Antonella Laino Il monopolio naturale

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3 Antonella Laino Il monopolio naturale

4 Copyright MMXII ARACNE editrice S.r.l. via Raffaele Garofalo, 133/A B Roma (06) ISBN I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell Editore. I edizione: maggio 2012

5 Indice 7 Capitolo I Le distorsioni del mercato e il monopolio naturale 1.1. Il monopolio come fallimento del mercato, Il monopolio naturale: una premessa, Sunk cost, Monopolio naturale ed efficienza, Reti e monopoli naturali, Monopolio naturale e innovazione: l ipotesi shumpeteriana, Capitolo II Monopolio naturale e intervento pubblico 2.1. Intervento pubblico: una premessa, L impresa pubblica, Impresa pubblica e contenimento dei costi: X inefficienza, La gestione burocratica dell impresa pubblica, Capitolo III La regolazione delle tariffe 3.1. Fondamento della regolazione e scelta della tariffa ottima, Approccio tradizionale: prezzo politico e prezzo pubblico, Approccio tradizionale: tariffe discriminate, tariffe non lineari, tariffe peak load, Approccio moderno: regolamentazione del saggio di rendimento e price cap, La teoria della regolamentazione in presenza di asimmetrie informative, Capitolo IV Contendibilità e appalto esclusivo 4.1. I mercati contendibili, La concorrenza potenziale: hit and run competition, Meccanismi d asta e appalto esclusivo, Capitolo V La normativa antitrust 5.1. Premessa, Nascita e sviluppo della normativa antitrust negli USA, Il regime di libera concorrenza vigente nella comunità europea, Legislazione antitrust in Italia, 99. 5

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7 Capitolo I Le distorsioni del mercato e il monopolio naturale 1.1. Il monopolio come fallimento del mercato Tradizionalmente il monopolio è visto come una forma di fallimento del mercato, che giustifica l intervento pubblico nell economia, per sopperire all inefficienza connessa a questa forma di mercato. Quando sul mercato è presente una sola impresa, questa difficilmente sarà price taker, data la consapevolezza di poter influenzare il prezzo, scegliendone il livello, e quindi l output, che massimizza il suo profitto complessivo. In genere queste scelte allontanano il mercato dall efficienza propria della concorrenza perfetta. In concorrenza perfetta il prezzo è posto uguale al costo marginale, e, nel lungo periodo, eguaglia il costo medio minimo, mentre nelle industrie non concorrenziali il prezzo è diverso (solitamente superiore) rispetto al costo marginale (vedi Fig. 1.1 e Fig. 1.2). In monopolio l output sarà in generale inferiore, e il prezzo più elevato, che in concorrenza perfetta: per questo motivo la soddisfazione sarà inferiore se la struttura di mercato è monopolistica piuttosto che concorrenziale, originando una perdita di benessere imputabile al monopolio. È possibile misurare la perdita di efficienza del monopolio rispetto alla concorrenza perfetta sommando algebricamente le variazioni di surplus dei consumatori e dei produttori. Si dimostra che tale perdita equivale alla differenza tra prezzo e costo marginale di produzione nel tratto compreso tra Q m e Q c (vedi Fig. 1.3). Un monopolio produce in corrispondenza di un livello di output inefficiente, perché riduce la produzione fino al punto in cui il mercato è disposto ad acquistarne un unità addizionale ad un prezzo superiore al costo di produzione. Solo se il monopolista potesse vendere diverse 7

8 8 Il monopolio naturale Figura 1.1. Equilibrio impresa che opera in concorrenza perfetta. Figura 1.2. Equilibrio di monopolio (con profitto).

9 I. Le distorsioni del mercato e il monopolio naturale 9 unità di output a prezzi diversi, in altre parole se potesse praticare la discriminazione dei prezzi, si potrebbe raggiungere un livello di output efficiente. Ricordiamo che si parla di discriminazione dei prezzi perfetta (o di primo grado) quando il monopolista vende unità diverse a prezzi diversi, e i prezzi possono essere differenti per ogni consumatore. È un meccanismo di allocazione diverso dal mercato concorrenziale, in cui si raggiunge l efficienza paretiana, anche se è una situazione più praticabile a livello teorico che pratico. La discriminazione di prezzo di secondo grado (discriminazione rispetto alla quantità), prevede che ogni consumatore che acquista la medesima quantità paga lo stesso prezzo: ne sono esempi gli sconti per vendite all ingrosso, e si pratica spesso nella cessione di servizi pubblici. I prezzi non lineari sono utilizzati per effettuare discriminazioni di questo tipo. Per finire, si parla di discriminazione di terzo grado, quando la discriminazione si pratica rispetto alle quantità e alla tipologia di consumatore: gli sconti per anziani e per studenti sono esempi. Figura 1.3. Perdita secca di monopolio.

10 10 Il monopolio naturale In questo caso, normalmente, l impresa praticherà un prezzo più alto ai segmenti di domanda rigida, e un prezzo più basso ai segmenti di domanda elastica. Approfondiremo queste tematiche più avanti. Di là da queste brevi considerazioni sui monopoli, dobbiamo ricordare che questa forma di mercato esiste per varie ragioni: perché alcune imprese si trovano ad avere il controllo su input fondamentali, per l esistenza di licenze governative o brevetti, per la presenza di economie di scala. In particolare, l esistenza di quest attributo, giustifica l esistenza del monopolio nel lungo periodo. Le economie di scala rappresentano una barriera all entrata quando l estensione del mercato, e quindi della domanda, consente all entrante di operare almeno al livello della dimensione ottima minima. L efficacia delle economie di scala come barriera all entrata dipende dal fatto che causano, al potenziale entrante, costi maggiori di quelli sostenuti dall incumbent. Quando alla variazione dell output corrispondono rendimenti di scala crescenti, siamo in presenza di economie di scala che giustificano l esistenza di un unico attore dal lato dell offerta. Normalmente le economie di scala si presentano laddove siano presenti costi fissi elevati, come quelli richiesti dall implementazione di grandi strutture. Il concetto di rendimento di scala si riferisce strettamente alla struttura tecnologica, mentre il concetto di economia di scala coinvolge anche il costo degli input. La precisazione è importante in quanto si può ipotizzare che una grande impresa possa, a parità di struttura tecnologica, riuscire ad acquisire gli input a condizioni molto migliori rispetto ad un impresa di minori dimensioni, e ciò potrebbe essere sufficiente per ridurre i costi per unità di prodotto, anche in presenza di una tecnologia a rendimenti costanti. L emergere della struttura monopolistica dipende dalla scala minima efficiente di produzione, cioè dal livello di output che minimizza il costo medio di produzione: se la scala è piccola rispetto al mercato dovrebbe prevalere una situazione concorrenziale, mentre se la scala minima efficiente è alta emergono situazioni di monopolio. In altri termini, se la domanda è elevata rispetto alla scala minima efficiente si avrà un mercato concorrenziale, nel caso contrario si avrà, probabilmente, un monopolio. Visto che, per definizione, nel mercato monopolistico è presente una sola impresa dal lato dell offerta, la curva di domanda dell impre-

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