CORRIERE MEDITERRANEO PERIODICO SEMESTRALE DELL ASSOCIAZIONE NAPOLETANA AMICI DI MALTA

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1 Dicembre 2009 Anno XL - N. 2 Abbonamento annuo: ord. t 5,00; sost. t 25,00 Spedizione in abbonamento postale: pubblicità non superiore al 50% Il presente periodico può essere letto anche online sul sito CORRIERE MEDITERRANEO PERIODICO SEMESTRALE DELL ASSOCIAZIONE NAPOLETANA AMICI DI MALTA Redazione: Napoli Ponte di Tappia, 82 - Tel Fax In caso di mancato recapito si prega restituire il giornale alla Redazione ALLA LUCE DEL 43 RAPPORTO DEL CENSIS L ITALIA, UN PAESE IN APNEA Fulvio Tessitore* L Italia è un paese distratto, sempre più distratto. È un Paese dominato dal potere mediatico, che, ormai, si avvita su sé stesso. Da un lato il potere mediatico di grandi e piccoli giocolieri, coi loro servi,che lo fanno vivere di miracoli ; dall altro il potere mediatico di fustigatori di mestiere che lo fanno vivere di traumi. Ma il fatto è che i miracoli, anche se fossero veritieri, e i traumi, anche se sono veri, distraggono, non invitano e non aiutano a ragionare: servono a far credere o a spaventare, mai a ragionare. Se ne vuole un esempio? Quale attenzione è stata dedicata al recente 43 rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, che presenta dati allarmanti? Qualche articolo di giornale in pagine interne, qualche notizia televisive tra quelle di cronaca, mentre dovrebbe essere gridato a tutta voce, a tutte lettere. Proviamo a scorrere qualche dato. Il 28,5% delle Famiglie (con un picco nel Sud del 36,5% (ossia,detto altrimenti, 3 su 10) non arrivano alla fine del mese. Come vanno avanti? Il 41% usa i risparmi accumulati in tempi migliori, il 22% usa la carta di credito per rinviare i pagamenti, innescando un giro vizioso, che, prima o poi, si rompe. Altri, 1 su 4, tentano lavoretti precari, marginali, aggiuntivi. Il Censis commenta: siamo dinanzi ad una resistenza stressata. Sì, perché i dati allarmanti, che si coniugano e giustificano i primi, non sono finiti. A metà 2009 s erano persi 378mila posti di lavoro (dei quali 271mila nel Sud). Il lavoro a termine la tanto decantata flessibilità ha perso 229mila lavoratori (il 9,4%), le collaborazioni a progetto sono diminuite del 12,1%, quelle occasionali il 19,9%. È aumentato il popolo delle partite Iva in cifra assoluta +132mila. Non basta: nel 2009 hanno chiuso 162mila (continua alla 6ª pag.) Nel centenario della sua nascita MAURIZIO VALENZI UOMO DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI Luigi Scotti* Sono trascorsi ormai diversi anni da quando mi capitò di fare, a casa di Geppino Golia e Marina Guardati, l»ultima bella chiacchierata con Maurizio Valenzi. Eravamo lì a cena, con Sergio Pastore, Gustavo Minervini ed alcuni amici. Sergio, che era stato assessore con Maurizio sindaco, gli ricordava gli entusiasmi dei vecchi tempi, le prospettive politiche e le speranze legate alla linea di un socialismo reale, in cui avevamo creduto con sincera convinzione ma che sembrava non più attuale a seguito della crisi dei Paesi dell»est. Maurizio, con il sen- (continua alla 2ª pag.) La visita resa dal Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano a Maurizio Valenzi in occasione del suo 97 compleanno INCERTEZZA INTERPRETATIVA E TUTELA PAESAGGISTICA Guido D Angelo* L Italia è considerata un Paese di straordinaria bellezza paesistica ed ambientale, anche per la lunghezza della sua fascia costiera. Per tanti secoli questa bellezza è stata sostanzialmente conservata, ma poi, nel secolo scorso, fra le due guerre mondiali, la crescita economica e demografica ha fatto avvertire la necessità di una normativa organica per la salvaguardia delle bellezze naturali. A tal fine fu approvata la legge 1497 del 1939, che attribuì al Ministero il potere di individuare le località d interesse paesistico e di autorizzare l edificazione in tali località. Purtroppo, da allora fino ad oggi si è manifestato in misura crescente un fenomeno di sdoppiamento della personalità. I vincoli ed i provvedimenti restrittivi sono risultati sempre maggiori e, d altro canto, gli abusi e gli scempi del paesaggio sono aumentati con grande evidenza. Infatti, da una parte è stato sempre più esteso il territorio soggetto a vincolo paesistico. In un primo tempo, con decreti ministeriali sono stati dichiarati d interesse paesistico gli interi territori di moltissimi Comuni, come se all interno dei medesimi non ci fossero zone prive di questo particolare valore. Poi, con la legge 431 del 1985, sono state assoggettate a vincolo paesistico senza una concreta valutazione delle relative caratteristiche vastissime parti del territorio nazionale, cioè da tutta la fascia costiera per una profondità di 300 metri, ai vulcani, le foreste, i bo- (continua alla 3ª pag.) MALTA E ITALIA UN AMICIZIA DURATURA On. Tonio Borg* La prossimità geografica richiede una relazione solida e amichevole tra Paesi confinanti. Le eccellenti relazioni che sussistono tra Malta e Italia, tuttavia,trascendono la tradizionale cooperazione che ci si può aspettare da due Paesi vicini. Modellate dalle storia, attraverso legami umani, e arricchite da valori condivisi di libertà, giustizia sociale e democrazia, le relazioni bilaterali sono state considerevolmente sviluppate, in modo particolare a partire dall indipendenza di Malta nel 1964 e, più recentemente, in conseguenza dell adesione di Malta all Unione Europea. A questo proposito, Malta è grata per il costante sostegno politico, economico e culturale assicurato dall Italia sin dagli anni successivi all indipendenza fino alla realizzazione della sua vocazione europea. Come membri dell Unione Europea, entrambi i Paesi, pur aderendo ai valori europei, hanno a cuore un identità mediterranea AL VI CONGRESSO INTERNAZIONALE DELL U.C.O.I.M. CONVENUTI A VIENNA I CONSOLI ONORARI D ITALIA Al VI Congresso Internazionale dell U.C.O.I.M. (Unione dei Consoli Onorari d Italia nel Mondo) svoltosi a Vienna il 31 ottobre scorso hanno partecipato Consoli Onorari che rappresentano la Repubblica italiana in Argentina, Andorra, Austria, Brasile, Camerun, Danimarca, Federazione Russa e Turchia. Pure presente una Vienna, Istituto Italiano di Cultura, 31 ottobre Il saluto dell Ambasciatore d Italia a Vienna, Ecc. Massimo Spinetti, in apertura dei lavori del VI Congresso Internazionale dell U.C.O.I.M. Da sinistra il Prof. Alfred Noe, Presidente della Società Dante Alighieri a Vienna, il Min.Plen. Joachin Oeppinger, Direzione Generale Affari Consolari del MAE austriaco, la Prof.ssa Renate Lunzer dell Università di Vienna, l Amb.Margherita Costa, Console On.di Azerbaijan a Genova, Presidente dell U.C.O.I. e Componente il Consiglio Direttivo dell U.C.O.I.M., l Avv.Michele Di Gianni, Console Generale On.di Malta a Napoli, Segretario Generale dell U.C.O.I. e Componente il Consiglio Direttivo dell U.C.O.I.M. e la Dott.ssa Oya Izmirli, Console On. d Italia a Bursa, Turchia e Presidente dell U.C.O.I.M. rappresentanza dei Consoli Onorari associati all U.C.O.I. (Unione dei Consoli Onorari in Italia) provenienti dalle città di Napoli, Milano, Genova, Agrigento e Venezia. Dopo la lettura dei messaggi pervenuti dal Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, dal Ministro degli Esteri On. Franco Frattini e dal Presidente On. dell U.C.O.I.M. On. Lamberto Dini, e i saluti dell Ambasciatore d Italia a Vienna Ecc. Massimo Spinetti, del Direttore dell Istituto Italiano di Cultura, Dott. Dante Marianacci e del Presidente dell Associazione dei Consoli Onorari in Austria nonchè Console On. del Camerun e Tunisia a Vienna, Dott.ssa Gertrud Tauchhammer, si sono svolte le relazioni in programma. Il Congresso, accogliendo le proposte dei Componenti il Direttivo dell U.C.O.I.M Amb. Margherita Costa (Console On. di Azerbajan a (continua alla 7ª pag.) L On. Tonio Borg te al mantenimento della pace, stabilità e sicurezza nella regione mediterranea, pienamente consapevoli che il progresso economico e lo sviluppo sono intrinsecamente legati alla pace PER DECISIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO MALTA SEDE EUROPEA DELL E.A.S.O. Laurence Grech* Malta ospiterà la sede dell Ufficio Europeo per l Asilo (European Asylum Support Agency, EASO) dell Unione europea. Lo ha deciso il Consiglio europeo dei ministri dell interno il 30 novembre a Bruxelles. È la prima volta, da quando è membro dell Unione nel 2004, che l isola è stata eletta a sede di una istituzione europea. Il successo maltese altri contendenti per l Ufficio Asilo erano Cipro e Bulgaria giunge un anno dopo il fallito tentativo di ospitare la sede dell Unione per il Mediterraneo, assegnata a Barcellona nel 2008 per rafforzare il Processo Euro-Mediterraneo. Il compito dell EASO è di migliorare e facilitare il Sistema Europeo Comune d Asilo, coordinando e rafforzando la collaborazione, in modo concreto, tra gli stati membri sui vari aspetti dell accoglienza. In particolare, l agenzia dell Ue provvederà a conferire un sostegno operativo ai quei Paesi soggetti a forti pressioni sui loro sistemi di asilo. L EASO avrà un budget annuo di circa 50 milioni di euro e si avvarrà di circa 100 funzionari nei primi tre anni di servizio. Il governo maltese ha messo a disposizione della nuova agenzia un nuovo complesso che è stato costruito nell area del Porto Grande di La Valletta, accanto agli uffici dell Autorità Marittima di Malta. Malta deve questo successo ad una campagna diplomatica intensiva svolta sia a Bruxelles sia presso le cancellerie dei vari Paesi membri dell Unione. È stata accompagnata da un altrettanto intensiva campagna pubblicitaria. Visto l appoggio per Malta di 22 dei 27 stati membri dell Ue, Cipro e Bulgaria avevano ritirato le loro candidature. Intervistato subito dopo il Consiglio europeo dal corrispondente del Times di Malta, il ministro dell interno maltese, Carmelo Mifsud Bonnici, ha definito la scelta di Malta una vittoria importante ed un riconoscimento concreto dei nostri sforzi in questi ultimi mesi. Ha aggiunto: Sono particolarmente riconoscente al nostro Rappresentante Permanente all Ue, Richard Cachia Caruana, per il suo eccezionale impegno in questo compito. Mifsud Bonnici ha detto che Malta ha sempre assolto alle sue obbligazioni riguardanti l immigrazione il- (continua alla 2ª pag.) fortemente radicata nelle rispettive culture e impressa nella loro lunga storia condivisa. Infatti, oltre ad accrescere la dimensione mediterranea dell Unione, Malta e l Italia, attraverso alla loro attiva partecipazione ad altre istanze a carattere regionale, contribuiscono significativamene alla sicurezza. Ben conosci di questa realtà politica, Malta e l Italia continuano a promuovere il dialogo nella ferma convinzione che non ci siano valide alternative alla risoluzione pacifica delle controversie e al miglioramento e rafforzamento dei legami regionali. Il sostegno reciproco assicurato dai nostri governo alle rispettive iniziative volte a risolvere problemi a livello regionale e internazionale ne èn eccellente esempio. Sul piano bilaterale la presenza a Malta, durante gli anni, della Missione Italiana Assistenza Tecnica Militare così come l assistenza fornita alle nostre Isole attraverso i cinque successivi protocolli finanziari e altri progetti ad hoc promossi dall Italia non sono che un chiaro esempio di una solidarietà durature. I cinque protocolli finanziari, l ultimo dei quali completato a dicembre 2007, hanno contribuito, in maniera inequivocabile, al miglioramento delle infrastrutture sia materiali che educative di Malta, e in tal modo hanno alimentato rapporti di affari e contratti tra persone,a beneficio di entrambi i Paesi. I progetti dedicati al restauro di numerosi immobili e siti storici costituiscono una testimonianza vivente del supporto recato dall Italia sulla base dei Protocolli. I lavori, parzialmente finanziati dai Protocolli Finanziari e realizzati da esperti italiani soprattutto nella capitale Valletta, includono tra l altro il restauro di monumenti e palazzi storici come la Biblioteca Nazionale, la Concattedrale di S. Giovanni, la Chiesa di S. Caterina ed oggetti esposti al Museo Nazionale di Archeologia. Oltre a preservare in maniera duratura il patrimonio culturale di Malta, il contributo dell Italia ha completato l investimento del governo maltese volto al miglioramento della qualità del settore turistico. Se da un lato il numero di turisti provenienti ogni anno dall Italia ha superato i 100mila, dall altro l Italia rimane una destinazione molto popolare per i turisti maltesi. La recente introduzione dell euro e l adesione di Malta all area Schengen, così come gli efficienti e regolari collegamenti aerei e marittimi, hanno facilitato considerevolmente gli spostamenti trai due Paesi. Durante gli anni, la cooperazione tra Malta e l Italia si è estesa a numerosi settori, inclusi, ma non solo, le materie riguardanti la tassazione, la cooperazione nella lotta al crimine organizzato internazionale e l impegno nel settore culturale. (continua alla 2ª pag.) IN QUESTO NUMERO Hanno firmato articoli per il nostro giornale tra gli altri: da Napoli: Andrea Amatucci, Guido Belmonte, Francesco Paolo Casavola, Amelia Cortese Ardias, Guido D Angelo, Renato De Falco, Giuliana Gargiulo, Roberto Giovene di Girasole; Antonio Guarino, Luigi Scotti, Fulvio Tessitore; da Roma, Vincenzo Palazzo Bloise; da Salerno: Nora Scirè; da Malta: Laurence Grech, Stefano Zammit. Maltanapoli li ringrazia vivamente.

