Requisiti e standard dei formati elettronici per la produzione di documenti informatici di Stefano Allegrezza Febbraio 2010

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1 Requisiti e standard dei formati elettronici per la produzione di documenti informatici di Stefano Allegrezza Febbraio I formati elettronici Che cosa è un formato elettronico Formati e famiglie di formati La classificazione dei formati L identificazione dei formati I registri dei formati Osservazioni conclusive I formati elettronici in rapporto alle esigenze della conservazione digitale I requisiti generali di primo livello Alcuni esempi I requisiti generali di secondo livello I requisiti specifici L importanza dei requisiti Conclusioni I formati elettronici La scelta del formato elettronico (o, più semplicemente, formato) rappresenta uno degli aspetti più importanti tra quelli da prendere in considerazione in qualunque strategia di conservazione digitale. L esperienza insegna, infatti, che molti dei formati che erano particolarmente in auge nel passato sono ormai pressoché scomparsi, e chi possiede ancora contenuti digitali codificati secondo quei formati oggi incontra sicuramente serie difficoltà ad accedervi. È tristemente noto il caso delle sonde Viking che furono lanciate su Marte nel 1975 dall Agenzia Spaziale Americana (NASA) per verificare se sul pianeta rosso potessero esistere forme di vita 1. All epoca gli scienziati erano assolutamente certi del fatto che i dati scientifici da loro raccolti durante la spedizione, codificati secondo il formato allora in uso e memorizzati su nastri magnetici, sarebbero rimasti disponibili per le future generazioni senza alcun tipo di intervento. Invece, quando tentarono di riutilizzare alcuni di quei dati alla fine degli anni 90, si accorsero che, nonostante tutti gli sforzi messi in atto dall Agenzia Spaziale per conservare i nastri in ambienti dotati delle migliori condizioni, molti di essi erano ormai talmente deteriorati da rendere quasi illeggibili i dati memorizzati. Ma il problema più grave si presentò quando gli scienziati tentarono di riutilizzare i dati ancora leggibili: scoprirono infatti che, nonostante fossero trascorsi solamente venti anni, non erano più in grado di decodificare il formato secondo il quale quei dati erano stati prodotti. Fortunatamente, erano ancora disponibili delle vecchie stampe su carta dei dati e fu possibile ricostruire le preziose informazioni, anche se fu necessario ridigitare tutto. Questo episodio fa comprendere l importanza di stabilire dei criteri oggettivi per la scelta di formati che assicurino la loro leggibilità a distanza di venti, cinquanta o più anni. È importante quindi identificare quali sono i requisiti che devono essere presi in considerazione nella scelta di un formato compatibile con un processo di conservazione digitale. 1 Si veda MARTIN WALLER, ROBERT SHARPE, Mind the gap. Assessing digital preservation needs in the UK, Digital Preservation Coalition, The Digital Preservation Coalition Innovation Centre, York Science Park, Heslington, YORK YO10 5D, 2006, disponibile all indirizzo <http://www.dpconline.org/docs/reports/ uknamindthegap.pdf>. 1

2 1.1 Che cosa è un formato elettronico Prima di entrare nel vivo dell argomento è bene premettere alcuni concetti che serviranno per conoscere meglio il mondo dei formati elettronici e comprendere meglio il seguito. Un concetto che è importante avere subito ben chiaro è il fatto che qualsiasi contenuto digitale (od oggetto digitale) viene memorizzato come file, ovvero come una sequenza di bit 0 od 1 (bitstream), considerati come un entità unica dal punto di vista logico e fissati con una certa organizzazione fisica su una memoria. Per fare un esempio, un documento di Microsoft Word della dimensione di 30 KiB 2 è equivalente ad una sequenza di ben bit, memorizzati su una certa memoria digitale (si veda la Figura 1). Figura 1. La sequenza di bit che costituisce un oggetto digitale Purtroppo, tale sequenza di bit non avrebbe alcun significato e non sarebbe in alcun modo intelligibile se non se ne conoscesse il relativo formato, ovvero l insieme di codici e regole che, a partire dalla sequenza di bit che costituisce un oggetto digitale, permettono di riprodurre mediante un software (a video, a stampa o su altri dispositivi di output) il relativo oggetto informativo con lo stesso contenuto e nella stessa forma che gli sono stati conferiti dall autore 3. In altre parole, il formato specifica la corrispondenza fra la rappresentazione binaria dell oggetto digitale e i contenuti in esso presenti stabilendo le regole con le quali i bit che lo costituiscono devono essere interpretati; è proprio grazie ad esso che un sistema informatico è in grado di interpretare quei bit e restituire l oggetto digitale nella stessa forma e con i contenuti che sono stati stabiliti dal suo creatore, decodificando in porzioni di testo, immagini, grafici, etc. le sequenze di bit che lo compongono (si veda la Figura 2) Figura 2. Senza il relativo formato qualsiasi file altro non è che una sequenza di bit priva di significato 2 Si fa qui uso dei nuovi simboli Ki, Mi, Gi, Ti, Pi, Ei, Zi e Yi (corrispondenti ai prefissi binari kibi-, mebi-, gibi-, tebi-, pebi-, exbi- zebi- e yobi-) previsti dall appendice alla norma IEC Letter symbols to be used in electrical technology e dalla norma ISO/IEC Quantities and units e che devono essere ormai utilizzati per indicare le grandezze in gioco nel campo informatico in sostituzione dei corrispondenti prefissi decimali k, M, G, T, P, E, Z e Y. 3 Cfr. STEFANO PIGLIAPOCO, La memoria digitale delle amministrazioni pubbliche. Requisiti, metodi e sistemi per la produzione, archiviazione e conservazione dei documenti informatici, Santarcangelo di Romagna (RN), Maggioli editore,

3 Le informazioni relative alle modalità secondo le quali tale sequenza di bit debba essere interpretata sono fornite da uno più documenti tecnici che nel loro complesso vengono denominati specifiche del formato. 1.2 Formati e famiglie di formati Occorre fare attenzione al fatto che gli acronimi spesso utilizzati per denominare i formati dei file non identificano un singolo formato ma, il più delle volte, una famiglia di formati. Consideriamo, ad esempio, il formato DOC prodotto con il diffusissimo programma di videoscrittura Microsoft Word. La Tabella 1 riporta l elenco delle principali versioni del programma, con riferimento alle edizioni per il sistema operativo Microsoft Windows 4, e le denominazioni tecniche delle corrispondenti versioni del formato DOC che si sono succedute negli ultimi venti anni. Si può osservare come siano state rilasciate nel tempo quattro versioni: DOC1, DOC2, DOC 6.0/95 e DOC97/2003; con Microsoft Word 2007 è stato introdotto un formato nuovo e completamente diverso, denominato DOCX 5. Rimanendo nell ambito del formato DOC, chiunque abbia avuto la necessità di salvare un documento di testo codificandolo secondo versioni differenti del formato avrà notato che l estensione rimane la stessa (.doc); ma se si va ad analizzare il flusso di bit che costituisce il file, si nota, invece, che i dati sono codificati in maniera differente: ciò significa che i formati sono diversi. Il DOC non è quindi un formato ma una famiglia di formati 6. Questo è un discorso del tutto generale: la maggior parte dei formati oggi esistenti sono, in realtà, famiglie, spesso piuttosto numerose, di differenti versioni dello stesso formato, tecnicamente diverse e, a volte, non compatibili tra di loro. Versione di Word Anno di rilascio Versione del formato (denominazione tecnica) Word 1.0 for Windows 1989 DOC1 Word 2.0 for Windows 1991 DOC2 Word 6.0 for Windows 1993 DOC6.0/95 Word DOC6.0/95 Word DOC97/2003 Word DOC97/2003 Word 2002/XP 2001 DOC97/2003 Word DOC97/2003 Word DOCX (OOXML) Tabella 1. Versioni di Micorsoft Word e corrispondenti versioni del formato DOC 1.3 La classificazione dei formati Ai fini di una migliore comprensione dei requisiti di conservabilità dei formati è utile procedere ad una loro classificazione raggruppandoli in categorie omogenee. Sono state 4 Escludendo, quindi, quelle per altri sistemi operativi, come l MS-DOS, MacOS, OS/2. Per completezza di informazione, si ricorda che Microsoft, oltre alle versioni per Macintosh, ha prodotto anche alcune versioni per MS-DOS (Word 3.x, Word 4.0, Word 5.0 e Word 5.5) ed una per OS/2 (Word for OS/2). 5 Il DOCX, successore del formato DOC e formato di default dei documenti di testo prodotti con le suite di automazione d ufficio Microsoft Office 2007 e Office 2010, può essere adoperato anche in alcune delle precedenti versioni di Microsoft Word se si provvede all installazione del Microsoft Office Compatibility Pack. 6 Per cui, in realtà, sarebbe più corretto parlare di famiglia di formati DOC anziché di formato DOC. È importante comprendere che il formato DOC utilizzato da Microsoft Word 2003 è diverso dal formato DOC utilizzato da Microsoft Word 6.0 e da quello utilizzato da Microsoft Word 2.0 e così via. L esistenza di diversi formati all interno di una stessa famiglia va ricondotta al fatto che le successive versioni di Microsoft Word hanno aggiunnto via via nuove funzionalità, per supportare le quali il formato ha dovuto essere modificato più volte. 3

