Le reti del ciclo dell acqua nella città di Milano: l esperienza gestionale di Metropolitana Milanese

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1 Periodico del Laboratorio Sottosuolo realizzato da Regione Lombardia Direzione Generale Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile Anno 1 - Numero 6/Maggio 2007 Le reti del ciclo dell acqua nella città di Milano: l esperienza gestionale di Metropolitana Milanese Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n 46) Art. 1, comma 1, DCB Milano I perchè di una scelta: i tubi in plastica Il software Opensource per la realizzazione dei SIT

2 Nel luglio 2006 il Laboratorio Sottosuolo ha dato avvio alla pubblicazione di questo periodico con l obiettivo di diffondere esperienze e progetti e favorire una discussione sui principali aspetti che attengono al sottosuolo. Anno 1 - numero 6/Maggio 2007 Registrazione del Tribunale di Milano numero 404 del 14/06/2006 Editore Regione Lombardia Direzione Generale Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile Via Pola, 12/ Milano Direttore Responsabile Vittorio Perrella Direttore Editoriale Marco Raffaldi Redazione Rosella Bolis, Monica Basilico Hanno collaborato Enrico Maria Chialchia, Giovanni Di Trapani, Luca Marletta, Stefano Tani, Carlo Torre, Paolo Viskanic Realizzazione Editoriale Cestec S.p.A. Via G. Fara, Milano Progetto Grafico e Impaginazione Ab Comunicazioni S.r.l. Via Mestre, Milano Fotolito e Stampa Lucky Group di Primerano Cristina Via Volturno, Brugherio (MI) 3 Editoriale di Marco Raffaldi, Regione Lombardia 4 Il Sistema Informativo Territoriale Integrato della Comunità Montana Valtellina di Tirano di Giovanni Di Trapani, Comunità Montana Valtellina di Tirano e Paolo Viskanic, R3 GIS SRL 8 Le reti del ciclo dell acqua nella città di Milano: l esperienza gestionale di Metropolitana Milanese di Stefano Tani, Metropolitana Milanese 12 I perchè di una scelta: i tubi in plastica di Enrico Maria Chialchia, Federazione Gomma Plastica 15 Il software Opensource per la realizzazione dei SIT di Luca Marletta, BeOpen SRL 18 Metodi innovativi per la limitazione dell inquinamento da perdite fognarie 23 News di Carlo Torre, Gruppo Iride SPA Nei 6 numeri pubblicati sono stati ospitati diversi contributi che hanno riportato il punto di vista sia delle amministrazioni locali, sia dei gestori dei servizi, sia del mondo della ricerca e dell innovazione. È stato altresì presentato lo stato d avanzamento delle sperimentazioni avviate nella 2 a fase di attività del progetto Laboratorio Sottosuolo, i cui risultati finali saranno resi disponibili sottoforma di manuali, atlanti e linee guida agli operatori del settore. Accanto a quest opera di divulgazione è stato perseguito un obiettivo più propriamente politico, vale a dire richiamare l attenzione dei decisori pubblici sul tema del rapporto costi-benefici che un intervento più razionale del sottosuolo può apportare. L adozione di una politica diffusa di gestione razionale del sottosuolo urbano posta in relazione alla produzione normativa, tecnica e regolamentare, produce, infatti, una catena di effetti a cascata che coinvolgono gli enti locali, i gestori e indirettamente gli utenti e la collettività. La linea maggiormente sviluppata è stata quella della pianificazione e programmazione degli interventi; tuttavia, vi è la consapevolezza che tale ambito di studio vada allargato a temi che attengono anche l uso di tecnologie e materiali innovativi e un riutilizzo di infrastrutture esistenti con conseguente reimpiego di volumi oggi non più utilizzati. Si apre così una prospettiva di analisi nuova e più ampia che ci apprestiamo ad indagare. L impegno, dunque, anche in considerazione del grado di accoglimento di questa nostra iniziativa, è quello di proseguire nella pubblicazione del periodico, non prima di avere fatto una riflessione più attenta sui risultati dell iniziativa. Marco Raffaldi Regione Lombardia 3

3 Il Sistema Informativo Territoriale Integrato della Comunità Montana Valtellina di Tirano Attività di rilievo e mappatura georeferenziata delle reti tecnologiche del sottosuolo di pubblicazione e gestione della banca dati mediante specifico modulo applicativo di Giovanni Di Trapani, Comunità Montana Valtellina di Tirano e Paolo Viskanic, R3 GIS SRL La Comunità Montana Valtellina di Tirano ha in fase di realizzazione, in convenzione con 10 Comuni del Comprensorio, un Sistema Informativo Sovracomunale che si pone, come obiettivo primario, la realizzazione di una piattaforma generalizzata per la gestione di tutti i processi degli Enti attraverso una banca dati univoca ed integrata. Il progetto ha visto la realizzazione di un centro sistema presso la Comunità Montana dove sono residenti tutte le banche dati dei Comuni e la logica per la loro gestione e protezione. L erogazione dei servizi avviene mediante applicativi fruiti in modalità web dagli operatori dei Comuni e dai cittadini, cioè con il semplice uso di un browser. Nell ambito di tale progetto, in collaborazione con la Struttura Analisi e Informazioni Territoriali della Regione Lombardia, la Comunità Montana ha attivato un Sistema Informativo Territoriale di valenza sovracomunale integrato con il SIT della Regione Lombardia. Per l attivazione di tale servizio è stato necessario disporre di un sistema di banche dati territoriali, aggiornate e congruenti tra loro. In tale ottica, negli ultimi anni, la Comunità Montana, in collaborazione col DIIAR del Politecnico di Milano, ha realizzato: il database topografico mediante stereo restituzione alla scala 1:2.000 delle aree di fondovalle e urbanizzate e alla scala 1: della restante parte di territorio; la digitalizzazione delle mappe catastali e il rilievo dei punti fiduciali in ambito urbanizzato; la mosaicatura delle mappe catastali sul db topografico; la digitalizzazione dei PRG, tutti predisposti su base catastale, e la loro trasposizione su base aerofotogrammetrica; il rilievo delle reti tecnologiche del sottosuolo (acquedotti e fognature) e strutturazione dei dati in formato DB topografico. Il Sistema Informativo Territoriale di accesso pubblico alle amministrazioni, alle imprese e ai cittadini all indirizzo consente di visionare e interrogare alcuni tematismi della banca dati territoriale (limiti amministrativi, ortofoto, db topografico, mosaico informatizzato degli strumenti urbanistici, vincoli, mappe catastali) e di scaricare la documentazione cartografica in formato pdf, tif, ecw o dwg. Le Amministrazioni pubbliche hanno inoltre accesso riservato a specifici moduli webgis di consultazione, gestione ed aggiornamento delle proprie banche dati territoriali (PRG, PGT, DB Topografico, Stradario, Reti tecnologiche, numeri civici, Piano di Protezione Civile, ecc). Il Sistema Informativo Territoriale Il Sistema Informativo Territoriale della Comunità Montana prevede prevalentemente l utilizzo di prodotti open source, appositamente adattati alle esigenze degli uffici preposti alla gestione delle banche dati. Tali applicativi, realizzati nel pieno rispetto degli standard dell Open Geospatial Consortium (OGC), consentono inoltre l esportazione e l utilizzo delle banche dati in altri ambienti senza problemi di conversione e vincoli di licenza d uso. Il fulcro di tutto il sistema operativo è il geodatabase basato su Postgres e sul modulo spaziale PostGIS. Tutti i dati territoriali sono salvati all interno di questa banca dati, sia per la parte di attributi che per la parte geometrica. PostGIS, oltre che contenere i dati, offre anche una moltitudine di funzioni spaziali, che essendo disponibili direttamente nella banca dati, non devono essere separatamente programmate negli applicativi client. A differenza di un sistema basato su file, PostGIS permette di utilizzare tutte quelle funzioni tipiche di banche dati relazionali, per l accesso controllato ai dati, il back-up, i trigger automatici, le view che raggruppano più dati, ecc. Tutti gli applicati, siano essi utilizzati da parte della Comunità Montana, dai singoli Comuni, dai tecnici o dai cittadini, grazie al rispetto degli standard OGC, si interfacciano su un unica banca dati. Al geodatabase centrale è possibile accedere per la consultazione e la gestione dei dati sia con applicativi desktop, che con applicativi Web tramite Mapserver e software gestionali specifici. La struttura della banca dati prevede tabelle distinte per ciascun comune, che, però, vengono raggruppate in view geografiche estese a tutta la Comunità Montana. Tale soluzione consente ai Comuni di agire ciascuno sulle proprie tabelle, aggiornando tramite gli applicativi WebGIS i propri dati e, contemporaneamente, gli stessi dati aggiornati vengono utilizzati per il WebGIS pubblico, per i webgis gestionali e, tramite lo standard WMS, all interno di software GIS e CAD già in uso nei comuni. Uno dei moduli gestionali di recente attivazione è il modulo R3 Technet, un webgis per la consultazione e la gestione del database delle Reti Tecnologiche fornito dalla Ditta R3-GIS di Merano (BZ) (www.r3-gis.com) (Figura 1). I dati delle reti tecnologiche I dati gestiti dall applicativo sono stati rilevati nel periodo giugno - dicembre 2005 nell ambito della attività di sperimentazione attivata dalla Regione Lombardia in attuazione del Decreto Direzione Generale Servizi di Pubblica Utilità n del 29 giugno La sperimentazione nel territorio della Comunità Montana ha interessato 7 Comuni e ha comportato il rilievo delle totalità delle reti idriche di adduzione e smaltimento. Schematicamente l attività è stata condotta secondo le seguenti fasi: 1. Individuazione preliminare delle reti idriche di adduzione e smaltimento sulla base delle indicazioni fornite dall Ufficio Tecnico; 2. Campagna di ricognizione sul territorio di verifica delle informazioni acquisite; 3. Rilievo plano altimetrico dei tombini di acquedotto e fognatura, apertura di tutti i tombini e rilievo di dettaglio (es. profondità, tubo in arrivo, tubo in partenza, etc..) e compilazione di monografia; 4. Strutturazione definitiva dei dati in formato shape. L attività di rilievo e di strutturazione della banca dati è stata eseguita seguendo le Specifiche Tecniche per il rilievo e la mappatura delle reti tecnologiche redatte della Regione Lombardia. Il rilievo degli oggetti visibili in superficie è stata eseguito sia con