working papers Roma, 17 marzo 2008 Rilanciare lo sviluppo Tavolo 1 Prima missione: far crescere l Italia

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2 Relazione del gruppo di lavoro Prima missione: far crescere l Italia Premessa Dall inizio degli anni Novanta, l Italia ha un tasso di crescita annuale del Pil inferiore a quello della media dei paesi che hanno formato l Unione monetaria europea (Ume). Tra gli altri, tre sono i fattori che hanno determinato questa situazione: a) l invecchiamento della popolazione (con i suoi riflessi negativi sulla produttività del lavoro); b) un sistema produttivo, da un lato, basato in grande misura su piccole e medie imprese - e, quindi, non in grado di affrontare le elevate spese di ricerca e innovazione richieste in questa fase di trasformazione dell economia internazionale - e, dall altro, molto esposto alla concorrenza di paesi a bassi salari e bassa tutela sociale; c) grandi imprese che non hanno colto l occasione delle privatizzazioni degli anni Novanta per ampliare e diversificare la loro base produttiva, ma hanno cercato invece di conquistare rendite di posizione. Recenti studi Bce, Fmi e Osce convergono su questa diagnosi: secondo la Commissione europea, queste determinanti strutturali frenano all 1,3% il potenziale di crescita a medio e lungo termine dell economia italiana. A questa situazione - che può essere curata soltanto nel medio e lungo periodo si aggiungono altri fattori che dipendono in gran misura dalla politica e che la politica ha cominciato ad aggredire nella quattordicesima legislatura e che è chiamata a risolvere nella sedicesima. Essi sono: le liberalizzazioni tardive, le disfunzioni dell approvvigionamento e della distribuzione dell energia, il ritardo in materia di infrastrutture, credito, pubblica amministrazione e la mancata modernizzazione del mercato del lavoro. LIBERALIZZAZIONI La situazione L Italia è frenata da un eccessivo intervento pubblico specialmente nel campo regolatorio. Quasi alla vigilia delle elezioni, l Ocse ha lanciato un appello per la liberalizzazione dell economia del Paese. Le liberalizzazioni sono state presentate nella campagna elettorale come tema prioritario per la politica pubblica tanto dal Pdl quanto dal Pd e da forze minori, con eccezione di quelle che si richiamano ancora all ideologia marxista. Lo sono almeno da quando sono stati eliminati (nel novembre 1989) gli ultimi controlli valutari e, con la firma dei Trattati di Maastricht nel 1992, ci si è messi sulla strada dell unione economica e monetaria europea. Ciò nonostante, la strada fatta è stata molto poca. Negli ultimi tempi, ci 2

3 sono stati anche seri passi all indietro come documentato dal più recente aggiornamento dell Index of Economic Freedom pubblicato dalla Heritage Foundation e presentato in febbraio a Roma. È importante ricordare che negli anni Novanta, i governi che si sono succeduti (di centro-sinistra, tranne una breve parentesi dalla primavera 1994 al gennaio 1995) hanno realizzato un vasto programma di privatizzazioni e denazionalizzazioni senza liberare precedentemente i mercati e definire un adeguato quadro regolatorio. Si è proceduto frammentariamente creando, di volta in volta, autorità di garanzia, le authority. Ne è risultata un architettura ormai entrata in crisi profonda. In casi clamorosi, che hanno attratto l interesse dell opinione pubblica, quali Cirio, Parmalat e scalate bancarie, il ruolo di vigilanza a tutela dei risparmiatori si è rivelato assolutamente inadeguato. Negli ultimi mesi, inoltre, le tensioni sui mercati finanziari e le difficoltà del decollo della previdenza complementare hanno mostrato a tutto tondo come la debolezza del sistema di regolazione e di vigilanza possa far correre più rischi del dovuto a tutti. Oggi la nazione è afflitta da un deficit di liberalismo, una povertà di cultura liberale ascrivibile alla classe dirigente, non solo politica, nel suo complesso. Questo è il punto centrale dei Rapporti sul processo di liberalizzazione nella società italiana che dal 1999 Società Libera pubblica ogni anno. A conclusioni analoghe giungono i Rapporti annuali del Censis e - quel che più conta - le analisi del sistema Italia effettuate annualmente dall Ocse e dal Fondo monetario. Negli ultimi anni, non soltanto le cosiddette lenzuolate promosse dal ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, hanno avuto effetti trascurabili, ma si è proceduto all inverso (per esempio, nel caso dell acquisizione della società Serravalle da parte dell amministrazione provinciale di Milano a guida centro-sinistra), con ritardi nella ristrutturazione dei servizi finanziari, il mantenimento della golden share e di forme surrettizie a essa equivalenti. La complessità della regolazione, gli attriti alla circolazione delle informazioni, la debolezza dei meccanismi concorrenziali e di protezione dei diritti di proprietà, incentivano l investimento in attività redistributive e di influenza sul potere pubblico, piuttosto che nello sviluppo di talento creativo, innovazioni e conoscenze utili a competere nei mercati mondiali. L esigenza di liberalizzazione non riguarda soltanto i beni e i servizi di mercato, ma anche i processi per la produzione dei beni più preziosi per la modernizzazione dell Italia: il capitale umano e il capitale sociale. La riforma Moratti non solo ha iniziato un adeguamento ai sistemi europei, ma ha rappresentato una rivoluzione per la scuola in Italia: curriculum personalizzato dello studente, portfolio delle competenze acquisite, forte coinvolgimento delle famiglie, istituzione della nuova figura del tutor per facilitare il rapporto tra insegnanti e genitori, il tutto per moltiplicare le possibilità di scelta consapevole dello studente. Sul fronte degli assetti due sono i punti di responsabilizzazione e consapevolezza: la valutazione di sistema quasi totalmente ignota nella prassi scolastica italiana e l alternanza scuola-lavoro, obbligatoria anche nei licei come apertura al mondo del lavoro. Il binomio competizione-cooperazione tra istituti anche nel settore pubblico è l elemento centrale del lavoro. Occorre riconoscere che Il quaderno bianco sulla scuola, presentato nell autunno 3

