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3 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 3 Editoriale Il Centro Studi Monsignor Vincenzo LEMBO avvia, con questo primo numero di BRUTIUM, l edizione di una collana di quaderni per educatori. Lo scopo è duplice: conservare e diffondere memoria dello scoutismo in Calabria e provare a leggere i fatti, le persone, le circostanze di un tempo che fu per cogliere stimoli e interrogativi per il tempo che verrà. Crediamo che immaginare un Centro Studi semplicemente come luogo di deposito e conservazione di atti e documenti, rappresenta un tentativo che seppur nobile per evitare che l ingiuria del tempo cancelli la memoria delle cose che furono, mi si permetta, insufficiente e poco in sintonia invece con il pensare scout. Così, il filo d oro che vorremmo dare a questa collana è un po Storia e un po domande e sguardi lontani..., senza pretese di risposte già pronte, ma nell impegno di lasciarci provocare da carte e documenti, spesso ingialliti, che nascondono splendide testimonianze vissute in anni difficili per il nostro Paese, che meritano di essere conosciute e valorizzate poiché ripropongono a volte grandi questioni e dubbi profondi che interpellano ancor oggi le nostre coscienze di educatori. Questo primo numero vuole ripercorrere la rinascita dello scoutismo in Calabria, dopo la negazione nel periodo fascista, dalla fine del secondo conflitto mondiale. In quel dì di marzo del 1945, nel campanile del duomo di Reggio, risuonava la sveglia di una passione mai sopita, per lo scoutismo. E a dare questa sveglia, insieme ad altri laici, c erano tre figure di preti, e che preti!!! Monsignor V. Lembo a Reggio Calabria, Don Saverio Gatti a Nicastro, Don Luigi Maletta a Cosenza. La prima parte di questo quaderno prova a dare alcuni cenni biografici e a descrivere queste 3 figure nel contesto del loro tempo. La seconda parte invece prova ad individuare quali sono state le possibili influenze reciproche tra l esperienza millenaria della Chiesa di Calabria e la nascente esperienza dello scoutismo come forma di aggregazione giovanile di tipo ecclesiale, nonché ad interrogarsi se l esperienza attuale dello scoutismo calabrese abbia conservato ancora qualcosa del suo patrimonio fondante. Carmelo Trunfio 3

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5 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 5 Parte Prima Don Vincenzo Lembo Biografia Nacque a San Roberto (RC) il da Giuseppe Lembo e Teresa Busceti. All età di 10 anni, nell ottobre del 1926, lascia il suo paese ed entra al Seminario Pio X di Reggio Calabria. Va a Catanzaro per completare gli studi teologici. Viene ordinato sacerdote il da Monsignor Nogara, vescovo di Cosenza. Fu insegnante di lettere al seminario vescovile dal 1938 al 1947 e di religione al Liceo classico Campanella di RC dal 1941 al Nello stesso periodo inizia il suo servizio presso la sua parrocchia d elezione: i giovani delle associazioni cattoliche. Diviene così Assistente del Circolo San Paolo dal 1939 al 1943, Assistente diocesano GIAC dal 1944 al 1952 e della FUCI dal 1944 al E consulente ecclesiastico dell UCSI (Unione cattolica della stampa italiana) dal 1952 sino alla sua morte. Il primo contatto con lo scoutismo lo ebbe nella primavera del 45. Assistente regionale ASCI dal 1948 al Assistente provinciale dall Fu fondatore del MASCI (Movimento Adulti Scouts cattolici italiani) in Calabria e Assistente regionale dal 1982 sino alla morte. 5

6 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 6 Membro del capitolo metropolitano di Reggio Calabria con l Ufficio del Cantore dal 1966 al Cappellano di sua Santità dal 1963, nonché Rettore del seminario arcivescovile dal 1945 al Diresse l Avvenire di Calabria dalla fondazione (1947) al Cappellano dell Istituto San Vincenzo dal 1948 al Direttore della Scuola Superiore di Servizio sociale dal 1969 al 1978 su incarico di S.E. Monsignor Ferro Arcivescovo di Reggio Calabria. Consulente ecclesiastico UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) dal 1971 sino alla morte. Vicario episcopale della cultura negli anni del post-concilio. Muore il 22 aprile del La vita Chi era Don Vincenzo Lembo Il periodo forse più decisivo che tracciò la personalità di Monsignor Lembo si rivelò quello vissuto negli anni che vanno dal 1940 al 45. Durante questo lustro fu segretario dell Arcivescovo Montalbetti prima e di Monsignor Lanza dopo, due santi arcivescovi che, insieme al Beato Padre Catanoso, incisero fortemente nella sua formazione, orientandolo verso quel servizio per Lui così congeniale e fecondo: la stampa e lo scoutismo. La cultura e i giovani. Provate a risentire queste parole tratte dal suo testamento spirituale «E che dire della grazia eccezionale di poter vivere con ragazzi e giovani delle associazioni cattoliche? Essi, oltre alle generazioni di studenti del Liceo Classico e dell Istituto San Vincenzo, hanno costituito tutto il mio mondo, il mio rifugio, la mia forza, la mia gioia; sono stati la mia parrocchia, la mia stupenda famiglia. I giovani mi hanno allietato e arricchito, stimolato al meglio, edificato. Di quello ed è molto che mi hanno dato, li ringrazio dal fondo del mio cuore». Chi lo ha conosciuto parla di un uomo tenace, sanguigno, di carattere aperto e socievole, di grande spessore culturale e sempre preciso nelle argomentazioni, dal parlar chiaro e senza peli sulla lingua, e per questo, a volte, osteggiato e anche temuto. Credeva molto in relazioni umane forti e significative, e ne è testimonianza la nutrita corrispondenza con tante persone tra cui molti ragazzi passati nello scoutismo e che in giro per l Italia, per studio o lavoro, mantenevano una corrispondenza epistolare non formale, ma aperta sui problemi della vita, fatta di confidenze e richieste di consigli a testimonianza dell autorevolezza e la stima che Don Lembo esercitava sulle persone che lo hanno conosciuto. Dalla sua esperienza, nel periodo della guerra 6