tecnica topografica tradizionale che con strumentazione GPS, in sistema di riferimento Gauss Boaga appoggiato alla rete di raffittimento rilevata in fase di produzione del DB Topografico e acquisita nella rete della Regione Lombardia. Al fine di contenere i costi, nei territori ove la pendenza del terreno è tale da non porre dubbi sull andamento altimetrico della rete di smaltimento, si è scelto di utilizzare la livellazione trigonometrica. L attività di rilievo ha determinato l inserimento nel DB di un numero di elementi molto superiore a quanto prescritto come obbligatorio nelle Specifiche Tecniche in quanto, una volta aperti i pozzetti, l acquisizione di tutte le informazioni accessibili non comporta di fatto significativi aumenti di costo. Le verifiche eseguite relative alla congruenza fra rilievo eseguito e DB topografico hanno dato, in quasi tutti i casi, esito positivo. L attributo relativo alla sede su cui persiste un oggetto risolve inoltre il problema della precisione differente fra DB topografico (in alcuni casi alla scala 1:10.000) e rilievo. In taluni casi è stato riscontrato come le informazioni rilevate con metodo topografico (le emergenze delle reti), associate alle informazioni acquisite dagli uffici tecnici (la posizione delle tubature sotterranee), portino a geometrie delle reti di approvvigionamento e smaltimento che, in modo improbabile, si intersecano fra di loto (Figura 2 nella pagina seguente). D altro canto, è economicamente poco vantaggioso ricostruire la corretta geometria dell intera rete mediante l esecuzione di indagini geognostiche con georadar o strumenti similari. Figura 1: la banca dati PostGIS è aggiornata tramite applicativi semplici ed intuitivi via Web o software GIS desktop open source. Contemporaneamente è possibile accedere ai dati tramite il portale pubblico o con applicativi commerciali quali AutoCAD e ArcGIS. 4 5

4 La consultazione del dato Il modulo webgis R3 Technet, utilizzato nel Sistema Informativo Territoriale della Comunità Montana per la consultazione e la gestione del database delle Reti Tecnologiche, consente agli utenti abilitati dei comuni di visualizzare ed interrogare i dati delle reti tecnologiche. I principali aspetti di cui si è tenuto conto per lo sviluppo dell applicativo sono: la semplicità ed intuitività d uso; il pieno rispetto delle Specifiche Tecniche per il rilievo e la mappatura delle reti tecnologiche redatte della Regione Lombardia; la possibilità di gestire differenti permessi di accesso; la possibilità di consultazione tramite un semplice browser internet, senza la necessità di plugin aggiuntivi o di software installati localmente sulla postazione dell utente. Per ogni elemento è possibile visualizzare una scheda (Figura 3) nella quale sono riportate tutte le informazioni previste dal capitolato, oltre ad alcune informazioni calcolate dal software, quali, per i tratti lineari, il dislivello di un elemento o la pendenza, o per un elemento puntuale le coordinate geografiche. Inoltre, dalla finestra di mappa è possibile consultare la planimetria,visualizzare separatamente le varie reti, sovrapporre le stesse ai vari strati cartografici e catastali, misurare distanze, ecc. e, tramite una semplice ricerca per comune e via, visualizzare le reti che interessano quel tratto di strada. Alcune delle informazioni consultabili nell applicativo, come ad esempio i numeri civici e la toponomastica, vengono gestite tramite altri moduli e sono costantemente sincronizzate con l anagrafe. Ogni qualvolta un nuovo numero civico viene inserito in Anagrafe, il modulo applicativo R3 Address lo rileva e segnala all operatore la necessità di indicare in mappa la sua posizione. Una volta inserita la posizione, il civico diviene disponibile per tutti gli utenti, anche sugli altri applicativi o sull interfaccia pubblico, garantendo di fatto una sincronizzazione automatica dei dati. L integrazione con i dati desktop I dati contenuti nel geodatabase sono pubblicati con specifiche vestizioni tramite lo standard WMS (Web Map Service) ed integrati in altre applicazioni. Lo standard WMS è supportato dai principali software GIS e CAD e quindi, utilizzando questo formato, il database topografico e le reti tecnologiche possono essere visualizzati assieme ad altri dati negli applicativi desktop gia in uso presso i comuni (vedi anche Figura 1). L accesso alla banca dati per gli operatori più esperti preposti anche Figura 2: continue ed improbabili sovrapposizioni fra le reti di approvvigionamento e smaltimento. Figura 3: la schermata di dettaglio degli elementi puntuali della rete di approvvigionamento. Figura 4: l interfaccia di mappa dell applicativo R3 Technet. all aggiornamento delle geometrie non gestite tramite specifici applicativi webgis, avviene tramite software GIS desktop open source. Tramite questi prodotti si può, da un lato visualizzare la cartografia utilizzando lo standard WMS, piuttosto che accedere direttamente ai dati contenuti nella banca dati PostGIS ed eventualmente modificarli, oppure caricare dati locali in vari formati. Conclusioni Le reti tecnologiche rappresentano certamente un elemento importante di una banca dati territoriale, ma fondamentale è gestire tali informazioni all interno di Sistema informativo Territoriale in modo integrato con gli altri layer spaziali: il DB Topografico, lo stradario, i numeri civici, le ortofoto, il catasto, i piani di governo del territorio, ecc. L esperienza della Comunità Montana Valtellina di Tirano insegna che l infrastruttura geografica può essere basata, con successo, su software Open Source, soluzione che garantisce grande flessibilità e, ancora più importante, il rispetto di standard condivisi e documentati, permettendo un interfacciamento sia con altri software liberi, che con i più diffusi applicativi commerciali. Un altro aspetto affrontato fin dall inizio dalla Comunità Montana è quello legato all aggiornamento del dato; solo adottando strumenti semplici ed intuitivi per la consultazione e l uso dell informazione rilevata, è possibile garantire una verifica dei dati da parte dei tecnici comunali e, quindi, avviare una procedura di aggiornamento con la partecipazione attiva di tutti gli interessati. Per la riuscita del progetto di fondamentale importanza è stata l ottima collaborazione instauratasi tra la Comunità Montana, il Politecnico di Milano, la R3 GIS di Merano e i rilevatori dei dati. 6 7

5 Le reti del ciclo dell acqua nella città di Milano: l esperienza gestionale di Metropolitana Milanese di Stefano Tani, Metropolitana Milanese Introduzione Metropolitana Milanese (di seguito MM), Società per Azioni controllata dal Comune di Milano, è una società di ingegneria che, creata nel 1955 per progettare e realizzare linee di metropolitana a Milano, è divenuta leader in Italia nel settore delle opere civili e degli impianti di linee ferroviarie urbane ed extraurbane. Dal giugno 2003 MM gestisce anche il Servizio Idrico Integrato della città di Milano, pianifica, progetta e realizza nuove reti e impianti, cura la manutenzione di quelli esistenti. Il Servizio Idrico Integrato ha la finalità di soddisfare i fabbisogni idrici della comunità milanese, in maniera quantitativamente adeguata e qualitativamente ottimale, assicurando una gestione responsabile dell intero ciclo dell acqua, nel rispetto dell ambiente e perseguendo efficienza ed economicità. Le attività svolte dal Servizio comprendono la captazione, la potabilizzazione, lo smaltimento e la depurazione delle acque. L ambito interessato è costituito dal territorio del Comune di Milano e da una parte di quello di Corsico e di Peschiera Borromeo, coprendo il fabbisogno di circa utenti residenti su una superficie di circa 182 km 2. Per quanto riguarda l Acquedotto, la rete si estende per circa km attingendo alla falda sotterranea mediante un sistema di pozzi e di stazioni di pompaggio: l erogazione è sostenuta dalla disponibilità di oltre 500 pozzi in funzione e 31 stazioni di pompaggio per un volume complessivo di circa 250 milioni di metri cubi d acqua erogati all anno. L attività di raccolta delle acque che defluiscono dagli scarichi nelle fognature si svolge, invece, attraverso una rete fognaria di tipo misto per la sua grande maggioranza: il volume di acque immesse nel sistema fognario ammonta a circa 278 milioni di metri cubi, la rete fognaria raggiunge uno sviluppo di circa km e assicura una copertura di circa 193 km² di territorio. Il sistema depurativo, completato nel 2005, serve complessivamente abitanti equivalenti ed è articolato in tre poli, a servizio di altrettanti bacini di scolo; le acque raccolte confluiscono infatti a tre impianti di depurazione, Milano Nosedo (che serve il bacino centro-orientale della città e una popolazione equivalente massima di abitanti), Milano San Rocco (che serve una popolazione massima di abitanti equivalenti a servizio del bacino occidentale della città e del Comune di Settimo Milanese) e la 2a linea di depurazione di Peschiera Borromeo (che serve i quartieri orientali di Milano e una popolazione equivalente massima di abitanti). MM nello svolgimento della sua attività si ispira a principi quali la centralità del cittadino, la difesa dell ambiente, la responsabilità sociale. MM assicura l erogazione di acqua potabile in quantità adeguata alla domanda e di qualità rispondente alle prescrizioni della legge italiana (D.Lgs 31/01), che recepisce le direttive della Comunità Europea sulle caratteristiche delle acque destinate al consumo umano. L acqua erogata è piacevole al gusto, igienicamente sicura e la tariffa applicata è la più bassa d Italia e tra le più basse al mondo. Poiché la falda acquifera, che costituisce l unica fonte di approvvigionamento dell Acquedotto, è contaminata dal punto di vista chimico a causa dei contaminanti scaricati nell ambiente dalle attività industriali e artigianali, questo obiettivo è realizzato solamente con un continuo impegno e con l uso di impianti di trattamento che potabilizzano l acqua proveniente dai pozzi, prima dell immissione nella rete distributiva. Il 70% circa dell acqua erogata è sottoposta a trattamenti mediante filtrazione a carboni attivi, aerazione in torri e osmosi inversa. MM ha realizzato un vasto programma d interventi per migliorare la qualità dell acqua erogata fino ad un livello