Agricola 1/2011. Trimestrale di divulgazione tecnico-scientifica del settore agricolo. Periodico fondato nel 1896

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1 Agricola Trimestrale di divulgazione tecnico-scientifica del settore agricolo Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 70% DCB (Cremona C.L.R.) 1/2011 Periodico fondato nel 1896

2 PROVINCIA DI CREMONA URP- Ufficio per le Relazioni con il Pubblico Tel. 0372/406233/248 fax 0372/ Sede centrale - C.so Vittorio Emanuele II,17 Cremona Tel. 0372/4061 fax 0372/ Assessorato Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca Assessore Gianluca Pinotti Segreteria Tel. 0372/ Area Gestione del Territorio Via Dante,134 Cremona Coordinatore d Area - Andrea Azzoni Segreteria Tel. 0372/ fax 0372/ Settore Agricoltura e Ambiente Dirigente Andrea Azzoni - Servizio Miglioramenti Fondiari, Acque e Calamità tel. 0372/ Servizio Produzioni Vegetali, Sviluppo Agricolo, AIA ed Energia tel. 0372/ Servizio Rifiuti tel. 0372/ Servizio Aria, Scarichi e Cave tel. 0372/ Servizio Produzioni Animali e UMA tel. 0372/ Servizio Amministrativo tel. 0372/ Ufficio Agricolo Territoriale di Crema Crema - Via Matteotti,39 tel. 0373/ fax 0373/ Ufficio Agricolo Territoriale di Casalmaggiore Casalmaggiore - Via Cairoli,12 tel. 0375/ fax 0375/ Servizio Caccia e Pesca tel. 0372/ Servizio Aree Naturali tel. 0372/ COMUNICAZIONE AI LETTORI AI SENSI DEL D. Lgs. N. 196/2003 Caro Lettore, gentile Abbonato, i Suoi dati fanno parte dell archivio del periodico «La Sentinella Agricola» e vengono trattati nel rispetto di quanto stabilito dal Decreto Legislativo n. 196/2003 sulla tutela dei dati personali. L archivio è lo strumento che consente di ricevere regolarmente «La Sentinella Agricola». I suoi dati non sono e non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi. Per essi Lei potrà richiedere, in qualsiasi momento, modifiche, aggiornamenti o cancellazioni; qualora, non essendo titolare di un abbonamento nominativo, volesse far inserire il Suo nome nel nostro archivio per ricevere gratuitamente la rivista, scriva i suoi dati a: «La Sentinella Agricola» Cremona - Via Dante,

3 Agricola Trimestrale di divulgazione tecnico-scientifica del settore agricolo Anno XII - Numero 1/2011 Autorizzazione del Tribunale di Cremona n. 362 del 1 Settembre 2000 Periodico trimestrale Tariffa regime libero: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% DCB (Cremona C.L.R.) Direttore Massimiliano Salini Presidente della Provincia di Cremona Direttore responsabile Marta Masseroli hanno collaborato Marco Antoniazzi Andrea Azzoni Maria Donata Feraboli Tommaso Maggiore Marta Masseroli Gianluca Pinotti Roberto Reggiani Claudio Vescovi Editore Provincia di Cremona Corso Vittorio Emanuele II, 17 Cremona Tel. 0372/4061 Impaginazione e fotolito Orchidea - Cremona Stampa Fantigrafica s.r.l. - Cremona Prodotto con carta premiata dalla European Union Eco-Label n. reg. F/11/1, Fornita da UPM Finito di stampare: Luglio 2011 Sommario Agricola Trimestrale di divulgazione tecnico-scientifica del settore agricolo 1/2011 Periodico fondato nel 1896 La parola al Presidente 4 A ricordo del dott. Ernesto Cervi Ciboldi 5 Un carissimo saluto 7 Il recupero dei fabbricati esistenti visto da un agricoltore 9 Il consumo di suolo agricolo: una sfida europea? 12 Accreditati i primi distretti agricoli 13 Forum Energie Rinnovabili 14 Il Fondo di Solidarietà Nazionale in agricoltura 15 Piano di Indirizzo Forestale in dirittura d arrivo 17 Agricoltura conservativa: prove di semina di mais 19 Il PSR 2007/2013 finanzia anche i Comuni 21 Autorizzazione Linee elettriche in media tensione 22 Uso di getti irrigui in vicinanza di impianti elettrici 25 Sistemi verdi multifunzionali 26 Il sorgo: un alternativa aziendale 28 Agenda dell agricoltura 29 Le Rubriche: sullo scaffale, il parere del legale 30 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 70% DCB (Cremona C.L.R.) 3

