Pellegrini Francesca. Alice in una bolla

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3 Pellegrini Francesca Alice in una bolla 3

4 ALICE IN UNA BOLLA di Pellegrini Francesca 2013 Francesca Pellegrini. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso scritto dell'autrice. I edizione 2013 Immagine di copertina dflhor/ Fotolia.com Questo romanzo è opera della fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell'immaginazione dell'autore o, se reali, sono usati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è puramente casuale. 4

5 ALICE IN UNA BOLLA A te che eri una zia meravigliosa e saresti stata una mamma straordinaria. A M. che è la ragione della mia vita. 5

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7 Capitolo 1 Luglio La maggior parte del lavoro lo stavano facendo loro, mia madre e Viola, che in quei giorni erano venute ad aiutarmi, io ci provavo ma quel pomeriggio ero proprio di pessimo umore. Una cosa è certa: nonostante abbia ormai una notevole esperienza in fatto di traslochi, io odio impacchettare. Viola mi appiccicò un pezzo di scotch su un ginocchio, «Hai bisogno di una ceretta?». Le risposi con una pernacchia. Poi mi feci forza e tornai operativa, presi una sfilza di libri e li infilai dentro una scatola, ancora vuota, sulla scrivania. Ne aggiunsi un'altra fila e mi trovai faccia a faccia con Anna Frank. La guardai un attimo prima di toglierla dalla scatola e appoggiarla sul mio comodino. Non l'avrei rinchiusa in uno scatolone. «Insomma di cosa ti occuperai?», chiese Viola chiudendone uno enorme che aveva appena riempito di scarpe. «In realtà non lo so di preciso, probabilmente dovrò solo prendere appuntamenti e tenere in ordine, di certo non posso fare massaggi». «Direi di no! Quella brava a fare massaggi era Gaia!». «Certo che fa un caldo tremendo!», dissi tentando di cambiare discorso. «Infatti soltanto tu puoi farmi riempire scatoloni in pieno Luglio!». Viola era in ferie per tutto il mese e in quei giorni era venuta spesso ad aiutarmi, nonostante a casa avesse due gemellini di tre anni da accudire e portare al mare. È davvero un'ottima 7

8 amica, e pensare che quando la incontrai per la prima volta a scuola avrei voluto strozzarla. Non mi ricordo di preciso cosa disse perché in realtà fu il tono saccente a darmi fastidio. Per fortuna la professoressa ci fece sedere allo stesso banco così ebbi modo di conoscerla davvero e scoprire che è una ragazza generosa all'ennesima potenza. «Lo so e ti ringrazio tanto. Credimi se tu non fossi qui non riuscirei a combinare un bel niente!», sospirai sedendomi di nuovo sul letto. «In realtà non combini nulla lo stesso, ma ti perdono», disse lei spingendomi giù con una mano. Rimasi sdraiata a guardarla mentre tagliava con i denti un pezzo di nastro adesivo per rinforzare il fondo di un cartone. Era assurdo che mio marito non avesse preso neanche un giorno di ferie per darmi una mano; in fin dei conti era per il suo dannato lavoro che vivevamo come zingari. Forse la soluzione ideale sarebbe stata quella di comprare un camper. Avrei risparmiato tempo e fatica. «Non ho capito come mai continui a seguirlo nelle sue follie! Sapevi che era un errore sposarlo, ma lo hai fatto; poi al primo trasloco te ne potevi liberare... certo, con il suo stipendio...». «Che dici? Mica sto con lui per i soldi!». «Lo so! È questa la follia! Se togli quello, non so proprio quali altri motivi potresti avere!». «Dai Viola basta! Sono dieci anni che mi ripeti di lasciarlo! È vero! Non è perfetto, ma neppure io lo sono». Speravo di aver concluso la conversazione ma con lei non era così semplice. Voleva avere sempre l'ultima parola. «Scempiaggini!», esclamò seria. «Scempi... cosa? Ma come parli?». «Deh, a forza di leggere favole ai bambini imparo un sacco di nuove parole. Ora siamo fermi su Robin Hood, e il principe Gio- 8