7 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 7 e immediato dopoguerra nel Circolo San Paolo si formò, grazie al suo contributo, quella che fu la classe dirigente della città per diversi decenni. Fu anche un grande viaggiatore, un po alla Hemingway: partire con una sana voglia di capire e scoprire. Tornando nella sua Reggio scriveva, da giornalista fine quale era, articoli che mettevano a nudo problemi, lentezze burocratiche, inefficienze e malesseri della politica locale che non aiutavano lo sviluppo di questa terra. E questo lo portò ad essere inviso a molti nei circoli di potere della città. Non era uno accomodante, Monsignor Lembo. Il suo motto non era certo Prudenza innanzitutto : ha utilizzato la cultura per l unico scopo nobile di questa, ovvero capire come indirizzare gli sforzi per costruire il domani. Riproponiamo qui, a proposito, un suo pensiero sulla politica «Una delle frasi voltastomaco che di più ricorre nei discorsi, negli scritti, negli incontri di tutti i gestori della politica, è questa: Manca la volontà politica... L uomo è andato sulla luna da oltre dieci anni e in Italia non si riesce, neanche sulle cose semplici, ovvie, elementari, a passare dal blabla-bla ai fatti. Siamo allo sfascio totale dello Stato, alla disintegrazione e degradazione della vita civile, alla mercé di minoranze criminali e teppistiche, sempre più spavalde e arroganti, e ancor si va alla ricerca di una volontà politica che dia almeno la parvenza che una larva di quel che si chiama Stato di Diritto ancora sopravvive. Sì che la volontà politica presuppone una coscienza morale, altrimenti si batte il passo sulle convergenze parallele, dove per essere parallele le convergenze parolaie non si incrociano mai sui fatti. A che servono gli appelli alla coscienza civile se i politici non sentono il bisogno di un vertice delle coscienze? C è pur qualcosa che viene prima della politica e sta sopra la politica!». E un sacerdote laico, espressione forse un po forte per semantica, ma intesa nel senso che anche i suoi rapporti con i vari vescovi succedutisi non sono stati sempre idilliaci: non era un uomo d apparato, che stava buono in fila allineato e coperto. D altronde il suo spessore culturale 7

8 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 8 non gli avrebbe permesso quest acquiescenza che è tipica dei mediocri. E uno che guarda lontano, e che dal campanile del Duomo di Reggio in quella primavera del 1945 pone le basi per la rinascita dello scoutismo in Calabria. L autorevolezza di cui gode anche al livello dell ASCI Centrale a Roma è forte. Gli Assistenti Centrali, i vari Baggio, Gandolfi, Basadonna lo tengono in grande considerazione. Prova ne sono le decorazioni di benemerenza di cui viene insignito, il Giglio di II classe nel febbraio del 1955 e quello di I classe nel 1960: un Assistente con la A maiuscola, quindi! Cura i rapporti tra la Chiesa e l associazione con grande senso di responsabilità, fedele innanzitutto al ministero e alla Chiesa di cui era ministro, ma garante dell associazione rispetto anche a Vescovi che non appoggiavano o non vedevano di buon occhio lo scoutismo. In questo solo in Monsignor Ferro trovò un vescovo alleato nel sostenere lo scoutismo. Il suo rapporto con i ragazzi è originale in quanto i ragazzi stessi ne percepiscono il carisma, lo spessore umano, era quindi un punto di riferimento per loro e anche per i Capi che con lui lavoravano. Forse qualcuno oggi lo definirebbe una presenza ingombrante, ma sicuramente un maestro di vita di quelli che oggi son merce rara. Bisogna calarsi d altronde nel contesto associativo e storico di allora, la dimensione comunitaria come viene intesa e vissuta oggi nelle Co.Ca. allora non esisteva, non esisteva neanche la Co.Ca., idea che prese corpo nella seconda metà degli anni settanta. Cura e indirizza la crescita nella fede nei suoi ragazzi, cura il senso di appartenenza alla Chiesa, garantisce, in un epoca difficile come il dopoguerra, tutta la sua influenza presso gli ambienti agiati della società reggina, per sostenere i primi passi e gli sforzi fatti per la crescita dello scoutismo. La sua presenza nelle Unità era più che assidua sia alle riunioni che ai campi. La sua eventuale assenza non passava inosservata. Un Capo educatore, quindi! Quando l Asci diramò una direttiva tesa a sensibilizzare i gruppi esistenti a pianificare esperienze di gemmazione in altre parrocchie, Don Lembo cogliendo l importanza di questa strategia, sollevò l idea al gruppo scout reggino del Duomo, che aveva valenza cittadina quantomeno per la branca Rover e i Capi, e avviò così l esperienza presso i Domenicani, prima con una Sq. Libera e poi con un gruppo divenuto autonomo e nel frattempo trasferitosi presso la parrocchia della 8

9 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 9 Candelora. Da qui ebbe inizio via via il percorso di diffusione in città. Don Lembo ha sicuramente rappresentato per lo scoutismo reggino, in primis, e per quello calabrese, una figura che ha posto le basi del radicamento di una esperienza, quale era quella scout, innovativa nello stile e nei contenuti pedagogici, in una società italiana reduce dalla tragicomica esperienza pedagogica dell Opera Nazionale Balilla. Non sono mancati suoi autorevoli interventi a difesa di questo nuovo corso nell educazione dei giovani, che liberasse la cultura del tempo dagli schemi ideologici della cultura pedagogica fascista, ancora in agguato. 9

