Analisi del progetto Nidi PA

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1 Analisi del progetto Nidi PA 1

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3 Presentazione Il presente lavoro parte dall analisi dei dati italiani ed europei relativi ai tassi di occupazione femminile e prende spunto dagli obiettivi europei (Strategia di Lisbona del 2000, Piano Europa ) per capire in che modo, nel nostro Paese, sia possibile favorire le politiche di conciliazione vita-lavoro. In particolare, lo studio riportato di seguito analizza il Progetto Nidi PA, promosso dai Ministri Carfagna, Brunetta e Giovanardi nel 2009, finalizzato a porre in essere azioni coordinate ed interventi che favoriscano, come nel privato anche nelle Pubbliche Amministrazioni, l utilizzo e la realizzazione di nidi aziendali e di ulteriori servizi socio-educativi che aiutino le lavoratrici ed i lavoratori pubblici a conciliare gli impegni lavorativi con le necessità familiari. Nel presente lavoro, infine, vengono posti in luce alcuni aspetti critici che non rendono di facile realizzazione il Progetto Nidi PA come, ad esempio, la non totale adesione all iniziativa, eccessiva burocratizzazione dell apparato amministrativo pubblico e la capacità di fornire alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici un servizio che ben si adatti alle singole necessità lavorative. 3

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5 Donne e lavoro: il caso italiano 1. La conciliazione vita-lavoro sui servizi all'infanzia non è questione che riguarda le politiche familiari, e neppure è solo questione rilevantissima - della tutela dei diritti dei piccoli cittadini: è questione che riguarda la possibilità del nostro Paese di tornare a crescere e di «Investire pensarsi al futuro. I dati internazionali confermano come i primi anni di vita siano un passaggio tanto cruciale al punto di determinare il percorso di ciascuno nella vita adulta. È in questa fascia di età che si costruiscono le pari opportunità». 1 La tematica della conciliazione, che si inserisce all'interno di un contesto più ampio quale l'uguaglianza fra le donne e gli uomini e le politiche di genere, si intreccia con il tema cardine dei servizi all'infanzia; è infatti dimostrato da numerose ricerche che più è alto il tasso di occupazione femminile più aumenta il PIL di un Paese: «dare alle donne gli strumenti per potere organizzare al meglio la vita privata e lavorativa, vuol dire permettere loro di non lasciare il posto di lavoro, di fare carriera e di contribuire alla crescita del Paese». 2 La stessa Unione Europea reputa la conciliazione, che si può realizzare attraverso diversi strumenti quali i contratti di lavoro a tempo parziale, il telelavoro, orari flessibili nonché adeguate politiche sociali e familiari, un fattore di sviluppo importante, un elemento chiave per equilibrare, o meglio conciliare, la vita professionale con la vita familiare dei lavoratori (cd. work-life balance). Con la Strategia Europea di Lisbona (2000) 3 prima, e poi con il piano Europa gli Stati membri dell'ue hanno fissato, tra gli altri, un obiettivo ambizioso, quello di raggiungere un tasso di occupazione pari al 75% delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni - con almeno un 40% di giovani europei laureati - anche attraverso una maggior partecipazione delle donne e dei lavoratori più anziani. Tabella 1. Tassi occupazione per genere Target 2010 e confronto con i principali Paesi Ue I trimestre 2009 Paesi Maschi Femmine Target Lisbona Totale Target Lisbona Italia 68,5 46,3 57,4 Germania 65,5 65,5 70,4 Francia 68,5 60,0 64,2 Regno Unito 75,7 65,2 60% 70,4 70% Spagna 67,7 52,9 60,4 UE-15 71,3 528,2 64,8 UE ,8 58,4 64,6 Fonte: Eurostat, in L. Ocmin, Roma 18/01/ Donne italiane al lavoro Fatta questa premessa, sorge spontanea una domanda: qualè il livello occupativo delle donne italiane? Grazie al documento Il lavoro delle donne in Italia. Osservazioni e proposte presentato a luglio 2010 dal CNEL Consiglio Nazionale dell Economia e del Lavoro è possibile analizzare la situazione e trarre alcune considerazioni. Una prima idea del tasso di partecipazione alla forza lavoro nel corso di quasi cinquanta anni di storia italiana si rinviene nella tabella sottostante. Tabella 2. Tassi di partecipazione alla forza lavoro come percentuale della popolazione dal 1960 al 2008 in Italia Anni Uomini Donne ,0 26, ,8 22, ,5 26, ,1 30,9 Fonte: CNEL ,6 30, ,6 32, ,5 33,4 Una situazione tipicamente italiana, che non ha riscontro in altri Paesi europei, consiste nella difficoltà che incontrano le donne in coppia con figli ad entrare nel mercato del lavoro: nel documento del CNEL emerge come - presa la classe di età compresa tra anni e assumendo come base le donne senza figli - i tassi di occupazione siano inferiori di 4 punti percentuali per le madri con un figlio, di 10 per quelle con due figli e di ben 22 punti per quelle con tre o più figli. 1 Cfr. CNEL, Nidi e servizi educativi integrativi per l infanzia. Orientamenti pe lo sviluppo delle politiche a partire dall analisi dei costi, Cfr. Le parole sono del Ministro Mara Carfagna intervistata da Giulia Cazzaniga, Orari più flessibili e asili in azienda. Le mamme al lavoro si aiutano così, in LiberoMercato, 02/07/ Tra gli obiettivi generali vi era il raggiungimento, al 2010, di un tasso di occupazione femminile pari al 60% grazie anche allo sviluppo di una rete di servizi all infanzia 0/3 anni in grado di soddisfare il 33% della domanda. Cifre mai raggiunte. 4 Cfr. Comunicazione della Commissione, Europa Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, Brussels 03/03/2010 COM (2010)

