PARLAMENTO SETTIMANALE DI INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE COMUNITARIA PER L EUROPA E IL MEDITERRANEO SBARCHI A LAMPEDUSA: E STATO DI EMERGENZA

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1 Sabato 12 Febbraio 2011 Direttore Antonio Ciliento Anno III - Numero 06 EUROPEO PARLAMENTO SETTIMANALE DI INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE COMUNITARIA PER L EUROPA E IL MEDITERRANEO LONDRA - Nascono le Superborse: il nuovo grande risiko delle Borse globali per la supremazia nel controllo dei mercati finanziari BORSE: FUSIONE TRA I LISTINI DI LONDRA E TORONTO. GERMANIA E STATI UNITI PRONTI ALLA CONTROMOSSA Il London Stock Exchange si è integrato con la canadese Tmx. Sarà la prima Borsa per numero di società quotate (6.700) e la più forte nel settore delle materie prime A distanza di poche ore, un nuovo annuncio: il Nyse di New York ed Euronext si preparano al matrimonio con Deutsche Börse con cui sono «in trattative avanzate» L'esodo attraverso il Mediterraneo non si ferma. Migliaia i rifugiati. SBARCHI A LAMPEDUSA: E STATO DI EMERGENZA EUROPARLAMENTO SUMMIT EUROPEO: L'EUROPA NON SI FA FRA PARIGI E BERLINO NUOVI ACCORDI L UE IN CERCA DI TERRE RARE GUARDA ALLE MINIERE D AFRICA Il Governo italiano ha chiesto all'unione europea di affrontare al più presto l esplosiva emergenza immigrazione in atto dai paesi del Nord Africa investiti da crisi politiche, con una missione di pattugliamento nelle acque del Mediterraneo SVIZZERA L ITALIANO RISCHIA DI SPARIRE DALLE AULE DEI LICEI DEL CANTON SAN GALLO Il governo propone di sopprimere l insegnamento della lingua del sì come materia specifica. La Svizzera italiana si mobilita in difesa del plurilinguismo AIUTI DI STATO FIAT: BRUXELLES INDAGA SUL PIANO DI AIUTI DALLA POLONIA L Ue avvia un'indagine formale sugli aiuti di Stato che la Polonia intende concedere a Fiat Powertrain per la produzione in Slesia di nuovi motori a benzina

2 2 12 Febbraio LONDRA - Nascono le Superborse: il nuovo grande risiko delle Borse globali per la supremazia nel controllo dei mercati finanziari BORSE: FUSIONE TRA I LISTINI DI LONDRA E TORONTO. GERMANIA E STATI UNITI PRONTI ALLA CONTROMOSSA Il 9 febbraio scorso, il London stock exchange, una delle più antiche Borse valori del mondo, nata più di due secoli fa e di cui fa parte anche la Borsa Italiana, ha annunciato l'operazione di fusione con la canadese Tmx, il listino azionario di Toronto. Non passano neanche 24 ore ed arriva il contrattacco americano: il New York Stock exchange - Euronext (Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona), la più grande Borsa valori del mondo, ha ammesso su sollecitazione delle autorità di vigilanza le possibili nozze con Deutsche Börse il listino di Francoforte. Due alleanze transatlantiche incrociate destinate a stravolgere gli equilibri finanziari mondiali: sulla rotta Londra-Toronto nascerà la prima Borsa per numero di società quotate (6.700 con una capitalizzazione aggregata di 3700 miliardi di sterline) e la più forte nel settore delle materie prime; New York e Francoforte, unite (una capitalizzazione da 24 miliardi di dollari), saranno più competitive sul fronte ricavi con una particolare specializzazione nel settore dei derivati. Entrambe le integrazioni dovranno essere approvate dalle autorità di vigilanza nazionali (la più a rischio è la fusione tra il Nyse-Euronext e la Deutsche Börse), entrambe verranno realizzate con un meccanismo di scambi di azioni, ed entrambe saranno dominate dalla compagine europea. Sì perché anche il potentissimo listino di Wall Street, stando alle prime indiscrezioni, cederà a Francoforte lo scettro del potere lasciandole il controllo del 60% del nuovo gruppo. Così come la nuova entità Lse-Tmx, la cui quota di maggioranza, il 55%, sarà assicurata a Londra. Per quest ultima, già stabilito il nuovo asset societario. Xavier Rolet, amministratore delegato di Lse, sarà il numero uno del gruppo mentre Thomas Kloet, amministratore delegato di TMX, sarà presidente. Il board sarà composto da cinque inglesi, tre italiani e sette canadesi. Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, sarà vicepresidente; confermano il loro ruolo nel cda Raffaele Jerusalmi e Massimo Tononi. La nuova composizione del Cda, da un lato toglie numeri di rappresentanza alla Borsa di Milano (oggi gli italiani membri del board di Londra sono 5 su 12), ma affida al trio Scaroni, Jerusalemi e Tononi un ruolo chiave nel bilanciamento dei rapporti tra i consiglieri inglesi e canadesi. Su quali siano le molle che hanno fatto scattare improvvisamente questa corsa alle super-fusioni, gli osservatori concordano tutti su una serie di fattori concomitanti. Secondo il Sole 24Ore, si possono fornire almeno tre risposte razionali. Uno: la concorrenza dei listini alternativi è sempre più forte e gli investimenti tecnologici sempre più onerosi, per cui le Borse devono unire le forze per aumentare volumi, sinergie e profitti. Due: i prezzi delle azioni delle Borse (che sono quotate come normali società) sono saliti dopo i minimi toccati nel 2009, per cui oggi i listini possono offrire le proprie azioni senza sentirsi «sottovalutati». Tre: la globalizzazione impone che le società quotate di ogni paese incontrino sempre più investitori internazionali. Iniziamo dalla crescente concorrenza. È vero che la competizione, in un settore da decenni monopolistico, è iniziata a fine 2007 con l'entrata in vigore della direttiva europea Mifid (quella che ha rotto il monopolio delle borse tradizionali). È vero che i listini "alternativi", come Chi-X, Turquoise o Bats, hanno iniziato ad operare in Europa sin da allora, cercando di "rubare" scambi sulle azioni. Ma è anche vero che la concorrenza solo ultimamente ha iniziato veramente a mordere. Se nel 2008 secondo un'analisi di Emittenti Titoli i listini alternativi avevano quote di mercato irrisorie, già a fine 2009 attiravano più del 10% degli scambi su azioni europee. Ma è a fine 2010 che la concorrenza diventa insidiosa. Ormai solo il 56,53% delle azioni quotate a Londra sull'indice Ftse 100 viene scambiato veramente sulla Borsa di Londra: il restante 43,47% è ormai comprato e venduto altrove. Su listini alternativi. La Borsa di Bruxelles ha perso addirittura il 55% degli scambi, mentre Parigi il 37%, Francoforte il 31% e Milano il 20%. Non è un caso che siano proprio queste le borse più in cerca di partner. Al contrario di Madrid, che ancora non ha subìto la concorrenza. Il problema delle Borse tradizionali è che il loro business da un lato impone investimenti cospicui in tecnologia e dall'altro ha margini di profitto molto bassi. Insomma: a fronte di costi elevati, per realizzare utili le Borse devono far passare sui loro listini ingenti scambi di azioni. Devono aumentare il più possibile i volumi. E dato che la crescente concorrenza porta via volumi alle Borse tradizionali, a queste ultime non resta che una strada: fondersi l'una con l'altra, creare sinergie e aumentare gli scambi geograficamente. Un altro elemento gioca a favore oggi: il rialzo dei prezzi delle azioni. Anche le Borse, come normalissime società, sono infatti quotate in Borsa: a prescindere dal gioco di parole, questo significa che durante la crisi le loro azioni erano sprofondate. Questo, unito al fatto che nessuno azzardava mosse, aveva bloccato tutte le operazioni: difficilmente, infatti, una società si "svende" e si unisce ad altre quando le sue azioni valgono poco. Ora non è più così. Le azioni del London Stock Exchange sono salite del 148% dai minimi del 2009, quelle di Deutsche Börse del 90%, quelle di Nyse Euronext del 151%. Questo, a detta di alcuni osservatori, favorisce oggi le fusioni. C'è poi un motivo più "nazionale", anche se probabilmente minoritario. La teoria economica dice che la combinazione di più listini dovrebbe creare dei pool di liquidità internazionali: sulle azioni quotate a Milano secondo questa teoria dovrebbe quindi arrivare extra-liquidità dall'estero. E questo porterebbe benefici a tutte le imprese italiane. «Questa è la logica industriale teorica osserva Vincenzo Tortorici di McKinsey. Nell'operatività quotidiana, però, le borse che si sono fuse negli anni passati hanno faticato a creare veramente, per "osmosi", pool internazionali di liquidità. Gli scambi, insomma, sono restati in gran parte locali, spesso per inerzia nei comportamenti degli investitori e degli intermediari. Bisogna dunque vedere quanto tempo ci vorrà per realizzare in concreto questo obiettivo». Insomma, per ora i benefici vanno alle borse, intese come società. Per i sistemi-paese... arriveranno. Forse. La tua pubblicità su Efficace, conveniente, diversa. Plausibile alternativa.

