«Torniamo a fare grande il Nord» Fiducia e speranza. di MARCO REGUZZONI. Abbiamo bisogno di libertà, speranza, fiducia.

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1 p EdizioneUNAPAGINA - Prima

2 p GRANDE NORD - Speciale Fiducia e speranza di MARCO REGUZZONI Abbiamo bisogno di libertà, speranza, fiducia. I partiti ci hanno tolto tutto ciò, così da avere un popolo sottoposto e umiliato. Vogliono più Stato, più potere nelle loro mani e sempre meno libertà per noi e per i nostri figli, sempre più sfiduciati e disamorati. Noi non ci stiamo. È tempo di eliminare i parassiti della politica, recuperare ottimismo, portare avanti con semplicità le nostre aspirazioni. È il momento di Grande Nord. Una forza rivoluzionaria fatta di gente che lavora, un movimento federalista perché liberale, con l obiettivo principale di diminuire il peso dello Stato onnivoro. Un vero sindacato del Nord organizzato al contrario dei partiti tradizionali: i nostri parlamentari non parteciperanno al Governo e non diventeranno presidenti di commissione, sottosegretari o ministri. Abbiamo già visto che non serve a nulla. I nostri eletti invece saranno l arma del Nord per votare solo i provvedimenti che ci interessano, come fanno da anni con successo i parlamentari sudtirolesi. Saranno una clava contro privilegi, assistenzialismi e ingiustizie. Grande Nord lotterà per uno stato leggero, basato sui Comuni, che lascia liberi i propri cittadini di vivere, lavorare, sognare, crescere. Una lotta che è anche per nuova moralità, contro l assistenzialismo che incatena il Sud, e contro i politici di professione che sono contenti se non andate a votare, così il potere rimane cosa loro. Grande Nord è la sola vera alternativa. Lavoriamo per costruire con moderazione e determinazione un nuovo STATO DEL NORD, entità federale inserita in un contesto europeo. Diversa dall Europa di oggi, che è da cambiare ma a cui non vogliamo e non possiamo rinunciare. Un GRANDE NORD libero e forte, in un Paese e in un Europa liberi e forti. Come diceva il grande milanese Carlo Cattaneo, tutti fratelli e tutti padroni a casa propria. «Torniamo a fare grande il Nord» Intervista a ROBERTO BERNARDELLI R oberto Bernardelli, presidente del movimento Grande Nord, imprenditore con una grande passione per la sua terra. Perché oggi ancora NORD? Perché il Nord è stato tradito. Le aspettative, le promesse mancate sono una ferita aperta. La questione della rappresentanza del nostro territorio è ancora tutta irrisolta. Il Nord non è di fatto oggi rappresentato da nessun partito. Nord e Sud diversi. Ci faccia un esempio. La politica pensa al Sud, alle clientele, alla burocrazia di cui ha bisogno per muovere gli ingranaggi. E quindi si vuol costringere il cittadino a dover aver sempre bisogno dei politici per ungere il sistema. Il Nord ha un altro modo di pensare e di fare. Il Nord fa, produce, non ha tempo per il mercato delle vacche. Ma così lo fregano. Come? Mille esempi, basta guardarsi attorno: lavoro e pensioni. Lo Stato eroga euro per abitante al Sud e solo 474 al Nord. C è un assegno di invalidità ogni 43 abitanti nel Mezzogiorno, uno ogni 100 al Settentrione. Non me lo invento io. Sono dati INPS. Ma lo Stato, dove pesca i soldi? Indovini! Per tenere in equilibrio i conti fra contributi versati e assegni da pagare, si finisce per pescare dal calderone delle casse pubbliche, dove c è sia la previdenza che l assistenza. I contributi del cittadino del Nord non finiscono accantonati per la sua pensione ma vanno a coprire il buco di chi non versa al Sud. Quasi due terzi dei 134,8 miliardi di euro che ogni l anno Inps incassa dai contributi vengono dal Nord e «coprono» le pensioni da pagare in misura maggiore rispetto a quanto avviene nel resto del Paese. Un furto, che mette alla fame la nostra gente. La soluzione? Separare subito previdenza e assistenza. E l unica risposta è la previdenza regionale, una bella previdenza del Nord. Quella pensione minima a 1000 euro, propagandata nel mercato delle vacche della politica, sarebbe già in automatico garantita. Ogni cittadino avrebbe 400 euro in più al mese, perché incasserebbe quello che ha versato. Mentre oggi le nostre pensioni servono ancora a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Con i nostri contributi lo Stato paga gli statali? È il caso dell Inpdap: non ha mai pagato, e alla fine tutto il debito è finito dentro l Inps. Va da sé che sono i dipendenti privati del Nord a pagare gli statali. Per di più improduttivi in molte aree del Paese. Lavoro: cosa propone Grande Nord? Gabbie salariali! Stipendi del Nord per i la- voratori del Nord. Noi abbiamo un differenziale del 35% sul costo della vita. Come può l imprenditore avere più soldi per pagare i dipendenti? Con la defiscalizzazione delle buste paga. Meno tasse, ricorrendo al residuo fiscale. Lo Stato ai lombardi non restituisce 50 miliardi. Li trattiene e non li vediamo mai più. Sono 400 euro al mese a cittadino, sia sullo stipendio che sulla pensione: tutto torna! Ma come si centra questo obiettivo in uno Stato centralista? Col sacrosanto principio della responsabilità nell amministrare ciascuna area geografica. In una parola, federalismo, quello vero, non quello raffazzonato e poi abbandonato dai partiti perché prima viene la cadrega. Persino il governatore della Puglia ha ammesso che il Sud non può continuare a farsi sostenere dalle regioni settentrionali. Il punto di svolta è la leva fiscale? Sì! Tutte le regioni in equilibrio con i conti hanno diritto allo stesso trattamento di quelle a statuto speciale. Useremo i nostri parlamentari e consiglieri come una clava per portare a casa i nostri diritti e faremo tornare grande il Nord. Siamo gli unici, in giro non vedo altro che un esercito di parassiti, come diceva Miglio.