10 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 10 Don Saverio Gatti Biografia Nacque a Nicastro l 11 giugno 1922 da Gino Gatti e Annetta Attanasio, penultimo di sette figli. A quattro anni rimane orfano per la morte del padre quarantenne. A undici anni entra nel seminario vescovile di Nicastro. Il 29 giugno 1945, dopo aver completato gli studi teologici nel seminario regionale di Reggio Calabria, viene ordinato sacerdote. Successivamente è vice-parroco della cattedrale e assistente dell Azione Cattolica giovanile. Nel 1950 l animo di don Saverio è profondamente segnato per la perdita del fratello Gianni, allora presidente diocesano dell A. C., a cui era molto legato. Verrà chiamato dopo a lavorare nella GIAC anche a livello regionale. Nel 1951/52 segue i primi passi della nascita dell ASCI a Nicastro, anni difficili, con un tentativo durato qualche anno, e ripreso in via continuativa solo dal 1959 in avanti. Egli vive intensamente l esperienza scout, si lascia coinvolgere dalle attività dei ragazzi e, restando loro vicino, ne segue, con pazienza e rispetto, la crescita. Viene nominato assistente provinciale ASCI il , diviene, dopo la fusione tra l ASCI e la corrispondente associazione femminile AGI (Associazione Guide Italiane), il primo Assistente Regionale dell A- GESCI, nel dicembre dell anno 75. Nel 1955 diventa insegnante di religione presso il Liceo Classico F. Fiorentino di Nicastro. Iniziano in questo periodo i campi estivi di approfondimento, spiritualità e ricerca per giovani, adulti e famiglie (campi che si protrarranno negli anni, fino a pochi giorni prima della sua morte). Nel 1962 getta le basi per la fondazione a Nicastro delle ACLI, stimolando un cammino di riflessione, di fedeltà alla Chiesa, al lavoro, alla democrazia. Nei primi anni sessanta fonda, con i giovani che lo 10

11 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 11 seguono, il gruppo Pro Iuventute Christiana ed organizza, con il consenso del Vescovo e dei parroci, periodici incontri con giovani e ragazze delle varie parrocchie della diocesi. Si fa strada, così, l idea del Centro Comunitario Domus Bethaniae e il 29 giugno del 1967 su un terreno da lui acquistato in località Colle Zingari di Platania, viene posta la prima pietra della struttura. Tra il 68 e il 69 don Saverio avverte la necessità di realizzare con le persone che hanno fatto con lui strada, una comunità più adulta nella fede; pensa così alla Comunità del Sabato, una comunità che, come egli stesso scrive, vive l Eucaristia con spirito di fede nel rispetto delle molteplicità dei carismi, delle scelte, del servizio nelle strutture. Nel 1978, durante la Sei Giorni alla Fossiata di Camigliatello, avverte un forte malessere che, fin dall inizio, si rivelerà grave e mortale. La mattina del 15 febbraio del 1983, prestissimo, si diffonde per la città la notizia della sua morte, avvenuta nell ospedale di Verona. La vita Chi era Don Saverio Gatti Don Saverio compie i suoi studi liceali e teologici tra la fine degli anni 30 e gli inizi degli anni 40 nel Seminario Regionale di Reggio. Appartiene a quella seconda generazione di sacerdoti che si pose sulla scia del rinnovamento del clero calabrese avviato da Pio X con l istituzione nel 1912 dell Università teologica Pontificia di Catanzaro. E la generazione di sacerdoti che coglie nel pontificato Roncalli e nell evento conciliare del Vaticano II il dispiegarsi nella Chiesa di una serie di orientamenti ed aspirazioni che da anni erano stati suoi. Don Saverio aveva un carattere intuitivo, riflessivo, aperto, comunicativo e un temperamento fiducioso e ottimista. Si lasciava interrogare dalla realtà, cercando di capire le situazioni, di intravedere i problemi per dare risposte valide al tempo storico in cui si viveva. La fiducia dell uomo gli veniva dalla certezza che Dio dimora il lui, perciò lo svolgere della Storia, diceva Don Saverio avrà un futuro meraviglioso. I giovani sin dall inizio del suo sacerdozio, hanno occupato un posto prioritario nella sua pastorale, erano i grandi amici, con cui faceva strada, ascoltando difficoltà ed aspirazioni. Si confrontava con loro, aprendo le intelligenze e i cuori agli orizzonti di Dio. Aveva rispetto della crescita e della libertà di ognuno, per cui il rapporto non era mai su assiomi, imposizioni o paure, ma su una pro- 11

12 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 12 posta che dava chiarezza alla coscienza. Credeva che da loro, per la Calabria, sarebbe potuto nascere un avvenire di reale giustizia e fraternità e sosteneva che bisognava aiutarli creando intorno ambienti positivi dove, nella testimonianza di un amore concreto e incondizionato, si desse ai giovani la possibilità di tirar fuori le capacità proprie della loro età, quali creatività, progettualità, gratuità nel dono. Durante questi anni raggiunge i suoi giovani anche nelle sedi universitarie, per continuare con loro i lavoro apostolico iniziato a Nicastro; avvia, in sintonia con lo spirito del Concilio Vaticano II, promotore di comunione presbiteriale, un esperienza di vita comunitaria con un gruppo di sacerdoti, in un primo tempo presso il Seminario, successivamente presso l Episcopio, dove il Vescovo Mons. Palatucci, che stimava molto don Saverio, gli concede un appartamento. Nel Campo educativo ha fatto proposte sempre innovative e le sue indicazioni e intuizioni, anche metodologiche, hanno spesso precorso i tempi. Basti pensare che, ancor prima della riforma scolastica, il liceo dove insegnava, si apriva, dietro sua motivata sollecitazione, al territorio per lavori culturali-espressivi in cui, assieme agli alunni, erano coinvolti, gratuitamente, insegnanti e volontari. In queste attività, Don Saverio era presente per guidare, seguire ed incoraggiare, ma soprattutto per camminare con giovani e adulti insieme in un rapporto di amicizia e di fiducia che portava alla scoperta dell amore di Dio. Nel pensare ai giovani e agli ambienti in cui loro vivevano, ha sempre avuto dinanzi le famiglie. Era perciò, in dialogo con i genitori e proponeva loro un cammino di fede liberante, perché rasserenava le coscienze, e, nello stesso tempo, stringente, perché sollecitava alla scoperta di quell amore che si fa carne nel quotidiano della vita. Per loro, negli ultimi anni di vita, aveva ideato il gruppo degli uomini e delle donne di buona volontà (a cui partecipavano anche genitori degli scout), un aiuto nella fede per un cammino di essenzialità e coerenza da testimoniare ai figli. Sin da allora, trasmette una fede incarnata nella storia e ha un attenzione particolare verso ogni persona. La direzione spirituale è un importante capitolo del suo ministero sacerdotale e la esercita con delicatezza e impegno instancabile per tutta la vita. Molte ore della sua giornata sono dedite alla lettura, alla riflessione, alla preghiera e affronta con ottica cristiana e con seria e interessante 12

