Il settore delle telecomunicazioni

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1 Telecomunicazioni Il settore delle telecomunicazioni Luca Barbarito 2 1. La definizione del settore Letteralmente telecomunicare significa comunicare a distanza 3. Il settore delle telecomunicazioni raggruppa tutte quelle imprese che operano in quei processi che permettono di fare pervenire a uno o a più corrispondenti delle informazioni di varia natura (documento scritto o stampato, immagini fisse o mobili, segnali visibili o udibili, ecc.) utilizzando un sistema di trasmissione a distanza come la telematica, internet o il telefono. Fonte Fig. 1 - Il meccanismo di telecomunicazione Destinatario Privato Privato Impresa Impresa Fornitore di contenuti (musica, video, banche dati, libri, ecc.) Fornitore di contenuti (musica, video, banche dati, libri, ecc.) In un certo senso, si potrebbe dire che i settori della radio e della televisione possono rientrare nell ambito della comunicazione a distanza e dunque nel settore delle telecomunicazioni. Preferiremo però tenere questi due mercati al di fuori del mercato delle telecomunicazioni per due ragioni diverse: in primo luogo, in questi due settori, il processo comunicativo è sostanzialmente unidirezionale: si tratta di una comunicazione di massa da un soggetto trasmittente a molti soggetti riceventi; in secondo luogo sono industrie che utilizzano specifiche tecnologie di trasmissione dedicate solo per il trasporto di audio e video ed in un ottica da uno a molti. 2 Università IULM di Milano. 3 Voce telecomunicazione dell enciclopedia Treccani. 3

2 In un futuro non molto lontano, se la radio e la televisione dovessero basarsi principalmente sulla rete internet come tecnologia di trasmissione, rientrerebbero a pieno titolo nel settore delle telecomunicazioni. Fatta questa precisazione, il settore che analizzeremo si riduce alla settore della telefonia, di internet e più in generale della trasmissione di dati a distanza. Quando in precedenza abbiamo definito una telecomunicazione come il processo che permette di fare pervenire delle informazioni a uno o più corrispondenti è chiaro che in questo processo possono operare soggetti tra loro molto diversi: un produttore di telefoni, un produttore di computer, un fornitore di cavi, uno di centraline telefoniche, una di router o di modem, uno sviluppatore di software come Skype, oppure anche soggetti che producono o raccolgono contenuti come Google o noi privati cittadini quando scriviamo un sms o vogliamo pubblicare su Facebook alcune foto. Ci sono molti modi per descrivere questo settore ed una figura che può sintetizzare i comparti che operano all interno della filiera delle telecomunicazioni è la seguente. Possiamo immaginare il settore come scomposto tra operatori che operano in comparti differenti. Fig. 2 - La filiera delle telecomunicazioni: gli strati del meccanismo di telecomunicazione Reti (cavi, antenne, satelliti, centralini) Servizi di supporto (web hosting, pagamento, pubblicità, motori di ricerca,...) Servizi di interconnessione (ISP, operatori di TLC) Dispositivi (telefoni, computer, dispositivi mobili) Interfacce ed applicazioni (browser, applicazioni) elementi obbligatori elementi opzionali La rete Un primo comparto, che costituisce la base di qualunque sistema di telecomunicazione è costituito dalla rete fisica. Qualsiasi telecomunicazione, anche tra due telefonini o apparecchi mobili necessita di un ingresso nella rete che può avvenire tramite antenne dislocate nel territorio, reti wi-fi (senza fii), reti domestiche a cui ci colleghiamo con cavi (come per il telefono). 4

3 Fig. 3 - La rete Anche se il primo accesso può essere senza fili (chiavette, cellulari,...) quasi tutte le telecomunicazioni si appoggiano poi alla rete fisica costituita da cavi e le informazioni si muovono in modo estremamente veloce ed efficiente quando viaggiano sui cavi. Le reti in fibra ottica sono oggi la frontiera delle reti e riescono ad integrarsi comunque con le più vecchie reti che entrano nelle nostre case ed uffici attraverso il cosiddetto doppino telefonico.4 In casi particolari, ove è impossibile stendere cavi, la rete terrestre si appoggia a speciali antenne che inviano il segnale ad un satellite che a sua volta lo invia ad una altra parte della rete fisica. La numerizzazione (o digitalizzazione) delle informazioni ha consentito da circa 20 anni di poter utilizzare le reti per trasportare qualsiasi tipo di segnale digitale: dalla voce ad una trasmissione televisiva. Naturalmente il passaggio di molti dati, come ad esempio quello associato alle trasmissioni 4 Il doppino telefonico è costituito dai cavi bianco e rosso che entrano nelle nostre abitazioni ed erano una volta utilizzati solo per il telefono. Fino a pochi anni fa (20 circa) si pensava che le nostre abitazioni necessitassero di una ulteriore cablatura per internet, oltre quella del doppino, perché il doppino non era in grado di essere utilizzato anche per connessioni ad internet veloci. Il progresso tecnologico ci ha portati oggi alla ADSL che, attraverso il doppino, consente attraverso una tecnologia di compressione e trasmissione del segnale digitale particolarmente efficiente di raggiungere velocità di trasmissione anche in grado di trasmettere audio e video di buona qualità, oltre al segnale telefonico. La capacità trasmissiva della fibra ottica è comunque ancora largamente superiore. 5