4 La parola al Presidente I 150 anni dell agricoltura: un cammino continuo I festeggiamenti dei 150 anni dell unità d Italia costituiscono un occasione per ripensare ai profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura in questi lunghi anni. Nel 1861, in Italia, il 54% del Pil e quasi il 70% dell occupazione erano legati all agricoltura: dati che corrisponderebbero oggi a quelli di un Paese in via di sviluppo. L Italia unita ha infatti dovuto affrontare un insieme di sistemi agricoli differenti, con infrastrutture carenti in un contesto sociale in gran parte arretrato. Altra condizione sfavorevole, nelle prime fasi dell unificazione, sono state le scarse risorse economiche destinate all agricoltura. Alla fine del 900 le questioni emergenti erano molteplici: l innovazione scientifica e tecnologica, necessarie per aumentare la produttività, il riassetto fondiario, con gli interventi di bonifica e i provvedimenti normativi sul trasferimento dei fondi rustici, ma anche le questioni sociali legate ai salariati agricoli. In questo contesto fortemente arretrato nascono però iniziative di primaria importanza per promuovere l incremento dell agricoltura e delle arti ad essa attinenti, come recita lo statuto della Società Agraria di Lombardia, ente morale fondato proprio nel In tutta Italia, con Regio Decreto, vengono poi istituiti i comizi agrari, con sede in ogni capoluogo di circondario, a sostegno dell agricoltura e per la diffusione delle innovazioni in campo agricolo. Nel 1896 i comizi vengono sostituiti dalle cattedre ambulanti, per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l apporto significativo del mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici. Sono gli anni in cui insigni agronomi realizzano un intensa attività in campo sperimentale e dimostrativo. Il nostro territorio ricorda l agronomo Vincenzo De Carolis, per ben 32 anni Direttore della cattedra ambulante di Cremona, e lo storico periodico di divulgazione La Sentinella Agricola, che questa Provincia ancora oggi pubblica. I cambiamenti della società e dell economia hanno indubbiamente determinato un evoluzione del modello agricolo autarchico, dell organizzazione lavorativa, nel nostro territorio compiuta all interno del nucleo della cascina. Ancora in anni recenti il tema degli affitti agrari e l estensione della previdenza sociale ai lavoratori agricoli indipendenti sono stati oggetto di ampi dibattiti, anche accesi. La nascita della Comunità Economica Europea segna poi una nuova fase nella politica agraria che si apre ad una strategia più ampia strutturata in programmazioni negoziate. Con il Trattato di Roma del 1957 vengono definiti degli obiettivi precisi: lo sviluppo dell agricoltura, il sostegno dei redditi agricoli, la stabilizzazione dei mercati ed il raggiungimento dell autosufficienza alimentare. La politica comunitaria ha poi seguito un percorso evolutivo, in linea con la continua globalizzazione dei mercati. Nel 1992, con la riforma Mac Sharry, la nuova PAC finanzia solo le produzioni che trovano uno sbocco sul mercato. Sono gli anni in cui la politica agricola raggiunge i 2/3 del bilancio comunitario in termini di risorse spese, ma anche gli anni in cui vengono introdotti dispositivi correttivi del mercato come le quote di produzione, gli stabilizzatori e il set-aside. Successivamente, nel 2003, la Riforma Fischler individua un agricoltura più competitiva, orientata agli interessi dei consumatori e dei contribuenti, ma anche rispettosa dell ambiente. Disaccoppiamento, condizionalità, sviluppo rurale diventano le nuove parole chiave di una politica in evoluzione attenta a valorizzare un agricoltura di qualità e multifunzionale. Oggi, in attesa del varo della nuova PAC , l orizzonte si sposta sulla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e sulla tutela ambientale. Da questa breve panoramica emerge come l agricoltura italiana, con un numero di attivi pari a circa il 4% e un Pil agricolo al di sotto del 2%, sia oggi profondamente cambiata. Il nostro Paese ha assunto ormai i connotati di una società avanzata in cui il sistema primario ha un ruolo strategico nella definizione degli equilibri globali, ma dove iniziativa ed impegno individuali, se ben governati, avranno sempre, come la storia ci insegna, una funzione determinante. In questo contesto durato 150 anni, la testimonianza professionale del dott. Ernesto Cervi-Ciboldi ha accompagnato, per un periodo fortunatamente lungo, il percorso dell agricoltura cremonese, costituendo un prezioso riferimento sia per gli imprenditori sia per il mondo della ricerca e della sperimentazione. Massimiliano Salini Presidente della Provincia di Cremona 4