veramente ottimale - al di là dei requisiti minimi prescritti dalla legge - ed ha potenziato il Laboratorio interno di esercizio che, in poco tempo, è diventato uno dei migliori d Italia. Il miglioramento dell efficacia del servizio e della sua percezione da parte della cittadinanza è stato invece conseguito aumentando il personale a contatto con l utenza, migliorandone la tempestività della risposta e delle prestazioni fornite ovvero riorganizzando ed ampliando gli uffici del Servizio Clienti (interfaccia principale tra cittadini e azienda). La gestione della rete acquedottistica nel territorio cittadino La rete acquedottistica della città di Milano si sviluppa per circa km ed è costituita da condotte di materiale metallico: acciaio (15%), ghisa grigia (65%) e ghisa sferoidale (20%). La maggior parte della rete è formata da tubazioni in ghisa grigia, materiale ottimo per la resistenza alle corrosioni ma caratterizzato da una sensibile fragilità e quindi esposto a rotture per effetto delle sollecitazioni meccaniche e delle vibrazioni (traffico, passaggio tram, vibrazioni metrò, ecc.). Da diversi decenni in luogo della ghisa grigia si utilizza la ghisa sferoidale, nella quale il carbonio è contenuto nella matrice ferrosa in sfere e non in lamine, che presenta minore fragilità e migliori caratteristiche meccaniche; la ghisa sferoidale si ottiene con particolari procedure di raffreddamento della lega e con l aggiunta di modeste quantità di magnesio. Anche le tubazioni in acciaio, che risultano le più soggette ad interventi di riparazione, vengono sostituite, anche per le grandi direttrici idriche (diametri maggiori di 500 mm), con tubazioni in ghisa sferoidale. Per quanto concerne invece le derivazioni d utenza (circa ) MM ha perseguito un programma di nuova posa e di risanamento di allacciamenti esistenti con tubazioni in polietilene (PE 100). Il monitoraggio delle perdite nella rete 8 9

6 idrica è un operazione necessaria per garantire un utilizzo efficiente e consapevole dell acqua: per questo MM ha attuato una serie di azioni finalizzate a valutare l efficienza della rete e a pianificare gli interventi di riparazione e sostituzione delle condotte. Si fa presente che le perdite della rete distributiva di Milano sono molto basse, inferiori al 10 % dell acqua immessa. PIANO DI RICERCA E RIDUZIONE DELLE PERDITE IDRICHE MM ha avviato, nell ottica di contribuire a definire le più opportune modalità per la prevenzione delle rotture e quindi di ridurre ulteriormente le perdite idriche, un piano di ricerca e riparazione delle perdite che ha consentito di valutare l efficienza della rete e di pianificare gli interventi di sostituzione delle condotte. A seguito di un attenta analisi dello stato di fatto (organizzazione e attività del Reparto Pronto Intervento e dell Unità Mobile Controllo Rete di Area Acquedotto, interventi di riparazione delle perdite idriche effettuati negli anni precedenti alla sua gestione), MM ha pianificato una campagna di ricerca e monitoraggio delle perdite tramite il controllo della rete acquedottistica della città di Milano con tecniche acustiche (impiego di sistemi di prelocalizzazione acustica computerizzata, correlazione, utilizzo di localizzatori di perdita geofonici). Le perdite occulte individuate sono state valutate e analizzate mediante la loro suddivisione tipologica (materiale, tipo di componentistica idraulica di rete, diametro, ecc.) e prontamente riparate dal personale operativo (Reparto Pronto Intervento). Le azioni condotte (e in corso d opera) da MM nel triennio di gestione, sono state la redazione di uno studio statistico relativo agli interventi di riparazione delle perdite idriche effettuati sulla rete acquedottistica nel periodo , la definizione di aree di intervento e la loro suddivisione secondo ordini di priorità, l acquisizione di moderne attrezzature (sistema PAC, correlatori, geofoni, ecc.) e la formazione del personale operativo dell Unità Mobile Controllo Rete di Area Acquedotto. L organizzazione di campagne di ricerche perdite, con contemporanea riparazione delle perdite individuate, ha interessato tutta la rete della città di Milano (2.400 Km circa): le campagne di ricerca sono state suddivise in diversi lotti funzionali in modo da consentire una quanto più pronta ed efficace riparazione delle perdite riscontrate; le attività condotte hanno consentito di individuare circa 600 perdite (valore medio di 1 perdita ogni 0,25 Km di rete idrica). SOSTITUZIONE E POTENZIAMENTO DELLA RETE ACQUEDOTTISTICA CON TUBAZIONI IN GHISA SFEROIDALE Dal 2004 MM ha deciso di incrementare l efficienza della rete idrica, aumentando i chilometri di rete acquedottistica in ghisa sferoidale. Nel triennio di gestione sono state indette diverse gare d appalto per la realizzazione, la sostituzione e il potenziamento di circa metri complessivi di rete acquedottistica. Attualmente sono stati completati i lavori progettati nel 2004, aggiudicati e cantierizzati gli interventi del 2005 e del 2006 (circa metri di rete acquedottistica) e sono in fase di progettazione e programmazione i lavori per il Gli interventi comprendono il potenziamento dei diametri minori della rete di distribuzione (DN ), la sostituzione e la riabilitazione di rami primari (DN ) nonché nuove pose di importanti arterie (DN 1000). MANUTENZIONE ORDINARIA E PRONTO INTERVENTO I suddetti interventi di nuova posa di reti acquedottistiche sono solo parte dei quotidiani interventi di manutenzione ordinaria e di pronto intervento sulla rete idrica. L analisi dell organizzazione e dei processi esistenti seguito da azioni di riorganizzazione, razionalizzazione e potenziamento delle unità di staff e operative delle aree nonché importanti investimenti economici hanno permesso ad MM un significativo miglioramento del servizio. Si evidenzia che solo nel corso dell anno 2006 il Reparto Pronto Intervento ha ricevuto circa chiamate (richieste di intervento) che hanno comportato la necessità di ricorrere, in circa casi, ad operazioni di scavo su suolo pubblico cittadino. In aggiunta agli interventi di emergenza si evidenziano poi gli interventi programmati (circa effettuati nel 2006) per la nuova posa, il risanamento, lo spostamento o l aumento di diametro delle derivazioni d utenza. Gestione degli scavi su suolo pubblico L organizzazione degli interventi di nuova posa rete acquedottistica e di quelli relativi alle derivazioni d utenza (ovvero tutte le tipologie di intervento programmato escluse quindi le opere in regime di pronto intervento) in una realtà complessa come quella della città di Milano per il numero di sottoservizi presenti (reti gas, elettricità, telefonia, ecc.) e per le condizioni ambientali (traffico cittadino, pavimentazioni di pregio, ecc.) ha comportato, e comporta quotidianamente, un grande impegno in termini di ottenimento delle autorizzazioni, di programmazione dei lavori, di organizzazione e di gestione dei cantieri. CREAZIONE DELL UFFICIO COORDINAMENTO SCAVI Nel 2004 il Comune di Milano (Settore Manutenzione Strade) ha trasferito a MM l attività di coordinamento degli scavi su suolo pubblico ovvero l attività propedeutica all ottenimento delle autorizzazioni alla manomissione di suolo pubblico. Tale attività, necessaria per la realizzazione degli allacciamenti utenza, per gli interventi di manutenzione ordinaria e per gli interventi progettuali di potenziamento delle reti acquedottistiche e fognarie, è regolamentata con molta attenzione dal Comune di Milano (Settore Manutenzione Strade) con lo scopo di coordinare gli interventi di scavo dei vari Enti perseguendo obiettivi quali il minor impatto possibile sulla viabilità cittadina e la minimizzazione dei costi socio-ambientali delle operazioni di scavo. La regolamentazione dell attività di coordinamento del Comune di Milano favorisce inoltre la riduzione dei tempi di acquisizione delle autorizzazioni e promuove le concomitanze degli interventi di soggetti diversi. Per soddisfare al meglio queste nuove richieste, MM ha deciso di creare un apposita struttura, integrata per la rete acquedottistica e fognaria, per la gestione dei servizi di produzione, raccolta, scambio e aggiornamento dei documenti di autorizzazione agli scavi: l Ufficio Coordinamento Scavi. L Ufficio Coordinamento Scavi è quotidianamente impegnato nelle attività di coordinamento attivo (ovvero relative ad interventi di MM) necessarie al raggiungimento dei nulla osta tecnici e delle successive autorizzazioni alla manomissione di suolo pubblico ma anche nelle attività di coordinamento passivo (attività di segnalazione, con la predisposizione di relativi pareri, della presenza di impianti acquedottistici, reti e pozzi, eventualmente ubicati in prossimità di lavori stradali progettati e gestiti da Enti esterni oppure nelle vicinanze di ponteggi, di gru e recinzioni di cantieri temporanei e mobili). L obiettivo è quello di controllare e razionalizzare l iter procedurale tecnico, rendendolo efficace ed efficiente, evitando ritardi nei tempi di risposta alle richieste dei Clienti, del Comune e dei Soggetti interessati (circa 30 da interpellare per ogni intervento soggetto ad autorizzazione); il suo raggiungimento ha comportato la riorganizzazione dei processi, la messa a regime di nuove procedure, l introduzione di un nuovo software gestionale. Questi gli obiettivi primari raggiunti con il supporto dell applicativo gestionale informatico: monitorare il processo autorizzativo dalla domanda sino all esecuzione dei lavori; coordinare gli interventi controllando e gestendo il loro stato; informare con precisione e continuità i Clienti, il Comune e i Soggetti interessati; archiviare le conoscenze, omogeneizzare e documentare i processi, agevolare l accesso ai dati alle strutture aziendali coinvolte. Tale Ufficio è quotidianamente in grado di controllare le scadenze e le assegnazioni, di analizzare il coordinamento dei lavori, di monitorare gli avanzamenti lavori, di analizzare le possibili interferenze e/o concomitanze, di archiviare documenti e progetti associati alla pratica, di produrre modulistica ufficiale, report di verifica e di tipo statistico, di gestire l evoluzione storica degli interventi. Tali operazioni comportano la gestione di dati quali: i soggetti coinvolti nell intervento, la posizione, la tipologia e la lunghezza dell intervento, le date dell iter di approvazione, le date di rilascio delle autorizzazioni, delle proroghe e dei rinnovi (quando necessari), gli elaborati di progetto e i relativi dati (caratteristiche tecniche, tecnici responsabili), documenti e disegni associati. La messa a regime del nuovo ufficio ha permesso l efficace ed efficiente gestione richiesta dal Settore Manutenzione del Comune di Milano e perseguita aziendalmente da MM: l Ufficio Coordinamento Scavi è un esempio di azione di riorganizzazione e miglioramento dei processi per adeguarli alle esigenze di una moderna gestione del sottosuolo. Conclusioni Gli eccellenti risultati (il monitoraggio delle perdite idriche, il potenziamento e la sostituzione di reti ammalorate, la riduzione a livelli fisiologici del numero di domande di allacciamento inevase e degli interventi di riparazione urgenti giacenti) ottenuti nella gestione della rete acquedottistica in un contesto particolarmente complesso, quale la città di Milano, evidenziano il costante impegno di MM nel definire e attuare un piano di investimenti razionale, articolato per obiettivi, settori e sottosettori di intervento, fortemente orientato all innovazione tecnologica e al miglioramento del servizio di distribuzione dell acqua