9 vanni dice così: "scempiaggini". Comunque, per te, comune mortale, traduco: stronzate! Dovrebbero farti santa solo perché lo sopporti! Di fidanzati ne hai avuti diversi, ma proprio il peggiore ti sei sposata! E comunque altro che dieci anni, già te lo dicevo a scuola che era un cretino!». Con Fabio ero stata fidanzata al liceo, poi ci eravamo lasciati per ritrovarci dopo alcuni anni e varie storielle di nessun peso, che non si potevano certo definire fidanzamenti. Il mio matrimonio non era una vera schifezza, come pensava Viola: certo c'erano alti e bassi (ultimamente soprattutto bassi) ma come in tutti i rapporti. Lui, con un lavoro ben pagato, geloso all'ennesima potenza, aveva gusti simili ai miei e ci conoscevamo così bene che sapevamo come andare d'accordo. Mi riempiva di regali, avevo più scarpe e borse io di tutte le mie amiche messe insieme e i suoi genitori mi adoravano: vista da fuori la mia vita poteva sembrare perfetta, in realtà non lo era affatto. Io volevo lavorare, aprire un asilo nido, avere dei figli, crescerli nella casa che ci avrebbe visto invecchiare, ma il suo lavoro veniva prima di tutto e i miei sogni erano rimasti chiusi in un cassetto. Non per questo però il mio matrimonio si poteva definire un disastro. Io volevo bene a Fabio e anche se, col senno di poi, non mi sarei sposata tanto presto, non rimpiangevo i bei momenti passati insieme, in fin dei conti era un marito! Non potevo pretendere che fosse perfetto. «Cice, guarda cosa ho trovato!», gridò Viola facendomi trasalire. Ma quanti decibel può raggiungere la sua voce? Cice! Solo lei mi chiama così. Avevo odiato quel nomignolo immediatamente, ma lei non si era mai decisa a smettere e, alla fine, mi ci ero pure abituata. «Sei matta? Cosa urli? Mi hai fatto prendere un colpo», risposi, sedendomi con lei sul pavimento della mia quasi ex camera da letto. Aveva in mano un album di foto. Più precisamente aveva in mano l'unico album che credevo di aver perso durante il primo 9

10 trasloco. «Oddio, dove lo hai preso? Credevo di averlo perso! È quello dell'ultima vacanza che abbiamo fatto tutte insieme. Cioè no, ecco... volevo dire... sì insomma quando siamo andate in Sardegna». Il mio cuore partì a razzo al ricordo di quel periodo. Un ritrovamento inaspettato, una reazione folle. Guardavo l'album, che Viola stava sfogliando, nell'attesa di due foto che ricordavo benissimo: le foto di due persone che non avrei più visto, nonostante lo desiderassi con tutta me stessa. Un desiderio che, almeno per una delle due, era decisamente insensato. «Certo! Ho conosciuto Luca durante quella vacanza... che bellezza quel viaggio... non è vero?». Ormai era partita, tornata indietro di ben cinque anni. Ed io insieme a lei. «Per carità! Una vacanza da dimenticare per me!». «Queste foto erano in fondo all'armadio del tuo maritino! Sai, penso che dovresti chiederti quali altre cosucce ti nasconde». «Va be' in quest'album c'è di me tutto ciò che Fabio vorrebbe cancellare. Certo, sono arrabbiata, ma in parte lo capisco...». «E capisci anche perché conserva le foto della stronza?», chiese sfilando dal fondo dell'album una decina di foto. Sentii una vampata di calore invadere il mio corpo. Come poteva farmi una cosa del genere? Conservare quelle foto era come tradirmi di nuovo. Quando lo aveva confessato non avevo sofferto così tanto come in quel momento: avevo avuto altro da affrontare. A pensarci bene non stavo soffrendo nemmeno ora, era più rabbia che dolore. «Non lo so! Magari non si ricordava di averle...». «Ha tenuto le foto della zoccola con cui ti tradiva e non hai niente da dire?». «Non mi fa certo piacere, che discorsi! Però sono foto vecchie...». 10