5 A ricordo del dott. Ernesto Cervi Ciboldi Un ricordo speciale Il dott. Ernesto Cervi Ciboldi ha lasciato un segno indelebile nell agricoltura cremonese. E vissuto a cavallo di due secoli e ha saputo interpretare in modo unico ed originale le caratteristiche precipue delle epoche che ha attraversato. La parola chiave che gli storici attribuiscono al novecento è libertà, valore ben rappresentato dall agronomo che molti hanno avuto la fortuna di conoscere, un uomo libero da contraddizioni e condizionamenti. Il secolo attuale, invece, si identifica nel binomio complessitàinnovazione. Anche in questo caso, nell azione personale ed imprenditoriale, il suo approccio naturale era quello di affrontare le tematiche con uno spirito nuovo. Il dott. Ernesto Cervi Ciboldi non era uno che si lasciava vivere. La profonda curiosità, la voglia di sapere, di approfondire ed analizzare hanno infatti sempre contraddistinto anche la gestione della sua azienda agricola. Per queste motivazioni, più che un semplice studioso, era un vero scienziato: faceva dell approccio logico-sperimentale un punto di forza imprescindibile. Come i veri scienziati, non era un teorico puro: sapeva tradurre quanto analizzato in azioni pratiche, sempre adeguate alla realtà del tempo e del luogo. Questa caratteristica lo ha accompagnato per tutta la vita professionale e lo ha reso partecipe a vari livelli di studi e di sperimentazioni, divenendo un punto di riferimento per i centri di ricerca e le università. L azienda da lui condotta era nel sentire comune il vero luogo d incontro fra il sapere e l agire. L azienda di Luignano rappresentava, e siamo certi rappresenterà, per agricoltori, docenti, ricercatori e tecnici, una realtà per la sperimentazione di un agricoltura all avanguardia, rispettosa dei dettami scientifici, caratterizzata da una gestione manageriale economicamente corretta e assolutamente riproponibile in altre imprese costituendo il famoso anello mancante fra l innovazione scientifica e la prassi colturale delle aziende ordinarie. Cremona per anni questo anello lo ha avuto, con grande beneficio per chi ne è venuto a contatto. Siamo quindi tutti eredi di questa ricchezza: il dott. Ernesto Cervi Ciboldi era un grande educatore che sapeva divulgare con concretezza e semplicità anche concetti di grande complessità. Come ci dicevano gli agricoltori che partecipavano alle giornate dimostrative: Lui sa quello che dice perché lo ha provato davvero. Ma la capacità didattica derivava da un lavoro nascosto di discernimento che coniugava le motivazioni coi risultati, le difficoltà e i rari insuccessi con le cause e gli effetti: nel linguaggio schietto, ci faceva parte delle sue conclusioni con una dovizia di particolari, di dati, di sottolineature che fluivano naturali, ma che erano tutte oggetto di riflessione profonda. L altro aspetto che rendeva la sua figura unica era l amore per la nostra terra cremonese. Era un amore autentico, fatto di rispetto e di preoccupazione, di cura e di impegno serio che gli occupava gran parte del tempo e delle energie. Sentiva di avere le radici culturali nella migliore tradizione rurale cremonese e ne serbava memoria considerandosi autenticamente erede. Il dott. Ernesto Cervi Ciboldi è stato un testimone prezioso della grande imprenditoria agricola provinciale: la sua storia non è mai stata un vincolo per aprirsi all innovazione, ma ha rappresentato per lui la base imprescindibile dalla quale partire per valutarne la fattibilità e l adeguatezza, anche a livello economico. Aveva grande considerazione della prassi agricola del passato: conoscendo la terra, i suoi cicli biologici, le sue necessità, non considerava tutte le novità tecnologiche necessariamente come apportatrici di progresso, ma sapeva valutarle in una prospettiva ampia. Spesso 5

