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1 Advice Energy knowledge and consulting for power and gas Rassegna Stampa del

2 INDICE ENERGIA 18/03/2015 Corriere della Sera - Nazionale Quel pasticcio sulla cessione di quote Eni 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Siram punta a diventare il polo Veolia dell'energia 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Ambiente, investire aiuta il business 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Il Tesoro: «Nessun collocamento di quote Eni» 18/03/2015 La Repubblica - Nazionale Il governo "colloca" una quota dell'eni Poi fa dietrofront "Nessuna cessione" Titolo in testacoda 18/03/2015 MF - Nazionale Attenzione, le parole (a mercati aperti) pesano 18/03/2015 MF - Nazionale Petrolio, nuovi minimi da 6 anni 18/03/2015 MF - Nazionale Terna, la rete green vale 24 mld 18/03/2015 MF - Nazionale Eps sceglie l'ipo. Ma a Parigi

3 ENERGIA 9 articoli

4 18/03/2015 Corriere della Sera Pag. 31 (diffusione:619980, tiratura:779916) Privatizzazioni Quel pasticcio sulla cessione di quote Eni S. Agn. Piccolo giallo con retroscena incorporato ieri per il titolo Eni, il viceministro allo Sviluppo Claudio De Vincenti (foto) e il ministero del Tesoro, costretto a una rapida smentita dell'ipotesi di vendita di una quota del Cane a sei zampe. «Faremo qualcosa del genere anche su Eni», aveva detto De Vincenti riferendosi alla cessione di azioni Enel di proprietà del Tesoro (il 5,74% messo sul mercato con un «accelerated book building» il 25 febbraio scorso). Apriti cielo: immediatamente dopo la diffusione delle dichiarazioni è arrivata la precisazione, via nota stampa, del viceministro, che imputava il tutto a un «misunderstanding» («intendevo riferirmi alla messa sul mercato già realizzata di una quota Enel», ha spiegato). A stretto giro perveniva anche il comunicato del ministero di Via XX settembre che precisava «che non è prevista la collocazione di quote Eni sul mercato». Una «collocazione» che dopo il recente calo in Borsa a seguito del taglio del dividendo annunciato venerdì scorso nel corso della «strategy presentation» dell'amministratore delegato Claudio Descalzi, non si sarebbe comunque prospettata particolarmente vantaggiosa. In tutto questo bailamme il titolo della compagnia petrolifera ha comunque chiuso con un piccolo rialzo dello 0,46% a 15,31 euro per azione. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 4

5 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Pag. 12 (diffusione:334076, tiratura:405061) Efficienza. Imprese Siram punta a diventare il polo Veolia dell' energia J.G. La Siram, azienda milanese di servizi energetici, potrebbe diventare il polo dell'energia per la multinazionale francese Veolia, leader al mondo nel segmento della gestione dell'acqua e dei rifiuti. Questo è l'obiettivo di Frédéric Van Heems, francese, da pochi mesi amministratore delegato della Siram. «Un meraviglioso diamante grezzo che deve poter risplendere», dice Van Heems. Ceduta nel 2002 dalle famiglie che la fondarono a Milano nel 1912, la società è rimasta una dozzina d'anni condivisa dalla Veolia con l'edf attraverso la controllata Dalkia. Ora il controllo è interamente della Veolia (23,4 miliardi di fatturato mondiale) che, con un aumento di capitale di 84 milioni e il ribaltamento del vertice aziendale, sta trasformando la società italiana nel punto di riferimento internazionale per le competenze nell'energia. «Da Milano abbiamo allargato il campo d'intervento anche a Croazia e Slovenia, - aggiunge Van Heems - e siamo pronti a offrire l'efficienza energetica anche agli altri Paesi». Il risparmio dell'energia e delle risorse è l'attività principale dell'azienda, che lavora soprattutto per il settore pubblico (l'80% del fatturato), come nei 280 edifici comunali resi più efficienti a Trieste, come i servizi per il Comune di Venezia (il primo municipio che si è rivolto alla Siram, nel 1927) o come gli interventi per dare energia e calore a basso costo e a basso impatto ambientale al Policlinico di Milano. «Ogni intervento riduce fra il 15 e il 20% le emissioni di CO2 - conclude Van Heems - e abbamo stimato un beneficio di 100mila tonnellate l'anno di anidride carbonica emessa in meno nell'aria. È un'attività in cui vincono tutti: il cliente, noi fornitori e l'ambiente». L'azienda lavora anche nel settore delle reti di telecomunicazione attraverso la controllata Semitec e nell'efficienza energetica nel segmento dell'industria attraverso la Simav, che sta diversificando in comparti come le tecnologie per la difesa e per l'aerospazio. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 5