6 Senza considerare che la probabilità di non lavorare mesi dopo la nascita di un figlio si avvicina al 50% benchè sul dato influisca non solo l età della madre ma anche il livello di istruzione da essa conseguito: a 4 anni dalla nascita del figlio, il 60% delle donne con un grado di istruzione medio-basso è fuori dal mercato a differenza di un target più colto. Tabella 3. Tassi di occupazione femminili per diverse condizioni familiari e classi di età (Italia 2007) Fonte: Eurostat, in L. Ocmin, Roma 18/01/ anni anni anni anni Persona isolata 61, ,5 Coppia con figli 44, ,0 Coppia senza figli 46, ,8 Monogenitore femminile 54, ,0 Totale 46, ,9 Da ultimo, pare utile sottolineare l altra peculiarità italiana: le donne, sommando il tempo dedicato al lavoro retribuito con quello impiegato per il lavoro non remunerato, lavorano mediamente un ora e un quarto in più degli uomini nonostante, rispetto a qualche decennio fa, i padri di famiglia siano diventati più collaborativi, benché il loro apporto sia lontano dai livelli raggiunti nei Paesi del Nord Europa (Danimarca, Svezia). Tabella 4. Tassi di occupazione (15-64 anni) e disoccupazione per genere: dato regionale trimestre 2009 Totale Maschi Femmine Tassi di occupazione (15-64 anni) Tassi di disoccupazione Tassi di occupazione (15-64 anni) Tassi di disoccupazione Tassi di occupazione (15-64 anni) Tassi di disoccupazione Piemonte 64 6,5 73,2 5,7 54,7 7,7 Valle d'aosta 67,3 4,6 74,5 3,5 59,9 6,1 Lombardia 66,5 4,9 75,8 4,1 56,9 5,9 Trentino 68,8 2,6 77,0 2,0 60,5 3,5 - Bolzano 70,4 2,3 78,8 1,7 61,7 3,1 - Trento 67,3 2,9 75,2 2,2 59,3 3,9 Veneto 65,2 4,8 75,5 3,4 54,5 6,6 Friuli 63,2 5,6 71,9 5,2 54,3 6,1 Liguria 63,3 5,1 71,6 5,1 55,1 5,1 Emilia Romagna 69,7 4,4 76,2 4,0 63,0 4,9 Toscana 65,8 4,9 75,1 3,0 56,6 7,3 Umbria 62,8 7,0 72,3 5,2 53,4 9,3 Marche 64,1 6,3 72,3 6,3 55,9 6,4 Lazio 59,9 7,9 69,7 6,3 50,5 10,1 Abruzzo 54,7 8,0 68,7 5,7 40,7 11,6 Molise 53,6 8,0 64,0 7,5 43,0 8,8 Campania 40,5 12,2 55,8 10,7 25,6 15,3 Puglia 45,2 12,3 61,2 10,4 29,6 16,0 Basilicata 49,4 9,8 62,3 8,4 36,6 12,0 Calabria 43,2 11,4 57,1 9,8 29,6 14,2 Sicilia 44,1 13,8 59,1 11,9 29,7 17,1 Sardegna 53,8 11,0 64,6 9,8 43,0 12,9 Italia 57,9 7,4 69,0 6,3 46,9 8,8 Nord 66,1 5,0 75,1 4,2 57,0 6,0 - Nord-ovest 65,5 5,4 74,7 4,6 56,1 6,3 - Nord-est 67,0 4,5 75,5 3,7 58,2 5,6 Centro 62,5 6,7 71,9 5,2 53,3 8,6 Mezzogiorno 45,0 12,0 59,6 10,3 30,7 15,0 Fonte: Istat, RCFL in L. Ocmin, Roma 18/01/2010 6