3 p GRANDE NORD - Speciale 2 2 Grande Nord Le ragioni del Nord La Chiesa: i ricchi del Sud mantenuti dai poveri del Nord di STEFANIA PIAZZO direttore de lindipendenzanuova.com Esistono ancora le ragioni mi chiamò nel suo ufficio -mi sapere al portavoce dell'allora Ancora oggi del Nord? Basta una frase, aveva fatto da poco capo delle cardinal Martini che il giornale poveri del Nord due righe in tutto, rimaste redazioni politica-econo- del Nord, La Padania, c'era. penalizzati: scolpite nella mia memoria di mia-esteri - e mi disse: «Vai in Mi chiedo ancora oggi, a 17 anni in Lombardia solo cronista politica. Queste: «Seppure involontariamente, si sono mattina. E salutami don Zapzione sfacciata di intenti della Vescovado a Milano, domani di distanza da quella dichiara- il 7% di domande del reddito di inclusione, modificate radicalmente le pa». Don Zappa era il responsabile per la comunicazione socialitica del Nord avrebbe potuto Campania e il 21 Diocesi di Milano, quanto la po- contro il 22% della classifiche esistenti in materia di risorse pubbliche pro capite le. Andai ad ascoltare in platea fare per il bene comune, dialogando della Sicilia. fruite dalle varie aree e soprattutto - il che è ancora meno accettabile - si è finito talvolta col finanziare i ceti più ricchi di una regione povera mediante i prelievi sui ceti più poveri di una regione ricca». L'ultimo periodo è perentorio, direi anzi fulminante. Sta a dire che i poveri del Nord la presentazione di un libricino dal titolo intrigante: "Sulla questione fiscale". Autori, la Commissione "Giustizia e pace" della Diocesi di Milano (ne facevano parte, tra gli altri, Angelo Caloia, Lorenzo Ornaghi, Alberto Quadrio Curzio ). Restai folgorata. Capii perché il mio direttore mi aveva mandata, facendo con quel pezzo fertile di società civile, che affrontava, giù dal pulpito ma sul sagrato, tra la gente, la questione fiscale del Nord. Fu un'occasione brutalmente sprecata, sguaiatamente sostituita da riforme posticce e deludenti. Un aspettativa tradita. Scriveva Martini nella presentazione sociale della Chiesa. Eppure la questione fiscale ha un rilievo sociale e politico rilevante nella vita e nell azione degli Stati». Il libretto era il seguito e la sintesi di altri lavori, nati negli anni caldi della questione settentrionale. Nel 1996, l'anno della Lega sul Po, la diocesi pubblicò "Autonomie regionali e Federalismo solidale", «per realizzare un sistema regional-federalista», scriveva Martini! Ma chiudeva sperando che questo dibattito del libretto che custodi- potesse «far crescere, sono stati tassati per mantenere {} {} i ricchi del Sud. Una frase non sco gelosamente nella mia libreria: «La questione fiscale è dispensabili dichiarazioni di nel concreto e non solo nelle in- solo rivoluzionaria, persino eretica. Scommetto che pochi «Si è finito una delle questioni più complesse e ardue da affrontare: Scriveva principio, quella moralità personale e pubblica di cui si avver- politici, persino del Nord, non col finanziare il Cardinal hanno sufficiente memoria per non è un tema né facile, né comodo; rimanda ad argomenti Martini: Moralità personale e pubblica te il bisogno». i ceti ricchi ricordare l'autorevole fonte che ha scritto, anzi, pubblicato questo passaggio dialettico che ba- povere concezione di società, di Stato, questo che il progetto del fede- di regioni più radicali attinenti la stessa «La questione per fare il federalismo. È per sterebbe, citato ogni tanto, a inchiodare chi sostiene l'abban- talvolta contrapposte valutazioschia ancora di andarci. Per la di democrazia; suscita diverse e fiscale è mediante ralismo è andato in vacca. E ri- i prelievi sui una delle più dono della questione settentrionale e del federalismo. ceti poveri complesse ni... A mostrare la difficoltà del tenace inadeguatezza della tema concorre anche la costatazione del fatto che se ne parla e ardue da Nord, e per l avarizia anche eti- classe politica, a partire dal Il mio predecessore alla direzione di regioni del quotidiano La Padania, ricche» relativamente poco nelle espo- affrontare» ca che la rappresenta, soprat- Giuseppe Baiocchi, un giorno sizioni correnti della dottrina tutto al Nord. Francesco Foscari, Doge dal 1424al 1457, era entrato in politica giovanissimo: fu un uomo politico di grande levatura, un parlamentare consumato che, secondo le testimonianze dei contemporanei, sa maneggiare da maestro le assemblee e sa usare un eloquenza ora concreta e sostanziosa, ora retorica ed emotiva. Vede le cose in grande, è il leader riconosciuto della corrente che in seno al maggior consiglio appoggia e sostiene la necessità di costruire alle spalle di Venezia un forte Stato continentale. Il duca Filippo Maria Visconti di Milano, ambizioso e spregiudicato, aspirava al dominio di tutta l Italia centro settentrionale, Firenze compresa, quindi Venezia non poteva ignorare che la nascita di una forte entità continentale come quella del Visconti, a ridosso della laguna, era una volta di più, un pericolo reale ed immediato. Nel dicembre 1425 a Venezia, fatta la lega con Firenze contro il Visconti, il Senato decide di assoldare una delle vedettes più in vista tra i capitani di ventura, Francesco Bussone detto il Carmagnola che si era rifugiato a Venezia dopo un dissidio con il duca di Milano, mentre tra i capitani di ventura c erano Francesco Sforza al soldo dei Visconti e Niccolò Piccinino al soldo di Firenze. Da questo momento ha inizio una sequela di campagne militari, interrotte da brevissimi periodi di pace, che durerà più di trent anni. Venezia pagherà carissima la sua partecipazione alla guerra in termini economici, per via dei costi dei capitani mercenari, veri e propri industriali della Il Doge Francesco Foscari getta le basi storiche dello Stato Veneto di GIUSEPPE CALGARO guerra. Nella prima fase del conflitto Venezia conquistò Brescia, Bergamo, Cremona, ma le spese superarono i due milioni di ducati. Tra le classi patrizie iniziò un certo dissenso contro il partito prevalente del doge Francesco Foscari, che nel prolungarsi di uno stato di guerra aveva sempre più riflessi sull economia, tanto che un nobiluomo di casa Contarini, Andrea, detto Dal Naso, perpetrò un attentato contro il doge sfregiandolo con un pugnale fatto di legno di cipresso. La guerra continuò, le truppe dell imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo invasero il Friuli e il Carmagnola, nel frattempo fatto Conte, non riuscì a far fronte all invasore in modo efficace. Non riuscì o non volle? Il Senato veneziano cominciò a dubitare dell operato del proprio capitano di ventura, pur incentivandolo ed offrendogli di diventare signore di Milano se avesse sconfitto il Visconti e conquistato i suoi territori. Ma, scoperta dal consiglio dei Dieci una corrispondenza segreta e compromettente con il duca di Milano, fu invitato a Venezia con uno stratagemma, fatto arrestare e decapitato. Il ruolo di massima vedetta, dopo il Carmagnola, fu dato dal Senato veneziano al condottiero di ventura Francesco Sforza. Un condottiero romagnolo audace e scaltro, cinico e ambizioso: le nozze con l unica erede di Filippo Maria Visconti, Bianca, non impediscono di assumere il comando della lega antiviscontea, ma presta orecchio alle proposte del suocero, alleato con re Carlo VII di Francia. I Dieci hanno le orecchie lunghe: la corrispondenza occulta tra Filippo Maria e lo Sforza non passa inosservata e predispongono il suo arresto, a cui sfugge per un pelo evitando di finire anche lui con la testa mozzata tra le colonne di San Marco e San Todaro come fu per il Carmagnola. Con la morte di Filippo Maria Visconti nel 1447 e la proclamazione della Repubblica Ambrosiana a Milano, Venezia fulmineamente si riprende Lodi, Piacenza, Crema, Caravaggio e la Ghieradadda. Con la pace di Lodi del 1454 i confini della Repubblica Lagunare vanno dall Isonzo all Adda, più l enclave di Crema, Ravenna e una bella fetta di Trentino (a parte l Istria e la Dalmazia sull oppo sta sponda adriatica e tutto l impero coloniale in Levante). Sono queste terre floride, produttive, nelle quali il mercante veneziano potrà pensare a solidi investimenti, meno vistosi ma più sicuri del commercio marittimo.

