lo stato dell ambiente in piemonte indice

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1 2013 lo stato dell ambiente in piemonte indice

2 lo stato dell ambiente in piemonte 2013 indice Introduzione n Inquadramento socio-economico Componenti ambientali n Clima n Aria n Acqua n Suolo n Natura e biodiversità Qualità della vita n Ambiente urbano n Ambiente e salute Uso delle risorse n Energian n n Industria n Agricoltura, zootecnia e foreste n Trasporti n Turismo Pressioni ambientali n Rischi naturali n Rischio industriale n Radiazioni non ionizzanti n Radiazioni ionizzanti

3 n Rumore n Rifiuti n Siti contaminati Sostenibilità ambientale n Valutazioni ambientali n Strumenti di ecogestione n Informazione, formazione, educazione ambientale Green economy n La Green Economy in Piemonte e in Italia

4 Presentazione Alla base di ogni seria e mirata strategia di intervento c è la conoscenza. Un confronto costruttivo, così come il monitoraggio dell efficacia delle politiche di sostenibilità ambientale permettono di applicare con maggiore efficacia la volontà di valorizzare l ambiente come risorsa vitale e opportunità di sviluppo. Sono questi i principi ispiratori che, anche quest anno, hanno portato alla stesura dello Stato dell Ambiente Nell anno europeo della qualità dell aria, ci è sembrato doveroso dedicare ampio spazio al tema dell aria e agli effetti sulla salute dei cittadini. Un problema, quello dell inquinamento atmosferico, che in Europa, nonostante gli alti standard e il generale rispetto degli accordi previsti dal Protocollo di Kyoto, sembrerebbe ormai entrato di diritto nelle principali preoccupazioni della popolazione. La Commissione Europea si sta infatti muovendo per riformare l impianto normativo comunitario in tema di ambiente, in particolare focalizzandosi proprio sulla qualità dell aria che respiriamo, un preciso dovere per le istituzioni e un diritto dei cittadini. I dati piemontesi relativi all anno 2012 confermano la tendenza degli ultimi anni: una situazione stabile per monossido di carbonio, biossido di zolfo, metalli e benzene i cui livelli di concentrazione si mantengono inferiori ai limiti previsti dalla normativa vigente e un leggero miglioramento del PM 10 dopo il sensibile peggioramento dell anno precedente di alcuni indicatori a causa di condizioni meteorologiche che, nella stagione fredda, avevano sfavorito la dispersione degli inquinanti. Ciò significa che molto lavoro è stato fatto e continua ad essere fatto. La Regione conferma la volontà di adoperarsi in ogni modo per dare continuità agli interventi strutturali in grado di incidere in modo reale sulla qualità dell aria. Due i fattori su cui stiamo intervenendo: mobilità e miglioramento degli impianti di riscaldamento e condizionamento per una migliore efficienza energetica degli edifici. Il documento, come ogni anno, affronta inoltre sistematicamente e scientificamente i vari ambiti ambientali, dall aria all acqua, dai problemi energetici a quelli dei rifiuti fino agli aspetti naturalistici e faunistici. E lo fa alternando analisi delle problematiche di settore, con le normative di riferimento e soprattutto con le iniziative che questa amministrazione regionale ha intrapreso nel corso di questi ultimi anni. Obiettivi importanti e apprezzati con progetti che hanno valorizzato e tutelato le peculiarità del nostro ambiente e del nostro territorio; tra questi mi fa piacere ricordare l avvio di 70 nuovi interventi di recupero ambientale nella valle Bormida, l avvio dei lavori per 15 dei cantieri appartenenti al progetto Corona Verde, i numerosi contratti di fiume sottoscritti sul territorio finalizzati alla riqualificazione e valorizzazione ambientale dei bacini idrografici. Anche le politiche regionali di altri comparti hanno significativamente contribuito al miglioramento delle condizioni dell ambiente piemontese: gli interventi del Programma di Sviluppo Rurale, la gestione oculata del patrimonio forestale, le azioni di tutela e manutenzione di prevenzione del dissesto e tanto altro. I dati presentati nel documento, raccolti ed elaborati grazie al prezioso lavoro di Arpa Piemonte, rappresentano una banca dati indispensabile non solo per individuare i punti di criticità ambientale rispetto ai quali elaborare strategie mirate, ma anche per valutare l efficacia delle politiche ambientali messe in campo fino a questo momento per fare in modo che lo sviluppo sostenibile non sia solo una

5 dichiarazione di intenti, ma un percorso reale e concreto di azioni congiunte che vedono istituzioni e cittadini, imprese e associazioni, attori economici e sociali del mondo imprenditoriale lavorare insieme per una migliore qualità ambientale, e quindi per una migliore qualità della vita. Assessore all Ambiente, risorse idriche, acque minerali e termali, difesa del suolo, protezione civile, opere post olimpiche Roberto Ravello

6 Prefazione Il documento Lo Stato dell Ambiente in Piemonte è da sempre finalizzato a dare un quadro completo, una fotografia del Piemonte, un approfondimento che vuole informare e sensibilizzare i cittadini sui valori, sulle risorse e sulle criticità ambientali che ci circondano. Ha quindi un valore sia informativo, condividendo la diffusione e la trasparenza dei dati ambientali, sia strategico per poter elaborare un piano volto al miglioramento continuo delle risorse ambientali regionali. È quindi imprescindibile che tutti gli attori delle azioni e delle politiche ambientali siano volti a un obiettivo condiviso e comune. Seppur con ruoli definiti e diversi, soltanto un azione congiunta può dare gli effetti attesi. In questa direzione sono orientate le azioni della Regione Piemonte e di Arpa come traspare anche da questo documento. Il 2013 è stato dichiarato dalla Commissione Europea Anno dell Aria. L aria è la componente ambientale senza confini per antonomasia. Per tale motivo Arpa Piemonte lavora insieme alle Agenzie Ambientali nell ambito territoriale del nord Italia su questo elemento così importante e problematico. Perché l inquinamento della qualità dell aria non si ferma ai confini del Piemonte e solo progetti comuni, perseguiti da tutte le regioni, potranno rendere efficienti ed efficaci i provvedimenti che si deciderà di intraprendere. Arpa Piemonte, ente di controllo, con attività di monitoraggio e di laboratorio raccoglie dati su tutte le matrici ambientali, sviluppa modellistiche, realizza trend, per meglio evidenziare miglioramenti e criticità, mettendo così a disposizione un ricco patrimonio informativo a cui Regione Piemonte, nel caso specifico, attinge per progettare e attuare le politiche ambientali. Il continuo miglioramento del sistema informativo produce una conoscenza del territorio che non ha pari, dando adito ad importanti risultati. Da un lato, permette ad Arpa di procedere con un attività di controllo del territorio sempre più efficace e puntuale, insistendo proprio laddove si evidenziano le maggiori criticità, senza trascurare lo stato generale. Dall altro, consente a Regione di indirizzare le politiche verso quei territori che presentano maggiori criticità, legate anche ad una singola matrice ma che incide sulla qualità della vita delle persone che vi risiedono o lavorano. L evoluzione della qualità del dato ambientale e la sua disponibilità in tempo reale consentirà la realizzazione di un fondamentale obiettivo: la prevenzione. In questo modo le parole salvaguardia e tutela dell ambiente diverranno concrete. Direttore Generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto

7 lo stato dell ambiente in piemonte 2013 guida alla lettura

8 2 lo stato dell ambiente in piemonte guida alla lettura L accesso all informazione, la partecipazione del pubblico e il ricorso alla giustizia in materia ambientale sono temi disciplinati in ambito comunitario attraverso la Convenzione di Aarhus, recepita nell ordinamento italiano, nell ambito della quale viene chiarito che cosa si intenda per informazione ambientale proponendo di intervenire in tre settori: assicurare l accesso del pubblico alle informazioni sull ambiente detenute dalle autorità pubbliche; favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali aventi effetti sull ambiente; estendere le condizioni per l accesso alla giustizia in materia ambientale. In una accezione così ampia è compresa qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva sonora o contenuta in banche dati circa lo stato delle acque, dell aria, del suolo, della fauna, della flora, del territorio e degli spazi naturali, nonché quelle riguardanti sostanze, energie, rumori o radiazioni, accordi ambientali, pratiche, legislazioni, piani, programmi che influenzano o potrebbero influenzare l ambiente, nonché lo stato della salute e della sicurezza umana. L informazione deve essere disponibile a chiunque senza l obbligo di dichiarare il proprio interesse e in tempi ragionevoli. Il conoscere lo stato dell ambiente è quindi un diritto e nello stesso tempo un dovere di tutti, consapevoli che le azioni che ciascuno mette in atto quotidianamente (in qualità di cittadino, di lavoratore, di decisore) hanno una ricaduta più o meno significativa sul nostro territorio e sulle sue risorse. Lo Stato dell Ambiente 2013 rappresenta il documento conoscitivo di riferimento dove è possibile trovare le informazioni necessarie per capire e per conoscere, ciascuno con il grado di approfondimento che ritiene di suo interesse, le dinamiche ambientali (analizzate dal punto di vista dello stato e delle politiche) più significative attive in Piemonte. Il Documento, nella sua versione attuale, da una parte permette una prima disamina delle informazioni più significative e dall altra rappresenta una ottima guida alla ricerca e alla lettura di dati e informazioni di dettaglio continuamente aggiornate, che Regione, Arpa e altri Enti mettono a disposizione attraverso i siti web di riferimento. Struttura del Documento L elaborato 2013 è un documento integrato che, utilizzando il modello di analisi dell Agenzia Europea per l Ambiente - DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposta) -, presenta i dati di conoscenza sullo stato di salute delle diverse componenti ambientali e illustra quali risposte si stanno mettendo in atto per tutelare, recuperare e migliorare il nostro territorio. L azione sinergica di Regione e Arpa sui temi ambientali emerge chiaramente in ogni capitolo del documento: per decidere e agire è necessario innanzitutto conoscere nel dettaglio. Gli studi e le analisi ambientali forniscono i dati necessari per la prevenzione, evidenziando dove intervenire per evitare costi superflui, e consentono di compiere scelte virtuose anche di lungo periodo, in equilibrio tra utilizzo e conservazione delle risorse naturali. In ogni capitolo sono state rese riconoscibili, utilizzando uno sfondo diverso, le parti dedicate all illustrazione dello stato e quelle volte a presentare le risposte. Il volume è suddiviso in diverse sezioni: 1. l inquadramento socio economico; 2. la qualità delle componenti ambientali (clima, aria, acqua, suolo, natura) rappresenta la parte più consistente in termini di quantità di dati raccolti ed elaborati soprattutto attraverso le attività di controllo e di monitoraggio di Arpa;

9 lo stato dell ambiente in piemonte guida alla lettura 3 la sezione dei capitoli dedicata alle politiche e alle azioni descrive le risposte messe in atto sul territorio per migliorare questa qualità. Le leggi, i regolamenti, i progetti attivati dalle istituzioni, e in primis dalla Regione, sono gli strumenti che consentono di rispondere all inquinamento delle nostre risorse naturali. Un particolare approfondimento quest anno è stato dedicato al capitolo dell Aria e alle sue problematiche nella nostra regione e in area padana, in quanto il 2013 è stato dichiarato dall Unione Europea l Anno della Qualità dell Aria; 3. la sezione dedicata alla qualità della vita evidenzia chiaramente la relazione con la qualità ambientale. L ambiente urbano e la salute sono gli approfondimenti proposti per documentare al meglio l intima correlazione tra questi aspetti. Nello specifico il capitolo dedicato alla Salute - proprio per la ricorrenza europea sopracitata strettamente legata ai problemi di carattere sanitario che stanno fortemente caratterizzando la vita nella nostre città - presenta analisi e approfondimenti specifici sulla correlazione tra la qualità dell aria e lo stato di salute dei cittadini; 4. la sezione successiva affronta il tema dell uso e del consumo delle risorse; energia, attività industriali, agricoltura, trasporti, turismo sono le cosiddette Determinanti nello schema DPSIR; 5. l analisi delle pressioni, generate dalle determinanti, evidenzia e misura gli effetti delle attività umane sull ambiente (rifiuti prodotti, radiazioni, rischi industriali, etc); anche in questa sezione ogni capitolo evidenzia non solo l entità di queste pressioni, ma anche politiche e azioni attivate per contrastare i problemi. L analisi delle risposte è effettuata anche cercando di evidenziare l efficacia delle azioni messe in atto, soprattutto quando siano già visibili e quantificabili nel breve e medio periodo; 6. la sezione strumenti della sostenibilità è dedicata all analisi delle procedure di valutazione ambientale dei Piani (VAS) e dei Progetti (VIA), agli strumenti di ecogestione (es: Emas, Ecolabel) e alle attività dell educazione ambientale; comparti che rappresentano azioni virtuose che devono e possono essere attivate per garantire una migliore performance ambientale alle attività antropiche (siano esse attività dirette o di decisione); 7. a partire da questa edizione, si è ritenuto necessario attivare una nuova sezione del documento dedicata alla Green Economy, argomento di grande attualità che nel tempo andrà sempre di più a permeare i temi dell economia e dello sviluppo. La necessità di pensare ad un nuovo modello di sviluppo mette al centro delle scelte di rilancio dei territori attività che portino con sè importanti elementi di innovazione e trovino nella sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) il loro paradigma di azione. Presentare e capire che cosa si intende per Green Economy, anche partendo dalle buone pratiche già presenti, e analizzare le potenzialità di sviluppo del Piemonte nell ottica della sostenibilità, può rappresentare un primo ma importante contributo a valorizzare e incentivare nuove scelte per una crescita verde del nostro territorio. Un particolare cenno merita il sistema degli Indicatori utilizzati per descrivere, in modo sintetico e intuitivo, sia lo stato dell ambiente, sia l efficacia delle politiche e delle azioni di tutela, recupero e conservazione delle risorse naturali. All inizio di molti capitoli del Documento sono presentati gli Indicatori sintetici di Stato con la loro classificazione in riferimento al modello DPSIR, la fonte dei dati, la copertura geografica e temporale, lo stato attuale e il trend. Meno popolato è, invece, il sistema degli indicatori di prestazione: in molti casi, infatti, la verifica dell efficacia delle politiche e delle azioni, viene fatta attraverso l analisi dell evolversi dello stato delle componenti ambientali e non sono necessari indicatori specifici. Sul tema, però, sono in corso approfondimenti soprattutto nell ambito del sistema delle procedure di valutazione ambientale di Piani e Progetti, che prevedono un piano di monitoraggio specifico per ogni oggetto che viene valutato e da cui possono essere mutuati indicazioni e orientamenti di sicuro interesse.

10 2013 inquadramento socio-economico

11 2 inquadramento socio-economico LE PROSPETTIVE ECONOMICHE PER IL 2013 E L ANDAMENTO NEL 2012 Nel mondo L economia mondiale, osservando i principali scenari del pianeta, mostra segnali rassicuranti e preoccupanti insieme. Un segnale positivo arriva dal fronte USA, dove l accordo fra democratici e repubblicani americani ha disinnescato il fiscal cliff, ossia l entrata in vigore di misure automatiche di contenimento del deficit statale fortemente pro-cicliche. Queste misure avrebbero ridotto il potere d acquisto delle famiglie stroncando i già deboli segnali di ripresa dell economia americana. Averlo evitato o almeno spostato nel tempo è un fatto positivo. Altrettanto positivo il ridimensionamento della crisi dei debiti sovrani in Europa, una mina vagante che coinvolge direttamente il nostro paese ma che indirettamente minaccia molte economie, anche oltre l area euro. Questo grazie alle misure messe a punto nell estate 2012 dalla Bce, alle più recenti decisioni dell Eurogruppo a sostegno della Grecia e all accordo del Consiglio dei ministri economici e finanziari per fronteggiare il contagio delle crisi del debito sovrano al sistema bancario. Più incerta la situazione sul terzo cruciale fronte dell economia mondiale, quello asiatico e cinese in particolare. La crisi, paventata per il 2013, ha prima mostrato segni confortanti e in tempi più recenti di segno opposto. I mercati hanno interpretato come negativi due segnali soprattutto: la crescita del Pil per lo stesso anno stimata al 7,5 contro il 7,8% del 2012 e il deficit commerciale del mese di marzo 2013 (880 milioni di dollari, non molto in valore assoluto, ma le attese erano di segno opposto). Al tempo stesso rimane solido il segnale negativo più importante: l assenza all orizzonte di una vera soluzione alla crisi in corso. I segnali positivi consistono in sostanza nell avere evitato o spostato in avanti le maggiori criticità, ma nessuna di esse è stata superata. La crescita del Pil mondiale si è fermata al 2,9% nel 2012 e non sorpasserà il 3,5% nel 2013, secondo l Ocse, una prospettiva poco incoraggiante che deboli segnali di miglioramento nel finale dell anno, soprattutto nei paesi emergenti, mitigano solo in parte. In Europa La dinamica dell economia europea ha subito un sensibile peggioramento a partire dal secondo trimestre dell anno scorso, presentando nei due trimestri centrali dell anno variazioni negative del Pil. È continuata la contrazione dei consumi delle famiglie e degli investimenti fissi, mentre le esportazioni, in ulteriore espansione, hanno in parte controbilanciato la caduta della domanda interna. Nel quarto trimestre dell anno la recessione, inizialmente realizzatasi nei paesi periferici, si è estesa alla core Europe. In attenuazione invece gli squilibri in alcuni paesi periferici: migliora la bilancia dei pagamenti in Spagna, Portogallo e Grecia, si ridimensionano gli squilibri dei mercati immobiliari in Spagna e Irlanda, mentre la situazione finanziaria delle famiglie si allenta in misura apprezzabile in Irlanda e, anche se solo marginalmente, in Spagna. Nel complesso il Pil dell Uem dovrebbe registrare segno meno nel 2013 (-0,2%) con un miglioramento relativo rispetto al -0.4% del L elevata disoccupazione causa una compressione dei redditi familiari e quindi dei consumi cui si aggiungono gli effetti sul reddito disponibile delle manovre fiscali restrittive. Il rafforzamento previsto per l Euro ridurrà i benefici derivanti dalla domanda estera, già condizionata da una modesta accelerazione del commercio mondiale. Occorrerà attendere un altro anno per intravedere una qualche diminuzione del tasso di disoccupazione.

12 introduzione 3 inquadramento socio-economico In Italia Le tensioni che avevano messo a rischio la tenuta del sistema economico e finanziario nella parte finale del 2011 sono state superate ma al prezzo di acuire una fra le recessioni più gravi, senza che gli effetti positivi delle riforme a carattere strutturale (pensioni, mercato del lavoro, liberalizzazioni) potessero manifestarsi, in assenza di politiche per la crescita. Nel 2012 l economia italiana ha continuato un percorso recessivo iniziato a partire dal terzo trimestre del 2011, con una caduta del Pil che nella media annua dovrebbe attestarsi al -2,1%. Nel corso dell anno la contrazione si è dapprima attenuata, ma a fine 2012 e nei primi mesi del 2013 non pare aver interrotto il suo corso. Le esportazioni hanno visto un ulteriore forte rallentamento, ma ancor più accentuata è risultata la riduzione delle importazioni per effetto della minor attività produttiva e della contrazione dei consumi: la domanda estera netta ha pertanto offerto un sostegno all economia, pur in presenza di un debole aumento delle esportazioni, stimato in poco meno del 2% in termini reali. Invece la domanda interna ha subito un vero e proprio crollo, stimabile nel -4,3%. Su tale andamento hanno influito le misure fiscali messe in atto a partire dall estate dell anno scorso che hanno accentuato la caduta dei consumi privati, diminuiti del 4%, e hanno indotto una nuova contrazione degli investimenti fissi, non dissimile da quella sperimentata nella fase acuta della crisi (2009). La recessione non si è ancora fermata anche se nel corso del 2013 si prevede un miglioramento della situazione congiunturale: nella media dell anno si registrerebbe una ulteriore contrazione del Pil, anche se contenuta nel -0,6%. La domanda estera fornirà un contributo positivo, anche se moderato. Nel 2013 l apprezzamento dell euro e la lenta ripresa della domanda internazionale comporteranno un incremento delle esportazioni ancora relativamente modesto (si prevede un aumento delle esportazioni attorno al 2% in termini reali). Invece si assisterà ad un ulteriore indebolimento della domanda interna sia per i consumi che per gli investimenti, anche se di portata inferiore a quanto rilevato nel Il reddito reale delle famiglie, infatti, risulterà ancora in contrazione, anche se la situazione si presenterà decisamente migliore del 2012, quando ad una contrazione rilevante del reddito nominale si è associata una dinamica dei prezzi considerevole. Per l anno prossimo si prevede un lieve recupero del reddito nominale e un modesto raffreddamento della dinamica inflazionistica. In Piemonte Dopo la forte contrazione del Pil nel biennio (-10%), il Piemonte ha sperimentato una Figura Previsione della produzione, degli ordini e dell occupazione (saldo % ottimisti-pessimisti) - anni Tabella 1.1 Andamento dell economia in Piemonte - febbraio 2013 Tassi di variazione media annui, su valori anno di riferimento PIL 0,9-1,9-8,3 3,6 0,9-2,1-0,6 Consumi delle famiglie Investimenti fissi lordi Consumi collettivi Domanda interna Valore aggiunto 0,9-2,2-1,3 2,6 0,0-4,2-1,4 0,2-4,5-15,4 12,0-2,0-9,0-2,9 2,2 1,5 1,3-0,3-0,8-1,1,1,3 1,0-2,0-3,8 3,8-0,6-4,6-1,7 Agricoltura -0,1 0,4-2,6 1,6 1,3 0,3-1,5 Industria senso stretto Industria costruzioni -0,5-4,8-18,6 14,7 2,6-4,6-1,5 2,0 2,2-14,6 3,2 0,7-6,9-2,4 Servizi 1,5-1,3-4,5 0,8 0,6-0,5-0,1 Totale 1,0-1,9-8,3 3,8,1, -1,8-0,5 Esportazione (beni) Importazione (beni) Fonte: Confindustria Piemonte 1,6-1,1-19,7 13,1 7,4 1,7 0,8 2,2-8,6-13,0 9,8 2,3-10,3-0,3 Fonte: Ires su dati Istat e Prometeia

13 4 introduzione inquadramento socio-economico ripresa più lenta rispetto alle regioni centro-settentrionali, consolidando una tendenza di lungo periodo alla perdita di peso nel contesto nazionale. Fra il 2000 e il 2009, infatti, il Piemonte ha rilevato una dinamica del Pil pari a -4,3%, la più debole nel contesto delle regioni italiane e -25% per quanto riguarda la dinamica del valore aggiunto dell industria - la peggiore insieme alla Basilicata - a sottolineare la presenza di difficoltà strutturali del contesto produttivo regionale preesistenti alla grande crisi. Nella fase di ripresa, l economia del Piemonte ha recuperato nel 2010, con una dinamica superiore al dato nazionale (+3,6% rispetto a +1,8%) ma nel 2011 ha rallentato, allineandosi alla dinamica nazionale (+0,9% contro +0,4% per l Italia). L andamento recessivo nella parte finale del 2011 si è aggravato trasformando il 2012 in un anno di recessione: la dinamica del Pil, in modesta crescita, ha subito una contrazione analoga a quanto riscontrato a livello nazionale (-2,1%), confermando un andamento meno favorevole rispetto all area settentrionale. Nel 2012 il valore aggiunto dell industria in senso stretto si riduce del 4,6%, secondo le stime più recenti. Si era contratto di oltre il 25% nel biennio , ma con la ripresa del era poi cresciuto rispettivamente del 14,7% e del 2,6%. Una secca perdita di produzione avvenuta nel corso della crisi si aggiunge alla performance non favorevole riscontrata nella prima parte degli anni 2000 quando il Piemonte aveva comunque manifestato un profilo calante, con una variazione media annua prossima al -1% fra il 2000 e il A partire dal primo trimestre del 2012 gli effetti della recessione si fanno sentire sul fronte del lavoro. A consuntivo, il 2012 fa registrare una contrazione occupazionale dell 1,1% pari a 21 mila occupati in meno. Le rilevazioni Istat mettono in evidenza come l inversione di tendenza nel comparto manifatturiero, avvenuta nel terzo trimestre del 2010 e confermata nel corso del 2011, con una crescita del 2,8% nella media annua (13 mila occupati aggiuntivi, tutte donne) si sia trasformata in una fortissima contrazione nel corso del 2012, in termini percentuali pari al -4%, corrispondente a 20 mila occupati in meno. Nei servizi, invece, dove nella prima fase della crisi l occupazione resisteva, si è accentuata nel corso del 2010 una dinamica negativa nel comparto commerciale che è perdurata nel corso del 2011 e nel primo trimestre del Inaspettatamente nel consuntivo di fine anno cresce l occupazione in questo settore nel lavoro dipendente, a dispetto del forte calo dei consumi prima segnalato. L occupazione negli altri servizi è cresciuta in misura consistente nel 2011, ma non regge alla nuova fase recessiva, segnando una evidente contrazione nelle rilevazioni del 2012 (-1,3%). Nelle province Nel 2012, pur in un clima completamente mutato, la provincia di Torino si conferma per un andamento non peggiore di altre realtà territoriali della Settore di attività Tabella Occupati in Piemonte - anni Dati in migliaia e variazione percentuale rispetto allo stesso periodo dell anno precedente Media 2011 Media 2012 Variazione % Uomini Donne Totale Uomini Donne Totale Uomini Donne Totale Agricoltura ,1-9,1-6,4 Industria ,0-3,7-2,4 In senso stretto ,2-3,6-4,0 Costruzioni ,0-5,0 3,3 Servizi ,3-0,1-0,2 Commercio e pubblici esercizi ,3 0,9 2,6 Altri servizi ,4-0,4-1,3 Totale ,3-1,0-1,1 Fonte: OMRL su dati Istat

14 introduzione inquadramento socio-economico 5 regione. Già nel 2001 si rilevava, a differenza della tendenza che vedeva nella provincia di Torino le maggiori difficoltà nel recupero in seguito alla crisi, un quadro di relativa dinamica sotto il profilo della situazione produttiva e occupazionale, che risultavano in espansione non solo per il recupero del manifatturiero, ma anche per una dinamica espansiva nei servizi; nel 2012 per quanto la provincia subisca il maggior calo produttivo a livello regionale e un andamento delle esportazioni sostanzialmente statico, presenta indicatori del mercato del lavoro non altrettanto negativi: il già elevato tasso di disoccupazione cresce di poco rispetto al sensibile peggioramento rilevato a livello regionale, il ricorso all utilizzo alla cassa integrazione diminuisce. Biella, condivide in parte la situazione di Torino: nella provincia si manifesta con più evidenza la nuova recessione che ha caratterizzato l anno passato, ma non sembra essersi tradotta in misura altrettanto grave nel peggioramento degli indicatori del mercato del lavoro, peraltro già notevolmente compromessi. Non dissimile la situazione di Asti per quanto riguarda la dinamica del settore manifatturiero, anche se, in questo caso le criticità su mercato del lavoro sembrano acutizzarsi maggiormente: il tasso di disoccupazione tuttavia, si colloca fra i valori meno elevati nel panorama regionale. Novara vede una situazione di forte calo occupazionale (il dato più sfavorevole a livello regionale), e peggioramento del tasso di disoccupazione, in una situazione di significativa contrazione della produzione industriale. Vercelli e Verbania fanno riscontrare una contrazione nel manifatturiero simile a Novara, così come evidenziano un sensibile deterioramento sul mercato del lavoro. Ad Alessandria l exploit nell export, che si ripete anche nel 2012, e il buon andamento della produzione industriale non mette al riparo la provincia da un ulteriore marcato ridimensionamento dell occupazione industriale e di un forte aumento del tasso di disoccupazione. Cuneo si conferma la provincia meno colpita dalla recessione sul piano produttivo anche se il quadro occupazionale subisce un sensibile peggioramento: colpisce, in particolare il repentino forte aumento del tasso di disoccupazione. (che rimane, peraltro, il più basso a livello regionale). IL BENESSERE SOCIALE Una nota positiva arriva dagli studi sulla qualità della vita e del benessere sociale. Le anticipazioni degli indicatori BES per il 2012 segnalano un parziale disaccoppiamento rispetto a quelli economici: questi ultimi declinano mentre i primi mostrano segnali differenziati. Negativi, con un cedimento nelle dimensioni economiche 1 e legate alle condizioni di vita dei singoli, quelli riferiti all individuo come produttore o consumatore. Positivi per le dimensioni legate agli aspetti relazionali e riferiti all individuo come elemento di una rete sociale, amicale o familiare. Anche la classifica della Qualità di vita complessiva registra qualche significativo mutamento, con una crescita di Biella e soprattutto di Vercelli e un peggioramenti di Asti e Novara. In particolare Cuneo risulta prima nelle dimensioni Tempi di vita, Benessere soggettivo e Politica mentre le rimanenti 9 dimensioni si collocano sempre fra il 3 e il 5 posto. Biella è prima per le Reti sociali e le rimanenti dimensioni si collocano fra il 2 e il 6 (ma con ben 5 secondi posti). Sono anche le due uniche province a non registrare mai una posizione ultima o penultima. Buona anche la posizione di Verbania, ma si tratta di una conferma rispetto all anno precedente. Il maggior numero di ultimi posti invece sono registrati nelle province di Alessandria (che conferma la situazione dell anno precedente) e di Novara e Asti (che peggiorano la posizione in classifica). LE PROSPETTIVE A breve termine Per il 2013, si prospetta un quadro di lento miglioramento del contesto globale che potrà determinare l inversione dell andamento recessivo per l economia italiana nella seconda parte dell anno. Se le incertezze circa l indebolimento dell area Euro hanno consentito un rientro delle tensioni sui mercati finanziari, il rischio maggiore proviene dai possibili effetti negativi conseguenti ad un ulteriore indebolimento della domanda interna in 1.

15 6 introduzione inquadramento socio-economico Tabella Posizione in classifica delle province piemontesi nelle 12 dimensioni del BES 2013 AL AT BI CN NO TO VB VC Ambiente Salute Benessere materiale Istruzione Tempi di vita Reti Sicurezza Benessere soggettivo Paesaggio Innovazione Servizi Politica Note: il sistema di calcolo nel 2013 ha utilizzato 124 indicatori divisi nelle 12 dimensioni e ne ha aggiornati 56, la maggior parte di quelli di flusso. Maggiori dettagli e commenti agli indicatori sono disponibili sul numero 2 della Rivista QV2 curata dall Ires. La metodologia alla base del BES è riportata nel sito dell Istat e del CNEL Le misure del benessere 3 Fonti: Ires su dati Istat e Ires-Clima di opinione Figura Le migliori e peggiori posizioni in classifica delle province piemontesi nelle 12 dimensioni del BES Fonti: Ires su dati Istat e Ires-Clima di opinione una situazione di crescente crisi sul mercato del lavoro. Le incertezze sono legate anche all eventualità che si giunga o meno ad una soluzione adeguata dell impasse nella politica di bilancio Usa e agli effetti che potranno avere le politiche espansive nei paesi emergenti. Escludendo il materializzarsi di scenari più negativi, il rallentamento avvertito nell evoluzione dell economia mondiale fa ritenere per il Piemonte (Fonte Prometeia) un andamento nel complesso dell anno ancora recessivo (-0,6% la variazione ipotizzata del Pil), un valore analogo a quanto previsto per l economia italiana. La recessione, inoltre, graverebbe ulteriormente sulla situazione del mercato del lavoro innalzando di circa un punto e mezzo il tasso di disoccupazione, che raggiungerebbe un nuovo record, collocandosi al 10,7%. Nel medio periodo Più in generale, motivi di pessimismo nascono dalle mancate riforme promesse subito dopo l avvio della crisi mondiale nel Dovevano riguardare il sistema bancario e la regolazione dei rischi nei mercati finanziari e più in generale affrontare il tema delle disparità economiche, sia all interno dei paesi (fonte di debolezza cronica della domanda interna) sia a livello globale (fonte di continuo

16 introduzione inquadramento socio-economico 7 squilibrio, con paesi che risparmiano senza spendere e altri che spendono senza risparmiare, Usa e Cina soprattutto). In realtà nessuna seria riforma in tal senso è stata affrontata e il termine stesso riforme strutturali è ormai associato a quello di politiche di aumento della flessibilità del lavoro e di riduzione dei benefici pensionistici. Si tratta di interventi talvolta necessari in contesti locali e per specifiche parti della società, ma che non partono dalla radice del problema: mercati sregolati hanno creato una crescente disparità, con effetti devastanti sulla stabilità economica. L analisi di FMI 4 e OCSE sulle riforme necessarie per ridurre la disparità indica direzioni del tutto diverse. Vale la pena richiamare le raccomandazioni dell OCSE ( pdf) per misurarne la distanza dalle varie agende europee in discussione: occupazione per ridurre le disparità: posti di lavoro qualitativamente e quantitativamente buoni e con prospettive di carriera; investimenti nelle risorse umane e misure che aiutino la transizione dalla scuola al lavoro con incentivi a lavoratori e datori di lavoro per investire nelle competenze lungo l intero arco della vita lavorativa;. riforma delle politiche fiscali e previdenziali, rilancio degli ammortizzatori sociali e politiche di sostegno del reddito; riesame del ruolo redistributivo della fiscalità perché i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri impositivi; offerta di servizi pubblici gratuiti e di qualità elevata nei settori istruzione, sanità e assistenza familiare. Anche l analisi del FMI ( non si discosta: il vecchio aneddoto che raccomanda di far crescere la torta prima di dividere le fette sembra ribaltato. Se le fette non sono distribuite in modo equo, dicono i ricercatori del FMI, la torta non crescerà o comunque non in modo sostenibile nel tempo. Anche se si tratta di politiche attuabili solo a livello nazionale e spesso sovra-nazionale, la necessità di riforme strutturali (nel senso delineato, non secondo quello comune di riduzione dei benefici per ottenere vantaggi di bilancio congiunturali) esiste anche per il Piemonte. Dei diversi punti di debolezza e forza del Piemonte basterà richiamarne due che hanno rilevanti conseguenze anche sul piano ambientale. L invecchiamento della popolazione e tutti i fenomeni di ageing connessi (vedi Rapporto Giovani dell Ires Piemonte 5 ) hanno causato nel tempo un blocco del turn-over generazionale e conseguente scarsa innovazione, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata, in quella della produzione e anche in quella dei consumi. L ambito privato riveste un ruolo cruciale in un economia contemporanea, ad esempio in settori quali le ICT, come driver e locomotiva per creare nuove occasioni produttive e start-up innovativi. La mancata ristrutturazione aziendale ad esempio è associata a maggiore disagio nell affrontare la crisi economica, come provato da molte indagini empiriche (Osservatorio Economia Reale di Ires e Torino Finanza 6 ). Le politiche urbane innovative e una cittadinanza relativamente attiva nell adeguarsi a nuovi stili di comportamento collettivo (partecipazione alla raccolta differenziata o adesione alle riconversioni energetiche degli edifici) sono invece un punto di forza. Politiche regionali tradizionalmente attente all ambiente (fin dai tempi dei depuratori delle acque e dei parchi, misure ovviamente da valutare nel contesto del periodo) e più di recente focalizzate su energia e rinnovamento del patrimonio edilizio, possono coniugarsi con la tradizione amministrativa dei centri urbani e far valere un potenziale di innovazione esistente fra i cittadini e apparentemente rilevante. AUTORI Maurizio MAGGI - Ires Piemonte Domenico De Leonardis - Arpa Piemonte 4. FMI: Fondo Monetario Internazionale

17 2013 componenti AMBIENTALI clima

18 2 componenti ambientali clima I CAMBIAMENTI CLIMATICI I cambiamenti climatici hanno assunto una centralità in tutte le politiche di sviluppo essendo divenute evidenti le profonde interazioni dell evoluzione del clima con i sistemi ecologici, sociali e economici. Alta continua a restare - a livello locale, nazionale, europeo e mondiale - l attenzione alle strategie di mitigazione volte ad agire sulle cause dei cambiamenti climatici per contenere l aumento della temperatura a 2 C, rispetto ai livelli preindustriali, attraverso la riduzione delle emissioni in atmosfera e l aumento della capacità di assorbimento da parte dell ambiente naturale dei gas ad effetto serra. Nel contempo, la sfida che oggi si presenta sempre più impellente è quella di fronteggiare l adattamento al fine di gestire in via preventiva i rischi e le conseguenze negative dei cambiamenti climatici in corso sugli ecosistemi naturali e sui sistemi socioeconomici. Pesanti sono infatti gli impatti negativi attesi che prefigurano un innalzamento eccezionale delle temperature, in particolare quelle estive, un aumento della frequenza di eventi estremi - quali precipitazioni piovose intense, siccità e ondate di calore - riduzione delle precipitazioni annuali medie e dei deflussi fluviali. IL CLIMA DEL 2012 IN PIEMONTE L anno 2012 è stato in Piemonte il terzo più caldo degli ultimi 55 anni, con un anomalia positiva media di 1,2 C, maggiormente accentuata nei valori massimi rispetto a quelli minimi. Il contributo principale è stato determinato dalle temperature del mese di marzo, con uno scarto positivo medio di quasi 4 C. Rilevante anche l anomalia di +1,9 C dei tre mesi estivi, che sono stati i più caldi dopo il Tuttavia, nella prima metà del mese di febbraio, il Piemonte è stato interessato da un eccezionale ondata di freddo, che ha determinato numerosi record storici negativi sulla regione. Le precipitazioni osservate sono state leggermente inferiori alla norma, con un deficit medio dell 8%. Non si sono verificati eventi pluviometrici eccezionalmente intensi. Temperature Il 2012 è stato il 3 anno più caldo osservato in Piemonte negli ultimi 55 anni, situato a metà tra il 2007 e il 2006, con un anomalia positiva media stimata di 1,2 C rispetto alla norma climatica. Nel 2012 la temperatura è stata superiore alla norma climatica in maniera abbastanza costante nell arco dei 12 mesi, risultando inferiore alla media climatologica solo nei mesi di febbraio e di dicembre (figura 2.1). Esaminando la situazione più in dettaglio all interno dell anno, si osserva come i mesi più caldi, con un anomalia positiva superiore a 2 C, siano stati marzo, giugno, agosto e novembre, mentre solo nei periodi compresi tra fine gennaio e metà febbraio, nelle ultime due decadi di aprile e nella prima metà di dicembre le anomalie di temperatura registrate hanno avuto segno costantemente negativo. I mesi di marzo, giugno e agosto sono quelli che hanno dato il contributo più rilevante all anomalia Figura 2.1 Andamento della Temperatura media giornaliera per l anno 2012 (valori riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota) Fonte: Arpa Piemonte

19 componenti ambientali clima 3 climatica positiva: in particolare la temperatura media di marzo è risultata superiore di quasi 4 C rispetto alla norma e in tale mese circa un terzo delle stazioni termometriche ha registrato il massimo assoluto mensile (picco di 27,7 C ad Alessandria Lobbi il 30 marzo) (figura 2.1). L anomalia di temperatura media annua è stata maggiore sui settori montani e pedemontani della regione (a quote maggiori di 500 m), dove si è registrato uno scarto positivo medio di 1,4 C rispetto alla norma climatica, mentre sulle zone pianeggianti è stata di circa +0,8 C (figura.2.2). Figura 2.2 Anomalie di Temperatura media annua ( C) per il 2012 rispetto al periodo di riferimento Fonte: Arpa Piemonte Durante il periodo estivo un anticiclone di matrice africana ha esercitato sul Piemonte un influenza costante, anche se più marginale rispetto ad altre regioni italiane. Pertanto l estate 2012 è risultata la seconda più calda dopo quella del Il mese più caldo è stato agosto, i giorni con le temperature più elevate quelli compresi tra il 18 e il 22 agosto (con picco il giorno 21 quando la media delle massime in pianura è stata pari a 34,9 C); nel corso di tali giornate 17 stazioni, tra cui Novara Cameri e Verbania Pallanza, hanno raggiunto il massimo assoluto di temperatura, superando anche lo storico agosto Molti valori record sulle stazioni della rete piemontese sono stati registrati in località montane, il giorno 19 agosto (vedi paragrafo Anomalie climatiche di rilievo ). Un analisi maggiormente approfondita merita l ondata di freddo osservata nel mese di febbraio, in particolare nelle prime due settimane (vedi paragrafo Anomalie climatiche di rilievo ), che ha assunto caratteristiche di vera eccezionalità e che ha condizionato soprattutto le temperature minime (l anomalia mensile delle minime sul Piemonte è stata di 3.3 C). Infatti tra il 4 e il 13 febbraio, il 67% delle stazioni termometriche (e addirittura l 83% di quelle situate in località pianeggianti) ha registrato il minimo storico assoluto di temperatura. Il giorno più freddo in assoluto è stato il 6 febbraio quando la media dei valori minimi in pianura è stata di 13,2 C e -9,1 C la media dei valori medi giornalieri; le massime più basse si sono registrate il 5 febbraio con -2,4 C. il picco negativo assoluto sulle località pianeggianti è stato registrato il 6 febbraio a Villanova Solaro (CN) con -23,8 C. L ultima decade del mese al contrario è stata influenzata dall espansione dell anticiclone delle Azzorre, con temperature ben sopra la media, e il 72% delle stazioni ha registrato il record di massima per il mese di febbraio con un picco di 26,7 C a Cuneo Cascina Vecchia (CN) il giorno 29: per tale ragione, alla fine, il valore medio mensile delle massime è risultato appena al di sotto ( 0,6 C) della norma climatica. La notevole escursione termica del mese di febbraio è anch essa trattata nel paragrafo Anomalie climatiche di rilievo. La forte differenza termometrica tra i mesi di febbraio e agosto ha determinato una caratteristica interessante per l anno 2012: la sua notevole escursione termica media. Infatti, anche se sia le temperature massime sia le minime hanno mostrato un anomalia positiva rispetto alla norma climatica (rispettivamente +1,8 C, terzo posto nella serie storica, e +0,6 C, decimo posto dal 1958), lo scarto dei valori minimi medi osservati è stato relativamente meno intenso: il che si traduce in un escursione termica media annua superiore di circa +1,2 C rispetto al periodo di riferimento , il differenziale più ampio registrato nell ultimo mezzo secolo.

20 4 componenti ambientali clima In tutti i capoluoghi di provincia (figura 2.3) le medie dei massimi del 2012 sono state superiori alla media considerata, con una differenza maggiore a Cameri (+3,2 C). Le medie dei minimi (figura 2.4) sono state prossime alla climatologia, pur rimanendo quasi sempre superiori. I valori massimi assoluti in tutti i capoluoghi di provincia sono stati misurati tra il 21 e il 22 agosto, raggiungendo il massimo ad Alessandria (38,8 C). I valori minimi nei capoluoghi di provincia sono stati registrati tutti dal 4 al 7 febbraio, con il valore minimo a Vercelli (-19,3 C). Precipitazioni Le precipitazioni cumulate dell anno 2012 sono state lievemente al di sotto della norma climatica ( 8%). In gran parte della provincia di Torino e in alcune zone delle provincie di Cuneo, Alessandria, Biella e Novara si evidenzia un anomalia percentuale negativa che non supera mai il 40%, mentre solo nel Verbano al confine col Ticinese si è registrata un anomalia di segno positivo, in questo caso mai superiore al 20% (figura 2.5). Figura 2.5 Anomalia percentuale di precipitazione per l anno 2012 rispetto al periodo di riferimento Figura 2.3 Andamento della temperatura massima media annua nei capoluoghi di provincia nel 2012 rispetto alla media Fonte: Arpa Piemonte Figura 2.4 Andamento della temperatura minima media annua nei capoluoghi di provincia nel 2012 rispetto alla media Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte Da uno sguardo alla distribuzione della pioggia nel corso dell anno (figura 2.6), si nota come le precipitazioni cumulate (linea verde scura) siano rimaste costantemente sotto la norma climatica (linea verde chiara). Tale generale scarsità di precipitazioni ha portato a fine ottobre l apporto precipitativo relativo su valori attorno a 23% rispetto alla norma climatica. Tale deficit è stato parzialmente colmato solo nel mese di novembre, in particolare grazie alle precipitazioni intense che hanno interessato l intera regione tra il 27 e il 28 novembre. In corrispondenza degli eventi pluviometrici dei giorni 3 settembre, 10 e 27 novembre, 16 stazioni (su 281 pluviometri totali attivi da almeno 5 anni, pari al 6% circa) hanno registrato il loro picco as-

21 componenti ambientali clima 5 soluto giornaliero di precipitazione. Un altro evento significativo si è verificato nei giorni settembre; tuttavia i suoi effetti sono stati limitati al verbano e al settore appenninico e non si sono registrati picchi molto intensi. Figura 2.6 Andamento della precipitazione cumulata giornaliera media per il 2012 (valori riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota) climatica o nella media, in particolare a Biella (stazione di Oropa), dove nel 2012 sono state registrate il 20% in meno di precipitazioni totali annue. In tutti i capoluoghi il numero di giorni piovosi nel 2012 è stato inferiore alla media , anche nelle due sole stazioni che non hanno registrato un anomalia di precipitazione cumulata negativa: Torino e Asti. Le stazioni di monitoraggio in cui si è registrato in assoluto il maggior numero di giorni piovosi sono quelle di Biella e di Verbania, mentre l anomalia percentuale negativa dei giorni piovosi è stata maggiore ad Alessandria e Asti con oltre il 12% (figura 2.7). Figura 2.7 Precipitazione cumulata annua e numero di giorni piovosi nei capoluoghi di provincia nel 2012, rispetto alla media Fonte: Arpa Piemonte Tra il 28 gennaio e il 2 febbraio, due successivi afflussi di aria fredda dal Mare del Nord con ciclogenesi secondaria sul Golfo del Leone hanno dato luogo a diffuse nevicate sulle località pianeggianti, con i valori cumulati al suolo risultati i più alti dal 1987 a Torino città (vedi paragrafo Anomalie climatiche di rilievo ). In seguito, l arrivo di aria ancora più fredda ma piuttosto secca di origine siberiana, che ha interessato il Piemonte fino a metà febbraio, non ha determinato fenomeni nevosi rilevanti, mentre le nevicate sono state abbondanti sulle regioni centro settentrionali adriatiche della penisola. Inoltre, la fine del periodo di gelo è stata determinata dall espansione dell anticiclone delle Azzorre e non da correnti atlantiche miti e umide che solitamente in questi casi determinano le nevicate da addolcimento, causate dal sovrascorrimento di aria più calda e ricca di umidità su un cuscinetto di aria fredda presente nei bassi strati atmosferici della pianura piemontese. In questo senso si può spiegare un deficit di precipitazione quasi dell 80% rispetto alla norma climatica, registrato in questo mese. Nei capoluoghi di provincia (figura 2.7) si sono registrate sempre precipitazioni inferiori alla norma Fonte: Arpa Piemonte Precipitazioni nevose La stagione invernale è stata caratterizzata da un susseguirsi di perturbazioni provenienti prevalentemente da ovest-nordovest, con associati venti da moderati a forti in montagna, solo saltuariamente verificatisi anche in pianura durante gli eventi di foehn. A partire dalla fine del mese di gennaio un importante periodo di freddo intenso ha determinato la comparsa della prima neve in pianura. La fine della stagione (mesi di aprile e maggio) è stata invece caratterizzata da un lungo periodo perturbato con frequenti episodi di precipitazioni nevose in montagna e temperature relativamente basse.

22 6 componenti ambientali clima Per la valutazione dell andamento dell innevamento sono state prese in considerazione 12 stazioni manuali, i cui dati sono stati recentemente digitalizzati e validati attraverso un controllo qualità, eseguito dall Università di Torino. I valori medi di riferimento derivano da questo nuovo studio, in fase di pubblicazione da Arpa Piemonte, e sostituiranno quelli utilizzati negli anni passati per la migliore robustezza della serie storica di riferimento e la maggior rappresentatività sul contesto territoriale. Dall analisi della neve fresca stagionale (tabella 2.1) si osserva che le uniche stazioni che hanno fatto registrare valori di poco superiori alla media stagionale sono Formazza-Lago Vannino e Bardonecchia- Lago Rochemolles, situate sulle zone di confine rispettivamente nord e ovest della regione. In queste zone gli episodi nevosi sono stati frequenti e, a tratti, anche con apporti cospicui, grazie ai continui flussi perturbati occidentali e nord-occidentali. Per quanto riguarda le restanti stazioni i deficit maggiori di neve fresca (circa 40-50% in meno) si registrano alle quote prossime o al di sotto dei m, mentre per le stazioni al di sopra dei m di quota il deficit risulta più contenuto, con valori prossimi al 15-20% in meno, questo grazie alle precipitazioni tardive, primaverili (tabella 2.1). L analisi del numero di giorni nevosi, in analogia con le precipitazioni nevose, (tabella 2.2 e figura 2.8) dimostra che le stazioni localizzate nei settori settentrionali e nord-occidentali presentano valori prossimi, o di poco superiori, ai valori medi di riferimento, a differenza delle stazioni nei restanti settori, che presentano valori generalmente inferiori alle medie, con deficit fortemente negativi (circa 35-50% in meno) nei settori sud occidentali alle quote prossime ai m (figura 2.8). Tabella Totale delle precipitazioni nevose (HN) e Giorni con precipitazione nevosa (GN) nella stagione , a confronto con la media del periodo , per 12 stazioni campione rappresentative dell arco alpino piemontese Settore Alpino Denominazione HN Media novembremaggio HN novembre-maggio Valore cm GN Media novembremaggio Variazione % GN novembre-maggio Valore giorni Variazione % Lepontine Formazza - L. Vannino (2177m) Pennine Antrona - A. Cavalli (1500m) Pennine Antrona - L. Camposecco (2320m) Graie Locana - L. Valsoera (2412m) Graie Ceresole Reale - L. Serrù (2296m) Graie Ceresole Reale - Capoluogo (1573m) Graie Usseglio - L. Manciaussia (1815m) Cozie N Bardonecchia - L. Rochemolles (1975m) Cozie S Pontechianale - L. Castello (1589m) Cozie S Acceglio - L. Saretto (1540m) Marittime Vinadio - L. Riofreddo (1206m) Marittime Entracque - L. Chiotas (2010m) Fonte: Arpa Piemonte

23 componenti ambientali clima 7 Figura Confronto dell altezza totale della neve fresca stagionale (HN) e del numero di giorni nevosi (Gn) con le rispettive serie storiche per le 12 stazioni prese in esame Fonte: Arpa Piemonte Ancor più evidente è la differenza di innevamento tra le stazioni alle quote superiori ai m e quelle a quota più basse dall analisi dei giorni con neve al suolo (figura 2.9). La quota dei m separa chiaramente le stazioni con valori superiori alla media storica rispetto alle stazioni con valori inferiori: i giorni con neve al suolo delle stazioni Figura Confronto dei giorni con neve al suolo nella stagione con le rispettive serie storiche per le 12 stazioni prese in esame oltre i m non presentano differenze significative tra i diversi settori, mente al di sotto di tale quota si evidenziano marcati valori negativi (45-65% in meno) nei settori sud-occidentali e deficit relativamente più contenuti (15-30% in meno) nei restanti settori. Si noti che il numero di giorni massimo possibile dal mese di novembre a quello di maggio è 212 (213 nel caso di anno bisestile) e che le medie fanno riferimento alla stagione invernale da novembre a maggio, senza tenere in considerazione gli eventi di precipitazione e di presenza di neve al suolo che non ricadano in tale arco temporale. Nelle stazioni di L. Vannino e L. Camposecco, L.Valsoera e L.Serrù è sempre stata presente neve al suolo con più di 200 giorni continui di permanenza di neve al suolo (figura 2.9). Anomalie CLIMATIChe di rilievo Fonte: Arpa Piemonte Le nevicate in pianura L inverno verrà ricordato anche per due eventi nevosi, avvenuti in rapida successione nei giorni Gennaio e 31 Gennaio 2 Febbraio 2012, che hanno apportato diffuse precipitazioni a carattere nevoso sulle zone pianeggianti, con valori cumulati totali di particolare rilevanza. Il primo evento ha avuto origine da una depressione di origine nordatlantica, in graduale discesa

24 8 componenti ambientali clima dal Mare del Nord verso il Golfo del Leone, dove è stazionata per buona parte del 29 Gennaio, e in allontanamento verso le coste algerine il giorno successivo. Sulle pianure piemontesi le precipitazioni hanno avuto carattere piovoso nelle fasi iniziali del giorno 28 Gennaio, per poi passare alla neve verso sera e per intensificarsi il giorno successivo. A Torino Giardini Reali sono stati rilevati 7 cm di neve alla fine della giornata del 28 e ulteriori 17 cm (che rappresentano il picco giornaliero assoluto dall inizio del secolo) il 29 Gennaio. Dopo una temporanea pausa nel giorno 30, che ha determinato una modesta diminuzione del manto nevoso (solo 4 cm di neve sciolta a Torino), il 31 Gennaio una nuova depressione è scesa dal Mare del Nord verso sud, localizzandosi nuovamente sul Golfo del Leone nella notte. In seguito però, con moto verso sudest, si è portata sul basso Adriatico nella notte tra il 1 e il 2 Febbraio. In questa seconda fase gli apporti nivometrici in pianura sono stati più contenuti: a Torino Giardini Reali 5 cm di neve fresca il 31 Gennaio e 3 cm il 1 Febbraio. Il 2 Febbraio è iniziato l afflusso di aria fredda di origine siberiana; inizialmente si è creata una blanda depressione tra il nordovest italiano e la catena pirenaica che ha ancora causato nevicate sul Piemonte e altri 8 cm di neve a Torino Giardini Reali, che così ha raggiunto un livello di neve al suolo pari a 37 cm, il valore più elevato dal 16 Gennaio In seguito l effetto più rilevante è stato quello delle temperature rigide, con episodi isolati di neve tra l 8 e il 12 Febbraio ma con accumuli di pochissimi cm. Tuttavia, il freddo ha favorito la permanenza della neve al suolo, risultata superiore a 30 cm a Torino Giardini Reali fino al 7 febbraio, a 20 cm fino al 18 febbraio. Circa 5 cm erano ancora presenti il 23 febbraio, mentre il giorno successivo la neve si è sciolta completamente. L escursione termica del mese di febbraio Il freddo anomalo dei primi 15 giorni di febbraio ha pochi precedenti nell ultimo secolo; valori medi delle temperature minime inferiori a 10 C (come avvenuto tra il 4 e il 7 febbraio) non sono stati registrati nei due precedenti episodi di freddo intenso (18 21 dicembre 2009 e 1 2 marzo 2005) più recenti. Anche negli anni 90, i due eventi di fine dicembre 1996 e inizio febbraio 1991 sembrano avere avuto una portata inferiore. Ragionevolmente occorre andare indietro fino all inizio di gennaio 1985 per trovare un evento di questo tipo. Storicamente si ricorda anche febbraio 1956 che ha avuto rilevanza simile. Il freddo intenso di febbraio è stato provocato dalla discesa di aria artica, convogliata da una saccatura di origine siberiana che, con moto retrogrado da est verso sudovest, è arrivata fino al bacino centrale del Mediterraneo, come rappresentato dalla figura Questo apporto di aria polare è iniziato fin dagli ultimi giorni di gennaio ed è proseguito per tutta la prima metà di febbraio, a seguito di un flusso da nordest che per tutto il lungo periodo ha mantenuto e talvolta acuito il freddo sul Piemonte. Il giorno più freddo è stato il 6 febbraio, quando dal minimo depressionario in quota, di origine siberiana, ormai spostatosi dalla Bielorussia e dalle repubbliche baltiche al nord della Finlandia, si è strutturato un ampio minimo secondario sul Mediterraneo centro-occidentale, che ha diretto sul Piemonte un flusso nordorientale dalle latitudini polari della Scandinavia: l aria nordica, fredda e secca, grazie anche all albedo diurna 1 per il suolo innevato dei giorni precedenti e all irraggiamento notturno col cielo sereno, ha determinato il picco di temperature più basse dell inverno Figura Temperatura ( C) in quota a 500 hpa nella giornata del 3 febbraio 2012 (alle ore 12) Fonte: Arpa Piemonte Tuttavia, nell ultima decade di febbraio, l arrivo prorompente dell anticiclone delle Azzorre ha determi- 1. Albedo: % di luce riflessa da una superficie.

25 componenti ambientali clima 9 nato un notevole aumento delle temperature, fino a raggiungere valori di temperatura massima record per il mese e attenuando notevolmente l anomalia termica media mensile negativa. I due terzi delle stazioni termometriche hanno stabilito in questo mese sia il record di temperatura minima che quello di temperatura massima, con escursioni termiche dell ordine di C per diverse località, più tipiche di un anno intero che non di un singolo mese. La più ampia escursione termica mensile è stata raggiunta a Castell Alfero (AT) con 46,7 C: valore minimo di 23,2 C il 7 febbraio e massimo di 23,5 C il 29 febbraio. L estate 2012 a confronto con il 2003 L estate 2012 è stata la più calda dopo il 2003, risultando inferiore a quest ultima di circa 1,7 C. Nel corso di questa stagione un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale, esteso dal nord Africa verso la penisola balcanica, ha causato temperature elevate su buona parte della penisola italiana, superiori ai 40 C in certi giorni sull Italia centro meridionale e sull Emilia Romagna. Anche il Piemonte si è trovato generalmente sotto l influenza dell anticiclone nordafricano. Tuttavia in diverse occasioni infiltrazioni di aria più fresca e instabile, convogliate da una circolazione depressionaria avente il minimo sul nord Atlantico, hanno favorito lo sviluppo di fenomeni temporaleschi localmente intensi (in particolare gli episodi dei giorni 4-6 agosto e 25 agosto) e hanno attenuato la salita delle temperature sulla regione. Figura 2.11 Altezza del geopotenziale (dam) a 500 hpa nella giornata del 19 agosto 2012 (alle ore 00) Fonte: Arpa Piemonte I giorni più caldi (dal 18 al 22 agosto) sono stati caratterizzati dalla poderosa espansione dell anticiclone africano che, dopo aver interessato il Piemonte più marginalmente rispetto al resto d Italia per tutta la stagione estiva, per la prima volta ha coinvolto più massicciamente la parte centrale dell Europa, interessando efficacemente anche il Piemonte (figura 2.11). Tuttavia, anche nei periodi di massima intensità del caldo, le condizioni sono state diverse rispetto al 2003: nel 2003, tra il 9 e il 12 agosto, l asse del promontorio anticiclonico era praticamente disposto lungo i meridiani, in direzione nord dal Marocco alla Norvegia, e questo ha indotto una circolazione da nord, nordovest sul Piemonte con fenomeni di foehn e valori elevati di temperatura. Invece tra il 18 e il 22 agosto 2012 l anticiclone africano è stato più orientato verso nordest, dall Algeria alla Polonia; pertanto c è stata una corrente da est nei bassi strati, che ha favorito la formazione di nubi pomeridiane, soprattutto sul Piemonte occidentale, che parzialmente hanno inibito la salita delle temperature. Inoltre nel 2012 il nucleo di aria calda negli strati medio bassi dell atmosfera è rimasto ad ovest delle Alpi, in Francia, mentre nel 2003 riuscì ad interessare più direttamente anche le regioni centro settentrionali italiane. Nel mese di agosto 2012 la maggior parte dei valori record sulle stazioni della rete piemontese è stata registrata in località montane, in quanto lo zero termico è arrivato fino a m circa il giorno 19 agosto e quindi in quota l aria è risultata molto calda. Approfondimenti: Analisi meteorologica dell evento di freddo intenso - Febbraio idrologia-e-neve/neve-e-valanghe/relazionitecniche/analisi-eventi-meteorologici/eventi-2012/rapporto_freddofeb2012_re.pdf Analisi meteorologica di Giugno giugno_2012_new_new.pdf Analisi meteo-pluviometrica degli eventi temporaleschi dal 4 al 6 Agosto arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-am bientali/meteorologia-e-clima/meteo/docu

26 10 componenti ambientali clima Tabella Valori di velocità media annua, massima raffica e direzione prevalente del vento Località Velocità media Raffica massima m/s m/s data m/s data Direzione prevalente 2012 Valore climatologico* 2012 Fonte: Arpa Piemonte Valore climatologico* 2012 Periodo di riferimento Alessandria 2,3 2,0 23,0 13/05 25,9 28/06/1990 SW SW Montaldo Scarampi (AT) 2,1 2,3 18,9 18/03 31,4 03/07/1998 SW W Oropa (BI) 2, ,5 22/ /01/2005 NW NW Cuneo Camera Commercio ,0 06/ /10/2003 SW SW Cameri (NO) 1,8 1,7 30,5 06/08 22,5 12/03/2006 N N Torino Alenia 1, ,3 21/ /11/2008 NNE/SSW NNE Pallanza (VB) 1, ,9 25/ /03/2006 NE WNW Vercelli 1,4 1,6 16,9 28/10 29,5 27/07/98 NNE N *Valore mediato per il periodo di funzionamento dell anemometro: AL ; AT ; BI ; CN ; NO ; TO ; VB ;VC menti-e-dati/evento_4_6_agosto2012.pdf Evento temporalesco del 25 Agosto documenti-e-dati/evento_25_08_2012.pdf Analisi meteo-pluviometrica dell evento del Settembre documenti-e-dati/evento pdf Analisi meteorologica mensile del meteo_2012.pdf Vento Per l anno 2012 sono state individuate le direzioni prevalenti, le velocità medie e la massima raffica annua misurate da alcuni anemometri della rete meteo-idrografica di Arpa Piemonte, rappresentanti i capoluoghi di provincia (tabella 2.2). Si sottolinea il fatto che i valori sono puramente indicativi poiché il vento è fortemente condizionato da fattori locali. Nel 2012 sono stati registrati valori di velocità media prossimi alle medie, mentre le raffiche solo a Cameri e a Pallanza (in rosso nella tabella) hanno superato i valori storici. Nel corso dell anno sono inoltre state osservate due trombe d aria, entrambe sul settore settentrionale della regione. La prima sul vercellese il 6/5/12, la seconda sul verbano il 25/8/12, mentre i giornali hanno parlato ampiamente di una tromba d aria su Torino il 21/6/12, per quanto gli aspetti sembrino più quelli del downburst 2 (alcuni articoli apparsi a mezzo stampa infatti parlano più precisamente di un fenomeno simile ad una tromba d aria ) Inoltre sono stati analizzati anche i bollettini meteorologici redatti giornalmente dal 2000 al 2012 per calcolare il numero di giorni di foehn sulla regione per ogni mese (figura 2.12). Si evince che nel pe- 2. Downburst: colonna d aria fredda che in rapida discesa impatta al suolo più o meno perpendicolarmente e che si espande orizzontalmente (divergenza) in tutte le direzioni. La violenta espansione, paragonabile ad un improvviso scoppio (burst), spesso produce un vortice rotante o un anello, all interno del quale si sviluppano dei venti molto ravvicinati che hanno un elevata velocità e direzioni opposte.

27 componenti ambientali clima 11 Figura Giorni di foehn per anno e mese e valore medio Fonte: Arpa Piemonte riodo considerato ci sono stati da un minimo di 48 giorni di foehn, nel 2001 e nel 2006, a un massimo di 84 giorni nel 2009; nel 2012 sono stati registrati 83 eventi in Piemonte di cui ben 15 giorni a gennaio e 18 a dicembre (figura 2.12). LE DETERMINANTI E LE PRESSIONI La principale causa dei cambiamenti climatici in atto è legata all aumento dell emissione di gas serra, gas che hanno la proprietà di riflettere oppure di assorbire e riemettere le radiazioni infrarosse in grado di incidere significativamente negli equilibri termici. Il contenuto atmosferico di vapore acqueo, CO 2 e metano, incrementato negli anni dalle rilevanti emissioni prodotte in particolare dall utilizzo di combustibili fossili, dalla deforestazione e da pratiche non sostenibili di uso del suolo, determina significative alterazioni della capacità di trattenere calore da parte dell atmosfera con la conseguenza dell evidente innalzamento delle temperature. Se non si riuscirà a ridurre il livello di emissioni in atmosfera, è previsto che entro la fine di questo secolo vi sarà un aumento della temperatura di circa 3,5-4 C rispetto ai primi del secolo scorso. Le ripercussioni per questo scenario sarebbero gravissime compromettendo colture, la disponibilità di acqua potabile, l allagamento completo delle fasce costiere basse, la salute, la sicurezza del territorio e la disponibilità di cibo. GLI OBIETTIVI Obiettivo generale della mitigazione ai cambiamenti climatici è la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra ad un livello tale da prevenire pericolose interferenze delle attività umane con il sistema climatico. Gran parte della comunità scientifica ritiene che, per evitare gli impatti peggiori, occorra contenere l aumento di temperatura entro i 2-3 C sul lungo periodo rispetto ai valori pre-industriali. Ciò implica una stabilizzazione della concentrazione equivalente di gas climalteranti al di sotto dei 550 ppm lungo percorsi temporali ben definiti, che prevedono una inversione di tendenza, ovvero il raggiungimento di un picco di emissione, entro e non oltre il e una successiva marcata riduzione delle emissioni. Gli accordi e le convenzioni internazionali - in primo luogo il Protocollo di Kyoto del la strategia dell Unione europea, la normativa di recepimento nazionale e i relativi atti attuativi regionali sono prioritariamente volti a limitare e ridurre le emissioni, prevedendo obiettivi vincolanti nel rilascio dei gas ad effetto. Gli strumenti di mitigazione per intervenire a livello nazionale e locale consistono in: incentivi (come il conto energia) e tassazioni (ad es. la carbon tax ); regolamentazione del mercato, tramite l introduzione di obblighi (ad es. standard minimi e certificazione energetica per gli edifici) e divieti (ad es. il divieto di vendita di lampade ad incandescenza

28 12 componenti ambientali clima o di sacchetti di plastica nei negozi); investimenti in Ricerca e Sviluppo (per realizzare innovazioni tecnologiche e abbattere i costi delle tecnologie esistenti); pianificazione territoriale, in modo da integrare le politiche del territorio con le quelle per il clima (mitigazione e adattamento). Contestualmente, gli impatti e le ripercussioni dei cambiamenti climatici sull approvvigionamento alimentare, sulla salute, sull industria e sull integrità dei trasporti e degli ecosistemi, rendono urgente attivare strategie per diminuire la vulnerabilità dei settori coinvolti e aumentarne la capacità adattiva, tenendo conto che i costi dell inazione sono spesso maggiori dei danni causati dagli impatti. L Unione europea ha affrontato la lotta ai cambiamenti climatici pubblicando nel 2009 il Libro Bianco L adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d azione europeo ( eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=com:2009:01 47:FIN:it:PDF). Quattro sono i pilastri d azione previsti dalla Commissione, sulla base dei quali è annunciata la presentazione, nel corso del 2013, della Strategia europea sull adattamento: costruzione di una solida base informativa scientifica sugli impatti e sulle conseguenze del cambiamento climatico nell Unione; integrazione dell adattamento al cambiamento climatico nelle principali politiche settoriali europee; utilizzo di una combinazione di strumenti politici (strumenti di mercato, linee guida, collaborazioni pubblico-privato) per garantire un applicazione efficace dell adattamento; rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di adattamento. A livello nazionale, molte azioni di adattamento sono già atto in diversi comparti, e la sistematizzazione di tali interventi in un unico documento è demandata alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, in via di elaborazione da parte del Ministero dell Ambiente. L elaborazione di una Strategia Nazionale costituisce un necessario strumento di indirizzo e programmazione dell azione pubblica nei numerosi comparti particolarmente esposti ai cambiamenti climatici che risponde, oltre ad uno specifico dettato comunitario - posto tra le condizionalità ex ante dal nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei - ad una improcrastinabile esigenza di salvaguardare i settori socio-economici e le risorse naturali maggiormente dipendenti da tali impatti negativi. La Strategia dovrà infatti costituire lo strumento di indirizzo generale in materia, in grado di orientate Istituzioni e operatori attraverso una chiara rappresentando della Visione, un sintetico inquadramento delle interrelazioni tra i cambiamenti climatici e ogni comparto indagato (Risorse idriche, Suolo, Desertificazione, Dissesto idrogeologico, Ecosistemi, Acque, Foreste, Agricoltura, Energia, ecc), l evidenziazione delle principali criticità riscontrate dall analisi del rischio, la definizione di obiettivi strategici da conseguire, l individuazione delle azioni prioritarie da intraprendere con riferimento alle best practice quali esperienze più significative già attivate. Obiettivo principale della Strategia è ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, proteggendo la salute e il benessere della popolazione, i beni e preservarando il patrimonio naturale, mantenendo o migliorando la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici nonché traendo vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare. Particolarmente significativa è la fissazione di principi generali, definiti attraverso la pratica e le esperienze che altri Paesi europei hanno condotto in questi anni, principi che svolgono un ruolo di guida e ricomposizione sistematica delle molteplicità degli interventi necessari: 1. Approccio basato sulla conoscenza e sulla consapevolezza. Quale miglioramento della base conoscitiva al fine di aumentare la disponibilità di stime più affidabili e ridurre le incertezze circa i futuri cambiamenti climatici e le loro conseguenze, anche economiche. I decisori politici, gli stakeholders e la comunità dovranno avere facile accesso ad informazioni chiare e affidabili, affinché possa essere sviluppata un adeguata consapevolezza su questo tema. 2. Lavorare in partnership e coinvolgere gli stakeholders. L adattamento alle conseguenze dei cambiamenti climatici è una sfida che coinvolge un elevato numero di stakeholders, oltreché

29 componenti ambientali clima 13 i Governi centrali e le amministrazioni locali. È pertanto necessario cooperare a tutti i livelli e un attenzione particolare dovrà essere dedicata all azione concertata con gli stakeholders, sia del settore pubblico che privato, rilevanti nel processo di adattamento. 3. Considerare la complementarietà dell adattamento rispetto alla mitigazione. Adattamento e mitigazione non sono in contraddizione tra di loro, ma rappresentano due aspetti complementari della politica sui cambiamenti climatici. Senza azioni efficaci di mitigazione pianificate in tempo utile, l entità delle conseguenze sarà tale da rendere l adattamento più costoso e anche, in certi casi, inefficace. L adattamento non dovrà essere, quindi, in contraddizione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, ma dovrà essere il più possibile sinergico rispetto ad essi. 4. L adattamento e il principio di precauzione. L incertezza sulle future emissioni di gas serra globali e sulla conoscenza del clima futuro e dei suoi impatti non costituisce un valido motivo per non intervenire. Le azioni dovranno essere basate sull evidenza, facendo uso delle conoscenze scientifiche più recenti, dei dati e dell esperienza pratica. Le lacune conoscitive andranno poste all attenzione della comunità scientifica affinché la base conoscitiva possa essere migliorata e consolidata nel tempo. 5. L adattamento e il principio di sostenibilità. Ogni forma di adattamento tiene conto del principio della sostenibilità. Le risposte agli impatti dei cambiamenti climatici dovranno essere sufficientemente flessibili da limitare il meno possibile gli interessi delle generazioni future, nonché la capacità di altri sistemi dell ambiente naturale e dei settori sociali ed economici di perseguire l adattamento. 6. Approccio integrato. I cambiamenti climatici e gli effetti ad essi associati hanno impatti sulle attività economiche e i sistemi ambientali in tempi e spazi differenti. Essi potranno amplificare le differenze regionali in termini di qualità e disponibilità delle risorse naturali ed esacerbare i conflitti negli usi di tali risorse. Sarà quindi importante adottare un approccio integrato intersettoriale al fine di prevenire conflitti negli obiettivi e negli usi e di promuovere le sinergie con altri obiettivi. 7. Approccio basato sul rischio. I rischi e le opportunità che deriveranno dai cambiamenti climatici dovranno essere analizzati, valutati e confrontati al fine di formulare obiettivi chiari e identificare conseguentemente le risposte prioritarie anche sulla base di determinati e opportuni criteri (ad es.: urgenza, efficacia, efficienza, flessibilità, reversibilità, sostenibilità, robustezza, equità, ecc.). 8. L adattamento come processo dinamico, flessibile e interativo. L efficacia delle decisioni e i progressi compiuti nell ambito dell adattamento saranno oggetto di un monitoraggio e di una valutazione continua attraverso opportuni indicatori. Il miglioramento della conoscenza disponibile, i nuovi risultati sulle mutevoli condizioni climatiche e sui rischi associati, le scoperte scientifiche che andranno sviluppandosi nel tempo potranno essere inclusi nel processo di adattamento soltanto se esso sarà sufficientemente flessibile, in grado cioè di essere modificato nel tempo e aggiornato periodicamente. 9. Integrare l adattamento nelle politiche esistenti. L adattamento dovrà essere integrato nelle politiche e nei processi (ad es.: di decisione politica) esistenti, attraverso la revisione e la modifica degli strumenti esistenti, non solo in campo ambientale ma anche nell ambito economico e del settore privato. LE AZIONI La lotta ai cambiamenti climatici impone due tipi di risposta. La prima, e più importante, consiste nel ridurre le emissioni di gas serra e la seconda nell intervenire in termini di adattamento per affrontarne gli impatti inevitabili. In ordine al primo punto, si rinvia all illustrazione delle politiche energetiche nonché a quelle sull inquinamento atmosferico e sui trasporti che contemplano le azioni volte a incidere sulla riduzione e prevenzione delle principali cause del cambiamento climatico in atto. Significative in questo comparto sono le azione volte ad indurre profondi cambiamenti culturali e negli stili di vita, in particolare facendo nascere una maggiore consapevolezza della scarsità delle risorse e delle problematiche ambientali, che portino ad eliminare gli sprechi in tutti i settori della vita quotidiana e ad introdurre buone pratiche come gli acquisti verdi (dal prodotto del supermercato, all automobile, alla casa, all elettricità), in un contesto in cui la domanda può influenzare l offerta dei prodotti.

30 14 componenti ambientali clima Per quanto concerne le strategie di adattamento, alcune azioni sono volte principalmente ad affrontare le fasi di criticità, prevedendo il costante monitoraggio delle variabili idrologiche, l emanazione dei bollettini delle ondate di calore, il tempestivo allertamento delle popolazioni, la dotazione di attrezzature ed equipaggiamenti di primo soccorso, il Servizio Idrico di Emergenza (SIE), ecc. Più strutturate sono invece le azioni di adattamento finalizzate a proteggere e preservare il patrimonio naturale, mantenere o migliorare la capacità adattive dei sistemi naturali, sociali ed economici aumentando la resilienza degli ecosistemi. Azioni mirate alla difesa e corretto utilizzo del suolo, alla gestione forestale, alla pulizia idraulica e al ripristino delle aree alluvionali, alla tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche, alla difesa della biodiversità, alla sensibilizzazione e educazione ambientale contribuiscono all adattamento ai cambiamenti climatici favorendo ampi ed efficaci servizi ecosistemici. Nei capitoli della presente relazione dedicati ai citati comparti sono rinvenibili le specifiche azioni messe in atto per conseguire i diversi obiettivi di tutela ambientale. Le azioni di mitigazione e di adattamento devono essere tra loro complementari e non alternative favorendo misure con effetti positivi sull ambiente e sui servizi ecosistemici e misure che favoriscono e utilizzano i processi naturali. La citata Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici prevede che in termini economici siano sostenute le misure con il migliore rapporto costi-benefici, intendendosi per costi e benefici non soltanto quelli di natura economica, le cosiddette misure win-win (misure che permettono di conseguire benefici sia nell ambito dell adattamento sia in altri contesti - ad es. mitigazione dei cambiamenti climatici o riduzione dell inquinamento ambientale) e le misure no-regret (misure che permettono di conseguire benefici indipendentemente dall entità dei cambiamenti climatici). Riguardo agli aspetti sociali la Strategia considera prioritarie le misure che non penalizzano alcun gruppo sociale, che garantiscono effetti positivi sulla salute e il benessere umano e che sono finalizzate a promuovere la coesione sociale. Particolare attenzione dovrà essere posta alle azioni di maladattamento, vale a dire azioni che non realizzano l obiettivo di ridurre la vulnerabilità, ma l aggravano e/o riducono la capacità di far fronte agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Tali azioni possono produrre benefici di breve termine, ma conducono a conseguenze dannose nel medio-lungo periodo (ad es.: azioni in conflitto con gli obiettivi di mitigazione, azioni che utilizzano le risorse in maniera insostenibile, azioni che distribuiscono i benefici dell adattamento in maniera iniqua nella società, ecc.). PROGETTI EUROPEI ALP FFIRS Il progetto ALP FFIRS (ALPine Forest FIre warning System) è concluso e ha visto la partecipazione di 15 enti provenienti da 6 Paesi dell arco alpino (Italia, Austria, Svizzera, Germania, Francia e Slovenia) con l obiettivo generale di ridurre l impatto e il rischio degli incendi boschivi sulle foreste alpine attraverso attività di prevenzione e mitigazione degli effetti prodotti dal fuoco. La finalità del progetto è stata la creazione di un sistema di allertamento condiviso di previsione del pericolo di incendio boschivo, comune a tutti gli stati dell arco alpino, in grado di dare in anticipo indicazioni sulle condizioni favorevoli allo sviluppo di incendi boschivi e attivare in tempo utile azioni di prevenzione e di eventuale gestione delle operazioni di spegnimento. Questo sistema di allertamento si basa su una scala comune per la valutazione del pericolo di incendi boschivi calcolata in base alle condizioni meteorologiche e alla vegetazione presente, definita e adottata da tutti i partner del progetto. Solamente attraverso la cooperazione tra gli Stati dell arco alpino è possibile garantire un livello omogeneo di protezione del territorio dagli incendi, renderne più efficace la gestione nei territori di confine, garantire l applicazione diffusa delle migliori strategie e tattiche per lo spegnimento e assicurare il progredire dell innovazione in termini di conoscenza, metodologie e strumenti. Approfondite valutazioni degli effetti attesi del cambiamento climatico sul regime degli incendi boschivi, confrontando metodologie diverse, hanno portato alla definizione di scenari futuri che indicano la necessità di un attenzione ancora maggiore al problema e ad una pianificazione degli interventi che tenga conto dell incremento e della maggiore variabilità delle condizioni favorevoli agli incendi boschivi.

31 componenti ambientali clima 15 Sono state realizzate Esercitazioni congiunte a livello interregionale e transnazionale del personale coinvolto nella prevenzione e nelle azioni di spegnimento che hanno messo in evidenza le potenzialità di attivare protocolli permanenti di aiuto reciproco in caso di eventi nelle zone di confine o di grave entità e rafforzare così la coesione territoriale nel comune obiettivo di salvaguardare la foresta alpina. Il 15 giugno 2012 si è svolto a Torino, il meeting finale del progetto in cui sono stati presentati al pubblico i risultati finali e le azioni in cui si è articolato. Al meeting erano presenti molte autorità, politici e dirigenti, a rappresentanza dei paesi e delle regioni coinvolte nel progetto (Canton Ticino, Regione Piemonte, Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Friuli Venezia Giulia, Francia, Austria e Germania) a cui sono state consegnate le raccomandazioni sul tema degli incendi boschivi a livello di regione alpina. Inoltre la giornata è stata ricca di interventi dei diversi partner ed è stato proiettato un video realizzato da Convegno finale del progetto Arpa Piemonte. Il 16 giugno gli operativi piemontesi delle diverse organizzazioni hanno realizzato una dimostrazione pratica a Valgioie, (TO) cui ha assistito un pubblico vasto e interessato. Sono stati allestiti 4 scenari diversi, corrispondenti ai 5 livelli di pericolo di incendio possibili. Il pubblico ha potuto osservare le attività delle squadre al lavoro spostandosi lungo un tracciato predefinito. L esercitazione ha avuto l obiettivo di dimostrare come le attività di monitoraggio e lotta attiva agli incendi boschivi variano a seconda del livello di pericolo d incendio esistente. Esercitazione pratica con l uso di attrezzi manuali e con l arrivo dell elicottero

32 16 componenti ambientali clima RISKNAT Il progetto Risknat si inserisce nel Programma Operativo di cooperazione Transfrontaliera Italia -Francia e si è concluso nel 2012 con la partecipazione di 12 enti Regione (Regione Valle d Aosta, Regione Piemonte, Provincia di Imperia, Regione Liguria, Provincia di Cuneo, DREAL Rhône-Alpes, Région Rhône-Alpes, Région Provence-Alpes-Côte d Azur, Conseil Générale des Alpes Maritimes, DRE- AL Provence-Alpes-Côte d Azur, Conseil Général de Savoie, Conseil Général de Haute-Savoie, Canton du Valais). Arpa Piemonte è stato soggetto attuatore per la Regione Piemonte. temi-ambientali/idrologia-e-neve/idrologia-edeffetti-al-suolo/progetti/risknat Tra gli obiettivi sviluppati dal Dipartimento Sistemi Previsionali di Arpa Piemonte la divulgazione dei servizi, dei dati e dei prodotti, ossia la sperimentazione delle tecnologie innovative della comunicazione web per una diffusione efficace delle informazioni e previsioni sui rischi naturali ha dato luogo allo sviluppo di un portale apposito: Alla base di questa attività di sviluppo vi era la necessità di aumentare l informazione sia in tempo reale, in particolare nel corso delle situazioni di emergenza per una migliore gestione degli eventi legati ai rischi naturali, sia in termini di previsione, con un dettaglio spaziale e temporale che consenta l adozione tempestiva di misure di prevenzione organizzate, sia misure di autoprotezione. Come si è infatti purtroppo verificano negli eventi di precipitazione eccezionale che nel corso del progetto hanno interessato il nordovest italiano, l informazione aggiornata, dinamica e in tempo reale è uno strumento indispensabile per la mitigazione concreta dei rischi e degli effetti conseguenti, sulle persone e sui beni esposti. Questo si accompagna con l esigenza di fornire le informazioni con modalità e su piattaforme differenti; e il progetto Risknat ha consentito di dotarsi degli strumenti e sperimentare forme innovative di diffusione, come i video. A tal fine è stato realizzato un portale multi rischio relativamente ai pericoli naturali caratterizzato da una serie di contenuti con aggiornamento rapido (orario, giornaliero, mensile) che costituiscono principalmente i servizi di previsione e quelli di messa a disposizione di dati e immagini per la rappresentazione dello stato attuale e del monitoraggio della situazione in corso (dati di rilevamento da stazione, immagini da telerilevamento di tipologia diversa). Per questi servizi, attraverso apposite funzioni il modulo web consente agli utenti di visualizzare e rappresentare dati eterogenei (serie storiche su punti di misura, immagini, informazioni di anagrafica, testi, report, dati, video) con specifiche funzionalità (personalizzazione della pagina, browsing, ricerca con chiave, feed RSS / widgets). Questi servizi in tempo reale sono affiancati da prodotti nuovi, quali video e registrazioni vocali, e da documentazione informativa (testuale, gallerie/animazione immagini) con tempi di aggiornamento meno frequenti. Si è inoltre sviluppata una parte dedicata a news ed eventi tematici, una newsletter e alcune funzionalità interattive. Il portale si configura quindi come un portale specialistico sul tema dei rischi naturali rivolto ad una ampia comunità, costituita da enti della pubblica amministrazione interessati ad una vista organica del tema dei rischi, da enti di ricerca, da enti privati e dai cittadini (figura 2.13). I contenuti del sito trattano le attività e gli argomenti di specifica competenza del Dipartimento Sistemi Previsionali di Arpa Piemonte, con particolare attenzione alle tematiche riguardanti l allertamento e la previsione di eventi meteorologici e dei conseguenti effetti al suolo. Le informazioni e i dati possono essere consultati per argomento; l organizzazione dei contenuti prevede differenti livelli di accesso, riservando ad utenze specifiche sezioni specializzate od approfondimenti (tabella 2.3). Tabella Struttura del portale PERICOLI TEMATISMI AMBITI GEOGRAFICI Rischio idrogeologico Meteo Regione Pericoli Meteo Clima Provincia Pericolo Valanghe Acqua Comune Effetti sulla Salute Terremoti Neve Fonte: Arpa Piemonte

33 componenti ambientali clima 17 Figura Home page del portale Risknat di Arpa Piemonte

34 18 componenti ambientali clima BOX 1 - Analisi dei PM 10 in relazione a variabili meteorologiche Come è noto le concentrazioni di PM 10 sono funzione anche delle variabili meteorologiche. A tale proposito si è inteso correlare le concentrazioni dipm 10 della stazione di Torino-Consolata con le condizioni atmosferiche dell anno Le concentrazioni maggiori si misurano in inverno, periodo in cui si aggiungono le emissioni degli impianti di riscaldamento e in concomitanza si verificano le condizioni meteorologiche più sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti. Il valor medio annuo è stato di 48 µg/m 3, particolarmente critico è stato il primo trimestre dell anno in cui la concentrazione media dipm 10 è stata pari a 82 µg/m 3. Nei mesi da aprile a settembre, in cui prevalgono condizioni di instabilità atmosferica favorevoli alla dispersione degli inquinanti, i valori medi sono risultati al di sotto dei 40 µg/m 3 (27 µg/m 3 ). Il numero di superamenti annui è stato pari a 118 (per legge non devono superare i 35), di cui 48 solo nei primi due mesi dell anno (gennaio e febbraio). Ad aggravare la situazione sono state le precipitazioni (915 mm totale annuo di Torino) poco al di sotto della norma climatica (-8%) e tutt altro che abbondanti nelle stagioni tradizionalmente più piovose. Si può notare l abbattimento della concentrazione di PM 10, in concomitanza alla presenza di venti più forti, di piogge o nevicate più intense. Infatti, durante le precipitazioni nevose che si sono verificate tra il gennaio e nei primi giorni di febbraio, si osserva un calo delle concentrazioni dipm 10 che passano da 90 µg/m 3 il 28 gennaio a 25 µg/m 3 il 29 gennaio. Da evidenziare anche l episodio piovoso del 28 e 29 novembre in cui le concentrazioni dipm 10 passano da 85 a 7 µg/m 3 (figura a). Inoltre nei giorni 20 e 21 gennaio sono stati registrati forti venti, con velocità media rispettivamente di 7,8 m/s e 2.5 m/s e con raffiche massime di 22,4 m/s e 21,5 m/s, abbassando i valori di PM 10 da 197 µg/m 3 il 19 gennaio fino a 50 µg/m 3 il 21 gennaio (figura b). Figura a - Concentrazione di PM 10 e precipitazioni totali giornaliere dell anno 2012 registrate a Torino Figura b - Concentrazione di PM 10, velocità media e raffica giornaliere dell anno 2012 registrate a Torino Fonte: Arpa Piemonte Approfondimenti su PM 10 sono stati effettuati anche nella provincia di Cuneo (consulta il capitolo Aria)

35 componenti ambientali 19 clima BOX 2 - Ondate di calore La biometeorologia umana studia le interazioni tra l atmosfera e la salute umana. Come tutte le discipline scientifiche riguardanti l ambiente, si avvale del supporto degli epidemiologi, dei climatologi e degli statistici. Per valutare le differenti situazioni fisiologiche umane vengono utilizzati degli indici biometeorologici, calcolati con formule matematiche e correlati a diversi parametri meteorologici (temperatura, umidità relativa, vento, pressione atmosferica). Tra gli indici più diffusi ricordiamo: humidex, sharlau, disconfort index. In particolare Arpa Piemonte dal 2004 ha sviluppato un sistema di vigilanza per quanto riguarda le ondate di calore, poiché inducono gravi effetti sulla salute. Il sistema di Sorveglianza è stato messo a punto da Arpa Piemonte 3, che ha predisposto un progetto di analisi e studio di dati storici climatologici ed epidemiologici finalizzato alla realizzazione di un modello previsionale in grado di quantificare gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla mortalità e produrre un sistema di allertamento che consenta l attivazione tempestiva di misure di prevenzione idonee. Dal 15 maggio al 15 settembre viene redatto un apposito Bollettino: Le condizioni meteorologiche durante l estate 2012, confronti con la climatologia Al fine di valutare l efficacia del sistema previsionale delle ondate di calore, è necessario effettuare una valutazione oggettiva delle condizioni meteorologiche verificatesi durante il periodo estivo. L estate 2012 (mesi giugno-luglio-agosto) nel suo complesso si discosta significativamente dalla climatologia di riferimento. Fonte: Arpa Piemonte Prendendo come periodo di riferimento il trentennio , la temperatura massima del 2012 sul Pie- Figura a - Distribuzione storica della temperatura media sul Piemonte considerato nella sua globalità (pianura, collina e montagna) della stagione giugno-luglio-agosto monte considerato nella sua globalità (pianura, collina e montagna) è stata nel trimestre estivo di 23,1 C collocandosi al 2 posto nella distribuzione storica superando la media climatologica di circa 2,4 C (2,95 dev. st.), mentre la ormai famosa estate 2003 si posizionava al 1 posto della distribuzione con 25,0 C. Una valutazione più dettagliata può essere fatta attraverso la distribuzione storica mensile della temperatura massima sul Piemonte considerato nella sua globalità (pianura, collina e montagna). 3. I Dipartimenti Arpa che hanno messo a punto il sistema di Sorveglianza sono: Dipartimento Sistemi Previsionali Struttura Semplice Meteorologia e Clima e dalla SC di Epidemiologia e Salute Ambientale Prevenzione e Previsione dei rischi sanitari

36 20 componenti ambientali clima In queste analisi vengono considerati nella loro globalità anche i mesi di maggio e settembre. L andamento climatico nei singoli mesi da maggio a settembre ha mostrato alcune difformità che meritano una descrizione dettagliata. Dopo un mese di maggio caldo ma senza particolari eccezioni, nel mese di giugno si è osservata una temperatura massima estremamente al di sopra della norma climatica , con un anomalia positiva di 2,8 C. In generale il mese di giugno 2012 si pone, con i sui 21,5 C, al 2 posto tra i mesi di giugno più caldi degli ultimi 54 anni dopo il giugno Il mese più caldo è stato quello di agosto, in cui si sono registrate le temperature più elevate nei giorni compresi tra il 18 e il 22 (con picco il giorno 21 quando la media delle massime in pianura è stata pari a 34,9 C). Nel corso di tali giornate in parecchie stazioni è stato raggiunto il massimo assoluto di temperatura, superando anche lo storico agosto Molti valori record sulle stazioni della rete piemontese sono stati registrati anche in località montane. In generale nell agosto 2012 si è osservata una temperatura massima estremamente al di sopra della norma climatica , con un anomalia positiva di 2,9 C. In generale il mese si pone, con una temperatura massima sulla regione di 24,3 C, al 2 posto tra i mesi più caldi degli ultimi 54 anni, dopo l agosto 2003 e prima dell agosto Le ondate di calore in Piemonte durante l estate 2012 L Organizzazione Mondiale della Meteorologia (WMO - World Meteorological Organization) non ha formulato una definizione standard di ondata di calore, tuttavia in molti studi si considera un ondata di calore come un periodo in cui, per almeno due giorni, la temperatura percepita, massima e minima, si trova al di sopra del novantesimo percentile della distribuzione mensile. In particolare in questo studio verrà applicata questa definizione considerando non la distribuzione mensile ma le distribuzioni dei valori climatologici della decade. Nel 2012 secondo questa definizione si sono verificate alcune ondate di calore, la più importante anche per estensione territoriale si è verificata nella seconda metà di agosto. Figura b - Giorni estivi del 2012 con temperatura apparente massima e minima superiore al novantesimo percentile della distribuzione dei valori climatologici della decade (in arancione). Fonte: Arpa Piemonte

37 componenti ambientali clima 21 Figura c - Temperatura apparente massima giornaliera misurata nei capoluoghi di provincia 15 maggio settembre 2012 Fonte: Arpa Piemonte Per approfondimenti sugli effetti delle ondate di calore sulla salute consulta il capitolo Ambiente e Salute. Vedi Mortalità nel paragrafo sulla Salute

38 22 componenti ambientali clima AUTORI Barbara CAGNAzzi, Paolo Bertolotto, Chiara De Luigi, Mattia Faletto, Daniele Gandini, Cristiana Ivaldi, Mariaelena Nicolella, Giovanni PAESANo, Renata PELOSINI, Serena Poncino, Graziella Priod, Maria Cristina PROLA, Luisa Renier, Christian Ronchi - Arpa Piemonte Agostina GARAzzino - Regione Piemonte RIFERIMENTI Per approfondimenti sul tema della meteorologia: Per approfondimenti sul tema dei rischi naturali: Per conoscere previsioni e osservazioni nivo-meteorologiche giornaliere aggiornate, dettagliate per tutti i settori alpini e collinari Piemontesi. Il servizio di Meteo Vetta è molto utile per gli escursionisti al fine di una corretta e responsabile pianificazione dell itinerario scelto anche in base alle condizioni atmosferiche: id=738&itemid=629 Per fruire in sicurezza dell ambiente montano attraverso l aumento della conoscenza e la consapevolezza dei pericoli per adottare comportamenti che minimizzino il rischio, ha prodotto 12 cartoline informative: Per visualizzare le serie storiche degli indicatori del clima: Per approfondire i temi del progetto Alpffirs sul sito si trova la pubblicazione finale, il glossario, una fiaba per bambini, le istruzioni per costruire un disco rotante informativi con il livello di pericolo, un video: (in ITALIANO) (in INGLESE)

39 2013 componenti AMBIENTALI ARIA

40 2 componenti ambientali ARIA L inquinamento dell aria fa male alla salute e riduce l aspettativa di vita delle persone. Gli stati membri devono raggiungere velocemente gli standard di qualità dell aria e ridurre le emissioni inquinanti. Così si apre il documento Air quality in Europe dell European Environment Agency 1. Per questo motivo la Commissione europea ha dichiarato il 2013 l anno dell aria: in quest anno le discussioni sulle politiche ambientali dell Unione Europea si concentreranno sul tema della qualità e dell inquinamento dell aria. Figura 3.1 Stazioni di qualità dell aria - anno 2012 LO STATO ATTUALE In Piemonte la qualità dell aria è misurata mediante il Sistema Regionale di Rilevamento della qualità dell aria (SRRQA), che al 31 dicembre 2012 risulta costituito da: 66 stazioni fisse per il monitoraggio in continuo di parametri chimici, delle quali 6 di proprietà privata; 6 laboratori mobili attrezzati, per realizzare campagne brevi di monitoraggio; 7 Centri Operativi Provinciali (COP), presso i quali sono effettuate le operazioni di validazione dei dati rilevati. La rete regionale nel 2012 è stata oggetto di adeguamenti sia nella collocazione di alcune stazioni sia nella dotazione strumentale e pertanto in alcuni casi non si sono potuti utilizzare i dati prodotti in quanto la loro percentuale è stata inferiore a quella utile per ottenere una sufficiente rappresentatività temporale. I dati puntuali prodotti dalla rete di rilevamento sono disponibili sulle pagine del sito WEB e la figura 3.1 riporta le stazioni in attività al 31/12/2012. Fonte: Arpa Piemonte Le stazioni sono dislocate sul territorio in modo da rappresentare in maniera significativa le diverse caratteristiche ambientali inerenti la qualità dell aria. Più in dettaglio le stazioni di traffico sono collocate in posizione tale da misurare prevalentemente gli inquinanti provenienti da emissioni veicolari; le stazioni di fondo rilevano livelli di inquinamento non direttamente influenzati da singole sorgenti ma riferibili al loro contributo integrato, mentre quelle industriali rilevano il contributo connesso alle limitrofe attività produttive. 1.

41 componenti ambientali ARIA 3 I dati relativi all anno 2012 confermano la tendenza degli ultimi anni: una situazione stabile per monossido di carbonio, biossido di zolfo, metalli e benzene i cui livelli di concentrazione si mantengono inferiori ai limiti previsti dalla normativa vigente; resta critica la situazione per il biossido di azoto, ozono e particolato PM 10 registrando nel 2012 un leggero miglioramento dopo il sensibile peggioramento dell anno precedente di alcuni indicatori a causa di condizioni meteorologiche, che nella stagione fredda, avevano sfavorito la dispersione degli inquinanti. Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend NO 2 - sup. limite orario numero S Arpa Piemonte Provincia 2012 NO 2 - media annua µg/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 O 3 - sup. valore bersaglio protezione salute umana O 3 - sup. valore bersaglio protezione vegetazione (AOT40) numero S Arpa Piemonte Provincia 2012 µg/m 3 * h S Arpa Piemonte Provincia 2012 PM 10 - media annua µg/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 PM 10 - sup. limite giornaliero numero S Arpa Piemonte Provincia 2012 PM media annua µg/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 Benzene - media annua µg/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 J Piombo - media annua µg/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 J Arsenico, Cadmio, Nichel - media annua ng/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 J Benzo(a)pirene - media annuale ng/m 3 S Arpa Piemonte Provincia 2012 J Sono state utilizzate le stazioni la cui copertura temporale di dati è stata superiore al valore di 80%.

42 4 componenti ambientali ARIA La qualità dell aria Biossido di Azoto (NO 2 ) Il Decreto Legislativo n. 155 del 13/08/2010 prevede per il biossido di azoto i seguenti valori limite Per quanto riguarda il numero di superamenti del valore orario di 200 µg/m 3 la legge prescrive un numero massimo pari a 18 superamenti in un anno (indicato con la linea rossa nella figura 3.3). Biossido di azoto NO 2 - Limite orario per la protezione della salute umana (293 K e kpa) Periodo di mediazione: 1 ora 200 µg/m 3 da non superare più di 18 volte per anno civile NO 2 - Limite annuale per la protezione della salute umana (293 K e kpa) Periodo di mediazione: anno civile 40 µg/m 3 NO 2 - Soglia di allarme per il biossido di azoto (293 K e kpa) Periodo di mediazione: 3 ore 400 µg/m 3 misurati su tre ore consecutive in località rappresentative della qualità dell aria su almeno 100 km 2 oppure in una zona o un agglomerato completi, se tale zona o agglomerati sono meno estesi Fonte: Arpa Piemonte In questo documento sono stati scelti, come indicatori statistici, i due limiti di protezione della salute poiché ben evidenziano la criticità di questo inquinante. Il valore limite di protezione della salute umana di 40 µg/ m 3 su base annuale (indicato con la linea rossa) è stato superato in almeno una stazione in cinque province con le esclusioni di Biella, Cuneo e Verbania. I superamenti si sono verificati sia presso le stazioni di traffico sia presso le stazioni di fondo, ad esempio nella città di Torino si sono riscontrati superamenti nelle due stazioni di fondo di Torino-Lingotto e Torino-Rubino (figura 3.2). Complessivamente nel 2012 su tutto il territorio regionale la percentuale di stazioni per le quali sì è avuto il superamento del valore limite annuale è stata di poco superiore al 20% e rispetto al 2011 i valori assoluti sono diminuiti nel 50% delle stazioni. Dal grafico si può osservare come nel 2012 il superamento del valore limite orario è avvenuto, superando il numero consentito, in un solo caso. numero ore di superamento Figura NO 2, stazioni con almeno un superamento del limite orario di 200 µg/m 3 - anno Alessandria - Volta Alessandria - D'Annunzio Novi Ligure - Gobetti Tortona - Carbone Alessandria - Lanza Casale M.to - Castello Torino - Rebaudengo Settimo T. - Vivaldi Carmagnola - I Maggio Beinasco - Aleramo Torino - Consolata Grugliasco - Radich Vercelli - Gastaldi AL TO VC Figura NO 2, minima e massima media annuale per provincia - anno Numero dei superamenti del limite orario consentito dalla normativa per anno civile Fonte: Arpa Piemonte g/m Dernice - Costa Tortona - Carbone Vinchio - San Michele Asti - Baussano Trivero - Ronco Biella - Lamarmora Saliceto - Moizo Borgo S. D. - Giovanni XXIII Castelletto T. - Fontane Trecate - Verra Baldissero T. (ACEA) - parco Carmagnola - I Maggio Pieve Vergonte - Industria Omegna - Crusinallo Borgosesia - Tonella Vercelli - Gastaldi AL AT BI CN NO TO VCO VC MASSIMO MINIMO Valore limite annuale per la protezione della salute umana Fonte: Arpa Piemonte Ozono (O 3 ) In questo documento sono stati scelti, come indicatori statistici, il valore obiettivo per la protezione della salute umana e il valore obiettivo per la protezione della vegetazione. Tutte le province sono state interessate nel 2012 da un numero elevato dei giorni di superamento del valore obiettivo, pari a 120 µg/m 3, che sono avvenuti in modo particolare nel periodo estivo dell anno sia in realtà urbane che rurali e hanno evidenziato, rispetto all anno precedente, un incre-

43 componenti ambientali ARIA 5 Ozono O 3 - Valore bersaglio per la protezione della salute umana (293 K e kpa) media mobile su 8 ore massima giornaliera 120 µg/m 3 da non superare più di 25 giorni/anno come media su 3 anni O 3 - Valore bersaglio per la protezione della vegetazione (293 K e kpa) AOT40, media oraria da maggio a luglio µg/m 3 *h come media su 5 anni O 3 - Obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (293 K e kpa) media mobile su 8 ore massima giornaliera 120 µg/m 3 O 3 - Obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione (293 K e kpa) AOT40, media oraria da maggio a luglio O 3 - Soglia di informazione (293 K e kpa) µg/m 3 *h come media su 5 anni media oraria 180 µg/m 3 media oraria O 3 - Soglia di allarme (293 K e kpa) Fonte: Arpa Piemonte 240 µg/m 3 per 3 ore consecutive mento nei valori minimi e un leggero decremento nei massimi. È stato utilizzato il dato annuale, a differenza di quanto prescritto dalla normativa che prevede una media sugli ultimi 3 anni, per avere una migliore descrizione dell andamento temporale dell indicatore. Per quanto riguarda l AOT40 2 per la protezione della vegetazione, le stazioni sono state scelte individuando le più significative per provincia, vale a dire di fondo rurale con almeno il 90% dei dati validi disponibili, ad eccezione delle stazioni di Verrone, Pieve Vergonte e Vercelli - Coni che sono di fondo Figura O 3, numero minimo e massimo di giorni di superamento del valore obiettivo per la protezione della salute umana per provincia - anno 2012 suburbano. Il valore di AOT40 è stato calcolato sui dati del 2012, a differenza di quanto prescritto dalla normativa che prevede una media sugli ultimi 5 anni consecutivi, per avere una migliore rappresentazione dell andamento temporale dell indicatore. Nella figura 3.5, che riporta in rosso l eccedenza rispetto al valore obiettivo, si osserva che il valore misurato supera ampiamente il valore di riferimento ( µg/ m 3 * h) in tutte le stazioni di fondo collocate sul territorio regionale in contesto rurale o suburbano. Figura O 3, AOT40 per la protezione della vegetazione per provincia - anno numero di superamenti Tortona - Carbone Dernice - Costa Asti - D'Acquisto Vinchio - San Michele Cossato - Pace Verrone - Zumaglini Cuneo - Alpini Alba - Tanaro Novara - Verdi Castelletto T. - Fontane Pinerolo - Alpini Druento - La Mandria Verbania - Gabardi Pieve Vergonte - Industria Borgosesia - Tonella Vercelli - CONI g/m * h Vinchio - San Michele Dernice - Costa Verrone - Zumaglini Saliceto - Moizo Biandrate - Giacomo Druento - La Mandria Pieve Vergonte - Industria Vercelli - CONI ALESSANDRIA ASTI BIELLA CUNEO NOVARA TORINO VCO VERCELLI AT AL BI CN NO TO VB VC VALORE MINIMO MISURATO VALORE MASSIMO MISURATO VALORE MASSIMO MISURATO Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte 2 AOT40: Indice di esposizione per la vegetazione/foreste - Esposizione Accumulata ai valori di concentrazione di Ozono superiori al valore soglia di 40 ppb (pari a 80 microgrammi/m 3 ) calcolata tra le ore 8 e le ore 20 in determinati periodi dell anno.