11 «Sì, certo, giustificalo di nuovo, tanto non sai fare altro, ma del resto se tu smettessi di farlo saresti costretta a lasciarlo». Aveva ragione. Se davvero mi fossi fermata a notare i comportamenti di mio marito avrei dovuto infuriarmi e, onestamente, non avevo la forza di sopportarne le conseguenze. Vivevo in equilibrio su una mina e non avevo nessuna intenzione di saltare in aria. «Cice, ora devo andare, domattina torno e continuiamo il lavoro... a meno che tu non mi chiami per dirmi che lo hai lasciato e che quindi non parti più». «Non preoccuparti, impacchetto le ultime cose e ho finito. Per domattina sarò pronta. Vai pure al mare tranquilla. Abbraccia i bimbi da parte mia e leggigli Peter Pan che è la mia favola preferita». «Davvero? Non è La Bella e la Bestia?», chiese girandosi di scatto e bloccandosi in mezzo al corridoio. «No!», risposi spingendola scherzosamente fuori di casa. Sapevo dove voleva andare a parare. «Mio marito non è una bestia. E ora vai», dissi abbracciandola stretta. Cavolo! Stavo di nuovo lasciando tutto e tutti per trasferirmi lontano, in una città caotica. E non ne avevo la minima voglia. C'erano scatoloni ovunque e in più le valige, pronte per una vacanza: una settimana in Sardegna, come ogni anno da quando ci eravamo rimessi insieme, come se Fabio volesse cancellare davvero quell'unica estate in cui c'ero andata senza di lui. Presi l'album di foto e mi stesi sul letto, l'unico pezzo di casa non ancora imballato. 11

12 Capitolo 2 «Sono io! Faccio una doccia. È pronta la cena?», gridò Fabio percorrendo il corridoio e chiudendosi in bagno. «Bentornato! Sei mancato molto anche a me!», risposi ironica. Ero ancora sdraiata sul letto, dovevo essermi addormentata perché l'album delle foto era sul pavimento. Mi alzai e lo infilai sotto il materasso, poi andai in cucina e accesi il forno per cuocere le lasagne che mi aveva portato mia madre. Avevo più di mezz'ora prima che uscisse dal bagno così tornai in camera per piegargli le camicie che ancora restavano nell'armadio. "Odio piegare le camicie. Odio proprio le camicie. Come minimo ne ha cinquanta. È fissato. Perché cavolo perdo tutto questo tempo se so già che a Roma me le farà stirare di nuovo... dovrò comprare l'asse da stiro. E la pentola per cuocere a vapore. Viola ha detto che è comodissima. Ha sempre ragione... già, dove avrò messo il vestito verde? E i polsini per il mal di mare, Fabio non parte senza. Otto ore in nave con lui che si lamenta non ce la posso fare... non mi ha ancora detto dove andremo. L'hotel dell'anno scorso non mi è piaciuto. Il letto era duro come il legno. Devo ricordarmi il cuscino. Cacchio! Potresti anche darmi una mano! Figuriamoci, deve fare la doccia il signore. Dovrai spiegarmi perché hai tenuto le foto di quella lì. E perché hai nascosto le mie! Lo sapevo! Non ho comprato il balsamo, ora lo senti... è assurdo, quale uomo usa il balsamo? Ha i capelli lunghi due centimetri, che nodi vuoi che ti vengano? Di sicuro mi dimenticherò qualcosa. Lorenzo a che ore ha detto? Devo controllare il messaggio, ci 12

