LO STUDENTE PERSONA IN VIA DI SVILUPPO. PROCESSI DI MATURAZIONE PER UNA FORMAZIONE UNIVERSITARIA INTEGRALE

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1 MASSIMO ZORTEA LO STUDENTE PERSONA IN VIA DI SVILUPPO. PROCESSI DI MATURAZIONE PER UNA FORMAZIONE UNIVERSITARIA INTEGRALE Crescita integrale della persona e formazione permanente quale contenuto e strumento del diritto umano allo sviluppo Le nostre società sono destinate a cambiare. Nel nostro futuro abbiamo la società dell'apprendimento, in cui quest'ultimo abbia forme aperte, attive e di carattere permanente, con individui che abbiano competenze generali e duttilità per adeguarsi ai continui cambiamenti del mercato del lavoro Carlo Azeglio Ciampi 1

2 SOMMARIO 1. DIRITTO E DOVERE ALLA FORMAZIONE * provocazioni * meditazioni * prima conclusione 2. FORMAZIONE: DA CHI, DI CHI, PER CHI, COME? * provocazioni * meditazioni * seconda conclusione 3. FORMAZIONE UNIVERSITARIA * provocazioni * meditazioni * terza conclusione 4. FORMAZIONE PERMANENTE * provocazioni * meditazioni * quarta conclusione 5. EPILOGO 6. CENNI BIBLIOGRAFICI 2

3 1. DIRITTO E DOVERE ALLA FORMAZIONE A. PROVOCAZIONI Quando ci accostiamo ad un tema complesso come quello della formazione universitaria non è opportuno cominciare senza imporsi prima dei precisi limiti. Il presente contributo non intende infatti spaziare in tutta la sua ampiezza nell'argomento, ma soltanto limitarsi ad alcuni spunti, in particolare metodologici, per costruire dei percorsi di formazione universitaria nell ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo. Istruirsi, formarsi, educarsi corrisponde innanzitutto a un vero e proprio diritto umano individuale. Facciamoci guidare dal testo principe che traccia l'idealità del diritto umano alla formazione. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo proclama all'articolo 26 che 1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione ( ). 2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. Correva l'anno Dall'altro, questa formazione trova nei bambini, futuri protagonisti della storia, il suo destinatario privilegiato. Nella Dichiarazione del Millennio i governi dei popoli del mondo proclamano compatti: (par. 2) Noi riconosciamo che, oltre alle nostre personali responsabilità verso le rispettive società di appartenenza, condividiamo una responsabilità collettiva nell'affermare i principi della dignità umana, dell'uguaglianza e dell'equità a livello globale. In qualità di leader, pertanto, abbiamo un dovere verso tutti i popoli del pianeta, specialmente quelli più vulnerabili e, in particolare, verso i bambini del mondo intero, ai quali appartiene il futuro (par. 6) ( ) La responsabilità per la gestione dell'economia e dello sviluppo sociale mondiale, come pure delle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali, deve essere condivisa fra le nazioni del pianeta e dovrebbero essere esercitata in maniera multilaterale (DICHIARAZIONE 2000). Alla poesia delle tensioni ideali si contrappone la prosa della realtà quotidiana. Ascoltiamo ad esempio la voce di uno dei tanti mancati studenti cui il diritto all'istruzione è stato clamorosamente negato: sono arrivati dall'entroterra, l'unica fuga era il mare, ma non abbiamo avuto tempo, Erano in tanti: adulti e bambini, Gridavano, urlavano agitando machete e armi...sono stato portato con altri miei amici nel villaggio del bush, inizialmente eravamo solo schiavi, poi ci hanno insegnato sparare, a combattere, ad attaccare i villaggi... non riesco ancora a credere che l'incubo sia finito...ho iniziato ad andare a scuola, non è una scuola ufficiale, per quella occorre pagare la retta, la divisa ed avere le scarpe che costano care (ALBANESE 2003). B. MEDITAZIONI Il contesto planetario globalizzato è stato definito società mondiale del rischio (Beck), nella sua sempre maggiore integrazione e interdipendenza fra minuscoli agenti e