4 2007, prosegue in gran misura sul tracciato allestito nella quattordicesima legislatura. L impatto della riforma sulla realtà scolastica non è, a oggi, valutabile; segnali di una maturazione dal basso verso una disposizione all autonomia e alla scelta sono dati, da un lato, dall impatto delle nuove tecnologie sulla docenza a seguito di una specifica formazione in materia promossa e dall adozione di sistemi di controllo di qualità nelle scuole che hanno fatto richiesta di finanziamenti europei. Quanto all università, i provvedimenti varati nella quindicesima legislatura non offrono novità sostanziali e rappresentano per molti aspetti un passo indietro. Il mondo della comunicazione, infine, si presenta come un mercato ancora troppo ingessato, nonostante la massiccia introduzione di tecnologie e gli sforzi del legislatore per ampliare gli spazi di libertà e partecipazione. Libertà dei media e libertà degli operatori del mondo dell informazione sono due dimensioni fortemente interrelate. Le terapie Il problema delle liberalizzazioni si pone a tre differenti livelli: a) quello della tutela della concorrenza e del buon funzionamento del mercato nell ambito dell Ue ai fini del funzionamento del mercato interno; b) quello della tutela della concorrenza in generale e, in particolare, nei comparti denazionalizzati negli anni Novanta e in questo inizio del 21esimo secolo - sovente monopoli naturali o monopoli tecnici; c) quello dei servizi pubblici locali, nonché delle numerose materie (taxi, commercio) in gran parte regolamentate a livello locale. L esigenza di liberalizzazioni tali da assicurare uno slancio a produttività e competitività, è accentuata dal processo in corso di integrazione economica internazionale, un processo che necessita di essere governato e nel cui contesto devono essere lette le misure per potenziare il made in Italy sui mercati mondiali. A livello europeo, la voce dell Italia è una voce su 27, pur se autorevole per il suo peso economico ed in quanto tra i fondatori dell Ue. Nelle sedi opportune si punterà su un miglior coordinamento delle iniziative e delle diplomazie economiche e commerciali e sulla loro più stretta integrazione con quella politica. A livello nazionale, il nodo centrale è la riforma delle autorità di regolazione e garanzia, le authority. La loro razionalizzazione è stata al centro dei lavori della 14esima e della 15esima legislatura. Nel febbraio 2007, il Governo Prodi ha varato un disegno di legge rimasto all esame del Senato in sede referente. In 22 articoli, il ddl aveva l obiettivo di colmare vuoti di regolazione (principalmente nel campo dei servizi a rete), di semplificare l architettura specialmente in materia di regolamentazione e vigilanza finanziaria, di adeguare ordinamenti, numero dei componenti e metodi di nomina. Veniva allora ritenuto così urgente che conteneva norme per consentire l immediata operatività della riorganizzazione. Pur con tutte le sue carenze, il ddl rappresenta comunque una base su cui elaborare una nuova proposta diretta a semplificare l intera architettura: secondo alcune stime (approssimate per difetto) il solo costo alle imprese per fornire le necessarie 4

5 informazioni alla selva delle authority è almeno 40 miliardi di euro l anno e a tale costo non corrisponde efficienza ed efficacia, nonché vera tutela dei mercati e di chi vi opera. Alla vigilia delle elezioni, la stessa presidenza del Consiglio ha ammesso che per le piccole e medie imprese il costo per fornire informazioni alle amministrazioni pubbliche centrali sfiora i 15 miliardi di euro; tale costo non comprende quelli richiesti da altre amministrazioni e dalle authority. Negli ultimi mesi, inoltre, le tensioni sui mercati finanziari e le difficoltà del decollo della previdenza complementare hanno mostrato a tutto tondo la debolezza del sistema di regolazione e di vigilanza. Le recenti (11-12 aprile) indicazioni del G7 suggeriscono urgenza in questo campo. A livello dei servizi pubblici locali, i dati essenziali sono i seguenti: a) numero di aziende: 369; b) contributo al Pil nazionale: dall 1% al 6%; c) numero di addetti: unità. Queste cifre fanno toccare con mano la dimensione del capitalismo municipale. Ebbene, in questo segmento così rilevante dell economia italiana si è prodotto tra il 2001 ed il 2006 un calo degli investimenti in rapporto al fatturato dal 20% al 17%. Il calo è stato ancora più pronunciato nei comparti dell energia dal 20% al 13% e dei trasporti pubblici locali, dal 23 al 20%). Ciò a fronte di persistenti nonché vistose differenze in termini di costi del personale e redditività fra le varie macro-aree del paese (Sud, Centro e Nord). Queste cifre danno corpo all ipotesi secondo cui in certe aree del paese e in certi settori l ingombro della politica locale è maggiore che in altre, con l esito che il management, anche di qualità, ha le mani legati pure nel reperimento di finanziamenti (nonostante la disponibilità di risorse private per finanza di progetto). Inoltre, il forte aumento dell imposizione locale (nel solo 2007 il gettito dei comuni è aumentato dell 8,5%) ha comportato un freno alle tariffe: uno studio ancora inedito delle università di Brescia e Padova indica che dal 1998 al 2005, gli esborsi per acqua, elettricità e riscaldamento delle famiglie a basso reddito sono passati dallo 0,0648% allo 0,0595% della spesa familiare totale, restando al di sotto dei livelli di soglia definiti nel resto dell Ue. Infine, i tentativi di privatizzazione, che avrebbero dovuto avere un impulso con la Finanziaria del 2002, sono stati formali e ci si è mossi in modo discordante in materia di trasporto pubblico locale, gas, energia elettrica e acqua, causando frammentazione ed ingenerando disorientamento tra i potenziali investitori. In materia di riforma delle authority, il ddl deve ispirarsi a due principi: a) seguire il modello normale dell Ue non perché sia preferibile a modelli nazionali, ma per potersi confrontare con il resto dell Ue e per meglio incidere sulla regolazione europea anche e soprattutto in materia di liberalizzazione e semplificazione; b) compattare le authority, ove possibile, al fine di ridurne il numero, concentrarne le risorse, fare economie di scala e meglio svolgere i rispettivi ruoli, nonché uniformare procedure di nomina, durata di incarichi, compensi e materie analoghe. La proposta principale è quella di una legge quadro che vada al di là del cosiddetto ddl Lanzillotta naufragato nella precedente legislatura. Dato 5

6 che le competenze per i servizi pubblici locali sono in gran misura a livello comunale (in certi casi regionale), la strategia sarebbe quella di definire, d intesa con le autonomie (Conferenza Stato Regioni, maggiori comuni), una legge quadro che contenga un percorso (road map) per le liberalizzazioni, a cui dovrebbe seguire il processo di privatizzazione (non precederlo come nel dll Lanzillotta). ENERGIA La situazione L Italia dipende più di altri paesi europei da risorse energetiche importate, soprattutto petrolio e gas naturale. I prezzi straordinariamente elevati del greggio e dei prodotti petroliferi sui mercati internazionali contribuiscono all inflazione, minacciano la competitività del sistema produttivo nazionale, incidono sul potere di acquisto delle famiglie e delle categorie più deboli. Sono necessarie azioni di contrasto e di risposta urgenti, come parte integrante del programma d azione per i primi cento giorni del nuovo governo. È anche necessario un impegno per una iniziativa di riforma a carattere strutturale che deve svilupparsi lungo l intera legislatura. Occorre ammodernare e governare il sistema energetico nazionale, intossicato dalle storture prodotte nel passato, che hanno determinato un costo dell energia tra i più alti nell Unione Europea, un eccessiva dipendenza da paesi terzi produttori e fornitori di petrolio e di gas, e gravi inefficienze. La terapia Nelle prime settimane del nuovo governo occorre adottare per decretolegge alcune disposizioni urgenti e indifferibili in materia di energia. 1. Attribuzione delle funzioni e delle competenze al governo per la definizione della politica energetica nazionale e delle sue relazioni con altre politiche (dell ambiente, delle infrastrutture, del commercio estero) e per la sua attuazione, tenendo conto delle attribuzioni di amministrazioni regionali e locali. È da ritenere che le funzioni e competenze debbano essere portate e riferite a livello di presidenza del Consiglio dei ministri o che in alternativa debba essere data ad esse nuova e diversa evidenza, modificando l attuale configurazione di poteri che manca di un centro decisionale. 2. Semplificazione delle procedure autorizzative per le infrastrutture e per gli impianti energetici. La semplificazione deve riguardare gli iter autorizzativi per la costruzione e l esercizio di tutte le infrastrutture energetiche, sia progetti a grande impatto ambientale (centrali nucleari, termovalorizzatori, centrali a carbone, reti di trasporto e trasmissione), sia impianti distribuiti sul territorio. 6

