Organo ufficiale dell Associazione Nuova Famiglia Addis Beteseb ONLUS. Anno 19 numero 2 (72) Giugno Trimestrale

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1 Organo ufficiale dell Associazione Nuova Famiglia Addis Beteseb ONLUS Anno 19 numero 2 (72) Giugno Trimestrale POSTE ITALIANE s.p.a. Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. L.27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB PD

2 RIEPILOGO DEL PROGETTO VILLAGGIO SANTI PIETRO E PAOLO Il villaggio dove sorge la parrocchia dedicata ai Santi Pietro e Paolo si trova in Etiopia, a pochi chilometri da Emdibir, nella zona del Guraghe ed è formato da piccole comunità di capanne dove vivono perlopiù famigliole composte da anziani che accudiscono i bambini. Il villaggio si trova infatti in una zona dove non c è nessun interesse, quindi fa fatica a formarsi un vero e proprio paese e, chi vi abita, soprattutto uomini e donne, cerca fortuna altrove. Ciò comporta non avere braccia forti che possano svolgere i lavori quotidiani come lavorare la terra o che possano mantenere le abitazioni in buono stato. L Associazione, con l ausilio del nostro referente Abba Teshome, sta cercando di aiutare questa comunità con adozioni a distanza o finanziando l acquisto dei materiali e la manodopera per la ricostruzione di piccole case per le famiglie più povere, che ormai si ritrovano con la capanna che sta per cadere a pezzi. Siamo già riusciti a dare un ambiente dignitoso ad una famiglia con il papà malato e a un altra dove la nonna cresce da sola i suoi nipotini. Chi fosse interessato a sostenere questo importante progetto può darci una mano con donazioni utilizzando il conto corrente per contributi a progetti riportato qua sotto indicando nella causale: Aiuto villaggio Santi Pietro e Paolo. Grazie! L E NOSTRE COORDINATE QUOTA ASSOCIATIVA ANNUA: socio ordinario 55,00 CONTRIBUTI A PROGETTI: specificare sempre la causale (il nome del progetto da sostenere) PARLIAMO AFRICA: abbonamento annuale (4 numeri) 15,00 ADOZIONI A DISTANZA: Aiuto ad un minore: 130,00/anno (per Brasile: 250,00/anno) Aiuto ad una famiglia: 250,00/anno Per il pagamento SPECIFICARE SEMPRE LA CAUSALE O IL NUMERO DI ADOZIONE Pagamenti con bollettino postale: c.c.p. n intestato a: Associazione Nuova Famiglia - Addis Beteseb - ONLUS". Pagamenti con bonifico: bonifico su c.c.b. con coordinate: IT H presso la Banca di Credito Cooperativo Sant'Elena, agenzia n.002 di Selvazzano Dentro (PD) (conto corrente n ) intestato a: Nuova Famiglia Addis Beteseb (ONLUS) vicolo Ceresina 6, Caselle di Selvazzano Dentro (PD) Codice Fiscale in copertina foto di Sonia Ferrara 2 Anno 19 numero 2 (72) Giugno 2016 Trimestrale Organo ufficiale dell Associazione Nuova Famiglia - Addis Beteseb - ONLUS

3 ssommario o m m a r i o 4 EDITORIALE di Michele Luise GIUGNO I MIEI PARADOSSI -3 di Marcello Massaro 6 RELAZIONE AL BILANCIO E ALLE ATTIVITÀ ANNO 2015 a cura di Nicola Zanella 9 ROCK SOLIDALE VI di Riccardo Boesso 12 GIGHESSA, 18 FEBBRAIO 2016 di Nicola Rossi 13 CARO LETTORE... di Sonia Ferrara 16 L'ECUADOR 3MA! di Silvia Vicentini 18 MITI E LEGGENDE D'AFRICA di Serenella Fanin 20 INCONTRI CAMPO ETIOPIA 2016 a cura del gruppo formatori 21 GLI UOMINI di Mauro Valentini 8 IL NUOVO CONSIGLIO a cura della redazione 10 RITORNO A MANDA di Pierpaolo Rupil 13 LA VALIGIA DI WALTER di Lucia Bonafini Venturi 14 CI SCRIVONO... a cura della redazione 17 MISSIONECOLORE, MISSIONE AFRICA! a cura degli Organizzatori Fel 19 TESTIMONIANZA ALL'UNIVERSITÀ di Chiara Durello 20 FINE SETTIMANA IN TRENTINO di Serenella Fanin 22 POESIE a cura della redazione 21 IL PIANTO PER UNA VITA INNOCENTE PERDUTA di Ivo Babolin 3

4 EDITORIALE e d i t o r i a l e di Michele Luise HO SOGNATO NUOVA FAMIGLIA L Associazione che vorrei Sì, un giorno ho sognato la nostra Associazione: - ho sognato alcuni giovani soci che andavano negli Istituti Superiori a parlare di VOLONTARIATO a gruppi di studenti affamati di emozioni; - ho sognato un socio che, caricato dall esperienza del campo di conoscenza 2015, si inventava una lotteria Pasquale di grande successo nell azienda in cui lavora per far PARLARE DELL ASSOCIAZIONE e raccogliere fondi per un progetto; - ho sognato vecchi soci che, ritrovata la carica di un tempo, organizzavano NUOVI EVENTI e mostre fotografiche ricche di visitatori; - ho sognato un gruppo di Marante (ops, scusate) socie e volontarie che legate da una PROFONDA AMICIZIA organizzavano pranzi e cene per poter sostenere alcuni progetti della nostra Associazione; - ho sognato la direttrice del nostro Parliamo Africa ( Riky non pensar male!), che RICCA DI IDEE, motivava l allegro staff di redazione che, numeroso ed eterogeneo, sfornava articoli di ogni genere; - ho sognato vecchi soci che realizzavano cene e feste con centinaia di invitati a cui far conoscere meglio i nostri progetti, raccogliendo utili fondi per finanziarli; - ho sognato TANTI VOLONTARI reclutati a leccare francobolli ed imbustare centinaia di Parliamo Africa da far recapitare a tutti i nostri soci, sostenitori, amici e missionari/rie che anche a nome nostro lavorano in tutto il mondo; - ho sognato degli amici di Nuova Famiglia di Paese che oltre a portare TESTIMONIANZA della nostra Associazione in decine di scuole del Trevigiano, si inventavano partite di calcio con nomi famosi per farci conoscere a nuovi mondi e da questi ricevere un prezioso aiuto; - ho sognato un gruppo di giovani dell Associazione che credendo in un loro vecchio SOGNO congelato per anni riproponevano un grande evento musicale di rock e solidarietà per stimolare le coscienze dei loro coetanei; - ho sognato donne laboriose che durante tutto l anno sistemavano vestiti e confezionavano medicine da far trasportare ai nostri volontari nei loro VIAGGI in terra africana. E il sogno sarebbe potuto continuare per molto ancora perché tanti altri sono i motivi che mi fanno stare bene quando chiudo gli occhi e penso all Associazione che vorrei Ma la cosa straordinaria è che non ho bisogno di sognare perché la nostra Associazione è già da tempo tutto questo e molto altro ancora Guardando indietro mi sono accorto che i 20 anni già compiuti da Nuova Famiglia sono 20 ANNI DI ESPERIENZE E DI CAMBIAMENTI, di decine di progetti realizzati ed in corso, di centinaia di bimbi aiutati e da aiutare, di molteplici e profondi legami creati con missionari e suore che incarnano il nostro desiderio di aiuto per quei popoli. Chi in passato ha ricoperto questa mia carica ha fatto per anni il lavoro più grande, costruendo UN ASSOCIAZIONE SU SOLIDE BASI DI SOLIDARIETÀ E DISPONIBILITÀ; chi più di recente mi ha preceduto L HA RINNOVATA con un profondo e certosino lavoro di trasformazione tanto che soci e volontari stanno dimostrando il loro apprezzamento tornando a donare il loro prezioso tempo, le loro idee, le loro forze. Oggi Nuova Famiglia ha un Consiglio che divide con me il peso dell importante ruolo ricoperto e la responsabilità che abbiamo di fronte a tutta l Associazione (e di questo li ringrazio tutti di cuore). Ora, non ho più bisogno di sognare, perché vedo: un associazione con la porta sempre aperta per ACCOGLIERE chiunque voglia collaborare, aiutare, proporre o anche solo per venirci a trovare un associazione ricca di GRUPPI che con il sorriso e tanta passione portano avanti ciascuno un obiettivo, un progetto, un lavoro perché ora STA TUTTO NELLE MANI DI CHI VUOLE BENE A QUESTA NOSTRA NUOVA FAMIGLIA. 4