6 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Pag. 19 (diffusione:334076, tiratura:405061) Rete elettrica. Le strategie di Terna Ambiente, investire aiuta il business Federico Rendina SICUREZZA E TERRITORIO «Continuità» con il piano infrastrutturale da 8 miliardi di euro già attivato con «forti ricadute sull'efficienza» ROMA L'ambiente e la sicurezza nei processi aziendali sono un affare. Fanno apparire un'azienda sostenibile e sociale, e dunque migliorano l'immagine. Ma possono, sempre di più, alimentare anche il business e la redditività. Nel segno dell'efficienza energetica e quindi del risparmio di risorse operative. Su questo presupposto Terna, il gestore pubblico della rete di trasmissione elettrica nazionale, rilancia il suo impegno per accelerare le opere per la sicurezza dell'ambiente e dei territori. «Per garantirsi sviluppo, competitività, efficienza, in una visione sinergica» rimarca l'amministratore delegato Matteo Del Fante presentando le nuove iniziative insieme al presidente Catia Bastioli, forte di una ricerca sondaggio dell'istituto Piepoli. Terna celebra, in un convegno, quel che sembra già un ottimo risultato: 72mila ore di formazione ambientale dei dipendenti nel 2014, vecchi tralicci e 420 km di elettrodotti dismessi, sostituiti con linee più moderne e meno invasive per il territorio (un palo "monostelo" ingombra 15 volte di meno) e più efficienti. Grazie a un piano di investimenti da 4 milioni di euro solo per le soluzioni progettuali. «Grazie agli oltre 8 miliardi di euro gli investimenti fatti dal 2005 ad oggi abbiamo realizzato - garantisce Del Fante - una rete elettrica moderna, efficiente, tecnologicamente avanzata. Che ha già generato 6 miliardi di euro di minori costi per i cittadini e per le imprese». «Le politiche ambientali delle imprese stanno diventando un elemento di valore anche economico, un requisito di competitività» insiste il ministro dell'ambiente, Gian Luca Galletti. Il contesto è favorevole, conferma la ricerca commissionata all'istituto Piepoli. Per quasi due terzi delle aziende intervistate il miglioramento dell'efficienza e la diminuzione degli impatti ambientali rappresenta un'opportunità di sviluppo. E per oltre tre quarti delle imprese l'ambiente sta diventando addirittura uno dei motori centrali dell'economia. Le istituzioni dovrebbero però promuovere sia gli interventi che l'informazione su tutto ciò. Anche per superare il fenomeno, ancora diffuso, dell'effetto "nimby" (not in my backyard, non nel mio giardino), ovvero l'apprezzamento corale per gli interventi sulle infrastrutture che possono comportare qualche disagio iniziale garantendo però benefici a tutti, salvo poi ostacolare lo svolgimento delle opere quando interessano il proprio territorio. Ne è preda - ci dice la ricerca Piepoli - il 46% dei cittadini e il 51% delle aziende intervistate. L'ad di Terna approfitta del convegno per lanciare qualche segnale aggiornato anche sugli altri versanti della strategia aziendale. L'integrazione dei sistemi elettrici continentali (e non solo) è una delle frontiere da privilegiare. Ben venga il cavo elettrico con la Tunisia (se ne parla da oltre un decennio e il protocollo di intesa è stato firmato nel 2007) e ben venga anche una strategia di scambi di elettroni ad Est attraverso l'interconnessione che già esiste con il Montenegro («ma tutto dipende dal mercato»). Intanto i conti di Terna per del 2014 si mostreranno «in linea con quello che si aspetta il mercato» anticipa Del Fante. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 6

