica, sia a destra che a sinistra, ad esprimersi a favore delle discariche. Verrebbe da chiedersi: ma come possiamo fare allora? L amianto sui tetti esiste, è pericoloso, quindi perché non rimuoverlo ficcandolo sottoterra dove non può più nuocere?. Legittimo quesito, al quale è meno semplice del previsto dare risposta. Cominciamo con il sentire il parere di Plinio Chiesa, presidente di Vigevano Sostenibile. Prima di entrare nel vivo della questione discarica di amianto della Sforzesca, vuole illustrarci come si sta coordinando l'associazione che presiede con le altre sul territorio? «Allo stato attuale si è costituita una rete di comitati e associazioni ambientaliste operanti sul territorio provinciale, incluse quelle di rilevanza nazionale tipo WWF o Legambiente. Tale rete, a sua volta, ha costituito diversi gruppi di lavoro su specifici argomenti come il territorio, l'energia o i rifiuti che, a loro volta, siedono periodicamente ad un tavolo comune con l'amministrazione provinciale con l'intento di analizzare e cercare di risolvere gli innumerevoli problemi che affliggono il nostro territorio. Capita anche di coordinare le forze di vari comitati/associazioni nel caso in cui sia necessario far pressione con manifestazioni su specifici argomenti». Come intendete muovervi riguardo all amianto? «Vigevano Sostenibile ha una visione molto critica nei confronti del fiorire di tutte queste richieste di apertura di nuove discariche d'amianto. Personalmente (ma molti soci la pensano allo stesso modo) ritengo sia assurdo che nel 2012 si pensi di risolvere un grave problema come quello dell'amianto sotterrandolo! È sicuramente una soluzione geniale per un gatto, ma, se viene seriamente proposta da un essere umano, ci vedo solo due possibili alternative: o la persona in questione è in buona fede, e allora ha, appunto, il cervellino di un gatto (con tutto il rispetto per

15 15 Primo Piano ll amianto? la Consulta per l ambiente quest'ultimo!), oppure è in malafede e ci guadagna. Oggi esistono molteplici tipologie di impianti di inertizzazione, che risolvono definitivamente il problema dell'amianto trasformandolo in una materia prima inerte. Queste tecnologie, però, non garantiscono un ritorno pari a centinaia di volte l'investimento come avviene con le discariche, e questo purtroppo ne ostacola il decollo. Gli imprenditori sono poco allettati dall'idea, le tangenti non circolano, la malavita organizzata non fa pressione sui politici. Ecco perché faremo di tutto per ostacolare la nascita di qualsiasi discarica di amianto». Come giudica l'azione della politica vigevanese in merito alla difesa dell'ambiente e della salute?pubblica? «Dopo un ottima partenza, per lo stop alla centrale di Cascina Cavalli, gli entusiasmi si stanno progressivamente raffreddando. Vedo poca attenzione all'ambiente ed alla programmazione. Un caso vergognoso, poi è quello della Consulta per l'ambiente che, come associazione abbiamo contribuito a far nascere e che riunisce persone capaci e competenti, e che vengono regolarmente prese in giro, tanto che qualcuno ha già dato le dimissioni. Vorrei ricordare ai nostri amministratori che la Consulta dovrebbe essere, appunto, consultata preventivamente per valutare i problemi ed aiutare a prendere delle decisioni, e non messa semplicemente al corrente del fatto compiuto! È il caso, ad esempio, delle varie alternative alla centrale di Cascina Cavalli di cui si è saputo solo a mezzo stampa, o, peggio dell'approvazione fatta recentemente dal Comune alla nuova centrale di corso Genova che considero un insulto all'intelligenza dei cittadini e del lavoro fatto in tre anni dalla nostra Associazione e di cui la Consulta non sapeva niente». È riscontrato scientificamente che, pur con tutte le cautele del caso, conferendo amianto nel sottosuolo, con il tempo le coperture protettive si deteriorano lasciando che il percolato vada ad inquinare prima o poi le falde acquifere. Questione di decenni non di secoli, quelle stesse fibre di amianto sospese in acqua, attraverso la stessa riaffiorano in superficie, dove per effetto dell evaporazione tornano a liberarsi in aria ripresentandosi più letali che mai. Più vicino si trova la falda acquifera alla superficie, meno tempo impiega il processo