3 Pubblicità 12 Febbraio ESODO BIBLICO DI MIGRANTI A LAMPEDUSA E STATO DI EMERGENZA. L ITALIA CHIEDE MISSIONE DELL UE PER IL PATTUGLIAMENTO NELLE ACQUE DEL MEDITERRANEO Dalle coste del Nord Africa continuano a partire carrette del mare cariche di immigrati in fuga dalla crisi del Maghreb diretti in Europa. Ed Europa, significa, per loro, Lampedusa. Gli sbarchi sull'isola siciliana continuano ininterrottamente ed altri disperati del mare si aggiungono ai quasi 3 mila giunti in Italia negli ultimi tre giorni. Una situazione gravissima che ha portato il Consiglio dei ministri riunito con urgenza a dichiarare lo stato di emergenza. Mentre il titolare dell'interno Roberto Maroni ha affidato al prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, l'incarico di commissario straordinario. Lampedusa fa fronte come può all'emergenza. Il Cie, il centro di identificazione ed espulsione, è chiuso da un anno e alcuni profughi sono stati ospitati in strutture provvisorie come i locali della riserva naturale dell'isola dei Conigli o la Casa della fratellanza messa a disposizione del parroco dell'isola, don Stefano Nastasi. Duecento di loro hanno già lasciato l'isola a bordo della motonave Palladio della Siremar diretta a Porto Empedocle. È ripreso, inoltre, il ponte aereo per il trasferimento verso le altre strutture italiane. «Si punta al trasferimento di tutti gli immigrati presenti sull isola», ha ribadito il sindaco Dino De Rubeis, in base alle indicazioni che ha ricevuto dal Viminale con cui è costantemente in contatto. Il timore è che la destabilizzazione del Nord Africa, dovuta alla caduta del regime di Ben Ali in Tunisia, possa riversarsi sulle coste italiane. E che, infiltrati tra i disperati del mare, si nascondano terroristi pronti ad agire sul nostro territorio e in Europa Nei giorni scorsi, il ministro Maroni ha scritto alla presidenza di turno dell'unione Europea - l'ungheria - e alla Commissione di Bruxelles, perché al prossimo Consiglio Giustizia e affari interni venga inserito all'ordine del giorno "il tema della crisi nei paesi del Nord Africa e i riflessi sull'immigrazione e sulla sicurezza interna in Europa", come ha spiegato a Venezia a margine di un incontro. In serata, la Farnesina ha fatto sapere che l'italia chiede all'ue di far partire immediatamente una missione di pattugliamento e intercettazione al largo delle coste tunisine per fronteggiare l'emergenza immigrazione. Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il collega Maroni, si legge in una nota, "hanno chiesto la convocazione urgente di una riunione a livello politico del Consiglio Giustizia e Affari Interni dell'ue per affrontare l'emergenza immigrazione... L'Italia chiede il dispiego immediato di una missione Frontex per le attività di pattugliamento e intercettazione nell'area al largo delle coste della Tunisia per il controllo dei flussi. Chiediamo vi sia una risposta immediata dall'ue alla nuova situazione creatasi, alla quale l'italia non può far fronte da sola e che è interesse dell'intera Europa gestire in maniera efficace e tempestiva". Il capo del Viminale ha anche convocato per giovedì il Comitato nazionale per l'ordine pubblico e la sicurezza, ha confermato una fonte del ministero, e da Venezia, a margine di un incontro, ha detto che "c'è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria, con l'arrivo di centinaia di persone sulle coste italiane in fuga dai paesi del Maghreb". Maroni è tornato a lanciare l'allarme terrorismo in relazione alle partenze dalla Tunisia: "Ci sono cittadini in cerca di protezione, ci sono criminali evasi dalle carceri e personaggi infiltrati da organizzazioni terroristiche come al Qaeda nel Maghreb Islam". Il titolare del Viminale ha poi annunciato che la prossima settimana incontrerà l'omologo tunisino per discutere la questione dei rimpatri. Almeno dall'inizio di febbraio gli arrivi di migranti a Lampedusa sono in aumento, dopo che gli sbarchi nell'isola si erano praticamente interrotti grazie all'accordo tra Italia e Libia sul contrasto all'immigrazione clandestina e ai respingimenti in mare di clandestini adottati dalle autorità italiane, e contestati da diverse organizzazioni umanitarie. Romano Prodi, ex premier e consulente dell'onu per l'africa, commentando lo scenario, ha espresso la propria preoccupazione. «Se la situazione sfugge al controllo la conseguenza non può che essere quella degli sbarchi», ha detto. Prodi non è pessimista e pensa che «la Tunisia si