44 6 componenti ambientali ARIA PM 10 (polveri inalabili) Il Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 prevede due limiti per la protezione della salute umana, su base annuale e su base giornaliera, che sono utilizzati nel presente rapporto: PM 10 PM 10 - valore limite di 24 ore per la protezione della salute umana media giornaliera 50 µg/m 3 da non superare più di 35 volte per anno civile L indicatore sintetico rappresentato dalla media annuale, per l anno 2012, ha mostrato un leggero decremento rispetto all anno precedente pur con superamenti del valore limite per la protezione della salute umana (40 µg/m 3 ) in particolare nelle stazioni di traffico. È da tener presente che nella provincia di Verbania nel 2012 non erano disponibili dati in stazione di traffico. Nella figura 3.7 si riportano le stazioni, su base provinciale, in cui è stato rilevato il numero minimo e massimo dei giorni di superamento della media giornaliera di 50 µg/m 3. Si nota come il limite dei 35 superamenti/anno è stato superato in tutte le province, in modo particolare nelle stazioni di traffico, con l eccezione della provincia di Verbania nella quale nel 2012 è stata assente quel tipo di stazione. In Piemonte nel 2012 il limite è stato superato con valori generalmente inferiori a quelli riscontrati nell anno precedente pur mantenendo una situazione di criticità marcata. Figura 3.7- PM 10, numero minimo e massimo dei superamenti del limite giornaliero per provincia - anno PM 10 - valore limite annuale per la protezione della salute umana media annuale 40 µg/m 3 numero di superamenti In questo documento sono stati scelti, come indicatori statistici, i due limiti di protezione della salute che evidenziano la criticità di questo inquinante. Dernice - Costa Alessandria - D'Annunzio Vinchio - San Michele Asti - Baussano Biella - Sturzo Biella - Lamarmora Borgo S. D. - Giovanni XXIII Bra - Madonna Fiori Oleggio - Gallarate Novara - Roma Ceresole Reale - Diga Carmagnola - I Maggio Verbania - Gabardi Borgosesia - Tonella Vercelli - Gastaldi AL AT BI CN NO TO VB VC Valore minimo Valore massimo Numero di superamenti annui ammessi dalla normativa Figura PM 10, minima e massima media annuale per provincia - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte g/m Dernice - Costa Alessandria - D'Annunzio Asti - D'Acquisto Asti - Baussano Biella - Sturzo Biella - Lamarmora Saliceto - Moizo Bra - Madonna Fiori Oleggio - Gallarate Novara - Roma Ceresole Reale - Diga Carmagnola - I Maggio Verbania - Gabardi Borgosesia - Tonella Vercelli - Gastaldi PM 2.5 (polveri respirabili) Il Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 prevede un valore obiettivo per la protezione della salute umana da rispettare entro il 2015, per gli anni precedenti è previsto che tale valore obiettivo sia incrementato di un margine di tolleranza (MOT) che per l anno 2012 è pari a 2 µg/m 3 : In questo docu- AL AT BI CN NO TO VB VC PM 2,5 VALORE MASSIMO MISURATO VALORE MINIMO MISURATO Valore limite annuale per la protezione della salute umana Fonte: Arpa Piemonte PM 2,5 - valore obiettivo annuale per la protezione della salute umana per il 2015 media annuale 25 µg/m 3 media annuale + margine di tolleranza del µg/m 3 mento si riporta, come indicatore statistico, il limite di protezione della salute umana che evidenzia la criticità di questo inquinante. Dalla figura 3.8 si rileva che i valori minori sono stati misurati presso le stazioni di Verbania (VCO), Trivero (BI) e Dernice (AL), vale a dire nelle stazioni di fondo ubicate in zone pedemontane e collinari caratterizzate sia da scarse emissioni sia da condizioni climatiche più favorevoli alla dispersione degli

45 componenti ambientali ARIA 7 inquinanti, mentre quelli più elevati risultano misurati in contesti urbani di pianura. Rispetto all anno precedente i valori del PM 2,5, che rappresenta la frazione più consistente del PM 10, sono diminuiti in quasi tutte le stazioni. 7,5 5,0 Figura Benzene, massima media annuale per provincia - anno 2012 Figura PM 2,5 - media annuale relativa al 2012 g/m 2,5 g/m ,0 Alessandria - D'Annunzio Asti - Baussano Biella - Lamarmora Cuneo - Alpini Novara - Roma Torino - Rebaudengo Vercelli - Gastaldi Pieve Vergonte - Industria AL AT BI CN NO TO VC VCO Stazione nella quale è stata misurata la media annuale più elevata Valore limite per la protezione della salute umana 0 Dernice - Costa Alessandria - Volta Vinchio - San Michele Trivero - Ronco Biella - Sturzo Cuneo - Alpini Saliceto - Moizo Novara - Verdi Ivrea - Liberazione Borgaro T. - Caduti Torino - Lingotto Settimo T. - Vivaldi Verbania - Gabardi Borgosesia - Tonella Vercelli - CONI Fonte: Arpa Piemonte ALESSANDRIA ASTI BIELLA CUNEO NOVARA TORINO VB VERCELLI Media annuale PM2.5 - valore obiettivo (d.lgs 2010/155) + MOT Fonte: Arpa Piemonte Benzene Il Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 stabilisce per il benzene un valore limite annuale che è utilizzato nel presente documento come indicatore statistico. Benzene Benzene - valore limite annuale per la protezione della salute umana (293 K e kpa) media annuale 5 µg/m 3 Nella figura 3.9 è riportato il valore massimo di media annuale su base provinciale; si può in questo modo osservare che il valore limite annuale (5 µg/ m 3 ) è ampiamente rispettato in tutto il territorio regionale, comprese le attuali stazioni di traffico. Metalli e Benzo(a)pirene Nel 2012 sono state effettuate misurazioni delle concentrazioni di metalli e benzo(a)pirene (utilizzato per rappresentare l intero gruppo degli Idrocarburi Policiclici Aromatici) in tutti i siti della rete ove è presente un campionatore di PM 10, in quanto questi inquinanti sono presenti nel particolato atmosferico. Il Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 indica per il piombo un valore limite che nel presente documento è utilizzato come indicatore statistico e per arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene un valore obiettivo. I risultati analitici di concentrazione di piombo nel PM 10, espressi come media annuale, sono stati confrontati con il valore limite di 0,5 µg/m 3, prendendo in considerazione il valore massimo rilevato su base provinciale. Questi dati evidenziano la persistenza di valori molto bassi, ormai da almeno un decennio. Nella figura 3.10 sono riportati i valori di concentra- Piombo (Pb) Piombo - valore limite annuale per la protezione della salute umana media annuale 0,5 μg/m 3 Arsenico (As) Arsenico - valore obiettiivo media annuale 6,0 ng/m 3 Cadmio (Cd) Cadmio - valore obiettivo media annuale 5,0 ng/m 3 Nichel (Ni) Nichel - valore obiettivo media annuale 20,0 ng/m 3 Benzo(a)pirene Benzo(a)pirene - valore obiettivo media annuale 1,0 ng/m 3

46 8 componenti ambientali ARIA zione della media annuale relativa ai metalli tossici nel PM 10. Nel 2012, i quattro metalli tossici misurati nelle diverse province sono abbondantemente inferiori al valore obiettivo della normativa vigente evidenziato dalla linea rossa. Figura 3.10c - Cadmio, massima media annuale per provincia - anno Figura 3.10a - Piombo, massima media annuale per provincia - anno 2012 ng/m ,4 0,2 0,2 0,2 0,3 0,4 0,1 0,2 0,75 0,50 Serravalle S. - Spineto Vinchio - San Michele Cossato - Pace Alba - Tanaro Cerano - Bagno Torino - Consolata Verbania - Gabardi Vercelli - CONI g/m AL AT BI CN NO TO VCO VC 0,25 Stazione presso la quale è stata misurata la media annuale più elevata Valore obiettivo 0,00 0,014 0,007 0,009 0,007 0,014 0,02 0,007 0,01 Tortona - Carbone Vinchio - San Michele Cossato - Pace Bra - Madonna Fiori Novara - Verdi Torino - Rebaudengo Verbania - Gabardi Vercelli - CONI AL AT BI CN NO TO VCO VC Figura 3.10d - Nichel, massima media annuale per provincia - anno 2012 Stazione presso la quale è stata misurata la media annuale più elevata Valore limite per la protezione della salute umana Figura 3.10b - Arsenico, massima media annuale per provincia - anno 2012 ng/m ,6 2,2 3,8 3,9 3,0 7,3 3,0 1, Alessandria - D'Annunzio Vinchio - San Michele Biella - Lamarmora Alba - Tanaro Cerano - Bagno Torino - Consolata Borgosesia - Tonella Verbania - Gabardi 4 AL AT BI CN NO TO VC VB ng/m Stazione presso la quale è stata misurata la media annuale più elevata 2 0,7 0,7 0,7 0,7 0,7 0,7 1,2 0,7 Valore obiettivo 0 Alessandria - D'Annunzio Vinchio - San Michele Cossato - Pace Cuneo - Alpini Novara - Verdi Torino - Rubino Verbania - Gabardi Vercelli - CONI AL AT BI CN NO TO VB VC Fonte: Arpa Piemonte Figura Benzo(a)pirene, minima e massima media annuale per provincia - anno 2012 Stazione presso la quale è stata misurata la media annuale più elevata Valore obiettivo 2,0 Nel 2012 i valori medi annuali di benzo(a)pirene, rappresentati su base provinciale, non hanno mai superato il limite normativo anche se in alcuni casi i valori sono uguali o prossimi a tale riferimento confermando la potenziale criticità di questo indicatore. TENDENZE STORICHE DI ALCUNI INQUINANTI Sono riportati i trend storici degli inquinanti NO 2, O 3 e PM 10, per i quali i valori di concentrazione risultano generalmente più critici. Si tratta di inquinanti di natura, interamente o in parte come per il PM 10 secondaria, che si formano in atmosfera a seguito ng/m 1,5 1,0 0,5 0,0 Dernice - Costa Alessandria - D'Annunzio Vinchio - San Michele Asti - Baussano Trivero - Ronco Cossato - Pace Cuneo - Alpini Saliceto - Moizo Novara - Verdi Cerano - Bagno Ceresole Reale - Diga Settimo T. - Vivaldi Vercelli - CONI Borgosesia - Tonella Verbania - Gabardi AL AT BI CN NO TO VC VB MASSIMO MINIMO Valore obiettivo Fonte: Arpa Piemonte

47 componenti ambientali ARIA 9 di cicli di reazioni foto-chimiche più o meno complessi. Questa caratteristica rende piuttosto difficoltosa l adozione di misure efficaci volte a ridurre ulteriormente i livelli di concentrazione. Per gli inquinanti primari, quali SO 2, CO, benzene e piombo, il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili e della tecnologia motoristica ha determinato invece una netta diminuzione delle concentrazioni misurate che ormai da anni sono palesemente inferiori ai limiti di legge. Biossido di Azoto (NO 2 ) Per il biossido di azoto, nel 2012, si è evidenziata un leggero decremento rispetto alla situazione dell anno precedente pur con superamenti del valore limite della media annuale nelle stazioni di traffico e anche nelle stazioni di fondo delle aree più densamente urbanizzate. I valori medi annui risultano molto differenti tra i due siti in esame; i livelli delle stazioni torinesi sono superiori a quelli di Biella a causa sia di una maggiore presenza di sorgenti diffuse e puntuali, sia delle caratteristiche climatiche locali che rendono a Torino più difficile la dispersione degli inquinanti. Nel corso degli ultimi anni si conferma un quadro di sostanziale stabilità o leggero miglioramento verosimilmente ascrivibile alle misure di risanamento adottate. Figura NO 2, confronto dell andamento delle medie annuali di Torino e Biella - anni caratterizzato da una peculiare situazione meteorologica particolarmente favorevole alla formazione dell inquinante. Le stazioni di fondo considerate, Torino Lingotto e Pino Torinese (nel 2008 ricollocata presso il comune di Baldissero T.se), sono rispettivamente in zona urbana in pianura e in zona rurale in quota. Come prevedibile la stazione in quota, come le analoghe stazioni sul territorio piemontese, risente sia dei fenomeni di trasporto sia della specifica situazione emissiva notturna che ne incrementano le concentrazioni medie. Figura O 3, medie relative al periodo maggio-settembre - anni g/m Torino - Lingotto Pino Torinese - Osservatorio / Baldissero (ACEA) - Parco Fonte: Arpa Piemonte PM 10 Le concentrazioni medie annuali del PM 10, calcolate utilizzando le medie annuali di tutte le stazioni presenti sul territorio regionale per tipo di zona nella quale sono collocate, denotano (figura 3.14) una stasi nella più che decennale tendenza alla diminuzione dei valori pur con un evidente peggiora- g/m Figura PM 10, media delle medie annuali negli ultimi nove anni per tipologia di zona - anni Torino - Rebaudengo Biella - Lamarmora Valore limite annuale per la protezione della salute umana Torino - Lingotto Biella - Sturzo 60 Fonte: Arpa Piemonte g/m Ozono (O 3 ) Dai valori rilevati negli ultimi anni si evidenzia per l ozono una sostanziale stabilità negli elevati livelli misurati, tra i quali spicca l anno 2003 in quanto RURALE SUBURBANA URBANA Valore limite annuale per la protezione della salute umana Fonte: Arpa Piemonte 2012

48 10 componenti ambientali ARIA mento nel 2011 seguito da un lieve miglioramento nell anno seguente. La criticità rimane significativa in modo particolare nelle zone maggiormente urbanizzate dove si verificano numerosi superamenti soprattutto del limite giornaliero di 50 µg/m 3. Figura PM 2,5, serie storica a Torino - Lingotto - anni PM 2,5 Le concentrazioni medie annuali del PM 2,5, misurate nella stazione con la più significativa serie storica, denotano una tendenza generale alla diminuzione dei valori, pur con l evidente stasi causata dall incremento del valore del 2011 seguito da un decremento nel 2012, come evidenziato nella figura g/m Torino - Lingotto Valore obiettivo annuale per la protezione della salute umana (su triennio) 29 Fonte: Arpa Piemonte BOX 1 - effetti delle precipitazioni sulle concentrazioni PM 10 Le concentrazioni di PM 10 misurate dalle stazioni della provincia di Cuneo dal 2003 al 2012 sono state analizzate in relazione ai dati delle precipitazioni atmosferiche, eventi determinanti nella rimozione degli inquinanti. Indicatori significativi ai fini delle valutazioni della qualità dell aria sono sia la quantità di precipitazione cumulata che il numero di giorni di pioggia. In particolare si fa riferimento ai giorni con precipitazioni cumulate di almeno 5 mm, poiché è stato individuato come valore al di sopra del quale i fenomeni di rimozione dovuti alle precipitazioni sono, con buona probabilità, efficaci. Ad esempio di ciò nella figura a sono rappresentati, tramite box plots, i valori di PM 10 misurati presso la stazione della qualità dell aria dal 2003 al 2012 suddivisi in tre sottocampioni: dati corrispondenti a giornate con precipitazioni assenti o inferiori a 5 mm (codice 0), dati corrispondenti a giornate con precipitazioni di almeno 5 mm (codice 1), dati corrispondenti a giornate con precipitazioni di almeno 5 mm verificatesi nel giorno precedente (codice 2). Figura a - Box plots delle concentrazioni giornaliere di PM 10 misurate presso la stazione di Cuneo - anni Codice 0: giorni con precipitazioni assenti o inferiori a 5 mm Codice 1: giorni con precipitazioni di almeno 5 mm Codice 2: giorni con precipitazioni di almeno 5 mm verificatesi nel giorno precedente Fonte: Arpa Piemonte

49 componenti ambientali ARIA 11 L analisi statistica dei dati evidenzia differenze significative tra i tre insiemi di dati e in particolare le concentrazioni di PM 10 risultano ridotte nella giornata seguente al giorno con una precipitazione di almeno 5 mm (riduzione del valore medio del 59%). In particolare la concentrazione media del PM 10 per il codice 0 è di 33,6 µg/m 3, per il codice 1 è di 23,4 µg/m 3 e per il codice 2 è di 13,8 µg/m 3. I valori annui delle precipitazioni cumulate e dei giorni con precipitazioni di almeno 5 mm relativi alle stazioni meteorologiche di Cuneo, Saliceto, Bra e Fossano 3 sono stati mediati e rappresentati, per i dieci anni in analisi, nella figura b insieme al numero medio provinciale di giorni con concentrazioni di PM 10 superiori al limite di 50 µg/m 3. Si osserva una buona relazione tra il numero di superamenti del PM 10 e le precipitazioni, in particolare con il numero di giorni di pioggia. Relativamente all anno 2012, il numero di giorni di superamento del limite dei PM 10 è del tutto analogo a quello dell anno precedente sebbene la precipitazione cumulata sia inferiore rispetto al 2011; i giorni complessivi di precipitazione sono però molto simili, infatti nel 2011 un evento alluvionale nella prima decade di novembre aveva apportato un notevole contributo al totale cumulato nell anno. Figura b - Valori annui della precipitazione cumulata e del numero di giorni con precipitazioni superiori a 5 mm insieme alla media provinciale del numero di giorni con superamento del limite giornaliero per i PM 10 Fonte: Arpa Piemonte Complessivamente la situazione del numero di superamenti dei PM 10 sta tendendo ad un miglioramento, il cui merito indubbiamente si può attribuire al percorso virtuoso intrapreso negli anni nel contenimento delle emissioni in atmosfera nel loro complesso. Ciò nonostante le precipitazioni sono una forzante fondamentale nel determinare le variazioni annuali degli indicatori previsti dalla normativa per le polveri sottili. Per approfondimenti consulta il capitolo clima. 3. Stazioni del sistema di monitoraggio meteorologico della Regione Piemonte di Cuneo Camera di Commercio (cod. S2891), Bra (cod. 317), Fossano (cod. 323) e Saliceto Bergalli (cod. 325).

50 12 componenti ambientali ARIA BOX 2 - Progetto STrATEgico AlcOTra Air Environment Regions AlcOTra (AERA) La qualità dell aria nello spazio transfrontaliero ALcotrA Italia-Francia Il progetto è stato attivato per affrontare a livello transfrontaliero Italia-Francia le problematiche legate alla qualità dell aria, nonché per condividere le soluzioni che ciascun partner ha messo in campo per risolverle, permettendo così di giungere ad un insieme di buone pratiche condivise. I partners di progetto sono stati: Regione Liguria (capofila), Regione Piemonte 4, Regione Autonoma Valle d Aosta, Provincia di Cuneo, Provincia di Torino, Regione Rhône-Alpes, DREAL PACA, Air PACA. Diversi soggetti tecnici hanno inoltre supportato il partenariato nella realizzazione delle azioni previste, in particolare: Arpa Liguria, Arpa Piemonte, Arpa Valle d Aosta, Università di Genova, AIR Rhone Alpes. La superficie del territorio interessato è di km 3, mentre la popolazione è di 17 milioni di abitanti. Le regioni coinvolte presentano caratteristiche simili dal punto di vista delle emissioni, delle fonti di inquinamento (traffico veicolare, produzione di energia) e della localizzazione (centri urbani, vie di comunicazione). Gli obiettivi di progetto AERA è nato con l obiettivo di armonizzare i sistemi regionali di monitoraggio e valutazione della qualità dell aria, già realizzati in linea con le indicazioni fornite dalle Direttive Europee (Direttive 2008/50/CE e 2004/107/CE) e con le strategie comunitarie sulla Qualità dell Aria. In particolare il progetto intende raggiungere i seguenti obiettivi: individuare, costruire e potenziare sulla base delle Direttive Europee gli strumenti in grado di aumentare l efficacia dei piani sulla qualità dell aria; confrontare i diversi sistemi di monitoraggio (reti di misura), individuare i punti critici comuni su cui intervenire, sviluppare un database comune dei dati rilevati dalle stazioni di misura; creare un quadro conoscitivo sulle normative nazionali e regionali sulla qualità dell aria nello spazio Alcotra; operare approfondimenti tecnici che conducano ad armonizzare gli strumenti (inventari delle emissioni, catasti delle emissioni, modelli previsionali di dispersione degli inquinanti) per la pianificazione e individuare misure di tutela comuni attraverso un confronto normativo e procedurale; sviluppare una strategia di comunicazione ambientale rivolta a tutti i cittadini delle regioni Alcotra sul tema della qualità dell aria. Il progetto ha quindi lavorato in maniera strategica e trasversale per raggiungere questi obiettivi e, inoltre, per fornire ai decisori politici dati aggiornati e strumenti utili a dare delle risposte concrete alle principali problematiche comuni ai territori transfrontalieri di Italia e Francia. I risultati In sintesi AERA ha realizzato: un confronto fra le normative in materia di qualità dell Aria fra Italia e Francia; un database comune sulla rete di misura della QA nella zona Alcotra ( lo sviluppo di un portale informativo geografico transfrontaliero delle stazioni di misura con dati aggiornati; la realizzazione di un inventario comune delle emissioni, lo sviluppo di un sistema di storage di dati e informazioni e di un visualizzatore geografico delle emissioni (figura); una modellizzazione transfrontaliera per lo studio della dispersione degli inquinanti in atmosfera nella zona Alcotra; approfondimenti relativi ai contributi emissivi e all impatto sulla qualità dell aria derivante delle biomasse; 4.

51 componenti ambientali ARIA 13 indicazioni pianificatorie comuni allo spazio Alcotra sul tema della QA; attività di comunicazione 5 ed educazione ambientale. Il tutto in un quadro di cooperazione strategica regionale che ha permesso di valorizzare competenze esistenti, di rafforzarle e di individuare ulteriori obiettivi strategici e rendere durevoli i risultati raggiunti, proseguendo sulla strada intrapresa. Maggiori approfondimenti sono disponibili sul sito ove è inoltre disponibile la documentazione relativa alle attività svolte nel triennio di durata del progetto 6. Sistema di visualizzazione geografica delle emissioni transfrontaliero realizzato da Regione Piemonte e CSI Piemonte, nell ambito dell attività 3.2 coordinata da Regione Piemonte eu%2fit%2fcomunicazione%2fvideo.php&html5=1&autoplay=1&vq=medium&start= deo.php&html5=1&autoplay=1&vq=medium&start=29

52 14 componenti ambientali ARIA DETERMINANTI E PRESSIONI L Inventario regionale delle emissioni in atmosfera L Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera (IREA) è uno strumento conoscitivo di fondamentale importanza per la gestione della qualità dell aria, in quanto fornisce, ad un livello di dettaglio comunale, la stima delle quantità di inquinanti introdotte in atmosfera da sorgenti naturali e/o attività antropiche; la sua realizzazione e il suo aggiornamento periodico comportano non solo il reperimento dei dati di base - parametri e fattori di emissione - da molteplici fonti, sia istituzionali che private, ma anche l applicazione di metodologie di calcolo in continua evoluzione. Il Settore regionale competente realizza periodicamente - sulla base della metodologia INEMAR - l Inventario regionale piemontese, effettuando l analisi dei requisiti e delle informazioni necessarie per la stima delle emissioni totali annuali di macro e microinquinanti, disaggregate per attività emissiva ai vari livelli di classificazione SNAP (Selected Nomenclature for Air Pollution). La prima versione dell Inventario Regionale risale all anno 1997; sono disponibili gli aggiornamenti per gli anni 2001, 2005, 2007 e Per ciascuna delle sorgenti emissive - suddivise in sorgenti puntuali (singoli impianti industriali), sorgenti lineari (strade e autostrade) e sorgenti areali (fonti di emissione diffuse sul territorio) - vengono stimate le quantità di inquinanti emesse dalle diverse attività SNAP; gli inquinanti considerati sono metano (CH 4 ), monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO 2 ), protossido di azoto (N 2 O), ammoniaca (NH 3 ), composti organici volatili non metanici (NMVOC), ossidi di azoto (NO x), anidride solforosa (SO 2 ) e polveri inalabili (PM 10 ). Inoltre, poiché l IREA costituisce la base dati a partire dalla quale viene predisposto l input emissivo ai modelli di dispersione utilizzati da Arpa Piemonte per le proprie attività istituzionali a supporto della pianificazione regionale, gli aggiornamenti sulle pressioni emissive si estendono anche al recupero e analisi delle informazioni di carattere territoriale e temporale necessarie per ottimizzare la modellizzazione delle emissioni. Di seguito sono descritti alcuni approfondimenti specifici per la quantificazione delle emissioni inquinanti, per l implementazione dell input emissivo e, di conseguenza, per il miglioramento della descrizione dello stato di qualità dell aria realizzata con sistemi modellistici. Implementazioni dell input emissivo per la modellizzazione nelle province di Cuneo e di Torino Nell ambito del Progetto AERA (vedi box 2), è stata definita per ogni regione Alcotra un Azione Pilota, ossia la realizzazione di una serie di attività inerenti i temi centrali del progetto. Nel caso del Piemonte l Azione Pilota è stata finalizzata al miglioramento della modellizzazione della qualità dell aria nelle province di Cuneo e Torino, dove sono state previste le seguenti attività: 1. acquisizione di informazioni di dettaglio sulle sorgenti puntuali; 2. acquisizione di informazioni di dettaglio sulle sorgenti diffuse. 1. Nel caso delle sorgenti puntuali censite nell Inventario Regionale delle Emissioni, un miglioramento dei risultati modellistici può essere ottenuto sia con una migliore descrizione dei parametri di camino (altezza, diametro, portata, temperatura dei fumi) sia con una valutazione più realistica delle quantità emesse, non solo in termini di sommatoria annuale, ma anche per quanto riguarda la modulazione oraria. A tale scopo sono state acquisite informazioni attingendo a tre fonti principali: i Sistemi di Monitoraggio Emissioni (SME); le Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA); i risultati degli autocontrolli verificati dai Servizi di Tutela e Vigilanza di Arpa Piemonte. Per quanto riguarda il primo punto, l attività ha previsto non solo il recupero dei dati emissivi orari registrati dai Sistemi di Monitoraggio Emissioni (richiesti dalla normativa per particolari tipologie impiantistiche allo scopo di monitorare in continuo le emissioni da esse prodotte), ma anche la riorganizzazione di tali dati per la predisposizione dell input modellistico. L indubbio vantaggio consiste nell utilizzare misure - anziché stime - delle emissioni prodotte da un determinato impianto e nel distribuirle nel tempo secondo una modulazione reale, anziché standard (ossia ricavabile da letteratura o da dati sperimentali). In collaborazione con Regione Piemonte, Provincia

53 componenti ambientali ARIA 15 di Cuneo e Provincia di Torino, sono stati aggiornati tutti i parametri di camino relativi agli impianti produttivi presenti nelle due province e censiti come sorgenti puntuali nell Inventario Regionale delle Emissioni, sulla base delle informazioni desumibili dalle relative procedure autorizzative (AIA). Nell ambito delle implementazioni previste dal progetto AERA, infatti, le Province di Cuneo e Torino, oltre a realizzare l aggiornamento dei dati relativi alle sorgenti puntuali presenti nell IREA, hanno provveduto all ampliamento del dataset delle sorgenti puntuali con l inserimento di nuovi punti di emissione: la stima delle quantità emesse, laddove non disponibili da E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) 7, è stata effettuata da Arpa recuperando i dati relativi agli autocontrolli delle aziende (concentrazione e flusso di massa degli inquinanti, temperatura e portata dei fumi a camino, concentrazione di ossigeno, velocità dei fumi, ore di funzionamento). Per alcune sorgenti puntuali si è reso necessario, ai fini modellistici, una razionalizzazione dei dati di camino, per cui si è proceduto all individuazione di camini virtuali rappresentativi del dettaglio di tutti i camini presenti in azienda e associati alla stessa attività SNAP (Selected Nomenclature for Air Pollution); pertanto, per ogni camino virtuale, tenendo conto dell inquinante maggiormente significativo, sono stati calcolati i diversi parametri di camino equivalenti (altezza, diametro, temperatura, portata). 2. Nel caso delle emissioni diffuse presenti nell Inventario Regionale delle Emissioni - ossia del contributo emissivo assegnato ad un territorio comunale ma non georiferito - può essere ottenuto un miglioramento nei risultati modellistici perfezionando i criteri di spazializzazione delle emissioni. Nel sistema modellistico in uso presso Arpa Piemonte i dati contenuti negli Inventari Regionali vengono trattati da una sottocatena specifica per la modellizzazione delle emissioni (EMMA, AriaNET Srl), che prevede una disaggregazione spaziale dei quantitativi emessi annualmente a livello comunale su un grigliato bidimensionale (campo emissivo) composto da maglie quadrate con dimensione di di alcuni chilometri: il processo consiste nell attribuire alle singole celle, ottenute dall intersezione tra la geometria della griglia e l area del poligono comunale, le emissioni prodotte dalle diverse sorgenti presenti nel comune sulla base di specifici tematismi (cartografie relative all uso del suolo, all edificato residenziale, alle aree industriali, alla vegetazione, alle colture agricole, ecc.). In questo modo, le emissioni dovute ad una particolare attività antropica o biogenica, invece di essere uniformemente distribuite su tutto il territorio comunale, vengono ripartite esclusivamente sulle celle del comune interessate dal tematismo correlato all attività in questione. Le emissioni prodotte dalle diverse sorgenti, associate alle singole celle comunali, possono poi essere sovrapposte e quindi sommate per ogni maglia del grigliato. Risulta quindi evidente che un implementazione del processo di spazializzazione delle emissioni deve passare necessariamente attraverso un aumento di dettaglio delle informazioni emissive e territoriali. In particolare, nell ambito del progetto AERA, le attivi- Tabella Esempio di tabulato dei dati di camino 7. E-PRTR: registro intergrato di emissioni e trasferimenti di inquinanti, il quale informa il pubblico sia sulle emissioni significative di inquinanti in aria, acqua e suolo sia sul trasferimento di rifiuti.

54 16 componenti ambientali ARIA tà di recupero e organizzazione di tali informazioni sono state focalizzate su due comparti: il trasporto su strada; la zootecnia. Per migliorare la spazializzazione delle emissioni prodotte dal traffico stradale, sono stati aggiornati i layer tematici relativi alle autostrade e alle strade extraurbane e sono stati creati nuovi tematismi per la spazializzazione del traffico urbano. Per quanto riguarda la zootecnia, gli approfondimenti di Arpa sono stati focalizzati sul territorio provinciale cuneese, in collaborazione con la Provincia di Cuneo. Nell ambito del sistema modellistico attuale la spazializzazione delle emissioni da zootecnia viene effettuata attraverso la classe di uso del suolo relativa alle attività agricole. Le figure 3.16 e 3.17 sono un esempio di spazializzazione delle emissioni di metano prodotte dalla stabulazione animale e dallo stoccaggio e spandimento dei reflui di bovini, suini e avicoli allevati in provincia di Cuneo. Per il comparto degli allevamenti sono stati raccolti i dati inerenti la consistenza zootecnica, la tipologia animale (suini, bovini e avicoli) e la georeferenziazione degli allevamenti che insistono nella provincia di Cuneo. Sono stati analizzati tutti gli allevamenti presenti nella provincia e non solo quelli con autorizzazione IPPC, in modo da considerare, per quanto possibile, le emissioni prodotte da tutto il comparto zootecnico, comprese quelle provenienti dagli allevamenti bovini. I risultati di tale attività sono propedeutici sia ad una definzione più accurata delle emissioni da zootecnia, funzionale alla realizzazione della prossima release dell Inventario Regionale sia alla mappatura dei principali allevamenti zootecnici della provincia, finalizzata all identificazione di layer tematici per la spazializzazione delle emissioni legate alla stabulazione degli animali e di quelle legate allo stoccaggio e spandimento dei reflui animali. Un lavoro analogo sugli allevamenti zootecnici autorizzati IPPC è stato svolto dalla Provincia di Torino sul proprio territorio provinciale. Figura Spazializzazione delle emissioni di metano prodotte dalla stabulazione animale sulle celle (1x1 km) del dominio di simulazione modellistica regionale Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte Figura Spazializzazione delle emissioni di metano prodotte dallo stoccaggio e dallo spandimento dei reflui animali sulle celle (1x1 km) del dominio di simulazione modellistica regionale Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte Approfondimento sulle emissioni da agricoltura Sempre di più negli ultimi anni l agricoltura viene inserita tra i comparti responsabili sia dell inquinamento atmosferico sia dell emissione di gas climalteranti. In effetti il comparto agricolo, secondo l Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera, produce emissioni primarie di protossido di azoto (N 2 O), ammoniaca (NH 3 ), ossidi di azoto (NOx) e metano (CH 4 ). I primi due inquinanti sono prodotti sia dalle colture agricole che non prevedono l utilizzo di fertilizzanti sia da quelle che vengono fertilizzate con prodotti azotati; risultano invece responsabili delle emissioni di ossidi di azoto solo le colture con fertilizzanti, mentre le emissioni di metano risultano associate alle colture che non

55 componenti ambientali ARIA 17 usano fertilizzanti. Va sottolineato che tali inquinanti (ad eccezione del metano) entrano in gioco nei processi fotochimici dell atmosfera e contribuiscono alla formazione del particolato di origine secondaria. Le pressioni emissive da parte delle colture agricole sono state visualizzate - sulle celle del dominio di simulazione modellistica regionale (4x4 km) - nelle carte tematiche riportate a titolo di esempio nelle figure 3.18 e 3.19, utilizzando la versione più recente dell Inventario Regionale delle Emissioni (IREA) che fa riferimento all anno Le emissioni di ammoniaca (NH 3 ) legate all utilizzo di fertilizzanti azotati nei terreni arabili (figura 3.18) sono distribuite in quattro aree del territorio regionale: le prime due corrispondenti al basso novarese e al basso vercellese, la terza estesa tra la provincia di Cuneo e la parte meridionale della provincia di Torino, la quarta nell alessandrino. Le emissioni di metano (CH 4 ), al contrario, sono concentrate in un unica vasta area a ridosso delle province di Vercelli e Novara (figura 3.19), in quanto legate alla presenza di risaie; la principale causa di emissione del metano da parte delle colture risicole è rappresentata infatti dalla degradazione in condizioni anaerobiche, determinate dalla sommersione delle risaie, del materiale organico introdotto nel terreno (in particolare la paglia di riso). Al comparto agricolo appartengono come sorgenti emissive, oltre alle colture agricole, anche le combustioni delle stoppie: negli istogrammi riportati in figura 3.20 sono rappresentati - per diversi inquinanti atmosferici - i contributi emissivi apportati dalla combustione delle stoppie nelle diverse province piemontesi (non sono stati riportati nel grafico i dati relativi alle province di Asti, Torino, Cuneo e Verbania in quanto ritenuti scarsamente significativi). Come si può rilevare, tale pratica risulta maggiormente diffusa nelle province di Vercelli e Novara, a causa della combustione della paglia di riso e di altri residui vegetali: in particolare, per quanto riguarda il particolato primario, la provincia di Vercelli contribuisce per il 61% alle emissioni regionali legate alla combustione delle stoppie; queste corrispondono inoltre al 27% delle emissioni totali di PM10 della stessa provincia. Figura Spazializzazione delle emissioni di ammoniaca (NH 3 ) prodotte dalle colture agricole legate all utilizzo di fertilizzanti Figura Spazializzazione delle emissioni di metano (CH 4 ) prodotte dalle colture agricole senza fertilizzanti Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte

56 18 componenti ambientali ARIA Gli approfondimenti modellistici specifici sull agricoltura hanno fatto emergere l opportunità di migliorare la spazializzazione delle emissioni prodotte da tale comparto, per cui risulta attualmente in corso una revisione dei layer cartografici adottati da Arpa Piemonte nell ambito della modellistica emissiva; tale attività prevede inoltre di verificare l effettivo miglioramento in termini di descrizione modellistica dello stato di qualità dell aria derivante dalla diversa attribuzione degli inquinanti emessi da particolari Figura IREA Contributi emissivi apportati dalla combustione delle stoppie nelle province piemontesi Provincia di Biella Provincia di Alessandria Provincia di Novara Provincia di Vercelli [tonnellate/anno] CH 4 CO N 2 O NO X PM 10 SO 2 Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte colture agricole a porzioni di uso del suolo definite ad un maggior livello di dettaglio cartografico. Evoluzione del parco auto nelle analisi di scenario della qualità dell aria Le politiche regionali, nazionali e comunitarie che fanno riferimento ai comparti emissivi che maggiormente incidono sulla qualità dell aria si basano sempre più sulle analisi di scenario. Pertanto, accanto ad analisi di tipo diagnostico delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici per la valutazione dello stato della qualità dell aria, vengono sempre più spesso effettuati studi sull evoluzione delle emissioni negli anni futuri, attraverso l utilizzo di trend specifici per ciascun macrosettore (si veda ad esempio lo scenario CLE2020) a partire dai dati presenti negli Inventari delle emissioni. Uno dei macrosettori più problematici nella predisposizione dei trend evolutivi risulta sicuramente il Trasporto su strada (Macrosettore 7), che è anche considerato una delle principali sorgenti emissive regionali per quanto riguarda gli inquinanti a maggiore criticità, quali gli ossidi di azoto (incidenza del 56%) e le polveri sottili (incidenza del 39%): l evoluzione di tali emissioni è infatti strettamente legata all evoluzione del parco veicolare e alle percorrenze associate a ciascuna categoria di veicoli. Sulla base delle considerazioni esposte dalla Regione Piemonte in collaborazione con AriaNET Srl nella relazione Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell aria - Valutazione integrata degli impatti a scala regionale su emissioni e concentrazioni atmosferiche - Scenari 2005, 2011, 2015, 2020, Arpa Piemonte ha elaborato uno scenario emissivo al 2015 che tiene conto della contrazione sia dei consumi di combustibile sia delle vendite di veicoli dovuta alla crisi economica. L evoluzione del parco auto piemontese è stata calcolata sulle informazioni derivanti dai dati di parco circolante in Piemonte (fonte ACI, scaricabili direttamente dal sito) negli anni a partire dai dati forniti da ACI su scala comunale. Poiché i parchi veicolari ACI non forniscono informazioni relative ai ciclomotori, la loro numerosità è stata stimata a partire dai dati del Settore Tributi regionale e dal trend

57 componenti ambientali 19 ARIA ottenuto sulla base dei dati nazionali (fonte ANCMA). Per la ricostruzione del parco veicolare all anno 2015 sono stati fissati trend evolutivi differenti in base alla normativa CEE sulle emissioni degli inquinanti di riferimento: per le Eurocategorie più datate sono stati elaborati andamenti legati al ciclo di vita naturale di ciascuna tipologia di veicolo, mentre i trend delle categorie veicolari di nuova normativa sono stati desunti dall esame del decorso temporale delle categorie immediatamente precedenti. La figura 3.21 mostra l evoluzione delle diverse Eurocategorie, per ogni tipo di veicolo, dal 2007 al 2015: si può osservare come, per tutte le tipologie di veicolo, l estinzione dei mezzi pre Euro (Conventional) sia molto lenta, mentre quella relativa all Euro I e all Euro II risulta negli anni sempre più consistente. Nella figura relativa ai ciclomotori, gli istogrammi per gli anni 2007 e 2008 hanno come fonte dati il parco regionale fornito dal Settore Tributi, poiché, come sopra esposto, ACI non fornisce alcuna informazione Figura Evoluzione del parco auto: ripartizione percentuale per Euro categoria - anni Evoluzione Eurocategorie - Automobili Evoluzione Eurocategorie - Veicoli Leggeri 100% 100% 90% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% Euro VI Euro V Euro IV Euro III Euro II Euro I Conventional 80% 70% 60% 50% 40% 30% Euro VI Euro V Euro IV Euro III Euro II Euro I Conventional 20% 20% 10% 10% 0% % Evoluzione Eurocategorie - Veicoli Pesanti Evoluzione Eurocategorie - Autobus 100% 100% 90% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% Euro VI Euro V Euro IV Euro III Euro II Euro I Conventional 80% 70% 60% 50% 40% 30% Euro VI Euro V Euro IV Euro III Euro II Euro I Conventional 20% 20% 10% 10% 0% % Evoluzione Eurocategorie - Motocicli Evoluzione Eurocategorie - Ciclomotori 100% 100% 90% 90% 80% 80% 70% 60% 50% Euro III Euro II Euro I Conventional 70% 60% 50% Euro III Euro II Euro I Conventional 40% 40% 30% 30% 20% 20% 10% 10% 0% % Fonte: Elaborazione Arpa Piemonte

58 20 componenti ambientali ARIA in merito alla numerosità di tale tipologia di veicolo. Consulta il capitolo trasporti. Per quanto riguarda l evoluzione delle percorrenze sono stati presi come riferimento i dati di percorrenza forniti da Regione Piemonte, associati al parco veicolare alla base dell Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera Tali percorrenze, differenziate per tipologia di strada e per tipologia di veicolo, sono state fatte evolvere traslando i valori relativi alle varie Eurocategorie verso la categoria immediatamente successiva, migliore e più recente dal punto di vista tecnologico. Per l Eurocategoria Conventional, si è assunto invece di mantenere gli stessi valori di chilometri percorsi relativi all anno È stato infine applicato un decremento alle percorrenze in ambito urbano che tiene conto dei provvedimenti assunti dalle amministrazioni comunali, al fine di ottenere una riduzione delle emissioni da traffico. Dopo aver creato il parco auto 2015, sono state calcolate le emissioni veicolari ad esso associato con dettaglio comunale e di classificazione Copert IV (codice univoco che identifica tipologia di veicolo, combustibile di alimentazione, Eurocategoria e cilindrata), utilizzando i fattori di emissione disponibili per le emissioni dell Inventario Regionale Va sottolineato che è stato necessario stimare al 2015 le emissioni legate ad alcune Eurocategorie non valorizzate all interno del parco auto alla base dell Inventario Regionale delle Emissioni 2008, ma presenti nel parco auto ACI Sulle emissioni calcolate per lo scenario 2015, è stata infine applicata una riduzione legata agli effetti dei provvedimenti su base regionale previsti per le Zone di Piano definite nello Stralcio di Piano per la Mobilità, ossia l adozione di zone di limitazione del traffico (ZTL), articolate selettivamente per gruppi di veicoli, definiti sulla base dell Eurocategoria e/o dell alimentazione, e soggette a divieto di circolazione in specifiche fasce orarie. A titolo di esempio, per quanto riguarda le emissioni di ossidi di azoto derivanti dal trasporto su strada, lo scenario 2015 prevede una riduzione del 27% rispetto all anno 2008, comprensiva sia degli effetti di evoluzione tecnologica legata all introduzione delle nuove eurocategorie sia di quelli derivanti dall applicazione delle misure di Piano Regionale. BOX 3 - La qualità dell aria nell area metropolitana TOrinese. Lo scenario energetico industriale Lo studio 9 realizzato dalla Provincia di Torino si propone di utilizzare le informazioni più dettagliate e gli strumenti modellistici più avanzati per supportare una corretta gestione della qualità dell aria sul territorio provinciale e prende in considerazione i principali inquinanti per Torino e 11 Comuni dell area metropolitana (Beinasco, Borgaro T.se, Collegno, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Rivoli, San Mauro T.se, Settimo T.se, Venaria Reale). In questo breve riassunto i risultati sono focalizzati sugli ossidi di azoto. Si è provveduto a realizzare un aggiornamento su scala locale dell inventario delle emissioni dei seguenti settori emissivi: sorgenti puntuali (principali impianti produttivi); sorgenti lineari (stima delle emissioni veicolari in modalità bottom up sul grafo stradale della area metropolitana torinese); condizionamento edifici (prendendo in considerazione e georiferendo l estensione dell area servita dal teleriscaldamento). È stata poi sviluppata una valutazione tendenziale delle emissioni e della qualità dall aria attraverso la ricostruzione dei seguenti scenari: 8. A cura di Provincia di Torino - Arianet S.r.l.- Simularia S.r.l. 9.

59 componenti ambientali ARIA 21 scenario base (anno di riferimento 2008) rappresentato dalla valutazione annuale della qualità dell aria 2008 redatta da Arpa Piemonte aggiornata con le nuove stime emissive precedentemente descritte; scenario traffico (BAU 2015) (business as usual) in questo scenario si è inteso simulare il beneficio atteso in termini di qualità dell aria a seguito dell innovazione tecnologica, che comporta il miglioramento degli standard emissivi dei veicoli; scenario energetico industriale (TLR 2015) Questo scenario prende in considerazione, oltre all innovazione tecnologica dei veicoli, la programmata estensione della rete di teleriscaldamento nell agglomerato torinese (figura a) che porterà ad un totale di circa 80 milioni di metri cubi la volumetria allacciata nell area metropolitana. Sono poi state modificate alcune sorgenti puntuali, sia a seguito dell avvio di nuove attività (es.: TRM Gerbido, centrale IREN Torino Nord e Nord-Est) sia alla dismissione (IREN Vallette) o riambientalizzazione di altre nell ambito delle istruttorie AIA (IREN Moncalieri, Fenice Mirafiori). Figura a - Estensione della rete di teleriscaldamento nel 2008 (sx) e prevista ne 2015 (dx) Nella tabella e nel grafico riportati in figura b è rappresentato in termini di peso relativo e di valore assoluto il contributo delle diverse sorgenti all emissione complessiva di NOx nell agglomerato torinese per ogni scenario analizzato. Complessivamente l innovazione tecnologica consentirebbe di abbattere di circa il 17% le emissioni di ossidi di azoto rispetto al totale delle emissioni dell area metropolitana. Relativamente allo scenario industriale, che si può definire realistico, è stata stimata una riduzione del 29% degli ossidi di azoto sempre rispetto alle emissioni dell anno di riferimento nell area metropolitana. La simulazione mostra che nello scenario BAU 2015 i benefici maggiori si hanno in prossimità della tangenziale, mentre nel centro di Torino le riduzioni nelle concentrazioni medie annuali sono dell ordine del 10% per il biossido di azoto. Nello scenario TLR 2015 i benefici sono più rilevanti, in particolare nelle aree servite dal teleriscaldamento e in vicinanza di impianti con prestazioni emissive migliorate, con riduzioni fino al 20% nelle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto nella zona nord-ovest di Torino e del 15% circa nella zona sud (figura c).

60 22 componenti ambientali ARIA Figura b - NO x, ripartizione percentuale tra le fonti emissive e valori assoluti negli scenari simulati NOx (%) 2008 base 2015 bau 2015 tlr 11.Altre sorgenti e assorb. 0,0 0,0 0,0 5.Estr. e dist. combustibili 0,0 0,0 0,0 6.Solventi 0,0 0,0 0,0 10.Agricoltura 0,0 0,1 0,1 4.Processi produttivi 0,3 0,4 0,5 8.Altre sorgenti mobili 1,1 1,3 1,5 9.Trattamento e smalt. rifiuti 1,7 2,1 3,4 2.Comb. non industriale 7,5 9,1 7,2 1.Produzione Energia 9,8 11,9 9,1 3.Comb. ind. 18,5 22,4 17,9 NO x (t/anno) base 2015 bau 2015 tlr 11.Altre sorgenti e assorb. 0,0 0,0 0,0 5.Estr. e dist. combustibili 0,0 0,0 0,0 6.Solventi 1,0 1,0 1,0 10.Agricoltura 6,3 6,3 6,3 4.Processi produttivi 46,1 46,1 46,1 8.Altre sorgenti mobili 150,1 150,1 150,1 9.Tratt. e smalt. rifiuti 241,1 241,1 342,1 2.Comb. non ind. 1057,8 1057,8 725,8 1.Produzione Energia 1384,0 1384,0 925,8 3.Comb. ind. 2603,0 2603,0 1817,3 7.Trasporto su strada 8577,2 6133,5 6133,5 7.Trasporto su strada 61,0 52,8 60,4 Figura c - Riduzioni percentuali di concentrazioni medie annuali di NO 2. Scenario BAU 2015 (a sinistra) scenario TLR 2015 (a destra) In nero sono riportati le concentrazioni medie annuali attese presso i siti di misura (in μg/m 3, valore limite 40 μg/m 3 ).

61 componenti ambientali ARIA 23 LE POLITICHE Nel 2012 la Commissione Europea e gli Stati Membri hanno continuato a lavorare sulla nuova Strategia Tematica Aria e sulla revisione della Direttiva 2008/50 relativa alla qualità dell aria ambiente e per un aria più pulita in Europa. La prima consultazione pubblica sulla revisione della strategia tematica, terminata a fine 2011, ha dato notevoli spunti ai tavoli di lavoro che si sono succeduti nel Le principali necessità emerse dalla consultazione sono state: avviare processi finalizzati a rendere coerenti le politiche adottate in ambito comunitario nei diversi settori quali ambiente, energia, trasporti; dare maggior rilievo all inquinamento transfrontaliero e predisporre strumenti atti a porvi rimedio; approfondire il tema dell inquinamento da polveri sottili, al fine di comprendere maggiormente gli effetti sulla salute in funzione delle diverse specie chimiche presenti (speciazione chimica delle polveri) e delle concentrazioni; dare maggior rilievo all informazione al pubblico e a processi partecipativi nei confronti dei cittadini. Sempre nel 2012 sono proseguite le iniziative del gruppo Air Quality Initiative of Regions (AIR). Ad oggi al gruppo partecipano 12 Regioni, di 7 diversi Stati membri, rappresentanti il 22% del PIL Europeo e il 18% della popolazione (Baden-Württemberg, Catalunya, Emilia-Romagna, London, Hessen, Lombardia, North Rhine-Westphalia, Piemonte, Randstad, Steiermark, Veneto e Vlaanderen). In particolare nel giugno 2012 il gruppo AIR ha formalizzato e sottoscritto il Position Paper 10 e lo ha presentato a Bruxelles durante l evento del 26 giugno A Breath of fresh AIR: Regional approach to future air quality policy. A livello regionale sono proseguite le attività del Tavolo politico permanente tra Regione e Province, inaugurato nel febbraio 2011 che, periodicamente, si riunisce per fare il punto sull attuazione delle azioni di piano già adottate a livello regionale, per valutarne l efficacia e per individuare eventuali azioni correttive e integrative delle medesime al fine di ridurre ulteriormente le emissioni in atmosfera in tutti i settori che presentano ancora un margine di intervento. Tale Tavolo politico è supportato da un Gruppo di lavoro tecnico di funzionari regionali, provinciali e di Arpa che predispone i necessari approfondimenti e favorisce lo scambio di informazioni sulle varie esperienze provinciali. Nel frattempo sono proseguite le attività del Gruppo di lavoro tecnico finalizzate a raggiungere una posizione condivisa in relazione alla proposta di razionalizzare la rete di rilevamento della qualità dell aria nel rispetto dei canoni di efficienza, efficacia ed economicità dettati dal DLgs 155/10. Nel 2012 particolare importanza assume la nuova richiesta di proroga, predisposta dal settore regionale competente e inviata alla Commissione Europea, per il rientro al 2015 nei limiti di legge per le aree che presentano ancora situazioni di superamento dell inquinante NO 2. La precedente richiesta ha dato esito positivo nel 2012 per le situazioni di superamento rilevate nei comuni di Alessandria, Asti, Biella, Vercelli. Il mancato accoglimento per Torino e Novara ha spinto Regione Piemonte, in accordo con Provincia di Torino, Provincia di Novara, Comune di Torino e Comune di Novara, e con il supporto tecnico di Arpa Piemonte, a lavorare su una nuova richiesta, al fine di valorizzare tutte le azioni, anche a scala locale, messe in atto da Regione, Province e Comuni interessati. GLI OBIETTIVI AMBIENTALI La Regione Piemonte si pone quali obiettivi fondamentali per la protezione della salute umana e dell ambiente nel suo complesso: 1. il miglioramento della qualità dell aria ambiente su tutto il territorio regionale, al fine di rientrare nei valori limite e livelli critici, definiti nell allegato XI del Decreto legislativo 155/2010; 2. ottenere informazioni di elevato dettaglio, su tutto il territorio regionale, attraverso il SRRQA e IREA, al fine di effettuare una attenta Valutazione della Qualità dell Aria ambiente e, di conseguenza, pianificare e mettere in atto gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi, nonché divulgare 10.

62 24 componenti ambientali ARIA alla popolazione le informazioni relative alla qualità dell aria in Piemonte, ai sensi dell art. 18 del Decreto Legislativo 155/10. LE AZIONI Riguardo agli obiettivi ambientali sopra descritti, si evidenziano, all anno 2012, le seguenti azioni intraprese. Relativamente al primo obiettivo, la Regione Piemonte nel 2012 ha proseguito l attuazione delle seguenti azioni: investimenti a favore della riduzione delle emissioni nel trasporto pubblico locale, consistenti nella fornitura e installazione dei dispositivi di abbattimento delle emissioni di particolato sui circa 900 bus diesel Euro 2 utilizzati sul territorio piemontese per il TPL. Purtroppo l azione ha subito una battuta di arresto a causa di un contenzioso tra GTT e il fornitore dei filtri; per il proseguimento dell intervento sui mezzi Euro 3 e 4, GTT dovrà indire nuova gara d appalto. Tale situazione - insieme alle difficoltà sorte nel disporre delle risorse finanziarie sul fronte della parallela azione di sostituzione dei veicoli obsoleti (PreEuro, Euro 0 e Euro 1) con veicoli a basso impatto ambientale - ha costretto la Giunta regionale a posticipare alcuni termini di scadenza previsti all interno dello stralcio di piano mobilità, il quale stabiliva il divieto di circolazione di tutti i mezzi per il trasporto pubblico locale Diesel PreEuro ed Euro 0, nonché di quelli Diesel Euro 1, Euro 2, Euro 3 ed Euro 4 non dotati di sistemi di contenimento del particolato. I nuovi termini sono stati stabiliti al 31/12/2013 per i veicoli diesel PreEuro e Euro 0, al 31/12/2014 per tutti i veicoli diesel Euro 1 e Euro 2 non dotati di sistemi per il contenimento del particolato e, infine, al 30/06/2015 per tutti i veicoli diesel Euro 3 e Euro 4 non dotati di sistemi per il contenimento del particolato; attivazione di un fondo, gestito da Finpiemonte, per l erogazione di contributi in conto interessi per l incentivazione degli interventi in materia di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni in atmosfera, previsti dallo Stralcio di Piano Riscaldamento. In particolare nel 2012, il Settore regionale competente ha sviluppato con Finpiemonte una modifica del bando per incrementarne l appetibilità e la fruibilità, che sono state messe in crisi dalle recenti difficoltà che hanno colpito il sistema finanziario nazionale ed europeo. Relativamente al secondo obiettivo ambientale, la Regione Piemonte nel 2012 ha svolto varie attività finalizzate all attuazione a livello regionale del DLgs 155/10, recepimento della Direttiva 2008/50/ CE relativa alla qualità dell aria ambiente e per un aria più pulita in Europa. Ulteriori indirizzi emersi dal Coordinamento Ministero Ambiente-Regioni, ai sensi dell articolo 20 del DLgs 155/2010, sono stati recepiti al fine di integrare il Progetto di zonizzazione e classificazione del territorio regionale ai sensi dell articolo 3 del DLgs 155/10 già trasmesso a gennaio 2011 ad Ispra e al Ministero Ambiente, sul quale si era espresso favorevolmente a fine marzo In particolare il Progetto di Zonizzazione è stato integrato e presentato al MATTM nella primavera del A seguito della redazione della versione finale delle Linee guida per l adeguamento delle reti di monitoraggio ai sensi del Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155, inoltre, la Regione Piemonte, con la collaborazione di Arpa, ha modificato il Programma di Valutazione della qualità dell aria ex art. 5 del citato decreto (trasmesso a Ispra, ad Enea e al Ministero Ambiente nel 2011) al fine di adeguarlo alle nuove disposizioni, alle richieste di chiarimenti formulate dal MATTM nonché al nuovo Progetto di Zonizzazione e classificazione del territorio. Relativamente al processo di pianificazione in materia, particolare attenzione è stata riservata anche nel 2012 all implementazione e al miglioramento degli strumenti di monitoraggio e valutazione della qualità dell aria, che consentono oggi di disporre di una conoscenza costantemente aggiornata (a disposizione, come detto, sia delle autorità competenti sia della popolazione) nonché degli strumenti di monitoraggio e verifica dell efficacia delle azioni intraprese, a supporto delle decisioni e per l ulteriore integrazione o modifica dei Piani. In particolare, con il supporto di Arpa e del CSI- Piemonte sono stati prodotti: la valutazione della qualità dell aria per gli anni 2010 e 2011, realizzata con il supporto di Arpa

63 componenti ambientali ARIA 25 utilizzando le simulazioni su base diagnostica, completa della relativa relazione di accompagnamento dei dati, in tempo utile per consentire la compilazione e la trasmissione del questionario dati nei termini richiesti dal Ministero Ambiente per la trasmissione alla Commissione europea; il proseguimento della realizzazione del Progetto di revisione del Sistema Regionale di Rilevamento della Qualità dell Aria, finanziata con 3,5 milioni di Euro impegnati nel 2009 a favore di Arpa, con le variazioni indotte dalla predisposizione del citato Programma di valutazione ex art. 5 del DLgs 155/10; approfondimenti sull inventario regionale emissioni (IREA 2008), secondo nuove metodologie e aggiornamenti emersi nel corso del 2012 (calcolo della risospensione del PM10, assegnazione al traffico dei consumi di combustibili in ambito urbano, oltre che approfondimenti ulteriori per il miglioramento dei dati relativi alle sorgenti puntuali. Sempre in relazione al miglioramento delle informazioni e delle basi dati necessari all implementazione dell IREA, sono state avviate collaborazioni con la Direzione Trasporti e 5T al fine di ottenere informazioni aggiornate relative al flussi di traffico da associare al grafo regionale.

64 26 componenti ambientali ARIA AUTORI Mauro Maria Grosa, Monica Clemente, Luisella Bardi, Francesca Bissardella, Mara Cesano, Stefania Ghigo - Arpa Piemonte Francesco Matera - Regione Piemonte Alessandro Bertello - Provincia di Torino RIFERIMENTI Le attività, il monitoraggio, la documentazione e i controlli sulla tematica Aria sono disponibili all indirizzo: Le serie storiche degli indicatori ambientali relativi alla tematica Aria sono disponibili all indirizzo: CALORI G., RADICE P., SMITH P., Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell aria. Valutazione integrata degli impatti a scala regionale su emissioni e concentrazioni atmosferiche - Scenari 2005, 2011, 2015, Rapporto ARIANET. Stralcio di Piano per la mobilità: ACI statistiche: ANCMA statistiche:

65 2013 componenti AMBIENTALI ACQUA

66 2 Il Blueprint, basato sulla valutazione dell applicazione della direttiva acque nel primo ciclo di pianicomponenti ambientali acqua Nel 2000 la direttiva quadro sulle acque dell Unione europea (WFD 1 ); ha adottato per la prima volta un approccio globale per affrontare i rischi a cui le risorse idriche sono esposte. La norma comunitaria afferma chiaramente che la gestione delle acque va oltre il mero concetto di distribuzione e trattamento, ma richiede un approccio integrato che contempli aspetti qualitativi e quantitativi e il coordinamento con tutte le altre politiche e pianificazioni del territorio collegate a questa risorsa. La sintesi operativa di questa strategia è stato stabilire un obiettivo, Buono stato delle acque da raggiungere entro il 2015, e promuovere un analisi di fattibilità economica e ambientale delle misure di tutela finalizzata a stabilire priorità e modalità di finanziamento. Le principali cause degli impatti negativi sono molteplici e interconnesse tra loro: vi rientrano i cambiamenti climatici, l uso del suolo, le attività economiche come la produzione energetica, l industria, l agricoltura e lo sviluppo urbano. Le conseguenze si manifestano sotto forma di presenza di inquinanti e, principalmente per il Piemonte, sotto forma di un utilizzo eccessivo delle acque (stress idrico), di modifiche fisiche ai corpi idrici e di eventi estremi quali alluvioni e siccità. Le considerazioni finora fatte sono alla base del Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee - A Blueprint to Safeguard Europe s Water Resources ( elaborato dalla Commissione europea e pubblicato nel mese di novembre 2012 come Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Figura Blueprint. Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee La direttiva quadro prevede un ciclo di sei anni per la pianificazione di distretto e, ad oggi, è già iniziato il processo di revisione del Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po. Il rapporto sullo stato delle acque dell Agenzia europea dell Ambiente e la valutazione della Commissione europea, sul primo ciclo dei Piani di gestione dei bacini idrografici sviluppati dagli Stati membri nel quadro della direttiva, concordano nel ritenere che l obiettivo di Buono sarà probabilmente raggiunto per poco più della metà (53%) delle acque della UE. Pertanto l Unione europea prevede che saranno necessari ulteriori interventi per preservare e migliorare questo bene fondamentale. Fonte: Arpa Piemonte 1.

67 componenti ambientali acqua 3 ficazione e delle politiche finora adottate, mira ad eliminare gli ostacoli tuttora esistenti sull azione di salvaguardia delle risorse idriche europee individuando concretamente le misure da promuovere. Come si legge nel documento l obiettivo a lungo termine per la UE è assicurare la sostenibilità di tutte le attività che hanno un impatto sulle acque, in modo tale da garantire la disponibilità di acqua di qualità per un uso idrico sostenibile ed equo....è necessario infatti perseguire una crescita eco-compatibile rendendo più efficienti le risorse impiegate, comprese le risorse idriche al fine di superare in maniera sostenibile l attuale crisi economica e ambientale. Il Blueprint rappresenterà pertanto il punto di riferimento della futura strategia di pianificazione in materia d acqua da attuarsi nel prossimo ciclo di pianificazione di distretto di cui, come già detto, sono in corso le prime fasi di attività per il bacino padano. LO STATO DELLA QUALITA AMBIENTALE Corsi d acqua La Direttiva europea (WFD), recepita dal DLgs 152/06 e dai successivi decreti nazionali emanati, ha introdotto significativi elementi di innovazione nella disciplina delle attività di monitoraggio, portando ad una rivisitazione profonda delle reti di monitoraggio regionali e della gestione delle attività. I piani di monitoraggio non hanno più durata solo annuale, ma sono previsti cicli pluriennali al termine dei quali viene effettuata la classificazione complessiva dello Stato di Qualità. La Direttiva ha introdotto un approccio innovativo anche in relazione alle modalità di valutazione dello Stato; la classificazione dello stato di qualità complessivo dei corpi idrici (CI) avviene sulla base dello Stato Chimico e dello Stato Ecologico. Per corpo idrico, ai sensi della Direttiva, si intende un tratto di corso d acqua omogeneo per tipologia, pressioni e stato 2. Come si valuta lo Stato delle acque? Lo Stato Ecologico è definito attraverso la valutazione delle condizioni delle componenti biologiche acquatiche (macrobenthos, diatomee, macrofite, fauna ittica) calcolato in relazione a condizioni di sostanziale naturalità, di parametri chimico-fisici di base e di inquinanti la cui lista è stata definita a livello di singolo Stato sulla base della rilevanza per il proprio territorio e per i quali sono stati fissati Standard di Qualità Ambientale (SQA) nazionali. Per le comunità biologiche è calcolato rapportando i valori riscontrati con quelli constatabili in assenza di alterazioni antropiche, in condizioni cioè di sostanziale naturalità, definite condizioni di riferimento. Per la conferma dello Stato Ecologico elevato è prevista anche la valutazione degli elementi di qualità idromorfologica. Viene espresso in 5 classi: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. Per quanto riguarda lo Stato Chimico, a livello comunitario è stata definita una lista di 33+8 sostanze prioritarie e pericolose prioritarie per le quali sono previsti Standard di Qualità Ambientale (SQA) europei fissati dalla Direttiva 2008/105/CE. La valutazione viene espressa in 2 classi, Buono e mancato raggiungimento dello stato Buono in base al superamento o meno degli SQA. Dal confronto dei risultati tra lo Stato Chimico e lo Stato Ecologico deriva la classificazione dello Stato in due classi: Buono e Non Buono. Come detto in precedenza, l implementazione della Direttiva 2000/60/CE ha condotto, dal 2009, ad una profonda rivisitazione della rete di monitoraggio la cui durata differisce a seconda delle finalità perseguite: triennale per il monitoraggio Operativo, sessennale per quello di Sorveglianza. Nel triennio è stato attuato il primo ciclo di monitoraggio; dai dati ottenuti è stata proposta la prima classificazione ai sensi della WFD. Il programma di monitoraggio è stato definito sulla base dei risultati dell Analisi di Rischio, effettuata attraverso l analisi delle pressioni e la verifica dei dati di stato pregressi che ha condotto all assegnazione, ad ogni Corpo Idrico, della Categoria di Rischio di non raggiungimento degli obiettivi di 2. Per approfondimenti:

68 4 componenti ambientali acqua Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Stato Chimico (sostanze pericolose) Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico Copertura temporale / Triennale Stato attuale Stato Ecologico Indice S Arpa Piemonte Corpo Idrico Triennale J LIMeco Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale J Inquinanti specifici Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale J Macrobenthos Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale Macrofite Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale Fitobenthos Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale J Per visualizzare le serie storiche degli indicatori e il loro valore puntuale: qualità previsti dalla WFD e di una prima individuazione delle due principali reti di monitoraggio specifiche previste dal DM 260/2010, Operativa e Sorveglianza, ad ognuna delle quali corrispondeva il relativo programma di attività. Figura Stazioni di monitoraggio - triennio La rete di monitoraggio acque superficiali - fiumi è costituita da una Rete Base di 193 CI e da una Rete Aggiuntiva costituita per valutazioni e finalità specifiche. Sono inoltre stati individuati 12 potenziali Siti di Riferimento (Reference) per le componenti biologiche (figura 4.2). Dal 2012 è stato attivato il secondo ciclo di monitoraggio triennale. Nel 2011 è stata avviata in via sperimentale anche l attività di monitoraggio della componente idromorfologica, attraverso l applicazione degli indici IQM e IARI a quattro Corpi Idrici. Nel secondo triennio di monitoraggio ( ) il monitoraggio idromorfologico è entrato a regime. Vengono presentati i risultati del monitoraggio chimico e di quello biologico, e la relativa proposta di classificazione dei Corpi Idrici, per il triennio Non essendo ancora disponibili gli indici annuali relativi al 2012, vengono inoltre presentate le prime elaborazioni riguardanti i principali contaminanti. Fonte: Arpa Piemonte RETE BASE - Valutazione dello Stato Ecologico La classificazione dello Stato Ecologico dei Corpi Idrici prevede il confronto tra i risultati ottenuti per le diverse componenti previste e in particolare: la classe di stato attribuita alle singole componenti biologiche (prevale la classe peggiore);

69 componenti ambientali acqua 5 la classe attribuita ai parametri chimico-fisici attraverso il calcolo del LIMeco; la classe attribuita agli altri Inquinanti attraverso la verifica del superamento degli SQA; l eventuale conferma dello stato Elevato attraverso i parametri idromorfologici. Figura 4.3 Classificazione dello Stato Ecologico - triennio Il DM 260/10 definisce per le componenti biologiche gli indici per la classificazione dello stato ecologico e le condizioni di riferimento per le diverse tipologie fluviali raggruppate in macrotipologie (gruppi comprendenti tipologie simili fra loro): Macrobenthos: indice STAR_ICMi (Standardisation of River Classifications_Itercalibration Multimetric Index); Macrofite: indice IBMR (Indice Biologiche Macrofitique en Rivière); Diatomee: indice ICMi (Intercalibration Common Metric Index); Fauna ittica: indice ISECI (Indice dello Stato Ecologico delle Comunità Ittiche) 3. Per ogni componente monitorata il risultato degli RQE (rapporto tra valore dell indice riscontrato nel sito e valore dell indice relativo alle condizioni di riferimento) è confrontato con i valori soglia previsti corrispondenti alle 5 classi di stato già descritte. Vengono definiti inoltre l indice LIMeco per la classificazione relativa ai parametri chimici di base macrodescrittori (Ossigeno in % di saturazione, Azoto ammoniacale, Azoto nitrico, Fosforo totale) e gli Standard di Qualità Ambientale per i contaminanti specifici (tabella 1/B del DM 260/10). Di seguito vengono riportati i risultati della classificazione proposta per i 193 CI della Rete Base per il triennio (figura 4.3 e tabella 4.1). Dall analisi dei dati emerge come 104 Corpi Idrici (circa il 54%) si trovino in stato Buono o Elevato e quindi risultino conformi all obiettivo di Qualità previsto dalla WFD. I restanti 89 Corpi Idrici presentano invece uno Stato Ecologico inferiore al Buono. Gli SQA per l ecologico determinano il declassamento da Buono a Fonte: Arpa Piemonte Tabella Ripartizione dei Corpi Idrici nelle 5 classi di Stato Ecologico - triennio Classe di Stato Ecologico n. Corpi Idrici % Elevato 13 6,7 Buono 91 47,2 Sufficiente 59 30,6 Scarso 21 10,9 Cattivo 7 3,6 N.C. 2 1,0 Totale CI ,0 Fonte: Arpa Piemonte Sufficiente in soli 5 Corpi Idrici, mentre influiscono maggiormente nel determinare il passaggio Elevato/Buono. Per andare più nel dettaglio dei diversi indici che concorrono alla definizione dello Stato Ecologico, viene riportata la ripartizione del numero di Corpi 3. Per approfondimenti: normativa

70 6 componenti ambientali acqua Idrici ricadenti nelle cinque classi per ognuna delle metriche che lo compongono (tabella 4.2) Dall analisi della tabella 4.2 (numero e percentuale) è evidente la diversa distribuzione delle metriche nelle cinque classi. I risultati di Diatomee, LIMeco e SQA si collocano prevalentemente nelle classi Buono o Elevato (80% circa), mentre gli indici relativi a Macrobenthos e alle Macrofite mostrano una maggiore distribuzione nelle cinque classi. Classe di Stato Ecologico Tabella Siti ricadenti nelle 5 classi di stato per le componenti biologiche - triennio Macrobenthos STAR_ICMi Diatomee ICMi Diatomee ICMi LIMeco Elevato Buono Sufficiente Scarso Cattivo Totale CI Buono/Elevato 58% 87% 59% 84% 90% SQA Fonte: Arpa Piemonte Per quanto riguarda le componenti biologiche, appare complessivamente una maggiore concordanza dei risultati tra Macroinvertebrati e Macrofite che sono le componenti che influenzano maggiormente l attribuzione dello Stato Ecologico. Figura 4.4 Classificazione dello Stato Chimico - triennio RETE BASE - Valutazione dello Stato Chimico La valutazione degli SQA relativi alle sostanze previste dalla tabella 1/A del DM 260/10 e la relativa classificazione per lo stato chimico è stata effettuata per tutti i 193 CI della Rete Base (figura 4.4). Nella tabella 4.3 è riportata la sintesi del numero di CI nelle classi di Stato Chimico previste. Le sostanze coinvolte nel determinare il mancato raggiungimento dello Stato Buono nei tre anni di monitoraggio sono riportate nella tabella 4.4. Indici Annuali e Puntuali Al fine di fornire un quadro di maggior dettaglio si propone un approfondimento relativo ad alcuni indici per i quali sono calcolati i dati per singolo anno di monitoraggio a livello puntuale (LIMeco e conformità agli SQA). LIMeco per lo stato ecologico Nella figura 4.5 è riportata la distribuzione delle Fonte: Arpa Piemonte stazioni di monitoraggio nei diversi Livelli di LIMeco per il triennio I dati 2010 confermano in gran parte quelli del 2009, mentre nel 2011 si ha una maggiore occorrenza della classe Elevato.

71 componenti ambientali acqua 7 Tabella Ripartizione del numero di Corpi Idrici nelle classi di Stato Chimico - triennio SC CI triennio 09_11 n. Corpi Idrici % Buono Non Buono N.C. 2 1 Totale CI Fonte: Arpa Piemonte Tabella Sostanze con superamento SQA nel triennio - triennio Cadmio x x x Mercurio x x x Nichel x x x Endosulfan x x x Esaclorobenzene x x Fonte: Arpa Piemonte SQA per lo stato ecologico La valutazione del superamento degli SQA per gli inquinanti specifici a scala regionale, nel 2009, 2010 e 2011, ha evidenziato come le criticità siano Figura Distribuzione delle stazioni nei 5 livelli di LIMeco - triennio numero punti Elevato Buono Sufficiente Scarso Cattivo Fonte: Arpa Piemonte riferite essenzialmente ai pesticidi. Le sostanze più problematiche sono risultate l oxadiazon, non conforme all SQA in tutti e tre gli anni, il metolaclor e il quinclorac in due anni su tre, mentre il triciclazolo, il cloridazon, il flufenacet e la terbutilazina hanno evidenziato superamenti dell SQA in un anno su tre. Nel triennio i superamenti degli SQA per i pesticidi hanno riguardato comunque un numero esiguo di stazioni di monitoraggio (4 nel 2009 e 10 nel 2010 e 2011). SQA per lo Stato chimico Le sostanze che hanno evidenziato il superamento degli SQA per lo Stato Chimico a scala regionale nel 2009, 2010 e 2011 sono state il nichel, il cadmio, il mercurio, l endosulfan e in due anni su tre l esaclorobenzene. Complessivamente il fenomeno è di portata limitata con un numero esiguo di stazioni di monitoraggio interessate dai superamenti degli SQA (5 nel 2009, 9 nel 2010 e 13 nel 2011). RETE AGGIUNTIVA Nel triennio la Rete Aggiuntiva era costituita da 6 Stazioni Aggiuntive, da 28 Corpi Idrici Aggiuntivi e da 12 potenziali Siti di Riferimento per le componenti biologiche. La Rete Aggiuntiva è stata monitorata nel Il DM 260/10 prevede che, ai fini della classificazione dello stato di qualità, i Corpi Idrici possano essere accorpati in gruppi omogenei per Tipo fluviale e dal punto di vista quali-quantitativo delle pressioni presenti. I Corpi Idrici Aggiuntivi sono stati scelti specificatamente per integrare i dati a sostegno della proposta di accorpamento dei Corpi Idrici non monitorati. Sulla base dei risultati dell Analisi di Rischio e dei risultati del monitoraggio dei 28 Corpi Idrici Aggiuntivi è stata definita una prima proposta di accorpamento che ha portato all individuazione di 34 gruppi di Corpi Idrici omogenei e una attribuzione preliminare dello stato a quelli non monitorati. Per quanto riguarda invece i risultati del monitoraggio dei potenziali Siti di Riferimento, questi forniscono una prima conferma alla validazione dei siti. Infatti, tutti i Siti di Riferimento si collocano nelle classi di Stato Ecologico Elevato o Buono e di Stato Chimico Buono. PRINCIPALI CONTAMINANTI - dati 2012 Riguardo al monitoraggio per l anno 2012 vengono presentate le prime elaborazioni riguardanti le principali classi di contaminanti e i nutrienti, finalizzate ad evidenziare la loro presenza nelle acque superficiali, allo stato attuale, senza specifici riferi-

72 8 componenti ambientali acqua menti alla conformità agli SQA. Le principali categorie di contaminanti considerate sono i pesticidi, i metalli e i composti organici volatili (VOC). I dati si riferiscono a tutti i punti monitorati nel Figura Indice sintetico per i pesticidi - anno 2012 Pesticidi La presenza di residui di pesticidi nelle acque superficiali si conferma significativa sia per il numero di punti contaminati che per il numero di sostanze attive diverse riscontrate. L entità della contaminazione da pesticidi può essere valutata attraverso il calcolo di un indice sintetico che prende in considerazione diversi fattori: frequenza di riscontri nell anno (n campioni con presenza di residui); concentrazione media annua della somma di sostanze attive riscontrate nei singoli campioni; numero di sostanze attive riscontrate per punto (totale nell anno). Viene definita anche una categorizzazione dell indice sintetico basato sulla somma dei punteggi dei parametri considerati che permette di valutare l entità del fenomeno di contaminazione delle acque superficiali da pesticidi. La categorizzazione è riportata in tabella 4.5. Fonte: Arpa Piemonte Figura Pesticidi riscontrati in Piemonte - anno 2012 Area Nord Tabella Sintesi delle categorie Somma Entità del fenomeno 0 non presente basso 6-7 medio 8-9 alto Fonte: Arpa Piemonte Area Sud Dalla figura 4.6 è possibile valutare la distribuzione del fenomeno contaminazione da pesticidi sull intero territorio regionale. Il fenomeno è stato riscontrato principalmente nei corpi idrici di pianura anche se con livelli di intensità differenti, con maggior presenza nelle aree della pianura nord orientale. Nel 2012 sono stati complessivamente riscontrati 38 pesticidi diversi (inclusi i metaboliti) dei quali 8 Fonte: Arpa Piemonte

73 componenti ambientali acqua 9 con presenza sporadica. Quattro sostanze (terbutilazina, metolaclor, desetilterbutilazina, oxadiazon) evidenziano una percentuale superiore al 10% di campioni positivi. Nei cartogrammi di figura 4.7 sono riportati i pesticidi con un numero di riscontri superiore a dieci. Figura Distribuzione dei punti con composti organici volatili (VOC) - anno 2012 Metalli I metalli pesanti possono essere presenti nelle acque in relazione a specifiche pressioni, generalmente di origine puntuale, o come fondo naturale. In alcuni contesti ambientali, per alcuni metalli quali nichel, cromo e arsenico è infatti possibile ipotizzare una origine naturale, in particolare per alcune aree piemontesi. Nel 2012 i metalli maggiormente riscontrati nei corsi d acqua sono il nichel, il cromo, il rame, oltre al ferro, al manganese e allo zinco. Presenti in modo sporadico sono il mercurio, il cadmio, l arsenico e il piombo. VOC composti organici volatili I VOC, composti organici volatili, sono generalmente riconducibili ad attività di tipo industriale e la loro immissione in corpo idrico superficiale può avvenire direttamente tramite gli scarichi. Nel 2012 la presenza di VOC nelle acque superficiali è limitata a 24 punti. Nella figura 4.8 è riportata la carta della distribuzione dei punti in cui nel 2012 è stata riscontrata la presenza di VOC. I composti più significativi sono il tetracloroetene e il triclorometano riscontrati rispettivamente in 7 e il tetraclorometano e il diclorometano in 5 stazioni di monitoraggio. Tra i VOC aromatici e cloroaromatici sono riscontrati l 1,2,4 triclorobenzene in 2 stazioni, il clorobenzene e il metilbenzene in una stazione. In particolare si segnala la presenza, seppure a livelli molto bassi e una sola volta nell anno, di clorobenzene e di 1,2,4 triclorobenzene nella stazione della Bormida di Millesimo a Saliceto. Fonte: Arpa Piemonte Nutrienti e carico organico L eutrofizzazione è un processo causato da un eccessivo arricchimento di nutrienti, in particolare composti dell azoto e/o del fosforo, che determina un aumento della produzione primaria e della biomassa algale, alterazioni delle comunità bentoniche e diminuzione della qualità delle acque. Le cause di un eccessivo arricchimento di nutrienti e del relativo carico organico possono essere ricercate sia tra le fonti puntuali (scarichi urbani e industriali) sia tra le fonti diffuse (uso del suolo agricolo, allevamento). Le conseguenze dell eutrofizzazione sono considerate negative se determinano un degrado della salute degli ecosistemi e/o una riduzione dell uso sostenibile di beni e servizi. Al fine di valutare l esistenza di una alterazione chimica delle acque derivante da carico organico e nutrienti, sono stati selezionati alcuni indicatori di stato specifici e definiti valori di attenzione (riportati nella tabella 4.6) al di sopra dei quali il fenomeno di contaminazione è considerato presente e quindi significativo. Escherichia coli è un batterio che vive nel tratto digestivo umano; è un indicatore di presenza di scarichi urbani. Il COD (domanda chimica di ossigeno) è la misura della quantità totale di ossigeno richiesta per ossidare tutto il materiale organico. Tutti gli indicatori sono stati popolati su base annuale per l anno Nella tabella 4.7 per ogni indicatore considerato è riportato il numero di punti

74 10 componenti ambientali acqua Tabella Attribuzione degli impatti per indicatore - anno 2012 Indicatore Valori di attenzione Attributo E.coli COD Azoto totale Fosforo totale valore medio annuo >1000 UFC/100 ml valore medio annuo < 1000 UFC/100 ml valore medio annuo > 5 mg/l O2 valore medio annuo < 5 mg/l O2 valore medio annuo > 1.5 mg/l N valore medio annuo < 1.5 mg/l N valore medio annuo > 0.1 mg/l N valore medio annuo < 0.1 mg/l N Impatto presente Impatto assente Impatto chimico presente Impatto chimico assente Impatto chimico presente Impatto chimico assente Impatto chimico presente Impatto chimico assente che presentano o meno il relativo impatto. Nella figura 4.9 è riportata la carta della distribuzione dei punti in cui nel 2012 è stata riscontrata l esistenza di una alterazione chimica delle acque derivante da nutrienti (azoto e fosforo) e da carico organico (E. coli e COD). Figura Distribuzione dei punti con impatto da carico organico e nutrienti - anno 2012 Tabella Numero di punti per indicatore - anno 2012 Indicatore Impatto Assente Impatto Presente Azoto totale COD Fosforo totale Escherichia coli Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte Monitoraggio morfologico dei corpi idrici La procedura di valutazione delle condizioni morfologiche dei corsi d acqua, da attuarsi in applicazione del DLgs 152/06, ha visto per l anno 2012 l esame di 22 corpi idrici secondo il metodo IQM (Indice di Qualità Morfologica, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale 2011) corrispondenti a 372 chilometri di corsi d acqua appartenenti alla rete di monitoraggio del Piemonte da parte di Arpa Piemonte. Il metodo prevede il ricorso a strumenti quali immagini DTM e fotografie aeree, sopralluoghi lungo i corsi d acqua, valutazioni dei parametri morfologici, compilazione di un dataset alfanumerico per l archiviazione omogenea e il reporting delle informazioni acquisite secondo il modello fornito da Ispra e ha lo scopo di valutare una misura dello scostamento della qualità morfologica, osservata allo stato attuale, rispetto a quella naturale di riferimento che si avrebbe in assenza di pressioni antropiche. Sono stati eseguiti i rilievi morfologici su corpi idrici di riferimento per la verifica della condizione indisturbata, su corsi d acqua a rischio di non raggiungere l obiettivo a causa di pressioni idromorfologiche e su uno dei corsi d acqua interessati dal Contratto di fiume (figura 4.10). Al contempo la Direzione Difesa del Suolo della Regione provvede ad applicare la medesima metodologia sui corsi d acqua oggetto di Programma

75 componenti ambientali 11 acqua Figura Monitoraggio morfologico Corpi Idrici Siti di Riferimento 1 Rio POGALLO 2 Torrente CAMPIGLIA 3 Torrente SIZZONE 4 Torrente CERONDA 5 Torrente LOANA 6 Torrente SAVENCA Corpi Idrici a rischio di non raggiungere l obiettivo di qualità per cause idromorfologiche 7 Torrente ORBA 8 Torrente ORCO 9 Torrente GESSO 10 Torrente CERVO 11 Torrente STURA di DEMONTE 12 Torrente SESSERA Corpi Idrici con Contratto di Fiume 13 Torrente BELBO Corpo Idrico Siti di Riferimento A rischio Contratto di fiume Fonte: Arpa Piemonte di gestione dei sedimenti, contribuendo quindi ad estendere questa analisi territoriale che è funzionale quindi anche alla definizione di interventi di recupero morfologico. Nel corso del 2012 questa struttura regionale ha proseguito, in proprio o dando incarico ad AIPO, l applicazione dell indice IQM su un tratto del fiume Tanaro e sul torrente Varaita. Per il 2012 il monitoraggio degli elementi morfologici è stato previsto su un sottoinsieme di CI appartenenti alle categorie individuate in figura Le prime risultanze delle analisi effettuate evidenziano come alcuni corpi idrici classificati come siti di riferimento, perché privi di pressioni, in realtà presentano delle criticità per quanto riguarda la presenza di opere di derivazione, abbassando la classe morfologica di IQM da Elevato a Buono. Lo studio dettagliato di fotografie aeree recenti e storiche, affiancato all uso del DTM a 50 centimetri sulle aste maggiori, ai rilievi in campagna e alla raccolta di informazioni dettagliate, ha permesso di censire la maggior parte delle opere longitudinali e trasversali e delle pesanti modificazioni indotte ar- Figura Percentuale di corpi idrici analizzati in cui l analisi delle pressioni aveva evidenziato il rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità Corpi idrici a rischio per prelievi Corpi idrici a rischio dighe 18% 55% 14% 86% 27% Fonte: Arpa Piemonte

76 12 componenti ambientali acqua tificialmente in epoche passate ormai non più riconoscibili, colmando la mancanza di dati georiferiti a scala regionale evidenziata durante l analisi delle pressioni. Monitoraggio idrologico dei corpi idrici La valutazione dello stato del regime idrologico dei corsi d acqua è stata effettuata applicando la metodologia proposta da Ispra, descritta nell elaborato 1.1 Analisi e valutazione degli aspetti idromorfologici, versione agosto 2011, redatto nell ambito dell implementazione della Direttiva 2000/60/CE. L analisi dell alterazione del regime idrologico di un corso d acqua in corrispondenza di una specifica sezione trasversale è effettuata sulla base dell Indice di Alterazione del Regime Idrologico, IARI, che fornisce una misura dello scostamento del regime idrologico osservato allo stato attuale, valutato a scala giornaliera e/o mensile, rispetto a quello naturale di riferimento che si avrebbe in assenza di pressioni antropiche. La procedura per la valutazione dello stato del regime idrologico si articola in una fase preliminare, indicata come Fase 0 e in due fasi successive indicate con Fase 1 e Fase 2: Fase 0, in cui si effettua un analisi della tipologia e del numero delle pressioni che insisto- Figura Alveo del Torrente Belbo L immagine riporta in azzurro l alveo del torrente Belbo prima dell inalveamento (linea tratteggiata) eseguito dopo la piena del novembre 1968 attraverso la ricalibratura della sezione dell alveo, la difesa delle sponde e il taglio di alcuni meandri. L analisi delle pressioni sulla naturalità dell alveo, basata sul riconoscimento delle opere da fotointerpretazione, non ha permesso di rilevarne l artificialità riconoscibile solo mediante la visione delle immagini aeree del 1978.

77 componenti ambientali acqua 13 no sul corso d acqua a scala di bacino; nel caso in cui le pressioni siano nulle o trascurabili lo stato del corso d acqua può essere considerato inalterato; diversamente è necessario passare ad una valutazione oggettiva, con calcolo dell indice IARI; Fase 1, in cui, a fronte di pressioni non trascurabili, è effettuata la valutazione dell indice IARI; Fase 2, in cui si effettua un approfondimento sulla base di un giudizio esperto, nel caso in cui nella Fase 1 siano state evidenziate alcune situazioni di criticità. La valutazione dell indice IARI, viene effettuata in corrispondenza di una sezione fluviale per la quale possono o meno essere disponibili dati di portata storici e recenti. Si distinguono tre casi: 1. sezione con disponibilità sufficiente 2. sezione con disponibilità scarsa 3. sezione con disponibilità nulla Nel caso di sezione con disponibilità di dati nulla, lo IARI è espresso come confronto tra una portata misurata ad hoc e una portata naturale opportunamente stimata mediante modellistica idrologica. Per quanto riguarda i dati di portata stimati si sono utilizzati i dati ricostruiti attraverso l utilizzo della modellistica operativa di previsione disponibile presso il Centro Funzionale di Arpa Piemonte. L analisi delle pressioni sui corpi idrici è stata effettuata a partire dai dati presenti nel SIRI della Regione Piemonte che costituisce la base conoscitiva di riferimento dei fattori di pressione antropica (utenze idriche, infrastrutture irrigue, scarichi, infrastrutture di acquedotto, fognatura e depurazione) e dello stato qualitativo e quantitativo dei corpi idrici. Sono state prese in considerazione anche le informazioni riportate nel SICOD, il Catasto delle Opere di Difesa ossia un sistema che raccoglie, organizza e gestisce informazioni relative alle opere di difesa, siano esse opere idrauliche o di versante. In base alla programmazione stabilita per il triennio , peraltro corrispondente con la lista di corpi idrici su cui viene effettuata l analisi morfologica con l IQM, sono 33 i corpi idrici su cui non essendo disponibili dati di portata né storici né recenti, è stato necessario effettuare una misura di portata ad hoc in una idonea sezione del corso Tabella Elenco CI analizzati nel 2012 Corpi Idrici con valutazione IARI nel 2012 Torrente BELBO Torrente CAMPIGLIA Torrente CERONDA Torrente CERVO Torrente GESSO SAVENCA Torrente LOANA Torrente ORBA Torrente ORCO Rio POGALLO Torrente SAVENCA Torrente STURA di OVADA Torrente SESSERA Fiume TANARO Torrente Sizzone d acqua. I corpi idrici per i quali è stato valutato lo stato del regime idrologico nel corso del 2012 sono riportati in tabella 4.8.

78 14 componenti ambientali acqua Box 1 - VALUTAzione delle portate dei corsi d acqua nel 2012 Per i principali corsi d acqua regionali sono stati calcolati gli scostamenti rispetto alla media storica di portata mensile e annuale riferiti all anno 2012 nelle sezioni per le quali si dispone di almeno 5 anni di osservazione. Tali parametri, espressi in percentuale, si ottengono dalla differenza tra la portata media osservata mensile o annuale e il valore medio storico rapportata al valore medio storico e, pertanto, valori negativi rappresentano portate inferiori alla media del periodo considerato, valori positivi corrispondono a portate superiori. La misura di portata dei corsi d acqua è stata eseguita secondo standard e procedure nazionali pubblicate nel quaderno del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale Norme tecniche per la raccolta e l elaborazione dei dati idrometeorologici parte II conformi alle norme WMO. Nei primi mesi dell anno, si sono registrati valori di portata inferiori alla media storica del periodo praticamente su tutti i bacini idrografici piemontesi. Gli scostamenti negativi più significativi si registrano nel mese di gennaio con il -79% dello Scrivia a Guazzora, il -75% del Sesia a Palestro e il -66% del Tanaro a Montecastello. Per il Po, sia alla sezione di Torino che in quella di Isola S. Antonio, chiusura del bacino nella sua parte piemontese, sono stati calcolati, tra gennaio e marzo, scostamenti negativi mediamente intorno al -20%. Nella stagione primaverile, nonostante le precipitazioni del mese di aprile, gli scostamenti dei deflussi rispetto alla media storica di riferimento sono in generale negativi; in particolare a giugno si segnala un -42% sul Tanaro a Montecastello e -35% sul Sesia a Palestro. I bacini di Toce e Dora Baltea, invece, fanno registrare valori in media con il periodo storico di riferimento. Nelle principali sezioni lungo l asta del Po si registrano scostamenti negativi di portata rispetto ai valori di riferimento storici: si va dal -21% del Po a Torino, al -36% di Isola Sant Antonio. Durante l estate, gli scostamenti rimangono tutti negativi, nonostante gli eventi temporaleschi di inizio e fine agosto. I primi mesi autunnali fanno registrare deflussi inferiori alla media su gran parte dei bacini del territorio piemontese con scostamenti negativi più elevati ad ottobre. Complessivamente, comunque, a settembre e ad ottobre si sono calcolati, alla chiusura del bacino del Po, scostamenti negativi rispettivamente di -26% e -56%. Il mese di novembre, caratterizzato da un evento alluvionale negli ultimi giorni del mese, ha fatto registrare deflussi in media con i valori di riferimento storici su alcuni dei bacini idrografici della regione, quali il Tanaro che ad Alba presenta uno scostamento positivo del 51% e a Montecastello del 7%. A dicembre i valori di portata sono risultati al di sotto della media storica praticamente ovunque. In termini complessivi, l analisi dei deflussi superficiali ha evidenziato valori medi annui delle portate inferiori ai valori medi storici con scostamenti variabili tra il -30% e -20%: il Toce e la Dora Riparia si sono mantenuti in media con i riferimenti storici. Ponte sul fiume Po a Isola S. Antonio (AL ) Per il Po si è registrato un valore di portata media annua di 338 m 3 /s ad Isola S. Antonio inferiore di circa 100 m 3 /s rispetto al valore medio degli ultimi 13 anni pari a 439 m 3 /s (scostamento del -23%) e anche inferiore alla portata media adottata dal Piano di Tutela delle Acque (466 m 3 /s) ottenuta da analisi di regionalizzazione di dati antecedenti al Si può, quindi, concludere che nel 2012 i deflussi sono stati inferiori rispetto ai valori storici di riferimento con uno scostamento medio di -20% tuttavia non si sono evidenziate situazioni di deficit idrico.

79 componenti ambientali acqua 15 Laghi Nel 2009 è stato avviato il primo piano di monitoraggio dei corpi idrici lacustri che interessa il triennio , coerente con le richieste della nuova normativa europea e nazionale. Il nuovo piano di monitoraggio ha previsto l esecuzione del monitoraggio chimico secondo un protocollo analitico adeguato alla Direttiva che comprende i parametri generali di base e i metalli per tutti i Corpi Idrici, mentre le sostanze pericolose e gli altri inquinanti specifici vengono modulate sulla base delle pressioni e dei dati pregressi di monito- Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Stato Chimico (sostanze pericolose) Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale Stato Ecologico Indice S Arpa Piemonte Corpo Idrico Triennale J LTLeco Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale inquinanti specifici Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale J Fitoplancton Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale J Macrofite Stato ecologico Indice S Arpa Piemonte Puntuale/Corpo Idrico / Triennale - Balneazione numero S Arpa Piemonte Puntuale J raggio. Il monitoraggio biologico prevede l analisi di diversi elementi di qualità biologica: Fitoplancton, Macrobenthos e Macrofite selezionate per i diversi punti sulla base della sensibilità alle pressioni insistenti sui diversi Corpi Idrici come previsto dal DM 260/10 4. Per il triennio tutti gli anni è stato effettuato il monitoraggio chimico con frequenze modulate nei diversi Corpi Idrici, il monitoraggio biologico è stato effettuato tutti gli anni per il Fitoplancton e per un solo anno nel triennio per quanto riguarda Macrobenthos e Macrofite, dove previsto. Figura Rete regionale di monitoraggio dei Corpi Idrici lacustri Nella figura 4.13 sono riportati i 13 corpi idrici lacustri della rete di monitoraggio regionale (9 laghi naturali e 4 invasi artificiali). Tutti i laghi e gli invasi costituiscono un unico Corpo Idrico, per il quale è stato individuato un punto di monitoraggio. Dal 2012 è stato attivato il secondo ciclo di monitoraggio triennale. Fonte: Arpa Piemonte 4. Per approfondimenti:

80 16 componenti ambientali acqua Vengono qui presentati i risultati del monitoraggio chimico e di quello biologico, e la relativa proposta di classificazione dei Corpi Idrici, per il triennio Non essendo ancora disponibili gli indici annuali relativi al 2012, vengono presentate solo le prime elaborazioni riguardanti i principali contaminanti. Gli indici annuali riferiti al 2012 saranno disponibili nel prossimo Stato Ambiente. Valutazione dello Stato Ecologico La classificazione dello Stato Ecologico prevede il confronto tra i risultati ottenuti per le diverse componenti previste e in particolare: la classe di stato attribuita alle singole componenti biologiche (prevale la classe peggiore); la classe attribuita ai parametri chimico-fisici attraverso il calcolo del LTLeco; la classe attribuita agli altri Inquinanti attraverso la verifica del superamento degli SQA ; l eventuale conferma dell elevato attraverso i parametri idromorfologici. Per quanto riguarda le componenti biologiche sono stati definiti dal DM 260/2010 gli indici per la classificazione dello stato ecologico e le condizioni di riferimento per le diverse tipologie fluviali raggruppate in macrotipologie (gruppi comprendenti tipologie simili fra loro). Di seguito sono descritti gli indici di interesse: Fitoplancton: indice ICF (Indice Complessivo per il Fitoplancton). Si tratta di un indice finalizzato alla valutazione dello stato trofico del CI lacustre; Macrofite: indice MTIspecies (Macrophytes Trophic Index species) e MacroIMMI (Macrophytes Italian Multimetrics Index). Anche in questo caso si tratta di indici per la valutazione dello stato trofico; Fauna Ittica: indice LFI (Lake Fish Index). Si tratta di un indice multimetrico per l analisi della comunità ittica; Macrobenthos: al momento attuale non sono state ancora definite le modalità per la classificazione dello stato (indice e comunità di riferimento). La componente Fauna ittica non è al momento oggetto di monitoraggio da parte di Arpa Piemonte. Per la componente Macrobenthos il decreto non prevede le modalità tecniche per la classificazione dello stato e quindi i dati raccolti non sono stati utilizzati per la valutazione dello Stato Ecologico dei laghi. Per ogni componente monitorata il risultato degli RQE (rapporto tra valore dell indice riscontrato nel sito e valore dell indice relativo alle condizioni di riferimento) è confrontato con i valori soglia previsti dal DM 260/10 corrispondenti alle 5 classi di stato previste (Elevato, Buono, Sufficiente, Scarso e Cattivo). Il DM 260/10 definisce inoltre l indice LTLeco per la classificazione relativa ai parametri chimico-fisici di base macrodescrittori (fosforo totale, trasparenza e ossigeno ipolimnico) e gli Standard di Qualità Ambientale per i contaminanti. Di seguito vengono riportati i risultati della classificazione proposta per i 13 Corpi Idrici monitorati per il triennio (figura 4.14 e tabella 4.9) Figura Classificazione dello Stato Ecologico triennio Fonte: Arpa Piemonte Dall analisi dei dati emerge come 5 Corpi Idrici si trovino in stato Buono, e quindi risultano conformi all obiettivo di Qualità previsto dalla WFD. I restanti 7 Corpi Idrici presentano invece uno Stato Ecologico inferiore al Buono. Di questi 5 Corpi Idrici

81 componenti ambientali acqua 17 presentano uno Stato Ecologico Sufficiente. La conformità agli SQA non influisce sulla classificazione. Per quanto riguarda il Lago Maggiore, trattandosi di un lago interregionale, la classificazione dello Stato Ecologico sarà definita tenendo conto anche dei dati di Arpa Lombardia. Al fine di fornire un maggiore dettaglio dei diversi indici che concorrono alla definizione dello Stato Ecologico, viene riportata la ripartizione del numero di Corpi Idrici ricadenti nelle cinque classi per ognuna delle metriche che lo compongono (tabella 4.9). Tabella Ripartizione del numero di CI nelle 5 classi di Stato Tabella Indice LTLeco - triennio Denominazione LTLeco Punteggio TRIENNIO LTLeco TRIEN- NIO_ Lago Maggiore 12 Buono Lago d'orta 13 Buono Lago di Mergozzo 13 Buono Lago di Viverone 9 Sufficiente Lago Grande di Avigliana 9 Sufficiente Lago Piccolo di Avigliana 11 Sufficiente Lago Sirio 9 Sufficiente Lago di Candia 9 Sufficiente Classe di Stato Ecologico Fitoplancton ICF Macrofite MacroIMMI LTLeco SQA Lago d'antrona 13 Buono Masserano o Ostola 9 Sufficiente Elevato Buono Sufficiente Scarso Cattivo Totale CI Buono/Elevato 92% 0% 46% 100% Fonte: Arpa Piemonte Dall analisi della tabella 4.9 (numero e percentuale) è evidente la diversa distribuzione delle metriche nelle cinque classi. I risultati di Fitoplancton e SQA si collocano prevalentemente nelle classi Elevato e Buono (valori superiori al 90% dei Corpi Idrici), mentre gli indici relativi a Macrofite e LTLeco determinano in più casi il declassamento dello Stato Ecologico. Nella tabella 4.10 è riportata la classificazione dell LTLeco triennale. Per quanto riguarda il Fitoplancton, il calcolo dell indice Indice Complessivo del Fitoplancton (ICF) si ottiene dalla media degli indici di Composizione e di Biomassa secondo lo schema della tabella Nella tabella 4.12 è riportata la classificazione dello Stato dei Corpi Idrici per il Fitoplancton su base triennale; sono riportati il valore dell RQE (rapporto tra valore dell indice riscontrato nel sito e valore dell indice relativo alle condizioni di riferimento) e la classe di Stato triennale. Ingagna 10 Sufficiente Rochemolles 12 Buono Bruno o Lavezze 13 Buono Tabella Schema di calcolo dell Indice Complessivo del Fitoplancton (ICF) Corpo idrico lacustre Maggiore, Orta Tutti i restanti laghi della rete di monitoraggio Fonte: Arpa Piemonte Indice Complessivo del Fitoplancton Indice medio di Biomassa Concentrazione media di clorofilla a Concentrazione media di clorofilla a Fonte: Arpa Piemonte Biovolume medio Biovolume medio Indice di Composizione PTIspecies PTIlot Per quanto riguarda le Macrofite (indice MacroIM- MI) la classificazione dello Stato evidenzia uno Stato Scarso per il Lago Piccolo di Avigliana e per il Lago di Viverone e uno Stato Sufficiente per il Lago Sirio. Per il Lago di Mergozzo e il Lago di Candia il metodo è risultato non applicabile o per assenza della comunità vegetale o perché non è stato soddisfatto il requisito di applicabilità che prevede che almeno il 75% delle specie rinvenute debbano essere ricomprese tra quelle indicative. Nel triennio non sono stati evidenziati superamenti degli SQA per le sostanze della tabella

82 18 componenti ambientali acqua Tabella Fitoplancton - Indice ICF - Triennio Denominazione RQE ICF Stato ICF Lago d Orta 0,8 Elevato Lago di Mergozzo 0,8 Elevato Lago di Viverone 0,6 Buono Lago Grande di Avigliana 0,6 Buono Lago Piccolo di Avigliana 0,7 Buono Lago Sirio 0,6 Buono Lago di Candia 0,6 Buono Lago d Antrona 0,8 Elevato Ostola 0,7 Buono Ingagna 0,4 Sufficiente Rochemolles 0,8 Buono Bruno 0,8 Buono Fonte: Arpa Piemonte 1/B del DM 260/2010 e di conseguenza gli SQA per lo Stato Ecologico non risultano mai la componente che declassa lo Stato dei laghi. Dieci Corpi Idrici risultano in Stato Buono e tre in Stato Elevato (Antrona, Mergozzo e Sirio). Valutazione dello Stato Chimico Lo Stato Chimico determinato sulla base dei dati di monitoraggio del triennio è risultata in classe Buono per tutti i Corpi Idrici lacustri. Indici annuali e puntuali Per avere un quadro di maggiore dettaglio vengono descritti gli indici disponibili a livello puntuale per singolo anno di monitoraggio (LTLeco e Indice Complessivo del Fitoplancton) LTLeco per lo Stato Ecologico Nella tabella 4.13 è riportata la classe dell indice LTLeco per tutti i punti della rete di monitoraggio regionale per singolo anno. I dati sono stabili nel triennio. Fitoplancton Nella tabella 4.14 è riportata il valore del RQE per l Indice Complessivo del Fitoplancton per tutti i punti della rete di monitoraggio regionale per singolo anno. Principali contaminanti I principali contaminanti considerati sono pesticidi, Tabella Classe dell indice LTLeco - anni Corpo Idrico LTLeco Punteggio LTLeco LTLeco Punteggio LTLeco LTLeco Punteggio LTLeco Lago Maggiore 12 Buono 12 Buono 12 Buono Lago d Orta 13 Buono 13 Buono 14 Buono Lago di Mergozzo 13 Buono 14 Buono 13 Buono Lago di Viverone 9 Sufficiente 9 Sufficiente 10 Sufficiente Lago Grande di Avigliana 9 Sufficiente 9 Sufficiente 9 Sufficiente Lago Piccolo di Avigliana 9 Sufficiente 11 Sufficiente 11 Sufficiente Lago Sirio 9 Sufficiente 9 Sufficiente 9 Sufficiente Lago di Candia 10 Sufficiente 10 Sufficiente 9 Sufficiente Lago d'antrona 13 Buono 12 Buono 12 Buono Masserano o Ostola 9 Sufficiente 9 Sufficiente 11 Sufficiente Ingagna 9 Sufficiente 9 Sufficiente 10 Sufficiente Rochemolles 12 Buono 12 Buono 13 Buono Bruno o Lavezze 13 Buono 12 Buono 13 Buono Fonte: Arpa Piemonte

83 componenti ambientali acqua 19 Tabella Valore e Classe dell indice ICF- anni Denominazione RQE ICF CLASSE ICF RQE ICF CLASSE ICF RQE ICF CLASSE ICF Lago Maggiore 0,67 Buono 0,69 Buono 0,58 Buono Lago d Orta 0,80 Elevato 0,68 Buono 0,80 Elevato Lago di Mergozzo 0,81 Elevato 0,81 Elevato 0,85 Elevato Lago di Viverone 0,66 Buono 0,68 Buono 0,56 Buono Lago Grande di Avigliana 0,46 Sufficiente 0,53 Buono 0,70 Buono Lago Piccolo di Avigliana 0,62 Buono 0,64 Buono 0,73 Buono Lago Sirio 0,45 Sufficiente 0,53 Sufficiente 0,68 Buono Lago di Candia 0,51 Sufficiente 0,61 Buono 0,57 Buono Lago d'antrona 0,87 Elevato 0,84 Elevato 0,84 Elevato Ostola 0,76 Buono 0,64 Buono 0,68 Buono Ingagna 0,46 Sufficiente 0,39 Sufficiente 0,34 Scarso Rochemolles 0,83 Buono 0,69 Buono 0,82 Buono Bruno 0,78 Buono 0,88 Buono 0,77 Buono Fonte: Arpa Piemonte metalli e VOC. Per avere un quadro più completo sui principali contaminanti le considerazioni che seguono sono finalizzate ad evidenziare la loro presenza nei corpi idrici lacustri senza specifici riferimenti alla conformità agli SQA. Pesticidi L utilizzo dei pesticidi in agricoltura è una delle cause principali di contaminazione diffusa; infatti tali sostanze dilavate dai suoli possono potenzialmente arrivare ai laghi e contaminarne le acque. Nel 2012, così come negli anni passati, i pesticidi sono risultati scarsamente presenti nei laghi monitorati con presenze sporadiche e con valori prossimi agli LCL (Limite di Quantificazione) nel lago di Viverone delle sostanze attive terbutilazina, il suo derivato desetilterbutilazina e la 2,6 diclorobenzamide (derivato del diclobenil) e nel lago di Candia della desetilterbutilazina. Metalli I metalli presenti nel 2012 in alcuni laghi monitorati sono il nichel, il cromo oltre al rame, al manganese e al ferro. Non sono stati riscontrati il mercurio, il cadmio e l arsenico. VOC I VOC (alogenati e aromatici) storicamente non rappresentano un problema per i laghi in quanto non si riscontrano presenze significative di tali sostanze. Nutrienti e carico organico L eutrofizzazione rappresenta un problema per la maggior parte dei laghi naturali della rete di monitoraggio regionale. L arricchimento di sostanze nutrienti, particolarmente azoto e fosforo, causa un aumento della produttività primaria e della biomassa algale e diminuzione della trasparenza. Se la valutazione degli indici relativi allo stato trofico lacustre si è modificata e arricchita di dettagli con la nuova normativa e in generale l indice LTLeco sembra attestare un miglioramento per quanto riguarda il livello di trofia di molti laghi, l esame dei dati relativi a fosforo totale e azoto totale conferma invece una sostanziale stabilità rispetto alle serie storiche della rete regionale.

84 20 componenti ambientali acqua Balneazione La stagione balneare 2012 è stata gestita secondo quanto previsto dal DLgs 116/08 che recepisce la Direttiva 2006/7/CE e dal relativo decreto attuativo DM 30/03/2010. Sono state monitorate 95 zone, individuate dalla Determina della Regione Piemonte DD 24 gennaio 2012 n. 41, a seguito degli esiti della stagione balneare 2011 e della classificazione di ciascuna zona. L attività di monitoraggio interessa i laghi Maggiore, d Orta, Mergozzo, Viverone, Avigliana Grande, Sirio e Candia e i Torrenti Cannobino e San Bernardino. La frequenza dei campionamenti, per le 95 zone controllate, è stata programmata in ragione dell effettiva fruizione balneare dei laghi con due campionamenti al mese nel periodo di massimo afflusso dei bagnanti (luglio e agosto) e un solo campionamento nei mesi di aprile, maggio, giugno e settembre. La normativa prevede la classificazione delle acque di balneazione in quattro classi di qualità: Scarsa, Sufficiente, Buona, Eccellente. Entro la fine della stagione balneare 2015 tutte le acque di balneazione dovranno essere classificate almeno come Sufficienti. Laddove risulterà invece una qualità Scarsa, occorrerà giustificare il mancato raggiungimento richiesto e dovranno essere indicate le misure che si intenderanno perseguire per raggiungere il livello di sufficienza evidenziando le cause dell inquinamento. Lago di Mergozzo Di queste 70 sono risultate di qualità Eccellente (81,4%), 14 di qualità Buona (16,3%) e 2 di qualità Sufficiente (2,3%). Nessuna zona è stata giudicata di qualità Scarsa (figura 4.15). La qualità delle acque di balneazione dei laghi piemontesi soddisfano, già a partire dal 2012, l obiettivo della direttiva comunitaria 2006/7/CE, che pone il raggiungimento della qualità sufficiente entro la fine della stagione La normativa è molto attenta all informazione al pubblico, prevede infatti che i bagnanti debbano essere tempestivamente informati sulla qualità dell acqua di balneazione e sui possibili rischi igienico sanitari a cui ci si espone nel bagnarsi in un dato tratto di costa. Per questa ragione nel 2012 sono stati pubblicati gli esiti analitici e i giudizi di balneabilità sul sito di Arpa nella sezione bollettini con aggiornamento a cadenza settimanale ( Tutti i punti controllati da aprile a settembre sono risultati balneabili. Vi sono stati complessivamente 9 episodi di superamento dei valori limite sui laghi Maggiore, Orta, Mergozzo, Viverone e Avigliana Grande, provocati da abbondanti eventi temporaleschi, che hanno comportato un divieto temporaneo della balneazione ma che sono rientrati nell arco delle 72 ore. In questi ultimi anni in alcuni laghi si sono verificati episodi di fioriture di cianobatteri (se molto dense visibili come strie giallastre con schiume) potenzialmente tossici. Per preservare eventuali rischi per la salute è stato predisposto uno specifico monitoraggio nelle zone rappresentative. Le analisi condotte non hanno tuttavia mai rilevato la presenza di tossine. Delle 95 zone monitorate è stato possibile classificarne 86 sulla base del quadriennio

85 componenti ambientali acqua 21 Figura Idoneità delle Zone di Balneazione - anno 2012 Lago Maggiore, d Orta, Mergozzo Candia Sirio Viverone Avigliana Fonte: Arpa Piemonte

86 22 componenti ambientali acqua Acque sotterranee La Rete di Monitoraggio Regionale delle Acque Sotterranee (RMRAS) è operativa dal 2000; nel corso degli anni, al fine di ottimizzare l attività di monitoraggio e quindi la conoscenza dello stato della risorsa, ha subito diversi aggiornamenti che hanno influito sia sul numero e ubicazione dei punti sia sul protocollo analitico adottato. Questo processo ha Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Stato Chimico Puntuale Indice S Arpa Piemonte Puntuale Stato Chimico GWB Indice S Arpa Piemonte Corpo idrico sotterraneo Figura GWB relativi ai sistemi acquiferi superficiale e profondo Fonte: Arpa Piemonte trasformato la distribuzione areale dei punti basata su presupposti essenzialmente geometrici verso una ripartizione basata su aspetti sostanzialmente idrogeologici in linea con i principi espressi dalla Direttiva europea 2000/60/CE (WFD) 5. L area di monitoraggio interessata è attualmente composta da 13 GWB (Corpi idrici sotterranei definiti Groundwater Bodies dalla WFD, da cui l acronimo GWB) relativi al sistema dell acquifero superficiale di pianura, 4 GWB relativi al sistema dell acquifero superficiale dei principali fondovalle alpini e appenninici e 6 GWB relativi al sistema dell acquifero profondo (figura 4.16). Su tutti i GWB riguardanti il sistema superficiale e per gli acquiferi dei sistemi collinari e montani è stata condotta la valutazione del rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale previsti dalla WFD (Buono Stato Chimico e Buono Stato Quantitativo al 2015), effettuata attraverso l analisi delle pressioni e la verifica dei dati di qualità precedenti L obiettivo di qualità ambientale previsto dalla normativa vigente, verificato attraverso l analisi delle pressioni e dei dati di Stato Chimico e quantitativo, è di Buono; le scadenze per le verifiche del suo raggiungimento sono 2015, 2021 e Per approfondimenti:

87 componenti ambientali acqua 23 La RMRAS 2012 è costituita da 605 pozzi di cui 397 superficiali e 208 profondi, per lo più di proprietà di privati (rete manuale) e da 119 piezometri di proprietà regionale (116 superficiali e 3 profondi) strumentati per il rilevamento in continuo del livello di falda che costituiscono la cosiddetta rete automatica. Secondo i presupposti del DLgs 30/09, con l intento di fornire un quadro conoscitivo completo e corretto dello stato della risorsa, di rilevare la presenza di eventuali tendenze all aumento della concentrazione di inquinanti e per assicurare la conformità agli obiettivi, sono stati definiti 2 programmi di monitoraggio con le seguenti caratteristiche: Monitoraggio di Sorveglianza: da condurre durante ciascun ciclo di gestione (previsto ogni 6 anni) e da effettuare nei GWB sia a rischio che non a rischio. Questo tipo di monitoraggio è inoltre utile per definire le concentrazioni di fondo naturale e le caratteristiche all interno del corpo idrico. Monitoraggio Operativo: da effettuare solo per i GWB a rischio di non raggiungere gli obiettivi di qualità e da eseguire tutti gli anni nei periodi intermedi tra due Monitoraggi di Sorveglianza a una frequenza sufficiente a rilevare gli impatti delle pressioni e, comunque, almeno una volta all anno. Deve essere finalizzato principalmente a valutare i rischi specifici che determinano il non raggiungimento degli obiettivi di qualità. Il protocollo analitico per il triennio (secondo ciclo triennale di monitoraggio), è stato aggiornato in funzione delle succitate categorie di monitoraggio, prevedendo, per il Monitoraggio di Sorveglianza, uno screening completo delle categorie di contaminanti, mentre per il Monitoraggio Operativo, protocolli sito specifici sulla base delle pressioni insistenti sui vari GWB e dell esito del primo ciclo di monitoraggio ( ); la frequenza prevista resta di 2 campioni/anno per punto. Il protocollo analitico prevede la determinazione di una serie di parametri chimici raggruppati nelle seguenti categorie: parametri generali di base (inclusi i nitrati) metalli pesticidi VOC (Composti organici volatili)

88 24 componenti ambientali acqua Box 2 - Attività per il perfezionamento del SISTEMA di MONITOraggio Sono state completate, o sono in fase di perfezionamento, ulteriori attività di adeguamento del sistema di monitoraggio e di affinamento delle conoscenze per ottemperare ai requisiti delle direttive europee e in particolare: è terminato a fine 2012 il progetto triennale realizzato da Arpa: Definizione dei valori di fondo naturale per i metalli nelle acque sotterranee finalizzato a individuare le soglie di fondo naturale per cromo esavalente e nichel (vedi Box 3); è tutt ora in corso, con il Politecnico di Torino, il progetto MORIS Monitoraggio delle risorse idriche sorgive del territorio piemontese, avviato nel 2009 (durata 4 anni), che costituisce il completamento delle attività conoscitive relative alla progettazione del monitoraggio per i sistemi acquiferi montani e collinari e prevede lo studio idrogeologico e il monitoraggio di 17 sorgenti rappresentative dei principali complessi idrogeologici del territorio piemontese che saranno successivamente configurati come GWB alla stregua di quelli esistenti (figura a); è stato stipulato a febbraio 2012 tra Regione Piemonte, Provincia di Asti, AAto 5 Astigiano, Monferrato e Società Consortile Servizi Idrici Astigiano Monferrato un accordo di collaborazione volto ad approfondire lo studio dello stato quantitativo dell acquifero alimentante i campi pozzi di interesse regionale di Bonoma-Cantarana e Daghina- Bonoma; tale acquifero costituisce il corpo idrico sotterraneo GWB-P6 ed è l unico sul territorio regionale che storicamente è affetto da sofferenza quantitativa a causa del sovrasfruttamento a scopo idropotabile. Questa situazione è confermata da vari studi che, a partire dalla metà degli anni 90, l Università di Torino ha effettuato sull areale. Il contributo regionale è volto al monitoraggio del livello della falda captata a scopo idropotabile per ricostruire lo stato quantitativo dell acquifero interessato e la sua evoluzione nel tempo al fine di attuare misure quali la revisione in diminuzione delle concessioni di derivazione, nonché ad integrare le informazioni per la definizione dello stato qualitativo. Figura a - Acquiferi dei sistemi montani e collinari con le sorgenti selezionate e attività di monitoraggio presso la sorgente del Tenda Fonte: Arpa Piemonte

89 componenti ambientali acqua 25 La RMRAS rappresenta la principale fonte dati per il controllo qualitativo e quantitativo della risorsa. Il DM 260/2010, nell ambito del processo di classificazione delle acque sotterranee per l attribuzione dello Stato Chimico, tiene conto degli Standard di Qualità Ambientale (SQA) già previsti dalla direttiva 2006/118/CE per nitrati e pesticidi e dei Valori Soglia (VS) per una serie di altri inquinanti. Il superamento degli SQA o dei VS porta all attribuzione di uno Stato Chimico Scarso al punto di monitoraggio. Il processo di classificazione, ai sensi della normativa vigente, avviene sommando le aree di influenza di ciascun punto di monitoraggio (calcolate con appositi algoritmi) e rapportandole alla superficie totale del GWB. Nel caso che le percentuali di area relative a punti con stato Scarso superino il 20% della superficie totale del GWB, questo avrà uno Stato Chimico Scarso, se sono inferiori al 20% si avrà invece uno Stato Chimico Buono. Nella tabella 4.15 viene illustrata la proposta di classificazione per il triennio dei GWB afferenti al sistema acquifero superficiale (falda superficiale) nell ambito della prima valutazione a metà periodo del Piano di Gestione di bacino (della durata di 6 anni), oltre al calcolo dell indice di stato per l anno Nella stessa tabella è interessante considerare il Livello di Confidenza (LC), che esprime il grado di attendibilità sul giudizio di stato espresso. Al riguardo, si osserva come i GWB-S2 e GWB-S5b, per i quali la proposta di classificazione del triennio è Buono, evidenzino in realtà un LC basso, denotando che il giudizio di stato non appare consolidato e potrebbe essere soggetto ad ulteriori oscillazioni, come peraltro dimostrato dall anno Questa evenienza si riflette anche su GWB-5a e GWB-S7 che presentano un LC medio. In definitiva, per i suddetti GWB l alternanza del giudizio di stato può essere notevolmente influenzata da un unico risultato puntuale che rappresenta una porzione importante del GWB. Tabella Confronto Stato Chimico GWB triennio e anno 2012 falda superficiale Anno Proposta di Livello 2012 GWB Stato Stato Stato Classificazione Triennio di Confidenza Stato GWB-S1 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S2 Scarso Buono Buono Buono Basso Scarso GWB-S3a Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S3b Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S4a Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S4b Scarso Scarso Scarso Scarso Medio Scarso GWB-S5a Scarso Scarso Buono Scarso Medio Buono GWB-S5b Scarso Buono Buono Buono Basso Scarso GWB-S6 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S7 Scarso Scarso Scarso Scarso Medio Buono GWB-S8 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S9 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-S10 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-FTA Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-FTO Buono Buono Basso Buono GWB-FS Buono Buono Basso Buono GWB-FDR Scarso Scarso Basso Buono Fonte: Arpa Piemonte

90 26 componenti ambientali acqua Analogamente, nella tabella 4.16 viene illustrata la proposta di classificazione per il triennio dei GWB afferenti al sistema acquifero profondo (falde profonde). Anche in questo caso viene evidenziato l unico corpo idrico sotterraneo profondo (GWB-P3) che nel corso del triennio ha presentato un giudizio di stato differente (e un LC basso), che nel 2012 manifesta la stessa tendenza indicando uno stato Buono. Tutti gli altri GWB profondi conservano una valutazione concorde (sia come stato Buono che Scarso). Il GWB-P6 non è stato campionato nel 2012 in quanto soggetto al Monitoraggio di Sorveglianza nel Tabella Confronto Stato Chimico GWB triennio e anno 2012 falde profonde Anno Proposta di Livello 2012 GWB Stato Stato Stato Classificazione Triennio di Confidenza Stato GWB-P1 Buono Buono Buono Buono Alto Buono GWB-P2 Scarso Scarso Scarso Scarso Alto Scarso GWB-P3 Scarso Scarso BUONO Scarso Basso Buono GWB-P4 Scarso Scarso Scarso Scarso Medio Scarso GWB-P5 Buono Buono Buono Buono Medio Buono GWB-P6 Buono Buono Buono Buono Medio - Fonte: Arpa Piemonte Nella figura 4.17 viene riportata la distribuzione territoriale dei punti della rete per l anno 2012 relativamente al sistema acquifero superficiale e a quello profondo, suddivisi nelle classi Buono (punti verdi) e Scarso (punti rossi), oltre allo stato per il GWB afferente (aree verdi o rosse). Nella figura 4.18 sono rappresentati i dati di sintesi. Figura Stato Chimico per i punti e per i GWB falda superficiale e falde profonde - anno 2012 Falda superficiale Fonte: Arpa Piemonte

91 componenti ambientali acqua 27 Figura Ripartizione Stato Chimico computo aree falda superficiale e falde profonde - anno ,1% Falda superficiale 68,9% Falde profonde 19,5% 80,5% Fonte: Arpa Piemonte Nei grafici di figura 4.19 vengono invece riportate, per ciascun GWB le percentuali relative di aree risultate in stato Buono o Scarso con l indicazione della soglia del 20% (linea orizzontale) che determina il passaggio di classe. Al riguardo, si osserva come nella maggior parte dei GWB superficiali si superi decisamente la percentuale del 20% di area Scarso; eccetto GWB-S5a (area Pinerolese) e GWB- S7 (area Cuneese destra Stura), risultati in stato Buono. Nel sistema profondo si osservano percentuali nettamente inferiori di porzioni di aree di GWB Figura Percentuali relative complessive delle aree calcolate dai singoli punti per ciascun GWB in stato Scarso con GWB-P2 (area Torinese) e GWB- P4 (area Alessandrina) in stato Scarso. Di seguito si prendono in considerazione i principali contaminanti che incidono sulla qualità delle acque sotterranee per l anno Nitrati Derivano principalmente dall utilizzo in agricoltura di fertilizzanti minerali e dallo spandimento di liquami zootecnici; anche se in alcuni contesti specifici e localizzati non può essere escluso il contributo di altre fonti non agricole. Figura Nitrati: Stato Chimico puntuale e complessivo falda superficiale - anno 2012 Falda superficiale Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte

92 28 componenti ambientali acqua Lo SQA a livello comunitario per i nitrati è 50 mg/l. Nella figura 4.20 viene riportata la distribuzione territoriale dei punti della rete per l anno 2012, con il dettaglio dei superamenti di SQA e lo Stato Chimico dei GWB per la falda superficiale. Si osserva come per la falda superficiale i settori maggiormente vulnerati siano l area est dell Alessandrino (GWB-S9), l area cuneese sinistra Stura (GWB-S6) e il settore NE dell altopiano di Poirino (GWB-S4a). In tutte queste zone sono prevalenti le pressioni di tipo agricolo e zootecnico. Per quanto concerne le falde profonde, si riscontra solo un punto che presenta valori superiori al VS di 50 mg/l. Pesticidi Lo SQA individuato a livello comunitario per i pesticidi è 0,1 µg/l come sostanza singola e 0,5 µg/l come sommatoria di più sostanze. Nelle figura 4.21 viene riportata la distribuzione territoriale dei punti della rete per l anno 2012, con il dettaglio dei superamenti dello SQA per una o più sostanze attive singole, oltre allo Stato Chimico complessivo dei GWB. L area novarese-biellese-vercellese (GWB-S1) è il Figura Singolo Pesticida. Stato Chimico puntuale e complessivo GWB falda superficiale - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte settore maggiormente interessato da anomalie da pesticidi denotando gli effetti delle prevalenti e cospicue pressioni di tipo agricolo relazionate essenzialmente alla pratica risicola. Altre aree con superamenti sporadici contemplano l alessandrino (GWB-S9), la pianura cuneese (GWB-S6) e l altopiano di Poirino (GWB-S4a). Tutte queste zone sono interessate da pressioni riconducibili a pratiche agricole per diverse tipologie di colture. Per le falde profonde i pesticidi non rappresentano una criticità significativa. Tuttavia, si segnalano alcuni superamenti del VS che interessano i corpi idrici sotterranei profondi sottostanti la pianura novarese-vercellese (GWB-P1) e l area torinese (GWB-P2). VOC - Composti Organici Volatili La presenza è riconducibile ad attività di tipo industriale e il loro arrivo in falda può avvenire per infiltrazione attraverso la zona non satura in seguito a perdite e/o sversamenti avvenuti in superficie. La contaminazione da tali sostanze, in relazione ad una loro peculiare scarsa degradabilità ed elevata persistenza nell ambiente, può essere rilevata anche a distanza di anni a causa di fenomeni pregressi, non necessariamente in atto. Il protocollo di monitoraggio per questa categoria di contaminanti comprende, oltre ai solventi clorurati alifatici anche una serie di composti clorurati aromatici e di solventi aromatici. I VS sono variabili a seconda del composto, il VS per la sommatoria di composti organoalogenati è di 10 µg/l. Nella figura 4.22 viene riportata la distribuzione territoriale dei punti della rete, sia superficiali che profondi, per l anno 2012, con il dettaglio dei superamenti dei VS come singolo composto, oltre allo Stato Chimico complessivo dei GWB. Nella falda superficiale i GWB che presentano le maggiori occorrenze di punti con superamento del VS come composto singolo sono rispettivamente: GWB-S9 (alessandrino), GWB-S6 (cuneese), GWB- S3b (area metropolitana torinese) e GWB-S10 (pianura casalese in destra Po) con sporadiche ricorrenze anche negli altri GWB; mentre i composti più ritrovati risultano: tetracloroetilene (percloroetilene), triclorometano (cloroformio) e tricloroetilene (trielina).