a verificarsi. È auspicabile quindi intervenire rimuovendo l amianto anche quando il cemento che lo contiene non si sta ancora deteriorando liberandolo in aria, solo per esperire ad una legge regionale? Non sarebbe più sensato monitorare la situazione ambientale in maniera capillare, intervenendo con incapsulamento quando possibile, inertizzazione mediante apposite vernici, rimuovendo solo quando non è possibile fare diversamente e nel contempo valutare seriamente la realizzazione di impianti che, mediante processo termico, trasformano l amianto in polveri inerti adatte poi ad impiego edilizio? Crediamo che non si possa agire per risolvere un simile problema solo in rispondenza di una legge che può essere rivista e migliorata, o peggio per accontentare gli appetiti speculativi dei soliti noti. La salute è preziosa: dovrebbero essere questi i fari che illuminano le scelte dei nostri eletti. Come al solito, però, la tentazione di sotterrare il problema a danno di chi verrà dopo, trasformandolo in una bomba ambientale fuori controllo, è purtroppo sempre presente in amministratori sempre più propensi ad esercitare il potere attraverso la politica, anziché attuare politiche che risolvano dei problemi. Silvano Migliavacca Centrale, 4 tonnellate di polveri Trasformare la Lomellina in una pattumiera, in un ricettacolo di inquinamento e patologie tumorali. Sembra questa la mission della politica locale, sia a destra che a sinistra. Spunta una nuova centrale ad olio vegetale, molto più piccola di quella di Cascina Cavalli, ma in pieno centro abitato (terreno di Barbaglia Legnami) ad opera di un fantomatico imprenditore russo (la Lega è padrona a casa sua solo quando gli fa comodo). Ai partiti la lezione della centrale della Morsella, rivelatasi un micidiale boomerang elettorale e politico, non è bastata. Grazie al tam-tam su facebook la notizia è dilagata, la stampa locale ha dato il via alle danze, ma si scopre che l iter autorizzativo è molto avanti e ancora una volta nel silenzio più assoluto dei partiti coinvolti (Pd in provincia e Lega in Comune a Vigevano). Solo Civiltà Vigevanese (che essendo movimento civico non ha agganci in provincia dove si sono tenute le Conferenze dei Servizi proposte all approvazione) si è mossa immediatamente appena appresa la notizia. Prima con una interrogazione consiliare, poi reperendo tutta la documentazione del caso pubblicandola sul suo sito, in ultimo con una mozione consiliare per aprire un dibattito in città. Ancora una volta deve essere la politica fatta dai cittadini ad agire per smascherare le malefatte dei partiti. Malefatte non perché sia stata violata la legge che permette la realizzazione si simili impianti per produzione di energia elettrica, ma perché per rispettare certe leggi (assurde) si violano impunemente altre leggi come si evince dalle parole dei nostri intervistati qui di seguito. A che serve la politica dei partiti se non argina scelte speculative di imprenditori senza scrupoli? Chiediamo un parere tecnico in merito all ing. Gavazzi, membro di Vigevano Sostenibile e Presidente della Consulta per l Ambiente. A prescindere dal parere ufficiale che rilascerà la Consulta per l'ambiente, vuole darci la sua valutazione tecnica in merito al progetto? «Non ho avuto modo di discutere il progetto con i soggetti proponenti, quindi non ne conosco i dettagli e posso basarmi solo su quanto riportato nel documento C1015-A-4-RT- 001 Analisi Ambientale. In esso si riporta una emissione di polveri di 130 mg/nm3 riferito al 5% di ossigeno, valore decisamente elevato e che corrisponde al limite massimo ammesso per legge. Nel progetto si prevede l'utilizzo di un sistema di riduzione catalitica (SCR) per l'abbattimento degli Ossidi di Azoto (NOx) e del monossido di Carbonio (CO), tecnologie efficaci ed ampliamente consolidate, mentre non si prevede nulla per eliminare l'emissione di particolato. Non si prevede inoltre neppure una sonda di analisi in continuo per le polveri al camino (la si prevede per misurare solo NOx e CO). La taglia dell'impianto è sicuramente modesta, non mi aspetto un grandissimo contributo negativo nel caso l'impianto venisse costruito, anche se si tratta comunque di 4 tonnellate di polveri emesse ogni anno, quantità