2 2 maltanapoli Dicembre 2009 CRONACA DI MALTA E DI GOZO MALTA E ITALIA L italiano rimane la terza lingua più parlata a Malta. Oltre all insegnamento molto diffuso nelle scuola secondarie, la conoscenza della lingua italiana si avvantaggia della ricezione dei canali televisivi italiani che sono ampiamente seguiti dal pubblico maltese. L Istituto di Cultura Italiano e la Società Dante Alighieri, presenti a Malta da lungo tempo, hanno avuto un ruolo fondamentale ai fini della conoscenza della promozione della lingua italiana e del miglioramento della conoscenza della cultura italiana. Grazie al Protocollo Finanziario, gli studenti maltesi hanno ricevuto borse di studio per proseguire i loro studi in varie materie e, nel contempo migliorare la loro conoscenza della lingua e della cultura italiana. Nel quadro dei successivi Programmi Culturali, diversi studenti italiani hanno ricevuto borse di studio per proseguire i propri studi a Malta per periodi brevi e lunghi. Inoltre, avvalendosi del programma Europeo Erasmus, studenti maltesi scelgono di approfondire i propri studi presso università e istituzioni italiane mentre Malta rimane un opzione preferita da molti studenti italiani. Anche l Università di Malta ha tratto beneficio dalla cooperazione. L istituzione di una cattedra italiana presso l Accademia Mediterranea degli Studi Diplomatici era una delle numerose iniziative intraprese per promuovere la cooperazione con le università e le istituzione italiane. Desidero inoltre menzionare l esempio di successo del Link Campus University di Malta, fondato a Roma nel 1999, la prima università estera autorizzata a operare in Italia che, sin dall inizio,ha registrato un costante incremento di numero di studenti. L Italia rimane il principale partner commerciale di Malta. Le importazioni dall Italia hanno raggiunto un miliardo di euro mentre le esportazioni da Malta superano leggermente gli 80 milioni di euro. Grandi imprese e compagnie italiane, specializzate in produzioni specifiche, hanno stabilito una propria base industriale a Malta, considerato soprattutto che, oltre ad un forza-lavoro specializzata, le comunicazioni in lingua italiana non presentano alcuna difficoltà. Gli imprenditori italiani hanno anche realizzato importanti investimenti nei principali settori dell economia maltese. Sebbene il divario commerciale tra i due Paesi sia molto favorevole ai nostri vicini settentrionali, il crescente interesse nei confronti di un incremento degli scambi è di buon auspicio per il miglioramento continuo dell azioni commerciali bilaterali. * V. Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri di Malta Il rapporto tra Padre Spirito Anguisciola e i fratelli Napoletani Pignatelli nella nuova edizione di Symposia Melitensia L ultima edizione della rivista della University of Malta Junior College si apre con un prezioso contributo di Joe Zammit Ciantar (tra gli anni Lettore di Scambio presso l Università degli Studi [l Orientale] di Napoli) intitolato Orations on the Victory of the Order of St John over the Turks in 1565 and on the occasion of the Laying of the Foundation Stone of Valletta in Lo studioso fa riferimento alle orazioni pronunciate in occasione del primo capitolo generale dell Ordine di San Giovanni tenutosi il 10 febbraio del 1566 in seguito alla storica vittoria sui Turchi nel grande assedio del Una delle orazioni fu proferita dal padre agostiniano Spirito Pelo Anguisciola che il mese dopo avrebbe pronunciato un altro discorso in relazione alla fondazione della città di La Valletta. Entrambi i discorsi, ricavati dai manoscritti originali che sono stati scoperti da Zammit Ciantar, vengono riprodotti in questo articolo, nel quale la prima orazione di padre Anguisciola è pubblicata per la prima volta. La figura di Anguisciola acquista notevole rilievo in quanto si recò a Malta sia in qualità di vicario generale per i conventi agostiniani dell isola sia per risolvere una complessa questione, a nome della distinta famiglia napoletana Pignatelli, con il gran maestro de La Valette. In un altro interessante articolo, Mario Cassar ripercorre il rapporto tra Don Lorenzo Hervás (gesuita spagnolo, famoso poliglotta e filologo), Gian Francesco Agius de Soldanis, e la lingua maltese. Di diverso tenore risulta il contributo di Immanuel Mifsud, il quale studia il modo in cui i poeti maschi interpretano l oggetto femminile nelle proprie poesie. Gli esempi, ricavati da varie poesie del Novecento, vengono esaminati dall ottica femminista di Laura Mulvey che si ispira alla psicanalisi di Freud come pure a quella di Lacan per analizzare il cinema classico. Altro significativo studio è quello di Thomas Freller che si impegna ad individuare le ragioni che stanno dietro le falsificazioni di gran parte delle opere dell abate Giuseppe Vella, autore del Libro del Consiglio d Egitto. Molto stimolante appare anche l articolo di Emanuel Buttigieg che si occupa dei particolari rapporti, nel XVII secolo, tra l Ordine di San Giovanni e i suoi principali alleati, ovvero il Papato e la Francia. Un interessante contributo è firmato da Mario Aloisio, il quale analizza la storia dell informatica a Malta dalla fine degli anni sessanta all inizio degli anni ottanta. Stefano Zammit* Non meno pregnante si rivela la ricerca linguistica di Joe Felice-Pace in cui viene sottolineato il fatto che la terminologia legale maltese resta ancora oggi intrisa di parole italiane. Dal canto suo, George Cassar dà uno sguardo ravvicinato alle varie città fortificate delle isole maltesi che rappresentano dei centri importanti per la diffusione dell educazione storica, sociale, architettonica, e culturale nei confronti sia degli studenti sia dei turisti che le visitano. Infine vale ricordare gli studi di Charles Briffa e di Adrian Grima. L articolo di Briffa mette in luce il particolare approccio adottato nella traduzione che viene influenzato dal bilinguismo sociale. D altra parte, la ricerca di Grima inquadra una delle metafore fondamentali nella formazione dell immaginario nazionale maltese attraverso la letteratura, quella cioè di nazione-madre che si rivelò come punto di riferimento conservatore per gli scrittori maschi e per la famiglia nazionale. * Docente di lingua, letteratura, e cultura italiana presso la University of Malta Junior College. Napoli, 29 settembre Da sinistra l allora Presidente della Provincia Ciro Cirillo, Il Sindaco di Napoli Maurizio Valenzi, la sig.ra Margery con il consorte On. Anton Buttigieg, Presidente della Repubblica di Malta, il Prefetto Vicario Nicolò Alì e il Console Gen. On. di Malta a Napoli Michele Di Gianni FESTSCHRIFT IN ONORE di Fenech Adami È stato appena pubblicato dalla PIN (Pubblikazzjonijiet Indipendenza), casa editrice del Partito Nazionalista di Malta, un Festschrift, un volume di quasi mille pagine, dedicato a Edward Fenech Adami, già primo ministro ( ; ) e Presidente della Repubblica ( ). Il libro, intitolato Inservi (Io servo), raccoglie contribuzioni in inglese e maltese di ben 44 autori, tra i quali spiccano i nomi dei Presidenti emeriti della repubblica Guido de Marco e Ugo Mifsud Bonnici, del Presidente della Camera dei Deputati Louis Galea, del ministro Austin Gatt, degli ex ministri Michael Falzon, Anton Tabone, Joe Borg e Josef Bonnici, nonchè quello del proprio figlio (e deputato PN) Beppe Fenech Adami. Tra gli altri contributori storici, avvocati, sociologi, e giornalisti. Molti degli articoli trattano diversi aspetti della lunga carriera politica, durata ben 40 anni, di Fenech Adami, le loro esperienze vissute insieme o vicino a lui; altri sono di natura storica o culturale. Inservi inoltre riproduce ben 20 discorsi fatti da Fenech Adami da quando era studente al collegio dei Gesuiti a Birkirkara nel 1947, fino alla sua elezione come Presidente della Repubblica nel Sia l attuale primo ministro Lawrence Gonzi, successore di Fenech Adami alla guida del PN, sia il segretario nazionale del partito Paul Borg Olivier hanno scritto un introduzione al volume che è certamente il più definitivo apparso finora su Fenech Adami. MALTA SEDE EUROPEA DELL E.A.S.O. legale, anche in circostanze rese difficili dalla mancanza di spazio e di risorse, ma la nuova agenzia ci aiuterà a trattare questioni di immigrazione più seriamente. Tutte le questioni di migrazione, ha spiegato, saranno coordinate da Malta e gli immigrati clandestini sappiano che saranno rimpatriati immediamente se tenteranno di entrare nell Unione illegalmente. La sede del EASO diventerà operativa nella prima metà del * Ambasciatore di Malta nei Paesi Baltici. Già Direttore del Sunday Times di Malta MAURIZIO VALENZI UOMO DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI so della storia proprio dell»uomo di cultura e di esperienze concrete, spiegò come gli ideali del socialismo e del comunismo avessero rappresentato una barriera a ben altre ideologie che in Europa e nel mondo avevano portato distruzione e morte; con umiltà intellettuale raccontò come queste cose le aveva vissute e come la fede politica gli era risultata una sicura guida sia negli anni della resistenza antifascista in Tunisia, a Parigi e poi in Italia, sia nell»azione parlamentare e di governo della città di Napoli. Aggiunse, quasi con spirito vichiano, che le strategie mutano con il mutare della realtà e del contesto socioeconomico, ma che gli ideali di fondo- gli ideali di democrazia, di eguaglianza, di libertà si sedimentano nella coscienza che perciò rimane eguale a se stessa anche nelle molteplici vicende dei partiti e degli Stati. Lo ascoltavo e istintivamente intrecciavo le sue parole con il suo vissuto per scorgere una coerenza esistenziale e politica: coerenza che egli conservò in ogni occasione e situazione di vita. Mi è capitato di incontrarlo altre volte e di parlargli o semplicemente di salutarlo; ma quella era stata davvero una bella chiacchierata. Valenzi, apparteneva ad una delle JOHN DALLI È IL NUOVO COMMISSARIO MALTESE DELL UE John Dalli, attuale ministro della politica sociale, è il nuovo Commissario europeo maltese. Dalli, che ha 61 anni, succede a Joe Borg, già ministro degli esteri nell ultimo governo guidato da Eddie Fenech Adami. Borg era L On. John Dalli Commissario per la Pesca e Affari Marittimi. Dalli invece si occuperà di sanità e diritti del consumatore. Il nuovo Commissario fu eletto per la prima volta in parlamento nel 1987; occupò prima il posto di sottosegretario per l industria e poi, per dieci anni, era ministro delle finanze. Ha servito come ministro degli esteri per pochi mesi nel 2004, e ministro della politica sociale dal Dalli è ragioniere e consulente finanziario di professione. È sposato ed ha due figlie. famiglie di borghesia coloniale disseminate nel sud del Mediterraneo; iniziò la sua esperienza di cultura e di azione nel cosiddetto laboratorio tunisino, ove si imparava a cogliere e ad elaborare l»oppressione delle entità locali, gli scontri etnici e le fiammate di speranza riposte nelle idee socialiste. Arricchì la sua esperienza a Parigi, dove per due anni, insieme a molti altri antifascisti ed anche attraverso la colmento nella realtà napoletana perchè soprattutto la soluzione dei problemi della città Valenzi porta e dibatte in Parlamento. Ritorna ad occuparsi direttamente di Napoli come consigliere comunale e come sindaco. Questa di sindaco è un»avventura che si ripete, ed è per Maurizio l»esperienza più robusta, efficace, ricca di risultati. Una esperienza davvero esaltante. Benchè non abbia nel consiglio comunale i laborazione con la La Voce degli ItalianiΔ diretta da Di Vittorio, avviò la sua formazione di dirigente nell»ambito della lotta al fascismo e della ricostruzione di una futura Italia repubblicana e democratica. Ritornato in Tunisia con questo nuovo stigma, subì carcere e torture, salvando la vita soltanto per la immediata sconfitta del nazifascismo. Nel «44 Valenzi sbarca a Napoli con la moglie Litza, che era stata anch»essa arrestata e detenuta nella fortezza di Sidi Kassem, trovando una città semidistrutta e avvilita; ma impiegando le attitudini maturate, soprattutto nel periodo parigino, prende immediatamente contatto con la classe operaia e con un nutrito gruppo di intellettuali comunisti, socialisti e repubblicani. Si realizza così l»esperienza parlamentare al Senato, sempre con forte radicanumeri per una maggioranza sicura, porta avanti, per un verso, i progetti della metropolitana, del centro direzionale, dell»estate a Napoli, per altro verso, le strategie di lotta alla miseria, alla corruzione, all»emarginazione delle fasce deboli. Da questa sua politica per i problemi concreti gli deriva stima e rispetto anche presso le altre forze politiche, specie quella democristiana che nel paese è allora forza maggioritaria; con l»umiltà di chi deve realizzare il bene della città, Valenzi non esita a realizzare accordi ed intese con gli altri gruppi, e così va avanti nella sua azione di governo per Napoli, e Napoli ne vede i risultati. La Giunta Valenzi cade nell»83 soprattutto per l»affermarsi del pentapartito nel quadro politico nazionale; nell»84 Valenzi viene eletto al Parlamento europeo, dove porta la sua esperienza e le capacità di un meridionalista attivo, conoscitore dell»intero contesto mediterraneo. Intanto Maurizio scrive, dipinge, dà contributi alla cultura con la maiuscola, una cultura che nasce dallaδ e perδ la sua città ma che diventa cultura universale. Dunque un personaggio, un grande personaggio di napolitanità viva, incisiva, pragmaticamente efficace.valenzi è stato allo stesso tempo un uomo della politica e un uomo delle istituzioni, realizzando fra questi due valori un equilibrio perfetto. Insomma è stato uomo di idee e di azione, e questo ha fatto di lui un grande sindaco, che Napoli ricorda ed ancora ringrazia a cento anni dalla sua nascita. * Assessore agli Affari Legali al Comune di Napoli; già Presidente del Tribunale di Roma e Ministro della Giustizia

3 Dicembre 2009 maltanapoli 3 UN AFFASCINANTE CROCIERA NEL MEDITERRANEO ATTRAVERSO LE IMPRESE DEL VICE-AMMIRAGLIO JAQUES-FRANCOISE DE CHAMBRAY: IL CUSTODE DEL MARE NOSTRUM Vincenzo Palazzo Bloise* È la storia delle eccezionali battaglie navali tra cristiani e musulmani, che ebbero grande risonanza in tutta l Europa cristiana, condotte dal più noto caposquadra dell Ordine di Malta durante la prima metà del XVIII secolo, Jacques-Francoise de Chambray il quale seminò il panico tra turchi e barbareschi, guadagnandosi l epiteto di Terribile Rosso di Malta. J.F. De Chambray Tutto ciò è raccontato in un libro di André Plaisse, frutto di un accurata documentazione raccolta, dallo scrittore, negli archivi dell Ordine e in quelli della Marina nonché da uno scrupoloso vaglio delle memorie dell eroe, il cui manoscritto originale è stato rinvenuto in una collezione privata. Leggere le imprese del vice-ammiraglio dell Ordine di Malta, significa compiere un affascinante crociera nel Mediterraneo. In quel Mediterraneo teatro, all inizio del XVIII secolo, di crimini e razzie di ogni sorta dei barbareschi Turchi, flagello di questo mare, nei confronti di navi mercantili. I Cavalieri di Malta levavano l àncora, da quel meraviglioso rifugio naturale che era l arcipelago maltese e andavano a combattere i pirati, al fine di garantire la sicurezza delle navi mercantili di tutta Europa. Il giovane Chambray, discendente di un cavaliere crociato normanno, nacque nel 1687 a Evreux, all età di tredici anni entra nell Ordine di Malta come paggio del Gran Maestro Ramon Perellos de Roccafoul. Percorre tutti i gradi della carriera e, nel settembre del 1710, pronunciò i voti, nella venerata chiesa di Nostra Signora della Vittoria a La Valletta, eretta per commemorare il felice esito del Grande Assedio. Nel dicembre del 1731, accedendo alla carica più ambita, diventò luogotenente generale delle armate di mare della Religione. Dopodiché fu fatto commendatore, gran croce e balivo dell Ordine. Smise di navigare nel dicembre 1735, e terminò la sua brillante carriera in qualità di luogotenente generale per la difesa delle coste settentrionali dell arcipelago maltese. Fort Chambray a Gozo diterraneo nel XVI e XVII secolo dipendono dal ritmo lento della storia. Nel corso dei secoli, pur senza perdere la loro identità, gli Stati e le società subiscono ineluttabilmente diversi cambiamenti. Due importanti caratteristiche costanti dell ambiente Mediterraneo sono l intensità degli scambi commerciali con i continenti vicini e i sogni di supremazia dei grandi stati sovrani. I marinari dell Ordine di Malta non erano degli scrittori e non si preoccupavano di narrare le loro imprese. Ma il balivo Chambray venne meno a questa regola e descrive le sue cinquantacinque campagne scaglionate negli anni tra il 1706 e il 1735, con una modestia che l onora, confessando, tra l altro, le sue insufficienze per mancanza di pratica nell arte dello scrivere e sollecitando l indulgenza del lettore. Tale impegno è stato da egli assunto unicamente per render conto della sua buona volontà nell utilizzare il talento datogli da Dio, che non è mai andato oltre il comando delle navi. Il nostro eroe, Jaques-francois de Chambray, nacque il 15 marzo 1687 a Evreux, in uno dei quartieri più aristocratici della Citè joilie, dove i suoi genitori possedevano una bella dimora d aspetto gentilizio. Per il giovane Chambray lasciare un tale ambiente, per andare a