La bolla del gioco: grandi sogni, amare realtà

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1 A cura di Marco Cerigioni Remo Molinari La bolla del gioco: grandi sogni, amare realtà Cifre da capogiro in un mercato che, in realtà, arricchisce pochi soggetti, mentre la maggior parte degli investitori vede i propri capitali costantemente a rischio, in quanto gli oneri del sistema sono tutti a loro carico e le norme non li tutelano. E la gente gioca sempre di più, anche oltre il proprio budget, attirata dal miraggio delle grosse vincite a bolla del gioco come la bolla della new economy. Correntemente, questo termine si usa quando un fenomeno di tipo economico è fuori equilibrio, soprattutto a causa della manipolazione operata attraverso i media per dimostrare che esso rappresenta lo strumento ideale per arricchirsi facilmente. Un fenomeno, dunque, che viene gonfiato artificialmente per attirare quella che in gergo borsistico si definisce massa buoi finendo poi per esplodere. Qualcuno ci guadagna senz altro, ma sul campo restano tante vittime: tutti quelli che, attratti dal miele della ricchezza, non si sono resi conto di quante risorse hanno impiegato (e sprecato) per cercare di raggiungerlo. È successo nella new economy e sta succedendo nel settore del gioco. Il sogno della gente comune di diventare milionari e il miraggio inseguito da certi imprenditori privati di veder moltiplicare i risultati dei propri investimenti in pochissimo tempo, senza per altro contare su regole certe, hanno dilatato i contorni della bolla del gioco oltre misura, con gli effetti devastanti che già abbiamo avuto modo di riscontrare in questi anni. Eppure, nonostante le varie esplosioni, la bolla si rigenera e continua a crescere, catalizzando su di sé sempre maggiori interessi. Saremmo tentati di dire che questo sistema è votato all autodistruzione, ma di certo c è che nessuno può sentirsi tranquillo, né tantomeno illudersi che prima o poi si giunga alla stabilità. Un tipico esempio di bolla è quello offerto dai grandi jackpot del SuperEnalotto o, peggio ancora, dai numeri ritardatari del Lotto. Mentre i giocatori inseguono il colpo della vita, gli addetti ai lavori (istituzionali e non) sfruttano la situazione per autocelebrarsi e per incrementare lo sviluppo del mercato fin oltre ogni logica industriale, acquisendo maggior forza sia a livello istituzionale (il gioco quale portatore di sempre maggiori entrate per lo Stato), sia nell ambito dell opinione pubblica (aumentando a dismisura la pubblicità su tutti i media). 41 rivista italiana dell automatico gioco&mercato

2 rivista italiana dell automatico gioco&mercato Decreto Abruzzo: una ciambella di salvataggio per tutti L articolo 12 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009, si può rinominare come decreto recante interventi urgenti (anche) in favore dei concessionari di gioco. Per come è stato concepito e strutturato, infatti, il Decreto Abruzzo, nella parte concernente i giochi, lascia intendere che esso sia il frutto della pressione dei concessionari, già pronti a metterlo in pratica. Lo dimostra per fare degli esempi - sia l immediatezza con la quale sono partite le modifiche al gioco del Lotto, il V7 e la stessa fase sperimentale delle Vlt, sia, nella parte concernente i controlli sulle NewSlot, l aumento dei poteri dei concessionari stessi, a cui si abbina lo sgravio di talune responsabilità. LOTTO E LOTTOMATICA Lottomatica si è trovata beneficiata sia sul profilo commerciale sia sul profilo economico. Commercialmente Lottomatica è stata autorizzata ad aggiungere al gioco del Lotto altri giochi accessori, ed ecco arrivare, in un batter d occhio il 10eLotto. Ma non finisce qui, il gioco ha un successo tale da diventare autonomo rispetto al Lotto, ovvero dal 20 luglio può essere giocato senza che vi sia una preventiva giocata al Lotto. Il tutto, sembra il viatico ideale per l importazione del gioco del Keno in Italia, vale a dire estrazioni quotidiane o anche più volte al giorno, indipendenti da quelle dedicate al Lotto. Dal punto di vista economico, Lottomatica è stata sollevata dei costi di gestione di 7 delle 10 ruote come era previsto dalla concessione base. Lo spunto è stato preso dal fatto che le ruote di Roma, Milano e Napoli sono le sole dotate di sistemi di estrazione automatizzati, installati a seguito della truffa nelle estrazioni sulla ruota di Milano. Tutti ricordano l intervento del Direttore generale di Aams in una trasmissione di Porta a Porta nei primi mesi del 2005, quando dichiarò di essere stato nell anno precedente il maggior contribuente dello Stato italiano e che negli anni successivi sarebbe andata sempre meglio. Affermazioni che, a ben vedere, nulla avevano di coraggioso dato