riorganizzerà», ma «è chiaro che si tratta di disperati: questa gente non vede altro che lo sbocco verso nord, non ha alternative in questa situazione tragica». Come già avevano fatto Maroni e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, anche Prodi si è rivolto all'unione europea perché dia una mano al risolvere l'emergenza. «L'Europa dovrebbe essere più presente perché in questi momenti, se vogliamo evitare gli esodi di massa, bisogna dare speranza, aiutare le trasformazioni, essere vicini ai bisogni fondamentali di questa gente. Attualmente non ci siamo». PARLAMENTO EUROPEO Nei giorni scorsi, l'emiciclo di Bruxelles ha ospitato una 'conferenza dei presidenti aperta', ovvero una seduta speciale in cui il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha riferito ai deputati i risultati del vertice europeo di venerdì scorso, dedicato alle questioni energetiche. Ma, com'è inevitabile, anche stavolta si è parlato di crisi, di Medio Oriente e del ruolo dell'ue nel mondo. "Siamo indietro rispetto ai nostri impegni per il 2020 di ridurre le emissioni del 20%. Non basta: anche sulla ricerca, USA e Cina sono avanti. Ma innovazione ed energia sono le chiavi del futuro": ha suonato il campanello d'allarme, il presidente Van Rompuy, aprendo la seduta speciale del Parlamento. Più rassicurante sulla situazione economica: "gli indicatori ci dicono che la fiducia e l'ottimismo stanno tornando", anche se "abbiamo ancora molto da fare, e non è certo il momento di compiacersi". Ma le lezioni imparate dalla crisi "devono guidare la nostra azione in futuro". Gli ha dato man forte il vice-presidente della Commissione Maroš Šefcovic, che si è detto soddisfatto per gli impegni presi dal Consiglio di SUMMIT EUROPEO DI BRUXELLES: PER I DEPUTATI L'EUROPA NON SI REALIZZA FRA PARIGI E BERLINO rafforzare la convergenza sui temi economici, e ha annunciato che l'esecutivo proporrà "nuove misure per avanzare verso una governance economica europea". Pollice in alto anche per la decisione dei Primi Ministri di accelerare le misure per il raggiungimento degli obiettivi sul clima, in particolare sull'efficienza energetica e la creazione, entro il 2014, di un mercato unico dell'energia. "Nessuno dei 27 dovrà vedere la sua sicurezza energetica minacciata", ha ammonito il presidente del gruppo popolare Joseph Daul. La soluzione? "Più Europa, non meno". La stessa formula vale anche per il governo dell'economia: "la convergenza budgetaria, fiscale e sociale è un tema che deve essere affrontato nelle sedi comunitarie, non fra governi". Critico il leader dei Socialisti e Democratici Martin Schultz, che vede nella proposta della cancelliera Merkel di un "patto per la competitività" il tentativo di esportare il modello dei tagli tedeschi al resto di Europa, il che vorrebbe dire "un aggravamento della crisi in molti Stati membri". Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo liberale Guy Verhofstadt, che esprime "preoccupazione" per l'iniziativa franco-tedesca di lanciare il Patto con un metodo intergovernativo, "che non funziona per l'europa". Il Consiglio sta rendendo l'ue "un'organizzazione internazionale degli Stati nazione", e questo "non è il mio modello di Unione. La mia Unione è una vera comunità, che lavora negli interessi della comunità". "Dopo ogni summit, a prescindere dai risultati, abbiamo un resoconto che dà l'impressione che tutto sia andato per il meglio e che siano stati raggiunti grandi obiettivi", ha attaccato la co-presidente dei Verdi Rebecca Harms. "Apprezzeremmo un'esposizione più onesta da parte del Consiglio". Toni più positivi dal rappresentante dei Conservatori e Riformisti Timothy Kirkhope, che ha apprezzato l'idea di espandere il mercato unico alle aree dell'innovazione e dell'energia, ma ha messo in guardia sulla necessità di non imporre troppa regolamentazione alle imprese: "è la libertà economica e non l'intervento dei governi che aprirà la strada alla nostra prosperità". "Delusa" si è detta la portoghese Marisa Matias, a nome della Sinistra Unitaria, perché il summit non ha affrontato davvero le questioni di energia, ma quelle di sicurezza. Il suo gruppo è contro la proposta tedesca del Patto di competitività: "Non possiamo adottare il modello tedesco. Finché non c'è crescita, non si possono tagliare i debiti". Il meccanismo permanente di stabilità, secondo l'euroscettico Nigel Farage (EFD), non farà altro che "accrescere il fallimento e rimandare l'inevitabile crollo dell'euro".