4 proposte diverse classificazioni, alcune delle quali ufficiali ed altre suggerite da siti web o da registri dei formati. La prima classificazione ufficiale che storicamente è stata adottata è quella basata sui tipi MIME (MIME type) 7. Non esiste una lista esaustiva di tutti i tipi MIME in uso ma un lungo elenco si può trovare sul sito dello IANA 8, che fornisce anche la classificazione ufficiale dei formati di file basata sul tipo MIME e che prevede attualmente nove categorie (si veda la Figura 3). Figura 3. Classificazione secondo i tipi MIME È importante notare che l associazione tra estensione e tipo MIME non è univoca: esistono alcune estensioni che sono associate a più tipi MIME 9. Inoltre, le categorie dei formati secondo i tipi MIME non sono mutuamente esclusive ma presentano, in alcuni casi, delle sovrapposizioni. Il formato TXT, per esempio, è presente sia nella categoria application che nella categoria text. Per questo motivo sono state proposte altre classificazioni nelle quali ciascun formato può rientrare in una sola delle categorie. Ad esempio, R.L. Clausen 10 propone la classificazione rappresentata in Figura Figura 4. Classificazione dei formati secondo R.L. Clausen Esistono diverse altre classificazioni, alcune delle quali sono più dettagliate e prevedono quindi un maggior numero di categorie. Ad esempio, il sito FileInfo 12 propone una classificazione basata su 18 categorie (cfr. Figura 5). 7 Il tipo MIME (Multipart Internet Mail Extension) di un file è un informazione che rende possibile la sua univoca identificazione. Viene solitamente utilizzato nella trasmissione di file via Internet (ad esempio, le pagine HTML richieste tramite un browser, i messaggi di posta elettronica e i loro allegati, gli articoli dei newsgroup) ed è indicata nel campo Content-Type: dell intestazione di tali file. Si veda anche il paragrafo Si veda all indirizzo <http://www.iana.org/assignments/media-types>. 9 Ad esempio, l estensione.doc è associata ai seguenti tipi MIME: application/msword; application/doc; appl/text; application/vnd.msword; application/vnd.ms-word; application/winword; application/word; application/x-msw6; application/x-msword; zz-application/zz-winassoc-doc. Cfr. <http://filext.com/fileextension/doc>. 10 Cfr. LARS R. CLAUSEN, Handling file formats, The State and University Library, Arhus, e The Royal Library, Copenhagen, Danimarca, maggio 2004, disponibile all indirizzo <http://netarchive.dk/publikationer/ FileFormats-2004.pdf>. Seguono alcuni esempi di formati che, secondo l autore, rientrano nelle categorie proposte: PDF, DOC, PS, DVI, HTML (document-like); GIF, PNG, JPG (image formats); MP3, OGG (sound formats); MPG, AVI (movie formats); dati grezzi (data formats); CAD, VSD, QXD (structured graphics format); XSL (spreadsheets); DBF, DDF (databases); TAR, ZIP (collection); CSS (configuration and metadata); program-supporting formats (TTF, game saves); Javascript, Java, SWF (program file formats). 11 Si noti che, al contrario di quanto accade con la classificazione basata sui tipi MIME, in questa non è necessario definire la categoria application. 12 Cfr. <http://www.fileinfo.net>, già citato nel paragrafo

5 Figura 5. Classifcazione secondo FileInfo Il sito File.extensions 13 effettua una classificazione ancora più dettagliata, individuando ben 33 categorie (che raccolgono complessivamente oltre ventimila estensioni diverse), tra cui la categoria residuale miscellaneous che comprende tutti quei formati elettronici che non sono rientrano in nessun altra classe (cfr. Figura 6). 3D graphics, CAD-CAM-CAE archive and compressed audio and music or song backup binary bitmap images, picture, photo configuration dangerous and malicious database disk image (ISO) binary document attachment blocked related data emulator encoded and encrypted font Categorie di formati game graphic Internet related mobile ringtone movie, film, video and multimedia Office 2007 document plugin, addon program executable settings, option, thems or skins source code and script system temporary text unknown various data vector graphic miscellaneous 1.4 L identificazione dei formati Figura 6. Le categorie di formati secondo File extensions Sicuramente uno delle prime questioni che si trova ad affrontare chi si occupa di conservazione digitale è quella dell identificazione corretta del formato dei file. A questo proposito è importante notare che non è sufficiente identificare solo il formato, ma occorre anche identificarne anche la versione 14. Assai comunemente il formato di un file è identificato attraverso la sua estensione 15. Il sistema operativo Windows utilizza, ad esempio, una tecnica denominata file association per associare ad ogni estensione un determinato programma e stabilire quale applicativo può aprire un determinato file 16. Si noti che, nel sistema operativo Windows, è consentito 13 Cfr. <http://www.file-extensions.org/filetypes>. 14 Ad esempio, non è sufficiente sapere che un certo file è nel formato DOC, ma occorre identificarne anche la versione precisa (DOC1, DOC2, DOC 6.0/95, DOC 97/2003, etc.). 15 L identificazione del formato attraverso l estensione del nome del file è una tecnica utilizzata da diversi sistemi operativi, quali il CP/M, l MS-DOS, il VMS, il VM/CMS, Windows e Mac OS X. 16 Una file association è un associazione tra l estensione del file e il programma che il sistema operativo utilizza per aprire o visualizzare quel file. Per esempio, i documenti creati con Microsoft Word di solito 5

6 associare una determinata estensione di file a più di una applicazione 17. Ad esempio, all estensione.doc possono essere associati, oltre a Microsoft Word, anche programmi quali Writer (incluso in OpenOffice.org), StarWriter (incluso in StarOffice), AbiWord (incluso in GNOME Office), KWord (incluso in KOffice) 18. È anche possibile associare ad una estensione programmi diversi a seconda dell azione che si intende avviare (ad esempio, un programma per l apertura, un altro per la modifica, e così via). Si noti, infine, che il programma che è associato ad una determinata estensione potrebbe anche non essere in relazione con essa, magari perchè è stata modificata, volontariamente o per errore, la corretta associazione. Ad esempio, è possibile, modificando la file association, associare l estensione.doc (di Microsoft Word) al programma Microsoft Excel. In questo caso, il sistema operativo tenterà, inutilmente, di aprire i file che presentano estensione.doc con Microsoft Excel ottenendo risultati imprevedibili. Il metodo d identificazione tramite l estensione del nome dei file non è privo di difficoltà. Innanzitutto, se l estensione di un file viene modificata, volontariamente o involontariamente, ad esempio a causa di una ridenominazione accidentale o per l intervento di un virus 19, non risulta più possibile identificare il suo formato solo attraverso di essa. In secondo luogo, una determinata estensione può essere associata a più di un formato 20 ; questa evenienza è tutt altro che rara: basta considerare l esempio, già citato, dell estensione.doc, utilizzata per i documenti di testo creati con Microsoft Word, e, nel passato, anche per i documenti di testo prodotti con WordPerfect 21. In terzo luogo occorre tener presente che, in relazione alle impostazioni di alcuni sistemi operativi (quali Windows e Mac OS X) 22, le estensioni dei file potrebbero non essere visualizzate (si ved la Figura terminano con l estensione.doc. Se l utente fa doppio clic su un file con estensione.doc in Esplora Risorse (o in Risorse del computer), viene avviato Microsoft Word (ovviamente ipotizzando che i file.doc siano correttamente associati con Microsoft Word nell ambiente operativo dell utente). Per gestire la file association nei sistemi operativi Windows è sufficiente aprire Esplora Risorse e seguire il percorso Strumenti Opzioni cartella Tipi di file. 17 Infatti, cliccando con il tasto destro del mouse sull icona di un file e scegliendo la voce apri con, viene visualizzata una finestra nella quale è possibile scegliere il programma da utilizzare per aprire quel determinato file. 18 Viceversa, un programma può gestire file di diversi formati. Ad esempio, un word processor potrebbe gestire i formati DOC o ODT, un programma di grafica i formati GIF, JPG e PNG, un foglio elettronico i formati XLS, CSV e ODS, etc. 19 Vale la pena far osservare che, cambiando l estensione, il formato del file non cambia, in quanto la sequenza di bit di cui è formato non subisce alcun mutamento. 20 Ciò dipende principalmente dal fatto che non vi è alcuna autorità centrale che controlla l assegnazione delle estensioni ai formati di file, anche se alcuni sviluppatori hanno preso l abitudine, già nelle fasi iniziali dello sviluppo di un nuovo software, di inviare a The File Extension Source (un sito web, più semplicemente conosciuto come FILExt e raggiungibile all indirizzo <http://www.filext.com>, che costituisce un riferimento autorevole, seppur non ufficiale, sui formati e le relative estensioni; si veda anche il paragrafo 1.5) l estensione che intendono utilizzare per i loro formati, nella speranza che gli altri produttori di software effettuino una ricerca sul sito ed evitino di utilizzare estensioni che sono già state, per così dire, impegnate. 21 Allo stesso modo, i fogli elettronici prodotti con Microsoft Works hanno estensione.wks, che è la stessa utilizzata dal foglio elettronico Lotus Si noti che è anche possibile che due file che hanno la stessa estensione abbiano in realtà contenuti completamente differenti (il primo potrebbe essere, ad esempio, un documento di testo e il secondo un immagine). 22 Con i sistemi operativi Microsoft Windows XP, Windows Vista e Windows 7 la procedura per ripristinare la visualizzazione delle estensioni dei file (che è disabilitata di default) è pressoché identica: occorre aprire Esplora risorse (o in alternativa Risorse del computer) e scegliere Strumenti Opzioni cartella Visualizzazione; tra le varie opzioni che si presentano, occorre deselezionare la voce Nascondi le estensioni per i tipi di file conosciuti. In questo modo Windows visualizzerà tutte le estensioni dei file e non solamente quelle dei file sconosciuti, ovvero quelli che non sono associati ad alcun programma all interno del sistema. Il cambiamento operato su questa opzione si rifletterà anche sugli altri programmi, come, ad 6