7 2.1 Le donne nella pubblica amministrazione L occupazione femminile conosce nella PA una situazione opposta rispetto al mercato del lavoro privato, tanto da parlare di: maternalizzazione della scuola. Il settore pubblico (dati 2005) dà lavoro a ben donne che rappresentano il 52% circa dei pubblici dipendenti. 5 Tabella 5. Tassi di femminilizzazione nei settori della pubblica amministrazione. Dati 2005 Genere Amministrazioni Centrali Amministrazioni locali Enti previdenziali Totale Maschi 48,99 46,68 47,12 47,98 Femmine 51,01 53,32 52,88 52,02 Totale 100,00 100,00 100,00 100,00 Fonte: Eurispes, Cisl FPS, La pubblica amministrazione in Italia, Roma 2007, pag. 36 Interessante risulta anche constatare, grazie all ausilio della tabella n. 6, la diffusione del personale femminile per Regioni e territori. Tabella 6. Ripartizione personale femminile per area geografica e tipo di amministrazione Area Geografica Amministrazioni Centrali Amministrazioni locali Enti previdenziali Nord 26,46 30,8 0, Centro 28,28 20,04 1, Sud 30,94 15,6 0, Fonte: Eurispes, Cisl FPS, La pubblica amministrazione in Italia, Roma 2007, pag. 36 Totale Dati utili per comprendere come, vista l alta percentuale di forza lavoro femminile concentrata nel settore pubblico, si renda necessario l utilizzo e l implementazione, anche grazie al Sindacato chiamato a partecipare a livello aziendale, territoriale e nazionale, di politiche di genere atte a consentire alle dipendenti di godere di servizi e orari flessibili per conciliare la vita professionale con quella familiare. 3. Politiche di conciliazione: i servizi per la prima infanzia Molti studi dimostrano come, una adeguata offerta di asili nido combinata con congedi parentali non troppo lunghi ma meglio pagati, potrebbe portare anche in Italia ad un aumento dell occupazione femminile senza ridurre la fecondità. 6 Tabella 7. Tasso di fecondità totale per cittadinanza della madre anno 2008 valori percentuali Totale* 1,4 Italiane 1,3 Straniere 2,3 * Il dato rappresenta una media tra il dato delle donne italiane ed il dato delle donne straniere Fonte: Instant book in progress: dalla parte delle donne e del lavoro. Per un 2011 di integrazione e di sviluppo delle nostre energie e del bene comune, pag. 2. Ministero del Lavoro. Ufficio Consigliera Nazionale di Parità 5 Cfr. EURISPES, CISL FPS, La pubblica amministrazione in Italia, Roma Cfr. CNEL, Il lavoro delle donne in Italia. Osservazioni e proposte, 21 luglio 2010, pagg. 20 e 21. 7

