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1 Abstracts Editoriali Anno V - numero SOMMARIO Giovani, tecnologia e formazione.processi di autosocializzazione e segregazione del senso Mario Morcellini, Simone Mulargia Apprendere dall incertezza, riprendere il futuro: la formula comunitaria giovanile Mariella Nocenzi Vite parallele. Solo nel web? Un ipotesi di lavoro, il web2 Giorgio Comi Questioni capitali. I giovani tra protagonismo culturale e invisibilità sociale Paola Panarese generation e nuove modalità relazionali Giselda Antonelli Adolescenti e socializzazione: nuovi processi e nuovi loghi? Alessandra Rìmano, Maria Paola Piccini Il capitale sociale nelle reti online. Considerazioni preliminari e tecniche di analisi. Elena Pavan L urgence des savoirs. L emergence d un nouveau u rapport au savoir caractérisé par les traits de l urgence Lorenzo Bonoli Capitale sociale e relazioni solidali on e offline. Educazione e comunicazione per i giovani volontari Alessio Ceccherelli, Angela Spinelli, Paola Tota, Andrea Volterrani La cura della diversità. Riflessioni su un esperienza formativa Furio Bednarz La lezione di Habermas per un Università che cambia Andrea Lombardinilo Scaffale: libri, video e programmi mediali Robert D. Putnam. Capitale sociale e individualismo. Crisi e rinascita della cultura civica in America, il Mulino, Bologna, 2004 Claudia D Antoni Mary Kellett. Rethinking Children and Research, Continuum International Publishing Group, London, 2010 s o m m a r i o

2 Anno V - numero Questo numero della rivista è stata sottoposto a un sistema di doppio referaggio cieco e anonimo Direttore responsabile Giacomo Sado Direzione scientifica Mario Morcellini Teresa Grange Sergi Comitato scientifico Benadusi Luciano, La Sapienza Università di Roma Besozzi Elena, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Biondi Giovanni, Direttore dell INDIRE Bimbi Franca, Università degli Studi di Padova Buzzi Carlo, Università di Trento Capecchi Saveria, Università di Bologna Cappello Gianna, Università di Palermo Ceccatelli Giovanna, Università di Firenze Censi Antonietta, La Sapienza Università di Roma Corradi Consuelo, LUMSA Corradini Luciano, Università degli Studi Roma tre D Amato Marina, Università degli Studi Roma tre Farnè Roberto, Università degli Studi di Bologna Federici Maria Caterina, Università degli Studi di Perugia Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura Galliani Luciano, Università di Padova Giannatelli Roberto, Università Salesiana di Roma Gili Guido, Università del Molise Greco Giovannella, Università della Calabria Limone Pierpaolo, Università degli Studi di Foggia Luzzatto Giunio, Università di Genova Mantovani Giuseppe, Università di Padova Maragliano Roberto, Università degli Studi Roma tre Margiotta Umberto, Università Ca Foscari, Venezia Mazzara Bruno, La Sapienza Università di Roma Milanaccio Alfredo, Università di Torino Minardi Everardo, Università di Teramo Mussi Bollini Maria, Capo Struttura Rai Persichella Vincenzo, Università di Bari Piromallo Gambardella Agata, Università di Salerno Ranieri Andrea, Senatore XV legislatura Scurati Cesare, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Toschi Luca, Università di Firenze. Comitato di redazione Banzato Monica Belmonte Walter Cortoni Ida Costa Massimiliano Gammaitoni Milena Minelli Paola Onorati Maria Giovanna Panarese Paola Penge Stefano Polo Claudia Ponziano Rosario Rosa Alessia Strizzolo Nicola Tirocchi Simona Tumolo Emanuela Segreteria di redazione Claudia D Antoni Segreteria Amministrativa Falzea s.a.s. - Agenzia Editoriale Viale Calabria, 60/ Reggio Calabria Tel. 0965/ Fax 0965/58233 Stampa Universalbook Srl Abbonamento annuo (2 numeri) Enti e Istituzioni 70,00 Ordinario 26,00 Estero 80,00 Un numero 9,00 Ogni numero arretrato 16,00 Per abbonarsi versare l importo sul c.c.p. n intestato a Falzea s.a.s. Agenzia Editoriale - Via Simone Furnari, 7 - Reggio Calabria. Causale: abbonamento rivista In.formazione. Chi desidera disdire l abbonamento deve comunicarlo entro il 31 ottobre di ogni anno, in caso contrario l abbonamento si ritiene tacitamente rinnovato. ISSN Autorizzazione del Tribunale di Reggio Calabria n. 9/06 del 11/09/2006 Redazione FALZEA EDITORE s.r.l. Viale Calabria, Reggio Calabria Tel. 0965/ web:

3 Abstracts Comunicazione, inclusione e dimensione europea dell'educazione. generation e nuove modalità relazionali (G. Antonelli) Il presente contributo riflette sulle differenti modalità relazionali della digital generation comprendente sia i nativi digitali che gli immigranti digitali per i quali l integrazione virtuale/reale risulta sempre più normalizzata nelle pratiche sociali della vita quotidiana. Vengono esplorati i due principali contesti formativi, la famiglia e la scuola, che nell ecosistema mediale mettono in scena inediti percorsi comunicativi e relazionali nell ottica della partecipazione e condivisione. Parole chiave: [integrazione virtuale/reale, nativi digitali, immigranti digitali, famiglia, scuola] generation e new ways to communicate (G. Antonelli) In this paper we explore current technology-related themes and investigate how digital generation and digital immigrant interact: the virtual integration is even more usual during everyday life for these groups of people. We explore the main educational training and learning context: family and school where digital generation founds new ways to communicate, interact and share relationship. Key-words: [virtual/real integration, digital natives, digital immigrants, family, school] L urgence des savoirs L émergence d un nouveau rapport au savoir caractérisé par les traits de l urgence. Autour de la réflexion de Bernard Stiegler. (L. Bonoli) Con l avvento della televisione, computer e di Internet, il nostro rapporto con il sapere si è andato modificando lentamente ma inesorabilmente. Da un lato, le nuove generazioni sviluppano nuove competenze relative all uso di strumenti informatici e al funzionamento di Internet, dall altro, una serie di competenze e conoscenze tradizionali sembrano scomparire gradualmente, o per lo meno non svolgono più il ruolo che è stato loro cinquanta anni fa. Facendo riferimento all opera di Bernard Stiegler, l articolo offre una riflessione sulla necessità di accompagnare l evoluzione delle pratiche e delle conoscenze con una capacità critica, che non rinunci ai tempi della riflessione e del controllo, ma che al tempo stesso possa assicurare l integrazione dei mutamenti in corso all interno di evoluzione coerente del nostro rapporto con la conoscenza. Parole chiave: [Anciens et nouveaux médias; Nouvelles Compétences; Urgence du changement; Evolution du Savoir; Implications sociales]. 3 L urgence des savoirs L émergence d un nouveau rapport au savoir caractérisé par les traits de l urgence. Autour de la réflexion de Bernard Stiegler. (L. Bonoli) Depuis l avènement de la télévision, de l informatique et d internet, notre rapport au savoir se modifie lentement mais inexorablement. D une part, les nouvelles générations développent des compétences nouvelles liées à l usage des instruments informatiques et à l exploitation du réseau internet, d autre part, une série de compétences et connaissances traditionnelles semblent petit à petit disparaître, ou pour le moins ne plus jouer le rôle qui était le leur il y a une cinquantaine années. Parallèlement sous l influence des programmes de télévision et la production d article de masse, on assiste également à une uniformisation des pratiques des individus, qui perdent leurs spécificités individuelles pour se conformer à des comportements préprogrammés et pré-décidés par les producteurs de ces nouvelles technologiques. Faisant référence aux travaux de Bernard Stiegler, l article ouvre une réflexion sur la nécessité d accompagner l évolution des pratiques et des savoirs par une posture critique, qui ne renonce pas au temps de la réflexion et du contrôle et qui puisse assurer l intégration des changements en cours dans une évolution cohérente de notre rapport au savoir. Mots-clés: [Anciens et nouveaux médias; Nouvelles Compétences; Urgence du changement; Evolution du Savoir; Implications sociales].

4 IN FO RMAZIO NE 9/12 Abstract Capitale sociale e relazioni solidali on e offline. Educazione e comunicazione per i giovani volontari (A. Ceccherelli, A. Spinelli, P. Tola, A. Volterrani) L articolo affronta il tema del rapporto tra educazione e comunicazione in contesti on e offline partendo dalla constatazione che capitale sociale, comunicazione ed educazione/apprendimento hanno come base comune la relazionalità. Saranno presentati i risultati di un lavoro di ricerca sul volontariato toscano che evidenziano come un impegno strategico sulla comunicazione on e offline possa diventare opportunità per il coinvolgimento e la crescita di giovani volontari, in un ottica inclusiva, partecipativa e di azione politica. Parole chiave: [capitale sociale, comunicazione, volontariato, on-offline, apprendimento] Abstract (English) Social capital and on-offline supportive relations. Education and communication for the young volunteers. (A. Ceccherelli, A. Spinelli, P. Tola, A. Volterrani) The paper is focused on the link between on and offline education and communication, by considering that social capital, communication and education/learning have a common base: the relationality. According to the results of a research conducted on Tuscan volunteering, a strategic action on online and offline communication could become an opportunity for the involvement and the growth of young volunteers, from an inclusive, participative and politic perspective. Key words: [social capital, communication, volunteering, on-offline, learning] 4 Vite Parallele. Solo nel Web? Un ipotesi di lavoro, il Web 2.0 (G. Comi) Capita di affrontare il tema delle relazioni interpersonali e delle situazioni - definite sovente anomali - che vivono le persone nella loro quotidianità nel contesto concreto e nei mondi virtuali. Ragionando sul mondo del web, molti vi individuano la massima espressione dei cosiddetti mali del nostro tempo: solitudine, afasia sociale, timore dell incontro e del confronto e distorsione della psiche attraverso la costruzione di vite parallele. La lettura della situazione è però effettuata tramite lenti concettuali e culturali elaborate nel passato. La gestione di vite parallele nel web potrebbe essere invece una nuova forma di apprendimento per le giovani generazioni che si preparano alla vita in questo nostro contesto sociale. Parole chiave: [Training; Competences; Virtual contexts; Web Natives and Migrants; Social Responsibility] Parallel Lives. Just on the web? A working hypothesis, Web 2. (G. Comi) It happens sometimes to explore the topic of interpersonal relationships and of situations that are often considered dysfunctional experienced by people in their daily life. Thinking about the world of the Web, many people find the main expression of the so-called problems of our time: solitude, egocentrism, social aphasia, fear of encounters and confrontations, anonymity, and psyche distortion through the construction of parallel lives. This reading of the situation however, is made through conceptual and cultural lenses that have been elaborated in the past. Instead, managing parallel lives on the Web might be a new form of learning for the young generations that get ready to survive in the actual context. Key-words: [Training; Competences; Virtual contexts; Web Natives and Migrants; Social Responsibility] Abstract La lezione di Habermas per un Università che cambia (A. Lombardinilo) Autonoma, comunicativa, partecipativa. Questa l Università disegnata da Habermas all alba del Sessantotto, in una fase cruciale per il destino dell Europa. La sua lezione sul futuro dell Università offre ancora oggi moltissimi spunti di riflessione sia sulla funzione sociale del personale docente, sia sulla valenza strategica del capitale umano. Una lezione che acquista un aura di profetica attualità, se rapportata ai profondi cambiamenti registratisi dal 1968 ad oggi, in cui si è compiuto il passaggio dall Università di élite all Università di massa. Parole chiave: [Università, formazione, innovazione, società, Europa] Abstract (English) The lesson of Habermas for a University that changes (A. Lombardinilo) Independent, communicative, active: these are the main features of the university delineated by Habermas at the dawn of the 1968 protest movement, in a crucial period of European history. Today Habermas s ideas on the future of university still give food