7 7) 23. In questo modo i vari file presenti sul computer vengono identificati solo attraverso l icona che il sistema operativo associa loro e che non identifica il formato ma semplicemente il programma utilizzato di default per aprirli. Figura 7. L icona di un documento di testo creato con Microsoft Word 2003, con e senza estensione Inoltre, non tutti i sistemi operativi utilizzano le estensioni per identificare i tipi di file. Se si scambiano file tra ambienti operativi che non utilizzano le estensioni (ad esempio, i computer Macintosh con sistemi operativi precedenti a Mac OS X) ed ambienti che invece le utilizzano (ad esempio, i sistemi Windows), potrebbe verificarsi una non corretta assegnazione delle estensioni 24. Occorre, infine, notare che, tramite l estensione, è possibile identificare al più la famiglia di formati a cui appartiene un determinato file (si veda il paragrafo 1.2), mentre si è già fatto osservare che è necessario identificare la versione precisa del formato. In alcuni casi la situazione è ancora più complessa. Ad esempio, l estensione dei file PDF (.pdf) identifica non soltanto le varie versioni del formato PDF, ma anche le varie versioni dei profili del formato PDF 25. In conclusione, l esame dell estensione permette di identificare al più la famiglia a cui appartiene il formato ma non fornisce alcuna indicazione utile a risalire alla specifica versione o profilo. Oltre a quello basato sull estensione, esistono altri metodi per identificare il formato di un file. In molti casi esso può essere identificato tramite particolari sequenze di byte che si trovano in determinate posizioni all interno del file (il più delle volte all inizio). Tale sequenza viene comunemente definita magic number od anche file signature (firma). Quando un programma di identificazione rileva questi magic number all interno del file, può comprendere di quale formato si tratti anche in assenza della sua estensione. Questo metodo, sebbene applicabile solo ai formati che utilizzano i magic number, risulta esempio, Microsoft Outlook Express. Si noti, tuttavia, che anche dopo aver correttamente impostato queste opzioni, ci possono essere alcuni casi speciali in cui Windows non visualizza comunque l estensione del file. Uno di questi casi è rappresentato dai documenti ritaglio di Windows, creati copiando del testo da un applicazione (ad esempio, da un documento di testo di Microsoft Word) ed incollandolo all interno della finestra di Esplora risorse. Questa caratteristica può essere utilizzata dai programmatori per la creazione di codice maligno. 23 Questo fatto viene spesso sfruttato dai creatori di virus per diffondere virus per computer ed altre categorie di malware. Ad esempio, essi possono creare del codice maligno nel linguaggio di programmazione VBScript e denominare il relativo file come LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT.vbs; questo file verrà visualizzato come LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT se colui che lo apre ha la visualizzazione delle estensioni disabilitata (che è l impostazione predefinita dei sistemi operativi Microsoft) e apparirà come un innocuo documento di testo nel formato TXT anziché un programma dannoso. 24 Si consideri anche il fatto che alcuni sistemi operativi, come Unix, sono case sensitive (cioè distinguono tra maiuscole e minuscole nei nomi di file), mentre altri, come Microsoft Windows, sono case insensitive. I tre file Lettera.doc, lettera.doc e LeTtErA.doc sono diversi nel file system di Unix ma diventano uguali se trasferiti nel file system di Windows, causando non pochi problemi. 25 Sulla base del formato PDF sono stati sviluppati diversi sottoformati (denominati, con terminologia tecnica, profili) ciascuno dei quali è fondamentalmente una versione limitata del formato PDF, ovvero una versione che implementa deliberatamente solo un determinato sottoinsieme dei costrutti del PDF. Esempi di profili sono il PDF/A, il PDF/X, il PDF/E, etc. 7

8 particolarmente utile qualora, per i motivi più disparati (ad esempio a seguito di una ridenominazione accidentale), si sia persa l estensione corretta di un file e si abbia la necessità di capire di quale formato si tratti 26. Un altro metodo per identificare il formato di un file è tramite l utilizzo di metadati espliciti contenuti all interno del file stesso o nel file system utilizzato dal sistema. Ad esempio, il file system HFS utilizzato sui computer Macintosh fino alla versione Mac OS X, associa ad ogni file, oltre alle tradizionali indicazioni (nome file, data di creazione, data dell ultima modifica, etc.), anche delle informazioni dettagliate sul suo formato e sul programma che lo aveva creato. Da queste informazioni è possibile risalire al tipo di formato. Un approccio simile viene impiegato con i tipi MIME, adoperati per identificare il formato dei file trasferiti tramite Internet. Nella rete, infatti, non può essere utilizzata la modalità di identificazione del formato mediante l estensione del nome del file, dal momento che essa può essere alterata, può variare in base ai programmi presenti sull elaboratore, può essere variamente interpretata su sistemi operativi diversi. Quindi, occorre utilizzare un altra tecnica. Molti tipi di trasmissione di dati, tra cui la posta elettronica e il protocollo HTTP usato per il World Wide Web, prevedono che il contenuto vero e proprio del file sia preceduto, all interno delle righe di intestazione, da una indicazione del tipo MIME. I tipi MIME sono composti da due parti: un identificatore di tipo seguito da un identificatore di sottotipo separati dal carattere slash inversa ( / ): MIME type: tipo/sottotipo dove al posto di tipo vi è una parola chiave che specifica il tipo di oggetto (es. text, image, audio,...) e al posto di sottotipo vi è una parola chiave che specifica il formato (ad esempio, se il tipo è testo: plain, html...). L identificatore del tipo è pensato per fornire indicazioni sulla categoria del file, mentre l identificatore di sottotipo è pensato per identificare con precisione il formato del file. Ogni coppia tipo/sottotipo costituisce un tipo MIME. Ad esempio, nel tipo MIME image/jpeg, l identificatore di tipo è image, mentre l identificatore di sottotipo è jpeg. Altri esempi sono riportati nella Tabella 2. Tipo MIME Tipo Sottotipo Descrizione text/plain text plain file di solo testo non formattato text/html text html file di testo HTML audio/midi audio midi file suono midi image/tiff image tiff file immagine tiff image/jpeg image jpeg file immagine jpeg image/gif image gif file immagine gif Tabella 2. Esempi di tipi e sottotipi MIME Si noti che i tipi MIME sono registrati presso lo IANA (Internet Assigned Numbers Authority) 27 ed è quindi necessario utilizzare solo i nomi registrati; tuttavia è ammesso 26 Riportiamo alcuni esempi di magic number: i file PDF iniziano con la sequenza %PDF (0x , in notazione esadecimale); i file PostScript cominciano con la stringa %! (0x2521); le immagini GIF sono identificate dalla stringa ASCII GIF87a (0x ) o GIF89a (0x ), a seconda della versione; le immagini JPG (o JPEG) cominciano con la stringa esadecimale 0xFFD8FF; le immagini JPEG/JFIF contengono la stringa 0x4A (equivalente a JFIF in ASCII); le immagini JPEG/EXIF contengono la stringa 0x (equivalente a Exif in ASCII) collocata a partire dal sesto byte e seguita dai metadati riguardanti il file; le immagini TIFF cominciano con la stringa ASCII II o MM a seconda del byte order utilizzato (II per Intel, o little endian, MM per Motorola, o big endian), seguita dal numero 42 ( 0x2A00 o 0x002A in notazione esadecimale, rispettivamente nella convenzione little endian o big endian). 8