4 video, richiede una notevole capacità di banda e per questo quasi tutti i paesi industrializzati stanno cercando di ampliare la capacità di banda delle proprie reti e soprattutto di fare arrivare la cosiddetta banda larga al maggior numero possibile dei propri cittadini. In questo comparto operano imprese private come Telecom o Fastweb e le reti possono distinguersi per qualità. I centralini sono un altro elemento cruciale delle reti, oltre ai cavi e alle antenne, perché consentono di integrare più reti di operatori diversi in una unica grande rete. I servizi di supporto Questa parte del settore comprende operatori che offrono servizi complementari al puro scambio di informazioni tra due utenti. Skype, Goggle, Facebook, un servizio di web hosting che ospita un sito, un servizio di pagamento per transazioni on line, sono esempi di comunicazioni evolute. Questa parte della filiera non è indispensabile ad un semplice processo di telecomunicazione tra due soggetti (come in una telefonata o in uno scambio di mail) ed in qualche caso può necessitare di speciali applicazioni (interfacce) o di speciali dispositivi per utilizzare specifici servizi (ad esempio un kindle o un iphone). Normalmente gli operatori di questo stadio non offrono contenuti propri ma utilizzano i contenuti dei privati (ad esempio Facebook) o i contenuti che altri soggetti mettono a disposizione (Google come motore di ricerca e sistema per pubblicizzare prodotti). I sistemi di pagamento elettronico rientrano in questo stadio. Questi servizi hanno nell ultimo decennio contribuito enormemente all aumento del traffico nelle reti ed i più famosi tra questi sono stati inventati da operatori che nulla hanno a che fare con quelli che controllano le reti o vendono l interconnessione alla rete. I servizi di interconnessione I servizi di interconnessione sono quelli che consentono ad un qualsiasi utente pubblico o privato di accedere alla rete. Telecom, Vodafone, Tre, Tim, Wind o Fastweb sono esempi di fornitori del servizio di interconnessione agli utenti finali. Un tempo si distingueva tra soggetti che offrono solo il servizio voce (mobile o fisso) e gli internet service provider (ISP) che forniscono invece il servizio di accesso ad internet. Oggi quasi tutti gli operatori offrono tutti e quattro questi tipi di servizi: servizi voce fissi, mobili e accesso ad internet, fisso o mobile. Spesso questi operatori possiedono anche parte della rete, ma vi possono essere operatori che invece non possiedono neanche un metro di rete ma affittano la rete di altri, pagando naturalmente un costo di accesso (operatori virtuali). I modelli di business dunque possono essere diversi ed anche la qualità del servizio può essere diversa. Per il semplice servizio voce o per una connessione Internet non particolarmente veloce, gli utenti non distinguono 6

5 particolari differenze qualitative e dunque prodotti offerti appaiono come abbastanza standardizzati. I dispositivi Le imprese che operano in questo comparto forniscono dispositivi come i telefoni (fissi e mobili), i fax e i computer che devono accedere alla rete attraverso un servizio di connessione fornito da una qualche impresa che opera nel comparto precedentemente definito. Nokia, Sony, Apple, Philips sono esempi di imprese che operano in questo comparto. Queste imprese potrebbero anche offrire alcuni servizi di supporto in grado di funzionare con i propri apparati. L iphone, l ipad e l ipod (per la musica e i film) di Apple e itunes oppure Amazon (i libri) ed il Kindle sono esempi di integrazione dispositivo/servizio di supporto. In entrambi i casi il servizio offerto non è esclusivo solo per il proprio apparato (i libri di Amazon si possono leggere anche su ipad e la musica di itunes si può ascoltare anche su altri player) però comunque esiste un canale preferenziale tra dispositivo e servizio. Anche il servizio (ora dismesso) di Nokia, Nokia comes with music, mirava ad integrare il telefonino Nokia con un servizio (gratuito per il primo anno) di download di file musicali. I prodotti di questo settore sono differenziati per quantità e qualità dei servizi offerti. Interfacce ed applicazioni Se pensiamo a dispositivi come gli smartphone o i computer, ci accorgiamo che in molti casi la nostra comunicazione in rete dipende anche dall uso di alcune interfacce. Un web browser come internet explorer o safari, o una applicazione che usi internet per iphone o per android, costituisce una interfaccia specifica che abilita a qualche nuovo modo di comunicare. Si pensi ad una applicazione che fornisce le previsioni del tempo o a Google Maps. Questo comparto è quello più concorrenziale dei cinque finora esaminati. Infatti mentre i primi 4 sono sostanzialmente degli oligopoli, in quest ultimo comparto è possibile vi siano molti concorrenti anche di piccole dimensioni. 2. L organizzazione della rete: dal monopolio naturale alla concorrenza Oggi possiamo dividere le funzioni presenti in una rete secondo i cinque comparti analizzati nella fiera precedente. Una volta però (circa 70 anni fa) si pensava alla rete come un qualche cosa di completamente diverso: la rete era uno strumento per mettere in connessione due soggetti che dovevano semplicemente parlarsi a distanza. Ecco che allora era difficile immaginarsi un sistema nel quale potessero convivere più reti tutte interconnesse tra di loro e di proprietà di soggetti diversi, come oggi avviene. Settant anni fa si poteva 7