5 Abstracts for thought about both the social role of academicians and the strategic importance of human resources. His views even acquire a prophetic dimension when compared to the big changes that have affected academia from 1968 onwards, marking the shift from elite to mass higher education. Key words: [University, education, innovation, society, Europe] Apprendere dall incertezza, riprendere il futuro: la formula comunitaria giovanile (M. Nocenzi) Nella più recente letteratura sociologica sulla condizione giovanile si assiste ad una rivisitazione delle categorie concettuali che gli autori classici più frequentemente hanno associato all identità delle nuove generazioni. L immagine di attori del cambiamento, infatti, appare inadeguata in un complessivo assetto sociale che negli ultimi decenni ha sperimentato profonde crisi valoriali e strutturali, facendo dell incertezza la sua cifra più caratterizzante. Il paradigma del rischio e della precarietà, applicato alle nuove generazioni, alle loro possibilità occupazionali e strategie assicurativo-previdenziali, propone al contempo un eccesso di scelte possibili e un disorientamento davanti alla possibilità di realizzarle. Accanto ad identità apparentemente immobili come i Neet, la condizione giovanile si caratterizza, però, per nuove modalità di programmazione del futuro, ponderate nella pianificazione almeno a medio termine, flessibile nell accoglimento del mutamento, condivise nella solidarietà cooperativa che accomuna questa coorte anagrafica della società in differenti ambiti sociali. Il tutto propone nuove e più adeguate definizioni sociologiche alle trasformazioni rappresentate dall identità sociale giovanile contemporanea. Parole chiave: [giovani, rischio, futuro, solidarietà cooperativa, comunità] Learning with the risk, getting the future: the youth cooperative formula (M. Nocenzi) In the latest sociological literature on the youth condition it s possible to find a revival of traditional concepts that the classical scholars have often associated to the identity of the new generations. Described as the actors of the change, sure enough they have lost this image in the complex social organization of the last decades, with its deep crisis of values and an intrinsic uncertainty. The paradigm of the risk and of the precariousness for the new generations for their job opportunities as for their pension strategies mean for them a surplus of possible choices and a disorientations in front of the possibility to get them real. With some seemingly passive identities as those of the Neet, the youth condition is also that of the new modalities of the future planning and of the medium-term perspectives. The youth identity is also flexible in front of the change and ready to share a cooperative solidarity in some social areas. This scenario proposes new and more appropriate sociological definitions to the social transformation represented in the contemporary youth identity. Key-words: [young people, risk, future, cooperative solidarity, community] 5 Questioni capitali. I giovani tra protagonismo culturale e invisibilità sociale (P.Panarese) I nuovi giovani sono stati definiti membri di una generazione invisibile, insensibile, media, disimpegnata o virtuale. Tra le tante etichette utilizzate per coglierne l essenza, molte si concentrano su due tratti specifici: una naturale frequentazione dei media nuovi e un inconsueta inerzia sociale. I due fenomeni non sono però del tutto solidi, né chiaramente collegati. Di qui una riflessione sulla loro capacità di tenuta, sulla relazione reciproca e sul rapporto che intrattengono con il futuro, quel tempo naturalmente legato alla definizione sociologica della condizione giovanile. Parole chiave: [invisibile, insensibile, media, disimpegnata o virtuale, futuro] Capital issues. The young people between cultural protagonism and social invisibility (P.Panarese) The young people have been defined as members of an invisible, insensitive, average, disengaged or virtual generation. Many labels used to capture their essence are focused on two features: a natural use of the digital media and an unusual civic disengagement. The two phenomena and their connection have not been proven. So a reflection on their resilience, their relationship and the connection with the future - that time related to the sociological definition of the youth - can be useful. Keywords: [invisible, insensitive, average, disengaged or virtual, future] Abstract: Il capitale sociale nelle reti online. Considerazioni preliminari e tecniche di analisi (E.Pavan) Partendo dal concetto di sistema socio-tecnico, il contributo introduce in primo luogo alcune sfide alla comprensione dei fenomeni sociali contemporanei, caratterizzati dalla compenetrazione tra online ed offline. Inoltre, richiama la necessità di concettua-

6 IN FO RMAZIO NE 9/12 lizzare l idea di capitale sociale e di valutare rischi e benefici delle amicizie online considerando le relazioni online nella loro autonomia. Infine, mostra un esempio di come visualizzare le reti di amicizia su Facebook e di come leggere al loro interno indicatori di capitale sociale. Parole chiave: [sistemi socio-tecnici; Internet; reti sociali; capitale sociale; Facebook] Abstract (English) Social capital in online networks. Preliminary considerations and analysis techniques (E.Pavan) Using the idea of socio-technical systems, this article illustrates the challenges posed by the merging of the online and the offline dimensions to a genuine understanding of contemporary social dynamics. Also, it makes a plea for reinterpreting social capital starting from a conceptualization of online social relations as autonomous forms of relations. Finally, it shows an example of visualization and interpretation in terms of social capital of a friendship network established through Facebook. Keywords: [socio-technical systems; Internet; social networks; social capital; Facebook] Adolescenti e socializzazione: nuovi processi e nuovi luoghi? (Alessandra Rìmano, Maria Paola Piccini) Il contributo intende offrire alcuni spunti di riflessione sui processi di socializzazione degli adolescenti e le trasformazioni che hanno recentemente subito. Attraverso la somministrazione di un questionario e la conduzione di alcuni Focus Group si indaga l allontanamento dei giovanissimi dalle agenzie istituzionali a favore dei mass-media e dei cosiddetti dispositivi orizzontali di socializzazione, considerati agenzie meno autoritarie che permettono loro di esprimersi al meglio e di gestire autonomamente l incessante andirivieni fra mondi on e off-line. [Adolescenti, Socializzazione, Mass media, Comunicazione, Educazione] 6 Adolescenti...INGLESE(Alessandra Rìmano, Maria Paola Piccini) The article aims to offer some reflections on the socialization processes of adolescents and the changes that have recently undergone. Through the use of a questionnaire and conducting a few focus groups the research investigates the moving away of young people from institutional agencies in favor of mass-media and the so-called horizontal socialization devices, considered less authoritative agencies that allow adolescents to give their best and independently manage the incessant coming and going between on and off-line worlds. [Adolescents, Socialization, Mass media, Communication, Education] Abstract (Bednarz) L articolo presenta un esperienza formativa, realizzata nella Svizzera italiana, nel contesto professionale del lavoro di cura. La costruzione di competenze interculturali viene ricondotta alla capacità di ogni individuo di costruire proprie interpretazioni personali della diversità, legate all esperienza e ai contesti. Il contributo si sofferma sui modi di costruzione del sapere transculturale pratico, come sapere esperienziale riflessivo, olistico e situato. Vengono fornite indicazioni sul come accompagnare la riflessione, dandole strutturazione formativa. Viene individuato il ruolo del formatore nel processo, come esperto (guida e mentore) e al tempo stesso soggetto riflessivo egli stesso (compartecipante al processo). Keywords: [Social care; Diversity; Intercultural competence; Reflexivity; Narratives and social learning] The article presents a learning experience, developed in Italian-speaking Switzerland, in the professional context of care work. The construction of intercultural competences is attributed to the ability of everyone to build their own personal interpretations of diversity, drawing on experience and being able to contextualize them. The article focuses on how practical transcultural skills can be built, on the basis of experiential and reflective learning processes, which are holistic and situated. It provides guidance on how to accompany reflection, in a structured and formative way. It identifies the role of trainer in the process, as an expert (guide and mentor) and at the same time a reflective subject himself (sharing the process).

