ESSERE GENITORI OGGI

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1 ESSERE GENITORI OGGI II Ciclo di incontri a sostegno della genitorialità 6 0 INCONTRO: Almese 10 Dicembre 2008 TEMA: FAVOLANDO 1

2 All ingresso del museo dei bambini di Boston c è questa iscrizione: Qui non si raccontano storie. Le storie non sono mica storie. Qui si fa finta sul serio.. Nella nostra società chi racconta storie è un perditempo poco affidabile perché dice delle frottole, delle cose non vere. Il principio di realtà domina su ogni cosa: il bambino deve capire molto presto che ci sono degli impegni, dei doveri, degli obblighi Il tempo della fantasia, al contrario è un tempo trascorso nella gratuità: nel gioco il bello è farsi portare in una dimensione parallela rispetto a quella degli adulti nella quale quello che si fa è sentito, motivato, voluto, funzionale al proprio equilibrio e a quello del contesto in cui ci si trova in quel momento. Descrivendo la fantasia non la vediamo come in antitesi alla realtà perché essa prende vita proprio dai vissuti concreti, reali e li ricombina secondo livelli, regole e piani nuovi. Riscontriamo almeno due livelli: 1. simbolico, che interloquisce con l inconscio; 2. logico, rappresentato dalla narrazione esplicita, dalle parole che creano la sequenza di avvenimenti. Sta al bambino scegliere a quale livello stare. Per l adulto mettersi a raccontare una storia vuol dire adeguarsi al tempo, alle esigenze del bambino per sintonizzarsi con lui e così mettere le basi per una comunicazione, una relazione intersoggettiva profonda e motivata. Per fare ciò deve innanzitutto compiere un lavoro di elaborazione della propria parte bambina. Il problema cruciale è essere in grado di gestire questa parte con tutte i pezzi rimasti irrisolti. Gli psicoanalisti attribuiscono alla fiaba un valore terapeutico proprio perché vi è in essa una intersezione tra il reale e l immaginario tra il razionale e l irrazionale, che permette di affrontare con un certo distacco i punti critici della vita. Bettelheim sostiene che nella relazione genitori-figli la fiaba abbia la funzione di portare rassicurazione in chi la legge o l ascolta riguardo: al farcela nella vita, all ineluttabilità del crescere, al piacere di diventare un adulto sereno. Le storie non mentono sulla fatica della vita ma invitano a ricordare la possibilità di incontrare e avere accanto figure positive che aiuteranno a lottare. Con i racconti il bambino viene in contatto con la vita prima di viverla veramente: impara a conoscere il brutto, il cattivo, il 2

3 male che c è nell altro e quindi può scoprire che tali aspetti albergano anche in noi ma che, come nella favola, vengono sconfitti dall eroe, dall onestà e dalla lealtà (i personaggi sono sempre ben riconoscibili da una sola caratteristica). Si aumenta così la capacità di scoprire la fiducia in se stessi, la sicurezza. La favola ha inoltre una valenza evolutiva: il bambino ha bisogno, per orientarsi nel mondo, di avere una mappa di significati stabili, per questo motivo chiede il perché delle cose (non il come), ricerca una metafora rassicurante che gli permetta di sentirsi sicuro nel mondo sconosciuto. Nella favola vi sono una serie di immagini concatenate che il bambino sin da piccolo è capace di costruire e che gli danno un messaggio di speranza su come può essere il mondo. Con l ascolto delle favole il bambino può imparare riconoscere: 1. la successione temporale degli eventi; 2. come i vincoli vengano superati gradualmente; 3. l esistenza di più punti di vista. Aggiungerei una valenza di socializzazione in quanto attraverso le favole vengono comunicati i valori e le aspettative della società. Una storia è un modo di essere collegati, di avere qualcosa in comune (G.Bateson). Le fiabe sono state raccontate da secoli per passare il patrimonio culturale e per mettere in relazione empatica più individui (fiabe popolari). L oralità ha generato fiabe molto simili in parti del mondo diverse e in epoche differenti: questo ci fa pensare a una certa ricorrenza di emozioni e fantasie nella realtà interna dell essere umano. Per il bambino l ascolto di una favola è una esperienza integrale poiché coinvolge livelli di stimolazione differenti: la mente (la capacità immaginativa nel vedersi nel mondo affina l adattamento al mondo stesso); 3