6 solo immaginare un solo operatore che fornisse una sola rete (rete, tecnologia e dispositivi) alla quale tutti potevano connettersi. Era strano immaginare un mercato concorrenziale in cui operassero imprese diverse, ognuna con la propria rete (rete tecnologia e dispositivi), ed ognuna con i propri clienti. Questo perché si pensava che i clienti dell operatore A potessero solo parlare tra loro, ma non con i clienti dell operatore B che aveva una pure una sua rete con i suoi clienti che riuscivano ugualmente a comunicare solo tra loro. In questo ipotetico mercato concorrenziale i consumatori avrebbero potuto scegliere il loro operatore ma non avrebbero potuto comunicare con altri soggetti che avevano scelto un operatore rimanente concorrente. Allora, poiché il sistema delle comunicazioni funziona meglio quando tutti possono connettersi con tutti, ecco che allora sia era ritenuto più razionale lasciare operare un solo soggetto in un in un regime di monopolio. Questo soggetto inoltre, grazie allo sfruttamento delle economie di scala, avrebbe potuto avere dei costi medi per ogni comunicazione molto più bassi rispetto a quelli che avrebbero avuto i molti operatori con reti di piccole dimensioni in grado di connettere solo i clienti di una stessa piccola rete. La rete era dunque un tutt'uno con il servizio di comunicazione e con i dispositivi. Ed il proprietario della rete era l unico soggetto che poteva offrire il servizio (completo) di telecomunicazione. Le economie di scala sono allora la ragione economica che giustifica il monopolio naturale nel settore delle telecomunicazione e dal monopolio naturale al monopolio legale il passo è stato breve almeno per due ragioni. La prima è una ragione storica ed è legata al dopoguerra, periodo a partire dal quale sono create le prime grandi reti. Nel dopoguerra non c erano imprese private talmente ricche da poter comprare terreni e cablare l intera nazione. Lo Stato era l unico soggetto che aveva la capacità economica per costruire la rete. Una seconda ragione riguardava l opportunità di avere un soggetto privato, monopolista in grado di gestire da solo l intera rete. Si capisce che questo soggetto avrebbe potuto diventare molto potente in termini finanziari rispetto a tutte le altre imprese del territorio nazionale e non sarebbe stato equo un continuo trasferimento di ricchezza dai cittadini ad una impresa privata, la cui posizione sarebbe stata inattaccabile probabilmente per sempre. Ecco che allora lo Stato si fa carico del compito, e decide attraverso una serie di imprese pubbliche di costruire la rete e di renderla disponibile a tutti. Il telefono diventa così una public utilities cioè un bene di pubblica utilità, come lo saranno il gas, l elettricità, l acqua. La liberalizzazione della telefonia fissa Nel precedente contesto ogni Paese aveva un suo operatore nazionale statale (l Italia, la SIP). In Italia, il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni (poi Ministero delle Comunicazioni ed oggi accorpato all interno del Ministero per lo Sviluppo Economico) era allo stesso tempo gestore del servizio e regolatore del servizio stesso. Nella gestione lo Stato si 8

7 sera dato due obblighi. Un primo derivante dal rate of return, ovvero un limite di profittabilità massimo da non superare. Questo significava che era inutile per il gestore monopolista imporre prezzi delle telefonate troppo alti se poi non era possibile godere dei profitti della gestione. In secondo luogo lo Stato si diede l obbligo del servizio universale ossia di fornire il servizio a chiunque lo richiedesse, anche se il collegamento di un singolo utente fosse stato particolarmente difficile o non remunerativo per l azienda pubblica. Ad esempio, il collegamento di una singola cascina di una piccola frazione di una comunità montana sarebbe probabilmente molto più oneroso che remunerativo per il gestore del servizio ma era comunque un obbligo a cui il fornitore del servizio universale non si poteva sottrarre. Il telefono era dunque a pieno titolo una public utility. Ma è a partire dal 1960 che il regime del monopolio naturale comincia a venire messo in discussione. Da quegli anni la domanda di servizi di comunicazione cresce ad un ritmo elevatissimo e dal lato dell offerta nascono tecnologie come la fibra ottica, il satellite, il digitale. Ma è soprattutto una innovazione ad essere determinante. Centrali telefoniche e commutatori diventano più intelligenti e sono in grado, per ogni comunicazione, non solo di indirizzarla al nodo (commutatore) giusto perché arrivi al destinatario, ma anche di tenere traccia del percorso (chilometri) fatto su ogni tratto della rete. Questa innovazione consente il completo ripensamento della rete. Si potrebbe pensare ora ad una rete composta non solo da un unico proprietario ma da più soggetti. Nel caso in cui una comunicazione tra due utenti diversi dovesse passare su tratte della rete non di proprietà dell operatore A ecco che l operatore A dovrà pagare una sorta di affitto all operatore B per l utilizzo del tratto della rete di proprietà di quest ultimo. In modo simmetrico lo stesso accadrà quando l operatore B utilizzerà tratte di proprietà dell operatore A. Commutatori e centraline intelligenti sono infatti ora in grado di contabilizzare con precisione il percorso di ogni singola comunicazione. Ogni utente finale continuerà a pagare la sua bolletta al proprio operatore e il suo operatore sarà tenuto a remunerare i proprietari delle altre reti, in funzione della quantità di traffico effettuato su ogni altra rete. Inoltre, in questo nuovo assetto potrebbero operare anche fornitori del solo servizio telefonico che non possiedono alcun tratto di rete ma affittano interamente, evitando di avere costi di struttura. I vantaggi di questo nuovo assetto sarebbero notevoli perché si riuscirebbe ad introdurre la concorrenza nella vendita del servizio e quindi a fare abbassare i prezzi per gli utenti finali. È dunque la separazione della rete dalla fornitura del servizio di connessione, resa possibile dalla tecnologia, che consente di modificare l idea che il settore sia un monopolio naturale. In questo modo si riesce ad eliminare la regolazione attraverso il rate of return che non si era rivelata molto efficace anche perché i costi di produzione erano completamente controllati dal monopolista e c era il sospetto che questi potesse aumentarli, anche in modo non necessario, pur di diminuire il proprio rate of return. 9