7 Mario Morcellini - Simone Mulargia - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale Sapienza Università di Roma Editoriale Mario Morcellini Simone Mulargia Giovani, tecnologia e formazione. Processi di autosocializzazione e segregazione del senso Nel campo della cultura e dei consumi mediali, risulta vero un assunto apparentemente sorprendente: i dati quantitativi relativi all estensione di una tecnologia valgono solo in minima parte a spiegare il suo successo. Sembra, infatti, che un dato artefatto tecnologico riesca in un certo momento storico a travalicare i confini delle analisi teoriche e delle valutazioni di ordine socio-economico per imporsi come protagonista delle riflessioni sulle direzioni dell innovazione tecnologica stessa. Quando la soglia viene superata, le considerazioni di ordine pratico e le riflessioni teoriche magari impostate sulla prudenza o sulla necessità di una verifica empirica delle ipotesi contano assai poco rispetto allo spessore della retorica dominante che finisce per determinare a livello simbolico una bulimia di parole che viene automaticamente assunta come centralità. L estensione attuale della rete di computer che condividono lo stesso protocollo di trasmissione dei dati ha già da molti anni superato quella fase, a una velocità tale da non consentire più la distinzione tra aspetti simbolici di rilevanza sociale e centralità materiale del suo sviluppo. Al contrario, è ormai possibile rinvenire verifiche empiriche della sua rilevanza simbolica, grazie ad una serie di studi che mettono in luce il complesso di aspettative e convinzioni circa il ruolo che la rete ha e avrà nello sviluppo prossimo venturo. Questo plot di desideri e, in alcuni casi, di mitologie sul consolidamento dell infrastruttura tecnologica, e soprattutto sulle precise aspirazioni e preoccupazioni per eventuali minacce che potrebbero cadere sulla rete, costituiscono ormai una vera e propria cultura globale di internet. A questo punto della storia, la riflessione circa il rapporto tra costrutti simbolici relativi alla rete e verificabilità empirica è superata dal fatto che il complesso di aspettative e valori che considerano internet protagonista del cambiamento in atto sono fatti sociali e, come tali, hanno da soli guadagnato statuto di legittimità. Sui contenuti di questa cultura, un recente studio (Dutta et al 2011) mette in luce i temi forti che si addensano intorno al network digitale per eccellenza. Secondo tale studio, gli utenti tendono a collegare internet alla libertà di espressione; alla salvaguardia della privacy; alla preoccupazione per l attendibilità delle informazioni presenti online e alla sicurezza. Malgrado alcuni eccessi di ottimismo che caratterizzano il dibattito sulle potenzialità di internet, è difficile negare che la rete abbia un rapporto elettivo con la conoscenza, anche in virtù degli ideali che hanno ispirato i primi protagonisti del suo sviluppo 1. L architettura hardware di internet, infatti, insieme ad alcune caratteristiche dei suoi protocolli di trasmissione dei dati, furono esplicitamente progettati per superare la logica di trasmissione monodirezionale dei messaggi tipica dei media analogici. Anche per questo la rete è espressione di una forma idealtipica di organizzazione della conoscenza, in cui la tendenziale integrazione della funzione di emittenza e ricezione diventa la base per forme di condivisione del sapere potenzialmente più libere e democratiche. Internet dunque rappresenterebbe un infrastruttura tecnologica che rinuncia alla gerarchia lineare di trasmissione dei messaggi per materializzare il sogno di un approccio alla conoscenza in cui ogni nodo del network è potenzialmente connesso agli altri 2. Con la nascita del web 3 e con il successivo sviluppo del cosiddetto web la spinta verso un accesso più democratico alla conoscenza si lega all aumento del numero di utenti in grado di utilizzare le potenzialità della rete soprattutto grazie a linguaggi di programmazione e di applicazioni più semplici e immediati. In virtù di tali considerazioni e senza dubbio sull onda lunga delle recenti vicende legate ai referendum 7

8 IN FO RMAZIO NE 9/12 8 per la privatizzazione dei servizi idrici e al successo del movimento per l acqua bene comune, è recentemente nata la campagna internet bene comune 5 che propone di sensibilizzare i cittadini e gli amministratori pubblici circa l importanza della rete in molti aspetti della vita quotidiana. Anche in questo caso una significativa fuga in avanti rispetto alla riflessione scientifica circa la definizione delle caratteristiche specifiche dei beni comuni che, pur avendo raggiunto una certa solidità e autonomia, vive ancora nella difficoltà di porre distinzioni nette e inequivocabili all interno degli attuali ordinamenti legislativi, più a loro agio con tutele relative ai beni pubblici. L iniziativa sopra menzionata, pur non curandosi della riflessione specialistica sul tema, testimonia un atteggiamento nei confronti di internet volto a sottolineare gli aspetti meno individualistici dell utilizzo del network digitale e più in generale la necessità di sottoporre l infrastruttura tecnologica e i contenuti digitali fruibili attraverso di essa a ragionamenti e strategie di intervento pubblico emancipate dalla mera applicazione degli orientamenti di business. La tentazione di prospettare per la rete la stessa tutela che altrove si auspica per i beni comuni, e in generale l uso estensivo e onnicomprensivo dell etichetta bene comune, viene però criticato anche all interno della riflessione specialistica sul tema (Mattei 2011), a ulteriore testimonianza di quella doppia velocità tra riflessione teorica e complesso delle aspettative legate allo sviluppo di una tecnologia che sono state sopra menzionate. Su questo aspetto dello sviluppo della rete è possibile trarre preziose indicazioni da Luciano Gallino che, in tempi non troppo sospetti, sosteneva come lo sviluppo e l affermazione di una tecnologia non potesse essere il solo fattore su cui far poggiare la valutazione del suo impatto sulla società. Nelle intenzioni del sociologo, questa considerazione non ha nulla a che vedere con un atteggiamento anti-tecnologico, ma vuole essere il tentativo di imporre meccanismi correttivi contro quella che Gallino designa nei termini di una tecno-ignoranza (Gallino 2007). La sottovalutazione del problema, che riguarda non tanto l ignoranza del grande pubblico ma il limite della conoscenza degli addetti ai lavori (il ben noto limite epistemologico di chi non sa di non sapere), rischia di annullare anche le potenzialità di sviluppo che l utilizzo della strumentazione tecnologica può senza dubbio offrire alla società. Internet non sfugge a questo ragionamento. La rete, infatti, può essere a pieno titolo considerata un bene pubblico globale, ma ignorare le conseguenze del suo utilizzo può trasformarla in un male pubblico globale (Gallino 2007). Dopo queste considerazioni preliminari è opportuno concentrarsi su alcune caratteristiche specifiche della presenza online dei ragazzi italiani, al fine di comprendere se, e a quali condizioni, la loro intimità con le tecnologie possa davvero tradursi in risorsa per la formazione. Alcune interessanti indicazioni circa la fisionomia della presenza in rete delle giovani generazioni derivano dalla ricerca EU Kids Online 6. Anche in questo caso, l analisi empirica offre un quadro dei comportamenti che sfugge alla logica oppositiva e costringe a uno sguardo complesso circa la possibilità che le esperienze e le competenze che le giovani generazioni mettono in campo nel loro rapporto con le tecnologie digitali possano tradursi in opportunità per la formazione. La prima opposizione che non regge alla prova empirica è quella tra potenzialità positive e negative delle tecnologie digitali. A un uso più intenso della rete (legato soprattutto alla variabile età) i giovani entrano in contatto con più articolate possibilità espressive e di realizzazione delle loro potenzialità e, al tempo stesso, aumentano la possibilità di incappare in situazioni potenzialmente dannose (Mascheroni 2012). A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di complessità per la valutazione dell impatto dei media: il contatto con situazioni potenzialmente dannose non si traduce automaticamente in un danno per la persona. E questo vale paradossalmente anche al contrario: tutte le potenzialità espressive, identitarie e di partecipazione attiva dischiuse dai media digitali non si traducono automaticamente in un vantaggio per i ragazzi. L aspetto su cui vogliamo porre l attenzione nel presente intervento ha a che fare con le crescenti quote di autonomia che i ragazzi sperimentano nell approccio con le tecnologie, sia dal punto di vista fisico (ad esempio l utilizzo della tecnologia in contesti in cui non sono presenti i genitori), sia dal punto di vista simbolico (la perdita di rilevanza delle figure adulte). Sembra, infatti, che i giovani considerino il loro rapporto con gli adulti nei termini di una vera e propria politica estera, per giunta caratterizzata da relazioni diplomatiche sporadiche e spesso poco significative. L autonomia dei giovani abbaglia lo sguardo del ricercatore e si mostra con tratti dirompenti di novità, come se fosse essa stessa il risultato di breve periodo dell azione rottamatrice delle tecnologie di rete. Quel che osserviamo oggi attraverso la lente della digitalizzazione è, in realtà, un effetto di lungo periodo che può

9 Editoriale essere più opportunamente inquadrato facendo riferimento a quanto già sappiamo circa la condizione storico-sociale moderna nel rapporto che viene a innestarsi tra mutamento sociale e esaurimento delle mediazioni sociali ordinatrici (Morcellini 1992). Secondo questa lettura, i territori della comunicazione si sono popolati di individui alla ricerca di forme di partecipazione che potessero ovviare alla rottura dei meccanismi trasmissivi di norme e valori condivisi. È la crisi della socializzazione dall alto e il contemporaneo sviluppo di una socializzazione per scambio (Morcellini 1992; pag. 22) in cui i soggetti tradizionali della mediazione perdono di efficacia e il gruppo dei pari diviene il crocevia delle sperimentazioni identitarie, soprattutto giovanili. Osserviamo oggi in rete gli esiti ultimi di questo processo, con quote crescenti di giovani impegnati in progetti di socializzazione più privati, fondati sulle procedure e sui riti più che sulle mete. La rete dunque rappresenta l ultima dimensione comunicativa che riesce parzialmente ad agire come sistema di collegamenti delle diverse situazioni individuali e sociali. In termini più generali, quel che rileviamo nei comportamenti online dei giovani è il passaggio da un modello di socializzazione come trasmissione verticale e gerarchica a una vera e propria socializzazione interattiva. L individuo sembra sempre meno sospinto da forze di cui egli stesso è inconsapevole (così come descritto da Parsons ed altri studiosi in termini che si possono definire di ultra-socializzazione) e trova online opzioni di autointerazione che si manifestano, ad esempio, nei termini di un dialogo interiore che il soggetto in formazione esprime soprattutto in riferimento al gruppo dei pari tagliando parzialmente fuori il mondo degli adulti. L opzione di separazione dal mondo dei grandi trova espressione nella Bedroom culture (Bovill e Livingstone 2001), che riconosce nello spazio privato della camera da letto dei ragazzi l ambiente domestico deputato alla gestione di una ricerca di identità che lascia sulla porta gli adulti. Il contesto italiano sembra particolarmente coinvolto da questo fenomeno se è vero che il 62% dei ragazzi italiani accede alla rete dalla propria camera contro una media europea del 49% (Mascheroni 2012; pag 18-19). E anche in questo caso, le tradizionali variabili socio-demografiche giocano un ruolo specifico funzionando come fattore di moltiplicazione delle differenze: la percentuale di chi si collega da solo, infatti, è più alta tra le famiglie più povere (Mascheroni 2012; pag. 39). Ancora una volta, gli adulti sembrano impreparati di fronte a questi comportamenti e, parzialmente socializzati a un idea di tecnologia in grado di assestare autonomamente i tempi e gli spazi del suo utilizzo, non sono sempre in grado di giocare un ruolo attivo nella mediazione della rete. E anche in questo caso, le tradizionali differenze socio-economiche funzionano come linea di demarcazione tra un intervento più responsabile e un atteggiamento di laissez-faire: le famiglie più povere, infatti, esercitano prevedibilmente un minore controllo sui figli per quanto riguarda la libertà di accesso a internet e la presenza di meccanismi di controllo o limitazione del suo utilizzo. Come abbiamo già avuto modo di mettere in luce, all aumentare del tempo trascorso in rete si incrementa la qualità e variabilità delle esperienze online. Ma la stessa possibilità di entrare in contatto con contenuti non appropriati o potenzialmente dannosi finisce per aumentare. Per questo motivo, il sistema dei divieti, soprattutto se immotivati, sembra tutt altro che efficace: apparentemente diminuisce i potenziali pericoli, ma in realtà rinvia il problema abbassando la possibilità per i ragazzi di sfruttare le potenzialità delle tecnologie di rete. Un controllo condiviso e responsabile è compatibile con il quadro appena descritto e può porsi come rimedio (non esaustivo) rispetto a un dato decisamente allarmante: solo il 3% dei genitori italiani dichiara di essere a conoscenza del fatto che il figlio ha visto qualcosa che l ha turbato o ha fatto un esperienza negativa online (Mascheroni 2012; pag. 21). In questo senso, la ritirata degli adulti si combina pericolosamente con i meccanismi di autosegregazione dei ragazzi rendendo sempre più difficile o puramente formale l incontro. Oltre gli oggettivi elementi di differenza tra le generazioni, esiste tra i giovani una spiccata vocazione a sottolineare quegli aspetti in grado di distinguerli dal mondo degli adulti. È una vera e propria battaglia per l identità che, in attesa di proporre una narrazione efficace del proprio statuto identitario, cerca una prima definizione al negativo distanziandosi dai tradizionali punti di riferimento. È qui che la scuola dovrebbe giocare la sua coraggiosa scommessa: porsi come anello di congiunzione tra le ansie e il bisogno di informazione degli adulti e la tendenza alla sperimentazione autosocializzante dei ragazzi. Ma, anche in questo caso, i dati raccontano di una speranza delusa e di un occasione al momento 9