che era facilissimo immaginare l esplosione del nascente mercato delle NewSlot (pur con tutte le scelte sbagliate che sarebbero poi state fatte dal Regolatore), considerando solamente il fatto che c era da colmare il vuoto lasciato da almeno video poker ed erano per lo più funzionali a conferire fiducia agli investitori. Negli anni a seguire, questa sarebbe diventata una vera e propria strategia da parte di Aams, volta in prevalenza ad esaltare i propri meriti: si può discutere su tante cose, ma non sul fatto che questo nuovo comparto sia stato creato in toto dalla stessa Aams, a differenza degli altri che aveva acquisito in eredità, con tutti i loro pregi (pochi) e difetti (tanti). Un pò come quell allenatore che assume la guida di una squadra a campionato in corso e butta dentro un giocatore capace non di cambiarle volto, ma di fare i gol necessari per risalire la classifica. Logico che l allenatore concentrerà le attenzioni della stampa e del pubblico su questo giocatore e sui meriti che egli ha avuto nel portarlo, piuttosto che parlar male degli altri che non vanno, per colpe chiaramente non sue, ma che lui stesso non è in grado di rigenerare, almeno nell immediato. E così la bolla delle NewSlot iniziò rapidamente a gonfiarsi. Ma il fiato lo misero soprattutto i gestori, che sin dall inizio hanno tenuto alto il livello degli investimenti nei macchinari, incrementandoli rapidamente; investimenti nell ordine dei milioni, che sembravano garantiti da un sistema giuridico e amministrativo appa- Altro regalino per Lottomatica, e anche Sisal, sono i giochi di sorte legati al consumo (le cosiddette lotterie da supermercato), in quanto essi sono sostenibili solo dai concessionari che abbiano già una rete avviata e consolidata, come per l appunto quelli appena menzionati. RITORNA LA SCOMMESSA IPPICA: V7 Il V7è un prodotto in più in mano ai concessionari che gestiscono i totalizzatori dell ippica nazionale, ma in questo caso è legittimo nutrire qualche perplessità su quello che potrà essere il suo effettivo rendimento. Partiamo dal fatto che esso non è altro che l importazione del V6 attivato negli anni 70 negli ippodromi di Firenze e di Roma Capannelle; un esperimento che fu di brevissima durata prendendo atto che a vincere i grossi montepremi, che si realizzavano con la formula del jackpot, erano gli addetti ai lavori, ovvero i fantini. Inoltre, la stessa formula del jackpot sta mostrando i suoi limiti, basta prendere visione delle modifiche regolamentari che sono state apportate al SuperEnalotto.

3 rentemente blindato, capace di tutelarli in ogni aspetto. In realtà questi investitori sono la massa buoi e i furbi che ci guadagnano sono pochi (Aams e concessionari della rete slot). Ma il problema è che nemmeno i furbi avevano fatto bene i loro calcoli. Aams si fidava del fatto che quel sistema così blindato (potenzialmente) avrebbe garantito una quasi perfetta coincidenza fra competenza e cassa (ovvero, quel che deve entrare e quello che effettivamente entra). I concessionari, sempre in virtù di quel sistema blindato, erano a loro volta convinti di poter mietere il Preu senza problemi di sorta e di foraggiarsi con i canoni di servizio. Purtroppo per loro, di imprevisti ce ne sono stati a iosa, tanto che, tra i furbi, qualcuno ha cercato di essere più furbo dell altro. Cosicché, mentre da un lato Aams sbandierava il suo successo, dall altro metteva in atto azioni dimostrative nei confronti dei concessionari, quali ad esempio i blocchi temporanei nel ANCHE IN ITALIA I CASINÒ ONLINE Per respingere l assalto dei casinò online gestiti dagli operatori esteri, oggi anche il concessionario italiano di gioco a distanza può svolgere l attività di casinò online. Curioso notare come ci siano voluti anni per promulgare il regolamento degli skill games, mentre sono bastate quattro righe sul decreto di sostegno ai terremotati per rendere legale il gioco d azzardo su internet. Un bel regalo per i tanti titolari di licenze per l online, nello specifico quelle conseguite col bando Bersani, perché molte di esse erano già a rischio. È vero, sì, che il gioco telematico cresce esponenzialmente di mese in mese, ma alla fine dei conti il vero guadagno è per i pochi grandi concessionari che hanno potuto sobbarcarsi pesanti investimenti, tecnologici e di pubblicità, in modo da presentarsi in pole position ai nastri di partenza. Il poker cash e tutti gli altri giochi di sorte possibili e immaginabili, in sostanza, riequilibrano un po la situazione, a tutto vantaggio di chi, nella corsa agli skill games e al Texas Hold em in particolare, era rimasto un po indietro. Anzi, avendo previsto il decreto comunitario l attivazione di 200 nuove licenze, ci sarà tanto foraggio in più anche per