vivere in un isola lontana, su certamente una dura prova. Era il 1700, aveva solo tredici anni ed iniziava così il suo noviziato sulle galere del Sovrano Ordine. Superbamente vestito, Jacques-Francois assolveva ai doveri della sua ca- rica. Il giovane novizio percorse tutti i gradi della carriera: alfiere, luogotenente, capitano di vascello. Solamente due volte rivide il suo paese natale: nel quando approfittò di una licenza per arruolarsi nell armata di Luigi XVI, poi nel , quando andò a regolare gli affari di famiglia dopo la morte della madre. Smise di navigare alla fine del 1735, e terminò la sua brillante carriera in qualità di luo- Una lapide, nella magnifica navata della Cocattedrale di San Giovanni a La Valletta, con incisi il suo stemma, la Croce di Malta e due àncore, invita a pregare per la pace della sua anima. Tutti i grandi marinai dell Ordine erano degli indomabili combattenti. Già nei secoli passati la marina dell Ordine era stata serbatoio permanente di grandi capitani, che rivestivano prima il ruolo di cavalieri dell Ordine, poi quello di grandi comandanti nelle marine dei loro paesi. All inizio del XVIII secolo quel nostro Mediterraneo unitamente ai territori circostanti, non mostravano più lo stesso aspetto che avevano all epoca di Filippo II. Lo sviluppo e il declino delle potenze marittime del Megotenente generale per la difesa delle coste settentrionali dell arcipelago maltese. Colpito da influenza, morì morì a Malta l 8 aprile 1756 dopo aver costruito, a sue spese, la Cittadella di Chambray a Gozo, al fine di assicurare la protezione degli abitanti della sfortunata piccola isola. Esiste una bella collezione di dodici quadri ad olio raffiguranti molte sue battaglie navali che perpetua il suo ricordo ma che, purtroppo, non hanno costituito fino ad oggi oggetto di alcun studio globale, ma che potrebbero essere motivo, prossimamente, di un convegno a Malta organizzato dai rappresentanti locali della nostra Associazione. Ora mi tocca cimentarmi nella descrizione dei dipinti, sostituendomi al prof. Sgarbi, da Main gate fort Chambray neofita critico d arte. Innanzitutto mi preme precisare che i dipinti sono tutti incorniciati allo stesso modo e aventi tutti le stesse dimensioni, 58 x 40 cm. Notevoli, a mio avviso, per le comuni caratteristiche, il disegno. La fattura e i colori, sembrano provenire tutti dallo studio dello stesso artista. Apparentemente non portano alcuna firma, né alcun segno distintivo che possa permettere di attribuirli. Non sembrano neanche essere il lavoro di un pittore geniale. Ma questo poco importa! Il loro reale interesse deriva dal fatto di costituire una rara e preziosa testimonianza pittorica sul modo di combattere nel Mediterraneo durante la prima metà del XVIII secolo. Jacques-Francois de Cham-bray, fu senza dubbio un uomo straordinario e appare come un degno conservatore delle antiche virtù. Pensate che, anziché condurre una vita facile e brillante a corte, preferì ingaggiare aspri combattimenti in mare, e li vinse sempre! Il Rosso di Malta si definiva grande esperto del Mare Mediterraneo, del suo mestiere e buon manovriero. Era tutto il contrario di uno spaccone pronto ad esaltare le proprie imprese. Ma, nonostante questa sua grande qualità, le sue imprese lo avevano reso temibile dagli infedeli. Allorché salvava dalle tempeste navi in pericolo, e marinai a corto di viveri e completamente privi di bevande, allorché strappava ai Barbareschi navi da loro catturate, e scortava vascelli mercantili che temevano gli attacchi di navi di Salé (Marocco). Di Algeri e di Tripoli, egli provava, come lui stesso dice, molto piacere, ma nello stesso tempo pensava che la divina Provvidenza aveva pietà della pena degli uomini. Senza essere bigotto, il valente cavaliere di Chambray aveva uno spirito religiosissimo. Nelle sue Memorie tratta anche argomenti di storia religiosa, quali il naufragio di San Paolo, la venuta del camerlengo del Papa nella cattedrale di San Giovanni Battista e le cerimonie del servizio religioso a Malta. Il balivo sapeva anche valutare la realtà. In lui si combinavano, sul piano morale, una fede limpida, una rara modestia, un integrità esemplare, un senso acuto del dovere ed una grande elevatezza di pensiero. Il suo campo d azione prediletto e, alla fine, la vera ragione d esistenza del Rosso di Malta erano il Mediterraneo. Nessuno meglio di lui, conosceva il regime dei venti e delle correnti del Mediterraneo, i porti, le rade e gli ormeggi. L arte di manovrare una nave in alto mare, all avvicinarsi del nemico, non aveva più segreti per lui. Era così grande la considerazione che godeva Il Rosso di Malta che due mesi dopo la sua morte, con un breve del Gran Maestro, Luigi Francesco di Chambray, suo pronipote, ottenne l eccezionale privilegio di portare la croce di Malta. Un ultima piccola nota. Poco prima di scomparire, ebbe anche il piacere di vedere che erano state prese delle iniziative perché fosse coniata una medaglia in suo onore. Questa medaglia, scriveva egli, la vorrei semplice e nobile, con sul dritto il busto con il nome del fondatore e in esergo dedicat insula Gaulos (Gozo) e, sul rovescio, queste parole: ars nuova pro tutamine, erecta anno.. Impaziente di andare a stabilirsi in mezzo ad una popolazione che benediceva il suo nome, il balì commise l imprudenza d abitare troppo presto la sua nuova casa. Vittima di una apoplessia, conseguente ad un raffreddore, si spense senza vedere la medaglia che, sembra, non fu mai coniata. * Giornalista Il mio ricordo di De Gasperi è quello dell ultima volta che l ho visto, pochi mesi prima della sua scomparsa. Era alla Camera dei Deputati, seduto al centro dell emiciclo a lato del corridoio. Ne rimasi molto colpita. Avevo di fronte uno dei padri della Patria, un grande protagonista della nostra storia e della rinata democrazia. Lo vidi solo, nessuno d intorno a fargli corona o rendergli omaggio, quasi il vuoto intorno lui. Era forse già un sintomo del sinistrismo che serpeggiava nella D.C. nel corso degli eventi. Già dopo il carcere, s intravedevano i segni della solitudine che l avrebbe accompagnato fino alla fine, come ricorda la figlia Maria Romana nella bella relazione De Gasperi e la preghiera, nel volume Quaderni Degasperiani (Editi da Rubettino). Scrive Maria Romana: La libertà, o meglio la conclusione della pena, condusse De Gasperi in mezzo ad una società che dopo pochi anni di fascismo sembrava ormai riconoscere quel sistema politico come una realtà da non tradire. Non si parlava più di democrazia, di libertà, di pace. Chi n era stato sostenitore era da evitare. Meglio non incontrarlo, meglio passare dall altra parte del marciapiede.... Difficile il rapporto di De Gasperi con il Vaticano, già nel dibattito monarchia- repubblica e per gli articoli della Costituente. Difficili molte volte i rapporti con il suo partito, la D.C., per occhieggiamenti alla destra o all integralismo cattolico. Poi, il gelo con CARRELLATA SU PAROLE E DETTI NAPOLETANI ABBRUCARSE RICORDANDO DE GASPERI Amelia Cortese Ardias* Alcide De Gasperi Pio XII per il rifiuto ad appoggiare la lista proposta da Sturzo con i fascisti, per le elezioni al Comune di Roma. Uomo solo, di fronte ai grandi eventi della storia, alle grandi decisioni e alle scelte dolorose per il Paese. Uomo solo anche nel suo viaggio coraggioso a Parigi al tavolo della pace. E Croce scriveva su Risorgimento Liberale Chi ha nobilmente rappresentato l Italia verso l estero, la rappresenterà del pari verso l interno, l Italia ha bisogno della nostra opera concorde in un governo nel quale non debbano esserci nè vinti nè vincitori, ma solo collaboratori (12 dicembre 1945). Nel suo primo discorso, dopo la liberazione (Roma 1944) De Gasperi disse: Noi vi chiediamo di combattere per la nostra ricostruzione morale e civile, non chiediamo elemosina, chiediamo credito. Grande la dignità di De Gasperi mentre, la sua forza morale nella sua umiltà sorretta dalla profonda fede religiosa. Lo manifestò anche nel suo viaggio in U.S.A per ottenere gli aiuti all Italia e per raffermare la sua fede nell Atlantismo, la sua ammirazione per gli U.S.A. Tutto sorretto dal suo radicato senso dello Stato, sempre preminente sugli interessi di parte e del suo stesso partito. Dopo la vittoria clamorosa della D.C. nel 48 (e l esclusione dei comunisti dal governo nel 47), De Gasperi volle l apertura ai partiti laici, per governare insieme. Anche questo un atto di coraggio politico di cui si assumeva la responsabilità. Era la conclusione logica del suo anticomunismo, fermo ma chiaro emerso nei suoi discorsi (le polemiche con Togliatti, e contro il Blocco popolare), sempre in difesa della libertà, ma mai conservatore. Egli disse ed era sincero che il suo progetto era quello di un partito di centro, che doveva guardare a sinistra. Come si vede un coraggioso e solitario programma, ancora oggi attuale ed ancora oggi tradito in nome di rozze ideologie, ben lontano dalle idee di democrazia e di libertà. In conclusione, guardare avanti, proteso verso la democrazia nel paese da ricostruire e da far vivere stabilmente nelle libertà. Questo il De Gasperi nel mio ricordo: un grande statista, solo di fronte alla storia. Si capisce lo smarrimento che provai alla notizia della sua morte, pochi mesi dopo averlo visto alla Camera. * Già Vice Presidente del Consiglio Regionale della Campania INCERTEZZA INTERPRETATIVA E TUTELA PAESAGGISTICA schi e fino a tutti i territori montani per la parte eccedente i 1200 metri (Appennino ed isole) ed i 1600 metri (catena alpina). È evidente l astrattezza di siffatti provvedimenti, che, secondo stime affidabili, hanno esteso il vincolo paesistico a circa il settanta per cento del territorio nazionale. A questa estensione del vincolo ha fatto seguito, poi, da parte degli uffici statali competenti, una valutazione talvolta eccessivamente restrittiva dei progetti d intervento edilizio nelle dette località. A questa faccia della medaglia (di tutela severa e rigorosa) ha corrisposto un crescendo di abusivismo, che, talvolta, ha devastato località di straordinario interesse paesistico e panoramico. A ciò si aggiunga la totale mancanza di coordinamento tra la legislazione statale sulla tutela del paesaggio e la disciplina urbanistica, che ai vari livelli regola l edificazione sul territorio. Oramai, dal primo gennaio 2010 (salvo eventuali proroghe) nella detta maggior parte del territorio nazionale soggetta a vincolo paesistico e sui beni d interesse culturale, comprese le strade e piazze pubbliche per ogni intervento sul territorio occorre il parere preventivo e vincolante della Soprintendenza. A nulla possono servire le previsioni dei piani territoriali ed urbanistici, né i richiami alla Convenzione europea del paesaggio o le intese raggiunte a tavoli di concertazione. Nel caso specifico, la Soprintendenza competente (e, quindi, in pratica un funzionario della medesima) dovrà liberamente valutare il pregiudizio o meno che l intervento progettato comporterebbe per la località vincolata. Forse, rispetto a Tommasino, figlio di Lucariello nella commedia Natale in casa Cupiello cui immotivatamente non piaceva il presepe il funzionario della Soprintendenza dovrebbe, sia pure succintamente, motivare la sua discrezionale decisione. La prospettata vanificazione della pianificazione territoriale ed urbanistica risulta ancora più probabile, ove si consideri l art. 141 bis del vigente codice dei beni culturali, secondo cui deve essere integrato il contenuto delle dichiarazioni di notevole interesse paesistico. In linea di massima, il Ministero dei beni culturali dovrà stabilire nelle località vincolate (e, quindi, nella maggior parte del territorio nazionale) la specifica disciplina intesa ad assicurare la conservazione dei valori espressi dagli aspetti e caratteri peculiari del territorio considerato. Questa specifica disciplina (ancora una volta definita in modo oscuro) prevale sulla normativa urbanistica e non potrà essere modificata nemmeno in sede di redazione o revisione del piano paesaggistico (art. 140, comma 2, codice cit.). Se, poi, si considera, che sono soggetti a vincolo paesistico anche territori privi di valore estetico o ambientale come nel caso di aree rientranti nei territori genericamente dichiarati di interesse paesistico dalla legge (art. 142 codice cit.) o in Comuni il cui intero territorio è stato vincolato con atto amministrativo ritornano gravi motivi di incertezza interpretativa e dubbi di legittimità costituzionale in relazione alle competenze regionali e degli enti locali in materia di governo del territorio. È evidente, dunque, che il Parlamento nazionale deve esaminare le proposte da tempo avviate per una riforma del codice dei beni culturali e dei principi fondamentali in materia di legislazione urbanistica. È necessario, che siano introdotti strumenti unitari di pianificazione degli interventi sul territorio, che soddisfino anche le esigenze di efficienza e di certezza del diritto. Indubbiamente, va rispettato l art. 9 della Costituzione, che inserisce fra i principi fondamentali l obbligo dello Stato, delle Regioni e degli enti locali di tutelare il paesaggio ed il patrimonio storico-artistico del-la Nazione. Ma, come è noto, le norme costituzionali vanno applicate con criteri di proporzionalità e di ragionevolezza. Insomma, non servono norme scoordinate, eccessivamente restrittive e, per lo più, impunemente inosservate. Occorrono, invece, disposizioni ragionevoli e rigorosamente rispettate. * Ordinario di Diritto Urbanistico all Università Federico II di Napoli di Renato De Falco* È un dato di fatto: a Napoli il parlare abbondantemente, ed il parlare con tono di voce a più decibel del normale, fa parte del nostro stesso carattere... Ma è del pari incontestabile che chi alza il tono della voce oltre determinati limiti, mantenendolo sonoramente elevato per lunghi spazi di tempo, corre un serio rischio: quello di diventare rauco, cioè di abbrucarsi. Rischio calcolato, potrebbe italiesemente osservarsi, dal momento che da noi come abituale è il gridare, normale è l arrochirsi. Ma farsi roco è riduttivo: come può un napoletano realizzarsi se non riesce più ad alluccare? E poi la raucedine fa male alla gola, alla laringe, ai bronchi... ecco, è appunto a questi organi che risale l etimologia del verbo. Il quale, più remotamente che dal latino abraucari, deriva dal greco brogkos, cioè gola, trachea e per estensione bronchi. Chi ha troppo gridato ha messo a dura prova i bronchi: li ha stancati oltre misura, infiammandoli: si è, propriamente, abbrucato, con la conseguenza che per schiarirsi la voce deve sbrucarsi... E fermiamoci qui. L abbrucarsi (o abbrocarsi, come anticamente si scriveva) non è un fatto nuovo da noi: lo testimoniano un verso del Fasano nella sua napoletanizzazione della Tassiana Gerusalemme Liberata (Lo Tasso Napoletano, 1689): «Ed a nomme tutt oje te chiammo e strillo, e pe tale nzignale sto abbrocato...», ed un passaggio del Saddumene nella sua commedia (1792) Duje figlie a no ventre: «La voce me s abbroca, lo chianto me strafoca...». Di recente il termine è adoperato in forma avverbiale dal Nicolardi in Autunno: «Canta nu gallo, ma abbrucatamente...». (da Alfabeto Napoletano, 6ª ristampa 2002, per gentile concessione dell Editore Colonnese) * Studioso del dialetto napoletano