13 manca solo che faccia tardi il primo giorno. Questa è macchiata gliel'ho già detto tre volte che la macchia non viene via, ma mica la butta. È fissato proprio. Che ore sono? Avrebbe risolto il problema siccità in Africa con l'acqua che sta consumando, nemmeno lavorasse in miniera. Stai tutto il giorno seduto ad una scrivania. Non riesci neanche a sudare. Che caldo! Io mi sto facendo il culo da due settimane e lui neanche si degna di salutarmi. In Sardegna non si soffre il caldo. In Sardegna non si soffre niente. Su quella spiaggia i sassolini erano sempre freschi. Le ciabatte! Quelle non le ho messe in valigia. Sono pure nuove, me le devo ricordare. Avevo le foto di quella spiaggia. C'era anche Lui. Ho incontrato solo bastardi in vita mia. Viola dice che ho la calamita. Come si chiama? Dario. Sì, Dario era un bravo ragazzo. Avrei dovuto sposare lui. Anche Gaia me l'aveva detto! Gaia. Se tu mi vedessi ora ti prenderebbe un colpo! No, il colpo verrebbe a Viola. Prenderebbe tutte queste camicie stronze e ci farebbe un falò. Basta guardarle che sono di nuovo da stirare. Le odio. Fa caldo per stirare. In Sardegna non stiro. Me ne sto tutto il giorno in costume e ciabatte. Appena esce dal bagno prendo le ciabatte. Ma quante sono? Non ne posso più. Sono pure tutte uguali! Nelle foto ero più bella. Stavo di merda eppure ero più bella. Guarda in che stato sono. E lui tiene ancora le foto di quella. Dovrà darmi una spiegazione. Speriamo che il lavoro nuovo mi piaccia. Sicuramente non farò neanche in tempo ad ambientarmi che dovremmo trasferirci di nuovo. Ma a lavorare in Sardegna non ti ci mandano mai? Figuriamoci! Perché mai dovrei essere così fortunata? Non ci credo! Questo è il mio diario! Perché è qui? Cosa mi nascondi ancora? Ha ragione Viola. Ha sempre ragione. Non ci credo... per tutto questo tempo...". «Alice, cos'è quest'odore?». «Le lasagne!», trasalii sbattendo l'anta dell'armadio. Bruciate. Niente cena. 13

14 «A cosa pensavi? Senti che puzzo! Hai tirato fuori anche tutte le camicie per farle impuzzolentire meglio!». «Hai proprio un bel coraggio a lamentarti!». «E ora cosa si mangia? Non c'è niente in frigo! Non hai comprato nulla? Se me lo dicevi mi organizzavo!». «Cosa avrei dovuto dirti? Di ordinare una pizza perché avevo intenzione di bruciare le lasagne?». «Stai calma! Volevo solo dire che potevi comprare qualcosa. Io ero a lavoro!». «Invece io ero sul divano a grattarmi la pancia! Sei proprio un cretino! Ma non ce l'ho con te! La colpa è solo mia! Mia! Sono io che continuo a seguirti!». «Non ti ho mai obbligata! Potevi non venire! Ma a quanto pare la bella vita piace anche a te perché non ti sei mai tirata indietro!». E due! «Non l'ho fatto per i soldi! Si chiama impegno matrimoniale! Sai quando hai scritto il tuo nome su quel pezzo di foglio in Comune? Ecco! Quel giorno ci siamo sposati!». «Stai tranquilla che me lo ricordo! Certe stronzate non si dimenticano! Io esco, vado a mangiare una pizza, vieni?». «No». ****** Quel giorno ero alle prese con l'ennesimo trasloco della mia vita: mio marito, aveva accettato un lavoro a Roma e io, che avevo un contratto a termine avevo lasciato tutto per seguirlo, di nuovo. Sì, perché dal giorno del matrimonio era stato come salire su una trottola. Da Livorno a Modena, da Modena a Savona. Da Savona di nuovo a Livorno. Quattro anni, quattro traslochi. Roma era solo la nuova tappa, non sarebbe stata certo l'ultima. Lì ci 14

15 abita mio cugino Lorenzo che mi aveva offerto un lavoro part time nel suo centro fisioterapico. L'unico lato positivo in tutta quella faccenda. Questo era ciò che pensavo sarebbe successo, fino a quando, al suono della sveglia, invece di trovare mio marito al mio fianco nel letto, ho trovato questa lettera: Cara Alice, so che questo non sarà certo il tuo risveglio migliore, ma credimi ci ho pensato bene e credo sia la soluzione ideale per tutti e due. Magari ora mi odierai ma presto capirai che era giusto così. Stai leggendo questa lettera perché non ho il coraggio di affrontarti, mi dispiace. Sono partito per Roma, senza di te stavolta e non credo di tornare. La nostra storia è stata senza alcun dubbio unica, ci siamo presi, lasciati, odiati, ripresi, sposati... ma ci siamo mai amati? Non lo so. Io ho fatto molti errori ma credimi non è stato facile starti accanto. Anche tu hai le tue responsab Non hai idea di quante volte tu abbia chiamato il suo nome durante la notte in tutti questi anni. Non so cosa ci sia fra voi, ma, fra di noi, sicuramente non c'è ciò che dovrebbe esserci. io mi sono inn è da parecchio che vorrei Io ho conosciuto una persona e con lei sto bene, mi dispiace non avertene parlato prima ma ho voluto essere sicuro, prima di fare un passo del genere. Immagino tu possa capire visto che anche tu hai tirato i remi in barca e hai lasciato che il tempo passasse senza reagire. Ti restituisco il diario, lo avevo nascosto per gelosia credo, non so... Non ce l'ho con te, penso che sia andata come doveva andare. Ti ho lasciato anche un biglietto per il traghetto e la prenotazio- 15