93 componenti ambientali acqua 29 Figura Singolo VOC. Stato Chimico puntuale e complessivo GWB falda superficiale e falde profonde - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte NelIe falde profonde i superamenti dei VS per i composti singoli di VOC, in relazione al numero totale di punti per GWB, risultano significativi in GWB-P2 (area torinese) e sporadici in GWB-P1 (settore novarese-biellese-vercellese) e GWB-P3 (area cuneese). Il composto più ricorrente, ritrovato in quantità maggiori (anche per le falde profonde), è il tetracloroetilene. Questo fenomeno si verifica anche se le falde profonde sono naturalmente più protette dalle infiltrazioni provenienti dalla superficie, in quanto alcuni VOC non sono idrosolubili, hanno una densità nettamente maggiore di quella dell acqua, mentre la loro viscosità è considerevolmente minore. Tutte queste proprietà favoriscono una loro veloce migrazione nella parte inferiore degli acquiferi, dove questi composti tendono a depositarsi sulla base impermeabile. Fenomeni di drenanza dall acquifero superficiale a quello profondo, o le cattive condizioni delle opere di captazione, possono favorirne l ulteriore veicolazione verso le falde profonde dove permangono nel tempo a causa della loro peculiari caratteristiche chimico fisiche. forma esavalente), può essere ricondotta sia a cause di origine antropica sia a un origine naturale, legata alla composizione delle formazioni geologiche che compongono l acquifero e al tempo di permanenza/interazione tra acqua/roccia. Per una corretta interpretazione delle anomalie e attribuirne con certezza l eventuale origine antropica, sono stati acquisiti i risultati del progetto Definizione dei valori di fondo naturale per i metalli mediante i quali è stato possibile valutare il fondo naturale di nichel e cromo esavalente, cioè la soglia di concentrazione corrispondente all assenza di alterazioni antropogeniche, o alla presenza di alterazioni estremamente limitate, rispetto a condizioni inalterate. In particolare (vedi Box 2), sono state individuati dei settori specifici all interno di alcuni GWB superficiali e profondi per i quali è stato calcolato un intervallo di valori di fondo naturale (VF) per i suddetti metalli. Metalli pesanti La presenza nelle acque sotterranee, principalmente di nichel e cromo (quest ultimo soprattutto nella

94 30 componenti ambientali acqua BOX 3 - VALOri di Fondo Metalli Nell ambito delle implicazioni derivanti dal recepimento del DLgs 30/09, riveste un ruolo importante la determinazione dei Valori di Fondo naturale (VF) per i principali contaminanti. Infatti, per una corretta interpretazione delle anomalie e per attribuire con certezza l eventuale origine antropica è necessario definire preventivamente i VF; cioè la soglia di concentrazione di una sostanza, corrispondente all assenza di alterazioni antropogeniche, o alla presenza di alterazioni estremamente limitate, rispetto a condizioni inalterate. La determinazione dei VF rappresenta un obiettivo fondamentale nell ambito della definizione degli effettivi Valori Soglia (VS) da considerare per un determinato inquinante per il calcolo dello Stato Chimico. La normativa prevede che nel caso sia dimostrato scientificamente la presenza di metalli o altri parametri di origine naturale in concentrazioni di fondo naturale superiori ai limiti fissati per i VS, tali livelli di fondo costituiscono i Valori Soglia per la definizione del Buono Stato Chimico. Al riguardo, il risultato derivante dalla elaborazione del VF potrebbe interessare l intero GWB, o porzioni dello stesso, e nel caso appunto i VF risultassero superiori ai VS definiti dalla normativa nazionale per una determinata sostanza, ciò comporterebbe assumere per gli areali identificati (o per l intero GWB) un VS superiore a quello nazionale. Nel caso del contesto idrico sotterraneo piemontese questo aspetto riguarda esclusivamente i metalli; infatti, la presenza di metalli pesanti nelle acque sotterranee può essere ricondotta sia a cause di origine antropica sia a cause di origine naturale legate alla composizione delle formazioni geologiche che compongono l acquifero, al tempo di permanenza/interazione acqua/roccia e alle condizioni chimico-fisiche del sistema. In base al protocollo analitico esistente, coerente con i parametri effettivamente presenti nel contesto idrico sotterraneo piemontese, sono stati considerati i seguenti metalli (arsenico, cadmio, cromo totale, cromovi, mercurio, nichel, piombo) valutando la percentuale di punti con presenza di valori superiori al limite di quantificazione (LCL) e la percentuale di punti dove il valore medio risultava effettivamente superiore al Valore Soglia. Per quanto riguarda cadmio, piombo, mercurio e arsenico sono state rilevate occorrenze inferiori al 1% sul totale delle medie dei campioni, per il periodo considerato, siglandone l esclusione dal procedimento di selezione. Pertanto, le elaborazioni effettuate hanno evidenziato come metalli rilevanti (quindi selezionati ai fini dello studio sui VF), esclusivamente nichel e cromovi; oltre, necessariamente (per una corretta valutazione del fenomeno), il cromo totale anche se in realtà per le concentrazioni evidenziate non risulta problematico da un punto di vista ambientale. I principali aspetti trattati dallo studio comprendono: analisi critica degli studi/proposte esistenti per la Definizione dei Valori di Fondo per le Sostanze Inorganiche nelle Acque Sotterranee a livello internazionale e nazionale; definizione della base dati di riferimento (riferita inizialmente al periodo e successivamente estesa al nel proseguo del progetto durato 3 anni); individuazione dei dati statisticamente anomali; adeguamento del LCL del cromovi (con acquisizione di dati fino a 1 µg/l) in considerazione del fatto che il VS nazionale di 5 µg/l coincideva con l LCL dell antecedente procedura analitica impiegata; definizione del modello concettuale sulla base dei principali elementi geoscientifici disponibili a scala regionale (geologia, idrogeologia, mineralogia, petrografia, geochimica delle acque e delle rocce) corredati anche dallo studio sulle pressioni antropiche, la cui disamina, ha evidenziato degli scenari compatibili con le anomalie riscontrate, sia per quanto concerne il nichel che il cromovi; individuazione di settori d interesse (sub-aree) all interno dei GWB che avevano manifestato anomalie dei metalli sulla base delle risultanze del modello concettuale (fattori geoscientifici e pressioni antropiche), a cui è seguita una valutazione statistica e geostatistica per confermare le ipotesi precedenti e delimitare le sub-aree d interesse candidate al calcolo del VF per il metallo considerato. Per quanto riguarda il processo di calcolo del VF è stato sperimentato il modello concettuale per cui il VF viene considerato come intervallo (tramite l impiego del software di statistica proucl), utilizzando la media del periodo (media delle medie annuali) e il massimo del periodo (massimo della media

95 componenti ambientali acqua 31 del periodo) per tutti i settori d interesse verificate con i dati successivamente acquisiti. La valutazione incrociata di tutte le elaborazioni effettuate sui contesti in esame ha consentito di comprendere ruolo e influenza della componente antropica, configurando scenari sensibilmente diversi per le anomalie dei metalli esaminati (nichel e cromovi). Pertanto, mentre per il nichel, che interessa sostanzialmente Sintesi delle stime di calcolo del VF per Nichel e CromoVI Metallo GWB Sub-Area Stima intervallo VF (µg/l) GWB-S1 GWB-S1-A Nichel GWB-S9 GWB-S9-A GWB-S3a GWB-S3a-A > 100 GWB-S3a GWB-S3a-B GWB-P3 GWB-P3-A Cromo VI GWB-P4 GWB-P4-A > 13 GWB-S9 GWB-S9-A Cr Superfici areali indicative all interno di GWB-S1, GWB-S9 e GWB-S3a per il calcolo del VF del Nichel Superfici areali indicative all interno di GWB-P3, GWB-P4 e GWB-S9 per il calcolo del VF del Cromo VI Fonte: Arpa Piemonte il sistema idrico sotterraneo superficiale, è stato possibile ipotizzare settori di anomalia con una prevalente (o esclusiva) origine naturale, per il cromovi la situazione è risultata molto più complicata dalla coesistenza di fattori antropici e naturali, oltre che dal ruolo del contesto idrico sotterraneo di riferimento (superficiale o profondo) nei confronti delle pressioni incidenti in superficie. Sebbene l approccio metodologico basato sull analisi delle pressioni antropiche abbia permesso di discriminare, in linea di massima, l influenza antropica da quella naturale, l insieme e la complessità dei fenomeni trattati ha comportato come conseguenza un evidente difficoltà nella definizione di un valore di fondo per il cromovi esclusivamente naturale.

96 32 componenti ambientali acqua AREE DI SALVAGUARDIA DELLE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO In Piemonte vengono utilizzati a scopo idropotabile più di punti di approvvigionamento, composti in maggior parte da pozzi e sorgenti e, in misura minore, da prese di acqua superficiale. Attraverso l utilizzo di tale fonti il servizio di acquedotto, il cui grado di copertura del territorio si può dire pari al 100% (restano escluse le cosiddette case sparse e realtà marginali che in molti casi sono servite da piccoli acquedotti privati/rurali) assicura una dotazione idrica pro-capite superiore ai 250 litri/ab/ giorno. Il volume complessivamente prelevato risulta pari a circa 550 milioni di metri cubi, di cui il 63% da pozzi, il 14% da acque superficiali, il 23% da sorgenti. La forte prevalenza di utilizzo di acque sotterranee per l approvvigionamento idropotabile garantisce una elevata qualità della risorsa e spesso non richiede particolari processi per la sua potabilizzazione. È comunque necessario mantenere alta l attenzione, per tutelare la qualità dell acqua, le fonti di prelievo attraverso un uso razionale delle stesse e l individuazione, ai sensi delle norme vigenti, di specifiche aree di salvaguardia. In Italia le aree di salvaguardia attorno alle opere di captazione delle acque destinate al consumo umano sono state istituite dal DPR 236/88, contestualmente al recepimento della Direttiva 80/778/CEE del 15/07/1980. Tali norme disciplinavano in generale le aree di salvaguardia definendo i criteri per la loro delimitazione (una zona di tutela assoluta di raggio di metri 10 e una zona di rispetto di raggio di 200 metri), nonché i vincoli e le destinazioni d uso ammissibili all interno di tali aree. Inoltre veniva attribuita alle Regioni l individuazione delle aree di salvaguardia e la disciplina delle attività e delle destinazioni ammissibili, con specifico riferimento alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. Per meglio tener conto del nuovo assetto delle competenze derivante dalla Legge Regionale di riforma del servizio idrico integrato e, in particolare, del fatto che le Autorità d Ambito istituite dalla medesima Legge Regionale sono divenute pienamente operative, nonché per tener conto delle innovazioni previste dall art. 94 del DLgs 3/04/06, n. 152, Norme in materia ambientale, è stato predisposto il regolamento regionale 15/R del 2006, emanato con DPGR 11/12/2006. Con questo regolamento si vuole razionalizzare il procedimento amministrativo di definizione delle aree di salvaguardia, graduare i vincoli e le limitazioni d uso del suolo in maniera più efficace e coerente con le reali condizioni locali di vulnerabilità e rischio della risorsa idrica captata, nonché stabilire per tutte le captazioni nuove ed esistenti un legame diretto con la pianificazione di Settore riguardante il Servizio Idrico Integrato. In tale ottica il Regolamento: definisce i vincoli e le limitazioni d uso del suolo, per la prevenzione di eventuali fenomeni di compromissione della risorsa, in funzione delle effettive condizioni locali di vulnerabilità e rischio accertate tramite rigorosi criteri tecnico scientifici; disciplina, in particolare, le attività agricole ammissibili all interno delle aree di salvaguardia in funzione delle condizioni idrogeologiche e pedologiche delle aree circostanti le captazioni, prevedendo la predisposizione di uno specifico Piano di Utilizzazione Agricola; le Autorità d Ambito e i Gestori del servizio idrico hanno predisposto un programma di adeguamento delle opere di captazione esistenti sul territorio regionale, in modo da superare l attuale approccio dell analisi della singola captazione a vantaggio di una pianificazione complessiva a scala d Ambito Territoriale Ottimale, meglio rispondente all esigenza di garantire una efficace azione di prevenzione del rischio d inquinamento e allo stesso tempo di graduare e ottimizzare i vincoli territoriali all interno delle aree di salvaguardia e, di conseguenza, l uso del territorio e le destinazioni urbanistiche a questo collegate.

97 componenti ambientali acqua 33 BOX 4 - L ATTIVITÀ DI CONTROLLO DELLE ACQUE POTABILI I livelli di qualità delle acque destinate al consumo umano sono oggetto di monitoraggio sistematico sia da parte delle ASL, che effettuano i controlli esterni mirati ad accertare la conformità ai requisiti previsti dal decreto legislativo 31/2001, sia da parte dei Soggetti gestori servizio idrico integrato (SII) ai quali spettano, con analogo obiettivo, i controlli interni. I principali punti di controllo riguardano in genere: punti di erogazione dove l acqua è messa a disposizione del consumatore; punti di erogazione rappresentativi dell acqua prelevata dalle opere captazione; punti di erogazione posti a valle dei trattamenti di potabilizzazione; punti di consegna ubicati in tratti terminali della rete di distribuzione. La qualità delle acque destinate al consumo umano secondo il DLgs 31/01 è definita in generale con riferimento a tre tipi di parametri: parametri indicatori, hanno trascurabile rilievo tossicologico e il decreto, nello stabilire il valore di parametro, in caso di un superamento dello stesso, demanda alle ASL la valutazione igienico sanitaria della eventuale non conformità. parametri microbiologici e parametri chimici, essi possono comportare rischi potenziali per la salute dei consumatori e il decreto stabilisce valori più restrittivi e vincolanti. I parametri indicatori sono analisi che permettono di tracciare il carattere dell acqua che beviamo; sono gli stessi dati analitici che ritroviamo nelle etichette delle acque minerali in bottiglia. Attività di controllo in Piemonte Nel corso del 2012 i Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione delle ASL hanno controllato oltre acquedotti ed effettuato campionamenti sui quali i laboratori di Arpa Piemonte hanno eseguito le analisi indicate in tabella a. I risultati ottenuti confermano la buona qualità dell acqua distribuita agli utenti, con indice di potabilità mediamente alto. In particolare il 95% dei campionamenti è risultato conforme ai limiti di legge. Figura a - Acquedotti controllati per ciascuna ASL anno 2012 Figura b - Ripartizione reti acquedottistiche per volumi di acqua erogata per ASL Fonte: Arpa Piemonte I parametri non regolamentari, come evidenziato in tabella a, rappresentano una piccola quota delle migliaia di parametri ricercati: circa lo 0,15% per quanto riguarda i parametri chimici e circa il 2,6% dei parametri microbiologici.

98 34 componenti ambientali acqua Tabella a - Analisi eseguite da Arpa Piemonte su acque potabili e da potabilizzare - anno 2012 Tipologia analisi N analisi N parametri ricercati N parametri non regolamentari Chimiche Microbiologiche Fisiche Fonte: Arpa Piemonte I campioni non conformi per parametri microbiologici rappresentano circa il 3,3% di quelli analizzati e sono nella maggioranza dei casi prelevati presso punti di utenza; hanno richiesto interventi di manutenzione straordinaria e disinfezioni a seguito dei quali gli ulteriori controlli analitici hanno dato esito negativo. È interessante notare come gli istogrammi delle percentuali di parametri microbiologici non conformi (figura b) mostrano una certa sovrapposizione con quelli che indicano reti acquedottistiche con fasce volumetriche <100 m 3. Sono infatti gli acquedotti più piccoli, spesso di tipo rurale, a presentare maggiore vulnerabilità, problemi di gestione e di conseguenza le maggiori criticità microbiologiche. Figura c - Percentuale di campioni non conformi sul numero di campioni analizzati per ciascuna ASL Fonte: Arpa Piemonte Per i parametri chimici i casi di non conformità rappresentano l 1,6% dei campioni totali e riguardano, per la maggior parte dei casi, i parametri indicatori della qualità organolettica dell acqua, comunque innocui per la salute dei consumatori, in particolare ph, ferro e manganese. I rimanenti casi di superamento hanno riguardato la presenza di microinquinanti, riscontrati per lo più nelle acque grezze e quindi a monte del processo di potabilizzazione, essenzialmente riconducibili alla presenza occasionale di nichel e arsenico la cui origine è dovuta a cause naturali connesse alla conformazione geologica dei terreni permeati dalle acque. In pochi casi isolati si sono verificati superamenti per il parametro nitrito, imputabili essenzialmente a contatti di acqua povera di ossigeno con nitrati che, in ambiente riducente, si trasformano in nitriti. In alcuni pozzi, principalmente nei territori agricoli di Vercelli e Novara, si sono riscontrati residui di prodotti fitosanitari, quali bentazone oxadiazon, esazinone, atrazina e suoi metaboliti, non più evidenziabili dopo i trattamenti di potabilizzazione. In alcuni pozzi delle zone industriali del torinese, biellese e novarese si sono riscontrati invece valori oltre i limiti per solventi organoalogenati (tetracloroetilene e tricloroetilene), riconducibili ad inquinamenti anche pregressi. Il DLgs 2 febbraio 2001 n. 31 regolamenta altresì la conduzione di un processo amministrativo, di competenza del Settore Servizio Idrico Integrato, relativo alla possibilità di derogare, al verificarsi di particolari situazioni di criticità qualitativa della risorsa idrica, ai valori massimi ammissibili fissati dal medesimo decreto. Nel 2012 il controllo ufficiale delle acque minerali per la verifica di conformità ai parametri chimici indicati nel DM 542/92 e s.m.i. ha evidenziato 3 campioni non conformi per presenza di composti organo alogenati e 1 campione per presenza di nitriti. Sono state inoltre riscontrate difformità rispetto alle etichette per i parametri: conducibilità, durezza, residuo fisso, cloruri, calcio, alluminio, magnesio, silice, fluoruri, solfati. In un solo campione è stata invece evidenziata la presenza di coliformi, parametro indicatore di inquinamento microbiologico.

99 componenti ambientali 35 acqua In una delle 2 fonti di acqua di sorgente presenti sul territorio regionale si sono evidenziati valori di Arsenico superiori al limite indicato nel DLgs 31/01. Tabella b - Analisi eseguite da Arpa Piemonte su acque minerali e di sorgente - anno 2012 Tipologia analisi N analisi N parametri ricercati N parametri non regolamentari Chimiche Microbiologiche Fisiche Fonte: Arpa Piemonte DETERMINANTI E PRESSIONI CHE INCIDONO SULLO STATO DELL ACQUA L interazione tra le attività antropiche e l ambiente naturale può incidere in modo significativo sullo stato ambientale e determinare il peggioramento dello stato della risorsa sia qualitativo sia quantitativo. Di seguito vengono analizzate le criticità ambientali che si creano in comparti e su tematiche diverse. Sebbene appaiano e siano trattate come argomenti a se stanti, l impatto delle attività descritte sull ambiente e le azioni per superarli sono affrontati con modalità integrate, all interno della pianificazione regionale e di distretto. L agricoltura Dal punto di vista qualitativo, criticità importanti continuano ad essere attribuite al comparto agricolo-zootecnico in relazione allo stato delle acque superficiali e sotterranee, tenuto costantemente sotto osservazione dal monitoraggio ambientale. Nitrati e prodotti fitosanitari sono i principali contaminanti. Al fine di ridurre il più possibile la presenza di nitrati nei corsi d acque e nelle falde, la Regione Piemonte da più di un decennio interviene sia emanando regolamenti in attuazione alla direttiva nitrati (91/676/CEE), sia sostenendo questi provvedimenti attraverso i finanziamenti previsti dal Piano Sviluppo Rurale. La direttiva nitrati pone limiti molto stringenti sugli effluenti di origine zootecnica ammettendo tuttavia la possibilità di compensare gli apporti alle colture con azoto di sintesi. Si sottolinea che, per assicurare una produzione significativa, è necessario fertilizzare alcune colture con quantitativi di azoto pari a 300 kg/ha e che i reflui zootecnici, se usati in modo corretto, sono comunque preferibili rispetto ai fertilizzanti di origine chimica per l apporto di sostanza organica che migliora la struttura del terreno e favorisce un rilascio graduale dei nutrienti. Sulla base di queste considerazioni e dei risultati evidenziati dal monitoraggio ambientale delle acque sotterranee, dai quali emerge una lieve tendenza al miglioramento della qualità grazie agli interventi messi in atto dalla Regione attraverso i programmi di azione, si è deciso di concorrere, unitamente alle altre regioni della pianura padana, alla richiesta di deroga, che la Commissione Europea ha accordato il 3 novembre 2011 con la Decisione n. 2011/721/UE dopo un attento esame della situazione ambientale e di tutti gli elementi tecnico-scientifici che hanno sostenuto questa scelta. Spargimento nitrati

100 36 componenti ambientali acqua La Regione, con DD n. 89 del 27 gennaio 2012, ha approvato le disposizioni procedurali e attuative inerenti la Decisione di deroga che permette di distribuire in campo 250 kg/ha di azoto di origine zootecnica anziché 170. Nel primo anno di validità è stata richiesta volontariamente da 34 aziende 6. Queste aziende beneficiarie della deroga hanno quindi potuto distribuire un quantitativo di effluente zootecnico per ettaro sensibilmente maggiore rispetto all azienda standard, con una importante riduzione della concimazione chimica, limitando le superfici in concessione per lo spandimento (c.d. asservimenti), con un risparmio economico per le aziende e un ritorno ambientale per la collettività anche in conseguenza alle minori distanze da percorrere per il trasporto in campo degli effluenti. La procedura di deroga prevede comunque un maggiore controllo da parte della UE sulla gestione dell azoto. Le Regioni infatti devono annualmente trasmettere numerose informazioni integrative rispetto alle attività di monitoraggio normalmente effettuate ai sensi della direttiva 2000/60/CE. Nell ambito del coordinamento con le altre Regioni della pianura padano-veneta alle quali è stata accordata la Decisione di deroga, le informazioni trasmesse all UE, volendo rappresentare una risposta unitaria e valida a livello sovra regionale, sono organizzate sulla base degli sforzi congiunti di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna; in particolare la Regione Piemonte si avvale del supporto del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell Università di Torino. Altra fonte di impatto di origine agricola è rappresentata dai pesticidi, riscontrabili nelle risorse idriche sotto forma di principi attivi o di prodotti di degradazione, dettagliatamente illustrata nell apposita sezione. A livello statale la Regione Piemonte ha partecipato al Tavolo Tecnico sul Piano d Azione Nazionale (PAN) per l uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ai sensi dell art. 4 della direttiva 2009/128/CE. A livello regionale la Direzione Ambiente ha promosso la costituzione di un apposito Gruppo di lavoro tra gli strumenti per l attuazione della nuova disciplina sull uso sostenibile dei pesticidi, illustrata il 19 novembre nell ambito di un Convegno sul Piano d Azione Nazionale per l Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari. A valle del Decreto Legislativo n. 150 del 14 agosto 2012, di recepimento della Direttiva, la bozza di PAN è stata pubblicata ai fini della consultazione pubblica. Tale Direttiva costituisce uno dei provvedimenti comunitari per dare attuazione alla strategia tematica per l uso sostenibile dei pesticidi e il piano d azione nazionale dovrà definire le misure finalizzate a ridurre i rischi e gli impatti sulla salute umana e sull ambiente derivanti dall utilizzo in agricoltura di prodotti impiegati per contrastare patologie e malerbe. 6.

101 componenti ambientali acqua 37 BOX 5 - DIRETTIVA 2009/128/UE, UN USO SOSTENIBILE DEI PESTICIDI Il Sesto programma di azione per l ambiente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2002 ha previsto l elaborazione di una strategia tematica per l uso sostenibile dei pesticidi con l obiettivo di ridurre l impatto di queste sostanze sulla salute umana e sull ambiente e, più in generale, di conseguire un uso più sostenibile dei pesticidi e ridurre in modo significativo i rischi, compatibilmente con la necessaria protezione delle colture. Questo concetto è stato concretizzato nella Direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro comune per l azione comunitaria ai fini dell utilizzo sostenibile dei pesticidi, che contemplano sia i prodotti fitosanitari sia i biocidi anche se al momento viene applicata solo ai primi. L Italia ha recepito la direttiva con il decreto legislativo n. 150 del 30 agosto Per l attuazione gli Stati membri devono implementare Piani d Azione Nazionali (PAN) per definire gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti dell utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull ambiente e, contemporaneamente, per incoraggiare lo sviluppo e l introduzione della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi, attraverso l introduzione di misure finalizzate a promuove un uso sostenibile dei pesticidi, utilizzati sia in ambito agricolo sia in ambito extragricolo. Il ruolo della Regione nel processo di realizzazione degli obiettivi della nuova normativa nazionale in materia risulta particolarmente ampio poiché è opportuno contemperare le esigenze di sviluppo del comparto agricolo con le istanze di protezione dell ambiente e della salute umana, si sono quindi coinvolti soggetti esterni all Amministrazione regionale istituendo un gruppo di lavoro interistituzionale volto all individuazione di soluzioni e iniziative coordinate di sostegno per una efficace attuazione a livello regionale del Programma d azione. I prelievi idrici I prelievi idrici sono la determinante che modifica negativamente lo stato quantitativo dei corpi idrici superficiali in quanto riducono la disponibilità della risorsa idrica che in condizioni naturali indisturbate sarebbe presente nel corso d acqua. Nel tratto montano del reticolo idrografico le derivazioni idriche che hanno maggiore incidenza sono quelli a uso idroelettrico poiché, pur non sottraendo risorsa idrica al sistema idrico, sottendono le aste fluviali anche per lunghi tratti creando localmente criticità idrologiche rilevanti. Negli areali di pianura sono invece i prelievi a uso irriguo che captando durante il periodo estivo elevati volumi idrici riducono, anche in maniera severa, la portata fluente. Si stima che dai corpi idrici superficiali siano derivati circa 6 miliardi di metri cubi all anno d acqua di cui 5 miliardi utilizzati a uso irriguo, al servizio di una superficie di oltre ettari, concentrati nel semestre estivo (aprile-settembre) 80% dei quali utilizzati per l irrigazione del riso, nell areale nordorientale del Piemonte (soprattutto nei territori delle province di Novara, Vercelli e in porzioni di territorio del biellese e dell alessandrino) ed esportandone in parte anche in Lombardia al servizio dei territori agrari della Lomellina (tramite i grandi canali irrigui dal fiume Ticino del Naviglio Langosco e del Naviglio Sforzesco). La rimanente frazione d acqua derivata viene impiegata nel restante territorio di pianura per l irrigazione del mais, delle colture foraggere, ortive e frutticole. Le esigenze idriche delle colture agrarie irrigue sono quindi massime in coincidenza del minimo deflusso idrico naturale dei fiumi e dei torrenti a regime nivo-pluviale (solamente i deflussi della Dora Baltea e del Sesia vengono sostenuti in estate dal contributo derivante dallo scioglimento dei ghiacciai alpini. Le acque di questi corsi d acqua derivate dal sistema dei canali irrigui della pianura vercellese e novarese contribuiscono in gran parte al soddisfacimento delle idroesigenze del vasto comprensorio risicolo a scavalco tra Piemonte e Lombardia). Negli areali agricoli del Piemonte meridionale nella pianura alessandrina e cuneese, nel corso degli ultimi decenni, alla scarsa disponibilità di risorsa idrica superficiale si è ovviato, in parte, trivellando un numero rilevante di pozzi che interessano sia la falda freatica che quella profonda.

102 38 componenti ambientali acqua Il riequilibrio del bilancio idrico L attività che viene svolta nell ambito della tematica del riequilibrio del bilancio idrico contribuiscono a orientare le esigenze di prelievo irriguo verso una sostenibilità ambientale. In applicazione delle indicazioni contenute nelle Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra dal 2010 è in corso, in collaborazione con le Province, l attività di raccolta delle informazioni e di confronto con i gestori necessaria per il rinnovo e la revisione delle concessioni irrigue operando contestualmente sulle singole aste fluviali. Nel corso del 2012 è stata condotta l istruttoria per il rinnovo delle grandi derivazioni e la revisione delle dotazioni delle piccole derivazioni sulle aste dei torrenti Pellice e Chisone, complessivamente sono state rinnovate complessivamente otto grandi derivazioni (cinque sul Pellice e tre sul Chisone) e ventuno piccole. Canale irriguo Secondo le previsioni del Piano regionale di Tutela delle acque i titoli irrigui sono stati rinnovati/ rivisti in funzione dell effettivo soddisfacimento dell idroesigenza irrigua lorda stimando con un opportuno metodo di calcolo l idroesigenza netta degli ordinamenti colturali, a cui si sono sommati gli ulteriori volumi idrici destinati a compensare le perdite di trasporto e di distribuzione al campo nonché quelle derivanti dall efficienza del metodo d irrigazione impiegato. Tenendo conto delle esigenze delle colture che variano nell ambito della stagione irrigua, la portata massima concessa non è stata mantenuta uniforme per tutto il semestre irriguo, come avveniva in passato, ma è stata limitata al periodo di punta (15 maggio-31 agosto) mentre è stata ridotta nel rimanente periodo irriguo. Sull asta del Pellice rispetto alle dotazioni originarie concesse negli anni trenta del XX secolo la portata massima rinnovata nel periodo di punta è stata ridotta del 20%, mentre nel rimanente periodo irriguo la è stata diminuita di circa il 45%. Sull asta del Chisone la riduzione è stata del 5% nel periodo di punta e del 20% nel rimante periodo irriguo, questa contrazione della portata concessa inferiore a quella operata sul Pellice è però compensata dal totale abbandono delle derivazioni sul torrente Lemina (affluente del Chisone). In autunno e in inverno la portata massima di derivazione è stata ridotta di circa il 70% in quanto l acqua viene derivata dai canali non per scopi irrigui ma per conservare l infrastruttura di trasporto, soprattutto per scopo igienico-sanitario (diluizione degli scarichi civili e/o industriali nei canali) poiché sono state abbandonate le antiche produzioni di forza motrice che in corrispondenza di fucine e mulini, ormai dimessi, sfruttavano i salti idraulici disponibili sul percorso dell infrastruttura irrigua. L impegno delle Amministrazioni, che nel corso dei procedimenti di rinnovo/revisione delle concessioni adeguano il prelievo all effettivo fabbisogno, non può bastare da solo al riequilibrio del bilancio idrico delle aste fluviali, poiché solo il concorso delle pianificazioni economico- ambientali potrà contribuire a superare tale criticità. Occorrerà, ad esempio, privilegiare gli interventi di riduzione delle perdite di trasporto, previa verifica della sostenibilità sotto il profilo dell impatto sull ambiente, su quei canali che derivano acqua dai corpi idrici soggetti a criticità idriche ricorrenti che trarranno, quindi, un maggior beneficio dalla diminuzione della pressione dei prelievo irriguo cercando al contempo di evitare ripercussioni negative sulla ricarica delle falde. Una più incisiva riduzione dei prelievi in grado di ridurre gli squilibri del bilancio idrico attenuandone frequenza e l intensità potrà ottenersi attraverso una politica di sostegno economico a favore riordino agrario e orientando la produzione verso colture meno idroesigenti, contrastando la tendenza in

103 componenti ambientali acqua 39 atto alla diffusione della monocoltura del mais su vaste aree spinta anche dagli incentivi allo sviluppo delle biomasse per la produzione di energia. Un ulteriore contributo alla riduzione della pressione antropica potrà anche essere fornito dall adeguamento delle reti e della loro gestione, nonché dalla predisposizione di programmi a livello comprensoriale per la conservazione della risorsa (con la creazione di capacità d accumulo) e la gestione della scarsità (con programmi di progressiva riduzione delle portate quando in una sezione a monte delle derivazioni scende sotto un prefissato livello). In alcuni areali, in cui le criticità idrologiche si susseguono con elevata frequenza, un adeguato rifornimento idrico alle colture irrigue potrà essere ottenuto ricorrendo all utilizzo temporaneo intensivo delle scorte idriche diffuse della falda superficiale e in taluni casi anche il concorso attivo di politiche di accumulo della risorsa idrica. I prelievi da acque sotterranee La realizzazione di opere di emungimento, in assenza di una adeguata progettazione ha comportato in passato la realizzazione di pozzi che prelevano dalla falda profonda anche per usi che non richiedono una particolare qualità dell acqua. Molti pozzi inoltre sono stati realizzati in modo tale che i prelievi fossero effettuati in entrambi gli acquiferi permettendo così la miscelazione delle acque della falda superficiale con quelle della falda profonda. Con l entrata in vigore della LR 30 aprile 1996, n 22, la realizzazione di nuovi pozzi è subordinata ad un progetto e la profondità di scavo, salvo motivate eccezioni, deve essere coerente con l uso richiesto limitandosi all acquifero superficiale, tranne che per gli usi che necessitano di acqua di qualità idonea al consumo umano o in carenza di risorse alternative. La presenza di alcune migliaia di pozzi profondi per usi diversi da potabile e il fenomeno della miscelazione delle acque degli acquiferi superficiale e profondo prodotta dai pozzi realizzati in modo non conformi all attuale disciplina costituiscono ancora oggi uno dei possibili fattori di alterazione dello stato qualitativo dei corpi idrici sotterranei profondi riservati prioritariamente, dalla normativa regionale, allo sfruttamento a scopo idropotabile. L applicazione della misura del ricondizionamento o chiusura dei pozzi che miscelano le acque di falda superficiale con quelle della falda profonda (art. 37 delle Norme del PTA) prevede una prima fase valutativa dello stato di consistenza dei pozzi dei quali non si conoscono le modalità costruttive (posizione filtri, dreno, cementazioni, ecc.). Il 10 novembre 2011 è stata illustrata al Comitato Tecnico della Conferenza delle risorse idriche la proposta di linee guida predisposte dalla Direzione Ambiente che specifica le modalità operative e realizzative del ricondizionamento o della chiusura dei pozzi dismessi e che nel 2012 è stata ricompresa nella revisione del regolamento 10/R del 2003 attualmente in atto. La ricostruzione della base dell acquifero superficiale strumento fondamentale per poter procedere alla verifica di consistenza, già presente nelle cartografia del PTA, in relazione alle ulteriori consistenti informazioni stratigrafiche resesi nel frattempo disponibili, è stata rivista e aggiornata nel corso del triennio (Determina Dirigenziale n. 900 del 3/12/2012). Il trattamento delle acque reflue urbane La Direttiva 91/271/CEE prevede che i livelli di trattamento a cui sottoporre le acque reflue urbane debbano essere proporzionati e resi appropriati sulla base della classe dimensionale dell agglomerato, calcolata in termini di carico organico ed espressa in abitanti equivalenti, nonché in considerazione della maggiore necessità di tutela delle acque dall inquinamento, distinguendo tra scarico in aree normali, in aree sensibili e in bacini drenanti afferenti ad aree sensibili. A tal proposito si ritiene opportuno evidenziare che la conformità dei sistemi di fognatura e depurazione ai dettami della direttiva 91/271/CEE impone di: garantire una adeguata dotazione di collettori fognari a tutti gli agglomerati del territorio regionale; assicurare una adeguato livello di trattamento (almeno secondario) delle acque reflue urbane derivanti dagli agglomerati del territorio regionale aventi carico organico > a.e.; raggiungere l abbattimento di almeno il 75% del carico di nutrienti in ingresso a tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane del territorio regionale.

104 40 componenti ambientali acqua Occorre ancora precisare che pesanti sono le sanzioni previste dalla Commissione Europea in caso di inadempienza alle disposizioni della Direttiva 91/271/CEE. Ad oggi la pressione sull ambiente, a scala regionale, del sistema fognario/depurativo è determinata da circa punti di scarico 172 dei quali, tutti dotati di adeguato sistema di trattamento, fanno riferimento ai principali agglomerati urbani (con più di abitanti equivalenti) e ad una popolazione trattata equivalente di poco superiore a 5,6 milioni. Per tale sistema lo scenario si sta evolvendo in funzione della razionalizzazione e potenziamento delle infrastrutture di collettamento e depurazione al fine di rispondere alle richieste della suddetta direttiva. Infatti consistenti sono gli investimenti dedicati alla razionalizzazione e completamento della rete di collettamento dei reflui e al potenziamento e ammodernamento del sistema degli impianti di depurazione. Nei prossimi anni sarà necessario accelerare tale processo anche al fine del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici recettori individuati dalla Direttiva 2000/60/CE. Tabella Impianti di depurazione a servizio di agglomerati maggiori di abitanti equivalenti Tipologia di trattamento secondario Tipologia di trattamento terziario Totale impianti N. Carico totale trattato (a.e.) N. Carico totale trattato (a.e.) N. Carico totale trattato (a.e.) Fonte: Regione Piemonte DETERMINANTI E PRESSIONI CHE INCIDONO SUI LAGHI I principali laghi naturali 7 piemontesi, creatisi in conche moreniche o incisioni vallive di origine glaciale, sono generalmente specchi d acqua di bassa quota e scarso ricambio idrico (Tempo di Rinnovo delle acque misurabile in anni o decine di anni); spesso si tratta di laghi relativamente piccoli, e proprio per questo di ecosistemi particolarmente delicati. È il caso ad esempio dei laghi di Viverone e di Candia, del complesso dei due laghi di Avigliana, del lago di Mergozzo, del lago Sirio: per essi sono tuttora una importante fonte di pressione gli agglomerati residenziali e produttivi e i relativi sistemi fognari presenti nel bacino di drenaggio, i quali, pur in misura minore rispetto al passato, costituiscono una causa di deterioramento dello stato chimicofisico ed ecologico dei bacini lacustri, per effetto del progressivo e autoalimentante arricchimento di sostanze nutrienti (fosforo, azoto e relativi composti) delle acque e dei sedimenti, processo noto con il termine di eutrofizzazione, il quale a medio-lungo termine determina un impoverimento e una banalizzazione dell intero ecosistema lago. Talvolta è sufficiente, come nel caso del piccolo Sirio, l azione sinergica del lento ricambio idrico e di un discreto accumulo di nutrienti, ancorché di origine ormai pregressa, per rafforzare una eutrofizzazione ormai avanzata. Per alcuni laghi (Candia, Viverone, lago Piccolo di Avigliana), la pressione esercitata dalla moderna attività agricola e zootecnica, con apporti di superficie (rii e rogge, canali, acque di ruscellamento) e sotterranei (falda freatica), rappresenta una concausa importante se non preponderante dell eutrofizzazione. In alcuni casi (Avigliana, Viverone), anche il prelievo idrico effettuato ad uso irriguo costituisce una ulteriore pressione spesso peggiorativa. Il lago Maggiore 8 e il lago d Orta, dotati di emissari naturali significativi e di imponenti volumi idrici, sono stati soggetti, nei decenni scorsi a significativi interventi di recupero o infrastrutturazione fognario-depurativa, e sono attualmente in una condizione trofica soddisfacente, ancorché probabilmente non stabile, a causa dei cambiamenti meteoclimatici in atto: tuttavia essi risentono della forte pressione antropica rivierasca derivante dal notevole sfruttamento turistico (rive in buona parte artifi

105 componenti ambientali acqua 41 cializzate, intensa navigazione a motore) e dalla presenza di attività industriali tuttora significative nel bacino drenante: peraltro, come monito per il futuro, permangono contaminazioni nei sedimenti (es. DDT, mercurio, rame) dovute a inquinamenti massivi ormai pregressi, ma i cui effetti sono rilevabili tuttora nella catena alimentare. Per molti laghi piemontesi poi, il significativo grado di artificializzazione o utilizzo intensivo delle rive e delle zone riparie lacustri (Maggiore, Orta, Viverone, Avigliana, Sirio) costituisce un impatto reale sia rispetto alla importantissima funzionalità di omeostasi e di filtro dell area ripariale sia rispetto al potenziale riproduttivo delle specie riparie e litoranee, sia vegetali sia animali. Un analisi a parte infine meritano gli invasi, in casi rappresentativi anch essi soggetti a obiettivi di qualità e oggetto di monitoraggio ai sensi della Direttiva quadro sulle acque; gli invasi di alta e media quota, localizzati in aree a scarsa o modesta antropizzazione e generalmente destinati ad uso idroelettrico e talvolta idropotabile, a parte la ovvia pressione rappresentata da fluttuazioni anche estreme dei livelli idrici, non presentano rilevanti fonti di pressione interne o esogene, laddove gli invasi di quota inferiore, ad uso spesso plurimo (industriale, idroelettrico, irriguo, idropotabile) evidenziano, seppur in misura molto ridotta, problematiche analoghe a quelle evidenziate per i laghi naturali. BOX 6 - LA GESTIONE DEI SEDIMENTI NEGLI INVASI Lo sbarramento dei corsi d acqua, e la conseguente creazione di bacini di accumulo finalizzati al prelievo di acqua, genera l effetto concomitante di interrompere il trasporto solido. Il sedimento, di granulometria variabile limoso/sabbiosa, si deposita per decantazione sul fondo degli invasi riempiendoli nel tempo, in particolare in occasione degli eventi di piena. Si determina quindi la periodica necessità di rimuovere il materiale accumulato che riduce la capacità utile dell invaso, interferisce con la funzionalità degli organi di presa e di scarico, riduce l attività produttiva, prevalentemente idroelettrica e irrigua, e inficia la sicurezza stessa della struttura. La rimozione dei sedimenti può avvenire, dopo analisi chimica, principalmente secondo le due modalità seguenti: fluitazione, tramite l apertura degli scarichi ed evacuazione di una corrente torbida nel corso d acqua a valle della diga; asportazione meccanica, cioè prelievo del sedimento a bacino pieno o vuoto e conseguente trasporto a valle in sito appropriato (discarica o riuso). Val Sessera. Sfangamento diga Il DLgs 152/06 ha ripreso interamente quanto già disposto dal previgente DLgs 152/99, in merito alla necessità di disciplinare un attività che, seppure necessaria, ha importanti ripercussioni sull ambiente acquatico. La redazione di un Progetto di gestione dei sedimenti è stata confermata idonea a garantivre il rispetto degli obiettivi di tutela delle acque e degli altri usi in atto a valle della diga. I contenuti del documento, redatto dal gestore dell impianto, sono definiti nel DM 24 giugno La norma è ora in fase di revisione in seguito alle varie esperienze applicative condotte dalle Regioni che hanno il compito di esaminare e approvare i contenuti; su questa base nel 2012 le Regioni hanno collaborato con il Ministero alla definizione dei nuovi criteri tecnici. La Regione Piemonte ha inoltre provveduto con proprio regolamento a specificare la procedura di approvazione del Progetto, con il ricorso alla conferenza dei servizi multidisciplinare, e a fornire indicazioni di dettaglio sui contenuti del documento e sui parametri

106 42 componenti ambientali acqua ghi naturali e 28 sono invasi, di cui alcuni realizzati mediante sbarramento di preesistenti corpi idrici (laghi naturali o corsi d acqua), in prima approssimazione definibili come fortemente modificati altri, realizzati ove non esistevano corpi idrici rilevanti, definibili come artificiali. Tali invasi sono in gran parte bacini di alta quota ad uso idroelettrico, privi di rilevanti impatti umani al contorno; pertanto in base all analisi territoriale delle pressioni effettuata da Arpa Piemonte, sono selezionati attualmente 4 invasi tra quelli fortemente modificaambientali da controllare in occasione degli interventi. Questa disciplina, seppure rivolta ai gestori di strutture con volumi inferiori ai m 3, è stata considerata utile riferimento anche per la gestione degli invasi di dimensioni superiori. Attualmente sono stati presentati all autorità competente, individuata nel Settore regionale Difesa del suolo- Dighe, circa 50 progetti di gestione, corrispondenti al 75% del totale atteso. Con l introduzione del Progetto di gestione le operazioni di rimozione sono valutate in relazione alle condizioni ambientali in cui l invaso è inserito e accompagnate da specifici monitoraggi della torbidità, dell ossigeno disciolto e delle comunità acquatiche più sensibili nel tratto di corso d acqua interessato dall impatto, tenendo conto anche del ricorso al fermo biologico nel periodo riproduttivo della fauna ittica autoctona e della eventuale applicazione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di Incidenza. Resta comunque importante tentare di ripristinare il trasporto solido del corso d acqua consentendo aperture frequenti degli scarichi nelle fasi decrescenti degli eventi di piena. Figura Stato Ecologico e Stato Chimico per il triennio Stato chimico Stato ecologico Non buono 13% Buono 87% Scarso 11% Sufficiente 31% Cattivo 4% Elevato 7% Buono 47% Fonte: Arpa Piemonte GLI OBIETTIVI E LE POLITICHE AMBIENTALI Come già esposto nei paragrafi precedenti, la materia acqua è interamente disciplinata da Direttive europee, prima fra tutte la direttiva 2000/60/CE, che istituisce il quadro di riferimento per l azione in questo comparto e fissa obiettivi per lo stato ecologico e chimico, valutati attraverso indicatori e modalità operative fissati e condivisi a livello internazionale, da raggiungere in tempi certi, il Gli organismi internazionali, quali l Agenzia Europea dell Ambiente e la Commissione europea analizzando i dati forniti da tutti gli Stati Membri, concordano nel ritenere che l obiettivo di Buono stato ambientale complessivo sarà raggiunto per poco più della metà (il 53%) delle acque della UE. Attualmente la situazione evidenziata dai dati in Piemonte a seguito delle valutazioni effettuate nel triennio sui corsi d acqua, è che il 54% dei punti rilevati ha raggiunto l obiettivo Buono relativo allo Stato Ecologico, per lo Stato Chimico il dato si eleva all 87% (vedi anche tabella 4.1 e 4.3). Questo evidenzia che la principale problematica della risorsa non riguarda in modo specifico gli inquinamenti, bensì la gestione delle acque nel loro complesso. In Piemonte i laghi naturali e gli invasi soggetti ad obiettivi di qualità ai sensi della Direttiva quadro sulle acque (WFD) sono 37: di questi 9 sono la-

107 componenti ambientali acqua 43 ti da sottoporre a monitoraggio, in virtù del loro utilizzo anche a scopo idropotabile, portando a 13, con i laghi naturali, il numero di laghi della Rete regionale di monitoraggio. Per questi corpi idrici è previsto il conseguimento dell obiettivo di qualità (Stato Ecologico e Chimico Buono) entro il 2015, attraverso la misurazione di definiti parametri chimici, biologici e idromorfologici. Nel caso di alcuni laghi naturali, in base alle loro condizioni attuali, e ai prevedibili tempi lunghi di risposta nei confronti di interventi di recupero o misure conservative e di tutela (le stime sono di anni), sono state definite proroghe temporali al 2021 per i laghi di Viverone, Candia, Sirio, Grande di Avigliana per quanto riguarda lo Stato Ecologico e per il lago di Viverone per lo Stato Chimico. Per gli invasi individuati in prima ipotesi come corpi idrici fortemente modificati l obiettivo è rappresentato da un buon potenziale ecologico (tuttora in fase di definizione a livello nazionale) che tenga conto delle limitazioni allo sviluppo di comunità biologiche stabili e ben differenziate. I dati di classificazione indicano che tra i laghi monitorati, 5 hanno raggiunto il Buono Stato Ecologico, mentre tutti e 13 hanno raggiunto il Buono Stato Chimico. Le politiche del Servizio Idrico Integrato Dalla conferma degli obiettivi di prevalente competenza del Servizio Idrico Integrato consegue la conferma delle politiche di settore, che negli anni stanno provando la loro efficacia. Queste politiche richiedono tempi medio-lunghi di attuazione, ingenti risorse economiche e l azione sinergica di una pluralità di soggetti e costituiscono le misure, con le quali questo comparto assicura il proprio contributo, per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei. Anche nel 2012 sono pertanto state attuate azioni per: la salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, perseguita tramite la perimetrazione delle aree di salvaguardia delle captazioni acquedottistiche, mediante studi idrogeologici finalizzati all individuazione delle idrostrutture di alimentazione; la riduzione dei quantitativi di fosforo a azoto scaricati con le acque reflue urbane trattate, in coerenza con i dettami della direttiva 91/271/ CE, ai fini di una più efficace azione di contenimento del fenomeno dell eutrofizzazione.; il riassetto del sistema di drenaggio delle acque meteoriche e del reticolo idrografico minore in ambiente urbano. La misura riguarda sia le reti fognarie miste, in relazione ai carichi inquinanti immessi nei ricettori dagli scaricatori di piena che si attivano normalmente in occasione di eventi anche di bassa intensità, sia le reti separate bianche che, normalmente prive di trattamenti depurativi, veicolano ai ricettori i carichi inquinanti prodotti dal dilavamento delle superfici del bacino.

108 44 componenti ambientali acqua BOX 7 - GLI AccORDI DI PROGRAMMA QUADRO (APQ) PER IL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO Il fabbisogno finanziario per lo sviluppo delle infrastrutture del SII è sostenuto generalmente dai Programmi degli investimenti previsti nei Piani d Ambito degli Ato piemontesi e ad esso è associata la conseguente dinamica tariffaria. Attraverso i suddetti proventi tariffari è prevista generalmente la realizzazione di interventi di piccola e media infrastrutturazione che permettono il costante ammodernamento delle infrastrutture e soprattutto il loro graduale adeguamento alle norme vigenti in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano e di trattamento delle acque reflue urbane. A queste risorse negli anni sono state affiancate diverse forme di sostegno di natura pubblica, attuate dalla Regione con fondi propri e statali, a favore della realizzazione, adeguamento, potenziamento delle infrastrutture del servizio idrico di più significativa dimensione, senza costituire un ulteriore aggravio nei confronti del cittadino/utente. Una di queste forme di sostegno è costituita dall Intesa Istituzionale di Programma Stato - Regione Piemonte per il Settore Risorse idriche, attuata nel tempo a partire dal 22 marzo 2000 mediante atti di programmazione negoziata. Gli investimenti che sono stati messi in campo a tal riguardo sono stati finanziati con appositi fondi statali, attribuiti alla Regione Piemonte dalle leggi di finanziamento dello Stato su specifiche leggi di settore, e hanno trovato la loro ragion d essere tramite la sottoscrizione di appositi Accordi di Programma Quadro (APQ). Accordo di Programma Quadro (Finanziamenti in Mln Euro) Totale Valore totale degli interventi inseriti negli APQ Finanziamenti statali/comunitari Cofinanziamenti dei soggetti attuatori Quota costi sostenuti nel Realizzazione sul totale (%) Accordo di Programma Quadro (n degli interventi) Totale Interventi inseriti in APQ Interventi conclusi al 31/12/ Realizzazione sul totale (%) Fonte: Regione Piemonte Per ciò che riguarda le fonti di finanziamento è da rimarcare che il valore complessivo degli Accordi di Programma Quadro è diminuito rispetto alla rilevazione dell anno scorso, in quanto alcuni interventi sono stati annullati, perché non più realizzabili a causa di criticità palesatesi in corso di realizzazione (e quindi la quota di cofinanziamento a carico dei Soggetti attuatori non è stata più impegnata nelle opere ivi previste), e poi perché su provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) una quota dei fondi FAS, sotto forma di nuove economie, è stata devoluta a favore della Regione Abruzzo. Inoltre, si evidenzia che nel 2012 è stato dato corso ad una riprogrammazione di ulteriori economie, rilevate nel corso degli anni con la realizzazione dei progetti previsti, che ha permesso di finanziare 6 nuovi interventi che si sono aggiunti a quelli precedenti. Infine, dalle tabelle di cui sopra si deduce che la Regione Piemonte ha beneficiato di finanziamenti CIPE, resi operativi attraverso la sottoscrizione di sette Accordi di Programma Quadro, per un importo complessivo di circa 416 milioni di Euro. All individuazione degli interventi da finanziare si è provveduto d intesa con le Autorità d Ambito sulla base delle priorità individuate nei diversi Piani d Ambito. Da un punto di vista operativo al 31 dicembre 2012 sono stati conclusi 174 interventi sui 244 previsti, pari ad una percentuale di circa il 71%, mentre dal punto di vista economico i costi sostenuti finora dai Soggetti attuatori ammontano a 357 milioni di Euro, pari a circa all 86 % del totale previsto.

109 componenti ambientali acqua 45 LE AZIONI Il principale atto di pianificazione sulle acque è rappresentato dal Piano di Gestione del Distretto Idrografico del fiume Po (PdG Po) previsto dalla Direttiva quadro, adottato nel 2010 ma approvato solo recentemente, nel febbraio di quest anno (DPCM 8 febbraio Il PdG Po è strettamente connesso al Piano regionale di Tutela delle Acque poiché attualmente è costituito dalla sommatoria delle visioni strategiche delle diverse regioni padane. Il primo ciclo di pianificazione ha risentito, come noto, del recepimento tardivo della Direttiva europea a livello nazionale e il rispetto dei tempi previsti dalla norma comunitaria è stato possibile solo grazie alla presenza nelle Regioni del bacino padano di un sistema di monitoraggio e classificazione già ben strutturato e in linea con i principi comunitari, costituito sui criteri previsti dal previgente DLgs 152/99, e di corposi Piani di tutela regionali elaborati sempre in attuazione dello stesso decreto. Il Piano di Gestione del fiume Po risulta pertanto costituito in maniera preponderante dalle azioni già inserite nei Piani di Tutela regionali, integrate da misure aggiuntive e specifiche relative essenzialmente all integrazione di azioni già programmate e in atto (riequilibrio del bilancio idrico, interventi strutturali sul comparto irriguo, mitigazione degli impatti ambientali correlati all uso della risorsa), all implementazione della conoscenza e dell attività di governance (estensione dello strumento dei Contratti di fiume e lago), alla definizione degli interventi di mitigazione degli impatti sullo stato morfologico dei corpi idrici (elaborazione dei Programmi di Gestione dei sedimenti). Ad integrazione dei documenti di Piano, sono stati elaborati i Programmi Operativi distrettuale e regionali riportanti il quadro economico-finanziario delle misure adottate; in particolare la Regione Piemonte ha approvato il Programma Operativo regionale con Deliberazione del 18 dicembre 2012, n I documenti di programmazione operativa contengono le informazioni utilizzate dalle Regioni e dall Autorità di bacino del Po per relazionare all Unione europea in merito all attuazione del Programma di misure del Piano di Gestione, come richiesto dalla direttiva quadro sulle acque. Ad oggi, sulla base dei dati relativi al primo triennio di monitoraggio, anni , il quadro della qualità delle acque in Piemonte sembra confermare il trend evidenziato a livello europeo, con evidenti criticità ancora presenti di tipo idrologico, morfologico e relative a fenomeni di inquinamento diffuso correlato ad attività produttive agricolozootecniche. Come detto in premessa, il Blueprint - Piano per la salvaguardia delle risorse idriche, elaborato dalla Commissione europea sulla base dell analisi dell applicazione della direttiva quadro nel territorio comunitario, ha evidenziato le principali problematiche da affrontare nel successivo ciclo di pianificazione e proposto contestualmente interventi concreti per superare gli ostacoli ancora presenti. Nel Box 8 è riportato un quadro di sintesi delle misure proposte nel documento comunitario. 9.

110 46 componenti ambientali acqua BOX 8 - CRITICITÀ E MISURE PROPOSTE NEL BLUEPRINT Nello schema vengono riportati gli elementi salienti che l Unione Europea ha identificato come linee di azione del prossimo ciclo di pianificazione sulle acque , selezionate in relazione alle problematiche ancora presenti sul nostro territorio. Criticità Alterazione morfologica dei corsi d acqua (presenza di sbarramenti, argini ) Prelievi eccessivi di acqua Scarsità delle risorse idriche e efficienza dell uso Cambiamenti climatici: alluvioni e siccità Inquinamento chimico delle acque Misure da attivare Estensione fasce tampone e utilizzo di infrastrutture verdi quali rinaturalizzazione di zone riparie, zone umide, pianure alluvionali per contenere le acque e sostenere la biodiversità; sviluppo dell uso di scale di risalita per l ittiofauna, estensione di corridoi ecologici; integrazione con la Direttiva Alluvioni e quindi con le misure di mitigazione del rischio idraulico. Individuazione del deflusso minimo vitale ecologico sulla base della guida in fase di elaborazione da parte della (Guida in fase di elaborazione da parte della UE per la definizione regime ecologico dei corsi d acqua e del bilancio). Misure di efficienza idrica attraverso la misurazione dei consumi effettivi; recupero costi relativi all uso della risorsa comprensivi dei costi ambientali e applicazione del principio chi inquina paga (Guida in fase di elaborazione da parte della UE per definire costi e benefici misure); sostegno nell ambito della Politica Agricola Comunitaria alle misure di efficienza dell irrigazione subordinata ad un minor consumo; diffusione di buone pratiche per contrastare le perdite idriche; applicazione di indicatori di stress idrico per individuare bacini critici e definire obiettivi di efficienza correlati allo stato buono (Guida in fase di elaborazione da parte della UE per la definizione di indicatori di stress idrico). Promuovere l integrazione con la Direttiva Alluvioni; promuovere utilizzo di infrastrutture verdi; promuovere il riuso dell acqua (Proposta di Regolamento da parte della UE per stabilire standard comuni di qualità per sostenere il riuso dell acqua). Prosecuzione dell attuazione Direttiva Nitrati e acqua reflue; condivisione dell applicazione Programmi d azione a livello di bacino idrografico del fiume Po. Mentre prosegue l attività sviluppata per il periodo l Autorità di Bacino del Po, in accordo con le Regioni del bacino padano, ha dato avvio alla fase di aggiornamento del Piano di gestione del fiume Po (riferito al periodo ). Nel maggio del 2013 si è tenuto il 1 Forum di Informazione pubblica che costituisce l inizio ufficiale per questo riesame e l apertura alle future fasi di partecipazione pubblica 10. La nuova stesura dovrà partire dai contenuti e dagli esiti dell attuazione delle misure del primo PdGPo, dalle criticità evidenziate dall Unione europea nella fase di valutazione dei Piani italiani, e dalla strategia e dalle indicazioni concrete contenute nel Blueprint per rivedere e, ove necessario, integrare il Programma di Misure. In questa fase si dovrà certamente migliorare l integrazione degli obiettivi in materia di acque con altre politiche settoriali (Politica Agricola Comune PAC, Fondi di coesione e strutturali, politiche sulle energie rinnovabili e sulla gestione integrata delle catastrofi) in stretta correlazione con la linea tracciata nell ambito della Programmazione economica La gestione quantitativa: il bilancio Idrico Alcune problematiche particolarmente critiche vengono affrontate, nell ambito del PdG Po, con approfondimenti specifici tra cui, fondamentale, è la gestione degli aspetti quantitativi della risorsa. Il Piano di Bilancio Idrico di distretto - in corso di predisposizione - costituisce una misura urgente del Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po. Il progetto di Piano è stato redatto nel corso del 2012 con il concorso delle Regioni del distretto ed è attualmente in fase di revisione in base alle osservazioni raccolte nell ambito dello scoping ai fini della VAS (Valutazione Ambientale Strategica). È lo strumento che consente di: identificare i gaps conoscitivi relativi agli aspetti quantitativi (risorsa potenzialmente disponibile per gli usi antropici, dinamiche di scambio tra i 10.

111 componenti ambientali acqua 47 corpi idrici superficiali e sotterranei, fabbisogni idrici sostenibili e conoscenza degli effettivi prelievi idrici in atto ) e di definire criteri e modalità condivise a livello di distretto per superarli progressivamente mediante un azione coordinata dei diversi soggetti pubblici e privati coinvolti; effettuare una prima ricognizione delle criticità quantitative a scala di distretto idrografico sulla base delle conoscenze disponibili e individuare le azioni strategiche da inserire nei Piani e Programmi settoriali previsti ai diversi livelli territoriali, tenendo conto anche del cambiamento climatico in atto; definire modalità condivise di gestione delle magre del fiume Po mediante un azione coordinata delle Amministrazioni del distretto competenti in materia e degli stakeholders; concorrere a fornire elementi utili per la definizione della portata ecologica dei corsi d acqua in coerenza con gli indirizzi dell Unione Europea; produrre un primo inquadramento delle specifiche problematiche afferenti la gestione quantitativa delle acque sotterranee. In coerenza con i principi enunciati nel Blueprint sull acqua e in attuazione degli stessi il Piano si propone, tra l altro, di: definire obiettivi quantitativi in alcune sezioni strategiche del fiume Po di interesse di distretto, a partire dalla portata minima del fiume nella sezione di Pontelagoscuro finalizzata a contrastare il fenomeno della risalita del cuneo salino nell area del delta; individuare indicatori di scarsità e siccità da utilizzare per il monitoraggio dell efficacia delle azioni di riequilibrio del bilancio idrico valorizzando possibilmente quelli attualmente in fase di testing a livello europeo; promuovere il contenimento dei prelievi idrici dai corpi idrici naturali con particolare riferimento al settore agricolo - il più idroesigente - attraverso il miglioramento dell efficienza dell uso della risorsa e la valorizzazione degli strumenti che la politica agricola comunitaria mette a disposizione per guidare il settore nella progressiva transizione verso un agricoltura sostenibile a lungo termine. La problematica è molto sentita a livello internazionale infatti la Commissione Europea, nell ambito delle attività sugli adattamenti al cambiamento climatico, nel novembre 2012 ha presentato una Relazione sul riesame della politica europea in materia di carenza idrica e di siccità e la Strategia Europea di adattamento al cambiamento climatico 11. In coerenza con le indicazioni contenute in questi documenti, il Piano di Bilancio Idrico si propone anche di promuovere l impiego di strumenti di Early Warning System per identificare tempestivamente l insorgere di possibili fenomeni di scarsità e siccità, attraverso la realizzazione di una piattaforma condivisa con le Regioni e i principali attori dell uso della risorsa idrica, in analogia a quanto già operativo sul versante della previsione delle piene. Al fine di concorrere alla realizzazione di questi obiettivi inoltre la Regione nel corso del 2012 ha attivato, di concerto con Arpa Piemonte, una specifica attività finalizzata a migliorare la calibrazione del modello di Bilancio idrico delle acque superficiali da impiegare come strumento predittivo per simulare scenari di evoluzione della disponibilità della risorsa idrica nel breve e medio periodo in condizioni di scarsità. Lo strumento - operativo dal potrà essere utilizzato anche per simulare gli effetti di modifiche agli scenari di utilizzo della risorsa idrica in condizioni ordinarie, ad esempio nell ambito della revisione delle concessioni di derivazione per asta fluviale o in presenza della richiesta di importanti nuovi prelievi. Nell approssimarsi dell estate 2012 e in presenza di segnali di una possibile carenza idrica, a livello di distretto idrografico del Po - con la partecipazione delle Regioni e dei Ministeri competenti - è stata avviata un attività, tuttora in corso, finalizzata a valutare la possibilità di modificare i livelli di massima regolazione delle acque del lago Maggiore in modo tale da consentire il trattenimento - in condizioni di sicurezza - di ulteriori rilevanti volumi idrici da impiegare all occorrenza in funzione di sostegno delle portate fluenti nei fiumi Ticino e Po

112 48 componenti ambientali acqua Tabella Stato dell arte in Piemonte dei Contratti di Fiume e di Lago CORSI D ACQUA Stato di Attuazione Ente Responsabile Torrente Sangone sottoscritto nel 2009 Provincia di Torino Torrente Belbo sottoscritto nel 2010 Provincia di Asti Torrente Orba sottoscritto nel 2010 Provincia di Alessandria Torrente Agogna in fase VAS Provincia di Novara Alto Po in fase VAS Parco del Po Cuneese Torrente Bormida firmato il protocollo di intesa nel 2013 Regione Piemonte Torrente Stura di Lanzo attivato nel 2011 Provincia di Torino Torrente Scrivia firmato il protocollo di intesa nel 2013 Provincia di Alessandria Torrente Erro Fiume Dora Baltea Torrente Pellice firmato il protocollo di intesa nel 2010, connesso al Contratto del Bormida in avvio la Fase I di preparazione nell ambito del progetto ALCOTRA Eau Concert in avvio la Fase I di preparazione nell ambito del progetto ALCOTRA T.T.Co.Co. Provincia di Alessandria Regione Piemonte Provincia di Torino LAGHI Stato di Attuazione Ente Responsabile Laghi di Avigliana firmato il protocollo di intesa nel 2011 Provincia di Torino Lago di Viverone firmato il protocollo di intesa nel 2011 Provincia di Vercelli Fonte: Regione Piemonte necessarie per la conservazioni degli ecosistemi e per fornire acqua alle importanti utilizzazioni idriche alimentate dal Ticino sublacuale. I Contratti di Fiume e i Contratti di Lago: le politiche di livello locale 12 Le politiche complessive sulle acque di livello regionale e di Distretto idrografico trovano una migliore applicazione operativa locale attraverso lo strumento dei Contratti di Fiume e di Lago. I Contratti possono essere identificati come processi di programmazione negoziata e partecipata volti al contenimento del degrado eco-paesaggistico e alla riqualificazione dei territori dei bacini idrografici, ampliando così la visione oltre l ambito specifico della gestione della risorsa. Tali processi si declinano in maniera differenziata in armonia con le peculiarità dei bacini, in correlazione alle esigenze dei territori, in risposta ai bisogni e alle aspettative della cittadinanza. Il Contratto, in generale, rappresenta una metodologia di lavoro che coinvolge le politiche e le attività di soggetti pubblici e privati, per la condivisione di decisioni sul territorio, nel rispetto delle reciproche competenze istituzionali. Va sottolineato che l adesione al Contratto, seppur volontaria, impegna i sottoscrittori a tener conto di quanto condiviso in tutta l ordinaria attività istituzionale. È anche uno strumento in grado di dare un indirizzo strategico alle politiche ordinarie di ciascuno degli attori interessati. In tale accezione può rappresentare anche il mezzo attraverso cui integrare e orientare le risorse e le programmazioni economiche. Il momento di generale incertezza legato al contesto socio-economico attuale e alle difficoltà organizzative rilevate negli ultimi periodi, infatti, richiede una riflessione sullo stato dell arte dei Contratti in essere e sull impostazione di quelli nascenti. I primi anni di attività sono stati fondamentali per strutturare un percorso condiviso verso una nuova visione della gestione partecipata del territorio 12.

113 componenti ambientali acqua 49 e del coordinamento delle diverse politiche e pianificazioni esistenti sulle acque. Ad oggi le Direzioni regionali e le Province coinvolte stanno lavorando per valutare in termini critici e costruttivi lo stato dell arte dei Contratti storici - Sangone, Belbo e Orba - attraverso il monitoraggio delle Azioni di Piano, come previsto dalle Linee Guida regionali: analizzare i risultati conseguiti, rilevare i punti di forza e di debolezza delle attività finora condotte e definire congiuntamente le reali potenzialità di evoluzione di questi processi anche alla luce delle attuale situazione economica che richiede una sempre maggiore sinergia di azione e ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie 13. Un occasione di discussione su questi temi, allargata a livello nazionale, si è creata nel febbraio del 2012 con l organizzazione a Torino del Convegno Contratti di Fiume: un percorso per lo sviluppo sostenibile del territorio in collaborazione con la Direzione Programmazione e con IRES. Il Convegno è stato anche la sede del VI Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume del Coordinamento delle Agende 21 locali. In questa sede è stata proposta e condivisa la versione definitiva della Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, successivamente approvata in Piemonte con DGR n del 14 novembre Il Convegno è stato luogo di incontro e di confronto degli esperti delle politiche dello sviluppo territoriale e di protezione delle acque, per una proposta concreta di valorizzazione dello strumento dei Contratti nell ambito della programmazione locale

114 50 componenti ambientali acqua BOX 9 - CONTRATTO DI FIUME DEL BORMIDA Il fiume che, per anni, è stato davvero l elemento critico di questo territorio è diventato teatro di sperimentazione di una nuova iniziativa in cui ambiente e sviluppo possono tentare concretamente di trovare quel giusto equilibrio per migliorare la qualità della vita della sua popolazione. Questa esperienza rappresenta un banco di prova importante per lo strumento del Contratto: in ragione delle peculiarità di questa Valle, si lavora su ben tre aree idrografiche identificate dal PTA e l obiettivo è quello di integrare il valore prevalentemente ambientale che ha caratterizzato tutti i processi fino ad oggi attivati in Piemonte, con gli aspetti legati alle componenti sociali ed economiche. Il Contratto di Fiume del Bormida sta, quindi, lavorando per definire in modo concertato e partecipato un Piano di Azione finalizzato alla riqualificazione ambientale, sociale ed economica della Valle completo delle prospettive di sviluppo il cui motore saranno le opportunità espresse da tale area, a partire da quelle ambientali e paesaggistiche. Data la complessità di un processo di siffatte caratteristiche e l area di interesse particolarmente estesa, la Regione Piemonte, con il supporto della propria società finanziaria Finpiemonte, coordina direttamente le azioni del Contratto stimolando una forte partecipazione del resto del territorio (gli operatori economici, le associazioni, i cittadini, le scuole,.) per operare in sinergia di intenti e di attività con le Amministrazioni locali dei territori piemontese e ligure (Regione Liguria, Province, Comuni, Comunità Montane). Nel corso del 2012 è stata organizzata una consistente attività di ascolto del territorio con l organizzazione di un Assemblea di bacino, un tavolo di discussione allargata per individuare le linee generali di azione, quattro tavoli tematici, due di indirizzo socio-economico e due ambientali, per la definizione via via più di dettaglio delle misure da inserire nel Piano di Azione. Bormida

115 componenti ambientali acqua 51 BOX 10 - IL COINVOLGIMENTO ATTIVO DEL TERRITORIO PER IL RECUPERO E LA TUTE- LA DEI LAGHI DI VIVERONE E DI AVIGLIANA Recuperare e conservare i laghi naturali è sfida ardua e faticosa, per la cronicità dei processi di degrado che li caratterizzano, per la complessità e delicatezza degli ecosistemi coinvolti, per l inerzia che questi ambienti oppongono a rapide modificazioni (resilienza), nonché la molteplicità di insediamenti e attività economiche che gravitano intorno a e sugli specchi d acqua. È noto che interventi nei corpi idrici lacustri, spesso invasivi e costosi, non hanno significato, finché non sono state cambiate le pressioni esterne ( no meaning unless the forcing functions have been changed UNEP Newsletter, ). Lago Piccolo di Avigliana Foto: Archivio fotografico Provincia di Torino Pertanto programmazione, concertazione e partecipazione sul modello dei Contratti di fiume risultano forse la sola via efficace e perseguibile per la salvaguardia duratura dei laghi. Tale via in Piemonte è stata imboccata per i laghi di Avigliana e di Viverone, seppur da origini differenti. Il Contratto di Lago del Bacino dei Laghi di Avigliana 16, promosso dalla Provincia di Torino, nel 2012 ha visto la prima stesura del Piano d Azione, grazie ad un fitto calendario di incontri sia ristretti con amministrazioni ed Enti di gestione sia estesi ai portatori di interessi locali e ai cittadini, su argomenti e criticità specifici e talvolta molto tecnici, ma che li riguardano in prima persona. Si sono affrontati temi quali i prelievi idrici irrigui e i livelli lacustri ottimizzati rispetto ad esigenze di fruizione e di recupero ambientale, gli effetti e le possibili alternative per alcune attività (pesca no-kill, motonautica, pratiche agrozootecniche in area di torbiera), le criticità residue del comparto fognario: su alcuni aspetti sono emerse già possibili soluzioni, su altri molto vi è da fare Contratto di Lago del Bacino dei Laghi di Avigliana,

116 52 componenti ambientali acqua Per il Lago di Viverone, si è cercato di ricondurre a sistema una lunga serie di studi, interventi e investimenti previsti o già in atto (sistemazione del sistema fognario circumlacuale, rimboschimenti e fasce tampone, gestione della vegetazione acquatica), ampliando il coinvolgimento decisionale a tutto il bacino idrografico di afferenza e attivando così il Contratto di lago di Viverone 17, (soggetto attuatore: Provincia di Biella) ufficialmente con un primo Workshop pubblico, svoltosi a Viverone il 30/10/12. La costruzione e approvazione del Piano d Azione sono previsti entro il Lago di Viverone - bosco umido in area S.I.C. ad Azeglio Foto: Archivio fotografico Provincia di Torino Gli obiettivi sono molti, alcuni davvero impegnativi: riconsiderare, orientandole in senso eco-sostenibile, attività economiche importanti (agricoltura, fruizione turistica, carp-fishing, navigazione lacuale e aree venatorie,) e poi recuperare o valorizzare peculiarità naturalistiche, archeologiche, paesaggistiche sinora in ombra. Il percorso degli incontri di coprogettazione del Piano d Azione non è privo di insidie, prima fra tutte la effettiva e ampia partecipazione degli stakeholders e dei cittadini. In conclusione, per Viverone e Avigliana, entrambi Siti di Interesse Comunitario (SIC), i prossimi due anni, a dispetto di difficoltà economiche e politiche generalizzate, dovranno essere decisivi per dare un futuro a questi ambienti unici. 17 Contratto di lago di Viverone,

117 componenti ambientali acqua 53 AUTORI Elio Sesia, Teo Ferrero, Mara RAVIola, Riccardo Balsotti, Mariella Graziadei, Claudia Giampani, Luigi Guidetti, Francesca CAVIGLIA, Pier Luigi FOGLIATI, Silvia PADULAZZI, Luciana Ropolo, Francesca Vietti, Milena Zaccagnino Arpa Piemonte Floriana Clemente, Elena Anselmetti, Gianfranco Bertolotto, Alessia Giannetta, Maria Governa, Anna Lanfranco, Aldo Leo, Walter Mattalia, Vincenzo Pellegrino, Massimiliano Petricig, Fabio Robotti, Caterina Salerno Regione Piemonte RIFERIMENTI Sul sito web, è possibile trovare le informazioni inerenti le problematiche, gli obiettivi e le azioni, lo stato delle conoscenze, il Sistema Informativo Risorse Idriche, gli strumenti di pianificazione e i provvedimenti amministrativi inerenti l acqua nel suo complesso. è disponibile l intero testo del Piano di tutela delle Acque comprensivo degli allegati tecnici; è riportata la Relazione al Consiglio Regionale sullo stato di attuazione delle misure di tutela e risanamento previste dal Piano di tutela delle acque; è possibile scaricare il Programma Operativo regionale che riporta il quadro economico-finanziario delle misure adottate; è possibile ricercare, visualizzare e scaricare i dati della rete regionale di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee; è possibile visualizzare e scaricare le informazioni inerenti lo stato quantitativo delle acque superficiali e sotterranee; si ritrovano informazioni sulla situazione idrica in Piemonte sia annuali nello specifico Rapporto sia mensili nel Bollettino idrologico mensile; si trovano le informazioni generali sull attuazione dei Contratti di fiume e di lago in Piemonte mentre nel sito sono scaricabili le linee guida regionali. è il servizio Web per la consultazione delle infrastrutture di acquedotto, fognatura e depurazione;

118 54 componenti ambientali acqua il testo sulla deroga per i nitrati: ME_TECNICHE_DEROGA.pdf Sui seguenti siti web, inoltre, sono pubblicati e aggiornati tutti i documenti e le informazioni inerenti il Piano di Gestione del Distretto idrografico del Fiume Po: Forum di Informazione pubblica che costituisce l inizio ufficiale dei lavori per il secondo ciclo di pianificazione del Distretto del Po. è possibile essere informati circa le attività dei Contratti a livello italiano e scaricare la bozza della Carta nazionale: è il sito del CNR di Pallanza per le informazioni sui laghi è possibile accedere ai bollettini della Conferenza internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere. Le serie storiche degli indicatori ambientali per la tematica acqua sono disponibili all indirizzo: Le attività, il monitoraggio, i controlli e la documentazione sulla tematica acqua sono disponibili all indirizzo:

119 uso delle risorse 2013 componenti AMBIENTALI TURISMO SUOLO

120 2 componenti ambientali SUOLO Il suolo è uno dei beni più preziosi dell umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell uomo sulla superficie della Terra - Carta Europea del Suolo Il suolo può essere rappresentato come l epidermide della terra e l interfaccia tra l atmosfera, la litosfera, l idrosfera e la biosfera. Anche se non sempre visibile ad occhio nudo, è uno degli habitat a più alta biodiversità; in nessun altra comunità biologica è possibile trovare un numero così alto di specie diverse. La ricchezza biologica del suolo è dovuta in larga parte alla complessità della sua natura fisico-chimica. L Italia, tra l altro, mostra la maggiore diversità di tipi e di copertura di suoli e la maggiore biodiversità del suolo (= edaphon) fra tutti i Paesi europei e mediterranei. Il numero di specie di un suolo dipende da molti fattori tra i quali l`aerazione, la temperatura, l umidità, la disponibilità di nutrienti minerali e di substrati organici. Proprio per questi motivi, la biodiversità del suolo è un indicatore della sua qualità e della stabilità degli ecosistemi che esso supporta. A questo insieme di microrganismi è, infatti, deputata la conservazione di servizi ecosistemici essenziali non solo all uomo e alle sue attività (prima fra tutti l attività agricola) ma in generale per il mantenimento della vita sulla terra; la sua biodiversità partecipa alla salvaguardia di tutte le altre risorse naturali e i servizi che essa fornisce sono determinanti per processi primari, quali, tra gli altri, la normalizzazione del ciclo del carbonio e dei nutrienti, l adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, il sequestro e la depurazione dalle sostanze inquinanti, la filtrazione delle acque dolci, il contrasto ai fenomeni di desertificazione. Nonostante questo, attualmente la biodiversità del suolo è poco studiata e conosciuta, oltre che non adeguatamente tutelata. Ogni anno vengono perduti milioni di ettari di suolo per le cause più diverse tra le quali emergono principalmente l espansione delle città, l erosione, la deforestazione e l inquinamento. La Strategia tematica per la protezione del suolo (comunicazione della Commissione delle Comunità Europee COM (2006)231 1 conferma che il degrado del suolo ha ripercussioni dirette sulla qualità delle acque e dell aria, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici, e può anche incidere sulla salute dei cittadini europei e mettere in pericolo la sicurezza dei prodotti destinati all alimentazione umana e animale. Pertanto, la perdita di biodiversità del suolo è identificata come una delle minacce più gravi che affliggono i suoli europei. Anche la Strategia nazionale per la biodiversità 2 considera la perdita di suolo e il cambio della sua destinazione d uso, oltre che le modificazioni e la frammentazione degli habitat, fra le principali minacce e criticità per la biodiversità. La direttiva europea mira a stabilire un approccio comune alla tutela e all uso sostenibile dei suoli. Affrontando le principali cause del degrado, la norma ha le potenzialità per rivestire un ruolo decisivo nella protezione di tutti i tipi di biodiversità del suolo. I governi europei, tuttavia, non hanno ancora raggiunto l accordo in grado di assicurare al suolo la tutela (già accordata ad acqua e aria) di cui ha bisogno. Su tale tema in questo capitolo sono presentate le attività relative al monitoraggio dei contaminanti del suolo e sul consumo di suolo in Piemonte, che analizzano e documentano due aspetti fondamentali che incidono profondamente su tale matrice e ovviamente contribuiscono alla sua perdita di valore dal punto di vista ambientale ed ecosistemico fa.html%7cstrategia_nazionale_per_la_biodiversita.html

121 componenti ambientali suolo 3 BOX 1 - La rete di monitoraggio della biodiversità dei suoli ISPRA Non facciamo del suolo la cenerentola della biodiversità. Ogni volta che si parla di biodiversità vengono in mente animali da difendere o strani nomi di piante in via di estinzione. Ma la tutela della biodiversità passa anche attraverso la protezione del suolo mediante la tutela delle falde acquifere, delle catene di detrito, degli organismi decompositori e detritivori che favoriscono la pedogenesi e la formazione di humus. Al fine di raggiungere gli obiettivi specifici per favorire la conservazione e l uso sostenibile della biodiversità agricola, nel capitolo Agricoltura del volume Strategia nazionale per la biodiversità, è indicato come priorità di intervento l avvio di un programma nazionale di monitoraggio della biodiversità del suolo. Per dare seguito alla richiesta della Commissione Europea, nonché agli obiettivi formulati nella strategia europea per la biodiversità e in quella per la protezione del suolo, Ispra sta lavorando al fine di strutturare una Rete nazionale di monitoraggio della biodiversità e del degrado dei suoli italiani ( L obiettivo primario di tale rete è accrescere le conoscenze sulla biodiversità dei suoli italiani, la più elevata in Europa, ma anche la più complessa da studiare per via della varietà del mosaico ambientale e pedologico nazionale, attraverso l armonizzazione delle attività svolte dai vari soggetti interessati. Nel contempo, diffondere il concetto che il suolo è la matrice che rispecchia in maniera globale le condizioni dell ambiente e che permette di difendersi da e difendere le risorse idriche, atmosferiche e naturali, oltre che culturali, e che in tal senso va difeso, partecipando così in maniera concreta e integrata alla conservazione degli organismi viventi, delle eredità culturali e ambientali, e alla sostenibilità delle risorse economiche. Gli obiettivi specifici di tale Rete sono: rispondere alla richiesta della Commissione Europea di definire, entro il 2013, le aree a rischio di perdita di biodiversità del suolo; accrescere la conoscenza sulla biodiversità dei suoli in Italia; mettere in rete i diversi portatori di interessi e le conoscenze sulla biodiversità del suolo; favorire lo sviluppo di progetti congiunti e inter- e transdisciplinari per lo studio e la ricerca sull edaphon; contribuire a delineare una proposta di normativa per la protezione a lungo termine della biodiversità del suolo e dei servizi che essa svolge nei confronti degli ecosistemi e dell uomo. Per verificare lo stato di avanzamento delle attività si può consultare il sito di Ispra: biodiversita/lispra-e-la-biodiversita/attivita-e-progetti/identificazione-delle-aree-arischio-di-perdita-di-biodiversita-del-suolo

122 4 componenti ambientali suolo LA CONTAMINAZIONE DIFFUSA DEI SUOLI Il monitoraggio dei contaminanti del suolo in Piemonte Arpa Piemonte dal 2007 realizza un programma di monitoraggio dei suoli del territorio piemontese, con lo scopo principale di valutare la presenza, origine, intensità e distribuzione spaziale della contaminazione diffusa del suolo e fornire indicazioni a grande scala relative ai valori di fondo dei contaminanti per i quali sono stabiliti limiti di legge stabiliti dal DLgs 152/06. Il monitoraggio dei suoli è effettuato in corrispondenza di stazioni di monitoraggio distribuite uniformemente su tutto il territorio regionale, poste in corrispondenza dei vertici di una maglia sistematica progressivamente ampliata con livelli successivi di approfondimento. Attualmente il monitoraggio dei suoli è stato effettuato in corrispondenza di 303 stazioni su maglia sistematica (figura 5.1): 9x9 km - realizzata su tutto il territorio piemontese ad eccezione della provincia del VCO nella quale sono in corso i campionamenti; 3x3 km - realizzata in aree rappresentative, caratterizzate da problemi rilevanti di contaminazione diffusa del suolo. In corrispondenza di ogni stazione di monitoraggio sono prelevati campioni di suolo a profondità fisse. Per ogni campione di suolo prelevato sono analizzati più di 70 contaminanti per i quali sono fissati valori limite dal DLgs 152/06 per siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale: metalli pesanti e metalloidi (Antimonio - Sb, Arsenico - As, Berillio - Be, Cadmio - Cd, Cobalto - Co, Cromo - Cr, Mercurio - Hg, Nichel - Ni, Piombo - Pb, Rame - Cu, Selenio - Se, Stagno - Sn, Tallio - Tl, Vanadio - V e Zinco - Zn); idrocarburi policiclici aromatici (IPA - 16 composti); diossine e furani (PCDD/DF - 17 congeneri); policlorobifenili (PCB - 30 congeneri); lantanoidi o terre rare non normati dal DLgs 152/06, ma di notevole interesse per la valutazione della contaminazione diffusa del suolo: (Cerio - Ce, Disprosio - Dy, Erbio - Er, Europio - Eu, Gadolinio - Gd, Olmio - Ho, Lantanio - La, Neodimio - Nd, Praseodimio - Pr, Samario - Sm, Tullio - Tm, Ittrio - Y, e Itterbio - Yb); composti inorganici non normati dal DLgs 152/06 ma necessari per l interpretazione di numerosi fenomeni contaminazione del suolo. Figura Rete di monitoraggio ambientale dei suoli - anno 2012 I - Stazioni su maglia sistematica (303) II - Stazioni Rappresentative (328) Rete sistematica 9x9 Km 3x3 Km Fonte: Arpa Piemonte

123 componenti ambientali suolo 5 I dati della rete sistematica sono integrati con analisi di stazioni di monitoraggio rappresentative, attualmente 328 (figura 5.1), realizzate in zone caratterizzate da problemi specifici di contaminazione diffusa del suolo e per le quali sono analizzati un numero ridotto di contaminanti. Per ulteriori informazioni su obiettivi e attività del programma di monitoraggio e per maggiori dettagli relativi alla tematica della contaminazione diffusa del suolo si rimanda alle precedenti edizioni del Rapporto stato ambiente - suolo e al sito internet di Arpa Piemonte ( approfondimenti/temi-ambientali/suolo). Il consistente numero di campioni fornito dalla rete di monitoraggio permette di ottenere, attraverso l utilizzo di modelli predittivi geostatistici, rappresentazioni spaziali attendibili a scala regionale della concentrazione dei contaminanti analizzati. Tramite opportune semplificazioni dei risultati ottenuti dai modelli previsionali, sono delimitate sul territorio aree omogenee di concentrazione dei contaminanti e aree critiche che presentano probabilità elevate di superamento dei limiti di legge stabiliti dal DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private (Colonna A). In corrispondenza delle aree omogenee di concentrazione individuate per i singoli contaminanti, sono effettuate valutazioni relative alla presenza, origine, intensità della contaminazione diffusa, attraverso l utilizzo combinato di elaborazioni statistiche e calcolo di specifici indici di arricchimento. Le valutazioni relative alla presenza della contaminazione diffusa del suolo sono effettuate tramite interpretazione dei principali parametri statistici elaborati per diverse profondità di campionamento e/o per diversi usi del suolo. L utilizzo della statistica multivariata (correlazioni di Pearson, principal component analysis, cluster analysis) permette di verificare ipotesi relative all origine prevalente (naturale o naturale-antropica) del contaminante nel suolo, attraverso l individuazione di correlazioni statisticamente significative tra coppie e/o gruppi di contaminanti attribuibili ad origine comune e tra contaminanti e parametri chimico-fisici del suolo. La valutazione dell intensità della contaminazione superficiale è effettuata per i singoli contaminanti attraverso il calcolo di indici di arricchimento, che mettono in relazione la concentrazione del contaminante con i rispettivi valori di fondo e con elementi di comprovata origine naturale. La somma dei singoli indici di contaminazione consente inoltre di quantificare l effetto cumulativo dei diversi contaminanti che entrano nel sistema suolo fornendo una valutazione complessiva dell intensità della contaminazione diffusa. Per le aree omogenee di concentrazione dei singoli contaminanti sono inoltre determinati i valori di fondo in base agli standard internazionali stabiliti dalla normativa ISO 19258/05 Soil quality - Guidance on the determination of background values, che prevede la determinazione del valore di fondo attraverso il calcolo del 90 e/o 95 percentile della popolazione di dati ottenuta dopo aver rimosso gli eventuali valori anomali o outliers. In particolare sono determinate due diverse tipologie di valore di fondo: contenuto di fondo naturale del suolo : concentrazione di elementi generata dai fattori caratteristici della pedogenesi, quali ad esempio la composizione e alterazione della roccia madre; contenuto di fondo naturale-antropico : concentrazione di un elemento riferito ad un tipo di suolo, localizzato in un area o regione definita, che scaturisce dalla sommatoria delle concentrazioni apportate da sorgenti naturali e diffuse non naturali, quali ad esempio la deposizione atmosferica e le pratiche agronomiche. Per i contaminanti la cui presenza è attribuibile in prevalenza a fonti di inquinamento puntuale o diffuso (deposizioni atmosferiche, distribuzione di fertilizzanti e pesticidi), sono determinati i valori di fondo naturale-antropico per aree omogenee di concentrazione, attraverso l elaborazione delle concentrazioni degli orizzonti superficiali A (0-10 cm per i suoli naturali e orizzonte arato Ap per i suoli agricoli). Per i contaminanti la cui origine è principalmente attribuibile al substrato litologico o ai sedimenti che hanno contribuito alla formazione del suolo, sono calcolati i valori di fondo naturale del suolo per aree omogenee di concentrazione, attraverso l elaborazione delle concentrazioni degli orizzonti profondi B (20 cm al disotto del limite inferiore

124 6 componenti ambientali suolo dell orizzonte Ap) per i suoli agricoli e C (30-60 cm) per i suoli naturali. È importante rilevare che nell ambito delle indagini preliminari sito specifiche richieste dalla normativa riguardante la contaminazione dei suoli, i valori di fondo forniti dalla rete di monitoraggio per aree omogenee di concentrazione, essendo elaborati a grande denominatore di scala, rappresentano una fondamentale base conoscitiva scientifica di riferimento, ma non possono in nessun modo sostituire i valori di fondo sito-specifici citati dall art. 240 del DLgs 152/06. Nelle figure 5.2, 5.3 e 5.4 e in tabella 5.1 sono proposti esempi di elaborazioni statistiche e geostatistiche per Cr, Ni, Co, As e V ottenute tramite elaborazione dei campioni prelevati a profondità B (10 Tabella Numero di campioni analizzati, statistica descrittiva, percentili, valori di fondo (VF 1 ) e confronto con i limiti di legge (L 2 ) di Cromo (Cr), Nichel (Ni), Cobalto (Co), Arsenico (As) e Vanadio (V) nei suoli 3 del territorio piemontese, per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) Cr Ni Co V As Aree a b c a b c a b c a b c a b c n campioni mg/kg Media Dev. St Mediana Min Max Percentili VF / / 4 L La Tabella riporta per le aree omogenee di concentrazione dei singoli contaminanti individuate sul territorio piemontese: parametri di statistica descrittiva (media, mediana, valori minimi e massimi), percentili (25, 50, 75, 90 e 95 ), valori di fondo e limiti di legge. 1. Valore di fondo-naturale ottenuto dal 90 percentile della popolazione di dati ottenuta dopo aver rimosso gli eventuali valori anomali (outliers), in base alla normativa ISO 19258/2005. Valori calcolati a grande denominatore di scala; non possono essere considerati sostitutivi dei valori di fondo sito-specifici citati dall art. 240 del DLgs 152/ Limiti di legge DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private. 3. Elaborazione degli orizzonti B (10-30 cm per i suoli naturali o indisturbati e 20 cm al disotto dell orizzonte arato Ap per i suoli agricoli) e C (30-60 cm per i suoli naturali o indisturbati). 4 Numero di dati insufficiente per una corretta definizione dei valori di fondo. Occorre un ulteriore infittimento dei campionamenti. Fonte: Arpa Piemonte

125 componenti ambientali suolo 7-30 cm per i suoli naturali o indisturbati e 20 cm al disotto dell orizzonte arato Ap per i suoli agricoli) e C (30-60 cm per i suoli naturali o indisturbati). I risultati delle elaborazioni evidenziano per questi contaminanti la prevalente origine naturale e la presenza di estese superfici caratterizzate da elevate probabilità di superamento dei limiti di legge (superfici critiche). Nelle figure sono riportate per il territorio piemontese: I. stima della distribuzione spaziale del contaminante in 30 classi di concentrazione, ottenuta tramite l utilizzo di modelli predittivi geostatistici. Il valore massimo della scala, indicato in rosso, corrispondente ad una concentrazione stimata del contaminante uguale o superiore al limite di legge stabilito dal DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private (Colonna A). II. rappresentazione della struttura spaziale delle aree omogenee di concentrazione, ottenute attraverso la rielaborazione dei risultati dei modelli predittivi geostatistici. In rosso sono rappresentate le Aree critiche, per le quali sono stimate probabilità >50% di superamento dei limiti di legge. III. box-plot della concentrazione dei contaminanti per aree omogenee di concentrazione, con schematizzazione di mediana (linea orizzontale spessa), distanza interquartile (rettangolo), valori outliers (pallini), range di valori con esclusione degli outliers (linee verticali tratteggiate) e limiti di legge (linee rosse orizzontali). In figura 5.5 e tabella 5.2 sono proposte elaborazioni di contaminanti organici di origine antropica quali Diossine - furani (PCDD/DF) e policlorobifenili (PCB), effettuate utilizzando campioni prelevati nello strato superficiale di suolo A (0-10 cm per i suoli naturali o indisturbati e orizzonte arato Ap per i suoli agricoli).

126 8 componenti ambientali suolo Figura Cromo (Cr) e Nichel (Ni) in mg/kg nei suoli 1 del territorio piemontese - anno 2012 I - Stima della concentrazione ottenuta tramite modelli predittivi geostatistici (30 classi). II - Aree omogenee di concentrazione (a, b, c). III - Box plot per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) 2 I II III 1. Elaborazione degli orizzonti B (10-30 cm per i suoli naturali o indisturbati e 20 cm al disotto dell orizzonte arato Ap per i suoli agricoli) e C (30-60 cm per i suoli naturali o indisturbati). 2. Linea orizzontale rossa = Limiti di legge stabiliti DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private, rettangolo = distanza interquartile, linea orizzontale nera spessa = mediana, pallino = valore outlier, linee verticali tratteggiate = range di valori con esclusione degli outliers. Fonte: Arpa Piemonte

127 componenti ambientali suolo 9 Figura Cobalto (Co) e Vanadio (V) in mg/kg nei suoli 1 - anno 2012 I - Stima della concentrazione ottenuta tramite modelli predittivi geostatistici (30 classi). II Aree omogenee di concentrazione (a, b, c). III - Box plot per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) 2 I II III 1. Elaborazione degli orizzonti B (10-30 cm per i suoli naturali o indisturbati e 20 cm al disotto dell orizzonte arato Ap per i suoli agricoli) e C (30-60 cm per i suoli naturali o indisturbati). 2. Linea orizzontale rossa = Limiti di legge stabiliti DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private, rettangolo = distanza interquartile, linea orizzontale nera spessa = mediana, pallino = valore outlier, linee verticali tratteggiate = range di valori con esclusione degli outliers. Fonte: Arpa Piemonte

128 10 componenti ambientali suolo Figura Arsenico (As) in mg/kg nei suoli 1 - anno 2012 I - Stima della concentrazione ottenuta tramite modelli predittivi geostatistici (30 classi). II Aree omogenee di concentrazione (a, b, c). III - Box plot per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) 2 I II III 1. Elaborazione degli orizzonti B (10-30 cm per i suoli naturali o indisturbati e 20 cm al disotto dell orizzonte arato Ap per i suoli agricoli) e C (30-60 cm per i suoli naturali o indisturbati). 2. Linea orizzontale rossa = Limiti di legge stabiliti DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private, rettangolo = distanza interquartile, linea orizzontale nera spessa = mediana, pallino = valore outlier, linee verticali tratteggiate = range di valori con esclusione degli outliers. Fonte: Arpa Piemonte Diossine e policlorobifenili costituiscono tre delle dodici classi di inquinanti organici persistenti, riconosciute a livello internazionale; il loro monitoraggio su vasta scala risulta di fondamentale importanza per le valutazioni relative alla qualità e al degrado del suolo, in quanto prodotti particolarmente stabili e altamente tossici sia per l ambiente che per l uomo, anche in basse concentrazioni. PCDD/DF e PCB, una volta depositati sul suolo sono adsorbiti dal carbonio organico, concentrato in prevalenza negli orizzonti superficiali e, a causa della bassa solubilità in acqua, rimangono stabili per lungo tempo. Ad esempio la 2, 3, 7, 8-tetraclorodibenzodiossina (TCDD), la più tossica delle diossine, ha tempi di dimezzamento della concentrazione (emivita) di 9-15 anni negli orizzonti superficiali del suolo e di anni negli orizzonti più profondi. I risultati delle elaborazioni dei dati forniti dalla rete di monitoraggio indicano presenza di forme lievi di contaminazione diffusa da PCDD/DF e PCB su tutto il territorio piemontese con valori medi e mediani ampiamente al disotto dei limiti di legge. Non sono state individuate inoltre zone critiche caratterizzate da elevate probabilità di superamento dei limiti di legge, mentre i pochi superamenti riscontrati sono da attribuire a casi isolati di contaminazione puntuale. La conoscenza approfondita dell estensione spaziale e delle caratteristiche della contaminazione, soprattutto in corrispondenza delle superfici critiche, rappresenta uno strumento conoscitivo e di orientamento basilare per tutte le attività correlate alla valutazione della qualità del suolo e dell ambiente, alla pianificazione territoriale su ampia scala e all applicazione delle normative che riguardano la contaminazione del suolo. Per ulteriori informazioni sugli studi relativi alla prevalente origine dei contaminanti, effettuati utilizzando i dati forniti dalla rete di monitoraggio, si rimanda alle precedenti edizioni del Rapporto Stato Ambiente e agli articoli elencati nel sito internet dell Arpa Piemonte.

129 componenti ambientali suolo 11 Tabella Numero di campioni analizzati, statistica descrittiva, percentili, valori di fondo (VF 1 ) e confronto con i limiti di legge 2 di PCB (mg/kg) e PCDD/DF (ng/kg I-TE) nei suoli 3 del territorio piemontese, per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) PCB PCDD/DF Aree omogenee a b c a b n campioni mg/kg ng/kg I-TE Media 0,0076 0,0179 0,0335 1,6 4,9 Dev. St 0,0238 0,0438 0,0362 1,3 4,6 Mediana 0,0028 0,0073 0,0220 1,3 3,1 Min 0, ,0001 0, Max 0,2200 0,4400 0,1400 9,1 17,6 Percentili 25 0,0014 0,0029 0,0082 0,9 1,4 50 0,0028 0,0073 0,0221 1,3 3,1 75 0,0055 0,0170 0,0392 1,8 7,1 90 0,0123 0,0410 0,0803 3,2 10,9 95 0,0166 0,0516 0,1171 4,1 12,8 La Tabella riporta per le aree omogenee di concentrazione dei singoli contaminanti individuate sul territorio piemontese: parametri di statistica descrittiva (media, mediana, valori minimi e massimi), percentili (25, 50, 75, 90 e 95 ), valori di fondo e limiti di legge. 1. Valore di fondo antropico ottenuto dal 90 percentile della popolazione di dati ottenuta dopo aver rimosso gli eventuali valori anomali (outliers), in base alla normativa ISO 19258/2005. Valori calcolati a grande denominatore di scala; non possono essere considerati sostitutivi dei valori di fondo sito-specifici citati dall art. 240 del DLgs 152/ Limiti di legge DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private. 3. Elaborazione degli strati superficiali di suolo A (0-10 cm per i suoli naturali o indisturbati e orizzonte arato Ap per i suoli agricoli). 4. Numero di dati insufficiente per una corretta definizione dei valori di fondo. Occorre un ulteriore infittimento dei campionamenti. Valori di fondo 1 0,0061 0,0210 / 4 2,2 / 4 Limite di legge 2 0,06 10 Fonte: Arpa Piemonte IL CONSUMO DI SUOLO IN PIEMONTE Tra le diverse componenti, che complessivamente costituiscono il sistema ambientale di un determinato territorio, il suolo è quella dove le ricadute generate dall attuazione degli strumenti di pianificazione e programmazione sono più consistenti ed evidenti. Se è indubbio che l uso e il consumo di suolo, nelle loro diverse espressioni, rappresentano l esito delle politiche di governo del territorio attuate ai diversi livelli amministratavi, è altrettanto assodato che il consumo di tale risorsa pone, oggi, questioni rilevanti e urgenti: questioni connesse alla perdita di superfici idonee alla produzione agricola, alla diminuzione dei livelli di biodiversità e di qualità paesaggistica, alla compromissione dei meccanismi che regolano i cicli biogeochimici e idrogeologici

130 12 componenti ambientali suolo Figura Diossine e furani (PCDD/DF) in ng/kg I-TE e policlorobifenili (PCB) in mg/kg nei suoli 1 - anno 2012 I - Stima della concentrazione ottenuta tramite modelli predittivi geostatistici. II Aree omogenee di concentrazione. III - Box plot per aree omogenee di concentrazione (a, b, c) 2 I II III 1. Elaborazione degli orizzonti superficiali A (0-10 cm per i suoli naturali o indisturbati e orizzonte arato Ap per i suoli agricoli). 2. Limiti di legge DLgs 152/06 per le aree verdi pubbliche e private. Fonte: Arpa Piemonte

131 componenti ambientali suolo 13 che nel suolo hanno sede, nonché alla progressiva destrutturazione della città e dei suoi valori. Questioni, in sintesi, che una gestione del territorio efficace e sostenibile non può disattendere. LE AZIONI Il rapporto sul monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte La Regione Piemonte, nell ambito delle azioni intraprese in materia di tutela del territorio, ha avviato nel 2009 un progetto finalizzato a predisporre un metodo per la misurazione e il monitoraggio del consumo di suolo, fondato su presupposti teorici univoci, condivisi e confrontabili ai diversi livelli amministrativi. Il progetto, maturato dal confronto tra le strutture tecniche regionali e condotto in collaborazione con Csi Piemonte (Consorzio per il sistema informativo) e con Ipla (Istituto per le piante da legno e l ambiente), si è concluso nell aprile 2012 con la pubblicazione del primo rapporto sul Monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte. Tale rapporto include un glossario tematico, che ha costituito la premessa teorica e metodologica per garantire un approccio rigoroso al tema, un set di indici finalizzati a misurare quanto suolo viene trasformato, per quali usi e con quali conseguenze e una prima applicazione di tali strumenti all intero territorio regionale. La formazione del glossario ha risposto a un duplice obiettivo: chiarire ed esplicitare alcuni concetti che, seppur ricorrenti nel linguaggio comune, necessitavano di una precisazione operativa; definire un lessico specialistico preciso, capace di superare approssimazioni e interferenze di significato e di rappresentare i diversi fenomeni connessi al consumo di suolo e i relativi impatti in termini univoci, sintetici e condivisi. Per garantire una valutazione qualitativa, oltre che puramente quantitativa, l individuazione delle voci del glossario è stata sviluppata a partire dalla definizione di tre categorie di consumo del suolo, riferibili alle differenti tipologie di uso che determinano tale processo. Sì è quindi distinto tra: consumo di suolo da superficie infrastrutturata; consumo di suolo da superficie urbanizzata; altri tipi di consumo di suolo (connessi alla presenza di aree estrattive, di impianti sportivi e tecnici, di strutture specializzate per la produzione di nuove forme di energia, di parchi urbani,...). Mentre le prime due voci definiscono il consumo di suolo irreversibile, la terza individua categorie di consumo reversibili, prodotte da attività che modificano le caratteristiche del suolo e sottraggono all uso e alla produzione agricola porzioni di terreno, spesso per periodi di tempo prolungati, senza tuttavia esercitare un azione di impermeabilizzazione permanente. Vista la complessità del fenomeno, che appare del tutto trasversale e risulta fortemente correlato alla gestione di tematiche settoriali, si è scelto di non focalizzare l attenzione esclusivamente sulla problematica del consumo, ma di considerare anche quelle strettamente connesse della dispersione insediativa e della frammentazione territoriale, identificando una serie di voci finalizzate a chiarire le differenze peculiari tra tali processi, il loro grado di reversibilità e i differenti impatti sul suolo agricolo, sul paesaggio e sull ambiente. Le definizioni contenute nel glossario hanno costituito il riferimento teorico per individuare un sistema di misurazione incentrato su diversi indici, misurabili a partire dal patrimonio informativo territoriale disponibile e in grado di descrivere e mettere in relazione le diverse connotazioni che possono assumere il consumo di suolo e i processi di trasformazione del territorio ad esso connessi. In accordo con l articolazione delle voci del glossario, gli indici individuati sono stati raggruppati in tre filiere principali: si è distinto tra indici sul consumo di suolo, indici sulla dispersione dell urbanizzato e indici sulla frammentazione. Complessivamente, si tratta di indici che derivano dalla misurazione diretta di caratteristiche oggettive del territorio e che presentano quindi una buona attendibilità scientifica. Gli indici individuati consentono, inoltre, una lettura di tipo transcalare: possono essere applicati a diverse soglie storiche o a differenti contesti territoriali per evidenziare processi di trasformazione o per comparare scenari alternativi.

132 14 componenti ambientali suolo Figura Tipologie consumo di suolo Le definizioni del glossario e gli indici individuati hanno costituito lo strumento per rilevare, con un approccio rigoroso, lo stato di fatto aggiornato all anno 2008, relativo ai diversi livelli territoriali (regione, province, comuni) e per arricchire con analisi di maggior dettaglio la serie storica dei dati del patrimonio conoscitivo della Regione. Il contenimento del consumo di suolo nelle procedure di Valutazione Ambientale Strategica L Allegato VI al DLgs 152 del 2006 Norme in materia ambientale e s.m.i. risponde all obiettivo di specificare i contenuti del Rapporto Ambientale, individuando alla lettera f. le componenti ambientali che devono essere analizzate nella Valutazione Ambientale Strategica (Vas) di piani e programmi. Tra queste componenti figura il suolo che, come già evidenziato, può essere considerato una delle principali risorse contese nel governo del territorio. A partire da maggio 2012, la Regione Piemonte ha avviato una prima sperimentazione della metodologia di misurazione del consumo di suolo sopra sinteticamente illustrata, nell ambito delle procedure di Valutazione Ambientale Strategica. Nonostante nella prassi corrente delle valutazioni sia evidente un notevole livello di attenzione alla problematica del consumo di suolo, si riscontra ancora eterogeneità nelle metodologie adottate, anche in relazione alla iniziale carenza di criteri omogenei, definiti a livello regionale, cui conformare lo svolgimento delle attività di analisi; criteri necessari per garantire quell approccio di tipo preventivo e precauzionale richiesto della normativa ambientale più recente e per consentire alla Vas di svolgere un ruolo attivo e propositivo, con funzioni di controllo, ma prima ancora di orientamento per la pianificazione. Per assicurare una reale integrazione tra le politiche di contenimento del consumo di suolo e le procedure valutative, oltre che per rafforzare l apparato conoscitivo dei contenuti da porre alla base della Vas, la Regione Piemonte ha quindi scelto di promuovere, nei programmi di monitoraggio degli strumenti urbanistici di livello locale, l applicazione di cinque tra i diciotto indici individuati dal Rapporto sul monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte. Nel dettaglio sono stati selezionati i seguenti indicatori: indice di consumo di suolo da superficie urbanizzata (CSU); indice di consumo di suolo da superficie infrastrutturata (CSI); indice di consumo di suolo ad elevata potenzialità produttiva (CSP); indice di dispersione dell urbanizzato (DSP); indice di frammentazione da infrastrutturazione (IFI).