8 Nel prospettato nuovo assetto concorrenziale c è però sempre la necessità di una regolamentazione. La regolamentazione riguarda: a) l obbligo per il monopolista naturale e poi per tutti i nuovi soggetti che saranno proprietari di reti, di renderle disponibili ad altri fornitori del servizio (open access). Per fare questo ci vorranno degli standard tecnici comuni a tutti per le centraline ed i commutatori. b) In secondo luogo, è importante che sia stabilito dal regolatore il costo d accesso alla rete, ossia ciò che deve pagare un fornitore del servizio quando utilizza, per una certa tratta, la rete di un altro soggetto. Se infatti fosse lo stesso proprietario della rete a stabilirlo è chiaro che lo metterebbe ad un livello talmente alto da consentire solo un prezzo finale del servizio (per i consumatori) più alto del proprio, di fatto non avviando mai il gioco concorrenziale che invece aiuterebbe la riduzione dei prezzi finali. In questo modo si avrebbe un ulteriore vantaggio: sarebbe possibile anche una concorrenza tra reti, ossia l ingresso di imprese particolarmente efficienti e concorrenti non nella vendita del servizio di connessione ma nella posa e gestione di reti che guadagnino dal differenziale tra il costo di accesso (ricavo) e il loro costo reale di produzione del servizio (costo). In pratica l innovazione tecnologica consente l introduzione della concorrenza sia nello stadio delle reti sia in quello della fornitura dei servizi di connessione. Stadi che in precedenza erano considerati un tutt uno e per giunta di monopolio naturale, con tutte le inefficienze associate alla gestione monopolistica, anche se statale. Il processo di liberalizzazione del settore viene avviato dapprima negli Stai Uniti nel Segue poi la Gran Bretagna nel L Unione Europea lo promuove per tutti i paesi dal Il libro verde del 1987 è il documento chiave che lascia tempo agli Stati fino al 1998 per avviare procedure di liberalizzazione sia nella fornitura dei servizi sia nelle reti. Nel frattempo cominciano prima le liberalizzazioni dei terminali (prima forniti solo dal monopolista) dei servizi a valore aggiunto (come la sveglia telefonica, oroscopi o altri) e quella degli appalti sulla fornitura dei impianti di TLC. Questi ultimi, in precedenza erano forniti solo da una grande azienda nazionale, in Italia l Italtel (in Francia Alcatel, in Germania Siemens,...). Si intuisce che tutte queste misure sono volte ad una riduzione delle tariffe telefoniche per gli utenti finali, attraverso una riduzione dei costi degli operatori stessi. Un altro tassello importante è la direttiva Open Network Provision che impone la trasparenza, la parità di accesso e la non discriminazione dei costi di accesso alla rete a quelle che saranno le rispettive regolamentazioni nazionali. 10

9 Tab. 1 - Le tappe del processo di liberalizzazione nelle telecomunicazioni fisse nell Unione Europea norme Libro verde (1987) Direttiva 387/90 Open Network Provision Direttiva 388/90 Direttiva 531/90 dal 1/1/1998 contenuto Separazione degli organi regolatori dai gestori, limitazione del monopolio ai soli servizi di base e alle infrastrutture e fino al massimo al Liberalizzazione del mercato dei terminali e dei servizi a valore aggiunto Obbligo di apertura delle reti per i monopolisti in base a principi di trasparenza, parità di accesso, non discriminazione Si apre la concorrenza nel mercato dei servizi Apertura degli appalti pubblici nelle TLC a diverse imprese europee Attuazione del libro verde: gli Stati devono avere concorrenza sia nel comparto delle reti sia in quello della fornitura dei servizi Il processo di liberalizzazione ha però trovato alcuni ostacoli posti proprio dai Paesi europei stessi che attraverso le loro imprese in monopolio legale conseguivano rilevanti profitti. Ricordiamo ad esempio il ricorso dell Italia contro la liberalizzazione dei terminali (per l Italia erano indispensabili solo quelli del monopolista naturale per un corretto funzionamento della rete!) e contro la Commissione per aver oltrepassato le proprie competenze legiferando in materie di competenza nazionale. Ma anche Francia, Germania, Grecia, Belgio, Irlanda e Spagna hanno presentato ricorsi davanti alla Corte di Giustizia per frenare o ritardare il processo. È solo nel 1997 (l ultimo anno) che l Italia recepisce 6 direttive dell UE ed istituisce l AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) come Autority autonoma per regolamentare da un punto di vista tecnico il settore. Oggi l AGCOM è ancora il regolatore in materia di TLC e l Autorità a cui tutti gli operatori fanno riferimento. La liberalizzazione della telefonia mobile Decisamente più semplice invece il processo di liberalizzazione in materia di telefonia mobile. Ancora una volta è l UE a dettare, con una serie di direttive, il processo di liberalizzazione. È da notare che è forse la maggior gioventù di questo comparto che facilita le cose. Qui sostanzialmente l UE impone a tutti gli operatori europei alcuni standard tecnologici (a differenza di quanto avvenuto negli USA) quali il GSM, Ermes, DCS 1800, UMTS. In secondo luogo, con la direttiva 2/96 l UE dava indicazioni sulle procedure di 11