nuovi soggetti. Tra l altro, l imposta dovuta dal concessionario non sarà più calcolata sulla base del movimento, bensì sul residuo calcolato tra incassato e pagato per vincite, diminuendo all aumentare dell importo giocato. IL GRANDE MOSTRO VLT Ciò che vale la pena di ribadire è che, al di là di tutte le altre argomentazioni, questa è e rimane un opportunità esclusiva per i concessionari, che finalmente possono liberarsi dal legame coi gestori-terzi raccoglitori per fare le cose in proprio. O almeno queste sono le intenzioni del decreto d attuazione, chissà se poi la cosa si realizzerà effettivamente. rilascio dei nulla osta a fronte dei ritardi nei versamenti del Preu. E i concessionari, mentre mettevano alla graticola i gestori per riscuotere il Preu, cominciavano a zoppicare nel riversamento all Erario, sino a maturare un debito abissale. E la bolla, intanto, si gonfiava sempre di più, portandosi dietro un pesante fardello di irregolarità, a cui il sistema di controllo messo in piedi ha saputo trovare solo parzialmente delle soluzioni. Infatti (vedi le tabelle a pag. 36) ancor oggi vi è un 23% di apparecchi irregolari e un 10% di macchine clandestine. LE TAPPE PRINCIPALI DELLA CRESCITA DEL GIOCO (E DELLA BOLLA) C è, è vero, quel muro dei euro (a fondo perduto) che i concessionari dovranno versare in due rate. Ma, guarda caso, negli stessi giorni è uscito il decreto che regola l assegnazione del famoso contributo dello 0,5%, che già da tre anni viene accantonato da Aams per contribuire alle spese da esse sostenute per l innovazione tecnologica delle reti NewSlot, e addirittura si è prefigurato un emendamento al Tremonti-ter destinato a sgravare ulteriormente i concessionari dal peso delle penali sul Preu non versato. In pratica, era come voler dire: facciamo finta che le violazioni sono state commesse oggi, e non nei 5 anni precedenti, in modo che siano applicabili le misure (agevolate) previste dal decreto sulle sanzioni amministrative (il 472/97). Più chiaramente, sembra che si voglia fare in modo che i concessionari possano acquisire, nell immediato, tutti i diritti per Vlt disponibili (45/50.000), facendo entrare nelle casse dello Stato tanti bei milioni di euro. 43 Prima della gara delle agenzie di scommesse indetta nel 1999, il settore del gioco era nelle mani di pochi operatori professiorivista italiana dell automatico gioco&mercato

4 rivista italiana dell automatico gioco&mercato nali (Sisal, Coni, Lottomatica ed agenti ippici) e di una pletora di operatori che gestiva il mercato grigio dei videopoker. Quindi, il 2000 è l anno di riferimento per contrassegnare la nascita della bolla. ANNO 2000 Le nuove concessioni per le scommesse sportive e ippiche Come si ricorderà, il 1 gennaio 2000 cominciarono ad operare le agenzie di scommesse sportive e le 671 agenzie di scommesse ippiche, assegnate coi bandi di gara indetti nel 1999, rispettivamente dal Coni e dal Ministero delle Finanze. Gare che presentavano una caratteristica commerciale particolare: per aggiudicarsi una concessione il partecipante doveva indicare una entrata economica all erario più alta rispetto agli altri partecipanti. Nasce così il minimo garantito, ovvero una entrata annuale fissa per l erario, coperta dal concessionario. Presi dal miraggio dei facili guadagni (così si immaginava, osservando quanto diffuso fosse il fenomeno delle scommesse clandestine), molti imprenditori si lanciarono nell impresa offrendo, per cupidigia o per mancanza d esperienza, minimi garantiti elevatissimi; un impegno economico che li avrebbe rapidamente sotterrati sotto una montagna di debiti erariali. Come sempre i debiti generano conflitti; da qui un lungo contenzioso tra Stato, Coni, Unire e concessionari. Conflitto che a distanza di nove anni ancora non può dirsi concluso, nonostante lo Stato sia venuto incontro, nel tempo, a molte delle richieste economiche dei concessionari. Un dato numerico che sintetizza il fenomeno: delle agenzie di scommesse che dovevano complessivamente essere operative a seguito della gara (tra queste anche le agenzie storiche), alla fine ne sono sopravvissute circa 800, ovvero quasi un terzo. ANNO 2001 L arrivo del Bingo È ovvio che quando la bolla cresce, non tutti i fenomeni che la gonfiano sono comprensibili: è il caso del Bingo e del Gratta&Vinci. La gara per le concessioni del Bingo è un caso di scuola su come si può manipolare un settore a favore d interessi particolari. Quando lo Stato decise di mettere sul mercato italiano il Bingo, gli interessi principali del business erano essenzialmente due: il primo, una tantum, era la gestione del bando di gara per assegnare le concessione; il secondo, ricorrente, era il business legato al canone di servizio (intorno al 4%) che