133 componenti ambientali suolo 15 I primi due indici permettono di distinguere le superfici consumate da impianti di carattere urbano (CSU) da quelle occupate dalle infrastrutture (CSI), escludendo in entrambi i casi quelle aree in cui il consumo di suolo è potenzialmente reversibile. Il terzo indice (CSP), che deriva dall overlay topologico tra le porzioni di suolo complessivamente consumate e le classi I, II e III di capacità d uso dei suoli, consente di individuare in quale percentuale il consumo interessi terreni ad elevato valore agronomico. La misurazione di questo indicatore fornisce un dato di estremo interesse poiché molto spesso agricoltura e urbanizzazione competono per l uso degli stessi suoli: tendenzialmente i terreni a più elevata potenzialità produttiva sono anche quelli più appetibili per il mercato immobiliare. La trasformazione di aree agricole in aree urbanizzate disperse e discontinue, servite da reti infrastrutturali di trasporto sempre più ramificate, dà luogo a processi di frammentazione e parcellizzazione del mosaico fondiario, che determinano un inevitabile riduzione della produttività e un aumento dei costi di conduzione. La forma e la dimensione ridotta degli appezzamenti, la difficoltà di accesso per lo svolgimento delle normali operazioni agronomiche, l interruzione delle connessioni con la rete irrigua e di scolo delle acque superficiali, risultano sempre meno funzionali allo svolgimento delle pratiche agricole e riducono quelle economie di scala che favoriscono la competitività di tali attività. L indice di dispersione dell urbanizzato (DSP) è finalizzato a misurare i processi di sprawl in atto sul territorio e si fonda sul riconoscimento di aree a diversa densità di urbanizzazione (urbanizzato continuo e denso, urbanizzato discontinuo e urbanizzato rado), individuate a partire dalla misura della concentrazione di edifici, di strade e in generale di superfici artificiali all interno della superficie urbanizzata stessa. L indice di frammentazione da infrastrutturazione (IFI), infine, mira a quantificare il grado di frammentazione ambientale di un territorio generato dallo sviluppo delle infrastrutture lineari, che configurano barriere antropiche capaci di alterare la struttura e la funzionalità degli habitat naturali e i delicati equilibri ecologici alla base della sopravvivenza degli ecosistemi e della loro biodiversità. La scelta degli indici illustrati risponde, in primis, alla necessità di mettere a disposizione delle singole amministrazioni un set di strumenti condivisi e confrontabili che, attraverso un processo di conoscenza analitica, consentano di verificare la sostenibilità delle trasformazioni previste sulla risorsa suolo, di monitorare nel tempo la validità delle scelte effettuate e di mettere in campo tempestivamente eventuali azioni correttive. Allo stesso tempo, grazie alle loro proprietà di sintesi, per cui risultano facilmente comunicabili e comprensibili anche ai non addetti ai lavori, tali indici possono assumere un ruolo strategico per agevolare e per rendere più oggettivi, efficaci e trasparenti i processi decisionali da cui dipende il governo della qualità del territorio. In conclusione, quindi, la Vas è stata intesa quale strumento per includere a pieno titolo la salvaguardia della risorsa suolo nella prassi della pianificazione del territorio: lo strumento per avviare un percorso di analisi e monitoraggio del consumo di tale risorsa di tipo processuale che, superando la visione contingente della singola variante al piano, consenta di valutare su una scala temporale di lungo periodo gli effetti cumulativi di trasformazioni antropiche determinate dall attuazione di strumenti urbanistici successivi. In linea con tale obiettivo, nell ambito delle procedure di valutazione delle modifiche agli strumenti urbanistici, viene richiesto ai comuni interessati di effettuare un monitoraggio periodico del consumo di suolo da trasmettere agli uffici regionali. Tale operazione consentirà alla Regione di attivare un processo che, mediante un lavoro di ricomposizione e sintesi dei dati ricevuti, potrà monitorare l andamento del fenomeno a scala sovralocale e tarare di conseguenza i propri orientamenti strategici. Complessivamente il percorso avviato trova oggi riscontro anche nelle indicazioni della Legge Regionale n. 3 del 2013 Modifiche alla legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela e uso del suolo) e ad altre disposizioni regionali in materia di urbanistica ed edilizia, di recente approvazione. L articolo 11, come modificato da tale legge, include, infatti, tra le finalità del piano regolatore generale comunale e intercomunale il contenimento del consumo dei suoli (comma 1, lettera e), riconoscendo nella loro protezione uno dei nodi fondamentali delle politiche di governo del territorio.

134 16 componenti ambientali suolo BOX 2 - Consumo di suolo e qualità del paesaggio Strettamente connesso al tema del consumo di suolo è quello dell alterazione della qualità del paesaggio. L affermarsi dei processi di dispersione insediativa, che costituiscono la principale causa del consumo di suolo, può produrre, infatti, spazi indefiniti, anonimi e privi di un identità riconoscibile; spazi dove l omologazione e la destrutturazione dei palinsesti territoriali generano banalizzazione e inquinamento scenico-percettivo. Lo stesso Codice dei beni culturali e del paesaggio riserva uno specifico richiamo a tale problematica, ribadendo all art. 135 Pianificazione paesaggistica, comma 4, lettera c, la necessita di garantire la salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli ambiti territoriali, assicurando, al contempo, il minor consumo del territorio. L obiettivo di contenere il consumo di suolo, che la Regione Piemonte ha affrontato definendo una specifica metodologia di analisi e di misurazione del fenomeno e sperimentandone una prima applicazione nei processi di valutazione ambientale, risulta quindi strategico, anche sotto il profilo paesaggistico. La predisposizione di strumenti di pianificazione attenti alla salvaguardia e alla conservazione della risorsa suolo, infatti, è strettamente sinergica alla finalità di definire scenari di piano dotati di una maggiore qualità percettiva. In analogia a quanto proposto per la valutazione del consumo di suolo, la Regione Piemonte ha quindi scelto di richiedere, nella procedura di Valutazione Ambientale Strategica, l applicazione di un sistema di monitoraggio incentrato sull individuazione di alcuni punti di osservazione particolarmente significativi, sia in termini di valore (presenza di elementi peculiari, complessità della scena paesaggistica, ampiezza e profondità del campo visivo, intervisibilità,.) sia di vulnerabilità visiva. Da tali punti le Amministrazioni dovranno effettuare periodicamente rilievi fotografici, che consentiranno di controllare, attraverso un confronto visivo diretto e immediato, le ricadute derivanti dall attuazione dei piani sul livello di organizzazione del paesaggio e quindi sulla sua qualità.

135 componenti ambientali 17 suolo GLI INDICI PROPOSTI Le schede di seguito illustrate riportano per ciascuno dei cinque indici citati: la formula di calcolo, la descrizione di sintesi basata sulle definizioni esplicitate nel glossario e richiamate in calce al paragrafo, l unità di misura e un breve commento che ne riassume le finalità applicative. INDICE DI CONSUMO DI SUOLO DA SUPERFICIE URBANIZZATA CSU = (Su/Str)x100 Descrizione Unità di misura Commento Su = Superficie urbanizzata (ha) - Str = Superficie territoriale di riferimento (ha) Consumo dovuto alla superficie urbanizzata dato dal rapporto tra la superficie urbanizzata e la superficie territoriale di riferimento, moltiplicato per 100 Percentuale Consente di valutare l area consumata dalla superficie urbanizzata all interno di un dato territorio INDICE DI CONSUMO DI SUOLO DA SUPERFICIE INFRASTRUTTURATA CSI = (Si/Str)x100 Descrizione Unità di misura Commento Si = Superficie infrastrutturata (ha) - Str = Superficie territoriale di riferimento (ha) Consumo dovuto alla superficie infrastrutturata dato dal rapporto tra la superficie infrastrutturata e la superficie territoriale di riferimento, moltiplicato per 100 Percentuale Consente di valutare l area consumata da parte delle infrastrutture all interno di un dato territorio CSP = (Sp/Str)x100 Descrizione Unità di misura Commento INDICE DI CONSUMO DI SUOLO AD ELEVATA POTENZIALITÀ PRODUTTIVA Sp = Superficie di suolo appartenente alle classi di capacità d uso I, II e III consumata dall espansione della superficie consumata complessiva (ha) - Str = Superficie territoriale di riferimento (ha) Rapporto tra la superficie di suolo (ha) appartenente alle classi di capacità d uso I, II e III consumata dall espansione della superficie consumata complessiva e la superficie territoriale di riferimento; moltiplicato per 100 Percentuale Consente di valutare, all interno di un dato territorio, l area consumata da parte dell espansione della superficie consumata complessiva a scapito di suoli ad elevata potenzialità produttiva Tale indice può essere applicato distintamente per le classi di capacità d uso I, II o III (ottenendo gli indici CSPI, CSPII e CSPIII) oppure sommando i valori di consumo delle tre classi ottenendo delle aggregazioni (CSPa = CSPI + CSPII) o un valore complessivo (CSPc = CSPI + CSPII + CSPIII) Dsp = [(Sud+Sur)/Su]*100 Descrizione Unità di misura Commento INDICE DI DISPERSIONE DELL URBANIZZATO Sud = Superficie urbanizzata discontinua (m 2 ) - Sur = Superficie urbanizzata rada (m 2 ) Su = superficie urbanizzata totale (m 2 ) Rapporto tra la superficie urbanizzata discontinua sommata alla superficie urbanizzata rada e la superficie urbanizzata totale nella superficie territoriale di riferimento Percentuale Consente di valutare la dispersione dell urbanizzato relativamente alla densità dell urbanizzato IFI = Li/Str INDICE DI FRAMMENTAZIONE DA INFRASTRUTTURAZIONE Li = Lunghezza dell infrastruttura (decurtata dei tratti in tunnel e di viadotto) (m) Str = Superficie territoriale di riferimento (m 2 ) Descrizione - Unità di misura m/m 2 Commento Consente di valutare la frammentazione derivante dall infrastrutturazione; maggiore è il valore dell indice maggiore è la frammentazione

136 18 componenti ambientali suolo Superficie urbanizzata: Porzione di territorio composta dalla superficie edificata e dalla relativa superficie di pertinenza. È misurabile sommando la superficie edificata e la relativa superficie di pertinenza rilevate nella superficie territoriale di riferimento. Superficie infrastrutturata: Porzione di territorio, che si sviluppa al di fuori della superficie urbanizzata, ospitante il sedime di un infrastruttura lineare di trasporto e la sua fascia di pertinenza o l area di una piattaforma logistica o aeroportuale. È misurabile sommando le superfici dei sedimi delle infrastrutture lineari di trasporto e delle relative fasce di pertinenza e delle superfici delle piattaforme logistiche o aeroportuali rilevate nella superficie territoriale di riferimento. Superficie urbanizzata discontinua: Porzione di territorio dove la densità dell urbanizzato è compresa tra il 50% e il 30%. È riferita ad aree edificate dove la presenza di spazi vuoti o verdi è predominante e significativa. Superficie urbanizzata rada: Porzione di territorio dove la densità dell urbanizzato è inferiore al 30%. È riferita ad aree scarsamente edificate dove la presenza di spazi vuoti o verdi è predominante; gli edifici isolati e sparsi sul territorio sono contornati da attività agricole o da aree naturali. Superficie territoriale di riferimento: Porzione di territorio definita secondo criteri amministrativi, morfologici, geografici, altimetrici e tematici, rispetto alla quale viene impostato il calcolo degli indicatori sul consumo di suolo a seconda dell ambito di interesse del monitoraggio. AUTORI Gabriele Fabietti - Arpa Piemonte Francesca FINOTTO, Annalisa SAVIO, Elena PORRO - Regione Piemonte RIFERIMENTI Tutti i dati relativi alla rete di monitoraggio ambientale del suolo si possono trovare sul sito di Arpa Piemonte: Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica suolo sono disponibili all indirizzo: Il volume Monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte che raccoglie i risultati dell attività svolta è consultabile sul sito della Regione Piemonte all indirizzo:

137 2013 componenti AMBIENTALI NATURA E BIODIVERSITÀ

138 2 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ Il contrastare la perdita di biodiversità continua ad essere per il Piemonte una delle sfide ambientali più importanti. L Unione europea ha riconosciuto come una priorità fondamentale la tutela della biodiversità, elaborando nel 2011 la Strategia europea per la Biodiversità verso il Tale azione strategica si propone di raggiungere l obiettivo chiave di porre fine alla perdita di Biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell UE entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile. Il Piemonte si prepara ad affrontare questa sfida nei prossimi anni, alla luce di alcuni degli obiettivi prioritari in cui la Strategia è strutturata. Tra di essi figurano elementi di grande rilevanza a livello regionale: la piena attuazione della Rete Natura 2000, garantendone la buona gestione e razionalizzando le attività di monitoraggio e rendicontazione (obiettivo 1); il miglioramento della conoscenza degli ecosistemi e dei relativi servizi, il ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati, la diffusione delle infrastruttura verdi di connessione tra le zone di Rete Natura 2000 e con il più ampio contesto rurale; la valutazione economica dei servizi ecosistemici e la promozione dell integrazione di tali valori economici nella contabilità e rendicontazione a livello nazionale ed Europeo (obiettivo 2); l integrazione dell uso sostenibile della biodiversità nell elaborazione e nell attuazione di settori chiave come l agricoltura e la selvicoltura (obiettivo 3); le azioni atte a contrastare le specie esotiche invasive che oggi minacciano le specie indigene e causano danni, mediante il rilevamento tempestivo e le misure di contenimento e gestione (obiettivo 5). All interno del capitolo si cercherà di rappresentare alcuni aspetti legati alla conoscenza del territorio e alla biodiversità quali: la biodiversità genetica della flora alto montana e di organismi unicellulari di grande importanza ecologica come le Diatomee; le dinamiche del ritorno del Lupo; la fauna ittica, con particolare attenzione a uno dei gruppi più minacciati; gli elenchi (Black List) delle specie vegetali esotiche invasive; lo stato di conservazione dei galliformi alpini. Per quanto riguarda i rapporti tra l agricoltura e la Biodiversità si rimanda al capitolo agricoltura e foreste. LO STATO ATTUALE La biodiversità della flora alto montana delle Alpi 1 Il progetto europeo IntraBioDiv ha dimostrato che gli ambiti in cui la ricchezza genetica è più elevata non sono necessariamente quelli che ospitano un maggior numero di specie. Nell ambito del progetto - condotto da un consorzio internazionale composto da 15 laboratori, Musei e Istituti di ricerca, coordinati dal Laboratorio di Ecologia alpina di Grenoble - è stata testata, per la flora d altitudine, l ipotesi della co-variazione tra la ricchezza di specie e la ricchezza genetica. Questi due livelli di biodiversità sono stati comparati realizzando carte della distribuzione delle specie sull insieme dell arco alpino e dei Carpazi. Per effettuare questa analisi i ricercatori hanno suddiviso le regioni montane in aree di circa 25 km di lato, quindi hanno conteggiato, utilizzando dati rilevati sul campo o provenienti da inventari floristici già realizzati, il numero di specie di piante d altitudine (1.057 specie) presenti e hanno raccolto in queste

139 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 3 Figura Confronto tra diversità delle specie e la diversità genetica delle specie vegetali di alta quota nelle Alpi Fonte: Taberlet P et al. 1 L ambretta strisciante (Geum reptans) specie legata ai ghiaioni alpini silicei. Fa parte delle 27 specie di piante alpine studiate al fine di valutare la diversità genetica nell arco alpino aree campione più di campioni genetici relativi a 27 specie che sono stati successivamente analizzati in laboratorio al fine di individuarne l impronta genetica. Il risultato più significativo conseguito è la dimostrazione che la ricchezza specifica e la diversità genetica variano indipendentemente una dall altra, sia nelle Alpi che nei Carpazi. La ricerca dimostra inoltre come le Alpi sud-occidentali ospitino la più elevata diversità floristica e la più elevata concentrazione di specie endemiche e rare di tutto l arco alpino; allo stesso tempo si evidenzia che la più elevata diversità genetica è presente nelle Alpi centrali, in Svizzera e, nelle Alpi nord-orientali, in Austria. Il progetto ha messo in evidenza le aree dove è auspicabile la creazione di una rete di aree protette al fine di massimizzare rispettivamente la conservazione della diversità specifica e quella della diversità genetica. Una elevata diversità genetica rappresenta una risorsa per una specie poiché le permette di adattarsi più facilmente ad un ambiente in evoluzione. Ad esempio, se i cambiamenti climatici in atto dovessero modificare le condizioni ambientali nelle Alpi, la capacità di adattamento delle piante alpine potrebbe giocare un ruolo cruciale nella tutela a lungo termine della diversità delle specie. Questa ricerca ha permesso di evidenziare ancor più, rispetto a studi passati, l importanza strategica delle Alpi occidentali e dunque del Piemonte per la conservazione della diversità floristica alpina e di sollecitare per la prima volta le politiche di conservazione della biodiversità a tenere conto in futuro della diversità genetica propria di ogni specie. I risultati di questa ricerca, coordinata in Piemonte da IPLA, sono stati pubblicati nel numero di dicembre 2012 sulla prestigiosa rivista internazionale Ecology Letters a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti. Foto: Alberto Selvaggi 1. Taberlet P et al Genetic diversity in widespread species is not congruent with species richness in alpine plant communities. Ecology Letters, 15 (12):

140 4 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ Monitoraggio di sorgenti alpine mediante le Diatomee La normativa vigente sul monitoraggio dei corpi idrici (Direttiva 2000/60/CE cosiddetta direttiva Acque) (consulta il capitolo Acqua) si concentra sui corpi idrici superficiali di dimensioni significative e sui corpi idrici sotterranei, acque costiere e di transizione; non vengono definiti criteri per il monitoraggio e la tutela di corpi idrici minori e sensibili quali le sorgenti alpine. Data l evidente importanza di tali habitat, sia come riserve di biodiversità per il territorio circostante sia come potenziali future risorse idriche ad uso potabile, è evidente la necessità di pervenire al più presto a criteri e metodi per il monitoraggio e la tutela di tali ambienti. Fra le componenti biotiche, le Diatomee rappresentano un eccellente candidato per il monitoraggio delle sorgenti e dei piccoli habitat acquatici di montagna, grazie alla loro diffusione in amplissimi range altitudinali e di condizioni ambientali. Sono inoltre noti indicatori della qualità ambientale. Negli anni recenti, in convenzione con alcuni Enti gestori di Aree protette, sono stati intrapresi alcuni studi basati sulle comunità di Diatomee in sorgenti della catena Alpina sud-occidentale. Alcuni risultati tassonomici e valutazioni ambientali emerse da questi studi sono stati pubblicati (Battegazzore et al., 2004; Battegazzore, 2012). Tuttavia, questi e altre ricerche isolate non bastano per ottenere procedure ad uso generalizzato per questo tipo di monitoraggio. I monitoraggi, con relativi campionamenti, hanno interessato: nel Parco Naturale Marguareis nelle Alpi Liguri, 6 sorgenti nel 2001 e un gruppo di 30 sorgenti remote nel periodo ; nel Parco Naturale Alpi Marittime, 60 sorgenti negli anni nel Parco Fluviale del Po cuneese nelle Alpi Cozie, 7 sorgenti Sono state campionate anche specie rare quali Gesissleria gerceckei in una sorgente del Parco Marguareis e Gomphonema nathorstii in una sorgente del Parco Fluviale del Po. Nelle foto è riportato il primo ritrovamento di tale taxon in Italia. Gomphonema nathorstii, specie rara precedentemente segnalata da Niels Foged nell isola dell Antartide, Spitsbergen. È stato il primo ritrovamento in Italia Foto: Maurizio Battegazzore La ricchezza tassonomica media più elevata è stata riscontrata nello studio sul Parco Fluviale del Po, (tabella 6.1) mentre i valori più alti degli indici di qualità (metodo IPS - Indice de Polluo-Sensibilité, EPI-D - Eutrophication Pollution Index e TI - Trophic Index), sono stati rilevati nelle sorgenti del Parco Naturale Alpi Marittime. I valori medi dell indice di Shannon (H - diversità entro un sito) sono risultati simili nelle 3 aree, mentre il valore più alto della diversità fra diversi siti (la diversità ß di Whittaker) è risultato più elevato nel gruppo di sorgenti del Parco Naturale delle Alpi Marittime. Questi valori possono essere utilizzati come esempi di metriche utilizzabili nel monitoraggio delle sorgenti. In conclusione le Diatomee, al pari di altre componenti biologiche, sono indicatori ambientali significativi presenti in tutti gli habitat ove vi sia la presenza d acqua. Lo sviluppo di un attività di ricerca nello studio delle sorgenti e degli ambienti acquatici minori alpini, confrontando esperienze, valutazioni e proposte, potrebbe portare all elaborazione di procedure comuni di campionamento e di analisi tassonomica. Inoltre, un numero limitato di ambienti idrici, comprese alcune sorgenti, potrebbero essere inclusi nella rete LTER (Long Term Ecological Research), in tali siti le Diatomee potrebbero essere monitorate a lungo termine e contribuire alla valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici globali.

141 componenti ambientali 5 NATURA E BIODIVERSITÀ Tabella Alcuni risultati relativi alle 97 sorgenti monitorate Parco Naturale Marguareis Parco Naturale Alpi Marittime Parco Fluviale del Po Cuneese Periodo di studio Sorgenti (numero) Range altitudinale m s.l.m Taxa complessivo (numero) Taxa Minino (numero) Taxa Max. (numero) Taxa medio/sorgente (numero) 20,1 19,5 27,9 Media diversità Shannon H 2,9 2,6 2,7 Indice di diversità β 9,1 10,6 3,6 Indici Qualità Biologica: IPS min 16,3 max 19,8 med 18,4 min 11,0 max 20,0 med 18,6 min 14,1 max 19,5 med 17,9 EPI-D min 13,8 max17,9 med 17,0 min 11,3 max 18,4 med 17,1 min 13,6 max 17,1 med 16,1 TI min 7,1 max 17,6 med 12,4 min 6,8 max 18,3 med 17,9 min 6,6 max 17,4 med 11,6 Taxa complessivamente più abbondanti Taxa Rari Achnanthidium minutissimum (20%), Planothidium lanceolatum (12%) e Diatoma mesodon (11%) Geissleria gereckei (specie descritta per un settore distante delle Alpi orientali) Achnanthidium minutissimum (37%), Diatoma mesodon (17%), Planothidium lanceolatum (5%) Diatoma nov.sp.(distinct morphotype from D.hyemalis and D.mesodon) Diatoma mesodon (22%), Achnanthidium minutissimum (18%), Planothidium lanceolatum (9%) Gomphonema nathorstii (primo ritrovamento in Italia) Dati idrochimici Si/No SI (per 22 sorgenti) SI SI Inclusione in reti più ampie NO SI (monitoraggio Marittime- Mercantour ATBI) NO Fonte: Regione Piemonte, Enti Parco Il Lupo in Piemonte Mediante l interpretazione dei dati genetici degli anni scorsi e in relazione ai dati di presenza del Lupo raccolti nell inverno (osservazioni comportamentali e documentazione foto-videografica) è stato possibile ricostruire la presenza dei branchi sul territorio piemontese. Queste considerazioni sono state coadiuvate dai risultati genetici di fine 2011 e dalla conferma dell avvenuta riproduzione dei branchi nell estate dello stesso anno. Nell inverno l areale di presenza del Lupo in Piemonte interessa 5 province: Alessandria, Biella, Cuneo, Torino e Vercelli. Il monitoraggio condotto ha permesso di documentare sia branchi di lupo stabili o di tipo prevalentemente transfrontaliero, sia di individui solitari con territorio stabile o in fase di dispersione. In particolare, la presenza del Lupo è strutturata in base a specifiche aree. Lupo europeo Branchi stabili di Lupo confermati: corrisponde all area in cui la popolazione è di stabile insediamento e in cui i branchi, documentati tramite la riproduzione e/o l analisi genetica su campioni biologici, occupano un territorio prevalentemente piemontese. Sono presenti in totale 16 branchi stabili Foto: Dante Alpe

142 6 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ confermati. In particolare nella zona estesa dalla Val Tanaro alla Valle Varaita (CN) sono presenti 9 branchi; nell area estesa alla Val di Susa, Val Chisone e Val Germanasca (TO) sono presenti 5 branchi; e nell area estesa alle Valli Curone, Borbera, Spinti, Lemme e all areale del Parco delle Capanne di Marcarolo (AL) sono presenti 3 branchi. Il branco recentemente confermato della Valle Ripa (Argentera - TO) è di nuova formazione per il territorio piemontese: il suo areale di presenza, strettamente confinante con i branchi limitrofi (Bardonecchia, Gran Bosco e Val Chisone) e probabilmente sconfinante in territorio francese (Valle di Cervieres), come riportato dai colleghi francesi dell ONCFS (Bulletin loup du réseau n. 27), dovrà essere ulteriormente identificato in stretta collaborazione con le Reseau Loup francese e con le analisi genetiche degli escrementi raccolti nel corso dell inverno in Alta Val Susa. Il branco di Bardonecchia dal è stato meno presente in Alta Val di Susa rispetto al passato: i segni di presenza del branco raccolti in Val de la Clarée in Francia (comm. pers. C. Duchampe) fanno presupporre uno slittamento oltreconfine della core area del branco, motivo per cui è stato identificato come branco prevalentemente francese di tipo transfrontaliero per la stagione Branchi di lupo di recente ricolonizzazione, ancora da confermare tramite le analisi genetiche: corrisponde all area di nuovo insediamento, per la quale si suppone la presenza di nuovi branchi che devono ancora essere confermati geneticamente o ne deve essere documentata la riproduzione. Tale area dovrà essere monitorata con particolare attenzione per confermare la presenza di questi nuovi branchi e la loro stabilità. In provincia di Cuneo, due nuove coppie sembrano essersi insediate rispettivamente in Bassa Val Maira e in Valle Po. Queste due nuove coppie di Lupo possono avere originato due nuovi branchi stabili nell areale. Il monitoraggio nell inverno , insieme ai successivi risultati genetici condotti sui campioni fecali potranno confermare la formazione di questi due nuovi branchi. Inoltre, in provincia di Alessandria, è stata documentata la presenza di Lupi nel territorio a confine con il Parco del Beigua in regione Liguria. Anche in questo caso le analisi genetiche confermeranno l effettiva presenza di un branco distinto da quelli già campionati. Lupi solitari con territorio stabile: corrisponde all area nella quale sono stati documentati segni che indicano la presenza stabile di un Lupo, ma non di un branco o di una coppia di Lupi. In Val Sessera (BI) la presenza della specie è documentata dall inverno Dall inverno è stata confermata la presenza stabile di 1 Lupo in Val Sessera, che nel ha utilizzato anche parte del territorio della limitrofa Val Sesia (VC). Nelle Valli di Lanzo (TO), in particolare in Val d Ala e in Val di Viù a confine con la Val Susa, è stata identificata la presenza stabile di almeno 1 Lupo. Il numero di segni di presenza ritrovati nelle Valli di Lanzo è aumentato rispetto alla stagione precedente, quindi, anche se dalle piste si è documentata la presenza di 1 solo Lupo, si può ipotizzare la presenza di una prima coppia di Lupi. Il riscontro genetico sugli escrementi raccolti potrà fornire ulteriori informazioni rispetto al numero di Lupi effettivamente presenti nell area nell inverno Areale di presenza sporadica di branchi transfrontalieri: corrisponde all area di presenza sporadica della specie determinata dalla presenza di un branco francese transfrontaliero, i cui Lupi utilizzano occasionalmente o marginalmente anche parte del territorio italiano. In Piemonte sono monitorati 5 branchi italo-francesi transfrontalieri, in particolare in alta Valle Vermenagna (branco Val Roya/Vermenagna), alta Valle Stura (branco Alta Valle Stura/Haute Tinee) e alta Valle Gesso (branco Vesubie/ Alta Valle Gesso) in provincia di Cuneo, e in provincia di Torino in Val Cenischia (branco Haute Maurienne/Val Cenischia) e nella stagione in Alta Val di Susa (branco Bardonecchia/Val Clarée). Considerando lo sforzo di campionamento effettuato in modo puntuale ed esteso si può ritenere impossibile che altri branchi riproduttivi, oltre a quelli seguiti, siano presenti in regione Piemonte. Diversa è la stima della presenza di individui solitari che transitano momentaneamente sul territorio, che può venire invece facilmente sottostimata. Lupo_2012.pdf

143 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 7 Stato di conservazione della fauna ittica I pesci costituiscono un gruppo faunistico che assolve a importanti funzioni naturalistiche e che può essere utilizzato in qualità di bioindicatore. La Direttiva Comunitaria 2000/60/CE, recepita dall Italia con il DLgs 152/06, prevede precisi obiettivi di qualità dei corsi d acqua, il conseguimento dei quali va verificato mediante specifici monitoraggi con utilizzo di diversi indicatori, tra cui anche i pesci. Affinché lo stato ecologico di un corso d acqua si possa giudicare buono, occorre che la comunità ittica sia simile a quella attesa in assenza di alterazioni ambientali. Nel biennio fu effettuato, su 300 stazioni del reticolo idrografico naturale, il primo monitoraggio dell ittiofauna del Piemonte. Nel 2004 fu effettuato un secondo monitoraggio sulle 200 stazioni della rete regionale predisposta ai sensi del D.Lgs 152/99. Da ultimo il Settore Tutela e Gestione della Fauna Selvatica e Acquatica della Regione Piemonte è stato promotore e finanziatore di un terzo monitoraggio effettuato nel 2009 su 428 stazioni di campionamento delle nuove reti di monitoraggio regionale (ai sensi del DLgs 152/06) e provinciale. Per tutti i monitoraggi l Assessorato ha svolto le attività di coordinamento, tra il Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia della Facoltà di Medicina Veterinaria dell Università di Torino. Se i pesci forniscono indicazioni valide a definire lo stato ecologico dei fiumi e analogamente riflettono le condizioni dell intero territorio, allora lo stato dell ittiofauna piemontese costituisce un indicatore Fiume Po, Villafranca Piemonte dell ambiente dell intera regione. A tale riguardo gli esiti dei monitoraggi eseguiti sono ampiamente significativi. La diffusione di molte specie, alcune endemiche del bacino del Po, presenta situazione sicuramente critiche. Di seguito alcuni esempi: gli Storioni, che un tempo risalivano il Po fino a Torino, sono estinti a causa degli sbarramenti; il Cobite mascherato, raro nel , rarissimo nel 2004, è risultato presente nel 2009 solo in un sito (anfiteatro morenico di Ivrea); ll Pigo, non è stato rinvenuto nel 2009, seppure oggetto di rare segnalazioni dei pescatori; la Savetta, vive confinata in residue popolazioni in alcuni tratti del Po; l Anguilla, un tempo presente in quasi tutti i corsi d acqua, dalla pianura fino alla fascia pedemontana, è quasi scomparsa. Su 428 siti delle reti regionali e provinciali monitorate nel 2009, pochi individui sono stati rinvenuti e solo nel Ticino; il Temolo, che negli anni 80 formava gruppi numerosi nelle correnti dei principali torrenti pedemontani, fu rivenuto nell 11% delle stazioni nel , nel 7% nel 2004, per subire un crollo al 3% nel 2009 e con popolazioni demograficamente inconsistenti e mal strutturate; il Luccio, predatore per eccellenza delle acque dolci, ancora relativamente abbondante alla fine degli anni 80 (11%), riduce la sua presenza nel 2004 (9%), per crollare nel 2009 al 2%; il Persico reale, altro predatore delle acque di pianura, è sceso dal 19% nel al 5% nel 2009; la Tinca è passata dal 18% nel 1988/89 al 3% nel In sintesi ed escludendo gli Storioni, su 25 specie autoctone per il Piemonte: Foto: Bernardino 6 specie sono a forte rischio di estinzione (Cobite mascherato, Anguilla, Temolo, Pigo, Savetta, Luccio); 7 specie sono in forte riduzione (Persico reale, Barbo canino, Lasca, Bottatrice, Spinarello, Cagnetta, Tinca);

144 8 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ la maggior parte delle rimanenti 12 specie (Alborella, Barbo, Gobione, Cavedano, Vairone, Sanguinerola, Triotto, Scardola, Cobite comune, Ghiozzo padano, Trota marmorata, Scazzone), pur presentando decrementi delle consistenze demografiche, sono ancora ben rappresentate, ma la rapida evoluzione osservata in questi ultimi anni potrebbe porre a rischio anche queste specie. Anguilla Con il monitoraggio del 2009 sono state censite più di 40 specie alloctone, oltre il 40% contro il 32% nel biennio Sono pesci in rari casi introdotti accidentalmente; per la maggior parte sono specie introdotte nell ambito delle attività di gestione della pesca sportiva, (ad esempio: Aspio, Barbo europeo, Carassio, Pseudorasbora, Rodeo amaro, Persico sole, Persico trota, Siluro). Si aggiungono altre specie con sempre maggior frequenza e quelle già presenti espandono i loro areali di distribuzione, entrando in concorrenza con quelle autoctone, la maggior parte delle quali già in difficoltà per le alterazioni ambientali. Il risultato finale è l evidente e inevitabile perdita di biodiversità e la diminuzione della qualità degli ecosistemi acquatici in Piemonte; il giudizio sullo stato dell ittiofauna in Piemonte è, pertanto, insufficiente. Temolo Foto: Bernardino Cause dell alterazione della fauna ittica Tra le cause dirette dell alterazione dell ittiofauna la più importante è la forte riduzione delle portate idriche nei corsi d acqua. Nonostante quanto previsto dal PTA regionale (Piano di Tutela delle Acque redatto ai sensi del D.L.gs 152/99), che prevede l obbligo del rilascio del DMV (Deflusso Minimo Vitale) per tutte le captazioni/ritenzioni idriche la situazione è ancora critica: numerosi torrenti e fiumi presentano spesso per lunghi tratti una portata d acqua molto ridotta, se non completamente in asciutta, per una serie di cause che vanno da quelle naturali (il fenomeno del cambiamento climatico ha riflessi anche su tale criticità) a quelle di origine antropica e quindi i prelievi idrici. Tra questi prevalgono le captazioni per la produzione di energia elettrica nei tratti montani e i prelievi per l agricoltura nei tratti più a valle. Ad oggi si sta lavorando al fine di intervenire sia sul sistema agricolo sia sul comparto idroelettrico: anche attraverso i fondi del Programma di Sviluppo Rurale (consulta il capitolo Agricoltura) viene incentivata l adozione di nuovi sistemi di irrigazione, con la revisione della regolamentazione in materia di prelievi, ad oggi in corso, saranno aggiornate le regole per il rilascio delle concessioni di derivazione anche in un ottica di un loro migliore inserimento ambientale (consulta il capitolo Acqua). Ulteriore pressione sull ittiofauna è costituita dagli interventi di sistemazione idraulica realizzati per la messa in sicurezza dei fiumi; in alcuni casi queste opere possono incidere sulla funzionalità ecologica dei fiumi con conseguenti effetti anche sulle comunità acquatiche. Un maggiore impiego di tecniche di ingegneria naturalistica potrebbe essere un primo inizio verso la riduzione di tali pressioni. Da ultima, ma fortemente impattante e spesso non reversibile, è l introduzione e la presenza delle specie alloctone.

145 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 9 BOX 1 - I progetti di ricerca in materia di tutela della fauna ittica Nell ambito degli indirizzi comunitari e nazionali, si sono affrontate le problematiche relative alle intervenute modifiche legislative e attivati alcuni progetti di ricerca e divulgazione in materia di tutela della fauna ittica, in quanto i risultati sono indispensabili per la pianificazione ittica finalizzata alla salvaguardia e alla riqualificazione delle risorse naturali come previsto dalla LR 37/06. In particolare, sono proseguite le attività relative ai Progetti di studio e tutela della fauna e degli ambienti acquatici previsti con il Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia dell Università degli Studi di Torino: Studio sugli spostamenti (migrazioni) della principali specie ittiche del bacino della Bassa Dora Baltea Studio delle comunità ittiche e analisi preliminare per il recupero della popolazione di Alborella nei Laghi di Avigliana. Per approfondimenti consulta il sito AZIONI Valutazioni d Incidenza Ecologica La procedura di Valutazione di Incidenza (VI) è stata istituita con lo scopo di garantire l integrità e la corretta gestione dei territori appartenenti alla Rete Natura 2000 (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale) attraverso l analisi di compatibilità ambientale di quei piani, progetti o interventi, interni o esterni ai siti di interesse, che potrebbero compromettere il loro stato di conservazione. La valutazione tiene conto delle peculiarità (specie e habitat presenti) e degli obiettivi specifici di conservazione del sito interessato, considerando anche la funzionalità ecologica dell intera Rete Natura 2000 e le correlazioni esistenti tra i diversi siti. Nel 2012 sono stati predisposti 841 giudizi di incidenza, emessi sia nell ambito di procedure di valutazione di interventi e progetti (anche connessi a procedure di Valutazione d Impatto Ambientale) sia all interno di procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di strumenti di pianificazione. La maggior parte delle procedure si riferisce ad interventi di taglio forestale: sono state infatti 620 le richieste di tagli boschivi all interno dei siti della Rete Natura 2000 (tabella 6.2). La necessità di sottoporre i tagli forestali alla procedure di VI è correlata all entrata in vigore del nuovo regolamento forestale n. 8/R del 2011 che, abrogando le misure di conservazione forestale per i siti Natura 2000 contenute nel precedente regolamento (artt. 8 e 34 del 4/R del 2010), ha causato un vuoto normativo nel settore, costringendo a valutare i singoli interventi. Si osserva infine come proprio l aumento dei tagli forestali ha determinato un significativo incremento dei procedimenti valutativi di Incidenza totali (841 rispetto ai 401 del 2011). Oltre a monitorare il numero delle singole procedure effettuate, è interessante individuare l ubicazione di tali interventi in modo da identificare quali sono stati i siti Natura 2000 sottoposti al maggior numero di procedure (e pertanto potenziali interventi) e quelli invece per i quali ad oggi non ne è stata avviata alcuna. La figura 6.2 evidenzia il numero di procedure di VI avviate nel corso dell anno 2012 (con l esclusione dei tagli forestali) per ciascun sito Natura 2000 (SIC 2 e ZPS 3 ) mentre nella tabella 6.3 si evidenziano i siti nei quali sono state avviate il maggior numero di procedure nel corso dello stesso anno. Per i siti che hanno subito molte procedure di VI, se da un lato il numero delle valutazioni denota la presenza di attività antropiche che potrebbero mettere a rischio la tutela del SIC, dall altro si osserva come, l introduzione della procedura di VI renda possibile un controllo delle attività in essere e una gestione degli interventi coerente con gli obiettivi di conservazione del sito.

146 10 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ Tabella Procedimenti valutativi Rete Natura anno 2012 Procedimenti AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte Procedure condotte dalla Regione Valutazione d'incidenza Generali Tagli forestali 620 Valutazione d'incidenza integrata in VIA VAS Totale Procedure al 31/12/ Procedure Delegate ai Parchi 103 Fonte: Regione Piemonte Verifiche d ottemperanza A perseguire la sostenibilità degli interventi ricadenti nelle aree Natura 2000, oltre al controllo preventivo dei progetti, concorrono anche le verifiche ex post, effettuate attraverso la realizzazione di attività di monitoraggio e controllo, sull efficacia di eventuali misure di mitigazione o di compensazione. Nel corso del 2012 Arpa Piemonte ha iniziato 13 nuove attività di verifiche di ottemperanza che sono da aggiungere a quelle già avviate nel corso degli anni precedenti per le quali sono ancora previste attività di cantiere o ripristini in fase di esercizio delle opere. Sovente le prescrizioni contenute nelle determinazioni di giudizio d incidenza positive vincolano il progetto ad interventi di ripristino ecologico sulle superfici trasformate o su superfici degradate comprese nell ambito di influenza dell opera a scopo di compensazione ecologica. Arpa Piemonte ha maturato una lunga esperienza nel controllo della corretta applicazione delle condizioni previste, attraverso la verifica di ottemperanza, delle prescrizioni ambientali. Tale esperienza sarà utile a perseguire l obiettivo 2 della Strategia Europea della Biodiversità 2020, che prevede il ripristino del 15% degli ecosistemi degradati, ponendo in primo piano, per gli anni a venire, l esigenza di realizzare adeguate tecniche di ripristino ecologico. Tale ripristino è definibile come il ritorno di un ecosistema ad una stretta approssimazione rispetto alle condizioni precedenti ai disturbi subiti. Operativamente ci si avvale di un insieme di tecniche che mirano a modificare intenzionalmente l habitat per incidere sulle funzioni ecologiche e Figura Procedure di Valutazione di Incidenza nei Siti Natura 2000 Fonte: Regione Piemonte favorire la colonizzazione di specie coerenti con le comunità tipiche dell ecosistema di riferimento. Tra le opere più interessanti di ripristino sin ora realizzate si ricordano: interramento della condotta di derivazione ENEL del Lago della Rossa (SIC Pian della Mussa) nelle praterie alpine in alta valle di Lanzo; derivazione del Lago Toggia (area di interesse botanico del Lago Kastel), in alta Val Formazza; bosco planiziale a mosaico con praterie igrofile e una zona umida di 19 ettari nel SIC ai margini della Palude di San Genuario; coperture erbacee su substrati serpentinitici

147 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 11 Tabella Siti Natura 2000 che presentano il numero più elevato di procedure - anno 2012 Sito Natura 2000 Codice Area (ha) Procedure VI Fondo Toce IT Valle del Ticino IT Fiume Toce IT Val Formazza IT Vauda IT Alpi Marittime IT Champlas - Colle Sestriere IT Fonte: Regione Piemonte su una concessione mineraria al SIC dei Monti Pelati, a Vidracco (TO); recupero delle zolle erbose del magnocariceto nel SIC del Lago Borello e nel SIC dello Stagno di Oulx che ha permesso di rigenerare due delle aree umide che un tempo caratterizzavano in modo esteso la piana di Oulx. Piano di comunicazione del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) - Biodiversità per agricoltori e cittadini Il piano di comunicazione del PSR sviluppato con il contributo della Direzione Agricoltura e della Direzione Ambiente ha l obiettivo di favorire gli interventi previsti dalla Misura 323 Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale - e da diverse misure dell Asse 2. La collaborazione tra le due Direzioni si è sviluppata con l elaborazione di un progetto che ha coinvolto le aree protette regionali nella valorizzazione della biodiversità nell ambito della formazione, dell informazione ai cittadini e della didattica. Per la gestione e il coordinamento del progetto, sono stati individuati gli Enti gestori delle aree na- Tabella Verifiche di ottemperanza per la Valutazione di Incidenza - anno 2012 Nome progetto Sito Natura 2000 Completamento del progetto della via navigabile sul fiume Ticino da Castelletto sopra Ticino/Sesto Calende fino all'imbocco del canale industriale - Castelletto sopra Ticino, Varallo Pombia (NO) Acquedotto a servizio della Valle Susa. IV lotto tratto Bardonecchia-Salbertrand condotta principale - Smat spa - comuni vari Interventi di razionalizzazione e potenziamento impianti di risalita della stazione sciistica San Domenico - Realizzazione seggiovia quadriposto denominata "Ciamporino" - Varzo (VB) Interventi Forestali - Rassa (VC) Intervento in ceduo invecchiato a governo misto di faggio - Roburent (CN) Intervento in faggeta con latifoglie mesofile - Bagnasco (CN) Nuovo passaggio artificiale per l'ittiofauna sulla traversa sul fiume Po con annesso minihydro per l'uso plurimo della risorsa in loc. Belvedere - La Loggia (TO) - Iren Energia Spa Sistema acquedottistico di valle (Bardonecchia-Caselette). lotto II tratto Salbertrand-Bussoleno condotta principale - Smat Spa Realizzazione di intervento di ripristino morfologico nei pressi del secondo piazzale in loc. Bielmonte al fine di realizzare un'area ludica invernale comune Callabiana e Piatto (BI) Realizzazione nuove strutture commerciali - Publicon srl- Castelletto sopra Ticino (NO) Realizzazione strada di collegamento alla frazione Varda nel comune di Noasca Sistema acquedottistico di valle (Bardonecchia-Caselette). lotto II tratto Salbertrand-Bussoleno condotta principale - Smat Spa Valorizzazione e recupero della reggia di Venaria Reale e del borgo castello della mandria - realizzazione parcheggi e viabilità Valle del Ticino - IT Gran Bosco di Salbertrand IT Alpi Veglia e Devero - Monte Giove Alta Valsesia e Valli Otro, Gronda, Artogna e Sorba Faggete di Pamparato, Tana del Forno, Grotta delle Turbiglie e Grotte - IT Bosco di Bagnasco - IT Lanca di Santa Marta (Confluenza Po - Banna) - IT Orsiera Rocciavrè - IT Val Sessera Valle del Ticino - IT Parco Nazionale del Gran Paradiso IT Orsiera Rocciavrè - IT La Mandria - IT Fonte: Arpa Piemonte

148 12 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ turali protette regionali come i soggetti idonei, per competenza e presenza sul territorio, a realizzare concretamente le attività. Sono stati definiti quattro Parchi capofila per ambito territoriale. I capofila hanno gestito incontri, realizzato giornate di formazione per gli operatori individuati per svolgere attività di promozione degli interventi previsti dalla misura 323 con gli agricoltori del territorio di competenza. È stato realizzato un progetto rivolto alla scuola primaria di primo grado, cui era abbinato un concorso che si è concluso con la premiazione delle classi vincitrici. Si sono inoltre svolti degli incontri con la cittadinanza al fine di promuovere una conoscenza più ampia degli argomenti trattati. In merito a questa attività è possibile consultare anche il capitolo Agricoltura e il sito Gli elenchi (Black List) delle specie vegetali esotiche invasive del Piemonte Una delle principali cause, riconosciute a livello internazionale, della riduzione del livello di biodiversità è rappresentata dalla presenza e dallo sviluppo di specie esotiche (denominate anche specie aliene o alloctone) 4. Al fine di creare uno spazio di confronto tra i diversi Enti che si occupano di specie alloctone e delle problematiche tecniche e gestionali determinate dalla loro presenza in ambito agricolo, sanitario e di conservazione della biodiversità, si è deciso di attivare nel 2012 un Gruppo di Lavoro sulle specie vegetali esotiche (riconosciuto con Determinazione DB0701 n. 448 del 25 maggio 2012). Il Gruppo di Lavoro è coordinato dalla Regione ed è composto da rappresentanti di diverse Direzioni regionali (Ambiente, Agricoltura, Opere Pubbliche, Difesa del suolo, Economia Montana e Foreste), dall Università degli Studi di Torino, Ipla, Enea e dalla Federazione Interregionale Piemonte e Valle d Aosta dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali. Uno dei primi risultati raggiunti dal Gruppo di Lavoro è stata la redazione di elenchi di specie esotiche invasive (Black List) che determinano o che possono determinare particolari criticità sul territorio piemontese e per le quali è necessaria l applicazione di misure di prevenzione/gestione/lotta e contenimento. La definizione di questi elenchi permette di concentrare l attenzione sulle specie che determinano maggiori criticità e di ottimizzare quindi gli interventi sul territorio per limitare l introduzione delle specie invasive e definire adeguati e specifici interventi di eradicazione e/o contenimento. Qui di seguito si riportano le tre liste di specie individuate: Black List-Management List che comprende le specie esotiche presenti in maniera diffusa sul territorio e per le quali non sono più applicabili misure di eradicazione ma bisogna evitarne l utilizzo; possono tuttavia essere applicate misure di contenimento e interventi di eradicazione da aree circoscritte; Black List-Action List che comprende le specie esotiche che hanno una distribuzione limitata sul territorio e per le quali sono ancora applicabili, e auspicabili, misure di eradicazione; Black List-Warning List che comprende le specie esotiche che non sono ancora presenti nel territorio regionale ma che hanno evidenziato in regioni confinanti caratteri di invasività o che hanno determinato, in altri territori, particolari criticità sull ambiente, l agricoltura e la salute pubblica. Le suddette liste (tabelle 6.5 e 6.7) sono state riconosciute dalla Giunta regionale del Piemonte con DGR n del 18 dicembre 2012 ( Identificazione degli elenchi - Black List - delle specie vegetali esotiche invasive del Piemonte e promozione di iniziative di informazione e sensibilizzazione ) Nell ambito vegetale, per esotica si intende una specie o sottospecie introdotta dall uomo volontariamente o involontariamente in un nuovo territorio al di fuori del naturale areale di distribuzione. Ogni elemento di tali specie che abbia la possibilità di sopravvivere e successivamente riprodursi (semi, spore e propaguli vegetativi) è compreso nella definizione.

149 componenti ambientali 13 NATURA E BIODIVERSITÀ Tabella Management List Management List (Gestione) Nome progetto Livello di priorità Impatti Biodiversità Agricoltura Salute Manufatti Acer negundo x X x Ailanthus altissima x X x x Amaranthus (solo specie alloctone) X (x) Ambrosia artemisiifolia x X x x Amorpha fruticosa x X Artemisia annua X Artemisia verlotiorum x X x Arundo donax x X x Bidens frondosa x X (x) Buddleja davidii x X x Carex vulpinoidea x X Commelina communis X x Cyperus spp. (solo specie alloctone) x X x Eleocharis obtusa X Elodea sp. x X Fallopia (Reynoutria) x X (x) x Heteranthera reniformis x X x Humulus japonicus x Impatiens balfourii x Impatiens glandulifera x x Impatiens parviflora x x Leptochloa fascicularis x Murdannia keisak x x Oenothera sp. x Parthenocissus quinquefolia x x Paspalum disticum x x Persicaria nepalensis x Phytolacca americana x x (x) Prunus laurocerasus x Prunus serotina x x Quercus rubra x x Robinia pseudoacacia* x x Senecio inaequidens x x x x Sicyos angulatus x x x x Solidago gigantea x x Sorghum halepense x x Spiraea japonica x x Livello di priorità: quali specie necessitano priorità di intervento rispetto alle altre; tra gli impatti i dati tra parentesi indicano impatti limitati. * Viene mantenuta la possibilità, in ambiti di pianura caratterizzati da agricoltura intensiva, di utilizzarla per impianti misti di arboricoltura da legno. Fonte: Regione Piemonte La valutazione dei Servizi Ecosistemici come nuovo strumento gestionale La Regione Piemonte è entrata nel comitato degli utenti del progetto Life+ MGN in cui si svolgerà il primo confronto a livello nazionale sulla valutazione dei Servizi Ecosistemici. Tale valutazione avrà un ruolo negli anni a venire in qualità di strumento di gestione e finanziamento delle politiche europee. I Servizi Ecosistemici (SE) sono, secondo la definizione del Millenium Ecosystem Assessment, il progetto di ricerca sullo stato dell ambiente a scala globale che ha coinvolto sotto l egida dell ONU migliaia di ricercatori di tutto il mondo, i benefici

150 14 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ Tabella Action List Action List (Eradicazione) Nome progetto Impatti Biodiversità Agricoltura Salute Manufatti Ambrosia trifida x x Apios americana x Azolla sp. X Broussonetia papyrifera X Eragrostis curvula X Heracleum mantegazzianum X x Lagarosiphon major X Lemna minuta X Lonicera japonica X Ludwigia peploides X Najas gracillima X Nelumbo nucifera X Pawlonia tomentosa X x Pueraria lobata X x Rudbeckia laciniata X Solanum carolinense x Sporobolus sp. X Trachicarpus fortunei X Ulmus pumila X Woolfia arrhiza X Fonte: Regione Piemonte Tabella Warning List Warning List (Allerta) Nome progetto Impatti Biodiversità Agricoltura Salute Manufatti Alternanthera philoxeroides x Eichornia crassipes x Miriophyllum aquaticum x Fonte: Regione Piemonte che le persone ottengono dall ecosistema. Possono essere intesi come i beni pubblici naturali, che sono alla base di molti dei servizi fondamentali da cui dipendono le nostre società quali: disponibilità di acqua potabile; fertilità e erosione del suolo, approvvigionamento di cibo, assorbimento di carbonio; impollinazione delle colture; approvvigionamento e conservazione delle risorse idriche, ecc. Si possono distinguere in quattro grandi categorie: supporto alla vita (ciclo dei nutrienti, formazione del suolo e produzione primaria); approvvigionamento (la produzione di cibo, acqua potabile, materiali o combustibile); regolazione (regolazione del clima e delle maree, depurazione dell acqua, impollinazione e controllo delle infestazioni); valori culturali (fra cui quelli estetici, spirituali, educativi e ricreativi).

151 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 15 Questi servizi non sono completamente inclusi nel mercato e non sono quantificati adeguatamente, in termini comparabili con i servizi economici e il capitale manifatturiero. Per questo motivo si dà spesso loro un peso ridotto nelle politiche decisionali. La consapevolezza dei molteplici servizi ecologici che la biodiversità svolge è ancora poco diffusa, e ancor minore quella del valore economico che essi rappresentano, sebbene la loro perdita contribuisca a fenomeni che possono minare i fondamenti da cui dipendono la vita sociale e l economia. Ecosistemi sani offrono un contributo significativo, proprio perché i loro servizi, gratuitamente utilizzati dall uomo, costituiscono risorse non sostituibili. Conoscere il valore economico totale di tali risorse e dei beni ambientali è fondamentale per verificare la razionalità delle scelte di sviluppo, per dare significato alle politiche di tutela dell ambiente e individuare le aree più fragili dove il cambiamento è più probabile. Occorre quindi cercare di riconoscere il valore economico di questi servizi in modo che vengano pesati nel bilancio economico complessivo. A tale riguardo la valutazione dei servizi ecosistemici potrà costituire la base per una revisione dei termini economici con cui considerare il territorio e i suoi capitali attraverso una pianificazione territoriale più consapevole del significato dei processi ecologici e più orientata verso una sostenibilità concreta. Riguardo alle modalità della loro quantificazione e integrazione nelle decisioni di gestione delle risorse naturali e nella pianificazione del territorio sono stati promossi numerosi progetti nazionali e internazionali (Tebb, Eea/ MA 2015, Diversitas Quest, Rubicode, Sensor e un gruppo di lavoro internazionale ( esp/77468/77408,). In Italia la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici viene attualmente riconosciuta nel settore Agricolo come un fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie per l uomo, il bestiame, le colture e le specie selvatiche di animali e vegetali. Attualmente non è stata ancora avviata un analisi quantitativa per la mappatura e la quantificazione di tali servizi, né impostata una valutazione economica, con specifico riferimento alla biodiversità. Stato di conservazione dei galliformi alpini in Piemonte I galliformi alpini costituiscono un valido indicatore ecologico del livello di degrado dell ambiente alpino, poiché sensibili ai più piccoli cambiamenti ambientali e ai disturbi di natura antropica. L ambiente ideale per queste specie è caratterizzato da spazi aperti con presenza di arbusti nani, che offrono cibo e riparo quando il terreno non è coperto da neve, prati e alberi radi. Tali ambienti hanno subito, nel corso dell ultimo secolo, varie evoluzioni a causa del progressivo abbandono delle montagne da parte dell uomo e dello sviluppo delle attività sportive invernali. Il quadro relativo alla distribuzione dei galliformi, desunto dai risultati del progetto Alcotra Italia- Francia: I galliformi sulle Alpi Occidentali come indicatori ambientali, monitoraggio, conservazione e gestione delle specie, riflette una certa stabilità per quanto riguarda le popolazioni del Fagiano di monte. I risultati delle analisi sanitarie e di dinamica di popolazione mostrano situazioni eterogenee all interno del territorio regionale, sottolineando la necessità di mantenere, se non migliorare, le strategie di conservazione messe in atto per la tutela di questa specie. Per la Coturnice, dopo un picco di densità delle popolazioni, attualmente i parametri vitali e sanitari evidenziano uno status non favorevole alle popolazioni. Questa condizione ha suggerito una riduzione dei piani di prelievo negli anni di attuazione del progetto e sarebbe auspicabile mantenere lo stesso approccio conservazionistico anche nei prossimi anni. Coturnice Foto: Dante Alpe

152 16 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ I dati distributivi, censuari, di cattura, genetici, sanitari indicano invece per la Pernice bianca una situazione più critica, evidenziando la necessità di aumentare le misure di conservazione e di limitare/ precludere le attività di gestione venatoria. Infine, per quanto riguarda il Francolino di monte le informazioni desunte, pur incrementando la conoscenza della specie sul territorio, non sono sufficienti a definire in maniera esaustiva lo status delle popolazioni. Fagiano di monte Foto: Dante Alpe BOX 2 - Il progetto AlcOTra Italia - Francia I galliformi sulle alpi occiden- TALI come indicatori ambientali, monitoraggio, conservazione e gestione Il progetto I galliformi alpini sulle Alpi occidentali come indicatori ambientali. Monitoraggio, conservazione e gestione delle specie, promosso e coordinato dall Osservatorio regionale sulla fauna selvatica, conclusosi nell agosto 2012, ha coinvolto molteplici enti: da parte francese l Observatoire des Galliformes de Montagne (coordinato dall Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage), e per parte italiana, la Regione Piemonte, la Regione Val d Aosta e il CNR-Istituto per le Scienze dell Atmosfera e del Clima. In ambito regionale sono stati coinvolti inoltre il Parco naturale Orsiera-Rocciavrè, Parco naturale delle Alpi Marittime, Parco naturale della Val Troncea, Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand, Parco naturale Alpe Veglia e Devero, il Parco Nazionale del Gran Paradiso e alcuni Comprensori alpini. Si sono realizzate molteplici attività di analisi territoriale, conoscenza dello stato sanitario e degli aspetti genetici, dinamica di popolazione e clima, valutazione degli impatti antropici, monitoraggio e censimento. Analisi territoriale La conoscenza del territorio è avvenuta tramite la caratterizzazione fisionomica, a partire dal 1988 fino al 2009, sulla base di immagini satellitari, per un area campione di circa ettari. È emerso come molte delle superfici erbacee o radure, presenti nel 1988 si siano ridotte, o talvolta scomparse, sulle immagini del 2001 e del 2009, in seguito alla cessazione dell utilizzo prativo o pascolivo, trasformandosi prima in chiazze arbustive e poi arboree. Analoga tendenza è osservata nei pascoli di quota, molti dei quali sono caratterizzati dalla copertura arbustiva, in particolare nelle aree più marginali. Queste modificazioni ambientali hanno causato effetti sulla dinamica di popolazione e sulla distribuzione dei Galliformi alpini, andando così ad incrementare i rischi per la conservazione di tali popolazioni. Aspetti sanitari e genetici Gli indici epidemiologici e la presenza di parassiti intestinali, tipici di questi uccelli evidenziano una criticità legata alla sporadicità o addirittura all assenza di parassiti specie-specifici in alcune settori alpini, soprattutto per quanto riguarda la Pernice bianca. Questa fragilità dell interazione ospite-parassita può essere espressione dell instabilità della popolazione ospite e potrebbe comportare la colonizzazione da parte di parassiti non specie-specifici di nicchie lasciate libere.

153 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ 17 Da un punto di vista genetico non sono emerse carenze significative nei livelli di variabilità genetica delle diverse popolazioni e l analisi filogeografica conferma che la caratterizzazione della popolazione di Pernice bianca e Coturnice è quella attesa, senza riscontri di altre sottospecie. Un ulteriore sintomo delle problematiche relative alla Pernice è stato evidenziato dalle difficoltà riscontrate per le catture di individui adulti, sia per quanto riguarda la contattabilità degli uccelli sia per l importante mortalità durante le catture sul versante italiano. Dinamica di popolazione e clima I modelli empirici sulla dinamica di popolazione hanno fornito chiare e utili informazioni per comprendere la dinamica delle specie e nella scelta delle opportune strategie di conservazione. La dipendenza dalla densità delle popolazioni (competizione intra-specifica) è un fattore importante per entrambe le specie di Galliformi analizzate (Fagiano di monte e Pernice bianca). Le condizioni meteorologiche primaverili (temperatura e precipitazioni) giocano un ruolo chiave sul successo riproduttivo del Fagiano di monte. Piogge violente poco prima o dopo la schiusa dei pulcini di Fagiano di monte possono dilavare le uova dai nidi e causare problemi di termoregolazione ai pulcini subito dopo la schiusa. Per quanto riguarda la Pernice bianca, la popolazione risulta sfavorita dalle alte temperature e alte escursioni termiche in aprile, probabilmente perché favoriscono un precoce scioglimento delle nevi. Inoltre l assenza della neve quando le Pernici sono in abito invernale le rende più vulnerabili alla predazione. Le proiezioni climatiche fanno presupporre una certa stabilità della popolazione di Fagiano di monte per i prossimi decenni. I risultati, infatti, indicano che l effetto diretto dei cambiamenti climatici probabilmente non rappresenta la preoccupazione maggiore per le popolazioni, mentre altri fattori (per es. le modificazioni dell habitat, le attività ricreative) svolgono un ruolo più importante. I modelli evidenziano invece un concreto rischio di estinzione locale della popolazione di Pernici bianche. Le proiezioni sull andamento futuro indicano un declino della popolazione a causa del previsto innalzamento delle temperature nei periodi biologici più delicati. Impatti delle attività antropiche Mediante il progetto è stato possibile raccogliere, ordinare ed elaborare numerose informazioni legate alle attività antropiche, da cui derivano gli impatti su queste specie. L analisi delle diverse fonti di rischio di origine antropica e lo studio dell idoneità del territorio alpino hanno permesso di produrre mappe di rischio e di vocazionalità per ogni specie interessata dal progetto. Il risultato forse più importante è stato raggiunto nella prevenzione degli incidenti da impatto contro i cavi aerei. La raccolta, il riordino e l aggiornamento dei dati relativi agli impianti di risalita ha permesso la realizzazione di un atlante degli impianti a fune. Questo strumento sarà estremamente utile in tutti i casi di pianificazione ambientale e di gestione del territorio che debbano Pernice bianca considerare gli effetti degli interventi sulle popolazioni di Galliformi. Inoltre la maggior ditta italiana produttrice di cavi per impianti di risalita ha realizzato un nuovo tipo di cavo, costituita da trefoli di diversi colori, a maggiore contrasto visivo, che è stato posizionato per la prima volta in Italia su un impianto piemontese. Monitoraggio e censimenti Il lavoro di confronto e di analisi delle diverse metodologie di censimento adottate per le diverse specie ha evidenziato una notevole eterogeneità tra i soggetti coinvolti, ma ha altresì permesso di individuare alcune migliorie da mettere in atto. Foto: Dante Alpe

154 18 componenti ambientali NATURA E BIODIVERSITÀ Gli enti coinvolti hanno cercato di uniformare le metodiche da attuare per la raccolta dei dati censuari e di dinamica delle popolazioni al fine di incrementare la qualità e la quantità delle informazioni disponibili. È stata inoltre applicata, testata e validata positivamente una nuova metodologia di indagine per la stima delle consistenze dei Galliformi (Distance). Tale strumento potrà essere utilizzato soprattutto per quanto riguarda le attività censuarie concernenti il Fagiano di monte. Inoltre, questa tipologia di censimento potrà fornire informazioni più facilmente confrontabili tra aree differenti e meno legate al protocollo di raccolta dei dati, incrementando così le possibilità di comprendere gli andamenti delle popolazioni. AUTOri Enrico RIVELLA, Davide VIETTI, Maurizio BATTEGAZZORRE - Arpa Piemonte Vittorio BOSSER-PEVERELLI, Simonetta AVIGDOR, Matteo MASSARA, Carlo DI BISCEGLIE -Regione Piemonte Francesca MARUCCO, Elisa AVANZINELLI, Mattia COLOMBO -Centro Conservazione e Gestione Grandi Carnivori Alberto SELVAGGI - IPLA RIFERIMENTI Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica natura sono disponibili all indirizzo: Le attività e la documentazione sulla tematica Aree Protette, ecosistemi e biodiversità sono disponibili all indirizzo: Altri link alle attività specifiche: Taberlet P, Zimmermann NE, English T, Tribsch A, Holderegger R, Alvarez N, Niklfeld H, Coldea G, Mirek Z, Moilanen A, Ahlmer W, Ajmone-Marsan P, Bona E, Bovio M, Choler P, Cieślak E, Colli L, Cristea V, Dalmas J-P, Frajman B, Garraud L, Gaudeul M, Gielly L, Gutermann W, Jogan N, Kagalo AA, Korbecka G, Küpfer P, Lequette B, Letz DR, Manel S, Mansion G, Marhold K, Martini F, Negrini R, Niño F, Paun O, Pellecchia M, Perico G, Piękoś-Mirkowa H, Prosser F, Puşcaş M, Ronikier M, Scheuerer M, Schneeweiss GM, Schönswetter P, Schratt- Ehrendorfer L, Schüpfer F, Selvaggi A, Steinmann K, Thiel-Egenter C, Van Loo M, Winkler M, Wohlgemuth T, Wraber T, Gugerli F, IntraBioDiv Consortium, Genetic diversity in widespread species is not congruent with species richness in alpine plant communities. Ecology Letters, 15 (12):

155 uso delle risorse 2013 qualità della vita TURISMO ambiente urbano

156 2 qualità della vita ambiente urbano A tutti i livelli istituzionali l attenzione alla qualità della vita negli ambienti urbani è altissima. L Unione Europea, consapevole delle criticità legate a queste aree, ha cercato di orientare e focalizzare gli obiettivi proposti dal Sesto Programma di Azione Ambientale verso un miglioramento della qualità della vita nelle aree urbane e metropolitane. A livello nazionale, Ispra realizza annualmente dal 2004 un Rapporto sulla qualità dell ambiente urbano e da quest anno la sezione dedicata sul sito accosta alle aree urbane anche quelle metropolitane. Ambiente urbano, area metropolitana questi due termini sembrano sempre più fondersi per dare alla dimensione urbana una definizione comune. Oggi la qualità delle aree urbane e metropolitane si misura come il rapporto tra lo spazio costruito e le persone e il loro riflettersi nell ambiente che li circonda. In Piemonte, l unica realtà che rientra nella definizione di area metropolitana è quella della città di Torino con i comuni limitrofi e, a tale riguardo, nell area torinese si sono sviluppate forme di coordinamento delle politiche per la gestione del territorio e dei servizi, facilitando gli sforzi verso obiettivi condivisi. Quest anno, in questo capitolo si propone un approfondimento sulle Smart Cities, concetto sempre più diffuso che esprime una città intelligente, interconnessa da sistemi digitali, ecologica e competitiva dal punto di vista economico. Testoni (2013) ribadisce che Il concetto di riqualificazione urbana è inteso in senso materiale e immateriale, cioè non solo come alterazione fisica dello spazio ma anche come azione complessa che coinvolge contestualmente la tutela delle risorse ambientali, il welfare economico e il benessere sociale. L Unione europea crede da anni e investe nella progettazione delle Smart Cities, proponendo ogni anno una Conferenza Europea; quest anno la Conferenza si è tenuta nei giorni 5 e 6 giugno a Budapest Per approfondimenti su dati e indicatori inerenti l ambiente urbano trattati da Arpa Piemonte:

157 qualità della vita ambiente urbano 3 BOX 1 - Il Progetto Smart Cities realizzato dall ANCI L ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha attivato un Osservatorio Nazionale Smart City, in grado di registrare e diffondere tutte le buone pratiche dei Comuni. Mettere a sistema le buone pratiche è il metodo migliore per trasformarle in modelli in quanto la pubblicazione in rete delle esperienze consente l accesso a tutte le amministrazioni comunali. L Osservatorio nasce da una collaborazione tra il Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca con gli altri Ministeri interessati e porta in rilievo le esperienze positive già attuate in Italia dalle città di Napoli, Genova, Firenze, Bari, Venezia e Torino che hanno partecipato ai bandi Smart Cities europei. L Osservatorio, quindi, oltre al ruolo di fondatore, avrà anche quello di promotore e sostenitore, fornendo impulsi a favore di Smart enviroment, Smart energy, Smart waste. Alcune suggestioni del progetto: È necessario partire dalle città perché: ospitano oltre il 50% della popolazione mondiale; consumano il 75% dell energia mondiale; sono responsabili dell 80% delle emissioni di CO 2 ; producono il 75% dei rifiuti. Le cities hanno la necessità di diventare smart perché: sono responsabili delle politiche locali, quelle che incidono direttamente sui cittadini e lo sviluppo; sono chiamate a maggiori responsabilità con risorse sempre minori; hanno obblighi diretti sempre maggiori (direttive aria, acqua, rumore, sicurezza ); hanno problemi simili ma necessitano di soluzioni locali commisurate alle diverse specificità; possono attuare più facilmente sperimentazioni avanzate di PPP (Partenariato Pubblico Privato). Smart City è un tema di forte spinta da parte della politica europea: European Strategic Energy Technology Plan SET Plan - Towards a low-carbon future (Roadmap al 2020) (ottobre 2009); 8 iniziative tra cui Smart Cities Initiative - migliore efficienza energetica e diffusione di energie rinnovabili nelle grandi città, economia a basse emissioni di CO 2, dotazione finanziaria miliardi di euro (su 58/71) fino al 2020; progettazioni: forte correlazione tra produzione/gestione energetica, infrastrutture di rete evolute (NGN o smart grid), integrazione reti/servizi innovativi. Per approfondimenti visualizza i documenti dell ANCI sulle Smart Cities *. Bari Bologna Cosenza Genova Lecce Modena Pavia Potenza Reggio Emilia Venezia Verona Fonte dati: ANCI * rev24_7.pdf

158 4 qualità della vita ambiente urbano BOX 2 - Il verde urbano può contrastare l inquinamento 1 Le Smart City ad oggi in Italia sono: Il verde urbano può contribuire alla protezione dell ambiente soprattutto in città, in quanto le piante esercitano non solo un beneficio estetico, ma svolgono anche un importante ruolo nel contrastare l inquinamento atmosferico, migliorando la qualità dell aria. La loro azione benefica deriva dalla capacità di effettuare scambi gassosi con l ambiente esterno; infatti, liberano l ossigeno vitale per tutti gli organismi viventi e assorbono gas inquinanti come, ad esempio, l anidride carbonica essenziale per la funzionalità della pianta. Le piante disinquinano accumulando anidride carbonica La capacità delle piante di assorbire e, quindi, ridurre la concentrazione di anidride carbonica nell aria rappresenta un obiettivo fondamentale previsto dal protocollo di Kyoto. Le piante possono assorbire grosse quantità di CO 2, che costituisce la principale causa dell effetto serra e la cui concentrazione in atmosfera è notevolmente aumentata negli ultimi anni; essa risulta attualmente pari a circa 390 ppm, con un ritmo di crescita annuale di 2,5 ppm. Le quantità di CO 2 assorbite dalle piante dipendono da diversi fattori come ad esempio il diametro dell albero: l accumulo di CO 2 può variare da 16 kg/anno per piccoli alberi (8-15 cm) a lenta crescita, fino a circa 360 kg/anno per alberi più grandi e al loro ritmo massimo di accrescimento (McPherson et al., 1995; Nowak, 1994; Nowak et al. 2000). Altro fattore che influenza l assorbimento di CO 2 è il volume della chioma: in una indagine su due diverse querce, il Leccio e la Roverella rilevano una rimozione di carbonio di 151 kg/ anno di CO 2 per il leccio e di 185 kg/anno di CO 2 per la Roverella, caratterizzata questa da una chioma maggiormente estesa (Gratini et al., 2006). Vari studi, tra i quali quelli dell Università di Lancaster e del CEH (Centre for Ecology & Hydrology) di Edimburgo, hanno permesso di elaborare delle liste di specie vegetali caratterizzate da una differente capacità di sequestro della CO 2 (vedi tabella). Alto assorbimento Medio assorbimento Basso assorbimento Salice fragile (Salix fragilis) Melo (Malus domestica) Ontano napoletano (Alnus cordata) Olmo montana (Ulmus glabra) Salicone (Salix caprea) Frassino (Fraxinus excelsior) Lillà (Syringa vulgaris) Farnia (Quercus robur) Larice (Larix decidua) Suddivisione delle specie arboree in funzione della loro capacità di assorbire CO 2 Lauroceraso (Prunus laurocerasus) Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) Acero campestre (Acer campestre) Cipresso di Lawson (Chamaecyparis lawsoniana) Ontano nero (Alnus glutinosa) Acero riccio (Acer platanoides) Nocciolo (Corylus avellana) Cipresso (Cupressocy paris x leylandi) Tiglio (Tilia x europaea) Quercia rossa (Quercus rubra) Agrifoglio (Ilex aquifolium) Pioppo (Populus spp.) Sambuco nero (Sambucus nigra) Pino silvestre (Pinus sylvestris) Rovere (Quercus petraea) Betulla (Betula pendula) Ontano bianco (Alnus incana) Acero di monte (Acer pseudoplatanus) Salice bianco (Salix alba) Biancospino (Crataegus spp.) Ciliegio selvatico (Prunus avium) Fonte: Università di Lancaster e del CEH (Centre for Ecology & Hydrology) di Edimburgo 1. Ipla. Sintesi di un documento realizzato all ambito del Progetto Central Europe Take a Breath.

159 qualità della vita ambiente urbano 5 Le piante disinquinano accumulando il particolato Le piante assorbono e metabolizzano anche altri agenti inquinanti gassosi pericolosi per la salute umana come il monossido di carbonio, l anidride solforosa, gli ossidi di azoto e ozono e le polveri fini (particolato), tutti di origine principalmente antropica derivati da attività umane: traffico veicolare, riscaldamento domestico, centrali termoelettriche, processi industriali. Negli Stati Uniti il Servizio Foreste del Dipartimento Agricoltura ha calcolato che gli alberi delle città rimuovono dall aria una quantità di inquinanti (O 3, PM 10, SO 2, CO) pari a tonnellate all anno, per un valore di 3,8 miliardi di dollari (Nowak et al., 2006). Nel 2000, secondo i dati riportati in Air Quality Guidelines Europe 2nd edition, si stimava l immissione giornaliera nell aria di circa 10 milioni di tonnellate di particolato. A livello globale, le masse di particolato prodotte per cause naturali sono preponderanti rispetto a quelle prodotte dalle attività umane; tuttavia le sorgenti antropiche sono in grado di immettere in atmosfera una maggior quantità di particelle contenenti sostanze tossicologicamente rilevanti per la salute e per l ambiente. Inoltre, queste ultime tendono a concentrarsi spazialmente, cioè rendono alcune zone maggiormente a rischio rispetto ad altre: ne sono un tipico esempio i centri urbani e industriali. Le piante sono accumulatrici di particolato; le lamine fogliari con particolari caratteristiche morfologiche possono avere funzione di sink in quanto riescono a catturare le particelle inquinanti che si depositano in superficie. Queste particelle in alcuni casi saranno assorbite dalle cellule fogliari ed entreranno nel metabolismo della pianta, in altri casi, più semplicemente, vi si accumuleranno fino a quando le precipitazioni non le convoglieranno a terra. Una ricerca pubblicata nel 2012 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology afferma che a livello stradale l inquinamento potrebbe essere ridotto sino al 30% grazie all azione depuratrice delle piante che assorbono biossido di azoto e particolato. Sono stati effettuati diversi studi in America e in Inghilterra per identificare le caratteristiche morfologiche fogliari più favorevoli all accumulo delle particelle atmosferiche e per valutare i quantitativi di particolato accumulato dai vegetali. L Olmo, ad esempio, ha una densa peluria e una superficie fogliare corrugata, quindi è propensa a formare micro turbolenze, le foglie di Tiglio, oltre a presentare una pelosità della lamina inferiore, possono avere una certa viscosità dovuta alla melata prodotta dagli afidi, utile per trattenere maggiormente il particolato. In generale, le conifere sono più efficaci nella rimozione delle polveri rispetto alla maggior parte delle latifoglie decidue perché mantengono le foglie nel periodo invernale allorché l inquinamento raggiunge i massimi livelli e vi è un maggiore inquinamento da particelle di tipo PM 2,5 ; d altro canto, le latifoglie decidue sono considerate più resistenti all inquinamento rispetto alle conifere proprio perché il rinnovo dell apparato fogliare consente una riduzione del carico annuale di sostanze inquinanti che catturano. Se questo è sicuramente un effetto positivo per

160 6 qualità della vita ambiente urbano la pianta, l accumulo delle foglie cadute sul terreno può tuttavia determinare altri danni fisiologici, in particolare all apparato radicale. Rispetto agli arbusti, gli alberi sono più efficienti nell assorbimento di inquinanti gassosi e nell intercettazione di particolato, in virtù della maggiore superficie fogliare e del maggior rimescolamento dell aria che passa attraverso la chioma. Un importante progetto condotto negli Stati Uniti a Chicago (McPherson et al., 1994) ha permesso di calcolare che: un ettaro di superficie alberata (con una copertura vegetale dell 11%) può rimuovere in un anno 591 tonnellate di inquinanti così diversificati: 212 tonnellate di particolato inferiore a 10 μm, 191 tonnellate di ozono, 89 tonnellate di biossido di azoto, 84 tonnellate di biossido di zolfo, 15 tonnellate di monossido di carbonio; un ettaro di copertura arborea produce ossigeno per 30 persone e riduce fino a 60 t/anno la quantità di CO 2. La quantità di ossigeno prodotto dalle piante è in funzione delle dimensioni. INDICatORI PER L AMBIENTE URBANO Densità di popolazione e consumo di suolo Torino e Novara sono le città a maggiore densità di popolazione seguite da Biella e Verbania. Il trend dell aumento della densità abitativa di queste due città viene confermato anche dal Rapporto Ispra sulle Aree urbane Tabella Densità abitativa - anni Comuni abitanti per km 2 di superficie comunale Alessandria 449,4 452,5 457,3 460,6 469,7 466,2 Asti 486,1 488,8 493,5 498,0 504,1 505,0 Biella 983,8 984,5 984,7 981,7 976,6 976,1 Cuneo 456,7 457,4 459,5 461,6 464,8 466,0 Novara 997,2 997, , , , ,4 Torino 6.918, , , , , ,3 Verbania 818,2 819,9 824,4 827,2 830,5 830,9 Vercelli 558,5 557,1 573,4 589,0 588,0 588,9 Fonte: Istat Nello Stato dell Ambiente dello scorso anno, era stata approfondita l indagine relativa al consumo di suolo: rsa2012/m03-01.html L indagine ha stimato come nelle aree urbane il consumo di suolo sia passato da del 1996 a ettari del 2007 per la città di Torino e da nel 1996 a ettari nel 2007 per la città di Novara. Il consumo di suolo si è concretizzato nell aumento sia delle aree residenziali che di quelle commerciali. Per visualizzare tutta la serie storica dell indicatore: Energia Dal 2000 ad oggi, lo scenario energetico dei capoluoghi di provincia si è sensibilmente modificato in particolare per quanto concerne l utilizzo di modalità energetiche sostenibili. Nel 2000 solo la città di Torino era dotata di un Piano Energetico Comunale (PEC), seguita nel 2001 dalla città di Biella. Ad oggi anche Alessandria, Asti e Cuneo hanno approvato e adottato un PEC. I teleriscaldamento presente a Torino dal 2000 si è diffuso anche a Biella e a Novara. L installazione dei pannelli solari sugli edifici comunali dal 2006, ad oggi, seppur con valori ancora bassi, è un segnale importante dell intenzione di proseguire verso una maggiore pianificazione sostenibile (tabella 7.2). Tra le buone pratiche collegate all utilizzo di energia, che possono classificarsi green, ci sono proprio gli interventi di riqualificazione energetica degli stabili comunali che vanno dalle coibentazioni esterne al monitoraggio telematico dei consumi di calore. Per approfondire tutti gli aspetti legati alla green economy consulta il rapporto realizzato dall Ires,

161 qualità della vita ambiente urbano 7 Tabella Estensione pannelli solari sugli edifici comunali anni Comuni m 2 per abitanti Asti 2,2 2,2 2,2 2,2 2,1 Alessandria 0,1 0,1 Biella 0,2 Cuneo Novara 4,2 3,8 3,8 3,8 Torino 0,2 0,2 0,2 Verbania 12,0 12,0 Vercelli 1,0 1,0 1,0 0,9 0,9 0,9 Fonte: Istat nella sezione pubblicazioni. Consumo energia elettrica Il consumo di energia elettrica ad uso domestico evidenzia una lieve diminuzione per quasi tutte le città. Il comune che presenta il maggior consumo di energia elettrica è Biella che rimane al di sopra di kw/h, Verbania invece presenta il consumo più basso. In futuro sarà sempre più importante l attenzione alla Green Energy attuabile nelle aree urbane. Per visualizzare tutta la serie storica dell indicatore: Figura Consumo energia elettrica per uso domestico per abitante - anni Per approfondire tutti i dati relativi all energia consulta il capitolo dedicato. Consumi idrici Anche i consumi idrici per uso domestico presentano una lieve diminuzione nel 2011, particolarmente evidente nel comune di Verbania, segno di una maggiore attenzione nell utilizzo di una risorsa sempre più strategica. Torino e Novara detengono ancora il primato di maggior consumo. Per approfondire tutti i dati relativi alla qualità delle acque, anche di quelle ad uso potabile consulta il capitolo dedicato (Acqua). Tabella Consumo di acqua per uso domestico anni Comuni litri per abitante al giorno Asti 177,8 163,7 178,4 163,5 175,6 150,6 163,4 Alessandria 187,3 190,8 180,2 172,7 169,4 166,5 164,1 Biella 179,5 178,6 185,5 179,6 177,6 174,1 172,3 Cuneo 192,3 191,1 199,2 186,5 161,5 141,5 159,2 Novara 244,1 244,9 231,9 222,5 203,1 199,9 195,4 Torino 238,4 243,4 226,4 223,4 221,1 210,3 211,4 Verbania 183,6 191,3 179,7 177,8 173,9 168,6 139,8 Vercelli 202,6 199,5 192,4 182,3 167,0 167,8 163,5 Fonte: Istat Fonte: Terna Qualità dell aria In Piemonte la qualità dell aria è misurata mediante il Sistema Regionale di Rilevamento della qualità dell aria costituito al 31 dicembre 2012 da 60 stazioni pubbliche e 6 private, per un totale di 66 stazioni di monitoraggio che rilevano le concentrazioni di inquinanti primari e secondari. Le stazioni di misura dislocate sul territorio sono di tre tipi: fondo (45 stazioni), traffico (20 stazioni) e industriale (1 stazione). Le stazioni di rilevamento collocate sul territorio dei capoluoghi di provincia consentono di valutare l evoluzione della qualità dell aria nelle aree urbane. I dati degli ultimi anni confermano la tendenza verso una stabilizzazione dei livelli di inquinamen-

162 8 qualità della vita ambiente urbano to che richiede però di continuare negli interventi strutturali mirati all ulteriore riduzione delle emissioni per superare le criticità ancora presenti. Incrementi dei valori degli inquinanti, sia invernali che estivi, si possono avere nel caso di anni caratterizzati da una meteorologia che sfavorisce la dispersione degli inquinanti o la loro produzione nel caso dell ozono. Il valore limite annuale è superato in quasi tutte le stazioni di traffico prese in considerazione e nella stazione di fondo di Torino. Figura PM 10, giorni di superamento del limite giornaliero (50 µg/m 3 ) in stazioni dei capoluoghi di provincia - anno 2012 Figura Stazioni per la valutazione della qualità dell aria Fonte: Arpa Piemonte Figura 7.4 NO 2 - media annuale - stazioni di fondo e traffico dei capoluoghi di provincia - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte PM 10 superamento limite giornaliero Il DLgs 155/10 stabilisce, come limite giornaliero per la protezione della salute umana, il valore di 50 µg/m 3 da non superare più di 35 volte l anno. Il limite dei 35 superamenti/anno è stato superato in tutte le stazioni di traffico e di fondo dei capoluoghi di provincia ad eccezione di Verbania e Biella, città caratterizzate da una climatologia più favorevole alla dispersione degli inquinanti. NO 2 media annuale Il DLgs 155/10 stabilisce un valore limite annuale pari a 40 µg/m 3. Fonte: Arpa Piemonte Ozono, superamento livello di protezione della salute umana Viene valutato il numero di giorni con almeno un superamento del valore obiettivo per la protezione della salute umana, pari a 120 µg/m 3 (massima media su 8 ore) da non superare per più di 25 giorni come media su 3 anni così come indicato dal DLgs 155/10. Per semplicità è riportato il valore relativo al solo anno In tutti i capoluoghi di provincia, nel 2012, il numero annuale di giorni nei quali è stato superato il valore obiettivo è risultato sempre maggiore di 25 (valore obiettivo per la protezione della salute umana). I

163 qualità della vita ambiente urbano 9 superamenti si sono verificati nei mesi caratterizzati da giornate con elevate temperature. Figura 7.5 Ozono, giorni con almeno un superamento del valore obiettivo - stazioni di fondo dei capoluoghi di provincia - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte Per approfondire tutti i dati relativi alla qualità dell aria: consulta il capitolo dedicato. Trasporti e Smart Cities La viabilità e la mobilità rappresentano due degli aspetti più critici per una città green, essendo settori di forte impatto sociale e ambientale, ma anche economico: molte sono le misure che si richiedono per migliorare il traffico, quali le limitazioni di accesso, i percorsi obbligatori e canalizzazioni, i nuovi parcheggi. Iniziative sempre più diffuse di car sharing, bike sharing e pedibus scolastici portano non solo ad un risparmio, ma anche ad una migliore fusione degli aspetti materiali e immateriali, vale a dire della componente reale con quella sociale, scopo questo di una Smart City. Il concetto di smart è inteso anche come integrazione di misure diverse, come ad esempio l installazione delle telecamere per controllare i varchi di accesso alle ZTL ambientali. capitolo. La maggior parte delle politiche anti-traffico, quali le giornate a targhe alterne o la limitazione alla circolazione alle vetture più obsolete, spesso non si sono rivelate così efficaci come previsto. Rispetto agli indicatori utilizzati gli scorsi anni per valutare i trasporti in ambiente urbano, quest anno si cercherà di proporre una lettura diversa, ad esempio i dati del parco veicolare vengono forniti in base alla densità veicolare. Anche lo standard emissivo delle auto sarà valutato non in termini assoluti ma in base al tasso di motorizzazione. Il dato di densità veicolare delle autovetture evidenzia che, mentre per Torino il dato è in diminuzione, con un trend ormai decennale di diminuzione, i dati negli altri capoluoghi si posizionano in controtendenza, con una densità in aumento. Tale tendenza potrebbe avere più significati: nella città di Torino una riduzione del reddito negli anni potrebbe aver portato ad un risparmio in tal senso, oppure potrebbe essere dovuto ad un progressivo cambiamento nelle abitudini a muoversi in città, prediligendo mezzi più smart (tabella 7.4). Analizzando il tasso di motorizzazione suddiviso per standard emissivo è interessante notare come, benché le auto più inquinanti siano diminuite e in taluni casi anche dimezzate, esse costituiscono ancora una buona parte del parco totale nei capoluoghi. Nella città di Torino il cambio, indotto anche dai fattori sopra elencati, è stato più rapido. Anche la ricchezza dei residenti influisce, infatti le città di Biella e Cuneo, dove i redditi sono mediamente più alti, l acquisto di nuovo modelli è stato favorito (tabelle 7.5 e 7.6). Per approfondire tutti i dati relativi ai trasporti consulta il capitolo dedicato Car sharing: Tutti i capoluoghi di provincia piemontesi hanno realizzato un proprio Piano Urbano del Traffico (PUT) già a partire dal Per rispondere in maniera sinergica ai problemi diffusi di inquinamento, occorre incidere non solo sui trasporti, ma anche sulle strutture degli edifici come evidenziato dallo studio condotto dall Enea e riportato nel presente

164 10 qualità della vita ambiente urbano Tabella Densità veicolare delle autovetture - anni Comuni veicoli per km 2 di superficie comunale Alessandria 333,6 336,6 341,6 346,6 339,5 346,8 351,7 354,4 359,8 353,7 357,1 363,2 Asti 384,5 390,1 394,5 403,9 401,7 405,7 408,6 409,1 414,4 412,4 418,8 423,8 Biella 841,3 870,5 880,6 890,8 855,8 856,3 858,0 858,8 857,6 847,4 848,1 854,0 Cuneo 373,3 383,6 392,8 397,5 398,6 402,1 403,7 410,4 414,4 410,7 414,1 426,2 Novara 731,5 746,0 758,5 771,6 762,5 773,0 775,8 773,9 773,4 762,1 762,9 767,5 Torino 5.566, , , , , , , , , , , ,0 Verbania 629,9 647,2 655,1 668,5 669,6 679,8 687,5 688,0 688,2 686,6 689,7 694,4 Vercelli 460,5 465,9 470,2 476,4 469,0 480,1 480,8 478,9 480,3 474,0 472,6 474,4 Fonte: Istat Tabella 7.5 Tasso di motorizzazione per autovetture Euro 0,1,2 e 3 Comuni autovetture per abitanti Alessandria 558,3 494,9 439,4 397,2 353,0 321,7 300,1 Asti 591,1 532,6 476,5 439,4 402,1 372,8 350,5 Biella 630,8 562,8 506,1 466,2 427,4 394,8 371,3 Cuneo 616,4 553,9 498,5 458,1 416,9 379,5 353,0 Novara 566,5 502,9 445,3 400,4 357,8 323,3 298,3 Torino 560,0 487,9 428,5 384,3 346,1 315,9 294,9 Verbania 576,6 519,0 464,9 422,2 383,0 348,9 317,7 Vercelli 627,1 557,1 497,3 440,8 386,9 352,5 327,4 Fonte: Istat Tabella 7.6 Tasso di motorizzazione per autovetture Euro 4 e 5 Comuni autovetture per abitanti Alessandria 51,9 115,0 167,2 209,3 241,8 274,0 302,2 Asti 44,9 103,2 151,6 187,4 222,8 254,9 280,8 Biella 53,5 123,0 176,8 212,7 253,5 287,9 320,3 Cuneo 46,6 110,7 173,5 212,5 250,9 288,4 331,8 Novara 53,8 117,1 169,6 209,2 244,4 272,9 296,8 Torino 58,8 134,0 194,4 243,7 271,6 282,9 305,8 Verbania 49,2 110,7 160,9 198,3 239,5 275,1 305,8 Vercelli 55,6 126,2 179,6 215,8 249,6 283,0 305,2 Fonte: Istat Mobilità sostenibile e smart Per favorire nuovi sistemi di mobilità urbana, le città devono iniziare a programmare e pianificare i trasporti in una logica di trasporti integrati. Già da tempo la Regione Piemonte e la Città di Torino hanno iniziato a lavorare in questa direzione. La pianificazione integrata dei trasporti deve iniziare dalle infrastrutture, con la loro localizzazione sul territorio. Spesso il progressivo inurbamento delle aree urbane ha causato uno scorretto sfruttamento dello spazio a disposizione, creando situazioni di grande congestione. In secondo luogo devono essere coinvolte le capacità tecnologiche, gestionali e amministrative. Per offrire ai cittadini alternative alle auto private, in grado di garantire capillarità, qualità, offerta temporale, occorre promuovere una nuova concezione dello spostarsi. Occorre declinare due concetti utili, quello di macro e micro mobilità: la prima viene associata al trasporto collettivo, mentre la seconda al trasporto pubblico individuale. In particolare la micro-mobilità inizia ad occupare spazi importanti all interno delle città, così il car sharing e il bike sharing, sono sempre più diffusi e sono sinergici al trasporto di tipo macro, possono coprire zone meno servite e possono entrare nelle zone centrali perché sono mezzi a basso impatto con basse emissioni. L ideale è for-

165 qualità della vita ambiente urbano 11 nire una molteplicità di servizi: bici, bici elettriche, mezzi elettrici, l uso di micro-veicoli elettrici a noleggio ecc. Ovviamente in un sistema smart tutti i mezzi devono essere collegati ad un unica piattaforma informatica che fornisca tutte le informazioni su sedi e orari, biglietto unico integrato anche su supporti mobile. Come ultima riflessione, ma non per questo meno importate, i sistemi di trasporto smart devono coinvolgere anche le persone diversamente abili, non devono esserci barriere ma devono essere accessibili a tutti. A tale riguardo il ministero del Welfare, ispirandosi al Libro Bianco dei Trasporti dell Unione Europea ha istituito la figura del disability manager, che ha il compito di divulgare le linee guida per l accessibilità e di verificarne l applicazione. Unificazione dei servizi bike sharing TOBike L azione promossa dalla Città di Torino, insieme ai comuni della zona ovest della cintura di Torino, si inserisce nell ottica di perseguire gli obiettivi imposti dall Unione Europea: riduzione del 20% di consumi di energia provenienti da fonti rinnovabili e tagli del 20% delle emissioni di CO 2. In data 3 novembre 2008, la Città di Torino ha deliberato in merito alla concessione per la gestione del servizio Bike sharing TOBike, per la durata di 12 anni. Il progetto prevedere a regime 390 stazioni con biciclette. Tale servizio vuole rispondere alle esigenze di mobilità dei residenti, pendolari e turisti, incentivando l uso di auto, bici e TPL (Trasporto Pubblico Leggero). Ad oggi sul territorio del Comune di Torino sono attive 72 stazioni TOBike, per un totale di 700 bici, con circa abbonati. I Comuni di Collegno, Grugliasco, Venaria Reale, Alpignano e Druento, facenti parte del Patto Territoriale Zona Ovest, nel 2008 hanno attivato un servizio sperimentale intercomunale di bike sharing, denominato Biciincomune. Il sistema è composto da 28 stazioni e connette la stazione ferroviaria, la metropolitana, la Facoltà di Agraria e la Reggia di Venaria. Vista la risposta positiva della cittadinanza, la Regione, insieme alla Città di Torino e al Patto Territoriale Zona Ovest, ha firmato un protocollo per la gestione comune di un sistema di bike sharing metropolitano, prevedendo a realizzare circa 77 nuove stazioni nel comune di Torino. Rifiuti La produzione di rifiuti urbani per i comuni capoluogo nel 2011 varia da un minimo di 428 kg/ abitante*anno per Novara ad un massimo di 582 kg/abitante*anno per Cuneo. In relazione alla raccolta differenziata, il superamento della quota di riferimento del 50% non è stato rispettato da Alessandria, Cuneo, Torino e Vercelli, mentre Asti e Biella raggiungono rispettivamente il 61% e il 54 %. Spiccano i comuni di Novara e Verbania che hanno superato il 70% di materiale raccolto in modo differenziato sul totale prodotto. Figura 7.6 Produzione di rifiuti urbani e raccolta differenziata anno 2011 Fonte: Regione Piemonte Per approfondire tutti i dati relativi ai rifiuti consulta il capitolo dedicato.

166 12 qualità della vita ambiente urbano BOX 3 - L importanza dei modelli di valutazione integrata nella valutazione di misure per il miglioramento della qualità dell aria Col recepimento nazionale della direttiva sulla qualità dell aria (Direttiva 96/62/CE poi sostituita dalla 2008/50/CE), la gestione di questa risorsa nelle diverse fasi di prevenzione, miglioramento e conservazione è stata affidata a ciascuna delle 20 Regioni italiane. Tale assegnazione implica l elaborazione di differenti Piani Regionali di gestione della Qualità dell Aria (PRQA), nei quali devono essere definite le misure necessarie a conseguire il rispetto dei valori di qualità entro i termini prescritti dalla direttiva stessa. Gli strumenti più idonei a valutare l efficacia delle misure del piano sono i cosiddetti modelli di valutazione integrata, tra cui merita particolare menzione il modello GAINS (Greenhouse and Air Pollution Interaction and Synergies) che è stato applicato in molti processi negoziali quali, ad esempio, il protocollo di Göteborg (Amann et al., 2011) e la Revisione della Strategia Tematica sull Inquinamento Atmosferico (Amann et al., 2012). In tale contesto, l Italia si è dotata di un proprio modello di valutazione integrata: il modello MINNI (Modello Integrato Nazionale a supporto della Negoziazione Internazionale sui temi dell inquinamento atmosferico, Zanini et al. 2005), le cui principali componenti sono schematizzate in figura a. Figura a - Principali componenti del sistema modellistico MINNI Il progetto è nato nel 2002 con l intento di superare i limiti dell applicazione dei modelli utilizzati a scala continentale su un territorio come l Italia in modo tale da supportare in modo più efficace il Ministero dell Ambiente, nella negoziazione internazionale sulle politiche di qualità dell aria e nella definizione di politiche a scala sia nazionale che regionale. Con il supporto del Ministero dell Ambiente, e in collaborazione con ARIANET S.r.l. e IIASA (Institute for Applied Systems Analysis), è stato così sviluppato un sistema modellistico che considera in modo adeguato le peculiarità italiane. GAINS-Italia, in particolare, è frutto della collaborazione tra ENEA e IIASA che aveva sviluppato la metodologia sulla modellistica integrata nel modello GAINS-Europa. L impiego del modello GAINS-Italia ha consentito, in una recente ricerca nazionale (D Elia et al., 2009), di esaminare l efficacia dei PRQA. I piani valutati comprendevano sia misure tecniche, come le misure end-ofpipe, che le cosiddette misure non tecniche. Quest ultima tipologia di misure, che richiede una modifica delle abitudini sia del singolo cittadino che dell intera società, è attualmente riconosciuta come parte integrante del processo di gestione dell ambiente da cui non si può più prescindere per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dell aria (Oxley e ApSimon, 2007). Uno degli obiettivi dello studio citato è consistito nello stilare un elenco di tutte le misure, sia tecniche che non tecniche, presenti in tutti i piani di qualità dell aria adottati dalle Regioni italiane. Successivamente, attraverso il modello GAINS-Italia e scegliendo il 2010 come anno di riferimento, si è proceduto a stimare la riduzione delle emissioni di SO 2, NO x e PM 10 nei settori energia, civile e trasporti, valutando inoltre le riduzioni nella concentrazione di PM 10 e l impatto sulla salute, quest ultimo in termini di riduzione dell aspettativa di vita dovuta alle concentrazioni di PM 2.5. Articolo di Ilaria D Elia 2, Mariantonia Bencardino 3, Luisella Ciancarella 4 2. ENEA CR Casaccia: 3. CNR Istituto sull Inquinamento Atmosferico U.O.S. Rende: 4. ENEA CR Bologna

167 qualità della vita ambiente urbano 13 Nella figura b è riportato il grafico con la frequenza di adozione delle misure nei PRQA e il relativo contributo percentuale alla riduzione delle emissioni di SO 2, NO x e PM 10. Figura b - Frequenza di adozione delle misure nei PRQA (barre) e contributo (%) di ciascuna misura alla riduzione delle emissioni di SO 2 (linea con triangolo blu), NO X (linea con rombo giallo) e PM 10 (linea con quadrato rosso) 1. Termovalorizzazione dei rifiuti urbani 2. Recupero biogas da frazione organica RSU 3. Teleriscaldamento 4. Solare Fotovoltaico 5. Eolico 6. Idroelettrico 7. Pozzo geotermico 8. Diffusione caldaie ad alto rendimento 9. Efficienza energetica edifici 10. Contabilizzazione calore 11. Pompe di calore 12. Solare Termico 13. Regolamentazione uso di alcuni combustibili nel settore residenziale 14. Incentivi metanizzazione impianti domestici 27. Autostrade del mare 15. Miglioramento efficienza stufe e camini 28. Rinnovo parco autobus + implementazione 16. ZTL servizio TPL 17. Limitazione circolazione 29. Applicazione Filtro Antiparticolato (FAP) 18. Pollution charge 30. Utilizzo biodiesel nelle flotte pubbliche e nelle 19. Car sharing flotte commerciali provate/taxi 20. Limitazione velocità autostrada 31. Diffusione combustibili gassosi per 21. Sharing mezzi a 2 ruote (bici e ciclomotori) autotrazione 22. Rinnovo parco macchine 32. Diffusione mezzi ad idrogeno 23. Rinnovo parco autocarri ed automezzie 33. Razionalizzazione distribuzione delle merci nei 24. Programma intervento settore ferroviario centri urbani 25. Programma intervento settore metropolitano e metrotranviario 26. Realizzazione piste ciclabili La figura b mostra come le misure adottate con maggiore frequenza non sempre apportino il maggiore contributo alla riduzione delle emissioni. Si veda, ad esempio, come la misura ZTL, adottata da 7 Regioni, dia un contributo alla riduzione delle emissioni di NO x pari solo al 2,3% mentre gli incentivi al Rinnovo parco autocarri e automezzi, inseriti nel PRQA da una sola Regione, contribuiscano alla riduzione delle emissioni di NO x per il 31,4%. Da tale studio è anche emerso come dal trasporto su strada provenga il maggiore contributo, pari all 81,1%, alla riduzione delle emissioni di NO x seguito dal settore civile con il 17,4%. Per quanto riguarda invece SO 2 e PM 10, il settore che determina la maggiore riduzione delle emissioni è risultato essere il settore civile con un contributo rispettivamente pari al 92,9% e al 63,6%. Per illustrare meglio la metodologia seguita, l analisi è stata focalizzata su 6 delle 33 misure analizzate, la cui scelta è stata determinata dalla particolare rilevanza sia per la loro efficacia che per la relativa modellazione nel GAINS-Italia. In figura c sono indicate le misure scelte, in cui le barre aggiuntive mostrano la differente riduzione emissiva settoriale per ciascuna delle Regioni in cui la misura del PRQA è stata applicata. Figura c - Riduzione (%) delle emissioni di SO 2, NO X e PM 10 calcolata sulle emissioni settoriali di ogni Regione rispetto allo scenario emissivo baseline 2010 per le sei misure considerate Le barre aggiuntive mostrano la differente riduzione emissiva settoriale per ciascuna delle Regioni in cui la misura del PRQA è stata applicata

168 14 qualità della vita ambiente urbano Dalla figura c emerge come siano significative le differenze regionali in termini di efficacia di riduzione delle emissioni per la stessa misura. Ad esempio, l efficacia della misura Efficienza energetica degli edifici varia dall 1,4% al 9,9% di riduzione delle emissioni di PM 10 in funzione della Regione in cui essa è stata adottata. Tale dipendenza riflette in qualche modo, oltre ad una diversa impostazione della misura (parco edifici di riferimento, inclusione o meno della ristrutturazione nei trend ecc.), il grado di accettazione da parte del cittadino. Infine, sempre dallo stesso studio, è emerso come alcune delle politiche climatiche ad oggi ampiamente diffuse quale, ad esempio, l incentivazione della biomassa come combustibile, comportino trade-off significativi rispetto alle misure di miglioramento della qualità dell aria (AQEG, 2007). La sfida futura riguarderà pertanto l impiego di modelli di valutazione integrata per esplorare possibili sinergie e trade-off tra inquinanti tradizionali e gas serra oltre che la definizione di valutazioni corredate da un processo di ottimizzazione dei costi, attualmente in fase di sviluppo all interno di GAINS-Italia. Non può esserci Smart City senza Eco-management delle risorse pubbliche In questo capitolo abbiamo cercato di sintetizzare e capire più a fondo i concetti e le definizioni di cosa siano le Smart Cities. Riassumendo una Smart City è: la città che sa muoversi la città che sa non muoversi la città informata la città virtuosa la città dinamica e viva la città sociale e partecipata per tutti la città sicura e infine la città ben governata. In breve, abbiamo cercato di sintetizzare le informazioni più utili a capire quanto la gestione dei comuni capoluogo sia eco in base alle scelte pianificate dalle singole amministrazioni, in base ad alcuni indicatori monitorati dall Istat. Ad esempio per l anno 2011 i comuni di Verbania e Vercelli hanno redatto un bilancio ambientale, mentre il bilancio sociale del medesimo anno è stato realizzato da Novara, Torino e Vercelli. Interessanti anche le osservazioni sul parco autovetture messe in campo dalle amministrazioni comunali. Tutti i comuni hanno iniziato a introdurre nel loro parco veicolare vetture ecologiche, con Comuni Tabella Autovetture in dotazione presso le amministrazioni comunali per tipo di alimentazione - anno 2011 Numero totale di autovetture Tipo di alimentazione (composizione percentuale) Metano Gpl Elettriche e/o ibride Benzina e/o gasolio Totale Alessandria 72 9, ,3 100,0 Asti 44 2, ,7 100,0 Biella 59 15,3 3,4-81,4 100,0 Cuneo 64 4,7 23,4 1,6 70,3 100,0 Novara 90 8, ,1 100,0 Torino ,0-0,5 66,5 100,0 Verbania 32-3,1 3,1 93,8 100,0 Vercelli 65 7,7 12,3 6,2 73,8 100,0 Fonte: Istat

169 qualità della vita ambiente urbano 15 preferenza per le alimentazioni a metano, gpl ed elettriche. Per quanto riguarda le autovetture con alimentazione tradizionale sarebbe utile risalire anche agli standard emissivi, dato disponibile presso le amministrazioni, ma al momento non ancora pubblicato. Anche i criteri ecologici adottati per gli acquisti pubblici nelle amministrazioni è un indicatore di interesse adottato da Istat per valutare il buon livello di eco-management. Quasi tutti i comuni hanno adottato procedure idonee ai cosiddetti acquisti verdi, al 2011 risulta ancora esente da tali procedure la città di Alessandria. Tabella Risme di carta (500 fogli) acquistate dalle amministrazioni comunali per tipologia di carta - anno 2011 Tipologia di carta (composizione percentuale) Comuni Numero totale di risme di carta Riciclata (con almeno il 65% in peso di materiale post-consumo) Eco-compatibile (certificata, bianca derivata da foreste gestite in modo compatibile) Non eco-compatibile Totale Alessandria ,6-78,4 100,0 Asti ,3-69,7 100,0 Biella ,1 42,9 100,0 Cuneo ,5 93,5-100,0 Novara ,0-100,0 Torino ,2 98,8-100,0 Verbania ,8-72,2 100,0 Vercelli , ,0 Fonte: Istat Tabella Criteri ecologici nelle procedure di acquisto (acquisti verdi, Gpp - green public procurement) adottati dalle amministrazioni comunali - anno 2011 Comuni Apparecchiature elettriche e/o elettroniche (stampanti, fotocopiatrici, pc...) Criteri ecologici nelle procedure di acquisto (acquisti verdi, Gpp - green public procurement) Arredi (mobili per ufficio, arredi aree verdi...) Cancelleria (prodotti per ufficio, toner...) Articoli per la pulizia (detergenti, detersivi...) Servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento) Materiali edili (per cantieri, rifacimento strade...) Acquisto di prodotti del commercio equo e solidale Alessandria Asti X X X X X X - Biella X X X X X X - Cuneo X X - X Novara - - X - X - - Torino X X X X X... - Verbania X X X X X - X Vercelli - - X Fonte: Istat

170 16 qualità della vita ambiente urbano BOX 4 - La Corona Verde dell area metropolitana torinese Il progetto strategico regionale Corona Verde, che avuto avvio nell anno 2009 e i cui elementi essenziali sono stati illustrati nel capitolo dell Ambiente Urbano nello Stato dell Ambiente dello scorso anno, ha proseguito la sua fase operativa nel corso del 2012: chiusa la fase di individuazione e ammissione a contributo dei 15 progetti di valenza sovraterritoriale in grado di contribuire a dare forma al disegno del progetto nell area metropolitana, nell ultimo anno si sono avviate e concluse le attività di valutazione dei progetti definitivi. Seguendo le indicazioni contenute nel disciplinare di Corona Verde, e in particolare i criteri per la definizione dell ammissibilità e della finanziabilità, è stato svolto un intenso lavoro di istruttoria dei progetti definitivi da parte del Nucleo di Valutazione regionale. In alcuni casi sono stati ridefiniti, con il contributo degli enti deputati al rilascio di autorizzazioni e/o nulla osta, i contenuti dei progetti, al fine di renderli più rispondenti agli obiettivi di Corona Verde e soprattutto realmente fattibili sul territorio. Parallelamente, è continuato il lavoro di redazione del Masterplan in collaborazione con il Politecnico di Torino, lo strumento utile ad attivare un programma strategico con orizzonte di medio e lungo periodo (15-20 anni), riferimento per un futuro governo e uso sostenibile del territorio metropolitano. La costruzione e la validazione di tale documento presuppone un percorso ampio e aperto di partecipazione di tutto il territorio, nelle rappresentanze delle categorie di soggetti interessati al futuro dell area metropolitana. Il Masterplan è strutturato in 4 strategie che costituiscono le direttrici principali di Corona Verde: 1. potenziamento della rete ecologica, per assicurare potenza e connettività al sistema ambientale nel contesto metropolitano, facendo riferimento alle aree di qualità ambientale, effettive o potenziali e superando le discontinuità; 2. completamento e qualificazione della rete fruitiva, con l integrazione della rete fruitiva dolce sia radiale che tangenziale esistente, con tratti di greenways e di quiet lanes prevalentemente nel contesto rurale; 3. qualificazione dell agricoltura periurbana, coinvolgendo il sistema produttivo rurale nei programmi di qualificazione ambientale e paesistica dell hinterland metropolitano, riconoscendo alle attività agricole un ruolo chiave sia per la produttività agroalimentare sia per i servizi ambientali e le attrezzature del tempo libero; 4. ridisegno dei bordi e delle porte urbane, limitando il consumo di suolo, regolando gli interventi urbanizzativi o infrastrutturali in modo da consentire una innovativa integrazione degli usi più propriamente urbani con la valorizzazione delle aree rurali e naturali di contesto. Sono continuate, inoltre, le attività volte a favorire la fruibilità turistica del territorio di Corona Verde. Particolare attenzione viene dedicata al circuito Corona di Delizie in Bicicletta, che rappresenta un esempio significativo di conciliazione tra storia, economia e ambiente trattandosi di un iniziativa congiunta di Corona Verde e Residenze Reali ( Si tratta di un anello ciclabile di oltre 90 km che offre, già oggi, la possibilità di apprezzare insieme le bellezze naturalistiche dei parchi metropolitani e il notevole patrimonio storico-architettonico rappresentato delle Residenze Reali grazie alla bicicletta. La valorizzazione di questo percorso può concretamente costituire un volano a cui gli altri sistemi turistici territoriali di carattere più locale potranno fare un sicuro riferimento. La promozione del circuito ha visto convergere l interesse di più Enti e associazioni: la Regione è impegnata, insieme alla Provincia di Torino, al Patto Territoriale Zona Ovest, a Turismo Torino e Provincia e alle associazioni (tra cui FIAB) a rendere sempre più riconoscibile l anello ciclabile. Ad oggi parte del circuito è già fruibile grazie alla segnaletica già posizionata sul territorio (in particolare nel tratto Venaria Reale/Rivoli).