7 18/03/2015 Il Sole 24 Ore Pag. 29 (diffusione:334076, tiratura:405061) Petrolio Il Tesoro: «Nessun collocamento di quote Eni» L.Ser. Il Mef non farà «collocazione di quote Eni sul mercato». Servizio pagina 32 Il ministero dell'economia non pensa per ora alla vendita di azioni Eni. «Non è prevista la collocazione di quote Eni sul mercato», è la precisazione che il dicastero di via XX Settembre ha dovuto divulgare ieri per evitare speculazioni a seguito delle dichiarazioni, in tarda mattinata, del sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che aveva parlato di possibile collocamento simile a quanto fatto per Enel. «Il punto chiave è che rimane una partecipazione di riferimento del pubblico perchè sono imprese strategiche; quindi la quota che verrà messa sul mercato sarà limitata per mantenere un ruolo di riferimento dell'azionista. Come quello fatto su Enel faremo qualcosa del genere anche su Eni» aveva detto De Vincenti alle agenzie di stampa. E aveva anche parlato di «solidissime prospettive» per il gruppo del cane a sei zampe nonostante l'andamento del greggio. Lo stesso De Vincenti, in giornata, aveva poi dovuto correggere il tiro, parlando di un «misunderstanding». Intendevo infatti, ha chiarito, «riferirmi alla messa sul mercato già realizzata di una quota Enel». La prospettiva di una cessione delle quota, pari a 4,34%, di Eni posseduta dal Tesoro, in realtà, non è una novità rivelata dal viceministro, che forse voleva solo rassicurare sul fatto che l'andamento del greggio non mette in discussione la solidità del gruppo e la possibilità che prima o poi possa essere privatizzato. La cessione di una quota di Eni era già stata annunciata dal governo Letta e poi vagliata anche dal governo Renzi, che ci stava pensando lo scorso anno assieme all'ipotesi di un collocamento Enel, che poi è avvenuto il mese scorso. L'operazione su Eni era però stata messa in stand-by sia per la congiuntura non favorevole per le società petrolifere che per le vicende giudiziarie che avevano investito il gruppo. Ma la prospettiva che si proceda con la dismissione resta molto concreta. Nell'immediato è da escludere. Ciò che invece potrebbe accadere è che nel corso dell'anno il ministero dell'economia cominci la ricerca degli advisor, finanziario e legale, per un'eventuale ulteriore privatizzazione di Eni, magari per tenersi pronto qualora le prospettive di mercato dovessero migliorare. Ma anche per avere alternative concrete qualora non andassero a buon fine altre operazioni, come ad esempio la quotazione entro fine 2015 di Poste. L'eventuale cessione del 4,34% di Eni, agli attuali valori di Borsa, porterebbe nelle casse dello Stato 2,3 miliardi di euro (2,16 miliardi l'incasso per la cessione del 5,7% di Enel). Ma c'è da immaginare che quando l'operazione venisse decisa sicuramente i corsi azionari del gruppo del cane a sei zampe saranno su valori più elevati. Ieri il titolo Eni non ha comunque subito scossoni in Borsa e ha chiuso in rialzo dello 0,46 per cento. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 7

8 18/03/2015 La Repubblica Pag. 28 (diffusione:556325, tiratura:710716) IL PUNTO Il governo "colloca" una quota dell' Eni Poi fa dietrofront "Nessuna cessione" Titolo in testacoda Il sottosegretario De Vincenti annuncia l'operazione in stile Enel "Ma il mio pensiero è stato frainteso" ANDREA GRECO MILANO. Pausa pranzo indigesta per il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti. Ore 13,30, agenzia Agi : «Il punto chiave è mantenere una partecipazione di riferimento del pubblico perché sono aziende strategiche. Come per Enel, faremo qualcosa del genere anche su Eni. Quello messo sul mercato sarà limitato per mantenere un ruolo di riferimento». C'è la notizia. Sempre De Vincenti, ore 13,07: «Eni è una società molto forte al di là del prezzo del petrolio. Le prospettive di mercato sono solidissime». Tiene il punto. Ancora De Vincenti, ore 13,34: «La risposta riportata dalle agenzie di stampa sulla eventuale cessione di una quota Eni risente in realtà di un misunderstanding: intendevo infatti riferirmi alla messa sul mercato già realizzata di una quota Enel». Colpa dei giornalisti sordi (ma almeno sei agenzie hanno battuto le stesse frasi). Per maggiore sicurezza mezz'ora dopo il Tesoro primo socio (anche tramite Cdp) precisava: «Non è prevista la collocazione di quote Eni sul mercato». Già, il mercato. Che da giorni cerca di smaltire il ribasso infinito del greggio, e il correlato taglio del 30% del dividendo Eni 2015, annunciato venerdì. E che ieri, mentre l'ad Claudio Descalzi incontrava investitori per il mondo spiegando il piano , sembrava stabilizzarsi in area 15,35 euro: salvo cadere sui 15,20 dopo l'uno-due ministeriale, e poi chiudere a 15,31 euro (+0,46%). È oggettivamente difficile pensare a un'epidemia di sordità tra i colleghi. Quindi o il viceministro De Vincenti è molto avanti, oppure è rimasto indietro, alla lista privatizzazioni ventilata dal governo l'estate scorsa. C'era Enel e c'era Eni, è vero. E un 5,7% dell'ex monopolista elettrico è stato venduto al mercato un mese fa. Fare il bis con Eni, oggettivamente, pare un po' intempestivo. Specie se l'annuncio arriva quattro giorni dopo la presentazione del piano quadriennale che ha limato del 29% la cedola e sospeso il buyback da 6 miliardi, due fattori che hanno riavvicinato l'azione Eni ai minimi del decennio. Foto: IL GOVERNO Il viceministro allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti. È intervenuto ieri su Eni ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 8