devastanti effetti perniciosi (la minima causa ed il massimo effetto). Una realtà globale che impone all'uomo interventi globali e capacità di comprensione aperte e dinamiche. La formazione è certamente lo strumento decisivo per affrontare simili sfide e, nella sfera della cooperazione internazionale, il vero e proprio asso nella manica. Tuttavia, la formazione è un diritto sovente negato: - alla persona, di diventare uomo planetario, - alla società, di farsi compartecipe della comunità globale, per diventare risorsa anziché problema. In una simile prospettiva, istruire, formare, educare è anche e soprattutto dovere etico ed impegno programmatico, cui gli Obiettivi del Millennio tentano di rispondere in maniera politica e progettuale. Il fatto è che ogni studente mancato è un cittadino perduto, con un ingente danno all'individuo e alla società cui appartiene. E un cittadino mancato diventa spesso manodopera per la criminalità, come bene traspare dal Traguardo 16 connesso all Obiettivo del Millennio 8, ovvero di sviluppare lavori onesti e produttivi per giovani. Dunque, il diritto allo sviluppo è anche diritto alla crescita completa ed equilibrata dell'individuo, il che richiede una crescita integrale e permanente della persona in tutte le sue componenti. 3

4 Su queste basi la formazione integrale e permanente diventa sia contenuto del diritto umano allo sviluppo individuale (quello che definiremo l'obiettivo), sia la modalità con cui realizzare e dare compimento a tale diritto (quello che definiremo il mezzo). In definitiva la formazione è tre componenti assieme: un valore, un obiettivo, uno strumento irrinunciabili per fare di ogni uomo un cittadino attivo e globale. Non è un caso che di frequente nel pensiero degli studiosi, emerge l'importanza di combattere non tanto la povertà in quanto tale, bensì l'indifferenza ad essa. G.B. Shaw forse per primo sottolineò che il vero male è la distrazione ( Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità ). Lo riecheggia Kofi Hannan: il nostro nemico è l indifferenza, la convinzione che ci siano tanti mondi e che il proprio sia l unico di cui preoccuparsi. Questa convinzione è falsa ( ) C è un solo mondo, una sola umanità. E la sicurezza umana, vera, giusta e durevole è indivisibile. C. PRIMA CONCLUSIONE Raggiungiamo un primo approdo: gli studenti globali di oggi saranno i cittadini globali di domani. Un sapere globale dunque è un diritto ma anche un dovere. 2. FORMAZIONE: DA CHI, DI CHI, PER CHI, COME? A. PROVOCAZIONI Dei tanti campi in cui la formazione gioca un ruolo prioritario, uno mi piace ricordare. In un Rapporto di NetConsulting del 2001 sulla formazione IT (informatica telematica) l'italia appare in ritardo sulla formazione in campo informatico e telematico e incapace di innescare adeguate sinergie virtuose tra pubblico e privato. Secondo NetConsulting, il settore della formazione IT in Italia è in sensibile ripresa, avendo sfiorato nel 2000 i miliardi di lire, con una crescita pari al 10,5% sul 1999 e con ottime previsioni di investimento Ma per determinare lo stato dell'arte del mercato della formazione IT in Italia sono anche altri i parametri da considerare. L'analisi NetConsulting rivela chiaramente come la formazione IT, sia tecnico-specialistica che di sola alfabetizzazione, sia insufficiente rispetto alle esigenze del mercato, anche se il settore è in crescita, e abbia gravi ripercussioni su tutta la crescita economica legata all'it del nostro Paese. "La formazione è l'unica leva in grado di gestire strutturalmente il problema", ha sostenuto Giancarlo Capitani, amministratore di NetConsulting. Eppure la formazione è un nodo nevralgico di primo ordine, da cui dipende il futuro di tante aspetti: dell apprendimento, dell economia, della comunicazione, in fondo un po il futuro di tutto il Sistema Italia: si può restare indietro sulla priorità numero uno dell innovazione? BIll Gates