paragonabile a quella emessa da un grosso inceneritore con un buon sistema di filtrazione. D'altra parte nè la tecnologia di base (motore diesel), nè l'impiantistica di trattamento fumi mi paiono conformi al desiderio di uno sviluppo sostenibile della nostra città, anche in considerazione della situazione già compromessa della qualità dell'aria». Per quanto riguarda la nostra situazione ambientale, abbiamo invece chiesto un parere ad Angelo Grungo, vicepresidente di Vigevano Sostenibile. Per anni si è occupato anche della situazione ambientale lomellina. Come valuta la possibilità di realizzazione di questo nuovo impianto? «La motivazione è semplice e tragicamente logica; nel 2011 per ben 43 giorni a Vigevano sono stati superati i limiti imposti dalla legge di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili nell aria. Le probabili conseguenze si evincono dai resoconti ASL: per quanto riguarda i tumori all apparato respiratorio, la provincia di Pavia nel 2009 aveva una media del 17,7% più alta della media nazionale e del 10,8% di quella regionale. Con questi dati allarmanti, i nostri amministratori (che hanno la responsabilità di garantire la salute pubblica) dovrebbero prendere provvedimenti per ridurre l inquinamento atmosferico. L eventuale quanto illogica decisione di autorizzare una nuova centrale non va certo in questa direzione». S. M.

16 16 Primo Piano Appartamento per Lady Abelli Lo usava per i suoi soggiorni milanesi Lo scorso dicembre il Ministro Anna Maria Cancellieri ha presenziato a Milano all inaugurazione della filiale lombarda dell Agenzia per i beni sequestrati e confiscati alle mafie. Dopo Reggio Calabria, Roma e Palermo, si è deciso che anche Milano dovesse avere una propria sede e la ragione appare evidente dai numeri presentati dal Prefetto Caruso, direttore nazionale dell Agenzia. Ammonta infatti a ben 43 milioni di euro il valore dei beni confiscati fino ad oggi nella Regione mentre quello dei beni sequestrati solo negli ultimi due anni è pari a più di 800 milioni di euro. La Lombardia si posiziona al quinto posto per gli immobili confiscati ed è terza per il numero di aziende. Quindi una scelta davvero strategica per colpire le mafie là dove, pur non esistendo una cultura omertosa radicata fra i cittadini, si producono però fenomeni di collusione fra settori economico-imprenditoriali e la malavita tali da far dire alla stessa Cancellieri che occorre reagire, reagire, reagire e ad Ilda Boccassini che il mondo imprenditoriale deve schierarsi con lo Stato denunciando estorsori e mafiosi. La scelta del luogo diventato sede della filiale milanese e lombarda dell Agenzia è poi altamente simbolico per noi pavesi, cittadini di una Provincia tra le più interessate negli ultimi anni dal crescere del fenomeno delle collusioni fra mondo politico, economia e criminalità organizzata. L appartamento di Via Moscova è infatti quello riconducibile alla ragnatela di società e corruttele che facevano capo al defunto Giuseppe Grossi, l imprenditore ciellino delle bonifiche coinvolto in vari scandali ambientali il più noto dei quali è quello di Santa Giulia. Questi nomi a noi suonano immediatamente familiari: non più di due anni fa veniva indagata e poi incarcerata Lady Abelli (al secolo Rosanna Gariboldi) Assessora provinciale all Organizzazione interna e, soprattutto, consorte del Faraone di Broni, deus ex machina da quasi trent anni della politica pavese prima nella DC, poi in Forza Italia ed ora nel PDL. Con lei furono implicati, oltre ovviamente a Grossi finito in carcere nell ottobre 2009 per riciclaggio di 22 milioni di euro, frode fiscale ed appropriazione indebita, anche due Assessori in carica della Giunta Formigoni, il brianzolo Massimo Ponzoni (Ambiente) ed il varesotto Massimo Buscemi (Reti e Servizi di pubblica utilità) più un ex Assessore Giorgio Pozzi di Como fino al 2005 con la delega all Artigianato: una bella combriccola rappresentativa di tutto il territorio. Si scoprì così l esistenza di una rete di interessi, favori e malaffare che coinvolgeva l intero sistema di governo lombardo. La Gariboldi viene beccata con le mani nella marmellata: tra il 2001 ed il 2008 sono passati da Grossi ad un conto a lei intestato in quel di Montecarlo la bellezza di 2,3 