9 18/03/2015 MF Pag. 3 (diffusione:104189, tiratura:173386) Attenzione, le parole (a mercati aperti) pesano Filippo Buraschi «Il governo collocherà sul mercato una quota di Eni come già fatto per Enel, mantenendo un ruolo di riferimento dell'azionista perché si tratta di società strategiche». Parole e musica del viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti. Un'oretta dopo arriva il dietrofront con autosmentita: «La risposta riportata dalle agenzie di stampa sulla eventuale cessione di una quota Eni risente in realtà di un misunderstanding: intendevo infatti riferirmi alla messa sul mercato già realizzata di una quota Enel», ha precisato il viceministro. E a stretto giro anche il Mef ha precisato di non avere in calendario un placement di titoli del gruppo. Al di là del misunderstanding, resta la scivolata di De Vincenti, una scivolata ancora più eclatante perché l'anticipazione, indiscutibilmente price sensitive e fornita direttamente dal governo che tramite il Tesoro è azionista di controllo della società, è stata fornita a mercati aperti e soprattutto in un momento molto delicato per il titolo Eni che da venerdì a oggi ha perso più di 1 euro per azione (oltre il 7%) dopo che l'ad Descalzi ha annunciato il taglio del dividendo di circa il 25% a valere sull'esercizio In realtà il titolo non ha subito scossoni nel periodo intercorso tra la battuta di De Vincenti (che poi ha sottolineato la solidità dell'eni, «società forte al di là del prezzo del petrolio») e la successiva smentita, ma certo un po' più di prudenza avrebbe giovato. (riproduzione riservata) ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/2015 9

10 18/03/2015 MF Pag. 3 (diffusione:104189, tiratura:173386) A NEW YORK IL GREGGIO WTI HA TOCCATO NELLA SEDUTA DI IERI I 42,7 DOLLARI AL BARILE Petrolio, nuovi minimi da 6 anni Non si arresta il calo delle quotazioni dell'oro nero, complice la debolezza del dollaro e le strategie dei grandi produttori Usa. Cui si aggiungono ora le voci di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran Andrea Di Biase Il dollaro forte e l'abbondante offerta di greggio sul mercato continuano a spingere in ribasso le quotazioni del petrolio. Nel corso delle contrattazioni durante la giornata di ieri il light crude Wti di New York ha così aggiornato il proprio minimo da sei anni a 42,74 dollari al barile, con il Brent invece in flessione di 1,02 dollari a 52,92 dollari al barile. Nonostante un momentaneo indebolimento del dollaro, valuta nella quale viene scambiato il petrolio, che ha reso più conveniente gli acquisti di greggio per i trader e gli operatori che operano con altre valute, le voci su una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran, per consentire a Teheran di esportare un quantitativo maggiore di greggio a fronte di un impegno sulla questione nucleare, ha messo sotto pressione le quotazioni. Anche perché le aspettative del mercato sono che oggi, quando saranno rese note le riserve di petrolio degli Stati Uniti, queste possano raggiungere il livello di 452 milioni di barili. Se tali previsioni fossero confermate dal dato ufficiale, che sarà diramato in giornata, è possibile che la pressione al ribasso sulle quotazioni del greggio si intensifichi. A questo si aggiunge il fatto che negli Usa, pur a fronte di queste aspettative, la produzione domestica continua a salire, toccando i massimi da oltre 40 anni, nonostante le chiusure continuate dei piccoli impianti. Secondo gli analisti si tratterebbe di una scelta consapevole da parte delle grandi compagnie volta eliminare i comprimari, i quali non sono in grado di reggere lo stress legato a costi sempre più alti a fronte di quotazioni sempre più basse. Risultato: meno concorrenza per chi resta e può continuare a produrre. Senza contare il fattore Cina. Nonostante le rassicurazioni proprio di ieri del primo ministro cinese Li Keqiang sulla forza del Celeste Impero, è innegabile che la forza sta rallentando, magari anche a fronte di un rafforzamento interno, così come a rallentare sarà anche la richiesta di materia prima per una potenza energivora che energivora lo è sempre meno. Non solo, ma anche le sue prospettive di accumulare scorte, approfittando dei prezzi bassi, potrebbe rallentare. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, in un report pubblicato la scorsa settimana, il prezzo del greggio è destinato a scendere ulteriormente. Secondo gli esperti della banca Usa il prezzo del petrolio Wti è destinato a toccare quota 40 dollari al barile nei prossimi mesi. (riproduzione riservata) PETROLIO WTI 17 dic '14 17 mar '15 Dollari al barile 43,7 $ IERI Foto: Quotazioni, altre news e analisi su ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/