6 ripeteva che l imprenditoria provinciale agricola attuale avesse dimenticato la cura del suolo: la rotazione delle colture, la gestione dei prati, il sovescio, un sistema irriguo rispettoso delle esigenze delle colture e, da ultimo, la valorizzazione della minima lavorazione a tutela della fertilità dei suoli sono stati gli argomenti a lui più a cuore in questi ultimi anni. L amore per la terra era affiancato dalla cura alla zootecnia da latte: a Cremona la tradizione agricola non può prescindere dall allevamento del bestiame. Come ci ripeteva, tutto nei secoli è stato fatto per la bovina da latte: si tratta di due facce della stessa medaglia. Senza letame, cala il valore della sostanza organica nel terreno e si riduce la grande ricchezza del suolo agricolo provinciale: la sua fertilità. Con pazienza riprendeva il ciclo di vita dal terreno al latte e ricordava come l azienda agricola con allevamento sia un unicum organico vivo e vitale, con le necessità di cura che si darebbero ad un essere vivente. Le sue preoccupazioni ed i suoi insegnamenti devono ora farsi stimolo per il mondo agricolo provinciale che ha bisogno di ripensare il proprio ruolo non solo riferito al presente ma soprattutto rivolto al futuro. Solo così daremo il giusto valore all impegno profuso dal dott. Ernesto Cervi Ciboldi: lavorando a partire dai suoi insegnamenti ci accorgeremo, nel tempo, di essere sulla giusta strada. Gianluca Pinotti Assessore Provinciale Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca 6

7 Un carissimo saluto Un ricordo speciale E con vero piacere che ho ricevuto l invito di Sentinella Agricola di ricordare, qui brevemente, l amico di tanti anni recentemente scomparso: il Dott. Agr. Ernesto Cervi Ciboldi. Ho detto qui e brevemente perché spero di organizzare a Cremona nel mese di settembre o in quello di ottobre di quest anno una giornata a lui dedicata, nella quale con un gruppo di amici pensiamo di presentare un libro, per il quale siamo alla ricerca di uno sponsor. In questo libro vogliamo riprendere, in modo ragionato, una selezione dei suoi più belli articoli tecnici apparsi sulla stampa tecnica nazionale, negli atti di vari convegni e nei giornali locali. In quella occasione poi, seguendo alcune linee di pensiero di Ernesto, si può discutere anche di svariati problemi dell agricoltura della Pianura Padana. Ci siamo conosciuti circa 40 anni fa in occasione di un incontro tra i laureati in Scienze Agrarie, avvenuto nell ambito della Fiera del Bovino da Latte a Cremona. In quel periodo Ernesto era il Presidente dell Associazione Laureati in Scienze Agrarie e Forestali della Provincia di Cremona e annualmente, insieme alla Federazione Regionale degli stessi laureati, presieduta dal prof. Filippo Lalatta, organizzava un convegno tecnico, aperto a tutti, ma teso a radunare i laureati in Scienze Agrarie della Lombardia, che di norma riempivano, oltre misura, la sala Zelioli Lanzini. Da quell anno, era esattamente il 1971, ci siamo frequentati con intensità diversa a seconda dei periodi, meno certamente, per mia mancanza di tempo, negli ultimi anni. Tuttavia, se non lo vedevo nelle riunioni del Consiglio della Società Agraria di Lombardia, gli telefonavo a casa per scambiare qualche convenevole, ma soprattutto qualche notizia tecnica e sentire il suo parere. Proprio nel 1971 il gruppo di ricercatori nel quale lavoravo aveva realizzato i campi sperimentali di mais (ci occupavamo di miglioramento qualitativo con l introduzione dei geni opaco-2 e floury-2) nell Azienda dell Istituto Tecnico Agrario Stanga di Cremona quando ancora non esisteva la tangenziale. Purtroppo le difficoltà incontrate in quell azienda furono molte, specie per quanto attiene l irrigazione e la disponibilità del personale. Discutendo di questo con Ernesto fu lui ad offrirmi l ospitalità nella sua azienda a Luignano. Infatti dal 1972 la sperimentazione maidicola per l areale cremonese si spostò a Luignano e non l ha più lasciato. Anzi, alla ricerca, inizialmente impostata solo