in una intervista al Corriere della Sera del esprime l'opinione che nell'universo informatico telematico: Molti paesi, non solo l Italia, devono cogliere l occasione al volo, muoversi con grande rapidità, cambiare. ( ) E non considero affatto l Italia un paese tecnologicamente arretrato. L anno scorso l uso privato della banda larga è cresciuto del 35% ( ) Certo c è molto da fare. Abbracciare senza perdere tempo la tecnologia, il cambiamento, il nuovo. B. MEDITAZIONI Traiamone qualche riflessione in libertà. Viviamo in una società in rapida trasformazione, resa complessa dalla presenza di numerose interconnessioni tra campi assai diversi dello scibile umano. Oramai sono impossibili da esercitare ed anzi impossibili da concepire professioni rinchiuse dentro la sicurezza di recinti monodisciplinari. In altre parole sono oramai indispensabili professionalità aperte, elastiche, pur senza cadere nella tentazione della tuttologia. Di conseguenza anche la formazione, per essere all'altezza, deve essere fluida e multisettoriale, attenta anche alle aspirazioni pratiche dello studente. Perciò non si può più concepire la formazione in termini soltanto di capacity building ma più in generale come vocational training, ovvero formazione di tutte le abilità necessarie ad affrontare in concreto una determinata professione cui lo studente si sente orientato. È insomma questione di crescita integrale della persona e del professionista. 4

5 La formazione diventa allora un processo educativo e non può accontentarsi di un semplice travaso di conoscenze ed abilità, indirizzata com è a preparare l uomo ad affrontare la realtà professionale quotidiana, nella sua complessità. Diventa urgente e dunque tracciare alcuni criteri portanti della formazione orientata ad un autentico sviluppo umano: 1) le persone devono essere poste in grado di incrementare la propria produttività; solo una popolazione ben nutrita, sana, con adeguate competenze e motivata a partecipare può contribuire all'accrescimento della produttività; 2) le persone devono godere di pari opportunità, eliminando ogni barriera contro le opportunità affinché tutti possano trarre benefici; 3) deve essere garantito l accesso alle opportunità sia alle attuali generazioni che a quelle future; tutte le forme di capitale, fisico, umano, sociale, ambientale devono poter essere replicate e garantite anche per il futuro; 4) le persone devono partecipare alle decisioni e ai processi che modellano la loro vita: sviluppo dalla gente, della gente, per la gente. Tentiamo allora di tracciare alcune direttrici di formazione integrale dello studente futuro professionista, in particolare per coloro che intendono cimentarsi nei Paesi in Via di Sviluppo. Un esempio paradigmatico ci viene dall'esperienza nella formazione dei volontari internazionali impegnati in progetti di sviluppo. Possiamo distinguere due aree formative: A) la prima é quella della formazione di base: in essa è importante curare le seguenti aree tematiche e profili di crescita: A.1) AREE TEMATICHE - area socio-antropologica - area socio-economica - area progettuale - area legislativa e burocratica - area psico-attitudinale - area etica A.2) PROFILI DI CRESCITA 1) cognizioni (nozioni e abilità) 2) convinzioni (valori) 3) motivazioni (spinta interiore) B) solo successivamente si potrà passare alla formazione specifica su un dato progetto: - situazione socio-politica - settore di intervento - problematiche del singolo progetto. In conclusione dobbiamo chiederci se la formazione debba limitarsi al semplice travaso di conoscenze, anche assai approfondite, o spingersi fino all ambizione di curare il rafforzamento dello spessore di una persona diremmo a 360. Propendo volentieri per la seconda opzione. Credo necessario cioè passare dall istruzione alla maturazione, che rappresenta un percorso didattico ma anche umano. Sotto altro profilo, il rischio di tanta