5 I MIEI PARADOSSI -3 di Marcello Massaro ALTA FEDELTA Di recente ho dovuto cambiare il portafoglio. Quello vecchio, dopo anni di onorato servizio, si è rotto in modo irreparabile; dunque sono andato ad acquistarne uno nuovo, e devo dire che ho fatto parecchia fatica a trovarne uno con capienza sufficiente a contenere tutte le cards di cui sono in possesso. Sono decine, e ho dovuto fare una cernita molto accurata per eliminare quelle di troppo. In tutti i negozi, o quasi, è ormai la stessa storia: alla cassa troviamo un modulo da compilare, quindi ci consegnano un simpatico cartoncino plastificato, meglio conosciuto come fidelity card. Funziona sempre più o meno così: ad ogni acquisto effettuato si accumulano dei punti, ed al raggiungimento di determinate soglie si ottengono dei vantaggi, di solito si tratta di sconti sugli acquisti successivi. Bene, in un breve volgere di tempo ho collezionato una quantità di cards a dir poco imbarazzante. Poi, a pensarci bene, la cosa buffa è che queste carte esistono per premiare la fedeltà dei clienti, che sono in tal modo invogliati a tornare presso lo stesso negozio per fare ulteriori acquisti ed usufruire dei vantaggi così ottenuti: peccato, dunque, doverne buttare via periodicamente parecchie perché i suddetti negozi che ce le hanno date hanno chiuso i battenti e non esistono più. Alla faccia della nostra fedeltà! LE TRE C Nella mia lunga e consolidata carriera di essere umano in costante ricerca di un senso per la propria esistenza, una volta affrancatomi dalla gioiosa e spensierata giovinezza ed entrato a fare parte in pianta stabile del consesso degli adulti, mi sono visto etichettare e sentito chiamare prima Cittadino (e mi ci sono inizialmente riconosciuto con una sorta di orgogliosa dignità); poi Consumatore (e qui l orgoglio, devo dire, è un po scemato, lasciando il posto a una rassegnata presa d atto di una condizione necessaria e irrimediabile); infine Contribuente (ed ora come ora, vista l età raggiunta ma anche e soprattutto la qualità di ciò che ne ottengo in cambio, rimane unicamente, in piatto e monotono sottofondo sonoro, il fruscio incessante dei miei testicoli che velocemente ruotano). PENSIERI IN LIBERTA L ho sentito da Don Antonio Mazzi, alla radio, una mattina mentre andavo a lavorare: Se avete un figlio, sappiate che prima o dopo diventa tutto suo. Lo so, certo che lo so, lo capisco bene e lo condivido anche; mi ci sono perfino preparato. Ma quanta fatica accettarlo, quando ti sta capitando sotto gli occhi! Paradosso dei nostri tempi: l essere umano, in diversi ambiti ma senza troppe differenze un po ovunque nel pianeta che abita, in guerra come in pace, si mostra capace di un encomiabile primato tecnologico e della più triste e aberrante barbarie sociale. Inutile perciò, a mio avviso perfino assurdo, perseguire l uno, addirittura facendocene vanto ed ostentazione, se poi rimaniamo inermi rispetto alla seconda, subendo passivamente la nostra ormai pressoché completa incapacità di relazioni interpersonali significative e durature, di analisi obiettiva di ciò che ci accade intorno, o di sdegno di fronte alle più palesi ingiustizie. Al massimo riusciamo a lavarci la coscienza con un tweet o un commento da analfabeti su facebook. Appunto. 5

6 RELAZIONE AL BILANCIO E ALLE ATTIVITA ANNO 2015 a cura di Nicola Zanella Al fine di garantire trasparenza con tutti i nostri lettori, soci e simpatizzanti, il nostro consigliere Nicola Zanella in collaborazione con i Revisori di Nuova Famiglia ha redatto questa relazione sul bilancio e le attività dell Associazione. Nell anno 2015, le attività e i programmi dell Associazione Nuova Famiglia Onlus si sono sviluppati e realizzati in coerenza con i principi statutari, promuovendo iniziative rivolte: ai soci, ai sostenitori, alle scuole, sostenendo iniziative sul territorio ed organizzando e finanziando progetti di aiuto a Paesi in via di sviluppo. L attività economica e di gestione è stata svolta da soci e volontari dell Associazione che prestano il loro operato in forma totalmente gratuita. Le spese e gli oneri di gestione hanno avuto la loro copertura finanziaria dalle quote associative annuali. Tutte le donazioni, erogazioni liberali e versamenti per adozioni a distanza, sono stati trasferiti per l intero importo ricevuto, rimanendo a carico dell Associazione i relativi costi di gestione e di trasferimento. Organo ufficiale di informazione è la rivista Parliamo Africa, il cui numero di abbonamenti, notevolmente diminuito rispetto l anno precedente, non ha coperto i costi di produzione, stampa ed invio postale comportando la chiusura del bilancio con segno negativo. VITA ASSOCIATIVA A fine 2015 l Associazione risultava composta da 92 soci. L assemblea dei soci si è riunita una volta in data 29/03/2015 per l approvazione del bilancio, e ha visto la partecipazione di n. 27 soci, mentre il Consiglio Direttivo si è riunito n. 7 volte. I locali della Sede sono sempre stati aperti durante l orario serale, grazie alla disponibilità di alcuni soci e alla costante presenza di due soci volontari. E stato organizzato un corso formativo di complessive n. 9 giornate con la partecipazione di n. 23 volontari che nel periodo estivo hanno fatto l esperienza dei campi di conoscenza e lavoro in Etiopia e Tanzania. Nel mese di aprile, è stato organizzato un week-end formativo per soci, famiglie e simpatizzanti, dal tema il ritorno alle origini con la presenza e la guida di una psicologa. 6 NEL TERRITORIO Si è sostenuta economicamente la popolazione della Riviera del Brenta colpita dal tornado del mese di luglio. E continuata la collaborazione con le scuole locali: presso la scuola media di Bolzano Vicentino (Vi) sono state illustrate le attività dell Associazione e presentato il Progetto legato all asilo nido di Makomba in Tanzania; e la collaudata attività di una socia di Paese (Tv) intrapresa con le scuole elementari e medie della zona, tema del Progetto condividere è., ha visto il coinvolgimento di insegnanti, genitori e volontari delle scuole di Arcade, Castagnole, Ist. Pravato, Venegazzù, Casteller, S. Donà di Piave e Treforni, e la nuova esperienza vissuta con la partecipazione ai laboratori opzionali della scuola media C. Casteller, con la presenza costante di volontari per il periodo scolastico da ottobre a maggio. Nel mese di dicembre, si è tenuta la Mostra fotografica presso il Centro Universitario "Zabarella" di Padova, all interno della rassegna di incontri dal tema: Perché si fugge dall Africa?

7 ADOZIONI A DISTANZA Sono stati confermati gli impegni nelle varie missioni raggiungendo il numero di 1400 adozioni a distanza di bambini e famiglie. Si sono avviati nuovi impegni in Tanzania nella missione di Makomba e in Etiopia nelle missioni di Mazoria (Shebrabir), di Ghirar e Casa Asnakesh di Hawassa, mentre si è concluso l impegno con la missione di Gighessa. PROGETTI Sono stati portati a termine gli impegni economici dei seguenti Progetti: - l elettrificazione del villaggio di Nadene, parrocchia di S. Marco, zona Guraghe (Etiopia); - l acquisto di un mezzo di trasporto per una ragazza disabile (Etiopia); - presidio medico ospedaliero nel villaggio Ponta Dolfo (Guinea Bissau); - l acquisto di 100 aratri per il villaggio di Manda (Tanzania). STATO DEI PRINCIPALI PROGETTI SAN MARCO NADENE SCUOLA I lavori sono fermi da oltre un anno. La struttura ha solo lo scheletro di pilastri e cordoli e parte del solaio del piano primo. Sono stati realizzati piccoli tratti di muro e manca tutta la scala con le sue fondamenta. Questo stallo condiziona tutta la scuola esistente che così è bloccata nei piani di sviluppo previsti a suo tempo. Si dovrà decidere come intervenire magari con l aiuto di altre associazioni anche perché lo stato ha chiesto di passare dalle attuali 5 classi sino alla classe ottava. Il costo del progetto si aggira sui ,00 Euro dei quali abbiamo già versato ,00 Euro. S. STEFANO SHEBREBER SCUOLA Anche qui i lavori sono fermi da circa un anno, la struttura è ad un buon punto ma essendosi interrotti i lavori è ancora incompleta: nel corso del 2016 si provvederà a rendere funzionali le tre aule che con il campo di Agosto sono state decorate. A seguire verrà completato l intero complesso. Il costo del progetto si aggira sui ,00 Euro dei quali abbiamo già versato ,00 Euro. DAKUNA - CASA SULLA COLLINA I lavori sono fermi da un anno. Sono realizzate solo le murature perimetrali esterne e parte di quelle interne. E stata montata l intelaiatura metallica del tetto. Quando saremo economicamente in grado di riprendere i lavori dovrà essere preventivamente valutato quale fabbricato completare per primo in funzione all utilizzo/utilità. Pur non essendo un opera essenziale per la Diocesi di Emdibir, sarà necessario che la gente veda che i lavori anche se a piccoli passi vanno avanti, anche perché si sta costruendo su un terreno donato alla Diocesi per la realizzazione di un opera utile al popolo. Il costo del progetto è di circa ,00 Euro dei quali sono già stati versati ,00 Euro. Tenendo presente che il modo di ragionare africano non corrisponde al nostro e che i lavori vanno pagati in percentuale ai lavori svolti capirete che gli impegni che ci siamo assunti negli anni, tralasciando tutti gli altri progetti minori, sono consistenti. E per questo che si è deciso di riflettere e di proseguire concentrandoci su un progetto alla volta. Abbiamo preso ad esempio questi tre progetti ma molto altro è stato fatto e molto è stato iniziato: in Guinea infatti insieme ad altri amici abbiamo realizzato una piccola clinica ed un paio di aule dove poter fare scuola, abbiamo finalmente consegnato il bajaj a Netsanet Abera, abbiamo concluso tanti piccoli progetti così da poterci concentrare su quelli più grossi, abbiamo iniziato nuove collaborazioni specie in Tanzania. 7