4 p GRANDE NORD - Speciale 3 3 L ultima occasione per uscire dal marasma italiano di ROMANO BRACALINI Si dice che la politica italiana sia figlia di Machiavelli, l inventore delbes è lo Stato con tutto il suo carico di nus, incapaci senza arte né parte, in metafora moderna il Leviatano di Hobglie di riciclati, voltagabbana, parvela scienza politica moderna. L aggettivo machiavellico ha assunto il significato spregiativo di astuto, privo di scrupoli. Nella ricetta di Machiavelli, spiegata nel suo libro più celebre, Il Principe, la morale veniva nominata solo per consigliare al principe di non tenerne conto. I moderni partiti italiani, sostituiti al principe, governano con i medesimi sotterfugi: menzogna, corruzione, i principali argomenti di convincimento e persuasione. Nella difesa degli interessi di casta tutti compatti da destra a sinistra, nessuno escluso. Non c è Paese dell Occidente in cui i partiti politici abbiano un potere così assoluto e illimitato come in Italia: influenzano la vita pubblica, controllano direttamente o indirettamente ogni settore della vita economica. Agli alti burocrati di Stato nominati dai partiti non è richiesta competenza quanto devozione e fedeltà. Il pensiero politico italiano, da Machiavelli in poi, ha creato leggi, regolamenti, oppressioni. Il filosofo inglese anticipava la tragedia delle moderne tirannie che avrebbero fatto dello Stato il campo d azione del loro potere esclusivo tramite il partito moderno, principe assoluto. Nel 2011, davanti alla grave congiuntura economica internazionale, il sistema dei partiti è entrato in crisi e, ancora una volta, s è trovato il modo di prendere in giro gli elettori nominando, caso unico in Europa, un governo di tecnici, non sanzionato dal popolo, presieduto da Mario permanente conflitto con la grammatica, come quel Luigi Di Maio, il moro di Avellino, del Movimento Cinque Stelle. In questo quadro di abominio e degrado politico, il territorio diventa un riferimento d obbligo, ancora di salvezza per il cittadino angariato. Ma vanno riscoperte le antiche virtù di casa e non indugiare come si è sempre fatto. I lombardi hanno sempre disdegnato i loschi maneggi della politica sporca praticata da Roma, che corrompe tutto ciò che tocca. In effetti non sono molti i capi di governo lombardi dall Unità; e nessuno che sia diventato Capo dello Stato dopo l avvento della Repubblica. E allora come si spiega che ogni moto innovatore parta da Milano? Con il fatto che alla politica di piccolo cabotaggio, dell intrigo e del raggiro, Milano preferisce le cose concrete e, nel disgusto della politica contingente, gioca sempre d anticipo. Proprio per questo suo carattere singolare, la politica nazional-romana, due modelli negativi: trasformismo e per eliminare gli in- {} fascismo. Il primo è tuttora vigente sotto altre forme, il secondo ha fornito il dovuto d o ma re Milano, come nelle tralci posti sul suo cammino, ha sempre suo modello alla partitocrazia, che ha Manca in Italia giornate del maggio 1898: se non lo fa abolito la democrazia. Se non si era non governa il Paese. una vocazione iscritti al Fascio non si trovava lavoro e Dopo il Congresso di Vienna, nel 1815, non si faceva carriera: oggi è lo stesso liberale: i partiti la Lombardia completa la sua unità etnica e territoriale con Brescia e Berga- per chi non aderisca ad uno dei partiti proclamano la in lizza. Le elezioni in Italia sono spesso mo, appartenute alla Serenissima, una farsa, il voto una formalità che non superiorità dello Mantova appartenuta ai Gonzaga, Sondrio e la Valtellina appartenute ai Gri- impegna il candidato eletto. Le direttive sono imposte dalla segreteria di pargioni svizzeri. La Lombardia che cono- Stato, e più Stato tito, la volontà degli elettori ignorata: significa più sciamo oggi: forte identità ma debole serve per far trionfare un partito, una volontà politica. coalizione, ma non incide assolutamente inefficienza e Milano è sempre stata alternativa a Roma, sugli orientamenti futuri. Il re- sponso dei referendum popolari è stato spesso stravolto e annullato quando non andava nella direzione gradita ai partiti dominanti. Manca in Italia una vera vocazione liberale. Il nostro panorama politico è costellato da partiti che, pur nel rapido cambiamento delle sigle, traggono origine dal pensiero autoritario: socialismo, comunismo, fascismo, spesso intrecciati insieme. Tutte dottrine che proclamano il dogma della superiorità dello Stato sull individuo, come predicava Machiavelli. Più Stato significa più inefficienza e corruzione: infatti l Italia è tra i paesi più inefficienti e corrotti al mondo. Nella corruzione Monti, gelido, altezzoso, antipatico, professore di economia ed esperto di banche. In questo caso è stato il regime, che vuole sudditi passivi e ubbidienti, a impedire che il popolo andasse al voto. A Monti sono succeduti Letta, Renzi, Gentiloni, nessuno di essi eletto dal popolo. La politica continua ad attrarre per il potere che conferisce col minimo sforzo. Magistrati, comici, professori, hanno trovato più conveniente darsi alla politica e addirittura fondare un partito o un movimento - spesso accozzapitale. si è sempre considerata la vera casponso Eppure, a parte il periodo ducale, non c è mai stata una Lombardia indipendente e sovrana. Alla caduta del Ducato di Milano, alla fine del 400, la Lombardia diventa francese, poi spagnola, poi austriaca, poi ancora francese, poi nuovamente austriaca, ed ora italiana. Il vento è cambiato. Oggi in Europa c è un fermento nuovo. I popoli oppressi dallo Stato centrale rivendicano libertà e indipendenza. Per la Lombardia è l ultima occasione se vuole aspirare al sogno secolare di governarsi da sola, in una grande federazione del Nord, con capitale Milano. Giulio Arrighini Federalismo, tocca a noi La Lombardia non può più aspettare «Spetta a noi condurre i lombardi sul cammino del federalismo, unica