formazione, universitaria in particolare, è di cadere nell astigmatismo professionale e culturale, ovvero nel difetto di sapere tutto ma in un piccolissimo segmento, senza una visione ampia delle implicazioni e delle interdipendenze dalle quali è connotata una qualunque realtà socio-economica, specie quelle dei Paesi in Via di Sviluppo. Ne derivano importanti conseguenze: la formazione diventa costruzione di almeno cinque capacità da coltivare nello studente: - competenza --> conoscenze multidisciplinari appropriate - esperienza --> maturazione pratica - eticità --> coscienza e responsabilità etica - criticità --> profondità di analisi - progettualità --> organicità di pensiero ed azione. Evidentemente un simile progetto formativo richiede alle strutture e agli stessi docenti un impegno ben maggiore di quello tradizionale. Si tratta in ultima analisi di curare la maturazione della persona dello studente educandolo alla cittadinanza attiva ed alla professione come strumento di cittadinanza attiva globale, per un autentico sviluppo umano. 5

6 I due principali strumenti complementari a disposizione del docente, dalle comprovate potenzialità didattiche sono: 1) l'educazione allo sviluppo; 2) la conoscenza esperienziale diretta delle realtà entro cui esercitare la futura professione, con una modalità pianificata di approccio quanto più profondo possibile. C. SECONDA CONCLUSIONE Veniamo così alla seconda conclusione: la formazione è la sommatoria e l interazione fra la trasmissione di cognizioni, la proposta di convinzioni, la costruzione di motivazioni. Lo studente deve essere guidato alla consapevolezza che più sa più è in grado di dare e dunque orientato ad un sapere per dare e non per avere. 3. FORMAZIONE UNIVERSITARIA A. PROVOCAZIONI Di fronte ad una sfida così complessa, che dire della formazione universitaria in particolare? Assistiamo ad un modo a mio avviso singolare di catalogare le performance delle università. Emblematico il caso della classifica annuale di Times, noto magazine anglosassone. Per compilare l'elenco, gli esperti del Times hanno chiesto a circa accademici di tutto il mondo di indicare i nomi delle migliori istituzioni universitarie specializzate nel settore di loro competenza ed hanno inoltre valutato la qualità dei corsi, la notorietà dei docenti e l'internazionalità degli atenei, in termini di capacità di attrarre studenti stranieri dall'estero. È interessante notare che però nulla è stato chiesto agli studenti. Pare strano che gli studenti di Pechino (15a della classifica) siano otto volte più entusiasti della loro università rispetto ai colleghi di Roma La Sapienza (125a). Tien an Men non significa nulla? Su tutt'altro versante, possiamo ricordare lo scandalo italiano delle lauree fasulle: 14 atenei privati italiani sono stati posti sotto inchiesta dall'autorità antitrust per il rilascio di diplomi a quanto pare falsi. C'è da chiedersi però se conta di più avere buoni diplomi o buoni dottori. B. MEDITAZIONI Forse più che i curricula e le strutture è bene ripensare radicalmente il rapporto fra studente e docente. Il modello a cui mi sento particolarmente legato è quello del Peripato aristotelico ovvero del docente che vive e cammina insieme agli studenti, affiancandoli. Aristotele fonda una scuola propria, un ginnasio pubblico posto sul colle del Licabetto, chiamato Liceo, poiché aveva sede in un luogo sacro ad Apollo Licio. E qui che il maestro tiene le sue lezioni, sia di tipo specialistico sia per un pubblico più vasto. Ai numerosi giovani che frequentano le sue lezioni, Aristotele rende noti i risultati dei propri studi, che non conserva gelosamente, ma trasfonde loro quasi come dei commensali cui si passa un cibo culturale. Il concetto è stato sviluppato sotto altro profilo da un grande educatore del XIX secolo, San Giovanni Bosco, che a proposito del rapporto educativo, amava