8 IL NUOVO CONSIGLIO 2016/2019 a cura della redazione Il giorno 13 marzo 2016 l Assemblea dell Associazione Nuova Famiglia ha eletto il nuovo Consiglio che rimarrà in carica per il triennio 2016/2019. La redazione di Parliamo Africa vuole presentarvi coloro che sono stati eletti per ricoprire questo importante incarico affinché ognuno di voi possa memorizzarne i nomi e conoscere i loro volti. Presidente: LUISE MICHELE. Da molti anni è socio di Nuova Famiglia e nello scorso Consiglio ha ricoperto l incarico di Consigliere. E stato più volte in Etiopia. Da sempre è la mente organizzativa di tutte le attività che l Associazione svolge. Punta tutto sul lavoro di squadra. Grande coordinatore e motivatore, sa delegare. Vice Presidente: PANTANO GIANNA. E stata più volte Consigliere ed ora, dopo un mandato di riposo, è ritornata alla grande per ricoprire la carica di Vice Presidente. E sempre stata presente nelle attività dell Associazione, soprattutto collaborando con il Presidente uscente nel lavoro di segreteria. Coadiuva la Responsabile delle Adozioni a Distanza ed i referenti dei progetti in Guinea Bissau e Brasile. Economo: ZANELLA NICOLA. E diventato socio dopo aver partecipato ad un campo di conoscenza in Etiopia. E il suo secondo mandato in Consiglio in cui ricopre la carica più ambita : l economo. Ha il grande merito di aver riorganizzato completamente il complesso reparto contabile dell Associazione creando uno staff di prim'ordine. In questo è stato aiutato dal Presidente uscente e dal Collegio dei revisori dei conti. Segretario: DE MAIO GIULIA. Da un solo anno socia e già è entrata nella stanza dei bottoni. E la più giovane in Consiglio. Ha partecipato al Campo di conoscenza del 2015 e parteciperà anche al Campo Da subito ha saputo inserirsi in maniera propositiva nelle varie attività dell Associazione e farsi apprezzare. Collabora con le Adozioni a Distanza e fa parte del gruppo formatore dei partecipanti ai Campi. Consigliere: BOESSO RICCARDO. Da anni respira l aria dell Associazione: entra in Consiglio per la prima volta. Responsabile organizzativo dell evento Rock Solidale oltreché del Sito internet dell Associazione e dei sistemi Hardware e Software della nostra sede. Stretto collaboratore del Presidente nella gestione degli eventi. Consigliere: CODOGNO ANNA. Per il secondo mandato fa parte del Consiglio. Da anni attiva nella gestione del mercatino e responsabile della gestione del materiale sanitario/scolastico/vestiario, che viene recapitato in Sede. Organizza la preparazione dei pacchi per i volontari in partenza per le visite alle Missioni e per i campi di conoscenza. Consigliere: CONTE GIANCARLO. All interno del Consiglio è il socio con maggiore anzianità Associativa. Responsabile della nostra Festa annuale di Settembre, è persona di grande equilibrio e saggezza. Già in passato è stato Consigliere ed ora è ritornato con grande entusiasmo. Consigliere: MIANTE MARIA TERESA. Per tutti dell Associazione LA NONNA. Responsabile dei progetti in Guinea Bissau, è in Consiglio per la prima volta. Promotrice di eventi/pranzi per la raccolta fondi. Attiva, con Codogno Anna, nella gestione del mercatino. Consigliere: TOSATO LORENZO. Presidente uscente. Da molti anni in Associazione ha il grande merito, con Zanella Nicola, di aver riorganizzato il reparto contabile. Da Presidente ha avuto una gestione da Buon Padre di Famiglia. Equilibrato e preciso ha saputo condurre il triennio con linearità di scelte e decisioni. E riuscito nella difficile opera di attrarre nuovi soci e volontari. Ottimo supporto per il nuovo Presidente. Presidente Onorario: GIACOMINI DANIELA. Eletta alla carica nel 2013 su proposta dell allora Presidente Tosato Lorenzo. Socia fondatrice, dalla nascita dell Associazione fa parte del Consiglio. Responsabile delle Adozioni a Distanza e dei Campi di Conoscenza in Etiopia e Tanzania. Questo è il gruppo che per il prossimo triennio supporterà l Associazione Nuova Famiglia nelle decisioni principali, ma che avrà bisogno di tutti Voi per lavorare al meglio! 8 Insieme si potrà andare ancora più lontano Per contattare l Associazione: Tel (dalle ore 21,00 alle ore 23,30 dal lunedì al venerdì) Mail: - - Sito:

9 ROCK SOLIDALE VI di Riccardo Boesso Associazione è noi, non io. Associazione è proporre, non imporre. Associazione è facciamo, non fai. Associazione è unire, non dividere, è collaborazione, non individualità, è saper ascoltare. Associazione è portare la propria idea, esprimere un dubbio o una critica, dibattere. E confronto, non scontro. Associazione è "per favore", "grazie" "prego". Associazione è dare fiducia ed ottenere impegno. E saper dire: contiamo su di te. E non rimanere delusi. E saper fare un passo avanti ed essere pronti a farne uno indietro. E trovarsi fra mille parole a fare il punto, e scoprire che dietro quelle mille parole sta nascendo qualcosa di concreto. E rischiare. Sì, talvolta è anche rischiare. E costruire: costruire un progetto, un idea, relazioni, amicizie. E condividere una pizza con chi nonostante tutto è arrivato tardi stanco ed a digiuno ma non volevo mancare alla riunione, uscire anche se piove e fa freddo, anche se si fa tardi e domani si lavora, trovarsi in tanti fra mille idee o in pochi con la voglia di andare avanti comunque. Associazione è accogliere, e proprio l ACCOGLIENZA è stata il tema della sesta edizione del Rock Solidale. Mi è stato chiesto di scrivere qualche riga a proposito di questo concerto-concorso riproposto dall Associazione Nuova Famiglia dopo un periodo di pausa (l ultima edizione si è svolta nel 2011). Ma, se ripenso oltre che all evento in sé, anche ai mesi che lo han preceduto, dedicati all organizzazione dopo anni di polvere e ruggine, quel che mi torna in mente non è tanto legato ai dettagli tecnici o logistici, quanto al sentirsi parte di un gruppo di persone che si sono messe in gioco con la voglia di essere Associazione. E stato bello maturare nuove amicizie durante il percorso organizzativo, accogliere i gruppi selezionati per l esibizione e sentirli più motivati dall idea di far parte di qualcosa di vero, che dal premio in palio. Vederli entrare a far parte dello spirito dell iniziativa con la voglia di dare, a proprio modo, una mano, un contributo: noi ci siamo. Vederli accogliere la vittoria con un esplosione di gioia ed energia o accettare la sconfitta con la consapevolezza di essersi comunque messi completamente in gioco e di essere stati parte di una serata intensa, ricca. Una serata di festa e di condivisione. Grazie a tutti i componenti di HEIMA, ICDM e TEMPO PERSO. E stato sinceramente bello sentirsi accolti dalla Comunità di Caselle di Selvazzano che, con grandissima disponibilità ed apertura oltre che con grande serietà, ci ha concesso la prima serata della Sagra Parrocchiale, salutandoci con un arrivederci!, e che ha partecipato numerosa all evento, contribuendo così alla sua riuscita. Associazione è anche saper dire grazie : e ringrazio tutti gli amici che hanno creduto in questo progetto, il cui ricavato andrà a sostegno della scuola di Santo Stefano di Enemore nella regione del Guraghe (Etiopia) e che si sono messi in gioco per dare il proprio contributo per la sua realizzazione. In fondo ho sempre creduto che il miglior modo per costruire qualcosa lontano da noi sia quello di cominciare a costruire relazioni qui tra noi, ed il Rock Solidale 6, per me, ne è stata una conferma. 9

10 RITORNO A MANDA di Pierpaolo Rupil Sono di ritorno dal mio terzo viaggio in Africa. Si dice che non c è due senza tre ma io sinceramente non avrei mai pensato che ci sarei andato così spesso in questo continente, eppure mi ritrovo qui a cercare di fare un resoconto soprattutto a me stesso riguardo la mia esperienza e le emozioni che ho provato! La prima volta che sono andato in Africa l ho fatto principalmente perché spinto dalla mia ragazza Sara che aveva sempre sognato di andarci perché suo papà ci aveva lavorato, e ogni volta che tornava le raccontava storie che le riempivano il cuore. A me piace tantissimo viaggiare e vivere la vita vera della quotidianità della gente e così, quando abbiamo conosciuto l Associazione Nuova Famiglia che organizzava campi di conoscenza in Africa, mi sono detto: perché non andare in quei posti a vedere con i miei occhi quello che di solito leggo sui giornali o mi viene raccontato da altri? Con il gruppo siamo andati un anno in Etiopia e un anno in Tanzania. Abbiamo toccato con mano e con cuore queste realtà così differenti dalla nostra, così distanti dal nostro benessere e abbiamo fatto delle esperienze molto intense per le emozioni che abbiamo vissuto. Al ritorno da questi campi abbiamo sempre fatto delle riunioni per condividere ciò che avevamo provato. La maggior parte delle persone diceva che era stata colpita dai sorrisi dei bambini, da quanto felici erano pur non avendo nulla mentre a me avevano colpito di più altri fattori. Il fatto, ad esempio, che quando camminavamo mano a mano con tutti quei bambini mi sentivo un po a disagio perché pensavo ai loro genitori, a come si potevano sentire a vedere i loro figli che gironzolavano per mano insieme a sconosciuti eppure felici insieme a questi stranieri che li facevano giocare e divertire. Se qualcuno venisse da noi a camminare mano a mano con i nostri figli, cosa proveremmo? Sicuramente non accadrà mai ma credo che proveremmo un senso di inferiorità e debolezza, misto a rancore. Il fatto che nei paesi dove andavamo, vedevo solo bambini e donne che lavoravano tutto il giorno per stare dietro alla casa e accudire i figli, mentre gli uomini erano via, a lavorare lontano ma tornavano solo di rado e consideravano le donne pari a zero, anche se in realtà erano il perno della società. Il fatto che le maestre insegnavano a lavare i piatti ai bambini dopo aver mangiato ma poi le trovavi nel lago con i secchi a prendere l acqua sporca da portare a casa, anche se a fianco della scuola era stato messo un rubinetto con l acqua pulita per tutti. Se neanche le maestre danno il buon esempio, come si può pensare che questi bambini imparino per diventare adulti più consapevoli? Il fatto poi che pensavo perché avremmo dovuto essere là a portare la nostra cultura ad un popolo che ha già la sua, mi chiedevo come potevamo credere che la nostra potesse essere utile a migliorare la loro. È vero che non si va là a portare da mangiare ma ad insegnare loro come potersi sostenere, ma anche il nostro popolo che ha vissuto anni di povertà - si è tirato su da solo con le proprie forze perché loro non ce la potrebbero fare da soli? Queste sono solo alcune delle emozioni e considerazioni che mi sono passate per la testa durante i primi due viaggi. Pensieri e sensazioni sia positivi, sia negativi che però sono stati rimessi in gioco dopo questo terzo viaggio Anche stavolta si trattava più di un regalo per la mia ragazza che sognava di tornare in questo paesino sperduto di nome Manda, ma con un impatto più forte su di me in quanto ho realizzato che tutti i fatti a cui ho pensato precedentemente esistono sì e devono essere affrontati e superati dalla gente del posto, ma che l aiuto delle persone che sono arrivate da altri paesi è stato e sarà sempre importante. 10 Ho avuto il tempo di conoscere meglio suore e parroci missionari che hanno donato la propria vita per questi popoli. Ho visto suore infermiere che vanno per il paese a curare donne e bambini con gli esigui mezzi che hanno a disposizione e a cui si riempie il viso di vera felicità a vedere quei