4 4 maltanapoli Dicembre 2009 CORRIERE DIPLOMATICO CONSOLARE SVOLTOSI A VIENNA IL VI CONGRESSO INTERNAZIONALE DELL U.C.O.I.M. Il saluto del Presidente dell U.C.O.I.M. Dott.ssa Oya Izmirli Console On. d Italia a Bursa, Turchia Cari Colleghi, nel ringraziarvi per essere stati presenti a questa importante riunione, desidero evidenziare che, come emerso dai vari interventi di oggi, le diverse visioni e sfaccettature degli argomenti trattati hanno comunque un denominatore comune: L IMPORTAN- ZA CRESCENTE DELLA FUNZIONE DIPLOMATI- CA ONORARIA CHE SVOLGIAMO Mi auguro che sempre di più si possano sviluppare e sommare i punti di vista e le esperienze di ognuno di noi. Particolarmente vi invito ad essere moltiplicatori, di quanto si è detto in questo incontro, con i colleghi che non hanno potuto essere presenti, ma le cui idee, osservazioni e suggerimenti sono altrettanto importanti. In questo momento speciale, in cui ascoltiamo e leggiamo con frequenza, sull importanza della vasta rete Consolare Onoraria dell Italia nel mondo, è nostro compito essere preparati a svolgere la nostra funzione in maniera sempre più professionale. Per questa ragione, in un mondo globale, oggi caratterizato, grazie alle tecnologie di informazione, da presenza costante di reti di interesse di ogni tipo, e imperativo che si formi una nostraa rete di supporto e integrazione alla nostra importante funzione. Sono sicura che le capacità inviduali che hanno provocato la scelta di ognuno di noi come rappresentante dell Italia nelle regioni geografiche in cui viviamo, sarebbero oltremodo valorizzate se fossimo in grado di rendere comuni tra noi le esperienze, le difficoltà e le forme che abbiamo utilizzato per superarle. Vienna, città meravigliosa, ma anche sinonimo di importanti decisioni del settore diplomatico di cui siamo parte, sede di questo sesto congresso dei Consoli Onorari d Italia nel Mondo, deve ispirarci ai nuovi tempi e alla sistematizzazione della rete che ci include, già in atto informalmente, ma che ora ha necessità di essere resa formale ed efficiente. I nostri Consolati di riferimento, le Ambasciate, e il proprio Ministero degli Esteri, potranno in questo modo sentire ed apprezzare da vicino il potenziale che la nostra rete rappresenta per il nostro Paese e per gli interessati all Italia e o al Sistema Italia, residenti o in transito nelle aree geografiche dove svolgiamo la nostra funzione. Desidero quindi che, come meta di questo incontro, il Consiglio Direttivo, gli Organi Sociali della nostra Associazione ma soprattutto tutti gli associati, sviluppino questa importante sinergia, che richiederà uno sforzo individuale non indifferente, ma piccolo se paragonato, ne sono assolutamente certa, con i risultati collettivi che otterremo!! Sono quindi fiduciosa di poter far conto su tutti e in breve vi comunicherò il piano di lavoro per il prossimo periodo, la cui elaborazione terrà in grande considerazione i vostri preziosi suggerimenti. Vorrei inoltre evidenziare che oltre ad una compatta ed efficiente Associazione, come aspiro che sia la nostra UCOIM, è anche emersa da tempo l importanza di far parte di una Federazione che possa proiettarci in visibilita e importanza nell ambito di Organismi istituzionali globali, primo tra tutti Le Nazioni Unite. Difendo quindi una costituenda commissione, come già suggerito da alcuni di voi, per seguire con attenzione e perseveranza questa meta di rilevante e sempre crescente importanza. Tutto quanto detto finora sarà però realizzabile solamente con lo sforzo e la partecipazione integrata di tutti noi, di cui non nutro dubbi, anche perché siamo tutti qui come risultato di una precisa e soprattutto volantaria scelta di valori in cui crediamo, che, se da un lato ci fa convivere con grandi difficoltà, dall altro ci valorizza ancor di più per quanto riusciamo a realizzare nonostante le sempre scarse disponibilità di ogni mezzo. Desidero quindi ringraziare tutti voi Associati UCOIM, i componenti del Consiglio Direttivo e i componenti degli altri Organi Sociali per la presenza in questo congresso, e a nome di tutti con grande ammirazione, il nostro collega Console Onorario Nicola Frisardi, meraviglioso interprete del concerto di ieri sera, ma in particolare l Avvocato Michele di Gianni instancabile promotore della nostra causa ed inoltre, con grande apprezzamento da parte di tutti noi, l Ambasciatore, Sua Eccelenza Massimo Spinetti, che ci ha ospitato nella sua sede, ma che da subito ha espresso grande simpatia e integrazione per le nostre aspirazioni e direttrici. LA RELAZIONE DELL AMB. MARGHERITA COSTA PRESIDENTE DELL U.C.O.I. E COMPONENTE IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL U.C.O.I.M. Il Console Onorario nella Convenzione di Vienna del 1963 Un protocollo da aggiornare te, perchè significa che lo si è veramente voluto. Quindi senza perderci d animo continuiamo per la nostra strada, affrontando man mano gli ostacoli e gli imprevisti che incontreremo e cerchiamo di compattare le fila. Ora ritorno all introduzione. Per prima cosa dedidero salutare i Consoli Onorari d Italia nel mondo. Riconosco molti Amici tra cui quelli del America Latina. Il Convegno U.C.O.I.M. dello scorso A VIENNA CON I CONSOLI ONORARI D ITALIA Giuliana Gargiulo* Tutto era cominciato con la coinvolgente telefonata dell avvocato Michele Di Gianni, Segretario Generale dell U.C.O.I., instancabile promotore di tante iniziative. Segnalava in viaggio a Vienna dove si sarebbe svolto il VI Congresso Internazionale dell Unione dei Consoli Onorari d Italia nel Mondo. Perciò un bel gruppo di consoli, consolesse, simpatizzanti, intellettuali, presidenti e direttori, legati da antiche amicizie, partiva per l Austria. Vienna imperiale, attraversata da un sole gelido, agitava i ricordi. Un colpo al cuore per quanti a Napoli vivono ben altri problemi. Accomunate un tempo da un destino parallelo Vienna con i grandi d Asburgo, Napoli con i Borbone, dinastie legate entrambe all arte, al buon gusto, alla cultura, alla musica e all armonia delle architetture, espresse nel corso dei loro regni. Da una parte la Reggia di Caserta, dall altra il Castello di Schoenbrunn e, di contorno, testimonianze, arredi, meraviglie e quant altro. Il soggiorno iniziava con il ricevimento-concerto al Palazzo Metternich, prestigiosa sede dell Ambasciata italiana. Accolti da Sua Eccellenza l ambasciatore Massimo Spinetti, il palazzo immutato nel prestigio del tempo, ospitava un concerto speciale eseguito al piano da Nicola Frisardi, console onorario d Italia a Salisburgo. L artista eseguiva musiche collegate agli ospiti italiani, di volta in volta illustrando ogni passaggio e accento delle composizioni. Un bel preambolo all apertura dei lavori del congresso, tenuto all Istituto Italiano di Cultura, diretto da Dante Ma- rianacci. L incontro iniziava con il saluto di Gertrud Tauchhammer, presidente dell associazione consoli onorari in Austria nonché console onorario del Camerun e di Tunisia a Vienna. Dopo gli interventi dei relatori, il congresso elencava le proposte dell ambasciatore Margherita Costa e di Michele Di Gianni, il più rappresentativo dei consoli onorari, che tanto si è adoperato nel corso di decenni perché tante significative proposte fossero accolte. Una babele di lingue, tutte perfettamente comprensibili, che soltanto qualche ora dopo, nella visita al Kunst historisches museum trovava la rappresentazione più alta nel significativo dipinto La torre di Babele di Peter Breugel. Le meraviglie di Vienna si moltiplicavano, i musei sono tanti che occorrerebbero settimane per visitarli tutti. Nei giorni del congresso Generalmente un intervento si articola in tre parti: introduzione, analisi e conclusioni. Mi permetto di iniziare dalla parte finale, per evidenziare le difficoltà che dobbiamo affrontare per raggiungere lo scopo prefissoci: l aggiornamento della Convenzione di Vienna. Innanzi tutto dobbiamo credere nel progetto. Solo così sarà possibile raffinare le strategie, cercare i consensi, le alleanze per finalizzare le nostre aspettative. Sicuramente il percorso è ancora lungo, vuoi perchè ci sono muri che celano c era la grande mostra monografica dedicata a Egon Schiele e in più sale le raccolte pittoriche di Gustav Klimt. Mentre i lavori del congresso continuavano ad affermare l importanza dei ruoli dei consoli onorari, su suggerimento di Michele Di Gianni e di altri consoli onorari, si auspicava la fusione con associazioni consorelle ma soprattutto il costituirsi in altri paesi esteri della Fédération International des Unions des Consuls Honoraires, unico sodalizio legittimato a conseguire presso le Nazioni Unite l aggiornamento della normativa della Convenzione sulle Relazioni Consolari sottoscritta proprio a Vienna nel Solidali nel disappunto dell avvocato Di Gianni per tante assenze, sia di consoli italiani che austriaci, alcuni di noi estranei ai fatti vagabondavano per la città. Città Vienna, Palazzo Metternich, sede dell Ambasciata d Italia, 30 ottobre Concerto di pianoforte in onore dei partecipanti al Congresso eseguito dal Maestro Nicola Frisardi, Console On. d Italia a Salisburgo. Vienna, Istituto Italiano di Cultura, 31 ottobre Chiusura dei lavori congressuali. Da sinistra: l Amb.Margherita Costa, Console On. di Azerbaijan a Genova, Presidente dell U.C.O.I. e Componente il Consiglio Direttivo dell U.C.O.I.M., il Dott. Dante Marianacci, Direttore dell Istituto Italiano di Cultura, l Avv. Michele Di Gianni, Console Generale On. di Malta a Napoli, Segretario Generale dell U.C.O.I. e Componente il Consiglio Direttivo dell U.C.O.I.M., S.E. Massimo Spinetti, Ambasciatore d Italia a Vienna, la Dott.ssa Oya Izmirli, Console On. d Italia a Bursa, Turchia e Presidente dell U.C.O.I.M. e la Dott.ssa Adriana Riso, Console On. d Italia a Jujuy, Argentina e Segretario Generale dell U.C.O.I.M. interessi di parte, ambizioni, gelosie eretti per proteggere il proprio orto e nascondere tutto ciò che si può scoprire dall altra parte: innovazioni, ricerca si consensi per progetti più ambiziosi e di largo respiro. Ma poco male, dico io, basta non arrendersi. Il mio amico sacerdote, Padre Ferrauto che è riuscito a realizzare a Troina nel cuore della Sicilia più profonda, ciò che si riteneva impossibile, il centro di ricerca per l handicap mentale, sostiene che solo le vie in salita portano in alto. Ed ha ragione: si apprezza tutto ciò che si riesce a conquistare con fatica, lottando quotidianamen- ta e spesso anche dal Consolato da cui dipendono mi hanno profondamente impressionato. Ho recepito un senso di solitudine, di sensazioni di sentirsi abbandonati a se stessi, di mancanza di comunicazione, che per noi europei è difficile da capire poichè le distanze sono relative, ed ogni luogo è facilmente raggiungibile. Solo le catastrofi naturali possono creare situazioni di difficoltà e di isolamento fisico. Mi avevano anche lasciato perplessa alcune dichiarazioni di Consoli Onorari che segnalavano alla nostra attenzione il fatto che era stata inviata dall autorità competente una lettera scritta in spagnolo con cui si congedava, per limite d età (70 anni) dalle sue funzioni l agente consolare consciuto da tutta la locale comunità italiana per il suo valido operato. In primo luogo mi aveva meravigliato che la corrispondenza tra uffici italiani non avvenisse nella nostra lingua e poi la mancaza di sensibilità. Non una parola di ringraziamneto per l attività svolta nell interesse del nostro Paese. Mi sarei aspettatio almeno una lettera di apprezzamento per l opera prestata. Voglio sperare che l episodio riferitoci costituisca un episodio isolato, un malinteso dovuto alla non esperienza, alla fretta, al fatto che ci si dimentica che la missiva viene letta dal destinatario che non è un computer, ma un essere umano, dotato di sensibilità. Appartengo ad una generazione in cui era prassi decorare per l attività svolta colui che aveva operato nell interesse del nostro Paese, era una maniera per dimostrare rispetto e gratitudine. A Vienna la capitale della musica, dell opera, dell operetta del valzer, della psicanalisi dell art. nouveau (KLIMT) del Biedermeier, dei Congressi, di cui il più celebre quello di Vienna del 1815 che aveva cancellato con un colpo di spugna l assetto dell Europa napoleonica e ripristinato l ancien régime, le cui conseguenze hano marcato la storia di tutto l 800 e delle convenzioni sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari, a Vienna, dico, forse, troveremo l ispirazione per affrontare un argomento che ci sta a cuore, ridurre la discriminazione tra Consoli di Carriera ed Onorari, alla luce anche del fatto che si fa sempre maggiore ricorso all istituzione del Console Onorario, motivato da varie ragioni, tra cui anche quelle economiche. Laddove si chiuse un Consolato di Carriera se ne apre uno Onorario. C è anche una strana situazione creatasi a proposito dei consolati onorari. Gli Stati interpretano la Convenzione in modo differente. Faccio un esempio: l Italia dispone che il Consolato Onorario deve qualificarsi tale anche nella carta intestata, nel insegne che lo identificano, poichè onorario è la qualifica che determina il suo status. L Uruguay, invece, sostiene esattamente il contrario. Onorario è la persona che ha l incarico, mentre il Consolato, come Ufficio dello Stato d invio nello Stato di residenza non è mai onorario. Da questa interpretazione derivano una serie di conseguenze, per esempio, in materia di imposte, per cui le varie ICI, tasse di registro relative ai locali adibiti ad ufficio consolare, che sono a carico del Console Onorario se proprietario dell immobile, non dovrebbero essere pagate. Insomma dalla diversa interpretazione conseguono trattamenti non omogenei, anche perchè la convenzione elenca alcuni principi, lasciando liberi gli Stati di ampliarli e, in base al criterio della reciprocità anche di concedere ad alcuni Paesi benefici più ampi nelle relazioni bilaterali. L U.C.O.I. aveva già evidenziato ed attirato in proposito l attenzione dei Ministri degli Esteri dell U.E. in occasione della Conferenza ministeriale che ha avuto luogo a Napoli 3 anni fa, se ricordo bene, sul fatto che era necessario rivedere l applicazione dell art.16/5 in materia di precedenze. L U.C.O.I. chiedeva che le autorità locali consederassero, in materia di precedenza, i Consoli Onorari alla stessa stregua dei Consoli di Carriera (la sola differenze sarebbe la classe) e cioè si seguisse il criterio della data di concessione dell exequatur. Il Protocollo di Vienna, invece, stabilisce che i funzionari consolati onorari capi di posto consolare prendono posto in ogni classe dopo i capi di posto consolare di carriera. Anche gli artiocli concernenti la libertà di movimento e comunicazione dovrebbero assicurare al Console Onorario lo stesso trattamento previsto per il Console di Carriera quando è costretto a viaggiare per motivi di servizio. Doanno in Buenos Aires e in Montevideo mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore. Ho parrticolarmente apprezzato la consegna della targa d oro al nostro Segretario Generale per la sua opera svolto con tenacia, professionalità e grande capacità di comunicazione a favore dei Consoli Onorari di cui U.C.O.I. ed U.C.O.I.M. sono il concreto risultato, che dobbiamo difendere e far conoscere. L ospitalità avuta, la vivacità del dialogo e la franca esposizione dei problemi che i nostri Consoli Onorari devono affrontare in quelle regioni così vaste e lontane non solo dall Italia, ma dalla sede dell Ambascia- vivibile e godibile Vienna somma la cultura allo stile, l architettura all eleganza, l efficienza alla piacevolezza dei negozi e centro storico pedonale. La Cattedrale, San Peter e la cripta dei cappuccini, il Belvedere e i suoi giardini, i cavalli lipizzani della Scuola spagnola e i ring attraversati (e con quale frequenza e puntualità) da tram svettanti (altro che i nostri espressi da rotaie mutilate). Una sosta d obbligo la facevamo tutti, chi prima e chi dopo, al Gran Hotel anche Pasticceria-Caffetteria Sacher per gustare la famosa torta. Si può mai lasciare Vienna senza aver assaggiato la cotoletta viennese, lo strudel o la sacher? È la prima domanda che viene fatta dagli amici ai turisti (non ai viaggiatori Paul Bowles docet!) e allora compivamo il nostro rito, trascurando per una volta di andare a vedere rivedere sentire i famosi valzer di Strauss. In compenso non ci sottraevamo al fascino dell imperatrice Sissi, ormai simbolo femminile della città protagonista assoluta degli appartamenti imperiali dotati di arredi e dipinti e di palestra, che includono abiti strepitosi, vasellame in quantità, lo stiletto usato da un italiano che la assassinò, perfino l altalena floreale e dondolante, con lei bambina vestita di trine, e i famosi puntali di brillanti a stella, che metteva tra i capelli, riproposti per la gioia delle turiste, in versione spille, anelli, collane, orecchini nello shop del Museo. * Giornalista Herren des Windes Signori del vento di Dante Marianacci vrebbero essere concesse le agevolazioni previste per facilitare l espletamento delle proprie funzioni consolari (art. 28, 29, 30, 34 e 35) anche ai Consoli Onorari, poichè i Paesi, per varie motivazioni che non sto ad elencare fanno sempre più ricorso a questo istituto per favorire lo sviluppo dele relazioni commerciali, economiche, culturali e scientifiche tra gli Stati e per promuovere relazioni amichevoli. Tra l altro la rottura delle relazioni diplomatiche non comporta la rottura delle relazioni consolari, e questo comprova come il Consolato possa essere strumento di continuità per la tutela di interessi economici, sociali ed umani. Concludo esortando di armarci di coraggio, pazienza e perseveranza per portare avanti, insieme al nostro Segretario Generale questa giusta rivendicazione che mira semplicemente a fare riconoscere il contributo del Console Onorario nel attuale contesto, nello sviluppo delle relazioni tra Stato di invio e di residenza e perciò di non essere discriminato rispetto al Console di Carriera nell esercizio delle proprie funzioni consolari. Il fatto poi che i Paesi ricorrono sempre più ad avvalersi della rete consolare onoraria comprova che i risultati ottenuti sono soddisfacenti. Molto probabilmente nel 1963 nessuno aveva potuto immaginare che l istituto del Console Onorario, il cui ruolo era stato determinante nel passato, nella tutela degli interessi commerciali degli Stati e che aveva subito un declino alla fine dell 800 con la comparsa degli Stati nazionali, potesse di nuovi ritornare in auge. Non si deve dimenticare che l art. 68 della Convenzione di Vienna stabilisce che ogni Stato è libero di risolvere se nominare o ricevere dei funzionari consolari onorari. Nel 1963 alcuni degli Stati che sucecssivbamente hanno ratificato la Convenzione non erano ancora Stati sovrani, indipendenti. È soprattutto in questi ultimi 20 anni che si può parlare di un boom dei Consoli Onorari. L Italia, con il suo passato di Paese di emigrazione si è sempre avvalso dell operato dei Consoli Onorari di cui io stessa, in altre circostanze ho potuto apprezzarne l efficienza ed essere, come noto, un accanita sostenitrice della categoria. Credo che questo nostro incontro viennese, alla luce anche di quanto il nostro Michele Di Gianni illustrerà nel suo intervento, potrà favorire un approccio costruttivo per la realizzazione delle nostre aspettattive. Vi ringrazio.