171 qualità della vita ambiente urbano 17 Nel corso del 2012 è stato predisposto il Piano di Comunicazione di Corona Verde. Al di là di dare concretezza ad una volontà precisa (e pienamente condivisibile) della Commissione Europea, che investe sulla comunicazione quale fattore di armonizzazione del rapporto tra la programmazione dei finanziamenti e la fruizione dei benefici apportati da questi fondi alle comunità, Corona Verde ha inteso costruire il proprio Piano di Comunicazione utilizzando materiali, dati e informazioni con una doppia finalità: informare sulle attività dei progetti finanziati (10 Milioni di Euro per un investimento complessivo di oltre 13 Milioni grazie al cofinanziamento dei Comuni coinvolti nei progetti); far conoscere ai cittadini un territorio e le sue peculiarità e potenzialità ambientali e culturali (già oggi fruibili e vivibili) che, in alcuni casi, sono ancora troppo nascoste e non valorizzate. Le peculiarità ambientali e paesaggistiche sono elementi su cui è necessario investire per mantenere e aumentare quel patrimonio di biodiversità e naturalità che può garantire a tutti, e nel tempo, un buon livello di qualità di vita anche in un territorio così densamente urbanizzato. Far conoscere è anche creare affezione e, quindi, stimolare nei comportamenti di tutti un attenzione e un impegno singolo (ma comunque importante) nella tutela di queste eccellenze. Il rapporto con le tematiche e le problematiche ambientali non deve più essere interpretato ad una sola via, quella della protezione e della conservazione, ma deve diventare (e sta succedendo) a molte vie, in cui iniziano a rientrare vissuti più consapevoli, proattivi e coerenti di tutti. La consapevolezza della presenza di un valore può davvero aiutare nella sua tutela. Per raggiungere tali obiettivi, sarà realizzato un documentario video (la cui clip introduttiva è disponibile sul canale YouTube della Regione Piemonte 5PSrP2Jm8zk38LgtHA&index=2) che illustra le principali tematiche inerenti il progetto, saranno organizzati degli incontri tematici da ospitare presso i comuni capofila, una mostra itinerante sul territorio e diverse attività di coinvolgimento delle scuole e dei residenti e verrà realizzata una guida turistica degli itinerari della Corona Verde. Il primo incontro sul tema Paesaggio e Urbanistica si è tenuto il 31 maggio 2013 alle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Corona Verde è anche un esempio concreto e tangibile di applicazione dei concetti della Green economy, per una crescita sostenibile dell economia di questo territorio. In Corona Verde imprese e lavoro si confrontano oltre che con concetti di sostenibilità economica, anche con quelli di sostenibilità sociale e ambientale degli interventi. Corona Verde, infine, è anche smart e può a tutti gli effetti diventare uno strumento di riferimento per il ridisegno del territorio metropolitano, lavorando in una visione di flessibilità, diversificazione e interdisciplinarietà, riequilibrando rapporti a volte logorati tra costruito e spazi aperti e promuovendo un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, di gestire in modo oculata le risorse in un ottica di sviluppo sostenibile e di sostenibilità economica nei campi della comunicazione, della mobilità, dell ambiente e dell efficienza energetica.

172 18 qualità della vita ambiente urbano AUTORI Cristina Converso, Mauro GROSA, Alessandra Laccisaglia - Arpa Piemonte Elena Porro - Regione Piemonte Anna Maria Ferrara, Marta SCOTTA, Francesco TAGLIAFERRO - IPLA RIFERIMENTI AQEG, Air Quality and Climate Change: a UK Perspective. DEFRA Air Quality Expert Group. AMANN, M., BERTOK, I., BORKEN-KLEEFELD, J., COFALA, J., HEYES, C., HÖGLUND-ISAKSSON, L., KLIMONT, Z., RAFAJ, P., SCHÖPP, W., WAGNER, F., An Update Set of Scenarios of Cost-effective Emission Reductions for the Revision of the Gothenburg Protocol. Background paper for the 49th Session of the Working Group on Strategies and Review Geneva September, 12-15, CIAM Report 4/2011, Version 1.0 August 26, IIASA, Laxenburg (Austria). AMANN, M., BORKEN-KLEEFELD, J., COFALA, J., HEYES, C., ZBIGNIEW, K., RAFAJ, P., PUROHIT, P., SCHÖPP, W., WINIWARTER, W., Future emissions of air pollutants in Europe Current legislation baseline and the scope for turther reductions. TSAP Report #1, Version 1.0. IIASA, Laxenburg (Austria). ARPA PIEMONTE, Rapporto sullo stato dell ambiente. ARPA EMILIA ROMAGNA, Ecoscienza numero 5. D ELIA, I. BENCARDINO, M., CIANCARELLA, L., et al., Technical and Non-Technical Measures for air pollution emission reduction: The integrated assessment of the regional Air Quality Management Plans through the Italian national model. Atmospheric Environment. 43: GRATINI L., VARONE L., Carbon sequestration by Quercus ilex L. and Quercus pubescens Willd. and their contribution to decreasing air temperature in Rome. Urban Ecosystems, 9: IRES Piemonte, La green economy in Piemonte. ISPRA, Qualità dell ambiente urbano VIII Rapporto. ISTAT, Indicatori ambientali urbani anni MCPHERSON E.G. et al., Chicago s urban forest ecosystem: results of Chicago urban forest climate project. Forest Service, USDA, Radnor, PA. MCPHERSON E.G., SIMPSON J.R., Shade trees as a demand-side resource. Home Energy 12(2): NOWAK D.J., Atmospheric carbon dioxide reduction by Chicago s urban forest. In: MCPHERSON E.G., NOWAK D.J., ROWNTREE R.A. (eds.). Chicago s urban forest ecosystem: results of Chicago urban forest climate project. Forest Service, USDA, Radnor, PA, pp NOWAK, D.J., CRANE D.E., The Urban Forest Effects (UFORE) Model: quantifying urban forest structure

173 qualità della vita ambiente urbano 19 and functions. In: Hansen M., Burk T. (Eds.) - Integrated Tools for Natural Resources Inventories in the 21st Century. Proceedings of the IUFRO Conference. USDA Forest Service General Technical Report NC-212. North Central Research Station, St. Paul, MN: NOWAK D.J. et al., Air pollution removal by urban trees and shurbs in the United States. Urban Forestry & Urban Greening, 4: OXLEY, T., APSIMON, H.M., Space, time and nesting integrated assessment models. Environmental Modelling & Software 22, SICURELLA A., Progettare il verde. Sistemi Editoriali, Napoli: 188 pp. STEWART H. et al., Trees & sustainable urban air quality. Using trees to improve air quality in cities. Brochure. Lancaster University and CEH (Centre for Ecology and Hydrology) Edinburgh. 11 pp. TESTONI C., Smart cities. La riqualificazione come concreto strumento per uno sviluppo urbano sostenibile. Efficienza energetica e tecnologie sostenibili. UT 1-2/2013. ZANINI, G., PIGNATELLI, T., MONFORTI, F., VIALETTO, G., VITALI, L., BRUSASCA, G., CALORI, G., FINARDI, S., RADICE, P., SILIBELLO, C., The MINNI Project: an integrated assessment modelling system for policy making. Proc. of MODSIM 2005 Int. Congress on Modelling and Simulation. Modelling and Simulation Society of Australia and New Zealand, December ISBN:

174 uso delle risorse 2013 qualità della vita TURISMO ambiente e salute

175 2 qualità della vita ambiente e salute LA QUALITÀ DELL ARIA E LA SALUTE L Unione Europea ha proclamato il 2013 Year of air, allo scopo di sensibilizzare governi e cittadini sui problemi ancora critici legati all inquinamento atmosferico 1. Per queste ragioni quest anno l attenzione è focalizzata sulle conseguenze sulla salute della qualità dell aria, al cui capitolo di questo documento si rimanda per la trattazione degli aspetti ambientali (consulta il capitolo Aria). Nel quadro della revisione 2013 delle politiche dell aria dell Unione europea sono stati recentemente resi pubblici i primi risultati di una ricerca effettuata su richiesta della Commissione europea: Review of evidence on health aspects of air pollution REVIHAAP Project 2 Si tratta di un progetto, diretto dall Organizzazione Mondiale della Sanità, nato con l obiettivo di fornire risposte, basate sull evidenza, circa aspetti cruciali nella gestione delle problematiche legate alla qualità dell aria in relazione agli effetti sulla salute dell uomo. Un comitato scientifico ha guidato il processo di revisione, condotto da un folto gruppo di esperti proveniente da tutto il mondo. Sono di fatto state revisionate e discusse le evidenze scientifiche disponibili. È stata prodotta una notevole mole di informazioni e dati sugli effetti sulla salute del particolato, dell ozono e del biossido di azoto, i cui effetti sono osservabili anche ai livelli comunemente registrati in Europa. Le evidenze disponibili testimoniano della necessità di una revisione delle Linee guida sulla qualità dell aria, aggiornate nel 2005 dall OMS, nonché della legislazione Europea vigente, al fine di ridurre il carico di malattia attribuibile alla esposizione a queste sostanze. In particolare per l esposizione al PM 2.5, diversi studi epidemiologici multicentrici forniscono robustezza circa l esistenza di effetti a breve e a lungo termine, sia sulla mortalità che sulla morbosità, anche in relazione a patologie cardiovascolari; tramite studi di tipo epidemiologico, studi clinici e tossicologici, si è investigato più a fondo i meccanismi biologici plausibili sottesi a tali effetti. Oltre ai rischi cardiovascolari e respiratori, questi ultimi analizzati anche nell età pediatrica, si suggeriscono associazioni con aterosclerosi, esiti riproduttivi avversi, disturbi del sistema nervoso centrale, con riduzioni delle performance cognitive e aumento di malattie neurodegenerative, come il Parkinson; risulterebbero associate anche patologie croniche, quali il diabete. In poche parole, dunque, l aria inalata, se contaminata con sostanze tossiche, comporta rischi per la salute e il particolato è considerato la componente più tossica: tali effetti sulla salute possono in generale essere distinti in effetti acuti (a breve termine) o effetti cronici (a lungo termine). Gli effetti a breve termine sono intesi come effetti dovuti all esposizione di breve durata a elevate concentrazioni di inquinanti, che possono essere causate da eventi accidentali (per esempio emissioni elevate da sorgenti industriali) o da condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti prodotti da sorgenti quali il traffico veicolare, le industrie e il riscaldamento domestico. Nel classico caso dello studio di serie temporali in epidemiologia ambientale, la serie di mortalità o morbosità disponibile per una data città può essere analizzata capitolo Aria 2. I documenti del progetto sono disponibili all indirizzo:

176 qualità della vita ambiente e salute 3 in funzione della serie temporale disponibile per l inquinamento (es: il numero giornaliero di decessi analizzato in funzione della concentrazione media giornaliera di PM 2.5, per serie temporali di almeno tre anni). Si valutano in questo caso gli effetti a pochi giorni dall esposizione (fino a una settimana dopo l esposizione) e le associazioni sono espresse generalmente come incremento di rischio per incrementi di 10 microgrammi/metro cubo della concentrazione degli inquinanti di volta in volta in studio. Rientrano in questo tipo di studi le Metanalisi europee e italiane condotte già dagli anni 90, come lo studio APHEA e lo studio MISA. Per approfondimenti si rimanda alla lettura del materiale pubblicato sul sito in particolare pubblicazioni (progetto di cui si parlerà più avanti, già trattato nelle precedenti edizioni - RSA 2008 e RSA 2010, capitolo Ambiente e Salute 3 ). Gli effetti cronici si possono manifestare invece dopo una esposizione prolungata ai livelli di concentrazione studiati. È complesso rilevare gli effetti dovuti a un esposizione costante nel tempo, le cui conseguenze si possono manifestare dopo un lungo periodo di latenza. La maggior parte delle malattie, la cui insorgenza sarebbe favorita dall inquinamento atmosferico, può essere inoltre causata anche da altri fattori, ad esempio il fumo di sigaretta o l esposizione occupazionale del soggetto. Per stimare in modo corretto l impatto dell inquinamento atmosferico è necessario controllare il peso degli altri fattori (per esempio il fumo di tabacco) mediante metodi statistici di controllo del confondimento. L approccio di studio più appropriato per tali rischi per la salute, in epidemiologia, è rappresentato dagli studi di coorte: consistono nel selezionare campioni di grandi dimensioni di soggetti residenti in differenti contesti geografici, nel registrare a livello individuale alcuni fattori di rischio e nel seguire nel tempo questi soggetti misurando la mortalità o la morbosità in relazione al dato di esposizione ambientale. Le indagini epidemiologiche condotte finora hanno mostrato che l esposizione cronica a inquinamento atmosferico può determinare lo sviluppo di malattie cardiorespiratorie e incrementare il tasso di mortalità della popolazione generale. Va sottolineato, infine, che gli individui rispondono in modo diverso all esposizione dell inquinamento atmosferico: le caratteristiche che contribuiscono a queste variazioni sono comprese nel concetto di suscettibilità. In Arpa Piemonte, con il Dipartimento Tematico per l Epidemiologia e la Salute ambientale in veste di capofila o di unità operativa partecipante, sono attualmente attivi alcuni progetti che vedono il tema degli effetti della qualità dell aria sulla salute come oggetto di studio 4. Segue, nel Box 1, quindi una breve rassegna dei progetti che rispondono principalmente a domande circa gli effetti a breve termine misurabili nelle principali città italiane, a questioni legati alla corretta stima dell esposizione a queste sostanze negli studi a breve e a lungo termine, ai casi di malattia o ai decessi attribuibili a questo fattore di rischio, fino ai compresenti effetti sulla salute del rumore, quando misurabile. L argomento affrontato è articolato e complesso, si rimanda quindi ai link e ai documenti citati per il reperimento di informazioni e dati puntuali

177 4 qualità della vita ambiente e salute BOX 1 - I progetti di indagine In Italia, il progetto Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione EpiAir vede l avvio nell anno 2004, con l attivazione in dieci città italiane di un sistema di sorveglianza degli effetti a breve termine dell inquinamento atmosferico, individuando la popolazione suscettibile, con l intento di fornire indicazioni per programmi di prevenzione e analizzare l efficacia dei provvedimenti in atto o previsti per ridurre questo impatto. Per l esecuzione delle attività è stata necessaria una stretta collaborazione tra strutture sanitarie e Agenzie per la protezione dell ambiente. EpiAir ha analizzato quindi i rischi per la salute dell uomo associati alle concentrazioni rilevate per i diversi inquinanti atmosferici nel periodo , evidenziando effetti significativi a breve termine, cioè rilevabili pochi giorni dopo esposizioni ad incrementi nella concentrazione in atmosfera degli inquinanti quali particolato, biossido di azoto ed ozono (quest ultimo solo nella stagione estiva). Lo studio ha evidenziato come l inquinamento atmosferico nei centri urbani italiani, in gran parte originato dal traffico veicolare, sia il problema ambientale più rilevante per la salute delle popolazioni: sono emerse associazioni a breve termine per la mortalità per tutte le cause naturali, cardiovascolari e respiratorie, per incrementi nella concentrazione degli inquinanti, sia polveri sia gas. Gli effetti osservati per il PM 10 sono particolarmente elevati in gruppi di popolazione caratterizzati da età avanzata, analogamente per l NO 2, per il quale sono stati rilevati effetti più elevati per soggetti con concomitante presenza di patologie di tipo cronico. Per approfondimenti si rimanda alla pagina web: Il Progetto EpiAir2, che ha visto l avvio nel mese di aprile 2010, è stato affidato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) ad Arpa Piemonte in qualità di capogruppo. In continuità con lo studio precedente, EpiAir2 analizza gli effetti sulla salute dell inquinamento atmosferico coinvolgendo un numero maggiore di centri partecipanti (25 città italiane coinvolte, figura a), aggiornando i rischi relativi al periodo , sfruttando quindi le informazioni ambientali più aggiornate ed esaminando anche il particolato PM 2.5. Sono previsti approfondimenti tematici che riguardano la caratterizzazione chimica del particolato rilevato nelle aree urbane, l aggiornamento del repertorio dei provvedimenti adottati nei principali centri italiani, con la finalità di valutarne l efficacia, la produzione di documentazione utile ai servizi che si occupano di prevenzione in Italia ( In sintesi, le finalità di EpiAir2 sono quelle di: mantenere attivo un sistema di sorveglianza degli effetti a breve termine dell inquinamento atmosferico sulla salute, individuando la popolazione suscettibile; fornire indicazioni per programmi di prevenzione; analizzare l efficacia delle politiche in atto o previste per ridurre questo problema offrendo un adeguato supporto nella revisione delle linee guida sulla qualità dell aria alle autorità competenti. Il punto di forza del programma EpiAir consiste nel poter valutare se esistano cambiamenti nei rischi per le popolazioni nel decennio complessivamente analizzato, dal momento che i metodi utilizzati per la selezione delle stazioni di rilevamento della qualità dell aria, i protocolli per la selezione dei casi in studio (decessi o ricoveri) e i metodi di analisi statistica sono mantenuti identici nelle due edizioni. I risultati definitivi del programma di studio saranno resi disponibili dopo la consegna al CCM della relazione finale. I risultati preliminari, non pubblicabili attualmente, confermano la presenza di effetti significativi dei principali inquinanti monitorati nelle aree urbane italiane sulla salute delle popolazioni, in termini di decessi e ricoveri. Tale risultanza vale anche per l esposizione al PM 2.5, fino ad oggi mai investigato in Italia, su di un pool così ampio ed eterogeneo di città (figura b). Nel corso nello studio sono stati raccolti anche i dati rilevati

178 qualità della vita ambiente e salute 5 fino al 2012, anche se non richiesti dal progetto, per poter disporre di più osservazioni nel valutare i trend in discesa osservati nel corso degli anni I rischi rilevati sono in linea con quanto pubblicato nelle metanalisi italiane ed europee; sono in corso approfondimenti per comprendere se sono rilevabili differenze del rischio registrato negli anni a confronto con il precedente quinquennio. In linea generale si assiste infatti ad un decremento delle concentrazioni medie rilevate per il PM 10 (figura c), in modo meno omogeneo tra centri per l NO 2. L andamento dell ozono nel decennio in molte città non fa rilevare trend di diminuzione; va rilevato però che l emanazione di bollettini nella stagione calda e le concomitanti campagne di informazione per le ondate di calore sembrano essere strumenti efficaci nel ridurre la esposizione della popolazione generale, particolarmente di età avanzata, alle concentrazioni pericolose di tale inquinante in atmosfera. Una pregressa patologia cardiovascolare nei soggetti conferirebbe una maggiore suscettibilità all effetto degli inquinanti valutati. Figura a Le città coinvolte nello studio EpiAir - anni Figura b - Dati di PM 2.5 per le città coinvolte nello studio EpiAir Figura c - Dati di PM 10 per le città coinvolte nello studio EpiAir media dei quinquenni a confronto L indicatore giornaliero è stato costruito a partire dai dati grezzi di stazioni di monitoraggio selezionate nel modo più omogeneo possibile, secondo un protocollo di studio condiviso. L indicatore giornaliero è stato costruito a partire dai dati grezzi di stazioni di monitoraggio selezionate nel modo più omogeneo possibile, secondo un protocollo di studio condiviso. Per la città di Taranto, inclusa in entrambi i quinquenni, i dati non sono confrontabili in quanto provenienti da reti di monitoraggio differenti. Fonte: Agenzie Regionali per l ambiente. Elaborazione Arpa Piemonte

179 6 qualità della vita ambiente e salute Collegato ad EpiAir per tematica affrontata e metodi utilizzati, è il progetto MED-PARTICLES, finanziato dalla Commissione Europea, nell ambito del programma per l ambiente LIFE, Politica & Governance ambientali: php/en/ Arpa Piemonte, attraverso il coinvolgimento dei Dipartimenti tematici Epidemiologia e Salute Ambientale e Sistemi Previsionali, partecipa con i dati ambientali e sanitari per lo studio degli effetti del particolato in sei città italiane (tra cui Torino). In particolare Arpa cura la raccolta dati, validazione, documentazione e partecipa attivamente al gruppo statistico che si occupa dei protocolli, delle analisi e della stesura di articoli scientifici. Il progetto comporta lo sviluppo di metodologie avanzate di analisi statistica nell ambito dello studio delle serie temporali e disegno di studio epidemiologico case cross over. MED-PARTICLES intende approfondire le conoscenze sulle caratteristiche del particolato atmosferico nelle città del Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia, Grecia, per un totale di almeno 14 città e molti milioni di abitanti) e sulle relazioni tra caratteristiche dell inquinamento atmosferico e salute. Una migliore conoscenza degli effetti del particolato fine e della frazione coarse, dei componenti specifici del PM, delle polveri naturali e degli incendi boschivi è indispensabile per aggiornare e fornire un supporto alla legislazione della CE in questo campo, per pianificare azioni di riduzione delle emissioni e per mettere in atto misure efficienti. Un altro Programma di riferimento europeo, l European Union s Seventh Framework Programme Theme ha finanziato il Progetto ESCAPE, che ha la finalità di elaborare stime quantitative dell impatto sulla popolazione europea dell esposizione di lungo periodo ad inquinamento atmosferico. Nello specifico il progetto si occupa di sviluppare una metodologia flessibile per la valutazione dell esposizione all inquinamento atmosferico di lungo periodo della popolazione, con particolare riferimento all esposizione a particolato e biossidi di azoto. Attraverso l applicazione di metodologie innovative di stima dell esposizione ai soggetti inclusi negli studi di coorte europei selezionati, tra i quali Sidria (Studi Italiani sui Disturbi Respiratori dell Infanzia e l Ambiente), si esamina l associazione fra inquinamento atmosferico ed eventi sanitari quali le patologie respiratorie e cardiovascolari e la mortalità generale e per cause specifiche. Arpa Piemonte, in passato coinvolta nello studio Sidria in collaborazione con il Centro di Prevenzione Oncologica della Rete dei Servizi di Epidemiologia della Regione Piemonte, è attualmente coinvolta mediante attività di: fornitura dati ambientali, supporto nelle fasi di campagna di monitoraggio, interpretazione dei risultati delle campagne di monitoraggio e partecipazione alla disseminazione dei risultati. Sono disponibili a oggi 3 articoli scientifici prodotti sulla modellistica di esposizione al particolato (PM 10, PM 2.5 e PM) e agli ossidi di azoto (NO 2 ed NO x ), rispettivamente per 20 e 36 aree europee in studio, tra cui Torino. Sono stati utilizzati metodi standardizzati per il campionamento delle polveri e dei gas, per lo studio della variabilità tra ed entro i centri. Un importante obiettivo era quello di valutare la variabilità delle differenze attese tra punti di monitoraggio background (regionale e urbano) e punti localizzati sulle strade, in Europa, per una valutazione più adeguata della esposizione della popolazione (o della coorte in studio) per la valutazione degli effetti di lungo periodo. Le reti di monitoraggio attive, infatti, non hanno punti sufficienti per cogliere variazioni di piccola scala nell esposizione, elemento cruciale per gli studi di epidemiologia ambientale. Per l area di Torino sono stati seguiti 40 siti con campagne di monitoraggio per gli ossidi di azoto, in 20 dei quali si è monitorato anche il PM. Le concentrazioni rilevate per le polveri e per i gas nella città di Torino sono tra le più elevate registrate in Europa, con un contributo importante del PM 2.5. Per approfondimenti si rimanda alla lettura degli articoli (vedi bibliografia) e del materiale ad essi allegato (on-line). Il Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell Impatto Ambientale e Sanitario dell inquinamento atmosferico) applica i metodi dell Integrated Environmental and Health Impact Assessment in Italia attraverso l utilizzo

180 qualità della vita ambiente e salute 7 della modellistica della dispersione degli inquinanti atmosferici (su base nazionale o locale) in combinazione con i risultati di studi epidemiologici consolidati, per determinare gli impatti dell inquinamento atmosferico sulla mortalità e morbosità sul territorio italiano. Il Progetto, finanziato nell anno 2012, è stato affidato dal CCM al Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, in qualità di capogruppo di altre unità operative, tra cui il Dipartimento di Epidemiologia e Salute ambientale di Arpa Piemonte. Affronta nello specifico: la valutazione dell impatto sanitario del PM, dell NO 2 e dell O 3 ; lo sviluppo di scenari previsionali; lo sviluppo di modelli di dispersione su base locale. A questi obiettivi principali sono affiancati un attività correlata di formazione del personale su questi temi e un articolata strategia di diffusione dei risultati, che saranno disponibili nel corso del Particolare enfasi è dedicata, in relazione a quest ultimo punto, allo sviluppo di sistemi innovativi di comunicazione dei risultati al pubblico e agli stakeholders. Poiché le concentrazioni degli inquinanti possono essere contenute attraverso la riduzione delle emissioni e/o attraverso misure non tecniche (traffico, verde urbano), il progetto valuterà gli scenari di riduzione delle emissioni future per determinare la diminuzione di mortalità e morbosità che potrebbero risultare dall applicazione di tali misure sul territorio italiano. La capacità del verde urbano, e in particolare di differenti specie arboree, di assorbire l inquinamento atmosferico mitigandone gli effetti sanitari, è stata quantificata e cartografata nell ambito del progetto europeo HEREPLUS - Health Risk from Environmental Pollution Levels in Urban Systems ( Verranno valutati anche l impatto delle politiche sia sui cambiamenti climatici sia sui livelli di inquinamento atmosferico. Infatti le misure atte a contenere le emissioni di anidride carbonica possono in molti casi portare anche ad una diminuzione delle emissioni di molti inquinanti, inclusi i precursori dell ozono. Compito specifico di Arpa Piemonte è la valutazione completa su base nazionale dell impatto sanitario dell NO 2 utilizzando le stime modellistiche nazionali fornite dall Enea di Bologna.

181 8 qualità della vita ambiente e salute Prime conclusioni In Piemonte sono in corso diversi programmi di studio e di ricerca, ai quali Arpa partecipa direttamente per le conoscenze possedute in ambito ambientale ed epidemiologico. Alcuni punti rimangono ancora da approfondire, circa i meccanismi biologici sottostanti gli effetti menzionati e la necessità di individuare, tra le sostanze che vengono misuriate, i veri responsabili dei danni citati. Sono stati ipotizzati meccanismi biologici complessi per gli effetti dell inquinamento atmosferico sulle patologie cardiovascolari: si tratta di effetti diretti degli inquinanti sul cuore e sui vasi, sul sangue e sui recettori polmonari e di effetti indiretti mediati dallo stress ossidativo e dalla risposta infiammatoria. Alcuni di questi effetti potrebbero essere dovuti alle particelle molto fini, ai gas o ai metalli di transizione, che attraversando l epitelio polmonare sono in grado di raggiungere il circolo ematico. Il meccanismo indiretto mediato dallo stress ossidativo provocherebbe un indebolimento delle difese antiossidanti e un conseguente aumento della infiammazione nelle vie aeree e nell organismo. In relazione alle sorgenti, le emissioni da traffico sono una significativa fonte di inquinamento dell aria. Gli effetti sulla salute osservati in residenti in prossimità di strade ad elevato traffico sono stati rilevati anche dopo aver valutato i dati tenendo conto dello stato socioeconomico o l esposizione a rumore dei soggetti. Se esiste un consenso sulla tossicità del particolato registrato nelle aree urbane, i rischi appena citati non risultano completamente spiegati dalle concentrazioni elevate di PM 2.5 rilevate in tali circostanze. Per contro, sappiamo che i livelli di sostanze quali particolato ultrafine, CO, NO 2, black carbon, IPA e alcuni metalli sono notevolmente aumentati in prossimità di strade ad elevato traffico. I dati in nostro possesso non permettono di discernere gli effetti individuali delle sostanze o di combinazioni di esse. Le associazioni tra esposizione ad NO 2 ed effetti a breve termine nella maggior parte degli studi sono osservabili anche tenendo conto dell esposizione a polveri. Questo non prova che le associazioni siano completamente attribuibili all esposizione ad NO 2 per se, ma che l NO 2 può rappresentare un tracciante, un marcatore di altri componenti (che sono responsabili di effetti sulla salute) non misurati. D altra parte non è irragionevole attribuire all NO 2 un qualche effetto diretto, data la consistenza di studi epidemiologici sugli effetti a breve termine e la supposizione di associazioni di natura causale, soprattutto per esiti quali le patologie respiratorie. In sintesi, le indicazioni che possono essere dedotte, in linea con quanto pubblicato all interno di gruppi collaborativi di epidemiologia ambientale, nazionali e internazionali, sono: la letteratura epidemiologica dimostra che l esposizione all inquinamento atmosferico comporta effetti avversi sulla salute delle popolazioni, nelle diverse nazioni; gli effetti a breve termine non possono essere considerati semplici anticipazioni di eventi che si sarebbero comunque verificati; essi quantificano il rischio aggiuntivo per la salute (aumento della mortalità e/o della morbosità); a fianco agli effetti a breve termine vanno considerati gli effetti a lungo termine, con le relative latenze. A fronte di queste considerazioni e alle politiche intraprese in questo ambito (consulta il Capitolo Aria), gli studi epidemiologici hanno potuto valutare documenti e studi, giungendo alle conclusioni che: sono possibili interventi di riduzione dell inquinamento atmosferico in grado di prevenire o mitigare i danni per le popolazioni; le strategie di riduzione dell inquinamento atmosferico nella prevenzione dei suoi effetti sulla salute pubblica devono basarsi primariamente sulle evidenze scientifiche ed è fondamentale il grado di educazione/formazione della popolazione, promuovendo ad esempio stili di vita sostenibili. Da ultimo, nuove e più approfondite ricerche sono necessarie per la comprensione dei meccanismi attraverso i quali gli inquinanti sono nocivi per i soggetti esposti, per valutare gli effetti a lungo termine in un numero maggiore di nazioni, per comprendere il reale rapporto costo-efficacia delle misure preventive messe in atto.

182 qualità della vita ambiente e salute 9 LA QUALITÀ DELL ARIA, I POLLINI E LA SALUTE L aerobiologia è una scienza che si occupa dello studio dell aria e della sua qualità attraverso la rilevazione e la valutazione qualitativa e quantitativa delle sue componenti biologiche (pollini, spore, alghe, microrganismi, etc..), delle loro variazioni nel tempo e nello spazio in rapporto alle diverse condizioni meteorologiche e delle loro interazioni con i vari inquinanti. I pollini sono gli elementi maschili (gametofiti) a cui è affidato il compito di fecondare gli ovuli femminili delle piante. La presenza di pollini nell aria dipende dall abbondanza delle corrispondenti piante produttrici e da fattori di rilascio e di dispersione. Il processo di impollinazione comincia quando il polline si libera dalle antere o dagli strobili per raggiungere con varie modalità i gametofiti femminili che si trovano negli ovuli. L impollinazione può avvenire con varie modalità in base ai fattori che sono implicati nel trasporto del polline, ossia il vento, l acqua, gli animali, in particolare gli insetti. Le piante anemofile, cioè quelle che affidano al vento il compito di realizzare l impollinazione, producono le maggiori quantità di polline, perché la loro strategia riproduttiva necessita di grandi quantità per avere maggiori probabilità di realizzare l incontro casuale con l obiettivo. La quantità di polline è in genere prodotta in funzione della temperatura assorbita dal terreno nell anno precedente, cosicché è possibile, per alcune specie, come il Cipresso, definire parametri di previsione. Polline di Graminacee al microscopio ottico ed elettronico Il polline è uno dei principali fattori scatenanti l allergia respiratoria. Le patologie allergiche sono in costante aumento negli ultimi anni, soprattutto nei paesi più industrializzati e con il miglior tenore di vita. I fattori predisponenti sono di tipo genetico ma soprattutto ambientale, in particolare l inquinamento atmosferico (gli inquinanti primari - SO 2 e particolato grossolano - sono associati soprattutto ad infiammazioni e infezioni alle vie respiratorie superiori), il contatto nella vita quotidiana con molte sostanze di sintesi (es. additivi alimentari, fibre sintetiche) e l aumento di esposizione a molte sostanze allergizzanti (es. farmaci). I granuli pollinici possono interagire con gli inquinanti aerei, in atmosfera: sostanze organiche assorbite da particelle aeree si agglomerano sulla superficie del polline e portano alla preattivazione locale dei granuli pollinici, con liberazione dei loro allergeni. L esposizione in vitro dei pollini alle particelle aerosospese comporta modifiche morfologiche e alterato rilascio da parte dei granuli. Esperimenti di laboratorio hanno mostrato che NO 2, SO 2 e CO possono provocare modificazioni nella composizione di proteine solubili dei granuli pollinici. I gas di scarico delle auto, ozono, NO 2, SO 2 e altre particelle inorganiche aerotrasportate hanno mostrato di correlarsi positivamente con allergie respiratorie. Questo spiegherebbe come l incremento della prevalenza delle malattie allergiche avvenga non solo nelle fasce di età più giovanili, ma anche in tutte le altre; iniziano, infatti, ad esservi ripetute segnalazioni di malattie allergiche che insorgono in età non giovanile. Il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo facilita la diffusione di particolari specie di piante in nuove aree geografiche, in cui prima non esistevano

183 10 qualità della vita ambiente e salute e, di conseguenza, anche la diffusione dei pollini, sia in senso qualitativo che quantitativo. Il riscaldamento dell atmosfera, inoltre, facilita fioriture più precoci e più prolungate. La naturale conseguenza è che, in Europa, in questi ultimi trent anni, si è incrementata notevolmente la distribuzione geografica di piante allergeniche. Alcune specie assai aggressive, come l Ambrosia (vedi foto), hanno fatto la loro comparsa in regioni dove prima erano assenti. Sempre in Europa, la media della durata della stagione di fioritura si è allungata di circa 10 giorni. In queste modificazioni ambientali si può identificare una delle cause più significative che hanno determinato, nella seconda metà del ventesimo secolo, un incremento delle patologie allergiche. Ambrosia: pianta con infiorescenza, foglia e polline al microscopio elettronico In Italia l allergia colpisce circa 15 milioni di persone (25% del totale della popolazione) e rappresenta ormai la terza causa tra le malattie croniche (fonte Istat). Le pollinosi rappresentano circa il 10-15% delle patologie allergiche. Le specie di pollini allergizzanti sono ampiamente diffuse in tutte le regioni e nei diversi contesti, anche se distribuite in modo diverso. Nel Nord Italia la prima causa di pollinosi è da Graminacee (75%), seguita dall Ontano (36%) e subito dopo da Carpino e Nocciolo (34%). La Betulla (33%) e l Ambrosia (30%) sono tra le piante emergenti a cui si va sensibilizzando maggiormente la popolazione, insieme alla Parietaria (30%). L allergia ai pollini provoca manifestazioni anche gravi a carico delle vie respiratorie: raffreddori, congiuntiviti, asma bronchiale e influisce in maniera importante sulla qualità della vita dei pazienti. Betulla Graminacee Il monitoraggio dei pollini, delle spore fungine e degli allergeni aerodispersi è quindi importante indicatore di qualità dell aria e, anche se attualmente la norma-

184 qualità della vita ambiente e salute 11 tiva di riferimento non ha ancora inserito i pollini tra i parametri da rilevare obbligatoriamente, si tratta di un attività molto importante che trova applicazione in diversi ambiti, ad esempio: Figura La Rete di monitoraggio dei pollini in campo ambientale, per consentire il monitoraggio della qualità dell aria, la stima della biodiversità di specie vegetali, lo studio di fenomeni legati ai cambiamenti climatici; in campo agronomico, per monitorare la presenza di fitopatogeni favorendo un impiego mirato di prodotti fitosanitari e controllare la diffusione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM); nella gestione del verde pubblico, per fornire agli enti preposti informazioni validate e rigorose utili nella scelta delle piante destinate al verde pubblico, tenendo conto anche del loro potenziale allergizzante; nella conservazione dei beni culturali, per valutare le specie presenti e le alterazioni che queste porterebbero in quanto la componente biologica dell aria può innescare processi di degradazione anche intensi tali da provocare danni notevoli a beni artistici e culturali all aperto o conservati in ambienti chiusi (musei, chiese, biblioteche, gallerie ecc.); per il turismo, la conoscenza delle specie floristiche locali, e dei loro tempi di fioritura, permettono una programmazione intelligente delle vacanze per il turista affetto da pollinosi, scegliendo il periodo meno critico e la località più appropriata. Figura Bollettino pollini Arpa Piemonte at_download/file Tuttavia il primo e ancora principale utilizzo è in campo sanitario, al fine di: conoscere la concentrazione di particelle aerodisperse a fini diagnostici e terapeutici; redigere calendari pollinici; sviluppare modelli previsionali di emissione e trasporto dei pollini, che si basano su dati storici, sulle correlazioni con i dati meteorologici e utilizzano metodologie statistiche. Alla luce di quanto sopra illustrato, Arpa Piemonte ha attivato dal 2002 una Rete di Monitoraggio dei pollini allergenici a livello regionale, in collaborazione con l Università di Torino e la Rete degli Allergologi Piemontesi, con 6 stazioni (figura 8.1), e produce un bollettino settimanale dei pollini allergenici (figura 8.2) che viene pubblicato sul sito istituzionale e diffuso attraverso molteplici canali mediatici. I medici di Medicina Generale e gli specialisti hanno così a disposizione ulteriori elementi per migliorare i trattamenti preventivi e terapeutici per i soggetti sensibilizzati ai pollini. I pazienti allergici possono d altro canto meglio conoscere e gestire i loro disturbi anche quando si trovano lontani dalle abituali sedi di residenza.

185 12 qualità della vita ambiente e salute La distribuzione delle piante allergizzanti è infatti diversa a seconda delle aree geografiche, con anche differenti periodi di rilascio dei pollini. Ad esempio in montagna il periodo di impollinazione di una certa specie può essere ritardato anche di qualche settimana rispetto alla pianura. Può quindi accadere che un paziente con allergia a graminacee che vive in città, se si sposta per le vacanze estive in montagna, può avere una riacutizzazione della sintomatologia allergica che aveva presentato in primavera in pianura. Per i soggetti allergici prima di fare dei viaggi o degli spostamenti è quindi sempre consigliabile verificare il calendario pollinico della zona di destinazione. Campionatore dei pollini Per questo scopo Arpa Piemonte dal 2013 ha realizzato oltre al bollettino pollinico settimanale anche i calendari pollinici (figura 8.3) che illustrano la presenza atmosferica di pollini e di altre spore nell arco dell anno, differenziate per le diverse areee geografiche dove sono presenti i campionatori delle stazioni di monitoraggio (vedi foto). Figura Esempi di calendari pollinici. Torino e Omegna Per quanto riguarda le anomalie climatiche e l impatto sugli andamenti delle concentrazioni polliniche, si è osservato che le condizioni metereorologiche con temperature stagionali superiori alla norma, registrate nello scorso autunno e in questo inizio di 2013, hanno agevolato l emissione pollinica anticipando di 4/5 settimane la fioritura di alcune specie, rispetto ai dati delle serie storiche. In questo periodo dell anno le famiglie polliniche presenti sul territorio regionale sono principalmente le Betulaceae e le Corylaceae (vedi foto). Durante la stagione, il polline delle Corylaceae, e in particolare del Nocciolo (Corylus avellana), compare a partire dalle ultime settimane di gennaio fino al mese di aprile e le sue massime concentrazioni vengono registrate nel periodo tra febbraio e aprile. Questo polline ha un grado allergico molto alto e ha una reattività incrociata con Betulla, Ontano e Carpino. Corylaceae (Nocciolo)

186 qualità della vita ambiente e salute 13 Nelle prime settimane di gennaio 2013 si è segnalata la presenza significativa delle Corylaceae su tutta la regione, in particolare a Novara (figura 8.4), Omegna, Vercelli e Torino (figura 8.5) dove si sono raggiunti livelli soglia medio-alti per la concentrazione. In particolare nei giorni 7 e 8 gennaio la quantità di granuli al metro cubo è risultata elevata in tutte le stazioni polliniche a disposizione. Questi livelli sono tipici del periodo di febbraio quando questo tipo di concentrazione raggiunge i picchi tra i più elevati dell anno. Nelle settimane successive, a causa di un abbassamento delle temperature e di nevicate a bassa quota, i valori di concentrazione sono rientrati ai livelli tipici del periodo 5. Il calendario dei pollini di Novara (figura 8.6) illustra gli andamenti annuali delle concentrazioni, realizzato sulla base delle elaborazioni sulle serie storiche. Figura Corylaceae. Stazione di Torino: confronto tra medie settimanali serie storica e dati rilevati - anno 2013 Fonte: Arpa Piemonte Figura Andamento delle Corylaceae e delle Betulaceae. Calendario pollinico, stazione di Novara - anni L osservazione di questa anomalia evidenzia quanto le modificazioni stagionali con temperature inconsuete siano determinanti nel favorire (o in altri casi inibire) la diffusione dei granuli pollinici sospesi in aria e scatenare crisi allergiche impreviste; è quindi molto importante segnalare gli anticipi o i ritardi nella fioritura delle specie vegetali con pollini dotati di attività allergenica, in quanto queste variazioni temporali possono influire sull efficacia degli interventi di prevenzione sui soggetti allergici. Fonte: Arpa Piemonte Figura Corylaceae. Stazione di Novara: confronto tra medie settimanali serie storica e dati rilevati - anno 2013 Fonte: Arpa Piemonte 5. Rete di monitoraggio dei pollini: Andrea Bertola, Bruna Buttiglione, Marilena Calciati, Lucrezia D Arnese, Lidia Ferrara, Enrico Gastaldi, Alessandro Giraudo, Salvatrice Leone, Paola Molineri, Valentina PIzzo - Arpa Piemonte. Luisella Reale - Università di Torino.

187 14 qualità della vita ambiente e salute BOX 2 - Il pioppo: rilevazioni polliniche e pappi La primavera 2012 è stata contrassegnata, botanicamente parlando o pollinicamente parlando, da una più che abbondante fioritura del pioppo dove i fattori climatici (temperatura, umidità, precipitazioni, intensità luminosa) hanno un ruolo preminente nel determinare la stagione e la più o meno copiosa fioritura d ogni pianta. In realtà in pochi si sono accorti dell antesi 6 del pioppo perché la risposta allergica a questo polline, negli individui, è molto bassa. Visivamente invece il seme, il cosiddetto pappo, sempre disperso dal vento, ha creato e crea ogni anno enormi allarmismi. La sua presenza, tra la prima e la seconda decade di maggio 2012, è stata così intensa da rappresentare oltre ad una candida coperta di ovatta, anche un ostacolo visivo ogni qualvolta veniva smossa dal vento o da qualche mezzo. Vedendo questa nevicata, le persone allergiche sviluppano una specie di psicosi da invasione di ultracorpi e magari si barricano in casa. Il seme è contenuto in una capsula che presenta appendici piumose e leggere che veicolano e favoriscono la diffusione dei semi, grazie al vento. Ed è proprio questo batuffolo bianco che viene visto come responsabile di allergie, forse perché i pappi entrano ovunque, narici, borse, capelli, vestiti. I veri colpevoli, lo dichiarano gli allergologi, sono, invece, i pollini altamente allergenici di questo particolare periodo e che la Rete di Monitoraggio rileva: Graminaceae, Urticaceae (Parietaria), Oleaceae (Olivo), Pinaceae (Pino) e Betulaceae (Betulla), che possono aderire ad una struttura come il pappo e insieme alle polveri sottili costituire un mix scatenante le più svariate irritazioni delle mucose. Naturalmente a chiunque, date le dimensioni, i pappi se inalati possono causare immediati disturbi, per ostruzione delle vie respiratorie. È interessante analizzare i dati delle concentrazioni polliniche del genere Populus dei singoli anni rilevati nella stazione di Novara riportati nel diagramma della figura a. Appare subito molto evidente la considerevole differenza quantitativa, in termini di concentrazione pollinica, che si è rilevata nell anno 2012 (1.250 granuli/m 3 aria) e negli anni precedenti (285 granuli/m 3 aria in media dal 2002 al 2011). Figura a - Distribuzione delle concentrazioni del genere Populus nella stazione di Novara - anni Fonte: Arpa Piemonte In particolare è importante confrontare i due anni registrati con maggior concentrazione pollinica ossia con maggior produzione. Nell anno 2008 si sono osservati 528,3 pollini al m 3 d aria, ma nell anno 2012 sono più che raddoppiati e si sono raggiunti i 1.250,1 pollini al m 3 d aria. Risulta pertanto necessario proseguire nel corso degli anni le indagini aerobiologiche che sono in grado di evidenziare eventuali variazioni botaniche nell area in cui avviene lo studio per verificare, come in questo caso per il genere Populus, l eventuale comparsa di nuovi pollini allergizzanti. 6. L antesi è il periodo in cui un fiore è completamente aperto e funzionale. Il termine può riferirsi anche all evento iniziale del periodo.

188 qualità della vita ambiente e salute 15 LO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE Nell ambiente di vita (aria, acqua, suolo) sono identificabili condizioni di esposizione che possono comportare rischi per la salute dell uomo. I differenti po tenziali fattori di rischio possono essere compresenti e il loro effetto, singolo o variamente combinato, è oggetto di indagine in campo epidemiologico - ambientale. Gli effetti osservabili sul territorio possono essere attribuibili, tuttavia, anche a fattori non strettamente ambientali ma legati agli stili di vita, come le abitudini al fumo di sigaretta, i com portamenti alimentari, e non da ultimo, le esposizioni la vorative; oppure possono essere dovuti ad interazioni tra le due tipologie di fattori citati. In tale ambito si è deciso di rappresentare in questo capitolo l andamento temporale di alcune patologie per le quali l associazione con i fattori ambientali è giudicata possibile o probabile. icd_lista Tabella Gruppi nosologici considerati label_lista Mortalità Totale Tumori Totali , 156 Tumore Fegato e Dotti 162 Tumore Trachea Bronchi E Polmoni 163 Tumore Maligno Pleura 172 Melanoma 200, 202 Linfomi Non Hodgkin 335 Malattie delle Cellule delle Corna Anteriori Malattie Croniche Apparato Respiratorio Si noti che per la prima volta è possibile raggruppare un quinquennio di mortalità interamente codificato secondo la decima revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD X). L Istat, fornitore dei dati di mortalità, ha, infatti, iniziato ad applicare tale sistema di codifica nel 2003 per cui l ultimo periodo considerato nella presente analisi, 2003 e , seppur non consecutivo, risulta discontinuo rispetto ai periodi precedenti, per i quali è adottato il sistema di codifica IDC IX. Gli effetti di tale discontinuità sono stati documentati da Istat 7. La figura 8.7 riporta, per ciascuna provincia, l andamento nel tempo dei tassi di mortalità per un periodo di di sponibilità di dati, diviso in quinquenni. I tassi sono standardizzati per età secondo la popolazione media del periodo. Studi di questo tipo possono contribuire a produrre evi denze, seppur talvolta deboli, che si inseriscono nel proces so di indagine dei nessi causali tra esposizione e malattia, fornendo associazioni statistiche suggestive e orientanti successive indagini più analitiche. Le differenze temporali del rischio permettono per lo meno una mi sura degli eventi attribuibili a tali differenze e indirizzano verso una possibile riserva di prevedibilità, sfruttabile con politiche opportune. Figura Legenda Sono stati utilizzati i dati di mortalità e di popolazione, secondo il comune di residenza, riferiti al periodo e , non essendo disponibili i dati negli anni 2004 e Gli indicatori risultano standardizzati, per ciascun genere, per età quinquennale. I gruppi codici nosologici considerati sono riportati nella tabella Istat. Analisi del bridge coding Icd-9 - Icd-10, per le statistiche di mortalità, per causa in Italia.

189 16 qualità della vita ambiente e salute Uomini Figura Tassi di mortalità Mortalità Totale ( ) Donne Tumori Totali ( ) Tumore Fegato e Dotti ( , 156) Tumore Trachea Bronchi e Polmoni (162)

190 qualità della vita ambiente e salute 17 Uomini Tumore Maligno Pleura (163) Donne Melanoma (172) Linfomi Non Hodgkin (200,202) Malattie Delle Cellule delle Corna Anteriori (335)

191 18 qualità della vita ambiente e salute Uomini Malattie Croniche Apparato Respiratorio ( ) Donne Fonte: Arpa Piemonte La mortalità in Piemonte. Andamento dei tassi provinciali La ricostruzione dell andamento dei tassi di mortalità piemontese dal 1983 al 2009 (con l interruzione degli anni dovuta alla mancata codifica dell Istat per questi 2 anni) mostra un quadro particolarmente suggestivo dei trend a lungo termine occorsi nel periodo in esame. La mortalità generale è andata progressivamente diminuendo in entrambi i sessi, con conseguente allungamento della vita media della popolazione piemontese. Nel sesso maschile si è passati da valori di tasso di mortalità di per abitanti del periodo a valori di 902 per nell ultimo periodo ( ), con una riduzione di oltre il 40% in 30 anni. Analoga la riduzione percentuale nel sesso femminile, passato da un valore di per del periodo a valori di 895 per nell ultimo periodo ( ). Vi sono differenze, anche se non eclatanti, tra le varie province per questo indicatore, con la provincia di Torino che nell ultimo periodo mostra valori più bassi e le province poste ai confini con la Lombardia (Vercelli, Verbano, Novara, Alessandria) con i valori più elevati. Le province di Asti, Biella, Cuneo, mostrano valori intermedi. Si tratta di una situazione ben conosciuta e documentata in precedenza, posta in relazione a varie patologie, soprattutto tumorali, legata a stili di vita e abitudini culturali e alimentari particolari delle province orientali piemontesi rispetto a quelle centrali e meridionali. La mortalità per tutti i tumori mostra un andamento progressivamente discendente dei tassi, ma con alcune differenze rispetto alla mortalità generale: l andamento discendente è concentrato soprattutto negli ultimi 10 anni, e le differenze tra le varie province sono più marcate, con la provincia di Asti che mostra i valori più bassi e le province del confine orientale (Novara, Vercelli, VCO, Alessandria) con i valori maggiori. La mortalità per il tumore al fegato è in controtendenza rispetto al resto delle altre patologie tumorali, mostrando un trend temporale in aumento, in entrambi i sessi, più marcatamente nel sesso maschile. Il valore dei tassi standardizzati medio regionale è passato da un valore di 14,08 per del periodo a valori di 22,89 per nell ultimo periodo ( ), con un incremento del 24% sul valore di regressione linearizzato. Sono soprattutto le province orientali (VCO, Novara, Biella) ad avere i valori più alti e a mostrare il maggiore incremento temporale dei tassi. Le cause possono essere molteplici e meritano un approfondimento specifico; si evidenzia qui che tale tumore è causato sia da esposizioni lavorative (in particolare nell industria chimica), sia da abitudini alimentari scorrette (abitudine all alcool), sia da infezioni virali (in particolare da virus dell Epatite C e D). Il trend temporale della mortalità per tumore del polmone è molto differenziato tra uomini e donne, con una netta e progressiva riduzione nel sesso maschile e una tendenza invece al progressivo aumento nel sesso femminile, legato ad una diversa distribuzione dell abitudine al fumo di tabacco nei due sessi: in riduzione tra gli uomini (passato da un valore di 108 per del periodo a valori di 86 per nell ultimo periodo ), e in

192 qualità della vita ambiente e salute 19 aumento tra le donne, in particolare nei grandi centri urbani e tra le fasce di età più giovani (passato da un valore di circa 18 per del periodo a valori di circa 26 per nell ultimo periodo ). Permane in ogni caso tra i due sessi un differenziale rilevante, con tassi di mortalità 4 volte superiori nel sesso maschile. La mortalità per tumore della pleura mostra un andamento crescente, con la provincia di Alessandria che presenta tassi circa doppi rispetto alle altre province, in entrambi i sessi. La curva epidemica dei mesoteliomi non mostra alcun segno di tendenza alla riduzione: il picco epidemico è atteso nel ; solo dopo tale data si dovrebbe assistere alla riduzione della mortalità per questa causa amiantocorrelata. Le Malattie croniche dell apparato respiratorio sono tra le patologie in assoluto con la maggiore riduzione osservata, in entrambi i sessi; si sono ridotte anche le differenze tra le province, essendo passate negli uomini da valori di 59 per del periodo a valori di 7 per del periodo , e nelle donne da 29 a 6. Sono soprattutto le zone montane ad essersi avvantaggiate di questa riduzione, essendo le aree che presentavano la maggiore incidenza e mortalità per questa patologia, legata in parte all abitudine al fumo di sigaretta, in parte a condizioni climatiche (freddo). La mortalità per melanoma mostra un lieve incremento temporale dei tassi nel periodo considerato, passando da un valore di 2,55 per del periodo a valori di 3,32 per nell ultimo periodo nel sesso maschile e da 2,18 a 2,31 nel sesso femminile, da spiegarsi soprattutto con la diffusione dell abitudine delle lampade abbronzanti, in entrambi i sessi. La mortalità per linfomi non Hodgkin, particolarmente interessanti perché legati in vario modo ad esposizioni ambientali (radiazioni, pesticidi) appare complessivamente in aumento, ma presenta segni di flessione dei tassi nell ultimo periodo, dopo un picco registrato nel L andamento è piuttosto altalenante tra le varie province, con le province orientali che mostrano sempre valori più elevati. La mortalità per Sclerosi Laterale Amiotrofica (o malattia delle cellule delle corna anteriori del midollo) è in aumento in entrambi i sessi, passando negli uomini da valori di 1,53 per del periodo a valori di 2,76 per del periodo , e nelle donne da 0,99 a 2,47 (con un incremento del 150%). Alessandria (zona di Gavi) e Vercelli (zona di Trino Vercellese) sono le province con i valori maggiori. Le cause sono ancora sconosciute, ma l esposizione a pesticidi e a fattori occupazionali è attualmente più indagata tra quelle di origine ambientale.

193 20 qualità della vita ambiente e salute L IMPATTO SULLA SALUTE DELLE ONDATE DI CALORE NELL ESTATE 2012 In Piemonte dal 2004 è stato attivato un sistema di allerta per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute peculiare e calibrato sul territorio regionale (vedi it/bollettini), realizzato dal Dipartimento Sistemi Previsionali e dalla Struttura di Epidemiologia e Salute Ambientale di Arpa, che hanno messo a punto un modello previsionale in grado di quantificare gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla mortalità e costruire un sistema di allerta che consenta l attivazione tempestiva di misure di prevenzione idonee. L Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte ogni anno avvia il sistema di prevenzione regionale relativo agli effetti delle elevate temperature sulla salute, adottando un protocollo operativo 8 che prevede le istituzioni da coinvolgere e le loro attività e compiti specifici. Ad Arpa Piemonte sono attribuite le attività relative alla messa a punto e diffusione del bollettino previsionale delle ondate di calore, nonché l attività di sorveglianza dell andamento della mortalità giornaliera. Le ondate di calore e l andamento delle temperature nell estate 2012 Secondo quanto convenuto dalla comunità scientifica internazionale, si intende per ondata di calore un periodo in cui, per almeno due giorni, la temperatura percepita, massima e minima, si trova al di sopra del novantesimo percentile della distribuzione mensile. Nella presente relazione per ulteriore approfondimento e studio del fenomeno, si è preferito considerare le ondate di calore all interno delle distribuzioni dei valori climatologici divisi per decade. Nel 2012 secondo questa definizione si sono verificate alcune ondate di calore; le più importanti, anche per estensione territoriale, si sono registrate a fine giugno e nella seconda metà del mese di agosto. Per quanto riguarda le temperature, prendendo come periodo di riferimento il trentennio , la temperatura media del 2012 sul Piemonte, considerato nella sua globalità (pianura, collina e montagna), è stata di 23,1 C collocandosi al 2 posto nella distribuzione storica della media climatologica. La temperatura media del trimestre estivo 2012 ha superato la media climatologica di circa 2,4 C, mentre la ormai famosa estate 2003 si posiziona sempre al 1 posto della distribuzione con 25,0 C. L andamento climatico nei singoli mesi da maggio a settembre ha mostrato alcune difformità che sono state descritte con maggiore dettaglio nel capitolo Clima di questo documento - Box Ondate di calore (consulta il capitolo clima). Il mese di maggio è stato caldo ma nei limiti, mentre a giugno si è osservata una temperatura massima estremamente al di sopra della norma climatica , con un anomalia positiva di 2,8 C, che lo pone al 2 posto tra i mesi di giugno più caldi degli ultimi 54 anni dopo il giugno Il mese più caldo è stato quello di agosto, in cui si è osservata una temperatura massima estremamente al di sopra della norma climatica , con un anomalia positiva di 2,9 C. È stato il 2 mese di agosto più caldo dopo l agosto 2003 e le temperature più elevate sono state registrate nei giorni compresi tra il 18 e il 22 (con picco il giorno 21 quando la media delle massime in pianura è stata pari a 34,9 C). L andamento della mortalità: analisi complessiva a livello regionale Capoluoghi di Provincia Come già detto diffusamente nella sezione Clima (consulta il capitolo clima), l estate 2012 è stata annoverata tra le estati più calde degli ultimi anni. Questa stagione è stata caratterizzata da una costante presenza di condizioni climatiche sfavorevoli e da forti ondate di calore, soprattutto nel mese di agosto. Questi eventi hanno determinato un certo effetto sulla mortalità che si è mostrata in maniera più evidente nella città di Torino, mentre negli altri capoluoghi della regione in modo irregolare. Riassumendo, si nota che dei decessi complessivi registrati nel periodo estivo, (circa 66% del totale) sono avvenuti nella città di Torino. è una realtà metropolitana unica in Piemonte (popolazione ab. 9 ), molto differente dagli al- 8. Ulteriori informazioni sul sistema piemontese sono reperibili nell allegato alla DGR Le misure preventive in caso di temperature elevate Protocollo operativo e raccomandazioni per il personale sanitario, 9. Popolazione residente al 31/12 anno Fonte: Comune di Torino, Ufficio Statistico (

194 qualità della vita ambiente e salute 21 Tabella Mortalità generale per fasce di età e medie giornaliere secondo la città di residenza - estate 2012 Città Oss anni Oss anni Oss anni Oss anni Oss anni Alessandria Asti Biella Cuneo Novara Verbania Vercelli Totale città Somma Media 2,5 0,3 0,3 1,9 2,22 % 100,0 11,6 12,5 75,9 88,4 Somma Media 1,8 0,2 0,3 1,3 1,59 % 100,0 11,7 14,3 74,0 88,3 Somma Media 1,1 0,1 0,2 0,8 1,04 % 100,0 7,2 19,4 73,4 92,8 Somma Media 1,0 0,1 0,2 0,8 0,90 % 100,0 6,7 15,8 77,5 93,3 Somma Media 2,1 0,2 0,3 1,6 1,93 % 100,0 8,1 13,5 78,5 91,9 Somma Media 0,6 0,1 0,1 0,5 0,54 % 100,0 15,2 8,9 75,9 84,8 Somma Media 1,1 0,1 0,2 0,9 1,02 % 100,0 7,4 14,7 77,9 92,6 Somma Media 1,46 0,14 0,21 1,11 1,32 % 100 9,7 14,12 76,18 90,3 Fonte: Arpa Piemonte Tabella Mortalità generale per fasce di età e medie giornaliere secondo la città di residenza - estate 2012 Città Osservati medi con ondata Osservati medi senza ondata Eccesso totale con ondata Eccesso totale senza ondata Alessandria 2,24 2,21 0,5 5,1 Asti 1,38 1,61-3,6-7,4 Biella 1,12 1,03 0,9-8,4 Cuneo 1,20 0,89 1,5-5,2 Novara 2,43 1, ,6 Verbania 0,50 0,55-2,7-5,4 Vercelli 1,19 0,97 2,7-12,2 Totale città 1,44 1,30 3,3-59,1 Fonte: Arpa Piemonte

195 22 qualità della vita ambiente e salute tri capoluoghi, che sommati tutti insieme ( abitanti 10 ) rappresentano la metà della popolazione della sola città di Torino. Tenendo conto del peso del capoluogo sull intera regione, si è quindi ritenuto opportuno calcolare e proporre il dato regionale con l esclusione di Torino, che viene analizzato nel dettaglio a parte. Ricalcolando il dato in questo modo, nell intero periodo i decessi totali osservati sono stati con un numero medio di eventi giornaliero di 1,46 (tabella 8.2). Tale media si differenzia lievemente tra giorni caldi o meno (1,44 vs 1,30) suggerendo un possibile effetto dell esposizione a calore che potrà trovare sensatezza analitica solo in analisi specifiche di città, allorquando la serie di dati assommerà un numero congruo di osservazioni, verosimilmente riferite ad almeno tre-quattro annate. Analizzando i singoli capoluoghi si è evidenziato che, in particolare, per Cuneo e Novara si è riscontrato un aumento del rischio di mortalità, in termini medi e assoluti, nei giorni di esposizione a calore (tabella 8.3). Invece, per Asti e Verbania si denota che vi è stato un decremento di eventi rispetto all atteso nell intero periodo. Le possibili spiegazioni potrebbero essere che siano state poste in essere azioni preventive per mitigare gli effetti sulla salute delle ondate di calore, azioni particolarmente efficaci considerando al contempo l eccezionalità e specificità climatica di queste città; oppure che si siano verificate altre dinamiche di contesto sociale che andrebbero approfondite nel dettaglio, ma sulle quali non si ha attualmente a disposizione nessun tipo di informazione. Città di Torino Sui 124 giorni del periodo, in 63 (il 50.8%) si è registrato almeno un livello di allarme effettivo, basato sui dati biometeorologici ricalcolati a posteriori (figura 8.8). Nel mese di agosto, principalmente nella seconda parte del mese, si sono osservati alti valori per l HSI 11 Heat Stress Index e si è registrato più volte un livello di rischio pari a 3 - emergenza (tabella 8.4), a causa di una forte ondata di calore. I decessi osservati nel periodo sono stati di cui (87.4% del totale) ultrasessantaquattrenni. L andamento della mortalità risulta sensibile alle variazioni dell HSI per tutto il periodo come evidenziato nella figura 8.9. Quasi in corrispondenza degli sbalzi dei valori del HSI, il numero di decessi cresce superando i valori attesi (linea rosa) del periodo. Questo è evidenziato soprattutto nell ondata più persistente, registrata nel mese di agosto. Questo tipo di riscontro si conferma anche nella figura 8.10 dove invece è riportato l andamento dell eccesso per tutto il periodo con i relativi limiti di confidenza. A Torino, il numero atteso di decessi era di per la classe di età 65 e oltre, mentre il dato osservato è stato di 2.136, con un incremento della mortalità di quasi il 2,5%, statisticamente non significativo. La media giornaliera della mortalità osservata si è attestata a 17,23, mentre quella attesa a 16,80 (tabella 8.5). Approfondendo l analisi della distribuzione della mortalità nell intero periodo per gli ultrasessantaquattrenni, si può notare in particolare: un eccesso per gli ultimi 15 giorni di maggio (+6.2%), con una media di decessi osservati pari a 18,06 e con una media di decessi attesi di 17,01, differenza non statisticamente significativa; un forte eccesso per il mese di agosto (+9.4%) e per la prima metà di settembre (+9.1%). Se considerato tutto il periodo, dal 1 agosto al 15 settembre, si registra un eccesso di mortalità del 9,3% con una media di decessi osservati pari a 17,46 e con una media di decessi attesi di 15,97, differenza statisticamente significativa. A partire del mese di agosto, si sono osservati alti valori per l HSI e si è registrato spesso un livello di rischio pari a 3 - emergenza, a causa di forti ondate di calore che di conseguenza, hanno provocato un incremento della mortalità oltre il dato atteso per il mese di agosto e anche per il mese di settembre; infatti proprio durante il periodo dell ondata, il numero dei decessi e quindi l ec- 10. Popolazione residente al 01/01 anno BDDE Regione Piemonte. 11. HSI: Heat Stress Index, stima il disagio fisiologico della popolazione dovuto all esposizione a condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature e livelli igroscopici dell aria elevati rispetto alla climatologia di riferimento. 12. Sistemi HHWW: Sistema di sorveglianza ondate di calore.

196 qualità della vita ambiente e salute 23 Figura Livelli di rischio osservati nel periodo estivo 2012 Fonte: Arpa Piemonte cesso, hanno registrato una forte crescita (figura 8.11 e 8.12). Sono ad oggi in corso ulteriori approfondimenti che riguardano l analisi della mortalità per luogo del decesso, al fine di mettere in luce quali possano essere le situazioni di maggiore vulnerabilità di tipo ambientale e/o sociale su cui eventualmente mettere in atto in futuro interventi e misure preventive mirate ed efficaci. I risultati di queste altre analisi, in cui saranno anche valutate in modo più approfondito le condizioni meteo-climatiche, potranno dare indicazioni utili al fine di programmare meglio le attività di tipo preventivo e appena disponibili saranno messe a disposizione delle istituzioni interessate. Nelle prime analisi non sono state considerate i decessi in istituti di cura, ma solamente quelli avvenuti in abitazione (circa il 35% del totale). Questi sono stati georeferenziati e assegnati alle rispettive circoscrizioni che caratterizzano il territorio Tabella Numero e frequenza percentuale dei giorni con diversi livelli di rischio (livello 0,1, 2, 3) dai Sistemi HHWW 12 nel periodo 15 maggio - 15 settembre 2012 Livello di rischio Livello 0 Livello 1 Livello 2 Livello 3 Periodo n % n % n % n % Maggio 12 70,6 5 29,4 0 0,0 0 0,0 Giugno 15 50, ,0 2 6,7 1 3,3 Luglio 13 41, ,9 3 9,7 2 6,5 Agosto 12 38,7 5 16,1 4 12, ,3 Settembre 9 60,0 6 40,0 0 0,0 0 0,0 Totale 61 49, ,06 9 7, ,48 Legenda Livelli di rischio Nessun allarme Attenzione Allarme Emergenza Non sono previste condizioni critiche Condizioni meteorologiche sfavorevoli, e/o eventi sanitari in eccesso(+30% rispetto agli attesi) Condizioni meteorologiche estreme, e/o eventi sanitari in eccesso (+100% rispetto agli attesi) Livello di rischio ALLARME per più di 2 giorni consecutivi Fonte: Arpa Piemonte comunale della città di Torino. Nella figura 8.13 viene mostrata la popolazione over 65 anni residente, nella figura 8.14 invece sono rappresentati gli eccessi Figura Andamento giornaliero di osservati e relativa media mobile, decessi attesi e HSI osservato nel periodo 15 maggio - 15 settembre 2012 Figura Eccesso di eventi e limiti di confidenza al 95% (medie mobili) Linea rossa valore di riferimento Fonte: Arpa Piemonte

197 24 qualità della vita ambiente e salute Tabella Mortalità osservata e attesa, stima dell eccesso assoluto e % eccesso per la fascia di età 65 anni e oltre Periodo Osservati Media osservati Attesi Media attesi Eccesso (osservati accesi) % eccesso MAGGIO (al 15) ,06 289,2 17,01 17,8 6,2 GIUGNO ,03 536,3 17,88-25,3-4,7 LUGLIO ,61 523, ,1-1,5 AGOSTO ,71 501,8 16,19 47,2 9,4 SETTEMBRE (al 15) ,93 232,9 15,53 21,1 9,1 Totale , ,3 16,80 52,7 2,5 Periodo Osservati Media osservati Attesi Media attesi Fonte: Arpa Piemonte Eccesso (osservati accesi) % eccesso 1 AGOSTO - 15 SETTEMBRE ,46* 734,7* 15,97* 68,3* 9,3* Figura Eventi in eccesso cumulativi, secondo periodi di ondata di calore basata sull HSI osservato Fonte: Arpa Piemonte Figura Eccessi cumulativi secondo i periodi di ondata di calore basata sull HSI osservato Fonte: Arpa Piemonte osservati rapportati alla popolazione over 65 anni. Da questi dati ancora una volta si conferma lo stretto legame tra temperature e impatto sulla salute, specie tra i soggetti più fragili, ovvero gli anziani over 65. Sono allo studio altre valutazioni su outcome di salute che non siano la mortalità, che verranno probabilmente applicate sperimentalmente nella prossima estate e che considereranno gli accessi in pronto

198 qualità della vita ambiente e salute 25 Figura Comune di Torino. Proporzione over 65 anni sulla popolazione residente, per circoscrizione - anno 2011 i valori massimi di residui consentiti in tutta la Comunità Europea. Ciò permette di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori, di eliminare gli ostacoli agli scambi commerciali tra i vari stati membri, nonché di conseguire un più efficace utilizzo delle risorse naturali. Tra i campioni in cui si riscontrano principi attivi, è frequente la rilevazione di più fitofarmaci nella medesima matrice. Uve da tavola e da vino, mele e pere sono state le matrici in cui sono stati riscontrati il maggior numero di principi attivi (5 principi attivi contemporaneamente). Fonte: Arpa Piemonte Figura Comune di Torino. Decessi osservati ogni residenti over 65 anni, per circoscrizione - anno 2011 Tipologia campioni Tabella Prodotti fitosanitari. Residui nei campioni analizzati - anno 2012 Campioni privi di residuo Totale campioni con residuo Percentuale % Campioni monoresiduo Campioni multiresiduo Frutta Ortaggi Cereali e derivati Olio Vino Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte soccorso e i ricoveri, per evidenziare altri effetti sulla salute di tipo non letale, dovuti alle temperature. Figura Prodotti fitosanitari. Residui nei campioni analizzati - anni I CONTAMINANTI NEGLI ALIMENTI La contaminazione da residui di prodotti fitosanitari in matrici ortofrutticoli e cereali Il Ministero della Sanità coordina in Italia i programmi di controllo ufficiale sui prodotti alimentari, comprendenti anche i piani annuali in materia di residui di prodotti fitosanitari, sia nazionali che regionali. I controlli effettuati nel 2012, per quanto concerne la distribuzione dei residui di prodotti fitosanitari, evidenziano come la frutta sia la matrice soggetta a più trattamenti, sia nel ciclo vegetativo sia durante la fioritura sia nella fruttificazione e nella postraccolta (vedi tabella 8.6). La normativa comunitaria entrata in vigore il 1 settembre 2008 definisce Fonte: Arpa Piemonte I risultati sui prodotti biologici Tra i 443 campioni analizzati, 68 risultano provenienti da agricoltura biologica. Nell anno 2012 non sono state riscontrate irregolarità per questa tipologia di campioni. Nonostante ciò, si sottolinea la necessità di non tralasciare i controlli, avendo già evidenziato nel corso degli anni, la presenza saltua-

199 26 qualità della vita ambiente e salute ria di residui, soprattutto in anni con avverse condizioni meteorologiche. Confronto con gli anni precedenti Il confronto dei dati degli ultimi anni evidenzia una netta diminuzione dei campioni con una quantità di residuo superiore ai limiti di legge; si mantiene invece essenzialmente costante la percentuale di campioni del tutto privi di contaminanti. Quest anno sono state riscontrate due irregolarità: un campione ha presentato un residuo non autorizzato in Italia e in concentrazione superiore al limite di legge Comunitario, mentre l altro campione è risultato contaminato da un principio attivo non autorizzato in Italia ma con concentrazione inferiore ai limiti Europei. prodotti finiti di origine vegetale che nei derivati di animali che hanno ingerito mangime contaminato. Figura Micotossine. Risultato del controllo ufficiale dei campioni analizzati - anni Particolare attenzione deve essere posta al problema della contaminazione plurima, cioè la presenza contemporanea di diversi principi attivi sullo stesso prodotto; tale situazione, come ribadito da più fonti e da parecchio tempo, necessiterebbe di una regolamentazione. La contaminazione da Micotossine in alimenti Le micotossine sono metaboliti secondari prodotti da funghi e lieviti che colonizzano le coltivazioni, sia durante la loro crescita in campo sia nelle successive fasi di raccolta, trasporto e stoccaggio. Sono di fatto riconosciute quali potenziali tossici per uomo e animali, e sono considerate un rischio superiore a quello rappresentato dai pesticidi. Poco si sa, però, della loro diffusione globale, sia in termini quantitativi sia in termini economici; un infestazione massiva da micotossine provoca la distruzione di interi raccolti e la messa a riposo dei campi contaminati con notevoli costi economici. Ancora poco indagata è la reale portata dell effetto tossico e della relazione dose-risposta che intercorre tra esposizione e reazione avversa dell uomo e degli animali. L attività preventiva sulla crescita dei funghi produttori di micotossine rimane pertanto cruciale sia da un punto di vista economico sia in termini di salute pubblica. L entità del rischio è dovuta all ampio spettro di risposte tossiche esplicate (cancerogenicità, mutagenicità, ecc.) da queste molecole e dalla possibile diffusione della contaminazione. Le micotossine, infatti, sono presenti nella catena alimentare sia nei Fonte: Arpa Piemonte Nel 2012 sono stati prelevati 365 campioni; gli alimenti indagati sono stati soprattutto cereali, frutta secca, spezie e legumi e loro derivati. A seconda della tipologia della matrice si sono ricercate una o più delle seguenti micotossine: Aflatossine B1, B2, G1, G2, Aflatossina M1, Ocratossina A, Patulina, Zearalenone, Fumonisine B1, B2 e Deossinivalenolo. Le positività riscontrate sono state numerose (~32% dei campioni), ma in sensibile diminuzione rispetto al 2011, nonostante l allerta dovuta alle particolarità climatiche dell anno. In 10 alimenti (~3%) la concentrazione di una delle micotossine

200 qualità della vita ambiente e salute 27 ha superato i limiti di legge. In 59 campioni si è rilevata la presenza contemporanea di micotossine diverse. Le tipologie di alimenti più contaminate sono la frutta secca, in particolare castagne e nocciole, la farina di mais e le spezie. Si segnala che, rispetto al biennio , non sono pervenuti al laboratorio campioni per controlli all importazione delle materie prime provenienti da altre regioni Italiane; di conseguenza l indagine ha interessato quasi esclusivamente prodotti trasformati e pronti al consumo umano diretto. Verosimilmente le materie prime presentano livelli di contaminazione molto più elevati. I risultati ottenuti dalle analisi eseguite nel corso del 2012 mostrano una diminuzione delle irregolarità rispetto al 2011 (per il motivo sopra riportato), ma rimangono sostanzialmente in linea con l andamento degli ultimi anni e con quelli certificati a livello europeo e nazionali. L impatto delle micotossine sui consumatori potrebbe essere ancora sottostimato, in quanto l intossicazione è raramente acuta. Attualmente non è stato inoltre considerato l eventuale effetto combinato di un esposizione a più micotossine attraverso il consumo dei diversi alimenti o di singoli prodotti pluricontaminati. I risultati ottenuti dal laboratorio Arpa negli ultimi anni hanno permesso alle Autorità Sanitarie Nazionali e Comunitarie di estendere, nel corso del 2012, la valutazione del rischio a quegli alimenti particolari e poco considerati: i legumi e le castagne, queste ultime prodotte principalmente in Piemonte. La contaminazione da OGM In un quadro di salvaguardia dei diritti dei consumatori, il piano della Regione Piemonte per il Controllo Ufficiale degli Alimenti (ex DPR 14/7/95) prevede, tramite i servizi sanitari delle diverse ASL, il controllo di alimenti per la presenza di OGM. Il Piano Regionale per il 2012 è stato redatto in conformità a quanto indicato nel Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza di organismi geneticamente modificati negli alimenti per gli anni , emanato dal Ministero della Salute. Il piano comprende (circolare del Ministero della Salute n. prot. DGSAN-6 I.4.C.C.8.11/1 dell 8 febbraio 2008) un attività di controllo per la verifica della presenza di riso LL601 geneticamente modificato. I prelievi delle ASL hanno riguardato alimenti derivati, contenenti o costituiti da soia e mais. Questo in considerazione della diffusione su scala mondiale delle colture di mais e di soia e delle loro varietà transgeniche, da cui ne consegue un loro maggiore interesse dal punto di vista legislativo e analitico e la maggiore probabilità di un riscontro di positività tra essi. La ripartizione dei campioni pervenuti ha privilegiato il prelievo di prodotti monoseme, soprattutto farine di mais e bevande alla soia. Una particolare attenzione è stata posta dalle ASL al controllo di strutture idonee a trasformare mais e soia, in particolare mulini, presenti sul territorio di competenza. Relativamente ai campioni di riso, questi sono stati prelevati sia alla produzione che al dettaglio. Non vi sono stati campioni non regolamentari né sono stati riscontrati campioni con presenza di OGM entro i limiti di tolleranza previsti dalla legge. Questi risultati sono confortanti, tenuto conto dell assenza di campioni non regolamentari ma, la sempre maggiore diffusione delle colture di OGM nel mondo e la richiesta alla UE di autorizzazioni per l introduzione di nuovi organismi geneticamente modificati sul mercato europeo, inducono a mantenere elevato il livello dei controlli anche per gli anni a venire. LE AZIONI Le sostanze chimiche provenienti da insediamenti produttivi Continuano e si dimostrano sempre più importanti le attività di approfondimento sulle dinamiche ambientali, biologiche e della filiera alimentare in merito ai contaminanti quali diossine e policlorobifenili (PCB) nei foraggi e nei prodotti alimentari. Tali contaminanti sono particolarmente rilevanti per la loro grande persistenza ambientale e per il loro profilo di tossicità, connotato da effetti cancerogeni e di interferenza endocrina. Uno specifico progetto regionale contempla il progressivo completamento della mappa dei rischi da fonti inquinanti regionali e la successiva definizione di strategie di controllo mirate. Il tema rappresenta uno degli obiettivi qualificanti del Piano regionale di prevenzione.

201 28 qualità della vita ambiente e salute Specifici obiettivi del progetto sono: la costituzione di un sistema di sorveglianza integrato sugli effetti delle sostanze chimiche provenienti da insediamenti produttivi; lo sviluppo di un programma integrato di monitoraggio sui possibili bersagli della catena alimentare, animale e vegetale, tra ASL (SIAN Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione, SISP Servizi Igiene e Sanità pubblica, SVET Servizi Veterinari), ARPA e IZS Istituto Zooprofilattico; la predisposizione di strumenti metodologici di valutazione di impatto sulla salute per la gestione integrata da parte di tutti i servizi degli effetti riscontrabili sia ex ante che ex post opera (inclusi i rischi di origine occupazionale). Nell ambito delle attività dell Assessorato alla Sanità regionale si ricordano le principali azioni intraprese in ambito ambientale. 1. Produzione di atlanti tematici e linee guida relative alle priorità da assegnare ai controlli aderendo ai principi della sorveglianza risk-based. * Atlante Piemontese delle ditte fonti potenziali di emissione di sostanze cancerogene. In questo documento è riportato l elenco delle ditte potenzialmente emettitrici di cancerogeni in classe 1 IARC (giudizio di cancerogenicità certa dell Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - International Agency for Research on Cancer, IARC. Tali ditte sono da intendersi come possibili fonti di emissione di sostanza cancerogene, dato che nelle lavorazioni assicurate presso l INAIL sono presenti voci di tariffa riconducibili alla presenza delle sostanze in classe 1 IARC. La valutazione conclusiva di certezza di emissione di tali sostanze da parte di tali ditte nell ambiente circostante è da verificare: è un attività in corso di svolgimento, che prevede valutazioni complete basate sulla conoscenza diretta della ditta da parte degli operatori Arpa e/o ASL e sulla verifica della presenza nell AIA Autorizzazione Integrata Ambientale - della sostanza individuata. Atlante del rischio per la sicurezza alimentare derivante da contaminazione ambientale 13. In esso sono identificati 140 stabilimenti industriali potenzialmente in grado di diffondere PCB e diossine in atmosfera, con l indicazione delle informazioni geografiche utili alla loro georeferenziazione sul territorio. L atlante contiene anche mappe di rischio che identificano a livello dell intera regione e, separatamente per ciascuna provincia, gli stabilimenti industriali e le aziende zootecniche bovine complessive poste all interno delle aree di 3 chilometri di raggio dai singoli stabilimenti. Senza considerare gli alpeggi e i ricoveri gli allevamenti risultano Tutti i dati si riferiscono alla fine di novembre Programmazione di specifiche campagne di controllo, previste dai piani di biomonitoraggio mirati, coinvolgenti sia le popolazioni animali, o i loro prodotti zootecnici destinati al consumo alimentare, sia le popolazioni umane residenti. I Servizi Veterinari, IZS e Arpa sono stati coinvolti nel piano di monitoraggio e rispettivo piano di campionamento delle matrici (ambientali e animali) in particolare per quanto riguarda diossine e PCB. I controlli sono stati effettuati, prevalentemente, nelle due aree a contaminazione nota da diossine (Val Susa - TO, area di Carisio - VC). La situazione, in particolare nell area Val Susa, risulta nettamente migliorata. L attività svolta sul territorio è documentata all interno del sistema informatico SIGLA dell Istituto. Nel 2012 sono anche state attivate iniziative di biomonitoraggio per verificare la situazione relativeaa determinati inquinanti nell area interessata alla realizzazione dell inceneritore dell area del Gerbido (ASL Torino e ASL TO 3 ). Questo piano di biomonitoraggio comprende sia campioni su matrici alimentari (per ricerca PCB e diossine) sia campioni biologici umani (sangue, urina) per verifica diossine, PCB, metalli pesanti, ecc. Inoltre, in collaborazione con l Istituto Superiore di Sanità, è stato realizzato il piano di biomonitoraggio previsto dal progetto WOMEN- BIOPOP. Il progetto è stato condotto in donne in età fertile residenti nell ASL TO 3 (Area alta Val 13.

202 qualità della vita ambiente e salute 29 Chisone come indicatore di zona a bassa/nulla esposizione, Area Val Susa come indicatore di zona ad elevata esposizione, Area Frossasco come indicatore di una zona ad esposizione intermedia) e in pazienti dell Azienda Ospedaliera ASO Sant Anna. 3. Sperimentazione, da parte di 4 Dipartimenti di Prevenzione (TO3, CN1, AT, NO), nell ambito di un progetto nazionale, di un approccio per la definizione di una metodologia condivisa per l applicazione della valutazione di impatto sulla salute (VIS) rapida per la valutazione di progetti e programmi. La metodologia è stata tradotta in linee guida regionali. Dopo la presentazione ufficiale della linea guida avvenuta nel Convegno Nazionale Dalla VIA alla VAS e alla VIS: l impatto sulla salute in Regione Piemonte Torino 4 aprile 2012, le 4 ASL interessate hanno organizzato, al loro interno, momenti di formazione rivolti al proprio personale per iniziare l applicazione sperimentale della linea guida. È documentato, presso le suddette ASL, l utilizzo in conferenze di servizio a livello provinciale per quanto riguarda impianti di una certa complessità. 4. Avvio di una collaborazione didattica con il Corso di Laurea per Tecnici della Prevenzione per sviluppare gli aspetti di sanità pubblica correlati all impatto ambiente/salute. Al proposito è iniziata una sperimentazione, attraverso la realizzazione di seminari, di un modulo didattico su temi quali pianificazione territoriale e salute, Ambiente e salute, Igiene dell ambiente costruito e strategie di prevenzione ; definizione di un modulo formativo che coinvolga tutti i tre anni del Corso. Nel 2012 è stato implementato il corso degli studi nel quale è stato inserito, nel contesto degli obiettivi specifici di tirocinio per l ambito della sanità pubblica e ambientale, un percorso specifico, articolato sui tre anni del corso, su Impatto ambientale di insediamenti produttivi.

203 30 qualità della vita ambiente e salute AUTORI Giovanna Berti, Ennio Cadum, Cristiana Ivaldi, Moreno Demaria, Antonio CAIAZZO, Paolo CARNà, Giovanna Mulatero, Sara COLUCCIA, Annalisa Longo, Sara Pelligra, Serena PONCINO, Valentina Serafino - Arpa Piemonte Monica Bonifetto - Regione Piemonte RIFERIMENTI BALDACCI S, MAIO S, VIEGI G a nome del Gruppo collaborativo EPIAIR, Inquinamento atmosferico e salute umana. Ovvero come orientarsi nella lettura e interpretazione di studi ambientali, tossicologici ed epidemiologici. Epidemiologia e Prevenzione. 2009; 33 (suppl 2). BERTI G, GALASSI C, FAUSTINI A, FORASTIERE F., Air pollution and health: epidemiological surveillance and prevention. Epidemiologia e Prevenzione. 2009;33(6) Suppl 1: CYRYS J. et al., Variation of NO 2 and NO x concentrations between and within 36 European study areas: Results from the ESCAPE study. Atmospheric Environment 62 (2012) EEFTENS M. et al., Spatial variation of PM 2.5, PM 10, PM 2.5 absorbance and PMcoarse concentrations between and within 20 European study areas and the relationship with NO 2 - Results of the ESCAPE project. Atmospheric Environment 62 (2012) EEFTENS M. et al., Development of Land Regression Models for PM 2.5, PM 2.5 Absorbance, PM 10 and PMcoarse in 20 European Study Areas; Results from the ESCAPE study. Environmental Science&Technology 2012, 46, Le attività e la documentazione sulla tematica ambiente e salute sono disponibili all indirizzo: Le serie storiche degli indicatori ambientali relativi alla tematica ambiente e salute sono disponibili all indirizzo:

204 2013 USO DELLE RISORSE energia

205 2 uso delle risorse energia La questione energetica, correlata a livello comunitario con il c.d. Pacchetto Clima Energia , ha trovato una più precisa declinazione nel nostro Paese con il recepimento della Direttiva 28/2009/CE da parte del DLgs 28/11 e con il DM 15 marzo 2012 c.d. Burden Sharing. Con questo decreto, infatti, è stato suddiviso tra le Regioni e le Province Autonome l obiettivo nazionale al 2020 della quota di consumo di energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili, attribuendo al livello regionale obiettivi percentuali vincolanti nel rapporto tra produzione elettrica e termica dalle stesse fonti e il consumo finale lordo regionale al Al Piemonte è stato attribuito un obiettivo percentuale pari al 15,1%: un obiettivo estremamente sfidante che richiede un attenta programmazione per il suo conseguimento. Tale programmazione è peraltro espressamente prevista dalle Linee guida nazionali sulle fonti energetiche rinnovabili di cui al DM 10 settembre 2010 che, al paragrafo 17.2, così stabilisce: Le Regioni e le Province autonome conciliano le politiche di tutela dell ambiente e del paesaggio con quelle di sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili attraverso atti di programmazione congruenti con la quota minima di produzione di energia da fonti rinnovabili loro assegnata (Burden Sharing) assicurando uno sviluppo equilibrato delle diverse fonti. La centralità della questione energetica, la sua trasversalità rispetto alle diverse politiche di settore, unitamente alla necessità di predisporre una nuova proposta di pianificazione conforme alle nuove esigenze e agli obiettivi sfidanti succitati (considerato che l approvazione del Piano precedente risale al 2004), rendono improrogabile l adozione di misure organizzative volte ad incrementare l efficacia dell azione regionale anche in raccordo con il Comitato di indirizzo, già istituito dalla DGR del 17 maggio 2011 e costituito dai rappresentanti designati dai principali stakeholder piemontesi. In considerazione dell esigenza di individuare le linee portanti e i contenuti di massima che, in armonia con la LR 23/02, saranno sviluppati al fine di avviare il processo di pianificazione e la correlata valutazione ambientale strategica della nuova proposta di pianificazione energetica regionale, con Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2012 n è stato approvato l Atto di indirizzo per l avvio della pianificazione energetica regionale: il documento intende fornire il contesto di riferimento per l avvio del percorso della nuova strategia di politica energetica regionale da attuare nell arco di tempo Il percorso che s intende intraprendere dovrà essere integrato con le altre programmazioni regionali, coniugando in chiave strategica le politiche dell Unione Europea con gli obiettivi locali di sostenibilità e sviluppo. La situazione attuale in Piemonte fa registrare un generale lieve calo dei consumi di gas naturale, di benzina, di gasolio da riscaldamento e agricolo, di olio combustibile e GPL. Per gli altri vettori energetici si registra una sostanziale stabilità nei consumi, nella distribuzione e nella vendita. In parte questa situazione rispecchia il momento di crisi economica del Paese. Anche le strategie messe in atto dalla Regione contribuiscono alla diminuzione dei consumi grazie all incentivazione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia e al loro più efficiente utilizzo.

206 uso delle risorse energia 3 Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Consumo di energia elettrica GWh D Terna Regione Distribuzione di gas naturale milioni di m 3 D Ministero dello Sviluppo Economico Provincia Regione Vendita di prodotti petroliferi tonnellate D Ministero dello Sviluppo Economico Provincia Regione Produzione di energia elettrica GWh D Terna Impianti qualificati per la produzione di energia da fonti rinnovabili numero, MW, GWh R GSE Provincia Regione Provincia Regione Per visualizzare le serie storiche degli indicatori di energia: LO STATO ATTUALE Consumo di energia elettrica Nel 2011 il consumo complessivo di energia elettrica in Piemonte si è attestato a ,1 GWh, con una variazione minima rispetto all anno precedente (24.433,4 GWh nel 2010). L unico settore in cui i consumi elettrici sono cresciuti è l agricoltura (+ 5,3% Tabella Consumi, distribuzione e vendita dei principali vettori energetici - anni Anno Consumi di energia elettrica Distribuzione di gas naturale Vendita benzina Vendita gasolio motori Vendita gasolio da riscaldamento Vendita gasolio agricolo Vendita di olio combustibile Vendita di GPL GWh milioni di m 3 standard tonnellate tonnellate tonnellate tonnellate tonnellate tonnellate Fonte: Terna, Ministero dello Sviluppo Economico

207 4 uso delle risorse energia rispetto al 2010), sono restati costanti nei settori dell industria e del terziario mentre sono diminuiti nel settore domestico (-1,92 % rispetto al 2010). I consumi elettrici del Piemonte rappresentano, come negli anni passati, circa l 8% del totale nazionale ( ,10 GWh nel 2010). Figura 9.2 Distribuzione di gas naturale per provincia - anno 2011 Figura 9.1- Consumi di energia elettrica per categoria di utilizzatori e per provincia - anno 2011 GWh AL A T BI CN NO TO VB VC Domestico 507,8 255,4 216,5 654,4 4 18,6 2560,6 1 80,5 179,3 Terziario* ,7 234,9 773,6 595,7 3449, ,2 Industria 1788, ,4 731,3 3207,7 1490, ,4 472,6 Agricoltura 34,99 23,9 5,8 141,4 2 4,3 68,4 2,2 2 4,4 * Al netto dei consumi FS per trazione pari a 420,3 GWh Fonte: Terna Distribuzione di gas naturale Il quantitativo di gas naturale complessivamente distribuito in Piemonte nel 2011 è stato di 8.005,05 milioni di m 3, dei quali 3.024,03 (38% del totale) sono stati destinati al settore termoelettrico, 3.841,35 (48% del totale) sono stati distribuiti su reti secondarie a tutti i settori di utilizzo (residenziale, terziario, industriale e termoelettrico) e i restanti 1.139,67 (circa 14% del totale) sono stati utilizzati dal settore industriale. Rispetto al 2010 i quantitativi distribuiti a livello regionale sono diminuiti del 5,14% (- 433,75 milioni di m 3 ). Anche nel 2010 il Piemonte rimane la terza regione per quantitativi di gas distribuito rispetto al totale nazionale, preceduto dalla Lombardia (23,08% del totale nazionale) e dall Emilia Romagna (14,31%). Torino si conferma la provincia interessata dal maggiore quantitativo di gas naturale distribuito (4.135,43 milioni di m 3 ), seguita da Cuneo (1.134,96 milioni di m 3 ) e da Vercelli (748,40 milioni di m 3 ). Vendita di prodotti petroliferi Nel 2011 sono state complessivamente vendute in Piemonte tonnellate di prodotti petroliferi, principalmente gasolio ( tonnellate, 67,8% del totale dei prodotti petroliferi) e benzina ( tonnellate, 22,5% del totale). Nell ultimo Torino si conferma la provincia interessata dal maggiore quantitativo di gas naturale distribuito (4.135,43 milioni di m 3 ), seguita da Cuneo (1.134,96 milioni di m 3 ) e da Vercelli (748,40 milioni di m 3 ). Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico anno è pertanto proseguito il trend rispettivamente di crescita per il gasolio e di decremento per la benzina, già osservato nel corso degli ultimi due anni. Figura Vendite di prodotti petroliferi per tipologia e per provincia - anno 2011 Lubrificanti G.P.L Olio combustibile Gasolio agricolo Gasolio riscaldamento Gasolio motori Benzina Le maggiori vendite sono state realizzate nelle province di Torino (36,6% del totale tonnellate), di Asti (17,9% del totale tonnellate) e di Alessandria (15,65% del totale tonnellate). Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico Produzione di energia elettrica La produzione lorda di energia elettrica in Piemonte nel 2011 è stata pari a ,2 GWh, quella netta (ossia al netto dei fabbisogni per i servizi ausiliari della produzione) è stata di ,6 GWh. Circa il 68% della produzione è stata ottenuta da impianti termoelettrici e circa il 28% da impianti idroelettrici, mantenendo sostanzialmente la ripartizione percentuale degli anni precedenti. La produzione da fotovoltaico, che era già raddoppiata nel periodo , è cresciuta di quasi sei volte tra il 2010 e il 2011, sulla spinta del sistema di incentivazione del Conto ener-

208 uso delle risorse energia 5 gia. Tale produzione rappresenta ormai una quota non trascurabile del totale, pari al 3,5%. Il contributo dell eolico rimane invece stazionario e quasi irrilevante rispetto al totale (tabelle 9.2 e 9.3). Energia elettrica Il bilancio Nella figura 9.4 è schematizzato il bilancio elettrico piemontese, riferito all anno Figura Bilancio elettrico per il Piemonte - anno 2011 Fonte: Elaborazione Arpa Piemonte su dati Terna LE POLITICHE E GLI OBIETTIVI AMBIENTALI Tra i provvedimenti di carattere normativo approvati nel corso del 2012 vanno segnalati i seguenti. DGR 30 gennaio 2012, n Indicazioni procedurali attuative dell art. 12 del DLgs 387/2003 Con tale deliberazione la Giunta regionale ha approvato il documento recante Indicazioni procedurali in ordine allo svolgimento del procedimento unico di cui all articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, relativo al rilascio dell autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnova-

209 6 uso delle risorse energia Tabella Produzione di energia elettrica in Piemonte - anno 2011 Produttori Autoproduttori Totale GWh Produzione lorda Idroelettrica 6.832,2 153, ,0 Termoelettrica , , ,2 Eolica 21,7 21,7 Fotovoltaica 830,3-830,3 Totale produzione lorda , , ,2 Servizi ausiliari della produzione 489,7 77,9 567,7 Produzione netta Idroelettrica 6.740,8 151, ,5 Termoelettrica , , ,5 Eolica 21,7-21,7 Fotovoltaica 820,8-820,8 Totale produzione netta , , ,6 Energia destinata ai pompaggi 458,8-458,8 Produzione netta destinata al consumo , , ,8 Fonte: Terna bile. Sulla base delle riunioni tecniche preparatorie svolte dalle Direzioni regionali competenti (Innovazione, Ricerca, Università e Sviluppo energetico sostenibile, Ambiente, Agricoltura, Attività produttive, Programmazione strategica, politiche territoriali ed edilizia), nonché a seguito dei necessari confronti con le Province, Enti titolari della competenza autorizzativa, il documento si propone di uniformare i procedimenti autorizzativi al fine di semplificarne l iter e di superare le difformità presenti in ambito regionale, soffermandosi su temi connotati da particolare criticità. Tra gli argomenti trattati si segnalano, in particolare, quelli inerenti la documentazione da allegare alla richiesta di autorizzazione, gli oneri istruttori, le modalità di esame delle richieste di autorizzazione, quelle di svolgimento e di conclusione del procedimento, la valutazione del cumulo degli interventi, la compatibilità paesaggistica dell opera, le specificità del procedimento unico con riferimento alle procedure di valutazione di impatto ambientale, la variante automatica allo strumento urbanistico, le misure di compensazione e le garanzie finanziarie, la trasparenza e gli obblighi informativi. DGR 30 gennaio 2012, n Individuazione aree e siti non idonei all installazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse La Giunta regionale, con la suddetta deliberazione, ha approvato il documento recante Individuazione delle aree e dei siti non idonei all installazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse, ai sensi del paragrafo delle Linee guida per l autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili emanate con il decreto ministeriale del 10 settembre 2010.Sulla base dell istruttoria condotta dalle Di-

210 uso delle risorse energia 7 Tabella Impianti per la produzione di energia elettrica in Piemonte al Impianti idroelettrici Produttori Autoproduttori Totale Impianti numero Potenza efficiente lorda MW 3.605,0 31, ,6 Potenza efficiente netta MW 3.541,7 30, ,4 Producibilità media annua GWh 9.246,9 162, ,3 Impianti termoelettrici Impianti numero Sezioni numero Potenza efficiente lorda MW 5.395,8 607, ,3 Potenza efficiente netta MW 5.272,0 592, ,1 Impianti eolici Impianti numero 7-7 Potenza efficiente lorda MW 14,4 14,4 Impianti fotovoltaici* Impianti numero Potenza efficiente lorda MW 1.070, ,5 * sono inclusi gli impianti fotovoltaici incentivati attraverso il conto energia gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) Fonte: Terna rezioni regionali competenti (Innovazione, Ricerca, Università e Sviluppo energetico sostenibile, Ambiente, Agricoltura, Opere pubbliche, difesa del suolo, economia montana e foreste, Programmazione strategica, politiche territoriali ed edilizia sono stati individuati come non idonei all installazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse i siti e le aree seguenti, esaminati nel dettaglio nel documento allegato alla deliberazione: 1. aree sottoposte a tutela del paesaggio e del patrimonio storico, artistico e culturale; 2. ambiente e aree protette; 3. aree agricole; 4. aree forestali e aree in dissesto idraulico e idrologico. DGR 19 marzo 2012, n Conferenza interna dei servizi per impianti da fonte rinnovabile di potenza superiore a 5 MW elettrici La Giunta regionale, in considerazione del decreto ministeriale c.d. Burden Sharing che stabilisce la suddivisione a livello regionale degli obiettivi definiti dalla strategia Europa 2020, con la deliberazione 19 marzo 2012, n , ha individuato la Direzione regionale Innovazione, Ricerca, Università e Sviluppo energetico sostenibile quale struttura competente a convocare e coordinare la conferenza interna di servizi ai sensi della LR 7/05, nell ambito dei procedimenti autorizzativi per la realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte rinnovabile di potenza superiore a 5 MW elettrici. In base a tale decreto, l obiettivo al 2020 per il Piemonte della quota del consumo finale lordo di energia coperta da fonti rinnovabili è stabilito nella percentuale del 15,1% e risulterà estremamente sfidante per l intero sistema regionale. Il mancato raggiungimento degli obiettivi definiti in capo alle Regioni, come specificato dal decreto ministeriale, darà luogo alla nomina di un apposito commissario che provveda a conseguirli mediante il trasferimento statistico, a carico della Regione inadempiente,

211 8 uso delle risorse energia delle quantità di energia rinnovabile necessarie al soddisfacimento dell obbligo. La Regione Piemonte deve quindi operare al fine di garantire il rispetto dei succitati impegni, pur ponendo la necessaria attenzione agli eventuali impatti provocati dagli impianti sulle componenti ambientali e sulle infrastrutture e nel rispetto della competenza autorizzativa in materia prevista in capo alle Province. Sulla base di queste premesse, la Direzione regionale responsabile della pianificazione energetica regionale, è stata individuata quale struttura competente ad assicurare le funzioni di coordinamento delle altre strutture regionali coinvolte nell ambito del procedimento autorizzativo unico per gli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile con potenza nominale totale per la generazione elettrica pari o superiore a 5 MW elettrici. Modifiche alla LR 13/07 A seguito dei controlli espletati da Arpa in sede di applicazione della LR 28 maggio 2007, n. 13 in materia di rendimento energetico nell edilizia, in un ottica di maggiore chiarezza e semplificazione, è emersa la necessità di modificare alcune disposizioni sanzionatorie al fine di superare le criticità riscontrate. La legge regionale 4 maggio 2012, n. 5 (Legge finanziaria per l anno 2012) ha apportato modificazioni all articolo 20 della l.r. 13/2007, in particolare: 1. l abrogazione del comma 1 dell articolo 20 della LR 13/07 che fissava una sanzione amministrativa (salvo che il fatto costituisse reato) nei confronti del certificatore che rilascia l attestato non veritiero in quanto siffatta violazione risultava di difficile individuazione rispetto a quella prevista al comma 2 per il certificatore che rilascia l attestato di certificazione senza il rispetto dei criteri e delle metodologie di cui all articolo 5 ; 2. l introduzione, in sostituzione della disposizione precedentemente prevista al comma 2 dell articolo 20 della LR 13/07, di: una sanzione amministrativa graduata tra un minimo e un massimo; una sanzione aggravata nei casi in cui l attestato determini l attribuzione di una classe energetica più efficiente; la sospensione dall elenco regionale dei certificatori abilitati nel caso di reiterazione della violazione. 3. ai sensi del comma 10 dell articolo 20, l individuazione del legale rappresentante dell impresa di manutenzione degli impianti termici quale soggetto responsabile nel caso di violazione degli obblighi previsti dalla normativa vigente, al fine di responsabilizzare maggiormente la direzione dell impresa per garantire il controllo e la crescita qualitativa dell operato della stessa. DGR 15 ottobre 2012, n Modifiche alla DGR 30 settembre 2008, n e alla DGR 4 agosto 2009, n La Giunta regionale, con la deliberazione 15 ottobre 2012 n , ha apportato modifiche ai provvedimenti in materia di impianti termici, impianti solari termici, impianti alimentati da fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e serre solari, disponendo: la proroga al 1 luglio 2013 del termine di applicazione delle modalità di trasmissione del bollino verde (termine originariamente fissato al 16 ottobre 2012) relativamente agli impianti termici al fine di prolungare il periodo di sperimentazione del sistema informativo, in modo da consentire un ulteriore miglioramento e una maggiore fruibilità dello stesso; un allineamento alle disposizioni introdotte dal DLgs 28/11 in materia di uso delle fonti rinnovabili per la produzione di acqua calda sanitaria, in modo tale da prevedere che in luogo dell energia prodotta da impianti solari termici possa essere utilizzata energia aerotermica, geotermica o idrotermica come definite dall articolo 2 del DLgs 28/11. Definizione di contratti di rendimento energetico per la PA piemontese Nell intento di offrire un contributo per orientare l affermazione in Piemonte e nel Paese di un efficiente e competitivo mercato dei servizi energetici è stato analizzato e approfondito l istituto del contratto di rendimento energetico, come definito nel DLgs 115/08. Tale analisi ha condotto alla stesura di un modello di capitolato tecnico di rendimento energetico, utilizzabile dalle pubbliche ammini-

212 uso delle risorse energia 9 strazioni per l affidamento della gestione del cosiddetto servizio-energia nei patrimoni immobiliari ospedaliero-sanitari, degli Enti Locali, nonché per la gestione del servizio di illuminazione pubblica comunale. La tipologia contrattuale in argomento prevede la fornitura globale di servizi di audit, progettazione, finanziamento, installazione, gestione e manutenzione di impianti tecnologici da parte di una società di servizi energetici (ESCO), che si ripaghi l investimento trattenendo nel periodo di validità del contratto una parte del valore economico del risparmio energetico conseguibile dopo gli interventi. Secondo questa formula, la ESCO interessata si addebita tutti i costi dell intervento (progetti, attrezzature, mano d opera, capitale, attività gestionali e manutentive), facendosi poi rimborsare e remunerare dal cliente condizionatamente e proporzionalmente alle economie prodotte. La società, quindi, fa dipendere il proprio profitto anche dal risparmio derivante dal successo del progetto, scommettendo sulle proprie capacità gestionali e di valutazione dei rischi. Secondo questa modalità d intervento la remunerazione del fornitore è condizionata - e quindi parametrata - al conseguimento dell obiettivo di riduzione dei consumi stabilito contrattualmente. Più si riducono i consumi, più aumenta la remunerazione del fornitore. Mediante la messa a disposizione dei citati modelli contrattuali si è anche voluto offrire alla Pubblica Amministrazione piemontese un vantaggio competitivo ai fini della prenotazione degli incentivi previsti dal DM 28 dicembre 2012, cosiddetto Conto termico, in materia di interventi per l efficienza energetica e l utilizzo di energia termica prodotta da fonti rinnovabili. I modelli contrattuali sono stati successivamente approvati dalla Giunta Regionale mediante DGR n del 4 marzo 2013.

213 10 uso delle risorse energia LE AZIONI Box 1 - Progetti Europei Nel corso del 2012 il Settore Sviluppo Energetico Sostenibile della Regione Piemonte ha proseguito le attività legate alla propria partecipazione ai progetti europei che hanno avuto inizio nel 2011: il progetto strategico MARIE (acronimo di Mediterranean Building Rethinking for Energy Efficiency Improvement), finanziato nell ambito del Programma MED , che ha come obiettivo la realizzazione di condizioni socio-economiche che permettano un miglioramento dell efficienza energetica degli edifici nell area mediterranea; il progetto CLAIRE (acronimo di Clusters Alpini Industria Ricerca Energia) collocato nell ambito del programma di cooperazione transfrontaliera ALCOTRA finalizzato al sostegno dell innovazione e alla diversificazione produttiva delle filiere industriali locali verso il mercato delle nuove energie. Nell ambito del progetto MARIE, il Settore sta portando avanti le attività come previsto all interno dei 3 work packages (WP) in cui è coinvolto: WP3 - formazione di un RIG (Regional Interest Group), composto dai principali stakeholders regionali, con l obiettivo di ottenere un loro coinvolgimento a supporto delle misure di efficienza energetica negli edifici; WP4 - si è lavorato alla raccolta e al confronto delle principali leggi regionali per l efficienza energetica degli edifici già avviate dai partner sui propri territori; WP5 - dopo aver definito le misure e gli strumenti per promuovere e supportare le tecniche più innovative, i nuovi materiali e i processi per l efficienza energetica in edilizia, che si fonda su una Supply side Regional benchmarking analysis, si sono avviate le 3 Azioni Pilota (Pilot Action - PA) destinate a incrementare la qualità e l innovazione dei prodotti al fine di inserirli all interno dei sistemi di pubblico acquisto: PA materiali: miglioramento del mercato mediterraneo nel uso di materiali naturali per l edilizia, specialmente sughero e legno; PA prodotti: qualificazione dei prodotti attraverso analisi LCA PA servizio: proposta di nuovi servizi a supporto delle imprese edili. Nell ambito del progetto CLAIRE, il Settore ha lavorato principalmente sulle tematiche relative al miglioramento della ricerca transfrontaliera sulle Nuove tecnologie Energetiche (NTE) attraverso il sostegno ad azioni di esperienze incrociate tra i centri di ricerca e le imprese e l organizzazione di una Spring school - corso di alta formazione primaverile sui temi delle Smart Grids e dello Smart Building. Al fine di portare avanti queste attività, il Settore ha realizzato, in collaborazione con il CSI Piemonte, una piattaforma web (Database per la Mobilità Transfrontaliera - DMT) di scambio e incontro tra domanda e offerta di personale di ricerca nel territorio transfrontaliero, all interno della quale i ricercatori (lato domanda) e i referenti di imprese e laboratori (dato offerta) possano inserire i propri dati generando eventuali opportunità di collaborazione ( Ha poi predisposto una Convenzione con il Politecnico di Torino, approvata nel 2013, nella quale si incarica il Dipartimento Energia dell Ateneo di: fornire supporto alla mobilità transfrontaliera attraverso la messa a bando di almeno n. 5 borse di studio/ricerca nel settore delle NTE; di collaborare all organizzazione di una Spring school - corso di alta formazione primaverile dal titolo provvisorio Smart energy Solutions in Urban Environment che si terrà nel mese di maggio 2013 e che sarà aperta alla partecipazione di dottorandi, post-doc, ricercatori e assegnisti provenienti sia dagli Atenei che dai centri di ricerca Piemontesi e Rhonealpini.