7 3. Coordinamento nazionale per la gestione e la sistemazione dei rifiuti urbani. Salvaguardando funzioni e competenze attribuite a regioni e amministrazioni locali, l azione deve assicurare su scala nazionale l efficiente gestione del ciclo di vita dei rifiuti urbani, anche attraverso la costruzione di termovalorizzatori e altri processi di riutilizzo. I programmi dovranno contenere l indicazione, su base regionale, della capacità di installare gli impianti, dei tempi e dei costi dei singoli interventi. Gli impianti dovranno essere realizzati dalle regioni, che condividendo modalità ed obiettivi, saranno responsabili del rispetto di tempi e costi. Da valutare è l opportunità di sfruttamento del calore prodotto dai termovalorizzatori che potrebbe essere posto al servizio di utenze limitrofe, industriali e civili, nonché di impiegare tecniche, come la pirolisi, più avanzate della termovalorizzazioni e tali da trasformare in energia il 90% circa dei rifiuti. 4. Interventi settoriali di semplificazione normativa nell interesse delle imprese (nei settori dell energia elettrica, del gas naturale, del petrolio, delle fonti rinnovabili e degli usi finali). È da prevedere la razionalizzazione del sistema di incentivazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (in particolare gli impianti alimentati con biomasse e con combustibile da rifiuti). 5. Provvedimenti per annullare e contenere procedure di infrazione avviate contro l Italia in sede europea con conferimento delle deleghe necessarie. 6. Disposizioni per il rilancio e la razionalizzazione dell azione d istituzioni e amministrazioni pubbliche incidenti sui settori dell energia e dell ambiente. 7. Ulteriori norme-quadro che consentano al governo di disporre fin dall inizio di strumenti e disposizioni a carattere strutturale per l attuazione della nuova politica energetica. Oltre all adozione del decreto-legge, nel corso delle prime settimane del nuovo governo, devono essere previsti: 1) preparazione di una strategia energetica nazionale, 2) autorizzazione di nuove infrastrutture e impianti energetici, 3) interventi anticiclici per contenere l impatto di prezzi e tariffe dell energia sulle categorie più esposte; 4) tariffe elettriche multiorarie, 5) annullamento di norme che inducono oneri non giustificati. I contenuti di queste misure possono essere sintetizzati nel modo seguente: a. Strategia energetica nazionale. La definizione di una strategia energetica nazionale (e quindi di un piano o programma nazionale per l energia) richiede tempo a motivo delle opportune iniziative di coordinamento e ricerca del consenso. Nei primi cento giorni di governo dovrebbe tuttavia essere impostata la strategia energetica nazionale con l indicazione di priorità, obiettivi, misure e strumenti attuativi per il breve 7

8 e per il lungo periodo con scenari di sviluppo allo scopo di dare risposta ai problemi della sicurezza dell approvvigionamento, della competitività e dei prezzi elevati e instabili delle materie prime energetiche e alla sfida del cambiamento climatico globale. La strategia energetica nazionale dovrebbe essere definita con il coinvolgimento delle parti interessate in tempi successivi, possibilmente entro un anno dall insediamento del nuovo governo. b. Autorizzazioni d impianti e infrastrutture energetiche. È da prevedere entro i primi cento giorni del nuovo governo lo sblocco dei procedimenti autorizzativi (eventualmente con leggi e norme vigenti) per la costruzione di almeno un impianto di rigassificazione, di una linea ad alta tensione, di un sito per lo stoccaggio del gas naturale, di un impianto per la termovalorizzazione dei rifiuti. c. Interventi anticiclici. In relazione agli sviluppi della congiuntura economica ed energetica potrebbe essere necessario contenere gli aumenti dei prezzi dell energia elettrica, del gas naturale e dei carburanti per l autotrazione a beneficio delle categorie più esposte. Le misure previste, a carattere transitorio, includono: bonus su Iva per gli autotrasportatori, sterilizzazione selettiva dell Iva sopra valori-soglia di prezzo per i carburanti (oltre gli attuali 1-2 centesimi di euro per litro del Governo), bonus elettrico e gas per le famiglie disagiate, garanzie sui contratti bilaterali di acquisto di energia per le imprese a più alta intensità energetica. d. Tariffe elettriche multiorarie. Può essere chiesto all Autorità per l energia elettrica e il gas di imporre l offerta di una tariffa elettrica trioraria o anche multioraria per le imprese e il settore terziario. Questa azione, che tiene conto dell introduzione della tariffa bioraria per le utenze domestiche, intende sia contenere la bolletta energetica per il settore terziario, sia stimolare la domanda nelle fasce orarie di minor consumo al fine anche di rendere più efficiente il sistema energetico nazionale. Potrebbero manifestarsi ulteriori vantaggi per gli utenti che dividano la rete elettrica dell abitazione civile tra utilizzi di base (luce) e utilizzi di potenza. e. Annullamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico n. 37/80 per la sicurezza degli impianti di edifici a uso civile, terziario e industriale in caso di contrattazioni immobiliari. Il provvedimento introdotto nel mese di marzo 2008 comporta: adempimenti burocratici complessi e non ancora definiti, oneri per i proprietari delle unità abitative variabili tra i 500 e i euro a fronte di benefici non dimostrati. Il decreto ministeriale annullato dovrebbe essere sostituito da nuove più efficienti disposizioni da emanare in tempi brevi. Oltre agli interventi, da realizzare con il decreto-legge e con strumenti normativi esistenti entro i primi cento giorni del nuovo governo, sono individuate 10 proposte che, date la loro complessità e sviluppo temporale, potranno essere definite e attuate nel corso della 16esima legislatura con un adeguato coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. 8