i futuri concessionari avrebbero dovuto riconoscere al soggetto indicato dallo Stato come controllore della loro attività. Il primo soggetto a mettere il naso fuori è stato Lottomatica che, per la sua, presunta affidabilità privilegiata era stata indicata dal decreto datato 31 gennaio 2000, n. 29 che regolava il futuro gioco del Bingo come soggetto guida, facendo perno sul decreto 557/93 che autorizzava il Ministero delle Finanze ad affidare in concessione la gestione delle lotterie e di altri giuochi amministrati dallo Stato mediante appositi sistemi automatizzati ovvero mediante l integrazione del sistema attivato per la gestione del lotto. Con la caduta del Governo D Alema II (l autentico responsabile dell arrivo del Bingo in Italia) e l insediamento del Governo Amato II, vi fu un radicale cambio di prospettiva: il nuovo Ministro delle Finan ze Ottaviano Del Turco secondo le cronache, su spinta di Sergio D Antoni, Segretario della Cisl con direttiva ministeriale del 12 settembre 2000 fece sì che la gestione della gara per l assegnazione delle sale Bingo venisse affidata ai Monopoli di Stato, diretti da Cutrupi. Il tutto all insaputa di Visco, che nel frattempo era diventato Ministro del Tesoro. Lottomatica, comunque, poté consolarsi ottenendo, sempre da Del Turco, un decreto (D. Min. Fin. 21/11/00) per poter entrare in Borsa: vennero creati i presupposti tecnici e finanziari affinché il concessionario potesse acquisire la solidità e le certezze necessarie (come l anticipata conferma del mandato per altri 9 anni) per compiere il grande passo. A questo punto cominciò l odissea, o meglio la corsa ad ostacoli, di coloro che, ancora nelle vesti di partecipanti del bando di gara, successivamente diventeranno concessionari del Bingo. Il primo ostacolo era vincere la Concessione; o meglio, tale poteva essere se non ci fosse stato il toccasana di alcune società, ben disposte, ovviamente a fronte di un lauto compenso, a fornire la giusta consulenza tecnico/politica per la partecipazione vittoriosa. Vinta la gara si presentava poi l ostacolo di come allestire la sala Bingo; ostacolo facilmente superabile sempre ricorrendo alle società di cui sopra, che a fronte di un nuovo lauto compenso non solo aiutavano ad allestire la sala, ma anche a far superare il collaudo finale. Il tutto è adeguatamente testimoniato dall articolo La vera storia del Bingo: trucchi e malaffari reperibile su / comunicati / società_civile / partiti / verdi / L9042.html. Al traguardo ogni concessiona-

5 rivista italiana dell automatico gioco&mercato rio, a conti fatti, aveva investito dai 1,5/2 milioni di euro, mentre l investimento totale nel settore è stato dell ordine di 700/800 milioni di euro. Sicuramente in molti hanno guadagnato dal Bingo, ma non certo i concessionari che, ancora una volta, sono stati falcidiati; infatti rispetto alle 420 sale inizialmente aperte (con l ottimistica previsione di estenderle successivamente a 800) ne sopravvive solo la metà. Importante nota a margine: Aams ha investito tempo e risorse erariali per aiutare i settori in difficoltà, ma poche di queste risorse sono state dedicate ai concessionari del Bingo. Nasce il dubbio che essi abbiamo dovuto pagare lo scotto del peccato originale che ha sotteso la nascita di questo settore. ANNO 2004 Concessione del Gratta&Vinci al Consorzio Lotterie Nazionali I retroscena dell assegnazione della concessione del Gratta &Vinci al Consorzio Lotterie Nazionali (Lottomatica) sono noti a pochi e questo potrebbe far dubitare del fatto che sia in linea con il percorso atteso per l aggiudicazione di una gara pubblica. Comunque, la gara è stata aggiudicata al Consorzio circa due anni dopo dall assegnazione, a causa di una serie di ricorsi da parte dell altro raggruppamento in gara. Oggi, in prossimità della scadenza della vigente concessione (31 maggio 2010), scongiurata l ipotesi di un rinnovo automatico, tutti sono in attesa dell emanazione del nuovo bando di gara deciso dal Consiglio dei ministri il 26 giugno scorso. Visti i numeri sarà una guerra molto aspra tra pochi contendenti. ANNO 2004 e seguenti I concessionari della rete delle NewSlot Aams dovrebbe operare per tutelare tutti gli attori del sistema gioco, ovvero lo Stato, i giocatori, i concessionari e le altre imprese coinvolte (gestore/esercente) che investono in risorse economiche; in realtà il recente passato insegna che il ruolo di Aams, nel caso delle NewSlot, è strettamente autoreferenziale e tutela solo la stessa Amministrazione. Come sappiamo, la nascita degli apparecchi con vincita in denaro è dovuta soprattutto alla volontà di stroncare il dilagante fenomeno dei videopoker: si era inizialmente pensato a macchine low stake/low prize (50 cent./10 euro), ma