Un amore all improvviso. Un cortometraggio per prevenire il bullismo omofobico

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1 Un amore all improvviso. Un cortometraggio per prevenire il bullismo omofobico Anna Lisa Amodeo Dipartimento di Teomesus Università degli Studi di Napoli Federico II

2 : Tra prepotenze e discriminazioni di genere: un progetto di ricerca-intervento per la prevenzione del bullismo omofobico. Obiettivi Prevenzione primaria (promozione del benessere a scuola) Esplorativo: ri-costruire le rappresentazioni e gli atteggiamenti degli studenti relativamente ai costrutti di omofobia e omosessualità sì da prevenirne episodi di prevaricazione omofobica. Diverse metodologie: 1. Primo anno: a) Creazione di un gruppo di docenti referenti, b) Incontri di discussione con gli insegnanti; c) Incontri di counselling di gruppo. 2. Secondo anno: a) Peer Education (per mobilitare le risorse), b) Laboratorio creativo-espressivo; c) Incontri con i docenti tutor di progetto.

3 Cos è il bullismo omofobico? Fenomeno composito, al confine tra bullismo, omofobia, pregiudizi di genere. Idea di fondo: il maschile e il femminile possono assumere caratteristiche culturalmente determinate, frutto di forme specifiche di socializzazione in cui la distinzione dei sessi, oltre le categorie naturali di differenza tra i soggetti, assume un valore politico intriso di discriminazione e forme di potere. Diversi atteggiamenti negativi: violenza di genere, omofobia (Weinberg, 1972) lesbophobia (Kitzinger, 1986), biphobia (Ochs e Deihl, 1992), transphobia (Norton, 1997), effeminophobia (Sedgwick, 1993), e heterophobia (Kitzinger e Perkins, 1993).

4 Due distinzioni (Minton et al., 2008): bullismo eteronormativo (quell insieme di atteggiamenti, credenze, opinioni che tenderebbero alla rivendicazione dell'idea secondo cui l'eterosessualità sia la sola e consentita forma di sessualità); bullismo basato sull'orientamento sessuale (esplicita prevaricazione rivolta a persone il cui orientamento omosessuale è noto - omofobia (Weinberg, 1972), omonegatività (Reiter, 1991). Quei comportamenti violenti a causa dei quali un alunno o un alunna viene esposto ripetutamente all esclusione, isolamento, minaccia, insulti e aggressioni da parte del gruppo dei pari, di una o più persone che stanno nel suo ambiente più vicino, in una relazione asimmetrica di potere, dove gli aggressori o bulli si servono dell omofobia, del sessismo, e dell eterosessismo. La vittima sarà squalificata e deumanizzata, e in generale, non potrà uscir fuori da sola da questa situazione, in cui possono trovarsi tanto i giovani gay, lesbiche, transessuali o bisessuali, quanto qualunque persona che sia recepita o rappresentata fuori dai modelli di genere normativi. Platero&Gómez (2007).

5 Tali pregiudizi, sebbene siano presenti fin dall'infanzia (Plummer, 2001), sembrano animarsi maggiormente in adolescenza (cfr. questioning ), a causa della necessità dei ragazzi nel mantenere fortemente differenziate le dimensioni relative alla mascolinità e alla femminilità (Herek, 2000); per cui assume un significato di gravità ed in quanto tale richiede una punizione (Kite e Whitley, 1996) assumere atteggiamenti non normativi. Centrale è la ricerca di un limite condiviso rispetto alle differenze di genere e ai possibili ambiti di espressione della sessualità (rigida e stereotipata separazione tra i generi, volta ad esorcizzare il rischio di contattare la confusione connessa al riemergere delle pulsioni sessuali di stampo infantile).

6 Pertanto: le prepotenze chiamano sempre in causa una dimensione specificamente sessuale: non è attaccato solamente il soggetto in quanto tale, con effetti di disistima, inefficacia e incapacità a difendersi, ma anche e soprattutto la sua sessualità e la sua identità di genere. Inoltre la vittima può incontrare particolari difficoltà nel chiedere aiuto agli adulti: chiedere aiuto equivale a richiamare l'attenzione sulla propria sessualità, con i relativi vissuti di ansia e vergogna e il timore di deludere le aspettative genitoriali e sociali di eterosessualità e conformità al proprio genere. Ancora gli stessi insegnanti e genitori possono avere pregiudizi omofobici, da cui derivano svariate conseguenze: reazioni di diniego o desideri di cura o atteggiamenti di chiusura ed espulsione. La vittima, poi, può incontrare particolari difficoltà a individuare figure di sostegno e protezione fra i suoi pari: il numero di «difensori della vittima», di per sé esiguo, si abbassa ulteriormente nel bullismo omofobico: «difendere un finocchio» comporta il rischio di essere considerati omosessuali. E ciò è più grave tra i maschi che son tacciati di essere «una femminella»; e verso i maschi c è una maggiore propensione nell essere aggressivi.