11 pochi medicinali che sei riuscito a portare nascosti nella valigia. Ho visto un parroco di 77 anni che da solo ha messo in piedi una chiesa, due aule per la scuola primaria, un acquedotto che porta acqua pulita e che sta costruendo una clinica di primo soccorso che costa come un piccolo appartamento in Italia, ma per ora ha i soldi solo per un decimo dell intero costo per la costruzione, e ciò nonostante non si ferma e va avanti con i lavori perché altrimenti la clinica più vicina sarebbe distante due ore di macchina. Abbiamo fatto le foto per le adozioni a distanza di bambini a cui in questo modo verrà garantito almeno un pasto al giorno, abbiamo colorato le pareti di un aula disegnando lettere e numeri per i bambini, abbiamo camminato per il Paese con una palla in mano e un bambino ci è corso dietro, poi un altro e un altro e altri ancora. Abbiamo giocato insieme a loro e poi siamo tornati indietro e un bambino mi ha dato la mano, e poi un altra mano ha stretto l altra mano, poi un altra, poi altre due, altre cinque, altre dieci mani aggrappate alle mie allora è stato proprio in quel momento che ho capito perché la cosa che rimane più impressa da un viaggio di conoscenza è il sorriso dei bambini ho provato una sensazione impossibile da descrivere se non la si vive personalmente senti una spada di gioia che ti trafigge e in quel momento vorresti fare di tutto per renderli felici... Gli adulti hanno la loro mentalità e non possiamo pretendere noi di cambiarla ma questi bambini sono puri, semplici e hanno bisogno di avere qualcuno che gli dia una speranza per poter vivere un giorno in un mondo migliore, possibilmente costruito anche con le loro forze. Sarebbe bello che anche loro avessero di più perché vedere quanto abbiamo noi qua e quanto poco hanno loro là fa stare veramente male. Credo che sarebbe istruttivo per chiunque venire in questi posti almeno una volta, da soli o con i propri figli, guardare questi bambini mentre mangiano con le mani tutti insieme attendendo sorridenti cibo distribuito su ciotole riempite da secchi di plastica, colmi di riso e polenta, vederli giocare scalzi con un pezzo di straccio come palla magari, se i nostri figli vedessero come vivono i bambini su certi posti, apprezzerebbero sicuramente di più cosa hanno qua e non crescerebbero inebetiti da telefonini e social network che dovrebbero aiutare a interagire con gli altri, invece li chiudono in se stessi. Sono passate quasi tre settimane dal mio ritorno, sono tornato alla mia quotidianità. Sono un tipo che si trova bene in questa nostra società moderna e consumistica, mi fa piacere avere una casa confortevole e altre comodità e penso non ci si debba sentire in colpa del proprio benessere perché in altri posti non hanno nulla, ma dopo aver vissuto certe esperienze viene naturale sentire maggior consapevolezza di quanto siamo fortunati, e avendo stampato in mente ciò che ho visto mi viene spontaneo pensare di dover fare qualcosa per chi ha meno. Questo è il nostro mondo ma l Africa non è lontana, chi ha bisogno non è lontano, la vita va vissuta a 360 gradi ma la cosa più importante è che venga apprezzata perché se si sta bene con se stessi si riesce a far stare bene e ad aiutare anche gli altri. 11

12 GIGHESSA, 18 FEBBRAIO 2016 di Nicola Rossi Lo scorso marzo Nicola Rossi, medico ortopedico mantovano, doveva partire per Gighessa per alcuni interventi chirurgici. Ma i terribili fatti del 18 febbraio scombinano i piani e lasciano sgomento, incertezza, desolazione. Ecco il suo racconto. Come ogni altra volta fervono i preparativi per il viaggio: bisogna formare l equipe, acquistare i materiali, preparare le valige. Il tempo stringe: il 3 Marzo dobbiamo partire perché a Gighessa almeno cinquanta bambini saranno in attesa di ricevere le nostre cure, nella speranza di poter avere una vita migliore di quella che è toccata loro in sorte. Ormai è tutto pronto, ma il 18 Febbraio è giunta la notizia che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di ricevere: a Gighessa è tutto distrutto, non sappiamo perché, ma questa mattina centinaia di persone tra cui donne, vecchi e bambini abitanti dei villaggi attorno alla missione hanno aperto brecce nel muro di cinta ed hanno cominciato a lanciare sassi contro le finestre, abbattere porte, rubare tutto ciò che potevano e vandalizzare tutto il resto. Disorientamento assoluto: sei dall altra parte del mondo e non riesci a capire cosa sia successo e tantomeno perché. La prima domanda per tutti: ci sono stati feriti? Come stanno i nostri amici? Valerio, Umberto e Gianni, che erano là per ultimare i lavori di ristrutturazione della clinica, le suore, Kinfe, Ubet, Ghennet, Tafarao, Wuleta, Mulugheta, i lavoratori della clinica. Ricevere informazioni è difficile: ore di telefonate, decine di mail i tre volontari stanno bene e rientrano ad Addis Abeba; le suore con gli ospiti residenti si sono trasferite nelle case della parrocchia di Shashamane; nessuno si è fatto male un sospiro di sollievo. A questo punto riemergono gli interrogativi: cosa è rimasto di Gighessa? Com è potuto accadere? Per cercare risposte a queste domande, fondamentali per le nostre teste europee, sapevamo di dover andare là, incontrare persone, vedere con i nostri occhi e sentire con le nostre orecchie. Quando partire? Ieri! Non si può, ci hanno detto, la situazione non è ancora sicura. Alla fine quell aereo l abbiamo preso il 21 Marzo. Ad Addis ci aspettavano Sr Abrehet e Kinfe, una sosta a casa delle suore per colazione e poi si parte per Meki. Là incontriamo Mons. Abraham Desta, responsabile del vicariato all interno del quale è la parrocchia di Gighessa, il quale ci ha raccontato che tutto è stato distrutto, che lui stesso vi ha fatto visita accompagnando il Cardinale e il Nunzio Apostolico d Etiopia, nonché gli ambasciatori di Stati Uniti, Austria e Spagna e che tutti sono rimasti colpiti dalla devastazione. Ci ha spiegato che in questo periodo in Etiopia sono molto forti i conflitti fra gruppi etnici: negli ultimi mesi numerosi sono stati gli assalti a chiese ortodosse, protestanti e cattoliche, ma anche a strutture governative. Le autorità stanno conducendo indagini per individuare i colpevoli, ma vogliono anche trovare un accordo con la popolazione per garantire la sicurezza nella zona e far tornare ad operare la Chiesa di Gighessa con la sua scuola e la sua clinica; per questo motivo, ci ha detto: è importante che la vostra presenza ed il vostro lavoro per Gighessa e per i bambini d Etiopia non s interrompano. Risaliamo sul pullman e proseguiamo il viaggio verso Shashamane, ad attenderci le persone che sono Gighessa: Ubet, Ghennet, Tafarau, Wuleta, Mulugheta con Sr Lete Gabriel, abbracciarli tutti ha il significato del ritorno in famiglia dopo lungo tempo e grandi difficoltà. Nessuno riesce a trattenere le lacrime La mattina successiva si sale a Gighessa, dopo il primo tornante incominciamo a vedere il muro di cinta della missione: c è una breccia sufficiente a lasciar passare una persona; crediamo tutti di essere preparati a quello che vedremo, ma un nodo stringe la gola. Entriamo dal cancello e scendiamo dal pullman, cominciamo a guardarci in giro il prato della clinica, che tutti ricordiamo brulicante di bambini, è deserto; le altalene e la giostra non ci sono più, a terra i sassi utilizzati durante l assalto. Comincia il pellegrinaggio: vogliamo vedere tutte le stanze, i bagni, la nostra casa, la cucina, il refettorio, il magazzino, il centro pastorale, la chiesa. Ovunque lo spettacolo è lo stesso: arredi scomparsi, finestre e porte rotte o smontate, bagni divelti ed imbrattati, i pavimenti coperti di vetri e calcinacci, carte, radiografie, oggetti familiari, segni di ciò che c era, che abbiamo portato, che è finito. Nessuno ha voglia di parlare, abbiamo visto abbastanza ed è ora di tornare. La mattina successiva salutiamo tutti i nostri ragazzi, piangiamo tutti e tutti diciamo: Non vi abbandoniamo, ma loro abbassano lo sguardo, forse non ci credono. Vedere Gighessa è stato come salutare un amico fraterno sapendo che sarà l ultima volta. La vita è fatta di storie che iniziano e finiscono, facendoci provare gioie immense e dolori profondi. Abbiamo toccato il fondo, ma questo ci darà la forza di risollevarci più determinati di prima. 12 Ci sono tanti progetti da valutare e sviluppare, ci stiamo lavorando, perché di una cosa siamo certi: non ci arrenderemo alle difficoltà, in Etiopia abbiamo una grande famiglia fatta di vecchi amici e di nuovi che incontreremo, per i quali vale comunque la pena di lottare. L importante è esserci, non importa dove!