10 rilascio delle licenze e autorizzazioni. In Italia, il secondo gestore di telefonia mobile, Omnitel, entra nel 1994 grazie ad una asta per la seconda licenza. Il processo è progressivo e nel 1998 entrano Wind e nel 1999 Blu (che poi fallirà). Nel 2000, con una altra procedura d asta vengono assegnate le 5 licenze UMTS a Tim, Vodafone, Wind, Ipse 2000 e H3G). Lo Stato italiano incasso miliardi di lire (circa 12 milioni di ) da quell asta, vendendo semplicemente delle licenze ad operare. Il ruolo dell AGCOM e della AGCM nel processo di liberalizzazione L Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nata nel 1997, è stata dunque l arbitro nel processo di liberalizzazione ed ha assunto quel ruolo che spettava in precedenza al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Il suo ruolo ha riguardato soprattutto: la concessione delle licenze attraverso le aste; le disposizioni transitorie per agevolare i nuovi entranti le politiche del prezzo dell operatore dominante (e poi di quelli nuovi) il costo di accesso alla rete per tutti i nuovi operatori la risoluzione di controversie tra operatori (tranne che per le intese o l abuso di posizione dominante in cui è competente l AGCM) Nel processo di liberalizzazione l AGCOM ha fatto dimezzare il costo di accesso alla rete per i nuovi operatori in soli 3 anni. Ha imposto in alcuni casi un tariffazione a tempo invece che a scatti. Ha fatto attivare la portabilità obbligatoria dei numeri telefonici per la telefonia mobile e gestisce il fondo di ripartizione del servizio universale 5. Anche l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha contribuito al processo di liberalizzazione. Ad esempio ha sanzionato alcune volte Telecom per abuso di posizione dominante quando si è rifiutata di fornire l accesso alla rete ad altri operatori che desideravano a loro volta rivendere servizi telefonici agli utenti finali (3C Communications) o quando ha ritardato in modo rilevante le procedure di passaggio dei propri utenti ad altri operatori. O ancora quando, appena dopo l entrata di Omnitel, voleva imporre ai rivenditori di sim la esclusività della propria fornitura. Oltre a questi fatti che riguardano le resistenze dell ex monopolista vi sono poi alcuni interventi più tradizionali a riguardo di intese sui prezzi da parte degli operatori della telefonia mobile. In effetti quel mercato, da quando ha 5 Poiché la fornitura del servizio universale, ove naturalmente gli altri operatori declinino la richiesta dell utente proprio per un costo eccessivo dell allacciamento, è onerosa per la società che la deve effettuare, l AGCOM raccoglie da tutti gli operatori un contributo con il quale rimborsa Telecom Italia che è l operatore tenuto alla fornitura del servizio universale. 12

11 registrato un maggior equilibrio tra le quote degli operatori, si prestava abbastanza bene (teoricamente) ad accordi sulle tariffe. Certamente l attività di vigilanza di queste due istituzioni ad un processo di liberalizzazione voluto dall Unione Europea ha dato i suoi frutti in materia di tariffe telefoniche. Se gli economisti dicono che in concorrenza i prezzi sono inferiori rispetto ai monopoli e agli oligopoli, senz altro il caso della telefonia mostra che in questo caso la teoria si è rivelata esatta. Fig. 4 - L indice dei prezzi delle TLC in Europa dal 1998 Fonte: Relazione annuale AGCOM, p. 48. Come si può vedere dal grafico gli effetti del processo di liberalizzazione sono abbastanza chiari come direzione per tutti i Paesi europei anche se l entità delle riduzione delle tariffe è stata diversa da Paese a Paese. Fig. 5 - L indice generale dei prezzi al consumo e quello per telecomunicazioni in Italia dal 1998 Fonte: Relazione annuale AGCOM, p

12 L Italia sembra aver beneficiato in maniera rilevante dal processo di liberalizzazione, soprattutto se teniamo in considerazione anche il fatto che nel nostro paese l indice dei prezzi al consumo è aumentato, dal 1998 al 2009 (stesso intervallo di riferimento del grafico) del 30% circa mentre nello stesso periodo, l indice dei prezzi delle telecomunicazioni si è invece ridotto del 32% circa. Dallo spezzatino telefonico alla Telecom Italia In precedenza abbiamo detto che lo Stato gestiva il servizio attraverso alcune imprese pubbliche. La successiva tabella mostra il quadro di quello che veniva chiamato spezzatino telefonico in cui all azienda principale, la SIP, si aggiungevano altre nuove imprese pubbliche, con compiti associati a nuove funzionalità rese possibili dalla tecnologia. Tab. 2 - Una sintesi dello spezzatino telefonico (fino al 1994) società SIP (Società idroelettrica piemontese, poi Società italiana per l esercizio delle telecomunicazioni) ASST (Azienda di Stato per i servizi telefonici) ITALCABLE TELESPAZIO SIRM (Società italiana radiomarittima) compiti traffico urbano e parte dell extraurbano traffico interurbano e parte di quello europeo traffico intercontinentale traffico satellitare traffico marittimo Già la SIP nasceva dalla fusione di altre società quali la STIPEL TELVE TIMO TEI e SET. Inoltre tutte queste società avevano come socio di maggioranza la STET (prima Società torinese per l esercizio telefonico poi Società finanziaria telefonica) che era la finanziaria pubblica che oltre a queste società ne possedeva altre quali ILTE, FINSIEL, ITALTEL, SIRTI e IRITEL sulle attività delle quali non ci soffermeremo ma che erano sostanzialmente complementari a quella della SIP. Ad esempio la ILTE (Industria libraria tipografica editrice) era la società che stampava le guide telefoniche. La STET, la società finanziaria che sostanzialmente controllava tutte le parti dello spezzatino telefonico (tranne ASST che dipendeva dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni) era parte dell IRI (Istituto per la ricostruzione Industriale), impresa statale nata nel dopoguerra proprio per aiutare lo sviluppo economico del dopoguerra quando non vi erano capitali privati in grado di incominciare attività come queste. 14