13 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 13 impostazione i problemi della vita. Don Saverio è consapevole della necessità per un sacerdote di quel tempo di possedere una cultura robusta, un istruzione seria, alcune figure di quegli anni saranno per lui maestri di vita come Don Primo Mazzolari, Giorgio la Pira, Carlo Carretto, Ernesto Balducci. Un altro ambiente formativo da lui pensato, è stato la Domus Bethania, casa sorta nella pre-sila per accogliere giovani e famiglie, perché potessero, in alcuni periodi dell anno, ritrovarsi insieme nella gioia, lontani dal caos della città, per ritemprare lo spirito nell approfondimento della Parola e nell Eucaristia e ritornare, poi, a vivere nella storia con maggior disponibilità e incisività. Sentiva l esperienza della Domus come un utopia intrisa di speranza, sin dagli inizi degli anni 70, aperta al Mediteranno e alle sue istanze, come scambio culturale con i giovani del continente africano, nella convinzione che grandi positività valoriali sarebbero potute venire alle nostre terre dai popoli del Mediterraneo. A queste intuizioni, che sembravano allora utopie, hanno lavorato anche gli scout, in maniera fattiva e con il loro tipico entusiasmo verso il nuovo, verso l avventura. Il l allora Commissario regionale ASCI Catanoso-Genoese, invia a Roma la comunicazione dell avvenuta nomina ad Assistente Eccles. del Riparto Nicastro I di Don Saverio. Il nome del sacerdote gli era stato indicato da una cugina del Catanoso-Genoese, la baronessa Statti. Nel 59 Don Saverio che aveva seguito i primi passi a Nicastro dell ASCI negli anni 51 /52 risulta determinante nella rifondazione definitiva dell esperienza e, l anno dopo, 1960 fonda l AGI (Associazione Guide Italiane). Il sostegno di un sacerdote così autorevole è anch esso determinante per l avvio in Calabria dell esperienza del Guidismo, lo scautismo femminile, che nasce in Italia nel dopoguerra ad opera di un gruppo di giovani donne romane fra cui molte figlie dell aristocrazia papalina, sostenute da un altra indimenticabile figura di sacer- 13

14 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 14 dote, Padre Agostino Ruggi D Aragona. Don Gatti si era accorto che le forme tradizionali di aggregazione di militanza cattolica non erano più sufficienti. Per molti giovani, infatti, l Azione Cattolica non costituiva più un punto di riferimento, un comune sentire, era quindi necessario iniziare una nuova esperienza: lo scoutismo. Educare allo scoutismo serio significa formare uomini responsabili nelle scelte, illuminati dalla presenza interiore dello Spirito. La centralità della persona era, dunque, alla base del suo messaggio. Don Saverio aveva in precedenza approfondito il metodo cogliendo l attenzione che esso poneva anche alla più piccola delle persone, al valore della comunità, al concetto di interdipendenza tra pensiero e azione, alla proposta di servizio. Egli lo ha assunto come valido mezzo educativo da rivolgere ai ragazzi di Nicastro, in quel momento storico. Anche nello scoutismo Don Saverio ha avuto delle intuizioni che precorsero i tempi, quali l accoglienza per ogni ragazzo, il rispetto della libertà di coscienza e della gradualità del cammino di ognuno, l educazione all apertura verso i popoli del mediterraneo, l importanza della coeducazione. E da ricordare che ancor prima della nascita dell AGESCI, risultato della fusione delle associazioni scout cattoliche maschile e femminile, nel Gruppo Lamezia I (allora Nicastro I) era nato un reparto misto di ragazze e ragazzi che camminava in modo esperienziale sotto la sua attenta presenza. Don Saverio non è stato, quindi, un sacerdote rigido, legato a schemi e a leggine. Pur rispettando le norme, considerava al di sopra di tutto la persona e il suo bene, perciò lavorava superando ogni fissità, senza ripetitività, (perché la Parola di Dio è sempre nuova per colui che è attento) e nella disponibilità a confrontarsi e a rivedere, eventualmente i percorsi intrapresi. Da quanto detto, potrebbe sembrare che in Don Saverio prevalesse la dimensione pedagogica su quella ecclesiale. Pensiamo che non sia così: nella sua vita le due dimensioni erano inscindibili. La sua azione educativa era radicata nel suo essere chiesa, e le sue intuizioni pedagogiche erano una esplicitazione del suo servizio sacerdotale nella Chiesa da lui amata profondamente e, nonostante a volte ci siano stati contrasti e vedute diverse con alcuni confratelli, cosa che gli causava tanta sofferenza, cerca sempre la via della verità con il dialogo, la comprensione, la fraternità, trasmettendo a giovani ed adulti il suo grande senso ecclesiale e lo spirito dell obbedienza. 14

15 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 15 Don Saverio non ha accettato di avere una parrocchia, amava però, la comunità parrocchiale e vedeva la ricchezza dell ambiente-parrocchia. La scelta di essere libero da impegni parrocchiali era dettata dal desiderio di avere tutto il tempo possibile a disposizione per i giovani della città. Il legame con loro continuava infatti, anche quando partivano per l Università o per lavoro. Fra l altro raccomandava a chi andava a studiare fuori, Preparatevi e ritornate giù, perché Nicastro e la Calabria hanno bisogno del vs. sapere e della vs. testimonianza cristiana.. Più volte durante l anno, li andava a trovare sul posto. Sollecitandoli all impegno nel proprio dovere, all approfondimento della Parola, al servizio della struttura. Centro della sua vita sacerdotale è stata, quindi, l Eucaristia, ma Eucaristia vissuta e testimoniata come ringraziamento e come continuo dono che smuove la vita. Questo è il segno che Don Saverio ha lasciato nello scoutismo lametino e calabrese. Tanti sono stati i capi della regione che si sono avvicinati a Don Saverio per confronto, consiglio, discernimento (non solo nel periodo in cui è stato Assistente regionale) e lui è stato per tutti il segno dell amore di Dio Padre, amore esplicitato nell accoglienza, nell ascolto, nella lungimiranza, nella certezza di cieli nuovi e terre nuove. 15