13 LA VALIGIA DI WALTER di Lucia Bonafini Venturi Walter Rosa è stato un tecnico ortopedico che ha aperto la strada al Dott. Plinio Venturi per andare ad eseguire gli interventi chirurgici in Gighessa. Alla sua morte, Lucia ha voluto ricordarlo con questo breve racconto tramite i pensieri della sua valigia. Un racconto struggente, soprattutto se pensiamo a quanto successo a Gighessa in questi ultimi mesi. Sono una grossa, robusta valigia grigia segnata dal tempo e dai numerosi viaggi fatti con Walter. Sono stata in tutto il mondo, anche se, ultimamente, il cartellino appeso mi porta solo in Etiopia. Come farà a sollevarmi con tutto quello che c è dentro: la resina, i rivetti, l indurente, una protesi di gamba che quel bimbo aspetta dall ultimo viaggio. Un sacco di caramelle, qualche regalino con Ubet, per i figli di Shamba e per le ragazze in carrozzella: Ghennet, Taffarau e Wuletà ma sì, anche per Hussein; qualche paio di scarpe, qualche indumento che tanto resterà là. Tanti piedi di legno, grandi e piccoli, destri e sinistri, tutti dipinti di nero. I cosciali, che tanto serviranno e, di certo, non possono mancare le carte da ramino. Finalmente sono vuota e stiamo per tornare, ma l ultimo giorno Walter mi riempirà con i regali ricevuti, con oggetti comprati per far contento chi li vende: le tovaglie di Kuyera, cesti e cestini intrecciati dalle donne ed alcune gebena per il caffè, che tanto si romperanno durante il viaggio No, il berberè no, non lo sopporto perché pizzica. Tanto e tanto caffè, quello sì, in grani e tostato sul fuoco da Fatuma. Ecco, sono tornata a casa; adesso mi metteranno in un angolo a riposare fino al prossimo viaggio Come? Non andrò più in Etiopia? Va bene, riposerò qui a Mantova, ma quando sentirete il mal d Africa apritemi e sentirete i profumi delle spezie e del caffè, i suoni dei tamburi che non si possono descrivere, ma solo vivere. CARO LETTORE... di Sonia Ferrara La fotografia mette a fuoco ciò che l occhio nudo spesso non riesce neanche a vedere Questa nuova foto copertina è stata scattata a Manda, un villaggio Tanzaniano, in una delle scuole materne sostenute dal lavoro costante e quotidiano di Nuova Famiglia. L entusiasmo dirompente dei bambini che sprizzano felicità in qualunque momento della loro giornata, solo semplicemente perché tu sei li con loro. E noi che ci facciamo trascinare dalla loro spensieratezza cercando di essere al loro servizio e vedere il mondo con i loro occhi occhi sinceri, vivi, liberi. Sono loro di fatto che rendono speciale e unica l esperienza del campo di conoscenza, sono loro che di fatto ci riportano a scuola, una scuola dove si insegna la vita, l amore, la gioia e la forza di lottare per un domani migliore. Da qui il nostro debito nei loro confronti, la nostra determinazione che ogni giorno ci spinge a lavorare per e con Nuova Famiglia che come spesso dico, realizza sogni! Questa foto la dedico al mio amico e compagno di viaggio alla persona che mi ha fatto riscoprire la bellezza della creatività e la voglia di ballare a piedi nudi sul mondo Scrivi alla Redazione di Parliamo Africa e raccontaci la tua impressione, siamo desiderosi di condividere emozioni, idee e punti di vista! 13

14 CI SCRIVONO... a cura della redazione UN BAJAJ DI EMOZIONI Cari lettori, abbiamo inviato ai Sig.ri Colombo Giovanni e Daniela, due coniugi di Vittorio Veneto entrambi poliomelitici, le foto della consegna del Bajaj. Ci hanno scritto poche, affettuose righe di ringraziamento. Ciao Ivo e Daniela, mi rivolgo a voi perché vi ho già fatto una testa così a proposito del bagiagi (io l ho sempre scritto così!). Mi sono emozionato alla grande quando ho letto l ultima pagina di Parliamo Africa. Siamo tutti fratelli in Cristo, però Netsanet, con la quale condivido la polio, per me è una sorellina che abita dietro l angolo. Sulla mail di Daniela (che mi sopporta da 24 anni) ho visto le foto del bajaj e la lettera della ragazza; altra grande emozione. Grazie a voi della grande Nuova Famiglia che sapete mettere in pratica l insegnamento di Gesù. Giovanni emozionato alla grande! E anche la nostra Netsanet, poliomelitica, ha mandato una lettera di ringraziamento. PADRE FRANCO SORDELLA introduzione di Alessia De Rocco 14 Nella vita abbiamo il piacere di entrare in contatto con un sacco di persone. Alcune, come i genitori o i nonni, sono da sempre il nostro punto fermo. Altre, come il proprio compagno/a, lo sono diventate. Capita poi di incontrare persone che, anche se non hai mai visto prima di quel momento, in pochi minuti ti aprono cuore e occhi e lasciano in te un ricordo indelebile. Cosi è stato per me con Padre Franco Sordella, nato a Fossano (CN) nel 1939, missionario della Consolata, che opera in Tanzania dal Incontro Padre Franco per la prima volta nel 2014 a Mongongo, un villaggio a pochi km dalla ridente Iringa. Qui P. Franco ha dato avvio a Faraja House (Casa della Consolazione), un centro che accoglie i ragazzi di strada della regione e non solo. Le poche ore passate assieme sono state ricche di racconti di esperienza di vita missionaria. Le parole uscivano dalla sua bocca come fiumi ma sempre con un grande sfondo di umiltà che fin da subito mi hanno fatto capire la fortuna che ho avuto nel conoscere questo grande Uomo. I ragazzi ospitati presso il centro sono impegnati in numerose attività volte a favorire il loro recupero ed il raggiungimento di una completa maturità. Queste sono dirette da P. Franco con l aiuto di insegnanti ed educatori locali ma anche volontari in servizio presso la Consolata. Fra le principali: la frequentazione della scuola primaria (presso la scuola del vicino villaggio di Mongongo) o superiore (presso la Scuola Tecnica o in qualche altra scuola secondaria del Tanzania); la collaborazione alla vita del centro (dalle faccende domestiche quali lavare i panni sporchi e pulire le camere da letto ed i locali comuni, alla partecipazione alla coltivazione dei campi ed alla cura del bestiame, ecc.); la pratica dello sport, fra cui spiccano certamente il karate ed il calcio; i momenti di preghiera durante la settimana presso la bella chiesa posta, in maniera simbolica, al centro della missione; il gioco, come avviene (o dovrebbe avvenire...) per tutti i bambini e ragazzi di questa età- Anche se in ritardo, condividiamo con voi gli auguri di Pasqua ricevuti da Padre Sordella. (segue a pag. 15)

15 LETTERA AMICI 41 FARAJA HOUSE S.L.P Iringa- TANZANIA Tel CARISSIMI AMICI, Mamma è andata in Paradiso 2 mesi fa, o come dicono qui i bambini Bibi (nonna) ci ha lasciati. Mancavano 2 mesi per compiere 100 anni! Grazie a Dio che ce l ha lasciata per così tanti anni, grazie a lei che ha dato tanto alla famiglia, alla Chiesa in Italia e in Etiopia e in Tanzania. A metà Ottobre l anno sc. era andato in Paradiso anche il fratello Silvio che lavorava in Etiopia. Poche parole ma tante attività per i più poveri e soprattutto i bambini di strada. Poco capito perchè troppo immerso nella Carità! Sono stato con lui molte volte e anche un pellegrinaggio dopo: ho assistito alla vox populi che lo dichiarava nostro padre santo!. Mercoledì sc (mercoledì santo ) ci ha lasciati Erick, un bambino speciale che era con noi da poco più di due anni. Diversi ospedali, aghi e sondini, e una lunga agonia. Tanta tristezza da parte di noi tutti, ma non è mancato il suo sorriso furbetto e le battute ironiche fino alla fine. E noi rimaniamo ancora a continuare la Consolazione per molti... e non mancano mai le novità. Ed eccomi con un dubbio amaro : i più poveri, gli schiavi non esistono perchè non fanno rumore, si nascondono, non si vedono? Pochi giorni fa un assistente sociale accompagnata da due poliziotti è venuta a sera tarda per portarci due ragazzine schiave : questa l accusa al...padrone! Di notte per non far vedere dove le portavano. A giorni forse ci sarà il processo, magari una farsa perchè i ricchi pagano la tangente e i poveri non hanno diritti! Pochi giorni fa arriva una mamma con un bambino di una decina di anni, magro da far paura: da tempo dorme e vive...dove trova! Naturalmente non è mai andato a scuola. Sui piedi ferite di morsi di topi e alcune dei calci ricevuti. La mamma non ha casa ed è stata anche lei abbandonata dall uomo che l ha sfruttata e poi s è squagliato. Domani finalmete potrò avere qualche ora per lui, per andare a vedere dove vive e cosa possiamo fare in concreto. In ritardo, ma con affetto da noi tutti: BUONA PASQUA. Il mondo oggi ci parla di odio, insicurezze, paure, stragi. Cosa puoi fare tu per migliorare qualcosa? Un grazie a chi generosamente ci da una mano! SUOR LUCIANA Durante il Campo di conoscenza del 2015, Suor Luciana aveva chiesto a Daniela Giacomini un aiuto in quanto si erano avuti parecchi parti gemellari, considerati in loco una disgrazia per i notevoli costi da affrontare. L Associazione, in data 10 dicembre 2015, ha inviato un importo di 500,00 per aiutare questi gemelli. Ci è arrivato un ringraziamento dalla nostra Sorella, che condividiamo. SUOR WOLETEMICHAEL Questa lettera ci è arrivata da Suor Woletemichael, suora etiope responsabile degli aiuti a distanza del gruppo Kembata Adiya, ora a Bergamo per cure. Era stata destinata, come Suora infermiera, a Gighessa per aiutare il Dott. Plinio Venturi. Doveva partire a giugno. A seguito delle vicende di Gighessa, ora, la sua destinazione verrà modificata. Santa Pasqua 2016 Gentilissimi Presidente e Amici tutti dell Associazione della Nuova Famiglia Addis Beteseb, un profondo augurio di Buona Pasqua a voi tutti che aiutate tanti bambini bisognosi dell Etiopia con le adozioni a distanza. Sono lieta di augurarvi una Pasqua serena e santa a nome dei bambini del mio paese. Voglio ringraziarvi per il vostro grande cuore premuroso, attento e generoso che avete sempre dimostrato ai bambini e ai loro familiari, offrendo con fedeltà e sacrificio un sostegno economico che dà loro la possibilità di vivere e di continuare gli studi. Come sapete già, la situazione attuale dell Etiopia continua ad essere problematica, non dà sicurezza in tutti i sensi, perché mancano tante cose; in alcune zone è stato distrutto tutto, molti sono rimasti senza acqua da bere a causa della scarsità di piogge. Il vostro aiuto non solo permette ai bambini vostri figli adottivi di frequentare la scuola, ma alle famiglie consente di assicurare loro un buon pasto per poter affrontare la fatica del camminare verso la scuola lontana con una sufficiente alimentazione e di seguire meglio le lezioni. Posso dire che questi bambini sanno di avere papà e mamma lontani che li aiutano e sono molto riconoscenti per questa possibilità data a loro come una benedizione divina. Sono desiderosi di riuscire nello studio, perché comprendono che l istruzione li prepara a vivere dignitosamente la vita. Soprattutto in alcune culture, le femmine sono oppresse, lasciate senza istruzione e private della loro fanciullezza con lavori pesanti. Ma il vostro aiuto realizza quel detto africano: educare una persona, soprattutto una donna, è educare una famiglia, una società e una nazione intera. Grazie di cuore dai più grandi ai più piccoli africani dell Etiopia. Vi sono molto riconoscente anche a nome del mio Istituto delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata (di Gandino) e ricambio con la preghiera al Signore per voi, perché sia Lui a ricompensare i vostri sacrifici con le grazie più belle e vi benedica. Auguro al Signor Presidente e a tutti i cari collaboratori una Pasqua di Misericordia. Il Risorto abiti nei vostri cuori per essere luce e salvezza per chi è povero e sfiduciato. 15 Con affetto fraterno Suor Woletemichael