9 a. Attuazione del piano energetico nazionale. La strategia nazionale che sarà definita nel corso del primo anno di legislatura, dovrà rispondere, nel breve periodo e nel lungo periodo con orizzonte all anno 2030, alle tre grandi sfide a cui sono esposti l Italia e il suo sistema energetico: i rischi per l approvvigionamento energetico, la competitività e l esigenza di contenere i costi e i prezzi dell energia per le famiglie e le imprese, la sfida del cambiamento climatico globale dovuto alle emissioni di gas con effetto serra provenienti soprattutto dalle attività energetiche. b. Diversificazione del mix energetico promuovendo la realizzazione di impianti di rigassificazione, di nuovi gasdotti di interconnessione con l estero e di sistemi di stoccaggio del gas, e la conversione di centrali termoelettriche all uso del carbone. L approvvigionamento di gas naturale risulta per il nostro paese sempre più critico. Gli interventi proposti servono a rilanciare gli investimenti nel settore e ad accelerare il processo di diversificazione delle aree di approvvigionamento degli idrocarburi. c. Efficienza energetica e risposta al cambiamento climatico globale. Ai fini del miglioramento dell efficienza energetica sia negli usi finali che nella produzione, trasporto e trasformazione dell energia sono necessari automatismi fiscali, una estensione degli incentivi (titoli di efficienza energetica) e meccanismi di promozione di imprese di servizi in campo energetico. È necessario contenere i costi della risposta nazionale al cambiamento climatico con i vincoli e obiettivi imposti dall Unione Europea. Devono essere previste misure per la mobilità sostenibile (veicoli a basso impatto ambientale, razionalizzazione del sistema del trasporto e del traffico, additivi per i carburanti e biocarburanti). Deve essere attivato un sistema di meccanismi flessibili per l acquisizione di diritti a emettere attraverso collaborazioni imprenditoriali e tecnologiche internazionali. d. Utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Le fonti rinnovabili godono di un sistema di incentivazione ritenuto sufficientemente remunerativo. Data l estensione territoriale degli interventi necessari per la loro diffusione e la necessità d adattamento a specifiche esigenze e caratteristiche locali, è necessario un miglior coordinamento delle azioni delle amministrazioni periferiche in modo da raccordare le azioni dei diversi centri decisionali. e. Realizzazione di termovalorizzatori e raccolta differenziata dei rifiuti. Deve essere data una soluzione credibile ed efficace al problema dei rifiuti urbani e industriali. Si potrebbero prevedere adeguati meccanismi sanzionatori nei confronti dei comuni che non attuino le procedure necessarie per consentire l attuazione della raccolta differenziata, concedendo un cure period (per esempio, un mese) per consentire a determinati comuni di mettersi in regola. La raccolta differenziata deve essere un dovere nei confronti della collettività e dunque un obbligo civile. Si potrebbero concedere incentivi e crediti di 9

10 imposta a nuove cooperative di giovani per la raccolta differenziata da effettuarsi direttamente nei condomini. L iniziativa, oltre a permettere la creazione di posti di lavoro (soprattutto nelle regioni del centro-sud in cui più grave è il problema della mancata raccolta differenziata), consentirebbe una corretta gestione della prima fase di vita del ciclo dei rifiuti. Il costo delle iniziative potrebbe essere in parte assorbito dalla gestione dei termovalorizzatori. f. Programma di realizzazione di centrali termonucleari con tecnologie esistenti, allo scopo di utilizzare i benefici di tale tecnologia, costruendo centrali nel nostro Paese e in paesi vicini. In molti paesi europei e non, sono in fase di sviluppo nuovi programmi e progetti nucleari. L energia nucleare permette di tutelare l ambiente (evitando l aumento d emissioni di gas climalternanti e consentendo di rispettare i limiti di emissioni, per lo meno nel settore elettrico, imposti dall Unione Europea) e permette di ridurre il costo di generazione dell energia elettrica. Il programma nazionale d impegno nucleare dovrà contenere indicazione della localizzazione delle centrali, dei tempi e dei costi di realizzazione e di una strategia nazionale di sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari. Nel programma dovranno essere indicate le soluzioni per il ciclo del combustibile nucleare e le opportunità offerte da collaborazioni e intese europee e internazionali. Ciascun progetto d impianto dovrà essere valutato con metodiche di analisi costi benefici che tengano conto delle opzioni reali soprattutto in termini di flessibilità. g. Ampliamento e ammodernamento delle infrastrutture di rete (elettrica e gas). Il piano di sviluppo della rete dovrà essere basato sull analisi delle esigenze di trasporto presenti e future, anche alla luce del programma di sviluppo di capacità di produzione di energia elettrica della strategia energetica nazionale. Il programma di sviluppo della rete dovrà prevedere tempi, costi e modalità per la realizzazione delle interconnessioni con altri paesi della regione mediterranea e balcanica ai fini della formazione di una piattaforma mercato dell energia (hub) che abbia come centro e riferimento l Italia. h. Preparazione di testi unici sull energia. I testi unici dovranno raccogliere, semplificare e razionalizzare le norme del settore energia, tenendo conto delle funzioni e competenze dei soggetti coinvolti. I testi unici sull energia dovrebbero disciplinare gli iter autorizzativi riformati. i. Istituzione di un tavolo di coordinamento Stato-Regioni per armonizzare l azione di governo con quella delle amministrazioni locali. Potrebbero essere concordati obiettivi regionali (con assegnazione di obiettivi) da conseguire per l uso efficiente dell energia, per l autorizzazione e la realizzazione di progetti, per la diffusione di impianti alimentati ad energie rinnovabili, per la definizione di siti dove realizzare termovalorizzatori e altri impianti, in funzione delle caratteristiche economiche, sociali, territoriali ed ambientali di ciascuna regione. Il tavolo di coordinamento potrebbe essere responsabile del rispetto della realizzazione degli interventi definiti entro tempi prestabiliti. Potrebbero 10

11 essere concordati dei meccanismi premianti e penalizzanti, qualora le regioni raggiungano o non raggiungano obiettivi assegnati. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI La situazione Studi e analisi delle interdipendenze settoriali hanno messo in luce una stretta correlazione tra l incremento del valore aggiunto e il grado di infrastrutturazione del territorio. È imprescindibile, pertanto, dotare il paese di un efficiente rete di infrastrutture, sia fisiche che immateriali, a servizio della mobilità delle merci, delle persone, delle idee e dei capitali, colmando il grave gap che ci separa dai concorrenti. La terapia Per porre rimedio al deficit infrastrutturale si propone una strategia articolata sui seguenti elementi: 1. Analisi della domanda di mobilità e proposte idonee ad assicurare le risorse necessarie Per un rilancio dello sviluppo occorrono azioni mirate, idonee a soddisfare le esigenze di mobilità emergenti dal particolare tessuto territoriale, nonché specifiche esigenze delle filiere produttive a servizio dei distretti industriali, con conseguente abbattimento dei relativi tempi e costi. Solo attraverso un accurata analisi della domanda (da effettuarsi tramite la modellistica computabile di equilibrio economico e la strumentazione Istat di contabilità sociale) è pertanto possibile offrire un adeguata rete infrastrutturale. Quest ultima, inoltre, deve necessariamente raccordarsi con i corridoi transeuropei: corridoio 1 Berlino Palermo, di cui il Ponte sullo Stretto di Messina ne costituisce un segmento funzionale ; corridoio 5 Lisbona-Kiev, di cui il tratto ferroviario ad Alta velocità/alta capacità Torino-Lione ne costituisce un segmento funzionale ; corridoio 24 Genova-Rotterdam, di cui il Terzo valico ferroviario Genova-Milano (Terzo valico dei Giovi) ne costituisce un segmento funzionale ; corridoio 8 Bari-Brindisi-Durazzo-Tirana-Skopje-Sofia-Varna, particolarmente importante per assicurare l approvvigionamento energetico dal Mar Nero. Ai fini di uno sviluppo sostenibile bisogna puntare sul trasporto ferroviario veloce conformemente a quanto prescritto dalle direttive Ue. Pertanto, proprio in funzione delle particolari specificità del territorio, occorre procedere a mirate attività di programmazione e di progettazione che, minimizzando l impatto ambientale, consentano di 11