milioni di euro: l assessora si difenderà dicendo che, ovviamente, si tratta della solita restituzione di un prestito e di investimenti compiuti in società appunto. I giudici non le credono quando si dichiara una sprovveduta e scrivono che, anzi, ha dimostrato una non comune professionalità dell agire criminoso tale da garantire una elevatissima remuneratività. Sta di fatto che la moglie dell ex parlamentare e coordinatore nazionale del PDL si fa un bel po di mesi di carcere e che dalle indagini escono alcune chicche veramente saporite: Grossi metteva a disposizione della coppia pavese una Porsche per spostarsi in Città, un aereo per i viaggetti di piacere e d affari e..l appartamento di Via Moscova (mica a Gratosoglio o Quarto Oggiaro!) utilizzato per i loro soggiorni meneghini. Raccontano le cronache che fra Grossi ed Abelli ci fosse anche una sorta di competizione su chi possedesse l elicottero più bello ma, sicuramente, il devoto imprenditore era irragiungibile in quanto a Ferrari (20), Rolex (decine) e Castelli medievali posseduti (uno solo, ma quello manzoniano dell Innominato) Ecco perché la scelta di questo luogo in pieno centro di Milano appare così simbolica e densa di significati per noi. Nel frattempo ci auguriamo che alle parole della Cancellieri seguano fatti ancora più precisi e pregnanti nella lotta alle mafie ed anche dalla Regione ci attendiamo, al di là della retorica di Formigoni, atti concreti e rispetto degli impegni, cominciando dall attuazione delle leggi regionali per la promozione dell educazione alla legalità promulgate tra febbraio e maggio 2011 e ad oggi ancora inutilizzate. F. Q. A sinistra: Rosanna Gariboldi, assessore provinciale pavese. Sotto: un tratto di via Moscova a Milano, dove si trova l appartamento sequestrato e assegnato alla direzione antimafia.

17 17 Primo Piano Cittadini esasperati Trasformiamo corso Giovanni XXIII in strada urbana I sottoscritti cittadini, firmatari della presente petizione vogliono segnalare... Comincia così l appello che un gruppo di famiglie residenti in corso Giovanni XXIII ha rivolto al gruppo di Civiltà Vigevanese. Per chi non lo sapesse, corso Giovanni XXIII è quel tratto di circonvallazione che parte dalla rotonda del cavalcavia della media Bramante e prosegue verso la rotonda di corso Torino. In quel breve tratto forma una grande curva. Ed è proprio da lì, ma non solo, che nasce l appello. Ma andiamo con ordine. Quel tratto di strada dai tecnici è chiamato terzo lotto, ma per i comuni mortali, i vigevanesi tutti, è semplicemente la circonvallazione interna. Un arteria costruita negli anni 80 e che inizialmente doveva servire per snellire il traffico in centro e per dirottare i mezzi pesanti fuori dalla città. Poi, scelte edilizie scellerate l hanno trasformata in una semplice strada urbana: abitazioni, garages, passi carrai, con l accesso direttamente sulla strada. Facile im- Sopra e sotto: la curva incriminata di corso Giovanni XXIII. maginare che, con l aumentare del traffico, la vita per i residenti si è fatta sempre più difficile. Ora qualcuno si è stancato e si sta mobilitando: gli abitanti di corso Giovanni XXIII appunto. Ma cosa vogliono questi cittadini? Semplicemente di «Vivere meglio». In pratica chiedono di dotare quella strada di mezzi di protezione, marciapiedi, passaggi pedonali e di evitare il passaggio dei mezzi pesanti. «Ora che è stato costruito il quinto lotto spiegano si può tranquillamente deviare lì il traffico pesante, evitando così seri pericoli per gli abitanti della zona. Tenete presente che su quella strada passano circa automezzi al giorno. Chi intende raggiungere corso Torino a piedi deve compiere un lungo tragitto. L alternativa è gettarsi in strada e sperare che tutto vada per il meglio». Anche immettersi in carreggiata dalle strade laterali è estremamente pericoloso (come evidenziano le foto). Senza contare l inquinamento dell aria e quello acustico, in quanto molti tir «Si fermano davanti alle case con il motore acceso... oppure superano ampiamente i 50 chilometri orari previsti dal codice». La richiesta non è assurda. Un suggerimento? Trasformare quel tratto in Strada urbana di quartiere. In altre città è stato fatto. Perché non seguire anche a Vigevano quell esempio?