10 IN FO RMAZIO NE 9/12 10 mancata: solo il 34% degli studenti italiani utilizza la rete a scuola contro una media europea del 63% (Mascheroni 2012; pag 37). Dal punto di vista delle azioni volte a valorizzare il potenziale della rete e a minimizzare i possibili rischi derivanti da un uso inappropriato o dal contatto con materiale non adatto, almeno tre sono le strategie che possono essere attivate (Murru 2012). Restrizioni nell uso della tecnologia, discorsivizzazione con gli adulti di riferimento e suggerimenti per il corretto utilizzo della rete sono terreni pratici di applicazione per monitorare il livello di dialogo giovani-adulti per quanto riguarda il contesto italiano e il confronto con l Unione Europea. Se il 70% dei genitori italiani risulta coinvolto in tali attività (rispetto a una media europea del 63%) il dato più significativo riguarda l istituzione scolastica italiana: solo il 43% dei ragazzi, infatti, dichiara di aver ricevuto a scuola indicazioni sui rischi della rete contro una media europea del 58% (Murru 2012). Le strategie sopra menzionate ottengono effetti sulla riduzione del rischio da internet ma non sono equivalenti sul piano educativo. La tendenza generale, infatti, mostra che al crescere dell utilizzo della rete aumentano sia i vantaggi che i rischi di contatto con materiale non adatto (anche se il contatto non si tramuta automaticamente in un danno per i ragazzi); per questo motivo, opzioni di diminuzione della frequentazione delle reti digitali proteggono dai rischi ma diminuiscono anche le opportunità. La raccomandazione è che gli adulti di riferimento siano soggetti attivi nell operazione di mediazione del significato dell esperienza con le tecnologie e impogano regole da rispettare più che divieti. La scuola in questo versante è chiamata a giocare un ruolo decisivo potendo offrire indicazioni utili sia ai ragazzi che ai genitori, rendendo più sostenibile la frequentazione delle reti digitali. Superando gli automatismi euforici e il panico sociale connesso all invadenza delle tecnologie due atteggiamenti opposti che tradiscono forse la stessa impostazione deterministica emerge il ruolo centrale delle competenze e del capitale sociale degli individui per rendere concrete le possibilità di un utilizzo della rete come risorsa per la formazione. Il dibattito scientifico sul digital divide offre preziose integrazioni al ragionamento sino a qui condotto perché mette in luce almeno nei suoi interpreti più accreditati un modello di analisi non lineare che riconosce esplicitamente la complessità del rapporto tra tecnologia e società. In proposito, Warshauer (2003) riconosce quattro tipi di dimensioni associate alla tecnologia, indispensabili ai fini dell accesso e dell inclusione. Accanto alle risorse fisiche o infrastrutturali (che sono evidentemente legate al computer e alla connettività) si pongono le risorse più specificatamente digitali (che hanno a che fare con il contenuto e il linguaggio delle applicazioni fruite). Il quadro così delineato già spezza il dispositivo deterministico perchè pone la differenza tra le tecnologie e obbliga a considerare il contenuto delle esperienze online dei ragazzi come elemento centrale per la valutazione dell impatto sulla formazione. Ma sono le altre due dimensioni (cioè literacy e formazione; e infine quelle sociali, che includono dunque comunità e istituzioni) a completare un modello di analisi che può essere utilmente applicato alla riflessione sull utilizzo della rete come strumento educativo. Il solo accesso alla tecnologia (in questo caso la connessione a internet) non è sufficiente. È necessario un utilizzo della rete in socially valued ways (Warschauer 2003; pag. 31) e quindi il superamento del modello concettuale basato sui device. Ma anche l attenzione alla literacy in quanto prodotto della formazione rischia di emanciparla pericolosamente dal contesto sociale nel quale prende piede, rinunciando a osservare tutte quelle variabili sociali che giocano invece un ruolo chiave nell abilitazione delle potenzialità positive dell utilizzo di internet. La literacy, dunque, deve essere calata nella pratica e risente del contesto socio-culturale in cui viene pensata. Per questo motivo è importante concettualizzarla come pratica e non come abilità (Warschauer 2003; pag 41). Pensiamo, ad esempio, alla capacità di leggere: imparare a leggere è un atto sociale che si interseca con la struttura, l organizzazione e le pratiche condivise (pag. 45) di un dato gruppo umano. Il modello subisce un ulteriore livello di complessificazione, considerando che non esiste un solo tipo di literacy. È ancora Warschauer a ricordarci che il significato e il valore della literacy varia nei differenti contesti sociali; il possesso della literacy è da intendersi, quindi, come una gradazione e non come binario (possesso vs non possesso). E la valutazione dei benefici connessi a elevati livelli di literacy deve essere pensata processualmente. Secondo questo modello, la literacy è una pratica sociale che richiede l accesso a arte-

11 Editoriale fatti fisici, contenuti, competenze e supporto sociale; la sua acquisizione non riguarda solo la formazione ma anche il potere (Warschauer 2003; pag 46) e più in generale il richiamo a quelle variabili strutturali che letture troppo affrettate relegano ai margini della discussione. Il principio di precauzione più volte invocato nel corso del presente intervento trova immediati riscontri nella riflessione di un altro raffinato osservatore delle disuguaglianze nell accesso e nell utilizzo virtuoso delle tecnologie digitali. Se è infatti impossibile applicare concezioni dicotomiche alla questione del digital divide, e risulta invece utile ricorrere all immagine del continuum o dello spettro di posizioni rispetto ai divari digitali (van Dijk 1999 e 2000), è possibile investire nelle potenzialità della rete per la formazione solo a patto di considerare tutte le variabili sociali che entrano in gioco al momento di dover attualizzare queste potenzialità. Secondo lo schema concettuale proposto dal sociologo olandese una serie di variabili strutturali producono una distribuzione ineguale delle risorse; tale distribuzione è la causa dell accesso squilibrato alle tecnologie. Le caratteristiche specifiche degli artefatti tecnologici sono a loro volta la causa delle disuguaglianze nell accesso. Sul lungo periodo, infatti, le differenze di approvvigionamento alle tecnologie causano una criticità partecipatoria che tende a rinforzare le differenze nella distribuzione delle risorse. Applicando tale schema alla nostra domanda iniziale (è significativo investire nel potenziale formativo di internet?) ci si rende allora conto che la partita si gioca per gran parte al di fuori dell alveo dell utilizzo della strumentazione tecnologica, e rinvia anzi al complesso di variabili che investe l individuo nel suo preciso contesto sociale. La considerazione di tale posizione significativa non si riduce al classico set di indicatori socio-economici. Ancora con van Dijk (2005), infatti, possiamo affermare che le caratteristiche individuali dei soggetti, che pure sono centrali nei modelli per l analisi del divario digitale non spiegano il fenomeno se non vengono ricondotte a questo schema relazionale che collega le caratteristiche personali a un più ampio assetto della società. Il pieno sviluppo delle potenzialità della rete nel campo della formazione è questione solo marginalmente collegata al possesso delle competenze tecniche necessarie al buon funzionamento della strumentazione. Il potenziale emancipativo delle tecnologie digitali, spesso letto in chiave politica come portato dell assenza di gerarchia dell infrastruttura tecnologica, è tutt altro che dimostrato dalla ricerca empirica che, al contrario, mette in evidenza la persistenza di differenze nell uso che derivano da tradizionali variabili socio-economiche. Al variare del capitale sociale e culturale delle famiglie, varia significativamente l utilizzo della rete con fenomeni di persistenza e anzi di potenziale aumento delle differenze misurate offline (Gui e Argentin 2011). Il mito relativo a un adeguato profilo delle competenze che sarebbe naturale appannaggio delle giovani generazioni, riduttivamente ancorato alla definizione di nativi digitali (Prensky 2001) non trova decise conferme empiriche e talora fa rintracciare smentite. E se il divario legato all accesso sembra destinato a ridursi, permangono ancora differenze d uso in cui la maggiore disponibilità di capitale sociale e culturale dei ragazzi (spesso riflesso di quello familiare) è la chiave di volta per un uso della rete come risorsa pregiata per la formazione. Il vivace dibattito sulle nuove forme di literacy è già preziosa testimonianza del tentativo di riconoscere il mutato assetto delle conoscenze e della cultura come portato dei processi di digitalizzazione. Per questo motivo è evidente che il bagaglio minimo di conoscenze per la cittadinanza efficacemente colto dall espressione leggere, scrivere e far di conto è stato allargato per contenere gli indispensabili attrezzi cognitivi necessari ad affrontare il nuovo assetto del sapere. La riflessione sulla literacy necessaria ad affrontare la digitalizzazione è comunque segnale di attenzione verso un problema che non può essere affrontato col solo riferimento alle questioni tecnologiche. Anche una definizione minima di literacy in quanto the ability to access, analyse, evaluate and communicate messages in a variety of forms (Livingstone 2003; pag 4) mette in campo una pluralità di fattori che respinge al mittente ogni tipo di ipotesi deterministica del rapporto tecnologia-formazione. In questo senso, l accesso è da intendersi come l insieme delle variabili utili a comporre il quadro del contatto con le tecnologie. Il semplice possesso della strumentazione è uno degli aspetti del problema. E la dimensione dirimente anche per quello che sembra essere il grado zero, il requisito minimo per l utilizzo della tecnologia, chiama in causa variabili legate alle condizioni socio-economiche del soggetto. L accesso, infatti, è sempre situato in un luogo socialmente significativo e si sostanzia in relazione al capitale sociale e culturale degli individui (basti pensare all apporto di figure di mediazione che possono orientare i soggetti anche nelle scelte minime legate all accesso). 11