16 L'ECUADOR 3MA! di Silvia Vicentini Il 17 Aprile era un giorno come gli altri: mentre ero in macchina per recarmi al lavoro ascoltavo alla radio alcune notizie, quasi scocciata perché interrompevano il susseguirsi delle canzoni, ma subito le parole TERREMOTO ed ECUADOR hanno attirato la mia attenzione. Non capivo molto, parlavano di vittime e di una situazione tragica, ma non precisavano nemmeno la zona coinvolta, ed il tutto si è concluso in due frasi, come una delle tante news. Dopo aver parcheggiato, ho letto alcuni sms di amici e parenti che mi chiedevano se sapevo ciò che era successo e com era la situazione nella parrocchia di don Saverio, un missionario Fidei Donum della diocesi di Padova che vive nella periferia di Quito da Dicembre Ecco perché quelle due parole avevano attirato la mia attenzione, ecco perché quella frasetta alla radio mi aveva dato un forte pugno allo stomaco: il mio pensiero era andato subito al mio amico Saverio, agli altri missionari presenti in diverse zone dell Ecuador e ai volti delle persone che ho incontrato lo scorso Novembre, durante un viaggio alla scoperta di quella realtà che conoscevo solo tramite i blog e le chiacchierate via Skype. Fortunatamente le parrocchie dei nostri missionari non sono nelle zone coinvolte maggiormente dal sisma, non hanno riportato danni o feriti, solo tanta paura che c è tuttora.. Sì, perché anche se i nostri tg (nemmeno tutti!) hanno trasmesso la notizia solo nei due giorni successivi all accaduto, senza peraltro precisare bene le zone coinvolte, ad oggi la terra in Ecuador non ha ancora smesso di tremare e le provincie di Esmeraldas e Manabi sono letteralmente in ginocchio. Il numero delle vittime cresce, più di 570 morti, con ancora 100 dispersi e più di 5000 feriti, oltre 20mila le persone rimaste senza casa, mancano l acqua ed il cibo, le strade sono letteralmente frastagliate, la disperazione cresce e ci sono molti furti nei quartieri colpiti. E questa è una delle cose che mi fa più rabbia della nostra società, cioè che è completamente chiusa alla realtà che la circonda, che di quel terzo mondo fatto di milioni di persone, che sono molte più di noi, non se ne deve nemmeno parlare. Nessuno deve sapere come vive una persona in Ecuador, quindi non è bene nemmeno mostrare come muoia. Ne approfitto allora per raccontarvi un po di ciò che ho visto in quel mesetto, in quel mio viaggio alla scoperta di una realtà così diversa dalla nostra e da quella etiope. La cosa che più mi ha colpito dell Ecuador sono i COLORI, così variegati nei paesaggi, nei volti e nei vestiti: ho visitato verdi villaggi sperduti a 3800m di altitudine, un vulcano bianco di neve, grigie distese di blocchi di cemento delle case in periferia di Quito e gialle palafitte nei villaggi costieri, l oceano non proprio blu, il cielo fucsia nei dieci minuti di tramonto, il viso delle diverse gradazioni del marrone dei bambini del dopo-scuola con i contorni di un infanzia non del tutto serena, i sorrisi bianchi dei giovani animatori che nonostante le vite complicate offrono il loro tempo in parrocchia tra studio, lavoro e figli, con una forza che lascia senza parole, le rosee mani calde di un anziana coricata sul suo letto che voleva che si cucinasse subito la gallina per ringraziarci della visita, il giallo delle api che ha spaventato i giovanissimi mentre aiutavano a costruire una staccionata di un anziano rimasto solo, il rosso cappello raccolto dalla strada del ragazzo di una comunità che non sapeva neanche camminare, i colorati abiti tipici degli indigeni ancora un po fuori dal mondo, e le sfumature dei fiori che adornavano sempre gli altari... Quando mi avvicino ad un altra realtà sento che certe parole assumono meglio il loro significato.. solitudine, violenza, rassegnazione, disordine, grinta, solidarietà, missione, fede, speranza.. hanno un altra definizione dopo aver visto con i miei occhi un angolo di Sud-America... e mentre la terra lì trema...io mi pongo tre ma... ma se ascoltassi sempre le notizie alla radio con un orecchio diverso? ma quanti terzi mondi esistono? ma chi più dei poveri ti insegna a vivere a colori? Se volete aiutare l Ecuador colpito dal terremoto: CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO BANCA POPOLARE DI VERONA - Filiale IT29 X Causale:TERREMOTO ECUADOR don Saverio Turato

17 MISSIONECOLORE, MISSIONE AFRICA! a cura degli Organizzatori Fel Si trova in Africa, nel cuore della Tanzania, il luogo in cui Nuova Famiglia ha scelto di portare il proprio aiuto per la costruzione di un dispensario farmaceutico. Il villaggio di Manda si trova a circa 120km dalla capitale Dodoma, in una regione molto arida che conta più di novemila abitanti, tutti poverissimi e residenti in piccole capanne di fango e paglia. Qui le Suore e i Padri missionari della Consolata hanno aperto una missione nel 2011, ma le cose da fare sono molte e le suore hanno bisogno di un aiuto. Costruire un dispensario è un progetto ambizioso, che vuole garantire una prima assistenza sanitaria a tutti gli abitanti nel raggio di chilometri, in particolare a donne incinte e bambini. Quest anno, per ultimare i lavori, c è bisogno di una spinta, che arriverà grazie alla coloratissima collaborazione di MissioneColore! MissioneColore è il progetto umanitario di FEL Srl, una società varesina che si occupa di servizi per l edilizia leggera. Ogni anno FEL organizza, oltre ai corsi di formazione per artigiani, un festival itinerante che coinvolge le maggiori aziende produttrici, i distributori, gli architetti, i designer, gli artigiani e i decoratori. E proprio durante questo evento, il Festival dell Edilizia Leggera, che FEL allestisce il padiglione MissioneColore, promuovendo ogni anno nuove sorprendenti iniziative a scopo benefico. Con MissioneColore vogliamo guardare oltre il momento commerciale del festival e giocare con i colori, che sono al centro del mondo dell edilizia leggera, per dare un contributo concreto a iniziative benefiche come quelle di Nuova Famiglia afferma Andrea Zanardi, coordinatore del FEL. E un modo divertente e piacevole per sensibilizzare e coinvolgere non solo il pubblico, ma anche le aziende, che non fanno mai mancare il loro appoggio al progetto. Lo scopo di MissioneColore non è quello della semplice raccolta fondi, bensì quello di offrire al pubblico uno spettacolo, una cosa bella da vedere che rimanga impressa nella memoria del visitatore quando torna a casa dal festival. L anno scorso, al FEL di Napoli, l obiettivo è stato centrato in pieno: all ingresso del festival una grande mano aperta, simbolo di MissioneColore, accoglieva i visitatori in un percorso emozionale tra gallerie di foto, giochi di luce e sovrapposizioni di colori. Il progetto, grazie alla collaborazione delle aziende partecipanti al FEL e della rivista specializzata ColoreHobby, ha raccolto 5.000,00 euro, che sono stati interamente destinati alla costruzione del dispensario. Quest anno MissioneColore non vuole certo essere da meno! Il FEL 2016 si terrà alla Fiera di Vicenza, dall 11 al 13 novembre, e anche stavolta MissioneColore avrà un ampio spazio dedicato e sarà protagonista del festival grazie al concorso MissioneColore Africa. Il concorso è rivolto a tutti gli artigiani e artisti decoratori, che sono invitati a realizzare un opera ispirandosi all Africa. Terre, volti, cieli, animali del territorio africano sono solo alcuni degli elementi a cui potranno ispirarsi per realizzare le proprie opere, che saranno poi esposte al FEL in una galleria artistica di forte impatto emotivo. Tutte le opere saranno infine messe all asta e l intero ricavato sarà destinato al fondo per la costruzione del dispensario di Manda. Maggiori informazioni sul sito: Il Festival: fel.edilizialeggera.it/festival-2016 MissioneColore: fel.edilizialeggera.it/missione-colore E anche su Facebook... 17