prima ancora che esse vedessero la luce, i parametri di impostazione sono stati incrementati, per renderle più appetibili. Oltre a ciò, è stato disposto che i nuovi modelli da immettere sul mercato dovevano essere sottoposti a un processo di omologazione da parte di primarie Società di certificazione, indicate dalla stessa Aams, avente lo scopo di riscontrare che i modelli proposti fossero corrispondenti alla normativa. Sulla carta era tutto perfetto, salvo poi verificare sul campo che la pratica era ben diversa dalla teoria. E, mentre i primi apparecchi comma 6 stavano vedendo la luce, l Amministrazione ha emanato il bando di gara per selezionare i soggetti che avrebbero dovuto fungere da gestori, ovvero i concessionari, che di lì a breve avrebbero acquisito la titolarità dei nulla osta, in prima battuta rilasciati ai gestori tradizionali, proprietari delle Awp. Il piano NewSlot era stato ingegnosamente studiato per sgravare Aams di tutti gli oneri: quelli di controllo e di tesoreria del Preu, oltre che di creazione della rete tecnologica, erano stati messi nelle mani dei concessionari; quelli di mettere in piedi la rete di vendita e di farla funzionare (con tutti i rischi di impresa connessi) sono stati riversati da questi ultimi sui gestori tradizionali, i quali hanno però accettato di buon grado questo ruolo (poi definito da un decreto fiscale di terzi raccoglitori), essendo l unica via per sopravvivere. Insomma, Aams non avrebbe speso un euro per il controllo degli apparecchi ed avrebbe incassato quindicinalmente il Preu dai concessionari, con la garanzia accessoria di una filiera di fideiussioni che doveva impedire ai più furbi di lucrare sul Preu. Purtroppo, questo piano non si è sviluppato come nelle ottimistiche previsioni di Aams. Oltre a grosse lacune sul piano della sicurezza messe a nudo in particolar modo dalle procure di Biella e di Venezia il sistema si è rivelato così farraginoso da costringere la Corte dei Conti ad intimare ad Aams l applicazione di multe miliardarie ai concessionari per i vari disservizi e ritardi riscontrati nel versamento del Preu. Ora, al di là dell effettiva esigibilità di sanzioni fuori da ogni logica poi risolta con la Risoluzione Nannicini le posizioni debitorie dei concessionari relativamente al Preu sono comunque stratosferiche; sintomo di un lassismo, o se vogliamo di una politica a dir poco discutibile, volta a sostenere le sorti dei concessionari stessi nella fase transitoria, difficile e ben più lunga delle previsioni. Sta di fatto che i concessionari hanno potuto rinegoziare il debito accumulato con Aams ottenendo addirittura una rateizzazione,

6 rivista italiana dell automatico gioco&mercato con tassi molto favorevoli per il debitore ed un piano di rientro pluriennale che tra l altro supera la scadenza del periodo concessorio. Molti pensavano che i cattivi fossero i gestori che non versavano il Preu al concessionario; in realtà, molto più semplicemente, alcuni concessionari hanno utilizzato il Preu incassato per finanziare i propri investimenti ed i costi di start up della loro impresa. La storia non finisce qui, i gestori dal 2006 versano un ulteriore 0,5% di canone di concessione ad Aams, destinato a remunerare i concessionari per gli investimenti fatti sulla rete tecnologica. E se è vero che ancora oggi le dieci entità interessate non hanno ancora visto un euro (ma la situazione sta per sbloccarsi, grazie al decreto Aams del 22 giugno), i gestori hanno tutte le ragioni per mal digerire questo ulteriore balzello, che è in netta contraddizione con tutte le disfunzioni rilevate dall inchiesta della Commissione Grandi, che è alla base dell azione sopra accennata della Corte dei Conti. Ancor di più, i gestori hanno seguitato a pagare i costi di tutti i mali strutturali del sistema, quali ad esempio il costo di sostituzione delle schede di gioco che le autorità hanno riscontrato essere fuori norma nonostante le certificazioni, bisogna ribadirlo per non parlare degli oneri del passaggio al comma 6 al comma 6A, o ancora di quelli derivanti dal malfunzionamento delle smart card. I PADRONI DEL VAPORE La storia di Lottomatica azienda italiana La Lottomatica che conosciamo oggi è ben diversa da quella che si configurò alla nascita. Nella prima vita Lottomatica ha vissuto quasi in simbiosi con Sogei, da cui proveniva la totalità del management; non a caso l attuale AD di Sogei, Ricci, inizia come dipendente Sogei per poi diventare dirigente in Lottomatica e quindi tornare in Sogei come AD. Nasce con Staderini come amministratore delegato, il quale ha dato il via al percorso che ha avuto come punto d arrivo quello di far percepire Lottomatica come l operatore etico del gioco, ovviamente a differenza degli