8 Tabella 8. Tasso di fecondità totale (*) per paesi dell Ue anno 2008(**) PAESI 2008 Italia 1,4 Austria 1,4 Belgio Danimarca 1,9 Finlandia 1,9 Francia 2,0 Germania (inclusa ex RDT) 1,4 Grecia 1,5 Irlanda 2,1 Lussemburgo 1,6 Paesi Bassi 1,8 Portogallo 1,4 Regno Unito Spagna 1,5 Svezia 1,9 (*) SOMMA DEI QUOZIENTI SPECIFICI DI FECONDITÀ CALCOLATI RAPPORTANDO, PER OGNI ETÀ FECONDA (15 49 ANNI), IL NUMERO DI NATI VIVI ALL AMMONTARE MEDIO ANNUO DELLA POPOLAZIONE FEMMINILE. ESPRIME IN UN DATO ANNO DI CALENDARIO IL NUMERO MEDIO DI FIGLI PER DONNA. (**) ULTIMO DATO DISPONIBILE. Fonte: Instant book in progress: dalla parte delle donne e del lavoro. Per un 2011 di integrazione e di sviluppo delle nostre energie e del bene comune, pag. 4. Ministero del Lavoro. Ufficio Consigliera Nazionale di Parità.. L Istat ha presentato, a giungo 2010, un quadro aggiornato e completo dell offerta pubblica di asili nido e degli altri servizi socio educativi per bambini di età compresa fra zero e due anni (fino al compimento dei 36 mesi). 7 Dalle statistiche pubblicate emerge come, nell anno scolastico 2008/2009, risultino essere stati iscritti negli asili nido comunali o finanziati dai comuni bambini; nonostante l incremento del numero di utenti, è ancora limitata la quota di domanda soddisfatta anche se c è da sottolineare come la situazione varia da Regione a Regione. Le migliori performance si registrano in Emilia Romagna, Regione che vanta il primato di diffusione degli asili nido sia in quanto a numerosità di utenti sia a percentuale di comuni in cui è presente il servizio. In Centro Italia, dati significativi si sono ottenuti nel Lazio e in Umbria mentre nelle Isole e al Sud i livelli sono bassi. Nelle tabelle sottostanti è possibile comprendere la diffusione, per Regione, in termini percentuali di Comuni coperti dal servizio di asilo nido (Tabella 9) nonché gli indicatori di presa in carico (Tabella 10). I dati si riferiscono al Tabella 9. Percentuale di comuni coperti dal servizio di asilo nido (ovvero che hanno strutture comunali o erogano contributi e rette per asili privati) per Regione geografica. Fonte: ISTAT, L offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Anno scolastico 2008/2009, 14 giugno pag, 4 7 Cfr. ISTAT, L offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Anno scolastico 2008/2009, 14 giugno

9 Tabella 10. Indicatore di presa in carico degli asili nido per regione geografica. (utenti per 100 bambini di 0/2 anni residenti nella Regione) Fonte: ISTAT, L offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Anno scolastico 2008/2009, 14 giugno pag, 4 Tabella 11. Indicatore di presa in carico dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, per Regione (per 100 utenti residenti di 0/2 anni) Fonte: ISTAT, L offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Anno scolastico 2008/2009, 14 giugno pag, 6 La linea indica il valore medio nazionale di presa incarico degli utenti: 12,7%. Dal grafico emergono chiaramente le differenze regionali e territoriali: il Sud, in particolare, è assai in ritardo rispetto ad altre Regioni del Nord. Il rapporto tra bambini che frequentano un asilo nido o comunque un servizio socio-educativo per la prima infanzia e i residenti di età compresa tra gli zero e i due anni registra i valori più bassi in Calabria e in Campania (rispettivamente 2,7 e 2,8%) e i livelli più alti in Valle d Aosta (28,4%) e in Emilia Romagna (28,7%) 8. 8 L Istat sottolinea come i dati raccolti per l indagine siano riferiti ai soli utenti delle strutture comunali o private convenzionate o sovvenzionate dal pubblico; sono esclusi i privati tout court. 9