12 IN FO RMAZIO NE 9/12 12 Per quanto riguarda la capacità di analisi, Livingstone ribadisce come le persone debbano essere competenti e motivate verso la tradizione culturale e i valori, per non rimanere un deposito sterile di contenuti, un libro chiuso letteralmente inservibile. Lo scenario contemporaneo sembra non lasciar spazio per alcun riferimento alla tradizione e la sua valorizzazione. Se non provenisse da una delle studiose più attente ai fenomeni dell innovazione, il richiamo alla tradizione sembrerebbe il classico omaggio all età dell oro irrimediabilmente passata. Esempi significativi di questa rimessa in gioco della tradizione si osservano in contesti considerati triviali, nell instancabile lavorìo dal basso che impegna le giovani generazioni in forme di autoproduzione culturale. È un impegno che i giovani mettono in atto a differenti livelli di attivismo, è bene ricordarlo nei confronti dei testi mediali che sentono vicini e che possono essere ricondotti alle pratiche diffuse della cosiddetta cultura convergente (Jenkins 2006). Queste attività testimoniano, però, un fermento di appropriazione simbolica dei testi e un bisogno di espressione che, in alcuni casi, sintetizza proprio quelle capacità che gli studiosi delle competenze considerano decisive per lo sviluppo armonioso dei giovani. Anche in questo caso, però, il riconoscimento delle buone pratiche emergenti dai contesti di cultura convergente non deve far dimenticare che tali percorsi di appropriazione simbolica rischiano di restare fini a se stessi senza una qualche forma di discernimento che può essere utilmente condivisa con figure adulte significative. Senza uno scopo significativo e un discernimento critico, la navigazione della rete non conduce a un vero miglioramento delle persone. Il ruolo dell adulto non è tracciare confini netti tra contenuti e sperare che i ragazzi si conformino a tali giudizi, ma lavorare intorno all esperienza del ragazzo fornendo i link che mancano, le possibilità di ricollegare la singola esperienza di utilizzo della rete a quei rimandi silenti che spesso non sono stati esplicitati. I processi di formazione, in quanto generali dispositivi di collegamento tra individuo e gruppi, entrano in straordinaria risonanza con i network digitali, per la capacità di questi ultimi di modificare profondamente i processi di socializzazione e, più in generale, tutte le forme della mediazione. Il principio di precauzione adottato in questo intervento ha consentito di problematizzare alcune dimensioni del rapporto e di concentrarsi su quegli aspetti che, opportunamente valorizzati da un adeguata strategia formativa, possono consentire ai soggetti uno sviluppo più soddisfacente della personalità. Nella prima parte si è proceduto all analisi dell ottimismo spesso ingenuo e lontano da una verifica empirica che accompagna l adozione delle tecnologie di rete, considerate in quanto infrastruttura tecnologica in grado di aumentare i livelli di democrazia. Uno sguardo più attento ha messo in luce la necessità di considerare molte altre variabili di natura socio-economica e non tecnologica che possono concorrere a rendere meno automatico il cambiamento verso forme di governo più libere. Tale considerazione serve come monito per quei ragionamenti che vorrebbero un adozione massiccia delle tecnologie come rimedio per la crisi attuale dei sistemi formativi. Così come la pervasività di un infrastruttura comunicativa tendenzialmente orizzontale e priva dei tradizionali assetti gerarchici non conduce necessariamente a forme di gestione della cosa pubblica più democratiche, l utilizzo di internet a scuola non risolve le questioni legate alla crisi di legittimità ed efficacia dell azione formativa. La rete digitale instaura però un rapporto privilegiato con la conoscenza che rende ancora più urgente una riflessione serena sul ruolo che essa può giocare come ambiente in grado di ospitare proficue pratiche formative. Il rapporto più significativo tra formazione e reti digitali è stato letto attraverso il ricorso a dati empirici che hanno consentito di osservare le quotidiane pratiche di adozione delle tecnologie da parte delle giovani generazioni e le difficoltà incontrate dagli adulti e dalla scuola. Anche in questo caso, è emerso il ruolo centrale del bagaglio culturale e di capitale sociale dei ragazzi, vera risorsa pregiata per la formazione, in grado di rendere concrete le potenzialità delle tecnologie. I ragazzi, infatti, non sono tabula rasa nel loro incontro con le tecnologie e riproducono online (spesso aggravandole) le differenze di cui sono portatori offline senza che il mito della sapienza dei nativi digitali riesca a offrire un sostegno concreto nell eliminazione di queste differenze. La volontaria segregazione delle giovani generazioni nei confronti di un mondo adulto considerato poco significativo è frutto di faticosi processi di costruzione dell identità in cui la prima risposta data dai ragazzi emerge per semplice opposizione allo status quo. I genitori e la scuola sembrano non del tutto preparati a colmare questo vuoto comunicativo e le difficoltà appaiono più forti nei contesti famigliari caratterizzati da bassi indicatori socio-economici. Per questo ordine di ragioni il rapporto tra tecnologia e formazione è stato letto attraverso la chiave delle competenze e della literacy: insieme di conoscenze e pratiche di utilizzo delle tecnologie che consentono di

13 Editoriale spazzare via i falsi miti di un automatico miglioramento delle giovani generazioni come effetto dell intimità con la rete. In linea con un idea di competenza come performance (Le Boterf, 1990 e Parola 2008), si propone una competenza attualizzata come performance riflessiva tattico-strategica. La dimensione dell interattività è senza dubbio presente nell idea di un coinvolgimento con le esperienze mediali tale da consentire al soggetto la possibilità di entrare in profondità nella struttura dei testi, anche con la possibilità di modificarla. La riflessività è elemento essenziale di questa attualizzazione e sfrutta opportunamente sia la tendenza a produrre narrazioni significative delle nostre esperienze, sia la possibilità di tenere traccia dei differenti percorsi di attivazione delle tecnologie. Osservare se stessi nel momento dell azione consente di prendere coscienza dei processi e di non rimanere vittima del meccanismo di stimolo-risposta troppo spesso alla base di versioni non soddisfacenti di software per l apprendimento. Lo stretto rapporto tra le caratteristiche di questi processi di attualizzazione delle possibilità tecnologiche e alcune caratteristiche stesse dei media digitali non è da intendersi in maniera automatica e lineare e, per le ragioni sopra richiamate, non è in un rapporto di causa-effetto. La semplice presenza della tecnologia non consente di fare un passo avanti nell acquisizione di competenze che possono essere allenate in un rapporto di contaminazione tra il discente e le figure adulte significative. Alcuni aspetti delle competenze, infatti, possono essere adeguatamente sviluppati da un modello trasmissivo che diventa una delle opportunità di gestione del processo di acquisizione e messa in atto della literacy. Per queste ragioni è necessario sostenere un maggior coinvolgimento degli adulti nei processi di appropriazione tecnologica delle giovani generazioni sia nei contesti della vita quotidiana (soprattutto come dispositivo di abbassamento dei rischi della rete) sia nelle azioni formative per rendere concrete le potenzialità della rete. La scuola deve essere il terreno di questo dialogo, di questo tentativo di rendere meno drammatico il senso di autosegregazione percepito e agito dai giovani. La scuola può e deve contrastare la naturale tendenza a riprodurre online le differenze del mondo reale praticando un ruolo più accorto e responsabile di mediazione. Per dare risposte agli adulti, spesso impreparati di fronte a un mondo che appare loro distante e complicato; ma soprattutto ai giovani, per far sì che lo sviluppo della loro personalità non si affidi solo a cosa è tecnicamente possibile, ma possa rimettere a sistema il rapporto con chi li ha preceduti. 13 Biografia Abbate J. (1999) Inventig the Internet, MA: MIT Press, Cambridge Bovill M. e Livingstone S. (2001) Bedroom Culture and the Privatization of Media Use, in Sonia Livingstone e Moira Bovill M (eds.) Children and Their Changing Media Environment: A European Comparative Study, Lawrence Erlbaum Associates, New Jersey Buckingham D. (2010) Do We Really Need Media Education 2.0? Teaching Media in the Age of Participatory Culture in Kirsten Drotner and Kim Schroder (eds.) Digital Content Creation Perceptions, Practices, & Perspectives, Peter Lang Publishing, New York Castells M., (2001) Galassia Internet, Feltrinelli, Milano 2002 De Kerckhove D. (1997) L intelligenza connettiva. L avvento della Web society, Aurelio De Laurentiis multimedia, Milano 1999 Deleuze G. e Guattari F. (1980) Introduzione: Rizoma, in Id. Mille piani: capitalismo e schizofrenia, Istituto dell Enciclopedia Italiana, Roma 1988 Dijk, J. A. G. M. van (1999) The Network Society, Social aspects of new media, Sage, London, Thousand Oaks, New Delhi Dijk, J. A. G. M. van (2000) Widening Information Gaps and Policies of Prevention. In Kenneth L. Hacker, & Jan A. G. M. van Dijk (Eds.), Digital Democracy, Issues of Theory and Practice (pp ), Sage, London, Thousand Oaks, New Delhi Dijk, J. A. G. M. van (2005) The Deepening Divide: Inequality In The Information Society, Sage, Thousand Oaks, California Dutta S., Dutton W. H., Law G. (2011) The New Internet World: A Global Perspective on Freedom of Expression, Privacy, Trust and Security Online, disponibile presso: Gallino L. (2007), Tecnologie di massa e ignoranza nella società della conoscenza Journal of Science Communication 6 (4), December 2007