4 4 12 Febbraio BRUXELLES - I telefonini che consentono lo scambio di dati, cosiddetti data enabled, avranno un caricabatterie unico nei prossimi mesi UE: I COSTRUTTORI DI TELEFONI CELLULARI PRESENTANO IL CARICABATTERIA UNIVERSALE Non vi è mai capitato di non poter utilizzare il caricabatteria di un amico o di un collega perché incompatibile con il vostro cellulare? Presto questa fastidiosa situazione sarà solo un ricordo. Da anni l Ue porta avanti una semplice idea: un caricatore universale compatibile con i telefoni di tutte le marche. Grazie alla cooperazione tra quattordici case costruttrici e la Commissione europea, l'idea è finalmente diventata realtà. Il 29 dicembre 2010 sono state pubblicate le nuove norme tecniche per i telefoni cellulari "data-enabled". Il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani ha ricevuto lo scorso 9 febbraio dalle mani di Bridget Cosgrave, direttore generale di DIGITALEUROPE, la principale associazione che rappresenta l'industria europea delle tecnologie digitali, un esemplare del caricabatteria universale compatibile. Sono molto lieto che il caricabatteria per cellulari basato sul nuovo standard europeo abbia visto la luce. È davvero una buona notizia per il consumatore europeo. Ora speriamo di vedere arrivare presto nei negozi i nuovi caricatori e i cellulari compatibili. Invito l'industria ad accelerare i tempi della messa sul mercato, in modo che i cittadini europei possano godere al più presto dei vantaggi offerti dal caricabatteria unico - ha dichiarato Il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, responsabile per l'industria e le imprese. L'appoggio della Commissione ha permesso ai costruttori di far beneficiare i consumatori europei di questo progresso in tempi relativamente brevi. La soluzione del caricabatteria unico è stata dettata dal semplice buon senso, non c'è stato bisogno di nuovi regolamenti. La pubblicazione degli standard nel Aiuti forse contrari alle norme europee Come previsto dalla normativa UE sugli aiuti di Stato, la Commissione europea ha avviato un'indagine formale sugli aiuti che la Polonia intende concedere al progetto del gruppo Fiat per la produzione in Slesia di una nuova generazione di motori a benzina. Tenuto conto delle quote di mercato e della capacità produttiva del gruppo, in questa fase la Commissione dubita che gli aiuti siano compatibili con gli orientamenti UE sugli aiuti a sostegno di grandi progetti di investimento. Il vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile della Concorrenza, Joaquín Almunia, ha così motivato il provvedimento: "La Commissione è a favore degli aiuti a progetti di investimento nelle regioni meno sviluppate o maggiormente colpite dalla disoccupazione. Dobbiamo però stare attenti che le distorsioni della concorrenza che ne derivano non siano superiori ai benefici degli aiuti, specie nei settori caratterizzati da sovraccapacità o da altri problemi". Nello specifico, il progetto di aiuti su cui l Antitrust Ue ha aperto l inchiesta riguarda l investimento compiuto da Fiat Powertrain Tecnologies Poland a Bielsko-Biala, nella Polonia Sud- Occidentale, in una regione caratterizzata da un tenore di vita estremamente basso e un elevata FIAT: BRUXELLES INDAGA SUL PIANO DI AIUTI DALLA POLONIA disoccupazione. Regione che quindi può beneficiare, in base alle norme comunitarie, di aiuti regionali fino al 40% dell investimento complessivo. La Polonia intende accordare aiuti per 40,9 milioni di euro principalmente sotto forma di sgravi fiscali e di contributo diretto all investimento e ai costi del personale. La Commissione Ue ricorda quindi come sia necessario aprire un indagine formale su tutti quei progetti in cui il beneficiario degli aiuti detiene una quota di mercato superiore al 25%, oppure se la capacità produttiva generata dal progetto supera il 5% del mercato. Questo per evitare una distorsione della concorrenza. L'investimento riguarda la produzione di motori a benzina di nuova generazione. Il costo dell'investimento di cui tener conto per calcolare l'importo degli aiuti è 180 milioni di euro (circa 732,7 milioni di PLN). La Polonia intende accordare aiuti per 40,9 milioni di euro (166,4 milioni di PLN) sotto forma di: sgravi fiscali, una sovvenzione a titolo del programma operativo Economia innovativa, un contributo diretto all'investimento e un contributo diretto ai costi del personale. La misura di aiuto è stata notificata alla Commissione per approvazione nei primi mesi dello scorso anno. Secondo i rilievi effettuati dalla Commissione in dicembre 2010 ha permesso ai costruttori di procedere alle modifiche di progettazione e collaudo necessarie a garantire la sicurezza