9 l utilizzo di tipi MIME non ancora registrati e proposti in via sperimentale, purché il relativo identificatore di sottotipo inizi con le due lettere x- 28. Esistono anche altri sistemi che possono essere utilizzati per l identificazione (anche automatica) dei formati di file, anche se spesso si tratta di metodi utilizzabili in ambiti circoscritti. Tra questi, segnaliamo: Microsoft FOURCC, un identificatore composto da quattro caratteri (da cui il nome: Four Characters Code) utilizzato per l identificazione di codec video ed altri elementi, impiegati all interno dei formati video Microsoft 29 ; Microsoft WAVE format registry, un identificatore utilizzato nei formati audio Microsoft; ASF GUID (Globally Unique IDentifier), un identificatore utilizzato nei file video in formato ASF (di proprietà Microsoft); Apple Video Sample Description, un identificatore composto da quattro caratteri per l identificazione dei codec video utilizzati nei filmati QuickTime 30 ; Apple Sound Codec four-character codes, utilizzato per identificare i codec audio utilizzati nei file QuickTime. 1.5 I registri dei formati Per molte delle attività che riguardano la conservazione digitale sono necessarie conoscenze approfondite sui formati dei file. Nel passato queste conoscenze erano per lo più raccolte in registri privati e non condivisi (quali quelli mantenuti presso ogni azienda produttrice di software per i formati di propria competenza) ed anche le informazioni presenti presso i pochi registri di tipo pubblico (come il registro dei tipi MIME mantenuto presso lo IANA) erano caratterizzate da una certa incompletezza e da una carenza nell organizzazione delle informazioni, presentate spesso in maniera poco chiara e non standardizzata. Tuttavia, recentemente sono stati portati a termine numerosi progetti per la creazione di registri dei formati, constituiti da banche dati complete e liberamente accessibili contenenti informazioni tecniche sui formati. Questi registri possono essere utilizzati per rispondere a numerose questioni relative ai formati, riguardanti, ad esempio, l identificazione (qual è il formato di un oggetto digitale sconosciuto?), la validazione (l oggetto digitale è conforme alla specifica di un determinato formato?), la caratterizzazione (quali sono le caratteristiche significative del formato?), la valutazione del rischio (il formato è a rischio di obsolescenza?), la rappresentazione (con quale piattaforma hardware e software è possibile rappresentare quel determinato formato?). Si segnalano, per la loro completezza e rilevanza a livello internazionale, i seguenti registri dei formati mantenuti da enti e strutture di ricerca: 27 Si veda all indirizzo <http://www.iana.org/assignments/media-types>. 28 Per poter essere utilizzato, un tipo MIME deve prima essere proposto in via sperimentale (questi tipi si riconoscono in quanto l oggetto e/o il formato iniziano per x- ) e poi registrato seguendo una procedura standardizzata. Per esempio, anche se si tratta di un formato di larga diffusione, non è registrato il tipo MIME per il formato TEX, per il quale si usa normalmente il tipo MIME application/x-tex. 29 Si veda, per questo e per il successivo identificatore, il documento Registered FOURCC Codes and WAVE Formats, che contiene l elenco completo di tutti i codici FOURCC e i WAVE format GUID. È disponibile all indirizzo <http://msdn2.microsoft.com/en-us/library/ms aspx>. 30 Si vedano, per questo e per il successivo identificatore, le specifiche del formato QuickTime all indirizzo <http://developer.apple.com/documentation/quicktime/qtff/qtff.pdf>. 9

10 - PRONOM (PRactical ONline compendium of file formats Technical registry) 31. È un registro di informazioni tecniche che acquisisce e rende disponibili on-line informazioni sui formati di file, sui prodotti software con i quali un file in un determinato formato può essere letto e prodotto, sui requisiti necessari in termini di hardware e software, sui requisiti tecnici e su altre questioni necessarie per garantirne l accesso nel lungo periodo. È stato realizzato dal Digital Preservation Department in seno a The National Archives of U.K.. Inizialmente sviluppato per supportare l accesso e la conservazione a lungo termine degli archivi digitali presso The National Archives, è stato reso successivamente disponibile a chiunque necessiti di una fonte di informazioni autorevole ed imparziale. In tal senso esso risulta uno strumento utile per determinare se esiste un percorso di migrazione da un vecchio formato ad una versione più recente o se esiste un tool di conversione specializzato. È possibile contribuire allo sviluppo del database PRONOM inviando nuove informazioni attraverso una submission form on-line. Nei suoi progetti futuri PRONOM intende svilupparsi ulteriormente per fornire informazioni tecniche riguardo alle singole versioni dei formati di file. - TOM (Typed Object Model) 32. È un sistema di gestione dei formati dei dati (DFMS, Data Format Management System) che descrive la struttura ed il comportamento di una grande varietà di formati e fornisce servizi informativi. Sviluppato nel 2004 dalla University of Pennsylvania Library, TOM può essere utilizzato per acquisire documentazione sui formati e per ottenere assistenza sia riguardo il processo di migrazione da un formato ad un altro che riguardo altri tipi di conversioni. La piattaforma software su cui si basa TOM è rilasciata con licenza open source e può quindi essere liberamente utilizzata da chiunque. - GDFR (Global Digital Format Registry) 33. È un sistema, mantenuto presso la Harvard University Library, che consente di fornire informazioni affidabili e autorevoli sui formati di file. GDFR è un progetto internazionale, sponsorizzato dalla Digital Library Federation e sviluppato sin dall inizio del 2002; il gruppo di lavoro del progetto è composto da membri delle biblioteche e degli archivi nazionali ed accademici. - FRED (Format REgistry Demonstration) 34. È un sistema, basato su TOM e sviluppato presso la University of Pennsylvania Library, che mostra il funzionamento di un semplice registro dei formati. In questo senso FRED è una dimostrazione di un GDFR e coloro che sono interessati alla creazione di un registro dei formati possono utilizzarlo per comprendere, ad esempio, quali sono le informazioni che è utile inserire in tale registro. - Digital Formats for Library of Congress Collections. La Library of Congress (U.S.) 35 mantiene sul proprio sito web una ricca raccolta di informazioni (compresa un analisi dei requisiti per la loro conservabilità) sui formati più rilevanti per le proprie collezioni digitali, classificati per categoria. Esistono anche numerosi altri siti, non istituzionali, che consentono di ottenere informazioni utili all identificazione del formato di un file a partire dalla sua estensione, oltre ad informazioni importanti per la sua gestione. Tra questi segnaliamo: 31 Sito web <http://www.nationalarchives.gov.uk/pronom>. Il registro si avvale del PRONOM Unique Identifier (PUID), un sistema espandibile capace di fornire un identificatore persistente, unico e non ambiguo dei record contenuti nel registro. Per ulteriori informazioni si veda <http://www.nationalarchives.gov.uk/ aboutapps/pronom/puid.htm>. 32 Sito web <http://tom.library.upenn.edu>. 33 Sito web <http://hul.harvard.edu/gdfr>. 34 Sito web <http://tom.library.upenn.edu/fred>. 35 Si veda all indirizzo <http://www.digitalpreservation.gov/formats/index.shtml>. 10

