Mat.5:17: «Abolire» la Legge

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1 Mat.5:17: «Abolire» la Legge (IL PRESENTE ARTICOLO È TRATTO E SVILUPPATO DAL LIBRO DI QUINTAVALLE ARGENTINO, ELEMENTI ESSENZIALI DELLA FEDE GIUDEO CRISTIANA, CAP. 9: CHE COS È LA TORAH) «Non pensate ch io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire; ma per compire» (Riveduta) «Non pensate ch'io sia venuto per annullar la legge od i profeti; io non son venuto per annullarli; anzi per adempierli» (Diodati) «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento» (Nuova Diodati) Dal greco letterale all ebraico dinamico Greco (Nestle Aland, 27^ ed.): Mē nomìsēte hoti ēlthon katalysai ton nòmon ē tous prophētas. Ouk ēlthon katalysai allà plērōsai. Traduzione letterale del greco: «Non pensate che io sono venuto ad abrogare la legge o i profeti. Io non sono venuto ad abrogare ma a compire». Probabile ricostruzione ebraica: Al tahš e bû š e bā tî l e bātel et hattôrāh ô et hann e bî îm; lō bā tî l e bātel ela l e kayem: Traduzione letterale della ricostruzione ebraica: «Non pensate che io sia venuto a cancellare la Torah [i cinque libri di Mosè] e i Profeti [la seconda sezione del canone ebraico]. Io non sono venuto a cancellare ma a sostenere». Traduzione dinamica della ricostruzione ebraica: «Non pensate che abbia l intenzione di minare la Sacra Scrittura fraintendendola. Il mio scopo è stabilire e mantenere la conoscenza e l'osservanza della Parola di Dio, non di indebolirla». In Mat.5:17, Gesù dichiara che egli non ha alcuna intenzione di abolire o annullare la Legge. Per la maggior parte dei cristiani, questo potrebbe essere un brutto colpo. Dopo tutto, non ha detto l apostolo Paolo che il fine della legge è Cristo? (Rom.10:4)? La dichiarazione di Gesù sembra una tale contraddizione che molti commentatori cristiani hanno provato a spiegarla suggerendo che le sue parole non vogliono dire quello che sembrano voler dire. I loro tentativi sono futili. Il significato delle parole di Gesù è chiaro. Finché il mondo dura, egli dice nel v.18, durerà anche la legge.

2 Venni sono venuto Il verbo greco "venire" (ēlthon) è nel tempo aoristo. Il tempo greco aoristo, come il tempo del passato remoto italiano, dà a intendere semplicemente che l azione si è svolta nel passato: per esempio, "colpii il pallone" (un evento avvenuto in un qualche tempo del passato). Per esprimere l azione continua nel passato o nel presente, la lingua greca ha altri tempi. Elthon, quindi, può essere tradotto solo in una maniera Io venni. Non ha alcun altro significato in greco; di conseguenza, per essere fedeli al greco, siamo costretti a capire che Gesù stava dicendo che egli era venuto in un qualche tempo nel passato. Tuttavia, Gesù non sta parlando ai suoi discepoli riguardo il passato. Egli sta parlando riguardo il presente. È possibile che un traduttore greco abbia utilizzato il tempo greco aoristo (io venni), un tempo che indica un azione al passato remoto, per rendere il tempo perfetto del verbo l'ebraico bā tî (io sono venuto). Era la pratica normale dei traduttori greci, che da più di 150 anni utilizzavano il tempo aoristo per rendere il tempo perfetto ebraico. Questo lo sappiamo dalla maniera in cui i traduttori della Septuaginta (c a.c.) hanno tradotto il perfetto ebraico. Se traduciamo l aoristo greco ēlthon (io venni) in ebraico (bā tî), e poi traduciamo quest ultima parola in italiano, non siamo più obbligati a rendere il detto di Gesù nel passato remoto, «io venni». L ebraico non ha un sistema di tempi sofisticati come l italiano o il greco. In italiano possiamo distinguere tra passato remoto (io scrissi), passato prossimo (io ho scritto), trapassato prossimo (io avevo scritto), trapassato remoto (io ebbi scritto), imperfetto (io scrivevo). In ebraico c'è solo una forma del verbo nel passato (chiamato «perfetto»). Se supponiamo un sottotesto ebraico, siamo liberi di rendere bā tî con «io sono venuto», che è una traduzione migliore. Gesù non parlava di un evento del passato (io venni), ma di un evento del passato che era tutt ora in corso (io sono venuto). Il verbo ebraico «venire» è spesso utilizzato idiomaticamente per indicare intento o scopo. Quando Gesù disse, «io sono venuto», è probabile che non stava facendo riferimento alla sua Incarnazione, ma piuttosto al suo intento. Il lettore che prende alla lettera le parole «io sono venuto», può pensare che Gesù avesse lasciato il suo trono divino per venire sulla terra. Ma è molto più probabile che Gesù utilizzasse la parola «venire», idiomaticamente col significato di «il mio scopo è». Abolire la Legge I traduttori hanno reso la frase katalysai ton nòmon con: «abolire (abrogare/annullare) la legge». Tuttavia, l'ebraico l e bātel (letteralmente, «cancellare»), era usato per le discussioni nelle scuole rabbiniche ai tempi di Gesù, come un termine tecnico per violare un comandamento biblico. Ad esempio, nel Talmud Sanhedrin 14:13 è scritto: «Colui che profetizza di sradicare [la'akor] un comandamento della Torah è colpevole. Rabbi Simeon dichiara: «Se egli profetizza di annullare [l e bātel] una parte e di tenere [l e kayem] una parte, egli non è colpevole. Tuttavia, se la sua profezia è per commettere idolatria, anche se egli la mantiene [l e kayem] oggi e