11 18/03/2015 MF Pag. 15 (diffusione:104189, tiratura:173386) IL GRUPPO GUIDATO DALL'AD DEL FANTE SPIEGA COME CONCILIARE BUSINESS E SOSTENIBILITÀ Terna, la rete green vale 24 mld Presentate ieri le sette regole per la sicurezza ambientale. Dal 2005 a oggi la società ha investito 8 mld e generato 6 mld di risparmi per consumatori e aziende. Ma i tempi autorizzativi sono ancora lunghi Angela Zoppo Con oltre 8 miliardi investiti nell'ammodernamento della rete elettrica, Terna rivendica di aver sempre messo tra le priorità la salvaguardia dell'ambiente. Il gruppo guidato dall'ad Matteo Del Fante in questi dieci anni ha conseguito così risparmi per 6 miliardi a beneficio di cittadini e imprese, aumentando l'efficienza e gli standard tecnologici delle infrastrutture di trasmissione. «Questo è un anno storico. Nel 2015, a dieci anni dalla privatizzazione, possiamo affermare che tutte le zone elettriche definite dai regolamenti sono state connesse. Terna persegue la massima compatibilità ambientale delle sue opere», ha spiegato Del Fante ieri a Roma, al convegno organizzato da Terna per presentare Le nuove regole per la sicurezza dell'ambiente. Terna, tra le prime aziende in Italia, ha messo a punto una strategia di sicurezza integrata che mette insieme i settori informatico, ambientale, del lavoro e il core business del sistema elettrico. Per una spa, tanto più quotata, non si tratta ovviamente solo di fare la paladina dell'ambiente. Le ricadute economiche sono tangibili. Del Fante ha stimato in circa 24 miliardi i benefici generati da questo approccio: circa 10,2 miliardi dalle principali 12 opere già in esercizio, altri 10,1 miliardi dalle sette in via di realizzazione, e 3,5 miliardi di riduzione dei costi di dispacciamento dal 2009 al Ai benefici ricordati da Terna si contrappongono però i tempi lunghissimi degli iter autorizzativi, che vanno dai sette ai 12 anni. «Ci meritiamo una maggiore attenzione visto quello che stiamo facendo per lo sviluppo del Paese», ha detto Del Fante. «I progetti una volta autorizzati e finanziati devono avere tempi certi e, possibilmente, brevi. Occorre trovare un punto di equilibro tra crescita economica e salvaguardia dell'ambiente». Anche i risultati di un'indagine condotta dell'istituto Piepoli lo confermano. Ben il 61% delle aziende intervistate giudica positivo per il proprio sviluppo un innalzamento degli standard ambientali, e una percentuale ancora più alta, il 76%, valuta come una grande opportunità mettere l'ambiente al centro dell'economia. «L'industria italiana, accanto al mondo ambientalista, agricolo, alla grande distribuzione e all'accademia», ha detto la presidente di Terna, Catia Bastioli, «può giocare un ruolo produttivo, di stimolo con la politica per mettere al centro l'ecosistema e il benessere delle persone». E per il ministro dell'ambiente, Gian Luigi Galletti, è già un successo che oggi si possa parlare allo stesso tavolo di sostenibilità e di sviluppo delle imprese. L'impegno di Terna nel frattempo non si ferma: sul territorio ci sono 230 cantieri aperti con investimenti per 2,8 miliardi. Non solo. La spa della rete ha anche fissato sette regole da condividere con altre aziende, riassunte da Giuseppe Lasco, capo del corporate affairs. Tra queste, considerare l'ambiente come una risorsa dell'azienda e dotarsi di una governance ambientale. (riproduzione riservata) TERNA 17 dic '14 17 mar '15 3,5 3,7 3,9 4,1 quotazioni in euro 4,02 +0,15% IERI Foto: Matteo Del Fante Foto: Quotazioni, altre news e analisi su ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/