dall Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, sezione di Bergamo (mais), si aggiunse quella dello stesso Istituto, sezione di Sant Angelo Lodigiano (frumento) e Fiorenzuola d Arda (orzo), nonché quella di molti altri Enti e Ditte private. Le prove che si realizzavano erano prevalentemente parcellari e di adattamento e resa, ma talvolta anche di altri interessi agronomici, come ad esempio lo studio delle doppie colture: orzo-mais e loiessamais con destinazioni diverse. Fino agli anni 80 Ernesto mostrava un grande interesse per i prati da vicenda e in particolare per il trifoglio ladino, su questi prati facemmo le prime prove di diserbo chimico per aver, sin dal primo taglio, una elevata qualità, e per l erba medica della quale onservava gelosamente, riproducendolo, il suo ecotipo cremonese (è da questo ecotipo che deriva la varietà oggi coltivata e conosciuta con il nome di Prospera). In quegli anni, convinto delle perdite che si verificavano in campo nel corso della fienagione dell erba medica e del primo taglio di trifoglio ladino, tra i primi in Valpadana, volle realizzare un essiccatoio di foraggio a celle, con caricamento automatizzato e flusso d aria calda dal basso. Sempre in quegli anni ricordo le numerose osservazioni in campo, insieme con il prof. Grancini e il Dott. Coppolino, alla ricerca, all imbrunire, degli adulti di piralide nella vegetazione infestante lungo i fossi e anche per individuare le posizioni nelle quali venivano lasciate le ovature del lepidottero sulle piante di mais. Nel 1979, a Luignano si coltivava ancora frumento e l azienda Cervi fece parte delle 100 che avevo scelto per realizzare il cosiddetto Progetto 7

8 Grano, sponsorizzato da Bayer Italia, da me tecnicamente seguito. In quella occasione Ernesto faceva direttamente i rilievi e le osservazioni delle malattie e mi passava le note sull efficacia delle diverse linee di difesa adottate nell ambito dei vari trattamenti agronomici. Era interessante osservare il suo entusiasmo per la disponibilità via via crescente di nuovi mezzi tecnici risolutivi o quasi di molti problemi tecnici cui fino allora si erano frapposti solo rimedi indiretti. Nel 1981 fu la sua azienda, per prima in provincia di Cremona, ad ospitare le prove di diverse varietà di soia (allora eravamo ancora alla ricerca del più corretto gruppo di maturità, in funzione dell epoca di semina, entro cui scegliere le varietà) e ad iniziare la coltivazione in pieno campo per contrastare essenzialmente il Sorgo d Aleppo da rizoma per il quale, in soia, contrariamente al mais, disponevamo di un diserbante selettivo. Nel 1986 l Istituto di Agronomia dell Università degli Studi di Milano organizzò a Como il Convegno Annuale della Società Italiana di Agronomia e in quella occasione, fui incaricato di organizzare delle visite tecniche. Una di queste fu fatta a Luignano dove Ernesto intrattenne per tutta la mattinata il meglio dell Agronomia Italiana. Come non ricordare poi i seminari tenuti a due voci (Ernesto e io) su vari argomenti sia a Cremona sia alla Società Agraria di Lombardia? Ad esempio quello sugli avvicendamenti colturali e la sostanza organica o quello sui possibili effetti delle omosuccessioni di mais. Notoriamente non era favorevole all Assicurazione Grandine, ma nella sua azienda, mi lasciava far lezioni in campo ai periti e agli ispettori delle compagnie di assicurazioni (allora riunite nel cosiddetto Concordato Grandine) specie sul mais da seme e sulla soia. Lezioni organizzate dal Centro per lo Studio dei Danni da Grandine annesso all Istituto di Patologia Vegetale dell Università Cattolica del S. Cuore di Piecenza. Annualmente e per un giorno intero (a mezzogiorno si invadeva per la colazione la piccola trattoria del paese) portavo a Luignano i miei studenti dei corsi di Agronomia Generale e di Coltivazioni Erbacee sia della Facoltà di Agraria sia della Facoltà di Medicina Veterinaria dell Università degli Studi di Milano, Corso di Laurea di Scienze delle Produzioni Animali, per una esercitazione a tutto campo. Ciò è avvenuto dalla metà degli anni 70 ai primi anni del In queste esercitazioni