214 uso delle risorse energia 11 Il piano di azione per l energia La Giunta Regionale, con deliberazione n del 19 novembre 2012, ha approvato il Piano d Azione per l energia , in coerenza con l Atto di indirizzo per l avvio della pianificazione energetica regionale che individuava i quattro Assi strategici di intervento per l implementazione della strategia energetica regionale: Asse I - Promozione della produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili (FER); Asse II - Promozione dell efficienza e del risparmio energetico; Asse III - Promozione delle reti e della generazione distribuita; Asse IV - Promozione della filiera della clean economy e specializzazione dei cluster regionali. Il Piano d Azione, di durata biennale, è articolato in specifiche linee di azione e intende promuovere: nell ambito dell asse strategico 1: due linee d azione finalizzate allo sviluppo delle FER termiche in coerenza con gli obiettivi assegnati alla Regione Piemonte dal Governo nazionale con DM 15 marzo 2012, c.d. Burden Sharing, in un ottica di sostenibilità ambientale (riduzione emissioni in atmosfera) ed economica (promozione della filiera locale legno-bosco-energia) e in sinergia con le misure incentivanti in corso di definizione a livello ministeriale ai sensi dell art. 28 del DLgs 28/11; nell ambito dell asse strategico 1: che costituisce elemento principale della strategia energetica regionale anche sulla base delle indicazioni della Commissione Europea: cinque linee d azione che promuovono interventi di efficienza energetica e razionalizzazione dei consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico, del patrimonio edilizio residenziale - anche attraverso il cofinanziamento di interventi di realizzazione di edifici a energia quasi zero - e interventi di riduzione dei consumi delle imprese anche attraverso il miglioramento dell efficienza energetica nei processi produttivi; nell ambito dell asse strategico 3: in attesa della predisposizione del decreto ministeriale che ai sensi dell art. 22 del DLgs 28/11 definirà le modalità di gestione e accesso al fondo di garanzia per la realizzazione delle reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento - un unica linea d azione finalizzata a favorire l innovazione tecnologica nell ambito della clean economy attraverso lo strumento del Public Procurement dell innovazione anche in attuazione delle Linee guida per il Piano Pluriennale di competitività approvato con DGR n del e della Comunicazione della Commissione Europea intitolata Appalti pre-commerciali: promuovere l innovazione per garantire servizi pubblici sostenibili e di elevata qualità in Europa (COM def); nell ambito dell asse strategico 4: due linee d azione finalizzate a creare i presupposti per la specializzazione intelligente del territorio regionale sul dominio tecnologico della clean economy. In particolare la prima linea d azione intende favorire l aggregazione degli attuali Poli di Innovazione regionale che operano su domini tecnologici connessi all energia ( Architettura Sostenibile e idrogeno, Energie Rinnovabili e biocombustibili, Impiantistica, sistemi e componentistica per le energie rinnovabili, Energie rinnovabili e mini-hydro e Chimica sostenibile in un unico raggruppamento (cluster) al fine di superare l attuale frammentazione e contemporaneamente creare nuovi vantaggi competitivi per il settore, incrementando la capacità di internazionalizzazione delle imprese, la capacità di innovazione di processi e prodotti, la crescita di volumi di vendita e le opportunità di nuova occupazione di qualità sul territorio regionale. Gli strumenti di sostegno proposti consistono, a seconda della tipologia di investimento, nella concessione di prestiti agevolati, cumulati o alternativi a contributi a fondo perduto, entro i massimali specificati nei bandi attuativi del Piano d azione e comunque, qualora si tratti di aiuti di Stato ad imprese, ai sensi dell articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, nei limiti di intensità previsti dalla normativa comunitaria di riferimento. Le risorse destinate agli interventi previsti dal Piano d azione ammontano complessivamente a 39 milioni e 100 mila euro e derivano da fondi europei e regionali. La disciplina è specificata nei bandi che sono stati predisposti dalle Direzioni regionali competenti nel rispetto dei criteri e degli indirizzi di cui al Piano d Azione per l Energia La Deliberazione della Giunta Regionale n del 19/11/2012 di approvazione del Piano d Azione per l energia è pubblicata sul B.U. N. 51 del 31/12/

215 12 uso delle risorse energia Box 2 - Il nuovo portale FORUMENERGIA Gli obiettivi energetico-ambientali posti dall Unione Europea per il 2020 e la ripartizione dell obiettivo vincolante sulle fonti rinnovabili a livello regionale impongono l adozione di un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale che definisca i necessari indirizzi prioritari, le azioni e gli strumenti. Ai fini della predisposizione, dell attuazione e dell aggiornamento del Piano Energetico Ambientale Regionale, la Regione ha istituito, ai sensi dell art. 7 della Legge regionale 7 ottobre 2002, n. 23 Disposizioni in campo energetico. Procedure di formazione del piano regionale energetico-ambientale, un tavolo di concertazione con gli enti locali, denominato Forum regionale per l energia, al quale possono partecipare anche i rappresentanti delle agenzie per l ambiente e per l energia, nazionali e locali, delle categorie produttive, delle forze sociali, delle associazioni ambientaliste, degli atenei e degli enti di ricerca e, in generale, tutti i soggetti interessati. Le sei edizioni del Forum regionale per l energia, convocate dall approvazione della LR 23 ad oggi, hanno permesso un confronto aperto tra la Regione e i portatori di interesse (stakeholder) che ha portato alla definizione concertata delle politiche energetiche da intraprendere e degli obiettivi da perseguire attraverso gli strumenti di programmazione regionale, quali il vigente Piano Energetico Ambientale Regionale e la successiva Relazione programmatica sull energia. Per condividere e avviare il nuovo confronto sulle strategie da perseguire, la Regione Piemonte ha deciso di utilizzare un innovativo strumento di concertazione attivando il portale web basato su tecnologia web 2.0, che consente interattività, tra Amministrazione e utente, e tra utente e utente o gruppi di utenti. Attraverso il portale gli utenti interessati, dopo aver effettuato la registrazione e creato un proprio profilo, possono inserire commenti, idee, osservazioni e proposte di modifica: un percorso partecipato di approfondimento e raffronto attraverso il quale è possibile effettuare la raccolta di contributi delle diverse tipologie di portatori di interessi nel mondo dell energia da tutti i punti di vista, partendo dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un luogo virtuale per condividere i nuovi obiettivi da raggiungere nell arco di tempo e per proporre modifiche o integrazioni alla strategia in corso di definizione. In attesa dell avvio dei lavori del nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale, la prima fase del Forum per l energia on_line ha riguardato la consultazione pubblica per la definizione delle linee d azione del Piano d azione per la promozione della clean economy , ossia di nuove agevolazioni in campo energetico. La consultazione ha avuto inizio il 18 settembre 2012 e si è conclusa il 14 ottobre La figura a seguente evidenzia al suddivisione degli iscritti al sito Forumenergia per categoria di utenti. In attesa della ripresa delle consultazioni attraverso il portale che riguarderanno la predisposizione del nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale, rimane possibile iscriversi al Forumenergia per continuare il dialogo intrapreso. Figura a - Iscritti al Forumenergia. Suddivisione per categoria

216 uso delle risorse energia 13 INDICATORI PRESTAZIONALI Impianti qualificati da fonti rinnovabili (IAFR) La situazione in Piemonte relativamente agli impianti qualificati IAFR è di seguito riportata. Rispetto al il numero di impianti in esercizio è passato da 427 a 504, la potenza è cresciuta da a MW e la producibilità è passata da a GWh (tabelle 9.4 e 9.5). Tabella Impianti IAFR qualificati e in esercizio al Ripartizione per tipologia Tipologia impianti Numero Potenza Produzione MW GWh Idroelettrici a serbatoio Idroelettrici a bacino Idroelettrici ad acqua fluente Idroelettrici su acquedotto Eolica Solare Geotermica Biomasse solide Bioliquidi Biogas Gas di discarica Rifiuti Totale Fonte: GSE. Elaborazione Arpa Piemonte Tabella Totale impianti qualificati IAFR in esercizio per provincia - aggiornamento giugno 2012 Province Totale Idraulica Eolica Biomasse Bioliquidi Biogas Gas di discarica Solare Rifiuti numero AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte Fonte: GSE. Elaborazione dati Arpa Piemonte

217 14 uso delle risorse energia Box 3 - La mappatura degli impianti a FER Tra le attività svolte dalla Regione nell anno 2012, si inserisce anche quella relativa alla mappatura, georeferenziazione e monitoraggio degli impianti soggetti ad autorizzazione unica (AU) di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (DLgs n. 387 del 29 dicembre 2003). Al tal fine si è impostato un database degli impianti autorizzati strutturato in maniera da contenere una prima parte di anagrafica (sede dell intervento, numero di abitanti, ubicazione, particella catastale, tipo di fonte, potenza in ingresso, ) e una seconda più strettamente tecnica e specifica per tipologia impiantistica: EOLICO: descrizione sintetica dell impianto, potenza del singolo aerogeneratore, superficie sottesa del parco eolico, numero aerogeneratori, tipologia aerogeneratori, altezza delle torri rispetto al basamento; FOTOVOLTAICO: produzione elettrica attesa, superficie occupata dai moduli, tipologia dei moduli, localizzazione dell impianto, orientamento, inclinazione, altezza dei pannelli rispetto al basamento; IDROELETTRICO: tipo di impianto, portata media derivata, potenza installata efficiente lorda, punti di prelievo ed eventuali condotte forzate; BIOMASSA/BIOGAS: descrizione sintetica dell impianto, bacino di riferimento per l alimentazione, potenza elettrica in assetto solo elettrico, potenza elettrica in assetto cogenerativo, sistema di abbattimento degli inquinanti, potenza impianto integrativo, tipologia di combustibile, potenza termica recuperabile in cogenerazione. Una volta terminata la realizzazione del database, grazie all utilizzo di un software Qgis, sistema Open Source per la georeferenziazione, si sono realizzati dei gruppi di informazioni puntuali (in terminologia tecnica, layer vettoriali contenenti shapefile), corrispondenti ognuno ad un impianto autorizzato sul territorio regionale. Ad oggi si sono catalogati 243 procedimenti autorizzati a partire dagli anni sul territorio regionale dalle Province Piemontesi (cui, le leggi regionali 44/00 e 23/02 è stata trasferita la competenza). Poiché da alcune Province è pervenuto solo un numero esiguo di atti autorizzativi, il database è ancora in fase di completamento. Gli impianti di maggior potenza sono quelli a biomassa e a biogas; al contrario, le potenze minori si ritrovano nel campo dell idroelettrico, in quanto l acqua utilizzata deriva normalmente da rogge o piccoli torrenti. Gli sviluppi e i risultati di questo lavoro fanno parte di un quadro più ampio e si vanno ad inserire in un sistema informativo dell energia più complesso che la Regione sta attualmente definendo (procedure on-line per la richiesta di autorizzazione degli impianti, documento procedurale per l autorizzazione degli impianti con modalità comuni tra le differenti province). Fonte: Regione Piemonte

218 uso delle risorse energia 15 Gli Impianti fotovoltaici L ultimo aggiornamento degli impianti fotovoltaici del GSE è del 15/4/2013. Come si evidenzia dalla tabella 9.6 e dalle figure , il maggior numero di impianti è localizato nella provincia di Torino mentre la maggior potenza installata si ritrova nella provincia di Cuneo. La crescita del fotovoltaico è sempre consistente grazie agli incentivi del Conto energia. Tabella Impianti fotovoltaici in Piemonte - anni Province Totale n MW n MW n MW n MW n MW n MW n MW n MW n MW AL 7 0,0 64 0, , , , , , , ,2 AT 4 0,0 26 0, , , , , , , ,2 BI 3 0,0 11 0,1 95 1, , , , , , ,3 CN 30 0, , , , , , , , ,9 NO 7 0,1 31 0, , , , , , , ,7 TO 54 0, , , , , , , , ,9 VB 6 0,0 34 0,2 66 0, , , ,3 46 0, ,8 VC 2 0,0 20 0,3 84 2, , , , ,4 97 1, ,1 Piemonte 107 0, , , , , , , , ,1 Fonte: GSE - Atlasole, aggiornamento al Figura Impianti fotovoltaici in Piemonte, suddivisione per numero - aggiornamento al Figura Impianti fotovoltaici in Piemonte, suddivisione per potenza installata - aggiornamento al Fonte: GSE - Atlasole Fonte: GSE - Atlasole

219 16 uso delle risorse energia AUTOri Maria Cuviello, Enrico Degiorgis - Arpa Piemonte Luisa Abrigo, Cecilia Alvaro, Bruna BASSIGNANA, Filippo Baretti, Mauro Bertolino, Anna Clinco Regione Piemonte Riferimenti Le attività, i controlli e la documentazione sulla tematica energia sono disponibili all indirizzo: Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica energia sono disponibili all indirizzo:

220 2013 USO DELLE RISORSE industria

221 2 uso delle risorse industria Il sistema produttivo piemontese attraversa inequivocabilmente un trend negativo da più di un decennio. Trend che in quest ultimo quadriennio si è acuito per via delle dinamiche che hanno forgiato la crisi economica produttiva del nostro paese. I dati confermano le tendenze in atto ed evidenziano, oltre ad una diminuzione del numero di imprese industriali e dei relativi addetti, anche la persistenza di un cambiamento profondo dell assetto industriale. La grande industria, infatti, è presente in quota sempre minore - lasciando il posto alle piccole e piccolissime imprese che ormai rappresentano l 80% del tessuto industriale - e i settori tradizionali, trainati della produzione in metallo e dei mezzi di trasporto, soffrono come tutti gli altri settori meno radicati e diffusi. Tutte le province, per la prima volta dal 2007, registrano una tendenza complessiva negativa, sia in termini di imprese che in termine occupazionali, e le criticità maggiori si riscontrano soprattutto nelle province più a nord della regione. Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Unità locali numero D Piemonte in cifre Provincia Regione 2011 Addetti alle unità locali numero D Istat Provincia Regione 2010 Consumo elettrico GWh D Terna Provincia Regione Rifiuti speciali prodotti tonnellate/anno P Arpa Piemonte Regione Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate Controlli aziende soggette ad AIA numero D Arpa Piemonte Provincia Regione 2013 numero R Arpa Piemonte Provincia Regione 2012 Per visualizzare le serie storiche degli indicatori di industria: Lo Stato attuale Le unità locali e gli addetti nell industria Una recente indagine di Unioncamere Piemonte conferma il perdurare della fase recessiva iniziata a fine 2011 che trova corrispondenza nelle previsioni per il primo trimestre 2013 registrate da un sondaggio di Confindustria Piemonte: la crisi continua, seppur non si prevede un ulteriore peggioramento. In misura trasversale sono colpiti tutti i settori, le tipologie di impresa e le aree territoriali, sia pure con intensità diverse. Il sistema imprenditoriale è sottoposto a dura prova, soffrendo gli impatti negativi derivanti dal crollo della domanda interna. A livello regionale, però, la domanda estera continua a rappresentare -anche se con minore vigore rispetto agli anni precrisi - una àncora di salvezza grazie alla buona proiezione internazionale delle imprese piemontesi.

222 uso delle risorse 3 industria Nella figura 10.1 sono riportati i dati di unità locali, con suddivisione provinciale delle attività industriali, relativi al 2010, secondo la classificazione delle attività economiche Ateco adottata dall Istat, Istituto Nazionale di Statistica per le rilevazioni nazionali di carattere economico. La provincia di Torino presenta il numero più elevato di unità locali, come era lecito attendersi, soprattutto nel settore delle costruzioni e delle industrie manifatturiere, seguita dalle province di Cuneo e di Alessandria. In assoluto le costruzioni sono le unità locali più numerose (57% del totale). Rispetto all anno precedente si è avuta una flessione delle attività locali nei settori manifatturieri e delle costruzioni, di segno opposto la fornitura di energia. Figura Unità locali delle imprese per attività economica (Ateco 2007) per provincia - anno 2011 VC VB TO NO CN BI AT AL Industrie estrattive Industrie manifatturiere Fornitura di Energia Fornitura di acqua Costruzioni Fonte: Piemonteincifre, InfoCamere, banca dati Stock view, sito internet telemaco.infocamere.it Nel 2010, gli addetti sono diminuiti di circa unità, complessivamente -3,6%, rispetto all anno precedente. I settori economici piemontesi più colpiti sono estrazione dei minerali (-4,7%), le costruzioni (-4,0%) e l attività manifatturiera (-3,7%). Un aumento di addetti si è rilevato nel settore di fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata. I valori sono in linea con quelli rilevati a livello nazionale (figura 10.2). Il consumo di energia elettrica I consumi elettrici sono stati di ,4 GWh con un andamento negativo rispetto alla media nazionale, fenomeno che è in atto da diversi anni. Anche se la variazione tra il 2010 e il 2011 è solo di 0,1%, nell ambito delle diverse attività industriali Figura Addetti alle unità locali delle imprese per attività economica (Ateco 2007) e per provincia - anno 2010 VC VB TO NO CN BI AT AL Industrie estrattive Industrie manifatturiere Fornitura di energia Fornitura di acqua Tabella Consumi elettrici del settore industria tipologia di attività industriale - anni Attività industriale Costruzioni Fonte: Istat Fonte: Terna Variazione GWh GWh % Manifatturiera di base 3.890, ,4-3,4 Siderurgica 515,3 465,3-9,7 Metalli non Ferrosi 159,2 161,1 1,2 Chimica 1.010,6 950,8-5,9 Materiali da costruzione 760,0 748,4-1,5 Cartaria 1.445, ,8-0,8 Manifatturiera non di base 7.842, ,5-1,2 Alimentare 1.541, ,2-1,2 Tessile, abbigliamento e calzature 883,8 855,1-3,2 Meccanica 2.964, ,4 1,4 Mezzi di Trasporto 885,1 830,3-6,2 Lavorazione Plastica e Gomma 1.203, ,1-1,9 Legno e Mobilio 220,0 188,6-14,3 Altre Manifatturiere 144,8 169,7 17,2 Costruzioni 94,3 89,8-4,8 Energia e acqua 1.325, ,2 17,7 Estrazione Combustibili 49,7 35,6-28,4 Raffinazione e Cokerie 408,2 423,6 3,8 Elettricità e Gas 475,2 720,0 51,5 Acquedotti 392,8 381,0-3,0 Totale , ,4 0,1

223 4 uso delle risorse industria si notano variazioni consistenti che coinvolgono, in negativo, l attività manifatturiera, le costruzioni e le estrazioni e, in positivo, energia e acqua (tabella 10.1). A livello provinciale nel 2011 la provincia di Torino, storicamente quella con i maggiori consumi di energia elettrica (34% del totale), conferma il maggior consumo nel settore della meccanica, seguono a distanza i trasporti e il settore cartario e la provincia di Cuneo (24% del totale) nel settore cartario, alimentare e lavorazione di plastica e gomma. I consumi elettrici registrati in provincia di Alessandria sono ripartiti tra i settori meccanico, alimentare, lavorazione plastica e gomma, chimico, mentre quelli della provincia di Novara tra raffinazione e cokeria e industria chimica. In Figura Attività industriali. Consumi elettrici per i principali settori e per provincia - anno 2011 GWh Fonte: Terna provincia di Biella il 72% del consumo è a carico del settore tessile, in provincia di Vercelli la maggior parte dei consumo deriva dai settori meccanica e tessile, a Verbania preponderante è il consumo elettrico nell industria chimica (45%) e ad Asti nei settori della meccanica e dei materiali da costruzione. Produzione di rifiuti speciali Le attività industriali piemontesi hanno prodotto nel 2010, ultimo anno per il quale sono disponibili dati produttivi ufficiali, circa 2,57 milioni tonnellate di rifiuti speciali, di cui 2,15 milioni di rifiuti non pericolosi e 422mila tonnellate di pericolosi. Negli anni, la percentuale di rifiuti pericolosi sul totale si è incrementata, passando dal 9-10% circa all attuale 16,5%. La valutazione della produzione di tali rifiuti è stata effettuata tramite le dichiarazioni MUD 1, presentate da quelle aziende che, in base al loro codice Istat, rientrano nella categoria delle attività industriali. In conformità con le elaborazioni degli anni precedenti nei rifiuti provenienti da attività industriali non sono inclusi quelli da costruzione e demolizione appartenenti alla famiglia CER 2 17, che sono contenuti invece nel calcolo del totale dei rifiuti prodotti nel territorio regionale. Per le ragioni esposte nel capitolo sui rifiuti, a cui si rimanda (Rifiuti), l esenzione dall obbligo di presentazione del MUD dal 2005 al 2006 per i rifiuti speciali non pericolosi non rende attendibili le produzioni dichiarate in questi due anni; tale dato è, pertanto, stato omesso dalla figura Sulla base di questi dati, nel 2010 si interrompe il trend di riduzione nella produzione di tali categorie di rifiuti, che nel 2009 avevano fatto registrare un decremento pari a -27% dei non pericolosi e a -14% dei pericolosi rispetto al Seppur senza raggiungere i circa 3 milioni di tonnellate prodotti in media nel decennio precedente, nel 2010 si assiste a una lieve ripresa della produzione, +316mila tonnellate complessive (+250mila di non pericolosi, +64mila di pericolosi). Questi quantitativi comportano un aumento della produzione del 14% rispetto al 2009, che è proporzionalmente maggiore dell aumento verificatosi nello stesso anno sul totale dei rifiuti speciali (circa il +10%). I rifiuti prodotti nel 2010 dalle attività industriali rappresentano il 37% della produzione totale di rifiuti speciali (rispettivamente il 33% dei rifiuti non pericolosi e il 64% di quelli pericolosi), includendo nel totale la quota parte di rifiuti inerti dichiarata nel MUD. Analizzando alcuni indicatori socio-economici a livello nazionale e regionale ( e www. 1. MUD: Modello Unico di Dichiarazione ambientale, modello attraverso il quale devono essere denunciati i rifiuti prodotti dalle attività economiche, quelli raccolti dal Comune e quelli smaltiti, avviati al recupero o trasportati nell anno precedente la dichiarazione. 2. CER: Codice Europeo Rifiuti.

224 5 uso delle risorse industria Figura Produzione di rifiuti speciali di origine industriale non pericolosi e pericolosi - anni con esclusione degli anni 2005 e 2006 Rifiuti non pericolosi Figura Rifiuti speciali da attività industriali per settore di attività - anni Rifiuti pericolosi Fonte: Arpa Piemonte, Sezione Regionale Catasto Rifiuti Fonte: Arpa Piemonte, Sezione Regionale Catasto Rifiuti piemonteincifre.it), quali variazione del PIL e PIL procapite, si nota come il 2009 sia stato un anno di evidente riduzione del PIL, con un considerevole aumento delle ore di cassa integrazione complessive in Piemonte, fattori che possono indubbiamente aver influito sulla produzione di rifiuti, specialmente industriali. Figura Rifiuti speciali da attività industriali prodotti su base comunale - anno 2010 Il settore che nel 2008 aveva prodotto da solo oltre un terzo di tutti i rifiuti speciali di origine industriale produzione e lavorazione dei metalli - si riduce al 25% del totale (-400mila tonnellate circa), seppur con un lieve incremento rispetto al Tutte le altre attività incidono fino a un massimo del 12% ciascuna; le più importanti sono l industria collegata al recupero e riciclaggio dei rifiuti, il settore della fabbricazione della carta, editoria e stampa (11%) e la fabbricazione di autoveicoli e mezzi di trasporto (9%) (figura 10.5). Tra i settori industriali con minore produzione di rifiuti, vi sono le attività estrattive di minerali energetici e non, la fabbricazione del coke e la raffinazione del petrolio, la fabbricazione di mobili e altre attività manifatturiere e, infine, la concia del cuoio, la cui incidenza è inferiore all 1% (tabella 10.2). Nel 2010, rispetto al 2009, si notano lievi aumenti diffusi nella produzione di rifiuti in quasi tutti i settori industriali, più che un deciso incremento in un singolo settore di attività (figura 10.6). Le maggiori produzioni di rifiuti si trovano nei capoluoghi di provincia, soprattutto Torino e Alessandria, e sulle linee infrastrutturali che uniscono i capoluo- Fonte: Arpa Piemonte, Sezione Regionale Catasto Rifiuti ghi di provincia: Torino-Alessandria, Torino-Novara e Torino-Cuneo. Vi sono 7 comuni (Torino, Verzuolo Alessandria, Predosa, Lesegno, San Didero, Novara) che insieme rappresentano un quarto del totale dei rifiuti industriali prodotti, anche se nel complesso la produzione è diffusa su tutto il territorio, in quanto circa 850 comuni concorrono alla produzione totale ciascuno con percentuali inferiori all 1%.

225 6 uso delle risorse industria Attività industriale Rifiuti non pericolosi Rifiuti pericolosi Totale rifiuti Percentuale singola attività tonnellate % Produzione e lavorazione di metalli ,49 Recupero e preparazione per il riciclaggio ,83 Fabbricazione della carta, editoria e stampa ,50 Fabbricazione di autoveicoli e mezzi di trasporto ,57 Fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche ,26 Costruzioni ,60 Industrie alimentari e del tabacco ,72 Fabbricazione di macchine e apparecchi metallici ,07 Lavorazione di minerali non metalliferi ,90 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche ,89 Produzione di energia elettrica, gas, vapore, depurazione e distribuzione acqua ,24 Industria del legno ,34 Industrie tessili e di confezionamento ,91 Fabbricazione di apparecchi per l ufficio, elettrici, medicali, ottici, orologi e di precisione ,13 Industria estrattiva ,56 Fabbricazione coke, raffinatrici petrolio ,44 Fabbricazione di mobili e altre manifatturiere ,38 Preparazione e concia del cuoio ,14 Estrazione minerali energetici (carbone, petrolio, gas,uranio, ecc.) Tabella Rifiuti speciali prodotti dal settore industriale - anno ,04 Totale complessivo ,00 Fonte: Arpa Piemonte, Catasto regionale rifiuti

226 uso delle risorse industria 7 Box 1 - Green economy e industria Un recente documento di Ires Piemonte 3 fa il punto sulla green economy in Piemonte e delinea i percorsi nuovi che la rivoluzione verde apre, con una riflessione che va oltre la crisi economica. La Green economy è una risposta (per molti la risposta ) ai problemi attuali della crescita, in quanto portatrice di nuovi cluster tecnologici che soddisfano e inducono nuovi modelli di consumo sostenibili e nuovi bisogni, entro un quadro evolutivo di lungo periodo. È un percorso interno all obiettivo di Europa 2020 Crescita Sostenibile, che muove, appunto, verso un economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva. Per i dettagli si rimanda alla sezione di questo documento specificatamente dedicata alla Green economy (Green Economy). Per quanto riguarda l industria, in generale il Piemonte mostra andamenti di ecoefficienza, sia economica che occupazionale, migliori del resto dell Italia e del tutto comparabili con quelle delle altre regioni più importanti del nord del Paese. Tra i settori con maggiori performance sicuramente va segnalato il settore delle costruzioni, che presenta una grandissima innovazione di prodotto (nuovi materiali, nuovi isolanti, nuove caldaie, ecc.) e a forte innovazione: al 2011 la quota degli interventi sugli impianti, la gran parte di riscaldamento, in dieci anni ha interessato il 42% del totale degli investimenti. La Chimica appare un settore con il processo più coerente di greening produttivo, con un aumento dal 2005 al 2008 del valore aggiunto e delle unità di lavoro a fronte di un decremento della CO 2 -equivalente emessa. È un processo che interessa l intero comparto e sono presenti esempi molto interessanti e in forte crescita, come Novamont, specializzata nei prodotti in MaterBI (sacchetti, posate, contenitori, ecc.), una famiglia di bioplastiche che nasce dall amido di mais e da polimeri biodegradabili, sia di origine vegetale sia di origine fossile; oppure Chemtex Italia, che ha in Piemonte il suo più importante centro di ricerca (con circa 120 ricercatori), un azienda specializzata nel fornire servizi e soluzioni alle industrie petrolchimica, dei polimeri e fibre, dell energia, dei bio-fuels e delle tecnologie ambientali. In Piemonte recentemente è terminata la costruzione del più grande impianto al mondo di produzione di biocarburanti (a regime più di tonnellate all anno) ricavato dagli scarti della paglia di riso e da vegetali coltivati su terreni marginali. Ed è sempre in Piemonte che ENI (con Versalis), Novamont e Chemtex Italia stanno mettendo a punto un nuovo modello competitivo per una chimica italiana fondata su piccoli impianti, distribuiti sul territorio e alimentati da biomasse non alimentari prodotte localmente. La Meccanica e la Fabbricazione di mezzi di trasporto è un altro tradizionale settore regionale che sta seguendo percorsi selettivi di riconversione green di crescita, tanto da incrementare, nello stesso periodo, il valore aggiunto e l occupazione a fronte di un decremento delle emissioni di gas serra. In questo ambito di attività un settore importante per la regione sul fronte della riconversione verde è stato, ed è, l auto. I processi di greening e in particolare l affermazione di motori a basso consumo e emissioni, sono alla base dei successi della Fiat in America e dipendono dalle misure stringenti poste dall Europa. Per settembre 2014 è prevista l uscita di veicoli Euro 6 e al 2020 è fissato in 95 g/km (oggi è circa 140 g/km) il valore target per le nuove automobili. Un quadro positivo viene anche restituito dal comparto Tessile, uno dei grandi settori delle specializzazioni manifatturiere regionali che ha subito, e sta subendo, processi profondi di riconversione e delocalizzazione di interi comparti della filiera. Il quadro è quello di un settore in forte trasformazione e riconversione che, a fronte di una contrazione di fatturato e occupati, sembra rispondere positivamente aumentando la produttività e l ecoefficienza relativa del greening produttivo. In particolare, negli ultimi anni si sono affermate le cosiddette filiere tessili biologiche; la Tintoria di Quaregna è di straordinario interesse per aver perfezionato un processo produttivo naturale utilizzando tinture realizzate partendo direttamente 3. IRES. Green Economy in Piemonte. Rapporto 2013

227 8 uso delle risorse industria Agroalimentare, nelle aree del cuneese e dell astigiano; Biotecnologie e Biomedicale, nelle aree del canavese e del vercellese; Chimica sostenibile, nelle aree del novarese e dell alessandrino; Creatività digitale e multimedialità, nell area torinese; Energie rinnovabili, risparmio e sostenibilità energetica, nelle aree del verbano-cusio-ossoda erbe e dai materiali naturali assicurando l assenza di qualunque prodotto chimico. Pur con costi decisamente maggiori, si colloca su un mercato in crescita e trova come interlocutori di riferimento, specialmente all estero, imprese operanti nel campo dell altissima moda. Resta molto sviluppata l attività di recupero e riciclo dei materiali di scarto: il riciclo di bottiglie per la fabbricazione di pile e altri indumenti in PET (ad esempio, da parte di Sinterama Group), la creazione di nuove fibre sintetiche da fonti rinnovabili e biodegradabili come amidi e cellulosa, l utilizzo dei biopolimeri per il tessile tecnico sportivo e il biomedicale (per la cura di malattie allergiche, il recupero di rotture e strappamenti, ecc.), il trattamento dei cascami e dei ritagli (es. Marchi&Fildi e Filatura Astro), la valorizzazione della lana grezza selezionata sui mercati internazionali (attraverso il Centro di Raccolta di Lane Sucide in Italia), l impiego di metodologie e tecniche di riutilizzo della lana sucida (grazie alle proprietà di idrorepellenza e di assorbimento delle sostanze oleose in quantità dieci volte superiori al proprio peso) per l assorbimento degli oli e la bonifica dei disastri ambientali marini. Le politiche e gli obiettivi I poli dell innovazione in Piemonte La Disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, adottata con comunicazione della Commissione Europea 2006/C 323/01, in vigore dal 1 gennaio 2007, definisce i Poli di Innovazione come raggruppamenti di imprese indipendenti - «start-up» innovatrici, piccole, medie e grandi imprese nonché organismi di ricerca - attivi in un particolare settore o regione e destinati a stimolare l attività innovativa incoraggiando l interazione intensiva, l uso in comune di installazioni e lo scambio di conoscenze ed esperienze, nonché contribuendo in maniera effettiva al trasferimento di tecnologie, alla messa in rete e alla diffusione delle informazioni tra le imprese che costituiscono il polo. La LR 4/06 definisce i criteri e le linee generali per organizzare, promuovere e coordinare il sistema regionale della ricerca e dell innovazione all interno dello Spazio europeo della ricerca e la LR 34/04 individua, quale obiettivo principale dell attività programmatoria regionale in ambito di attività produttive, la promozione e il miglioramento della competitività del sistema e l attrattività del territorio anche attraverso significativi investimenti nella conoscenza e nell innovazione. Il Programma operativo regionale (POR) 2007/13, finanziato dal FESR a titolo dell obiettivo Competitività e occupazione, nell ambito dell Asse 1 ( Innovazione e transizione produttiva ) prevede un attività (attività I.1.2: Poli d Innovazione) finalizzata a sostenere network e strutture per organizzare e diffondere innovazione presso le PMI. con azioni che si focalizzano sulla promozione del trasferimento di tecnologie, conoscenza e dell offerta di servizi alle imprese. Al fine di garantire la coerenza dello sviluppo dei Poli di innovazione con l attuale programmazione regionale, la Giunta regionale ha individuato con DGR n del 5 maggio 2008 i domini tecnologico-applicativi nei quali è promossa la costituzione dei predetti Poli, deliberando: di identificare i Poli di innovazione come strutture di coordinamento sinergico tra i diversi attori del processo innovativo caratteristico di uno specifico dominio tecnologico e applicativo e di messa a disposizione di servizi ad alto valore aggiunto e di infrastrutture per l innovazione, con i relativi obiettivi primari; di individuare i seguenti dominii tecnologici e applicativi di riferimento - per ciascuno dei quali verrà creato un unico Polo di Innovazione, con possibili articolazioni tematiche al proprio interno, ciascuno con un unico soggetto gestore - e i rispettivi territori di riferimento per l attivazione dei Poli di innovazione:

228 uso delle risorse industria 9 la, del torinese, del tortonese e del vercellese; Information & Communication Technology, nell area del torinese e del canavese; Meccatronica e sistemi avanzati di produzione, nell area del torinese; Tessile, nell area del biellese. Il POR-FESR individua per la misura due attività dedicate al finanziamento dei poli di innovazione: l attività Poli di Innovazione prevede il finanziamento degli investimenti e delle spese di funzionamento per la costituzione e l ampliamento dei Poli di innovazione. Con una dotazione finanziaria di 9 milioni di euro sono stati attivati 12 Poli di Innovazione che aggregano complessivamente circa tra aziende e centri di ricerca pubblici e privati, tra cui il Politecnico, l Università di Torino, l Università del Piemonte Orientale, l Università di scienze agrarie, il Centro ricerche Fiat, il Csp, l Istituto Superiore Mario Boella, l incubatore di impresa I3P. Grazie al sostegno della misura Poli di innovazione sono stati raggiunti obiettivi importanti e significativi, tra cui: l aumento della propensione da parte delle PMI (piccole e medie imprese) a realizzare progetti in collaborazione tra loro e con gli organismi di ricerca; l avvicinamento del mondo imprenditoriale e di quello accademico nella realizzazione di proposte progettuali; la creazione di attori regionali (i Gestori dei Poli di Innovazione) che rappresentino un punto di riferimento per le imprese del territorio interessate alla ricerca e all innovazione; in generale un incremento della propensione a collaborare, condividere conoscenza e fare rete. L attività Innovazione PMI prevede il finanziamento di progetti di ricerca e innovazione e l acquisizione di servizi qualificati per l innovazione realizzati dalle imprese e dagli organismi di ricerca aggregati ai Poli di innovazione. Ad oggi sono stati attivati 3 bandi con la dotazione complessiva di 111 milioni di Euro per il finanziamento delle seguenti tipologie di interventi realizzati dai soggetti aggregati ai Poli (imprese e organismi di ricerca): a. agevolazioni per la realizzazione, in forma collaborativa, di studi di fattibilità tecnica preliminari ad attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, progetti di innovazione di prodotto/processo, progetti di innovazione attraverso l interazione con l utente. b. agevolazioni per l acquisizione di servizi qualificati per la ricerca e l innovazione. Le agevolazioni di cui al punto a) Programmi Annuali sono state concesse sulla base dell attivazione di appositi bandi a cadenza annuale che prevedevano: a presentazione alla Regione, da parte dei Soggetti Gestori dei Poli, di appositi Programmi Annuali articolati in traiettorie tecnologiche e linee di sviluppo all interno delle quali proporre a finanziamento iniziative progettuali concepite e da realizzarsi in collaborazione tra i soggetti aggregati ai rispettivi Poli; la valutazione puntuale e comparata 4 dei Programmi Annuali al fine di individuare le iniziative meritevoli e ripartire tra i dodici Poli di Innovazione le dotazioni finanziarie. Le agevolazioni di cui al punto b) Servizi sono state concesse sulla base dell attivazione di appositi periodici bandi che prevedevano il finanziamento all acquisizione di questi servizi innovativi: tutela della proprietà intellettuale, servizi di technology intelligence, supporto all introduzione sul mercato di nuovi prodotti/servizi, supporto all utilizzo del design, servizi per nuove imprese innovatrici, accesso alle reti internazionali della conoscenza, messa a disposizione per le PMI di personale altamente qualificato nella ricerca e innovazione. Alla fine del 2012 risultano attivati i seguenti 3 Bandi riservati ai soggetti aggregati ai Poli di Innovazione: 4. da parte di un apposito Comitato di Valutazione e Monitoraggio regionale, con il supporto di Finpiemonte e ove necessario di esperti esterni

229 10 uso delle risorse industria primo Programma Annuale (dotazione programmatica Euro); secondo Programma Annuale (dotazione programmatica Euro); terzo Programma Annuale (dotazione programmatica Euro). A valere su questi bandi sono stati finanziate 332 proposte progettuali, concessi contributi per circa 105 MEuro e attivato investimento per poco più di 200 MEuro. Nei 9 bandi dedicati all agevolazione per l acquisto di servizi innovativi per la ricerca e l innovazione sono state finanziate domande per un ammontare pari a Euro. Le Azioni I progetti Con DGR n del 12 settembre 2006 si sono stabilite le Linee generali di intervento per il raggiungimento delle finalità individuate dalla LR 4/06 Sistema regionale per la ricerca e l innovazione e sono state individuate, in via preliminare, le piattaforme tecnologiche di intervento. Con DGR n del 26 marzo 2007 sono stati definiti i contenuti di una misura di aiuto (misura Ri 7: Progetti strategici, piattaforme tecnologiche, progetti sperimentali) a sostegno di grandi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, da realizzarsi in cooperazione fra piccole, medie e grandi imprese, Università, organismi di ricerca e altri soggetti operanti nel campo della Ricerca e del trasferimento tecnologico. La misura Ri 7 costituisce la base giuridica anche per il finanziamento di grandi progetti di ricerca (denominati Piattaforme Innovative ) nell ambito del Programma operativo 2007/2013 finanziato dal FESR (Asse 1 - attività I.1.1), nel rispetto del principio di addizionalità di cui all art. 15 Reg. CE n. 1083/2006. In questo ambito si segnala l attività che durante lo scorso anno ha coinvolto il mondo delle imprese del settore agro-alimentare, attraverso incontri con i rappresentanti delle Associazioni di categoria, per verificare l interesse di tale comparto a partecipare alla costruzione della piattaforma innovativa di tale settore. Considerato l interesse manifestato dal mondo agricolo, sono state svolte le opportune verifiche tecniche per individuare le misure appropriate e le necessarie demarcazioni esistenti tra le possibilità di finanziamento con i fondi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) , finanziato dal Fondo europeo di sviluppo rurale (FEASR), e quelli del Programma Operativo (POR) del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Il PSR, a differenza del POR-FESR; non finanzia azioni di ricerca ma soltanto l introduzione dell innovazione nelle imprese agricole e agroalimentari riguardante esclusivamente prodotti di cui all allegato I del Trattato. Per cui il ricorso ai fondi del PSR nella piattaforma agroalimentare è da utilizzare laddove si costruiscano progetti di ricerca, che contengano una sezione sperimentale che coinvolga direttamente le imprese agricole su attività finanziabili dallo stesso fondo. È stata, quindi, individuata quale azione più appropriata, la n. 1 della misura 124 denominata Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nei settori agricolo e alimentare. Tale azione è finalizzata ad aumentare la collaborazione tra strutture di ricerca e imprese e ad integrare tra di loro gli attori della filiera agroalimentare, aumentando la loro capacità di introdurre nuovi prodotti sui mercati. Per tale azione il PSR prevede una spesa pubblica totale di 6,5 milioni di Euro prevalentemente destinati ad uno specifico bando, in fase di emanazione da parte dell Autorità di gestione. Considerata l importanza della piattaforma agroalimentare per lo sviluppo e l ammodernamento di tutta la filiera, si è ritenuto opportuno favorire il più possibile le sinergie tra i due fondi, introducendo nel mondo agricolo innovazioni derivanti dai progetti di ricerca che saranno finanziati sul POR- FESR. In particolare si è proposto di destinare 1 milione di Euro della dotazione finanziaria dell azione 1 della misura 124 per finanziare gli eventuali costi sostenuti dalle imprese agricole per la fase sperimentale dei progetti di ricerca, sulla base dei requisiti e della tipologia di beneficiari previsti dal PSR dei criteri approvati dal pertinente Comitato di sorveglianza nella seduta del 12 dicembre 2008.

230 uso delle risorse industria 11 La Giunta Regionale nel valutare quindi che sussistano tutte le condizioni per coinvolgere i diversi attori della filiera (imprese agricole e imprese di trasformazione) nella elaborazione di progetti di ricerca e sviluppo, ha individuato la piattaforma Agroalimentare quale area a cui destinare fondi (la dotazione assegnata a finanziamento di tale piattaforma è ad oggi pari a 21 milioni di Euro) provenienti in modo sinergico: sia dall attività I.1.1 del POR FESR 2007/2103, relativamente alle imprese (industriali e artigiane) del comparto agro-industriale e della trasformazione e in riferimento alle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale; sia dall azione 1 della misura 124 del PSR 2007/2013, relativamente ai costi sostenuti dalle imprese agricole esclusivamente per le fasi sperimentali inserite nei progetti di ricerca di cui al punto precedente. Le tematiche da sviluppare nell ambito di questa Piattaforma devono essere prioritariamente: 1. la sostenibilità ambientale ed energetica della filiera agroalimentare, dalla produzione alla distribuzione; 2. la gestione della filiera alimentare e la tracciabilità dei prodotti; 3. le tecnologie per la qualità e la sicurezza degli alimenti; 4. le tecnologie nutrizionali per la salute e il benessere del consumatore; e devono fare riferimento: alla piattaforma europea Food for Life (che si propone come obiettivi lo sviluppo di prodotti, processi e strumenti per migliorare salute, benessere e longevità, incrementare la fiducia del consumatore nelle filiere agroalimentari e sostenere la produzione etica e sostenibile); alla Piattaforma Tecnologica Nazionale Italian Food for Life ; allo studio di foresight tecnologico commissionato dalla Regione alla Fondazione Rosselli. Le procedure di presentazione delle iniziative a valere sulla suddetta piattaforma Agroalimentare hanno generato l ammissione a finanziamento di sei progetti il cui importo complessivo ammonta a 35 milioni di Euro a fronte di un contributo di circa 21 milioni di Euro della Regione Piemonte.

231 12 uso delle risorse industria Box 2 - Gli ASSI II e III del POR-FESR Gli assi II e III del POR-FESR sono dedicati rispettivamente: alla Sostenibilità ed efficienza energetica - che si propone di finanziare iniziative finalizzate a ridurre l uso intensivo delle fonti energetiche tradizionali, sia mediante l incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili sia mediante il risparmio energetico nella produzione e nel consumo di energia; alla Riqualificazione territoriale che si propone di finanziare iniziative finalizzate alla valorizzazione dei beni ambientali e culturali, la riqualificazione delle aree dimesse e delle aree degradate. In entrambe questa materie è molto stretta la collaborazione dell Autorità di Gestione del POR-FESR e le Direzioni competenti: per la parte energetica con la Direzione Innovazione, ricerca, università e sviluppo energetico sostenibile, per la riqualificazione territoriale con la Direzione Ambiente e con la Direzione Turismo e Cultura. Nei capitoli dedicati all Energia e all Ambiente Urbano (vedi Box Corona Verde) sono rinvenibili tutte le informazioni utili relativi ai bandi e ai risultati dei progetti da questi finanziati. Qui di seguito viene invece riportata qualche informazione relativa all Attività III Tutela dei beni ambientali e culturali finalizzata a sostenere iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale a supporto dello sviluppo socio-economico, mediante il recupero e/o la valorizzazione di attrattori di valenza regionale e la loro messa in rete in quanto potenziali fattori di sviluppo sostenibile. I fondi sono stati destinati: - alla valorizzazione del Sistema integrato delle residenze sabaude e dei castelli nonché del Sistema dei musei scientifici ; individuando - nell esercizio della regia regionale - gli attrattori e i soggetti beneficiari dei contributi; - a interventi finalizzati al recupero, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del Piemonte; ad oggi lo stanziamento complessivo per questa tipologia di interventi è pari a ,58 di Euro per un totale di 60 progetti che interessano aree distribuite sull intero territorio piemontese. L Attività III Riqualificazione aree degradate pone, fra gli obiettivi strategici, il recupero e il riuso di aree - urbane e periurbane - che presentino caratteristiche di degrado al fine di una loro riqualificazione e rigenerazione nell ottica di incremento della competitività dei territori e del miglioramento delle performance ambientali. È un attività finalizzata al sostegno di interventi di riqualificazione di quartieri urbani caratterizzati da elevati livelli di degrado sociale, economico e fisico per promuovere sviluppo, occupazione e integrazione con il contesto urbano. Si sta attuando attraverso i Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (PISU) che costituiscono un insieme di interventi coordinati e integrati in termini fisici, settoriali e finanziari. La dotazione finanziaria complessiva iniziale era di 110 milioni di Euro. Espletate tutte le procedure di bando, sulla base dei dossier di candidatura sono state stipulate apposite convenzioni con tutti i Comuni capoluoghi di provincia e con il Comune di Torino per la realizzazione di tali interventi. Lo stanziamento definitivo è stato di ,00 di Euro con un investimento complessivo (grazie ai cofinanziamenti) pari a ,92 di Euro.

232 uso delle risorse industria 13 Il controllo integrato delle attività produttive L IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una strategia, comune a tutta l Unione Europea, per aumentare le prestazioni ambientali dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione. L AIA (autorizzazione integrata ambientale) è il provvedimento che autorizza l esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che lo stesso sia conforme ai requisiti stabiliti dalla norma. L AIA sostituisce ad ogni effetto ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale. Le norme IPPC (Direttiva 1996/61/CE, poi abrogata dalla Direttiva 2008/1/CE) saranno sostituite, a partire dal 7 gennaio 2014, dalla Direttiva 2010/75/UE (cosiddetta Direttiva emissioni industriali ) relativa alle emissioni industriali; l Italia non ha ancora provveduto al recepimento (era fissato al 7 gennaio 2013), ma è importante segnalare che sono in corso alcune modifiche dell assetto IPPC 5 utili ad aumentare l efficacia ambientale della norma e risparmi, anche dal punto di vista economico, nella sua applicazione. La Direttiva emissioni prevede in particolare: inclusione nel sistema IPPC degli impianti di combustione di potenza termica compresa tra 20 e 50 MW, degli impianti industriali per la conservazione del legno e dei prodotti di legno, delle imprese di produzione dei pannelli a base di legno; aumento dei controlli sulle regole in materia di emissioni, tramite un rafforzamento delle ispezioni e il più stretto riesame delle autorizzazioni concesse; aggiornamento delle BAT (best available technologies), con l introduzione di regole che consentiranno scostamenti dai protocolli tecnici solo per provati motivi; riduzione dei costi per il rilascio delle autorizzazioni IPPC e diminuzione degli oneri burocratici che gravano sui gestori degli impianti industriali. Il concetto di best available technologies, BAT, è fondamentale nella direttiva IPPC nel determinare gli obblighi degli operatori industriali in relazione alla prevenzione e al controllo dell inquinamento per ottenere e mantenere un elevato livello di protezione dell ambiente nel suo complesso. Queste tecniche sono sviluppate su una scala che ne consenta l applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente attuabili nell ambito del pertinente comparto industriale e hanno lo scopo principale di limitare le disparità di trattamento a livello dell Unione relativamente alle emissioni delle attività industriali. È, infatti, la Commissione europea ad adottare conclusioni sulle BAT elaborate attraverso un processo di scambio di informazioni tra gli Stati membri, le industrie interessate, le organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale e la stessa Commissione. I documenti di riferimento sulle BAT sono formalizzate in Decisioni UE e contengono la descrizione delle tecniche, le informazioni per valutarne l applicabilità, i livelli di emissione, il monitorag- 5. Le principali novità previste dalla Direttiva 2010/75/UE consistono in: allargamento del sistema IPPC a nuove tipologie di impianto; incremento della vigilanza sulle fabbriche (rafforzamento ispezioni e più stretto riesame delle AIA concesse); inquinanti particolarmente tossici (es. ossidi di azoto e ossidi di zolfo) inclusi nel meccanismo di scambio dei diritti di emissione; aumento rilevanza MTD (Upgrade previsto anche per le Bat e scostamenti consentiti SOLO per comprovati motivi); diminuzione dei costi per il rilascio dell AIA a carico dei gestori. Direttive abrogate dalla Direttiva 2010/75/UE: dal 7/1/2014: 1978/176, 1982/883, 1983/29, 1992/112 (impianti che producono biossido di Titanio) 2008/1 (IPPC); 1999/19 (impianti che usano solventi organici); 2000/76 (impianti di incenerimento e coincenerimento); dall 1/1/2016: 2001/80 (grandi impianti di combustione).

233 14 uso delle risorse industria gio, etc., cioè tutti quegli elementi su cui dovranno essere definite le condizioni di autorizzazione di ogni singolo impianto. Ad oggi sono pubblicate tre decisioni: Decisione 2012/135/Ue relativa a produzione di ferro e acciaio; Decisione 2012/134/Ue relativa a produzione del vetro; Decisione 2013/84/Ue che riguarda le attività di concia delle pelli. In Piemonte un numero consistente di aziende è sottoposto alla normativa IPPC; la tabella 10.3 riporta i dati aggiornati delle ditte che hanno presentato istanza e ottenuto l Autorizzazione Integrata Ambientale (strumento amministrativo per applicare i principi dell IPPC). Tabella Ditte totali che hanno presentato domanda e Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate (numero tra parentesi) aggiornamento Marzo 2013 AL AT BI CN NO TO VB VC Totale 51(51) 25(25) 24 (24) 209 (201) 57 (57) 186(186) 15 (14) 40 (39) Totale domande AIA presentate: Totale AIA rilasciate: 597 Nota (*): per la provincia di Vercelli alcuni impianti sono in procedure per più codici IPPC Fonte: Arpa Piemonte La legislazione ambientale comunitaria ha da sempre evidenziato il valore strategico dei controlli come completamento del regime amministrativo al quale sono sottoposte le attività e gli impianti a elevato impatto ambientale. Il rilascio dell autorizzazione ambientale comporta l attivazione di una serie di controlli onde verificare il rispetto delle prescrizioni e condizioni imposte. La Tabella 10.4 riporta il numero dei controlli effettuati da Arpa Piemonte sulle aziende IPPC nel corso del I settori più rappresentati sono stati: 1.1 impianti di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW; 2.6 impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche; 5.1 impianti per l eliminazione o il ricupero di rifiuti pericolosi; 5.4 discariche; 6.6 impianti per l allevamento intensivo di pollame o di suini. L attività di controllo delle aziende soggette alla normativa IPPC interessa le aziende autorizzate AIA al fine di integrare i controlli di conformità alla AIA con i requisiti tecnici previsti da Bref, linee guida e/o analisi di comparto e con l individuazione di indicatori che permettano di valutare le performances ambientali dei soggetti controllati. Gli esiti dei controlli programmati ed effettuati da Arpa garantiscono in generale all Amministrazione competente le informazioni necessarie per l adozione dei provvedimenti di competenza nei confronti dei soggetti ambientali controllati. Gli impianti stanno progressivamente adeguandosi alle prescrizioni autorizzative, pianificando in modo sempre più oculato cronoprogrammi di autocontrollo per le varie matrici ambientali e piani di adeguamento secondo le tempistiche previste in autorizzazione, richiedendo deroghe ove necessario in relazione alla crisi economica del momento. Lo stato degli impianti autorizzati è generalmente buono. Tabella I controlli effettuati da Arpa Piemonte agli impianti IPPC - anno 2012 AL AT BI CN NO TO VB VC Soggetti giuridici controllati Fonte: Arpa Piemonte

234 uso delle risorse industria 15 Dai controlli effettuati esistono alcuni casi di criticità ambientale particolarmente significativi: alcuni impianti sul territorio delle province di Alessandria e di Novara presentano notevoli complessità impiantistiche associate a cicli produttivi estremamente particolari e alla pericolosità delle materie prime utilizzate, in provincia di Cuneo prevalgono gli allevamenti zootecnici, in provincia di Torino per un impianto è stata sospesa o revocata l Autorizzazione Integrata Ambientale, nel Verbano permangono due casi di criticità significative legate alle emissioni diffuse da attività di fusione di ghisa e di rame. INDICATORI PREStazionaLI La valutazione di alcuni indicatori di performance ambientale riferiti alle aziende può fornire i primi dati sull efficacia della norma IPPC. Di seguito vengono presentati alcuni esempi di aziende IPPC. In particolare 2 aziende con Codice IPPC Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici - e 2 aziende con Codice IPPC Impianti per l eliminazione di rifiuti pericolosi. Per entrambe le tipologie, un sito è localizzato in provincia del VCO e l altro in provincia di Vercelli. In relazione all attività Fabbricazione di prodotti ceramici (figure ), si è selezionato l indicatore consumi energetici che valuta il metano utilizzato nei forni in rapporto alla quantità di prodotto finito. I valori nella prima azienda indicano oscillazioni del dato dal 2006 al 2009, senza evidenziare riduzioni. Nella seconda azienda è invece possibile valutare nel tempo i miglioramenti delle performances con una diminuzione dei consumi energetici per la produzione, sia come consumo termico totale che come consumo elettrico totale. Occorre evidenziare però che nelle due aziende sono state utilizzate unità di misura differenti, pertanto non è possibile confrontarle tra di loro. Nelle due aziende che si occupano di eliminazione di rifiuti pericolosi viene valutato il quantitativo di fanghi prodotto in rapporto ai rifiuti trattati. Nella prima azienda si evidenziano valori costanti fino al 2009 e poi nell ultimo anno un aumento degli stessi. Questo potrebbe essere addebitato al minor quantitativo di rifiuti trattati, probabilmente a causa della crisi del settore. In tal caso l impianto, per Figura Consumi energetici. Esempio di azienda Codice IPPC 3.5. Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici Fonte: Arpa Piemonte Figura Consumi energetici. Esempio di azienda Codice IPPC 3.5. Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici Fonte: Arpa Piemonte ottenere gli stessi risultati, non può lavorare in condizioni ottimali e produce più fanghi. Anche nella seconda ditta si evidenzia un aumento dei fanghi prodotti dal 2010 al In questa prima fase sono stati scelti come indicatori prestazionali il consumo di energia e la produzione di fanghi, che possono meglio rappresentare l efficienza di un impianto industriale. Occorrerà senz altro continuare e perfezionare questo aspetto, valutando i parametri mediante l utilizzo delle stesse unità di misura per poter meglio confrontare tra loro situazioni diverse. Inoltre, è necessario Figura Produzione di fanghi. Esempio di azienda Codice IPPC 5.1. Impianti per l eliminazione di rifiuti pericolosi Fonte: Arpa Piemonte

235 16 uso delle risorse industria Figura Produzione di fanghi. Esempio di azienda Codice IPPC 5.1. Impianti per l eliminazione di rifiuti pericolosi considerare il pieno utilizzo degli impianti infatti, in questo momento di crisi industriale, molti impianti sono sottoutilizzati e questo può pregiudicare la loro attività con peggioramento delle performance. Fonte: Arpa Piemonte AUTORI Pina Nappi, Alessandra LACCISAGLIA, Anna Maria LIVRAGA - Arpa Piemonte Giorgio Smeriglio - Regione Piemonte RIFERIMENTI IRES, Green economy in Piemonte. Rapporto 2013 IRES, Marzo Rapporto sull industria in Piemonte. Edizione 2012 Sul sito web, è possibile trovare le informazioni inerenti il comparto delle attività produttive. In particolare alla pagina: è possibile trovare, come indicato nel box dedicato al Focus, le notizie riepilogative sul POR. Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica industria sono disponibili all indirizzo:

236 USO delle risorse 2013 USO DELLE RISORSE TURISMO agricoltura e FORESTE

237 2 uso delle risorse agricoltura e zootecnia L agricoltura è l attività regionale più diffusa dal punto di vista di uso del territorio. La maggior parte del territorio extra-urbano, così come lo conosciamo, è modellato da questa attività economica che deve competere secondo le regole del mercato. Ciò comporta il rischio che i metodi di produzione intensivi tipici della pianura, e di parte della collina, alterino la qualità degli ecosistemi. I metodi intensivi comportano infatti un elevata semplificazione degli agro-ecosistemi - attraverso le monocolture, l ampliamento/omogeneizzazione degli appezzamenti e l eliminazione degli elementi lineari del paesaggio - e una forte pressione sull ambiente causata da un intenso uso di risorse naturali e dall emissione di sostanze inquinanti (pesticidi, fertilizzanti, ecc.). Per contro si presentano problemi opposti nelle aree svantaggiate di montagna e di collina, dove restano elevati i rischi di marginalizzazione dell attività agricola cui consegue la riduzione del presidio del territorio. In queste aree l agricoltura contribuisce alla tutela dell assetto idrogeologico, al mantenimento della viabilità e del sistema di drenaggio oltre che, dal punto di vista naturale, alla creazione e alla conservazione di una grande varietà di habitat di elevato pregio, che modellano il paesaggio agrario e che offrono siti di rifugio e di alimentazione per molte specie vegetali e animali. Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Aziende agricole numero D Istat Regione Superficie coltivata per specie di coltivazione Consistenza patrimonio zootecnico ettari D Istat Regione numero D Istat Regione Utilizzo prodotti fitosanitari kg ha /SAU P Istat Regione Utilizzo fertilizzanti kg ha /SAU P Istat Regione Patrimonio forestale ettari D Regione Piemonte Regione Incendi numero, ettari I Corpo Forestale dello stato Provincia Regione Per visualizzare le serie storiche degli indicatori: LO STATO ATTUALE Il 6 censimento generale dell agricoltura: i risultati definitivi Il 19 luglio 2012, la Regione Piemonte ha presentato i risultati definitivi del 6 Censimento generale dell agricoltura. Essi confermano i dati provvisori presentati un anno prima e, grazie alle ulteriori informazioni disponibili, consentono di perfezionare la descrizione delle caratteristiche strutturali dell a-

238 uso delle risorse agricoltura e foreste 3 gricoltura piemontese in un momento cruciale per l impostazione del nuovo periodo di programmazione dei Fondi dell Unione europea. Figura Distribuzione percentuale del numero di aziende agricole (a), della loro superficie agricola utilizzata (b) e del loro peso economico (c) per dimensione delle aziende al 5 anno (2000) e al 6 anno (2010) censimento generale Aziende agricole: la produzione si concentra in aziende più grandi I dati definitivi confermano i risultati già emersi al termine della rilevazione: la diminuzione del numero di aziende rispetto al censimento 2000 (-37%: da aziende a aziende) interessa soprattutto le unità di piccolissime dimensioni; la superficie agricola utilizzata (SAU) subisce un calo contenuto (pari a -5%: da 1,069 milioni di ettari a 1,011 milioni di ettari); la superficie media aziendale aumenta in modo significativo, passando da 10 ettari (ha) a 15 ha pone il Piemonte al quarto posto in Italia dopo Sardegna (19 ha), Lombardia (18 ha) e Valle d Aosta (16 ha), alla pari con la media dell Unione europea (14 ha), ma ben lontano dalle medie dei principali Paesi europei: Germania (56 ha), Francia (53 ha) e Spagna (24 ha). Rispetto al 2000 è intervenuta una ridistribuzione del peso delle aziende agricole in funzione della loro dimensione economica. I dati sono evidenti nella figura 11.1 che illustra, negli ultimi due censimenti dell agricoltura (2000 e 2010), la distribuzione percentuale del numero di aziende (figura 11.1a), della loro superficie agricola utilizzata (figura 11.1b) e del loro valore economico espresso in termini di reddito lordo standard o di produzione standard (figura 11.1c). Emerge in particolare il declino delle aziende molto piccole e, all opposto, l aumento dell importanza delle aziende medio-grandi. Fonte:Istat Proseguono le dinamiche territoriali L aumento della SAU media aziendale rispetto al 2000 si è verificato in tutte e tre le zone altimetriche del Piemonte, ma in misura minore in montagna (dove la SAU media è passata da 18,4 a 21,1 ha), intermedia in pianura (da 15,9 a 22,2 ha) e maggiore in collina (da 5,0 a 8,6 ha). L aumento della SAU media è avvenuto grazie all acquisizione di terreni in affitto (la cui SAU è passata in Piemonte dai ha del 2000 ai ha del 2010) o in uso gratuito (da ha a ha), mentre la SAU in proprietà è scesa del 31%, passando da ha a ha. Il fenomeno ha interessato tutte e tre le zone altimetriche, mentre si sono registrate notevoli differenziazioni in base alla dimensione economica delle aziende. L incidenza della SAU in affitto, infatti, aumenta con il crescere delle dimensioni economiche delle aziende, in parallelo con la diminuzione di quelle della SAU in proprietà e in uso gratuito (figura 11.2).

239 4 uso delle risorse agricoltura e foreste Figura 11.2 Incidenza percentuale delle diverse modalità di possesso della SAU secondo la dimensione economica delle aziende Fonte: Arpa Piemonte Facendo un confronto con i dati rilevati a partire dal 3 censimento dell agricoltura (1982), è possibile mettere in evidenza le dinamiche territoriali di medio-lungo periodo. Considerando le aziende agricole sulla base del loro peso economico, espresso in termini di reddito lordo standard (RLS) fino al 2000 e di produzione standard (PS) nel 2010, emerge una chiara tendenza che vede l aumento costante del peso delle aziende di pianura e la residualità delle aziende di montagna. Linee tendenziali di medio-lungo periodo emergono chiaramente anche considerando il peso delle aziende delle diverse province del Piemonte (figura 11.3), con l evidente aumento dell incidenza economica dell agricoltura cuneese che al 6 censimento rappresenta ormai il 44% della produzione standard dell intera regione. Aumenta la specializzazione dell agricoltura piemontese L estrema varietà delle strutture agrarie e dei sistemi di produzione in Europa ha reso necessaria la predisposizione di una metodologia comune per Figura Incidenza percentuale della produzione standard nelle province - censimenti 1982, 1990 e 2000, 2010 Fonte:Istat Foto: Moreno Soster l analisi comparativa delle caratteristiche strutturali delle aziende agricole e dei loro risultati economici, che si basa sulla definizione di un orientamento tecnico-economico (OTE) dell azienda calcolato a partire dalla combinazione delle proprie attività agricole (coltivazioni e allevamenti). La metodologia consente di classificare le aziende sulla base del loro OTE distinguendo le aziende specializzate da quelle miste 1. L analisi dell evoluzione nel tempo del peso delle diverse tipologie aziendali è interessante, sia sotto il profilo economico che ambientale. Dal punto di vista economico, un azienda specializzata presenta, a parità di altre condizioni, una maggiore efficienza produttiva, poiché, ad esempio, il parco macchine e le attrezzature non devono essere particolarmente diversificati. Di contro, un estrema specializzazione è maggiormente sensibile all andamento negativo 1. La tipologia comunitaria prevede otto OTE generali, di cui cinque OTE specializzati: seminativi, ortofloricoltura, colture permanenti (vite, fruttiferi e altre legnose agrarie), erbivori (bovini, bufalini, equini, ovini e caprini) e granivori (suini e avicoli) e tre OTE misti: pollicoltura, poliallevamento, colture-allevamento. Un azienda è specializzata in una particolare tipologia produttiva se oltre i 2/3 della produzione agricola complessiva (espressa in Euro) derivano dalle relative attività, altrimenti ricade nella categoria delle aziende miste.

240 uso delle risorse agricoltura e foreste 5 dei mercati e, sotto il profilo ambientale, può comportare maggiori difficoltà nel rispetto delle norme (si pensi ad esempio allo smaltimento dei reflui zootecnici). Dal 1982 ad oggi le aziende agricole piemontesi si sono progressivamente specializzate: l incidenza del numero di tali aziende è passata dal 71% del totale nel 1982 all 88% nel Se misurata in termini di produzione standard (o reddito lordo standard a seconda degli anni), l incidenza delle aziende specializzate è passata dal 72% al 93% (figura 11.4). Le specializzazioni aziendali presentano concentrazioni geografiche. All ultimo censimento (figura 11.5), il Piemonte è caratterizzato da una forte specializzazione verso i seminativi nelle pianure di Vercelli, Novara e Alessandria; verso le coltivazioni Figura Incidenza percentuale della produzione standard delle aziende secondo i diversi orientamenti tecnico-economici generali - censimenti 1982, 1990 e 2000, 2010 Fonte:Istat permanenti nel sistema Langhe-Monferrato (viticoltura) e a ridosso dell arco alpino, e nella provincia di Cuneo (frutticoltura); verso l allevamento di erbivori nell arco alpino e nella pianura torinese e verso l allevamento di granivori nella pianura cuneese (suini) e nelle colline del Chierese e del basso Monferrato astigiano (avicoli). I comuni caratterizzati dalla prevalenza di aziende specializzate in ortofloricoltura sono localizzati attorno al Lago Maggiore e nella collina torinese e sono presenti in forma sporadica ai confini dei comuni di Biella e di Asti. Figura Orientamento tecnico-economico prevalente (in termini di valore della produzione) al 6 censimento generale dell agricoltura Fonte:Istat

241 6 uso delle risorse agricoltura e foreste La zootecnia: l allevamento si concentra in strutture aziendali più grandi Il processo di concentrazione, sia su base aziendale che territoriale, è stato particolarmente intenso nel settore zootecnico. A fronte di una sostanziale stabilità della consistenza degli allevamenti (+2% in termini di UBA 2 ), il numero di aziende zootecniche 3 si è ridotto del 27%, passando dalle 20 mila unità rilevate nel 2000 alle 15 mila del Di conseguenza, la consistenza media degli allevamenti è notevolmente aumentata, soprattutto nel caso di suini, avicoli e bufalini. Alla data di riferimento del 6 censimento (ottobre 2010), i bovini rappresentano il 55% delle UBA complessive presenti negli allevamenti piemontesi (figura 11.6). La loro incidenza sul totale del patrimonio zootecnico è calata rispetto al 2000, quando era del 57%, ma continua a rappresentare la voce più importante, seguita dai suini (29%, in ascesa rispetto al 25% di 10 anni fa) e dagli avicoli (12%, in calo rispetto al 16% del 2000). Le altre specie rappresentano una quota residuale in termini di UBA (3%), per quanto in aumento rispetto al 2,4% del Gli allevamenti sono sempre più concentrati in strutture di grosse dimensioni, sia se misurate in termini di UBA che di produzione agricola complessiva dell azienda. L evoluzione della distribuzione delle UBA in funzione della dimensione economica delle aziende è illustrata nella figura 11.7, dalla quale emerge un evidente spostamento della consistenza zootecnica verso le aziende medio-grandi e soprattutto grandi. È da sottolineare, infine, la concentrazione dei capi nelle aziende zootecniche specializzate. Nel 2010 le aziende specializzate in erbivori assorbono il 49% delle UBA complessive, seguite dalle aziende specializzate in granivori con il 41%. Le aziende con poliallevamento superano di poco l 1% e le miste coltivazioni-allevamenti il 6%. Le restanti tipologie aziendali superano di poco il 2%. Figura Distribuzione percentuale del numero di UBA per dimensione delle aziende al 5 (anno 2000) e al 6 (anno 2010) censimento generale dell agricoltura Figura 11.6 Consistenza degli allevamenti (in UBA) per specie al 5 (anno 2000) e 6 (anno 2010) censimento dell agricoltura Fonte:Istat La voce altri comprende bufalini, equini, conigli e struzzi. Dati riferiti a tutte le aziende con allevamenti. Fonte:Istat Prosegue la dinamica territoriale degli allevamenti Rispetto al censimento del 2000 le aziende localizzate in provincia di Cuneo hanno aumentato la loro importanza in termini di consistenza dei capi allevati: nel 2000 l incidenza in termini di UBA era del 53% sul totale regionale, ora è del 57%. Segue a distanza la provincia di Torino (23% contro il 26% del 2000). Le restanti sei province non raggiungono insieme il 20%. La rilevanza delle aziende cune- 2. Le UBA (unità di bestiame adulto) sono una modalità standard di conversione delle singole specie e categorie di bestiame al fine di un loro confronto. A titolo di esempio, una vacca da latte corrisponde a 1,0 UBA; un bovino di meno di un anno a 0,4 UBA; una scrofa da riproduzione a 0,5 UBA e una gallina ovaiola a 0,014 UBA. 3. Per aziende zootecniche si intendono le unità di produzione la cui consistenza alla data di riferimento del censimento è di almeno 2 UBA.

242 uso delle risorse agricoltura e foreste 7 esi è più netta nel caso dei suini, con un incidenza in termini di UBA del 73% (in ulteriore crescita rispetto al 67% del 2000). Relativamente alle tre zone altimetriche, al 6 censimento i 2/3 delle UBA risultano concentrati in pianura (in ulteriore crescita rispetto al 2000, ove l incidenza della pianura era del 63%); seguono la collina con il 25% e la montagna con il 9%. Anche in questo caso, la suinicoltura presenta una forte concentrazione territoriale: l 83% delle UBA è in pianura (in ulteriore crescita rispetto al 2000, quando l incidenza era dell 81%). La distribuzione su base comunale dei carichi zootecnici relativi al 2010 è illustrata in (figura 11.8 destra). Il numero di comuni con carico zootecnico 4 di 3 UBA/ha e oltre sono 183, in calo rispetto al 2000, quando erano 197, ma con una consistenza complessiva di 589 mila UBA (il 57% del totale regionale), in aumento rispetto al 2000 (era di 561 mila UBA, il 56% del totale). Ulteriori informazioni, sia sui risultati che sugli aspetti metodologici dell operazione censuaria, sono riportate nel sito web della Regione Piemonte all indirizzo: statistica/6censimento/index.htm Figura Distribuzione comunale del carico zootecnico al 5 e al 6 censimento generale dell agricoltura anno 2000 sinistra, anno 2010 destra Fonte:Istat 4. Carico zootecnico calcolato considerando soltanto la SAU delle aziende con allevamenti.

243 8 uso delle risorse agricoltura e foreste LE POLITICHE E GLI OBIETTIVI AMBIENTALI La Politica Agricola Europea (Pac) e Il Programma Di Sviluppo Rurale (PSR) La politica agricola comune europea (PAC) e, le politiche agricole nazionali e regionali, assegnano all agricoltura, tradizionalmente volta unicamente alla produzione di alimenti e di altre materie prime, anche un ruolo di tutela ambientale, del paesaggio e delle tradizioni socio-culturali nonché funzioni di presidio del territorio al fine di evitare fenomeni di abbandono. Per questo motivo si parla di agricoltura multifunzionale, in tal modo si giustifica la quota elevata (ad oggi circa il 40%) del bilancio comunitario destinata a questo comparto. La Politica agricola europea (PAC) si suddivide in due pilastri: primo pilastro, con circa l 80% delle risorse, per il sostegno diretto delle aziende agricole attraverso il Pagamento Unico Aziendale; secondo pilastro, con la restante dotazione del 20%, per lo sviluppo delle aree rurali attraverso il sostegno a interventi virtuosi volontari da parte delle aziende agricole e forestali. Esso è costituito dai Programmi di sviluppo rurale (PSR) che in Italia, a differenza della maggior parte degli stati membri dell UE in cui sono nazionali, si articolano per regione. agricole troppo intensive di pianura e dall altro l abbandono delle aree rurali marginali; b. la tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche superficiali e profonde riducendo gli apporti di inquinanti agricoli e zootecnici, in particolar modo nelle aree in cui tale criticità è particolarmente acuta, come nelle zone vulnerabili ai nitrati (ZVN) e ai fitofarmaci (ZVF) e migliorando l efficienza dell uso dell acqua soprattutto incentivando la riduzione dei consumi idrici; c. la riduzione dei gas serra e degli agenti acidificanti; d. il presidio del territorio nelle aree a rischio di marginalizzazione; e. la tutela del suolo e del paesaggio. In tabella 11.1 sono schematicamente riassunti i principali interventi a finalità ambientale (secondo asse del PSR) del settennato ordinati in base alle risorse messe a disposizione, gli obiettivi perseguiti dai singoli interventi e quindi le misure e le azioni che comprendono tali interventi (alcune misure o azioni possono includere uno o più interventi). Il Programma di sviluppo rurale (PSR) della Regione Piemonte , principale strumento politico ed economico per lo sviluppo dell agricoltura piemontese 5, tra i vari obiettivi, ha le seguenti finalità ambientali 6 : a. la conservazione della biodiversità 7, tutela e diffusione di sistemi agroforestali ad alto valore naturale per mitigare da un lato le pratiche 5. è regolato e cofinanziato dall Unione europea ai sensi del regolamento (CE) n. 1698/ Gli obiettivi di natura ambientale sono principalmente perseguiti mediante l asse 2, denominato Miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale, che sviluppa le strategie finalizzate ad indirizzare le attività agricole, zootecniche e selvicolturali verso l adozione di metodi produttivi e di pratiche volte al miglioramento dell ambiente e dello spazio rurale. A questo asse è assegnato poco più del 40% delle risorse di tutto il PSR, vale a dire circa Euro. 7. Per biodiversità si intende sia la biodiversità naturale presente in ambito rurale sia la biodiversità agraria costituita dal patrimonio genetico di razze animali e dalle varietà vegetali tradizionali.

244 uso delle risorse agricoltura e foreste 9 Tabella Principali interventi previsti dall asse 2 del PSR ordinati in base alle risorse messe a disposizione Intervento Obiettivi Misure, azioni Riduzione degli input: agrofarmaci, fertilizzanti Mantenimento delle attività agricole in aree marginali Riduzione della pressione zootecnica Primo imboschimento delle superfici agricole Sostenibilità delle produzioni, miglioramento della qualità chimica delle acque e dei suoli 214.1, Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente 211 Mantenimento del paesaggio agricolo tradizionale Sostenibilità delle produzioni, miglioramento della qualità chimica delle acque e dei suoli Contrasto dell'erosione dei suoli Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente Sostenibilità delle produzioni, miglioramento della qualità chimica delle acque e dei suoli Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente Sostenibilità della gestione forestale Impegno pubblico decrescente Aumento della quantità di sostanza organica nei suoli Interventi a favore della biodiversità nelle risaie Inerbimenti, erbai, fasce tampone, fasce di rispetto, aree boscate, conversione di seminativi in foraggere Ricostituzione del patrimonio forestale danneggiato, interventi preventivi, cura dei boschi a scopo non produttivo Mitigazione dei cambiamenti climatici Miglioramento della qualità chimica e fisica dei suoli Contrasto dell'erosione dei suoli Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente Aumento della biodiversità e miglioramento dell'ambiente Mantenimento del paesaggio agricolo tradizionale Sostenibilità delle produzioni, miglioramento della qualità chimica delle acque e dei suoli Mitigazione dei cambiamenti climatici Sostenibilità della gestione forestale Aumento della fruibilità turistica delle foreste Contrasto dell'erosione dei suoli , 214.7, , 227 Tali risorse ammontano a 415 milioni di Euro, con indicazione degli obiettivi perseguiti dai singoli interventi e quindi delle misure e delle azioni che comprendono tali interventi (alcune misure o azioni possono includere uno o più interventi). Fonte: Regione Piemonte LE AZIONI Di seguito sono riportate alcune politiche regionali agricole con risvolti ambientali messe in atto dalla Direzione Agricoltura, con la Direzione Ambiente, negli ultimi anni. La parte preponderante è rappresentata dal Programma di sviluppo rurale (di seguito PSR), basato sul co-finanziamento di fondi europei, del quale si riportano i risultati del monitoraggio ambientale 8. Si tratta per lo più di misure agro-ambientali 9 che favoriscono l adozione di me- 8. l Programma di sviluppo rurale della Regione Piemonte (di seguito PSR) è soggetto ad un attento e continuo monitoraggio ambientale affidato all Istituto per le piante da legno e l ambiente (Ipla s.p.a.). Il piano di monitoraggio completo e i risultati sin qui ottenuti sono disponibili sul sito web della Regione Piemonte ( 9. Ciascun agricoltore che si impegna per una o più delle azioni proposte percepisce annualmente un importo (pagamento agro-ambientale) che compensa i costi aggiuntivi e il mancato guadagno derivante dall impegno assunto.

245 10 uso delle risorse agricoltura e foreste todi produttivi compatibili con la salvaguardia e il miglioramento dell ambiente e dello spazio naturale. Recentemente, su stimolo dell UE 10, anche le misure del PSR volte allo sviluppo della competitività delle aziende, hanno finanziato interventi volti alla tutela ambientale sostenuti del principio che anche gli investimenti per l incremento della produttività possono apportare un valore aggiunto ambientale. Riduzione delle sostanze utilizzate in agricoltura La riduzione di fitofarmaci Il consumo di fitofarmaci in Piemonte Secondo l Istat, ogni anno, in Piemonte vengono consumati circa 6-7 milioni di kg di principi attivi puri contenuti negli agrofarmaci, dei quali 4-5 milioni di kg ammessi in agricoltura biologica (zolfo, rame, olio minerale, estratti naturali, ecc.) e circa 2 milioni di kg non ammessi in agricoltura biologica (organici di sintesi). Il consumo di principi attivi contenuti negli agrofarmaci è in continua diminuzione, sia per le molecole ammesse che per quelle non ammesse in agricoltura biologica per le quali la riduzione risulta ancora maggiore. Dal 2006 al 2011 la riduzione è stimata fino al 25%. Figura Trend dei principi attivi (kg) di agrofarmaci commercializzati in Piemonte Fonte:Istat Su quali colture vengono utilizzati i fitofarmaci Gli input di agrofarmaci e di fertilizzanti sono molto variabili in funzione della coltura, della vocazione dell areale in cui è praticata, dell andamento stagionale e di altri fattori. Gli agrofarmaci vengono utilizzati, in ordine decrescente, sulle seguenti colture: fruttiferi non a guscio, esclusa l actinidia vite per uva da vino nocciolo actinidia (o kiwi) colture orticole cereali primaverili e in coltura irrigua (riso, mais) cereali vernini e non irrigui (frumento, orzo, cereali minori) colture industriali (girasole, soia, colza) foraggere temporanee foraggere permanenti Le dosi vanno da massimi di oltre 40 kg/ha per anno di principio attivo puro per i fruttiferi (e poco meno per la vite) a minimi di qualche centinaio di grammi per le foraggere temporanee. Si tratta tuttavia di principi attivi totali, comprendenti sia molecole ammesse in disciplinare biologico sia non ammesse. Tranne nel caso di cereali, industriali e foraggere, nelle altre categorie la maggior parte del carico per unità di superficie è costituito da prodotti ammessi in biologico. L indice d impatto ambientale (figura 11.10) dei trattamenti per unità di superficie segue lo stesso ordine decrescente dei carichi. È da notare come anche le molecole ammesse in bio possono avere un impatto assai significativo. Quanto influisce il PSR sul consumo annuo totale L obiettivo maggiormente perseguito dalle politiche agro-ambientali del PSR, in termini di risorse spese 11 e di diffusione sul territorio 12, è la tutela qualitativa del suolo e delle risorse idriche superficiali e profonde, soprattutto attraverso la promozione dei sistemi di produzione che impongono ri- 10. Nel 2009 la Commissione europea ha incrementato le risorse a disposizione dei vari Programmi di sviluppo rurale per rafforzare specifiche sfide ambientali fra le quali la tutela dell acqua, della biodiversità e la lotta ai cambiamenti climatici (ivi compreso il risparmio energetico). Si tratta della cosiddetta riforma Health check della PAC, ovvero una sorta di revisione dello stato di salute della Politica agricola comune. 11. All asse 2 del PSR, dedicato agli obiettivi ambientali, è assegnato circa il 40% delle risorse di tutto il PSR, vale a dire circa Euro. 12. più del 10% della superficie agricola utilizzata (SAU) regionale.

246 uso delle risorse 11 agricoltura e foreste spettivamente riduzione e azzeramento dell input di agrofarmaci e di concimi chimici di sintesi. Le azioni sono: azione applicazione di tecniche di produzione integrata: l azione richiede l impiego di tecniche di produzione a minor impatto ambientale rispetto alla produzione convenzionale previste dalle Norme tecniche di produzione integrata appositamente predisposte dalla Regione Piemonte 13 ; azione applicazione di tecniche di produzione biologica: l azione richiede il rispetto dei metodi dell agricoltura biologica, fissati dalla regolamentazione comunitaria. Grazie all adozione delle misure agro-ambientali da parte di un significativo numero di aziende (corrispondenti a circa il 13% della SAU regionale), si riscontra una sensibile riduzione dei quantitativi di agrofarmaci utilizzati sulle colture. In tabella 11.2 sono riportati in sintesi i dati relativi all anno Tabella Principi attivi utilizzati rispetto alla simulazioni di non applicazione delle misure agro-ambientali del PSR - anno 2011 Gruppi di colture Seminativi: cereali, colture industriali Foraggere permanenti Foraggere temporanee Superficie ag ricola utilizzata (ettari) SAU totale ha di cui superficie PSR prod. integrata (214.1)* di cui superficie PSR prod. biologica (214.2)* Situazione reale: kg di principi attivi da agrofarmaci Totali non ammessi in bio (organici di sintesi) Simulazione: kg di principi attivi da agrofarmaci in assenza di PSR non ammessi Totali in bio (organici di sintesi) Stima della riduzione % dovuta al PSR Totali non ammessi in bio (organici di sintesi) % -6% % 0% % -10% Colture industriali % -6% Fruttiferi % -11% Orticole % -7% Vite % -15% Totale % -9% *214.1: misura del PSR che prevede l applicazione del disciplinare di produzione integrata : misura del PSR che prevede l applicazione del disciplinare di lotta biologica. Fonte: monitoraggio del PSR realizzato da dall Istituto per le piante da legno e l ambiente (Ipla) La riduzione dei presidi organici di sintesi varia in funzione della coltura o gruppo di colture e anche della proporzione in cui queste sono rappresentate nelle aziende aderenti al PSR. La variazione massima percentuale si registra per le foraggere temporanee, dove peraltro il carico medio per unità di superficie è molto basso (0,25 kg/ha). Il caso della vite è più significativo, perché il carico medio si riduce per effetto del PSR di più di 1 kg/ha di sostanze non ammesse in bio, così come il caso dei fruttiferi. In conclusione: è dimostrabile, con l adesione alle azioni 1 e 2 della misura 214 del PSR, una riduzione dell uso 13. Norme tecniche di produzione integrata reperibili al link: fitosanitario/fitopatologia/disciplinari.htm

247 12 uso delle risorse agricoltura e foreste di principi attivi da agrofarmaci rispetto al caso ipotetico in cui la misura non venisse applicata; la riduzione varia molto in funzione delle colture. E significativa per i fruttiferi e vite dove si ha il maggior impiego assoluto di prodotti fitosanitari; le differenze nel calendario dei trattamenti di aziende aderenti e non aderenti alla misura 214, a parità di coltura e ordinamento produttivo, vanno appianandosi sempre più nel tempo. Come riportato nelle relazioni annuali del monitoraggio in itinere 14 degli anni , le differenze in quel periodo erano di ordine superiore al 20%, con riduzione drastica o azzeramento dell uso di sostanze e formulati appartenenti alle classi tossicologiche più pericolose; nel tempo molte aziende non formalmente aderenti ai disciplinari di produzione integrata e biologica si sono conformate ad abitudini più corrette sia dal punto di vista ambientale sia per la salute di operatori e consumatori. Per questo motivo le differenze risultano appianate ma per l agroambiente sono derivati effetti positivi più che proporzionali alle risorse economiche impiegate. recente attualmente utilizzabile (Ipla, 2006). I valori massimi di EIQ sono localizzati negli areali frutticoli, seguono i vitivinicoli, quindi gli orticoli, la risaia, i seminativi irrigui, i seminativi non irrigui e infine le foraggere temporanee. L impatto ambientale da fitofarmaci per le foraggere permanenti è pari a zero. Figura Indice di impatto ambientale EIQ Come si posizionano le riduzioni di input rispetto alle caratteristiche del territorio Il carico medio unitario di sostanze attive è un parametro utile per valutare l entità della riduzione degli input ma non esaustivo sull impatto ambientale. Vi sono infatti principi attivi molto impattanti anche a basse dosi e viceversa, come nel caso di molti principi attivi ammessi in biologico. Si è pertanto scelto di usare, per la localizzazione sul territorio, l indice di impatto ambientale EIQ Field Use Rating 15, che riassume tutte le informazioni. Infatti anche le sostanze ammesse in bio hanno un impatto non trascurabile sulle varie componenti ambientali, del quale occorre tenere conto. I valori EIQ, ottenuti dall elaborazione dei quaderni di campagna, sono stati ulteriormente aggregati in medie ponderate in modo da poter essere abbinati ai diversi gruppi di colture così come distinti nel Land Cover derivato dai Piani Forestali Territoriali del Piemonte, che costituisce la fonte più Sono contrassegnate in azzurro le superfici interessate dall adesione alle azioni e Risulta evidente che gli areali frutticolo e viticolo, caratterizzati dall impatto più elevato da fitofarmaci, sono quelli in cui è massima l adesione. Un buon grado di adesione si rileva anche in risaia e nei seminativi in provincia di Alessandria. Globalmente si può concludere che la riduzione degli input ad opera del PSR, rispetto ai fabbisogni del territorio, sia abbastanza ben localizzata. Tuttavia alcune aree ad alta vulnerabilità da fitofarmaci sono poco interessate dalle adesioni (pianura cuneese-torinese con prevalenza di seminativi irrigui). La vulnerabilità da fitofarmaci è soprattutto legata alla probabilità di traslocazione di erbicidi nel sistema acquifero a causa dell elevata permeabilità dei suoli. In conclusione: Fonte: Regione Piemonte le adesioni alle misure del PSR finalizzate alla riduzione degli input di agrofarmaci sono concentrate nelle zone e sulle colture in cui la ne- 14. Monitoraggio ambientale reperibile alla pagina web: EIQ: Environmental Impact of Pesticides. Field Use Rating.

248 uso delle risorse agricoltura e foreste 13 cessità di effettuare trattamenti è maggiore. La riduzione quindi, si concentra laddove il territorio ne ha più bisogno; in termini di vulnerabilità del territorio ai fitofarmaci, si può notare come nelle aree a maggiore vulnerabilità (IV1) il grado di applicazione delle misure volte a ridurre gli input sia molto basso (pianura cuneese-torinese); in queste zone il carico di agrofarmaci per unità di superficie è medio-basso, in quanto si tratta principalmente di colture cerealicole, sulle quali vengono utilizzati i diserbanti, le cui applicazioni oggi sono limitate e vi è un uso sempre più diffuso di prodotti per applicazioni in microdosi e/o localizzate. Di conseguenza sono bassi anche i relativi indici di impatto ambientale; poiché la vulnerabilità ai fitofarmaci è espressa in funzione della scarsa capacità dei suoli, prevalentemente sciolti, di fungere da filtro per le molecole xenobiotiche 16, e quindi dell elevata probabilità che sostanze solubili vengano traslocate nel sistema acquifero, è importante vigilare affinché gli agrofarmaci utilizzati, soprattutto in quelle zone, siano del tipo meno lisciviabile possibile. Nell ambito del programma di monitoraggio sono state anche eseguite analisi dei residui di agrofarmaci nei prodotti sia a scopo sperimentale sia per migliorare i disciplinari di produzione affinché siano sempre più rispettosi della salute di produttori e consumatori e dell ambiente. Maggiori informazioni disponibili sul sito della Regione Piemonte 17. La riduzione di fertilizzanti Quanti fertilizzanti vengono utilizzati annualmente in Piemonte Secondo le statistiche ufficiali, nel 2011 in Piemonte, sono stati utilizzati circa 1,2 milioni di quintali di azoto, quintali di anidride fosforica (P 2 O 5 ) e circa 1 milione di quintali di ossido di potassio (K 2 O). Tali quantità (figura 11.11) sono le risultanti della somma degli elementi contenuti nei fertilizzanti commercializzati (Istat) e degli elementi escreti dalla zootecnia e apportabili al campo (es. azoto al netto delle perdite per volatilizzazione; coefficienti di escrezione estrapolati dagli allegati al Regolamento 10/R). Mentre gli apporti derivanti dalla zootecnia 18, restando relativamente costante la consistenza del patrimonio zootecnico regionale, sono costanti, si è assistito negli ultimi anni ad una progressiva forte riduzione della commercializzazione di fertilizzanti minerali, soprattutto fosfatici e potassici. Le province più virtuose in questa riduzione sono risultate Cuneo e Alessandria. In controtendenza, l azoto commercializzato. Le stime del monitoraggio, basate sulle norme tecniche di buona pratica agricola (BPA, si tratta delle tecniche convenzionali), produzione integrata e biologica, e sui rilievi nelle aziende, fino al 2010 confermano l ordine di grandezza dei dati Istat, mentre nel 2011 si rileva uno scostamento importante. Secondo le stime del monitoraggio regionale, la stima dell azoto somministrato alle colture si attesterebbe attorno a 1,08 milioni di quintali (situazione reale), con una riduzione ad opera dell adesione alle misure agroambientali del PSR di circa 0,05 milioni di quintali (-4%) rispetto alla simulazione in assenza di adesione al PSR, (circa 1,13 milioni di quintali) (figura 11.11). I surplus di azoto e fosforo a livello regionale, vale a dire le immissioni totali meno gli asporti globali (GNB, Gross Nitrogen Bilance e Gross Phosphorus Bilance, BPB), hanno avuto un andamento decrescente nel tempo, a testimonianza di un miglioramento generale della tecnica agronomica e della 16. Si definisce con il termine xenobiotico una molecola di qualsiasi tipo, di origine naturale o sintetica, estranea ad un certo organismo La pratica della fertilizzazione dei terreni agricoli condotta con gli effluenti provenienti dalle aziende zootecniche (letami e liquami) è oggetto di una specifica regolamentazione comunitaria, volta a tutelare le acque sotterranee e superficiali dall inquinamento causato dall azoto di origine agricola. La direttiva europea 91/676/CEE (detta anche Direttiva Nitrati ) ha dettato i criteri, i vincoli e i divieti a cui attenersi nella gestione della fertilizzazione organica. La normativa nazionale (DLgs 152/06 e Decreto Ministeriale 7 aprile 2006) ha recepito i medesimi principi, demandando alle Regioni l attuazione sul territorio di quanto previsto. In Piemonte l applicazione della Direttiva Nitrati è stata avviata nel 2002 con il Regolamento regionale 9/R, a cui è seguita una prima revisione nel 2007, con i Regolamenti 10/R e 12/R, e una seconda a fine 2011, con il Regolamento 7/R.

249 14 uso delle risorse agricoltura e foreste Figura Elementi fertilizzanti utilizzati in Piemonte (quintali) - anni Fonte:Istat Figura Indici Gross Nitrogen Bilance (GNB) e Gross Phosphorus Bilance (BPB) Gli indici descrivono l andamento del surplus di azoto e fosforo a livello regionale, vale a dire le immissioni totali meno gli asporti globali. Fonte:Istat su altre colture, in generale i sottoprodotti della zootecnia sono consumati prevalentemente nella filiera, dunque apportati principalmente a cereali e foraggere. Le colture orticole in pieno campo e il riso, localizzati in areali oggi svincolati dalla zootecnia, vengono spesso ammendati con sostanza organica di altra origine (compost, sottoprodotti dell industria agroalimentare, ecc.). Quanto influisce l adesione al PSR sul consumo annuo totale Con l adesione alle azioni 1 e 2 della misura 214 non si registra una riduzione particolarmente significativa delle quantità di azoto, fosforo e potassio utilizzati, con piccole fluttuazioni annuali dovute a diversi fattori (andamento climatico, prezzo dei fertilizzanti, prezzo del petrolio, ). È da notare che la tecnica di concimazione fra la produzione convenzionale e quella integrata non varia molto. Come già rilevato per i fitofarmaci, nel tempo anche molte aziende non formalmente aderenti ai disciplinari di produzione integrata e biologica si sono conformate ad abitudini più corrette. Per Figura Carichi medi annui ponderati di azoto per unità di superficie in funzione della coltura/gruppo di colture gestione della fertilizzazione (figura 11.12), fino al 2011, anno in cui il trend si è riconfermato per fosforo e potassio, mentre si è registrato un picco di aumento per quanto riguarda l azoto. Su quali colture vengono utilizzati e in che dosi Gli elementi fertilizzanti vengono utilizzati, in ordine di dose decrescente, sulle seguenti colture: mais e orticole intensive in coltura protetta foraggere temporanee cereali vernini e primaverili irrigui colture orticole estensive in pieno campo foraggere permanenti esclusi pascoli colture industriali cereali minori fruttiferi vite per uva da vino pascoli Al netto di qualche esperienza di delocalizzazione In rosso sono evidenziate le zone vulnerabili ai nitrati. È evidente che la maggior parte delle superfici cui sono stati attribuiti i maggiori valori di carichi ricadono in aree vulnerabili. In azzurro sono sovrapposti i fogli di mappa interessati dalle azioni del PSR (lotta integrata) e (biologico). Fonte: Regione Piemonte

250 uso delle risorse agricoltura e foreste 15 questo motivo le differenze fra produzione convenzionale e integrata risultano appianate ma, proprio per questo motivo, per l agro-ambiente sono derivati effetti positivi più che proporzionali. Come sono posizionati gli input rispetto alle caratteristiche del territorio Diversamente da quanto avviene per gli agrofarmaci, il territorio piemontese riceve i massimi apporti di elementi fertilizzanti proprio nelle zone più vulnerabili, in gran parte interessate da zootecnia e cerealicoltura. In queste zone, fatta eccezione per la provincia di Alessandria e parte dell areale risicolo, l adesione alle azioni e è assai poco frequente. Pertanto le riduzioni degli input non ricadono completamente nelle zone che ne avrebbero maggiore esigenza (figura 11.13). Appare evidente come solo nelle zone vulnerabili ai nitrati situate nell Alessandrino e in parte dell areale risicolo le superfici interessate siano rilevanti, mentre nelle altre zone vulnerabili l adesione è minima. Poiché dunque sono meno interessate dalla riduzione delle concimazioni le colture e le zone a maggiore carico, le misure agro-ambientali sono meno efficaci nella diminuzione degli input fertilizzanti rispetto alla diminuzione degli input di agrofarmaci. BOX 1 - PROGETTO EUROPEO LIFE+ AQUA (ACHIEVING good QUality status in intensive Animal production areas) Nel quadro delle azioni di formazione e informazione legate all utilizzo degli effluenti zootecnici, si ricorda il Progetto europeo LIFE+ AQUA (Achieving good QUality status in intensive Animal production areas) a cui partecipa attivamente anche il Piemonte. Il progetto intende dimostrare come sia possibile ridurre l inquinamento delle acque sotterranee e superficiali dovuto alla dispersione di nutrienti di origine agricola tramite l adozione delle migliori tecniche disponibili per mitigare l impatto ambientale dell agricoltura e dell allevamento, cioè la scelta di pratiche agronomiche, tecniche di gestione degli animali nonché macchine e attrezzature innovative. Particolare attenzione viene prestata proprio ai vincoli ambientali e ai criteri agronomici adottati nell ambito della deroga alla Direttiva Nitrati. Maggiori informazioni sul progetto sono disponibili alla pagina web

251 16 uso delle risorse agricoltura e foreste Gli indicatori della qualità delle acque Il comparto agricolo-zootecnico esercita impatti sia sulle acque superficiali che su quelle sotterranee, in particolare per gli interventi fitosanitari, specie in presenza di acqua corrente come nelle risaie, e dei surplus di produzione dei reflui zootecnici e delle fertilizzazioni minerali per le colture di produzione degli alimenti zootecnici (mais principalmente). Per i dati e le analisi di dettaglio relativi alla qualità delle acque del Piemonte si rimanda al capitolo Acqua. A tutela della biodiversità Il progetto BioPSR e i finanziamenti per la biodiversità in ambiente agricolo Nell ambito del piano di comunicazione del PSR, le Direzioni Agricoltura e Ambiente della Regione Piemonte hanno elaborato il progetto BioPSR che, sui fronti della formazione, dell informazione ai cittadini e agli agricoltori e della didattica, coinvolge le aree protette regionali nella valorizzazione della biodiversità. Il progetto promuove misure del PSR dedicate alla biodiversità cercando una sinergia tra esse e in particolare con la misura 323 e il progetto Corona Verde dell area metropolitana di Torino 19. Più in dettaglio con tale progetto: sono stati formati e inviati sul territorio degli operatori con il compito di incentivare l adesione delle aziende agricole alle misure del PSR per la tutela della biodiversità, misure storicamente poco note ma di importanza fondamentale. L attività ha avuto un ottimo risultato di cui si dà conto nel paragrafo successivo (misura 216 del PSR); è stato creato un sito web ( di informazione sulla biodiversità in ambito rurale (con particolare attenzione ai finanziamenti rivolti alle aziende agricole e altri soggetti); è stato realizzato un kit didattico per le scuole e i parchi, fruibile e scaricabile gratuitamente dal sito, per una migliore comprensione del valore della biodiversità in ambito rurale; è stato predisposto un concorso aperto a tutte le scuole sul tema della biodiversità in ambito agricolo che ha visto la partecipazione di numerose classi; è stata realizzata la promozione sul territorio rivolta a tutti i cittadini. Ad agosto 2012 è stato emesso un bando relativo alla Misura Sostegno agli investimenti non produttivi, rivolta a tutte le aziende agricole piemontesi per la: 1. creazione e/o ripristino di: formazioni arbustive e/o arboree (siepi campestri, filari, boschetti, alberi isolati) con funzione di zone rifugio infra le coltivazioni, fasce tampone lungo fossi, scoline e corsi d acqua e miglioramento paesaggistico anche per schermatura di elementi estranei al paesaggio agrario tradizionale (con particolari agevolazioni per chi ha partecipato al bando nitrati ); zone umide (stagni, laghetti, fontanili, maceri, ecc.); 2. installazione di nidi artificiali per uccelli insettivori e/o chirotteri. Grazie alla capillare modalità di promozione, il bando ha avuto un inattesa richiesta di adesione di circa 150 aziende su tutto il territorio regionale per un importo complessivo di circa 4,8 milioni di Euro. Con la dotazione attuale si potranno soddisfare non più di un terzo di tali richieste per un importo di circa 1,5 milioni di Euro. Tale risultato illustra come l attenzione all ambiente sia tra le priorità che l Unione europea affida all agricoltura. Tale l interesse delle aziende agricole esprime come un territorio paesaggisticamente vario, oltre che un vantaggio per la collettività, sia anche un volano per la proprie attività imprenditoria- 19. Cfr DGR dell 11 ottobre Progetto finalizzato alla tutela della biodiversità. Approfondimenti su bando approvato con la determinazione dirigenziale n. 771 del 14 agosto 2012.

252 uso delle risorse agricoltura e foreste 17 li. Si pensi alle aziende agrituristiche, alle fattorie didattiche o alle aziende che praticano la vendita diretta. Tali interventi sono strategici in vista della prossima riforma della Politica agricola comune, attualmente in corso, che richiederà alle aziende agricole il mantenimento di una minima percentuale (dal 3% al 7%) di aree con finalità ecologica. Le aziende agricole, in vista di tale obbligo 21, per non ridurre la superficie coltivata che ne rappresenta il reddito, possono individuare delle aree marginali e poco redditizie da dedicare a tale finalità. Il bando della misura 216 ha rappresentato in tal senso un ottima occasione che molte aziende hanno saputo cogliere. Conservazione di razze locali minacciate di abbandono L azione comporta l impegno ad allevare capi appartenenti a razze locali minacciate di abbandono, iscritte al relativo Libro genealogico o Registro anagrafico, e ad aumentare (o mantenere) il numero dei capi iniziali. L azione comprende anche un intervento di sostegno alla conservazione ex situ del materiale genetico delle razze locali. Le razze interessate e il relativo numero di capi oggetto di sostegno sono dettagliati in tabella Monitoraggio dell avifauna in aree rurali Ogni anno viene monitorato l andamento delle popolazioni di uccelli degli ambienti agrari e forestali. Dal 2010 è stato affiancato il monitoraggio delle farfalle diurne e delle api consentendo, come richiesto dall Unione Europea, una valutazione degli effetti del Programma di sviluppo rurale (PSR) in modo trasversale. Le relazioni complete di tali monitoraggio sono disponibili sul sito della Regione Piemonte 22. Gli uccelli sono ottimi indicatori ambientali in quanto, dipendenti dai loro habitat, sono sensibili al disturbo e alle alterazioni antropiche. È possibile calcolarne l andamento tramite appositi indici: il Farmland Bird Index prende in considerazione l andamento delle popolazioni nidificanti di quelle specie di uccelli che sono considerate Tabella Capi di bestiame di razze a rischio di estinzione sostenuti dall azione anni 2010 e 2012 Specie Bovini Caprini Ovini Razza Capi di bestiame oggetto di sostegno Barà Pustertaler Pezzata rossa d'oropa Valdostana pezzata nera Varzese o Tortonese Totale Bovini Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà * 178 Roccaverano Sempione Vallesana Totale Caprini Delle Langhe Frabosana Garessina Saltasassi Sambucana Savoiarda Tacola Totale Ovini Totale complessivo *Razza non finanziabile nel 2010 Fonte: Regione Piemonte indicatrici degli ambienti agricoli; il Woodland Bird Index considera le specie indicatrici degli ambienti forestali; il Rice Bird Index considera le specie indicatrici degli ambienti risicoli. Tali indici assumono un collegamento diretto tra le diverse specie che li compongono e gli habitat agrari o forestali in cui vivono; un trend negativo indica un mutamento sfavorevole per la presenza degli uccelli. 21. Si tratta in realtà di una delle richieste che la Politica agricola europea fa in cambio del citato Pagamento Unico Aziendale, integrazione al reddito senza la quale verrebbe meno la redditività di pressoché tutte le aziende italiane ed europee

253 18 uso delle risorse agricoltura e foreste Cincia mora Pettirosso Foto: Roberto Toffoli Le specie di ambiente agricolo mostrano una certa stabilità con tendenza al decremento a partire dal 2004 al 2009 e una successiva ripresa e stabilità (figura 11.14). Rispetto al 2006, anno d inizio della fase di monitoraggio , il Farmland Bird Index ha fatto registrare nel 2011 un - 4%. Sono evidenti ampie fluttuazioni dovute ad eventi naturali, in particolare meteorologici, che possono influenzare le popolazioni nidificanti come avvenuto nel 2008 e 2009 e probabilmente nel 2012 conseguentemente ad inverni rigidi e con prolungata Figura Confronto del Farmland Bird Index del Piemonte con l indice nazionale Il valore 100 corrisponde, per convenzione, all indice dell anno di confronto (nel presente caso indica il primo anno di monitoraggio, cioè l anno 2000). Il 2006 è l anno di riferimento per il monitoraggio del PSR Dati nazionali da ricerche LIPU, Fonte: Regione Piemonte copertura nevosa. Tali eventi hanno determinato la riduzione per due anni dei popolamenti nidificanti di numerose specie. Come risulta dalla tabella 11.4, il 34% delle specie appartenenti al gruppo presenta un andamento non certo, mentre il 31% una diminuzione moderata o marcata e l 8% una tendenza alla stabilità. Il restante 27% mostra una tendenza all incremento. Per le specie di ambiente forestale si osserva una tendenza all incremento tra il 2000 e il 2012, con un incremento pari al 51% (figura 11.15). Rispetto al 2006, anno d inizio della fase di monitoraggio, il Woodland Bird Index ha fatto registrare un + 21%. Come risulta dalla tabella 11.5 una sola specie appartenente a questo gruppo mostra una tendenza alla diminuzione, mentre il 44% presenta un aumento moderato e il 21% un incremento marcato. Le restanti hanno trend stabili o con andamenti non certi. Anche per il Woodland Bird Index si osserva un evidente calo dell indice negli anni 2008 e 2009, come osservato per il Farmland Bird Index, imputabile anche in questo caso ad eventi naturali. L indice relativo agli ambienti di risaia, Rice Bird Index 23, fornisce una prima stima dell andamento di alcune specie in questo habitat (garzetta, nitticora, airone cenerino, pavoncella, cavaliere d Italia, vedi figura 11.16). L andamento evidenza una lieve ten- 23. Indice non ufficiale sviluppato in seno al monitoraggio ambientale del PSR a carattere sperimentale in maniera preliminare come approccio nella scelta delle specie e nella limitatezza del campione.

254 uso delle risorse agricoltura e foreste 19 Tabella Farmland Bird Index. Andamento in atto, variazione media annua e differenza (Δ) dell indice di popolazione tra il 2000 e il 2012 delle specie tipiche di ambiente agricolo Figura Confronto del Woodland Bird Index del Piemonte con l indice nazionale Specie Andamento Variazione media annua % (%) Gheppio Andamento non certo 0-30 Quaglia Andamento non certo 0-27 Tortora Andamento non certo Tortora dal collare Aumento moderato 2-25 Colombaccio Aumento marcato Upupa Aumento marcato Picchio verde Diminuzione moderata Allodola Diminuzione moderata -3 6 Rondine Aumento moderato Cutrettola Diminuzione moderata Ballerina bianca Andamento non certo 7 96 Usignolo Stabile 0 28 Canapino Diminuzione moderata -4 6 Sterpazzola Andamento non certo Passera d Italia Aumento moderato Passera mattugia Diminuzione moderata Rigogolo Andamento non certo 1 20 Storno Andamento non certo Averla piccola Andamento non certo Gazza Aumento moderato 4 79 Cornacchia grigia Stabilità 1 19 Cardellino Diminuzione moderata Verdone Andamento non certo Strillozzo Diminuzione marcata Zigolo giallo Diminuzione marcata Zigolo nero Aumento moderato 1 63 Fonte: Regione Piemonte denza all incremento con un crollo nel 2009 e una ripresa nel 2010 e un successivo declino. Tale trend è in linea con quanto noto per alcune delle specie prese in considerazione, che presentano popolazioni nidificanti con andamenti positivi, ad esclusione della nitticora che mostra tendenze negative negli Il valore 100 corrisponde, per convenzione, all indice dell anno di confronto (nel presente caso indica il primo anno di monitoraggio, cioè l anno 2000). Il 2006 è l anno di riferimento per il monitoraggio del PSR Dati nazionali da ricerche LIPU, Fonte: Regione Piemonte Tabella Woodland Bird Index. Andamento in atto, variazione media annua e differenza (Δ) dell indice di popolazione tra il 2000 e il 2012 delle specie tipiche di ambiente agricolo Specie Andamento Variazione media annua % (%) Poiana Andamento non certo 3-6 Picchio rosso maggiore Aumento moderato 4 39 Scricciolo Diminuzione moderata Pettirosso Stabilità 3 67 Merlo Aumento marcato Tordo bottaccio Aumento moderato Capinera Aumento moderato 4 64 Luì piccolo Stabilità -3 0 Cinciarella Aumento marcato 7 70 Cinciallegra Aumento moderato Codibugnolo Andamento non certo Picchio muratore Aumento marcato Ghiandaia Aumento moderato 2 16 Fringuello Aumento moderato 3 30 Fonte: Regione Piemonte ultimi anni. Il crollo relativo al 2009 può essere imputabile all utilizzo dell alfa-cipermetrina per la lotta al punteruolo del riso, che ha avuto effetti al-

255 20 uso delle risorse agricoltura e foreste tamente tossici sulla fauna vertebrata (pesci e anfibi) e invertebrata presente nelle risaie con impatti negativi su ardeidi e charadriiformi nidificanti per la riduzione delle risorse trofiche. Figura Correlazione positiva tra incremento delle superfici oggetto di sostegno della misura finalizzata al sostegno delle coltivazioni biologiche e la ricchezza di specie Figura Rice Bird Index - anni Il valore 100 corrisponde, per convenzione, all indice dell anno di confronto (nel presente caso indica il primo anno di monitoraggio, cioè l anno 2000). Il 2006 è l anno di riferimento per il monitoraggio del PSR Dati nazionali da ricerche LIPU, Fonte: Regione Piemonte Questi risultati confermano, almeno in parte, quanto già evidenziato in bibliografia (Caprio et al., 2009; Wilson et al., ) che mostra l importanza delle tecniche colturali biologiche nell incrementare gli indici di comunità ornitica (ricchezza di specie, abbondanza, ecc.). A livello generale i risultati ottenuti sono coerenti con le conclusione di una ricerca analoga condotta in Emilia Romagna, dove è stato osservato un beneficio diretto delle misure agroambientali sulla conservazione dell avifauna degli ambienti agrari (LIPU, ). Fonte: Regione Piemonte L indice utilizzato per valutare l andamento delle popolazioni di uccelli nidificanti in risaia verrà perfezionato e fornirà valutazioni degli effetti relativi alle pratiche agronomiche utilizzate in tali habitat. I dati aggregati a livello di indice FBI o WBI non consentono direttamente la verifica dell efficacia delle misure agro-ambientali. Tuttavia utilizzando i dati disaggregati per singole specie o gruppi di specie e\o per aree a diversa intensità di applicazione delle misure agro-ambientali, è possibile osservare l effetto benefico di queste pratiche agricole oggetto di finanziamento nei confronti dell avifauna, come risulta ad esempio dalla figura Monitoraggio dei lepidotteri nei coltivi I lepidotteri (farfalle) manifestano da anni un declino, sia in termini di numero di specie che come densità delle popolazioni. In particolare, l Agenzia europea per l Ambiente segnala la diminuzione delle popolazioni a partire dal 1990, stimata nell ordine del 60% 26. Due le principali cause contrapposte: da un lato l intensificazione agricola, che ha già determinato la quasi scomparsa di gran parte delle specie presenti nelle aree planiziali; dall altro l abbandono delle colture che influisce negativamente sui popolamenti delle aree montane e, in parte, collinari dove la biodiversità è ancora localmente rilevante 27. I lepidotteri sono stati scelti per valutare l impatto di alcune misure del PSR, in quanto molte specie frequentano in modo più o meno stabile gli ambienti agricoli. Pesticidi ed erbicidi possono esercitare impatti diretti sia sugli adulti sia sugli stadi larvali, i fertilizzanti alterano la composizione delle associazioni vegetali e le caratteristiche chimico-fisiche delle piante nutrici. La maggior parte delle specie ha una ridotta mobilità e sono caratterizzate da un ciclo vitale rapido, la buona conoscenza scientifica agevola tale monitoraggio. 24. Caprio E., Mori A., Rolando A., 2009 L avifauna dei vigneti piemontesi: tecniche di gestione a confronto. In: Brunelli M., Battisti C., Bulgarini F., Cecere J., Fraticelli F., Gustin M., Sarrocco S., Sorace A. (a cura di). Atti del XV Convegno Italiano di Ornitologia. Sabaudia ottobre Alula XVI. - Wilson J D., Evans A., Grice P. V., Bird Conservation and Agricolture. Cambridge University Press. 25. LIPU, Utilizzazione del farmland bird index per la valutazione dell impatto sulla biodiversità delle misure dei piani di sviluppo rurale risultati preliminari. Lega Italiana Protezione Uccelli. - LIPU, Farmland Bird Index e Woodland Bird Index Italia Lega Italiana Protezione Uccelli. 26. EEA Report No 4/2009 5/ Progress towards the European 2010 biodiversity target. 27. IRENA indicator, EEA Report No 4/2009 5/ Progress towards the European 2010 biodiversity target.

256 uso delle risorse agricoltura e foreste 21 Con i dati 2012 si riconferma la notevole diversità osservata già precedentemente fra i diversi comparti produttivi. Il frutteto e la risaia si rivelano i più poveri di biodiversità: il frutteto a causa dei molti trattamenti insetticidi ma anche, come la risaia, a causa della estrema semplificazione dell habitat. Figura Lepidotteri. Specie censite (dati medi) anni I dati del pascolo si riferiscono al solo biennio Fonte: Regione Piemonte La risaia, (osservazioni 2012), raggiunge lo stesso numero di specie del frutteto ma con un numero di individui superiore di circa il 20%. Il numero ridotto di specie e individui è probabilmente dovuto sia ai frequenti sfalci degli interfilari e alle pulizie dei fossi, che limitano le fioriture delle specie spontanee nutrici dei lepidotteri, sia all estensione delle colture al limite massimo delle superfici utilizzabili, fenomeno che rende difficile reperire un incolto di riferimento. Anche gli incolti di riferimento, migliori comunque dei coltivi, e molto rari negli areali intensivi, manifestano la stessa povertà di biodiversità; la medesima situazione si riscontra nella produzione biologica. Si sottolinea comunque che, a fronte del ridotto indice di biodiversità, si sono quasi raddoppiate le osservazioni di Lycaena dispar, specie inserita nell Allegato IV della Direttiva Habitat, rivelandosi come quarta specie più abbondante, presente sia nei bianchi sia nei coltivi. Anche per i vigneti si è osservato nel triennio un incremento del numero di individui e di specie in tutti i siti monitorati, confermando indici di biodiversità elevati in particolare negli areali con maggior frammentazione delle colture, varietà degli habitat e con la presenza di incolti e bordi dei coltivi non sfalciati. Lycaena dispar è stata osservata per la prima volta nei vigneti integrato e biologico di Castelnuovo Don Bosco. Tra le dieci specie dominanti vi sono diverse specie sciafile (amanti della penombra) e mesofile sia per temperatura che per umidità a bassa capacità di dispersione. Ciò indica che l ambiente di vigneto non è sempre arido e povero di copertura erbacea (ad opera delle operazioni di diserbo) ma che persistono microhabitat caldo-umidi non troppo assolati negli interfilari o nei bordi. Si può quindi dire che tale agrosistema riesce a porsi in qualche modo come surrogato dell ambiente naturale collinare. Dopo due anni di monitoraggio il seminativo presenta ancora risultati alquanto discordanti, variabili tra i vari siti e disciplinari monitorati. Con i dati 2012, rispetto al 2011, primo anno di osservazione, si osserva un incremento nel numero di esemplari a bassa mobilità, a dimostrazione dell esistenza di popolazioni stanziali. Si segnala il rinvenimento di L. dispar anche nel seminativo condotto con metodi di lotta integrata. Il pascolo è tra i coltivi l ambiente più ricco in biodiversità. I dati 2012 confermano il massimo grado di variabilità osservato tra siti, dovuto ovviamente alle diverse condizioni meteoclimatiche ed ecologiche fra le stazioni, che sono molto distanti fra loro e disposte lungo tutto l arco alpino. L estensivizzazione del pascolo in ogni caso si è rivelata positiva per la biodiversità, in quanto permette lo sviluppo e la fioritura di un numero più elevato di specie erbacee, fortemente limitato dal calpestio eccessivo tipico della conduzione tradizionale (figura 11.19). Gli effetti indotti dalle azioni del PSR (sostegno alla lotta biologica, alla lotta integrata e all estensivizzazione) paiono essere positivi, considerando la gerarchia che nella maggior parte dei casi ordina dal migliore al peggiore: area non coltivata > biologico > integrato 28 > convenzionale 29. Anche con i dati 2012 si conferma che le differenze sono molto più marcate fra bianco-biologico e integrato-convenzionale, 28. La lotta integrata comporta il rispetto di un disciplinare predisposto dalla Regione Piemonte che prevede l impiego di prodotti fitosanitari a minor impatto ambientale e altre indicazioni di tipo agronomico favorevoli all ambiente. 29. Per metodo di conduzione convenzionale ci si riferisce al semplice rispetto della normativa vigente senza altre limitazioni.