altri, che sono operatori di serie B in quanto cavallari, bottegai ed evasori fiscali. Gli scenari commerciali della Lottomatica di Staderini erano i ministeri romani e le anticamere dei politici più importanti in quel momento, puntando innanzitutto a raddoppiare le estrazioni del Lotto che allora si svolgevano solo una volta a settimana. Obiettivo che raggiunse con una mirabolante azione bipartisan: infatti Lottomatica, ottenendo la seconda estrazione del mercoledì, ebbe la sensibilità di farsi identificare come il salvatore di tutte le opere d arte italiane da restaurare, sebbene solo una piccolissima percentuale dell incasso della seconda estrazione venisse destinato a finanziare le opere di restauro. Staderini è stato il manager che ha portato Lottomatica, operatore del gioco etico, in borsa, passaggio che successivamente fu molto favorito dal rinnovo automatico della sua convenzione di gestione del Lotto. L ingresso in borsa, tra l altro, avvenne in un momento storico positivo per la borsa stessa, e Lottomatica, grazie ai suoi bilanci e programmi industriali, riuscì ad ottenere delle performance incredibili. Subito dopo, però, gli obiettivi industriali sono caduti in secondo piano rispetto a quelli finanziari. Comunque, l unico neo della gestione Staderini è stato quello di essere ostaggio di Baronci, allora potentissimo Presidente della FIT (Federazione Italiana Tabaccai) e quindi di dipendere, per ogni decisione importante, dall assenso dello stesso Baronci. La storia di Lottomatica azienda mondiale Ottenuta la quotazione a Piazza Affari, in Lottomatica è entrato il nuovo socio DeAgostini, sicché il precedente management, Staderini compreso, fu integralmente sostituito da personaggi vicini al nuovo socio di riferimento. E Staderini, a questo punto, si è dato alla politica, andando a ricoprire importanti incarichi nell ambito delle imprese pubbliche. Quindi, la seconda vita di Lottomatica, partendo da Novara, sede della DeAgostini, è arrivata sino a Providence (USA): un viaggio molto costoso, ma alla fine dei conti lungimirante, pagato 3,600 miliardi di euro; la somma necessaria per comprare la Gtech, fino a quel momento azienda leader mondiale nel settore della gestione delle lotterie. Gtech, sotto la guida di Lottomatica, ha ampliato i propri investimenti, acquistando aziende specializzate in diversi settori del gioco: ad esempio, ha rilevato la Atronic, leader nella produzione di slot machine, la Spielo, protagonista nel settore delle VLT (videolottery), e la Boss Media, nome autorevole nel mondo del gioco online etc. Gtech recentemente ha acquistato la tecnologia per stampare tagliandi di Gratta&Vinci, fatto questo che mette in discussione l alleanza Lottomatica-Scientific Games, sancita in Italia dal CNL

7 rivista italiana dell automatico gioco&mercato Consorzio Nazionale Lotterie, concessionario unico italiano per il Gratta&Vinci. Oggi Lottomatica è un colosso mondiale, colosso che però si porta dietro il pesante fardello dovuto al fatto di aver acquistato a debito la Gtech, e ad oneri finanziari molto alti. Di fatto, l utile realizzato da Lottomatica deriva dalle attività italiane. A proposito di FIT LA FIT, grazie ad una rete di ben punti vendita e alla forza politica del suo Presidente Baronci, ha sempre cercato di condizionare la distribuzione dei giochi e dei servizi. La dimostrazione è data da due fatti negativi. Il primo è stato la scommessa Tris, che con la concessione Sisal entrò nelle tabaccherie nei primi anni 90 realizzando subito volumi di raccolta elevatissimi, grazie all aggio favorevole. Quando, nel 2000, subentrò Sarabet (con Lottomatica), i vertici della FIT non digerirono il fatto che l aliquota spettante ai tabaccai fosse ridimensionata, perciò suggerirono ai propri associati di non dare spazio a quel tipo di prodotto, decretandone il crollo. Il secondo, recentissimo, è la modesta vendita del Gratta&Vinci per l Abruzzo che presenta molte analogie con il fenomemo Tris: abbassato l aggio, nel caso specifico per un fine etico, calano le vendite. È utile ricordare che i tabaccai hanno nel loro Dna lo status di monopolisti: prima la vendita dei tabacchi (caso unico in Europa), poi la vendita del Lotto ed oggi la vendita del Gratta&Vinci. Senza poi dimenticare un altra importante fonte di entrata, quella delle ricariche telefoniche, che le tabaccherie hanno potuto vendere per anni in modo quasi esclusivo sfruttando Lottomatica. A proposito di SISAL È stata istituita nel 1945 da Geo Molo, Fabio Jegher e Massimo Della Pergola. La famiglia Molo ha mantenuto la maggioranza assoluta della società fino al 13 aprile 2005 quando Area Giochi Holding Spa, composta da Lauro Otto Spa (Fondo Clessidra) per il 63%, da Famiglia Molo e Efibanca