Ernesto era sempre presente e si lasciava coinvolgere sia in semplici sia in complicati ragionamenti. Talvolta si partiva dalla stalla per arrivare ai campi e altre volte viceversa, soffermandosi su tutto: la stalla aperta, il bestiame, l alimentazione, la fecondazione, la sala di mungitura, le attrezzature per la distribuzione dei foraggi in mangiatoia, i sili e i fienili di cui ho detto prima, le macchine agricole più innovative (acquistò da Gaspardo la prima Leonard per la semina su sodo nel 1978), la sistemazione degli appezzamenti e gli allargamenti degli stessi che si effettuavano proprio in quel periodo; l irrigazione (ammirava il metodo irriguo adottato dal confinante Sig. Soldi con il Pivot), le colture e la conduzione agronomica delle stesse. Alla fine della giornata gli studenti erano entusiasti e galvanizzati specialmente da Ernesto! Nel 1997 avevo organizzato con l Associazione dei Laureati in Scienze Agrarie di Milano un convegno sulla Cascina lombarda, tenuto a Milano nelle sale del palazzo dei Giureconsulti, in prossimità di Piazza Duomo; gli chiesi un intervento, non potè venire perché quel giorno nevicava fortemente, ma, fortunatamente avendomi mandato in precedenza l intervento, lo lessi io al suo posto. Piacque moltissimo sia agli specialisti sia agli storici ed è pubblicato nelle pagine seguenti per avere un idea della vita in cascina vissuta in gioventù da Ernesto. I ricordi sono tantissimi, ho elencato quelli che mi sono venuti in mente per primi partecipando alla funzione delle sue esequie. Infine devo ricordare che della Pianura Padana e della sua agricoltura Ernesto era veramente innamorato, lo era anche degli agricoltori ai quali peraltro dava continui stimoli per ottenere dei miglioramenti tecnici e in definitiva economici. Stimoli erano dati anche ai Politici, si legga ad esempio quanto da lui scritto sul periodico Rinascita Agraria (66 ) nel marzo dello scorso anno e del quale riporto il finale: Dato che la crisi (agricola, n.d.r) dipende da un errata impostazione politicoeconomica, quindi è di competenza politica, essi (gli operatori agricoli, n.d.r.) pretendono che tale situazione non sia di sola competenza di un Ministro che, visto come opera, di agricoltura ne capisce poco, ma sia oggetto di attenzione del Governo. Perché se una situazione di tale crisi, che interessa la parte vitale, dell agricoltura, dei terreni, dell ambiente e dell economia del Paese, non ha un posto principale nell agenda degli impegni di Governo, il Governo che ci sta a fare?!. Nel 1994 stimolò l organizzazione della FierAgrumello ad assegnarmi un premio e scrisse le motivazioni che sicuramente posso rivoltare a lui: Ernesto Cervi Ciboldi, Agronomo e Agricoltore di grande valore, ha dedicato anche la sua attività a divulgare le Scienze Agrarie e le tecnologie nelle campagne. Lezioni, convegni, scritti, campi sperimentali sono momenti e mezzi con i quali il Dott. Ernesto Cervi Ciboldi avvicina, discute, informa il mondo agricolo. Un vero amico per gli agricoltori Arrivederci Ernesto, chi sa se quando ci rivedremo nell Aldilà avremo ancora voglia di parlare per ore di fertilità, di sostanza organica e sul modo di incrementarle? Tommaso Maggiore Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee Dipartimento di Produzione Vegetale Università degli Studi - Milano 8

9 Un ricordo speciale Il recupero dei fabbricati esistenti visto da un agricoltore Sono un agricoltore cremonese che per motivi anagrafici, ha vissuto il periodo migliore della cascina lombarda, quello prebellico, ne ha seguito la rapida trasformazione postbellica e ne vive ancora l agonia. Nato in una cascina, qui vi ho sempre lavorato partecipando vivacemente a quella rivoluzione silenziosa che gli agricoltori hanno attuato per adattare vecchie strutture a nuove esigenze, per far posto a nuovi schemi dettati da un progresso incalzante che richiede rapide soluzioni. In questo periodo caotico molto della cascina lombarda è stato sacrificato, molto è caduto perché abbandonato, ma ora in periodo di stasi, è necessario fare un esame della situazione e se c è stato un tempo