3 l annulla [l e bātel] domani, è colpevole». In questa fonte rabbinica, l e bātel è sinonimo di la'akor, e il loro opposto è l e kayem. Abbiamo qui di seguito alcune ricorrenze nella letteratura rabbinica dove l e kayem viene usato nel senso di «interpretare (o, applicare) le Scritture»: «Papus gli disse [a Rabbi Akiva]: Così come tu interpreti [l e kayem], "l uomo è diventato come uno di noi? allora come applicherò [l e kayem]: e mangiatelo in questa maniera? ; "Come Rabbi Elieazar interpreta [l e kayem], la parola figli?; "Come interpreta [l e kayem], il maestro che cerca di scoprire i detti [Eccl 12:10]?" Quando un rabbino riteneva che un collega avesse frainteso un passaggio della Sacra Scrittura, gli diceva, «Tu hai cancellato (o abrogato) la Torah»! Quando Rabbi Eliezer pensava che Rabbi Akiva, nella sua interpretazione, suggerisse che macellare l'agnello Pasquale non poteva annullare il divieto contro il lavoro di sabato, sebbene la Torah dice che può, egli disse a Rabbi Akiva, «Akiva, tu hai sradicato [la'akor] quello che è scritto [nella Torah] (m. Pesahim 6:2). In altre parole, «Akiva, tu hai rovesciato un comandamento scritturale». Cfr. Mekilta Bo 3, su Es.12:13: «Così, ragionando in questa maniera, si distorce l intero passo» (letteralmente, «Ma se tu dici [cioè, interpreti; decreti] così, sradicheresti tutto quello che è scritto»)]. In altre parole, «Tu hai talmente frainteso la Scrittura che stai negando o cancellando parte di essa». Inutile dire che, nella maggior parte dei casi, il suo collega avrebbe dissentito. Quello che per un maestro significava «cancellare» la Torah, per un altro significava «compire». Quello che abbiamo in Mat.5:17 19 è una discussione rabbinica. Evidentemente, qualcuno aveva suggerito che Gesù «annullasse» la Torah. Egli era gentilmente accusato di fraintendere le Scritture in modo da annullarle. Naturalmente, né Gesù né il suo accusatore avrebbero mai pensato di abrogare letteralmente la Legge. Inoltre, non era certo intenzione dell accusatore addebitare a Gesù la volontà di abolire tutta o in parte la Legge Mosaica. Quello che è chiamato in causa in tale questione è il sistema d interpretazione di Gesù, la maniera in cui egli interpreta le Scritture. Gesù ha negato con forza l asserzione, utilizzando l usuale terminologia tecnica per tali situazioni, i verbi ebraici l e bātel e l e kayem. Nel verso successivo, Mat.5:18, Gesù ha usato un iperbole per mostrare proprio quanto era forte per lui l importanza della Torah. Non uno yôd, la lettera più piccola dell'alfabeto ebraico, ma neanche un kos, il minuscolo apice decorativo che veniva talvolta aggiunto allo yôd, sarebbe mai stato rimosso dalla Torah, egli ha detto. [Lo yôd era solitamente scritto con una lineetta orizzontale sulla parte superiore sinistra, un apice ornamentale che veniva aggiunto ad alcune lettere ebraiche. Questa decorazione era stata chiamata kos, che significa «spina». In greco, kos veniva tradotto dalla parola keraìa, letteralmente, «corno», resa a sua volta «apice» dalla Riveduta. Ai tempi di Gesù il kos non era orizzontale, ma inclinato verso il basso, assomigliante ad un amo da pesca o ad una spina per questa ragione veniva chiamato spina in ebraico]. Il significato di questa esagerazione, lō yôd welō kos šel yôd (non uno yôd e non un kos di uno yôd), una ben nota espressione ebraica, era: «neanche la cosa più insignificante». Quando Gesù ha dichiarato che