dire: Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore. Allora, anche nell ambito certamente assai coinvolgente della formazione alla cooperazione allo sviluppo, dobbiamo chiederci: è ancora scuola di vita l università? In particolare, lo è ancora quella italiana? Cos è rimasto di profondo e come dobbiamo far tesoro dell esperienza di Aristotele o se preferite di Irnerio, il fondatore dell università moderna? Per restare aderente alla realtà terrena e farmi meglio comprendere, illustro un modello sperimentato nel corso di Cooperazione internazionale allo sviluppo, che tengo nell ambito della laurea specialistica in Ingegneria dell Ambiente e del Territorio di Trento, indirizzo Tecnologie appropriate per i PVS (Paesi in Via di Sviluppo). Si tratta della formula denominata Quadrilatero Tematico. Esso esprime l esigenza ed anche l impostazione metodologica di non precipitare subito lo studente dentro gli strumenti tecnici e nozionistici della materia, ma di condurlo per mano, quasi diremmo di stanza in stanza, dentro questo grande palazzo, passando dai contesti ai valori, agli obiettivi e solo alla fine dischiudendolo agli strumenti. 6

7 Lo scopo è di affrontare quattro settori, per rispondere ad altrettante domande: - dove siamo arrivati? - chi vogliamo essere? - cosa vogliamo fare? - come lo vogliamo fare? Contesti Valori Strumenti Obiettivi Quale diventa il ruolo dell agenzia educativa universitaria nel contesto della formazione dei futuri promotori di sviluppo? In un convegno tenuto nel novembre 2004 a Roma, presso l Università La Sapienza, imperniato sulla funzione dell Università nella nuova Cooperazione allo sviluppo, si individuarono come minimo questi compiti istituzionali: 1) formazione; 2) ricerca; 3) sostegno scientifico e culturale alla società umana; 4) azioni di peacekeeping, promozione della democrazia, pace, aiuto allo sviluppo. Una simile quadruplice mission rappresenta una formidabile responsabilità anche per i soggetti e le istituzioni tradizionalmente preposti alla formazione, in particolare per l'università, che sono chiamati a rinnovarsi e ricollocarsi nel contesto del sistema generale formativo, oramai popolato anche di nuovi protagonisti (basti pensare al ruolo delle ONG e di tante loro iniziative didattiche e di avviamento alla professione nel campo della solidarietà internazionale), per rispondere alle nuove esigenze. Mai come in questi ultimi anni si sente il bisogno, e la mancanza, di modelli all altezza di queste sfide. Alcune antinomie ci aiuteranno a comprendere l ampiezza dell orizzonte pedagogico implicato dalla prospettiva proposta: A) a proposito dei contenuti della formazione: - solo nozioni o anche coscienza? - solo cervello o anche cuore? - solo tecnologia o anche cultura? B) a proposito della persona del discente, attingo tre metafore dal mondo dell informatica per descrivere altrettanti modelli di percorsi d apprendimento: - studente dvd (recepisce e immagazzina passivamente mere conoscenze); - studente scanner (è cosciente di quanto recepisce ma può solo riprodurlo); - studente usb (raccoglie conoscenze ma dialogando con la sua sorgente è aperto alla loro elaborazione). Il fatto è che il processo di apprendimento così inteso non può risolversi nemmeno in quella che tradizionalmente si definisce capacity building. Occorre andare ancora oltre. Non basta sapere e nemmeno saper fare. Occorre saper capire ed interpretare. Dunque un esperienza formativa di consapevolezza, che rappresenta non solo il fattore determinante per uno sviluppo economico e sociale partecipato, ma anche una condizione imprescindibile per la conquista dei diritti di cittadinanza attiva e per elevare il livello globale di qualità della vita. A nuovi modelli di studenti devono abbinarsi, pare ovvio, nuovi modelli di docente. Quello della Cooperazione internazionale è peraltro un campo professionale relativamente nuovo e in tal senso si avverte sensibilmente ciò che sempre accade in simili casi: mancano professionisti in quel determinato settore e di conseguenza mancano anche i formatori per quelle specifiche pro-fessionalità. Sono proliferate rigogliosamente le proposte di formazione universitaria in tema di Cooperazione allo sviluppo e constato che tutte tentano di spiegare cos è la Cooperazione. Ma chi insegna oggi a lavorare nella Cooperazione? Chi avvia lo studente a realizzarsi professionalmente in esperienze concrete, che travalichino l oramai immancabile stage nei PVS? Ancora pochi. 7