16 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 16 Don Luigi Maletta Biografia Nacque a Parenti (CS) il 13 novembre 1903, da famiglia modesta, e venne ordinato sacerdote nel Appena nominato sacerdote apre l il primo circolo cattolico ricreativo San Luigi nel popoloso quartiere Tribunale di Cosenza. Quasi un segnale premonitore di cosa sarebbe stata la sua esperienza di sacerdozio. Partì volontario come cappellano militare sul fronte di guerra coloniale in Etiopia, dove fu decorato con medaglia di bronzo e croce di guerra al valor militare. Rientrò dall Africa nel 1938 a causa della contrazione della malaria perniciosa e rientrato in Cosenza, l allora vescovo Nogara gli affidò la parrocchia di San Gaetano. Intanto l Italia entrò in guerra e nel 43, durante un violento bombardamento alleato sulla città di Cosenza che provocò la quasi totale distruzione della Chiesa di San Gaetano, Egli perse anche la madre e la sorella. A guerra appena finita l fonda il gruppo scout Cosenza 1 registrato ufficialmente solo nel maggio del Viene nominato Assistente Provinciale Asci il 4 luglio E un grande animatore e fonda anche l associazione cattolica giovanile Pier Giorgio Frassati, l Opera assistenza nomadi, ma la sua opera 16

17 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 17 simbolo rimane la costruzione del Villaggio del Fanciullo Cristo Re grazie alla donazione di un terreno da parte di una pia donna, la signorina Fiorentino, e al contributo di 10 milioni di lire arrivato dall America. Ulteriore segno di quanto Don Luigi avesse a cuore la crescita e l educazione dei giovani. Muore a Cosenza il La vita Chi era Don Luigi Maletta Don Luigi Maletta per vocazione, educazione e formazione conservava in sé le caratteristiche dell uomo evangelico. Era semplice, entusiasta, generoso fino al sacrificio. Sempre presente in parrocchia verso tutti, disponibile e pronto all accoglienza, non esitò ad accogliere un giovane barbuto, solitario, e oltremodo taciturno che si diceva provenisse dalla Repubblica di Salò. Don Luigi l ospitò in uno dei primi campi scout alla fine degli anni 40. Di poche parole, era dotato di grande predisposizione alla comprensione e aveva un sorriso per tutti. A volte i suoi silenzi erano molto più efficaci di qualunque discorso. Era altresì un uomo pragmatico, di forte personalità, di abilità manuali e competenze non comuni che lui metteva al servizio di tutti, in particolare dei ragazzi e dei giovani. Se un giovane dimostrava una spiccata attitudine a lavori artigianali don Luigi non esitava ad acquistare utensili complessi, di tipo industriale, anche se non aveva nell immediato le risorse economiche per poterli pagare. Tenace e infaticabile le sue iniziative pastorali spaziavano dalla catechesi (catechismo) all attenzione concreta verso i poveri e gli emarginati, all amore verso i piccoli e i giovani, per i quali manifestava con straordinaria umanità e capacità la volontà di capirne i bisogni, i desideri, le aspettative più intime e, attraverso l azione educativa, si adoperava per formare caratteri forti, aperti alla fede, orientati al bene. Nel 1948, sempre a sue spese, portò gli scouts a Roma per le celebrazioni dell 80 della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica). Quello che più colpisce del carattere di don Luigi è che queste indubbie qualità se da un lato gli conferivano un alone di prete carismatico e innovativo (siamo nei primi anni del secondo dopoguerra), dall altro facevano sì che avesse scarsa propensione verso la previdenza, che lui suppliva con una fiducia illimitata verso la Divina Provvidenza. Possedeva di conseguenza la fede dei semplici e dei forti, alimentata dalla devozione filiale verso la Madonna o Mamma Celeste come 17

18 Brutium-n1/05 17/02/ :23 Pagina 18 lui amava dire. Il colore celeste del fazzolettone di gruppo era stato scelto perché celeste è nell iconografia cattolica, il mantello della Madonna. E azzurro, bianco e oro sono i colori del Brutium, distintivo scout della regione Calabria, elaborato da don Luigi e messo in vendita per la prima volta dalla Cooperativa Scout Stella Alpina di Firenze, rivendita ufficiale delle uniformi degli scouts dell ASCI. Il suo ricordo resta ancora vivo, a distanza di tanto tempo, forse perché la sostanza dell educazione religiosa impartita da don Luigi era fondata più sul parlare con Dio che parlare di Dio e dal pensiero costante verso le realtà ultime. Don Maletta amava veramente l avventura, il suo apostolato tra i giovani e per i giovani era vissuto con spirito avventuroso. Nei primi anni 50 acquistò un autocarro furgonato americano, residuato di guerra dal quale furono tolte le attrezzature radar e con questo veicolo, da lui guidato, si scorazzava per monti e valli della Sila, vivendo avventure incredibili. Ma era anche vero che il grande gioco trovava il suo completamento dinanzi all altare, ai piedi del quale gli scouts promettevano con l aiuto di Dio di fare del proprio meglio Un impegno che ci avrebbe accompagnato per tutta la vita, così commentava don Luigi alla prima promessa scout o nei tanti rinnovi che seguirono negli anni, ai campi San Giorgio, per chi ha avuto la grazia di stargli vicino per lungo tempo. E così è stato per tante generazioni di ragazzi diventati adulti nell eco di quell impegno. In quegli anni la frequenza nella sede scout era quotidiana ed era qui che don Luigi dimostrava le sue doti di capo, di padre spirituale e di maestro. Si giocava ma soprattutto egli allenava i giovani nelle tecniche scout, passava le sue conoscenze, non solo teoriche, che andavano dall elettricità alla meccanica, dai lavori artigianali alle costruzioni da campo, alla cucina. Nei momenti di pausa, utilizzando l organo insegnava i canti scout. Utilizzando una vecchia Singer tagliava e cuciva i camiciotti per l uniforme. Dai primi anni 50 in poi i campi scout venivano realizzati sull altopiano silano, e per don Luigi il posto doveva parlare di Dio e non a torto. Non sempre però c era la possibilità di avere acqua potabile, lui come per incanto, indicava il punto in cui scavare e l acqua zampillava e se ne aveva per tutta la durata del campo (forse la sua esperienza di cappellano militare in Africa gli tornava utile). Man mano che i ragazzi crescevano in sapere e fare... don Luigi quasi scompariva, lasciando più spazio ai giovani, lasciando fare i capi come lui ne aveva dato testimonianza. È 18