soluzione contro uno Stato centrale fallimentare e sempre più distante dai problemi reali dei cittadini» ne è certo il candidato alla presidenza di Regione Lombardia di Grande Nord Giulio Arrighini, imprenditore bresciano. Le regioni settentrionali e in particolare la Lombardia garantiscono allo stato italiano gran parte del gettito fiscale, che continua a crescere (30 miliardi nel triennio secondo la Corte dei Conti). «Come un alcolizzato che chiede l ennesimo bicchiere di vino, promettono che sarà l ultimo, sapendo di mentire - aggiunge Arrighini - ma con le nuove tasse nascoste nelle pieghe della Legge di bilancio, l'economia lombarda rischia di veder morire centinaia di migliaia di aziende e posti di lavoro, il tutto mentre il processo di trattativa sull'autonomia tra Maroni e Roma sembra essersi arenato. In Lombardia serve una forza politica territoriale e davvero federalista che tratti senza trucchi». «Che cosa avete da p e rd e r e?» di MATTEO BRAMBILLA «Stavolta no, non vado a votare». Lo sentiamo dire a molti, elettori del centrodestra delusi da tante promesse non mantenute, disillusi da una politica che da troppo tempo li usa per le proprie ambizioni personali, quelle dei politicanti di professione, e che ha ormai perso totalmente la propria credibilità. Lo sentiamo dire da tanti piccoli imprenditori, artigiani e commercianti, soffocati dalla burocrazia e da una tassazione che, nonostante le mirabolanti promesse di riduzione che si ripetono ad ogni campagna elettorale, continua ad essere una delle più soffocanti al mondo sul nostro tessuto imprenditoriale. Lo sentiamo dire da tanti giovani, che vorrebbero semplicemente poter esprimere le loro energie e la loro creatività in un contesto economico e sociale più vicino ai canoni dei grandi Paesi occidentali. Lo sentiamo dire da tanti amministratori locali delle regioni del Nord, impossibilitati nel dare ai propri cittadini le minime risposte da uno Stato che ormai ha divorato le autonomie locali. Lo abbiamo pensato anche noi, prima di buttarci questa avventura di Grande Nord. Perché siamo un movimento fatto da gente che nulla a che a che spartire con i politici di professione che, forti dei loro lauti stipendi (quella italiana è una delle classi politiche più costose del mondo), vi travolgeranno nel prossimo mese di campagna elettorale di belle parole che puntualmente dal 5 marzo in poi rimarranno lettera morta e mai e poi mai si tramuteranno in fatti. E allora, «che cosa avete da perdere?», per parafrasare una delle frasi celebri di Donald Trump nella sua campagna elettorale vincente del Che cosa avete da perdere nel dare fiducia ad un movimento che, pur nato da poco e osteggiato da più parti, rappresenta di fatto l'unica voce realmente federalista, liberale, antistatalista e a favore del libero mercato, che troverete presente sulla scheda elettorale delle elezioni politiche (e delle regionali in Lombardia) il prossimo 4 marzo? Una sola cosa possiamo promettervi. Che, una volta seduti sui banchi di Camera e Senato (e del Consiglio Regionale della Lombardia), ci batteremo per portare a casa uno ad uno i punti del nostro programma. Non chiederemo posti di governo o di sottogoverno, non abbandoneremo le nostre attività professionali per la politica, non baratteremo il voto della gente del Nord in cambio di qualche compromesso al ribasso. Venderemo cara la pelle del Nord. E allora, che cosa avete da perdere?

5 p GRANDE NORD - Speciale 4 4 Grande Nord Il divario nord-sud Un Paese spaccato Il Sud ci fa affondare Ecco i numeri che descrivono uno Stivale spaccato in due, tra un Nord che traina il Paese con un economia a livelli tedeschi e un Sud che fa da zavorra attestandosi su livelli greci. Niente di nuovo, se non che qualche indicatore inizia a mostrare come, con il peso di un debito pubblico ormai insostenibile, la l o co m o t i v a del Nord rischia di non essere più in grado di trainarsi il Sud che continua ad arrancare. Se non la si lascia libera di correre, la locomotiva rischia di rimanere ferma al palo. IL PIL, I CONSUMI E LA RICCHEZZA Con euro nel 2016 (erano nel 2015) il Nord-Ovest resta l ar ea geografica dove il Pil per abitante, misurato in termini nominali, è il più elevato. Seguono il Nord-Est, con euro ( euro nel 2011) e il Centro, con euro ( euro nel 2011). Il Mezzogiorno, con euro - poco più della metà di quello del Nord-Ovest - si riporta quasi al livello del 2011 ( euro). In questi ultimi anni di crisi, il divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese è aumentato, visto che il gap tra Nord e Sud del Paese, che era di euro nel 2015, è salito a euro. Anche a livello di consumi la musica non cambia: i valori di spesa pro capite più elevati si registrano al Nord-Ovest e al Nord-Est (rispettivamente e euro), mentre il Mezzogiorno si conferma, invece, l area in cui il livello di spesa è più basso ( euro). C è un dato che preoccupa più di tanti, quello sulla ricchezza delle famiglie in termini di attività finanziarie. Lo studio della ripartizione geografica sugli ultimi 10 anni, un elaborazione Impresa Lavoro, evidenzia sì una maggiore concentrazione nel Nord-Ovest, scesa però dal 35,2% del 2006 al 34,6% del 2014, e nel Nord Est, scesa dal 31,9% al 28,0%, mentre la ricchezza delle famiglie è rimasta sostanzialmente stabile nel Centro (dal 21% al 21,5%) e addirittura è aumentata al Sud (dall 8,5% all 11,2%) e nelle Isole (dal 3,3% al 4,7%). IL LAVORO E L ESCLUSIONE SOCIALE Sul fronte del mercato del VALORE AGGIUNTO PROVINCIALE A PREZZI BASE PER ABITANTE. Anno 2015, valori in euro correnti lavoro, il divario aumenta: se nel 2007 quello relativo al tasso di occupazione era di 20,1 punti a vantaggio del Nord, nel 2016 la forbice si è allargata, registrando un differenziale di 22,5 punti percentuali, con una distanza tra la prima e l ultima della classe, a livello regionale, di oltre 33 punti, tra