7 I perchè di una scelta: i tubi in plastica di Enrico Maria Chialchia, Federazione Gomma Plastica Quello dei materiali utilizzati per la realizzazione di tubazioni da interrare è uno dei temi su cui il Laboratorio Sottosuolo ha concentrato la propria attenzione nella ricerca di soluzioni innovative da offrire a quanti intendono operare nel sottosuolo urbano in modo efficace, economico ed ecosostenibile. Oggi più che mai, nel settore pipes and fittings si avverte l esigenza di far ricorso a nuovi materiali da sostituire a quelli tradizionali e in grado di dare quelle risposte che la normativa tecnica e le problematiche ambientali richiedono. Il tutto in un ottica di economicità nella quale sempre più si muovono le stazioni appaltanti. È in questo contesto che si muove ormai da diversi anni la Federazione Gomma Plastica, la Confindustria dei trasformatori di polimeri, che promuove la qualità delle condotte in plastica e sviluppa e diffonde gli usi, rappresentando un punto di riferimento qualificato ed una fonte seria e obiettiva per gli utilizzatori di questi manufatti. È noto ai più, infatti, che mentre in passato le tubazioni utilizzate erano prevalentemente realizzate in ghisa, acciaio e gres, a partire dagli anni 50 sono le materie plastiche a divenire il materiale più popolare per la fabbricazione di sistemi di condutture. Nei decenni successivi, mano a mano che i loro vantaggi si rendevano evidenti, l impiego dei tubi in plastica si è andato estendendo in modo diffuso a tutte le applicazioni pipes. Le ragioni di questo crescente successo vanno ricercate principalmente nel fatto che i sistemi basati su tubi in plastica sono facili da installare e manipolare grazie alla loro leggerezza e flessibilità, e presentano un elevata resistenza meccanica alle sollecitazioni e agli sbalzi termici. I primi sistemi, basati su tubi in plastica in PVC, divennero presto una soluzione assai diffusa per la distribuzione dell acqua potabile, le reti fognarie e la protezione dei cavi. Nei primi anni 70 vennero introdotti sistemi basati su tubi in plastica in PEX (polietilene reticolato) e negli anni 80 sistemi in PE-RT (polietilene con maggior resistenza alla temperatura). PEX e PE-RT sono le plastiche sempre più usate per l erogazione di acqua calda e fredda, sebbene spesso vengano utilizzati anche sistemi in polipropilene (PP). La loro eccellente resistenza alla temperatura ha fatto di questi tubi la scelta privilegiata per una vasta gamma di applicazioni per riscaldamento e raffreddamento, divenendo ben presto un alternativa ai tradizionali tubi utilizzati in idraulica negli edifici per l acqua calda e fredda in quanto meno soggetti a perdite, facili da installare e manutenere. Di conseguenza, i sistemi basati su tubi in plastica si sono guadagnati un eccellente reputazione di affidabilità: sono ormai tre decenni che questi sistemi sono in servizio sotto pressione costante. Per quanto riguarda il settore della distribuzione del gas dai trasportatori/ fornitori ai consumatori, va ricordato che la normativa richiede sistemi di tubature sicuri ed esenti da perdite. Questo è il motivo principale per cui le aziende del gas si orientano sempre più verso la soluzione sicura, affidabile e durevole offerta dai sistemi basati su tubi in plastica che, non essendo soggetti a corrosione, risulta essere anche la soluzione più economica sul lungo termine. I tubi utilizzati sono leggeri, flessibili e disponibili sia in elementi rettilinei, sia in lunghe bobine. Ciò ne facilita la posa e riduce il numero di raccordi nel sistema di tubatura, aumentandone di conseguenza la sicurezza. La flessibilità intrinseca migliora ulteriormente le caratteristiche di sicurezza dei tubi in plastica in quanto ne permette l adattamento ai movimenti del suolo, un elemento di sicurezza in più nelle aree soggette ad attività tellurica. I sistemi basati su tubi in plastica offrono una resistenza durevole a una serie di fattori quali l abrasione, la temperatura, i movimenti del suolo, la distorsione, gli agenti atmosferici, la pressione interna, ecc. Questi vantaggi spiegano la fiducia degli ingegneri di tutto il mondo nell impiego di condotte di plastica per i sistemi di distribuzione del gas e hanno convinto i più importanti fornitori e gestori europei ad affidarsi esclusivamente ai tubi in plastica per le applicazioni in prossimità delle abitazioni. I tubi di plastica sono, inoltre, una soluzione collaudata per le reti fognarie e sono utilizzati da più 50 anni per il trasporto delle acque reflue dalle abitazioni agli impianti di trattamento. I materiali più usati nelle applicazioni fognarie sono il PVC e il PP, sebbene in particolari applicazioni, come le condotte fognarie di grande diametro per gli attraversamenti di fiumi o viadotti, si preferisca il PE. La loro flessibilità ne permette l adattamento agli inevitabili movimenti del suolo, riducendo così il rischio di perdite. Le loro pareti interne, lisce, assicurano elevati flussi per gravità, riducendo le possibilità di blocchi. Per questo i tubi in plastica sono così richiesti nelle applicazioni più esigenti, come le condotte fognarie a gravità o a pressione, la ristrutturazione delle reti fognarie, le tubature idraulicosanitarie, le condotte a depuratore e i sistemi sotto vuoto. A conferma dei valori prestazionali dei manufatti in plastica,in tema di durata va detto che di recente il Politecnico di Milano ha promosso e supportato una ricerca per determinare il tempo di vita residuo di tubi in polietilene PE che sono stati in opera per diversi anni nel trasporto di acqua potabile a pressioni di esercizio tra 3,5 e 20 bar. Specificatamente sono stati reperiti, analizzati e caratterizzati, per quanto riguarda caratteristiche fisicomeccaniche e resistenza alla pressione interna, quattro campioni di tubazioni in PE che erano stati in opera da 8 a 14 anni e che erano stati inizialmente prodotti da diversi produttori italiani usando diverse materie prime tipo PE 63; questi tubi inoltre erano stati originariamente certificati da un noto ente di certificazione conformi alle norme UNI di riferimento. Misure di stabilità termica OIT e di assorbimento IR hanno evidenziato che lo strato interno, di spessore di qualche micrometro, sulla superficie interna delle tubazioni che erano state in opera, era significativamente ossidato con presenza in esso di gruppi carbonilici; inoltre le fratture dei tubi, nei test di resistenza alla pressione, erano di tipo fragile e iniziavano sempre in corrispondenza ad eterogeneità ed ossidazioni più marcate sulla superficie interna. Il confronto tra i risultati di resistenza alla pressione interna dei tubi che erano stati in opera con quelli corrispondenti dei tubi iniziali mostra una diminuzione significativa delle caratteristiche di resistenza; di fatto i tubi che sono stati in opera, mostrano resistenza a pressione simile a quella dei tubi inizialmente prodotti con PE 40. Nonostante questa apparente degradazione da PE 63 a PE 40, la valutazione dei tempi di vita residua dei tubi esaminati (fatta con la metodologia ISO/TR 9080) porta a valori superiori ai 50 anni complessivi di vita in opera, permanendo le condizioni di esercizio a pressioni comprese tra 3.5 e 10 bar. Anche sotto l aspetto normativo i sistemi di tubazioni in materie plastiche sono 12 13

8 stati e sono tuttora oggetto di una intensa attività di ricerca che ha portato negli anni, sia a livello nazionale che comunitario, alla pubblicazione e all aggiornamento di numerose norme tecniche per la caratterizzazione dei prodotti. La prima attività normativa rivolta principalmente verso lo sviluppo di standard nazionali si è via via indirizzata verso la stesura ed aggiornamento di norme Europee proposte in ambito CEN (Comitato Europeo di Normazione) ed ISO (Organizzazione Europea di Normazione). Questo cambiamento è avvenuto principalmente sulla base dell indirizzo normativo che sostiene lo sviluppo di norme europee o internazionali la cui applicazione si pone come condizione per facilitare gli scambi commerciali. L intensa attività normativa è segnale di attenzione e promozione delle caratteristiche prestazionali che i tubi in plastica sono in grado di offrire per le numerose applicazioni a cui sono destinate. Per qualsiasi applicazione, l utilizzatore e le parti committenti hanno la certezza di poter contare su una o più norme di riferimento: tubi, raccordi, valvole, giunti in materia plastica prodotti in conformità a quanto prescritto dalla rispettive norme prodotto, sono in grado di sostenere le prestazioni attese e dare affidabilità dell opera/impianto che si intende realizzare. In questo contesto assume sempre maggior importanza la certificazione di parte terza come garanzia non solo del prodotto certificato, ma anche del processo produttivo per una costanza qualitativa delle forniture. Attualmente le attività normative che riguardano le tubazioni in materie plastiche sono focalizzate principalmente sull esame dei progetti di norma previsti dalla direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione recepita