16 ne per la Sardegna, è tutto pagato, ovviamente. Spero tu decida di andare, so che ami quei posti e che aspetti ogni estate per tornarci. Fra un po' ci sentiamo per tutti gli aspetti legali. È meglio non sentirci in questi giorni, fra qualche giorno tra un po' riuscirai sicuramente a vedere le cose in modo diverso. Ti voglio bene, non odiarmi, io ti auguro di essere felice. Baci Fabio. PS: ti avevo promesso di aiutarti a ritrovare la voglia di vivere ma non credo di esserci riuscito. 16

17 Capitolo 3 Dopo essere rimasta quasi un'ora a fissare quel pezzo di carta mandai un messaggio a Viola. Neppure venti minuti più tardi era già attaccata al campanello. Avrei dovuto aspettarmelo. Forse il mio sms, che diceva: "Non parto più", l'aveva un attimo allarmata. Be' sì, la sua espressione era decisamente allarmata. Quando aprii la porta, entrò sparata dirigendosi in cucina. «Cos'è successo?», ansimò aprendo il frigo. Tirò fuori una bottiglietta d'acqua e la tracannò tutta d'un fiato. Poi ricominciò a respirare. «Scusa, ho fatto le scale di corsa e fuori ci sono mille gradi, ma cosa è successo? L'hai lasciato davvero?». La sua espressione sorpresa lasciava trasparire un velo di soddisfazione. Di sicuro pensava che ci fosse finalmente riuscita. «No. Lui ha lasciato me». «Oh-mio-Dio! Quel bruttissimo verme-schifoso-bastardo-inutile che nessuno sa cosa ci sta a fare a questo mondo ha avuto il coraggio di mollarti?». Si lasciò cadere su una sedia e mi guardò seria. Sapevo che in quel momento odiava Fabio più di quanto lo odiassi io. Si morse un labbro nel tentativo di bloccare la raffica di insulti che leggevo sul suo viso. Agli occhi di un estraneo probabilmente la moglie abbandonata sarebbe sembrata lei. Io ero decisamente troppo tranquilla perché la cosa riguardasse me. «Sì. È quello che ho detto. Mi ha scritto una lettera. Stamani quando mi sono svegliata lui non c'era». «Ti ha scritto una lettera?». La sua voce schizzò alle stelle, aveva gli occhi spalancati e la testa tutta allungata in avanti. Era 17

18 davvero sul punto di esplodere e sapevo che lo avrebbe fatto se le avessi svelato il terzo particolare: il tradimento. «Sì Viola, la smetti di ripetere ciò che dico? Leggi la lettera così capisci di cosa parlo!». Di alcune offese non conoscevo neppure l'esistenza. Ma la maggior parte di quelle che strillò leggendo le parole di Fabio erano un perfetto riassunto di ciò che pensava di lui da sempre. «Ti sei finalmente liberata di un callo dal culo!». «Olé! Elegante come sempre». Viola aveva la finezza di un elefante in un negozio di cristalli. «Sì, va be', invece lui che ti molla con una lettera in cui ti confessa di averti tradita per l'ennesima volta, è stato un vero signore! Tanto di cappello! Dovrebbero dargli il premio per...». «No infatti, lo so», la interruppi io, sapendo che avrebbe potuto continuare così per ore. «Hai capito vero che quel bastardo ti ha fatta licenziare prima di mollarti?». In quel momento mi resi veramente conto di ciò che era effettivamente successo. Ero senza lavoro, con le mie cose imballate e senza nessun piano per il futuro. Apnea. Alla fine la bomba era scoppiata. La mia vita era andata in pezzi, di nuovo. Questo mi atterrì, e non il fatto che mio marito mi avesse tradita e lasciata. Wow, davvero un legame profondo, il nostro! «Ti ha lasciata due volte: la prima mentre eri in ospedale e ora con una lettera! Non penserai di stare male per un essere del genere! Fatti una doccia e usciamo. Oggi si va al mare, c'è da festeggiare! Mamma mia non vedo l'ora di dirlo a tuo fratello...». Così dicendo si alzò e prese un'altra bottiglietta d'acqua dal frigo. L'aprì e me la passò. «Bevi. Sei quasi verde». Poi cominciò a spalancare uno dopo l'altro i pensili della cucina. I mobili erano stati venduti insieme alla casa e i nuovi inquilini avrebbero avuto le chiavi dieci giorni 18