19 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 19 questa la lezione più importante che lasciò come educatore. Aveva il massimo rispetto per i ragazzi, mai una parola di troppo, ma sapeva essere anche rude verso coloro che si lasciavano vincere dalla pigrizia. Sembrerebbe che in don Maletta prevalesse la dimensione di capo non è così: pur avendo doti di capo non comuni non dimenticava mai il suo ruolo di assistente. I fondamenti della buona crescita per don Luigi erano l educazione della volontà, l educazione dei sentimenti, l educazione dell intelligenza che dovevano costruire l uomo nuovo, attratto dall amore verso Dio per vivere secondo il Vangelo. Perciò lui predilesse lo scoutismo ad ogni altro metodo educativo. Con il suo essere prete scout riusciva a trasmettere una costante tensione verso il bene che, ispirata dalla fede in Dio e sostenuta dall ascolto della parola, dalla preghiera personale e comunitaria, era scansione del nostro divenire. In questo clima nascevano le vocazioni sacerdotali, fra le altre quella di don Gino Luberto che entrato ragazzino nel Cosenza 1 fino a essere Akela, ordinato sacerdote fu parroco a Castrolibero e qui avviò verso la fine degli anni 70 il gruppo scout. Don Luigi Maletta ha lasciato tracce profonde nella diocesi cosentina e non solo in chi l ha conosciuto e frequentato. A lui è stata intitolata l ex Salita Tribunale sulla cui sommità è ubicato lo storico palazzo Arnone che, già carcere e sede di tribunale, restaurato, è oggi sede di Museo e uffici delle Belle Arti. 19

20 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 20 La ripresa dello scoutismo cattolico in Italia avvenuta intorno al 1944, interessò anche la Calabria e la provincia di Cosenza. In città il rilancio dell Associazione Scout Cattolici Italiani (ASCI) ebbe inizio nel dicembre 1944 per interessamento di monsignor Antonio Del Vecchio. Lo stesso era stato assistente ecclesiastico di un reparto di esploratori censito nel 1923, il primo gruppo scout ASCI del quale si ha notizia in Calabria. Tracce delle attività di questo reparto e di un altro ancora si hanno sulla stampa locale degli anni 1925 e Monsignor Antonio Del Vecchio interessò alla questione tutti i parroci della diocesi. A Cosenza risposero all appello don Eugenio Romano, parroco di Santa Teresa, il quale aveva anche militato negli esploratori cattolici prima di essere ordinato sacerdote, don Luigi Maletta, parroco di San Gaetano, e don Antonio De Rose, coadiuvato da Aldo Del Giudice allora seminarista, della chiesa Sanità di Porta Piana. Il reparto di Santa Teresa ebbe vita breve, quello di Porta Piana che ebbe come assistente ecclesiastico don Aldo Del Giudice durò fino al 1958, anno del trasferimento di don Aldo a Fuscaldo dove anche qui continuò e profuse il suo impegno per lo scoutismo. Il gruppo scout Cosenza 1 con sede nella storica parrocchia di San Gaetano, compie a dicembre prossimo sessantanni di vita senza avere avuto alcuna interruzione, anche se don Maletta ne fu protagonista nei primi trentanni, sufficienti comunque perché il vissuto del sacerdote fosse anche la storia dello scoutismo cosentino. Poiché non c è gruppo scout in Cosenza e dintorni che non abbia avuto tra i promotori capi formatisi nel Cosenza 1 di Don Maletta. Lo scoutismo era per don Luigi Maletta uno strumento validissimo, se non l unico, per educare i giovani ad essere veri uomini come lui ripeteva spesso. Portava questa convinzione ovunque la sua azione pastorale si svolgesse, non si limitava ad essere scout con gli scout ma lo stesso indirizzo educativo veniva dato a tutti i gruppi presenti in parrocchia e soprattutto ai ragazzi del villaggio del fanciullo. La vita all aperto, il campo con il suo modo di vivere in semplicità, la tenda, le lunghe marce, la strada con la sua spiritualità erano gli ingredienti essenziali del processo educativo. Un processo educativo privo assolutamente di teorizzazioni più o meno astratte: lui amava la pedagogia del fare e anche da questo si capiva come aveva fatto proprio l ideale scout. 20

21 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 21 Parte Seconda Scoutismo e Chiesa: ci furono riflessi ed influenze reciproche? E indubbio che la nascita e il successivo consolidamento dello scoutismo in Calabria avviene all ombra di un campanile. Come tutte le nuove cose esso riuscì a superare i preconcetti e la diffidenza verso il nuovo, oltre che per la bontà delle sue intuizioni anche grazie al sostegno e agli auspici di quegli uomini di Chiesa illuminati che ne colsero i segni positivi per le giovani generazioni. Non dimentichiamo che l Italia di allora veniva fuori da una guerra, ma anche da un periodo di oppressione, di mancanza di libertà, di rigidi schematismi sociali. Uno di questi era l idea pedagogica fascista riassunta nell esperienza dell ONB (Opera Nazionale Balilla): lo scioglimento dello scoutismo ad opera di Mussolini nel 1928, era il segnale inquietante che l educazione dei giovani era un affare di Stato e di nessun altro soggetto. Era lo Stato che stabiliva cosa era buono per i giovani, determinando obiettivi e metodi, tempi e modalità. L obiettivo dichiarato era creare la nuova razza italica, quindi ogni singolo ragazzo/a doveva crescere all interno di un unico quadro elaborato dal regime, senza alcun protagonismo, originalità della singola persona o del contesto territoriale dove egli viveva. 21