nell ordinamento nazionale con il DPR 21 aprile 1993, n. 246 dal titolo: Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione. I progetti di norma sono i seguenti: pren 15012: Sistemi di tubazioni in materiale plastico - Sistemi per scarichi all interno dei fabbricati - Caratteristiche prestazionali per tubi, raccordi e loro giunzioni; pren 15013: Sistemi di tubazioni in materiale plastico - Sistemi per fognatura e scarichi interrati non in pressione - Caratteristiche prestazionali per tubi, raccordi e loro giunzioni; pren 15014: Sistemi di tubazioni in materiale plastico - Sistemi per trasporto interrato o sopra il suolo di acqua e di altri fluidi in pressione - Caratteristiche prestazionali per tubi, raccordi e loro giunzioni; pren 15015: Sistemi di tubazioni in materiale plastico - Sistemi per acqua calda e fredda non per consumo umano - Caratteristiche prestazionali per tubi, raccordi e loro giunzioni. L applicazione di queste norme consentirà al produttore di apporre la marcatura CE per dimostrare la conformità dei prodotti ai requisiti previsti dalla direttiva 89/106/CEE. La marcatura CE potrà comunque essere affiancata da una marchio di certificazione per dimostrare il rispetto, da parte del produttore, delle caratteristiche prestazionali previste dalle rispettive norme volontarie di prodotto. Nella tabella seguente sono riportate le principali norme europee EN ed internazionali ISO applicabili per famiglie di tubazione e con riferimento ai progetti di norma sopra citati. Le norme in grassetto sono state già recepite in Italia come norme UNI EN. Per il completamento del quadro normativo, alle norme volontarie riportate in tabella vanno aggiunte le norme nazionali e tra queste la UNI per i sistemi di tubazioni multistrato metallo plastici per acqua fredda e calda, Norme europee armonizzate Scarico all interno dei fabbricati (pren 15012) Fognatura e scarichi interrati non in pressione (pren 15013) Trasporto interrato o sopra il suolo di acqua e di altri fluidi in pressione (pren 15014) Sistemi per acqua calda e fredda (pren 15015) la UNI per i sistemi di tubazioni a parere strutturata in PVC-U, PP e PE e la UNI 7990 per i tubi di polietilene a bassa densità. Inoltre va considerata la norma UNI ISO 4437 riguardante i tubi in polietilene per distribuzione di gas combustibili citata dal D.M. n. 11/99 (le tubazioni per trasporto gas che non rientrano nel campo applicativo della direttiva 89/106/CEE). Il quadro normativo riguardante le tubazioni, che si completa con le numerose norme riferite ai metodi di prova e alle procedure di installazione, risulta tra i più completi e sviluppati nel contesto normativo dei prodotti in materie plastiche. Conclusioni Nonostante la giovane età, la plastica nelle condotte ha sin qui accumulato una esperienza di tutto riguardo: nuovi materiali a base polimerica si affacciano all orizzonte, spinti dal processo di democratizzazione proprio dei polimeri in ogni settore delle società civili ed avanzate. In tal senso, la Federazione Gomma Plastica va vista come un utile veicolo conoscitivo per coloro che si avvicinano ad una delle più affascinanti invenzioni dell uomo: la plastica. Principali norme EN ed internazionali ISO volontarie di riferimento EN 1329 (PVC-U) EN 1451 (PP) EN 1453 (PVC-U parete strutturata) EN 1455 (ABS) EN 1519 (PE) EN 1565 (SAN + PVC) EN 1566 (PVC-C) EN 1401 (PVC-U) EN 1852 (PP) PrEN 1796 (GRP UP) EN 1266 (PE) PrEN (PVC-U, PE, PP parete strutturata) EN (GRP-UP) EN (PP-MD) EN 1452 (PVC-U) EN 1456 (PVC-U) EN 1796 (GR-UP) EN (PE) EN (PE) PrEN (GRP-UP) EN ISO (ABS, PVC-U, PVC-C) EN ISO (PB, PE, PP) ISO (GRP-UP) ISO (GRP-UP) ISO (PVDF) ISO (raccordi a compressione) ISO/DIS (MLCP) EN ISO (PP) EN ISO (PE-X) EN ISO (PB) EN ISO (PVC-C) ISO/DIS (MLPS) ISO (PE-RT) Il software Opensource per la realizzazione dei SIT di Luca Marletta, BeOpen SRL Uno dei fenomeni più innovativi dell ultimo decennio nel mondo dell informatica è l OpenSource. Forse non tutti sanno ancora di preciso di cosa si tratti, ma è raro ormai, tra le persone che lavorano utilizzando un computer, anche solo per scrivere dei testi, che qualcuno non abbia mai sentito nominare Linux, il sistema operativo alternativo e gratuito, il caso più noto ed eclatante dei successi dell opensource. Per citarne un paio tra i modi più curiosi in cui i non addetti ai lavori definiscono questo fenomeno: L opensource Non è quel sito da dove si scarica il software gratis?, oppure Non sono quelli che regalano il software? ma poi dove sta il trucco?. Se si prova a rispondere che il trucco spesso è più faccenda dei software commerciali, si rischia di aprire una lunga discussione che è possibile evitare se ci si attiene all evidenza dei fatti e alle positive esperienze dei progetti open. La filosofia guida dell opensource è l idea che il codice sorgente, ovvero le istruzioni al computer che creano i programmi, debba 1 GPL General Public License essere libero e creato in collaborazione da molti sviluppatori, mettendo in comune il proprio piccolo bagaglio di conoscenze specifiche per creare una sorta di inviluppo massimo del sapere comune, e rilasciate su internet in pubblico dominio in modo che sia riutilizzabile e aperto a tutte le idee di sviluppo. I programmi opensource sono, di conseguenza, gratuiti e liberamente scaricabili ed utilizzabili senza alcun vincolo, se non il rispetto della copyright dell autore e il mantenimento della licenza opensource. Ma la visione open del software non si ferma a questo; un altra importantissima caratteristica è l utilizzo esclusivo di formati aperti cosa che rappresenta di per sè un notevole valore per il cliente finale. La differenza rispetto ai formati proprietari, spessissimo utilizzati dai software commerciali, è che i dati che il cliente inserisce nel proprio sistema sono, e saranno, sempre, totalmente a sua disposizione con la libertà di migrarli eventualmente su altri sistemi, cosa che si traduce in sicurezza per il lavoro e per gli investimenti fatti, e costi futuri inferiori. A differenza, i formati proprietari sono legati ai software specifici di una casa produttrice e difficilmente si può cambiare applicativo, recuperando il 100% del lavoro portato avanti negli anni. L opensource ha potuto nascere e crescere oltre che con il contributo di moltissimi sviluppatori distribuiti uniformemente in tutti i continenti, anche e forse soprattutto, per l invenzione della GPL 1, la madre di tutte le varie licenze adottate dai software opensource, da parte di Richard Stallman nell 89. Sostanzialmente la GPL dice che lo sviluppatore che la adotta per il proprio software deve fornire, sempre e comunque, i codici sorgenti del proprio lavoro e nessun altro può privarlo delle copyright delle stesso. Ma la sua diffusione virale è dovuta al fatto che chiunque copi o adotti anche solo parte del codice di un software open, deve conseguentemente rilasciare tutto il lavoro che ne deriva ancora con licenza GPL

9 Un forte vincolo quest ultimo che, tuttavia considerata la qualità di molti software open, non impedisce a molti, e sempre più spesso anche a grosse multinazionali del software commerciale, di adottarlo ed includerlo nel proprio e rilasciare il tutto con licenza GPL. Forse per la sua derivazione dagli ambienti universitari e di ricerca, il mondo dei software GIS 2 è uno tra quelli che ha maggiormente beneficiato dei software opensource. Esistono ad oggi svariati applicativi, dagli application mapping server come Mapserver a Geoserver, ai database spaziali con PostgreSQL/PostGIS, ai webgis come Pmapper e svariati altri, per arrivare agli applicativi workstation come OpenJump, Udig, QGIS, lo storico GRASS e altri ancora. Senza contare poi le numerosissime e spesso insostituibili librerie, software specifici utilizzati da altri applicativi e non visibili all utente, che hanno un enorme valore e, spesso, derivano da progetti accademici di ricerca. Molti di questi, ma soprattutto a livello di applicativi server, sono legati al Sistema Operativo Linux ma altri, a livello workstation, sia perché sono scritti in JAVA o PYTHON, due linguaggi di programmazione che hanno una buona portabilità e indipendenza con il sistema operativo, sia perché hanno una versione dedicata, funzionano egregiamente anche in Windows. BeOpen, una società nata proprio con la mission di utilizzare tecnologie open per la gestione e pianificazione territoriale, ha selezionato delle soluzioni open che coprono tutti gli aspetti dei SIT 3 e, su queste, ha investito tempo, realizzando svariati progetti per Sistemi Informativi Territoriali sia per Comuni, che per teti tecnologiche di Municipalizzate (Figura 1). Per entrare nello specifico dell OpenGIS e fare alcuni nomi limitandoci per semplicità a quelli da noi selezionati possiamo suddividerli in questo modo: 1. livello server (server Linux, distribuzione debian) - condivisione dell informazione application mapping server: Mapserver; database spaziale: PostgreSQL/ Postgis - un database spaziale molto diffuso e apprezzato; WebGIS: Pmapper - un ottimo client web per mapserver; CMS: Drupal - versione personalizzata. 