13 Nel 1993 tutte le società della tabella 2 si fondono in SIP e nel 1994 SIP si trasforma in TELECOM ITALIA viene quotata in borsa. Oggi possiamo dire che TELECOM ITALIA è una società interamente privata. Tab. 3 - I dati principali di Telecom Italia (2009) Soci principali Telco 22,4% (Telefonica 46%, Assicurazioni Generali 31%, Mediobanca 12%, Intesa San Paolo 12%) altri 4 con quote comprese tra il 2-5% Ricavi Utile netto Indebitamento netto 27,2 miliardi di euro 1,6 miliardi di euro 34,7 miliardi di euro Dipendenti Come si può vedere dalla precedente tabella, di fatto, il socio principale è Telefonica che è la corrispondente spagnola di Telecom, ossia la prima impresa telefonica spagnola, ex monopolista in Spagna. 3. La futura gestione della rete: dalla concorrenza al monopolio? Dopo aver osservato i benefici della liberalizzazione vediamo ora quali sono in questi anni i problemi derivanti dalla attuale struttura organizzativa (concorrenziale) delle reti. Oggi, i principali problemi sono due: gli investimenti e la neutralità della rete. Cominciamo dal primo problema, quello degli investimenti ed affrontiamolo anche solo a livello italiano anche se si intuisce che le problematiche sono le stesse anche a livello mondiale. In una situazione in cui la rete è composta da tante parti di proprietari diversi, ognuno dei quali ha la facoltà di poter affittare capacità di banda dai concorrenti, chi deve fare gli investimenti nella rete? Fare investimenti significa ad esempio portare la banda larga dove oggi questa non arriva o sostituire alcune cablature con altre più efficienti come ad esempio la fibra ottica, che consente una maggiore capacità di banda. Se non vi è convenienza economica a raggiungere alcuni centri i singoli operatori potrebbero non voler servire zone che considerano poco redditizie e oggi, per quanto riguarda la banda larga, questa non è considerata un servizio universale che deve essere fornito obbligatoriamente da qualche operatore. 15

14 In secondo luogo, che senso avrebbe rendere più veloce un solo tratto della rete se i proprietari degli altri tratti non fanno altrettanto. In una rete, se vi è anche un solo piccolo tratto a più bassa velocità quella velocità condiziona la velocità di tutta la comunicazione. È dunque questi investimenti andrebbero almeno concordati tra operatori concorrenti. In terzo luogo, se oggi un proprietario di rete (a bassa velocità e quasi satura) ha un certo margine di profitto, perché fare investimenti onerosissimi in capacità di banda quando non vi è alcuna garanzia che qualcuno vorrà acquistare questa maggior capacità e velocità di banda? Forse meglio utilizzare fino all esaurimento la banda attuale e non fare investimenti. Con un unico monopolista proprietario della rete certamente questo problema dell investimento non si poneva. Il caso italiano sembra poi aggravato da una ulteriore problema che è quello che l ex-monopolista Telecom, proprietario di gran parte della rete, non è oggi in condizione finanziaria tale da effettuare questi investimenti per il grande debito che si trova oggi a bilancio 6. Quando c è bisogno di finanziamenti, una idea che viene a tutte le imprese è quella di coinvolgere lo Stato sostenendo che è lo Stato che deve contribuire con investimenti pubblici a migliorare la rete. Il dibattito è tuttora aperto ed una idea circolata qualche anno fa era quella di uno scorporo della rete di Telecom dalla società (che avrebbe in questo modo ridotto i propri debiti) che sarebbe stata pagata da una impresa pubblica statale la quale poi avrebbe provveduto ad effettuare gli investimenti. Come si vede, la concorrenza ha senz altro funzionato, ma sembra che quando si tratti di rete serva comunque un organismo di coordinamento tra gli operatori (l AGCOM potrebbe giocare un ruolo rilevante) per alcune decisioni comuni che interesseranno poi tutti. La seconda questione riguarda il problema della neutralità della rete. È difficile dare una definizione esatta di neutralità della rete ma sostanzialmente con questo termine si vuole indicare che nessun operatore deve poter discriminare il traffico a seconda del contenuto e dell operatore. A volte succede che operatori di telefonia mobile, ad esempio, evitino che il proprio cliente, quando questi ha sia un abbonamento voce sia un abbonamento internet, possa usare Skype per telefonare. Si può intuire che la ragione è 6 Telecom (e prima SIP) era una società in eccellente stato di salute, anche da un punto di vista finanziario. Se si considera una posizione di monopolio in un settore i cui consumi sono sensibilmente aumentati negli ultimi 20 anni e ancora aumenteranno nei prossimi anni sembra impossibile che una impresa si trovi oggi in una difficile situazione finanziaria. Invece è proprio così: due grandi operazioni di acquisizione di Management Leverage Buyout associati agli acquisti di Colaninno e di Pirelli (Tronchetti Provera) in cui i nuovi proprietari acquistavano con il patrimonio (non loro) ma dell oggetto dell acquisto (cioè Telecom), hanno indebitato moltissimo la società, tanto da portarla sull orlo di grave crisi finanziaria. L intervento della cordata guidata dagli spagnoli di Telefonica è servito a aiutare Telecom in un momento n cui serviva liquidità. 16