19 dopo la nostra partenza, in modo da darci il tempo di portare via tutti gli scatoloni. Non riuscii neppure a rispondere che già era ripartita. «Dov'è lo zucchero? La tua faccia non mi piace per niente...». Indicai con un dito lo sportello giusto e la vidi prendere le bustine monodose di zucchero che, insieme al sale e ad un pacco di biscotti, avevo lasciato in quel mobile ormai vuoto. Ne aprì tre e mi ordinò di ingoiarle. «Sei pazza! Mi farai venire il diabete e sette o otto carie! E, comunque, in genere è il sale che alza la pressione...», commentai mentre mandavo giù quell'assurda dose di dolce energia pensando allo stipendio assicurato al mio dentista. «E comunque chi sarebbe questo tipo che rammenti la notte, scusa? Lo ha inventato per giustificarsi?». «Non ne ho idea», mormorai appoggiando una guancia sul tavolino di vetro. Le braccia penzolavano abbandonate. «Secondo me è il bel biondino, quello delle foto». «Perché dici così?», domandai stupita, senza sollevarmi da quella superficie fresca. «Deh! Perché sì! A me è bastata una foto ieri per sognarlo stanotte! Chi avrebbe potuto dimenticare un ragazzo del genere? Solo una pazza! Aspetta: ma tu sei pazza», mi disse sgranando gli occhi, «come fai a ricordartelo?». «Scema! Non sei mai seria! Comunque l'ho sognato solo qualche volta. Insomma, non ho passato gli ultimi anni a pensare a lui come insinua Fabio. L'ho solo sognato. E poi quando succede mi sveglio nervosa». «Ci credo! Dopo aver sognato quel po'-po'-di-ben-di-dio ti svegliavi accanto a quella sottospecie di... ecco perché le aveva nascoste... il codardo temeva il confronto... quel vigliacco... che rabbia... non vorrei essere in lui quando lo verrà a sapere tuo fratello... infame...». 19

20 «Sì Viola, sei stata abbastanza chiara! Come sempre...». Se già lo offendeva abbondantemente quando stavamo insieme, da quel momento in poi non avrebbe avuto più alcuna pietà e la cosa mi lasciava del tutto indifferente. Di indizi che ci collocavano tra le coppie più incompatibili del pianeta ne avevo avuti, eccome! Tutti ignorati. In realtà quello che avevo fatto si avvicinava più ad una resa che ad un fidanzamento. "Come faccio ora? Cosa faccio? Niente lavoro. Devo tornare a casa dei miei. Un infarto. Alessio s'incazza. Mi difende sempre. Anche Lui mi ha difesa da Fabio. Ha ragione: l'ho sognato troppo. Cosa faccio ora? Senza lavoro è un casino. Devo chiamare Serena. Magari mi riprendono. La cognata di Susy cercava una babysitter ora che l'asilo è chiuso. Chiamerò anche lei. Poveraccia lei a lavoro si fa proprio il mazzo. Me lo ha detto Silvia. Tra poco partorisce. Ale lo dice sempre che non vado mai a trovarli. Troppi traslochi...". «...Ma scusa e tu in tutto questo tempo non lo hai mai sentito o incontrato?». «Ma chi?», chiesi confusa. Avevo un mal di testa tremendo e mille pensieri che mi ronzavano nelle orecchie. «Il biondino!», rispose allargando le braccia, come se avesse appena chiesto la cosa più ovvia di questo mondo, come se il mio cervello non fosse impegnato a comprendere una realtà che non aveva previsto e che gli era improvvisamente precipitata addosso. Come se non avessi altre preoccupazioni che potessero distrarmi dal pensiero di una vacanza lontana cinque anni. «Dai Viola! Ho problemi più seri in questo momento!». «Dobbiamo trovarlo. Come facciamo? Lasciami pensare... certo potevi parlarmene anche un po' prima, tipo cinque anni fa! Sarebbe stato più semplice, comunque con Facebook sarà una passeggiata, vedrai. Aspetta... se non ricordo male avevi il suo indirizzo ! Non ti ha più scritto neppure un messaggio?». 20