il 72,7% di occupati nella Provincia autonoma di Bolzano e il 39,6% della Calabria. La divaricazione più importante, tuttavia, emerge dalla lettura dei dati relativi al tasso di disoccupazione. Se nel 2007 era di 7,5 punti percentuali, nel 2016 è arrivata a ben 12 punti. In questi ultimi 9 anni la percentuale dei senza lavoro è cresciuta in modo rilevante in Campania e in Sicilia (entrambe più 9,2%) ma soprattutto in Calabria (più 12%). Cresce il divario anche in materia di esclusione sociale: se nel 2007 la percentuale di popolazione a rischio povertà nel Sud era al 42,7 per cento, nel 2015 è salita al 46,4 per cento, mentre al Nord la soglia di povertà è passata dal 16 al 17,4 per cento. IL SOMMERSO Secondo l Istat, l incidenza dell economia non osservata (data dalla somma della componente sommersa e di quella illegale) è molto alta nel Mezzogiorno (19,1% del valore aggiunto), vicina alla media nel Centro (14,2%) e inferiore nel Nord-Est (12,2%) e nel Nord-Ovest (11,5%). La Calabria è la regione in cui il peso del sommersa e d e ll illegale è massimo, con il 21,3% del valore aggiunto complessivo, mentre l incidenza più bassa si registra nella Provincia autonoma di Bolzano (10,7%). Inoltre, per ogni 100 euro di gettito incassato, a causa dell infedeltà fiscale degli italiani, il Fisco perde 16,3 euro, secondo uno studio della Cgia di Mestre sull'evasione delle imprese e delle partite Iva. Ma anche in questo caso, le differenze territoriali sono notevoli: se nel Mezzogiorno il gettito che sfugge alle casse pubbliche ogni 100 euro prelevati è di 22,2 euro, a Nord-Ovest si scende a 13,4 euro. LA SPESA PUBBLICA Il rapporto annuale della Ragioneria Generale dello Stato sulla spesa pubblica regi onalizzata permette di valutare le regioni che si spartiscono la fetta più grande di spesa pubblica pro-capite: se guardiamo ai dati, tolte le Regioni a Statuto Speciale (la Valle d Aosta è in testa alla graduatoria, anche se al secondo posto c è il Lazio, prima di Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), emerge una piramide rovesciata in cui Lombardia e Veneto sono le cenerentole delle classifica. Se proiettiamo il dato in percentuale al Pil, scopriamo che la Calabria si mangia una quantità di spesa pubblica corrispondente a due terzi del Pil (66,15%), mentre viceversa Lombardia e Veneto non toccano nemmeno il 30% del Pil (rispettivamente, appena il 24,44% e il 29,04%). E ANCORA La spaccatura tra Nord e Sud è evidente in qualsiasi contesto. Dai dati sulle pensioni di invalidità, che disegnano due Italie, visto che l'incidenza complessiva di questi assegni al Mezzogiorno è circa il doppio di quella rilevata nelle regioni del Nord: 8,3% contro 3,8% per le pensioni di invalidità ordinaria, addirittura 20,3% contro 10,7% per quelle di invalidità civile. Ai dipendenti della Regione Siciliana, un numero che è pari a cinque volte quello della Regione Lombardia, che ha però il doppio degli abitanti rispetto alla Sicilia. Fino ai dati Ocse-Pisa sulle performance nell istruzione: gli alunni della Provincia di Bolzano, ai livelli dei coetanei coreani, risultano un anno avanti rispetto a quelli della Campania, che se la giocano invece con cileni e bulgari. PIL PER ABITANTE Provincia Autonoma Bolzano Lombardia Provincia Autonoma Trento Valle d Aosta Emilia-Romagna Nord-Ovest Nord-Est Centro-Nord Lazio Veneto Liguria Toscana Centro Friuli-Venezia Giulia Piemonte Italia Marche Abruzzo Umbria Basilicata Sardegna Molise Mezzogiorno 26,0 24,2 23,7 19,5 19,3 18,9 17,8 27,0 34,3 41,1 35,9 34,6 33,6 33,4 32,3 31,9 31,0 30,8 30,4 29,4 29,3 29,1 28,9 Campania 17, Puglia -30 Sicilia Calabria 17, ,1 16, Incidenza % del Valore aggiunto da lavoro irregolare sul PIL Italia Lombardia Trentino Alto Adige Emilia-Romagna Valle d'aosta Lazio Toscana Veneto Piemonte Friuli-Venezia Giulia Marche Liguria Umbria Abruzzo Campania Sicilia Puglia Sardegna Molise Basilicata Calabria 0% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% 20% Scenarieconomici.it La spesa pubblica consolidata nelle Regioni Italiane Spesa pubblica pro-capite Valle d Aosta Lazio Trentino Alto Adige FVG Sardegna Liguria Molise Umbria Abruzzo Calabria Basilicata Toscana Piemonte Emilia Romagna Sicilia Marche Puglia Campania Veneto Lombardia Elaborazione ImpresaLavoro su dati Ragioneria Generale dello Stato

6 p GRANDE NORD - Speciale 5 5 L anno nuovo porta i soliti rincari Gas e autostrade, paga il Nord di CLAUDIO BIZZOZERO An no nuovo, soliti rincari. gas, in base all'aggiornamento st-morgex, +52%. Tra gli aumenti più significativi anche il Nel bel mezzo delle Feste delle condizioni economiche di Natalizie, tutti gli anni, da decenni, scattano inesorabili gli aumenti tariffari. Aumenta il gas per chi deve riscaldare un appartamento, ovviamente al Nord. Aumentano le autostrade, e i caselli sono praticamente tutti al Nord. Mungono chi lavora, puntualmente con l inizio del nuovo anno, sperando nella distrazione delle festività, con la riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori nei servizi di tutela. Per il gas, utilizzato soprattutto al Nord, si parla di «una bolletta di circa euro, con una crescita del 2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente, pari a un aumento di circa 22 euro all'anno». In parole povere, una stangata. Su una bolletta che peraltro +13,91% per Milano Serravalle-Milano Tangenziali ed il +8,34% della Torino-Milano. Guarda caso, anche qui paga solo il Nord. Si arriva al paradosso dei 38 chilometri di autostrada Milano-Varese, la più vecchia d'italia dato che lo scorso anno ha compiuto 90 anni: i pendolari che vanno a Milano per lavorare pagano tutti i giorni 6,60 euro di complicità di tutti i politici di mestiere, che ormai non spendono torno, che è quasi come 10 gior- pedaggi ai caselli tra andata e ri- {} più nemmeno una parola per ni di vig netta in Austria per denunciare questo odioso