per le restanti quote, è diventata il nuovo azionista della società. Il 17 ottobre 2006 Giochi Holding Spa, cordata controllata congiuntamente da Clessidra SGR Spa e da JackPot Sarl (50% Permira Europe III Fund e 50% Apax Partners Worldwide LLP) ha rilevato il 97,15% delle azioni Sisal. Secondo indiscrezioni riportate da organi di stampa, il fondo Clessidra a suo tempo aveva deciso di nominare Mediobanca e Merrill Lynch come advisor per la quotazione a Piazza Affari della controllata Sisal, la quale avrebbe potuto così usufruire di una bolla speculativa. L indebitamento di Sisal nasce proprio dall operazione Clessidra: per far quadrare i conti, infatti, ha fatto ricorso ad un finanziamento di Mediobanca per 500 milioni di euro. Ma l aspetto più incredibile è che tutte queste operazioni sono avvenute con la concessione del Super - Enalotto in scadenza e non prorogabile. Insomma, una quotazione elevatissima per una scatola vuota! Infatti, al termine del periodo concessorio il SuperEnalotto è stato rimesso a bando: Sisal è riuscita sì a vincere il bando, ma a condizioni economiche molto svantaggiose. Per dirne una, tra l aggiudicazione della gara e la firma della convenzione sono trascorsi 14 mesi (marzo 2008 Luglio 2009), con ben tre proroghe sancite da leggi dello Stato, Sisal per poter far fronte agli impegni assunti ha dovuto fare un aumento di capitale di 100 milioni di euro. Alla fine, anche in Sisal, come era già accaduto in Lottomatica, l arrivo dei nuovi padroni ha portato ad un cambiamento radicale del managment e quindi saluti a Sandi, sostituito da un nuovo amministratore delegato proveniente da aziende di tutt altro tipo. Chi finanzia gli investimenti Il mercato del gioco in Italia è conteso tra operatori esclusivisti ed operatori, che invece, operano in concorrenza tra di loro. Gli operatori esclusivisti sono Lottomatica, Sisal ed il Consorzio Lotterie Nazionali (Lottomatica), che, non contenti di questa posizione privilegiata, cercano di occupare anche altri mercati, sia facendo leva sui propri prodotti sia acquisendo ulteriori concessioni, sebbene l Authority per la concorrenza, con l indagine svolta nel 2004, abbia posto l indice sull abuso di posizione dominante di Sisal e Lottomatica, comminando multe rispettivamente di 2,8 e 8 milioni di euro. Snai, come Lottomatica, è quotata in Borsa. Il terzo grande operatore, Sisal, è stato oggetto di manovre sulla proprietà per arrivare alla quotazione; ma quando finalmente era tutto pronto, l operazione è stata sospesa in quanto il mercato borsistico stava attraversando una fase negativa. Questi tre grandi operatori hanno in comune un fortissimo indebitamento bancario. Snai è riuscita a trovare risorse per finanziare la crescita del suo core business

8 rivista italiana dell automatico gioco&mercato Tabella analisi di mercato per tipologia di prodotti delle scommesse in virtù del patrimonio mobiliare dei terreni della Trenno. Lottomatica è ricorsa al mercato, indebitandosi per oltre 2 miliardi di euro per via delle operazioni sopra accennate e ad altre acquisizioni; un indebitamento che fa fatica a digerire. Sisal deve il suo indebitamento ad una serie di operazioni finanziarie dovute all acquisto della società stessa da parte del fondo Clessidra. Le storie di Lottomatica e di Sisal devono far riflettere sul fatto che l industria del gioco è vista di fatto come ingranaggio importante del mondo della finanza; solo così si spiegano gli allontanamenti di due manager storici del mondo del gioco come Staderini (Lottomatica) e Sandi (Sisal) e la loro sostituzione con manager senza pregressa esperienza. Ai piedi dei tre giganti, ci sono poi tanti piccoli-medi imprenditori, molti dei quali lo abbiamo già detto hanno perso totalmente il capitale investito e si sono ritirati (ci riferiamo a chi ha partecipato ai bandi Scommesse anno 2000 e Bingo), mentre altri hanno contenuto le perdite vendendo la loro attività ai giganti del mercato. Motivo principale, il fatto che si è generato, nei casi appena citati del bingo e delle scommesse, un forte squilibrio fra numero di operatori e massa critica, ovvero troppi operatori rispetto a quella che è la domanda effettiva. Più a monte, però, vi è un altra motivazione: che lo Stato, preso dalla necessità di incassare, ha velocizzato eccessivamente l introduzione dei nuovi prodotti, creando fra di essi una concorrenzialità basata sul maggior guadagno, con la conseguenza di svilire soprattutto quelli che possono essere definiti i giochi più tecnici vedi le scommesse sportive e i concorsi a pronostici. In altri termini, un qualsiasi prodotto di gioco, se gli viene lasciato il tempo di maturare e crescere con gli opportuni correttivi in corsa, riesce comunque a creare una