18 FA...VOLARE L'AFRICA a cura di Serenella Fanin Serenella ha scritto questa favola molti anni fa, dopo aver adottato Zekaryas, per fargli capire, attraverso questo racconto, come mai era capitato nella sua famiglia visto che faceva tante domande. LIONEL GIOVANE LEONE Quel giorno Lionel non voleva andare a scuola nella savana, si sentiva triste perché da giorni i compagni lo deridevano e gli dicevano cose spiacevoli. Jala, la fiera tigre che gli faceva da madre e lo amava da sempre, se n era accorta, così s avvicinò pian piano al figlio e gli leccò il musetto triste. Lionel le disse: Mamma che cosa significano le parole diverso e bastardo? La giovane tigre rimase colpita da quelle parole, però si aspettava che quel momento sarebbe giunto, e con voce dolce gli rispose : Vedi caro, queste parole per noi non hanno nessun senso, ma non per tutti è così. E giunto il momento che tu sappia tutto circa la tua nascita. Tu non sei nato da noi, cioè non sei cresciuto nel mio ventre, tu sei un leone mentre noi siamo delle tigri, entrambi siamo comunque dei felini. Tu per me, per noi sei figlio nostro più di qualsiasi altro perché sei nato e scaturito dal profondo amore del nostro cuore. Tuo padre, il fiero Zuma, ti trovò nella foresta una sera in cui era fuori per la caccia. Sentì il tuo pianto e, cauto, si avvicinò per vedere che cosa c era. Vide una scena che ricorderà per sempre: trovò la tana dov eri rimasto vivo solo tu, mentre tua madre e un altro cucciolo giacevano morti più in là, uccisi forse da alcune belve in cerca di cibo. Soltanto tu eri sopravvissuto. Ma saresti sicuramente morto, piccolo com eri, se lui non ti avesse preso da là e portato qui nella nostra famiglia. Appena ti vidi ti amai subito, lo stesso fu per tuo padre e ti crescemmo come i tuoi fratelli. Lionel rimase scosso da quel racconto, non si era mai reso bene conto di essere così diverso da loro. Era vero comunque, il suo mantello non era a strisce ma di un bel giallo-fulvo, e poi gli stava crescendo una forte criniera sul dorso, ci faceva caso solo ora! Sconvolto da tutto ciò non desiderò altro che fuggire! Fuggire lontano da tutti e da tutto e stare solo per sempre. Corse e corse così tanto da sentirsi scoppiare i polmoni, era stanco, affamato e si sentiva solo. 18 Gli mancavano le leccatine di sua madre, le azzuffate di Nemi sua sorella, i suoi due fratelli più piccoli e papà, il suo fiero e forte padre. Papà che era così orgoglioso di lui e che gli aveva promesso che alla prossima stagione l avrebbe portato a caccia con lui. Si fermò all ombra di alcune acacie e stanco si addormentò, si risvegliò che ormai era notte e le tenebre avevano coperto tutto. In lontananza sentiva le risate delle iene, strani rumori che gli incutevano paura. Dov era la sua famiglia? Gli venne da piangere, ma non lo fece, doveva tenere duro, ormai era cresciuto e doveva arrangiarsi da solo. Cercò un luogo più protetto, un avvallamento nel terreno per passare la notte. Era così stanco e depresso quando sentì dei rumori e un lontano ruggito che gli sembravano familiari. Fece alcuni passi incerti e un po timorosi e poi vide che era suo padre, la forte tigre Zuma. Abbassò la testa confuso e vergognandosi un po quando sentì vicino a sè il calore del padre che, sgridandolo con voce arrabbiata, lo apostrofò: Lionel, ti sembra il modo di comportarti? E tutto il giorno che ti aspettiamo e tua madre è così in ansia per te. Perfino alcuni tuoi amici sono andati alla tua ricerca preoccupati, tutto il branco ti aspetta. Lionel titubante non se la sentiva ancora di ritornare, era triste e amareggiato, allora Zuma continuò: Vedi caro, noi ti amiamo come una cara creatura, unica e insostituibile, per noi non sei più l orfano che ho portato a casa la prima sera, sei nostro figlio. E appoggiando la fiera testa sopra la spalla del figlio, con affetto proseguì dicendo: Ora tu chiami mamma Jala, lei ti ama, ti ha dato un nome e t insegna a vivere. Non devi però dimenticare l altra madre che ti ha dato la vita, da lassù ti vede ed è diventata la tua stella guida. Tu, caro, sei più fortunato dei tuoi fratelli perché sei stato plasmato da due amori, perciò sii fiero e orgoglioso. Ora vieni a casa, ci aspettano tutti. Lionel, commosso e rasserenato, seguì con grande pace e speranza nel cuore il padre verso casa e verso la vita che gli si apriva davanti con le sue gioie, tristezze e sorprese.

19 TESTIMONIANZA ALL'UNIVERSITÀ di Chiara Durello 19 Maggio La coordinatrice del Corso di Laurea in Ostetricia ci aveva chiesto di raccontare, in occasione di un seminario per le studentesse dell Università di Padova dal titolo Esperienze ostetriche a confronto, il nostro viaggio in Etiopia avvenuto tra Gennaio e Febbraio Un discorso lo avevamo preparato, ma la tensione sale quando siamo dietro al microfono in quella stessa aula in cui avevamo discusso la tesi di laurea, la stessa in cui avevamo ricevuto l abilitazione alla professione. Alla fine sono i nostri cuori che fanno ritornare vive le emozioni di quelle settimane, in Africa, e che guidano me e le mie amiche Silvia, Chiara e Giulia nell esposizione. E così raccontiamo di un opportunità di vita, molto più che professionale, presentiamo le iniziative di solidarietà e i progetti dell Associazione Nuova Famiglia, descriviamo come è organizzata l assistenza sanitaria in Etiopia, distinguendo le cure offerte nelle piccole cliniche periferiche da quelle dell ospedale. Vediamo gli occhi puntati e gli sguardi attenti, percepiamo l interesse quando mostriamo le foto che rivelano un assistenza così lontana da quella cui si è formate all Università. E così finiamo per rivivere le sensazioni di cinque ostetriche inesperte che a due mesi dalla laurea si ritrovano nelle sale parto e negli ambulatori dell Africa dove a regnare non sono più le procedure sterili, monitoraggio elettronico del benessere di un bambino dentro la pancia, luci ed esami, ma la calma, l attesa, le mani come strumento primario, e quasi unico, per aiutare una mamma. In un paese dove le risorse ci sembravano così limitate, dove molti dei presidi sanitari vengono riciclati e ri-riutilizzati, dove il tempo non è scandito dall orologio, ma è più lento e determinato dalla natura, raccontiamo dell importanza di entrare in punta di piedi per comprendere e conoscere la cultura, astenendosi dai giudizi anche quando ai nostri occhi si presentavano situazioni che la mente poteva faticare ad accettare. Dalle figure mediche locali, che non mancano, anche se decisamente in un rapporto medico-paziente di gran lunga molto distante rispetto a quello della nostra società, la guarigione e la salute non sono pretese; lì è fervida l accettazione della natura e con essa anche della morte. Come nel caso di quella mamma, in attesa, che a sua insaputa partorisce due gemelle, ma, premature, una delle due non ce la fa. Ci aveva colpito l incredibile forza con cui quella donna il giorno dopo era pronta a prendersi cura dell altra figlia perché malgrado tutto la vita è sempre più forte della morte (cit. Giulia Granzotto). Parliamo poi dei riti cui si assiste alla nascita di un bambino: la gente che balla, canta, applaude perché ogni nuovo nato è fonte di speranza e viene accolto con una festa! Ed è proprio in quel momento di gioia immensa che si capisce quanto sia importante il lavoro delle Sisters missionarie che nelle cliniche invitano le mamme a farsi seguire durante la gravidanza, le aiutano e le sostengono per arrivare nelle condizioni fisiche migliori per affrontare il travaglio. Un grosso lavoro con pochi strumenti, una bilancia, un metro da sarta, un misuratore di pressione e uno per rilevare il battito cardiaco fetale, qualche integratore vitaminico e la forza dell educazione sanitaria promossa sempre con il sorriso. Concludiamo così il nostro racconto, emozionate ancora una volta dalla consapevolezza di non aver vissuto un esperienza per fare esperienza, ma di condivisione e riscoperta. I nostri più cari auguri a Erika e Alberto che lo scorso 2 aprile hanno dato vita alla loro nuova famiglia e che, anche nel loro giorno più bello, hanno pensato a Nuova Famiglia. W gli sposi!!! 19

20 INCONTRI CAMPO ETIOPIA 2016 a cura del Gruppo Formatori Anche per quest anno è stato previsto un percorso formativo che accompagni le persone interessate a partecipare ai campi di conoscenza a mettersi in gioco per scoprire una realtà molto lontana dalla nostra. I campi di conoscenza sono una delle attività che Nuova Famiglia promuove da molti anni e che, cercando di consolidarne il metodo formativo e migliorandone il percorso di accompagnamento, mirano a dare continuità ad esperienze preziose ed uniche che permettono di conoscere e cambiare la vita di chi parte da qui e, si spera, di chi ci accoglie a casa sua. Questo iter di accompagnamento è stato pensato, studiato e creato dai ragazzi che negli ultimi due anni hanno deciso di intraprendere questo viaggio e che, tornati a casa talmente colpiti ed emotivamente coinvolti dall esperienza vissuta si sono voluti mettere in gioco per creare un percorso formativo pratico, che fornisse gli strumenti e le conoscenze necessari ad affrontare al meglio questa importante esperienza di vita. Ne sono emersi una manciata di incontri, 6 nello specifico, in programma uno al mese da Gennaio a Giugno: 1. Conoscersi: incontro di presentazione del percorso e delle persone coinvolte sia lato formatori, sia lato campisti. 2. Nuova Famiglia pezzo per pezzo: durante questo incontro sono stati conosciuti i numerosi pezzi che compongono l Associazione, ovvero volontari che hanno raccontato il loro contributo stabile o saltuario per interessare e far comprendere il significato di volontario all interno di una Associazione (adozioni a distanza, redazione trimestrale Parliamo Africa, sito web e canali social, eventi e feste, progetti, contabilità.). 3. Partire perché : questo terzo appuntamento è servito per generare dubbi e domande e tentare di fugarli grazie al contributo di tutto il gruppo che dovrà partire con l obiettivo di creare sinergie tra chi qualcosa già lo conosce e chi invece sta partendo per conoscere. Fondamentale la partecipazione corredata da aneddoti e da accalorati racconti di chi ha impostato la propria vita al servizio dei più bisognosi (Associazione Volontari Gighessa Onlus, le testimonianze sono state fornite dai Dottori Plinio Venturi, Nicola Rossi e consorti). 4. Melting Pot: Al tradizionale weekend in montagna, organizzato per le coppie che cercano un momento di relax dalla quotidianità, quest anno è stato invitato anche il nostro gruppo per un momento bellissimo di condivisione, crescita, riflessione. (Vedi art. Fine settimana in Trentino, qui di seguito) 5. Natura, passi, pane e salame: il quinto e penultimo incontro si è tenuto presso la malga dei Conte, famiglia di lungo corso all interno della struttura associativa che mette a disposizione la propria casa in un contesto che facilita la riflessione e fortifica lo spirito di gruppo semplicemente stando assieme, facendo una passeggiata in montagna e condividendo un bicchiere di buon vino per buttar giù un panino al salame film e 2 valigie: ultimo incontro che grazie alla proiezione del film LOST IN AFRICA ha concluso la sessione di preparazione con il montaggio di alcune valigie, gestendo lo stoccaggio dei vari materiali sanitari, scolastici e di vestiario che andranno a comporre metà del bagaglio che verrà trasportato e che servirà come vero e proprio sostegno materiale alle comunità che si andranno a visitare. Il percorso appena descritto è stato costruito con l idea di essere la genesi dei futuri sentieri che tutti coloro che vorranno approcciare l idea di conoscenza si troveranno a percorrere. Una parte fondamentale che in questo momento è stata tralasciata, ma che ha una sua componente emotiva molto ampia e di difficile interpretazione, è la gestione del Ritorno a casa il mal d Africa. Affidandoci all ospitalità innata delle famiglie Conte, l obiettivo sarà quello di creare un incontro dedicato al rientro nella quotidianità. Chiudiamo augurando a tutti i campisti vecchi e nuovi di trovare quello che cercano e di vivere appieno questa splendida avventura! Ameseghenallo, Asante Sana, Obrigado, Grazie Infinite FINE SETTIMANA IN TRENTINO di Serenella Fanin 20 L Associazione Nuova Famiglia ha ripreso la bella iniziativa del week end in montagna per le coppie che desiderano passare un paio di giorni in relax ed in serenità e quest anno si è pensato di estendere l invito anche ai partecipanti al Campo di Conoscenza 2016 in Etiopia. Ecco che l ultimo weekend di Aprile siamo partiti alla volta di Vigorendena, in provincia di Trento, e abbiamo passato un fine settimana molto produttivo, approfondendo la nostra amicizia e facendo conoscenza di una parte della vita della zona locale. Siamo stati ospiti di un residence della cooperativa locale Terre Comuni che offre lavoro ai ragazzi del paese. Passando queste due giornate assieme si è consolidata l amicizia e la formazione per il campo estivo in Etiopia. L argomento trattato nella giornata di riflessione è stato rivolto al tema dell ACCOGLIENZA e dell INTEGRAZIONE. Grazie a tutti, e che questa formazione continui così, in ottima compagnia.