2. ufficio SIT - sviluppo dell informazione workstation GIS: OpenJump - un altro GIS estremamente versatile, scritto in JAVA. La soluzione che proponiamo per i SIT, per i Comuni e per le Municipalizzate, si basa infatti su un webgis intranet per la distribuzione dell informazione all interno dell Ente. Sul server Linux, dedicato al GIS, viene installato Mapserver, il database (PostgresSQL/Postgis), il webserver con il CMS e il Client WebGIS (Figura 2). I progetti SIT prevedono in genere, ma dipende molto dalle dimensioni dell Ente, un ufficio interno, per la manutenzione e costruzione delle informazioni, con una o più workstation dedicate e OpenJump come GIS di sviluppo. OpenJump tra le numerose caratteristiche ha quella di potersi connettere in remoto con il database per estrarre e lavorare direttamente sulle mappe lì residenti senza dover prima estrarle e reimportarle una volta modificate. Per quanto riguarda l imputazione e modifica dei dati si può lavorare direttamente attraverso una interfaccia web (CMS) che oltre a permettere diversi livelli di accesso, utilizza un motore di workflow per la gestione dei flussi delle informazioni. Il workflow si è rivelato di estrema utilità per l organizzazione del lavoro nell ufficio e per il coinvolgimento di svariate persone con ruoli diversi. Una regola, per fare un esempio, potrebbe essere descritta come segue: ad ogni modifica di una pratica edilizia da parte di un addetto dell ufficio tecnico, invia una notifica per mail al responsabile per la sua approvazione e per procedere alla fase successiva. Le mappe e i dati una volta importati nel database possono essere condivisi ed interrogati via browser da tutti gli utenti abilitate nella LAN dell Ente. Al database possono inoltre essere connessi gli applicativi per l Anagrafe e i Tributi che collegati alle entità topologiche permettono la georeferenziazione dei dati. Si può avere in questo modo, interrogando le mappe, lo storico delle pratiche edilizie di un edificio come le informazioni sui pagamenti ICI dei residenti solo per fare degli esempi. Tornando a parlare del formato dei dati, va sottolineato come, nel caso in cui nell Ente in oggetto sia già stato fatto del lavoro in ambito GIS ed esista giustamente la priorità di non perderlo, i formati aperti del mondo open siano pienamente compatibili con i formati base utilizzati dai software ESRI che in ambito GIS sono considerati lo standard di riferimento per l interscambio di dati. Il formato SHP (ESRI shape) è infatti un formato di dati aperto. Nell ambito delle reti tecnologiche in particolare, stiamo realizzando per una Municipalizzata un SIT per la rete gas e acqua. In questo caso il progetto SIT è decisamente più avanzato perché prevede la connessione sia all ERP 4 dell Ente che al CRM 5 di prossima implementazione, prevedendo, inoltre, un modulo per la gestione di ordini e cantieri. Nelle reti tecnologiche, maggiormente che nei SIT per i Comuni, la componente di progettazione e manutenzione tecnica, è Figura 1 Figura 3 Figura 2 Figura 4 estremamente importante e il SIT deve saper coniugare 3 esigenze fondamentali: mantenere un contatto con gli strumenti CAD per la progettazione esecutiva e la manutenzione tecnica; fornire meta informazioni georeferenziate sulla rete, i nodi, gli interventi ecc.; connettere queste informazioni con strumenti avanzati di gestione aziendale quali ERP e CRM. L ultima di queste esigenze, il collegamento al CRM, è per ora avvertita dalle Municipalizzate di certe dimensioni che si stanno riorganizzando e ammodernando rappresenta un aspetto con degli elementi innovativi ed estremamente stimolanti per il mondo GIS (Figura 3). Il CAD che non è in alcun modo sostituibile dal SIT, come le workstation GIS, vedrà limitato il proprio ruolo alla produzione, in questo caso di disegni e schede tecniche per la cui visualizzazione, una volta trasformate in formato pdf, si passerà, anche in questo caso ad interrogare il SIT, in modo georeferenziato, estraendo tutti i metadati inerenti ad esempio un allaccio di rete: geometrie; scheda tecnica; fotografie; informazioni sugli apparati; utenti collegati, e loro situazione amministrativa; e quant altro. Il risultato permetterà una completa integrazione degli aspetti tecnici, gestionali, amministrativi e di contatto con la clientela (Figura 4). È importante sottolineare come in questo progetto l ERP sia un prodotto Microsoft appoggiato sul database MS SQL il cui interfacciamento al database open del SIT PostgreSQL non ha presentato alcun problema. Sono state svariate infatti le tecniche di connessione usate o potenzialmente usabili, anche per connessioni da remoto. Come detto, l architettura SIT che BeOpen propone, si basa su tecnologia web ed è veicolata dalla LAN o extranet aziendale. Ne consegue che il sistema operativo Linux e i software utilizzati rimangono trasparenti agli utenti finali che si confrontano solamente con l interfaccia del proprio browser per interrogare i dati territoriali. Questo è un elemento di una certa importanza da considerare nel momento in cui uno dei timori più vivi nella scelta di sistemi open è proprio la paura di allontanarsi dal mondo Windows che, sebbene spesso criticato, è ancora oggi, almeno a livello desktop, il sistema operativo che tutti conoscono. Questo timore in qualche caso esiste anche a livello server, per gli addetti ai lavori e il personale del CED, che spesso, se non hanno una competenza specifica su sistemi unix/linux, si possono sentire espropriati del knowhow tecnologico acquisito negli anni sui server Windows. Ma a questo riguardo va detto che, se a livello desktop, Windows è sicuramente il sistema di gran lunga dominante, a livello server la situazione, anche se non con le stesse percentuali, è opposta. I server web linux/apache sono utilizzati infatti da circa il 60% dei siti web nel mondo contro circa il 39% di Windows 6. Questo testimonia sia l affidabilità dei sistemi server open, sia che le competenze su queste tecnologie a livello server, sono indispensabili per un ufficio CED. Il WebGIS inoltre è una scelta non solo tecnologica, ma anche una precisa strategia organizzativa. La nostra esperienza ha potuto verificare che, se la condivisione dell informazione è una delle chiavi vincenti della strategia organizzativa essenziale per il successo del SIT, il webgis ne rappresenta la tattica da privilegiare. Tutti gli uffici dell Ente devono accedere al SIT, sebbene su diversi livelli di autorizzazione, e trarne vantaggi tangibili per il loro lavoro; devono constatarne la comodità e la possibilità di risolvere, nell immediato, l impasse di molte pratiche che, per carenza di informazioni o per incongruenza delle stesse, non potevano trovare una soluzione. Gli Uffici SIT devono aver ragion d essere solo per la manutenzione e lo sviluppo continuo dei contenuti e delle mappe ma le workstation dei loro addetti non devono essere le destinazioni finali di questi. Viceversa la georeferenziazione delle informazioni può diventare la chiave univoca dei database di tutti gli Enti che gestiscono il territorio. 2 GIS Geographical Information System, equivalente di SIT in inglese 3 SIT Sistema Informativo Territoriale 4 ERP Enterprise Resource Planning, strumento per la gestione amministrativa di tutte le risorse dell azienda 5 CRM Customer Relationship Management, strumento per gestire la relazione con i clienti finali 6 fonte: Netcraft Aprile 2007 (http://news.netcraft.com/archives/web_server_survey.html 16 17

10 Metodi innovativi per la limitazione dell inquinamento da perdite fognarie di Carlo Torre, Gruppo Iride SPA Il sistema fognario italiano non può essere di certo definito un sistema a tenuta idraulica ottimale. Una situazione che determina ricadute sensibili su elementi di primario interesse pubblico quali la qualità della risorsa idrica potabile, il degrado delle acque interne superficiali, la balneabilità delle acque litoranee. Esaminiamo in questo articolo alcune delle possibili soluzioni a tale problematica fino ad oggi sottovalutata nel nostro paese. Come molti di noi sanno, le fognature sono le condotte sotterranee che più patiscono l usura del tempo e dei fluidi convogliati. Ciò anche in relazione al fatto che, generalmente, le condotte fognarie sono state considerate, specie in passato, le sorelle povere delle più strategiche condotte dell acqua potabile e del gas. Mentre queste ultime, trasportando fluidi che comportano un costo tangibile per il gestore del servizio, vengono progettate, posate in opera e mantenute con un elevato livello di attenzione, le condotte fognarie invece, in relazione alla natura del fluido trasportato di rifiuto, vengono spesso relegate alla parte di Cenerentole del sottosuolo. Sono infatti, in genere, costruite in materiali poveri (cemento, cemento-amianto, muratura, ecc.) e posate in opera con modalità poco innovative e finalizzate al massimo risparmio dei costi. In relazione alla loro notevole profondità di posa (dovendo convogliare i fluidi reflui per gravità), al fatto che generalmente sono poste al centro delle strade (dovendo raccogliere i fluidi convogliati dai fognoli di edificio provenienti da entrambi i lati delle strade), ed al fatto che sono generalmente di grandi dimensioni, subiscono maggiormente poi gli effetti dello stress meccanico, chimico e del tempo delle altre condotte interrate. Questo insieme di fattori determina una situazione di generale mancanza di tenuta dei sistemi fognari urbani. Così accade anche per le fognature industriali, anche se in questo caso prevale l usura di tipo chimico e/o la corrosione di tipo elettrolitico proprie dei terreni contaminati e dei suoli congestionati dal passaggio di molti tipi di sottoservizi, quali quelli appunto sottostanti gli impianti chimici, le raffinerie di idrocarburi, cartiere, concerie etc. Sia nel contesto civile urbano, che nel contesto industriale, la dispersione dei fluidi reflui nel sottosuolo, causata dalle perdite provenienti dalle condotte fognarie, costituisce un vero e proprio problema ambientale. E tale problema può assumere connotati particolarmente drammatici in una nutrita serie di casi. Proviamo a pensare, per esempio, ai fluidi fognari che vengono dispersi e che, per gravità, migrano nel sottosuolo fino a raggiungere le falde acquifere oggetto di prelievo ad uso potabile. Oppure proviamo a pensare alla stessa eventualità in corrispondenza di zone marine o lacustri in prossimità dei siti dedicati alla balneazione, o alle rive di fiumi e torrenti che fungono da collettori naturali di tali fluidi dispersi. In tutti questi casi, gli interventi di riparazione o sostituzione delle condotte ammalorate risultano particolarmente costosi e di difficile, se non di impossibile applicazione, in relazione alle già citate caratteristiche di profondità, sito e condizioni di posa ed esercizio. Non dimentichiamo poi che tale problematica presenta una chiara rilevanza giuridico-penale in quanto l inquinamento e l abbandono (inteso come dispersione nell ambiente) di rifiuti tossici o nocivi sono, a tutti gli effetti, reati penali e chi si rende responsabile di tali eventi è di fatto perseguibile a norma di legge. Per la risoluzione di tali problematiche, che stanno divenendo sempre più pressanti in ragione della maggiore sensibilità verso i problemi di inquinamento e di degrado ambientale, sono state messe a punto alcune tecnologie che offrono delle soluzioni tecniche ottimali a costi nettamente inferiori alle sostituzioni con i metodi tradizionali a cielo aperto. Le