5 Dicembre 2009 maltanapoli 5 ECHI FORENSI NEL NUOVO PALAZZO DI GIUSTIZIA UNA SALA DEL CONSIGLIO DELL ORDINE INTITOLATA ALL AVV. ANDREA CAFIERO Guido Belmonte* Dopo aver lavorato cinquant anni a Castelcapuano confesso di non riuscire ancora ad ambientarmi nel nuovo Palazzo di Giustizia; ma a vincere certa mia ritrosia è valso il proposito del Consiglio dell Ordine di cominciare a raccogliere anche in quel palazzo, come si faceva nell antico castello, le memorie della nostra Avvocatura. Quando si scoprì nell Arengario il busto dell avvocato Lelio Della Pietra, ricordai con profonda emozione la figura di quel grande discepolo ed emulo di Vincenzo Ianfolla. Sentimenti non diversi ho provato all inaugurazione della sala che il Consiglio ha voluto intitolare ad Andrea Cafiero, prematuramente scomparso: una sala le cui pareti di cristallo, che la rendono interamente visibile dall esterno, mi paiono un simbolo della trasparenza di quell insigne, indimenticabile collega del quale porta il nome. La notorietà raggiunta da Andrea Cafiero mi permette di ricordarlo qui con pochissimi tratti, anche se tante furono le cose che nella sua vita, breve ma febbrilmente operosa, riuscì a fare; e a fare bene, esprimendo altrettante doti della sua personalità armoniosa. La solida preparazione e l intelligenza acuta rifulsero soprattutto nell esercizio dell avvocatura, che egli svolse prevalentemente da penalista, formatosi alla scuola di suo padre Aldo, allievo di Alfredo De Marsico. La modernità dell approccio L Avv. Andrea Cafiero a quell esercizio si rivelò, tra l altro, nel progetto di cooperazione internazionale tra avvocati, attraverso il circuito di studi legali Defensio. La capacità di rifarsi, anche per la sua conoscenza di lingue straniere, a modelli sovranazionali lo portò allo studio approfondito del diritto comunitario, di cui s occupò in più occasioni, tra le quali lo stage estivo in Cilento, nella sede della Fondazione Passarelli - Maison d Europe. La passione forense l indusse a candidarsi per l elezione al Consiglio dell Ordine; eletto, rappresentò l avvocatura napoletana in interventi che furono apprezzati anche fuori d Italia. Ma ciò che più in Andrea Cafiero si rivelò peculiare fu certo la cultura profonda: che, facendolo uscire da una routine quotidiana, sempre peraltro di tono elevatissimo, l avviò verso la storiografia. Nacque così la sua prima opera, Storia dell Avvocatura Napoletana in età liberale, edita da Guida nel Quando poi all acribia dell attenta ricerca d archivio s aggiunse la sorprendente freschezza d una limpida vena narrativa, egli riuscì a raccontare in maniera avvincente la storia di Un antico misfatto napoletano, edito dalla E.S.I. nel Continuava a scrivere quando improvvisamente la sua mano s è fermata per sempre. * Avvocato Civilista. già Componente il Consiglio dell Ordine degli Avvocati di Napoli CONVEGNO A CASTELCAPUANO SUL DIRITTO COMUNITARIO ANTITRUST Lunedì 21 dicembre si è tenuto nella splendida sede della biblioteca di Castelcapuano un convegno per riflettere sui primi cinque anni di vita del regolamento comunitario 1/2003 concernente l applicazione delle regole di concorrenza comunitarie, organizzato dall Ordine degli avvocati di Napoli. L interazione fra organi comunitari e nazionali - autorità antitrust italiana e giudice nazionale - nell applicazione delle norme comunitarie, i nuovi strumenti contemplati dal reg. 1/2003 e la politica sanzionatoria per violazioni antitrust sono state al centro del dibattito che ha visto la partecipazione di un ampio e qualificato pubblico. I lavori, aperti dal saluto di benvenuto del presidente dell Ordine degli avvocati Avv. Francesco Caia e del segretario della Commissione di Diritto internazionale e comunitario dell Ordine degli Avvocati di Napoli avv. Francesco Avolio, sono stati presieduti dal Prof. Giuseppe Tesauro, Giudice della Corte Costituzionale, già Avvocato generale presso la ECHI FORENSI Corte di giustizia delle CE e Presidente dell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e dal Presidente della Corte di Appello di Napoli Antonio Buonajuto. I relatori, dal Direttore generale per la Concorrenza dell Autorità antitrust italiana, Dottor Giovanni Calabrò, ai rappresentanti del mondo forense - gli avvocati Enrico Adrano Raffaelli, Manfredi De Vita e Fabrizio Di Gianni accademico i professori Roberto Mastroianni e Fabio Ferraro e imprenditoriale l avv. Francesco Mazza di Farmindustria, hanno dato luogo ad un vivace dibattito che ha evidenziato pregi e difetti del regime instaurato dal reg. 1/2003. Nel corso del convegno è stata presentata la seconda edizione del manuale Il Diritto Comunitario della Concorrenza curato dallo studio Van Bael & Bellis di Bruxelles con prefazione dell Avv. Fabrizio Di Gianni. Molto apprezzato il contributo dato dall Avv. Mariateresa Stile organizzatrice del convegno. OUA UNCAT Ha sede a Napoli l Unione degli Ordini degli Avvocati del Mediterraneo Roberto Giovene di Girasole* L Unione degli Ordini degli Avvocati del Mediterraneo è una realtà. Il 9 dicembre 2009 sono stati sottoscritti a Napoli l atto costitutivo e lo statuto del nuovo organismo internazionale permanente, fortemente voluto dall Ordine degli Avvocati di Napoli e dal suo Presidente Francesco Caia, al quale hanno aderito tra gli altri gli avvocati del Marocco, dell Algeria, della Tunisia, del Libano, della Palestina, della Turchia, dell Albania e di Cipro. L obiettivo ambizioso è quello di contribuire alla creazione di uno spazio comune mediterraneo, nel quale i cittadini e le imprese possano muoversi in una cornice di cooperazione e di armonizzaz7ione dei diversi sistemi giuridici, sia nel settore civile che in quello penale. È prevista a tal fine la creazione di nuovi organismi, tra i quali una camera arbitrale del Mediterraneo. Frutto di due anni di intenso lavoro di un gruppo di avvocati, tra i quali Raffaele Avolio, Claudio Panarella, Alessandro Senatore ed Andrea Torino la nuova Istituzione ha sede a Napoli, a Castelcapuano, ed a Rabat. La scelta del prestigioso maniero napoletano, ove è stata amministrata la Giustizia per oltre cinque secoli, non è casuale volendo legare idealmente la futura attività del l Unione de- ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA UNIONE NAZIONALE DELLE CAMERE DEGLI AVVOCATI TRIBUTARISTI Tengo a precisare che la nostra bozza si ispira ai contributi apportati in tre Convegni tra essi collegati e svoltisi nel corso degli ultimi cinque anni. Il primo, dal titolo Il processo tributario: esperienze a confronto in Europa ed America Latina, si è svolto, con la partecipazione di noti professori stranieri, il 30 maggio 2005 nell Università di Napoli Federico II ed è stato organizzato con la collaborazione dell Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi (UNCAT), che ho l onore di presiedere da otto anni; gli atti sono pubblicati nella Rivista di diritto tributario internazionale, 2005, fasc. 2-3, p. 5. Il secondo Convegno, dal titolo Verso il giusto processo, è stato organizzato dalla Sezione tributaria della Corte di Cassazione insieme all UN- CAT e si è svolto nell Aula Magna della Corte di Cassazione il 20 novembre 2007; gli atti sono pubblicati in Fiscalitax, n. 6 del Il terzo Convegno, in cui sono stati discussi e coordinati i contributi apportati nei primi due, si è svolto a Roma il 24 aprile 2009 ed è stato organizzato dalla Camera romana degli Avvocati tributaristi presso la sede dell Avvocatura Generale dello Stato. Tale bozza è stata inviata ai Presidenti di tutte le Camere provinciali degli Avvocati tributaristi all inizio di settembre 2009, affinchè tutti gli Avvocati iscritti all UNCAT potessero inviarmi entro il 30 dello stesso mese le modifiche ed integrazioni che sono state apportate nella bozza originaria. Tale testo del progetto di riforma è stato trasmesso, alla scadenza di tale termine, dal Presidente dell OUA (Organismo Unitario dell Avvocatura) avv. Maurizio De Tilla a tutti i Parlamentari ed è stato presentato in occasione della VI Conferenza Nazionale dell Avvocatura, organizzata dall OUA, nel pomeriggio del 21 novembre 2009 presso l Hotel Hilton di Roma. Il progetto è stato approvato anche dal CNF (Consiglio Nazionale Forense) in occasione dell Assemblea di Bologna del 14 novembre Tanto premesso, illustro le motivazioni di tale proposta di riforma. 1) Adeguamento del sistema processuale ai principi costituzionali La Corte costituzionale, con la sentenza n. 215 del , ha dichiarato legittima la revisione diretta ad adeguare le disposizioni riguardanti il giudice tributario alle regole costituzionali in materia. Con le ordinanze n. 351 del e n. 144 del , la Corte costituzionale ha considerato legittimo l adeguamento delle giurisdizioni speciali non solo ai principi costituzionali, ma anche alle esigenze di funzionalità ed efficienza. È legittimo, in tale prospettiva, il rinnovo del funzionamento e delle procedure. L art. 111, comma 2, Cost., modificato dalla legge costituzionale n. 2 del , ha introdotto il giusto processo, che coinvolge MOTIVAZIONI DELLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL PROCESSO TRIBUTARIO ovviamente anche il sistema processuale tributario. L obiettivo principale perseguito attraverso questa bozza di riforma, alla luce dei contributi apportati nei Convegni citati, è stato l adeguamento del nostro sistema processuale tributario ai principi del giusto processo, che vigono nei sistemi processuali tributari degli altri principali Paesi europei. La bozza di riforma del processo tributario, nel rispetto dell art. 102, comma 2, Cost., non propone l istituzione ex novo di un giudice speciale. Non sono alterati i connotati essenziali e strutturali non modificati dalla riforma costituzionale. Difatti, muta la qualifica della Commissione tributaria provinciale, ma di poco la sostanza. Cambia, oltre la qualifica, lo status dei giudici della Commissione tributaria regionale, per garantire l imparzialità e la terzietà richieste dall art. 111, comma 2, Cost., come una delle condizioni del giusto processo. Tale bozza, inoltre, ha inteso anche adeguare ad esigenze di funzionalità ed efficienza il sistema processuale tributario, garantendo la parità tra le parti, uno dei requisiti del giusto processo (art. 111, comma 2, Cost.). Infatti la gestione dei nostri Organi giurisdizionali tributari è affidata al Ministro della Giustizia e non più al Ministro dell economia e delle finanze, che è parte nel giudizio tributario. 2) Opportunità delle modifiche I lavori di stesura della bozza di riforma del processo tributario sono stati condotti in stretto collegamento con i lavori di riforma del processo amministrativo, attraverso contatti costanti che abbiamo avuto con il prof. Giuseppe Abbamonte, il quale è componente della Commissione per la riforma del processo amministrativo. Si auspica in quella sede l avvicinamento al processo amministrativo (salvaguardando soltanto alcuni opportuni collegamenti con il processo civile) del processo tributario, che comunque nasce con l impugnativa di un atto amministrativo ed è considerata molto utile la conoscenza della giurisprudenza amministrativa sui vizi di legittimità di tale atto. Se dovesse prevalere il modello tedesco del processo amministrativo, questo sarebbe in perfetta armonia con il processo tributario, così come costruito nella bozza di riforma, la quale si ispira proprio al sistema processuale tributario tedesco che prevede due gradi di filtro amministrativo e successivamente due gradi del processo giurisdizionale, il Finanzgericht (Tribunale tributario di I grado con sede in ogni Land) ed il Bundesfinanzhof (unica Corte federale tributaria di II grado). 3) Adeguamento ai sistemi processuali di altri principali Paesi europei La fase preliminare amministrativa generalizzata (dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale con le sentenze n. 406 del , n. 360 del , n. 56 del e n. 233 del ) è prevista anche dagli ordinamenti tedesco, francese e spagnolo, con risultati deflativi notevoli, sì da consentire lo svolgimento del doppio grado del processo giurisdizionale in tempi molto più contenuti rispetto ai nostri attuali relativamente al giudizio innanzi alla Corte di Cassazione e quindi in tempi ragionevoli, che costituiscono un altro requisito del giusto processo (art. 111, comma 2, Cost.) Il prof. J. M. Mössner (in Riv. trib. Internaz., 2005, cit. p. 11) osserva che in Germania soltanto il 5% delle decisioni dei Tribunali economici amministrativi di 1 grado (TEAR) è impugnato innanzi ai Tribunali economici amministrativi di 2 grado (TEAC). Solo una frazione di tale 5% giunge perciò al Finanzgericht, organo di giurisdizione di primo grado. Il prof. David Rosenbloom, Direttore dell International Tax Programm School of Law della New York University, in un recente Convegno nell Università di Alessandria, organizzato dal prof. Claudio Sacchetto, ha osservato che negli USA sono premiati i funzionari che concludono annualmente controversie tributarie di notevole valore. Andrea Amatucci* NEL CINQUANTENARIO DELLA SUA MORTE SARÀ RIEVOCATA IN CASTELCAPUANO LA FIGURA DI ENRICO DE NICOLA L Avv. Enrico De Nicola l eminente statista napoletano e Primo Presidente della Repubblica Italiana, Enrico De Nicola nel cinquantenario della sua morte. La commemorazione che avrà luogo il mattino del 6 gennaio prossimo con la partecipazione del Presidente delgli Ordini degli Avvocati del Mediterraneo all insostituibile funzione sociale che storicamente gli Avvocati hanno sempre esercitato. L auspicio è che in futuro partecipino all iniziativa tutti i paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo in modo da rendere ancora maggiore la partecipazione della classe forense alla costruzione di quell area di libero scambio obiettivo degli accordi di Barcellona del Il nuovo organismo è stato presentato a Città della Scienza nel corso di un convegno, moderato da Diego Minuti, Caporedattore Ansamed, al quale hanno partecipato tra gli altri Alfonsina De Felice, Assessore alle politiche sociali della Regione Campania, Mariano Marchetiello, Dirigente del settore studio e gestione dei progetti UE della Regione Campania, Eduardo Imperiale, Direttore generale di Città della Scienza spa, Domenico Giorgi, coordinatore delle Politiche dell Euromediterraneo del Ministero degli Esteri, Vincenzo Schioppa, Capo dell unità Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, Giancarlo Lanna, Presidente di Simest e Ivano Scudieri, Vice Presidente dell Unione Industriali di Napoli. * Avvocato penalista del Foro di Napoli 4) Disposizioni finanziarie e difensore del contribuente La bozza di riforma implica costi contenuti e distribuiti nei prossimi decenni. Infatti, solo i giudici dei Tribunali regionali tributari saranno assunti gradualmente per concorso come togati, man mano che gli attuali componenti delle Commissioni tributarie regionali raggiungeranno i limiti di età. Comunque, quando tutti i componenti delle Commissioni tributarie regionali avranno raggiunto tale limite, il numero complessivo dei giudici togati dei Tribunali tributari regionali sarà di gran lunga inferiore a quello degli attuali per effetto della funzione deflativa del filtro amministrativo. Pertanto non sarà leso l attuale status giuridico dei componenti delle Commissioni tributarie regionali, perché resteranno in servizio fino al raggiungimento dei limiti di età. I professionisti, attualmente abilitati a difendere i contribuenti innanzi alle Commissioni tributarie, continueranno a difenderli innanzi alle Commissioni amministrative di giustizia tributaria, in cui si esaurirà la grande parte dei giudizi tributari. * Ordinario di Diritto Finanziario all Università Federico II di Napoli e Presidente dell UNCAT Il Consiglio dell Ordine degli Avvocati di Napoli presieduta dall Avv. Francesco Caria, si è reso promotore di celebrare, in forma solenne, nello storico Salone dei Busti in Castelcapuano, la figura della Repubblica On. Giorgio Napolitano, sarà tenuta dal Presidente della Camera dei Deputati On: gianfranco Fini e dal componente del Consiglio Superiore della Magistratura On. Avv. Vincenzo Siniscalchi. Maltanapoli ha già ricordato nel precedente numero Enrico De Nicola, nel cinquantenario della sua morte, con un lungo, forbito articolo del Prof. Francesco Paolo Casavola, Presidente emrito della Corte Costituzionale.