malcostume. Evidentemente a tutti chi lavora, tutto il sistema autostradale. «Mungono percorrere in lungo e in largo va bene così, anche perché i politici possono trincerarsi dietro na di cui ci siamo abituati, ma Uno dei tanti scandali all italia- puntualmente alle decisioni delle Authority o con l inizio del non bisogna rassegnarsi. È un agli automatismi legati alle concessioni autostradali. Non è col- sperando nella de Nord è l unica forza politica nuovo anno, andazzo che dovrà finire. Granpa di nessuno ma pagano tutti. che nel proprio programma È successo anche con l arr ivo distrazione elettorale scrive, chiaro e tondo, del Dopo aver sbandierato delle festività» che i monopoli devono finire. - parole del ministro dell eco- nomia e delle finanze Padoan - una Legge di Bilancio «senza aumenti di tasse» (anche se poi nuove e vecchie tasse, più o meno occulte, da qualche parte spuntano sempre ), ecco che al primo gennaio è arrivata una gragnuola di aumenti tariffari molto al di là dell aumento dell inflazione. Come informa l'autorità dell'energia, la famiglia-tipo registrerà un incremento del 5,3% per le forniture elettriche e del 5% per quelle di per una parte considerevole è costituita da tasse, che servono per finanziare gli sprechi e i privilegi di Stato alle spalle delle famiglie e delle imprese del Nord. Sempre il primo gennaio sono scattati gli aumenti delle tariffe autostradali. L'aumento medio dei pedaggi sulla rete autostradale italiana è del 2,74%. Il record sono i 31 chilometri della concessionaria Rav, Aosta Ove- Perché lo Stato deve uscire da tutte le attività economiche. Sì, ma liberalizzando e non vendendo i monopoli agli amici degli amici come nel caso delle autostrade, perché altrimenti non fa altro che spostare una rendita, rendendo i cittadini "schiavi" di un privato, il che è inaccettabile. Questi sono i lasciti di certi cosiddetti liberali, che preferiscono far fare affari agli amici degli amici piuttosto che aprire veramente i mercati alla concorrenza. Azzoppano gli scali del Nord. Ma Malpensa corre I dati sul trasporto aereo delle merci evidenziano una enorme disparità tra Nord e Sud, maturata nonostante tutti gli sforzi fatti dal governo nazionale per aiutare e sostenere Alitalia e conseguentemente l a er op or to di Fiumicino. Una vero e proprio sacco del Nord, una zavorra per Malpensa e gli altri aeroporti padani che però non ne ha bloccato la crescita, come forse speravano i fautori della centralità romana. «Proprio così - sottolinea Marco Reguzzoni, da sempre battagliero difensore degli scali padani - ci hanno azzoppato ma corriamo lo stesso, e corriamo per vincere. Malpensa da sola fa più della metà della movimentazione mentre con Bergamo, Bologna e Venezia arriviamo al 75%. Un dato che parla da solo». Quello del trasporto merci via aerea è un mercato in aumento, e oggi supera il 25% del valore di tutte le merci oggetto di import/export. Perché cresce così tanto nonostante la crisi? «Reggono e per certi versi aumentano le esportazioni di beni di lusso, e poi la crescita degli acquisti on line e dell e-commerce, con aziende come Amazon o Alibaba per fare due esempi, contribuisce a far esplodere la domanda di servizi cargo». Come siamo messi rispetto agli altri Paesi europei? «Il Nord paga la scelta scellerata di obbligare la concentrazione dei voli passeggeri a Fiumicino, con il risultato di penalizzare molto tutti gli aeroporti del Nord. C è la possibilità di crescere enormemente con vantaggi sia diretti per le aziende di spedizionieri, sia indiretti. Avere una rete di aeroporti cargo vicina e accessibile è un vantaggio per le nostre imprese, non averla è un danno enorme». Vede una differenza competitiva? Ad esempio con la Germania? «Si, enorme. Basta guardare al dato nazionale: il nostro Paese movimenta il 6% delle merci aeree europee contro il 10-12% della sua economia. Significa che le nostre aziende spediscono e ricevono merci da Francoforte e da altri scali europei. Con ovvio aggravio di costi». Qual è la posizione di Grande Nord? «Nasciamo per la difesa e la valorizzazione del territorio, e quindi per noi l accessibilità è una condizione fondamentale. Gli aeroporti oggi sono le nuove vie della seta, sono elementi imprescindibili. Come lo Stato ha gestito la vicenda Alitalia è sotto gli occhi di tutti, ma il fatto peggiore è che per aiutare Fiumicino il governo mantiene anacronistici blocchi sugli altri aeroporti, a cominciare proprio da Malpensa». Una situazione irrisolvibile? «No, sono molto ottimista. Il Nord sta dimostrando di potercela fare da solo, anche in questo campo. I numeri di SEA lo dimostrano». Quali? «Quelli che certificano che Malpensa, con 575mila tonnellate trasportate nel 2017 (+7,5% sul 2016) e un market share del 56% sul totale delle merci aree in Italia, è il primo aeroporto cargo italiano nonchél unico, tra i primi dieci scali europei, collocato nel Sud Europa. Può vantare un traffico merci che, dopo lo scellerato de-hubbing di Alitalia, cresce ininterrottamente dal 2012, ad un tasso annuo medio del 7,2%, e un valore delle merci esportate per via aerea verso Paesi Extra-UE che nel 2016 era pari a qualcosa come 26 miliardi di euro». Cosa significa questa contro-tendenza? «Che grazie ad una realtà che è sempre più potente delle miopie della politica, possiamo guardare al futuro con ottimismo. Il Nord ha la capacità di tornare a volare». Emilio Denna