8 Vedo all orizzonte una prospettiva ancora più vasta: la nascita di una vera e propria facoltà di Scienze della Cooperazione, sulle orme di Scienze della Comunicazione, che pure ancora quindici, vent anni fa era un utopia. Ma formare alla cooperazione, allo sviluppo umano e sostenibile, con tutte le sue sfaccettature e difficoltà persino concettuali (avete presente Latouche?), implica anche il fare buon uso di una componente vieppiù trascurata in altri indirizzi di laurea. La dimensione comunitaria. Mai come in questa disciplina appare urgente e indispensabile sforzarsi affinché l Università sia vera e propria agenzia educativa e non mera fabbrica di competenze. Ed a questo fine occorre una formazione e crescita comunitaria e non solo individuale. Comunità fra studenti e comunità fra studenti, docenti e ricercatori. Del resto è sempre elevato il rischio di una vistosa incoerenza: predicare la cooperazione e praticare il più sfrenato individualismo. Promuovere la partecipazione e creare i presupposti dell esclusione. Tradotto in termini metodologici, la didattica qui vede un ruolo insostituibile di momenti frontali, di un incontro e confronto anche visivo fra docente e studente. A questo proposito, ritengo che una maturazione completa dello studente-persona non può mai essere solo on-line, virtuale, telematica. In altre parole, rimane insuperabile un modello di università dual mode (frontale e virtuale insieme) rispetto a quello, per il vero dilagante, dell università virtuale, a distanza. Anche la combinazione delle due classiche componenti pedagogiche (apprendimento teorico e sperimentazione pratica) richiede impegno e un profondo ripensamento. Sovente la componente pratica si risolve in uno stage contemplativo : andare a vedere, per periodi di solito sempre troppo brevi, il lavoro e la vita degli altri. Invece l esperienza pratica dev essere di coinvolgimento operativo, da un lato, con forte responsabilizzazione, attraverso la finalizzazione dei compiti affidati allo studente, e di approccio diretto, dall altro, alle realtà sociali, economiche, politiche, insomma quotidiane dei paesi in cui un domani si troverà ad operare. A questo proposito, quali sono i caratteri di un buono stage? Mi limito a pochi suggerimenti: 1- dev essere operativo e non contemplativo; 2- dev essere responsabilizzante (responsabilità diretta e risultati attesi precisi); 3- deve prevedere un contatto integrale con i problemi, le comunità, le persone; 4- deve avere obiettivi didattici predefiniti: fondamentalmente, deve mirare a far toccare con mano allo studente tutte e quattro le componenti del quadrilatero tematico sopra proposto; 5- va monitorato e sostenuto con tutoraggio personale, anche nella permanenza nei PVS (quanti studenti parcheggiati nei PVS a morire di solitudine!); 6- deve prevedere una combinazione di lavoro e di apprendimento teorico anche durante l esperienza (destinato all affinamento delle competenze generali ricevute in precedenza). Per arrivare a questo livello, la formazione in genere e quella di tirocinio in particolare, implica una condizione irrinunciabile a mio avviso: una stringente partnership con soggetti ed enti già impegnati nel settore. L esempio più tipico è il convenzionamento con le ong. Il che è più facile a dirsi che a realizzarsi. Il modello che ritengo insuperato in Italia è quello del Master