11 - The File Extension Source 36. Più semplicemente conosciuto con il nome di FILExt, è un eccellente fonte di informazioni relative ai formati associati ad una determinata estensione. Rende disponibile un database on-line su cui è possibile effettuare interrogazioni per avere informazioni sul formato di un file, compresi gli eventuali applicativi che possono leggere e/o scrivere quel formato. - FileInfo.net 37. Si definisce come The definitive resource for file extension information ed è un altra ottima fonte di informazioni sulle estensioni dei formati. - File.extensions 38. Su questo sito è possibile ricercare migliaia di estensioni, incluse quelle che iniziano con un numero o con caratteri speciali. - Wotsit Formats 39. Si definisce come the programmer s file and data format resource ; contiene informazioni su centinaia di differenti tipi di file, tipi di dati, dettagli su interfacce hardware e su ogni sorta di altre informazioni utili per i programmatori (algoritmi, codici sorgenti, specifiche, etc.). - File extension s list 40. Sito gestito dalla Foundations Network & Data Services Inc.; contiene una lista di migliaia di estensioni di file, insieme ad altre utilità di uso comune. - Gary Kessler s File Signature Page 41, un eccellente fonte di informazioni sui magic number utilizzati in molti dei formati. 1.6 Osservazioni conclusive Sebbene l identificazione del corretto formato di un oggetto digitale sia una questione prioritaria ai fini della sua conservazione, non esiste, ad oggi, un metodo applicabile universalmente. Infatti, l utilizzo dell estensione del nome del file, adoperata soprattutto nei sistemi MS-DOS e Windows, non è una metodologia standardizzata né univoca, e può essere interpretata in modo diverso in ambienti tecnologici diversi. I magic number possono anch essi essere utilizzati per identificare il formato, ma non sono sempre presenti all interno di un file. Lo schema dei tipi MIME curati da IANA non offre né una sufficiente granularità né una completa copertura per soddisfare i requisiti tipici degli identificatori univoci. Ci si auspica che vengano realizzati in futuro progetti, come il PRONOM PUID Scheme 42 elaborato da The National Archives of U.K., che consentano di sviluppare un metodo univoco di identificazione dei formati dei file. 2. I formati elettronici in rapporto alle esigenze della conservazione digitale I requisiti desiderabili per i formati elettronici sono stati oggetto di un intensa attività di studio e ricerca da parte di numerosi enti ed organizzazioni. Tra questi risultano di particolare interesse quelli condotti presso la Library of Congress 43, The National Archives 36 Sito web <http://www.filext.com>. 37 Sito web <http://www.fileinfo.net>. 38 Sito web <http://www.file-extensions.org>. 39 Sito web <http://www.wotsit.org>. 40 Sito web <http://www.fnds.net/ext/j.html>. 41 Sito web <www.garykessler.net/library/file_sigs.html>. 42 Si veda la nota Si vedano le pagine del sito Sustainability of Digital Formats, Planning for Library of Congress Collections - Sustainability Factors, curato da The Library of Congress e disponibile all indirizzo <http://www.digitalpreservation. gov/formats/sustain/sustain.shtml>. Si vedano, inoltre: CAROLINE R. ARMS, CARL FLEISCHHAUER, Digital Formats: Factors for Sustainability, Functionality, and Quality, in occasione della IS&T Archiving 2005 Conference, Washington, D.C, 24 aprile 2005, disponibile all indirizzo <http://www.digitalpreservation.gov/formats/intro/ papers.shtml> e CAROLINE R. ARMS, CARL FLEISCHHAUER, Digital formats for library of congress collections: factors to consider when choosing digital formats, disponibile sul sito della Library of Congress all indirizzo <http://memory.loc.gov/ammem/ techdocs/digform/ DigForm_Intro _v04.pdf>. 11

12 of England, Wales and the United Kingdom 44, l Istituto di studi per la tutela dei beni archivistici e librari (ISTBAL) di Urbino nell ambito del progetto DELOS 45, The Royal Library, Copenhagen, Denmark 46, il progetto InterPARES 2 47 e The National Library of the Netherlands 48. È utile classificare tali requisiti distinguendo tra requisiti generali, applicabili a tutte le tipologie di formati, e requisiti specifici, relativi ad una particolare categoria di formati, quali, ad esempio, i documenti di testo, le immagini, i contenuti audio, etc. (si veda la Figura 8). Alcune tipologie di requisiti, infatti, sono applicabili solo ad una certa categoria di formati: si pensi, ad esempio, alla risoluzione di un immagine, requisito questo certamente applicabile ai formati immagine ma non, ad esempio, ai formati per i documenti di testo. Figura 8. Classificazione dei requisiti dei formati 44 Si veda: ADRIAN BROWN, Automatic Format Identification Using Pronom and DROID, The National Archives of U.K., Regno Unito, ottobre 2005 <http://www.nationalarchives.gov.uk/aboutapps/fileformat/pdf/ automatic_format _identification.pdf> e ADRIAN BROWN, Digital Preservation Guidance Note 1: Selecting File Formats for Long-Term Preservation, The National Archives of U.K, Regno Unito, giugno 2003 (aggiornato: aprile 2008), <http://www. nationalarchives.gov.uk/documents/selecting-file-formats.pdf>. 45 Si veda DELOS, File Formats Typology and Registries for Digital Preservation, Università di Urbino, Istituto di studi per la tutela dei beni archivistici e librari (ISTBAL), Italia, dicembre 2004, disponibile all indirizzo <http://www.dpc.delos.info/private/output/ DELOS_WP6_d631_finalv2(5)_urbino.pdf>. 46 Si veda LARS R. CLAUSEN, Handling File Formats, The State and University Library, Arhus, Denmark; The Royal Library, Copenhagen, Denmark, Danimarca, maggio 2004, disponibile all indirizzo <http://netarchive.dk/ publikationer/fileformats-2004.pdf>, e STEEN S. CHRISTENSEN, Archival Data Format Requirements, The Royal Library, Copenhagen, Danimarca, luglio 2004, disponibile all indirizzo <http://netarchive.dk/ publikationer/ Archival_format_requirements-2004.pdf>. Il sito <http://netarchive.dk> ha l ambizioso obiettivo di raccogliere e conservare la porzione danese di Internet. 47 Si veda la ricerca, condotta nell ambito del progetto InterPARES 2, sui requisiti che un certo numero di istituzioni archivistiche di primaria importanza hanno stabilito per i formati destinati alla conservazione digitale. Cfr. EVELYN PETERS MCLELLAN, Selecting Digital File Formats for Long-Term Preservation, InterPARES 2 General Study 11 Final report, 2006, disponibile all indirizzo <http://www.interpares.org/ display_file.cfm?doc=ip2_file_formats(complete).pdf> 48 Si veda JUDITH ROG, CAROLINE VAN WIJK, Evaluating File Formats for Long Term Preservation, The National Library of the Netherlands; The Hague, Paesi Bassi, febbraio 2008, disponibile all indirizzo <http://www.kb.nl/hrd/dd/dd_links_en_publicaties/publicaties/kb_file_format_evaluation_method_ pdf>. 12

13 Tra i requisiti generali è possibile operare un ulteriore distinzione tra quelli di primo livello (non proprietà, apertura, standardizzazione e trasparenza), ovvero quei requisiti che vanno presi in considerazione in prima battuta per operare una selezione iniziale, e quelli di secondo livello, non meno importanti dei primi ma che vanno presi in esame successivamente dopo aver selezionato i formati sulla base dei requisiti di primo livello. 2.1 I requisiti generali di primo livello Il primo requisito generale di primo livello da prendere in considerazione è la non proprietà. Ricordiamo che un formato si dice proprietario quando è stato creato da una organizzazione privata (ad esempio, una software house), che ne detiene i diritti di proprietà intellettuale; di conseguenza le sue specifiche vengono gestite esclusivamente da tale organizzazione. Un formato si dice, invece, non proprietario (o libero) quando la gestione delle sue specifiche non è prerogativa di un organizzazione privata ma è affidata ad una comunità di sviluppatori che cooperano per la gestione condivisa delle stesse, o ad un organismo di standardizzazione. Ad esempio, sono proprietari (di proprietà Microsoft) i ben noti formati DOC, XLS e PPT (prodotti, rispettivamente, con Microsoft Word, Microsoft Excel e Microsoft PowerPoint), mentre è non proprietario il formato ODF (prodotto con la suite di office automation OpenOffice.org). Ai fini della conservazione digitale è preferibile utilizzare formati non proprietari in quanto non sono legati all esistenza di una specifica azienda che ne detiene la proprietà e che potrebbe, in qualsiasi momento, modificarne le specifiche, renderle inaccessibili, o imporre restrizioni sul loro utilizzo. Un secondo requisito da considerare è l apertura. Un formato è aperto (o pubblico) quando le sue specifiche sono pubbliche e liberamente accessibili (ad esempio perché sono state pubblicate sul web) eventualmente anche dietro il pagamento di un compenso, ed utilizzabili senza che coloro che intendono implementarle nelle loro applicazioni debbano corrispondere alcun onere 49. Spesso i formati aperti sono gestiti da organismi di standardizzazione e non prevedono restrizioni sul loro utilizzo né richiedono il pagamento di diritti (ovvero sono royalty-free). Viceversa, un formato è chiuso (o segreto) quando le sue specifiche non sono state rese pubbliche. Si noti che il fatto che un formato sia aperto è indipendente dal fatto che sia proprietario o meno 50. Il requisito dell apertura prende in considerazione due aspetti: a) la divulgazione, intesa come possibilità di accedere alle specifiche e al fatto che queste siano pubblicate in una forma corredata di tutti quegli strumenti necessari per la validazione tecnica dei file nei confronti delle specifiche; b) l assenza di diritti, intesa come possibilità di utilizzare le specifiche liberamente e senza alcun onere (royalty-free). Per fare alcuni esempi, il formato DOC della Microsoft (così come l XLS e il PPT), oltre ad essere proprietario, è stato, per diversi anni, anche chiuso perché le sue specifiche non erano mai state rese note 51 ; invece il DOCX è aperto, dal momento che Microsoft ne ha pubblicato 49 Cfr. il sito della Library of Congress, già cit.: «Disclosure refers to the degree to which complete specifications and tools for validating technical integrity exist and are accessible to those creating and sustaining digital content». 50 Secondo alcuni autori il termine aperto si contrappone non solo a chiuso ma anche a proprietario. Per costoro un formato è aperto se, oltre ad essere pubblicamente documentato, non è di proprietà di un singolo soggetto. Sulla base di tali considerazioni, un formato aperto può essere anche definito come la modalità di rappresentazione dei dati in forma elettronica, deliberatamente resa pubblica, completamente documentata ed utilizzabile da chiunque. Cfr. MINISTERO PER L INNOVAZIONE E LE TECNOLOGIE, Indagine conoscitiva sul software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione. Rapporto della Commissione, Roma, maggio Le specifiche di questi formati sono state pubblicate da Microsoft il 15 febbraio 2008, dopo quasi venti anni dalla loro creazione. 13