per distruggerlo, troviamo il tempo per riedificare. La cascina lombarda è stata nell agricoltura l espressione di un complesso fenomeno eco-socioeconomico che non ha l eguale. In nessuna parte del mondo è venuto a crearsi nel tempo un sistema produttivo così chiuso come azienda, come gruppo sociale, come complesso abitativo, con strutture - stalle e fabbricati - granai, fienili, porcili, barchessali, talmente proporzionati alla superficie aziendale e all allevamento da vincolare la cascina ad una sua individualità. Non c è l uguale del suo sistema produttivo basato su un ordinamento cerealicolo-zootecnico che trae la forza ed energia da una rotazione di grandi colture - prato, mais, frumento, erbai - che era ed è ancora un capolavoro di agronomia che permetteva risultati per quel tempo eccezionali: 60 quintali/ha dei tre generi (latte, frumento, granoturco). Per non dire del regime irrigatorio composto, nel cremonese, da una rete di 766 rogge che, come capillari, portano acqua in tutte le aziende secondo turni e orari codificati da diritti secolari. Nemmeno altrove c è esempio di regolamento dei rapporti tra proprietà e lavoratori basato su patti colonici che regolavano i salari e le compartecipazioni - granoturco e bozzoli; la parte in natura nell ambito dei dipendenti - capo uomo o fattore, capostalla, bergamino, capo cavallante, bifolco, camparo, i famigli che accudivano ai buoi e i cavallanti. La vita in questo mondo chiuso in se stesso logicamente richiedeva in campagna uno schema produttivo predeterminato dalle sue esigenze. Per cui, trasponendo nei campi quelli che erano gli impegni verso il personale - i salari in natura e le compartecipazioni - le quantità dei cereali necessari per il mercato e i foraggi per gli animali, si aveva un rapporto di colture per le produzioni di allora, in questa misura: metà superficie aziendale a prato ed erbai e l altra divisa fra frumento e granoturco. Un fitto contorno alberato sulle rive di ogni fosso, di ogni roggia, in ogni sedume sulle strade serviva con il suo ceduo triennale alle necessità per l uso domestico e dell azienda. Il platano serviva come legna da ardere, il rovere per le armature dei tetti - travi di colmegna, travi di paradosso tra pilastro e pilastro, travi di terzere; l olmo per gli arnesi e per i carri, il pioppo per usi vari. Tra le essenze legnose un posto particolare aveva il gelso per il baco da seta e quando non c era posto sulle sponde delle irrigatrici si piantava in filari tagliando i campi in piane di 1-2 ettari. Questo complesso arborato arrivava a superare le 50 piante per ettaro - creando micro ambienti popolati da animali, insetti, uccelli di una variabilità infinita. A distanza di tempo, come un libro dei ricordi, quel mondo lo si vede come un ecosistema logico e, nella sua costituzione artificiale, si era costruito alla natura per creare ricchezze e mezzi per l uomo, pur 9

10 rispettandola. Non usava violenza con la chimica perché, pur essendo già note le leggi di Mitscherlich sulla nutrizione delle piante ed essendo in atto la produzione di azoto di sintesi, i concimi - NPK - erano usati in quantità insignificanti. In breve la cascina lombarda era un sistema produttivo che, dal lato ambientale, si poteva definire nettamente compatibile con il territorio, ossia basato su un perfetto equilibrio - tra naturalità e artificialità - dove la parte artificiale era molto evidente, ma ben inserita nel complesso naturale e, insieme, sistema produttivo-economico che creava ricchezza senza input esterno perché aveva nella catena terra-prato-allevamento-letame la sua indistruttibile miniera di fertilità. Quando sento parlare di agricoltura biologica, penso a quell agricoltura come il massimo punto cui tale sistema possa arrivare. Infine la nostra ammirazione aumenta sapendo che quello era un capolavoro fatto a mano. I campi livellati a mano con badile, carriola, carrelli decanville e con una livella fatta da due bicchieri in cui si versava acqua e vino rosso, i fossi scavati a mano, i coli affondati a mano, le buche per le piante da mettere a dimora fatte con il palo di