7 IL LABORATORIO CREATIVO-ESPRESSIVO Obiettivo generale: valorizzare e far emergere diverse competenze, promuovere l autostima dei ragazzi ed una corretta percezione di sé e della collettività. Obiettivi specifici: lavorare sulla costruzione di un messaggio di prevenzione e sensibilizzazione dell omofobia e del bullismo omofobico; consentire la creazione di un setting di gruppo, non costrittivo, all interno del quale ciascuno ha la possibilità di collocarsi liberamente, modulando la propria partecipazione all esperienza. Compito: preventivo. creare un prodotto audiovisivo, a scopo divulgativo e

8 Metodologia: I peer assumevano il ruolo di facilitatori all interno del gruppo classe. 6 incontri laboratoriali di 3 ore ciascuno. Durante ciascun incontro di laboratorio è stata costituita nell aula magna della scuola una postazione psicologica, dove sedevano due psicologi conduttori, il cui compito era quello di aiutare, ascoltare e sostenere i peer nel caso ve ne fosse stato bisogno, un altro psicologo che fungeva da osservatore non partecipante ed un altro psicologo cameraman che girava per la scuola riprendendo immagini ed intervistando i ragazzi. Ciascun incontro prevedeva un momento iniziale e finale di condivisione dell esperienza tra tutte le classi.

9 Alcune dinamiche Situazioni emotive intense: a) i gruppi classe sembravano, talvolta, animati da emozioni forti che impedivano al gruppo stesso di lavorare V. è seduta sul davanzale della finestra, da sola mi reco nella sua classe, i ragazzi stanno lavorando, qualcuno chiede dove sia V. A,l altra peer, risponde che è meglio lasciarla stare, è sempre la solita torno in aula magna e trovo V. con le psicologhe. La ragazza dice che questo progetto è inutile, che non vuole lavorare con i suoi compagni perché il progetto non le piace. b) Emozioni e bisogni primitivi Raggiungo le operatrici nelle classi. Noto un atmosfera molto strana:da quello che riesco a capire sembra che ci sia stato un litigio tra un ragazzo e uno dei peer di nome G., il quale ha un espressione del viso poco serena, mentre il resto della classe e in totale silenzio. Le operatrici invitano i ragazzi a discuterne insieme, ma i ragazzi sembrano molto reticenti e affermano che si e verificata soltanto una piccola discussione.

10 c) Oscillazione costante tra dipendenza ed indipendenza I ragazzi fanno molte domande, chiedono aiuto alle psicologhe; qualcuno sottovoce chiede ad una delle docenti presenti qualcosa che non capisco. C. viene alla base e domanda aiuto alle psicologhe, ma dopo qualche minuto la raggiunge l altra peer e dice di non preoccuparsi, che hanno risolto tutto, che non c è più bisogno i noi.

11 Considerazioni conclusive Poter cogliere e rimandare il funzionamento dei gruppi, attraverso il dispositivo della postazione psicologica sembra aver consentito gradualmente ai gruppi di utilizzare l esperienza laboratoriale, ovvero di: alfabetizzarsi rispetto alle proprie oscillazioni emotive, portando a compimento il compito assegnato, ovvero realizzare un processo creativo. L immagine impressa nella nostra mente è quella di ragazzi in movimento, che litigano, ma che si divertono anche, interrogandosi sulle proprie rappresentazioni e diventando artefici del proprio processo di conoscenza. La fantasia che ci ha spesso accompagnato durante gli incontri laboratoriale è stata quella di ragazzi impegnati nei preparativi di una festa. Una delle classi,(ii B) e uscita dall aula per girare il corto nei corridoi della scuola;c e molto entusiasmo e come si può immaginare, anche molto chiasso sembra esserci un accanito processo di negoziazione in cui si cercano di stabilire i vari ruoli che dovranno assumere i ragazzi nel corso della ripresa, ma la cosa che più mi colpisce e che V. e molto partecipe e addirittura sembra che sia proprio lei a dirigere il tutto,come se fosse una sorta di regista.

12 .Buona visione

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