18 Sab. Ven. G Gio. io. Mer. Mar. Lun. Dom Dom. Film L ALBERO Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Film I MUPPET Cinema Odeon - Ore 16,00 solo su prenotazione: o CENA SOCIALE DI PRIMAVERA Circolo cascame - Vigevano Spett. Teatrale AQUAE MUNDI Cinema Odeon - Ore 21,00 (ingr. libero) Ven. Sab. Film L AMORE CHE RESTA Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Film MILO SU MARTE Cinema Odeon - Ore 16,00 Gio. Gio. Mer. Mar. Lun. Dom. Dom GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL'IMPEGNO in memoria di tutte le vittime delle mafie XVII Edizione - GENOVA Film MI CHIAMO SAM Cinema Odeon - Ore 21,00 Ven Ven. Sab. Film UOMINI SENZA LEGGE Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Opera Lirica IL BARBIERE DI SIVIGLIA di G. Rossini Cinema Odeon - Ore 20,00 Serata Ska con lo Zio Giovane Casello 10 Vigevano - Ore 21,30 Film L'incredibile storia di Winter il delfino Cinema Odeon - Ore 16,00 DONNE DELLA GRAPPA - Giornata di incontri e di degustazioni - Sartirana L. (PV) - Spett. Teatrale SIGNORI BIGLIETTI Cinema Odeon - Ore 21,00 G Gio. io. Mer. Mar. Lun. Dom. Dom S b Sab. Ven. G Gio. io. Mer. Mar. Film IO SONO LÌ Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Film ALVIN SUPERSTAR Cinema Odeon - Ore 16,00 Dom. Dom Lun. Cabaret HAI DA SPEGNERE? con Maria Rossi Cinema Odeon - Ore 21,00 Film THE ARTIST Cinema Odeon - Ore 16,00/21, Lun. Dom. Sab. Ven. Gio. Gio. Mer. Mar. Lun. Dom. Sab. Ven. Gio. Gio. Mer. Mar. Lun. Dom. Sab. Ven. Gio. Gio. Mer. Mar. M Mar Lun. Dom. Sab. Ven. Gio. Gio. Mer. Mar. Lun. Dom. Film ANONYMOUS Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Film FAUST Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Film MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO Cinema Odeon - ore 21,00 Film POETRY Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Opera Lirica COSÌ FAN TUTTE di W. A. MOZART Cinema Odeon - Ore 20,00 Film LE IDI DI MARZO Cinema Odeon - Ore 16,00/21,15 Aprile temperato non è mai ingrato Marzo ventoso, M arzo v entoso, maestoso aestoso ffrutteto rutteto m Sab. Ven. G Gio. io. APRILE M MARZO ARZO Nr 120 MARZO Questo spazio è dedicato alla città: Associazioni, gruppi sportivi, compagnie teatrali... Se desiderate vedere pubblicate le vostre attività su queste pagine mandate una mail a: Appena possibile e compatibilmente con i tempi di stampa del giornale sarà nostra cura inserire i vostri appuntamenti nella data indicata e pubblicarli sul sito della nostra associazione: L acqua è un bene comune, un bene pubblico. L acqua è imbottigliata, ma esce anche libera dai nostri rubinetti, l acqua si vende e si consuma. Parte da qui il racconto di Daniele Biacchessi, alfiere del teatro civile e di narrazione, con le musiche del maestro Gaetano Liguori, pianista e jazzista. Lo spettacolo, fatto di parole, musica e immagini. sfodera numeri sul consumo dell acqua nei paesi sviluppati e il fabbisogno delle popolazioni africane, asiatiche, centro americane che lottano tutti i giorni per la loro sopravvivenza. Lo spettacolo di Biacchessi rappresenta il preludio al rilancio della campagna ed è un modo per porre temi e questioni usando la forza e l espressività