14 fin dall inizio le specifiche complete; il formato PDF, pur essendo stato per molti anni proprietario, è sempre rimasto aperto in quando le sue specifiche erano liberamente accessibili 52. Il requisito dell apertura è di importanza fondamentale in quanto solo se le specifiche sono note è possibile la realizzazione di software in grado di interpretare correttamente la sequenza di bit che costituisce l oggetto digitale. Tuttavia da solo non è sufficiente se non è affiancato dal requisito della completa documentazione: in altre parole le specifiche devono descrivere in maniera completa ed esaustiva il formato 53. Se un formato è completamente documentato, chiunque voglia implementare applicazioni che siano in grado di leggere, produrre o modificare file in quel formato potrà trovare nelle specifiche tutte le informazioni necessarie 54. Ovviamente si può parlare di formati completamente documentati solo per quelli aperti: per i formati chiusi, non essendo liberamente disponibili le specifiche, si tratta di un requisito non applicabile. Di solito, i formati non proprietari e aperti sono meglio documentati rispetto ai formati proprietari. Allo stesso modo, i formati standard sono meglio documentati dei formati non standard. In particolare, i formati standard aperti sono documentati in maniera più completa, dal momento che, affinché un formato venga approvato come standard, le sue specifiche devono essere esaustivamente documentate. Tuttavia, ciò che è più significativo non è tanto l approvazione, ancorché importante, del formato da parte di un organismo di standardizzazione riconosciuto, quanto l esistenza e la disponibilità di una documentazione completa e possibilmente soggetta alla valutazione di esperti esterni. L esistenza di tool di validazione, preferibilmente creati da più aziende anziché da una sola, è anch esso un elemento positivo ed indicativo del fatto che le specifiche sono adeguatamente documentate. Un esempio di formato pienamente documentato è il PDF/A, le cui specifiche sono state riconosciute come standard ISO :2005. Va poi considerato il requisito della standardizzazione. Un formato è standard quando le sue specifiche sono state definite o approvate da un organismo di standardizzazione (quali l ISO, l ANSI, l ECMA, il W3C, etc.) e quindi ha ottenuto un riconoscimento ufficiale (in questo caso si parla di standard de jure) oppure quando le sue specifiche non sono state ratificate da nessun organismo di normazione, ma è diventato, di fatto, uno standard grazie alla sua ampia diffusione (in questo caso si parla di standard de facto) 55. I formati che hanno ottenuto un riconoscimento come standard da parte di un organismo di standardizzazione sono meno soggetti ad obsolescenza 56. Ai fini della conservazione, è, quindi, importante scegliere formati che siano standard; gli standard de jure sono, inoltre, da 52 Altri esempi di formati aperti sono il TXT, l RTF, l ODF, l XML, l HTML e l XHTML, il JPEG e il PNG per le immagini raster; l SVG per le immagini vettoriali; il FLAC per l audio con compressione lossless, il Musepack e l Ogg Vorbis per l audio con compressione lossy; l Ogg Theora e l XviD per il video con compressione lossy. 53 Relativamente al grado di documentazione, i formati si classificano in poco documentati, parzialmente documentati, completamente documentati. 54 Ciò permette ad altre aziende, oltre quella che ha sviluppato il formato, di produrre software in grado di interpretarlo, eliminando così la dipendenza dal produttore originale. 55 Ad esempio, sono standard de facto i formati DOC, XLS e RTF; sono, invece, standard de jure l HTML (W3C Recommendation e ISO 15445), l XML (W3C Recommendation), l ODF (ISO 26300), il TIFF (ISO 12639), il JPEG (ISO ), il JPEG2000 (ISO 15444), il PNG (ISO 15948), il PDF (ISO 32000) e alcuni suoi profili quali il PDF/A, il PDF/E e il PDF/X. 56 È il caso di ricordare che, quando un formato viene riconosciuto come standard, perde la caratteristica di proprietà ed il mantenimento delle sue specifiche spetta ad un apposito organo (solitamente un working group) istituito presso l organismo di standardizzazione. 14

15 preferire agli standard de facto, dal momento che solo il processo ufficiale di standardizzazione garantisce che non vi siano interessi di parte nella definizione delle specifiche di un formato e nella sua implementazione. Strettamente connesso al requisito della standardizzazione è quello dell ampia adozione, che fa riferimento al grado di utilizzo di un formato. Questo requisito è molto importante in quanto l ampia adozione costituisce uno dei principali deterrenti contro i rischi legati all obsolescenza tecnologica. È evidente che, se un formato è ampiamente adottato, esso sarà meno soggetto ad essere abbandonato dalle aziende produttrici di software, le quali saranno in grado di sviluppare tool più semplici per la migrazione e l emulazione, senza necessità di specifici investimenti da parte delle istituzioni archivistiche 57. Se il formato è ampiamente adottato, con ogni probabilità verrà utilizzato più a lungo e verranno sviluppati numerosi programmi per la creazione e la fruizione di file codificati secondo quel formato. È importante anche considerare da quanto tempo il formato è ampiamente adottato: deve trattarsi di un periodo di tempo adeguato (tenendo conto di quanto si dirà più avanti circa il requisito della stabilità). Si tenga, inoltre, presente che l esistenza di brevetti sul formato può inibirne l adozione, soprattutto se i termini di licenza includono delle royalty sul suo utilizzo. Vi sono alcuni segnali che mostrano che un formato è ampiamente adottato. Uno di questi è costituito dal fatto che nel software che viene normalmente fornito all acquisto di un computer 58 vengano inclusi in bundle i programmi per la gestione di quel formato. Un secondo segnale è rappresentato dal supporto che viene fornito dai browser web o dagli strumenti di creazione dei contenuti leader di mercato, compresi quelli per utilizzo professionale, a quel formato. Un terzo indicatore è costituito dalla presnza sul mercato di parecchie applicazioni che sono in grado di visualizzare, creare o modificare file in quel formato 59. Infine, un ulteriore evidenza del requisito dell ampia adozione è costituita dall accettazione di quel formato da parte di importanti istituzioni archivistiche. L ultimo requisito generale di primo livello è quello della trasparenza, che tiene conto del grado di semplicità con cui è possibile ottenere la fruizione di un file 60. Un formato è trasparente se è possibile la fruizione dei contenuti digitali codificati secondo quel formato utilizzando semplici strumenti di base (ad esempio, mediante un editor di testo 61 nel caso 57 Cfr. il sito della Library of Congress, già cit.: «If a format is widely adopted, it is less likely to become obsolete rapidly, and tools for migration and emulation are more likely to emerge from industry without specific investment by archival institutions». Si veda anche Frequently Asked Questions (FAQs) ISO :2005 PDF/A-1, luglio 2006, disponibile sul sito dell AIIM all indirizzo <http://www.aiim.org/documents/ standards/ _faq.pdf>: «Adoption - widespread use may be the best deterrent against preservation risk». 58 Come avviene nel caso del formato PDF con il visualizzatore Adobe Reader. 59 Il formato PDF, ad esempio, presenta una perfetta rispondenza a tutte queste caratteristiche: il software di fruizione, l Adobe Reader, viene ormai sempre fornito insieme all acquisito di un computer (di solito preinstallato sulla macchina); tutti i browser web hanno integrato il plug-in per visualizzare file PDF; esistono ormai centinaia di software per la creazione, la modifica o la semplice fruizione di file in questo formato. 60 Il sito della Library of Congress, già citato, definisce la trasparenza come the degree to which the digital representation is open to direct analysis with basic tools, including human readability using a text-only editor. Si veda anche PDF/A, The Development of a Digital Preservation Standard, 69th Annual Meeting of SAA (Society of American Archivists), New Orleans, August 14-21, 2005, disponibile all indirizzo <http://www.aiim.org/documents/ standards/ PDFA69thSAA805.pdf>. 61 Si ritiene utile ricordare la differenza tra un editor di testo (text editor) e un word processor e, corrispondentemente, tra plain text e rich text. Un text editor (ad esempio, Blocco Note di Windows, ma ne 15