14 IN FO RMAZIO NE 9/12 Gui M. e Argentin G. (2011) Digital skills of internet natives: Different forms of digital literacy in a random sample of northern Italian high school students, New Media and Society, vol. 13 no. 6 pagg Jenkins H. (2006) Cultura convergente. Dove collidono i vecchi e i nuovi media, Apogeo, Milano 2007 Le Boterf G. (1990) De la competence: Essai sur un attracteur étrange, Les Ed.de l organisation, Parigi Lévy P. (1994) L intelligenza collettiva. Per un antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 1996 Livingstone S. (2003) The Changing Nature and Uses of Media Literacy, Electronic Working Papers», n. 4 Maldonado T. (2005) Memoria e conoscenza. Sulle sorti del sapere nella prospettiva digitale, Feltrinelli, Milano. Mascheroni G. (2012) I ragazzi e la rete. La ricerca EU Kids Onlne e il caso Italia, Editrice La Scuola, Brescia Mattei U. (2011) Beni comuni. Un manifesto, Editori Laterza, Roma-Bari Morcellini M. (1992) Passaggio al futuro: la socializzazione nell età dei mass media, FrancoAngeli, Milano Mozorov E. (2011) The net delusion: The dark side of Internet freedom, PA, Philadelphia Murru M. F. (2012) La mediazione sociale, in Mascheroni G. I ragazzi e la rete. La ricerca EU Kids Onlne e il caso Italia, Editrice La Scuola, Brescia, pagg Nisbet E. C., Stoycheff E. & Pearce K. E. (2012) Internet Use and Democratic Demands: A Multinational, Multilevel Model of Internet Use and Citizen Attitudes About Democracy, «Journal of Communication» 62 (2012) O Reilly T.(2007) What Is Web 2.0: Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software, COM- MUNICATIONS & STRATEGIES, no. 65, 1st quarter 2007, p Parola A. (2008) La competenza mediale. Alla ricerca di una definizione in On Air. The European Project on Media Education, Rapporto di Ricerca. Prensky M. (2001), Digital nativer, digital immigrants. Part 1, in On th Horizon, 9(5), pagg. 1-6 Publicaffairs. Warschauer M. (2003) Technology and social inclusion: Rethinking the digital divide. Cambridge, MA: MIT Press Manuel Castells (2001) afferma esplicitamente che internet è, prima di tutto, una creazione culturale (pag. 43) e analizza le componenti principali della sua cultura. Una cultura tecno-meritocratica (emanazione diretta degli ambienti accademici e scientifici); la cultura hacker; le comunità virtuali e gli imprenditori che per primi hanno dato consistenza economica alle potenzialità della rete di computer. Janet Abbate (1999), ricostruendo lo sviluppo storico della rete, lamenta lo scarso numero di autori che hanno osservato quello che lei definisce social shaping of computer communications. 2 È la forma del rizoma, anticipata già nel 1980 dalla raffinata riflessione filosofica di Deleuze e Guattari (1980), ma è poi rinvenibile nella suggestione insita nel concetto di intelligenza collettiva di Lévy (1994) prima e in quello di intelligenza connettiva di De Kerckhove poi (1997). Se queste letture privilegiano le potenzialità migliorative di una infrastruttura della conoscenza che consente alla nostra mente di procedere in continuo confronto e scambio, altrove altri commentatori hanno messo in evidenza aspetti meno enfatici e trionfalistici. Tra questi Maldonado (2005), all interno di un elegante e documentata analisi del rapportro tra memoria, sapere e tecnologia, si mostra decisamente più cauto rispetto alle potenzialità positive dischiuse dalla prospettiva digitale, mettendo ad esempio in dubbio la necessità di introdurre la strumentazione tecnologica sin dai primi anni della scuola. 3 Nell agosto del 1991 Tim Berners-Lee, allora ricercatore presso il CERN, mette online il primo sito Web. Come è noto, il World Wide Web è un servizio di internet che consente di navigare attraverso pagine costruite come ipertesti. Alla base del servizio c è un linguaggio di markup per la scrittura delle pagine (HTML e suoi derivati), un protocollo di rete (HTTP) e uno schema di identificazione dei contenuti e servizi (URL). Cfr. In analogia con la notazione utilizzata per l indicazione della versione del software, O Really adottò l espressione web 2.0 per indicare una nuova evoluzione del web nella direzione della massima centralità degli utenti (O Really 2007). 4 Campagna promossa dalla Fondazione Sistema Toscana, fondazione partecipativa no profit, creata nel 2005 da Regione Toscana e Monte dei Paschi per promuovere il sistema territoriale toscano con strumenti di comunicazione multimediale integrata. Cfr. il sito della fondazione e quello della specifica iniziativa 5 Ricerca europea sull esperienza dei rischi on line e le strategie che bambini, adolescenti e genitori adottano per proteggersi, finanziata dal Safer Internet Programme della Commissione Europea. Il gruppo di ricerca coordinato da Sonia Livingstone della London School of Economics è composto da un gruppo di esperti, un comitato consultivo internazionale, e gruppi di ricerca di varie discipline distribuiti in 25 paesi europei. Cfr.

15 Mariella Nocenzi Apprendere dall incertezza, riprendere il futuro: la formula comunitaria giovanile Mariella Nocenzi Dip. di Scienze Statistiche Sapienza Università di Roma Introduzione Con la costruzione della società globale avvenuta negli ultimi decenni si sta assistendo ad una serie di destrutturazioni e ristrutturazioni delle entità sociali, culturali e politiche pre-esistenti di grande rilevanza per la sociologia, forse al momento ancora non chiaramente valutate dagli stessi sociologi. Generalmente, di fronte ai processi di ristrutturazione globale, a livello nazionallocale possono facilmente prevalere le tentazioni di chiusura: la ricerca delle proprie radici culturali e della propria identità, infatti, è uno dei modi con cui viene vissuta da un sistema una fase di ricostruzione. In particolare, nell attuale dibattito sulla società europea, i processi di globalizzazione sono stati additati quali vettori di mutamento verso un nuovo pluralismo culturale che induce a teorizzare nuovi paradigmi valoriali emergenti e, parallelamente, a cercare di mettere alcuni punti fermi sull identità culturale in ogni ambito locale. A queste risultanze contribuiscono significativamente le numerose ricerche transnazionali crossnational e longitudinali condotte allo scopo di investigare empiricamente i fondamentali orientamenti di valore nei paesi europei e di monitorarne i cambiamenti, specie negli epifenomeni che sempre più frequentemente vedono le nuove generazioni come protagoniste. In un Europa che anche attraverso i successivi processi di allargamento vive le dinamiche di mutamento indotte dalla globalizzazione, gli studiosi dei cittadini europei di domani riconoscono che, malgrado una comune eredità culturale e il suo innegabile imprinting, si è ancora ben lontani da un omogeneità nei modelli di valore. Negli ultimi anni ciò avviene soprattutto per una fase di reembedding localistico di chiusura rispetto all incertezza della globalizzazione. All interno della famiglia, alla ricerca del lavoro, nel gruppo di pari, nei confronti dell impegno politico e sociale si affiancano riemergenti bisogni di sicurezza e stabilità accanto ai valori ormai consolidati nel Terzo Millennio di libertà e auto-espressione, quei valori self expressive che per la teoria dello sviluppo umano (Sen 2000) conducono alla democrazia. Dai valori della fiducia, della democrazia e delle pari opportunità, al senso di appartenenza e di partecipazione sociale e politica, al progetto di vita individuale e collettiva è possibile cogliere tipologie di orientamenti valoriali e di identità culturali che richiamano profili del passato ma in una chiave nuova, qualificati nelle ricerche più recenti come l identità inedita delle nuove generazioni, vissuta anche in una dimensione comunitaria. 1 Il mutamento come riferimento L immagine dei giovani prevalente negli ultimi decenni è quella di soggetti sociali più sensibili alle trasformazioni in corso in quanto appartengono ad ambiti di vita plurimi dai quali ricevono spesso messaggi confusi e scarsamente coerenti, soprattutto nel senso di fornire riferimenti chiari ed univoci. In effetti, alcune istituzioni e ambienti sociali sono in grado di trasmettere cognizioni, valori e norme, mentre altri manifestano significative difficoltà nella funzione di orientamento dei giovani. Questa ambivalenza si innesta su un altra forse ancor più significativa: infatti, questi giovani possono essere considerati soggetti di frontiera fra un paradigma valoriale tradizionale e quello, ancora indefinito, che oggi si prospetta loro da assumere nel processo di affermazione della propria identità. In effetti, se nella modernità i tratti salienti erano quelli della società industriale, la società in cui i giovani degli ultimissimi decenni si stanno socializzando è quella generalmente definita come postindustriale, varia- 15

16 IN FO RMAZIO NE 9/12 16 mente descritta da alcuni studiosi come futuristica, super-industriale, tecnocratica, tecnologica, informatizzata, del benessere, dell informazione, dei servizi, di massa e, persino, postmoderna (Touraine, 1992, Inkeles, 1959). Al di là della sua definizione, lo scenario che si prospetta, specie con riferimento alle nuove generazioni, è quello caratterizzato, fra gli altri, dai seguenti fenomeni: un economia dipendente soprattutto da una massiva automazione e da una forza lavoro ridotta e altamente specializzata; un espansione dei servizi e delle attività per il tempo libero; un consumismo illimitato e condizionato dall overchoising di prodotti che portano fino alla non scelta il consumatore; processi tecnologici di tipo esclusivo, il cui sviluppo può talvolta renderli meno accessibili; l imporsi di una società dell informazione che presto occuperà i due terzi della forza-lavoro e che incide nella configurazione di una vera e propria cultura dell informatizzazione, ad esempio distinguendo la popolazione fra classi che possono/non possono accedere alle tecnologie informatiche; la secondarizzazione dei rapporti sociali, specie se si considera, come osserva Di Renzo (2003, 85) che «la tendenza più evidente dell organizzazione sociale è quella che si muove in direzione di un tipo associativo della struttura societaria»; l omologazione della personalità, quella stessa già preannunciata da studiosi apocalittici come Marcuse che parlava di uomini ridotti ad una sola dimensione socio-culturale mezzo secolo fa. Anche se, in questi ultimi decenni è emersa sempre più forte la necessità di un comune patrimonio di valori e percezioni che, probabilmente, sono il primo segno di un netto distacco dalla modernità e dai suoi postismi; una partecipazione ai movimenti sociali e alle oneissue voices che, come ben profetizzava Hoffer, «attraggono i propri seguaci non in virtù delle loro dottrine e delle loro promesse, ma perché sempre più spesso offrono un rifugio dall ansia, dal senso di inadeguatezza e dalla sterilità dell esistenza individuale» (1951, 39). Questi brevi tratti caratterizzano e orientano l azione sociale di chi, i giovani appunto, sono più disposti ad assumere comportamenti causanti e conseguenti questo nuovo asset. La sociologia, quale scienza che studia il cambiamento, si è profusamente interessata in questi ultimi anni ai fenomeni accennati, anche se si è dovuta imbattere con l ostacolo della non sempre immediata compatibilità fra le sue categorie conoscitive tradizionali e i mutamenti in corso. Ci ha provato Alvin Toffler che in tutte le sue pubblicazioni fa trapelare, proprio attraverso la lettura della condizione giovanile, quella sensazione di uno stato di paura del futuro che imputa a conseguenza di un accelerazione del cambiamento sociale e tecnologico avvenuto ad una velocità tale da non consentire l adattamento degli attori sociali, neanche, appunto, di quelli più disposti al mutamento. Si va così producendo un sistema sociale non responsivo, ossia non in grado di soddisfare i bisogni umani, amplificando le gratificazioni nei giovani e facilitando il loro isolamento, per conseguenti manifestazioni devianti, fino a indurre una condizione di alienazione e disumanizzazione davanti ad un cambiamento non voluto. Si registra fra i giovani, secondo molti studiosi, (ad esempio Ferrari Occhionero, 2001, 2002) una sensazione di malessere diffusa che può essere riferita alle tante lacerazioni presenti nell intero tessuto In effetti, alcune istituzioni e ambienti sociali sono in grado di trasmettere cognizioni, valori e norme, mentre altri manifestano significative difficoltà nella funzione di orientamento dei giovani. sociale, a causa del cattivo funzionamento del sistema e delle istituzioni, ormai apertamente accusate di allontanarsi da esigenze, bisogni e richieste della società civile. I sociologi, pertanto, riferiscono proprio alle nuove generazioni lo shift da valori tradizionali a nuovi, ad esempio sostituendo alla centralità della normatività la permissività, nonostante essa contrasti con il loro atteggiamento più trasgressivo rispetto alle vecchie generazioni. In questo shift, si vuole sottolineare, è già presente un ripensamento delle categorie sociologiche applicate alla definizione dell ethos giovanile. Quella che altri teorici in passato definivano una subcultura giovanile, oggi può essere riconosciuta come una vera e propria cultura altra. L ethos della disaffezione verso ogni istituzione sociale e culturale, produce vere e proprie sub-politics che, secondo Ulrich Beck (1999), si caratterizzano per orientarsi verso questi obiettivi:

17 realizzazione di valori eminentemente personali formazione di gruppi culturali e associativi alternativi alle forme di partecipazione sociale, politica e culturale tradizionale, ma comunque sempre di spirito comunitario propensione ad un atteggiamento critico, favorito anche da maggiore mobilitazione cognitiva preferenza per forme di partecipazione inedite ed autodirette, che assumono anche i tratti di aggregazioni nichiliste e distruttive, come quelle dei black block e degli hackers. La novità viene da quella mancanza del carattere ideologico rispetto ai movimenti degli Anni Sessanta e Settanta e di quello umanitario e universale dei movimenti degli Anni Ottanta e Novanta una nuova cultura politica giovanile dettagliatamente descritta dagli studiosi americani Clark e Rempel (1997) che già più di dieci anni fa la definirono new political culture, e che, dopo il collasso del sistema bipolare mondiale e del comunismo, oltre che delle forme autoritarie di potere, è decisamente issue oriented, focalizzata su temi specifici. A contribuire alla perdita di valore delle istituzioni tradizionali per i giovani non è solo la loro immutabilità davanti al cambiamento, quanto, anche, la globalizzazione che investe il contesto sociale in cui vivono e lo riempie di tanti e diversi riferimenti, cui è difficile attribuire il giusto grado di importanza e, si potrebbe meglio dire, di giusto riferimento. I giovani sono, infatti, dotati della possibilità di opzione fra diverse modalità di azione, ma senza precise bussole di orientamento e valori che offrano una qualsivoglia possibilità di discernimento. Fra i numerosi studi su obiettivi qualitativi condotti a tal fine, quello iniziato da Inglehart quasi tre decenni fa, la World Values Survey, riveste una grande importanza per la sua dimensione mondiale con circa ottanta paesi monitorati dall indagine e per aver enucleato una complessiva trasformazione valoriale da un paradigma materialista ad uno post-materialista che lo studioso americano ha dimostrato di coinvolgere allo stesso modo giovani e meno giovani generazioni. In questi ultimi anni, l affinamento dello strumento metodologico, ma anche le rapide trasformazioni sociali in corso, rispetto alle rilevazioni di Inglehart hanno evidenziato una maggiore differenziazione degli atteggiamenti valoriali nelle diverse aree culturali del mondo e una specificità della condizione giovanile che è sempre più difficile collocare nello schema dicotomico del materialismo/post-materialismo. Lo stesso Inglehart è arrivato ad identificare almeno dieci macroaree mondiali nelle quali l interpenetrazione fra valori sedimentati e spinte al cambiamento danno luogo a diverse realizzazioni nei comportamenti giovanili, nelle quali si può leggere il rapido e radicale cambiamento che si è prodotto in pochissimi anni. Quella europea è una macro-area di grande interesse, se non proporzionalmente al numero di giovani, soprattutto per la vivacità sociale di una popolazione che ha sperimentato gli effetti della rivoluzione culturale degli Anni Settanta, della fine del comunismo e della Guerra Fredda, della gestione comunitaria dell Unione europea, delle crescenti e alterne pressioni economiche, politiche, demografiche esercitate dagli Stati Uniti da una parte e dal mondo afro-asiatico dall altra, non ultima da una intensa crisi finanziaria dagli ancora imprevedibili effetti. Ne esce un tratto identitario dei giovani molto complesso, fatto di avanguardie post-materialiste, ambientaliste, pro sociali, che declinano costruttivamente le opportunità del mondo globalizzato e le esperienze negative del passato. Ma anche di effetti perversi di macrofenomeni come la globalizzazione, l europeizzazione e l individualizzazione, i cui riflessi sono la disoccupazione o sottoccupazione, il consumismo identitario e il senso di estraneità dalla società in cui vivono. Interessante, in tal senso, la riflessione di Rosina (2011) che individua una delle cause più importanti di questi fenomeni nella continua flessione percentuale delle nuove generazioni europee rispetto alle vecchie. Proprio questa causa demografica sta inducendo l effetto sociale di una trasformazione dell espressività giovanile: i giovani, costretti a vivere e concordare le regole sociali con una popolazione costituita per quasi l 80% di adulti, favoriscono il duplice processo di ingiovanilimento delle vecchie generazioni e la più precoce adultizzazione delle nuove con tutte le implicazioni economiche, politiche, culturali conseguenti. Dalle università ai centri sociali, fino alla partecipazione nelle virtual communities, però, i giovani tentano di esprimere la propria voice adattandosi ad un contesto in continua evoluzione, resistendo, per quanto possibile anche all attacco che viene dagli stessi strumenti che prediligono per socializzare, quelli mediali. L amplificazione mediale attribuisce, in effetti, maggior eco ad immagini di crisi, di disagio, di violenza che non alla prossimità che i giovani vivono sempre di più e non solo via Internet: la prossimità della discoteca, degli stadi di calcio, delle proteste in piazza, della formazione di nuove aggregazioni politiche e partecipative ad es. il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, affermatosi nelle recenti elezioni amministrative del Maggio 2012 può avere in sé i geni di un nuovo corpo sociale 17

18 IN FO RMAZIO NE 9/12 18 costruito su basi fiduciarie e regole della convivenza civile, alternative a quelle tradizionali in crisi. In queste forme di partecipazione i giovani ritrovano quell inclusione che è loro negata nella società degli anziani che monopolizzano i posti di potere, che saturano il mercato del lavoro, che nella vita pubblica li riconoscono spesso solo per gli atti stigmatizzabili di pochi giovani devianti, che ne limitano la rappresentanza e partecipazione nelle istituzioni sociali. In effetti, la crisi della scuola, della famiglia, la provvisorietà e la precarietà del lavoro, il prolungamento dell età adolescenziale, i rischi connessi alla globalizzazione dell economia e della finanza, costituiscono, inevitabilmente, una miscela esplosiva. In vario grado, l impatto di questi radicali mutamenti ha prodotto un accelerata sperimentazione di nuove concezioni e modelli di vita, di moralità, di matrimonio, di procreazione, di educazione, di carriera, oltre che di disincantamento che fanno pensare ad una nuova configurazione valoriale e a nuove scelte che rifiutano categoricamente alcuni valori tradizionali. Rispetto a questo sistema istituzionale, l atteggiamento dei giovani è generalmente quello di ripiegare su azioni mirate ad ambiti concreti e specifici (issue-oriented), di carattere personale come nel caso di attività sportive, culturali, religiose, a livello pubblico attraverso associazioni e movimenti sociali e studenteschi, reali e virtuali. Come viene sottolineato in numerose ricerche, non è tanto l impegno che viene a mancare, quanto il suo carattere politico, orientato piuttosto verso tematiche e contenuti di tipo sociale, collettivo, progettuale (Dell Aringa, Treu, 2011). L accelerazione valoriale dei giovani italiani Nel più ampio contesto europeo e nella più similare cultura mediterranea, la condizione giovanile italiana si presenta con tendenze comuni, ma anche con alcuni tratti specifici che sono emersi fin dai primi studi sociologici, che possono dirsi sistematici, però, solo a partire dagli Anni Ottanta (Cavalli, 1989, 1984, 1985). L identikit prevalente nei più recenti studi sui giovani in Italia presenta i tratti di una diffusa sfiducia verso le istituzioni e il futuro che ha per effetto quello di rendere questa parte della popolazione più fragile, perché in cerca di protezione, e ripiegata nella difesa della propria sfera individuale (Buzzi, Cavalli, De Lillo, 2007). I valori che i giovani italiani mettono ai primi posti per importanza sono quelli a carattere individuale: la salute, la famiglia, la libertà, l amore, l amicizia, con un graduale Quello che si riesce a stabilire sono delle identità di passaggio, multiple e mutevoli, a seconda delle esigenze e degli eventi. spostamento al di fuori della stessa istituzione privata più forte nella cultura italiana, la famiglia, a favore di ambiti che si sviluppano nel percorso biografico individuale del giovane. Accanto alla tendenza individualistica si è pure registrato un tendenziale post-materialismo delle nuove generazioni italiane che, nell arco dell ultimo ventennio, hanno progressivamente riservato minor importanza al lavoro, alla carriera, ai doveri pubblici per rifugiarsi nelle aree relazionali più intime ed amicali e nella dimensione del tempo libero. Prosegue, invece, la tendenza dei giovani a non riconoscersi nella funzione e nel prodotto di istituzioni come quelle economiche, politiche, mediali, che si manifesta con atteggiamenti di rifiuto, se non anche di disgusto, che non favoriscono l impegno attivo, né, tantomeno, costruttivi atteggiamenti critici da parte dei giovani. Questi, comunque, non sono del tutto avulsi dalla partecipazione sociale e politica, pur mantenendo un medio livello di coinvolgimento: solo un quarto dei giovani italiani dichiara di non partecipare mai ad eventi politici, un trentenne su due dichiara di aver assistito ad un dibattito politico, un 15-17enne su tre ha partecipato ad un corteo, quasi 1 maggiorenne su 4 ha firmato per un referendum e 1 su 10 ha aderito ad un boicottaggio (ibidem). Ciò che i giovani italiani sembrano richiedere alle istituzioni, specie quelle politiche, è di tutelare i diritti individuali cui danno maggiormente valore dalla libertà alla sicurezza consapevoli che il proprio progetto di vita non può essere a lungo termine o per sempre. Le istituzioni sociali e politiche, però, non sembrano orientate a facilitare l uscita dall empasse giovanile con politiche incentivanti la natalità, l entrata e permanenza nel mercato del lavoro, l abbreviamento ed efficacia dei corsi di studio, l accesso al credito e al mercato immobiliare, un placement più efficace. In questo scenario si sviluppano fenomeni conseguenti che sono stati oggetto di numerosi studi e ricerche condotte negli ultimi anni che hanno portato ad inedite diagnosi. Fra queste, vale la pena citare le osservazioni su quella che viene definita la sindrome di prote-