e l'interoperabilità dei telefoni mobili compatibili. I cellulari compatibili "data-enabled" delle diverse marche potranno quindi funzionare con un unico caricatore universale. I quattordici costruttori hanno deciso di immettere sul mercato europeo i nuovi caricabatteria universali nel corso del L'incompatibilità dei caricabatteria per telefoni cellulari, oltre a causare inconvenienti agli utenti, rappresentava per l'unione europea anche un serio problema ambientale. Quando si cambia cellulare, spesso si è costretti ad acquistare un nuovo caricabatteria, anche se quello vecchio funziona ancora perfettamente. Accogliendo la richiesta della Commissione europea, quattordici case costruttrici di telefoni cellulari hanno sottoscritto un accordo col quale si impegnano ad uniformare secondo uno standard comune i caricatori per telefoni cellulari "data-enabled" venduti nell'ue. Le case che hanno firmato l'accordo sono Apple, Emblaze Mobile, Huawei Technologies, LGE, Motorola Mobility, NEC, Nokia, Qualcomm, Research In Motion (RIM), Samsung, Sony Ericsson, TCT Mobile (ALCA- TEL), Texas Instruments e Atmel. Su mandato della Commissione europea gli organismi europei di standardizzazione CEN-CENELEC e ETSI hanno stabilito gli standard armonizzati cui si uniformeranno a partire dal 2011 i telefoni cellulari "data-enabled" compatibili con il nuovo caricatore universale, che utilizza la tecnologia del connettore Micro-USB. Per i telefoni che non dispongono di un'interfaccia Micro-USB l'accordo prevede un adattatore. L'accordo riguarda i telefoni mobili "data-enabled", che possono essere collegati a un computer per scambiare ad esempio immagini, file e musica. Questi telefoni sono già ora predominanti sul mercato. Rientrano in questa categoria anche i cosiddetti "smartphone" o cellulari "intelligenti". L UE CHIEDE MAGGIORE IMPEGNO PER FAR CONOSCERE IL NUMERO UNICO EUROPEO DI EMERGENZA 112 In occasione della "Giornata europea del 112", indetta per l'11 febbraio, la Commissione europea esorta gli Stati membri ad adoperarsi per sensibilizzare il pubblico all'esistenza del 112, il numero che si può digitare in qualunque Stato membro dell'unione europea per chiamare i servizi di emergenza. Da un'indagine svolta in tutta l'ue e pubblicata nei giorni scorsi risulta che tre cittadini europei su quattro non conoscono ancora questo numero salvavita. Eppure, la normativa dell'ue in materia di telecomunicazioni impone agli Stati membri di informare i cittadini dell'esistenza del 112. Per rafforzare la tutela dei cittadini europei, le nuove norme UE sulle telecomunicazioni, che devono essere recepite negli ordinamenti nazionali entro il 25 maggio 2011, prescrivono inoltre agli Stati membri di migliorare la precisione e l'affidabilità delle informazioni sulla localizzazione del chiamante. Da una recente indagine Eurobarometro risulta che appena più di un quarto (26%) dei cittadini dell'ue interpellati è in grado di citare spontaneamente il 112 come il numero per chiamare polizia, vigili del fuoco o ambulanza in qualunque paese dell'unione. Solo in cinque paesi (Repubblica ceca, Finlandia, Lussemburgo, Polonia e Slovacchia) la maggioranza della popolazione sa che il 112 è il numero di emergenza valido in tutta l'ue. In Grecia, Italia e Regno Unito meno del 10% della popolazione ne è informato. I progressi a livello europeo sono stati minimi in questi ultimi anni: dal 22% nel 2008 al 26% nel In alcuni paesi, tuttavia, la conoscenza del numero di emergenza europeo 112 si è notevolmente diffusa rispetto all'anno scorso: in Austria dal 31% al 39%, in Finlandia dal 50% al 56% e nei Paesi Bassi dal 45% al 50%. Benché la maggior parte degli Stati membri dell'ue abbia dichiarato di aver preso iniziative per promuovere il 112, solo il 27% dei cittadini europei intervistati afferma di aver ricevuto informazioni sul 112 nel corso del sede di esame preliminare, la quota del 25% risulterebbe oltrepassata in uno dei mercati delle autovetture, definito secondo i criteri utilizzati in altri casi. Il governo polacco controbatte che le autovetture e i veicoli commerciali leggeri rientrano nello stesso mercato del prodotto. L'indagine formale consentirà di far ulteriormente luce su questi aspetti. La Commissione nutre inoltre dubbi sul fatto che, per stabilire l'aumento di capacità indotto dal progetto, determinati segmenti di mercato vengano esaminati congiuntamente. La valutazione dettagliata mirerà anche a stabilire se gli aiuti sono un incentivo necessario affinché il beneficiario intraprenda l'investimento in una regione assistita e se la distorsione della concorrenza che ne deriva è controbilanciata dai benefici degli aiuti nella stessa regione.