12 procedere in tempi certi alla realizzazione delle reti infrastrutturali di interesse nazionale. Per assicurare il necessario sostegno economicofinanziario, occorre prevedere e sviluppare iniziative finalizzate ad un federalismo fiscale posto al servizio delle grandi opere che assicurino a queste ultime una quota parte dell extragettito correlato all incremento del Pil conseguente all adeguamento infrastrutturale del territorio. 2. Rifinanziamento della Legge Obiettivo Occorre rifinanziare la Legge Obiettivo con contestuale reinserimento, in tale ambito legislativo, di tutte quelle opere strategiche stralciate dal governo Prodi. Accanto alla corsia di accelerazione dei tempi di realizzazione delle grandi opere, prevista dalla Legge Obiettivo, è necessaria una rivisitazione della normativa relativa agli oneri di compensazione ambientale che, a livello locale, troppo spesso ha comportato un ingiustificato aumento dei costi per la realizzazione di opere compensative per nulla attinenti con l intervento in progetto. Nei paragrafi seguenti, si delineano indicazioni per le principali modalità di trasporto. 3. In tema di modalità stradale Occorre rilanciare i grandi assi viari e le direttrici di traffico funzionali al completamento dei corridoi comunitari come la Pedemontana lombarda e veneta, la Brebemi (autostrada Brescia-Bergamo-Milano), e la Tem (tangenziale est esterna di Milano), tutte funzionali al Corridoio 5, la Civitavecchia-Orte Ravenna-Mestre (funzionale al Corridoio 1), completare la Salerno-Reggio Calabria (anch essa funzionale al Corridoio 1) e la Strada statale Jonica (funzionale al Corridoio 8), nonché le direttrici trasversali di adduzione alle dorsali tirrenica ed adriatica. Nell ambito di un rilancio delle opere infrastrutturali è importante rivolgere particolare attenzione al rinnovo del settore autostradale che comporterà, negli anni a venire, ingenti investimenti da reperire anche sul mercato estero. Per fare ciò è necessario risolvere preliminarmente tutte quelle problematiche attinenti alla normativa disciplinante i rapporti con le concessionarie autostradali, sbloccando, in tal modo, le ingenti risorse attualmente disponibili proprio per gli investimenti in tale settore. Che servano investimenti è indubbio e le concessionarie autostradali ne hanno in programma per ben 30 miliardi di euro per la realizzazione di nuove tratte e per il potenziamento di quelle esistenti. La copertura finanziaria è già prevista: in piccola parte come capitale di rischio, in parte maggiore come project financing (ossia finanza di progetto con apporto di capitali di rischio privati) e, in parte consistente, come contributo statale a fondo perduto perché solo parzialmente le tariffe riescono a ripagare l intero capitale investito. Le grandi concessionarie italiane hanno la capacità di potersi indebitare, anche per somme ingenti, senza particolari sofferenze riuscendo, altresì, anche ad attrarre capitale di rischio dall estero. A tal riguardo è, tuttavia, necessario definire un quadro regolatorio chiaro che restituisca fiducia agli investitori. Il Governo Prodi ha inferto un vulnus sostanziale alla credibilità dell Italia sui mercati internazionali cambiando la normativa di riferimento del settore autostradale in tema di concessioni. In particolare l art.12 del Dl. 12

13 262/2006, convertito con modifiche nella L. 286/2006 e successivamente emendato dal comma 1030 della legge finanziaria 2007, ha introdotto tre sostanziali novità per le concessionarie autostradali: a) l obbligo di stipulare una convenzione unica con l Anas sostitutiva ad ogni effetto della convenzione originaria; b) la minaccia della revoca della concessione in caso di mancata sottoscrizione della nuova convenzione unica, salvo l eventuale diritto d indennizzo ; c) l equiparazione delle concessionarie autostradali ad amministrazioni aggiudicatici negli affidamenti dei lavori e nelle forniture e servizi sopra soglia comunitaria. La riforma introdotta ha provocato l apertura di una procedura d infrazione da parte della Commissione Europea che ha denunciato l inadeguatezza della nuova normativa di settore, ravvisando il rischio di una fuga di capitali nazionali ed esteri dal mercato italiano. Per ricomporre in modo fattivo il quadro normativo e regolatorio disomogeneo che si era venuto a creare, molte concessionarie hanno comunque sottoscritto con Anas gli schemi di convenzione unica richiesti dalla nuova legge, cercando di rendere tale normativa applicabile nell ambito delle soluzioni concordate con l Ue. Ma ora gran parte di tali convenzioni uniche sono state bloccate in sede di approvazione Cipe e sono comunque necessarie alcune modifiche legislative richieste dall Ue. Il commissario Mc Creevy, infatti, ha ribadito in varie missive che le misure da adottare per chiudere positivamente il contenzioso tra Ue e governo italiano sono l immediata approvazione degli schemi di convenzioni uniche consensualmente stipulate tra le parti e alcune modifiche all art 12, per chiarire il corretto ambito di applicazione della nuova normativa. Ovvia conseguenza dei descritti atti del Governo Prodi è lo stallo degli investimenti previsti dalle concessionarie autostradali e il rischio di sanzioni da parte della Ue. È necessario che il governo che subentrerà dopo le elezioni ripristini la certezza delle regole riprendendo l iter di approvazione delle convenzioni uniche firmate in ottemperanza alla legge 286/2006 ed eliminando per il futuro, come richiesto dall Ue, la possibilità di modificare, in via unilaterale, le nuove convenzioni e il relativo regime tariffario. In caso contrario si dovrebbe tornare alle vecchie convenzioni abrogando la legge 286/2006, anche per non aggravare il contenzioso con l Ue. Solo in tal modo si restituirà al comparto infrastrutture autostradali attrattività per i capitali italiani ed esteri. Sempre in materia di modalità stradale occorre incentivare il potenziamento dell offerta nella distribuzione urbana delle merci attraverso piattaforme logistiche e politiche di reverse logistics (raccolta del flusso di ritorno delle merci dai clienti ai produttori con conseguente drastica riduzione dei viaggi a vuoto ). Collocate in ben definiti punti d accesso, le piattaforme smistano le merci in arrivo su mezzi stradali e ferroviari per il consolidamento dei carichi diretti nell area urbana. 4 In tema di modalità ferroviaria Occorre portare rapidamente a termine l intera linea ad Alta velocità ferroviaria Torino-Milano-Roma-Salerno e rimuovere tutte quelle criticità che ancora interessano il Corridoio 5 (realizzazione della Torino-Lione, completamento della Novara-Milano, ridefinizione delle problematiche 13