22 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 22 Lo scoutismo invece, per l influenza anglosassone e protestante del suo fondatore, poggiava la sua riflessione pedagogica sul singolo ragazzo, ponendosi domande su come meglio fare per aiutare i giovani a diventare uomini. Con un quadro di riferimento in cui la singola persona, unica ed irripetibile, era protagonista della sua crescita. E chiaro che questa visione antropocentrica dello scoutismo divenne, nel 45, la nuova frontiera, un modo per dire basta al ventennio fascista e ai guasti che aveva prodotto nella società italiana, ma anche un modo per guardare avanti, voltare pagina. Costruire le premesse sociali di una democrazia significa far crescere i giovani nella libertà, aiutandoli in quel sano spirito critico che è il sale della democrazia, per far si, che mai più altri giovani fossero abbagliati da adunate, parate militari e da un linguaggio infarcito da aberranti protagonismi storici, per poi essere mandati allo sbaraglio in guerre ora senza senso (Etiopia, Somalia, Libia), ora senza ritorno (Russia - Grecia/Albania). In questa Italia provata da lutti, sofferenze, miseria, distruzione causati dalla guerra si inseriscono personaggi come Don Maletta, Don Gatti, Don Lembo. Non tre sacerdoti qualsiasi, ma tre figure di spicco che hanno attraversato il loro tempo da protagonisti, ognuno con le sue peculiarità, spesso diverse tra loro, ma accomunati da un ingegno pedagogico fuori dal comune. Don Lembo da fine intellettuale si faceva aiutare dalla sua enorme cultura, Don Gatti da grande osservatore dei fatti sociali si faceva aiutare dal suo grande intuito nell individuare sempre risposte nuove ed adeguate alle esigenze lette, Don Maletta da uomo umile nonchè attento ai bisogni, anche materiali, dei ragazzi si faceva aiutare dalla sua grande fiducia nella Provvidenza divina. Non si conoscevano i tre, non c era stato un incarico dato da qualcuno al di sopra che li aveva come per fatalità riuniti con un obiettivo programmato, risiedevano in tre Comuni diversi nonché in tre Diocesi diverse di una terra dove financo le difficoltà di comunicazione congiuravano contro la costruzione di un tessuto sociale solido. Fu lo scoutismo che li avvicinò. In una lettera del Don Lembo scrive a Don Maletta, chiedendogli un suo interessamento per far pesare tutto il suo prestigio in Cosenza per dirimere una querelle nata tra capi scout cosentini, querelle arrivata alle orecchie di Mons. Mauro, (Superiore Generale della Congregazione dei Padri Ardorini), 22

23 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 23 il quale disgustato dell accaduto, aveva deciso di sciogliere il gruppo di Montalto Uffugo di cui era stato promotore. Questa lettera che rimane il segno evidente di quanto essi amavano lo scoutismo 1 accende forse la consapevolezza, almeno tra i due 2, di quale potrebbe essere il ruolo dell Assistente Ecclesiastico nella neonata tradizione dell ASCI calabrese. Don Gatti, grazie al suo intuito, aveva capito che l esperienza dell Azione Cattolica iniziava a rivelarsi insufficiente verso quelle giovani generazioni uscite dalla guerra. Lo scoutismo offriva un ventaglio di esperienze nuove che ben si coniugavano con i tempi nuovi che si stavano vivendo (la ricostruzione che avrebbe portato al Boom economico degli anni 60). Lo scoutismo si rivelò quindi per la Chiesa un opportunità per continuare a parlare di Dio ai giovani, e quindi un dono dello Spirito. E indubbio anche che le forti personalità dei tre, per vie diverse, suscitarono nel contesto in cui vivevano una feconda dimensione aggregativa che si rivelò determinante anche in ambiti diversi dallo scoutismo, ciò favorito anche dal fervore del post Concilio che aveva disegnato la nuova dimensione del ruolo dei laici nella Chiesa di allora. Molte innovazioni conciliari d altronde ben si coniugavano con lo spirito scout e molto probabilmente lo scoutismo stesso si rivelò uno degli strumenti che favorì il progressivo radicamento, nel tessuto delle Parrocchie, dello spirito Conciliare. Indubbiamente questi cambiamenti epocali che il Concilio aveva introdotto potevano suscitare fughe in avanti da parte di settori eccessivamente riformisti dell ASCI; Don Lembo che a quel tempo era Assistente Regionale vigilò con cura affinché le innovazioni conciliari potessero suscitare uno spirito nuovo ma rimanendo, secondo un principio di gradualità, in coerenza con il solco della tradizione della Chiesa, e in questo, trovandosi in sintonia con Don Saverio e Don Maletta furono determinanti nell affermare la dimensione ecclesiale dell associazione sin dai primi passi che essa mosse in Calabria. Nota 1. ritengo che a nessun costo bisogna dare esca e motivo di critica a chi ci guarda dal di fuori e nutre forse diffidenza e malevolenza nei riguardi dell Asci. Per il bene della quale bisognerà sacrificare tutto e magari soffrire Nota 2. l incidente sarà stato permesso dalla Provvidenza per farci meglio capire la necessità e l urgenza di dare ai nostri giovani e soprattutto ai capi una solida formazione spirituale 23