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11 Nidi PA 1. Indagine sull intesa Presentato questo quadro generale atto a dare una visione di insieme del problema, è possibile riferirsi al progetto Nidi PA promosso, tramite un Protocollo di Intesa, dai Ministri Carfagna, Brunetta e Giovanardi nel 2009 con l obiettivo (art. 1) di attivare un insieme coordinato di azioni e di interventi volti a favorire la realizzazione, presso le pubbliche amministrazioni di tutti i livelli di governo, di nidi aziendali e di eventuali altri servizi socio-educativi per l infanzia, al fine di tutelare e favorire il lavoro femminile, anche nell ottica del progressivo innalzamento dell età pensionabile delle dipendenti pubbliche. La promozione degli asili aziendali all interno delle amministrazioni pubbliche viene, in parte, finanziata con i risparmi ottenuti e che si otterranno a seguito dell innalzamento, imposto dall Europa all Italia, dell età pensionabile prevista per le lavoratrici del settore pubblico: tra il 10 e il 30% dei 2,3 miliardi di euro risparmiati verrà utilizzato per fronteggiare i fabbisogni generati dagli asili nido. 9 Il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungimento dell obiettivo fissato dall Agenda di Lisbona di garantire la copertura del 33% dell utenza potenziale, il progetto Nidi PA intende porsi lungo questa linea dettata dall Unione Europea e si pone lo scopo di rispondere interamente, entro il 2015, al fabbisogno stimato calcolato in nuovi posti/bambino. L Indagine conoscitiva sugli asili nido nelle pubbliche amministrazioni, curata dal Formez e dal Ministero per la pubblica amministrazione e l innovazione consente una prima panoramica di insieme sulla situazione attuale aggiornata a marzo Gli Enti invitati a partecipare sono stati tra cui tutti i Comuni e 497 Amministrazioni Centrali. In totale hanno risposto in una percentuale pari al 19% del totale - a cui hanno contribuito in maniera significativa i Comuni, il 15% del 19% sono, infatti, risposte provenienti dalle amministrazioni comunali. Tabella 12. Enti invitati e enti rispondenti Da un punto di vista di distribuzione territoriale, il maggior numero di risposte sono provenute dal Nord e dal Centro Italia (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana), mentre si registra un bassissimo livello di adesione all indagine conoscitiva da parte delle regioni del Sud. 9 Così si esprimeva il Ministro Renato Brunetta in un intervista rilasciata il 02/10/2009 a QN, Asili negli uffici pubblici: 100mila nuovi posti in 10 anni. 10 Tutte le tabelle sotto riportate fanno riferimento alla suddetta indagine conoscitiva. 11

12 Tabella 13. Totale Enti rispondenti per regione In generale gli enti che hanno aperto almeno un asilo destinato ai dipendenti sono 79 che corrisponde al 4% degli enti che hanno partecipato positivamente all indagine conoscitiva. Tabella 14. Distribuzione degli asili per tipologia di ente Se si analizza la tabella, riportante la distribuzione degli asili a livello regionale, emerge come sia la Lombardia a detenere il primato italiano, seguita dal Lazio e dal Veneto. 12

13 Tabella 15. Distribuzione degli asili per regione 2. Spese di istituzione Se si passa ad osservare la tabella dei costi appare in primo luogo che la maggior parte delle Amministrazioni ha contribuito al finanziamento delle spese di istituzione degli asili. Tabella 16. Amministrazioni Centrali Enti che hanno sostenuto costi per l istituzione di asili nido Tabella 17. Amministrazioni Locali - Enti che hanno sostenuto costi per l istituzione di asili nido La rilevazione ha permesso di individuare anche i costi sostenuti per l istituzione sia a livello centrale che a livello locale del servizio di asilo per i propri dipendenti. 13

14 Tabella 18. Amministrazioni Centrali Costi sostenuti per l istituzione di asilo nido (ammontare) Tabella 19. Amministrazioni Locali Costi sostenuti per l istituzione di asilo nido (ammontari) Dalla ricerca effettuata è emerso che alle spese di istituzione degli asili nidi per i dipendenti hanno partecipato in maniera significativa soggetti diversi dall ente stesso, talvolta anche privati. In modo particolare, questo fenomeno si è verificato più a livello di amministrazione locale che centrale e il settore sanitario è stato quello maggiormente in grado di attirare sponsor privati. Tabella 20. Amministrazioni Locali Soggetti finanziatori esterni 14