14 connesse al nodo di Vicenza e quelle ancora presenti lungo il confine sloveno) e il Corridoio 1 (raddoppio della Verona-Bologna; realizzazione dell Alta velocità fino a Reggio Calabria). Si è già avuto modo di parlare della tratta ad Alta velocità Genova-Milano nell ambito della portualità ligure. Per quanto concerne le problematiche connesse al fenomeno del pendolarismo e della mobilità nei grandi centri urbani oltre ad incoraggiare il trasporto pubblico locale occorre necessariamente rimuovere quelle criticità del trasporto su rotaia. Basta qualche confronto oltre confine per capire quanto sia smisurato il divario con il resto d Europa: le linee ferroviarie suburbane si estendono, infatti, per oltre km a Berlino, per km a Francoforte, a Parigi e appena 188 km a Roma, 180 a Milano, 117 a Torino e 67 a Napoli. Secondo il Censis c è un ampia fetta di pendolari, non utenti del treno, disponibili a cambiare. Un trasporto pubblico moderno deve essere articolato su tre livelli: i collegamenti veloci tra le città attraverso le linee ad alta velocità, poi i collegamenti per unire i centri nei grandi territori metropolitani (comuni di seconda corona che in pochi anni, dal 2001, sono aumentati del 13,8%) ed infine, con riferimento al terzo livello, occorre realizzare linee metropolitane cittadine accompagnate da una maggiore estensione di corsie riservate e protette per i bus. 5. In tema di modalità marittima Proprio grazie alla sua peculiare posizione geografica, il nostro paese può trasformarsi nella piattaforma logistica del Mediterraneo ma, per fare ciò, occorre aggiornare la normativa di settore (legge n 84/94) e prevedere lo sviluppo della portualità in tutte le sue specializzazioni funzionali (traffici di container, traffico di short sea shipping, traffico crocieristico e navigazione da diporto), nonché delle indispensabili infrastrutture di interconnessione tra le banchine ed il retroporto. È necessario altresì sviluppare le cosiddette autostrade del mare come modalità ecosostenibile alternativa al cosiddetto tutto-strada, peraltro secondo quanto già previsto nella 14esima legislatura (che, allo scopo, istituì la società Rete autostrade del Mediterraneo - Ram). 6. In tema di modalità aerea Occorre rilanciare il trasporto aereo sia passeggeri che cargo puntando sulla valorizzazione e sullo sviluppo sia dello scalo di Fiumicino che dello scalo di Malpensa. Premessa indispensabile è l implementazione di un piano di sviluppo aeroportuale capace di razionalizzare e valorizzare i numerosi scali presenti sul territorio in funzione della loro vocazione, dell effettivo bacino di utenza e della loro accessibilità: la loro localizzazione non può, infatti, prescindere da una ben specifica specializzazione funzionale in un contesto di rete integrata intermodale. In particolare, per quanto riguarda le problematiche dello scalo di Malpensa, connesse con il drastico taglio dei voli operato da Alitalia, una possibile soluzione potrebbe prevedere la moratoria per un periodo massimo di 3 anni che consenta alla Società di gestione Sea di riposizionare i diritti di volo (slot) lasciati liberi da Alitalia su altre compagnie grazie alla progressiva apertura dei cieli (open sky) prevista per i prossimi anni. 14

15 CREDITO E FINANZA La situazione Con le recenti fusioni tra alcune delle più grandi banche nazionali, il sistema bancario italiano ha raggiunto un livello di concentrazione simile a quello degli Stati Uniti e del Giappone e largamente superiore a quello misurato a livello di complessiva Europa. Se si escludono le relative attività estere, i primi tre gruppi bancari italiani pesano per oltre il 60% delle attività e dei ricavi, l 80% dei dipendenti ed il 50% degli sportelli bancari (prima delle cessioni dovute dall Antitrust) del complessivo sistema bancario italiano. Sull attivo totale, le prime tre banche contano per il 64% in Giappone, il 59% negli Stati Uniti. In realtà, il grado di concentrazione bancaria italiana è largamente superiore a quella degli altri due contesti economici: a) se si escludono dal computo le banche di credito cooperativo (Bcc) e alcune banche popolari locali che hanno distintive logiche bancarie (non presenti negli Stati Uniti e in Giappone), il peso dei primi tre gruppi bancari è pari a circa il 70% delle complessive attività bancarie nazionali; b) le grandi banche italiane sono poco presenti sui mercati internazionali (esclusa Unicredit) a differenza delle banche americane per le quali gran parte delle attività sono da riferire ad investimenti e finanziamenti internazionali. Su base europea, le prime tre banche pesano per il 20% del totale dell attivo. Di conseguenza, il processo d aggregazione bancaria in Europa è stato ed è destinato ad essere decisamente superiore a quello degli altri contesti economici: negli ultimi dieci anni la crescita dell attivo medio è stata del +101% in Europa, +65% negli Stati Uniti, +4,5% in Giappone. Tuttavia, tra le prime sei grandi banche mondiali ci sono quattro banche europee (Barclays, Ubs, Hsbc, Bnp Paribas), una giapponese (Mitsubishi Ufj) e un americana (Citigroup) e (anche per la minore concentrazione assoluta) la dimensione media delle maggiori banche europee è largamente superiore a quella degli Stati Uniti e del Giappone: in termini d attivo totale medio, 663 contro 307 e 303 miliardi di euro. A livello internazionale, anche per via normativa (come le Direttive Ue e la recente Mifid), si sta assistendo a una crescita dei mercati autoregolamentati che nel rispetto di nuove forme di controllo che devono sempre garantire il pubblico risparmio e la stabilità dei mercati dei capitali possono rappresentare delle opportunità per la creazione di forme innovative e più economiche di accesso delle imprese agli strumenti di finanziamento. Su questo punto, peraltro, si deve indicare che i vincoli amministrativi e legislativi richiesti dai mercati regolamentati rappresentano un limite strutturale per l apertura del capitale delle Pmi. Le Pmi italiane e anche alcune aziende familiari di maggiori dimensioni hanno un basso livello di capitalizzazione che ne limita le prospettive di sviluppo in un contesto sempre più competitivo e globalizzato, anche in relazione all introduzione dei parametri di Basilea 2 che sono stati elaborati più in un ottica di solvibilità e di stabilità del sistema bancario che in quello della crescita economica (una versione bancaria dei problemi già manifesti dei vincoli di Maastricht). Sempre sul lato delle Pmi e delle medie imprese familiari, si registra ancora un forte ritardo 15