21 «Immagino di no». «Cosa vuoi dire? Non hai mai controllato? In cinque anni!». Mi guardava incredula. «No». «Perché no? Come hai fatto a resistere?». «Sulla nave, mentre tornavamo a casa, ho segnato su un foglio delle lettere e alcuni numeri a caso. Ho modificato la password e poi ho buttato il biglietto nel bagno, quindi non ho potuto più aprire quell'account, la mia password è finita in fondo al mare, passando per il water. Poi cambiai numero di telefono e...». «Fantastico! È ufficiale: hai dei seri problemi mentali. Tu, quando ti arrabbi, spengi il cervello! Sono incazzata: ok butto via l'unico modo che avrò mai di rintracciare uno stra-fico del genere. Sono depressa: ok sposo il più cretino sulla faccia della Terra». Viola era stupenda, quando mi rimproverava per qualcosa ci metteva dentro anche Fabio. Lo aveva sempre fatto. «Non potevi semplicemente cestinare le sue ?». «Forse hai dimenticato com'è finita! Di certo non volevo sentirlo. In effetti non dovrei volerlo neppure adesso. E poi ti pare che sarei riuscita a cestinarle?». «Uhm... veramente no, visto l'effetto che aveva su di te, dubito che ce l'avresti fatta». «E comunque non voglio trovarlo. È un'assurdità. Sono sicura che neppure si ricorda di me, che senso ha provare a cercarlo? Rischio di fare la figura della sfigata che in tutto questo tempo non ha costruito niente e si è solo aggrappata al passato». Idea poco diversa dalla realtà, in effetti. «Cos'è questo biglietto? Lo hai già letto?», chiese sollevando un foglietto appoggiato su uno scatolone accanto al frigo. «No. Non lo avevo visto. Cosa c'è scritto?». Lo lesse in silenzio, poi mi guardò e disse: «È del bastardo. Dice che vuole tenere il servito di piatti, i bicchieri e le pentole. 21

22 Dà per scontato che tu torni a casa dei tuoi e che, quindi, non ti servano. Ti rendi conto? Lo ha proprio scritto! Credi che possa servirti qualcosa?». «No. Non voglio niente di questa roba». «Benissimo!», disse prima di sollevare e ributtare giù di colpo la scatola con scritto fragile. Il rumore che ne seguì fu inequivocabile: i bicchieri erano andati. «Sei impazzita?». «Non vorrai mica che la sua fidanzata beva nel tuo bicchiere? Mangi nei tuoi piatti o cucini nelle tue pentole?». «Come pensi di romperle le pentole?». «Uhm... ora ci penso. Intanto dedichiamoci ai vestiti». «Cosa vuoi fare?». «Quello che si meriterebbe non è legale quindi dovrò limitarmi!», rispose dirigendosi verso la camera. Io la seguii ansiosa. Viola aprì il primo scatolone e cominciò a scaraventare in giro per la stanza le camicie che avevo piegato il giorno prima. Per poco non mi venne un colpo e mi resi conto che non erano quei pezzi di stoffa che odiavo tanto. «Mi dai una mano o vuoi far divertire solo me? Se vuole la sua roba dovrà faticare, più di quanto abbia fatto fare a te!». A mezzogiorno e quaranta mio fratello suonò il campanello. «Cosa ha fatto questa volta?», chiese abbracciandomi. «L'ha lasciata! Se n'è andato con un'altra! Di nuovo!». Viola era in piedi sopra ad un cappotto. «Avete fatto il bucato?», chiese Alessio guardandosi intorno. Una decina di camicie galleggiavano nella vasca. Il resto era praticamente ovunque. Viola annuì soddisfatta. «Come stai?». «Come una cretina! Disoccupata, cornuta e presa per il culo!». «Quanto lo odio... non l'ho mai sopportato!». «Sì lo so! Non ti ci mettere pure tu! Avevate ragione voi sono stata un'idiota! E ora mi merito questa schifezza di vita». 22