24 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 24 Cosa c era nello scoutismo che affascinò i tre Don? Durante la stesura di questo quaderno è emersa via via l esigenza e anche la curiosità di capire se tanto zelo rispondesse solo ad una mera consapevolezza di essere ministri della Chiesa e, nell obbedienza dovuta, svolgere il compito affidato dal vescovo, fosse l ASCI o qualsiasi altra cosa, oppure se a ciò si sia aggiunta una dimensione affettiva, diremmo oggi di feeling, tra lo scoutismo e la personalità dei tre sacerdoti. Non ci sembra azzardato affermare che, per gli imperscrutabili sentieri dello Spirito, su ciascuno dei tre lo scoutismo esercitò immancabilmente il suo fascino, cronologicamente prima per Don Lembo e Don Maletta, qualche anno dopo per Don Gatti. Don Lembo fu affascinato dalla cultura dell essenzialità e dalla vita all aperto fonte di avventura e vicinanza al Creato, e intuiva la bontà della struttura relazionale Caporagazzo, luogo dove era possibile costruire relazioni umane significative tra generazioni diverse. Don Maletta, da uomo semplice e con i piedi per terra, amava anch esso la vita all aperto e tutta la spiritualità scout (le marce in montagna, il dormire in tenda ), nonché la pedagogia del fare come possibilità di aiutare i giovani alla concretezza e al protagonismo dei propri carismi. Don Gatti era cosciente dell attenzione che lo scoutismo poneva anche alla più piccola delle persone, dalla dimensione della vita comunitaria al concetto di interdipendenza tra pensiero e azione, dalla proposta di servizio alla coeducazione; colse per primo, tra i tre, la globalità della pedagogia educativa scout. E rimasta oggi un impronta di questi Padri fondatori nello scoutismo calabrese? L interrogativo è arduo, ma vogliamo lo stesso avventurarci a fare qualche riflessione ad alta voce, certo non esaustiva come per tutti i processi di 24

25 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 25 ricostruzione storica, ma solo per fare qualche passo in questa direzione. Lo facciamo provando a collegare testimonianze orali ascoltate, corrispondenze epistolari agli atti di questo Centro Studi, e le notizie raccolte nella prima parte di questo Quaderno. Don Lembo Riteniamo che il suo spessore culturale, la sua capacità critica e di analisi, nonché la sua visione politica dell agire associativo abbia lasciato un segno profondo in chi l ha conosciuto ed apprezzato, la prova è il Centro Studi a lui intitolato, luogo di memoria, dicevamo nell editoriale, ma anche luogo in cui leggere i fatti, le persone, le circostanze di un tempo che fu per cogliere stimoli e interrogativi per il tempo che verrà. Ed è proprio questa sorta di Manifesto dell Impegno di questo Centro Studi che meglio descrive Don Vincenzo Lembo. Sicuramente a lui è riconducibile la presa di coscienza che per consolidare la presenza dello scoutismo in Calabria non bastava solo avere una sede per il Commissariato regionale e una macchina da scrivere, ma serviva mantenere relazioni con il territorio (provate a pensare quanto questo fosse difficile nella Calabria di quegli anni con poche e vetuste vie di comunicazioni, con possibilità economiche scarse), formare una classe di quadri e dirigenti che oltre che rappresentare l Associazione gli desse continuità e spessore (e certo non esistevano ancora tutte le elaborazioni attuali sulla Formazione dei Capi e dei Quadri ) rimanere collegati con le strutture nazionali dell Asci (Don Lembo era molto stimato dai vari Assistenti Ecclesiastici Centrali che lo conobbero). Egli ha posseduto, diremmo oggi, una visione politica a tutto tondo dell associazione. Se oggi, questa visione politica di gestione dell Associazione è patrimonio culturale e di impostazione, abbastanza acquisito in tanti Quadri in particolare dell Agesci e del Masci che hanno ricoperto incarichi rilevanti, è sicuramente merito di questa antica consapevolezza, e a Monsignor Vincenzo Lembo va certo il merito di aver tracciato il solco iniziale. Don Gatti Crediamo che la sua arguzia intuitiva, la capacità di precorrere i tempi, di lanciare o sostenere sfide coinvolgenti abbia caratterizzato il triennio in cui fu Assistente Ecclesiastico Regionale (1975/1978). Eravamo all indomani della Route Nazionale R/S della Mandria (Estate 1975) e nel periodo che portò l anno seguente alla 1 a Route Regionale R/S (Estate 1976) dell ancor giovanissima Agesci calabrese, che ebbe per tema Lottare per restare, Restare per costruire, 25

26 Brutium-n1/05 17/02/ :24 Pagina 26 evento che crediamo possa essere definito pietra miliare per la Branca RS e per tutto lo scoutismo calabrese. Le influenze che si esercitavano in quella fase storica sui movimenti giovanili in Italia erano riconducibili al fascino della nuova Teologia della Liberazione di Gutierrez, di Boff, nata in America Latina dove le grandi ingiustizie sociali furono oggetto di interesse di larghi strati giovanili europei. Questo portava a riflettere anche sul ruolo che la Chiesa doveva avere riguardo certi sistemi sociali che provocavano forti ingiustizie. Il riflesso in Calabria è riassumibile in quella frase che viene riportata sul Manifesto di quella Route del 76 ci sentiamo parte di una Chiesa che non ci piace, ma che vogliamo provare a cambiare espressione certo non leggera ma che racchiudeva le ansie, le inquietudini di molti giovani di allora e che il clero calabrese mal digerì: la Chiesa di allora fece fatica a leggere in quest ansia di cambiamento l alito dello Spirito degli orientamenti Conciliari, circa il ruolo dei laici nella Chiesa. Don Saverio per il ruolo che ricopriva si trovò a gestire questa fase delicata dei rapporti tra la Chiesa calabrese e lo Scoutismo, lo fece con grande tatto, provando a offrire alle istanze giovanili che emergevano una lettura cristiana di queste. Convinto com era che la Chiesa di Cristo doveva porsi in ascolto. Contenne certo alcune esuberanze di troppo da parte di alcuni, ma si lasciò provocare dai giovani e appoggiò linguaggi nuovi, anche nelle forme liturgiche, a quel tempo considerate strane (il pane spezzato a mo di ostie al momento della Comunione o la Messa itinerante, celebrata proprio alla Route del 76 durante una notte di marcia, spezzata durante le soste della marcia stessa, dove chi marciava rifletteva su cosa voleva dire quella parte di celebrazione eucaristica appena vissuta). Difese, davanti al clero calabrese che gli chiese conto, queste scelte nell ottica di chi voleva comunque rendere un servizio all uomo, ad un uomo attraversato da inquietudini nuove al quale la Chiesa doveva, per rendere memoria al sacrificio di Cristo, indicare nuove vie. Un Uomo di frontiera, quindi. Ci sembra che questa sua visione 26

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