16 sulle tematiche di gestione finanziaria e di auto-organizzazione collettiva per promuovere l utilizzo di strumenti finanziari più avanzati e funzionali agli obiettivi della crescita. In questi ultimi anni, in Italia si è dimostrata un elevata capacità competitiva, d innovazione e di ristrutturazione industriale da parte di quel sistema d imprese italiane di dimensioni intermedie. Tuttavia, in un confronto internazionale, in Italia ci dovrebbe essere un maggior numero di queste imprese che può essere creato attraverso una maggiore attività di integrazione tra imprese operanti negli stessi settori o in settori complementari, mediante operazioni di acquisizione, di fusione o di aggregazioni di parti comuni della catena del valore. Le sfide della competizione globale e la crescita dimensionale delle imprese richiede che sia superata la logica degli interventi a pioggia e che ci sia la concentrazione delle risorse sui progetti di sviluppo a maggiore potenziale. In Italia, due altri limiti del rapporto tra imprese e mercato dei capitali è la scarsa quantità di investimenti in start up, ossia il vero e proprio venture capital, e una crescente ma ancora insufficiente attività del private equity per la capitalizzazione e l innovazione imprenditoriale (anche per colpa dei titolari delle imprese poco disponibili all apertura del capitale se non a fronte di vantaggi finanziari o fiscali). La crescita e il maggiore attivismo dei nuovi Fondi sovrani pone una seria sfida agli assetti di controllo delle maggiori imprese dell economie avanzate e rischia di limitare o di condizionare le capacità d intervento economico e finanziario delle istituzioni di governo. La terapia In primo luogo, sono essenziali Interventi sulle regole e gli assetti del sistema bancario e finanziario quali: separazione tra le Sgr per la gestione del risparmio collettivo ed gruppi bancari e separazione tra gruppi assicurativi e gruppi bancari. In altri termini, i gruppi bancari debbono concentrarsi sulle attività retail e corporate e dismettere le attività private che creano i maggiori conflitti d interesse, che hanno logiche di gestione diverse da quelle di finanziamento e per cui i grandi gruppi bancari non hanno competenze distintive; riforma della governance delle banche popolari che garantisca le seguenti finalità: maggiore liberalizzazione e trasparenza della proprietà e dei processi di formazione degli organi amministrativi anche attraverso l abolizione del voto capitario e, al tempo stesso, la possibilità che il nostro sistema bancario abbia un significativo gruppo di banche con radicamento territoriale e con un profilo strategico differenziato rispetto alle grandi banche nazionali; per rispondere alla sfida dei Fondi sovrani, tre possibili soluzioni: a) trovare delle formule per concentrare le grandi risorse finanziarie necessarie per competere con questi soggetti economici coinvolgendo i grandi gruppi bancari e le fondazioni bancarie; b) definire delle regole che consentano di definire in modo limitato i settori e le imprese strategiche su cui si possono introdurre delle specifiche forme di 16

17 controllo sulla proprietà e la gestione a salvaguardia dell interesse nazionale e/o comunitario; c) promuovere un piano a livello europeo per la creazione di uno o più Fondi di salvaguardia dei settori strategici di interesse comunitario conferendo le riserve delle Banche centrali e/o con l apporto dei grandi gruppi bancari europei e/o con un conferimento una tantum da parte dei singoli governi nazionali. Questo strumento potrebbe essere messo sottola gestione dell Ecofin o sotto la Banca europea d investimenti (Bei). In secondo luogo, occorre puntare su interventi per le attività di finanziamento a servizio degli obiettivi di sviluppo: favorire, con la creazione d adeguati fondi di garanzia o con la istituzione di polizze assicurative ad hoc (sul modello della Sace per le operazioni di export), lo sviluppo delle Pmi per la ricapitalizzazione delle imprese anche con l utilizzo di finanziamenti ibridi (credito mezzanino oppure obbligazioni convertibili) che riducono l impatto sulla proprietà ma consentono l apporto di mezzi finanziari considerati paritari al capitale di rischio; l aggregazione di imprese di minori dimensioni con operazioni di acquisizione, di fusione e di integrazione dei processi industriali e commerciali; operazioni di finanziamento alla proprietà imprenditoriale o al management per l acquisto delle azioni sottoscritte o acquistate in precedenza da soggetti di private equity; lo start up di nuove iniziative imprenditoriali a elevato contenuto d innovazione mediante la costituzione di nuove società o con società di progetto (riforma diritto societario) per limitare il rischio finanziario delle attività imprenditoriali già consolidate; creare un sistema di gestione degli interventi di finanziamento per lo sviluppo con la compartecipazione dei Confidi e dei gruppi bancari e che sia coordinato da un soggetto di emanazione pubblica; defiscalizzare i conferimenti delle aziende a fondi di garanzia collettivi (tipo Confidi) che possano servire per ridurre i rischi di finanziamento per gli investimenti finalizzati all innovazione, all espansione e all internazionalizzazione delle imprese; analizzare l opportunità di promuovere forme d intervento affinché il Mac (Mercato alternativo del capitale) recentemente avviato ma con problemi di sviluppo per la sua attuale struttura proprietaria e gestionale possa essere ristrutturato e liberato dal suo rapporto con Borsa italiana per diventare un mercato azionario auto-organizzato locale, con vantaggi di costi e di semplificazione gestionale, e dedicato alle Pmi che non vogliono o non possono accedere ad altri mercati simili più avanzati (Alternative investment market di Londra). Per fare questo, si possono studiare anche particolari forme d incentivazione fiscale o di finanziamenti speciali a cui si può accedere solo mediante aumenti di capitale e collocamenti riservati all accesso a questo mercato. 17