del linguaggio teatrale. Teatro Odeon - Vigevano Spettacolo teatrale AQUAE MUNDI - ore 21,00 Premio speciale Unescu Ingresso libero Venerdì 23 marzo La giornata ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie. Anche quest anno, l associazione Onlus La Barriera, validamente supportata dal presidio cittadino di Libera, costituitosi lo scorso mese di febbraio parteciperà all evento che, lo ricordiamo, è aperto a tutti. Un occasione importante, soprattutto per i giovani, di venire in contatto con altre realtà e far emergere i valori della legalità e solidarietà civile. Prenotazioni: inviare una mail a o chiamare il La partenza è prevista per le ore 7:00 presso il Piazzale Conad a Vigevano. Il costo è di 10 euro a testa per il trasporto in pullman. Genova 17ª Giornata della Memoria e dell Impegno Sabato 17 marzo Nel mese di... I nostri appuntamenti

19 Il Naviglio Sforzesco Trenta chilometri di meraviglie da Galliate a Vigevano Aristotele, filosofo greco del IV secolo a.c., scrisse che la meraviglia è l inizio del filosofare. Pur trattandosi della teoria di un grande pensatore, è in realtà molto semplice Per Aristotele, gli uomini da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici: «(...) in seguito, progredendo poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell universo intero». In questo passo della Metafisica, opera tra le più importanti del suddetto filosofo, è incisa l'origine del pensiero. Tutti possono essere filosofi, ciò che importa è riconoscere di non sapere. Il dubbio è motore per la ricerca. Dotato di grande curiosità, pronto per la meraviglia filosofica, Vasco Dalprato ha dedicato parte della sua vita ad un'indagine basata sul desiderio di conoscere. Apprendere i perché dei fenomeni del mondo, in particolare dei molteplici corsi d'acqua che attraversano Vigevano. Vasco, nella bozza di introduzione al suo libro, spiega cosa l'ha spinto ad affrontare una simile ricerca. Le motivazioni che l'hanno portato a lavorare per la costituzione di un volume, quasi totalmente fotografico, che raccontasse a tutti il viaggio di fiumi e rigagnoli della nostra zona. La causa è stata proprio la curiosità, le domande che ricorrevano nella sua mente. Una ricerca di risposte: una meraviglia. «In circa trent'anni ho censito un centinaio di corsi d'acqua ha svelato ma in realtà il numero è ben maggiore. Tutte le questioni che mi sorgevano in testa, riguardavano il principio e la fine dei corsi. Il tentativo di dare risposte mi ha portato alla stesura del libro». L'opera, non ancora pubblicata ed in cerca di un editore, è un escursione fotografica lungo tutto il percorso del naviglio Sforzesco. Un libro pensato per chi i navigli non può raggiungerli, vuoi per mancanza di voglia, di tempo, o a causa di impossibilità motorie. Munitosi di macchina fotografica e buona volontà, Vasco Dalprato ha cominciato il suo viaggio dalla zona di Galliate. Nel piccolo comune in provincia di Foto grande: il naviglio Sforzesco visto da via Cairoli. Sullo sfondo il ponte della Giacchetta. Sopra: comune di Galliate. Ecco dove nasce il naviglio Sforzesco. Sotto: comune di Romentino: l unico punto del naviglio dove si forma un isola.