21 GLI UOMINI di Mauro Valentini Vorrei condividere con voi lettori una riflessione incentrata sugli uomini, partendo da una citazione: Legarsi agli altri uomini da un fine comune situato fuori da noi, allora soltanto iniziamo a respirare, e l esperienza ci insegna che amare non significa guardarsi l un l altro. Ma guardare insieme nella stessa direzione. Non esistono amici, se non sono uniti nella stessa cordata, verso la stessa vetta sulla quale si ritroveranno. Si tratta di un breve passo del capitolo Gli uomini, tratto dal libro Terre des hommes di Antoine de Saint-Exupéry, Ho rispolverato la bibliografia di questo straordinario scrittore vissuto un secolo fa poiché da qualche mese è uscito nelle sale cinematografiche la trasposizione del suo testo più famoso e maturo: Il piccolo principe. Ho potuto ritrovare riflessioni interessanti e in questo breve articolo ne inserirò alcune provenienti da questo capitolo Gli uomini. In questo strano periodo dove gli uomini cercano con ogni mezzo di scontrarsi e di primeggiare sugli altri uomini mi è sembrato centrato impostare in questo senso tale riflessione che, come pare trasparire dalle parole di Saint- Exupéry, è un continuum della nostra storia. Tengo a precisare che tali corsivi risalgono all inizio del secolo passato, al millennio appena concluso. Nelle tragedie umane con cui ogni giorno ci troviamo a fare i conti sembra, una volta di più, avere senso leggere, ascoltare e riflettere sulle parole che cercano di unire gli uomini nelle loro diversità e non di dividerli in una monolitica uniformità. Per cercare di far emergere l essenziale, bisogna mettere da parte le divisioni, che, una volta ammesse, si portano dietro tutto un Corano di verità granitiche, con il fanatismo che ne deriva; si possono dividere gli uomini in molteplici fazioni ma la verità sta in ciò che semplifica il mondo e non in ciò che crea il caos. Forse è questo il motivo per cui, intorno a noi, il mondo di oggi comincia a scricchiolare. Ognuno si esalta per questa o quest altra religione che gli promette tale pienezza. La verità è il linguaggio che fa emergere l universale. Ci dividiamo sui metodi, che sono frutto dei nostri ragionamenti, ma non sui fini: quelli sono gli stessi. Le vocazioni aiutano l uomo a liberarsi ma è ugualmente necessario liberare le vocazioni. Gli uomini sembrano non imparare mai dagli errori del proprio passato. Ecco, forse questa sarebbe una potente vocazione da liberare. IL PIANTO PER UNA VITA PERDUTA di Ivo Babolin Qualche settimana fa in Internet, su Facebook e su tutti i social è passata la foto del bambino profugo annegato, in braccio al barbuto marinaio che sembrava volergli ridare la vita. Tanti commenti, tanti mi piace, tante condivisioni. Siamo sicuri di averlo fatto con il cuore e di essere veramente convinti? Per chi è andato a Messa Domenica 5 Giugno, ha trovato la I lettura ed il Vangelo che sembravano uscite dalla storia di quel bambino. - Dal Libro dei Re si racconta che Elia, di fronte all unico figlio della vedova di Zarepta, morto, vi si distende sopra invocando il Signore fino a che la vita non torni in lui; - Nel Vangelo di Luca si racconta del figlio della vedova di Nain. Gesù, vedendo la bara ed il pianto inconsolabile della madre, fu mosso a compassione e le restituì in vita il suo ragazzo morto. Credo che tutti noi avremmo voluto che ciò succedesse anche a quella piccola creatura ripescata dal mare. Impossibile, non siamo né il profeta Elia, né il Figlio di Dio. Molti hanno scritto: riposa in pace. No, a mio avviso quel bambino non deve riposare in pace ma deve continuamente muoversi fra le nostre coscienze per ricordarci che forse la sua morte è riconducibile anche a nostre colpe. Il nostro pianto, il nostro dispiacere non ha alcun valore se non è accompagnato da un impegno affinché queste tragedie e quelle che stiamo vivendo da un po di tempo nel Mediterraneo, debbano terminare. 21

22 POESIE a cura della redazione Pubblichiamo due poesie scritte da Claudio Pasotto, volontario passato da Gighessa. COSI M HAN DETTO (POLVERE AFRICANA) Cammino,cammino nella polvere Cammino,cammino ho fame,sete Cammino,cammino la notte fredda s'avvicina Polvere,polvere copre i miei passi Polvere,polvere offusca la vista Polvere,polvere secca la gola spegne i miei sogni. Una tanica d acqua un fascio di legni, forse un boccon prima di sera. Sono un bambino così mi han detto a piedi nudi di stracci vestito. Io non ricordo i seni di mamma non ricordo di esser mai nato, ma sorrido al carretto trainato da asini, al pullman, alla moto,alle auto,allo straniero vado chiedendo ai margin di strada solo questo mi hanno insegnato. Oggi arraffo, mi riempio a scoppiare e domani? Polvere,polvere ti voglio evitare Cammino, cammino per non mendicare stringo il mio libro afferro la mano il futuro è vicino. Io voglio lottare. Cammino,cammino in mezzo alla strada lasciando via,via sul ciglio la polver coprir un tempo non molto lontano di freddo,sete e fame dal quale scappare. MEK (Claudio Pasotto) SOFIYA La discreta carezza della luna è nei suoi occhi il suo sorriso è raggio di sole rispettosamente velato seno generoso di madre perfetta, mani consumate,spalle fortificate voglia di vivere trascina dalla nascita il suo corpo per uno spazio alla luce......poliomielite compagna indesiderata,inaspettata con la quale convivere sacrificio,duro lavoro solo lacrime di sudore senza un lamento. Se fossi padre la vorrei come figlia. Poter stare in piedi guardando negli occhi il futuro le renderebbe la dignità umana a lungo negata. Darei volentieri le mie gambe per una parte della bellezza racchiusa nel suo cuore. MEK (Claudio Pasotto)

23 Pa r l i a m o A f r i c a Direttore responsabile: Sergio Frigo Direttrice: Giulia Consonni Segretario di redazione: Ivo Babolin Redazione: Erika Cesaro Elena Coin Alessia De Rocco Sonia Ferrara Mattia Marchiori Marcello Massaro Hanno collaborato: Riccardo Boesso Giovanni e Daniela Colombo Chiara Durello Serenella Fanin Suor Luciana Michele Luise Claudio Pasotto Nicola Rossi Pierpaolo Rupil Padre Franco Sordella Mauro Valentini Lucia Bonafini Venturi Silvia Vicentini Suor Woletemichael Nicola Zanella Realizzazione grafica: Giuseppe Perin Stampa: Composervice s.r.l. Via Meucci, n. 28 Tel Fax Caselle di Selvazzano - PD Autorizzazione del Tribunale di Padova n.1879 del 13/03/2004 Chi siamo La Nuova Famiglia è un associazione nata il 2 maggio E composta da persone diverse per idee politiche e religiose. Ci accomuna il desiderio di fare interventi, piccoli ma concreti, a favore delle popolazioni, e soprattutto dei bambini, dei paesi più poveri del mondo. I filoni principali del nostro lavoro sono: SOSTEGNO E SPONSORIZZAZIONI (adozioni a distanza) INTERVENTI E PROGETTI (sulla persona e sul territorio) AIUTI E SOLIDARIETA INIZIATIVE CULTURALI I nostri Indirizzi Sede Nuova Famiglia : Caselle di Selvazzano (PD) Piazza Carlo Leoni n.11 2^ piano Tel Sito Internet: Sede Parliamo Africa : Caselle di Selvazzano (PD) Piazza Carlo Leoni n.11 2^ piano Tel segui Nuova Famiglia anche su: 23

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