5 Pubblicità 12 Febbraio BRUXELLES - Consentire ai cittadini europei di poter dimostrare la propria identità utilizzando i sistemi per l'identificazione elettronica AGENDA PER IL DIGITALE: L UE AVVIA UNA CONSULTAZIONE PUBBLICA SU FIRMA E IDENTIFICAZIONE ELETTRONICHE La Commissione europea invita i cittadini e le parti interessate a esprimere il proprio parere riguardo a come la firma, l identificazione e l autenticazione elettroniche possano favorire lo sviluppo di un mercato unico digitale europeo. Si tratta di strumenti sempre più diffusi che consentono sia agli utenti che ai fornitori di beneficiare di servizi online sicuri, affidabili e di facile utilizzo. I risultati della consultazione confluiranno nella revisione dell attuale direttiva sulla firma elettronica nonché nella preparazione dell'iniziativa già sul reciproco riconoscimento dell'identificazione e dell'autenticazione elettroniche. L incremento del commercio elettronico e dell ebusiness e una maggiore facilità di esecuzione delle procedure amministrative online nel mercato unico costituiscono aspetti fondamentali dell Agenda europea per il digitale. La consultazione online è aperta fino ad aprile Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, ha così spiegato l iniziativa: Sono benvenute tutte le opinioni su come verificare nel modo più accurato l'identità e la firma degli utenti al momento di procedere ad acquisti, vendite o procedure amministrative online operazioni che necessitano della massima sicurezza. Desidero che tutti gli europei possano collegarsi ad internet senza timore di essere vittime di un uso improprio dei dati personali o di frodi. Ogni suggerimento su come raggiungere questo obiettivo è il benvenuto. Uno dei fattori che frena lo sviluppo dell economia online nell'ue è rappresentato dalla scarsa fiducia dei consumatori e delle aziende nei confronti delle La Commissione europea ha avviato nei giorni scorsi una consultazione in merito a cambiamenti importanti del finanziamento della ricerca e dell'innovazione dell'ue al fine di agevolare la partecipazione, rafforzare l'impatto scientifico ed economico e migliorare la redditività. Il "Quadro strategico comune" proposto, illustrato in un Libro verde, riguarderebbe l'attuale programma quadro di ricerca (7 PQ), il programma quadro per la competitività e l'innovazione e l'istituto europeo dell'innovazione e della tecnologia (EIT). Ciò consentirà di creare un insieme coerente di strumenti di finanziamento lungo l'"intera catena dell'innovazione", dalla ricerca fondamentale all'immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi, sostenendo anche l'innovazione non tecnologica, ad esempio nel settore del design e della commercializzazione. Il Libro verde della Commissione pone anche le basi per una radicale semplificazione delle procedure e delle regole. Gli interessati avranno tempo fino al 20 maggio 2011 per rispondere alla consultazione. Il commissario europeo per la Ricerca, l'innovazione e la scienza Máire Geoghegan-Quinn ha dichiarato: "Il nostro intento è ottimizzare l'uso di ogni euro che l'ue investe nella ricerca e nell'innovazione. Desideriamo che i finanziamenti UE realizzino il loro enorme potenziale in termini di generazione di crescita, posti di lavoro e miglioramento della qualità della vita in Europa di fronte alle enormi transazioni elettroniche. Poter contare su servizi online sicuri, affidabili e facili da usare è indispensabile per garantire l'esistenza di un solido mercato unico digitale europeo. Per questo, i cittadini sono invitati a partecipare alla consultazione inviando le loro opinioni riguardo a come l'identificazione, l'autenticazione e la firma elettroniche possano contribuire a creare um mercato digitale europeo e su eventuali misure atte a creare condizioni ottimali per stimolarne la crescita. La consultazione pubblica punta a raccogliere opinioni sui seguenti aspetti: Ai fini di una proposta legislativa su spese di ricerca e innovazione UE: CONSULTAZIONE SU QUADRO STRATEGICO COMUNE PER I FINANZIAMENTI sfide dei cambiamenti climatici, dell'efficienza energetica e della sicurezza alimentare. Rafforzando la coerenza dei nostri programmi e semplificandoli agevoleremo la vita dei ricercatori e degli innovatori (in particolare le PMI), attireremo un numero più elevato di proposte e otterremo risultati migliori. Spero che il dibattito sarà ampio e innovativo e si avvarrà delle possibilità offerte dalla rete e dai media sociali." Nel Libro verde la Commissione propone un "quadro strategico comune" caratterizzato da tre elementi principali. Innanzitutto una chiara focalizzazione su tre obiettivi collegati: dotare l'ue di una base scientifica di importanza mondiale; stimolare la competitività in tutti i settori; e affrontare sfide importanti come i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e alimentare, la sanità e l'invecchiamento della popolazione. In secondo luogo rendere gli investimenti UE più interessanti ed agevolare l'accesso dei partecipanti a tali strumenti, grazie, ad esempio, ad uno sportello