6 6 maltanapoli Dicembre 2009 IL RESTAURO DEL CASTELLO DI LAVIANO Il 23/11/1980, intorno alle 19,37, un terremoto di 6,8 magnitudo* colpisce violentemente una zona a scavalco tra la Campania e la Basilicata: 2914 vittime, oltre feriti, circa senza tetto, danni ingenti e notevole estensione del territorio coinvolto. Ancora una volta un grave disastro sismico avviene al sud della nostra penisola. Secondo alcuni studi dal 1700 il Mezzogiorno avrebbe assorbito da solo circa 1/5 di tutti i terremoti maggiormente disastrosi registrati nel Mediterraneo, notoriamente una delle zone più sismiche del pianeta, dal principio dell età moderna in poi. L area epicentrale è inserita nell Appennino meridionale, comprende 37 Comuni (in Campania ubicati principalmente in Irpinia e nell alto/medio Sele) e si configura come un triangolo fra le province di Avellino, Salerno e Potenza. Nell insieme una zona interna a Veduta di insieme della corte interna dopo il restauro vocazione agro-silvo-pastorale e punteggiata da paesi di origine per lo più medievale, dagli 800 ai circa abitanti. Ancora una volta l area sconvolta dal disastro sismico è emarginata, economicamente povera e depauperata dall emigrazione. Si tratta di un territorio definito marginale e posizionato in pieno varco appenninico. Al contempo, sorprendenti per tutti coloro che hanno scoperto e/o approfondito la conoscenza di tali luoghi nel dopo terremoto, sono stati sia la ricchezza, che la valenza dei monumenti, delle opere d arte e dell architettura minore, l interesse del contesto paesistico-ambientale nonchè il profondo radicamento delle diverse tradizioni nelle comunità. Sbalorditivo è stato il patrimonio culturale non solo rinvenuto nei centri abitati, ma anche disseminato nel territorio ed inestimabile il suo valore. Inimmagina- Napoli Rampe Brancaccio, 57 (081) SOVRAPPOSITORI IDRAULICI PER AUTO bile la bellezza della natura e del paesaggio che si scopriva percorrendo soprattutto le strade interpoderali ed i percorsi di montagna. Di tutto ciò resta ben poco. Il terremoto, ma ancor più la ricostruzione, hanno cancellato molto della storia e della memoria. La legge 219/1981 sulla ricostruzione ha delegato principalmente agli Enti Locali anche le scelte più importanti sia di pianificazione urbanistica, che di gestione territoriale. Nel cosiddetto cratere i danni ingenti del terremoto, ma soprattutto l insieme degli interessi connessi alla speculazione fondiaria ed edilizia, hanno determinato dilemmi e forti conflitti su dove e come ricostruire gli abitati. Rari sono stati, alla fine, i casi di totale delocalizzazione, mentre numerosi sono stati i Comuni disastrati che (come Laviano) hanno fatto tabula rasa del passato e disincentivato l intervento nei centri storici a favore di quello nelle zone contigue o, comunque, di sostanziale trasformazione degli insediamenti preesistenti. Solo alcuni paesi hanno mantenuto urbanisticamente il proprio centro nell originario nucleo, grazie anche all operato, a volte determinante, della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno e Avellino (all epoca così denominata, ora per i Beni Architettonici e Paesaggistici) istituita nel 1981 proprio fronteggiare il dopoterremoto la quale ha affrontato immediatamente, oltre alle situazioni contingenti (connesse al recupero dei beni culturali alla ricomposizione dei diversi centri storici nonchè ai singoli episodi urbanistici e/o edilizi), alcune problematiche generali. Per trattare tali tematiche generali e per operare concretamente sul territorio per il recupero dei paesi, la Soprintendenza ha scelto di organizzare verso la fine del 1981 l Ufficio di Piano per il recupero dei centri storici terremotati con sede nell area epicentrale del sisma del novem- Laviano prima del terremoto del 23 novembre 1980 bre 1980 e che ha basato il proprio metodo di lavoro sulla concretezza, su un rapporto diretto con le popolazioni, su un forte coinvolgimento del mondo scientifico e sulla collaborazione, spesso dialettica, con le diverse Amministrazioni Comunali. Si è trattato di un esperienza lavorativa unica (considerato anche quanto avvenuto precedentemente nel Belice e nel Friuli) nella quale un Ufficio statale lavorando insieme anche alle Amministrazioni Comunali, ha controllato la ricostruzione dei paesi terremotati e, a volte, ne ha curato la gestione, la progettazione e l attuazione degli strumenti urbanistici. L Ufficio di Piano ha operato, intrepidamente e costantemente, sino all estate del 1993 e le diverse esperienze vissute gli hanno consentito, tra l altro, di verificare che: l adeguamento del patrimonio edilizio storico alle esigenze sismico-igienico funzionali è possibile anche senza stravolgerne i valori peculiari storico-architettonici; la ricomposizione dei centri storici è complessivamente competitiva anche economicamente rispetto alla relaizzazione di nuove zone residenziali la capacità di aggregazione sociale insita nei centri storici non si ritrova in nessuna zona urbana di nuova edificazione; la tutela dei beni culturali è inscindibilmente legata agli altri problemi del territorio e non può essere considerata un fatto settoriale e solamente monumentale ; la popolazione può essere la protagonista e la destinataria di tutto il processo di ricostruzione ; È stato accertato, perciò, che è tecnicamente possibile convivere con il terremoto tutelando anche il patrimonio storico-architettonico-ambientale. Oltre alle questioni urbanistiche, anche le battaglie per il recupero dei singoli edifici non sono state indifferenti. Purtroppo, nel post-sisma è stata notevolmente facilitata la distruzione di una parte rilevante del patrimonio edilizio storico (che benissimo poteva essere consolidato ed adeguato ai fini antisismici ed igienico-funzionali) e la sua sostituzione con una nuova Il Castello negli anni 60 Nora Scirè* edilizia sovente non qualificata, estranea a quella preesistente ed avulsa dal relativo contesto territoriale. Il tempo ha dato ragione all operato della Soprintendenza: la qualità della vita nei paesi che hanno conservato materialmente il proprio centro antico ed in generale il proprio patrimonio storico mantenendo, così, viva la propria identità culturale è nettamente superiore a quella delle comunità che vivono nei nuovi insediamenti residenziali. Tra essi Laviano dove, sino ad ora, nulla è tornato a vivere del paese originario. L intervento sul Castello, eseguito con i fondi POR 2000/2006, rappresenta il primo restauro realizzato a Laviano dopo il terremoto del 1980: è, perciò, non solo il primo bene culturale, ma l unico immobile recuperato e restituito al paese. Sicuramente il finanziamento della Comunità Europea assegnato dalla Regione Campania, economicamente di entità limitata (complessivamente ,10 euro), non ha consentito di completare il restauro del Castello e molto resta ancora da fare. Senza dubbio, però tale intervento è servito a fare riscoprire alla collettività lavianese e non solo ad essa) questo monumento di notevole interesse artistico-architettonico e per un lungo periodo dimenticato, ma soprattutto di rilevante valore sociale ai fini della riappropriazione della memoria storica e dell identità culturale dei luoghi. In un centro come Laviano, sparito a seguito del sisma del 1980 e dell opera di ricostruzione successivamente attuata, si spera che il Castello, ritrovato luogo delle proprie radici, diventi, innanzitutto un posto vivo, di frequentazione e di risocializzazione per la sua comunità. Al contempo si auspica che tutto ciò favorisca un identificazione sempre più forte con questo territorio ed induca a credere in Laviano. Dallo scorso maggio il Castello è stato riaperto al pubblico anche per iniziative e manifestazioni culturali e sociali. * Architetto presso la Soprintendenza dei Beni Paesaggistici di Salerno L ITAL IA, UN PAESE IN APNEA imprese, specie quelle commerciali al minuto e il turismo non è più, insieme all industria, un posto rifugio.già perché il Paese ha perduto altri punti del mercato internazionale:nei primi 8 mesi del 2009, le esportazioni del manifatturiero sono calate del 24%. Di contro c è un settore in crescita, quello dell evasione fiscale, valutata in 275miliardi di euro (il 19% del Pil), mentre il 2% dei contribuenti (circa 900mila) dichiara un reddito superiore a 70mila euro ed il 50% meno di 15mila. Non c è scudo fiscale che tenga, anche perché la pressione fiscale ha raggiunto il 42,8%, rispetto alla media europea del 39,8% C è da preoccuparsi? C è da lamentare il mancato attuarsi di qualche programma di governo? Ma no: la crisi è globale e l Italia ha fatto meglio di altri paesi industrializzati. È come dire, mal comune, mezzo gaudio. Già, perché l importante è il gaudio, pur se ridotto a metà e l altra metà sembra sempre più una pentola in ebollizione. Ma che importa: l indice di gradimento di qualche protagonista della politica è altissimo: Il Popolo lo vuole, e così sia. Ecco il miracolo, che par benedetto anche da una Chiesa distratta o in tutt altre faccende affaccendata: c è da normalizzare il Concilio Vaticano II, che aveva spazzato via la guerra giusta e preventiva in nome della Pacem in terris, e aveva allontanato lo spettro della teocrazia. Il Censis conclude con due affermazioni:l Italia è una società replicante, è un Paese in apnea. C è da non essere preoccupati, perché prima o poi (certamente miracolosamente prima) si sveglierà e poi, in ogni caso, resta identico a sé, com è da sempre,o quasi. Peccato che questa volta lo stesso Censis, tante volte rassicurante, dica che gran scoperta! che, pur nelle repliche, non si torna mai al livello di partenza, ma sempre a un livello più basso. Lo studioso storicista si rallegra di questo, forse un po tardivo, riconoscimento dell erroneità dell eterno ritorno dell uguale, tranne per chi non creda nei miracoli e, tutt al più, nella dialettica mediatica di miracoli e traumi. Dichiaro subito in vero non da ora che non credo nei miracoli e neppure nella loro dialettica. Sono un ostinato sostenitore che la vita dei singoli e la vita della storia si auto-fondano sulla responsabilità. Ed allora dov è il problema che ci riguarda e fa capire la distrazione e l apnea? Non mi stanco di dirlo: siamo immersi con scarsa consapevolezza o con cinica trascuratezza in una straordinaria trasformazione (o crisi?) culturale di categorie epistemologiche, di concetti etici, di regole comportamentali, di ordini istituzionali. Ecco perché, se si guarda da qui, si capisce perché il Paese è infelice nonostante le sue ridanciane attenzioni per escort e travestiti; perché il Paese in apnea non è tanto interessato ad essere felice, ma ad apparirlo e si compiace dei miracoli ed applaude distratto a quanti glieli indicano, giulivi e contenti, nascondendo, sotto la maschera, il volto torvo del potere. Restiamo ad una sola osservazione, quella della società ripetente e dell abitudine antica ad arrangiarsi (il vero, negativo miracolo italiano), restando identici, pur se a un livello sempre più basso. Tutto quanto accade e il Censis documenta è il risultato della democrazia incompleta che la evanescente seconda Repubblica ha alle spalle. È vero? Sarebbe vero se si staccasse l idea di democrazia da quella di politica e dalla sua prassi. Certo, per responsabilità di chi (il comunismo sovietico) provocò la guerra fredda, l idea di libertà politica fu limitata, chiusa nei confini della difesa da un nuovo totalitarismo, che impedì o rese assai difficile l esame di coscienza e il vero rigetto dei totalitarismi nazistico, fasci stico e staliniano. Ma allora era malata la democrazia incompleta o era infetta da una grave patologia la politica che si reggeva sulla incompletezza della democrazia? Credo che la risposta non possa essere dubbia. Ed allora perché la seconda Repubblica è evanescente o è un alibi per chi pensa ad altro, al populismo autoritario, che non può reggere nessun sistema bipolare o bipartitico, che sono, nella condizione del nostro Paese un miracolo che produce, come ha prodotto o li sta producendo sotto i nostri occhi, paurosi, terribili traumi? Perché nulla ha fatto e fa per sanare le patologie della politica, sganciata dall idea di responsabilità e perciò destinata a vivere di democrazia incompleta o di populismo autoritario. Mi addolora dirlo, ma come non dirlo quando il potere mediatico di certa stampa si affida al killeraggio degli avversari e il Paese distratto, in apnea non reagisce, al di là dell attenzione mediatica che è la forma peggiore di distrazione, non reagisce neppure quando i killer smascherati sono costretti a smentirsi e lo fanno con cinica indifferenza, restando ai loro posti, in attesa del prossimo misfatto da compiere? Non c è speranza? È difficile dirlo, ma credo di no. Posso sbagliare e mi auguro di no ma sono convinto che il fondo è ormai raggiunto o sia vicino. Sono convinto (o almeno spero) che l attuale tracotanza del potere, dovunque sia, a destra, a sinistra, al centro, è una alleanza di debolezze, che non può reggere ancora a lungo. Purtroppo, questa volta sì, al miracolo seguirà un tremendo trauma, anche perché una parte consistente dei cosiddetti novatori sono degli ipocriti arrivisti, che sperano di cambiare i commensali e non le mense. La mia speranza sta anche nella convinzione che il mondo è cambiato, come sono cambiate perfino le dittature, le quali, pur se con non diversa perversione, sono alla ricerca di nuove forme e modi, ad esempio quello del populismo che scambia la globalizzazione per massificazione, e perciò guardano agli interessi non più come mezzo (secondo la tradizionale modalità delle dittature ed autocrazie) ma come fine. Nonostante tutto, non è piccola differenza. Che lascia sperare ad una diversa disponibilità di spazio di riflessione. Il discorso è lungo e questa non è la sede per farlo. Ed allora, pur ricordando il momento non fausto in cui fu ripetuto, ripeto anch io: vi diciamo di sperare! * Ordinario di Storia della Filosofia all Università Federico II di Napoli; già Senatore della Repubblica MARNAVI UFFICI NAPOLI Via S. Brigida, 39 Ph Fax Website: S.P.A.