tecnologie che è possibile impiegare per eliminare o limitare drasticamente il fenomeno delle perdite fognarie sono molte, e si possono distinguere in sistemi di riparazione puntuale o in sistemi di risanamento estensivo. Tralasciando necessariamente ogni descrizione e valutazione dei molteplici sistemi di riparazione puntuale, cercheremo invece di approfondire l aspetto del risanamento delle condotte fognarie con tecnologie No-Dig denominate Cured In Place Pipe, internazionalmente note con il più breve acronimo CIPP. Tutte le tecnologie di CIPP si basano su di un idea tanto originale quanto semplice. L idea fu messa a punto agli inizi degli anni 60, partendo da due o tre principi abbastanza elementari, elaborati con un po di logica e qualche fondamento di chimica delle resine. L assunto di base fu il seguente: Gran parte delle condotte fognarie già esistono, ma perdono. Non è però sempre possibile sostituirle, per ragioni economiche ma anche per vincoli oggettivamente di natura tecnica. Occorre quindi mettere a punto un sistema che consenta di ricostituire un nuovo tubo all interno di quello esistente, rispettando tanto la condotta quanto i pozzetti di ispezione. Le idee che ne scaturirono sono le seguenti: 1. Tra i materiali idonei al trasporto delle acque reflue che possono essere considerati non rigidi e deformabili a piacimento dell operatore, esiste il PRFV o vetroresina che, prima di assumere il suo aspetto tubolare definitivo, si presenta come una sorta di calza morbida e flessibile, impregnata di una resina liquida, e che va quindi a costituire un complesso formabile in situ. 2. Questo materiale composito formabile in situ deve però essere introdotto all interno della vecchia condotta senza, possibilmente, operare scavi a cielo aperto. Quale soluzione migliore quindi che operare attraverso le aperture che già esistono lungo la condotta, cioè i pozzetti? 3. Per fare ciò occorre mettere a punto un sistema semplice ed economico che consenta di inserire questa calza all interno della condotta da rinnovare, di farla aderire una volta inserita alle pareti interne della vecchia condotta e, una volta fatto ciò, di farla divenire rigida e resistente come un tubo in PRFV. La messa a punto del procedimento di inserzione ottenuta per inversione del tubolare risultò quindi automatica, una sorta di uovo di Colombo. Descritta per sommi capi la genesi storica del sistema CIPP, se passiamo ad esaminare le applicazioni concrete, ci accorgiamo, poi, che le variabili operative sono più d una. Diametri, geometrie delle condotte, lunghezza dei tratti da risanare, accessi attraverso i pozzetti di ispezione, immissioni laterali, messa fuori servizio delle fognature non interrompibili ecc. sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono non poco a complicare la vita agli applicatori nel momento della messa in opera. Proviamo quindi, con l ausilio di una serie di immagini, a spiegare meglio di che si tratta. Si è già accennato al fatto che, sotto la denominazione generica inglese di Cured In Place Pipe (usualmente CIPP), vengono compresi una serie di sistemi che, sostanzialmente, consistono nella predisposizione di una guaina o composta plastica - tessile di dimensioni e lunghezza idonea al rivestimento interno del tratto di esistente condotta da rinnovare in quanto deteriorata, fugante o solamente obsoleta. Dall interno della guaina, in contatto con la parte tessile o in feltro, viene versato e ripartito uniformemente un determinato quantitativo di resina allo scopo di impregnare totalmente e capillarmente la superficie che, a inserzione avvenuta, andrà a contatto con la parte interna della condotta da rinnovare. Ad impregnazione avvenuta, il liner fino ad un diametro di 2000 mm e oltre, composto da guaina + resine, viene trasportato sul luogo di applicazione con un autocarro refrigerato. Sulla verticale dell accesso della condotta da risanare, un terminale della guaina impregnata viene sigillato, mentre l altro terminale viene rivoltato e fissato per cerchiaggio alla cosiddetta flangia di inversione, posta alla sommità di un incastellatura mobile di altezza variabile in funzione del diametro, spessore, forma e lunghezza del tratto di condotta Figura 1: fissaggio alla flangia di inversione Figura 2: discesa della colonna di spinta Figura 3: avanzamento del processo di rivestimento determinato dalla spinta della colonna d acqua che richiama altra guaina impregnata verso il fronte di inversione Figura 4: ultima fase del processo di inversione: lo stoppaggio del terminale a fine tratto da risanare 18 19

11 da rivestire in un unico lancio (Figura 1). Il riempimento con acqua dalla sommità dell intercapedine del sacco rovesciato venutosi così a creare, provoca il rivoltamento e il conseguente avanzamento della guaina all interno della condotta da rinnovare (Figure 2, 3 e 4). Il mantenimento in pressione del sistema determina, quindi, il contatto capillare tra superficie interna della condotta da rinnovare e la superficie tessile della guaina impregnata di resina. Esistono vari tipi di resina da impregnazione, da individuare in relazione alle caratteristiche del fluido trasportato dalla condotta: resine poliestere, per fluidi reflui provenienti da scarichi civili e industriali a temperature fino a C; resine vinilestere, per fluidi reflui industriali, con ampio campo di oscillazione del ph e della temperatura (fino a 60 C e oltre); resine epossidiche, per convogliamento di fluidi alimentari o per applicazioni in ambienti che richiedono il minore rilascio possibile di particelle di resina, anche a mediolungo termine; resine poliuretaniche speciali, che abbinano alle caratteristiche fisicochimiche delle resine precedentemente descritte, una spiccata coesività alle pareti interne in poliolefine a bassa scabrezza quali il PEAD o che richiedano bassi valori di ritiro termico in fase di raffreddamento post termoindurimento. Per liner di diametro inferiore a 500 mm, il processo di estroflessione può avvenire impiegando aria anziché acqua, quale forza motrice del rivoltamento e dell avanzamento della guaina all interno della condotta. In tal caso, in luogo della colonna di inversione ad acqua, viene utilizzato un estroflessore costituito da una sorta di camera stagna all interno della quale viene avvolta la guaina impregnata, e alla cui bocca di uscita, viene fissata (rivoltata), l estremità della guaina stessa, con la parte in feltro verso l esterno e la parte in PE, PU o PVC verso l interno. Per entrambi i metodi, il consolidamento della resina e il definitivo consolidamento/ incollaggio possono avvenire, per il solo trascorrere di un determinato tempo di reazione, in funzione del tipo di resina impiegato e delle dimensioni e del tipo di guaina ma, più frequentemente, per l azione catalitica accelerante di uno dei seguenti fattori: a) aumento della temperatura all interno della guaina ottenuta per mezzo di fluido termoconvettore (aria, acqua) o per mezzo di emettitore di raggi I.R.; b) diminuzione della temperatura della guaina impregnata pre-inserzione; c) aumento della quantità di catalizzatore - accelerante nella resina. A consolidamento terminato, la guaina viene sezionata in corrispondenza dei pozzetti di ispezione intermedi e dei terminali. Le eventuali immissioni laterali non convogliate in pozzetto accessibile, vengono ripristinate mediante l impiego di una fresa robotizzata. Tale apparecchiatura viene guidata da un operatore dall esterno e opera sotto il continuo controllo di una telecamera a circuito chiuso, riaprendo in sequenza i fori di immissione temporaneamente occlusi dalla guaina CIPP. Nel contempo, tale attrezzatura speciale, o una normale telecamera CCTV, operano il collaudo visivo finale della condotta appena risanata (Figure 5 e 6). Il collaudo idraulico viene invece realizzato contestualmente alla fase di consolidamento in pressione (d aria o di colonna d acqua), fissando un livello di P. d aria o di H mm di colonna di acqua, e controllandone il mantenimento per il tempo fissato per il collaudo (usualmente coincidente con il tempo di consolidamento tipico di ogni diametro e spessore di guaina). È inoltre buona regola procedere, dopo il collaudo idraulico, ad una videoispezione interna con telecamera CCTV o, quando le dimensioni della condotta lo consentono, direttamente con un operatore. Ciò con l obiettivo di verificare l esito fisico (e non solo idraulico) del risanamento, valutando l effettiva adesione della guaina alle pareti interne della condotta, la presenza di eventuali grinze, l esito delle riaperture delle immissioni laterali, la buona qualità della sigillatura dei terminali, etc. Figure 5 e 6: veduta interna di una condotta fognaria ovoidale, prima e dopo il risanamento Il risanamento delle condotte di piccolo diametro e dei fognoli cittadini Un discorso a parte merita il dilemma di come affrontare le perdite generate dalle rotture o dall obsolescenza dei fognoli o delle piccole condotte adduttrici i quali, vuoi per la loro esigua dimensione, vuoi per la loro difficile rintracciabilità, risultano usualmente le più trascurate dai gestori che si limitano ad effettuare i classici interventi di manutenzione ordinaria (pulizie ecc). È da tenere presente però che tale categoria secondaria di condotte rappresenta generalmente circa il 50% dell intera estensione della rete fognaria di raccolta, raggiungendo punte del 75% in ambiti urbani particolarmente complessi e ad alta densità abitativa. Essendo i fognoli costruiti con materiali generalmente più poveri dei collettori ai quali tributano ed essendo la cura posta nella loro costruzione ovviamente inferiore alle grandi condotte, è un dato di fatto che tale parte della rete sia quella che genera la maggior parte delle problematiche di dispersione. Si può affermare che la tecnologia ha fatto, specie nell ultimo decennio, passi da gigante in aiuto a questa profonda problematica, giungendo a fornire tutta una serie di procedimenti, materiali e apparecchiature idonee appunto ad affrontare il risanamento di condotte di limitata estensione ( metri lineari) e di limitato diametro (da DN50 a DN200). Le tecnologie di cui stiamo parlando sono molteplici e raccolte sotto la denominazione di CIPP ambient curling, cioè di sistemi che utilizzano sempre un tubolare impregnato di resina