15 quella di favorire i propri ricavi derivanti dal traffico voce e di impedire al cliente di usare la rete dati pagando meno (o nulla), attraverso Skype, per le sue chiamate internazionali. Questa pratica consisterebbe in una discriminazione del traffico per contenuto. Proibire l accesso ad alcuni siti è un ulteriore esempio di pratica discriminatoria. Certamente, se un sito offre materiale illegale, capiamo che la discriminazione è più comprensibile, ma se ad esempio un operatore praticasse solo un rallentamento del traffico del download di film di una certo distributore cinematografico? Comprendiamo che anche il solo rallentamento (non il blocco) del traffico di qualcuno dei servizi di supporto menzionati nella figura 2 comprometterebbe decisamente il successo di quest ultimo. Per fare un esempio al di fuori del settore delle telecomunicazioni, è un po come se il proprietario di un autostrada impedisse l accesso (o mettesse dei limiti di velocità molto bassi) solo per le auto di una certa marca o di un certo colore. Questo influenzerebbe moltissimo le vendite sia delle auto di quella marca o delle auto di un quel colore. Ritornando alle telecomunicazioni, una non neutralità della rete potrebbe alterare il successo nel mercato dei contenuti, normalmente offerti da operatori diversi. Un punto di vista da tenere pure in considerazione riguarda il fatto che ci possano essere proprietari di rete che offrono velocità (cioè qualità) diverse. Un operatore (proprietario di rete e gestore del servizio di connessione), ad esempio, potrebbe aver fatto investimenti per avere velocità più elevate nella propria rete da offrire ai propri clienti, naturalmente con la speranza di attrarre così nuovi clienti. Ad esempio questo operatore potrebbe voler offrire il download di film a pagamento venduti da lui stesso, che necessitano di alta velocità e capacità di banda. È giusto che per il principio di neutralità questa maggior velocità debba essere messa a disposizione anche di altri fornitori di contenuti (film) concorrenti oppure questa miglioria è giusto che sia goduta solo dall operatore che la ha messa in atto? Intuiamo che se apprezziamo la concorrenza non dobbiamo dimenticare che se obblighiamo l operatore a condividere con tutti i concorrenti la propria miglioria, probabilmente finiremmo in una situazione in cui a nessun operatore verrà più in mente di migliorare la propria rete, se poi il beneficio va anche ai concorrenti. È ritorniamo allora al problema precedente di chi deve fare gli investimenti nella rete. È un problema simile a quello del free riding che anche se non qui siamo di fronte ad un problema non di free ma diciamo di cheap riding. In altre parole se obbligassimo tutti a condividere qualsiasi miglioria avremo un regime di prezzi bassi, per la concorrenza, ma uno scarso incentivo all innovazione. Se il primo effetto è desiderabile il secondo certamente no. Dunque il problema della neutralità della rete è delicato. Se è comprensibile la non discriminazione dei contenuti o degli operatori, occorre comunque lasciare qualche incentivo alle innovazioni che riguardano la qualità del servizio. 17

16 4. I numeri del settore delle telecomunicazioni in Italia Quando di tratta dei valori del mercato delle TLC, bisogna innanzitutto essere chiari su quali comparti si misurano. Se in alcune statistiche del settore dell ICT (Information and Communication Technology) si fanno rientrare anche i dispositivi di telecomunicazione considerati la parte Information Technology), normalmente il valore generato dal settore delle TLC in senso stretto si misura dalla sola vendita del servizio di connessione alla rete fissa, mobile e di connessione ad internet. In pratica, in questa ultima valutazione stiamo misurando solo il box 3 della precedente figura 2 in cui indicavamo la filiera delle telecomunicazioni. Il valore dei ricavi complessivi di questo comparto è stato nel 2010 di 33 miliardi di euro. Mediamente, questo valore corrisponde ad una percentuale che ha oscillato, negli ultimi 10 anni, tra il 2,5% ed il 3% della spese annua delle famiglie. Fig. 6 - I ricavi delle TLC in Italia (fisso + mobile) Fonte: Assinform/NetConsulting. Come si può osservare dal dato aggregato, la crisi generale si è fatta sentire anche per il settore delle TLC che nel 2010 ha fatto registrare una flessione del 3% nel In precedenza e fino al 2007 però i consumi di TLC erano cresciuti molto. Il settore è comunque un settore importante non solo dal punto di vista della spesa dei cittadini, ma ancor più da un punto di vista degli investimenti. Infatti gli investimenti in TLC sono circa il 6% del totale degli investimenti italiani. 7 La prima segmentazione che si può fare all interno del valore complessivo dei ricavi è quella tra spesa degli utenti business (aziende) e spesa dei consumatori finali. 7 Fonte: Relazione annuale AGCOM 2010, p

17 Fig. 7 - La segmentazione business - consumer, nel mercato italiano Consumer 66% Business 34% Fonte: Assinform/NetConsulting. Questo dato è abbastanza stabile, anche se è da registrare che con la crisi, la contrazione dei consumi business è stata leggermente più marcata di quella delle famiglie. Ma la segmentazione più tradizionale è quella tra telecomunicazioni fisse e mobili. Come mostra la figura seguente, è dal 2005 che le telecomunicazioni mobili hanno superato quelle fisse e, fatta 100 la spesa totale per telecomunicazioni, noi oggi spendiamo circa il 55% per comunicazioni mobili ed il 45% per quelle fisse. Fig. 8 - Le quote TLC fisse e TLC mobili 100% 47% 50% 51% 51% 53% 54% 54% 55% 55% 75% 50% 25% 53% 50% 49% 49% 47% 46% 46% 45% 45% 0% Fonte: Assinform/NetConsulting. All inizio dello sviluppo del mercato delle telecomunicazioni mobili, sembrava che vi fossero operatori radicalmente differenti: gli operatori che 19