7 Dicembre 2009 maltanapoli 7 IMPEGNO MORALE E POLITICO DI IGNAZIO CIAIA Francesco Paolo Casavola* Una vita durata appena trentatré anni, dal 1766 al Una parte della vita svoltasi nella Puglia, nella natia Fasano seguendo in casa come usava allora gli studi elementari fino a nove anni, poi nel Seminario di Monopoli per gli studi di grammatica fino al 1780, e infine di nuovo a Fasano nella scuola di retorica e filosofia del Padre Vitantonio Cofano, non trascurando Martina Franca e Cisternino dove le famiglie paterna e materna avevano interessi e parentele. Nel 1786, dunque a ven-t anni, Ciaia si trasferisce a Napoli per iniziare studi giuridici sotto la guida di Francesco Paolo Abrusci, pugliese di Acquaviva delle Fonti, e nella capitale vicepresidente della Gran Corte civile. Ma a Napoli più che al diritto (è persino incerto s egli si sia mai addottorato) Ciaia si dedicò a quella cultura illuministica che si diffondeva in circoli letterari e politici e in salotti aristocratici. Nell Università di Napoli insegnava paleografia e diplomatica il Padre benedettino della Badia di Cava dei Tirreni Emanuele Caputo. A lui si strinse Ciaia ritrovando in forma disciplinata le idee fin allora rincorse disordinatamente. Ciaia poeta, che aveva già avuto per ispirazione l amore per Celeste Coltellini, ora in versi sciolti si rivolge al Maestro tu primiero m apristi/del vero i fonti, e l avid alma allora /Vide se stessa, e a contemplarsi apprese/non più né regni suoi liberacorse/contenta sol di disgregate idee/cui l origine ignota, è l seggio incerto/rende confuse a disonor del vero. Dunque disciplina intellettuale e un abito di umiltà tessuto di Quel modesto ignorar, che al savio è caro/più d incerto saper. Per chi, come il canonico Giuseppe Grassi, storico della Martina Franca al tramonto del secolo XVIII, (opera posseduta da mio nonno e letta in casa mia fin dall infanzia), Ciaia sarebbe divenuto dottore in legge, sul finire del 1791, si dovrebbe a questo titolo il posto attribuitogli nel 1792 nella Segreteria di Stato per gli Affari Ecclesiastici. In quest anno cominciò a frequentare l Accademia di Chimica aperta da Carlo Lauberg ove si discorreva con simpatia degli avvenimenti di Francia, si sparlava del governo napoletano, affrettando coi voti la venuta delle armi liberatrici (M.L. Semeraro Herrmann,I.C. 53). Di qui cominciò la frequentazione a quei circoli giacobini chiamati conversazioni che diffusero in Napoli quella cultura politica che preparò la rivoluzione e la repubblica del Quando nel 1792 giunse a Napoli la squadra navale francese comandata dall ammiraglio De Latouche-Trèville, questi giovani giacobini invitarono nelle loro case, ad assistere alle loro riunioni politiche, l ammiraglio giurandogli di essere fedeli ai Francesi e contrari al Sovrano. Una di queste riunioni si tenne a casa di Ciaia. Carlo Lauberg si decise a questo punto per una organizzazione più articolata fondandola Società Patriottica Napoletana che aveva a base i Club elementari ciascuno con un presidente, un segretario, un deputato. Ogni club raggiunto il numero di dodici componenti, doveva sdoppiarsi e comunicare ad altri notizie sulla propria attività. Insomma oggi diremmo un network rivoluzionario in clandestinità. Alla notizia che Maria Antonietta regina di Francia era stata giustiziata, si istituì a Napoli una Giunta di Stato per perseguire i rei di Stato, cioè i giacobini. Tra i processi uno fu imbastito anche contro Ciaia, ma non fu provata l accusa, e gli accusati furono assolti. Che però Ciaia in questa cir- Ignazio Ciaia costanza non fosse imprigionato ma fosse restato libero, sarebbe provato da un ode ch egli dedicò a Carlo Lauberg invitato a lasciare Napoli per meglio difendere la causa giacobina a Parigi. La fuga di Lauberg portò al disastro della Società Patriottica, che fu assorbita dai due Club, quello rivoluzionario ROMO (Repubblica o Morte) e quello moderato LOMO (Libertà o Morte). Nel 1794 si concludeva la Gran Causa dei Rei di Stato con la condanna a morte e l afforcamento al Largo del Castello di tre imputati su cinquantatre. Tra il 1794 e il 95 Ciaia si ritirò a Fasano. Tornato a Napoli in questo ultimo anno Ciaia, con Pagano, Martinelli e Bisceglie, fu arrestato e chiuso a Castel Sant Elmo. In quel carcere Ciaia trascorse tre anni, durante i quali oltre a due lettere ai genitori, scrisse le sue più belle poesie, tra cui quella intitolata E notte al fine, che Pagano in altra cella spesso recitava, avendola imparata a memoria. Nel 1798 i prigionieri furono liberati per rescritto sovrano al termine di un lungo processo, influenzato dalla minaccia dell ambasciatore francese che dichiarò sarebbe stata causa di rinnovata ostilità del suo governo verso la corte di Napoli la condanna dei ventotto accusati. Ciaia fu condannato a Bisceglie. Il 21 gennaio 1799 i francesi, che avevano sgominato i napoletani del generale Mack andati a Roma per restaurare il governo pontificio, ma poi battuti da Championnet, assaltarono la città, già abbandonata dai Sovrani il 21 dicembre, che imbarcati sulla nave ammiraglia di Nelson erano riparati a Palermo. I giacobini intanto si erano impossessati di Castel Sant Elmo, ove il 21 gennaio proclamarono la Repubblica. Ciaia sopraggiunse nei primi giorni di febbraio e assunse la carica, cui era stato chiamato, di membro del Comitato Centrale. Il ritardo pare fosse dovuto alle insorgenze e ai torbidi di realisti e giacobini tra Fasano, Martina e Cisternino. Nel breve periodo repubblicano Ciaia ricoprì numerose cariche, nell Istituto Nazionale quale membro della classe di letteratura, presidente del Governo Provvisorio, succedendo al Lauberg, governando per il mese di sua spettanza con competenza e saggezza su materie le più diverse, amministrative, monetarie, di politica estera, di istruzione, di organizzazione militare. Cominciata la controrivoluzione in Puglia col Boccheciampe e la risalita dalle Calabrie verso la capitale del cardinal Ruffo, attenti i Francesi solo ai loro interessi economici e alle loro strategie militari, insensibile il popolo alle misure prese dal governo repubblicano per alleviarne e accrescerne la libertà, assediata ormai la stessa città di Napoli, Ciaia cercò oltre l azione politica anche il combattimento con i soldati. Con la Commissione dei Cinque, Ciaia era asserragliato a Castelnuovo, mentre la Commissione Legislativa con Cirillo e Pagano si era rifugiata a Castel dell Ovo. Per evitare che vecchi, donne e bambini saltassero in aria, dato il disegno di dar fuoco alla polveriera del Castelnuovo, si dette inizio alle trattative d armistizio, e quindi alla capitolazione cui il cardinal Ruffo concesse l effetto onorevole della libertà per gli arresi e dell imbarco per la Francia. Il Nelson si oppose alla esecuzione di questo accordo. I repubblicani furono presi prigionieri. Nel luglio 1799 il re Ferdinando scriveva alla regina Maria Carolina che proprio sulla sua nave erano incatenati i capi repubblicani tra i quali non so per quale distinzione ci è Ciaia, qualche volta va passeggiando per il vascello. Ne ha detto più di unavolta qualche cosa, ma non se ne fa niente (M.L. Semeraro Herrmann, I.C. 124). Il 21 luglio cominciarono i processi dinanzi alla nuova Giunta di Stato. Del processo di Ciaia mancano le carte bruciate per ordine del re, che evidentemente voleva cancellare ogni traccia di infamia (I.C. 125). Pronunziata la sentenza di morte il 6 ottobre, il 29 fu eseguita. Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ignazio Ciaia, Giorgio Pigliacelli, furono afforcati in piazza Mercato. Avevano la sera prima poco o niente cenato dicendo che dovevano sostenere poco una breve vita. Tutti quattro dotti, si parlò la sera avanti tra di loro come seguisse la morte negli afforcati (Nardini, Memoire Paris 1803; cfr. Semeraro Herrmann, I.C. 129). Mario Pagano e Domenico Cirillo stentarono molto a morire. Ciaia conservò serenità e coraggio fino alla fine. Scrive Alessandro Dumas: Ciaia ave- La lapide di Ignazio Ciaia va una di quelle dolci nature di fanciullo facili ad ingannare e che vedono sempre il bene attraverso il male. Era stato chiamato al governo dal voto popolare. Quando i repubblicani, vinti, si ritirarono in castelli, e propose rodi aprirsi una strada attraverso i loro nemici coll arme alla mano, egli inclinò per la capitolazione, credendo se non alla clemenza,almeno alla buona fede dei vincitori. Morì calmo, come i suoi compagni, cercando di far loro vedere nell avvenire quel giorno della libertà all aurora del quale essi morirono (cfr. Semeraro Herrmann, I.C. 130). Il resoconto dello scrittore francese sembra richiamare in quest ultima frase dei versi scritti da Ciaia in carcere: E mentre io poso alla caverna in seno/tu, per conforto della mia costanza/pingimi, o luna, i dodici sogni almeno/della speranza. La rapida ricapitolazione biografica non può restare priva di considerazioni che vanno al di là della figura dell uomo. Entità collettive si lasciano cogliere entro e non oltre gli eventi di una vita. In primo luogo la borghesia pugliese, periferica rispetto alla Capitale, ma fonte di vitalità per la vita intellettuale e politica napoletana. L educazione di questa borghesia è ancora affidata al patrimonio umanistico di un clero colto, tutt altro che difensore dello status quo, ma anzi animato dalle nuove idee dell illuminismo e da spiriti liberali. Se nelle province i dissensi sono talora alimentati da inimicizie e rivalità di famiglia, nella capitale fermentano le incomprensioni e gli odi di classe. Aristocratici e borghesi sono uniti solo se condividono gli stessi ideali politici e si dispongono a correre i rischi della partecipazione alle società segrete. Altrimenti i due ceti restano separati ed entrambi lontani dal popolo rozzo e violento dei lazzari. Il convergere di questo cattivo popolo con la causa della monarchia è ancora un argomento in più di condanna per un regime già uscito dalla strada della nuova storia. Gli stranieri a Napoli, sia i francesi liberatori sia gli inglesi oppressori, giocano tra Repubblicani e borbonici i loro interessi di potenze PREGI E FORTUNE DEL PEPERONCINO Antonio Guarino* Raramente ho letto un libro così sapiente, così pienamente scritto, così ricco di gustosi riferimenti quale è la Storia del peperoncino di Vito Tesi (Roma, ed. Donzelli, 2007, p. XVIII+491). Consiglio agli amici di leggerlo e di farne tesoro anche per il dovizioso ricettario finale (p.483 ss.) sull impegno dello stimolante piperaceo nella cucina calabrese. Scoperto nelle supposte Indie del Nuovo Mondo da Cristoforo Colombo sin dal 1492, il peperoncino (capsicum rubrum, o piper rubrum indicum, o pepe rosso, o paprika) non è solo condimento essenziale per chi voglia mangiare avendo l orgoglio di se stesso, ma è anche indice di buona salute ormai in tutto il mondo civile. I salami e le soppressate della Calabria, del Sannio e degli Abruzzi non avrebbero senso se non ne abbondassero. Imboccarselo e masticarlo tutt intero può solo uno di quei mangiatori di fuoco che si vedono talvolta nei circhi e nelle fiere. Meglio prenderlo cum modo, per esempio quando insaporisce l inarrivabile morsello (murzeddu) delle vecchie tratto riedi Catanzaro, che è una delle città più gentili del mondo. Inoltre nei ristoranti e nelle osterie montane del Mezzogiorno d Italia è addirittura un rito quello del trattore che passa dall uno all altro commensale distribuendo congrue porzioni delle sue pietanze seguito da un sollecito valletto che su quelle pietanze fa strillare da un ampolla gocce roventi di olio trattato al peperoncino. Forse, chi sa, quell olio si usa chiamarlo scherzevolmente anche <<olio santo>> in ricordo di tempi ormai lontani in cui nelle strade di paesi e città si vedeva talvolta un prete vestito da prete accorrere al capezzale di un moribondo accompagnato da un chierichetto vestito da chierichetto per impartigli gli ultimi sacramenti. È capitato infatti (sebbene non spesso) che dopo l estrema unzione qualche moribondo si sia risollevato miracolosamente dai cuscini come se avesse preso una porzione di morsello ed abbia chiesto agli astanti: <<che si dice?, che si dice?>>. * Preside Emerito della Cattedra di Diritto Romano presso l Università Federico II Genova e Presidente dell U.C.O.I.) e Avv. Michele Di Gianni (Console Gen. On. di Malta a Napoli e Segretario Generale dell U.C.O.I.), supportate dai successivi interventi del Presidente dell U.C.O.I.M. Dott.ssa Oya Izmirli (Console On. d Italia a Bursa,Turchia), del Segretario Generale dell U.C.O.I.M. Dott.ssa Adriana Riso (Console On. d Italia a Jujuy, Argentina) e dai V. Presidenti Dott. Giovanni Pisanu (Console On. d Italia a Bahia, Brasile) e Dott.Henning Moller (Console On. d Italia a Aarhus, Danimarca), ha auspicato che le due consorelle Associazioni possano, col determinante contributo dei Sodalizi di Consoli Onorari costituiti o a costituirsi in altri Paesi esteri, dar vita in tempi brevi alla F.I.U.C.H. (Fédération Internaegemoni nella penisola o nel Mediterraneo. Ne risulta ancora più umiliata la condizione degli italiani. Degli uomini di Chiesa, oltre ai colti educatori di parte liberale, emblematico è il cardinal Ruffo, capo politico e militare delle bande della Santa Fede, preceduto dalla propaganda superstiziosa di un Sant Antonio antigiacobino, è pure lo stesso uomo di Chiesa e di Stato che si oppone alla slealtà di Nelson nel misconoscimento della convenzione con i repubblicani capitolati a Castelnuovo. Tempi di conflitti e di contraddizioni con esiti tragici per vite individuali più ancora che per assetti di Stati. Guerra e Pace forse non possono trovare luoghi simbolici né a Napoli né a Fasano, perché i mali della politica allignano ovunque, nella provincia e nella capitale, quando un epoca tramonta e ne sopravviene impetuosa una nuova. Lo storico e il biografo raccontano. Ciaia è stato raccontato tra gli altri da Ludovico Pepe e Maria Luisa Semerano Herrmann. Ma il lettore tragga un insegnamento che sia come la speranza che sul raggio della luna entrava invocata nella cella di Ignazio Ciaia. L insegnamento della superiorità della democrazia sulla tirannide, la consapevolezza che l Italia vive oggi, anche per merito di quegli uomini e del loro sacrificio, una storia più avanzata ed umana. * Presidente Emerito della Corte Costituzionale LIBRI (Stralcio dalla prefazione del volume). Di Umberto Agnelli ho dei ricordi che risalgono ai primi anni cinquanta, quale suo compagno di scuola in una classe del Liceo Massimo d Azeglio, un istituto di cui era proverbiale sia l alto livello degli insegnamenti che la severità nei giudizi. Si viveva in quel tempo in una città in cui non tutte le ferite materiali della guerra erano state rimarginate; e quando si parlava con Umberto della Fiat, con riferimento alla figura dominante di Valletta, si aveva l impressione che molte difficoltà ereditate dal passato fossero ancora da superare. D altra parte, di automobili in circolazione se ne vedevano ben poche, e quel che invidiavamo a Umberto era semmai una moto americana con cui qualche volta compariva all ingresso del Liceo. Dopo la maturità classica nel luglio 1953 e qualche incontro occasionale all Università, avevo perso di vista Umberto, fin quando non l avevo ritrovato nelle cronache dei giornali, dal gennaio 1968, quando s era affiancato al fratello Gianni nella conduzione della Fiat post-vallettiana. Da allora avevo poi seguito la sua attività, non solo perché ero stato incaricato dalla Utet di redigere la biografia del senatore Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, ma perché volevo vedere come Umberto, reduce dalla presidenza a Parigi della Simca, se la sarebbe cavata nel compito che s era assunto di trasformare l organizzazione gerarchica e verticale del Gruppo torinese, in una struttura orizzontale e divisionale, per società di prodotti dotate di autonomia giuridica e di responsabilità decisionali. Si trattava infatti di una svolta importante, che aveva destato non poche resistenze da parte della vecchia guardia della Fiat, ma che risultava