257 22 uso delle risorse agricoltura e foreste Figura Lepidotteri. Boxplot del numero di specie in frutteti, vigneti e risaie a diversa gestione I segmenti ( baffi ) sono delimitati dal minimo e dal massimo valore di ricchezza specifica. Il rettangolo ( scatola ) è delimitato dal primo e dal terzo quartile e diviso al suo interno dalla mediana del numero di specie. I pallini rappresentano outliers, valori significativamente fuori dalla media. Per Bianco si intendono terreni non coltivati a fianco dei coltivi. Fonte: Regione Piemonte Foto: Stefania Lucà mentre in molti casi vere e proprie differenze fra il disciplinare integrato e il convenzionale non sono rilevabili. Questo in parte perché la tendenza degli agricoltori piemontesi è di comportarsi in modo integrato anche quando ufficialmente non aderiscono ad un disciplinare, da cui un appiattimento dei due gruppi, vantaggioso per l ambiente pur non essendo premiato economicamente in quanto è un allineamento verso le condizioni migliori. Il ruolo della riduzione dei trattamenti e delle concimazioni sulla biodiversità si può definire scarso rispetto al ruolo dell adozione di pratiche collaterali, quali la limitazione degli sfalci degli interfilari, dell eliminazione anche meccanica della vegetazione naturale negli intorni dei coltivi, il mantenimento di fasce di rispetto incolte e/o inerbite, siepi, aree umide e appezzamenti incolti. I rilievi 2012 hanno rafforzato la consapevolezza che per il miglioramento della biodiversità si debbano adottare misure e azioni agro-ambientali che favoriscano l estensivizzazione e il ripristino delle interconnessioni ecologiche tra i coltivi. Monitoraggio apistico L ape è un insetto molto sensibile agli antiparassitari, quindi il livello di mortalità e la cosiddetta forza di una famiglia di api evidenziano l entità di un eventuale avvelenamento; anche gli infinitesimi residui rintracciabili sul loro corpo o sui materiali immagazzinati nell alveare sono utili indicatori del livello di diffusione di molte sostanze chimiche nell ambiente. Al di là degli episodi di mortalità acuta conseguenti ad epidemie o avvelenamenti (attualmente in Piemonte rari), il livello di forza delle famiglie (intesa come quantità di api, di covata e di scorte presenti nell alveare) è correlabile con la salubrità dell ambiente che queste frequentano (nel raggio di 5 km attorno all alveare). Il monitoraggio apistico 30 è finalizzato alla valutazione pluriennale dello stato di salute delle famiglie di alcuni alveari, distribuiti strategicamente sul territorio regionale, al fine di dare indicazioni circa l influenza delle operazioni colturali sulla qualità dell agroambiente. I 3 tipi di habitat prescelti sono quelli maggiormente critici per l apicoltura: vigneto, frutteto e areali a seminativo con prevalenza a mais. Risulta particolarmente interessante il grafico di confronto della forza media riscontrata nelle postazioni in funzione dell ambiente monitorato (figura 11.20). Sebbene i valori risultino nella norma, si evidenzia il fisiologico calo invernale (figura 11.20). Si noti come la forza delle famiglie in frutteto sia inferiore agli altri due ambienti in particolare nel periodo autunno-inverno. Tale differenza è dovuta 30. I dati utilizzati per queste elaborazioni derivano dalla Rete nazionale di monitoraggio degli alveari (Progetto BeeNet) in particolare dalle postazioni gestite da Aspromiele a cui vanno i ringraziamenti per la collaborazione.

258 uso delle risorse agricoltura e foreste 23 Figura Forza delle famiglie nei diversi ambienti - anno 2012 Figura Andamento della quantità di api, covate e scorte nel corso dell anno nei tre ambienti monitorati Il grafico mostra i valori medi delle 10 famiglie che costituiscono ogni postazione monitorata. È da sottolineare come l andamento della forza delle famiglie è nella norma, in quanto segue il normale decorso stagionale con valori in netto calo all approssimarsi dell inverno. Il valore in ascissa è un indice puramente indicativo della forza complessiva delle famiglie calcolato per il confronto dei diversi ambienti. Fonte: Regione Piemonte principalmente al basso quantitativo di scorte (miele e polline) presente durante tutto l anno e al minor numero di api nei rilievi di settembre e novembre. Dai grafici di figura 11.21, l ambiente seminativo risulta invece quello che meglio prepara le api per l inverno presentando valori superiori agli altri ambienti di api, scorte e covata, testimoniando una buona qualità ambientale in particolare per quanto riguarda le fonti nettarifere alla fine della stagione. La forza nell ambiente viticolo calcolata a giugno presenta la maggiore diminuzione relativa rispetto agli altri ambienti. Ciò è dovuto in particolare alla sensibile diminuzione delle api presenti negli alveari in tale periodo che coincide con il primo trattamento insetticida contro il vettore della flavescenza dorata della vite (Scaphoideus titanus). Tra le postazioni monitorate nel 2012 si è verificato un unico caso di grave moria di api registrato alla fine di maggio in un apiario in zona di vigneto causato da un errato trattamento anticipato contro lo S. titanus; sulla api morte sono state rilevate tracce di Thiametoxam (0,0002 mg/kg). Fonte: Regione Piemonte forza media delle famiglie monitorate. Le ragioni possono essere molte, fra le quali la prevalente è che nel raggio di un chilometro attorno agli alveari la frequenza di adesione è molto simile in tutte le postazioni e generalmente non molto elevata. Anche per quest anno, non emerge alcun tipo di relazione tra la percentuale di superficie agricola aderente alle diverse azioni della misura 214 e la

259 24 uso delle risorse agricoltura e foreste La gestione sostenibile delle aziende BOX 2 Progetto HelpSoul Nel 2012 la Regione Piemonte ha aderito 31 alla proposta del progetto LIFE+ 32 Helping enhanced soil functions and adaptation to climate change by sustainable conservation agriculture techniques (acronimo: HelpSoil) assieme alla Regione Lombardia e alle altre regioni della pianura padana. Se il progetto passerà la selezione dell Unione europea, avrà avvio nel luglio 2013 e durerà 4 anni. Tra gli obiettivi, il progetto si propone di testare e dimostrare soluzioni e tecniche innovative di gestione dei terreni agricoli, che migliorano la funzionalità dei suoli contribuendo all adattamento dei sistemi territoriali nei confronti del cambiamento climatico. Le azioni progettuali interesseranno la Pianura Padana e le limitrofe aree collinari appenniniche e alpine. Obiettivi specifici: attuare in alcune aziende pratiche di Agricoltura Conservativa 33 in grado di migliorare le funzioni ecologiche dei suoli (sequestro di carbonio, aumento di fertilità e biodiversità edafica, protezione dall erosione), aumentando sostenibilità e competitività dell attività agricola applicare in combinazione con le pratiche conservative tecniche innovative per: ridurre i consumi di acqua per irrigazione aumentare l efficienza della fertilizzazione, in particolare nell uso degli effluenti zootecnici contenere l uso di prodotti fitosanitari per il controllo di infestanti e malattie delle piante monitorare indicatori relativi alle funzioni ecosistemiche dei suoli e alle tecniche innovative atti alla valutazione dei miglioramenti apportati promuovere la condivisione di esperienze tra tecnici e agricoltori e sviluppare azioni per sostenere la diffusione delle pratiche migliorative allestire Linee Guida per l applicazione e la diffusione dell Agricoltura Conservativa, tali da individuare per l intero bacino padano-veneto tecniche considerabili come BAT (Best Available Techniques) per una agricoltura duratura e in grado di produrre ampi servizi ecosistemici. 31. DGR del Il LIFE+ è uno strumento finanziario dell Unione Europea che prevede il co-finanziamento al 50% di progetti con finalità ambientali. 33. L agricoltura conservativa (o agricoltura Blu), già inclusa nelle misure agro-ambientali di alcune regioni (Lombardia, Veneto) raggruppa una serie di pratiche agronomiche in grande espansione, in Italia come in Piemonte. Si tratta di: alterazione minima del suolo (tramite la semina su sodo o la lavorazione ridotta del terreno) al fine di preservare la struttura, la fauna e la sostanza organica del suolo; copertura permanente del suolo (colture di copertura, residui e coltri protettive) per proteggere il terreno e contribuire all eliminazione delle erbe infestanti; associazioni e rotazioni colturali diversificate, che favoriscono i microrganismi del suolo e combattono le erbe infestanti, i parassiti e le malattie delle piante.

260 uso delle risorse agricoltura e foreste 25 Interventi per il benessere animale In relazione alla promozione della diffusione di tecniche di allevamento finalizzate al miglioramento del benessere degli animali al di là delle condizioni minime previste dalla normativa vigente e dal regime di condizionalità di cui al regolamento CE n. 73/2009, si assumono impegni che ricadono in una o più delle 4 macroaree sotto indicate: sistemi di allevamento e di stabulazione; controllo ambientale (luminosità, ventilazione, temperatura); alimentazione e acqua di abbeverata; igiene, sanità e aspetti comportamentali degli animali riconducibili ai sistemi di allevamento. Dall inizio della programmazione sono stati messi a bando circa 23 milioni di Euro (dotazione per il periodo ) per il primo bando dedicato ai bovini, suini e avicoli nel 2009; le aziende che hanno presentato domanda di adesione hanno superato le unità. Nel 2011 al bando dedicato alle galline ovaiole hanno aderito 54 aziende, nel 2012 ad un ulteriore bando dedicato ai bovini da carne e ai suini hanno aderito circa 200 aziende. Si è registrata, da parte delle aziende, un adesione superiore alle disponibilità finanziarie assegnate alla misura, dimostrando un notevole interesse per questa tematica. Gestione dei reflui delle aziende agricole vitivinicole e olearie Per quanto concerne la gestione dei reflui di cantina e dei sottoprodotti della vinificazione non vi sono aggiornamenti relativi al quadro di riferimento normativo, rispetto al Per i reflui oleari, nel corso del 2012 è stata pubblicata sul sito della Regione Piemonte la Carta di attitudine dei suoli allo spandimento dei reflui oleari, redatta da Ipla. I produttori sono tenuti a comunicare, anche con l ausilio di una relazione tecnica, l utilizzo agronomico delle acque di vegetazione e delle sanse umide che derivano dalle operazioni di frangitura delle olive (Regolamento regionale n. 7/R del 2010, in attuazione della legge regionale n. 61/2000 disposizioni per la prima attuazione del Decreto legislativo n. 152/99 in materia di tutela delle acque).

261 26 uso delle risorse agricoltura e foreste foreste Lo Stato attuale La dinamica dei boschi piemontesi tra assorbimenti di carbonio, paesaggio e potenzialità produttive 34 Figura Evoluzione della superficie boscata anni L indice di boscosità è aumentato, passando dal 27% nel 1980 al 37% nel Fonte: Regione Piemonte, Ipla Il bosco in Piemonte rappresenta la vegetazione naturale potenziale fino a quote decisamente elevate (2.400 m s.l.m.). Naturalmente il bosco tende a riappropiarsi delle aree da cui era stato eliminato a favore dei pascoli e dei coltivi. Per cui, se per ipotesi in Piemonte cessasse l attività antropica, alberi e arbusti potrebbero ricoprire fino all 80% del territorio, al netto di acque, greti, rocce e aree urbanizzate. Attualmente, dopo secoli di disboscamento a favore di pascoli, colture e insediamenti, con il ridursi della pressione antropica legata all economia rurale tradizionale, gli ecosistemi spontanei stanno gradualmente riprendendo i propri spazi, con dinamiche e grado di stabilità diversi a seconda delle quote e delle specie ricolonizzanti. Questo fenomeno è in atto in tutta Europa, e viene registrato nelle statistiche forestali. ( Anche in Piemonte il confronto tra le Carte forestali del 1980 e del 2004 conferma l aumento di circa ettari di bosco. In coerenza con gli Inventari forestali del 1985 e del 2005 ( il bosco dal secondo dopoguerra ha raddoppiato la propria superficie, ricoprendo ad oggi quasi il 36% del territorio regionale, con una continua tendenza espansiva, pur con marcate differenze tra le fasce altimetriche. La proprietà dei boschi è privata per oltre il 70%, generalmente frammentata e di modestissima estensione; tra le proprietà pubbliche prevale nettamente quella comunale. In pianura i boschi coprono meno del 10% della superficie e permane il consumo di suolo a favore di infrastrutture e insediamenti, pur con un modesto incremento del bosco lungo alcune fasce fluviali frequentemente esondabili. Nelle colline interne e moreniche a scarsa vocazione per colture di pregio (viti e frutticoltura) e lontane dai poli urbani, il bosco conquista le pendici non meccanizzabili, in gran parte con robinieti, arbusteti o boscaglie miste con querce. In montagna, dove l indice di boscosità medio è del 54%, i prato-pascoli più ripidi e le aree un tempo coltivate sono colonizzate da acero-frassineti nelle zone più fresche, o da betuleti e boscaglie miste altrove; in alta quota sono ancora le boscaglie e gli arbusteti (soprattutto a Ontano verde), talora con Larice, a ricoprire le pendici sfavorevoli non più pascolate, mentre le praterie d alpe mantengono le loro superfici grazie alla monticazione estiva del bestiame da pianure e fondovalle. Anche i boschi storicamente presenti a seguito di una gestione più estensiva si trasformano nella loro composizione e struttura. Ad esempio nei lariceti, un tempo mantenuti puri per il pascolo, hanno fatto il loro reingresso le conifere sempreverdi (Pino cembro, Abete bianco). Le faggete cedue (utilizzate da carbonaie) sono state lasciate crescere liberamente da decenni, fino a trasformarsi in fustaie, oppure i castagneti cedui e da frutto, ormai abbandonati, vengono sostituiti dalle specie originarie. Questi mutamenti si intersecano con tutte le attività di rimboschimento di conifere effettuate nel secolo scorso per il recupero delle aree degradate e quale fonte di lavoro. 34. A cura di Piergiorgio Terzuolo e Fabio Petrella, IPLA

262 uso delle risorse agricoltura e foreste 27 Questo scenario evolutivo, legato all azione o alla non azione antropica, viene percepito sia come un opportunità che come un problema da gestire. Cambia il paesaggio Il paesaggio in montagna diviene più monotono per la scomparsa delle radure e la copertura delle borgate abbandonate da parte del bosco; i terrazzamenti e ciglioni costruiti con il lavoro di generazioni vengono nascosti dal bosco. Altrove la foresta si arricchisce di colori per le specie di alberi (Aceri, Ciliegio, varie sempreverdi ecc.) che ritornano nei boschi un tempo resi puri dalla gestione tradizionale. Nelle aree urbane, intorno all area metropolitana torinese, gli insediamenti residenziali collinari si fondono più direttamente con il bosco, si rarefanno i coltivi e l alta collina diventa più impraticabile. La stabilità idrogeologica del territorio migliora: la copertura forestale previene fenomeni di dissesto, Tabella Ripartizione del contenuto di carbonio forestale nelle cinque componenti previste dal Protocollo di Kyoto - anno 2005 Fonte: Regione Piemonte, Ipla riduce l erosione del suolo e aumenta la capacità di trattenere l acqua piovana. Gli ecosistemi boschivi si arricchiscono di flora, legata alla presenza di grandi alberi e di necromassa, e di fauna, come ad esempio il Picchio nero, il cui areale un tempo esteso ai soli boschi di alta montagna è oggi esteso alla collina torinese. Questa evoluzione comporta anche la comparsa di specie animali e vegetali non autoctone, non sempre positive per la biodiversità: ad esempio ungulati (cinghiali, caprioli) che se non gestiti correttamente danneggiano le colture e i boschi. Tra le specie vegetali colonizzatrici esotiche, alcune si rilevano di utilità, quali la Robinia, altre, come l Ailanto, il Ciliegio tardivo e altri arbusti, sono invece fortemente invadenti e condizionano lo sviluppo delle specie autoctone. Le foreste contribuiscono alla riduzione delle emissioni Si registra un significativo accumulo di biomassa, dovuto all aumento della superficie boscata. Questo fenomeno comporta una riduzione della concentrazione di CO 2 nell atmosfera che viene fissata sia nel soprassuolo sia nei suoli forestali. Tale fenomeno contribuisce a ridurre l impatto delle emissioni in atmosfera, consentendo in parte all Italia di ottemperare agli impegni del protocollo di Kyoto. Gli assorbimenti di carbonio nella biomassa dei boschi piemontesi vengono stimati pari a circa 2 t di carbonio ad ettaro per anno (escluso il suolo che ne fissa altrettanto), corrispondenti a quasi 8 t di CO 2 assorbita. In tale contesto si concretizza la possibilità, da parte dei proprietari che gestiscono attivamente i propri boschi adottando strumenti di pianificazione forestale pluriennali, di vendere sul mercato volontario gli ulteriori quantitativi (crediti) di carbonio generati da una buona gestione forestale. Ad oggi esiste una disponibilità potenziale di legno

263 28 uso delle risorse agricoltura e foreste prelevabile in modo sostenibile dai boschi piemontesi di circa 3 milioni di t/anno, pari all incremento annuo dei boschi a potenziale gestione attiva (circa 5,8 m 3 /ettaro), di cui però meno di metà accessibili per la raccolta. Si tratta di un quantitativo ingente che, se gestito, può divenire un opportunità economica soprattutto per le filiere locali delle energie rinnovabili (da castagneti, robinieti e faggete). A tale riguardo si evidenzia come sul territorio regionale, il consumo stimato di legna da ardere si aggiri sui 2 milioni di t/anno (di tale risorsa i 2/3 provengono da boschi locali robinieti e faggete, utilizzati spesso come autoconsumo). Attualmente quest opportunità potenziale di impiego della biomassa per uso energetico è frenata dai costi di utilizzo dei boschi piemontesi che risultano elevati rispetto al prezzo internazionale delle biomasse. Altro impiego della risorsa è la produzione di legname per usi durevoli, di cui l Italia e anche il Piemonte sono tra i maggiori importatori e trasformatori mondiali. La produzione piemontese è modesta (per opera e paleria, da conifere, querceti di pianura e castagneti), pari a poco più del 20% della biomassa disponibile. Infine è importante ricordare che il bosco si sviluppa da solo e non ha bisogno dell uomo, ciononostante, se si vuole continuare a ricavare i servizi e prodotti forestali, ad abitare le terre alte e le pianure in sicurezza, non si può prescindere da una gestione sostenibile e multifunzionale del bosco. Assodate le numerose funzioni pubbliche del bosco, tale risorsa è soggetta a norme di tutela a livello nazionale e regionale, tra queste in particolare la Legge Regionale 4/09 e i Regolamenti forestali (DPGR 8/2011 e 2/2013). I vincoli forestali non significano intangibilità, ma particolare attenzione: per questo sono previste segnalazioni di taglio per intervenire su superfici significative e autorizzazioni per disboscare e rimettere a coltura o edificare in aree boscate Quando i provvedimenti previsti dalla nuove norme regionali saranno a regime, si potranno conoscere con maggiore precisione anche la reale entità dei tagli boschivi e delle tipologie di trasformazioni del bosco, permettendo una migliore salvaguardia e gestione della risorsa. BOX 3 - Aree AGRICOLE INVAse dal BOsCO di NEO FORMAZIONE, esempi gestionali nel ConsORZIO ForesTALE Alta Valle Susa 35 L alta Valle Susa (12 comuni, circa ha di territorio) è caratterizzata da una limitata presenza di aree agricole: i seminativi, i coltivi, vigneti e frutteti sono categorie d uso del suolo marginale. Risulta importante interrogarsi sull evoluzione di tali aree abbandonate e sulle dinamiche di questi habitat anche al fine della definizione di possibili modelli gestionali. Partendo dai dati desunti dal Piano Forestale Territoriale redatto nel 2001 per l area omogenea dell Alta Valle Susa e dall esperienza maturata dal Consorzio Forestale Alta Valle Susa negli ultimi anni è stato possibile formulare una descrizione sintetica del fenomeno. Suddivisione del territorio in tipi di occupazione del suolo I differenti tipi d occupazione d uso del suolo dono desunti dalla Carta forestale e delle altre occupazioni e usi del suolo (Regione Piemonte - Ipla 2001). Sono stati evidenziati i dati percentuali delle categorie riconducibili alle colonizzazioni su terreni agricoli e le dinamiche su aree agricole abbandonate che portano tali categorie al 8,65% del totale del territorio. Parte significativa di tale dato sono le praterie abbandonate e non pascolate (4,77%) che, soprattutto nel piano alto montano e subalpino, possono evolvere in arbusteti e più lentamente in formazioni forestali stabili. Questi dati, confrontati con il 4% delle aree attualmente coltivate (vigneti, frutteti, seminativi e prati sfalciati), dimostrano l importanza di una corretta gestione delle neo-formazioni dovute all abbandono delle coltivazioni e dei pascoli. 35. A cura di Alberto Dotta, Consorzio forestale Alta Valle Susa.

264 uso delle risorse agricoltura e foreste 29 Tabella Superficie suddivisa per categorie d Uso del Suolo e per proprietà Categoria d uso del suolo Proprietà privata Proprietà comunale Proprietà demaniale Percentuale (%) Totale complessivo Acero Tiglio- Frassineti 1,39 0,45 0,01 1,85 Arbusteti planiziali e montani 0,21 0,12 0 0,33 Boscaglie pioniere e d invasione 0,13 0,42 0 0,55 Cespuglietti montani e subalpini 0,08 0,88 0 0,96 Praterie non utilizzate 1,85 2,92 0 4,77 Querceti di roverella 0,18 0,01 0 0,19 Totale 3,84 4,8 0,01 8,65 Totale altre coperture del suolo 25,77 65,25 0,33 91,35 Caratteristiche delle neo formazioni su aree agricole e modelli gestionali attuati Si riportano sinteticamente gli esempi gestionali recentemente attuati in funzione della diversa appartenenze alle categorie d uso del suolo dei terreni interessati: Praterie non utilizzate (PB) Sono porzioni di comprensorio di pascolo non più utilizzate per lontananza o per marginalità rispetto alle praterie limitrofe e baricentriche dell alpeggio. In alcuni casi la prateria non utilizzata è la forma di transizione verso formazioni in cui le specie forestali, soprattutto nel piano montano, possono sostituire l attuale assetto strutturale o in cui le specie arbustive del piano subalpino e montano superiore (soprattutto ericacee e/o rosacee) possono integrare la copertura erbacea attualmente dominante. Esempi gestionali: miglioramento degli habitat per i galliformi alpini 36 con attuazione di mandrature 37 controllate all interno di porzioni abbandonate di pascolo e colonizzati da arbusti o da specie a basso valore pabulare 38 ; miglioramento delle aree frequentate dai galliformi alpini con realizzazione di corridoi all interno delle coperture arbustive continue; redazione e attuazione di piani di pascolo specifici per i comprensori di pascolo. Cespuglieti (CM) Aree caratterizzate da copertura arbustiva con altezze inferiori a m 1,5 estesa su oltre la metà della superficie, le formazioni arbustive sono caratterizzate da Loiseleuria procumbens, Vaccinium uliginosum, Dryas octopetala. Le formazioni che caratterizzano detriti instabili calcarei sono invece caratterizzati da Junpierus communis e Arctospahilus uva ursi, assieme a Saxifraga oppositifolia e Gypsophyla repens. Nelle aree di colonizzazione delle praterie abbandonate, dominano le specie appartenenti al Vaccinium-Rododebndretum ferruginei, ossia Rododendron ferrugineum, Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis ideae, Vaccinium uliginosum. In questa categoria rientrano anche formazioni basso arboree e fasi iniziali di colonizzazione degli acero tiglio-frassineti su ex coltivi nei comuni dall Alta e Media Valle di Susa, e alcune forme di prima colonizzazione basso arbustive tipiche delle formazioni a roverella della Media Valle. Esempi gestionali: non sono stati effettuati interventi, ad eccezione di limitatissimi diradamenti anticipati e di grado forte per favorire il Pino silvestre e di latifoglie arboree stabili. Questi interventi sono stati attuati su proprietà private in accordo con la proprietà e al fine di ottenere legna da ardere proponendo forme di gestione sostenibili.

265 30 uso delle risorse agricoltura e foreste Alneti e Acero-tiglio frassineti Si tratta di formazioni secondarie a veloce sviluppo ed espansione con elevata potenzialità produttiva e di incremento. Sono formazioni di alto fusto che si localizzano su terreni freschi e ricchi anche per effetto delle pregresse concimazioni, in particolare in prossimità delle zone abitate. Si tratta pertanto di popolamenti in genere molto giovani (la distribuzione per classi diametriche si arresta alla classe 25 cm) con una presenza sporadica di relitti di popolamenti di Larice pascolivo del piano montano. Le aspettative della popolazione nei confronti degli acero-frassineti sono ovviamente mutuate dalle scarse conoscenze selvicolturali per cui, come già detto per altre formazioni a latifoglie, vengono generalmente assimilate al ceduo. Esempi gestionali: la struttura di questi popolamenti è quella tipica dei boschi di neoformazione a partire da ex-coltivi e da aree agricole marginali (32%). Le fustaie prevalentemente in fase giovanili sono caratterizzate da una certa irregolarità in rapida evoluzione verso la fustaia transitoria. La funzione attesa prevalente è quella produttiva (60%) anche rispetto alla destinazione di protezione diretta (26%), sia singola che associata alla produzione di legname (6%). Attestato l interesse alla produzione dei legname di qualità, essendo boschi siti in stazioni generalmente comode per viabilità e pendenza del versante, sono stati effettuati alcuni diradamenti sia su proprietà pubbliche che private. Arbusteti subalpini, montani e collinari Arbusteto montano xerofilo di Amelanchier ovalis Sono cenosi stabili che localmente possono evolvere verso popolamenti a Pino silvestre. Localizzati su proprietà privata, non sono sottoposti a nessuna azione selvicolturale. L evoluzione verso la pineta risulta solo localmente certa e pertanto non sono ipotizzabili interventi in aiuto alla naturale dinamica. Arbusteto montano xerofilo di prunus sp.pl e berberis vulgaris Formazioni che preludono in molti casi alla Pineta endalpica basifila 39, formano un raccordo tra i coltivi abbandonati e le formazioni boscate dei versanti esposti a meridione. Esempi gestionali: la natura dei popolamenti e la limitata fertilità delle stazioni non hanno permesso ad oggi interventi gestionali attivi. In molti casi questi popolamenti ricadono all interno di siti della Rete Natura 2000 e pertanto rivestono notevolissimo interesse per la presenza contemporanea di numerose specie vegetali e animali. Querceti di Roverella Si tratta di formazioni che colonizzano i versanti esposti a sud e bassi versanti nord, queste formazioni sono state ridotte dall uomo e ormai frammentate dalla presenza di vigne e altri coltivi. A causa del generale stato di abbandono queste formazioni stanno lentamente arricchendo la loro struttura con ingresso degli arbusti tipici della loro cenosi che stanno diversificando la semplice tessitura originaria. Querceto xerobasifilo 40 di roverella con Pino silvestre Sono formazioni che vegetano su suoli superficiali e localmente possono insistere su tasche di terreno più 36. Questo raggruppamento individua specie di uccelli dall alto valore ecologico e naturalistico che convivono in habitat tipicamente alpini e sono considerate specie ombrello, in quanto sono molto sensibili ai più piccoli cambiamenti ambientali e ai disturbi di natura antropica. 37. Mandratura: metodo di concimazione naturale dei pascoli consistente nel farvi pernottare il bestiame bovino in modo che le deiezioni si accumulino direttamente sul terreno. 38. Basso valore pabulare: specie erbacee poco appetibili per gli animali e quindi rifiutate da questi (ex Nardus stritca), oppure tutte quelle specie che hanno uno sviluppo vegetativo talmente ridotto da non poter essere prelevate dagli animali. 39. Endalpico basifilo: appartenente agli ambienti alpini di carattere basico. 40. Xerobasifilo: di ambiente basico, caldo e siccitoso.

266 uso delle risorse agricoltura e foreste 31 evoluto, anche se dominano suoli poveri, ad elevata acidità. Si tratta prevalentemente di cedui abbandonati in cui occasionalmente sono stati effettuati negli ultimi 30 anni utilizzazioni saltuarie e prive di una finalità gestionale diversa dalla semplice raccolta. Esempi gestionali: le formazioni forestali a Roverella sono prevalentemente boschi di neo formazione (87%) d invasione di ex coltivi. Le destinazioni gestionali attese evidenziano una prevalenza dell evoluzione libera e una funzione subordinata protettiva. Ecco perché il 30% dei querceti, pur in assenza di interventi, viene costantemente monitorato al fine di definire, qualora necessario, il tipo di intervento per aumentare il grado di funzionalità del popolamento in rapporto alla destinazione assegnata. Sono stati condotti interventi di diradamento, su proprietà pubblica. GLI INCENDI Il Piemonte vanta una vasta copertura di boschi e foreste ed è quindi particolarmente interessato dagli incendi boschivi che costituiscono una delle principali cause di degrado delle foreste e possono favorire situazioni di rischio idrogeologico e valanghivo. La Regione, cui la Legge quadro nazionale sugli incendi boschivi 21 novembre 2000 n 353 assegna la maggior parte dei compiti in materia di lotta agli incendi boschivi, è perciò impegnata direttamente nella prevenzione e nella salvaguardia del patrimonio forestale dagli incendi, attraverso specifici interventi di programmazione quali il Piano regionale per la previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, la redazione e revisione delle Procedure operative di intervento e la qualificazione del Volontariato. In Piemonte gli incendi sono per lo più concentrati tra i mesi di gennaio e aprile e localizzati nel piano collinare-montano, in relazione ad una concomitanza di fattori predisponenti, quali ridotta persistenza della coltre nevosa legata alla fascia altimetrica, frequenza di periodi con scarse precipitazioni, ricorrenti venti di caduta nelle vallate alpine, dominanza di tipologie vegetazionali ad elevato potenziale pirologico. Negli ultimi anni si osserva la tendenza dell aumento del numero degli incendi estivi. Nelle tabella 11.8 si riportano le frequenze degli incendi aggregate a livello provinciale, con le relative superfici percorse dal fuoco. Le province più colpite dagli incendi nel 2012 sono quelle di Torino (61 incendi con 495 ettari di superficie percorsa dal fuoco), di Biella (19 incendi e 359 ettari) e Verbania (12 incendi e 360 ettari). La provincia di Cuneo, pur Tabella 11.8 Numero incendi e superficie percorsa dal fuoco - anno 2012 Province Numero di incendi Superficie percorsa dal fuoco - ettari boscata non boscata totale AL AT BI CN NO TO VB VC Fonte: Corpo Forestale dello Stato. Comando regionale del Piemonte. Elaborazione Arpa Piemonte. interessata da 35 incendi, ha registrato solo 116 ettari di superficie percorsa dal fuoco. Esaminando il numero totale di incendi dal 1997 al 2012 si osserva una tendenziale riduzione del numero degli incendi e delle relative superfici percorse con oscillazioni da un anno all altro (figure e 11.24), per lo più legate alle caratteristiche meteoclimatiche dell anno. Dal 2008 Arpa Piemonte, in collaborazione con il Settore Foreste e il Settore Protezione Civile e Sistema Anti Incendi Boschivi (AIB) della Regione Piemonte, fornisce supporto alle attività di prevenzione e soppressione degli incendi boschivi, mediante l emissione giornaliera di un bollettino di pericolo incendi boschivi basato sull utilizzo di un indice di

267 32 uso delle risorse agricoltura e foreste Figura Numero incendi - anni pericolo (Fire Weather Index) calcolato a partire dai dati meteorologici osservati e previsti sulle aree di base del Sistema Anti Incendi Boschivi. I livelli di rischio, calcolati secondo la Scala Europea per il Pericolo di Incendi Boschivi valida per tutte le nazioni dell arco alpino, sono visibili all indirizzo Fonte: Corpo Forestale dello Stato. Comando regionale del Piemonte. Elaborazione Arpa Piemonte. Bosco Alevè (Cuneo) Figura Superficie boscata e non boscata percorsa dal fuoco - anni ,000 6,000 superficie (ha) 5,000 4,000 3,000 2,000 1, Foto: Cristina Converso Fonte: Corpo Forestale dello Stato. Comando regionale del Piemonte. Elaborazione Arpa Piemonte.

268 uso delle risorse agricoltura e foreste 33 autori Claudio Bonadio, Daniele Cane - Arpa Piemonte Daniele Demaria, Elena Fila Mauro, Mario Perosino, Nadia Ansaldi, Luca PICCo, Gianfranco Termini Regione Piemonte Piergiorgio Terzuolo, Fabio Petrella, Nicoletta Alliani, Simona Ferrando, Maurizio Quirino - Ipla Alberto DoTTA - Consorzio Alta Valle Susa Roberto Toffoli - Libero professionista RIFERIMENTI Agricoltura per il monitoraggio ambientale maggiori dettagli sono disponibili in questa pagina: Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica agricoltura sono disponibili all indirizzo: Foreste settore=1&id=798&id_argomento=55&tipo=24&area=

269 2013 USO DELLE RISORSE TRASPORTI

270 2 USO DELLE RISORSE TRASPORTI Negli ultimi anni l Unione europea ha investito fortemente nel settore dei trasporti, ritenendolo di fondamentale importanza per la crescita e l occupazione. Sul territorio europeo questo settore impiega direttamente quasi 10 milioni di persone. La perfetta efficienza del sistema dei trasporti è alla base dell economia di tutte le imprese europee. Tuttavia in Italia e anche in Piemonte occorre lavorare ancora molto per recuperare il ritardo accumulato, in particolare nell ottica della sostenibilità dei trasporti, vale a dire della green mobility. L abbattimento dei carichi inquinanti non può essere limitato alla fase finale della catena dei trasporti, ridotto al semplice controllo delle emissioni e alla loro riduzione e non è sufficiente concentrarsi sulle tecnologie di trazione e disinquinamento ma occorre progettare tutto il panorama della mobilità nella sua totalità, coinvolgendo tutte le tipologie di trasporto e integrandole con le esigenze dei trasportati, siano esse persone o merci. Quindi i trasporti devono essere intesi come disciplina urbanistica, in grado di ridefinire e ripianificare un territorio partendo dalle infrastrutture. Le sfide principali che l Unione europea vuole affrontare sono: la congestione: le proiezioni in termini di trasporto passeggeri e merci sono in aumento e tale tendenza è confermata fino al 2050, quindi aumento del traffico; dipendenza dal petrolio: le previsioni per il 2050 prefiggono scenari di diminuzione e innalzamento del prezzo di tale carburante, quindi occorre rendere efficienti i consumi; riduzione dei gas serra: entro il 2050 dovranno ridursi le emissioni derivanti dai trasporti del 60% rispetto ai livelli del 1990; infrastrutture: non hanno uno sviluppo uniforme nei paesi dell Unione; concorrenza: i trasporti europei devono affrontare la concorrenza forte dei mercati mondiali. A tale riguardo a settembre del 2012 l Unione europea ha stanziato quasi 200 milioni di euro per sostenere progetti essenziali alle infrastrutture: La Commissione ha selezionato 74 progetti che riceveranno i finanziamenti dal programma della Rete transeuropea di trasporto (TEN-T) per continuare a migliorare l infrastruttura dei trasporti. Consulta tutti i dati e le statistiche al 2050 dell Unione europea facts-and-figures/index_it.htm LO STATO ATTUALE Infrastrutture lineari stradali e autostradali La rete autostradale rappresenta un indicatore fondamentale per lo sviluppo dei trasporti, facilitando la circolazione di volumi maggiori di traffico veicolare, persone e merci. La rete autostradale italiana si sviluppa per 22,1 km ogni mille km 2 di superficie territoriale (anno 2010). Il dato della rete piemontese con 32,3 km ogni mille km 2 colloca il Piemonte al quinto posto in Italia, dopo Liguria, Valle d Aosta, Abruzzo e Campania, e negli ultimi dieci anni non ha avuto particolare sviluppo, poichè i grandi centri erano già stati precedentemente collegati. I veicoli in transito sulla rete piemontese risultano, peraltro, costanti negli ultimi anni o in leggero aumento considerando che i dati del 2012 si

271 USO DELLE RISORSE 3 TRASPORTI Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Infrastrutture stradali numero veicoli D Gestori Tratta Infrastrutture ferroviarie numero treni D RFI Tratta Aeroporti numero voli D/P Gestori Scalo Traffico alpino numero veicoli pesanti e tonnellaggio P Confederazione Valico, traforo Parco veicolare numero P Svizzera Provincia Regione Incidenti stradali numero I Aci; Istat Provincia Regione J Per visualizzare le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica trasporti: riferiscono solo ai primi 6 mesi; unico valore in decremento è quello relativo alla tangenziale di Torino, probabilmente anche correlato alla crisi industriale che sta attraversando la città. Tabella Rete autostradale - anni Piemonte km per km 2 di superficie territoriale 31,8 31,8 31,8 31,8 32,2 32,4 32,2 32,2 32,2 32,2 Fonte: Elaborazioni su dati Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, Autostrade per l Italia Tabella Infrastrutture stradali, veicoli in transito - anni Tratta * Veicoli - km in milioni Torino - Milano 2.288, , , ,1 Torino - Piacenza 2.080, , , ,3 Torino - Savona 985,1 971,9 968,2 595,8 Alessandria- Gravellona Toce 1.054, , ,0 662,2 Alessandria - Voltri 1.100, , ,2 666,4 Tratta * Veicoli - km in milioni Torino - Quincinetto Ivrea - Santhià Tangenziale di Torino Fonte: Ativa (valori per annualità intere) Torino - Bardonecchia 322,3 330,8 321,4 217,4 Asti - Cuneo 88,0 91,3 91,4 72,5 Fonte: Gestori strade a autostrade * per il 2012 i dati sono riferiti solo al primo semestre

272 4 USO DELLE RISORSE TRASPORTI Infrastrutture ferroviarie Per quanto concerne le infrastrutture ferroviarie, l analisi dei dati conferma un aumento sia del numero di treni che dei viaggiatori. Fanno eccezione le tratte Torino-Savona e Torino- Alessandria nelle quali si registra una contrazione di entrambi i Tabella Treni in transito - anni Tratta Torino - Modane Torino - Novara* Torino - Savona Torino - Alessandria Sub-tratta numero treni Torino-Bussoleno Bussoleno - Bardonecchia - Modane Torino P.S- Torino Stura Torino Stura - Chivasso Chivasso - Santhià Santhià - Vercelli Vercelli - Novara Trofarello - Carmagnola - Fossano Fossano - Ceva Ceva - S. Giuseppe di Cairo Trofarello - Asti Asti - Alessandria Fonte: RFI Tabella Viaggiatori - anni Tratta Torino - Modane Torino - Novara* Torino - Savona Torino - Alessandria Sub-tratta numero viaggiatori Torino-Bussoleno Bussoleno - Bardonecchia - Modane Torino P.S- Torino Stura Torino Stura - Chivasso Chivasso - Santhià Santhià - Vercelli Vercelli - Novara Trofarello - Carmagnola - Fossano Fossano - Ceva Ceva - S. Giuseppe di Cairo Trofarello - Asti Asti - Alessandria *Per la tratta Torino Novara, la mancanza dei dati relativi agli anni è dovuta alla successiva suddivisione in sub-tratte come si rileva per gli anni 2011 e Fonte: RFI

273 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 5 Trasporto aereo Per i due scali piemontesi si registra un andamento molto vario dell attività aereoportuale (n. voli): Torino Caselle dopo la flessione negativa del 2011, torna nell ultimo anno ad avvicinarsi a valori più simili a quelli degli anni precedenti. Al contrario l aeroporto di Cuneo Levaldigi conferma un trend in continua diminuzione del numero dei voli. Lo scalo lombardo di Milano Malpensa, che incide sul territorio piemontese per l insistenza di due corridoi di decollo verso il Piemonte, registra anch esso un incremento di voli dopo l anno Figura Aeroporti, voli totali - anni Torino Caselle Milano Malpensa Cuneo Levaldigi Fonte: Sagat, Geac, Sea traspor Trasporto merci L Istat, nel tracciare il ritratto annuale relativo al trasporto delle merci a livello nazionale, stima il trasportato complessivo con origine nazionale per l anno 2010 in circa 162,5 miliardi di Tkm (tonnellate per chilometro). Più della metà (54%) di tale merce trasportata si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Tale volume di traffico viene rapportato alla popolazione per valutare anche l effettivo impatto sul territorio e sui residenti; in Piemonte tale valore si attesta intorno ai 33 milioni di Tkm per diecimila abitanti, valore medio se confrontato a livello nazionale ma più basso rispetto alle regioni del nord-est (Trentino) che subiscono una maggiore pressione, come confermato anche dai dati sul trasporto delle merci nella regione alpina.

274 6 USO DELLE RISORSE TRASPORTI milioni di tonnellate Piemonte Valle d'aosta Figura Trasporto merci complessivo nelle regioni italiane - anno 2010 Liguria Lombardia Trentino-Alto Adige Bolzano Trento Veneto Friuli-Venezia Giulia Emilia-Romagna Toscana Umbria Fonte: Istat Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna transitate merci su strada e ferrovia per un totale di 107,1 milioni di tonnellate. Tale valore, se confrontato con i 50,7 milioni di tonnellate del 1980, conferma un aumento del 111,2%, rapportato con il 2010 segna un aumento del 2,8%. Nella tabella 12.6 sono riportati i dati relativi ai valichi piemontesi, che evidenziano, invece, una diminuzione nel transito (tabella 12.6). Per approfondimenti: index.html?lang=it Tabella Trasporto di merci su strada per regione di origine - anno 2010 Regione di origine Valori assoluti Fonte: Istat Variazioni % 2010/2009 Composizioni percentuali migliaia di tonnellate-km valori percentuali Piemonte ,2 9,8 9,2 Totale nazionale ,9 La Confederazione Svizzera pubblica a partire dal 1980 con frequenza annuale una relazione dettagliata sul transito delle merci su strada e ferrovia attraverso l arco alpino. L arco spaziale considerato ha inizio dal Moncenisio/Frejus e termina al Brennero: per tale tratta nel 2011 sono Traforo del Frejus La galleria del Frejus, lunga 12,87 chilometri, di cui 6,8 di parte italiana costituisce dal 1980 uno dei più importanti collegamenti tra l Italia e la Francia. Dopo l incidente che nel marzo del 1999 coinvolse il Tunnel del Bianco disponendone la chiusura, il Frejus dovette sostenere un imponente flusso di traffico fino al 2002 (data di riapertura) dopodiché il flusso è calato negli anni successivi, per tornare ai livelli consueti per tale traforo. Il rapporto della Confederazione Svizzera conferma come la maggior parte dei traffici, legati in particolare alle merci, transiti potentemente sulle Alpi Svizzere e Austriache. Nel 2011 infatti milioni di automezzi pesanti hanno attraversato le Alpi Svizzere, tale volume di merci è aumentato del 62,7% rispetto al 2000 (figura 12.4). Figura Schema del trasporto merci attraverso le Alpi Fonte: Confederazione Svizzera, Dipartimento federale dell ambiente e dei trasporti

275 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 7 Tabella Traffico merci in transito attraverso le Alpi - anni Strada Ferrovia Totale Strada Ferrovia Totale Strada Ferrovia Totale Milioni di tonnellate nette Monginevro Moncenisio Frejus Fonte: Confederazione Svizzera, Dipartimento federale dell ambiente e dei trasporti Figura 12.4 Traforo del Frejus. Flusso di traffico - anni * veicoli - km in milioni Fonte: Aiscat *i dati del transito sono riferiti al totale dei veicoli pesanti e leggeri. Analisi quali-quantitativa del parco veicolare L analisi del parco veicolare sarà limitata principalmente al comparto delle autovetture, che ne costituiscono la maggiore quota. Si rimanda la consultazione dei dati dell intero parco (motocicli, autobus, autocarri, ecc.) al sito di Istat e dell ACI, nelle opportune sezioni, oppure alla sezione dedicata agli indicatori ambientali del sito Arpa Piemonte. È opportuno, tuttavia, fornire alcune indicazioni generali di carattere nazionale per poter meglio comprendere anche la realtà piemontese. Il numero di autovetture ogni mille abitanti (tasso di motorizzazione) viene comunemente associato al benessere economico ma è anche segnale di una congestione con ricadute negative sulla salute e sull ambiente. In Italia il tasso di motorizzazione è passato da circa 501 autovetture ogni mille abitanti nel 1991 a circa 601 nel 2011, uno tra i tassi più alti al mondo e il secondo all interno dell Unione europea. Tra le regioni italiane detiene il primato la Valle d Aosta con 1.118,5 autovetture/1.000 abitanti, seguita dall Umbria con 673 auto/1.000 abitanti. Una prima stima dello standard emissivo delle auto circolanti in Italia nel 2011 ha valutato come su 100 auto, 8 auto siano in classe Euro 5; 35 in classe Euro 4 e ancora 12 auto in classe Euro 0. Il Piemonte con un tasso di 627auto/1.000 abitanti si colloca nella media di tutte le altre regioni italiane, mentre la Liguria detiene il valore nazionale più basso pari a 522 auto/1.000 abitanti. Il parco veicolare piemontese si mantiene in costante crescita dal 1991 ad oggi, passando dai ai milioni del Dall analisi dei dati emerge che vi è stata una contrazione nel numero delle autovetture, per le tipologie di alimentazione tradizionali, mentre si incrementano le autovetture con alimentazioni di tipo ecologico (tabella 12.7). Per quanto concerne la qualità emissiva del parco veicolare, sia a livello regionale che provinciale, continua a mantenersi la tendenza della riduzione dei veicoli maggiormente inquinanti, anche se, dall analisi dei numeri, emerge come una quota significativa di auto sia ancora Euro 1 e Euro 2 (tabella 12.8 e 12.9).

276 8 USO DELLE RISORSE TRASPORTI Tabella Parco veicolare, autovetture, per tipologia di alimentazione Anno Benzina numero Gasolio Fonte: Aci Figura Parco veicolare, percentuale di autovetture con alimentazione ecologica sul totale del parco - anno 2011 % AL A T BI CN NO TO VB VC P iemonte I consumi e la rete dei carburanti Tutte le informazioni e i dati riguardanti la rete distributiva del carburante in Piemonte e il consumo in termini di carburante erogato, consulta la pubblicazione dedicata, realizzata dall Osservatorio Regionale Carburanti. carburanti/retedistributivacarburanti.pdf Fonte: Aci Tabella Standard emissivo dettaglio regionale - anni Anno EURO 0 EURO 1 EURO 2 EURO 3 EURO 4 EURO 5 EURO 6 numero di auto Fonte: Aci

277 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 9 Tabella Standard emissivo dettaglio provinciale - anno 2011 Province Euro 0 Euro 1 Euro 2 Euro 3 Euro 4 Euro 5 Euro 6 Totale numero di auto AL AT BI CN NO TO VB VC Fonte: Aci BOX 1 - La metropolitana automatica di Torino 1 Nel Rapporto sullo Stato dell Ambiente edizione 2006, si era lungamente e tecnicamente approfondito, insieme alla GTT, la parte relativa alla progettazione della Linea 1 della metropolitana automatica di Torino. Nel 2006, i passeggeri furono complessivamente 7 milioni e 880 mila, la linea inaugurata nel mese di febbraio offriva il percorso compreso tra Piazza XVIII Dicembre e Fermi. Nel 2008, con l estensione della tratta sino a Porta Nuova, si è superata la soglia dei 20 milioni ( ). Nel 2012 i passeggeri sono stati 38 milioni e 640 mila, con una crescita del 12,9% sull anno precedente. I passeggeri medi in un giorno feriale invernale sono circa 150 mila, il sabato la media è di mila e la domenica mila. Il record dei passeggeri si è avuto nei giorni dei raduni degli Alpini e del Giro d Italia (6-8 maggio 2011) con ben 250 mila passeggeri nei tre giorni. La fascia di maggiore afflusso è quella tra le 7.00 e le 9.00 del mattino. La media è di circa passeggeri/ora, con punte di mila passeggeri trasportati contemporaneamente sulla linea. La metropolitana ha inoltre avuto un ruolo fondamentale nel migliorare il sistema di trasporto pubblico torinese, ad esempio nella tratta da Piazza Massaua a Porta Nuova si può affermare che la capacità di trasporto è aumentata del 600% e il tempo di percorrenza si è ridotto del 65% (da 35 minuti a 12 minuti circa). Il ruolo dell intermodalità è reso evidente dal fatto che attualmente sono circa 50 le linee che intersecano la metropolitana alla rete di superficie. Inoltre a partire dallo scorso dicembre i benefici sono estesi anche ai centri urbani della prima e seconda cintura, grazie all attivazione del sistema ferroviario metropolitano, che interscambia con la metro a Porta Susa. 1. Fonte dati: GTT, Direzione Commerciale e Marketing.

278 10 USO DELLE RISORSE TRASPORTI La sicurezza e l incidentalità stradale Ogni anno l Istat traccia insieme all ACI il profilo relativo all incidentalità stradale per tutto il territorio nazionale: nel complesso gli incidenti sono diminuiti del 21,8%, con una riduzione significativa sia delle vittime che dei feriti. Il maggior numero di morti per milione di abitanti si registra in Emilia-Romagna, dove si arriva a 90 vittime per milione di abitanti. Anche in Piemonte negli ultimi anni sia il numero degli incidenti che di morti ha subito un notevole ridimensionamento. Tutti i dati relativi alla sicurezza e agli incidenti sulle strade piemontesi sono consultabili sul portale della sicurezza stradale. Tabella Incidenti stradali, morti nelle regioni italiane Regioni morti per milione di abitante Piemonte 71,7 Valle d'aosta 70,1 Liguria 49,5 Lombardia 53,4 Bolzano 68,7 Trento 43,3 Veneto 74,6 Friuli-Venezia Giulia 68,0 Emilia-Romagna 90,0 Toscana 70,6 Umbria 67,2 Marche 82,3 Lazio 73,9 Abruzzo 61,8 Molise 59,5 Campania 41,6 Puglia 66,3 Basilicata 63,0 Calabria 51,7 Sicilia 53,7 Sardegna 59,7 Italia 63,6 Piemonte Tabella Morti in incidenti stradali (per milione di abitanti) - anni km per km 2 di superficie 104,5 92,2 89,6 75,2 71,4 73,5 71,7 Fonte: Istat, Rilevazione degli incidenti stradali con lesione a persone; ACI, Consistenza del parco veicolare per risultanza del Pubblico Registro Automobilistico Fonte: Istat, Aci

279 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 11 BOX 2 - Dieci anni di car sharing a Torino 2 Il servizio di auto in condivisione di Torino, meglio conosciuto come car sharing, rappresenta una prassi di mobilità virtuosa ormai perfettamente consolidata e integrata alle modalità di spostamento dei torinesi. Nei dieci anni della sua attività il car sharing si è progressivamente sviluppato e il costante aumento di consenso è da individuarsi nei punti di forza del car sharing che - come evidenziano gli stessi abbonati in una recente indagine volta a determinare il livello di soddisfazione del servizio - sono principalmente: pagare l auto solo per il suo utilizzo e non per detenerne la proprietà, la sosta gratuita nelle zone blu e GTT, il libero accesso alla ZTL e la possibilità di percorrere corsie e vie riservate, la possibilità di muoversi anche in caso di limitazioni alla circolazione e tariffe speciali per utilizzare l auto per più giorni, nei fine settimana o per periodi di vacanza più lunghi. Gli iscritti al car sharing hanno a loro disposizione anche il van sharing, cioè possono utilizzare anche i veicoli commerciali presenti in flotta utili al trasporto delle merci. I iscritti al servizio utilizzano 120 vetture di otto modelli diversi (dalla 500 al Freemont, fino al Ducato per trasportare le merci): veicoli distribuiti su una rete di 83 parcheggi, dei quali 65 nella città di Torino e altri 18 nei comuni di Chieri, Collegno, Grugliasco Moncalieri, Nichelino, Rivoli, Vinovo, Ivrea, Biella e Fossano. Sono questi i numeri che fanno del car sharing di Torino e del Piemonte la realtà più consolidata a livello nazionale: tale servizio detiene una quota di mercato pari al 20%. Il car sharing risulta addirittura trainante per l utilizzo dei mezzi pubblici (gli abbonati dichiarano di averne incrementato il loro utilizzo del 14%) ed è una reale possibilità di risparmio rispetto alle spese che si sostengono in caso di utilizzo e gestione di un auto di proprietà: il primo anno il possessore di un utilitaria che percorre km. passando al car sharing può risparmiare fino a Euro (circa il 30% rispetto ai costi legati alla proprietà). Una scelta utile non solo per sostituire la seconda auto, ma addirittura la prima, tanto è vero che il 70% degli attuali abbonati ha dichiarato, all atto della propria iscrizione al servizio, di aver scelto il car sharing proprio in luogo della vettura di proprietà. L uso del car sharing garantisce inoltre apprezzabili benefici a favore l ambiente. La flotta, oltre a rispettare i più rigorosi standards europei in fatto di emissioni, è composta per il 30% da vetture natural power (alimentate cioè a metano/benzina). Si stima inoltre che ogni auto del servizio sostituisca in media dieci vetture private, con una conseguente riduzione nei costi di spostamento, dei chilometri percorsi e delle emissioni di CO 2 e di PM A cura di: Tiziano Schiavon - Car city club

280 12 USO DELLE RISORSE TRASPORTI LE POLITICHE E GLI OBIETTIVI AMBIENTALI Gli indirizzo strategici La pianificazione e la programmazione del sistema dei trasporti, in coerenza con le priorità individuate dall Unione europea, prevede un approccio strategico ove il tema dell accessibilità e della mobilità sostenibile risultano determinanti per lo sviluppo regionale. La relazione tra accessibilità e sistema produttivo è un assunto per la crescita della competitività delle imprese e del sistema produttivo e le Regioni svolgono un ruolo importante per affrontare i complessi problemi della mobilità, di persone e merci. È necessario mettere in campo azioni coerenti, efficaci ed efficienti tra i vari livelli della pubblica amministrazione, che richiedono un azione sistemica tra le diverse politiche di settore a ciascun livello. I trasporti non possono essere considerati settore di risulta, ma elemento di un articolato sistema di relazione, che fa capo a diverse discipline e competenze. Le grandi infrastrutture, i sistemi di comunicazione e le tecnologie presenti sono elementi forti su cui operare. Dai trasporti ai sistemi di relazione I trasporti ridefiniscono gli spazi di relazione ed è da valutare in che misura siano in grado di modificare lo spazio fisico, gli assetti territoriali, l accessibilità e con essa il sistema di mobilità, e in che misura una mobilità sostenibile incida sul sistema. Se l accessibilità è l obiettivo ultimo che qualunque sistema di relazione deve garantire, essa non può essere conseguita al di fuori di un sistema di valori equilibrato (sostenibile) e condiviso (partecipato). È pertanto necessario far emergere i trasporti dal settorialismo infrastrutturale e proiettarlo in una dimensione di relazione e passare dal tradizionale piano delle infrastrutture e dei trasporti ad un piano della mobilità fondato su alcuni elementi essenziali: realizzare un nuovo disegno territoriale e definire progetti strategici in esito ai mutamenti di accessibilità indotti da grandi infrastrutture e telecomunicazioni; affrontare il tema dell efficienza dei sistemi di relazione come primo passo verso una mobilità sostenibile (riduzione del 20% dei consumi energetici e delle emissioni, e aumento del 20% di uso di energie alternative nell arco di dieci anni); indicare l assetto organizzativo e strumentale per il perseguimento degli obiettivi posti. I temi centrali di questa visione sono: trasporto collettivo, logistica, innovazione tecnologica e infrastrutture. L efficienza del sistema dei trasporti Il percorso da compiere verso una mobilità sostenibile inizia dal rendere efficienti i sistemi di trasporto per indurre un più flessibile e multimodale stile di mobilità. I temi cardine, che una pianificazione integrata del territorio e della mobilità deve affrontare con urgenza sono: il riordino e la riqualificazione della rete stradale esistente, associata ad una più rigorosa difesa della sua efficienza; la riqualificazione dei mezzi e delle abitudini di trasporto fino alla soglia sufficiente a compiere il passo verso la sostituzione delle fonti fossili, per contribuire all obiettivo generale dell autonomia energetica. Un risultato complessivo di tale portata può essere ottenuto, a medio - lungo termine, solo con scelte energetiche di rilevanza strategica (solare ed eolico); ma importanti, se pur parziali, obiettivi possono essere perseguiti, a breve - medio termine, agendo su più fronti. Il sistema dei trasporti può contribuire sia riducendo i consumi e le emissioni, aumentando l efficienza dei sistemi di relazione e dei mezzi, sia riducendo i chilometri percorsi con l autovettura e con i mezzi più inquinanti. Un importante contributo alla maggiore efficienza del comparto deve derivare dai mezzi e dai carburanti: su questo fronte, di valenza globale, la Regione può contribuire con politiche di sviluppo e promozione di ricerca e innovazione. Se il motore elettrico e la tecnologia dell idrogeno costituiscono, in prospettiva, gli obiettivi, una fase intermedia può essere rappresentata dal metano, di cui dunque occorre sia infittire la rete di distribuzione sia incentivare la conversione dei mezzi. Con riferimento ai mezzi pubblici, sono attivi programmi regionali di finanziamento del materiale rotabile che prevedono la progressiva sostituzione, a partire dagli autobus urbani di tutto il parco circolante.

281 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 13 Gli assi strategici di intervento Grandi infrastrutture, nuove modalità di interscambio e nuove tecnologie telematiche per una gestione intelligente dei flussi di persone e merci sono i tratti caratteristici di un nuovo scenario che sta modificando radicalmente l assetto dell accessibilità regionale, rimettendo in gioco meccanismi d interazione plurimi (tra globale e locale, polarizzazione e dispersione, cooperazione e competizione, pubblico e privato). Ciò comporta un nuovo impulso al governo di tali processi attraverso la definizione di schemi di riferimento strutturali e di progetti strategici. Obiettivo centrale della pianificazione regionale è perseguire, per ogni livello di accessibilità, una mobilità sostenibile, ottimizzando il sistema di relazioni con il ricorso all innovazione tecnologica, organizzativa e finanziaria e promuovendo le modalità di trasporto più compatibili. Gli assi strategici d intervento riguardano i sistemi di trasporto intelligente (ITS) e il trasporto collettivo, di cui in particolare la modalità ferroviaria, e la logistica. Il Piemonte è snodo di due corridoi strategici (corridoio 5 e 24) che ne garantiscono l appartenenza alla rete europea, aprono a nuovi spazi di relazione e danno luogo a piattaforme territoriali che devono essere sviluppate in termini di progetti di territorio. Questi si devono intendere come lo spazio e lo strumento all interno dei quali trovare modalità di integrazione tra reti lunghe e reti brevi ; cioè dove realizzare le sinergie tra reti (materiali e immateriali) dislocate alle diverse scale e i contesti territoriali attraversati, tenendo conto delle caratteristiche economiche, vocazionali e posizionali delle diverse aree e delle opportunità ad esse offerte. Individuati i progetti cardine, l obiettivo è di tradurli in vantaggi sostanziali per i territori interessati. Dal punto di vista più strettamente infrastrutturale è necessario sviluppare ulteriormente il progetto della rete strategica, puntando ad un sistema ad alta efficienza e competitività interna in grado di proiettarsi verso l esterno. Mentre negli ultimi anni si sono poste importanti premesse fattuali per il suo potenziamento, il sistema, nel suo complesso, pare ancora sfocato nei suoi assetti funzionali, infrastrutturali e territoriali, interni ed esterni: dal punto di vista funzionale ciò significa definire i ruoli preminenti, specialistici e complementari, da assegnare ai nodi principali (si pensi, ad esempio, all assetto logistico e alla rete di riferimento per gli attraversamenti alpini). Dal punto di vista infrastrutturale significa garantire l omogeneità prestazionale, sia degli archi sia, in particolare, dei nodi, in modo da assicurare la fluidità dei transiti lungo il corridoio e la loro regolazione nei nodi. Dal punto di vista territoriale significa, come detto, ancorare la progettazione delle grandi infrastrutture a progetti di territorio, superando il tradizionale e asfittico approccio compensativo. Il tutto tracciando scenari a medio-lungo termine, ma anche, e coerentemente con essi, a breve-medio termine, in grado di ottimizzare l utilizzo delle potenzialità esistenti. In questa visione, le reti che coinvolgono la regione vanno ridefinite in relazione a tre distinti livelli gerarchici e funzionali: la rete transeuropea Ten-t; la rete di ancoraggio regionale; la rete di accessibilità locale. L inevitabile impatto di tali trasformazioni configurerà un sistema ambientale la cui evoluzione dovrà essere considerata parte integrante dei programmi di sviluppo: un criterio di valore anche sotto il profilo strettamente economico. Le criticità Il documento Accessibilità e Mobilità in Piemonte: la gestione del processo di pianificazione anticipa la visione del processo di innovazione e ha l obiettivo

282 14 USO DELLE RISORSE TRASPORTI di rilevare e affrontare le esigenze di: 1. realizzare un processo di innovazione fondato sul principio della mobilità sostenibile, che promuova maggior efficienza dal punto di vista economico, sociale e ambientale in linea con i traguardi definiti in sede europea e nazionale; 2. incrementare l accessibilità, interregionale e intraregionale, individuando nel potenziamento/miglioramento delle reti regionali gli elementi che possono contribuire ad un equilibrato sviluppo del territorio. Tale documento è propedeutico alla definizione, ma soprattutto, all approvazione del Piano Regionale (o Direttore) dei Trasporti, strumento di pianificazione e programmazione che manca da ormai troppo tempo alla Regione. È questa una fase rilevante nel processo di governance, che dovrà tradurre le strategie in politiche territoriali locali per la cui attuazione emerge il ruolo strategico della cooperazione tra settori interni alla Regione (programmazione economica, pianificazione territoriale e urbanistica, ambiente, sanità, ricerca, innovazione, formazione e trasporti), il coinvolgimento degli enti locali e degli stakeholder, al fine di costruire una strategia comune per raggiungere l obiettivo della sostenibilità della mobilità. Il documento, che sintetizza i piani regionali di settore (sicurezza Stradale, Logistica Infomobilità e Mobilità), non ha allo stato attuale, come detto sopra, l imprimatur del governo; questo comporta una oggettiva difficoltà a promuovere iniziative coordinate e condivise ai vari livelli di interesse partecipato e comune. Nel momento di crisi generale del sistema, sarebbe opportuno attrezzarsi con strumenti di questo tipo che, a costo zero, permetterebbero di rilanciare un sistema altrimenti statico. compensazione del progetto con quelle di accompagnamento. Per grandi infrastrutture si intendono gli interventi compresi negli elenchi predisposti ai sensi della legge 21 dicembre 2001, n. 443 e gli interventi inseriti nelle intese Stato-Regione. Al fine di favorire le ricadute positive sul territorio, garantendo l integrazione e la sostenibilità degli interventi, la Regione interviene nei seguenti ambiti tematici: a. salute, prevenzione, sicurezza sul lavoro e tutela ambientale; b. formazione e occupazione; c. sviluppo di opportunità per le imprese locali; d. offerta abitativa e ricettiva; e. valorizzazione dei materiali di risulta; f. fiscalità agevolata; g. promozione dei progetti di territorio e di valorizzazione paesaggistica; h. promozione dei progetti a valenza educativa, ambientale, culturale e sociale; i. pianificazione e gestione urbanistica; j. attività espropriative; k. comunicazione. Attualmente tale legge è operativa sui progetti ferroviari della linea AV/AC Torino Lione e sul 3 valico dei Giovi. La Legge Regionale n. 4 del 21 aprile 2011 Promozione di interventi a favore dei territori interessati dalla realizzazione di grandi infrastrutture. Cantieri - Sviluppo - Territorio. La Regione Piemonte interviene a favore dei territori interessati dalla realizzazione di grandi infrastrutture con la finalità di limitarne gli impatti e renderla vantaggiosa per le collettività territoriali, operando, altresì, per armonizzare le opere di mitigazione e

283 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 15 BOX 3 - Smart Susa Valley Numerosi analisti internazionali prevedono nei prossimi anni la crescita relativa alla domanda di connettività, ne consegue che l offerta di infrastrutture e della conoscenza diventa una condizione essenziale per lo sviluppo dei territori. Negli ultimi anni lo sviluppo del web e della rete ha cambiato radicalmente i modelli di interazione sociale. Anche l Unione europea si è ultimamente impegnata in modo incessante per elaborare una strategia per favorire lo sviluppo di una crescita urbana intelligente; la competitività e il funzionamento dei territori è infatti sempre più legato alla disponibilità di strutture dedicate alla comunicazione. L Osservatorio Torino-Lione sta redigendo il progetto Smart Susa Valley, che cercherà di accompagnare la realizzazione dell infrastruttura per il trasporto merci e passeggeri (TEN-T Torino-Lione) con una struttura telematica europea (e-ten) e una energetica (TEN-E). Proprio in quest ottica da anni la Provincia di Torino lavora al contrasto del divario digitale. Il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino (2010) ha ribadito l importanza strategica dell accesso alla banda larga, per incrementare sia lo sviluppo delle aziende sia una maggiore acquisizione di informazioni da parte della popolazione. Per tale motivo la Provincia, nell ambito delle misure di accompagnamento alla nuova linea Torino-Lione, ha definito strategico l obiettivo dell utilizzo delle infrastrutture telematiche. Tali strutture sono già state sviluppate da SITAF per la realizzazione e la gestione dell autostrada A32. Lo sforzo comune è quello di inserire nell accordo italo-francese sulla realizzazione della Torino-Lione, l impegno degli Stati a promuovere una nuova autostrada digitale. Tale infrastruttura permetterebbe il collegamento alla rete a banda larga di Modane e dell Alta Maurienne, garantendo la disponibilità di connettività nei sei nodi trasmissivi con una velocità superiore al gigabit/secondo. Sono inoltre allo studio gli ampliamenti delle possibilità di interconnessione in uscita con fibra ottica verso i centri di Cesana, Sestriere e Monginevro. In attuazione e anticipazione dell obiettivo Smart Susa Valley, a partire da gennaio 2013 la Valle Susa è connessa ad internet con le stesse prestazioni delle grandi aree metropolitane europee. Tutto ciò è stato possibile grazie alla capacità della struttura telematica realizzata da Sitaf tra Rivoli e Bardonecchia, raccordata con le reti a grande capacità in fibra ottica già presenti nell area metropolitana di Torino e con i ponti radio già realizzati nel 2003 da Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comuni e Comunità Montane. A breve, probabilmente entro metà anno, tutti i comuni della valle e le utenze scolastiche saranno servite con una connessione ad alte prestazioni.

284 16 USO DELLE RISORSE TRASPORTI LE AZIONI Osservatori ambientali delle infrastrutture strategiche Di concerto con la Direzione regionale Ambiente e con il supporto tecnico di Arpa Piemonte, prosegue l attività degli Osservatori Ambientali sulla realizzazione delle opere infrastrutturali aventi carattere strategico. Tali organismi, pur non sostituendosi alle competenze giuridico - amministrative dei singoli Enti partecipanti, consentono di seguire la realizzazione dei lavori mettendone in luce le complessità e peculiarità, verificando gli impatti previsti in progetto sulle componenti ambientali e le relative mitigazioni mediante un monitoraggio ante, durante e post-operam, prevenendo e/o risolvendo tutte le possibili criticità di carattere ambientale in un ambito di concertazione tra soggetti attuatori e soggetti controllori. In particolare, le attività per la linea ferroviaria AC/AV TO-MI si sono concluse con lo svincolo delle garanzie fidejussorie a seguito della verifica della realizzazione degli interventi di mitigazione, compensazione e monitoraggio, mentre si sono avviate quelle sulla AC/AV MI-GE Terzo Valico. Per l ammodernamento dell autostrada Torino-Milano continuano le attività di monitoraggio e controllo sugli ultimi lotti del primo tronco (Torino - Novara est), e sulla Variante di Bernate Ticino attualmente in costruzione. Per l autostrada Asti-Cuneo l Osservatorio ha proseguito i propri lavori con il post-operam sui lotti completati e aperti al traffico nel 2012 e ha avviato la verifica di ottemperanza delle prescrizione sul lotto tra Alba e Verduno di prossima realizzazione. Sostituzione autobus maggiormente inquinanti L evoluzione della mobilità delle persone, con il crescente ricorso all uso del mezzo privato e crescenti difficoltà operative e finanziarie dei sistemi di trasporto pubblico, ha determinato l insorgere di numerosi fattori di criticità, evidenti nell intera area metropolitana torinese e nelle aree urbane densamente abitate, quali la congestione crescente, l aumento dell inquinamento e in generale il peggioramento della qualità della vita. Obiettivo principale è l inversione di questo trend negativo, attraverso l attuazione di politiche efficienti e adeguate di mobilità sostenibile, che consentano di: 1. acquisire nuova utenza al trasporto collettivo; 2. ridurre il ricorso alla mobilità privata; 3. ridurre l inquinamento e la congestione delle aree densamente abitate. Per questo motivo è stata avviata e prosegue la sostituzione degli autobus maggiormente inquinanti; si intende completare l avvicendamento del materiale con motori omologati fino all Euro 1, con mezzi nuovi conformati a standard qualitativi caratterizzati dall utilizzo delle migliori tecnologie e da bassi livelli di emissioni, facendo ricorso preferibilmente ad alimentazioni alternative a basso impatto ambientale o in subordine al diesel con standard ecologici elevati (EEV o Euro 5). Bigliettazione Integrata Piemonte (Bip) La tessera del BIP Al fine di migliorare la qualità del servizio di trasporto pubblico, ottimizzandone nel contempo la gestione, la Regione Piemonte ha realizzato il progetto

285 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 17 Biglietto Integrato Piemonte (BIP), che prevede una carta Trasporti utilizzabile su tutto il territorio regionale, un sistema di monitoraggio della flotta di trasporto pubblico e un sistema di videosorveglianza a bordo mezzi per migliorare la sicurezza degli operatori e degli utenti. In particolare, il progetto denominato Sistemi di pagamento innovativi per la mobilità si propone di semplificare, migliorare e ampliare l accessibilità degli utenti ai molteplici servizi della mobilità (Trasporto Pubblico Locale, sosta, car sharing, taxi collettivo, impianti a fune sciistici, ecc.) e ad altri servizi (accesso a musei, impianti sportivi, piscine, ecc. ) attraverso l adozione di moderni strumenti di pagamento elettronici di tipo contactless (senza contatto) di prossimità (fino a 10 cm). Le prime applicazioni del Bip hanno permesso di iniziare il servizio nella provincia di Cuneo nel corso del 2011 e nel 2012 è iniziata l attività nel territorio della provincia di Torino. Il BIP, a regime, opererà su tutto il territorio piemontese. Il TOC opererà sull intero territorio piemontese mediante scambio automatizzato di dati e informazioni con gli altri Enti gestori, sia sulla rete di grande comunicazione che sulle strade provinciali. Nel 2011 è stato sottoscritto da tutte le province piemontesi un protocollo di intesa per poter avviare la costruzione della rete di sensori di traffico in tempo reale. Era prevista l operatività di una prima fase entro il 2011 con un costo stimato di circa 10 milioni di Euro da reperirsi sul programma PAR FCS. Allo stato attuale (2013) la situazione è in una fase di stallo e non si sa se l investimento sarà mantenuto. Progetto Bike Sharing Progetto Traffic Operation Center (Toc) Il progetto Traffic Operation Center (TOC), centrale operativa regionale per la gestione della mobilità privata, ha l obiettivo di: estendere e migliorare il monitoraggio del traffico sulla rete stradale regionale; ampliare e rendere disponibili all utenza le informazioni elaborate dalle strutture di monitoraggio sia con tecnologie di uso collettivo (pannello a messaggio variabile, radio, Internet) sia con sistemi ad personam (telefoni cellulari, navigatori satellitari); ottimizzare la pianificazione e la gestione della Mobilità su scala regionale; fornire un supporto tecnico e informativo agli Enti gestori delle strade per la gestione della viabilità e della sicurezza stradale, anche in situazioni di emergenza. In particolare si prevede di ricondurre al TOC i sistemi di monitoraggio della sicurezza nei tunnel della rete stradale provinciale; offrire al mondo dell industria e dell università una piattaforma operativa reale sulla quale sperimentare progetti di ricerca e innovazione nel campo ITS. La promozione e la diffusione di sistemi di Bike Sharing sul territorio piemontese rientrano nella strategia regionale per il miglioramento della qualità dell aria e per la riduzione delle emissioni inquinanti e della congestione autoveicolare dei centri abitati; costituiscono uno strumento che è già ampiamente sperimentato, con risultati positivi, in molti paesi europei. La Regione ha previsto un cofinanziamento ai comuni per la realizzazione di sistemi di Bike Sharing in ambito urbano, e grazie a ciò cresce il numero dei comuni piemontesi che aderiscono al sistema, mettendo a disposizione dei propri cittadini una possibilità alternativa ed ecologica di mobilità. Con gli ultimi bandi regionali (2007 e 2009, questo chiuso nel 2010) sono stati finanziati 24 progetti, per un investimento complessivo superiore a 4 milioni di Euro e per i quali la Regione partecipa con un contributo economico di circa 1 milione e mezzo di Euro. Un adesione da parte dei comuni significativa permette di favorire nuovi stili di mobilità, migliorando la qualità dell aria.

286 18 USO DELLE RISORSE TRASPORTI Servizio Ferroviario Metropolitano È entrato in esercizio lo scorso dicembre, con la piena operatività del passante di Torino, il nuovo Servizio Ferroviario Metropolitano, una vera e propria rivoluzione nel campo dei trasporti piemontesi che la Regione ha perseguito per raggiungere il fondamentale obiettivo di migliorare le modalità di trasporto di chi sceglie il treno per lavoro, studio o turismo. Cinque le linee attivate, con il programma di estenderle a nove nel giro di tre anni: FM1 Pont-Rivarolo-Chieri, FM2 Pinerolo- Chivasso, FMA Torino-Aeroporto di Caselle-Ceres, FM3 Torino-Susa/Bardonecchia, FM4 Torino-Bra. Per ogni linea un treno cadenzato ogni ora nell intera giornata, con rinforzi ogni 30 minuti nelle ore BOX 4 I PROGETTI EUROPEI di punta. Un orario facilmente memorizzabile, con il passaggio dei treni sempre agli stessi minuti. Settimo programma quadro City log sperimentazione di sistemi innovativi di logistica urbana Il progetto City Log si è posto come obiettivo il miglioramento della sostenibilità e dell efficienza della consegna delle merci in ambito urbano, individuando tre tipologie di azione: sviluppo di servizi telematici orientati, diffusione di nuove tecnologie sul veicolo e sviluppo di unità di carico innovative. I partner hanno ricercato e sperimentato sul campo un innovativo sistema logistico di distribuzione urbana della merce che riduca il numero di veicoli in ingresso nel perimetro urbano. Sono stati sviluppati due prototipi di veicoli complementari tra loro, denominati freight-bus e delivery-van insieme ad unità di carico innovative che interagiscono con essi. La sperimentazione effettuata a Torino tra maggio e luglio 2012, dopo i test site a Berlino e Lyone, ha previsto l individuazione di aree (transhipment area) per il trasbordo delle unità di carico tra il freight-bus e i deliveryvan. Per l ultimo miglio sono state previste due sperimentazioni: 1. soluzione standard c/o il parcheggio N. Bixio 2. soluzione BentoBox c/o l Otto-Gallery I risultati del progetto, terminato a dicembre 2012, hanno sostanzialmente evidenziato il raggiungimento degli obiettivi previsti: ridurre la percorrenza dei mezzi in ambito urbano, e di conseguenza gli impatti ambientali e quelli del traffico, aumentare l efficienza delle consegne e la soddisfazione del cliente. Programma Italia-Svizzera Destination Conoscere il trasporto di merci pericolose come strumento di tutela del territorio Il progetto intende creare una rete di

287 USO DELLE RISORSE TRASPORTI 19 comunicazione e condivisione della conoscenza, attraverso la progettazione e l implementazione di un sistema informativo - quale strumento in grado di fornire i dati per accrescere la sensibilità sul rischio connesso al trasporto merci pericolose - mediante la definizione di politiche pubbliche anche attraverso il coinvolgimento degli stakeholder che operano sui territorio, (attività produttive e logistiche, associazioni di categoria del trasporto ecc.). Obiettivi specifici: sviluppo dei processi partecipativi attraverso il coinvolgimento degli operatori pubblici e privati; definizione di strumenti comuni per l acquisizione e analisi dei dati connessi con il territorio e il trasporto delle merci pericolose; costruzione di una rete transfrontaliera delle merci pericolose al fine di prevenire e minimizzare gli effetti indotti dal trasporto di tali merci sull ambiente in modo duraturo; condivisione di informazioni ambientali, di sicurezza e territoriali relative alla gestione dei territori interessati dal trasporto delle merci pericolose. Il progetto, che terminerà nel febbraio 2014, è in fase di applicazione degli strumenti realizzati: in particolare è in fase di collaudo il SIIG - Sistema Informativo transfrontaliero. Nel corso del 2012 sono stati installati i varchi elettronici (gate), nei punti dell arco transfrontaliero individuati e nella primavera 2013 sono stati installati i 27 gates al fine di garantire la copertura geografica dell intero arco transfrontaliero. I partner hanno sottoscritto una Convenzione che garantirà la continuazione della manutenzione dei sistemi predisposti e installati per almeno 5 anni dalla fine del progetto. Programma Spazio Alpino Alpinfonet Sustainable Mobility Information Network for the Alpine Space Il progetto, iniziato a dicembre 2012 e della durata di tre anni, intende realizzare, su tutto il fronte dello spazio alpino, una piattaforma Informatica interoperabile, contenente le informazioni del trasporto e del turismo, sia pubblico che privato. AUTORI Cristina CONVERSO - Arpa Piemonte Massimo RASO - Regione Piemonte RIFERIMENTI Bibliografia REGIONE PIEMONTE, Accessibilità e Mobilità in Piemonte: la gestione del processo di pianificazione. REGIONE PIEMONTE, Piano regionale della sicurezza stradale (PRSS) approvato DGR n del 16 aprile REGIONE PIEMONTE, Piano regionale Infomobilità (PRIM) approvato DGR n del 27 marzo REGIONE PIEMONTE, Piano della Logistica adottato DGR n in data 25 gennaio Area tematica Direzione Trasporti:

288 20 USO DELLE RISORSE TRASPORTI Bike Sharing: BIP biglietto integrato piemonte: CityLog: Video regionale CityLog_BentoBox: Consultazione dati TPL: Documento Accessibilità e Mobilità in Piemonte: la gestione del processo di pianificazione. Gennaio Monitoraggio Tempo reale incidenti stradali: Portale della sicurezza stradale del Piemonte Piano regionale Infomobilità: Piano regionale Logistica: Progetto Destination: Progetto City Log: Servizi di Infomobilità in Piemonte: Video regionale CityLog_TranshipmentArea: Video RAI1 programma EasyDriver CityLog: ccb822b0ff34.html Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica Trasporti sono disponibili all indirizzo:

289 2013 Uso delle Risorse Turismo

290 2 Uso delle Risorse Turismo È indispensabile conservare e mantenere un buono stato di qualità ambientale al fine di incrementare il turismo contribuendo così a migliorare lo sviluppo economico e sociale dell intero territorio piemontese. In questo decennio, alcuni eventi di importanza internazionale quali l Ostensione della Sindone, le Olimpiadi 2006 ed eventi di importanza nazionale hanno calamitato turisti da ogni parte del mondo e fatto conoscere molto del territorio piemontese, dai beni culturali come musei, chiese e castelli ai beni naturali come le montagne, i laghi, le colline e tanto altro. Si ricordano tra tutti il Lago Maggiore e le sue isole, il museo Egizio (2 solo a quello del Cairo), I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe- Roero e Monferrato che sono territorio candidato a diventare patrimonio dell Umanità dell Unesco. In questo quadro il tema della sostenibilità, intesa come strategia per mantenere un giusto equilibrio tra turismo, natura e società, tende sempre di più a diventare un fondamentale valore aggiunto nella promozione del Piemonte. A questo concorre anche il fatto che si allarga sempre più la base di turisti che, nelle motivazioni che portano a scegliere una destinazione di vacanza, considerano la presenza di buone pratiche di sostenibilità un motivo importante o addirittura decisivo. I numeri e le tendenze Con l evento delle Olimpiadi 2006 inizia la tendenza all aumento dei flussi turistici registrando nel 2011 il valore più alto mai rilevato in Piemonte, quasi 13 milioni di presenze. I dati del 2012 interrompono, in parte, questa tendenza: in termini di offerta sono aumentati sia il numero di strutture ricettive sia i posti letto, sono invece i flussi turistici della clientela italiana a segnare una battuta di arresto, una ulteriore conferma della crisi in atto. Il turismo straniero invece è in crescita e riguarda sia i mercati europei che i nuovi mercati come Russia, Cina e India: in tutto sono quasi 1,6 milioni i viaggiatori internazionali che hanno visitato il territorio lo scorso anno, centomila più del Le Infrastrutture turistiche Complessivamente, il numero di esercizi ricettivi 1 in Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica * Copertura temporale Stato attuale Trend Strutture ricettive per tipologia numero D Regione Piemonte Comune Provincia Regione 2012 J Posti letto numero D Regione Piemonte Provincia Regione 2012 J Movimenti turistici (arrivi e presenze) numero D Regione Piemonte Comune Provincia Regione Durata media della permanenza turistica presenze/arrivi (giorni) D Regione Piemonte Provincia Regione Intensità turistica rispetto alla popolazione presenze/residenti (numero) arrivi/residenti (numero) P Regione Piemonte Comune Provincia Regione 2012 * Nel rispetto del DLgs 322/89 alcune informazioni possono essere divulgate solo in modalità di aggregazione, ma sono tuttavia disponibili a scala di dettaglio comunale.

291 Uso delle Risorse Turismo 3 Piemonte è aumentato, passando da nel 2011 a nel 2012 (tabella 13.1, figura 13.1). Scendendo nel dettaglio delle tipologie di offerta, il numero di esercizi alberghieri risulta lievemente diminuito, mentre aumentano in tutte le province quelli extralberghieri, tra i quali i Bed and Breakfast, che superano ormai le unità, e gli agriturismi. L agriturismo è sicuramente un fenomeno di successo soprattutto delle regioni del nord, dove si rilevano il 45,3% delle aziende; le regioni più interessate sono la Toscana e il Trentino Alto Adige, ma l attività agrituristica è significativa anche in Piemonte. In questo settore si sottolinea una forte incidenza di genere: più di un azienda agrituristica su tre è a conduzione femminile. Un altro settore in rapida crescita, che oggi investe la formazione attraverso l integrazione, sono le cosiddette fattorie didattiche : più di 300 nella regione leader, l Emilia-Romagna, poco meno in Piemonte. Nelle fattorie didattiche gli imprenditori e le loro famiglie, nel ruolo di docenti, trasferiscono a bambini e adulti la conoscenza e le esperienze del mondo contadino e delle sue attività. La fattoria può essere anche luogo di socializzazione sul territorio, di incontro fra generazioni, di trasmissione di un sapere fatto di manualità, di valori, di relazioni, di rispetto reciproco e per l ambiente. Le fattorie didattiche stanno vivendo una stagione di rapida crescita nei numeri e nella qualità dei servizi offerti, trovando il favore delle istituzioni, del mondo della scuola e anche di quello imprenditoriale. Tabella Infrastrutture turistiche, prospetto riassuntivo a livello provinciale - anno 2012 Province Strutture Camere Letti Bagni AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo I flussi turistici Nel 2012 in Piemonte, gli arrivi di turisti sono aumentati di circa 29mila unità. Scendendo però più nel dettaglio si evidenzia che questo aumento è principalmente a carico di turisti stranieri (+16.6%). Infatti gli italiani sono diminuiti di oltre 230mila unità (-7,9%), quasi tutti nella provincia di Torino. La flessione si evidenzia maggiormente nel numero delle presenze, definite come il numero delle notti trascorse dai turisti presso gli esercizi ricettivi. Nel 2012 le presenze totali sono state , 430mila in meno rispetto all anno precedente. Anche in questo caso, sono stati i turisti italiani a diminuire in modo consistente (oltre 1 milione e 100 mila in meno) a fronte di un aumento di turisti stranieri (700 mila in più). In relazione alla provenienza dei turisti stranieri, al primo posto si conferma in assoluto la Germania (con 345 mila turisti), a seguire il Be- NeLux, la Francia, la Svizzera e il Regno Unito. Interessante l incremento di alcuni mercati emergenti quali Russia e Cina, che registrano una percentuale di crescita rispettivamente del 60% e dell 80%. La provincia di Torino ha presentato le 1. Le infrastrutture turistiche vengono abitualmente suddivise in esercizi alberghieri ed esercizi extralberghieri (campeggi, villaggi turistici, residence, agriturismi, ostelli, rifugi, case per ferie, Bed and Breakfast).

292 4 Uso delle Risorse Turismo Figura Strutture turistiche, distribuzione a livello comunale - anno 2012 Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo maggiori variazioni sia in termini negativi per i turisti italiani (oltre 1 milione in meno) sia in termini positivi per quelli stranieri (600 mila in più). Uno studio 2 della Regione Piemonte - in collaborazione con l Università degli Studi di Torino, l Università del Piemonte Orientale e CISET-Università Ca Foscari di Venezia nell ambito del programma di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Francia Alcotra - affronta l argomento Turismo in termini macroeconomici. Viene evidenziato che i 3,5 miliardi di Euro di consumi turistici effettuati in Piemonte nel 2010 rappresentano il 3,7% di tutta la spesa turistica in Italia. Inoltre, il 33%, pari a 1,15 miliardi, è attribuibile alla domanda straniera, mentre il restante 67% è stato speso dai residenti in Piemonte (1,1 miliardi) e dagli altri turisti italiani (1,2 miliardi) (figure 13.2 e 13.3). Il grafico 13.4, che riporta il trend della presenza di turisti al 1994 al 2012 con suddivisione provinciale, ben evidenzia la battuta di arresto per la provincia Esercizi alberghieri Esercizi extralberghieri Tipologia esercizio AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte Albergo Residenza turistico alberghiera Tabella Esercizi suddivisi per tipologia - anno Totale alberghieri Affittacamere Agriturismo Bed & Breakfast Alloggi Vacanze Bivacco Campeggio Villaggio Turistico CAV - Residence Casa per Ferie Ostello per la gioventù Rifugio Alpino Rifugio Escursionistico Totale extralberghieri Totale complessivo Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo 2. Regione Piemonte. Impatto economico, ricadute e redditività del turismo in Piemonte. Analisi della fruizione, della spesa e della customer satisfaction. Conti Editore di Paola Marchese. Luglio 2012

293 Uso delle Risorse Turismo 5 Tabella Flussi, prospetto riassuntivo a livello provinciale - anno 2012 Arrivi Presenze Province Italiani Stranieri Totale Italiani Stranieri Totale numero AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo Figura 13.2 Arrivi turisti italiani e stranieri - anni Figura 13.3 Presenze turisti italiani e stranieri - anni Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo Figura 13.4 Presenze a livello provinciale - anni di Torino. Dopo gli aumenti consistenti in termini di presenze negli ultimi anni e del boom del 2011 di turisti che avevano sfiorato i 6 milioni, nel 2012 i valori si attestano intorno ai 5 milioni e 500 mila. Anche nelle stazioni sciistiche le strutture alberghiere hanno riscontrato una riduzione di clientela. Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo La distribuzione delle presenze a livello comunale (figura 13.5) assegna il maggior numero di presenze alla città di Torino che, con quasi 2 milioni e 700 mila presenze, si conferma una meta molto apprezzata per i tanti luoghi e le mille opportunità che la città offre. Seguono la zona dei laghi, Verbania in testa, e le località montane (Sestriere, Bardonecchia, ecc.).

294 6 Uso delle Risorse Turismo Figura 13.5 Presenze, distribuzione a livello comunale - anno 2012 di permanenza sono leggermente diminuiti rispetto a quelli del I valori più elevati si rilevano nelle province di Verbania e di Vercelli. L intensità turistica Per monitorare il carico del turismo sul territorio piemontese, vengono utilizzati gli indicatori di intensità: il rapporto numero degli arrivi rispetto alla popolazione residente e il rapporto numero di presenze rispetto alla popolazione residente. I flussi turistici infatti sono assimilabili ad un temporaneo aumento di abitanti e pertanto esercitano una pressione sul territorio proporzionale alla loro entità, poiché comportano un incremento dell uso delle risorse idriche, della produzione di rifiuti e dei carichi di reflui ai depuratori; inoltre, in alcuni casi, possono compromettere la qualità della vita dei residenti, soprattutto in termini di aumento del traffico e del rumore. Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo La permanenza media, definita come il rapporto tra il numero delle notti trascorse (presenze) e il numero di arrivi nella struttura ricettiva, rappresenta un indicatore per valutare l entità delle pressioni esercitate sull ambiente, come il consumo idrico, lo smaltimento dei rifiuti, l uso intensivo delle risorse naturali (tabella 13.4). Nel 2012 in Piemonte i tempi Il calcolo dei parametri di intensità (tabella 13.5) evidenzia come sia la provincia di Verbania a sostenere la pressione turistica maggiore sia in termini di arrivi che di presenze. Come visto in precedenza, il numero di turisti è diminuito ma anche la popolazione residente è diminuita, pertanto le pressioni sul territorio sono aumentate confrontate con lo scorso anno. Questo si evidenzia maggiormente per quanto riguarda i turisti in arrivo. In riferimento alle presenze, invece, la pressione totale è leggermente diminuita, per Tabella Tempo medio di permanenza - anno TMP(presenze/arrivi) Province AL 2,30 2,24 AT 2,46 2,34 BI 3,19 2,88 CN 2,94 2,83 NO 2,63 2,62 TO 2,98 2,73 VB 3,76 3,89 VC 3,53 3,61 Piemonte 3,02 2,90 Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo Tabella Intensità turistica in rapporto alla popolazione a livello provinciale - anno 2012 Province Residenti* Arrivi/Residenti Presenze/Residenti AL ,75 1,69 AT ,50 1,17 BI ,45 1,30 CN ,95 2,71 NO ,06 2,78 TO ,90 2,46 VB ,47 17,38 VC ,47 1,71 Piemonte ,98 2,85 * aggiornamento a gennaio 2012 Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo. Elaborazione Arpa Piemonte

295 Uso delle Risorse Turismo 7 effetto della diminuzione dei turisti nella provincia di Torino. Nelle altre province, e principalmente in quella di Verbania, al contrario si evidenzia un aumento della pressione turistica. Per quanto riguarda l indice di intensità a livello comunale (figura 13.6), le maggiori pressioni relative al rapporto presenze su residenti sono state registrate come di regola in comuni montani quali Sestriere, Claviere, Oulx, Pragelato e in località lacuali quali Cannero Riviera, Baveno e Stresa. I primi dieci comuni per numero di presenze nel 2012 mostrano un leggero incremento, rispetto al 2011, nella pressione esercitata sia sui residenti che sulla superficie (tabella 13.6). Le località di montagna (Sestriere Oulx e Bardonecchia) presentano invece una flessione notevole del rapporto presenze/ residenti in confronto allo scorso anno. Figura Intensità turistica a livello comunale calcolata come presenze/residenti Green economy e turismo Anche il turismo verde appare una risorsa da far crescere e incentivare. Si tratta del turismo natura- Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo. Elaborazione Arpa Piemonte Tabella Pressione turistica in rapporto alla popolazione e alla superficie dei primi 10 comuni per presenze - anno 2012 Comune Residenti Superficie Presenze Presenze / residenti Presenze/ superficie numero km 2 numero Torino , , ,31 Verbania , , ,98 Stresa , , ,89 Baveno , , ,37 Cannobio , , ,77 Sestriere , , ,83 Rivoli , , ,76 Oulx , , ,58 Bardonecchia , , ,15 Alba , , ,87 Fonte: Regione Piemonte, Assessorato Turismo. Elaborazione Arpa Piemonte listico (il cosiddetto trekking ), che in Piemonte è presente, sebbene ancora come attività di nicchia. Negli ultimi anni, inoltre, si stanno affermando alcuni sport sino a poco tempo fa di interesse circoscritto, come lo scialpinismo, o emergenti, come le passeggiate con le racchette da neve. Il turismo escursionistico estivo è stimato in circa persone, ma il bacino potenziale è molto più vasto e in gran parte da intercettare per valorizzare i numerosi parchi e aree protette (quasi il 9% dell intero territorio regionale), i geositi e i parchi minerali, i paesaggi di pregio e gli alberi monumentali protetti. Nei 25 ecomusei regionali e siti culturali il totale annuo dei visitatori è di circa persone, cui

296 8 Uso delle Risorse Turismo si aggiungono i studenti (che vi fanno attività didattica) e i circa partecipanti a eventi culturali, escursioni attività varie promosse. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla sezione di questo documento dedicata alla Green Economy. gli obiettivi, le azioni e i progetti La strada intrapresa dalla Regione Piemonte nel percorso verso un turismo che sia leva determinante dello sviluppo e nello stesso tempo attento alla sostenibilità, ha comportato in questi ultimi anni intense attività progettuali rivolte alla valorizzazione e riordino dell organizzazione territoriale e istituzionale. Così, accanto al forte sforzo promozionale, si è considerato come imprescindibile un impegno consistente sulla varietà e sulla qualità del prodotto offerto. Notevoli sono stati gli interventi per lo sviluppo e la riqualificazione dell offerta turistica del Piemonte, che hanno agito sia in termini di finanziamenti agli investimenti strutturali degli enti pubblici e privati, sia con azioni tese a migliorare la cultura dell accoglienza. Di seguito si ricordano le principali attività progettuali intraprese a supporto di questo percorso. Bandiere Arancioni Il prestigioso marchio di Qualità del Touring Club Italiano, nato per premiare le best practice turistico-ambientali delle città, con il progetto Bandiere Arancioni, promosso dalla Regione Piemonte continua ad essere secondo, in base alla classifica nazionale, solo alla Regione Toscana rispetto a tutte le altre regioni d Italia, con ben 23 bandiere arancioni. Borghi sostenibili Il progetto Borghi Sostenibili del Piemonte: località per un turismo più responsabile si inserisce nell ambito delle strategie della Regione Piemonte volte a promuovere località e destinazioni turistiche sostenibili, valorizzando e premiando le iniziative in ambito di tutela dell ambiente e turismo responsabile intraprese dai Comuni del territorio. Il marchio collettivo Borghi Sostenibili costituisce uno degli strumenti con cui la Regione Piemonte intende promuovere e qualificare l offerta turistica. Marchio Ecolabel La Regione Piemonte è una delle più sensibili e attive tra le regioni d Italia per promuovere il marchio Ecolabel per le strutture turistiche conquistando uno dei primi posti in Italia e in Europa con 13 strutture ricettive certificate, molte delle quali in aree parco. I criteri ambientali per ottenere il marchio Ecolabel europeo che identifica in Europa il più alto standard per coloro che hanno deciso di puntare su un turismo verde, sostenibile e rispettoso per l ambiente sono ad esempio l utilizzo di fonti di energia rinnovabile, offerta di prodotti locali, biologici e privi di imballaggi superflui, sistemi per il recupero di acqua piovana, riscaldamento a legna e cartelli informativi per gli ospiti sulle buone pratiche ambientali Marchio Q Continua la collaborazione tra la Regione Piemonte, Unioncamere e Isnart per l applicazione del disciplinare nazionale ai fini dell assegnazione del Marchio Q - Ospitalità italiana determinante per la certificazione delle strutture turistiche; da quest anno oltre agli alberghi, gli agriturismo, i ristoranti, i camping, i bed & breakfast, si sono aggiunti i rifugi alpini. Il marchio permette al turista di scegliere le strutture in grado di assicurare un contributo specialistico in capacità e di esperienza qualitativamente superiori. Tra i parametri di valutazione per l ottenimento del marchio Q, particolare rilevanza rivestono quelli legati al rispetto dell ambiente. Progetti interregionali La Regione Piemonte partecipa anche ad iniziative di cooperazione interregionale, tra cui spicca il progetto cicloturismo e altri itinerari alla scoperta del paesaggio, della cultura e della fede che si propone di scoprire le eccellenze dei propri territori in bicicletta, in maniera più autentica e sostenibile, per un viaggio all insegna della qualità della vita, delle esperienze e delle emozioni. In particolare il

297 Uso delle Risorse Turismo 9 percorso scelto dalla Regione è Corona di delizie in bicicletta, itinerario cicloturistico della Corona Verde nato con l idea di congiungere l importante sistema delle Residenze Reali e dei parchi metropolitani con un percorso in bicicletta, sul quale verrà attivato un articolato e completo sistema di gestione dai contenuti turistico - culturali e ambientali per i dispositivi palmari, per la navigazione lungo l anello e per ricevere contenuti multimediali in tempo reale. La Regione Piemonte sta lavorando per la predisposizione del nuovo Piano strategico del turismo. Si è insediato recentemente il tavolo di lavoro che elaborerà il documento: ne fanno parte tutti i rappresentanti del comparto turistico piemontese, coordinati da un Comitato scientifico che vede, accanto alla Regione e a Sviluppo Piemonte Turismo, le Università di Torino, del Piemonte Orientale e l Università del Gusto di Pollenzo. Una sezione specifica del Piano è dedicata all Expo 2015 con l obiettivo di sfruttare al meglio le opportunità, potenziando la capacità del Piemonte di attrarre una quota importante delle decine di milioni di turisti che faranno tappa in Italia durante l Expo. Due le principali proposte che la Regione lancerà al territorio: 1. La prima riguarda l offerta turistica: libera e gratuita circolazione in tutti i musei piemontesi, semplicemente mostrando il biglietto dell Expo. 2. La seconda riguarda la ricettività alberghiera e ha già trovato un primo parere favorevole di Federalberghi: sempre a chi esibirà il biglietto dell Expo, terza notte gratuita in albergo (se non ricade di sabato). Turin Marathon Open golf Meeting atletica leggera Giro d Italia Final eight Fed. Cup Italia - Ucraina Continuano inoltre gli interventi inerenti l impiantistica sportiva per adeguare gli impianti alle norme CEE nonché la loro ristrutturazione. Settore Sport Il Settore Sport ha contribuito con interventi di carattere promozionale ad incentivare la pratica sportiva e ad organizzare eventi con il finanziamento dell eccellenza sportiva (squadre) che militano nel campionato italiano di massima divisione. L attenzione agli aspetti di sostenibilità ha permeato l azione regionale anche nel supportare iniziative di livello internazionale svolte nel 2012 sul territorio piemontese. Tra queste si ricordano:

298 10 Uso delle Risorse Turismo autori Pina Nappi - Arpa Piemonte Michele Ansaldo, Davide morello - Regione Piemonte RIFERIMENTI IRES, Green Economy in Piemonte. Rapporto 2013 Le serie storiche degli indicatori ambientali della tematica turismo sono consultabili all indirizzo:

299 2013 PRESSIONI AMBIENTALI rischi naturali

300 2 pressioni ambientali rischi naturali Nel 2012 in Piemonte si sono verificati quattro eventi meteo-pluviometrici che hanno generato significativi effetti al suolo: gli eventi temporaleschi del 4-6 agosto e del 25 agosto e le intense precipitazioni del settembre e del novembre. Il 2 maggio nel comune di Quincinetto si è innescato un crollo dalle pareti a monte della frazione Balmalengo, a seguito del quale diversi blocchi di grandi dimensioni hanno raggiunto il fondovalle danneggiando la viabilità secondaria e provocando la temporanea chiusura di una corsia dell autostrada A5 Torino-Aosta. Per quanto riguarda i sismi, nel corso del 2012 la rete sismica regionale ha rilevato e localizzato terremoti a distanza locale o regionale, di cui 795 con magnitudo superiore o uguale a 1. La Regione Piemonte, tramite le strutture della Direzione OOPP, Difesa del suolo, economia montana e foreste, è intervenuta nelle zone colpite dal sisma avvenuto in Emilia il 20 e il 29 maggio La Protezione civile regionale ha allestito due campi tendati, mentre i tecnici dell Amministrazione regionale hanno operato nelle attività di verifica di agibilità su edifici e infrastrutture. Nel giugno 2012 si è concluso il progetto strategico Interreg IVa Alcotra RiskNat, che ha condotto alla creazione di una piattaforma interregionale transfrontaliera per lo scambio di esperienze e la valorizzazione delle informazioni nell ambito protezione contro i rischi naturali. Per gli aspetti relativi alla conoscenza del territorio, nel 2012 è stata completata, in collaborazione con l Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR, la prima versione della Carta geologica del Piemonte alla scala 1: Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Criticità idrologiche e idrauliche numero I Arpa Piemonte e Comuni Puntuale Regione 2012 Aree in frana % su superficie collinare/montana S Arpa Piemonte Regione 2012 Vittime e incidenti da valanga numero I Arpa Piemonte Regione Attività sismica numero S Arpa Piemonte Regione 2012 Strumenti urbanistici sottoposti a verifica di compatibilità PAI, revisione o aggiornamento numero % sul totale R Regione Piemonte Comune Regione 2012 LO STATO ATTUALE Criticità idrologiche e idrauliche ed effetti al suolo L analisi, condotta a scala regionale, evidenzia il numero di situazioni in cui si è verificato un evento di moderata o elevata criticità per il rischio idrogeologico e idraulico (livelli 2 e 3) in almeno una zona di allerta, ai sensi della classificazione adottata in Piemonte dal Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento

301 pressioni ambientali rischi naturali 3 regionale ai fini di protezione civile approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, n Arpa Piemonte ha seguito l evolversi degli eventi pluviometrici avvenuti nel corso del 2012 attraverso il Centro Funzionale Regionale che ha garantito l attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni meteorologici, idrologici e idrogeologici a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale. Evento del novembre 2012 Il 27 novembre 2012 in Piemonte, in seguito alla previsione di precipitazioni diffuse, è stato emesso il bollettino di allerta meteoidrografica con un livello di criticità pari a 2, per rischio idrogeologico e idraulico sulle zone di allerta B (Chiusella, Cervo, Val Sesia), G (Belbo, Bormida) e I (Pianura Settentrionale). I fenomeni di precipitazione si sono esauriti nel pomeriggio del 29 novembre. Durante l evento sono stati registrati quantitativi di pioggia superiori ai 200 mm sulle zone del Piemonte settentrionale, in particolare, si segnalano 256 mm a Pallanza (VB), 239 mm a Sambughetto (BI), 276 mm a Bielmonte (BI) e 252 mm a Piano Audi (TO). Gli incrementi più significativi dei livelli idrometrici dei corsi d acqua si sono avuti nella giornata del 28 novembre e sono stati più marcati sul settore orientale della regione e sui bacini meridionali della Bormida e dell alto Tanaro. Solo localmente si sono raggiunti livelli di criticità ordinaria. Lungo l asta principale dei fiumi Po e Tanaro i livelli si sono mantenuti al di sotto della criticità ordinaria. Eventi del agosto e del 25 agosto 2012 I temporali avvenuti nelle giornate dal 4 al 6 agosto si sono sviluppati in condizioni meteorologiche dalle caratteristiche ricorrenti, vale a dire con un anticiclone di matrice africana che ha convogliato aria umida in condizioni di stabilità sul territorio piemontese e successivi impulsi di aria più fresca, di origine atlantica, che hanno favorito lo sviluppo di temporali. Dal tardo pomeriggio di sabato 4 agosto, temporali intensi hanno interessato dapprima la città di Torino e il basso torinese fino al confine con il cuneese con piogge cumulate in un ora localmente intorno ai mm, associate a grandine e raffiche di vento. Successivamente, fino alle ultime ore della giornata, rovesci e temporali forti si sono spostati verso il nord della regione, colpendo in maniera più persistente il biellese e il verbano. Durante la giornata di domenica 5 agosto, celle temporalesche hanno interessato l alto torinese, il biellese, il vercellese, il novarese ma soprattutto l alto astigiano dove si sono registrate abbondanti precipitazioni - in un ora anche mm - associate a grandine e forti raffiche di vento. Durante le prime ore del pomeriggio di lunedì 6 agosto i temporali hanno interessato dapprima l alto torinese (la stazione di Candia ha misurato 25,8 mm di pioggia cumulata in un ora), poi il vercellese e il novarese, dove si sono verificati fenomeni di grandine e sono stati osservati i maggiori quantitativi di pioggia (35,8 mm misurati dalla stazione di Albano Vercellese e 33,2 mm dalla stazione di Momo Agogna, valori cumulati in appena 90 minuti per entrambe le stazioni), e infine l alto astigiano. Da segnalare le forti raffiche di vento sulle zone del novarese interessate dai fenomeni temporaleschi più intensi a metà pomeriggio: la stazione di Cameri alle ha registrato una raffica intorno ai 110 km/h (pari a circa 30,5 m/s). La Regione Piemonte, tramite i settori della Direzione OOPP, Difesa del suolo, economia montana e foreste, sulla base delle proprie procedure operative ha costantemente seguito l evolversi della situazione in atto e delle segnalazioni giunte dal territorio e ha poi provveduto ad effettuare una serie di rilievi e accertamenti, anche al fine di fornire un supporto tecnico alle amministrazioni locali per la gestione di eventuali situazioni critiche. Il nubifragio del 5 agosto, tra le le circa, ha colpito un area del Monferrato a cavallo tra le province di Asti e Alessandria, accompagnato da una forte grandinata con chicchi sino a di 4-5 cm di diametro. La forza del vento ha contribuito ad aumentare i pericoli e i danni che hanno interessato non solo le colture ma anche i veicoli e le stesse abitazioni. L area colpita si estende complessivamente lungo una fascia con sviluppo est-ovest di circa 40 km e sviluppo nord-sud di circa 10 km; compresa tra i comuni di Moncucco Torinese, ad ovest, e Ozzano Monferrato ad est. Il fenomeno sembra aver avuto due punti focali principali centrati rispettivamente sui comuni di Cocconato e Ozzano Monferrato. Il 6 agosto 2012 tra le 16 e le 16,30, un nubifragio ha colpito la zona di Cameri in provincia di Novara,

302 4 pressioni ambientali rischi naturali producendo effetti legati essenzialmente alla forza del vento. Per dettagli e approfondimenti: piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/ meteorologia-e-clima/meteo/documenti-e-dati/ EVENTO_4_6_agosto2012.pdf Chicchi di grandine nel Monferrato Immagine tratta il 7 agosto dal sito Figura Settori del territorio piemontese interessati dai nubifragi - agosto 2012 In arancione il Monferrato (5 agosto), in giallo il Novarese (6 agosto) e in rosso il Verbano (25 agosto) Fonte: Arpa Piemonte Nel pomeriggio di sabato 25 agosto alcuni temporali di forte intensità hanno interessato soprattutto il nord della regione. La depressione atlantica nella giornata di sabato ha convogliato sul Piemonte aria fredda che, combinata all umidità presente, ha dato origine ai fenomeni temporaleschi. Il sistema radar meteorologico piemontese, che fa parte delle rete nazionale di sorveglianza, ha permesso di monitorare i violenti fenomeni temporaleschi con elevata risoluzione spaziale e temporale. L evento è stato caratterizzato da precipitazioni di elevata intensità e breve durata associate, in particolare nel verbano, a grandine e forti raffiche di vento. I maggiori quantitativi di pioggia si sono registrati nelle province di Verbania e Biella con un massimo di circa 90 mm in 3 ore a Verbania (VB) e Trivero (BI). L analisi delle precipitazioni, condotta in termini statistici, ha evidenziato come le precipitazioni di sabato 25 agosto siano risultate critiche per le brevi durate (1-3 ore) ascrivibili a valori con tempi di ritorno di circa 50 anni. Durante l evento temporalesco si sono registrate anche importanti raffiche di vento: in particolare alle ora locale del 25 agosto l anemometro di Pallanza (VB) ha registrato una massima raffica di 29.9 m/s (ossia circa 108 km/h). Sulla base delle previsioni meteorologiche e delle valutazioni degli effetti al suolo, i bollettini di allerta meteoidrografica, emessi venerdì 24 e sabato 25 agosto 2012 dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte, contenevano livelli di criticità ordinaria su tutte le Zone di Allerta per l attesa di fenomeni temporaleschi intensi. Durante l evento gran parte dell area del Lago Maggiore è stata interessata da eventi di grandine; in particolare, gli effetti al suolo segnalati e rilevati dalla Regione Piemonte, tramite i settori della Direzione OOPP, Difesa del suolo, economia montana e foreste sono i seguenti: numerosi danni a privati, essenzialmente danni alle coperture (scoperchiamento totale o parziale), danni agli infissi e alle vetrature (inclusi pannelli, solari, fotovoltaici e serre) e danni alle autovetture; gravissimi, nel Monferrato, i danni alle produzioni agricole; intasamenti o danni alle reti fognarie; intasamento temporaneo di alcune aste torrentizie minori;

303 pressioni ambientali rischi naturali 5 rari fenomeni franosi, limitati a minori colamenti superficiali; i danni alle opere pubbliche sono relativi a danneggiamenti dei sistemi di illuminazione; danni alle coperture di fabbricati pubblici, danni a parchi e giardini; interruzioni temporanee di strade, causate da allagamenti, caduta di alberi, caduta di alberi, accumuli di materiale terroso; a Verbania, gravissimi danni ai Giardini di Villa Taranto; si segnalano inoltre alcuni passaggi al pronto soccorso per persone colpite da grossi chicchi di grandine e due feriti leggeri a Verbania. Danni ad automezzi presso il campeggio di Verbania Immagine tratta il 7 agosto dal sito Per dettagli e approfondimenti: piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/ meteorologia-e-clima/meteo/documenti-e-dati/ evento_25_08_2012.pdf settembre 2012 Nelle giornate dal 25 al 27 settembre 2012 un evento di forte instabilità atmosferica ha interessato il Piemonte. Già dall inizio della settimana correnti sudoccidentali, convogliate da una vasta e profonda saccatura atlantica presente sulle Isole Britanniche, avevano portato impulsi umidi perturbati sulla regione che avevano causato precipitazioni, in particolar modo sui settori settentrionali. I fenomeni più intensi si sono sviluppati nella notte tra il 26 e il 27 settembre, momento in cui è avvenuto l ingresso del fronte freddo associato a tale saccatura. L interazione del fronte freddo con l arco alpino è stato causa dell approfondimento di un minimo di pressione al suolo, a partire dal tardo pomeriggio del 26 settembre. Tale minimo ha avuto come effetto un intensificazione dei venti meridionali sul settore orientale della regione a partire dalle ore centrali del 26, venti che hanno soffiato molto intensi in particolar modo sulle aree appenniniche e sul verbano. I maggiori quantitativi di pioggia si sono registrati mercoledì 26 settembre nelle provincia di Verbania e, in misura minore, nella provincia di Vercelli; durante i tre giorni di evento, il massimo totale di pioggia registrato è stato pari a 314 mm dal pluviometro di Cursolo, ubicato nel Comune di Cursolo- Orasso (VB). Degni di nota anche i valori totali registrati ai pluviometri di Cicogna (VB) con 273 mm, Druogno(VB) 212 mm, Mottac (VB) 209 mm e Larecchio (VB) con 208 mm. In provincia di Vercelli, sono stati registrati valori inferiori, infatti, a Sabbia (VC) il pluviometro ha registrato 134 mm durante l evento. L analisi delle precipitazioni, condotta in termini statistici, ha evidenziato come le precipitazioni siano risultate critiche solo per brevi durate (1-6 ore), e ad esse sono associabili tempi di ritorno di circa 50 anni. Sulla base delle previsioni meteorologiche e delle valutazioni degli effetti al suolo, il bollettino di allerta meteo idrografica, emesso il giorno 26 settembre 2012 da Arpa Piemonte, conteneva livelli di criticità ordinaria sulla Zona di Allerta Piem-A (bacino del Toce, provincia di Novara e Verbania) per l attesa di piogge forti. Non sono giunte segnalazioni di danni sui comuni colpiti dalle precipitazioni di fine settembre. Per dettagli e approfondimenti: piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/ idrologia-e-neve/idrologia-ed-effetti-al-suolo/ documenti-e-dati/evento pdf

304 6 pressioni ambientali rischi naturali Box 1 - Frana in Comune di Quincinetto (TO) Il 2 maggio 2012 alle ore circa, in comune di Quincinetto si è innescato un crollo dalle pareti a monte della frazione Balmalengo. Diversi blocchi di grandi dimensioni, fino a circa 45 m 3 hanno raggiunto il fondovalle danneggiando la viabilità secondaria. Blocco di volume stimato di circa 45 m 3 ha danneggiato la strada che collega la frazione Chiappetti con il concentrico Alcuni frammenti di un blocco hanno raggiunto l autostrada, visibile in secondo piano, e invaso la carreggiata causando un incidente Zona di distacco del colamento evoluto in crollo della primavera Sulla destra è visibile un blocco fratturato di dimensioni rilevanti Nell impatto un frammento è volato al di là della rete di protezione dell autostrada Torino-Aosta ed è precipitato sulla carreggiata sud della A5, provocando un incidente in cui è stata coinvolta una vettura e feriti due passeggeri; una corsia dell A5 è stata chiusa provvisoriamente dalla Società Autostrade Valdostane. Si tratta di un fenomeno di crollo in massa che ha coinvolto una volumetria che può essere stimata nell ordine del migliaio di metri cubi. Il distacco è avvenuto da quota 870 m, immediatamente a nord della frazione Lacou e ha raggiunto il fondovalle, percorrendo un dislivello di quasi 600 m. I litotipi coinvolti sono perlopiù gneiss minuti, gneiss occhiadini e micascisti eclogitici appartenenti all unità Sesia-Lanzo. Il movimento franoso si è innescato probabilmente in seguito alla saturazione della coltre detritica 1 causata dalle intense piogge dei giorni precedenti: il fenomeno ha avuto una prima evoluzione per colamento rapido della matrice più fine, lungo un fronte di circa m, a cui è seguito il collasso di parte del materiale roccioso instabile presente immediatamente dietro. La parete è storicamente interessata da fenomeni di crollo in massa, già segnalati nel SIFRAP (Sistema Informativo Frane di Arpa Piemonte) con codice (figura a); recentemente è stato segnalato un crollo con volumetria più modesta che non ha causato danni, documentato dalla relazione di sopralluogo della Regione Piemonte del luglio La conformazione morfologica dell area di distacco lascia ipotizzare che l alta concentrazione di dissesti rilevata sia collegata alla presenza di un più ampio fenomeno gravitativo di deformazione dell ammasso roccioso che coinvolge il substrato con profondità maggiori, caratterizzato da velocità decisamente più modeste ma che induce una generale instabilità del versante. Tale ipotesi è confermata dai dati derivanti dall analisi interferometrica satellitare: i dati derivanti delle immagini del satelliti Ers1 e Ers2 (relativi al periodo ) e Radarsat (relativi al periodo ) registrano una velocità di allontanamento lungo la linea di vista del satellite nell ordine dei mm/anno (figura b). 1. Coltre detritica: deposito superficiale formato da materiale derivante dall alterazione delle rocce.