in Cooperazione allo Sviluppo promosso dall ESASCS, presso l Ateneo di Pavia in collaborazione con alcune fra le maggiori ONG italiane. Il modello del corso residenziale intensivo abbinato ad un periodo di vero e proprio lavoro presso i professionisti della cooperazione (ONG, agenzie della cooperazione governativa) e non solo di stage contemplativo, realizza in modo assai efficace il c.d. affiancamento on the job. La prova dell efficacia? Tutti o quasi gli studenti diplomati trovano impiego nel mondo della cooperazione. C. TERZA CONCLUSIONE Giungiamo alla terza conclusione: l università deve assumersi la responsabilità di condurre gli studenti lontano. Per fare un lungo cammino serve una lunga rincorsa. 8

9 4. FORMAZIONE PERMANENTE A. PROVOCAZIONI Per avviarci alla conclusione di questi semplici spunti di riflessione, non resta che uno sguardo alla nuova frontiera della formazione: quella permanente. Due soli, brevi stimoli. Rapporto Caritas Migrantes 2005: pare che gli stranieri immigrati siano più colti di noi: senza dubbio contano più laureati, il 12,1% contro il 7,5% degli Italiani. Supposizione maligna: solo i più formati di loro si possono permettere di fuggire dalla patria. Lasciandola orfana di cervelli ed idee per rialzarsi dalla polvere dell emarginazione. Confederazione elvetica: è talmente consolidata la tradizione della formazione continua, ovvero degli adulti anche dopo la sospirata laurea, che si celebra addirittura il Festival della Formazione Continua. E in italia? B. MEDITAZIONI Se il vero motore dello sviluppo sono le capacità delle persone, le loro risorse contro ogni carenza e spoliazione di risorse materiali, al centro dell attenzione strategica di una seria politica di sviluppo non potrà che stare la persona umana. Ma la persona è permanentemente in crescita, in formazione. Diciamo appunto in via di sviluppo. E illuminante al riguardo la Comunicazione della Commissione Europea del novembre 2001, Realizzare uno spazio europeo dell apprendimento permanente, (COMMISSIONE UE 2001) che: a) definisce la c.d. lifelong learning, come: qualsiasi attività di apprendimento avviata in qualsiasi momento della vita, volta a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale. b) enuclea come suoi peculiari questi obiettivi: - autorealizzazione - cittadinanza attiva - inclusione sociale - occupabilità e adattabilità professionale c) rimarca questi principi fondanti: - ruolo centrale dell allievo; - promozione di pari opportunità per tutti gli uomini di buona volontà; - cura dell alta qualità e pertinenza della formazione. Per tirare le prime somme sulla lifelong learning, trovo alquanto azzeccato l antico adagio cinese, risalente al 645 avanti Cristo: Quando fai piani per un anno, semina grano. Se fai piani per un decennio, pianta alberi. Se fai piani per la vita, forma ed educa le persone. Ed all Università moderna cosa ha da insegnare questa saggezza antica? Che non basta una laurea o un master. E neppure il consueto ed episodico upgrading professionale. Serve invece tenere viva una fiamma nello studente-persona, creare un circuito permanente di connessione in rete fra sistema universitario ed ex studente. Quali strumenti, metodologie e contenuti potrebbe utilmente avere un simile meccanismo? A. Strumenti. Ovviamente mi limito a pochi cenni. In primo luogo occorre pensare a strutture di connessione fra mondo dei laureati e mondo dell università. In particolare, puntare ad aggregazioni associative di collegamento, come gli ordini professionali o enti ad hoc. Interessante è l esperienza di Ingegneria Senza Frontiere, vero e proprio trait d union fra mondo della cooperazione e università, come pure quella consortile fra l Università di Pavia e tre ONG per la gestione del Master di Pavia prima menzionato. Un esempio emblematico di opportunità permanenti di formazione offerte a studenti ed ex studenti è il Centro di formazione on line per lo sviluppo umano promosso dal VIS di Roma, che vanta allievi di un po tutto il mondo. B. Metodologie. Altrettanto per sommi capi, si pensi a: - e-learning; - corsi residenziali post laurea; - aggiornamenti personalizzati; - esperienze post laurea di: -- volontariato internazionale; -- servizio civile internazionale; -- lavoro in progetti di cooperazione. 9