unico presso cui i partecipanti possano ottenere consigli e sostegno lungo l'intero processo di finanziamento. Inoltre il quadro strategico comune consentirà di offrire un insieme unico e semplificato di strumenti di finanziamento che riguardano l'intera catena dell'innovazione, tra cui la ricerca fondamentale, la ricerca applicata, la collaborazione tra università e industria o l'innovazione a livello di - le aspettative dei cittadini e delle aziende rispetto alla normativa UE su firma, identificazione e autenticazione elettroniche (opinioni sull utilità generale, della firma e dell'identificazione elettroniche, esigenze collegate a settori economici specifici, benefici socioeconomici, campi di applicazione, eventuali ulteriori servizi che rafforzino la fiducia degli utenti, utilizzo di tecnologia mobile e riconoscimento legale del consenso elettronico); - l opinione dei professionisti del settore TIC sull impostazione da dare alla firma elettronica per poter meglio rispondere alle prossime sfide generate dal progresso tecnologico. Le parti interessate sono pregate di esprimere le proprie opinioni su impedimenti esistenti, requisiti di sicurezza, eventuale gradazione dei livelli di sicurezza e aspettative riguardo la standardizzazione; - l'insieme di principi condivisi che dovrebbero guidare il reciproco riconoscimento dell identificazione e dell'autenticazione elettroniche in Europa, nonché le considerazioni relative alle economie di scala che si otterrebbero consentendo l'introduzione di sistemi nazionali di identificazione elettronica, a beneficio degli utenti in tutta l'ue e di utilizzazioni intersettoriali nei settori pubblico e privato; - il potenziale contributo della ricerca e dell innovazione allo sviluppo di nuovi sistemi di identificazione elettronica e di autenticazione della firma elettronica, quali ad esempio le alternative all'infrastruttura a chiave pubblica (Public Key Infrastructure, PKI) attualmente in uso per una facile gestione delle firme elettroniche e delle carte d identità elettroniche. UE: DAL 7 FEBBRAIO IN VIGORE L'OBBLIGO DELLE LUCI DIURNE PER I NUOVI MODELLI DI AUTO E entrato in vigore nei giorni scorsi l obbligo di dotare tutti i nuovi modelli di automobili e furgoni di luci diurne. Per i camion e gli autobus l'obbligo si applicherà tra 18 mesi, nell'agosto Le luci diurne sono lampade speciali che si accendono automaticamente all'avvio del motore. Hanno lo scopo di aumentare la sicurezza, rendendo più visibile il veicolo agli altri utenti della strada. Rispetto ai fari anabbaglianti, hanno un basso consumo energetico. Nei paesi in cui sono già obbligatorie, si ritiene che le luci diurne abbiano dato un contributo molto positivo alla sicurezza stradale. Nel 2009 più di persone sono morte in Europa in incidenti stradali. Per ogni morto, si stima che vi siano quattro feriti che riportano invalidità permanenti, dieci feriti gravi e quaranta feriti leggeri. Queste cifre sono in diminuzione, grazie alle iniziative adottate e in particolare allo sviluppo delle tecnologie per la sicurezza dei veicoli, al miglioramento delle infrastrutture stradali e a quello della formazione dei conducenti. Secondo un recente studio, gli utenti della strada (compresi i pedoni, i ciclisti e i motociclisti) riescono ad avvistare più chiaramente e tempestivamente i veicoli equipaggiati con luci diurne che quelli con fari anabbaglianti. Le luci diurne si azionano automaticamente all'avvio del motore. Quando è buio, il conducente deve azionare manualmente i fari anabbaglianti. In questo caso, le luci diurne si disattivano automaticamente. Da un punto di vista ambientale, le luci diurne sono una soluzione efficace per migliorare la visibilità dei veicoli. Essendo stato concepito per essere utilizzato alla luce del giorno, questo dispositivo è molto più efficace ed efficiente dei dispositivi di illuminazione esistenti. Il consumo di energia è pari al % di quello dei fari anabbaglianti tradizionali. Se per le luci diurne si utilizza la tecnologia LED (diodi a emissione luminosa), il consumo di energia si riduce ulteriormente, fino al 10% soltanto. La direttiva 2008/89/CE, che introduce l'obbligo delle luci diurne per i nuovi modelli di veicoli ed entrata in applicazione lo scorso 7 febbraio, contribuirà a migliorare la sicurezza delle strade in Europa e permetterà di armonizzare le normative nazionali esistenti in materia, finora molto diverse l'una dall'altra. imprese. Per incentivare la diversità e il coinvolgimento delle imprese si incoraggerà la flessibilità. Gli interessati potranno presentare le loro proposte per vari tipi di progetto senza dover fornire più volte le stesse informazioni. In terzo luogo le procedure per rendere conto dell'utilizzo dei fondi percepiti saranno molto più semplici e coerenti. Ciò potrebbe comportare, ad esempio, un ricorso più frequente ai pagamenti forfettari. La semplificazione agevolerà e renderà più efficace il controllo finanziario dell'uso dei soldi dei contribuenti dell'ue.

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