305 pressioni ambientali rischi naturali 7 Figura a - Cartografia dell area interessata dal dissesto Figura b - Dati SqueeSAR (piattaforma Radarsat periodo ) relativi alla zona a monte dell area di distacco del fenomeno del 2 maggio 2012 In rosso sono indicati i fenomeni di crollo. Con la linea tratteggiata verde il fenomeno del 2 maggio I triangoli gialli indicano i principali blocchi lapidei relativi al fenomeno del 2 maggio 2012, quelli verdi sono relativi a fenomeni precedenti. I valori riportati indicano la velocità di movimento del riflettore lungo la linea di vista del satellite in mm/anno. Fonte: Arpa Piemonte Le risultanze dei rilievi effettuati sono state riportate all interno di una scheda descrittiva di dettaglio (Scheda di 2 livello SIFRAP), pubblicata sul sito dell Agenzia. In seguito, in collaborazione con il Servizio Protezione Civile della Provincia di Torino e il CNR IRPI - UOS di Torino nell ambito del Progetto Interreg Alcotra MAssA, è stato prodotto, tramite una scansione LiDAR terrestre, un modello digitale ad altissima risoluzione delle pareti sub verticali; utilizzando un sensore aviotrasportato è stato inoltre realizzato un DTM (Modello Digitale del Terreno) ad alta risoluzione. Per valutare nel tempo l evoluzione del fenomeno di scivolamento è stata realizzata una rete di monitoraggio mediante l installazione di capisaldi per misure topografiche GPS 2 ; la rete consiste in 6 capisaldi posti all interno dell area in frana e 3 capisaldi di riferimento, collocati in area stabile, al di fuori del settore in movimento. Arpa Piemonte, nell ambito delle procedure previste dal Disciplinare per lo sviluppo, la gestione e la diffusione dati di sistemi di monitoraggio su fenomeni franosi del territorio regionale con finalità di prevenzione territoriale e di protezione civile (DGR n del 16/04/2012), effettuerà letture di esercizio con cadenza annuale. Tutte le attività svolte e le informazioni raccolte sono state condivise e coordinate con la Direzione Opere pubbliche, difesa del suolo, economia montana e foreste di Regione Piemonte e con i tecnici incaricati dall Amministrazione comunale di Quincinetto, che si stanno occupando della progettazione preliminare degli interventi di riduzione del rischio. 2. I capisaldi topografici GPS sono costituiti da supporti filettati infissi su affioramenti rocciosi e/o su manufatti, sui quali viene posizionata, in occasione delle misure, un antenna GPS, attraverso la quale vengono acquisite le informazioni necessarie a determinare le coordinate del punto.

306 8 pressioni ambientali rischi naturali Valanghe spontanee e incidenti da valanga stagione Nella stagione invernale in esame l attività valanghiva spontanea registrata è stata limitata, sia per quanto riguarda la frequenza sia negli aspetti dimensionali. L analisi dei grafici di distribuzione percentuale (figura 15.2) dimostra una netta prevalenza di lunghi periodi senza segnalazioni di attività valanghiva spontanea, particolarmente evidente nei settori sud-occidentali, dove risulta addirittura assente, e in quelli meridionali dove sono state osservate per lo più valanghe di medie dimensioni, vale a dire valanghe che raggiungono nella loro massima estensione al massimo i m di sviluppo. Anche nei settori nord-occidentali e settentrionali del Piemonte le segnalazioni sono state ridotte; tuttavia in questa parte della regione sono state registrate molte valanghe di medie dimensioni e, in alcuni casi, si sono osservati distacchi di singole grandi valanghe, con sviluppo superiore ai m, nei giorni successivi alle intense nevicate primaverili, di inizio marzo, aprile e maggio. Figura Distribuzione percentuale dell attività valanghiva spontanea segnalata dai campi neve Valanghe spontanee Settori Alpini N Valanghe spontanee Settori Alpini N Valanghe spontanee Settori Alpini N Valanghe spontanee Settori Alpini N 89,47% 0,69% 9,83% Durante la stagione invernale in esame gli incidenti da valanga verificatisi sull arco alpino piemontese, dei quali siamo venuti a conoscenza, sono stati 7. Fortunatamente solamente un incidente, verificatosi il 10 febbraio 2012 sulle zone di confine delle Alpi Cozie Nord, è risultato mortale per un fuoripista danese (figura 15.3). Delle 11 persone coinvolte negli incidenti da valanga, questa è stata l unica vittima e, ad esclusione di uno sciatore che ha riportato ferite non gravi, i restanti 9 travolti sono usciti illesi dalle valanghe che li hanno travolti. Dall analisi statistica dei dati raccolti a partire dalla stagione 1985/1986 il numero degli incidenti è di-

307 pressioni ambientali rischi naturali 9 Figura 15.3 Persone coinvolte negli incidenti da valanga ed effetti Figura Incidenti da valanga in relazione all inclinazione del pendio nella zona di distacco - stagione feriti: 1 morti: 1 Fonte: Arpa Piemonte illesi: 9 minuito nel periodo rispetto alle stagioni precedenti, tuttavia è ancora superiore al numero di incidenti medio, mentre il numero di vittime da valanga e il numero dei travolti sono inferiori alla media. Fonte: Arpa Piemonte Figura 15.6 Distribuzione degli incidenti da valanga in relazione all esposizione della zona di distacco - stagione Figura Dati statistici di incidenti da valanga, travolti e vittime Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte Infine, analizzando l esposizione dei versanti sui quali si è originato il distacco delle valanghe, si evince che la maggior parte di queste è avvenuta su versanti esposti da nord ad est e solo una piccola percentuale si è verificata su esposizioni sud, sud-ovest. Inoltre, nella maggior parte dei casi gli incidenti da valanga si sono verificati sui pendii ripidi e molto ripidi, quindi con un inclinazione nella zona di distacco che varia tra i 30 e i 40 gradi (figure e 15.6). Attività sismica Arpa Piemonte dispone di una rete di stazioni teletrasmittenti in tempo quasi-reale per il monitoraggio dell attività sismica, afferenti alla rete sismica regionale per l Italia nordoccidentale (RSNI: Regional Seismic network of Northwestern Italy). Nel corso del 2012 la rete regionale ha rilevato e localizzato 1801 terremoti a distanza locale o regionale, di cui 795 con magnitudo superiore o uguale a 1 (figura 15.7). Nelle tabelle 15.1 e 15.2 si riportano le distribuzioni dei terremoti in funzione rispettivamente della profondità focale e della magnitudo locale e in funzione della distanza dell epicentro rispetto ai limiti regionali. Si evidenzia la presenza di diversi cluster di eventi relativi a sequenze sismiche, alcune delle quali hanno prodotto risentimenti nel territorio piemontese, localizzate sia internamente che esternamente ad esso.

308 10 pressioni ambientali rischi naturali Figura Mappa della sismicità osservata nel 2012 Tabella Terremoti con magnitudo Ml 1 rilevati nel 2012 in funzione della magnitudo locale Magnitudo Ml Distanza degli epicentri rispetto ai limiti regionali in Piemonte km km km km > 100 km >= Totale Fonte: Arpa Piemonte Tot I cerchi indicano l epicentro dei terremoti rilevati nel 2012 dalla rete regionale, con colore in funzione della profondità e dimensione in funzione della magnitudo come da legenda. Profondità km Fonte: Arpa Piemonte Tabella Terremoti con magnitudo Ml 1 rilevati nel 2012 in funzione della profondità focale Distanza degli epicentri rispetto ai limiti regionali in Piemonte km km km km > 100 km < >= Totale Fonte: Arpa Piemonte In particolare si ricordano le seguenti sequenze (tra parentesi la magnitudo locale, la profondità ipocentrale e la data degli eventi principali), da ovest a est (figura 15.7): Tot Alpi Cozie francesi, in prossimità della provincia di Cuneo (4.4 Ml, <10 km, 26 febbraio); Alpi Cozie piemontesi, in provincia di Cuneo (3.9 Ml, 10 km, 3 ottobre); Monferrato, tra le province di Asti e Alessandria (3.3 Ml, 20 km, 20 novembre); Appennino ligure-piemontese, tra le province di Alessandria e Pavia (3.6 Ml, <10 km, 29 febbraio); Valle del Trebbia, tra le province di Piacenza e Genova (4.1 Ml, 10 km, 5 marzo); Appennino emiliano, provincia di Piacenza (4.5 Ml, 20 km, 3 ottobre); Appennino tosco-emiliano, tra le province di Parma e di Massa Carrara (5.5 Ml, 70 km, 27 gennaio); Pianura emiliana, in provincia di Reggio-Emilia (5.0 Ml, 20 km, 25 gennaio); Pianura emiliana, tra le provincie di Ferrara e di Modena (5.9 Ml, <10 km, 20 maggio; 5.8 Ml, 10 km, 29 maggio). Per approfondimenti sulla sismicità regionale si rimanda alle pagine tematiche sul sito di Arpa Piemonte: temi-ambientali/terremoti/sismicita

309 pressioni ambientali rischi naturali 11 Box 2 - Interventi della Regione Piemonte a seguito del sisma in Emilia del maggio 2012 Alle 4.04 del 20 maggio 2012 un terremoto di magnitudo 5,9 interessa i territori dell Italia centro-settentrionale, causando 7 vittime. L epicentro della scossa principale viene localizzato tra i comuni di Finale Emilia e San Felice sul Panàro, in provincia di Modena, e Sermide in provincia di Mantova. Il 29 maggio 2012 alle 9 si verifica un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8, in provincia di Modena, nel settore occidentale della fascia attivata con l evento del 20 maggio. Diverse repliche interessano anche le province di Reggio Emilia e Mantova, tra cui una scossa di magnitudo 5.3 alle La scossa principale (mainshock Mw=5,96) ha prodotto un aggravamento degli effetti del precedente evento sismico e ulteriori 19 vittime. La Regione Piemonte, tramite le strutture della Direzione OOPP, Difesa del suolo, economia montana e foreste, è presente già dal 23 maggio nelle aree colpite dal sisma: la Protezione Civile regionale, su richiesta del Dipartimento nazionale, invia a Finale Emilia (MO) una farmacia mobile, allestita dal coordinamento provinciale del volontariato di Protezione civile di Cuneo nell ambito della Colonna mobile regionale, così da ripristinare un importante servizio interrotto per l inagibilità dei locali provocata dal sisma. La Colonna Mobile Regionale il 25 maggio ha allestito, in comune di Mirandola (MO), un primo campo tendato in grado di ospitare e assistere 250 persone, cui si è affiancato, a seguito della scossa del 29 maggio 2012, un secondo campo di analoga capienza. La Sala Operativa della protezione civile regionale piemontese ha provveduto inizialmente a garantire un supporto informativo e il mantenimento dei contatti istituzionali con il Dipartimento Nazionale della Protezione civile, la Provincia di Trento e la Regione Emilia Romagna per verificare le reali necessità legate alla probabile partenza per le aree colpite dal sisma. Con la partenza della colonna mobile verso le aree colpite dal sisma, la Sala Operativa ha svolto azione di costante supporto tecnico-logistico per facilitare dapprima le complesse fasi iniziali di installazione dei campi d accoglienza e, dopo, ha lavorato per lo scambio e aggiornamento dei dati, per la predisposizione di elaborazioni numeriche e l aggiornamento del sito web con le informazioni salienti che arrivavano dai campi di Mirandola. Il 25 maggio sono partite anche le prime 4 squadre di Tecnici che sono andate ad affiancare le unità già impegnate nelle attività di verifica di agibilità su edifici e infrastrutture, al fine di consentire alla popolazione emiliana di rientrare nelle proprie abitazione prima possibile. Ai Tecnici rilevatori dell Ammistrazione regionale piemontese si sono uniti sin dai primi giorni docenti e ricercatori del Politecnico di Torino, che hanno svolto funzioni di consulenza e supporto tecnico oltre che costituire squadre miste con il personale regionale e, dal 16 giugno 2012, ingegneri liberi professionisti dell Ordine Provinciale di Torino, in forza di un apposita convenzione stipulata con il settore Regionale di Protezione Civile. L avvicendamento dei tecnici regionali impegnati nelle attività di verifica di agibilità si è protratto fino al 30 giugno 2012, mentre fino al 16 luglio sono proseguite le attività di alcune squadre del Politecnico e dell Ordine degli Ingegneri di Torino, con base logistica presso il Campo Piemonte di Mirandola. Nell ambito del supporto alle amministrazioni comunali per la verifica dell agibilità degli edifici pubblici e privati sono state compilate oltre schede descrittive di dettaglio (AeDES) e ispezionate circa unità d uso (residenziali, commerciali, produttive, sedi di Servizi Pubblici, ecc.). L attività ha impegnato complessivamente circa 60 squadre con un impegno di oltre 500 gg/uomo. Oltre all attività di verifica dell agibilità di edifici sono stati svolti anche alcuni sopralluoghi nelle aree in cui si sono manifestati in modo più evidente i fenomeni di liquefazione, con campionamenti di materiale sabbioso da sottoporre ad analisi presso il laboratorio geotecnico regionale.

310 12 pressioni ambientali rischi naturali L attività svolta dalla Regione Piemonte può così essere riassunta: volontari attivati (circa giorni di lavoro - gg/uomo) 43 funzionari attivati per le azioni di protezione civile (turnazioni su base settimanale) 41 tecnici impegnati nelle verifiche di agibilità 2 campi d accoglienza creati e gestiti 500 ospiti accolti per 148 gg (85 tende) pasti erogativi ispezionati edifici supporto della sala operativa Campo tendato allestito dalla Regione Piemonte a Mirandola

311 pressioni ambientali rischi naturali 13 Dighe e invasi La Regione in materia di dighe e invasi ha competenze specifiche di autorizzazione e controllo delle strutture presenti sul suo territorio. La tabella 15.3 mostra il dato aggiornato degli sbarramenti considerati attivi in Piemonte, ma gli sbarramenti in totale esaminati dal 1995, considerando anche i dismessi e quelli non di competenza, sono 968. Tabella Invasi e utilizzo prevalente Invasi di competenza regionale Alessandria 119 Asti 96 Biella 19 Cuneo 260 Novara 6 Torino 183 Verbania 22 Vercelli 10 Totale 715 Utilizzo prevalente Idroelettrico 103 Irriguo 515 Acqua Potabile 13 Ricreativo - Turistico 12 Innevamento 11 Laminazione delle piene 13 Altri Usi 32 Pesca 12 Totale 715 Fonte: Arpa Piemonte Durante l anno 2012, sono stati esaminati i Progetti di Gestione di alcuni sbarramenti, nello specifico 3 in provincia di Cuneo. L iter di approvazione dei Progetti di Gestione consente di valutare le operazioni necessarie per la gestione degli invasi comprese quelle di manutenzione straordinaria, quali lo svaso, di cui è necessario controllare e ben gestire anche gli impatti sul territorio e sugli ambienti circostanti. Per alcune dighe con progetto di gestione già in precedenza approvato si sono potuti effettuare degli svasi di manutenzione straordinaria. Con l approvazione degli ultimi 3 progetti si è arrivati in Piemonte ad avere 42 Progetti di Gestione operativi di impianti di accumulo idrico (tabella 15.4). Tabella 15.4 Progetti di gestione degli impianti di accumulo idrico TO VB AL CN BI VC Fonte: Arpa Piemonte Le informazioni di dettaglio fornite attraverso i progetti permettono approfondimenti per l aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque regionale e correlazioni con i Programmi di gestione sedimenti lungo diversi corsi d acqua. Per ribadire la necessità di quanto sia utile anche su questo tema il confronto per un continuo aggiornamento sugli aspetti più delicati e importanti, la Regione dall inizio del 2012 è impegnata nella preparazione e sviluppo di due progetti europei: - RISBA - progetto semplice transfrontaliero Alcotra riguardante la sicurezza degli sbarramenti. Il progetto, che durerà due anni, è stato accettato ufficialmente dalle autorità europee in data 30/11/2012 e vedrà il Piemonte come capofila e la Regione Valle d Aosta e IRSTEA (Francia) come partner di progetto. - SEDALP - progetto del programma europeo Alpine Space, riguardante il trasporto solido nei bacini alpini e le implicazioni dello stesso sulla gestione degli sbarramenti. Il progetto è stato accettato dalle autorità europee a luglio 2012, è avviato ufficialmente dal 1/09/2012 e avrà durata di tre anni. Il Ministero dell Ambiente (Austria) è capofila e vi sono 14 partners appartenenti a 5 Paesi (Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia). La Regione Piemonte è capofila per l azione di comunicazione (WP3).

312 14 pressioni ambientali rischi naturali LE POLITICHE E GLI OBIETTIVI AMBIENTALI Prevenzione del rischio idrogeologico e pianificazione territoriale Dal punto di vista della pianificazione e segnatamente rispetto all attività di adeguamento degli strumenti urbanistici, la Regione Piemonte ha accertato che - pur a seguito dell emanazione delle specifiche fornite nel 2011 ai Comuni per far sì che questi, una volta approvato il proprio strumento urbanistico, forniscano il materiale informativo utile per la mosaicatura del quadro del dissesto - non vi sono stati sostanziali riscontri nel corso dell anno Al fine quindi di creare una maggiore conoscenza nell uso degli strumenti GIS è stata organizzata, in collaborazione con Arpa, tra la fine del 2012 e l inizio del 2013, un attività formativa sia verso i professionisti geologici che all interno delle strutture regionali. In ogni caso, ad oggi, il servizio DISUW ( consente di visualizzare il quadro dei dissesti di 550 comuni a fronte di 715 varianti di piani regolatori approvati e adeguati al PAI e delle varianti alle fasce fluviali. Nel 2012 è proseguita l attività (avviata nel 2010) relativa all attuazione della Direttiva 2007/60/ CE, e ancora attualmente in corso, che disciplina le attività di valutazione e di gestione dei rischi di alluvioni. Il Decreto legislativo che disciplina l attuazione della Direttiva europea è il n. 49 del 23/02/2010. Tale decreto stabilisce che siano le Autorità di bacino distrettuali e le Regioni, ognuna per le proprie competenze, a provvedere agli adempimenti richiesti. In particolare le Autorità di bacino distrettuali e le Regioni effettuano, per giugno 2013, le mappe della pericolosità da alluvione e mappe del rischio di alluvione. Nel 2012 si è svolto: il completamento dell attività di sperimentazione sul torrente Orco; l avvio dell attività di redazione delle mappe di pericolosità su alcuni dei corsi d acqua già individuati (Tanaro, Sesia, Elvo, Cervo, Orba, Bormida); la definizione, in collaborazione con l Autorità di Bacino, del metodo per la definizione della vulnerabilità per la redazione delle mappe di rischio e l assegnazione delle classi di danno ai diversi uso del suolo a partire dalla legenda Corinne Land Cover. Programmazione interventi La fase di programmazione degli interventi, attuata nell anno 2012 è stata molto limitata dalla scarsità di risorse sia regionali sia statali. Con fondi della LR 54/75, per circa 460 mila euro, è stato, comunque, avviato un programma comprendente prevalentemente interventi di manutenzione idraulica. Grazie, inoltre, alla definizione delle economie di gestione dei fondi FAS sono stati programmati interventi per circa 4,7 milioni di Euro. L avvio del PAR FSC ha consentito la programmazione di 33 milioni di Euro per la linea d azione difesa del suolo. Nel corso del 2012 è stato dato corso all attuazione della programmazione in materia di rilocalizzazione in via preventiva degli immobili, adibiti all utilizzo di abitazione primaria o secondaria, ricadenti in aree a rischio idraulico e/o idrogeologico, non danneggiati o distrutti da eventi alluvionali e ubicati in zona classificata IIIc (secondo la Circolare PGR 7/Lap/96 e s.m.i.) negli strumenti urbanistici approvati adeguati al PAI, ai sensi della DGR n del 30/11/2009, nonché della programmazione in materia di rilocalizzazione di immobili ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico non danneggiati o distrutti da eventi alluvionali ai sensi della DGR n del 03/02/2012. Nel corso del 2012 sono stati rilocalizzati 10 edifici, per un ammontare di di Euro. È stata, infine, predisposta una proposta di deliberazione di Giunta Regionale per l aggiornamento della DGR n del 30/11/2009 in materia di concessione di contributi per la rilocalizzazione di immobili ad uso abitativo. L azione programmatoria, a causa di fondi sempre più ridotti, non riesce a considerare tutte le reali esigenze sia per la continua crescita delle esigenze dovute ad eventi straordinari sia del continuo incremento di beni e/o persone esposte ai rischi naturali di natura idrogeologica.

313 pressioni ambientali rischi naturali 15 LE AZIONI Monitoraggio topografico ottico Il sistema di controllo topografico ottico è un sistema di controllo di tipo superficiale largamente utilizzato nel monitoraggio dei fenomeni franosi sia con procedura di acquisizione manuale sia automatizzata. Tali sistemi sono costituiti da uno o più punti di stazionamento (a seconda delle dimensioni dell area da controllare) su cui viene posizionato lo strumento di misura, uno o più punti di orientamento e diversi punti di controllo (capisaldi topografici) disseminati sull area da monitorare; il punto di stazionamento e i punti di orientamento devono essere materializzati in zone non interessate da movimenti in atto in modo da poter verificare gli spostamenti dei capisaldi topografici ubicati sul corpo della frana controllata. Punto di stazionamento con Total station Punto di orientamento Punto di controllo Lo strumento utilizzato per svolgere le misure è la stazione totale (Total Station), tipicamente usata per rilievi geodetici e topografici. La Total Station è uno strumento ottico a cannocchiale che permette la misurazione degli angoli azimutali (contenuti in un piano orizzontale), zenitali (contenuti in un piano verticale) e le distanze attraverso un distanziometro accoppiato coassialmente al cannocchiale (cioè il punto in cui viene effettuata la misura angolare è anche il punto in cui viene rilevata la distanza); dalla misura di due angoli (sul piano orizzontale e verticale) e una distanza tra il punto di stazione e di controllo si ricavano una tripletta di coordinate (X,Y,Z) del punto controllato rispetto il punto di stazione. La procedura d esecuzione delle misure è simile a quella utilizzata nei rilievi topografici: dal punto di stazionamento, previo orientamento della stazione totale, vengono rilevati i punti di controllo sul fenomeno franoso controllato. Ripetendo quest operazione nel tempo si attua un controllo di tipo differenziale, ossia di confronto tra la misura d origine (prima misura) e le successive misure (misure d esercizio) che permette di verificare l entità e le direzioni di spostamenti dei punti di controllo nel tempo con precisione millimetrica. Figura Esempio di rappresentazione dei vettori di spostamento dei punti controllati Il cartogramma evidenzia direzione e verso dello spostamento dei punti di controllo, oltre ai fenomeni franosi del Sistema Informativo dei fenomeni FRAnosi in Piemonte rappresentati sulla Carta Tecnica regionale.

314 16 pressioni ambientali rischi naturali Rispetto ai classici rilievi topografici si deve garantire la ripetibilità delle misurazioni nel tempo; per tale motivo il punto di stazionamento è di solito localizzato in una colonna porta stazione ben fondata nel terreno, mentre per i punti di orientamento vengono installati prismi fissi su strutture stabili o utilizzati riferimenti angolari ben definiti e di facile individuazione. I punti di controllo possono essere materializzati, nell area in frana da monitorare, su pilastrini ad realizzati ad hoc, su strutture già presenti o direttamente su affioramenti o pareti rocciose e in alcuni casi su paline ben immorsate nel terreno. Allo stato attuale con questa tipologia di controllo Arpa Piemonte monitora 11 fenomeni franosi della Rete Regionale di Controllo Movimenti Franosi (ReRCoMF), in ambiente prevalentemente collinare e in ambiente alpino ove le condizioni di copertura, esposizione o accessibilità non permettono l uso di altri sistemi di controllo. SIFRAP - Sistema Informativo dei Fenomeni Franosi Piemontesi Arpa Piemonte si occupa, nell ambito delle proprie competenze, dell aggiornamento del Sistema Informativo dei Fenomeni Franosi Piemontesi (SIFraP), nato come proseguimento del Progetto nazionale IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia), di cui si occupò tra il 2002 e il L inventario contiene, ad oggi, informazioni relative ad oltre frane. Attualmente per ciascun fenomeno sono state raccolte le informazioni di che permettono di avere un primo livello conoscitivo di base, quali: tipologia di movimento, stato di attività, metodo di rilevamento, fonti ed eventuali danni. L azione B2 del progetto strategico Alcotra RiskNat (vedi BOX Progetti Europei per le specifiche) si è posta come obiettivo principale quello di migliorare le conoscenze sui fenomeni franosi in ambiente alpino e di sviluppare appropriate azioni finalizzate alla loro diffusione e alla valutazione dei rischi ad essi connessi. Nell ambito di tale Progetto l attività svolta ha previsto una serie azioni volte all approfondimento di grandi fenomeni franosi, all analisi delle correlazioni tra piogge e innesco dei fenomeni franosi e alla realizzazione di un sistema GIS mobile per il rilevamento sul terreno. La prima di queste azioni è stata finalizzata principalmente al raggiungimento di una conoscenza più approfondita dei fenomeni franosi del territorio piemontese: a tal fine sono state realizzate delle schede di dettaglio che premettono di raccogliere diverse informazioni, organizzate sia come campi a scelta multipla sia di testo libero, e che permettono di descrivere approfonditamente i principali aspetti dei dissesti rilevati. Le schede includono anche una cartografia dettagliata del fenomeno, corredata dei principali elementi morfologici, dell ubicazione della strumentazione, dei danni e dei dati derivanti dall analisi radar-interferometrica satellitare). Infine, ad ogni scheda è allegata una dettagliata documentazione fotografica. Al termine del progetto sono state realizzate le schede per 301 fenomeni franosi (figura 15.9 tabella 15.5). Figura Distribuzione sul territorio regionale delle 300 schede di 2 livello SIFraP, prodotte in ambito RiskNat Fonte: Arpa Piemonte Per un numero più limitato di fenomeni franosi, la quantità di informazioni disponibili ha permesso la realizzazione di specifiche monografie di dettaglio, denominate 3 livello SIFraP. Le monografie sono organizzate completamente a testo libero seguendo una struttura standardizzata che prevede: la descrizione dei dati disponibili, l analisi del dissesto da differenti punti di vista (geologico, geomorfologico, strutturale) e, infine, la descrizione dei sistemi di controllo (monitoraggio tradizionale e dati satellitari). Segue l elenco delle 12 monografie di 3 li-

315 pressioni ambientali rischi naturali 17 Tabella Schede di 2 livello SIFraP prodotte in ambito RiskNat, distinte per tipologia e categoria di fenomeno Frane permanenti Scivolamento rotazionale/traslativo 128 Complesso 70 DGPV 16 Colamenti lenti 10 Frane istantanee rapide Crollo/Ribaltamento 30 Colamento rapido 28 Aree soggette a crolli/ribaltamenti diffusi 6 Aree soggette a frane superficiali diffuse 1 Altro Settore CARG 9 n.d. 3 Totale 301 Fonte: Arpa Piemonte Figura Distribuzione sul territorio regionale dei 12 fenomeni di cui è stata prodotta la monografia di 3 livello SIFraP, in ambito RiskNat Fonte: Arpa Piemonte vello SIFraP prodotte in ambito RiskNat, delle quali è possibile osservare la distribuzione geografica in figura Località Montaldo e Aie di Cosola, Comune di Cabella Ligure (AL) Località Vergne, Comune di Barolo (CN) Località Case Baratta, Comune di Cravanzana (CN) Località Concentrico, Comune di Igliano (CN) Località Grange Orgiera, Comune di Sampeyre (CN) Località Baio Dora, Comune di Borgofranco d Ivrea (TO) Località Rocciamelone, Comune di Novalesa (TO) Località Grange della Rho, Comune di Sauze di Cesana (TO) Località Grange Sises, Comune di Sauze di Cesana (TO) Località Champlas du Col, Comune di Sestriere (TO) Località Brenvetto, Comune di Valprato Soana (TO) Località Alpe Baranca, Comune di Fobello (VC). Tabella Schede di 2 livello SIFraP per provincia Province Fonte: Arpa Piemonte Numero schede 2 livello Alessandria 30 Asti 4 Biella 1 Cuneo 131 Novara 0 Torino 103 Verbano-Cusio-Ossola 22 Vercelli 10 Piemonte 301 L attività si è concentrata principalmente nelle province del cuneese e del torinese, sebbene siano stati comunque rilevati un numero consistente di fenomeni anche nelle restanti province (tabella 15.6). Al fine di rendere disponibili tutte le informazioni raccolte nell ambito dell attività i dati sono stati pubblicati mediante il servizio webgis SIFfraP sul geoportale RiskNat ( it/risknat/). Il servizio rende disponibili buona parte delle informazioni raccolte all interno del SIFrap (figura 15.11).

316 18 pressioni ambientali rischi naturali Figura WebGIS realizzato per il progetto RiskNat che permette la consultazione delle schede di I e II livello del SiFrap Le schede di III livello sono disponibili sul portale web del progetto RISKNAT all indirizzo Le stesse informazioni sono disponibili anche sul Geoportale di Arpa Piemonte. BOX 3 - Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali Il Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali si articola in due parti: una menti traslativi/rotazionali Figura a - Bollettino di probabilità di attivazione di scivola- prima dedicata all informazione di sintesi con relative legende e note di approfondimento e una seconda in cui è presentata la situazione dettagliata per ogni comune interessato in forma tabellare. La pagina di sintesi è suddivisa in sezioni: nella sezione [1] sono riportati i riferimenti anagrafici del bollettino. Nella sezione [2] sono riportati i livelli di criticità rappresentati in scala cromatica su una mappa di sintesi a cui è associata una leggenda cromatica dello stato probabile di attività. Nelle sezioni [3] e [4] compaiono rispettivamente la mappa dell acqua infiltrata nel suolo nei 60 giorni antecedenti e la mappa della distribuzione attuale dell equivalente in acqua del manto nevoso al suolo. La sezione [5] è dedicata alle note esplicative riguardanti i fenomeni franosi considerati e la lettura del bollettino. La seconda pagina del bollettino riporta una tabella in cui sono riportate le informazioni anagrafiche, l indice di franosità (percentuale del territorio comunale interessato da tali fenomeni franosi) e la probabilità di innesco rappresentata con le modalità già descritte per la pagina di sintesi. Il Bollettino viene pubblicato con frequenza mensile nel periodo che va da novembre a maggio all indirizzo: In caso di elevata variabilità dello stato di attività dei fenomeni l aggiornamento è settimanale.

317 pressioni ambientali rischi naturali 19 BOX 4 PROGETTI EUROPEI Progetto RiskNat Gestione in sicurezza dei territori di montagna transfrontalieri Nel giugno 2012, si è concluso il progetto Interreg IVa Alcotra RiskNat, progetto strategico transfrontaliero, avviato nel 2009, che vede coinvolta, tra i principali partner di progetto, la Direzione Opere pubbliche, Difesa del suolo, Economia montana e foreste nelle sue diverse strutture operative (opere pubbliche, difesa del suolo, geologico, protezione civile), oltre ad avere al proprio interno l Autorità di gestione del fondo di finanziamento. Il principale soggetto attuatore è Arpa Piemonte. La proficua collaborazione, quasi ventennale, delle regioni transfrontaliere delle Alpi occidentali è alla base della volontà di costituire un Polo transfrontaliero sui rischi naturali. Il progetto strategico RiskNat, nell ambito del programma Alcotra, si è posto come elemento centrale di una rete transfrontaliera consolidata, con l obiettivo principale di creare e gestire una piattaforma interregionale di scambio di esperienze, di valorizzazione delle informazioni e di riflessione strategica. Progetto strategico RiskNat - Gestione in sicurezzadei territori di montagna transfrontalieri Finanziamento Programma operativo Alcotra - cooperazione territoriale europea transfrontaliera - Obiettivo 3 Italia/Francia (Alpi) Durata progetto 5 maggio giugno 2012 Budget totale Partner Obiettivi del progetto Euro Italia Regione autonoma Valle d Aosta (capofila) Regione Piemonte Regione Liguria Provincia di Imperia Provincia di Cuneo Francia Dreal Rhône-Alpes Région Rhône-Alpes; Région Provence Alpes Côte d Azur Conseil Général des Alpes Maritimes; Dreal PACA; Conseil Général de Savoie Conseil Général de Haute Savoie Svizzera Canton du Valais Sensibilizzazione, creazione di rapporti di rete e valorizzazione delle buone prassi in materia di gestione sostenibile e sicurezza dei territori di montagna I dati di sintesi sono di seguito riportati. Il progetto strategico RiskNat si è articolato in 3 misure principali: a. creazione di una piattaforma interregionale di scambio di esperienze, di valorizzazione delle informazioni e di riflessione strategica, funzionante in rete; b. sviluppo di metodi e di strumenti operativi, azioni innovative volte alla gestione del territorio; c. azioni pilota di buone pratiche di presa in conto dei rischi naturali nella gestione ambientale e territoriale. Il progetto ha apportato ripercussioni utili alle comunità locali e a tutti gli amministratori responsabili dei rischi naturali, in quanto ha: rafforzato l azione dei servizi tecnici - pubblici di protezione contro i rischi naturali verso soluzioni di politiche di sviluppo territoriale impostate sulla sostenibilità;

318 20 pressioni ambientali rischi naturali costituito una piattaforma interregionale di scambio delle esperienze, di valorizzazione delle informazioni e di riflessione strategica, funzionante in rete; messo a punto servizi e metodi innovativi di previsione e mitigazione ad alto contenuto tecnologico; realizzato degli interventi pilota, quali buone pratiche di gestione di rischi integrati con la gestione ambientale e territoriale; sensibilizzato gli operatori tecnici alle buone pratiche di gestione ambientale e territoriale; stimolato la memoria collettiva delle popolazioni esposte. Parte delle attività sono state sviluppate internamente dalla Regione Piemonte e parte da Arpa Piemonte, in qualità di soggetto attuatore. I documenti di progetto e i prodotti finali sono tutti reperibili: 1. sul sito di progetto, al quale anche si rimanda per qualsiasi approfondimento: 2. sul portale geografico transfrontaliero realizzato dall Arpa Piemonte: Tale Geoportale è stato giudicato vincitore del Premio Nazionale Portali di Informazione Geografica 2011: ( 3. Sul portale tematico per quanto riguarda il rischio idrogeologico, le valanghe e le frane all indirizzo: Alcune delle attività impostate nell ambito del progetto Risknat proseguiranno nel 2013 e 2014 tramite il progetto Alcotra RiskNet, iniziato nel gennaio 2013 e attualmente in corso di sviluppo. Consulta il capitolo clima Progetto FLORA Flood estimation in complex orografic area for risk mitigation in alpine space Il progetto FLORA si è concluso il 30 giugno Il 9 maggio 2012 a Torino si è svolto il convegno conclusivo durante il quale sono stati illustrati i risultati del progetto, sono state realizzate e diffuse due pubblicazioni: La difesa dalle alluvioni nel territorio alpino Catalogo delle portate massime annuali al colmo del bacino occidentale del Po. I dati di sintesi del progetto sono di seguito riportati. Progetto FLORA - Flood estimation in complex orografic area for risk mitigation in alpine space Finanziamento Totale budget: Quota FESR totale (UE): Quota nazionale: Quota enti: Arpa Piemonte: , di cui FESR, quota nazionale, autofinanziamento Durata progetto Data inizio: 22/01/ Data fine: 30/06/2012 Budget totale Partner Obiettivi del progetto Euro Arpa Piemonte (capofila) Arpa Lombardia Cantone Ticino Migliorare l utilizzo di strumenti per la difesa dalle alluvioni in un area ad orografia complessa come quella rappresentata dalle valli alpine italo-svizzere. Applicazione di nuove tecnologie a supporto dei sistemi di monitoraggio e allerta per il miglioramento della stima della precipitazione alla piccola scala spazio-temporale, indispensabili per la valutazione delle piene dei bacini montani, sia in termini di previsione (modelli meteorologici) sia di osservazione (radar). Aggiornare le valutazioni probabilistiche delle portate di piena a scala regionale (VAPI) quale indispensabile strumento a base della valutazione del rischio di inondazione e più in generale per il dimensionamento delle opere idrauliche connesse al corso d acqua.

319 pressioni ambientali 21 rischi naturali Le attività di Arpa Piemonte nel progetto sono state: 1. realizzazione di nuove metodologie di miglioramento della previsione di precipitazione ad altissima risoluzione dei modelli meteorologici ad area limitata utilizzati per l emissione delle allerte di protezione civile; 2. integrazione di misure radar meteorologiche per la stima dei campi di precipitazione mediante validazione con dati provenienti dalla rete pluviometrica; 3. previsione delle piene improvvise nei piccoli bacini finalizzati al nowcasting idrologico a supporto della gestione delle emergenze; 4. aggiornamento delle valutazioni probabilistiche delle portate di piena a scala regionale. Progetto Alpine Space Paramount improved Accessibility: Reliability and security of Alpine transport infrastructure related to mountainous hazards in a changing climate Si è concluso ad agosto 2012 il progetto Alpine Space PARAmount. Come risultato di progetto, Arpa Piemonte ha realizzato un modello sperimentale per il preannuncio di innesco dei debris flow basato sul radar storm tracking e realizzato in ambiente GIS. Il modello, denominato DEFENSE (Debris flows triggered by storms - Nowcasting SystEm), è diventato uno strumento operativo integrato nel Sistema di Allertamento Regionale del Centro Funzionale di Arpa Piemonte. I dati di sintesi del progetto sono di seguito riportati. Progetto Alpine Space PARAmount improved Accessibility: Reliability and security of Alpine transport infrastructure related to mountainous hazards in a changing climate Finanziamento Unione Europea (Fondi Strutturali ) Obiettivo 3 Alpine Space - Fondi Nazionali (Delibera CIPE 36/2007) Durata progetto 1 novembre agosto 2012 Budget totale Partner Obiettivi del progetto Euro Austria Federal Austrian Ministry of Agriculture BMLFUW (capofila) Austrian Federal Railways Railnet Austria Inc., Railway Service Natural Hazards Management OEBB Federal Research and Training Centre for Forests, Natural Hazards and Landscape Department of Natural Hazards and Alpine Timberline BFW Italia Provincia Autonoma di Bolzano, Servizio Geologico Provincia Autonoma di Trento, Dipartimento di protezione Civile e delle Infrastrutture Università di Padova TESAF Arpa Veneto Arpa Piemonte Francia Cemagref Agricultural and Environmental Engineering Research, Research Unit Mountain Ecosystems CEMAGREF Slovenia University of Ljubljana Svizzera (partner non UE) Institute for Snow and Avalanche Research SLF WSL Federal Office for the Environment, Federal Department of the Environment, Transport, Energy and Communications BAFU Valutazione dell interazione tra i sistemi di trasporto e viabilità e le dinamiche dei processi naturali nelle regioni Alpine. In particolare la mitigazione del rischio e della vulnerabilità delle infrastrutture agli estremi meteorici deve essere definita anche in relazione ai possibili scenari di cambiamento climatico in una strategia di riduzioni dei danni, indotti da eventi catastrofici tramite misure strutturali (mitigazione) e non strutturali (preannuncio operativo). Gli obiettivi principali di progetto si sono focalizzati sulla condivisione di strategie e strumenti con finalità di: miglioramento della viabilità in termini di affidabilità e sicurezza delle infrastrutture di trasporto relativamente alla pericolosità naturale con riferimento al cambiamento climatico;

320 22 pressioni ambientali rischi naturali progettazione di servizi finalizzati al supporto decisionale tramite valutazioni dei rischi naturali; riduzioni dei danni, indotti da eventi catastrofici tramite misure strutturali (mitigazione) e non strutturali (preannuncio operativo), e dei costi legati a falsi allarmi; ottimizzazione dell allocazione degli investimenti sulla sicurezza dei trasporti e definizione delle priorità degli interventi. Per quanto riguarda la Regione Piemonte, le attività sono state sviluppate internamente da Arpa Piemonte, in qualità di partner di progetto. I documenti di progetto e i prodotti finali sono reperibili sul sito di progetto, al quale si rimanda per qualsiasi approfondimento: Figura Carta geologica del Piemonte alla scala 1:

321 pressioni ambientali rischi naturali 23 AUTOri Elena Pensi, Paolo Falletti, Barbara CAGNAZZI Fabrizio Bosco, Anselmo CUCChi, Luca Lanteri, Maria Cristina Prola, Erika Solero Mauro TARARBRA, Davide Tiranti, Milena ZACCAGNINO - Arpa Piemonte Antonia Impedovo, Carlo Troisi Roberto Del VesCO, Claudio Marchisio, Mario Porpiglia - Regione Piemonte RIFERIMENTI Nel 2012 è stata completata, in collaborazione con l Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR, la prima versione della Carta geologica del Piemonte alla scala 1: In Piemonte fino ad ora non era disponibile una carta geologica omogenea e aggiornata di tutto il territorio regionale; la nuova carta geologica (ancora in fase di attuazione e quindi non ancora fruibile) consente di presentare un quadro d insieme della geologia della regione, che nella sua complessità comprende le Alpi occidentali e nordoccidentali, l estremità nordoccidentale dell Appennino settentrionale e i bacini cenozoici e quaternari compresi nel grande arco descritto da queste catene montuose. Si tratta di un documento di sintesi a scala regionale, che tuttavia è strutturato su un livello di dettaglio tale da comprendere gli elementi di novità scientifica emersi negli ultimi anni (Progetto di Cartografia Geologica e Geotematica d Italia alla scala 1:50.000, denominato Progetto CARG) e aggiornare la cartografia geologica per quelle aree in cui la carta geologica d Italia ufficiale risale alla prima metà del secolo scorso. per tutte le informazioni relative alle attività del Settore Difesa del Suolo e Dighe; per accedere alle informazioni relative agli eventi calamitosi in Piemonte e alle azioni intraprese; id=738&itemid=629 per i bollettini neve e valanghe e tutte le iniziative collegate; è il sito della Protezione Civile regionale; consente di accedere ad un servizio informatico (web-gis) con cui interagire per ottenere un quadro aggiornato del quadro del dissesto in Piemonte. Le serie storiche degli indicatori ambientali sulla tematica rischi naturali sono disponibili all indirizzo: Le attività, il monitoraggio, i controlli e la documentazione sulla tematica rischi naturali sono disponibili all indirizzo:

322 uso delle risorse 2013 PRESSIONI AMBIENTALI RISCHIO INDUSTRIALE

323 2 pressioni ambientali RISCHIO INDUSTRIALE Uno stabilimento industriale è soggetto alla normativa di prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti (cosiddetta Direttiva Seveso) se in esso sono presenti sostanze e/o preparati pericolosi elencati nell allegato I del DLgs 334 del 17 agosto 1999 in quantitativi superiori alle soglie stabilite dal decreto. In particolare si tratta di un elenco di circa 30 sostanze, per ciascuna delle quali sono specificati due valori soglia, mentre per le sostanze non ricomprese in questo elenco i valori soglia vengono definiti per categorie di pericolo (es. tossiche, molto tossiche, comburenti, esplosive, infiammabili, pericolose per l ambiente). Se in uno stabilimento sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori al primo valore soglia, il gestore è tenuto a trasmettere alle autorità competenti la Notifica, sottoscritta nelle forme dell autocertificazione, ai sensi dell articolo 6 del DLgs 334/99; nel caso sia superato il secondo valore soglia, maggiore del primo, il gestore è tenuto a predisporre e trasmettere anche un Rapporto di Sicurezza (articolo 8 del DLgs 334/99). In entrambi i casi il gestore deve redigere il documento di Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e attuare il Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS), ai sensi dell articolo 7 del suddetto decreto. In seguito alla presentazione della Notifica, gli stabilimenti sono inseriti nel Registro delle Aziende a Rischio di Incidente Rilevante ai sensi della Legge Regionale 32 del 30 giugno stato attuale Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Stabilimenti a rischio di incidente rilevante Sostanze pericolose negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante Controlli negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante Piani di Emergenza Esterna negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante numero D/P Regione Piemonte Regione Piemonte Arpa Piemonte numero P Regione Piemonte Arpa Piemonte 2012 numero R Regione Piemonte Arpa Piemonte 2012 numero R Arpa Piemonte Arpa Piemonte 2012 Il Piemonte è la terza regione italiana per presenza di aziende soggette agli adempimenti del DLgs 334/99 e s.m.i.; nel Registro regionale al 6 marzo 2013 risultano presenti 104 stabilimenti Seveso (circa il 10% del totale nazionale), di cui 52 soggetti alla presentazione della sola Notifica e altrettanti soggetti alla redazione del Rapporto di Sicurezza (figura 16.1). Rispetto al 2012, si riscontra un leggero aumento sul numero totale, dovuto alla notifica di alcuni nuovi stabilimenti, e un incremento più sensibile sul numero di stabilimenti soggetti all art. 8, imputabile principalmente al cambio di adempimento di alcuni siti che, dalla sola assoggettabilità alla redazione della Notifica, sono passati all obbligo di predisposizione anche del Rapporto di Sicurezza (figura 16.2).

324 pressioni ambientali rischio industriale 3 Figura 16.1 Stabilimenti a rischio di incidente rilevante - anno 2013 Tali aziende appartengono a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati (es. chimica di base/intermedi, fine/farmaceutica, attività galvaniche, depositi di esplosivi) (figura 16.3). Novara e Torino si confermano le province con il maggior numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante; in particolare la provincia di Novara registra la maggiore densità di stabilimenti (n/km 2 ), di cui oltre un terzo è rappresentato da attività galvaniche. Alessandria ha il maggior numero di stabilimenti soggetti alla presentazione del Rapporto di Sicurezza (figura 16.4). Figura Distribuzione degli stabilimenti per attività e adempimento amministrativo - anno depositi e/o trattamento di prodotti petroliferi depositi e/o imbottigliamento di GPL depositi di esplosivi depositi di sostanze tossiche e/o fitofarmaci produzione e/o stoccaggio di gas tecnici produzione di chimica di base o intermedi produzione di chimica fine o farmaceutica produzione e/o utilizzo di resine sintetiche trattamenti superficiali (es. attività galvaniche) altre attività specifiche Art.6 Art.8 Fonte: Registro regionale delle aziende a rischio di incidente rilevante. Elaborazione Arpa Piemonte (aggiornato al 6 marzo 2013) Fonte: Registro regionale delle aziende a rischio di incidente rilevante. Elaborazione Arpa Piemonte (aggiornato al 6 marzo 2013) Figura Densità di stabilimenti a rischio di incidente rilevante - anno 2013 Figura Trend del numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante - anni ,025 0, n/km 2 0,015 0, ,005 numero ,000 AL AT BI CN NO TO VB VC Piemonte art. 6 art art.6 art.8 Fonte: Registro regionale delle aziende a rischio di incidente rilevante. Elaborazione Arpa Piemonte (aggiornato al 6 marzo 2013) Fonte: Registro regionale delle aziende a rischio di incidente rilevante. Elaborazione Arpa Piemonte (aggiornato al 6 marzo 2013) La tipologia di sostanze pericolose più diffusa sul territorio piemontese è quella relativa alle pericolose per l ambiente (circa t), rappresentate per lo più dagli oli minerali (circa t) generalmente presenti in depositi (oltre che nella raffineria del polo petrolchimico di Trecate); segue la macrocategoria infiammabili che comprende anche le comburenti e le esplosive (circa t), rappresentate per circa il 60% da benzina e GPL e infine le tossiche (circa t). La fonte di tali dati è costituita dalle informazioni riportate dai gestori nella propria Notifica.

325 4 pressioni ambientali rischio industriale Figura Sostanze pericolose in Piemonte - anno 2013 Fonte: Elaborazione Arpa Piemonte su dati Notifiche ex art. 6 del D.lgs. 334/99 (dati aggiornati a marzo 2013) LE POLITICHE E GLI OBIETTIVI AMBIENTALI Nell ambito della prevenzione del rischio industriale, con particolare riferimento al rischio di incidente rilevante, si possono individuare i seguenti obiettivi ambientali principali: 1. programmare e svolgere controlli finalizzati alla riduzione del rischio presente sul territorio con l adozione di misure preventive e protettive; 2. incrementare l efficienza e l efficacia della gestione di un eventuale emergenza al fine di minimizzare le conseguenze del rischio residuo dovuto alla presenza degli stabilimenti industriali nel tessuto urbano e naturale; 3. garantire una maggior trasparenza della Pubblica Amministrazione al fine di rendere servizi utili sia al sistema pubblico che ai soggetti privati, anche attraverso la condivisione e la divulgazione della conoscenza ambientale specifica del rischio industriale; 4. migliorare l insediamento dei servizi, delle attività produttive e delle infrastrutture sul territorio attraverso una pianificazione e un analisi preventiva che sia sicura e sostenibile anche dal punto di vista dei temi ambientali; 5. sviluppare strumenti di conoscenza e di pianificazione del territorio che tengano conto del rischio connesso al trasposto delle sostanze pericolose su strada.

326 pressioni ambientali rischio industriale 5 Per ciascuno dei suddetti obiettivi sono state messe in atto le seguenti azioni: Obiettivo 1. Programmazione e incremento dei controlli nelle attività industriali 2. Incremento efficienza ed efficacia nella gestione di un emergenza 3. Condivisione e divulgazione della conoscenza ambientale specifica del rischio industriale Azione/politica ambientale verifiche ispettive sul sistema di gestione della sicurezza per gli stabilimenti di competenza regionale (soggetti agli artt. 6 e 7 del DLgs 334/99 e s.m.i.) procedura amministrativa per l esclusione dal registro regionale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante ex LR 32/92 istruttorie tecniche sul rapporto di sicurezza per gli stabilimenti di competenza nazionale (soggetti agli artt. 6, 7 e 8 del DLgs 334/99 e s.m.i.) quali componenti del Comitato Tecnico Regionale (CTR) presieduto dalla direzione regionale dei Vigili del Fuoco partecipazione alla stesura dei Piani di Emergenza Esterni a supporto della Prefettura continuo sviluppo del sistema informativo tematico sul rischio di incidente rilevante incrementando le funzionalità e i servizi coordinamento del sistema informativo tematico regionale con il sistema informativo nazionale attraverso la collaborazione con il Ministero dell Ambiente, la Regione Lombardia e l Istituto Superiore di Sanità sviluppo e aggiornamento periodico del sito tematico sul rischio industriale aggiornamento periodico del registro regionale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante e dei dati tecnici contenuti nel sistema informativo, anche grazie all attività di Arpa Piemonte, dei Comuni e del CSI Piemonte predisposizione di quesiti in materia di prevenzione dei pericoli di incidente rilevante 4. Pianificazione del territorio verifica degli elaborati tecnici predisposti ai sensi del DM 9 maggio 2001 e degli elaborati ad esso correlati nell ambito delle procedure urbanistiche di competenza regionale istruttoria delle varianti urbanistiche di competenza regionale soggette a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per quanto riguarda gli aspetti connessi al rischio industriale costituzione di un gruppo di lavoro interdirezionale (Direzione Ambiente e Direzione Programmazione strategica, politiche territoriali ed edilizia) per la predisposizione di un testo guida da adottare negli strumenti urbanistici di livello provinciale per l adeguamento alla normativa Seveso 5. Sviluppo di strumenti di pianificazione del territorio e valutazione del rischio connesso a sostanze pericolose implementazione del progetto strategico europeo DESTINATION anche attraverso la definizione di una metodologia per la valutazione del rischio connesso al trasporto delle merci pericolose

327 6 pressioni ambientali rischio industriale AZIONI I controlli nelle attività industriali Le verifiche ispettive sul Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS) L articolo 25 del DLgs 334/99 e s.m.i. prevede negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante l esecuzione di verifiche ispettive finalizzate ad accertare l adeguatezza della Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in atto dal gestore e dei relativi Sistemi di Gestione della Sicurezza (SGS). Le verifiche ispettive consistono in un esame pianificato e sistematico dei sistemi organizzativi, gestionali e tecnici applicati nello stabilimento per garantire che il gestore possa comprovare di aver adottato misure adeguate per prevenire qualsiasi incidente rilevante e disporre dei mezzi sufficienti a limitarne le conseguenze all interno e all esterno del sito. Tali verifiche sono condotte attraverso analisi documentale e sopralluoghi in azienda. Per gli stabilimenti soggetti alla sola Notifica, le ispezioni sul SGS sono in capo alla Regione; in Piemonte la loro esecuzione è stata demandata ad Arpa con Delibera di Giunta Regionale n del 12 maggio Nel corso degli anni, con l esperienza maturata, la conduzione delle verifiche ispettive avviene in modo sempre più efficace, effettuando ispezioni mirate alle criticità gestionali e tecniche riscontrate nelle verifiche precedenti ed esaminando trasversalmente il Sistema adottato. Ad esempio, partendo dai casi di esperienza operativa relativi a incidenti, quasi incidenti e anomalie occorsi negli stabilimenti o dalle modifiche impiantistiche realizzate, vengono esaminate le ricadute sugli altri elementi del SGS, quali la formazione, informazione e addestramento dei lavoratori, la gestione delle imprese terze a cui il gestore ha affidato la manutenzione degli elementi critici per la sicurezza e l aggiornamento della documentazione. I sopralluoghi per l esclusione dal Registro Regionale delle Aziende a Rischio di Incidente Rilevante Arpa e Regione Piemonte conducono sopralluoghi congiunti negli stabilimenti per i quali i gestori hanno fatto richiesta di esclusione dal Registro Regionale delle Aziende a Rischio di Incidente Rilevante, ad esempio a seguito della riduzione di sostanze/preparati pericolosi presenti in stabilimento oppure per la modifica dei processi produttivi o la cessata attività. Tali sopralluoghi consentono la verifica dell effettiva adozione delle misure tecniche e gestionali dichiarate dal gestore. Le istruttorie tecniche sui Rapporti di Sicurezza L articolo 21 del DLgs 334/99 e s.m.i. prevede negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante soggetti a Rapporto di Sicurezza l esecuzione di controlli finalizzati ad accertare la correttezza della valutazione dei rischi e l adeguatezza delle misure preventive e protettive messe in atto dal gestore al fine della minimizzazione del rischio. I controlli consistono in un esame pianificato e sistematico dei documenti che descrivono l analisi dei rischi e in sopralluoghi per l analisi dei processi e dei sistemi tecnici applicati nello stabilimento al fine di minimizzare la frequenza e gli effetti di eventuali incidenti rilevanti. Tali controlli si realizzano nell ambito di istruttorie tecniche che sono in capo al Comitato Tecnico Regionale (CTR), organo interistituzionale presieduto dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e costituito da rappresentanti di Regione, Arpa, INAIL (ex ISPESL), Provincia e Comune. La gestione dell emergenza L articolo 20 del DLgs 334/99 e s.m.i. assegna al Prefetto il compito di predisporre, d intesa con la Regione e gli Enti Locali interessati, il Piano di Emergenza Esterno (PEE) per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da tali incidenti, sulla base delle informazioni fornite dal gestore e delle conclusioni dell istruttoria tecnica, ove disponibili. L attività di pianificazione in Regione Piemonte viene realizzata dalla locale Prefettura con la costituzione di appositi gruppi di lavoro di cui Arpa e Regione fanno parte, in collaborazione con i Vigili del Fuoco, la Provincia, il Comune, con il coinvolgimento di altre Amministrazioni e del Gestore dello Stabilimento. I documenti vengono redatti in coerenza alle Linee Guida del Dipartimento di Protezione Civile approvate con DPCM del 25 febbraio In particolare, la Regione evidenzia le peculiarità e le vulnerabilità del territorio e delle infrastrutture utili in emergenza, mentre il contributo di Arpa si esplica con l analisi critica degli scenari incidentali degli stabilimenti.

328 pressioni ambientali rischio industriale 7 La condivisione e la divulgazione della conoscenza ambientale specifica del rischio industriale Il Sistema Informativo delle Attività a Rischio di Incidente Rilevante - SIAR Fin dal 1992 la Regione Piemonte si è dotata di un archivio informatizzato dei dati relativi agli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. A seguito di modifiche sostanziali hardware e software, dal 2006 tale sistema è diventato l unico strumento per la gestione dei dati amministrativi e tecnici sulle aziende a rischio di incidente rilevante del Piemonte, strumento condiviso da tutto il sistema pubblico (Regione, Province, Arpa, Prefetture e Vigili del Fuoco) e che rappresenta la base dati per le analisi tecniche e la programmazione dei controlli. Periodicamente sono aggiornati i dati dai diversi enti coinvolti, anche garantendo la disponibilità dei documenti trasmessi dagli stabilimenti. Nel 2011 è stato sviluppato uno strumento parallelo dalla direzione regionale dei Vigili del fuoco che non è ancora stato collegato al SIAR. Il sito internet Rischio Industriale Con l obiettivo di fornire adeguate informazioni al pubblico viene aggiornato e periodicamente migliorato il sito tematico sul rischio industriale all interno del portale della Regione Piemonte: index.htm. Il sito, oltre a contenere la principale normativa di settore e i dati sulle attività regionali, è anche lo strumento per comunicare l elenco ufficiale regionale delle aziende soggette alla normativa in tema di prevenzione dei pericoli di incidente rilevante. Tale elenco è aggiornato e pubblicato con periodicità mensile. Il suddetto registro, definito ai sensi della LR 32/92, è il riferimento ufficiale per tutti i procedimenti amministrativi ad esso connessi, tra i quali vi è la stesura delle varianti urbanistiche in adeguamento al DM del 9 maggio 2001 (vedi paragrafo La pianificazione del territorio ). A partire dal 2012 i compiti istituzionali di Arpa Piemonte relativi alla prevenzione dei rischi di incidente rilevante sono descritti sul sito web dell agenzia, alla voce Rischio di incidente rilevante. In particolare sono dettagliate sia le attività di controllo, che si realizzano principalmente con lo svolgimento di verifiche ispettive sul SGS e con le istruttorie dei Rapporti di Sicurezza, sia le attività di pianificazione dell emergenza esterna agli stabilimenti Seveso e di pianificazione del territorio. È, inoltre, possibile consultare la documentazione specifica in materia di prevenzione dei rischi di incidente rilevante, quali pubblicazioni e linee guida. I quesiti in materia di prevenzione dei pericoli di incidente rilevante La Regione svolge un ruolo di coordinamento e indirizzo sulla materia a livello nazionale, attraverso la formulazione di nuovi quesiti in materia di prevenzione dei rischi di incidente rilevante al Ministero dell Ambiente e all Istituto Superiore di Sanità, relativi ad aspetti interpretativi della norma e fattori tecnici-applicativi riguardanti la classificazione di pericolo delle sostanze, anche con riferimento ai nuovi Regolamenti europei (CLP - Classification, Labelling and Packaging - e REACH - Registration, Evaluation, Restriction of Chemical substances) e l archiviazione dei quesiti posti dalle altre Amministrazioni. La pianificazione del territorio Il DM 9 maggio 2001, in attuazione dell art. 14 del DLgs 334/99 e s.m.i., stabilisce i requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale nelle zone interessate da stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli artt. 6, 7 e 8 del DLgs 334/99. In particolare il DM del 9 maggio 2001, all art. 4, prevede che gli strumenti urbanistici siano integrati con un elaborato tecnico Rischio di Incidenti Rilevanti (RIR) che costituisce un analisi tecnica delle vulnerabilità antropiche e ambientali in rapporto ai diversi fattori di pressione del territorio presenti o previsti. La normativa nazionale di settore è stata integrata con disposizioni di indirizzo (linee guida), approvate dalla Giunta Regionale con la deliberazione n del 26/07/2010. Nell ambito delle procedure urbanistiche di competenza, anche alla luce delle linee guida regionali, vengono verificati gli elaborati tecnici RIR e la documentazione ad essi correlata, al fine di garantire la compatibilità tra le attività industriali e i nuovi insediamenti antropici, nonché la compatibilità degli elementi ambientali naturali e antropici preesistenti rispetto all insediamento di nuove attività produttive e artigianali anche nell ambito di procedure soggette a Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

329 8 pressioni ambientali rischio industriale Strumenti di pianificazione del territorio e valutazione del rischio connesso a sostanze pericolose Progetto DESTINATION Obiettivo principale del progetto DESTINATION (Conoscere il trasporto delle merci pericolose come strumento di tutela del territorio) è creare uno strumento di conoscenza e di pianificazione del territorio per la pubblica amministrazione che tenga in debito conto anche il rischio connesso al trasporto delle merci pericolose su strada. Tale fine è perseguito attraverso l implementazione di un sistema informativo unico per tutto il territorio di progetto (Piemonte, Lombardia, Valle d Aosta, provincia di Bolzano e Cantone Ticino - CH) e la creazione di una duplice rete di monitoraggio: una fissa (varchi elettronici sul territorio) e una mobile (on board unit installate sui mezzi che trasportano sostanze ADR - Accord Dangereuses Route). Nel 2012 sono proseguite le attività relative al progetto strategico, approvato e finanziato nell ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera In particolare si è svolta la gara di acquisto della rete dei varchi elettronici e si sono approvate diverse convenzioni tra partner di progetto e concessionarie delle infrastrutture per la gestione della stessa. È stata, inoltre, conclusa la definizione della metodologia per il calcolo del rischio connesso alle merci pericolose a partire dai dati gestiti e aggiornabili da parte della Pubblica Amministrazione. Tutte le informazioni, le iniziative e i referenti sono disponibili sul sito web del Progetto: Infine, quale parte integrante del Progetto, proseguono gli incontri di coordinamento con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al fine di garantire che i risultati del Progetto DESTINATION diventino o siano compatibili con gli standard nazionali ed Europei in studio presso le commissioni tecniche dei diversi Stati membri dell UE. GLI INDICatoRI DI PRESTAZIONE Al fine di monitorare l efficacia delle politiche messe in atto nel 2012 nell ambito del rischio industriale è possibile individuare alcuni indicatori: il numero e l esito delle verifiche sul SGS; il numero dei PEE redatti con gruppi di lavoro inter-ente a garanzia di un uniformità su tutto il territorio regionale; il numero di attività di sperimentazione sui PEE; l incremento degli accessi ai sistemi informativi tematici sul rischio industriale; il numero degli elaborati tecnici comunali sul rischio di incidente rilevante, ovvero dei procedimenti di VAS analizzati dal punto di vista del tema ambientale rischio industriale. Per quanto riguarda le attività di controllo la Regione Piemonte, in accordo con Arpa, ha predisposto il programma annuale del 2012, individuando 18 stabilimenti, sottoposti a verifica periodica sul SGS. In merito alle valutazioni sul SGS adottato dagli stabilimenti ispezionati, si riscontra un generale miglioramento per quelle aziende che sono state sottoposte ad una seconda verifica ispettiva, fatta eccezione per quei casi in cui si sono manifestate delle criticità di tipo organizzativo che hanno avuto ripercussioni sull intero sistema. Per le aziende che, nel corso degli anni, sono state oggetto di diverse verifiche ispettive, si è sostanzialmente riscontrato il recepimento delle precedenti richieste per il miglioramento del Sistema e una maggiore consapevolezza dell importanza del SGS. Tuttavia gli approfondimenti svolti in queste aziende, anche attraverso una conduzione trasversale della verifica ispettiva, hanno evidenziato alcune carenze comuni, ad esempio nella gestione delle imprese terze affidatarie della manutenzione delle apparecchiature critiche per la sicurezza (elementi SGS Organizzazione e personale e Controllo operativo ) e nell addestramento dei lavoratori alle situazioni di emergenza desunte dall analisi di sicurezza ( Pianificazione dell emergenza ) (figura 16.6). Relativamente alle Istruttorie tecniche sui Rapporti di Sicurezza, nel 2012 sono stati avviati dal CTR complessivamente 19 procedimenti istruttori e si è favorevolmente concluso un procedimento relativo a un progetto particolareggiato avviato nel Sono inoltre state avviate attività di vigilanza al fine di verificare l effettiva adozione delle misure tecniche e gestionali prescritte a seguito delle istruttorie tecniche. Per quanto riguarda la pianificazione dell emergenza, Regione e Arpa Piemonte hanno assicurato

330 pressioni ambientali rischio industriale 9 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% Figura Elementi critici del SGS - anno 2012 documento di politica e struttura SGS organizzazione e personale identificazione e valutazione dei pericoli controllo operativo Fonte: Arpa Piemonte la partecipazione alla predisposizione dei PEE di 5 stabilimenti. Relativamente al sistema informativo e alla diffusione delle informazioni ambientali, è stata gestione delle modifiche pianificazione di emergenza controllo delle prestazioni controllo e revisione confermata la periodicità mensile di aggiornamento del registro ed è stata implementata la sezione relativa ai quesiti interpretativi sulla normativa Seveso quale riferimento nazionale sull argomento. Nel corso del 2012 sono stati registrati più di accessi e attualmente hanno accesso al sistema informativo SIAR circa 600 soggetti abilitati afferenti al Sistema Pubblico piemontese. Sono state inoltre sviluppate alcune funzionalità per agevolare il lavoro degli ispettori e la raccolta di dati tecnici. Nel corso del 2012 sono state analizzate 20 varianti agli strumenti di pianificazione urbanistica comunali, garantendo un incremento della conoscenza delle aree produttive (anche non strettamente collegate alla normativa Seveso) nonché delle vulnerabilità territoriali e ambientali connesse. Sono state, inoltre, esaminate alcune bozze di piani tematici da adottare negli strumenti urbanistici di livello provinciale. BOX 1 - Nuova Direttiva Seveso, novità e ricadute sull assoggettabilità degli stabilimenti Il 4 luglio 2012 è stata pubblicata la Direttiva europea 2012/18/UE sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, che modifica e abrogherà la Direttiva 96/82/CE a partire dal 1 giugno 2015, data entro la quale dovrà essere recepita dagli Stati membri. La nuova Direttiva Seveso introduce diverse novità: nell Allegato I è riportato un elenco di categorie delle sostanze pericolose (parte 1) e delle sostanze pericolose specificate (parte 2), per ciascuna delle quali sono definiti i massimi quantitativi che determinano l assoggettabilità di uno stabilimento alla normativa Seveso. Tale modifica discende dall adeguamento al Regolamento CE n. 1272/08 (cosiddetto CLP) sulla classificazione delle sostanze e delle miscele, che ha introdotto nuove categorie e indicazioni di pericolo; in particolare, quelle ricomprese nella parte 1 dell Allegato I della Direttiva Seveso sono le seguenti: H - pericoli per la salute P - pericoli fisici E - pericoli per l ambiente O - altri pericoli Tossicità acuta 1 Tossicità acuta 2 Tossicità acuta 3 (solo inalazione) Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT) Esplosivi Gas/aerosol infiammabili Gas comburenti Liquidi infiammabili Sostanze e miscele autoreattive e perossidi organici Liquidi e solidi piroforici Liquidi e solidi comburenti Tossicità acuta 1 Tossicità cronica 1 Tossicità cronica 2 Reazione violenta con acqua: sviluppo di gas infiammabile sviluppo di gas tossico Una prima ricaduta di tali modifiche sull assoggettabilità degli stabilimenti alla nuova disciplina della prevenzione dei pericoli di incidente rilevante riguarda i soggetti che detengono il triossido di cromo, ovvero principalmente le attività galvaniche.

331 10 pressioni ambientali rischio industriale Il triossido di cromo è, infatti, una sostanza classificata molto tossica (con frase di rischio R26), che attualmente presenta soglie di 5 e 20 t. per l assoggettabilità rispettivamente agli artt. 6, 7 e 8 della normativa Seveso. Secondo il Regolamento CLP presenta, invece, caratteristiche di tossicità acuta 2 (Acute Tox. 2) per inalazione (H330), tossicità acuta 3 (Acute Tox. 3) per via orale e cutanea (H301 e H311) e rientrerà nella categoria H2 dell allegato I parte 1 della nuova Direttiva Seveso, con quantità limite più alte, rispettivamente di 50 e 200 t. Tale variazione, che si ripercuote anche sulla classificazione delle soluzioni di cromatura, potrà comportare una modifica nel panorama delle attività galvaniche, con presumibile diminuzione del numero complessivo di stabilimenti soggetti alla normativa Seveso. Per quanto riguarda, invece, la parte 2 dell Allegato I della nuova Direttiva, sono introdotte 14 nuove voci, tra cui l ammoniaca anidra e l acido solfidrico, ed è stata integrata la voce prodotti petroliferi con gli oli combustibili densi e i combustibili alternativi. Per quanto riguarda l ammoniaca anidra, classificata secondo il Regolamento CLP acute tox 3 con indicazione di pericolo H331, le soglie di assoggettabilità (da 50 a 200 t) non hanno subito alcuna variazione, poiché sono analoghe a quelle attualmente in vigore per la categoria tossiche in cui essa rientra (è infatti classificata tossica per inalazione con frase di rischio R23). Pertanto la modifica relativa all ammoniaca non dovrebbe comportare una variazione nel quadro complessivo degli stabilimenti soggetti alla normativa Seveso. Gli oli combustibili attualmente classificati pericolosi per l ambiente, con soglie di assoggettabilità di 100 e 200 t., con la nuova Direttiva rientreranno nella voce prodotti petroliferi, per i quali si applicano soglie decisamente maggiori (2.500 e t). Tra le altre novità introdotte dalla Direttiva 2012/18/UE si segnala la nuova periodicità minima di aggiornamento della Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti (che passa da 2 a 5 anni) e la richiesta agli stati membri di redigere un programma periodico di ispezioni sul SGS, indicando in particolare per gli stabilimenti soggetti alla presentazione della sola notifica un intervallo minimo di 3 anni. Al proposito, si evidenzia che in Regione Piemonte la programmazione delle attività ispettive avviene già dal 2003 sulla base di criteri similari a quelli introdotti dalla Direttiva e definiti nella Delibera di Giunta Regionale n del 12 maggio In ultimo, la Direttiva pone l accento sulla partecipazione e l informazione al pubblico prevedendo la messa a disposizione dei dati e della documentazione tecnica attraverso sistemi informativi. La Regione Piemonte sta predisponendo alcuni servizi coerenti con la Direttiva INSPIRE e incrementando le funzionalità del sistema informativo tematico SIAR.

332 pressioni ambientali 11 rischio industriale BOX 2 - Verifiche impiantistiche L introduzione del Testo Unico per la Sicurezza, il DLgs 81 del 9 aprile 2008, ha di fatto riassunto il complicato panorama delle verifiche periodiche, imponendo che le attrezzature necessarie per tali attività, richiamate nell allegato VII, devono essere sottoposte ad una prima verifica periodica da parte dell INAIL (ex ISPESL) e, con cadenze individuate nel medesimo allegato, a successive verifiche da parte delle Aziende Sanitarie Regionali (ASL). Con l approvazione delle Linee Guida per la definizione dei rapporti tra i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL e Arpa, avvenuta con la DGR n del 18 maggio 2009, la titolarità del procedimento relativo alle verifiche periodiche di cui al DLgs 81/08 è attribuita ad Arpa. Il DM 11 aprile 2011, entrato in vigore il 24 maggio 2012, ha specificato come dovranno essere gestite le verifiche periodiche, che potranno essere svolte anche da soggetti privati in alternativa all ente titolare del procedimento. Durante il 2012 è stato completato l applicativo software ArpaVIP raggiungibile sul sito internet di Arpa, diventato operativo a partire dal mese di dicembre. L applicativo ArpaVIP è utilizzato per la gestione delle richieste di verifica da parte dei datori di lavoro e per l assegnazione da parte di Arpa delle attività di verifica. Per quanto riguarda gli impianti elettrici, Arpa Piemonte effettua l omologazione di quelli situati in luoghi con pericolo di esplosione (DPR 462/01, DGR n del 18 maggio 2009). Nel 2012 sono state condotte verifiche periodiche sugli apparecchi a pressione e 6296 sugli apparecchi di sollevamento. Inoltre, sono state svolte 23 omologazioni di impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione. Figura a Verifiche periodiche apparecchi a pressione - anno 2012 Figura b Verifiche periodiche apparecchi di sollevamento - anno 2012 Figura c - Omologazioni di impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte

333 12 pressioni ambientali rischio industriale AUTORI Barbara Basso, Francesca Bellamino, Chiara Carpegna, Walter Laiolo, Cristina Zonato Arpa Piemonte Francesca Bratta, Milena Orso Giacone, Giuseppe Petrosino, Graziano Volpe, Giuseppe Zulli Regione Piemonte RIFERIMENTI Le attività, il monitoraggio, i controlli e la documentazione sulla tematica Rischio industriale sono disponibili all indirizzo: Le serie storiche degli indicatori ambientali sulla tematica rischio industriale sono disponibili all indirizzo: Le attività, il monitoraggio, i controlli e la documentazione sulla tematica Verifiche impiantistiche sono disponibili all indirizzo: Il Registro delle attività a rischio di incidente rilavante ai sensi della LR 32/92 unitamente ai dati relativi alla distribuzione in Piemonte degli stabilimenti Seveso sono disponibili all indirizzo: Le informazioni sul SIAR, il manuale d uso e le modalità di acceso al sistema sono disponibili all indirizzo: La documentazione e gli eventi riguardanti il progetto DESTINATION sono disponibili all indirizzo:

334 uso delle risorse 2013 PRESSIONI AMBIENTALI TURISMO radiazioni non ionizzanti

335 2 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Con il termine radiazione viene indicato un insieme di fenomeni caratterizzati dal trasporto di energia nello spazio. Tutte le diverse forme di radiazione riconducibili alla propagazione di onde elettromagnetiche sono rappresentate nel cosiddetto spettro elettromagnetico (figura 17.1) in funzione della loro lunghezza d onda o frequenza. Lo spettro elettromagnetico include due grandi categorie di radiazioni: le radiazioni ionizzanti, che possono trasportare un energia sufficientemente elevata da produrre effetti di ionizzazione nell interazione con la materia, e le radiazioni non ionizzanti che non possono produrre l effetto di ionizzazione. Inoltre, nella parte di spettro elettromagnetico relativa alle radiazioni non ionizzanti, si possono distinguere le radiazioni riconducibili alla luce visibile, infrarossa e ultravioletta (radiazione ottica), da quelle che comunemente vengono denominate Campi Elettromagnetici. La prima parte di questo capitolo tratterà proprio dei campi elettromagnetici, termine con cui viene identificata per convenzione quella parte delle radiazioni non ionizzanti di frequenza compresa tra 0Hz e 300 GHz. La seconda parte tratterà invece la radiazione ottica e più in specifico le radiazioni ultraviolette (per il loro elevato impatto sanitario/ambientale). Figura Spettro della radiazione elettromagnetica

336 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 3 In entrambe le parti di questo capitolo, viene dapprima analizzato lo stato della componente ambientale, anche attraverso un set di indicatori che rappresentano gli elementi di pressione sul territorio (le sorgenti) e la situazione dell esposizione della popolazione alle radiazioni non ionizzanti, e vengono poi approfondite le politiche e le azioni messe in campo per la tutela dell ambiente e della salute. I dati su cui si basano le analisi provengono dall attività di monitoraggio e controllo effettuata da Arpa Piemonte, sia su propria iniziativa (nell ambito delle attività istituzionali) sia su richiesta degli Enti incaricati della tutela dell ambiente e della salute (Comuni, Province, Regione, Aziende sanitarie, ecc.). Campi elettromagnetici I campi elettromagnetici occupano una porzione dello spettro elettromagnetico che va suddivisa in intervalli di frequenza, che si distinguono per le modalità di propagazione dell onda e di interazione della stessa con i materiali (compresi i tessuti biologici): Campi elettrici e magnetici ELF (Extremely Low Frequency), per l intervallo di frequenze 0 Hz Hz; Campi elettromagnetici LF (Low Frequency), per l intervallo di frequenze 300 Hz khz; Campi elettromagnetici RF (Radio Frequency), per l intervallo di frequenze 300 khz GHz In questi intervalli di frequenza si possono identificare diverse sorgenti: per le ELF quelle di maggiore interesse per l impatto ambientale sono gli elettrodotti (linee e stazioni elettriche, cabine di trasformazione), per le RF sono gli impianti per telecomunicazione (impianti radiotelevisivi e Stazioni Radio Base SRB - per telefonia cellulare). La distinzione in intervalli di frequenza è anche importante in quanto la normativa fissa limiti differenti per le ELF e per le RF, sempre in relazione alle diverse modalità di interazione con il corpo umano e quindi ai diversi possibili effetti sulla salute. Informazioni più approfondite, di carattere divulgativo, sui campi elettromagnetici sono reperibili all indirizzo web: temi-ambientali/campi-elettromagnetici Stato attuale Nella tabella seguente si riportano i dati di popolamento degli indicatori: il primo riguarda i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (ELF, frequenze da 0 Hz a 10 khz) generati dalle linee elettriche ad alta e altissima tensione, mentre i restanti si riferiscono alle radiofrequenze e microonde (RF-MW, frequenze da 100 khz a 300 GHz), generate dagli impianti per telecomunicazioni. Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Km di linee elettriche per unità di area km/km 2 D Regione Piemonte Regione 2012 Densità di impianti per telecomunicazioni Numero/km 2 D Arpa Piemonte Provincia Regione Potenza complessiva dei siti con impianti per telecomunicazioni Watt P Arpa Piemonte Provincia Regione Esposizione a livelli di campo elettrico prodotto da impianti per telecomunicazioni Distribuzione percentuale dei livelli di esposizione S Arpa Piemonte Regione 2012 Superamenti dei limiti e dei valori di attenzione Numero S Arpa Piemonte Provincia Regione * Non è possibile definire un trend per questo indicatore, in quanto la base dati da cui attinge non viene aggiornata annualmente, bensì contiene le informazioni raccolte nell arco di tempo riportato, in forma statica.

337 4 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Sviluppo in chilometri delle linee elettriche in rapporto all area I chilometri di linee elettriche ad alta tensione sul territorio piemontese dovrebbero essere desunti dal catasto degli elettrodotti, formalmente istituito con la DGR del 22/12/2008. Tale catasto non è però ancora ad oggi operativo, pertanto l analisi che segue è fondata sulla base dati a disposizione di Arpa Piemonte, aggiornata mediante la partecipazione ai procedimenti di Valutazione d Impatto Ambientale (VIA) e/o autorizzativi per i nuovi elettrodotti. Nel corso del 2012, l indicatore è rimasto sostanzialmente quasi invariato rispetto agli anni precedenti. In effetti, la realizzazione di nuove linee è quasi sempre associata allo smantellamento di vecchie porzioni di rete all interno di progetti di ammodernamento e razionalizzazione, per cui mediamente il bilancio rimane costante. Occorre sottolineare, però, che le nuove linee sono autorizzate nell ambito di procedimenti che, a partire dalla Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e passando per la VIA e il vero e proprio iter autorizzativo, tendono ad una minimizzazione dell impatto delle nuove opere. Pertanto, si può affermare che, generalmente, la costruzione di nuove linee e smantellamento di parte della vecchia rete portano ad una diminuzione dell esposizione della popolazione, anche a parità dei km di linee presenti sul territorio. Attualmente, le province con maggiore impatto da parte degli elettrodotti sono quelle di Torino e Novara, mentre un impatto decisamente inferiore, in rapporto alla superficie totale, si verifica per le province di Biella e di Asti. Si rimanda al Rapporto Stato Ambiente 2004 per la rappresentazione grafica della distribuzione delle linee. Box 1 - Classificazione delle aree urbane piemontesi sulla base dell impatto dovuto ad elettrodotti Allo scopo di poter fornire un informazione sintetica circa l impatto degli elettrodotti sul territorio piemontese, con particolare attenzione alle aree edificate (quelle aree cioè in cui è possibile l esposizione prolungata della popolazione al campo magnetico generato dalle linee ad alta e altissima tensione), si è scelto di determinare il parametro lunghezza delle linee che attraversano aree edificate per ciascun comune sul territorio regionale, in modo da fornire una prima indicazione del livello di criticità per i singoli comuni. A seguito di questa prima analisi, sono stati individuati i comuni che presentano le maggiori criticità, e per questi è stata effettuata un analisi più approfondita: le aree edificate sono state caratterizzate in base al numero di persone potenzialmente esposte a livelli significativi di campo magnetico. Figura a - Assegnazione del punteggio di criticità (basato sulla lunghezza delle linee elettriche in aree edificate) ai comuni sul territorio piemontese Figura b Distribuzione tra le provincie dei comuni a più elevata criticità Comuni con punteggi AL CN NO TO VB VC Fonte: Arpa Piemonte

338 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 5 Nella prima fase, a ciascun comune è stato assegnato un punteggio ottenuto come percentuale della lunghezza totale (su tutta la regione) dei tratti di linea in aree abitate, allo scopo di fornire un informazione sintetica sull effettiva pressione delle linee. Nella figura a è visibile la distribuzione sul territorio dei punteggi così ricavati. 21 comuni registrano un punteggio maggiore di 0,7 (corrispondente a più di 2 km di tracciato delle linee in aree edificate) e sono distribuiti tra le diverse province come rappresentato in figura b. Per ciascun comune è stata calcolata la popolazione potenzialmente esposta, in quanto residente all interno delle fasce definite dalle Distanze di Prima Approssimazione (come definite dal DPCM 29/05/2008), ed è stato quindi assegnato un punteggio di criticità sulla base di tale parametro. Nel grafico della figura c l andamento del punteggio di criticità per i vari comuni è confrontato con l andamento del numero di interventi di misura effettuati negli anni: pur essendo presenti in quest ultimo dato notevoli fluttuazioni in relazione a specifiche realtà locali (esposti, presenza di aree sensibili, differenze nell uso del territorio, ecc.), è possibile ravvisare come le attività di monitoraggio e controllo effettuate dall Agenzia siano congruenti con la pressione delle linee ad alta tensione sul territorio, come evidenziato dalla linea di tendenza. Figura c - Confronto tra il punteggio di criticità (sulla base della popolazione potenzialmente esposta) e il numero di misure effettuate negli anni per ciascun comune

339 6 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Densità di impianti per telecomunicazioni La densità di impianti, durante l anno 2012, ha mostrato ancora un aumento per le Stazioni Radio Base per la telefonia (SRB), per una percentuale pari al 6% (un incremento decisamente meno evidente del 2011, in cui era del 21%), mentre si conferma la stabilizzazione, e per alcune province addirittura una leggera diminuzione (circa 0,8%), della densità di antenne Radio-TV (figura 17.2). Questi due diversi andamenti sono da correlare al forte incremento della copertura dei servizi a banda larga per la telefonia e, per quanto riguarda le antenne Radio-TV, all ottimizzazione della copertura della televisione digitale terrestre. Si noti come la densità degli impianti per telefonia mobile nelle diverse province vari tra 0,16 impianti/ km 2, nella provincia di Verbania, e 0,45 impianti/ km 2, nella provincia di Torino, in coerenza con le densità abitative delle province piemontesi. La densità degli impianti radiotelevisivi varia invece tra 0,049 impianti/km 2, nella provincia di Vercelli, e 0,183 impianti/km 2, nella provincia di Verbania, dove il territorio montuoso giustifica la maggiore concentrazione di impianti. La densità degli impianti per telecomunicazione, relativa a tutte le tipologie di impianto, varia da 0,245 impianti/km 2, nella provincia di Vercelli, a 0,575 impianti/km 2, nella provincia di Torino. Figura Densità Impianti per telecomunicazione - anno Fonte: Arpa Piemonte Potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni La potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni, parametro correlabile con l intensità di campo elettromagnetico irradiata, ha avuto negli anni un andamento crescente, con un contributo preponderante da parte degli impianti radiotelevisivi. Negli ultimi 3 anni, però, la potenza complessiva di questa tipologia di impianti è andata stabilizzandosi intorno ad un valore di 1.2 milioni di W, mentre ha continuato a crescere la potenza delle SRB, passata da un contributo pari al 34% del totale nel 2006 al 50% del totale nel In figura 17.3 è riportato l andamento negli anni della potenza complessiva degli impianti radiotelevisivi e delle SRB. Dall analisi della distribuzione delle potenze globali tra le diverse province, visibile in figura 17.4, risulta che nella sola provincia di Torino è installata circa la metà della potenza presente in tutto il Piemonte. Figura Potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni - anni RadioTV SRB Totale Fonte: Arpa Piemonte La percentuale supera il 70% considerando le tre sole province di Torino, Cuneo e Alessandria. Questo dato si riflette sia sull attività di monitoraggio, ad esempio in termini di numero di interventi di controllo, sia sulle situazioni di criticità riscontrate (vedere paragrafi successivi).

340 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 7 Figura Distribuzione della potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni nelle diverse province - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte Esposizione a livelli di campo elettrico prodotto da impianti per telecomunicazioni La figura 17.5 riporta la distribuzione percentuale dei livelli di campo elettromagnetico, nelle diverse condizioni di esposizione, misurati su tutto il territorio regionale in prossimità degli impianti: viene indicato in quale percentuale del totale di misure effettuate nel 2012 il livello di campo elettrico rilevato è compreso in alcuni intervalli di valori predefiniti. Tali dati, rilevati a seguito di richieste specifiche dei cittadini o di azioni di controllo sugli impianti, sono rappresentavi delle situazioni di maggiore esposizione e non dell esposizione media della popolazione. I livelli di campo rilevati in prossimità delle SRB sono mediamente inferiori a quelli rilevati in prossimità dei trasmettitori Radio-TV, essendo maggiori le potenze utilizzate da questi ultimi impianti. In effetti, nel 96% delle misure in prossimità di SRB il campo elettrico è risultato inferiore a 3 V/m, mentre per le antenne Radio-TV nel 52% dei casi sono stati riscontrati valori di campo elettrico inferiori a 3 V/m. Un ulteriore informazione sui livelli di campo presenti mediamente sul territorio deriva dall attività di monitoraggio effettuata con una rete di centraline fisse e rilocabili, dislocate in modo capillare su tutto il territorio (con il contributo sia di SRB, sia di impianti Radio-TV). In figura 17.6 è riportata la distribuzione dei livelli di Figura 17.5 Distribuzione dei livelli di campo elettrico misurati in prossimità delle SRB (a), e in prossimità di antenne radiotelevisive (b) - anno % 36% 3% 60% 30% Fonte: Arpa Piemonte campo misurati con la rete di centraline nel corso dell attività di monitoraggio: nel 36% delle misure i livelli di campo sono risultati inferiori a 0,5 V/m e nell 81 % inferiori a 3 V/m, valore pari alla metà del valore di attenzione (6 V/m). Dall analisi di questi dati si deduce, pertanto, che i livelli di esposizione a campi elettromagnetici della popolazione residente in prossimità di sorgenti di campo a radiofrequenza sono, nella quasi totalità dei casi, di gran lunga inferiori ai valori limite. Per quanto riguarda invece eventuali superamenti dei limiti, un analisi più dettagliata viene effettuata nel paragrafo successivo. È stato effettuato un approfondimento dell indicatore per la città di Torino per visualizzare la situazione nei nuclei urbani (figura 17.7). Per l area urbana, la quasi totalità delle misure è stata effettuata in prossimità di SRB, pur essendo in alcuni casi consistente il contributo delle emissioni Radio-TV dal Colle del-

341 8 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Figura Distribuzione percentuale dei livelli di campo RF misurati con centraline di monitoraggio sul territorio regionale - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte la Maddalena. La distribuzione dei valori di campo rivela complessivamente una percentuale di misure con valori di campo elettrico sotto i 3 V/m, appena inferiore a quella regionale (88%), con una concentrazione maggiore dei valori nell intervallo superiore alla soglia di rilevazione strumentale (0,5 V/m), in particolare in prossimità degli impianti. I valori di campo nella città di Torino sono, quindi, più diffusamente superiori alla soglia di 0,5 V/m, ma comunque mediamente bassi. Si segnala, però, un incremento, rispetto al 2011, dei casi in cui il valore misurato risulta compreso tra 3 e 6 V/m: la percentuale è salita dall 11 al 18% dei casi. Si può, pertanto, considerare come l incremento dei servizi di telefonia e trasferimento dati in banda larga abbia comportato un leggero aumento dei livelli medi di esposizione in ambiente urbano. Superamenti del valore di attenzione e dei limite di esposizione Nelle misure di controllo effettuate su SRB nel 2012 non sono stati riscontrati superamenti né del limite di esposizione di 20 V/m né del valore di attenzione di 6V/m. In generale, i livelli di campo elettromagnetico rilevabili in prossimità di SRB per telefonia mobile sono ampiamente inferiori al limite di esposizione, valore di attenzione e obiettivo di qualità, indipendentemente dall area considerata, sia essa un area intensamente frequentata, adibita a permanenze prolungate, o solo di pubblico accesso. Valori più elevati sono stati misurati nel corso delle attività di monitoraggio e controllo riguardanti i siti Radio-TV. In questi siti, si è riscontrato in 1 caso (pari allo 0,2% delle misure effettuate) un superamento del valore di attenzione di 6 V/m. In 3 casi (pari allo 0,7% delle misure effettuate), invece, si è rilevato il superamento del limite di esposizione di 20V/m in aree accessibili alla popolazione. La maggioranza di queste misure viene condotta in siti già considerati critici, nell ambito dell attività di istruttoria tecnica per il rilascio di pareri. In figura 17.8 è riportato l andamento negli anni della percentuale di casi di superamento riscontrati in rapporto al totale delle misure effettuate in ciascun anno: si osserva come l attività di controllo dell Agenzia e l applicazione delle norme regionali e nazionali abbiano determinato un trend in diminuzione per i casi di superamento dei limiti, valori di attenzione o obiettivi di qualità. Nel 2012, i siti in cui sono stati riscontrati superamenti del limite o del valore di attenzione sono 2 in provincia di Figura Distribuzione percentuale dei livelli di campo RF misurati nella città di Torino - anno 2012 Figura Andamento negli anni della percentuale di casi di superamento riscontrati in rapporto al totale delle misure effettuate in ciascun anno - anno % 2% 2% 78% % superamenti riscontrati su numero misure 10% 9% 8% 7% 6% 5% 4% 3% 2% 1% 0% Fonte: Arpa Piemonte Fonte: Arpa Piemonte

342 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 9 Verbania, 1 in provincia di Novara, 1 in provincia di Cuneo e 1 in provincia di Torino. Politiche e obiettivi ambientali Riferimenti Normativi Il principale riferimento normativo nazionale relativo ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati sia da sorgenti ad alta frequenza (comprese tra 100 khz e 300 GHz), quali impianti di telecomunicazione per diffusione radiotelevisiva (Radio-TV) e telefonia mobile (SRB) - che da sorgenti a bassa frequenza (50 Hz), quali elettrodotti e tutti gli impianti, cabine o stazioni connessi è la legge n. 36 del 22 febbraio 2001 Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Tale legge ha tra le proprie finalità quella di tutelare la salute della popolazione e di adottare il principio di precauzione, unendo alla prevenzione e protezione della salute umana anche la salvaguardia dell ambiente e del paesaggio. In quest ottica la legge quadro, oltre a promuovere l attività di ricerca e di educazione ambientale, istituendo le modalità con cui queste attività devono essere svolte, definisce le funzioni e le competenze dello Stato, dei Ministeri, delle Regioni, delle Province, dei Comuni, del Comitato Interministeriale per la Prevenzione e la Riduzione dell Inquinamento Elettromagnetico, delle Arpa e dei vari enti, organismi e istituzioni a vario titolo preposti alle attività di pianificazione, prevenzione, autorizzazione, monitoraggio e controllo. Per alcuni aspetti specifici la suddetta legge rinvia a provvedimenti normativi di dettaglio che sono stati approvati, quali: i due DPCM 8 luglio 2003, che fissano i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sia per le sorgenti a bassa frequenza che ad alta frequenza - come previsto dal comma 1, lettera a) dell articolo 4, con le modalità riportate al comma 2 lettera a) del medesimo articolo; il Decreto Ministeriale 29 maggio 2008 Approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti con cui è stata approvata la metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti - come previsto dalla legge e dal DPCM 8 luglio 2003 sulle basse frequenze; Per altri aspetti, la legge 36/2001 rimanda a provvedimenti che ad oggi non sono stati ancora approvati, quali: il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che, come previsto dal comma 4 dell articolo 4, avrebbe dovuto determinare i criteri di elaborazione dei piani di risanamento - previsti dalla lettera d), comma 1, dell articolo 4 - su proposta del Ministro dell Ambiente, sentiti il Comitato Interministeriale e la Conferenza Unificata entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge 36/2001; il Decreto del Ministero dell Ambiente che, come previsto dall articolo 7 della Legge, avrebbe dovuto istituire il Catasto Nazionale delle Sorgenti fisse e mobili dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici - previsto dalla lettera c), comma 1, dell articolo 4 - sentiti i Ministeri della Sanità e il Ministero dell Industria, del Commercio e dell Artigianato, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 36/2001, al fine di rilevare i livelli di campo presenti nell ambiente. Per altri aspetti ancora lo stallo normativo si è sbloccato. Infatti, l articolo 14 della Legge 17 dicembre 2012 n , che ha dato il via libera al DL Sviluppo bis (n. 179 del 18 ottobre 2012), apporta alcune novità e introduce alcune modifiche al quadro normativo esistente al fine di favorire la diffusione delle tecnologie digitali e il completamento del Piano Nazionale Banda Larga sia fissa (via cavo) che mobile (wireless). Tale articolo, a fronte di un autorizzazione di spesa pari a 150 milioni di Euro, da iscrivere nello stato di previsione del Mi &atto.codiceRedazionale=12A13277.

343 10 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti nistero dello Sviluppo Economico, prevede diverse azioni sintetizzabili in agevolazioni burocratiche, tecniche e legali, semplificazioni e modifiche. Le modifiche sopra citate relative ai limiti e alle modalità di rilievo e valutazione comportano: minore ambiguità nell individuazione delle pertinenze esterne degli edifici soggette all applicazione del valore di attenzione; la possibile esposizione a livelli di campo elettromagnetico a radiofrequenza maggiori di 6 V/m per limitati periodi nell arco della giornata a causa del fatto che i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità devono intendersi quali medie sulle 24 ore. Tale scelta normativa non ha tenuto conto del parere contrario espresso dal sistema delle Agenzie ambientali nel quale si segnalava come conseguenza di questa modifica normativa [ ] l aumento dei valori di campo elettrico, con possibile superamento, per periodi di tempo limitati, del valore di attenzione di 6 V/m, nelle aree fortemente antropizzate maggiormente prossime agli impianti e nei momenti della giornata in cui le emissioni delle SRB sono più elevate[ ]. Giudizio condiviso dal Ministero della Salute che in una nota del novembre 2012 scriveva [ ] l introduzione del criterio di media delle 24 ore condurrebbe di fatto a un incremento dei livelli medi di esposizione [ ] maggiori oneri per l attività di controllo a causa della necessità di effettuare misure della durata di 24 ore per attestare un eventuale superamento del valore di attenzione. Tali misure risultano, inoltre, non facilmente realizzabili a causa dell assenza di specifiche norme tecniche nonché di strumenti adeguati in commercio. I controlli autonomi da parte degli enti preposti quali le Agenzie per l ambiente saranno quindi molto onerosi, se non impossibili, in termini di impegno di risorse umane. Non esistono, infatti, al momento strumenti in grado di monitorare per 24 ore i singoli segnali prodotti dalle stazioni radio base per telefonia mobile (SRB). L alternativa ad una rilevazione sperimentale della media su 24 ore è quella, già oggetto di specifiche proposte, di basare il controllo sulla misura del canale pilota, possibile per i segnali di ultima generazione (UMTS e LTE) solo con la disponibilità di analizzatori di spettro nel dominio dei codici - sofisticati e molto costosi - unita alla conoscenza dei dati storici di funzionamento dell impianto. Tali dati devono essere forniti dai gestori: ciò, di fatto, riduce l ente di controllo a certificare dati di traffico degli impianti sui quali non può esercitare alcuna verifica. Molte delle variazioni introdotte dalla legge 221 richiedono inoltre di riadattare la normativa che Regione Piemonte ha emanato negli anni sull argomento (LR19 e DGR attuative). Azioni Arpa Piemonte mette in campo una serie di attività e azioni al fine di monitorare lo stato ambientale sui campi elettromagnetici e fornire un supporto per il superamento delle criticità riscontrate. La tabella sottostante riporta una sintesi degli indicatori di risposta alle pressioni ambientali, definiti a livello di Sistema delle Agenzie. Indicatore / Indice Unità di misura DPSIR Fonte dei dati Copertura geografica Copertura temporale Stato attuale Trend Numero di interventi di misura per campi a bassa frequenza Numero R Arpa Piemonte Provincia Numero di valutazioni teoriche e pareri preventivi per i campi a bassa frequenza Numero R Arpa Piemonte Provincia 2012 Numero di impianti di telecomunicazioni a cui è stato rilasciato parere/pronuncia Numero R Arpa Piemonte Provincia Regione 2012 Numero di interventi di misura per i campi a radiofrequenza Numero R Arpa Piemonte Provincia Regione 2012

344 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 11 Interventi di monitoraggio per le basse frequenze Nel 2012 sono stati effettuati 79 interventi di misura su tutta la regione. In figura 17.9 il numero di interventi di monitoraggio a bassa frequenza effettuati tra il 2010 e il 2012, suddivisi per provincia, è rapportato ai km di linee elettriche ad alta e altissima tensione in ciascuna provincia. Tale numero è coerente con la presenza di sorgenti sul territorio delle varie province e in valore assoluto il numero di interventi è preponderante nella provincia di Torino mentre, rapportato ai km di linea, il valore più elevato si rileva in provincia di Biella. carichi di corrente delle linee. Le misure effettuate nell anno non hanno rilevato alcun superamento dei limiti e valori di attenzione per il campo magnetico, e un solo caso di superamento del limite per il campo elettrico. Figura Interventi di misura dei campi elettrici e magnetici a bassa frequenza - anno 2012 Nel 2012 l attività ha avuto la finalità di ampliare le informazioni sui livelli di esposizione della popolazione e di monitorare le zone sulle quali insistono diversi elettrodotti, valutando la variabilità nel tempo dei livelli di campo magnetico in funzione dei Fonte: Arpa Piemonte Box 2 - Campagna di monitoraggio elettrodotti 2012 La campagna di monitoraggio iniziata nel 2012, in fase di completamento nel 2013, è stata strutturata identificando i casi di interferenza di più di una linea ad alta tensione con edifici (abitazioni o ditte), cioè quei casi in cui in prossimità dell edifico sono presenti due o più linee che si incrociano o viaggiano parallelamente. Sono stati identificati 45 siti in tutta la regione che corrispondono a tale criterio. Nei punti così identificati, vengono effettuate misure istantanee (spot) di campo elettrico e magnetico, e misure di campo magnetico con una centralina di monitoraggio che acquisisce i livelli di campo ogni minuto per circa 1 settimana. Quest ultima tipologia di misura è fondamentale per il confronto con il valore di attenzione fissato dal DPCM 8 luglio 2003, che è un valore della mediana su 24 ore nelle normali condizioni di esercizio degli elettrodotti (caratterizzati da correnti variabili nell arco della giornata e durante l anno). Una misura prolungata è particolarmente importante nel caso di compresenza di più linee, in quanto non è possibile in tale condizione utilizzare il metodo di estrapolazione definito dal DPCM 29/05/2008, per analizzare la variabilità nel tempo del valore di mediana su 24 ore. Un esempio dell esito di tali misure è rappresentato nella figura a, dove è visibile l andamento temporale del livello di campo magnetico in uno dei punti monitorati, insieme con i valori di mediana calcolati ogni 24 ore raffrontati al valore di attenzione fissato dal DPCM 08/07/2003. Per una più approfondita valutazione dell esposizione sono stati richiesti al gestore i dati di carico delle linee nel giorno di misura e durante l intero anno precedente. Nelle figure b1 e b2 sono stati sovrapposti l andamento dei valori di campo magnetico rilevati in un punto e l andamento della corrente circolante nelle due linee che insistono su quel punto, nei giorni del monitoraggio, con le opportune scale dei valori. A fine 2012 sono stati monitorati 20 siti sui 45 identificati: l attività prosegue nel 2013 per completare il controllo di tutti i siti. Nei siti indagati, non sono stati rilevati casi di superamento né dei limiti né del valore di attenzione per il campo magnetico fissati dalla normativa vigente, mentre si è riscontrato un caso di superamento del limite per il campo elettrico.

345 12 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Figura a - Andamento nel tempo del livello di campo magnetico Fonte: Arpa Piemonte Figura b1 e b2 - Andamento nel tempo del livello di campo magnetico, confrontato con l andamento della corrente nelle due linee considerate Andamento nel tempo del livello di campo magnetico misurati in prossimità di alcune linee ad alta tensione. Il valore di campo magnetico varia nel tempo al variare dei livelli di corrente presenti nelle linee, e del modo in cui si compongono i contributi dovuti alle singole linee che insistono sul punto di misura. Fonte: Arpa Piemonte

346 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 13 Valutazioni teoriche per le basse frequenze Oltre all attività di misura, il controllo sui livelli di campo elettrico e magnetico generati dagli elettrodotti viene effettuato tramite valutazioni teoriche e pareri preventivi, in particolare per rispondere a quanto previsto dal DPCM 08 luglio 2003 (per ciò che riguarda la verifica del rispetto dell obiettivo di qualità nei nuovi fabbricati in prossimità di elettrodotti e per la costruzione di nuove parti di elettrodotto), sia all interno di procedimenti autorizzativi sia di procedure di VIA o Vas. Il numero di valutazioni (11) nel 2012 è diminuito, sia in conseguenza della più diffusa applicazione del DM 29 maggio 2008, che prevede che le fasce di rispetto vengano calcolate dai gestori degli elettrodotti e Arpa Piemonte abbia invece un ruolo di eventuale verifica di tali valutazioni, sia in relazione al fatto che è finito l iter autorizzativo di vaste opere di revisione della rete elettrica che hanno richiesto molte valutazioni negli anni passati (ad esempio la razionalizzazione della rete a 220 kv della città di Torino). Nel 2012 tutte le valutazioni hanno interessato la provincia di Torino e quella di Novara, in funzione sia dell elevata densità di elettrodotti sul territorio di entrambe sia della forte urbanizzazione, continuamente in crescita negli ultimi anni. Pareri e pronunciamenti per l installazione e modifica degli impianti fissi per telecomunicazioni Arpa Piemonte, per ogni nuova installazione o modifica di un impianto di telecomunicazione, verifica il rispetto dei limiti di legge e rilascia un parere tecnico o un pronunciamento (rispettivamente ai sensi della LR 19/04 e del DLgs 259/03) sulla base delle valutazioni previsionali dei livelli di campo elettromagnetico emessi dall impianto e di quelli già eventualmente presenti. Tale parere è alla base dell autorizzazione all installazione ed esercizio dell impianto rilasciata dal Comune. Il numero totale di pareri e pronunciamenti rilasciati rappresenta un buon indicatore sia dell attività di controllo svolta dall Agenzia, in relazione alla richiesta normativa, sia dello sviluppo delle reti per telecomunicazioni. Nel corso del 2012 sono stati rilasciati pareri (in leggera diminuzione rispetto al 2011, ma comunque in aumento del 12% circa rispetto alla media dei pareri nel periodo ), così suddivisi fra le varie province (figura 17.10). Figura Siti per i quali sono stati rilasciati Pareri o Pronunciamenti - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte Interventi di controllo e monitoraggio a radiofrequenza La misura dei livelli di campo elettromagnetico presenti nell ambiente è un attività di controllo che permette di valutare i livelli di esposizione della popolazione e di verificare il rispetto dei limiti di legge. Nel 2012 sono stati effettuati 407 interventi di misura su tutta la Regione (figura 17.11) numero che, tenuto conto della attività di routine dell Agenzia in risposta ad esposti e per controllo degli impianti di propria iniziativa, rispecchia le criticità delle sorgenti presenti sui diversi territori provinciali. Figura Interventi di misura dei campi a radiofrequenza suddivisi per provincia - anno 2012 Fonte: Arpa Piemonte I Piani, i programmi e le azioni messi in campo per il superamento delle criticità Elettrodotti La normativa vigente per la protezione della popolazione dall esposizione a campi elettrici e magnetici generati da elettrodotti non prevede né una procedura per i risanamenti in caso di superamenti dei limiti né un regime sanzionatorio. Per ovviare a questa carenza normativa, in merito

347 14 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti alla risoluzione delle situazioni problematiche, la Regione Piemonte, con DGR del , ha fornito indirizzi concernenti le azioni di risanamento nell ambito della programmazione dello sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), richiedendo a Terna (gestore della rete stessa) di mettere in atto quegli interventi di sviluppo che permettono di superare le criticità esistenti, anche a titolo di parziale compensazione per le maggiori pressioni sul territorio da parte delle nuove porzioni di rete. In questo quadro Arpa Piemonte, a seguito dei monitoraggi effettuati sul territorio regionale, segnala alla Regione i casi di criticità (superamenti oppure casi di esposizione elevata della popolazione), con la finalità di tenerne conto nella valutazione degli interventi di razionalizzazione e compensazione legati allo sviluppo della RTN. Questo modus operandi ha portato alla definizione di alcuni progetti di mitigazione su criticità esistenti, alcuni dei quali hanno completato l iter autorizzativo nel 2012: progetto di variante della linea ad alta tensione presente presso la scuola materna di borgata Truc di Miola nel comune di La Cassa; progetto di interramento della linea ad alta tensione presente presso il sito di via Amati nel comune di Venaria Reale (la criticità relativa a questo sito è approfondita nell apposito box). Impianti per telecomunicazione Un esempio di azioni messe in atto per la riduzione delle criticità sono i casi di controllo da remoto e in continuo delle condizioni di funzionamento degli impianti oppure dei livelli di campo generati. Questo tipo di controllo, oltre ad essere effettuato tramite centraline di monitoraggio (posizionate per lunghi periodi nei siti maggiormente critici), viene in alcuni casi effettuato con sistemi predisposti ad hoc, come il sistema SMART sviluppato per il Colle della Maddalena (vedi box 4), o come il sistema di controllo remoto degli impianti del sito Skylogic di via Centallo a Torino. Quest ultimo, entrato in funzione nel 2012 e a regime nel 2013, permette ad Arpa l accesso ai dati di potenza e di puntamento delle parabole, che possono essere variabili in funzione delle esigenze di trasmissione. Tali sistemi permettono di verificare le possibili modificazioni nel tempo delle condizioni di esposizione, e di agire ove necessario per il ripristino o la riduzione dei livelli di campo. Altro ambito di intervento per il superamento delle criticità è costituito dai piani di risanamento, che vengono messi in atto qualora vi siano superamenti dei limiti e valori d attenzione fissati dalla normativa, ma non sia stato possibile (per motivi legati alla garanzia del pubblico servizio) ridurre a conformità il contributo degli impianti secondo quanto previsto dal DPCM 08/07/2003. Nel 2012 il solo piano di risanamento in via di definizione è stato quello del Colle della Maddalena.

348 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti 15 Box 3 - Monitoraggio e controllo dell area di via Amati a Venaria Reale La realizzazione della centrale Iren Torino Nord (entrata in funzione a fine 2011) ha comportato un immissione di potenza elettrica sulla linea elettrica T234 (220 kv) Leinì-Pianezza, con potenziale aumento dei carichi di corrente, e conseguente incremento dei livelli di campo magnetico in un area sensibile (zona residenziale con parco giochi). Tra le prescrizioni per la riduzione di tale impatto, da rispettarsi all entrata in esercizio della centrale Torino Nord, è compresa la richiesta di pervenire alla sottoscrizione di un accordo con Terna S.p.A. finalizzato allo spostamento del tracciato della linea elettrica T234 nella zona di via Amati a Venaria Reale. L intervento concordato è costituito dall interramento della linea in questione tra i sostegni 39 e 40 (sito di via Amati). In attesa della realizzazione del suddetto intervento, come misura di cautela per la protezione da possibili effetti a lungo termine sulla salute eventualmente connessi con l esposizione ai campi magnetici nel parco giochi di via Amati, Arpa Piemonte ha posizionato un misuratore in continuo nello stesso parco giochi, in acquisizione sia prima dell attivazione della centrale, sia dopo, per un periodo complessivo di circa un anno. Nella figura a è possibile rilevare i dati di campo magnetico in tutto il periodo di monitoraggio, raffrontati al valore di attenzione fissato dal DPCM 8 luglio In particolare, per ciascun periodo di circa 10 giorni, nel grafico sono riportati il livello massimo e medio di campo magnetico, nonché il valore più elevato della mediana su 24 ore per quel periodo. Figura a - Andamento nel tempo del livello di campo magnetico Fonte: Arpa Piemonte Questo monitoraggio ha permesso di verificare che, in attesa della realizzazione dell interramento, l esposizione della popolazione non superasse il valore di attenzione fissato dalla normativa vigente, anche al variare delle condizioni di carico delle 3 linee che insistono sulla stessa area.

349 16 pressioni ambientali radiazioni non ionizzanti Box 4 - Criticità del Colle della Maddalena: monitoraggio e controllo Il sito radiotelevisivo del Colle della Maddalena (Torino) ha rappresentato negli anni una criticità consistente per quanto riguarda l esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, a causa del persistente superamento dei limiti e del valore di attenzione fissati dalla normativa vigente. Di seguito si analizzano le azioni e i piani messi in campo per il superamento di tale criticità. Peraltro nell arco del 2012 la situazione si è ridimensionata, in quanto il livello di campo elettrico presso il piazzale Faro, storicamente al di sopra dei limiti, è sceso ampiamente al di sotto degli stessi in tutte le sessioni di misura effettuate nell arco dell anno (mesi di maggio, luglio e ottobre). Monitoraggio e controllo tramite il Sistema di Monitoraggio Automatico e in Remoto delle Telecomunicazioni Il Sistema di Monitoraggio Automatico e in Remoto delle Telecomunicazioni (SMART), messo a punto da Arpa Piemonte per aumentare l effica