sua tradizione a prescindere da quanto conveniente il gioco medesimo possa risultare al giocatore e quindi a ritagliarsi una quota di mercato, ovvero una massa critica, capace di renderlo autosufficiente. Laddove, invece, vi è la tendenza ad espandere il portafoglio prodotti nella maniera più Nome prodotto Anno di riferimento Delta 2008/ Assoluto % Lotto ,3 SuperEnalotto ,1 Bingo ,9 Totocalcio, Totogol, 19, BigMatch ,1 Scommesse sportive ,8 Tris e Ippica nazionale ,4 Mercato industriale ,7 Lotterie e Gratta&Vinci ,4 Slot Machine ,4 Mercato bolla ,1 Poker online Totale ,9 Mercato industriale ,7 Mercato bolla ,1 Mercato industriale -3,1% 33,0% -21,2% 3,0% -3,7% 7,5% Mercato bolla 169,3% 680,9% 156,8% 49,1% 38,3% 14,6%

9 rivista italiana dell automatico gioco&mercato MIO Euro ampia e variegata senza lasciare ad essi il tempo di essere socialmente e culturalmente metabolizzati la conseguenza prevalente è quella di alimentare una sorta di migrazione della massa critica dei giocatori da un gioco a un altro il c.d. fenomeno di cannibalizzazione dei giochi piuttosto che quella di generare nuovi giocatori. IL MERCATO INDUSTRIALE E IL MERCATO BOLLA Mercato giochi per tipo prodotto Anni Mercato industriale Mercato bolla Ormai i mezzi d informazione trattano il mondo del gioco come una delle realtà industriali più importanti in Italia; in realtà solo una parte minoritaria del mercato (circa un terzo) risponde ai classici requisiti industriali, mentre il resto (due terzi) è assimilabile al mercato consumer. Si possono considerare nell ambito degli industriali prodotti come Lotto, SuperEnalotto, Totocalcio/Tris, Bingo e scommesse, che hanno la necessita di infrastrutture sia tecnologiche che ambientali. Per esempio, Lotto e Super - Enalotto sono venduti online in reti molto estese; reti che attraverso i terminali di gioco diventano terminali general purpose, i quali hanno una ricaduta sul nostro quotidiano, in quanto non si limitano alla vendita di gioco, ma erogano anche servizi, evitando ai clienti lunghe file, per esempio all ufficio postale, per effettuare un pagamento. I prodotti consumer (Gratta&Vinci e Slot) sono i prodotti bolla, in quanto off line e quindi non richiedono investimenti strutturali; solo nel caso delle slot si rendono necessari investimenti in apparati specializzati stand alone. Tra l altro, ciò che alimenta in maniera artificiosa i loro volumi è il rigioco immediato, ovvero il reinvestimento del vinto. Nelle tabelle sottostanti è riportato come si è modificata la realtà del mercato tra l anno 2002 e l anno Il volume del turnover del mercato industriale nel 2008 è aumentato rispetto a quello del 2002 del 11,7%, ovvero è decrementato considerando l inflazione. La quota del mercato industriale rispetto al totale è del 35,30%. Il turnover del mercato bolla, nello stesso periodo è aumentato del 4.836%, passando dai 0,241 miliardi Anni

10 del 2002 ai 30,088 miliardi del 2008, ovvero quasi il doppio del mercato industriale. La sua quota di mercato rispetto al totale è del 64,70%. In sostanza, dal punto di vista dei fattori di produzione, la definizione di mercato bolla indica un prodotto che non richiede un apposita struttura tecnologica di diffusione e quindi dà vita a un mercato volatile, che lascia al Regolatore la possibilità di modificarne a suo piacere le regole commerciali. Un operatore, concessionario o no, per investire ha la necessità di avere regole commerciali certe, almeno per il periodo in cui intende ammortizzare il suo investimento. Per esempio, la gara dei giochi numerici, che richiedeva la disponibilità di una infrastruttura tecnologica, ha avuto un iter di assegnazione di circa 24 mesi, invece per i 10 concessionari di slot l iter è stato di solo 4 mesi. L aggiudicazione della gara dei giochi numerici era finalizzata ad individuare un unico soggetto, per cui ai partecipanti è stato chiesto un impegno minimo garantito e un offerta al ribasso del corrispettivo dei servizi. Per i concessionari di slot, in realtà, non si è trattata di una vera e propria gara, ma semplicemente di una selezione dei potenziali fornitori ai quali erano richiesti minimi prerequisiti. CONCLUSIONI Il mercato bolla ha insito il rischio di esplodere, sia per fattori endogeni (gonfia oggi gonfia domani la bolla si disintegra), sia per fattori esogeni, dovuti ad un repentino cambiamento della domanda oppure ad una disaffezione del cliente per un offerta troppo affollata. Ed è chiaro che se l obiettivo del Regolatore è quello di far cassa rapidamente, lo strumento ideale è il mercato bolla. Di tutto ciò è bene che ne tengano conto tutti quelli che vorranno partecipare ai bandi per il Gratta&Vinci e le NewSlot.

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