4 il corpo (le sensazioni: l udito per ascoltare, la vista per immaginare, l olfatto nel sentire l odore presente al momento, il gusto del cibo descritto, il tatto nel contatto corporeo); la relazione ( il legame affettivo, empatico tra narratore e ascoltatore). Che storie raccontiamo? Possiamo raccontare le fiabe tradizionali: una serie di eventi esposti in ordine cronologico ben preciso: 1. introduzione o prologo ( si conosce il protagonista); 2. vicenda (il protagonista incontra diversi personaggi e disavventure); 3. epilogo (conclusione in cui tutto si risolve dopo l intervento di un personaggio magico). Le favole, nelle quali la morale è esplicita sempre, perseguono un obiettivo etico e per questo motivo ogni mezzo è lecito (anche la punizione o il finale tragico!). La storia inventata: possiamo mantenere costante lo schema delle favole classiche. Narrare è un esercizio in cui esiste un rapporto asimmetrico tra gli interlocutori, rapporto che assume però una circolarità che permette l auto-alimentazione funzionale dell evento. Per raccontarci dobbiamo ascoltare la nostra storia personale, per prendere consapevolezza di quello che stiamo vivendo e così recuperare le ragioni della nostra storia e degli eventi che la costituiscono. Il bambino in questo modo non si sentirà solo nell affrontare il mondo e potrà integrare quanto ascolta con quello che già conosce del mondo. La promozione dell ascolto attivo proposto da t. Gordon Nel raccontare la propria storia si passa inoltre il messaggio della pedagogia della memoria, di quanto la nostra storia sia fondamentale per la formazione del nostro io attuale. Il sapersi raccontare è un punto fondamentale per recuperare le ragioni della nostra storia e degli eventi che la costituiscono. 4

5 Non vi può essere una narrazione senza stupore. La forza dell emozione vissuta da chi si racconta legittima il bambino nei suoi sentimenti e gli permette di scaricare le sue tensioni. Con lo stupore l adulto può raggiungere il livello del bambino permettendo a lui di assumere un ruolo diverso. Non vi è solo chi racconta e chi ascolta ma ci si trova in una situazione circolare in cui uno influenza l altro. Vi è una co-costruzione della storia. Con la storia si producono squilibri che poi vengono riassestati; Duccio Demetrio individua diversi stili per fare ciò. Chi racconta può: comunicare (parlare e ascoltare, chiedere spiegazioni); progettare(il cambiamento dell altro e di sé); fare (si è sulla scena); negoziare (il terreno su cui costruire nuovi significati); immaginare ( fantasticare gratis); verificare (rielaborare l esperienza, un autovalutazione). Come facciamo a inventare una storia? Innanzi tutto si deve creare uno spazio magico parlando di uno spazio e di un tempo lontani e poi si lasciando fluire spontaneamente le immagini. Paola Santagostino propone il disegno di personaggi su dei cartoncini: 1. protagonista: buono (eroe, eroina, principessa, principe, re, ); 2. antagonista: cattivo (orco, carceriere, pirata, ); 3. aiutante o alleato: buono (fata, mago, bastone magico, animale buono, ). Si possono tirare a sorte nei diversi mazzi per inventare con ciò che ci è capitato. L unica cosa che dobbiamo tenere a mente è l importanza del lieto fine perché è proprio esso che da la sicurezza al bambino di poter affrontare qualsiasi cattiveria, malvagità del mondo. Nei personaggi cattivi inoltre vengono proiettate le proprie parti cattive (la gelosia, l invidia, ) e vederle sconfitte dalla bontà della fata ci permette di rendere possibile una crescita sana che porti al controllo interno di questi sentimenti. 5

6 Gianni Rodari propone di partire da situazioni stravaganti: iniziare a raccontare una situazione concreta ma come se si entrasse dal finestrino, o si guardasse tutto da una nuvola Stefano Paganini individuando nel cambiamento il principale messaggio della storia, indica nella sensazione della possibilità di metamorfosi percepita dal narratore il successo della storia. Il giocare continuamente con le categorie dell esistere (chi, come, dove, quando, perché) permette di modificare la storia, introdurre squilibri e altrettanto dolcemente o repentinamente equilibri. La strategia di Ricerca-Azione è alla base di ogni lavoro narrativo, è una ricerca continua che elabora continuamente: la propria idea di percorso; l interpretazione del bambino; la trasformazione possibile che può avere la situazione reale nell incontro delle due sfere di significati (adulto che racconta e bambino che ascolta interpretando). Per approfondimenti, consulta il nostro sito: Per informazioni puoi rivolgerti a: 6

7 BIBLIOGRAFIA D. WINNICOTT, Gioco e realtà, Armando editore, Roma, S. PAGANINI, Ti fiabo e ti racconto, La meridiana, Molfetta, P. SANTAGOSTINO, Come raccontare una fiaba, Demetra, Como, L. D ODORICO, R. CASSIBBA, Osservare per educare, Carocci, Roma, T. GIANI GALLINO, Il sistema bambino, Bollati Boringhieri, Torino. M. VARANO, Guarire con le fiabe. Come trasformare la propria vita in un racconto., Meltemi, Roma,

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