20 21 Società Vasco Dalprato, il ticinofilo Alla ricerca della vera storia dei canali lomellini Vasco Dalprato, è un pensionato che sa come sfruttare il tempo libero. Anche se nel padre scorreva sangue mantovano, la madre è vigevanese da generazioni e Vasco è da considerarsi di vera famiglia viginuna. Dopo anni di lavoro, nel meritato periodo di riposo, ha deciso di coniugare una delle sue passioni principali, con l'informazione per i suoi concittadini e non solo. Oltre alla pesca, alla fotografia ed alla bici sportiva, Vasco si interessa da anni (30 per la precisione), di rigagnoli, navigli e fiumi. «Un ticinofilo» si dichiara. Per questo, dopo aver ricevuto risposte incerte e poco accurate, a domande che riguardavano i tragitti dei diversi corsi d'acqua, ha deciso di scrivere un libro per spiegare i movimenti, nella storia e sul territorio, degli svariati canali che scorrono nelle campagne lomelline. In particolare, fulcro della sua opera è il Naviglio Sforzesco. In un viaggio, in piena sintonia con l'ambiente, di 30 chilometri, compiuto in bicicletta e per alcuni tratti a piedi, Vasco ha raccolto informazioni e scattato splendide fotografie. Dopo un'estenuante ricerca sui testi storici, lunghe passeggiate sulle rive, dialoghi con i contadini, il libro può considerarsi pronto per la pubblicazione. Novara, ha origine uno dei più antichi canali fatto nascere, per mano dell'uomo, dalle acque del Ticino: il naviglio Sforzesco. «Da Galliate è cominciato il mio percorso conclusosi a Vigevano, vicino alla frazione Sforzesca, dove il naviglio muore. ha raccontato Vasco Il mio libro, oltre alle fotografie di diversi scorci del canale con apposite didascalie, conterrà anche una mappa che io stesso ho disegnato. Ogni fotografia ha continuato ha un numero identificativo che la collega al numero riportato sulla mappa. In questo modo si ha la possibilità di capire il punto esatto che ogni foto rappresenta». Quattro metri di cartina in cui sono disegnati ventisette chilometri di percorso. Vasco, che ha pensato proprio a tutto, non ha tralasciato le fonti storiche. Con l'aiuto di Teresa Bonomi, ha svolto lunghe ricerche all'archivio storico di via Merula. Grazie a questo lavoro, ha potuto inserire nel volume la storia ufficiale del naviglio. Narrare le sue radici, che risalgono ai primi anni ottanta del '400. Spiegare le peripezie che hanno accompagnato, nei secoli, lo scorrere delle sue acque. La fondamentale importanza che esse hanno rivestito per l'irrigazione dei campi, i litigi riguardanti il possesso dei terreni in cui il naviglio penetrava. Tutto è minuziosamente riportato. Le foto sono frutto di un'abilità che non è quella del semplice appassionato o di un principiante. Vasco ha cercato per ogni immagine l'impressione migliore, la luce giusta, la prospettiva opportuna. Ore ed ore di attesa per procurare l'effetto cercato. «Per riuscire, ad esempio, a fissare su pellicola il treno ad alta velocità, ha rivelato che passa su uno dei ponti, sotto il quale scorre il naviglio, ho dovuto imparare a scattare in un preciso momento. I vagoni dell'alta velocità sono davvero dei missili». Grazie alle sue capacità, tra le quali sicuramente primeggia la pazienza, Vasco Dalprato è riuscito a catturare immagini toccanti, curiose e stupende. Soprattutto, sconosciute alla maggior parte delle persone. Grazie alle fotografie, è possibile vedere il ponte Napoleone, una piccola passerella ricoperta di fogliame, che naturalmente prende il nome dall'imperatore. Ponte che può apparire insignificante ma che la storia insegna essere prezioso. Da Galliate, una delle prime tappe è Trecate. Qui, l'obiettivo di Vasco ha ripreso le facciate della centrale elettrica Moneta, un tempo funzionante grazie alle acque del naviglio Sforzesco. Se- Dall alto in basso. Comune di Cassolnovo: ponte del Molino di sotto. Le porte della Buccella. In primo piano a sinistra le porte del 4 scaricatore, a seguire quelle del canale Conti e del proseguimento del naviglio. La Roggia Mora sovrappassa il naviglio. Si tratta di un manufatto, in serizzo grigio, datato 1783.

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