15 3. Modelli di gestione Se si passa all analisi della gestione degli asili nidi, emerge con chiarezza come le amministrazioni sia a livello centrale che a livello locale sempre più spesso optino per modalità di gestione in convenzione, in particolare a cooperative. Tabella 22. Amministrazioni Centrali Modalità di gestione Tabella 23. Amministrazioni Locali Modalità di gestione Nonostante le amministrazioni affidino spesso a terzi la gestione concreta degli asili nidi, essi continuano a contribuire alle spese di gestione in maniera significativa. Tabella 24. Amministrazioni Centrali Contributi alle spese di gestione 15

16 Tabella 24. Amministrazioni Locali Contributo alle spese di gestione 4. Outcomes L indagine permette di rilevare l impatto (gli outcomes) dell apertura degli asili nido all interno dell Amministrazione Pubblica. In modo particolare è stato possibile evidenziare il numero dei bambini iscritti e la presenza di eventuali liste di attesa, che si concentrano in maniera maggiore a livello locale presso le aziende sanitarie e ospedaliere. Tabella 25. Amministrazioni Centrali Numero di iscritti (a.s. 2009/2010) Tabella 26. Amministrazioni Locali Numero di iscritti (a.s. 2009/2010) 16

17 Tabella 27. Amministrazioni Centrali - Liste di attesa per tipo di ente Tabella 28. Amministrazioni Locali - Liste di attesa per tipo di ente Ultimo elemento che emerge dall indagine a livello di costi di gestione è la spesa media a carico dei dipendenti per la retta. Tabella 29. Amministrazioni Centrali Media della retta mensile a carico dei dipendenti Tabella 30. Amministrazioni Locali Media della retta mensile a carico dei dipendenti 17

18 5. Prospettive future Infine, la rilevazione permette uno sguardo rivolto al futuro. Le tabelle che seguono indicano, infatti, indicano le Amministrazioni che non possiedono attualmente un asilo nido, ma che ne prevedono la realizzazione. Ancora una volta emerge con chiarezza come sia il settore sanitario a fare da traino con il maggior numero di progetti già in fase di realizzazione. Di particolare rilievo è anche il dato che riguarda i comuni che sempre più spesso sono interessati ad aprire asili nidi aziendali, ma che non hanno ancora avviato la realizzazione degli stessi. A livello regionale è sempre la Lombardia la regione che prevede il maggior numero di aperture. Tabella 31. Enti interessati all istituzione di un asilo Tabella 32. Enti interessati all istituzione di un asilo per regione 18

19 Conclusioni L indagine intorno allo stato di avanzamento del progetto Nidi PA permette di focalizzare alcune criticità. La prima è che, a fronte di uno stanziamento nel 2009 di 25 milioni di Euro da parte del Governo per finanziare 80/100mila posti in asili nido, solo il 4% delle Amministrazioni abbia aderito all iniziativa coinvolgendo unicamente bambini. La seconda è che dall indagine curata dal Formez e dallo stesso Ministero appare evidente come gli ostacoli maggiori all apertura di nidi endoaziendali sia dovuta alla burocrazia connessa all intero procedimento. In terzo luogo un fattore che occorre tenere in considerazione per il futuro consta nel fatto che l adesione da parte delle famiglie dei lavoratori pubblici al progetto di Nidi PA dipende in primis dalla capacità di fornire un servizio modulato sulle esigenze legate all orario di lavoro. L indagine, infatti, ha messo in luce come i dipendenti aderiscano al progetto solo se questo fornisce servizi aggiuntivi rispetto all offerta esterna. Per questo motivo scommettere sui Nidi aziendali può essere una grande occasione di rinnovamento del pubblico impiego. Da ultimo, occorre segnalare come il progetto potrebbe perdere sul lungo termine la propria capacità di servizio ai dipendenti dovuto all invecchiamento generale degli stessi che comporta il mutamento dei fabbisogni del personale. 19

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21 Indice generale Donne e lavoro: il caso italiano pag. 5 La conciliazione vita-lavoro " 5 Donne italiane al lavoro " 5 Le donne nella pubblica amministrazione " 7 Politiche di conciliazione: i servizi per la prima infanzia " 7 Nidi PA " 11 Indagine sull intesa " 11 Spese di istituzione " 13 Modelli di gestione " 15 Outcomes " 16 Prospettive future " 18 Conclusioni " 19 21

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23 a cura della CISL FP con la collaborazione di Cristina Galbiati e Umberto Buratti. 23

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