16 dei documenti di tipo testuale). In realtà il requisito della trasparenza non è assoluto, nel senso che non esistono formati elettronici completamente trasparenti, essendo sempre necessaria l intermediazione di un sistema informatico per la fruizione di un contenuto digitale; tuttavia esistono formati più trasparenti ed altri meno trasparenti. Figura 9. L'incipit della Divina commedia codificato nei formati TXT, RTF e DOC Cerchiamo di chiarire meglio il requisito della trasparenza, forse di non immediata comprensione, attraverso un esempio. Si consideri l incipit della Divina Commedia e si supponga di volerne creare una versione in formato elettronico. Per fare ciò abbiamo a disposizione diversi formati: il TXT, l RTF (Rich Text Format), il DOC, il DOCX solo per citarne alcuni. Supponiamo di scegliere i tre formati TXT, RTF e DOC e di generare i esistono anche altri più sofisticati) è un programma per l elaborazione di testi che consente di inserire il testo ed, eventualmente, la sua formattazione, ma solo facendo uso di comandi interpretabili come sequenze di caratteri (come i tag nei linguaggi di marcatura). Un file prodotto con un text editor è salvato come file di testo (ad esempio, nel ben noto formato TXT) e codificato, di solito, in ASCII; se non contiene alcuna informazione relativa alla formattazione si parla di file di puro testo (plain text). Al contrario, un word processor (ad esempio, Microsoft Word, Microsoft WordPad, OpenOffice.org Writer, etc.) è un programma di elaborazione testi che permette di inserire il testo, la relativa formattazione facendo uso di istruzioni binarie, altre tipologie di oggetti (immagini, audio, etc.) e, a volte, anche i metadati, ottenendo quello che viene denominato un rich text. Spesso dispone anche di funzionalità di tipo WYSIWYG (What You See Is What You Get), grazie alle quali ciò che viene rappresentato a video verrà anche riprodotto su carta con lo stesso identico aspetto. Ai fini della conservazione digitale è importante sapere che i file prodotti con un determinato word processor contengono molti caratteri non ASCII che vengono utilizzati per fornire vari tipi di informazioni (quali quelle sulla formattazione di carattere, di paragrafo e di pagina) ma che sono specifici del programma con cui sono stati generati. Quindi potranno essere compresi correttamente solo dal medesimo word processor con cui sono stati prodotti (anzi, spesso solo dalla medesima versione), a meno che il formato non sia aperto (nel qual caso potrebbero esistere altri software che, basandosi sulle specifiche pubbliche di quel formato, siano in grado di interpretarlo correttamente). È noto il caso del formato DOC che viene interpretato correttamene soltanto dal word processor Microsoft Word: poiché le specifiche del formato sono rimaste chiuse per lunghi anni, altri programmi (ad esempio, il Writer della suite OpenOffice.org), riescono ad aprire i file in formato DOC, ma non ad interpretarli in maniera del tutto corretta: di solito ne risultano modificati i margini, le intestazioni, i piè di pagina, le dimensioni delle colonne, etc. Cfr. <http://www.gnu.org/philosophy/papadopoulos-response.it.html>. 16

17 corrispondenti file (Incipit.txt, Incipit.rtf e Incipit.doc) che hanno tutti lo stesso identico contenuto testuale. Se si prova a visualizzare il contenuto di ciascuno di questi tre file utilizzando un semplice editor di testo (quale Blocco Note di Windows) si può verificare quanto segue: nel caso del formato TXT il contenuto del file è perfettamente intelligibile; nel caso del formato RTF il contenuto è ancora intelligibile, ma in maniera inferiore rispetto al primo caso per la presenza dei tag che indicano la formattazione del testo e che possono rendere non di immediata comprensione le informazioni contenute; infine, nel caso del formato DOC il testo è ancora leggibile ma le complicazioni aumentano a causa delle numerose informazioni non trasparenti che il programma di videoscrittura Microsoft Word inserisce (si veda la Figura 9). Ciò è sufficiente per concludere che tra i tre formati, il TXT (che permette di inserire il testo sotto forma di caratteri ASCII ma non prevede alcuna formattazione) è in assoluto quello più trasparente; l RTF è meno trasparente del TXT ma più trasparente del DOC (essendo possibile, in linea di principio e con un po di buona volontà, interpretare senza l ausilio di un computer anche i tag utilizzati dal formato); il formato DOC, infine, risulta il meno trasparente tra tutti. Per altre categorie di formati, si tenga presente che, in generale, i formati basati su codifiche standard e/o di base sono più trasparenti di quelli ottimizzati per ottenere una maggiore efficienza. Ad esempio, per quanto riguarda i formati immagine sono trasparenti le immagini di tipo raster; nel campo dei formati audio il PCM (Pulse Code Modulation) è più trasparente del formato MP3. Si tenga anche presente che la compressione può ridurre la trasparenza 62. Nel caso sia necessario utilizzarla, è opportuno scegliere algoritmi di compressione che siano aperti, non proprietari, ampiamente documentati, non soggetti ad alcuna licenza e possibilmente standard. Grazie alla loro semplicità, la maggior parte dei programmi riesce ad interpretare facilmente i formati trasparenti, ed è prevedibile che ciò sarà possibile anche in futuro nel caso in cui il formato dovesse diventare obsoleto o dovessero andare smarrite le sue specifiche; mentre solamente pochi programmi sono in grado di comprendere ed utilizzare il contenuto di un file codificato in un formato non trasparente. Inoltre, i formati trasparenti permettono di codificare l informazione in maniera semplice e diretta e quindi lo sviluppo di software che consenta la loro fruizione in nuovi ambienti tecnologici risulta più rapido e meno costoso; di conseguenza sono anche più facilmente migrabili. I formati trasparenti forniscono, quindi, le maggiori garanzie sul fatto che il loro contenuto rimarrà fruibile correttamente tra dieci, venti, cinquanta o più anni. Nella prospettiva della conservazione digitale, tutto ciò fa propendere verso l utilizzo di formati che siano il più possibile trasparenti. L importanza del requisito della trasparenza risulta evidente anche dai casi, ormai numerosi, di perdita di dati digitali che si sono verificati nel corso dell ultimo cinquantennio. Valga per tutti l esempio, già citato, dei dati raccolti dalle sonde Viking. È ragionevole ipotizzare che, pur in assenza di informazioni sul formato, gli scienziati avrebbero avuto sicuramente più probabilità di riuscire ad estrarre almeno buona parte dei contenuti se questi fossero stati codificati secondo formati trasparenti. 62 Cfr. il sito della Library of Congress, già cit.: compression inhibits transparency... Archival repositories must certainly accept content compressed using publicly disclosed and widely adopted algorithms that are either lossless or have a degree of lossy compression that is acceptable. 17