23 «No cara! È lui che si merita un vita di merda! Te l'ho detto: ora ti trovo il principino e vedrai come ti riprendi!». «E io ti ho detto di no!». «Perché?». «Perché, con la fortuna che ho, come minimo magari lo trovi pure, ma sposato, padre di tre figli, che vive felice e contento! No grazie! Questa umiliazione me la risparmio». «Umiliazione? Sono cinque anni che sogni lo stesso uomo e ora che sei libera di cercarlo rinunci? Gaia non te lo lascerebbe fare». «Cosa ci combina tirare in ballo Gaia? Sei scorretta!», urlai accusando il colpo. Ero schizzata come una molla. «E tu una stupida se hai sopportato Fabio e ora non cerchi lui». «E poi scusa, cosa dovrei fare? Andare a Verona e girare per strada finché non lo trovo?». «Scusate potrei sapere di chi state parlando?». «...e poi non ho detto che lo sogno da tutto quel tempo, ti ho solo detto che è capitato qualche volta». In effetti era capitato più spesso di quanto volessi ammettere. È anche vero che i sogni sono indipendenti dalla nostra volontà ed io non avevo alcuna responsabilità di ciò che il mio cervello s'inventava la notte. E di conseguenza non lo ero neppure di ciò che il mio cuore pensava di quei sogni. «Senti, non devi fare niente: lo cerco io! Tu devi solo partire e goderti la vacanza». «No! Lascia perdere. E poi dovrei partire domani sera alle nove, come faccio?». «E poi, e poi, e poi... Ciccia, la tua valigia è già pronta, basta aggiungere qualche perizoma in più e...». «Ma che dici? Dai Viola fai la seria per una volta». «Io sono ancora qui! Mi dite chi è questo tipo che dovrebbe vedere mia sorella in perizoma?», insistette mio fratello. «A parte il fatto che sono seria, non vedo quale sia il problema: 23

24 sapevi di dover partire con Fabio quindi è tutto pronto, l'unica differenza è che parti da sola. Una donna e il suo sogno...». Va be' dire a Viola di fare la seria era come chiedere all'elefante nel negozio di cristalli di non far danni: impossibile! Poi si rivolse a mio fratello: «Alessio, tua sorella si è fatta sfuggire l'uomo più bello del pianeta e, ora che potrei aiutarla a ritrovarlo, non ne vuole sapere. Prova a farla ragionare!». «Ma se era uno stronzo!», strillai. «Nella vita si cambia... vuoi perdere l'occasione della tua vita?». «Non era l'occasione della mia vita, era l'ennesima fregatura!». «D'accordo! Però in Sardegna ci vai? Io ti prometto di non cercarlo se tu mi prometti di partire!». Aveva ragione: la valigia era pronta, erano anni che impacchettavo me stessa per seguire le ambizioni di qualcun altro, era ora che pensassi a me. Non avevo certo impegni importanti, anzi non ne avevo proprio e per parecchio tempo. In più, il fatto che l'alternativa fosse quella di dover tornare a casa dai miei e spiegargli che mio marito se ne era andato con un'altra, dopo avermi fatta licenziare e aver venduto la nostra casa, mi faceva apparire quel viaggio ancora più sensato. Guardai il biglietto del traghetto e il foglio della prenotazione, riconobbi il nome del B&B: ci eravamo stati diversi anni prima, durante il nostro primo viaggio dopo che ci eravamo rimessi insieme. Gli anni a seguire aveva sempre prenotato in alberghi quattro stelle e non ci eravamo mai goduti veramente la vacanza. Io preferivo stare in spiaggia tutto il giorno, mangiare un panino e stare fuori fino a sera. Lui invece dava la precedenza alla comodità, ai pasti completi e a tutti i servizi di un albergo o un villaggio di lusso. «Ok ci vado. Mi faccio una bella settimana di mare!». Non avevo più alcun dubbio: sarei andata eccome! Anche solo per riscattarmi della fatica fatta a impacchettare e spacchettare la sua roba. Se solo si fosse degnato di avvisarmi un po' prima, io non 24

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