7 p GRANDE NORD - Speciale 6 6 Grande Nord La sfida elettorale Casa, lavoro, comunità: gli obiettivi politici di Grande Nord 1.STATO DEL NORD ( n el l a Repubblica Italiana e nell Unione Europea): applicazione del principio di sussidiarietà (potere più vicino possibile al cittadino), dello Stato minimo, del l autonomia delle componenti dello Stato. Il Comune unità di base e centrale dell azione amministrativa. 2.MOVIMENTO ANTI-PAR- TI TI: riduzione professionismo della politica. Eliminare l attuale sistema dei partiti, veri e propri centri di collusione, malaffare e inefficienza. Favorire la partecipazione di lavoratori alla gestione democratica, anche grazie alle nuove tecnologie. 3.STATO LEGGERO: smantellamento centri di potere con velleità di programmazione e gestione dell economia (Ministeri Sviluppo Economico, Coesione Territoriale, Welfare e Turismo, Enit, Ice e Cnel) o di settori di competenza enti locali (Ministeri Salute e Sport). Meno enti, istituzioni, leggi, norme, decreti, circolari... obbligo di chiarezza nel lessico, riduzione delle normative attraverso leggi quadro e deleghe alle autonomie locali. 4.FISCO SEMPLICE e CER- T O: due sole aliquote, eliminazione selva detrazioni, semplificazione adempimenti; evasione reato penale; Iva non superiore al 15%; detraibilità di ogni spesa per chi lavora (es. auto per agenti di commercio); federalismo fiscale. 5.FINE MONOPOLI: fuori lo Stato dall economia. 6.BANCHE: privilegiare banche a dimensione piccola impresa, ritorno alle casse di risparmio con principio autotutela, riordino europeo delle banche nazionali. 7.IM MIGRAZIO NE: contratto di lavoro o accompagnamento alla frontiera; visto semplificato ma reato immigrazione clandestina. 8. EU RO PA: Europa dei Popoli, non Super-Stato. Sostituire il Consiglio d'europa con un organismo elettivo; poteri limitati alle competenze UE (commercio, difesa, immigrazione, moneta). 9. SCUOLA: deve educare alla coscienza critica e non solo a l l ubbidienza. Privilegiare metodo Montessori o similari. Favorire autonomia delle istituzioni scolastiche (anche attraverso la gestione affidata a Comuni o cooperative di insegnanti e pedagogisti) e libertà di scelta S A N I T À: libero accesso per tutti a cure e ospedali pubblici e privati. Incentivare forme di assicurazione sanitaria. Totale de-fiscalizzazione del lavoro nelle imprese e istituzioni sanitarie. 11. ASSISTENZA SOCIALE e WELFARE: gli attuali sistemi di protezione sociale, che non educano al lavoro, devono diventare flessibili e amministrati a livello locale (più competenze comunali, con relativa responsabilità fiscale), per promuovere il rientro nel mondo del lavoro. 12. LAVORO: un solo contratto, con incentivi per impresa al tempo indeterminato e al part-time, soprattutto per genitori. 13. GIUSTIZIA1: non c'è giustizia se non in tempi certi. Priorità assoluta alla riduzione dei tempi dei procedimenti. Pene certe per i reati contro il patrimonio e contro il lavoro (es. frodi, assegni falsi). Riforma dei Codici, della giustizia tributaria e dell o rd in am en to interno in accordo con la magistratura e lungo le direttrici di responsabilità, autonomia ed efficienza. 14. LIMITAZIONE POTERI AUTORITA : Governo, Parlamento e magistratura non possono decidere su temi che appartengono ai diritti inalienabili dell'individuo e delle famiglie. Mandiamoli a lavorare! Basta con i politici di professione Parlamentari: da più di 1000 a 140. È il primo punto del programma potrebbe passare il vaglio di un referendum confermativo poiché si tratta di una norma non solo molto gradita ma anche attesa dai cittadini. La stessa ragione per cui è invece invisa al mondo centralista e parassitario, dato che che cambierebbe radicalmente la struttura dei partiti e li renderebbe finalmente controllabili dagli elettori. La Proposta di Legge di Grande Nord mira a ridurre a il numero dei parlamentari da 630 a 100 (Camera dei Deputati) e da 315 a Mandiamoli a lavorare! La riduzione drastica, al minimo indispensabile, della pletora dei professionisti della politica, che campano sulle spalle dei contribuenti, è il primo punto del programma elettorale di Grande Nord. È quello che non sentirete dire da nessun altro, perché a parole tutti se la prendono con la cosiddetta casta, ma nei fatti nessuno ha mai dimostrato con proposte vere di voler aggredire questo tema che sta a cuore ai cittadini. Come diceva Gianfranco Miglio già trent anni fa, l «eccesso di professionismo» è uno dei problemi strutturali del nostro sistema politico. Abbiamo più di mille parlamentari, il 90% dei quali seduti negli scranni di Camera e Senato con il solo compito di alzare la mano e schiacciare un pulsante quando qualcuno glielo ordina. Ora, il mondo dei partiti ha approva- { } 40 (Senato della Manda una Repubbl ica). In con la foto della Proposta questo modo ogni territorio avrà un di Legge riportata qui ra pp re se nt an te in basso a sinistra e da te ben visibile, che dovrà rispondere sottoscritta all indirizzo con il proprio nome dei voti dati e delle iniziative oppure ritaglia il riquadro, prese, rendendo firmalo e consegnalo meno forti i partiti centralisti e statalisti. ad un qualsiasi Comitato di Grande Nord su tutto La proposta di legge sulla riduzione del numero il territorio. MANDIAMOLI A LAVORARE! dei Parlamentari to una legge elettorale complicatissite punti raggiun- è il primo dei «setma, fatta apposta gibili» che rappresentano il programma sintetico di Grande per difendere i loro (e solo i loro) interessi e che renderà la prossima legislatura ingovernabile. Nord per le elezioni politiche del 4 marzo. Consapevoli che non sia più il tempo dei libri dei so- Proprio per accentuare ancor di più, se mai ce ne fosse bisogno, la totale deresponsabilizzazione g ni, ma che servono subito risultati concreti, della nostra classe politica eletta in Parlamento. abbiamo messo in fila sette proposte estrapolate Grande Nord propone invece una soluzione drastica per ridurre il peso dei partiti: una legge di shock fiscale e semplificazione totale; condono dal nostro programma politico. Le altre sei sono: iniziativa popolare per modificare la Costituzione fiscale tombale; fine dei monopoli; banche più riducendo da oltre 1000 a 140 il numero dei parlamentari. È l unica modifica costituzionale che lo contratto di piccole; stop all immigrazione irregolare e un so- lavoro.