18 FISCO Le proposte in questo settore fanno leva sulla riduzione del carico fiscale complessivo e sulla semplificazione delle scadenze e degli adempimenti richiesti ai contribuenti dall attuale sistema tributario e contributivo. E ciò al fine di eliminare i principali fattori di freno all iniziativa imprenditoriale e alla crescita della produttività, dell economia e dell occupazione. 1) Detassazione di tredicesime, straordinari e altre parti variabili della retribuzione La proposta di detassare alcune parti della retribuzione lorda prende origine dai dati riguardanti l incidenza della componente fiscale sulla remunerazione del lavoro. Dati in base ai quali, in Italia, a fronte di retribuzioni lorde sostanzialmente in linea con gli altri paesi dell area dell euro, si registrano retribuzioni nette molto al disotto della media europea. La forte pressione fiscale e contributiva è un disincentivo per la produzione del reddito. Concretamente, il nuovo regime fiscale per le tredicesime, gli straordinari e le parti variabili della retribuzione potrebbe consistere in una tassazione sostitutiva, con un aliquota unica ridotta rispetto alle aliquote ordinarie (per esempio intorno al 10 per cento), oppure, la completa detassazione. La minore pressione fiscale sui redditi da lavoro derivanti da prestazioni per orario straordinario e sulle parti variabili della retribuzione (premi, incentivi, super minimi) avrebbe un impatto sicuramente positivo sulla produttività. 2) Versamento Iva dovuto solo dopo il reale incasso della fattura Secondo la normativa vigente, l Iva viene versata entro breve termine dalla registrazione della fattura sui registri contabili, che a sua volta dovrebbe avvenire entro 15 giorni dalla emissione della stessa. In base al nuovo meccanismo qui proposto, i contribuenti che oggi si ritrovano sovente a versare l imposta a debito anche se essa non è stata pagata dal cliente, non sarebbero più costretti ad anticipare tali somme di denaro allo Stato. Nell attuazione di questa proposta, si dovrà tenere conto che la regola generale sancita dalla normativa comunitaria prevede il versamento dell Iva al momento dell emissione del relativo documento fiscale (fattura o equipollente), e che la stessa normativa comunitaria consente agli Stati membri specifiche deroghe a questo principio. A tale proposito, il nostro attuale sistema fiscale prevede una specifica deroga, cioè la possibilità di versare l Iva al momento dell incasso della fattura solo per quelle emesse nei confronti delle pubbliche amministrazioni. La proposta potrebbe ampliare la casistica delle possibili eccezioni e consistere per esempio nella registrazione delle fatture al momento del loro pagamento. 3) Rimborsi Iva in tempo commerciale da 60 a 90 giorni Oggi i tempi per i rimborsi Iva (in assenza di compensazione con altri debiti o di cessione ad altra società), sono particolarmente lunghi e 18

19 creano situazioni di sofferenza di liquidità. La proposta riguarda l estensione delle possibilità di richiedere il rimborso a tutti i contribuenti. A prescindere dalle modifiche legislative, la misura appare perseguibile solo intervenendo contestualmente sul sistema amministrativo al fine di velocizzare i tempi per ottenere il rimborso, attraverso un piano temporale che eviti eccessive anticipazioni di cassa. 4) Graduale abolizione dell Irap Nella quattordicesima legislatura, il governo si era impegnato alla graduale abolizione dell Irap nel presupposto che essa rappresentasse un anomalia nel panorama fiscale internazionale: profili d incompatibilità con i trattati comunitari sono stati sollevati dalle istituzioni della Ue. A oggi, l imposta rappresenta, in termini di gettito, uno dei principali tributi del sistema impositivo italiano e il suo gettito è attribuito alle Regioni. Il gettito complessivo è pari a circa 40 miliardi di euro, di cui oltre il 70% imputabile al settore privato. In termini relativi, tale gettito rappresenta poco più dell 8% delle imposte correnti (dirette più indirette), oltre il 20% delle entrate totali delle regioni e contribuisce per oltre il 5% al finanziamento del bilancio pubblico complessivo. In termini di numerosità, sono oltre 5,3 milioni i soggetti d imposta che presentano la dichiarazione Irap. Ci sono margini operativi per iniziare un percorso di graduale eliminazione e possibilità per rendere l imposta maggiormente equa. Oggi l Irap colpisce la differenza tra il valore e i costi della produzione, così come risultanti dai bilanci ufficiali con alcuni correttivi e, di fatto, comporta la tassazione delle spese del personale, comunque classificate, della quota interessi dei canoni di locazione finanziaria, delle perdite su crediti, dell Ici. Inizialmente, si dovrebbe riconoscere la deducibilità di tutti i costi sostenuti per il personale impiegato a tempo indeterminato e, progressivamente, per le altre tipologie e forme di lavoro. Le minori entrate, stimabili in circa 13 miliardi di euro, si compenserebbero in parte con l aumento del gettito tributario conseguente alla maggiore crescita economica innescata dalla riduzione dell Irap. 5) Riduzione dell Iva sul turismo La riduzione dell aliquota Iva sul turismo al 10% ristabilirebbe la parità in ambito europeo, soprattutto in rapporto a paesi che sono i nostri principali concorrenti nel settore turistico (in Francia è il 5,5% e in Spagna il 7%) eliminerebbe una vistosa distorsione a sfavore degli operatori turistici nazionali 6) Regime no tax per nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani L attuale sistema tributario concede limitate agevolazioni per le nuove attività, prevalentemente nella forma di semplificazioni burocratiche e di lievi riduzioni delle aliquote d imposta. Per esempio, il cosiddetto forfettino, il nuovo regime forfetario ex finanziaria 2008, che si applica sia alle nuove attività sia a quelle meno nuove che non superino 19

20 determinati limiti quantitativi, prevede alcune semplificazioni formali e la introduzione di una imposta sostitutiva unica del 20%. Questo genere di agevolazioni hanno dimostrato nel tempo di avere un impatto poco più che trascurabile sull attività economica. L esenzione fiscale totale sulle nuove attività costituirebbe, invece, un forte stimolo all iniziativa imprenditoriale. Un simile provvedimento, anche per ragioni legate al rispetto della normativa comunitaria, dovrebbe interessare in modo uniforme tutto il territorio nazionale e, in particolare, rientrare nei limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di stato. L esenzione dovrebbe essere limitata nel tempo, con un passaggio graduale dal regime speciale a quello ordinario. Si potrebbe prevedere però un periodo di esenzione maggiore nelle aree del paese in ritardo di sviluppo. 7) Eliminazione degli adempimenti burocratici e fiscali superflui a. cancellare immediatamente l obbligatorietà dell invio dei modelli di pagamento in via telematica (F24 on line), prevedendo una maggiorazione di pagamento per i modelli cartacei, l abolizione degli elenchi clienti e fornitori, l abolizione dell obbligo dei pagamenti con titoli ai professionisti; b. creare una autorità unica per consentire comunicazioni uniche dei privati e dei consulenti con gli enti: oggi esistono diverse procedure e siti web per le comunicazioni obbligatorie con procedure profondamente diverse; c. invertire la prassi in tema di procedimenti amministrativi che prevede l obbligatorietà della certificazione con l accoglimento del principio della obbligatorietà della autocertificazione e introdurre procedure uniche informatiche per la creazione di impresa attraverso uno "sportello informatico unico" che sia organo consultivo e allo stesso tempo recettivo di comunicazioni e che consenta di sapere cosa si deve fare e di fare quanto previsto per creare, modificare o cessare una attività. 8) Riforma degli studi di settore La riforma dovrebbe comportare: a. il coinvolgimento continuo delle categorie nella fase della loro predisposizione, con la creazione di commissioni permanenti cui partecipa l amministrazione finanziaria e le categorie e che, con cadenza annuale obbligatoria, procedono alla revisione e aggiornamento degli studi di settore; b. il divieto di utilizzo degli stessi come strumento di determinazione della base imponibile; c. l utilizzo esclusivo dello strumento in fase di accertamento in seguito alla individuazione di indizi ed elementi diversi di possibile evasione rispetto ai medesimi studi (non congruità). 20

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