18 nascevano mobili non desideravano espandersi nel segmento delle telecomunicazioni fisse; allo stesso tempo alcuni operatori nuovi che nascevano nel segmento delle telecomunicazioni fisse non sembravano interessati ad entrare nel segmento mobile. Oggi invece gli operatori tendono ad espandersi in entrambi questi segmenti. Ad esempio Fastweb (che un tempo era un operatore solo fisso) offre connessioni mobili e Vodafone (che un tempo era un operatore solo mobile) offre servizi fissi e di accesso ad Internet. Complessivamente parlando (fisso + mobile) è possibile individuare le quote di mercato dei principali operatoti. Tab. 4 - Le quote degli operatori sulla spesa finale degli utenti di rete fissa e mobile Telecom Italia 54,6 51,8 Vodafone Italia (include Teletu) 19,3 20,6 Wind 11,3 12,5 Fastweb 4,0 4,7 H3G 3,5 3,7 BT Italia 2,9 2,8 Altri 4,4 3,9 Fonte: Relazione annuale AGCOM 2010, p. 51. Si potrà ricordare che prima della liberalizzazione (1998), la quota di mercato di Telecom Italia era pari al 100%. Oggi quello che era il monopolista del settore ha visto dimezzatasi la propria quota ed ancora la propria quota continua a diminuire mediamente di 2-3 punti percentuali all anno. Le telecomunicazioni fisse Le telecomunicazioni fisse, che costituiscono il 45% della spesa totale in telecomunicazioni, hanno fatto registrare dei ricavi complessivi nel 2010 pari a 14,8 miliardi di euro. Questa somma può essere ulteriormente ripartita a seconda della tipologia dei servizio. Come si può osservare dalla figura vi è stata negli ultimi anni una riduzione complessiva dei ricavi del comparto scesi dai 16 mld. di euro (2007) ai 14,8 del Tuttavia, si noti che questa diminuzione è principalmente imputabile al calo della fonia (traffico voce). Questa voce di ricavo ha infatti perso oltre il 20% negli ultimi quattro anni. Si noti che invece continua a crescere la spesa associata alle connessioni Internet, spesa che aumenta nello stesso periodo di circa il 25%. È comunque ancora il traffico voce la prima fonte di ricavi di questo comparto. 20

19 Fig. 9 - Il mercato italiano dei servizi TLC di rete fissa (mln. ) Fonte: Assinform/Net Consulting. Anche nella più tradizionale e semplice delle voci di traffico come quella vocale vi sono interessanti cambiamenti nel consumo. In termini di minuti di connessione dal semplice doppino telefonico, i minuti di connessione alla rete tradizionale sono diminuiti di oltre il 30% negli ultimi cinque anni. La tabella seguente mostra alcuni trend in atto: il telefono tradizionale e sempre più usato per telefonate locali e nazionali; diminuisce l uso del telefono tradizionale per le connessioni ad Internet. In leggera flessione i minuti di chiamate internazionali, probabilmente sostituiti dal traffico VOIP. Ed in diminuzione anche le chiamate da rete fissa verso rete mobile. Per queste ultime è decisamente più conveniente chiamare da mobile a mobile. Ormai minimo l uso della telefonia pubblica. Tab. 5 - Traffico su rete fissa tradizionale (voce) per direttrice (miliardi di minuti) var % Locale 50,01 47,97-4,1 Internet (dial up) 12,01 7,84-34,7 Nazionale 30,48 30,70 0,7 Internazionale 4,71 3,81-19,1 Reti mobili 14,91 13,37-10,3 Telefonia pubblica 0,22 0,17-25,0 Totale minuti (miliardi) 112,3 103,8-7,5% Fonte: Relazione annuale AGCOM 2010, p

20 Se il traffico voce costituisce comunque ancora il 50% dei ricavi complessivi delle TLC fisse, ed internet circa il 25%, la quota restante spetta quasi per intero ai servizi a valore aggiunto e cioè a quelle entrate che gli operatori hanno a seguito della fornitura di servizi speciali: si pensi alle numerazioni che iniziano con 800 oppure 199; in queste ultime l utente chiamante paga più del normale traffico telefonico e questa tariffazione è suddivisa tra il fornitore della connessione (operatore di TLC) e il fornitore del servizio specifico quale può essere ad esempio il servizio di assistenza telefonica di un impresa produttrice di un qualunque prodotto. I servizi a valore aggiunto hanno sempre fatto registrare un continuo leggero incremento negli ultimi anni. L ultima voce è quella relativa alla trasmissione dati. Questa comprende la spesa delle imprese per affittare linee esclusivamente loro dedicate per la trasmissione dati. Come si noterà questa spesa va riducendosi poiché le imprese utilizzano il normale traffico Internet anche per scambiarsi dati al loro interno. Si può prevedere, in un futuro non troppo lontano, che questa spesa sarà completamente assorbita dal traffico Internet. Telecomunicazioni fisse (internet) Abbiamo notato che il traffico Internet è la seconda voce di spesa delle telecomunicazioni fisse. La figura successiva ci mostra l andamento degli accessi complessivi ad Internet attraverso la banda larga Fig Gli accessi a banda larga in Italia (in migliaia) Fonte: Assinform/Net Consulting. Come possiamo osservare dalla figura la quasi totalità degli accessi (13,26 mln. nel 2010) avviene attraverso la tecnologia xdsl mentre su una percentuale molto piccola è in fibra ottica. I tassi di crescita di questo tipo di accessi sono comunque rilevanti (+7% nel 2010) anche se l Italia è indietro rispetto ad altri paesi europei in termini di percentuale di famiglie con l accesso alla banda larga. In Italia circa la metà della popolazione ha accesso 22

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