8 p GRANDE NORD - Speciale 7 7 La Siora Gina in campo con Grande Nord: «Mi raccomando, non ricaschiamoci» «Applico alla politica le regole dello Sport Il merito e l impegno devono vincere» La Siora Gina, Maria Cristina Sandrin, avvocato d impresa, si schiera con il Grande Nord per demolire questo stato oppressore e ladro. «Ho fatto un Tweet a Renzi dove gli ho chiaramente detto cosa pensavo della sua promessa di abolire il canone Rai: ma vai in mona il canone rai andava nella bolletta delle immondizie non in quella Enel, i tuoi più che fatti sono misfatti. Risultato? Sono stata bloccata, non posso più condividere quel che dico e scrivo. Questo fa capire molto bene che quel che dice il popolo, anche se la sovranità dovrebbe appartenere al popolo, i politici ghi sbrusia». La Siora Gina, attivissima sui social e tra la gente, parla in modo schietto delle promesse che vengono fatte dai vari politici nel periodo precedente le elezioni: «Grasso vuole togliere la tassa universitaria? Ma perché lo dice adesso? Cosa hanno fatto in questi 5 anni? 5 anni fa avevamo bisogno di togliere la tassa universitaria, 5 anni fa avevamo bisogno di aumentare le pensioni ora è troppo tardi e non dovete ricascarci». Ne ha per tutti, la Siora Gina, anche per le coalizioni: «Adesso sembra che tutti vadano d accordo, ma, cari miei, non ci caschiamo più». Dichiara anche guerra agli sprechi che vengono fatti nel nostro paese a causa dell incompetenza di chi ci governa: «Nel bilancio dello stato, solo introducendo il controllo di gestione, che è il sistema che io applico nella gestione dei privati, io garantisco che vi tiro fuori una marea di soldi». «Sono un ex cestista di serie A, nato e cresciuto in un mondo di sportivi, dove l impegno e la correttezza sono sempre stati sinonimo di vittoria o di insegnamento. Nello sport se non sei bravo stai in panchina. Se non ti alleni non giochi, se non sai perdere con onore, non potrai nemmeno vincere. La politica di questi ultimi anni, che mi ha visto sin ora spettatore, mi ha lasciato incredulo» a parlare èalessandro Bianchi, candidato Grande Nord per Monza, Lodi e Milano. «È palese che le proposte messe sul tavolo dai vari politici siano state solo atte a confondere le idee, per lasciarci in una situazione di immobilismo, quasi di intontimento e rassegnazione. In un campo del genere, per rimanere nella metafora sportiva, siamo stati letteralmente cannibalizzati, mangiati vivi. La situazione della Lombardia, in particolare, richiede un intervento ed un cambio di rotta immediato. Le imprese della mia regione sono penalizzate da scelte centrali che le riducono in sofferenza. Quando vedo i miei amici, giovani e brillanti imprenditori, fare le valige e andare all estero definitivamente mi domando se e come questa ingiustizia possa finire. La risposta me la da ancora una volta lo sport: si scende in campo. Allenati, forti e decisi, con la consapevolezza di avere dalla nostra parte una ragione che non è basata su un problema etnico ma semplicemente di meritocrazia e giustizia. È ora di mettersi in gioco partendo dal mio territorio e dalla mia città». Modello Catalogna: l indipendenza trionfa alle urne QUI NORD Ve n e t o Ci sono anche gli indipendentisti di Prima il Veneto e Veneto Stato nella confederazione di Grande Nord. «Per la prima volta, più Movimenti Indipendentisti si sono confederati anziché dividersi come in passato, facendo così il gioco del Potere Centrale» hanno dichiarato nella conferenza stampa di presentazione dei Comitati Veneti. «La nostra missione è riprenderci i 3200 euro di residuo fiscale pro capite inghiottiti nelle cavità carsiche romane». Piemonte Tra i sostenitori di Grande Nord che si candideranno alle prossime elezioni politiche del 4 marzo c è anche l imprenditore Andrea Mariscotti, fondatore e promotore del Liberal Camp, iniziativa che da qualche anno prova a chiamare a raccolta le anime liberali disperse nella politica italiana. «Per non morire democristiani come certi amici radicali - annuncia Mariscotti - ho scelto l unica formazione in grado di pensare in Grande». Lonate Pozzolo (Va) Sono più di 1500 le firme raccolte per bloccare l'arrivo di oltre 100 richiedenti asilo a Lonate Pozzolo, quelle consegnate dal Comitato locale di Grande Nord al Prefetto di Varese Giorgio Zanzi. Gli ex consiglieri eletti del Comune, commissariato dopo le dimissioni del Sindaco, sono riusciti con la loro mobilitazione bloccare i nuovi arrivi, rimandando ogni decisione al dopo voto amministrativo in primavera. Ventimiglia (Im) «La Lega è passata dalla Padania indipendente al Patto di Napoli del Movimento Nazionale di Alemanno, con vista Mezzogiorno d'italia - dichiara Lorenzo Graglia, del comitato Grande Nord di Ventimiglia - un bel capolavoro di quel genio che di cognome fa Salvini, che ha stravolto un ideale in pochi anni. Mi piacerebbe sapere come tanti padani avranno ancora la forza di votare lui e questa Lega, che ormai di Nord non ha più nulla». La lezione della Catalogna: Madrid fa muro, il fronte indipendentista vola al massimo dei consensi. Lo spirito di un popolo non si può imbrigliare, questa la lezione che arriva da Barcellona. Ricapitoliamo i passaggi. Un voto per l i n d i- pendenza, quello del 1 ottobre, che lo Stato centrale spagnolo ha apertamente osteggiato, mandando la Polizia a bloccare l accesso ai seggi. Un muro contro muro che ha portato il Parlamento catalano, il 27 ottobre, alla dichiarazione di indipendenza, che ha avuto come conseguenza il pugno di ferro delle istituzioni di Madrid: sul fronte politico, il commissariamento della Regione catalana, fino ad allora dotata di forti margini di autonomia (anche se prima dello strappo del referendum il governo Rajoy aveva fatto resistenza ad ogni nuova concessione di autonomia), e indizione di nuove elezioni territoriali; sul fronte giudiziario, ordine d arresto per i vertici dei leader indipendentisti, a partire dal presidente della Catalunya Carles Puigdemont e dai suoi ministri, colpiti da gravissime accuse di ribellione, sedizione, malversazione, abuso di potere e disobbedienza. Ma il 21 dicembre, nonostante l azzoppamento dei movimenti indipendentisti, le nuove elezioni non solo hanno confermato la maggioranza indipendentista del Pa r l am e nt di Barcellona ma, in una tornata elettorale ad altissima partecipazione, hanno persino portato al record di consensi per il fronte che vuole staccarsi da Madrid. Il sentimento di un popolo è più forte di ogni teorema. Pubblicazione elettorale Confederazione Grande Nord Piazza Missori 1, Milano Legale rappresentante: On. Roberto Bernardelli Mandatario elettorale: Dr. Fabio Toffa Direttore: On. Ing. Marco Reguzzoni Centro stampa: TIPRE s.r.l. - Via Canton Santo, 5 - Busto Arsizio (VA)

9 p GRANDE NORD - Speciale 8 8 Noi non siamo contro qualcuno o qualcosa, noi siamo PER PER il nostro Paese e PER il Federalismo PER superare lo stallo in cui i partiti ci costringono, PER l inevitabile ricambio di idee e di uomini, PER uscire dal torpore generale che ci condanna alla crisi perpetua PER superare il clima di perenne scontro politico, PER ridurre il peso dello Stato e liberare I economia le imprese, i lavoratori e le comunità. Pensiamo sia giusto ubbidire solo agli interessi del nostro territorio e questo ci ha reso incompatibili con l attuale sistema partitico che pretende fedeltà alle fazioni. NOI non riusciamo a rassegnarci. NOI sfidiamo le regole della politica. Pensiamo che la POLITICA sia azione e concretezza, non chiacchiere per inseguire privilegi senza ottenere risultati. NOI siamo PER rinnovare la scuola, il fisco, la giustizia, l Europa e PER privilegiare SEMPRE chi lavora e produce. NOI mettiamo le nostre famiglie, i nostri Comuni, il nostro territorio, davanti a tutto. NOI siamo GRANDE NORD

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