10 C. Contenuti. Una seria e profonda lifelong learning non potrà non indirizzarsi ad almeno tre componenti del bagaglio formativo essenziale a qualunque professionista: - quello tecnico cosa fare - quello metodologico come fare - quello valoriale perché fare. Cosa ci riserva il futuro? Una sempre più stretta connessione fra produzione e fruizione del sapere, fra agenzie educative e di ricerca e mondo del lavoro, fra università e professione, fra università e Cooperazione allo sviluppo. Soprattutto per evitare di impartire agli studenti conoscenze fatte per un mondo che non esiste già più: è il problema della sincronicità della formazione. Anche la Cooperazione abbisogna di professionalità sempre più curate e meno improvvisate, da coltivare continuativamente nel tempo. Un esempio di come valorizzare le conoscenze ed esperienze didattiche maturate da agenzie educative per costruire opportunità di formazione a largo raggio (spazio-temporale) è il nascente progetto del Virtual Training Center For International Volunteers - Tools and Competencies for Solidarity in a Globalized World. Il progetto, promosso dalla ONG VIS all interno del Programma d'azione comunitario in materia di formazione professionale Leonardo da Vinci, prevede la realizzazione di un portale web in tre lingue contenente guide metodologiche e strumenti di orientamento, di auto-formazione e di formazione online sul volontariato internazionale per aspiranti volontari, educatori/formatori, disabili mentali e non vedenti. C. QUARTA CONCLUSIONE Questo nostro peregrinare meditativo ci porta allora ad una quarta conclusione: formarsi senza fermarsi è guardare lontano. 5. EPILOGO Quello della formazione è oramai divenuto un mercato dalle vaste ma perniciose occasioni di business e purtroppo la caccia allo studente paga talora il fio di uno sminuimento degli orizzonti, non solo ideali. Lo studente, e con lui l istituzione educativa, rischia di cedere all irresistibile fascino delle attrazioni fatali: le prospettive di impiego a breve termine, di carriere e guadagni dal corto respiro. Si rischia cioè di pianificare l anno e di guardare troppo vicino. L obiettivo raccomandabile invece è di educare lo studente a coniugare competenze flessibili ed aperte con convinzioni solide e consapevoli. In ultima analisi, si tratta di camminare lungamente al suo fianco. Il che significa sognare per il mondo una cittadinanza globale, responsabile e perciò solidale. Come dire pianificare la vita. Allora: tornando alla saggezza cinese, vogliamo seminare grano, piantare alberi o educare le persone-studenti? Viviamo una stagione in cui, per singolare analogia di destini, la Cooperazione internazionale e l Università in Italia sembrano sprofondate in un irreversibile crisi di risorse. In compenso conservano, per tradizione, una profonda vocazione cui mi auguro rimangano intimamente fedeli. La risposta più concreta ai tagli alla cooperazione o alle riforme svilenti dell università sta nella fiducia riposta e accordata alle persone, alle potenzialità di giovani ben formati. La chiave più potente dello sviluppo infatti non può che essere, a tutte le latitudini, l educazione. Ho aperto questo mio contributo con l acuto pensiero del Presidente Ciampi, mi pare di poter chiudere con le parole di un suo grande amico, che non hanno bisogno di commento: lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. È l'uomo il protagonista dello sviluppo non il denaro o la tecnica (Giovanni Paolo II). 10

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