indispensabile per affrontare con maggior agilità e in modo più conveniente le nuove congiunture del mercato. D altra parte, come era disposto a rivedere con cognizione di causa certe sue posizioni, Umberto era anche pronto ad assumersi i compiti più ingrati, come avvenne nel giugno 1980, quando la Fiat stava ormai toccando il fondo, travolta dai contraccolpi di una perdurante crisi economica e di mercato e alle prese con un indebitamento di dimensioni imponenti. Fu infatti lui CONVENUTI A VIENNA I CONSOLI ONORARI D ITALIA Umberto Agnelli di Valerio Castronuovo ad affermare, con un intervista comparsa sulle colonne de La Repubblica, che, per salvare il salvabile, non esistevano alternative tanto a una svalutazione della lira, per rilanciare le e- sportazioni, quanto a una riduzione della manodopera esuberante, anche se si rendeva ben conto che si trattava, in un caso, di una prospettiva ostica al governo e, nell altro caso, di una misura decisamente impopolare. Così che, di fronte alla levata di scudi che suscitarono queste sue enunciazioni, non fece retromarcia ma si dimise da amministratore delegato della Fiat dando prova di coerenza e onestà intellettuale. Da quel momento,fu una sorta di bando quello che subì Umberto, ancorchè Gianni Agnelli ne ripropose ogni volta la candidatura al vertice della Fiat, in vista del suo passaggio di consegne a livello operativo. E ciò, nonostante Umberto, a capo della Ifil, una delle finanziarie di famiglia, continuasse ad assicurare, grazie ad alcune brillanti operazioni effettuate anche all estero, un apporto consistente al capitale azionario e alle risorse della Fiat. Persisteva infatti da parte di Mediobanca una sorta di veto a una sua successione a capo della società. Ma almeno s era delineata, nel frattempo, la prospettiva che l Avvocato avrebbe lasciato il timone della Fiat, quando fosse giunto il momento, a uno dei figli di Umberto, Giovanni Alberto. Senonchè questo progetto fu troncato, come è noto, dalla scomparsa nel dicembre 1997, a soli trentatré anni (colpito da una rara forma di tumore) di Giovannino, che stava facendosi le ossa alla Piaggio. Benchè provato duramente da una così grave tragedia, Umberto non si perse d animo. Seguitò a lavorare silenziosamente, come era suo costume, per far sì che le Finanziarie di famiglia garantissero, insieme alla continuità degli Agnelli come azionisti di riferimento della Fiat, lo sviluppo del Gruppo in condizioni di stabilità e sicurezza al vertice. Dopo la scomparsa dell Avvocato, toccò così a lui raccogliere nel marzo 2003 il timone della Fiat, nel mezzo di una situazione estremamente difficile e complessa. Si trattava infatti di sciogliere i rapporti con General Motors, intessuti tre (continua alla 8ª pag.) tional des Unions des Consuls Honoraires). Unico Sodalizio legittimato a conseguire presso l Organismo delle Nazioni Unite l aggiornamento della normativa della Convenzione sulle Relazioni Consolari sottoscritta proprio a Vienna nel Ha fatto seguito, in serata a Palazzo Metternich, sede dell Ambasciata d Italia, un ricevimento offerto da S.E. l Ambasciatore Massino Spinetti allientato da un concerto di pianoforte magistralmente eseguito dal Maestro Nicola Frisardi, Console On. d Italia a Salisburgo. Pure molto apprezzato il ricevimento offerto dal Console On. del Camerun e Tunisia a Vienna, Dott.ssa Gertrud Tauchhammer in rappresentanza dei Consoli Onorari a Vienna. Patrizia De Gisio

8 8 maltanapoli Dicembre 2009 CONVEGNI LIBRI VIAGGI CONCERTI IN RICORDO DI ELIO GIANGRECO l uomo, l ingegnere, il maestro Nell Aula Magna della Facoltà di Ingegneria dell Università Federico II di Napoli l intera giornata del 16 dicembre è stata dedicata al ricordo di Elio Giangreco. Dopo le introduzioni del Rettore dell Università Guido Trombetti, del Preside della Facoltà di Ingegneria Edoardo Cosenza Il Prof. Elio Giangreco e del Direttore del Dipartimento di Ingegneria Strutturale all Università Federico II di Napoli Gaetano Manfredi, Hanno ricordato la figura di Venti anni or sono fu pubblicato un primo volume sulla sede dell Ambasciata d Italia a Vienna nel palazzo Metternich. Allora, con l apporto specialistico di esperti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si approfondì lo studio del patrimonio storicoartistico ivi custodito, che è di straordinario interesse. Nel lavoro che in occasione UMBERTO AGNELLI (segue dalla pag. 7) anni prima al fine di dar vita a una global company, ma rivelatisi poi incompatibili con le aspettative originarie, e, nello stesso tempo, occorreva utilizzare ogni risorsa disponibile per il rilancio della Fiat che da più parti si riteneva invece pressocchè impossibile. Fatto sta che, con il forte senso del dovere e la tenace perseveranza che lo contraddistinguevano, Umberto s impegnò a fondo per rassicurare il pool delle banche creditrici, cedendo imprese collaterali e partecipazioni azionarie, e per riorganizzare il Gruppo torinese concentrando mezzi e iniziative nel settore dell automotive. E fu lui a cooptare Sergio Marchionne nel Consiglio d amministrazione della Fiat. Umberto Agnelli scompare il 27 maggio 2004 e la famiglia trova continuità nel nipote John Elkann. Negli anni seguenti, sono stati in molti a riconoscere le capacità imprenditoriali di Umberto nel settore dell innovazione (che in passato non erano state talora valutate come si sarebbe invece dovuto), nonché il suo impegno civile concreto e mai ostentato in varie iniziative di solidarietà, e la sua larghezza di orizzonti a livello internazionale. Io vorrei ricordare come un altro tratto distintivo di Umberto fosse insieme alla sua urbanità e riservatezza di modi- il rispetto che manifestava nei riguardi delle idee e delle opinioni dei suoi interlocutori, che lo portava sia alla ricerca delle soluzioni più appropriate e condivisibili, sia a rimettersi in gioco all occorrenza. Ciò che, al contrario di quanto poteva sembrare in apparenza, era un segno di forza e di lungimiranza. Il Palazzo d inverno di Villa Metternich a Vienna grande spicco nel mondo dell ingegneria civile nel secondo novecento in Italia i Professori: Mario Como, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni all Università di Roma Tor Vergata; Federico Mazzolani, Decano dell Ingegneria Civile alla Università Federico II; Francesco De Sanctis, Rettore dell Università Suor Orsola Benincasa; Carlo Greco e Antonello De Luca, Ordinari di Tecnica delle Costruzioni all Università Federico II; Corrado Beguinot, Presidente della Fondazione Della Rocca ; Ruggero Jappelli, Ordinario di Geotecnica all Università Tor Vergata; Antonino Migliacci, Ordinario di Progetto di Strutture al Politecnico di Milano; Giovanni Travaglini, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La cerimonia, alla quale hanno partecipato il figlio Dott. Leonardo Giangreco ed altri familiari dell illustre scomparso, si è conclusa con la intitolazione della sede del Dipartimento di Ingegneria strutturale dell Università Federico II, in Piazzale Tecchio, al nome di Elio Giangreco. della visita di Stato a Vienna viene qui presentato nella stesura in lingua italiana cui seguirà l edizione in lingua tedesca ci si concentra sull edificio, sulla storia e i valori architettonici. In vista di un eventuale finanziamento per il restauro del complesso immobiliare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e quello degli Affari Esteri hanno lavorato congiuntamente con ottimi risultati allo studio dei manufatti e dei luoghi e alla redazione di un progetto che è stato già approvato dalle due Amministrazioni. Questo volume costituisce quindi un opportuno complemento agli studi del 1987 e al tempo stesso una necessaria premessa sistematica per la organizzazione dei restauri che in futuro sarà opportuno valutare con quali risorse, in che misura e come condurre. Ma si tratta di un lavoro estremamente utile anche per raggiungere un altro obiettivo. Perché sia evidente che le Ambasciate e le sedi diplomatiche, al di là delle loro funzioni e finalità specifiche, non fanno eccezione alle definizioni che Francesco De Sanctis e Benedetto Croce hanno detto delle testimonianze culturali pregevoli per arte e storia e delle bellezze naturali, anzi le confermano in modo particolare. Il De Sanctis affermava infatti che l archeologia è la materia su cui si fonda l identità nazionale. Alla quale enunciazione nel 1920 fece eco la relazione di Benedetto Croce al nuovo disegno di legge per la protezione delle bellezze panoramiche, che spiegava chiaramente come queste costituiscano uno dei caratteri principali della Nazione, da difendere più ancora di quanto siano da proteggere i confini della patria. Il secolo trascorso ha trasformato questa lettura dei valori del patrimonio in una consapevolezza assai larga e condivisa, legata alle crescenti opportunità di sviluppo economico. Le nostre sedi diplomatiche nel mondo sono e sempre più debbono essere parte integrante di questa capacità di tutela e valorizzazione dei beni culturali italiani ed europei. Francesco Rutelli Vice Presidente del Consiglio Ministro per i Beni e le Attività Culturali A NAPOLI LA XXIV ASSEMBLEA NAZIONALE DELL U.C.O.I. Il Direttivo dell Unione dei Consoli Onorari in Italia, d intesa con il Corpo Consolare di Napoli, ha deciso di svolgere, nel maggio prossimo, nella città partenopea, la sua XXIV Assemblea Nazionale con la partecipazione di esponenti del Governo e del Parlamento. Il Premio Filippo Gramatica 2010 sarà conferito al Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Amb. Giampiero Massolo. Il programma dettagliato dei lavori che prevede la partecipazione di Ambasciatori dei Paesi Esteri accreditati a Roma, sarà inviato a tutti i Consoli Onorari in Italia, anche non associati all U.C.O.I. IN BRASILE IL VII CONGRESSO INTERNAZIONALE DEL- L U.C.O.I.M. Avrà luogo in Brasile, probabilmente a Salvador de Bahia, il VII Congresso Internazionale dell Unione dei Consoli Onorari d Italia nel Mondo in concomitanza con il carnevale di Rio che avrà luogo dal 19 al 27 febbraio p.v. I precedenti Congressi si sono svolti, con l adesione del Sig.Presidente della Repubblica italiana e il Patrocinio del Sig. Ministro degli Affari Esteri, a Roma in sede costituente nel maggio 2004, a Sorrento nel maggio 2005, a Istanbul nel giugno 2006, a Roma nel settembre 2007, a Buenos Aires, con prosieguo a Montevideo, nell ottobre 2008 e a Vienna nell ottobre Concerto Grima all Auditorium della RAI Si è svolto la sera di domenica 20 dicembre, all Auditorium RAI, un ricco programma sinfonico corale dedicato alla memoria di un musicista molto attivo e amato nella nostra città, scomparso dieci anni fa: Joseph Grima, grande animatore di quel mondo dei cori in Il compianto Maestro Joseph Grima, di origine maltese grado di aggregare intorno alla gioia del far musica insieme, pezzi di società ampi ed eterogenei. Un mondo rappresentato nel concerto, accanto alla Nuova Orchestra Scarlatti, da ben quattro cori legati in vario modo al suo ricordo: il Coro Polifonico Universitario di Napoli, e la Corale Polifonica Regesta Can- torum, fondati dallo stesso M. Grima, il Coro universitario Joseph Grima e il Vocalia Ensemble, fondati e diretti da Luigi Grima, figlio di Joseph, nonché componente della Nuova Scarlatti. Era il 1966 quando in un intervista Joseph Grima affermò..in Europa c è un coro in ogni borgata, in Italia neppure uno per città. Nessuno avrebbe immaginato che Joseph Grima, maltese di nascita, napoletano per amore di Nicoletta, sarebbe diventato il seme della musica corale napoletana, divulgatore sapiente dell immenso patrimonio corale italiano: molto si deve a lui se oggi Napoli e la Campania proliferano di cori nati dal suo amore e la sua passione per il canto corale. Si è svolto la sera di domenica 20 dicembre presso l Autorium della RAI il Concerto Joy to the world della Nuova Orchestra Scarlatti, in ricordo del M Joseph Grima, con musiche di HÄNDEL, CIMAROSA, HOLST, SALIERI, BA- IOCCHI. Il Coro Universitario Joseph Grima e stato diretto dal figlio, il Maestro Luigi Grima. Hanno pure partecipato il Coro Polifonico Universitario di Napoli, la Corale Polifonica Regesta Cantorum di Piedimonte Matese sotto la direzione di Antonio Spagnolo. Il gruppo folk Scialapopolo di Capri augura ai lettori di Maltanapoli un felice e prospero 2010 Tel./Fax Tel Cell Il futuro della libertà La caduta del Muro di Berlino ha cambiato la vita degli europei, a Est come a Ovest. Nel ventesimo anniversario, Gianfranco Fini prende spunto da quell evento epocale per analizzare i radicali cambiamenti che il mondo ha vissuto negli ultimi anni e puntare lo sguardo su un futuro ancora da costruire. Crollate le barriere e venute meno le grandi opposizioni ideologiche, è finalmente diventato possibile lavorare per una nuova libertà, piena e allargata: risultato cui si può puntare solo affrancandosi dalla pesante eredità delle vecchie ideologie, per interpretare il mondo secondo codici nuovi, trovando punti di vista originali. È proprio per questo che il presidente della Camera si rivolge, qui, ai ventenni di oggi, la prima genera- di Gianfranco Fini Giulio Cesare e Silvio Berlusconi, Elena di Troia e Patrizia D Addario, Cleopatra e Carla Bruni, Marilyn Monroe e Noemi Letizia, Vittorio Emanuele II e Gianfranco Fini, Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini, Madame Pompadour e Ania Pieroni, Anna Bolena e Monica Lewinsky, Eleanor Roosevelt e Michelle Obama, Richelieu e Gianpaolo Tarantini, Cavour e Massimo D Alema... Sono centinaia i protagonisti di questo sorprendente libro di Bruno Vespa, che va a scavare in duemila anni (anzi, in tremilacinquecento) di esistenze umane per raccontare un unico tema, che come una melodia ricorrente ha accompagnato tutte le epoche: il ruolo delle donne - e, quindi, il peso dell eros e del sesso, ma anche la loro presenza rassicurante e protettrice - accanto agli uomini che hanno fatto la storia. L attualità italiana è, come sempre, dirompente. Per le vicende che hanno coinvolto le frequentazioni femminili del presidente del Consiglio e dettato una parte rilevante dell agenda politica del Per le questioni familiari di Berlusconi, che hanno portato a una richiesta di divorzio da parte della moglie Veronica. E per la discussione che si è aperta sulle molte, troppe violazioni della privacy di uomini pubblici, siano essi il presidente del Consiglio o quello della regione Lazio, Piero Marrazzo, protagonista dell ultimo scandalo a sfondo sessuale. Ma il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). zione di italiani ed europei ad aver vissuto davvero in un epoca di libertà, democrazia e possibilità. Sono loro che, alleati in un nuovo patto generazionale con i loro padri e fratelli maggiori, hanno il compito di raccogliere le sfide da vincere: perché la libertà possa essere un bene sempre più esteso e diffuso. Sfide che coincidono con i temi caldi del dibattito politico attuale: dalla questione sociale all immigrazione e alla coesione nazionale; dalla crescita dell Unione europea alla necessità di mettere di nuovo la persona al centro dei processi economici e politici. Per ognuno di questi temi Fini propone idee e spunti di riflessione che suscitano ogni giorno appassionati dibattiti. Donne di cuori di Bruno Vespa Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere... Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy. E poi, la castità di De Gasperi e Berlinguer, le tante amanti di Gronchi e Craxi, le seconde unioni di Fini, Casini, Bossi, D Alema, le compagne discrete di Veltroni, Bersani e Franceschini, la vivace vita amorosa di Berlusconi. E tanto altro ancora. In un grande affresco che rivela l insospettabile influenza avuta dalle donne di cuori nella storia umana. Michele Di Gianni Direttore Responsabile Ass. Napoletana Amici di Malta Editrice - C.F Gli articoli riportati nel presente giornale esprimono l opinione degli autori. Arte Tipografica - Napoli - Via S. Biagio dei Librai, 39 Tel Fax Reg. Trib. Napoli 2170/70 Finito di stampare il

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