18 2.2 Alcuni esempi È importante, prima di procedere oltre, chiarire i concetti fin qui esposti proponendo, a titolo di esempio, la classificazione di alcuni formati di uso comune nell ambito dell office automation: - il formato DOC è proprietario (di proprietà della Microsoft), aperto (le sue specifiche sono state recentemente rese pubbliche), non trasparente (è binario) e standard de facto (nessun organismo di standardizzazione ha mai ratificato le sue specifiche); - il formato RTF è proprietario (di proprietà della Microsoft), aperto (le sue specifiche sono note), trasparente (sia il testo che la formattazione vengono specificati mediante caratteri ASCII) e standard de facto (ha una diffusione universale). - il formato DOCX è non proprietario (era di proprietà Microsoft ma all inizio del 2008 è stato riconosciuto standard ISO 29500:2008 e di conseguenza ha perso il requisito di proprietà), aperto (le sue specifiche sono liberamente accessibili sul sito dell Ecma International e, a pagamento, su quello dell ISO), trasparente (è basato sull XML) e standard de jure. Analoghe classificazioni si possono fare per tutte le altre categorie di formati (formati immagine, formati per i contenuti audio, formati per i contenuti video, etc.). 2.3 I requisiti generali di secondo livello Oltre ai requisiti generali di primo livello appena analizzati vanno presi in considerazione altri requisiti, denominati di secondo livello ma non meno importanti dei primi (si veda ancora la Figura 8). Non è questa la sede per una trattazione approfondita di tutti i requisiti e degli aspetti ad essi connessi 63 ; ci si soffermerà pertanto solo su alcuni aspetti salienti per far comprendere l importanza di un attento esame delle caratteristiche di un formato ai fini della sua compatibilità con un processo di conservazione digitale. Un primo requisito che occorre tenere in debita considerazione è quello della robustezza. Un formato è robusto quando, in caso di corruzione 64 del file, consente il recupero, totale o parziale, dei suoi contenuti. Esistono vari gradi di robustezza: vi sono, infatti, formati nei quali la corruzione anche di pochi bit del file conduce alla perdita dell intero contenuto informativo; altri, invece, sono più robusti e consentono di recuperare il contenuto del file anche se ne viene corrotta una parte considerevole. Solitamente i formati compressi sono i meno robusti, dal momento che è sufficiente, a volte, anche la corruzione di un solo bit per rendere illeggibile tutto il file. Nel campo dei documenti di testo, i formati di tipo plain text sono i più robusti; infatti, la corruzione di alcuni bit comporta solitamente solo la perdita della parte di informazione interessata (per esempio, alcuni caratteri), rimanendo leggibile tutto il resto. I formati che codificano le informazioni utilizzando più oggetti digitali all interno di un unico contenitore (package) compresso, quali l ODF e l OOXML, presentano un grado di robustezza medio dal momento che, solitamente, la corruzione di uno degli oggetti comporta solo la sua perdita, rimanendo leggibile tutto il resto. 63 Per una trattazione più completa si rimanda al volume STEFANO PIGLIAPOCO, STEFANO ALLEGREZZA, Produzione e conservazione del documento digitale. Requisiti e standard per i formati elettronici. Volume I, Edizioni EUM, Macerata, Per corruzione si intende la perdita, di solito accidentale, di uno o più bit (o di uno o più byte); può trattarsi sia di una eliminazione di bit (alcuni dei bit che costituiscono il file vengono eliminati, per cui il file risultante viene ad avere una dimensione minore rispetto all originale) che di una modifica (alcuni dei bit dal valore 0 vengono modificati ed assumono il valore 1 o viceversa). Nei casi più gravi possono verificarsi entrambe le situazioni (eliminazione e modifica). 18

19 Il requisito della robustezza riveste particolare importanza perché occorre sempre ipotizzare la possibilità che, a seguito dei diversi processi di riversamento che vengono effettuati nel tempo, possa verificarsi la corruzione dei file. Presso il Laboratorio di Informatica Documentale dell Università degli Studi di Macerata 65 sono stati realizzati alcuni esperimenti allo scopo di valutare gli effetti che la corruzione di alcune sequenze di bit di un file potevano produrre sulla sua riproducibilità. Tra i risultati ottenuti sui vari formati che sono stati sottoposti a test, si ritiene particolarmente significativo riportare quelli di un esperimento che ha riguardato i formati immagine. Durante tale prova una stessa immagine, codificata secondo diversi formati, è stata sottoposta ad un processo di corruzione dei bit utilizzando un particolare software predisposto a questo scopo; i risultati ottenuti sono stati poi confrontati a parità di intensità del processo di corruzione. La Figura 10 mostra uno dei risultati: a sinistra è riportata l immagine originale prodotta in formato TIFF non compresso e a destra l immagine che si ottiene dopo averla sottoposta al suddetto processo di corruzione; come si può osservare la differenza, visibile solo ad un esame ravvicinato, non è tale da inficiare la riproducibilità dell immagine che risulta comunque visualizzabile con un certo grado di dettaglio. Figura 10. Un'immagine codificata in formato TIFF, prima e dopo la corruzione di alcune sequenze di bit Se si ripete l esperimento nelle stesse condizioni (ovvero sottoponendo il file dell immagine ad un processo di corruzione della stessa intensità), ma questa volta a partire dall immagine precedente codificata in formato JPEG anziché in TIFF, si ottiene un immagine che è quasi completamente degradata ed addirittura in alcune parti quasi completamente cancellata (si veda la in Figura 11) 66. Tutto ciò è riconducibile principalmente al fatto che il formato JPEG è compresso. Questo esperimento permette di concludere che il formato TIFF risulta più robusto, e quindi preferibile, rispetto al formato JPEG. Analoghi esperimenti possono 65 Il Laboratorio di Informatica Documentale (LID), istituito presso il Dipartimento di Istituzioni Economiche e Finanziarie dell'università degli Studi di Macerata, ha come finalità lo studio, la ricerca e l'applicazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle aziende private e nella Pubblica Amministrazione. È diretto dal Prof. Stefano Pigliapoco. 66 Nell esperienza comune questo fatto può verificarsi quando si ricevono delle foto in formato JPEG come allegati di posta elettronica. Se per qualsiasi motivo (ad esempio, un disturbo nella trasmissione) il file risulta corrotto, la foto risulta spesso visualizzabile solo in parte (mentre per il resto risulta oscurata da artefatti più o meno evidenti, come, ad esempio, delle bande nere). 19

20 essere condotti sulle altre categorie di formati per determinare quali sono i più robusti all interno di ciascuna categoria. Figura 11. La stessa immagine della figura precedente codificata in formato JPEG, prima e dopo la corruzione di alcune sequenze di bit Quando si valuta un formato è bene considerare anche il requisito della stabilità. Esistono formati che subiscono continue e spesso sostanziali modifiche nel corso degli anni, a volte anche ad intervalli di tempo molto ravvicinati. Si consideri, ad esempio, il BIFF (Binary Interchange File Format), il formato proprietario sviluppato da Microsoft per il suo noto foglio di calcolo Microsoft Excel e comunemente conosciuto come formato XLS. Microsoft ne ha sviluppato diverse versioni 67. La prima, denominata BIFF1, fu rilasciata nel 1985 contemporaneamente al rilascio della prima versione di Excel per sistemi Macintosh; fino ad oggi, questo formato rimane non documentato. Nel 1987 fu rilasciato il formato BIFF2, usato nativamente da Excel 2. Nel 1990 fu rilasciato Excel 3, che introduceva il formato BIFF3. Due anni più tardi, nel 1992, Excel 4 introduceva il formato BIFF4 e, nel 1993, dopo solo un anno, fu rilasciato Excel 5 con il formato BIFF5. Nel 1995, Excel 7 (Excel 95) proponeva il formato BIFF7 e, finalmente, nel 1997, veniva introdotto il nuovo formato BIFF8 che è stato utilizzato nativamente da Excel 8 (Excel 97), Excel 9 (Excel 2000), Excel 10 (Excel 2002) ed Excel 11 (Excel 2003). Nel 2007, la nuova versione Excel 2007 ha introdotto un nuovo formato, con caratteristiche completamente diverse rispetto ai precedenti, denominato XSLX. La Tabella 3 mostra sinteticamente le varie versioni del formato che si sono succedute in questi due decenni. Come si può osservare, la vita media delle versioni del formato BIFF si attesta intorno ai due anni nel primo decennio (periodo compreso tra il BIFF1 del 1985 e il BIFF7 del 1995), mentre cresce notevolmente nel secondo decennio (periodo compreso tra il BIFF8 del 1997 e il nuovo formato XLSX del 2007), arrivando fino ad una decina di anni. Ciò significa che il BIFF, dopo un primo periodo in cui gli sviluppatori aggiungevano, con una certa 67 Le informazioni qui proposte sono dedotte da C.C.H. CHOU, Action Plan Background: BIFF8, Florida Center for Library Automation (FCLA), marzo 2008, disponibile all indirizzo <http://www.fcla.edu/ digitalarchive/formatinfo.htm> e dalla voce relativa ad Excel presente su Wikipedia. 20

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