4 sarebbero passati cielo e terra prima della più piccola lettera dell alfabeto ebraico, o del suo apice, egli stava dicendo in maniera molto pittoresca che la Torah data da Dio a Mosè non avrebbe mai cessato di esistere. Molti detti rabbinici esprimono la stessa idea, come i seguenti: «Tutto ha una fine cielo e terra hanno una fine solo una cosa non ha fine. Cos è? La Torah» (Genesi Rabbah 10:1). «Nessuna lettera sarà mai abolita dalla Torah» (Esodo Rabbah 6:1). «Se tutte le nazioni del mondo si radunassero per eliminare una parola della Torah, esse non sarebbero in grado di farlo» (Levitico Rabbah 19:2). Gesù ha continuato dicendo (v.19) che non bisogna considerare poco importante neanche quello che sembra essere il più piccolo comandamento della Torah. Sebbene Gesù parlasse in maniera iperbolica delle lettere rimosse dalla Torah, non si deve pensare che lui ed i rabbini a lui contemporanei credessero che la Torah non durasse per sempre. Dalle versioni italiane del Nuovo Testamento si potrebbe avere l impressione che Gesù fosse accusato di progettare di abolire o sostituire la Torah. Però, quando Mat.5:17 19 è messo nel suo contesto ebraico, si capisce che Gesù ed i suoi interlocutori erano impegnati in una tipica discussione rabbinica. Gesù, dunque, smentisce che il suo metodo d interpretare le Scritture annulla o indebolisce il loro significato. Egli sostiene, al contrario, di essere più ortodosso del suo accusatore. Per Gesù, un comandamento minimo ("non portare odio nel tuo cuore ) è importante quanto un comandamento pesante ("non uccidere ). [Mat.5:21 26 è il primo di cinque esempi dati da Gesù per illustrare il suo metodo d interpretare le Scritture. Il comandamento "Non odierai il tuo fratello nel tuo cuore si trova in Lev.19:17. Il comandamento Non uccidere si trova in Es.20:13 e Deut.5:17]. E un discepolo che trasgredisce un comandamento minimo sarà considerato minimo (avrà una posizione inferiore) nel regno dei cieli (Mat.5:19). Immagine dello yôd (con e senza kos ) e della lamed (con e senza kos ). L apice dello yôd (iota in greco) è il piccolo segno decorativo della parte superiore della lettera. Anche altre lettere, per esempio, la lamed, possono avere un «apice» (1. yôd 2. yôd con apice 3. lamed 4. lamed con apice).

5 Compiere o adempiere [la legge] Alcuni commentatori hanno enfatizzato la parola "adempiere" (o compire ) del verso 17. Secondo la loro interpretazione, qualcosa era carente nella Legge. Gesù ha completato o adempiuto la Legge. Egli non ha abolito la Legge. Egli ha semplicemente riempito quello che era mancante. Piuttosto che essere eliminata, ora esiste come Dio l aveva originariamente intesa. Era stata data in una forma, ma ora sarebbe continuata in una forma più perfetta. In altre parole, in Gesù, la Legge ha raggiunto il suo zenit. Un altra interpretazione è che Gesù ha adempiuto la Legge, cioè, egli ha adempiuto le profezie messianiche scritte nella Legge (e nei Profeti), cosicché non ne rimane alcuna per gli Ebrei. Queste interpretazioni hanno i loro problemi. È vero che Gesù è l adempimento della Legge, e solo accettandolo come Messia c è salvezza; ma il punto è: Gesù sta dicendo questo nel v.17? Se egli è «il termine della Legge», perché dice che la Legge non scomparirà mai? Se, nel verso 17, Gesù sottolinea la realizzazione messianica della Legge, allora il v.17 è in conflitto con il v.18. C'è qualcosa di ermeneutico nella comprensione di questo verso. Il significato è chiuso a chiave. Come al solito, è utile riportare il testo greco in ebraico. Una volta che esaminiamo questo passo nel suo contesto ebraico, possiamo capire «adempiere» (o «compire») nel senso di «interpretare correttamente». Il probabile equivalente ebraico del verbo greco plērōsai, tradotto «compire» in Mat.5:17, è l e kayem. Ai tempi di Gesù l e kayem era l opposto di l e bātel (cancellare, annullare) ed usato nel senso di «preservare» o «sostenere». Qui, come termine tecnico rabbinico, significa «sostenere interpretando correttamente». Una traduzione dinamica di Mat.5:17,18 Non pensate che io intenda abrogare la Torah attraverso una interpretazione errata. Il mio scopo non è di indebolire o negare l Istruzione scritta di Dio, ma di sostenerla e confermarla con l interpretazione corretta. Non invaliderei mai la Torah rimuovendo qualcosa da essa con una interpretazione errata. Passeranno prima il cielo e la terra che qualcosa della Torah. Né la lettera più piccola dell alfabeto, lo yôd, né il suo apice decorativo, scomparirà mai dalla Torah.

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