termoindurente ma che vengono messi in opera a temperatura ed a condizioni ambiente, utilizzando l aria come fluido propulsore dell inversione e l effetto catalitico per l indurimento del tubolare (Figure 7 e 8). Tali sistemi trovano impiego tanto nelle condotte verticali di edificio (pluviali, discendenti di acque bianche e nere etc), quanto nel risanamento dei fognoli e le fognature secondarie che fungono da collegamento tra gli edifici ed i collettori principali. Attorno a tale campo di applicazione, all apparenza più povero in ragione delle dimensioni dei lavori più esigue, si sta sviluppando una vera e propria corsa tecnologica volta alla risoluzione delle problematiche tipiche di tali parti di impianto, cioè volte all indagine preventiva ed al risanamento delle molte immissioni laterali a Y o a T. Per il primo problema si stanno sviluppando telecamere di dimensioni sempre più compatte, dotate di satellite capace di essere guidato all interno dei laterali. Per il secondo problema sono da tempo disponibili, ma in costante sviluppo Figure 7 e 8: fasi del procedimento denominatoi Ambient Curing, per il risanamento di fognature e fognoli di diametro da 50 mm a mm e per il rivestimento delle condotte discendenti increnate negli edifici (pluviali, scarichi acque nere e bianche) e miglioramento, una vasta gamma di cosiddetti cap, cioè di guaine monopezzo della forma dell immissione, che hanno il compito di andare a riprendere e rinforzare appunto il raccordo a Y o a T che è causa, in ragione della propria vulnerabilità, della maggior parte delle perdite verso l esterno o delle infiltrazioni verso l interno. Procedure di valutazione delle condizioni interne delle condotte fognarie Non sempre il gestore possiede la precisa conoscenza delle condizioni interne e dei tracciati planimetrici delle tubazioni che necessitano di sostituzione o di interventi più o meno estensivi di manutenzione. È opportuno, quindi, effettuare preliminarmente tutte le indagini necessarie ad acquisire elementi utili alla corretta valutazione delle problematica di risanamento. Per quanto riguarda l esame delle condizioni interne (che, in molte condotte talvolta possono riservare delle sorprese...) Figure 9 e 10: alcuni esempi di trattori per ispezione CCTV in condotte di medie-grandi dimensioni lo strumento ideale è l ispezione con telecamere semoventi a circuito chiuso (CCTV) (Figure 9 e 10). Tali strumenti forniscono la videoregistrazione delle condotte viste dall interno ma, quelle più sofisticate, possono arrivare ad eseguire precise misurazioni delle dimensioni dei diametri interni, di eventuali inclusioni etc. È infatti molto utile, se non indispensabile, conoscere non solo l esatta localizzazione di eventuali danni o infiltrazioni (che si vedono molto bene alla sola ispezione CCTV), ma, anche, individuare e valutare dimensionalmente le fratture, i distacchi delle giunzioni, le anomalie dei punti di immissione etc (dalle quali l acqua reflua fuoriesce verso il terreno circostante), molto più difficilmente determinabili basandosi sulla sola visione in un monitor. La tecnica più recente viene nuovamente in aiuto per la risoluzione di tali problematiche di natura diagnostica, mettendo a disposizione dei dispositivi la cui azione è basata sulla comparazione dimensionale di due punti noti di riferimento emessi da due sorgenti laser (Figura 11). I due segnali laser, avvicinati all elemento che si vuole valutare dimensionalmente, vengono elaborati da un semplice software che mette in proporzione l oggetto individuato con la distanza nota tra i due punti, fornendo, quindi, la dimensione reale del primo. Altro optional recentemente offerto dal mercato, è il sistema detto occhio satellitare, un prolungamento direzionabile dotato, alla sua sommità, di una sonda ottica di piccole dimensioni, messo a punto per entrare a visionare l interno delle derivazioni laterali maggiori di DN 50 e percorrerle per distanze fino a 30 metri (Figura 12). Con tale dispositivo, è possibile non solo valutare l interno delle condotte principali, ma anche risalire a visionare lo stato delle molte derivazioni di utenza o, nel caso delle condotte fognarie, delle immissioni laterali o dei pozzetti non accessibili dalla superficie. Figura 11: misuratore proporzionale laser: delimitazione dell elemento da misurare 20 21

12 Figura 12: dispositivo di ispezione satellitare, in grado di percorrere ed ispezionare immissioni laterali di diametro superiori a 50 mm per oltre 30 metri Di grande utilità, questo strumento anche per la verifica ed il rintracciamento delle immissioni abusive e per la realizzazione dei collaudi totali dei sistemi fognari che, non dimentichiamo, si compongono di condotta, pozzetto di ispezione, raccordo di immissione e allaccio laterale (o fognolo). Altra tecnologia estremamente utile all indagine preventiva dei sottoservizi è il georadar. Tale tecnica, di derivazione militare, si basa sull elaborazione dei segnali radar emessi da una serie di array paralleli che, montati su di un carrello a ruote, effettuano scansioni del sottosuolo per passate successive. Ad ogni passata, il terreno viene indagato fino a profondità di 3-4 metri, ed il segnale di ritorno viene memorizzato ed elaborato da un software dedicato che restituirà una vera e propria tomografia del sottosuolo. Tramite la lettura e l ulteriore elaborazione di tali tomografie, sarà possibile ottenere mappe bidimensionali dei tracciati di tutti i sottoservizi presenti nel sottosuolo scansionato, nonché le posizioni in profilo ed in sezione dei sottoservizi stessi. Le precisioni degli impianti di georadar dell ultima generazione possono essere considerate eccezionali, arrivando infatti a restituire mappe tridimensionali del sottosuolo con caratterizzazioni del posizionamento e della dimensione dei vari sottoservizi con precisione dell ordine di pochi centimetri. Si svolgerà a Milano, in data 15 novembre 2007, presso il Palazzo delle Stelline in C.so Magenta 61, il convegno nazionale GEOLOGIA URBANA DI MILANO che si occuperà di metodologie integrate di pianificazione, dell uso del suolo e del sottosuolo e del coordinamento degli interventi fra enti locali e diversi soggetti fruitori. Obiettivo del convegno è quello di porre in evidenza come la pianificazione urbanistica e ambientale richieda con urgenza un significativo intervento delle scienze ambientali per affrontare l ampio spettro di problemi legati all ambiente urbano. Nell ambito delle grandi città, e Milano in particolare, il territorio, nella sua accezione di spazio/suolo e spazio/ sottosuolo, è da considerarsi una risorsa che richiede una pianificazione secondo metodologie integrate fra le diverse discipline che si occupano della città. Il convegno intende, quindi, promuovere il confronto e la collaborazione proponendo indicazioni relative alla pianificazione, al governo e alla gestione del sottosuolo urbano, allo scopo di fornire al decisore politico e a quanti debbano o intendano usufruire dello spazio-sottosuolo, un supporto guidato per le azioni da intraprendere per rendere più razionale e sistematico l uso dello spazio-sottosuolo. Ulteriori informazioni sono reperibili al sito web: L Italian Association for Trenchless Technology (IATT) e l International Society for Trenchless Technology (ISTT) promuovono l evento MEDITERRANEAN NO DIG XXVth International Conference & Exhibition - Per un Mondo Sostenibile che si terrà a Roma il prossimo Settembre presso l Hotel ERGIFE. Durante la conferenza verranno affrontati temi quali: Tecnologie Trenchless presenti e future Nuovi mercati per le Trenchless Technology Trenchless Technologies sviluppo sostenibile per le grandi città Trenchless Technologies incontrano la Pubblica Amministrazione Rinnovamento dei sotteservizi interrati Il Congresso si baserà su sessioni scientifiche con la presentazione e la discussione di relazioni di esperti rinomati nell istallazione, sostituzione e rinnovazione dei servizi del sottosuolo con i metodi NO DIG. Una Mostra adiacente l area conferenza includerà la presentazione delle attrezzature più innovative, per alcune delle quali sarà possibile vedere una dimostrazione pratica. Informazioni al sito web: Dall 11 al 15 novembre 2007, Roma sarà Capitale Mondiale dell Energia in quanto città che ospiterà il 20th World Energy Congress, considerato il principale evento mondiale dedicato a tutte le fonti energetiche. Curato dal Comitato Nazionale Italiano del World Energy Council, la più importante organizzazione internazionale in campo energetico, il 20th World Energy Congress - Rome2007, si svolgerà presso presso la Nuova Fiera di Roma ed occuperà oltre mq. Lo spazio sarà suddiviso tra una fiera internazionale aperta al pubblico e l area congressi che ospiterà i lavori degli oltre 5000 delegati. I lavori si articoleranno per tutti i 5 giorni e vi saranno gli interventi di 40 relatori selezionati tra le più importanti personalità mondiali nel campo dell energia. Ulteriori informazioni al sito internet: Ricerche in Piazzale Aldo Moro 1, la Conferenza AMFM2007 interamente dedicata al tema delle Infrastrutture di Dati Territoriali e alla Direttiva INSPIRE, entrata in vigore il 15 Maggio scorso. La Conferenza di AMFM del 2007 si svolgerà unitamente al workshop di EUROGI PPP4SDI, offrendo l occasione alla comunità italiana dell informazione geografica di condividere e confrontare la propria esperienza con quella di esperti e colleghi provenienti da ogni parte d Europa e da diversi settori. Così come per l evento di EUROGI, la conferenza AMFM2007 vedrà la partecipazione di rappresentati della Pubblica Amministrazione, del settore privato, dell Università e della Ricerca Scientifica: in particolare è prevista la partecipazione del Ministero dell Ambiente, del Ministro per le Riforme e l Innovazione nella Pubblica Amministrazione, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dei soci di AMFM. I temi della conferenza saranno i seguenti: Recepimento ed attuazione della Direttiva INSPIRE; Coordinamento sui dati ed i servizi geografici; Ontologie per l informazione geografica a supporto dell implementazione di Infrastrutture di Dati Territoriali; Soluzioni industriali per l implementazione di Infrastrutture di Dati Territoriali Informazioni al sito web:

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