19 zione (Colozzi, Giovannini, 2003) operata sui giovani dalle agenzie della prima socializzazione, come genitori ed insegnanti, sottraendoli dal mondo delle esperienze immediate e dai contesti a loro più consoni, frustrandone aspettative e capacità. Il controllo eccessivo sul tempo occupato e libero quello definito, in effetti, non controllato toglie ai giovani il gusto e l esperienza della sfida, risorsa necessaria ad indurre motivazioni nei giovani, tanto da spingerli a ritrovarla in atti devianti dal controllo. In realtà, come è ben sottolineato da Colozzi «il messaggio che gli adulti trasmettono ai giovani è contraddittorio: siete abbastanza grandi da assumervi delle responsabilità, ma troppo giovani per partecipare al processo di decisione. L equilibrio fra non protezione ed iper-protezione non è facile da trovare» (Colozzi, Giovannini, 2003, 79). Verso una nuova dimensione valoriale per rispondere alla crisi? Uno dei più interessanti effetti, anche fra i più commentati dagli studiosi, che sembra scaturire dalla dimensione valoriale fin qui descritta è il sorgere di appartenenze fugaci, di legami sociali deboli, flessibili, potenzialmente sempre negoziabili e rinegoziabili. I rapporti umani diventano frammentari e discontinui e le dinamiche sociali e personali «militano contro la costruzione di reti, di doveri e di obblighi reciproci che siano permanenti» (Bauman, 2010, 57). Quello che si riesce a stabilire sono delle identità di passaggio, multiple e mutevoli, a seconda delle esigenze e degli eventi. Nuovi paradigmi culturali, come originalità, flessibilità, pluralismo, differenze vengono a sostituirsi a quelli vecchi come generalizzazione, standardizzazione, omogeneità e similarità, mentre le decisioni personali ruotano intorno al proprio io come punto di riferimento nella definizione della propria scala di valori e dei propri atteggiamenti. Sicché l autodirezione sembrerebbe condurre ad una completa autonomia decisionale nei confronti dei doveri e dei compiti tradizionalmente connessi alla famiglia, alla vita della comunità ed alla responsabilità sociale. Ma, al tempo stesso, tutto ciò rende difficile la costruzione di una propria identità in un contesto socio-culturale come il nostro, in cui la pluralizzazione delle sfere associative, cui gli individui aderiscono, sono tali da non generare un appartenenza specifica che predomini sulle altre, tale cioè da definire l identità sociale della persona. Le stesse forme di partecipazione attiva dei giovani di oggi, come già sottolineato, non sono più tanto quelle tradizionali: ai concetti di appartenenza, militanza e rappresentanza, oggi va gradualmente sostituendosi una non meglio definibile ricerca di luoghi di espressione di sé. Più che militare oggi si cerca di cogliere opportunità (di tipo user ), come dimostrano i grandi movimenti globali o le grandi adunanze massmediatiche, 2 i flash mob o i presidi in piazza come quelli degli indignatos, che spesso, però, non si traducono in un quotidiano impegno concreto. Nuovamente emerge uno spirito solidaristico, la partecipazione a manifestazioni ed incontri pubblici su questioni politiche e sociali potrebbe essere interpretata attraverso quella dissociazione controllata (Touraine, 2012), per la quale i rapporti sociali e politici si consumano in uno spazio liminare fra il non isolamento e la non inevitabile comprensione. La partecipazione politica, come quella occupazionale, quella culturale e altre similari, sembrano, quindi, apparentemente ambiti lontani dagli interessi della collettività e della quotidianità di ogni singolo individuo. Questi giovani si possono, forse, definire attori sociali nell accezione usata da Touraine, ossia proprio in virtù di questa capacità di intervenire sull ambiente sociale in cui sono inseriti per modificarlo, avendo cura, però, di non identificarsi mai completamente con un gruppo o con la stessa collettività. Conclusioni Lo studio degli individui comporta, nelle società complesse e globali, un indagine rivolta non solo alla realtà più prossima agli individui come la famiglia, gli amici e il lavoro, ma anche ad ambiti culturali diversi con cui l individuo può entrare in contatto. In questa sede è possibile definire un primo quadro degli elementi che maggiormente caratterizzano questo segmento sociale, evidenziando le originalità rispetto all identità della condizione giovanile tracciata da quegli studiosi che utilizzano paradigmi tradizionali. In primis, è forse la prima volta nella storia moderna che le nuove generazioni non sono valutate dal resto della società e forse anche da una parte dagli stessi giovani come una risorsa, preziosa specie in tempi di crisi, da valorizzare nelle sue specifiche qualità. A partire dal crescente numero di laureati che, rispetto a molti altri paesi europei, sono quelli meno impiegati nel mercato del lavoro e non solo per un problema di mismatch fra domanda e offerta di lavoro. Un welfare dalle scarse tute- 19

20 IN FO RMAZIO NE 9/12 20 le è sostituito dalla famiglia di origine che, con la sua protezione affettiva finisce per inibire i giovani dallo sperimentare autonomamente le proprie capacità, quindi ad affermarsi attivamente nella società. Non è un caso che il nostro Paese veda correlarsi perfettamente indicatori quali il numero di giovani che vivono nella propria famiglia di origine con la percentuale di spesa sociale per favorire l inclusione sociale dei giovani, la spesa per la ricerca e lo sviluppo, il tasso di partecipazione alle istituzioni pubbliche. Eppure, nella società attuale, nella quale il cleavage più adeguato è quello fra insiders e outsiders, i giovani fanno sempre più parte del secondo gruppo sociale, nel mercato del lavoro, come nei ruoli di responsabilità sociale e di programmazione: anche la categoria concettuale di outsider non è più riferibile allo straniero e al diverso, come nella modernità, ma a quella coorte della popolazione che si vuole annullare assieme al futuro che rappresenta. L errore di fondo che la società e, con essa, alcune interpretazioni sociologiche commettono, sta nell assumere in chiave problematica un identità unica per quel segmento della società riferendosi alla condizione giovanile. In realtà, proprio recuperando la molteplicità degli aspetti associati all essere giovani oggi parlando, appunto, più opportunamente di condizioni giovanili - emergerebbero gli aspetti più costruttivi che i giovani condividono e che li stanno spingendo verso una solidarietà cooperativa per instaurare una dimensione sociale più congeniale, della quale possano dirsi insiders. È questa una dimensione pervasa dal rischio, dalla precarietà, dalla dilatazione giovanile nei consumi e dall esclusione giovanile nelle funzioni, ma nella quale questi possono considerarsi insiders senza essere esclusi con il futuro che rappresentano. Certamente, le derive pericolose esistono e si configurano, ad esempio, in quei fenomeni devianti in cui i giovani mettono in atto azioni pericolose per se stessi e per gli altri, condividendone poi foto e immagini sulla rete dal binge drinking al parkour, dall eyeballing al planking (Fioravanti, 2011). Ma se queste ultime sono realtà sensazionali e ad effetto, non sono da sottostimare tutte quelle condizioni di solidarietà, nel senso già delineato da Durkheim, nelle quali una comune situazione di disagio crea uno spirito collaborativo, non necessariamente antagonistico o rinunciatario. Un adeguamento della strumentazione di analisi è necessario in un simile scenario, variamente composto da evidenti tendenze culturali individualistiche e intimistiche, autoreferenziali e tese all autorealizzazione, ma anche convintamente partecipative a livello sociale in azioni che attengono a temi e problemi riferibili a sé e alla società giovani sono gli ideatoroi di Facebook e Twitter, giovani gli organizzatori di Occupy Wall Street e delle altre piazze indignate nel mondo.,bibliografia Bauman Z. (1991), Modernity and ambivalence, Polity Press, Cambridge, [Modernità e ambivalenza, Bollati Boringhieri, Torino, 2010]. Beck U., Giddens A., Lash S. (1999), Modernizzazione riflessiva, Asterios, Trieste. Bontempi M., Pocaterra R. (2007), (a cura di), I figli del disincanto. Giovani e partecipazione politica in Europa, Bruno Mondadori, Milano. Buzzi C., Cavalli A., De Lillo A. (2007), (a cura di), Rapporto giovani. Sesta indagine dell Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna. Cavalli A. (1980), La gioventù: condizione o processo?, in «Rassegna Italiana di Sociologia», 21, 4, pp Cavalli A. (1984), (a cura di), Giovani Oggi, Il Mulino, Bologna. Cavalli A. (1985), (a cura di), Il tempo dei giovani, Il Mulino, Bologna. Clark T. N., Rempel M. (1997), (eds.), Citizen Politics in Postindustrial Societies, New York, Westview Press. Colozzi I., Giovannini G., (2003), (a cura di), Ragazzi in Europa fra tutela, autonomia e responsabilità, Franco Angeli, Milano. Dell Aringa C., Treu T. (2011), Giovani senza futuro? Proposte per una nuova politica, Il Mulino, Bologna. Di Renzo G. J. (2003), Individuo e società. Prospettive sullo studio del comportamento sociale dell uomo, Di Renzo, Roma. Eurobarometer (2007), Young Europeans A survey among young people aged between in the European Union. Analytical Report, Flash Eurobarometer Series #202. Eurobarometer (2007), Discrimination in the European Union, Special 263. Ferrari Occhionero M. (2001), (a cura di), I giovani e la nuova cultura socio-politica in Europa. Tendenze e prospettive per il nuovo millennio, Franco Angeli, Milano. Ferrari Occhionero M. (2002), Disagio sociale e malessere generazionale. Dinamiche valoriali fra persistenza e mutamento, Franco Angeli, Milano. Finkielkraut A., Soriano P. (1993), Internet l inquientante extase, Fondation du 2 Mars Mille et un Nuits, Paris. Fioravanti L. (2011), Eyeballing, balconing e choking: gli sballi giovanili, in «Il Cannocchiale», on line, 14 settembre 2011.

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