12 18/03/2015 MF Pag. 15 (diffusione:104189, tiratura:173386) LA SOCIETÀ È ATTIVA NEI SISTEMI D'ACCUMULO DI ENERGIA Eps sceglie l'ipo. Ma a Parigi Luisa Leone Ipo in vista per Electro Power Systems. La società specializzata in sistemi di accumulo di energia, nata da uno spin off del Politecnico di Torino, ha appena avviato l'iter per la quotazione in borsa. Il progetto è raccogliere fondi per il secondo step di sviluppo, basato sull'offerta di soluzioni per l'accumulo di energia pulita, in grado di garantire anche da fonti intermittenti come le rinnovabili un flusso continuo, basandosi su una tecnologia all'idrogeno, più economica di quelle attualmente in commercio. «Abbiamo appena avviato il percorso per l'ipo in Francia, che faremo completamente in aumento di capitale, in modo da sostenere il nostro piano di sviluppo a livello globale», dice a MF-Milano Finanza Carlalberto Guglieminotti, ceo della società. La piazza scelta da Eps però non è quella italiana, bensì Parigi. Il che non stupisce troppo, se si pensa che di recente Electro Power ha spostato Oltralpe anche la sede sociale pur mantenendo produzione, ricerca e sviluppo in Italia. «La Francia è un Paese dove c'è grande attenzione alle tematiche energetiche e dove si prende molto sul serio lo sviluppo delle energie rinnovabili, a cui il nostro progetto è collegato», continua Guglielminotti. E se la prima ragione della scelta è di tipo industriale, anche la liquidità e l'organizzazione della piazza italiana hanno giocato il loro ruolo nella scelta. «A Parigi è possibile quotarsi sul listino principale con soli 2 milioni di fatturato, avendo a disposizione un mercato liquido, non paragonabile all'aim italiano, che sarebbe stato il listino cui noi avremmo potuto accedere in Italia». Ancora i dettagli dell'ipo non sono ufficiali, ma sul mercato francese dovrebbe andare una quota di minoranza intorno al 25-30% del capitale. E anche gli attuali soci di Eps dovrebbero partecipare all'aumento, come dimostrazione della fiducia nella società, che dopo aver attraversato un periodo di difficoltà ora è pronta a una nuova svolta. Gli azionisti di Ectro Power Sistems per altro sono nomi molto noti della finanza italiana e non solo: si tratta del fondo 360 Capital Partners di Fausto Boni, che ha portato in borsa tra gli altri anche Yoox, della Ersel della famiglia torinese Giubergia; di Prima Electro, del gruppo Prima Industrie e, con una piccola quota, anche del fondo che fa capo ad Angelo Moratti, 77holding. La sfida, con la quotazione in borsa e le risorse fresche che ne deriveranno, sarà quella di sfruttare il successo riscontrato nel settore delle telecomunicazioni (Eps fornisce da anni sistemi di accumulo per le stazioni radio-base di alcuni grandi operatori delle tlc), per imporre i suoi prodotti anche nel mondo dell'energia rinnovabile. La questione dei sistemi di accumulo è infatti uno dei principali nodi da sciogliere per permettere davvero alle fonti rinnovabili di colmare completamente il gap con quelle tradizionali, rendendole continue e affidabili, ma anche evitando i problemi di sovraccarico di rete. E per aiutare Electro Power System ad affermarsi sul mercato, hanno fatto il loro ingresso in consiglio di amministrazione anche Luca Dal Fabbro (ex ad di Eon Italia, oggi nel cda di Terna) e Giuseppe Artizzu, esperto di tematiche energetiche. (riproduzione riservata) Foto: Carlalberto Guglielminotti ENERGIA - Rassegna Stampa 18/03/

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