ferro, ecc. Ad un dato punto, quando questo mondo ha dovuto aprirsi ad una nuova realtà agricola per trasformazioni economiche, politiche e sociali, tutto è franato in modo talmente rapido da non avere il tempo di scegliere che cosa salvare. Stalle fienili sono i primi ad essere abbandonati e sostituiti da strutture prefabbricate in cemento con copertura in eternit in stridente contrasto con il rosso dei mattoni e dei coppi; granai sostituiti da contenitori in acciaio; invece delle aie, gli essicatoi; le case coloniche non più idonee sono andate distrutte e solo alcune ristrutturate, soprattutto in aziende zootecniche dove l insediamento umano ha ancora significato. Il gas metano ha sostituito la legna negli usi domestici, il baco da seta, ha finito il suo ciclo e la plastica ha sostituito il pioppo negli imballaggi, cosicché le piantagioni sono scomparse e con esse la caratteristica pianta ortoganale. Infine la tecnologia ha sostituito la manodopera. Il concetto di cascina quadrilatero scompare e la cascina si apre e si trasforma con nuove strutture più adatte a risolvere i compiti di una moderna attività. Ora, senza provare nostalgia per un sistema superato dal tempo, pur muovendosi in un piano di concretezza, dobbiamo riconoscere che quel mondo è stato troppo importante per la nostra gente, avendone retto le sorti per secoli, per abbaterne le vestigia. Bisogna scegliere dal molto che rimane quanto ancora è leggibile della cultura legata alla civiltà contadina per conservarlo e per farne oggetto di studio perché la cascina lombarda fa parte della nostra storia e delle nostre radici. Se poi come abbiamo detto, la riconosciamo come un capolavoro fatto a mano dobbiamo partire da un concetto di bene culturale per arrivare a prospettive di conservazione e valorizzazione. Sugli agricoltori grava pertanto la responsabilità, ma direi anche un motivo di piacere pur accompagnato da sacrifici, di iniziare quest opera di recupero. É opportuno che l ambiente agricolo se ne faccia carico prima che venga imposto per legge, poiché chi è più vicino a queste cose meglio le conosce, più ne sente il valore e il significato, e dunque è il primo ad esserne interessato. Come si possono allora conciliare le necessità richieste da una conduzione aziendale moderna per la quale anche un fabbricato ha funzione di macchina, senza nessuna concessione al bello, con il recupero di tante strutture antiche o sorpassate? Ecco in linea generale il mio pensiero sull argomento. Considerando ancora la cascina lombarda un unicum tra uomo-terra-cascina, il problema ha due facce; i campi con le piantagioni che disegnano il paesaggio, la cascina con i fabbricati. Il paesaggio attualmente si va deteriorando. Poche piante di alto fusto e arbusti disordinati non offrono più un disegno e lasciano ampi spazi che somigliano a lande deserte e la terra per sei mesi arata offre uno spettacolo edificante. Il restyling del paesaggio, dove riferirsi alle piantagioni di alto fusto e alle siepi là dove non ingombrano il lavoro nei campi ossia lungo le rogge, le strade, nei sedumi, negli incolti, sugli argini tra roggia e roggia ecc. in modo da ridefinire un disegno oggi naturalmente più largo di quello della piantata ortogonale che aveva come base una maglia di campo più stretta. Una soluzione nuova potrebbe nascere se la U.E. meglio regolamentasse il set-aside nel senso di trasformarlo da rotazionale a continuo senza penalizzare quest ultimo con la possibilità di trasferimento ad altre aziende. In questo caso è l azienda che nel suo complesso ricevendo le superfici a set-aside di altra azienda può trasformarsi in boschiva o riserva di caccia o ambientalistica o con finalità sportive. In questo senso si trasformerebbe un punto negativo come il set-aside in azione positiva. Senza snaturare il vecchio questo restyling potrebbe dare al paesaggio una nuova fisionomia gradita alla gente. Non più la sola piantata ma anche zone boschive che punteggiano il paesaggio. Quali essenze usare? Sono quelle che per tradizione o per consolidato ambientamento sono state sin qui adoperate: il pioppo, la quercia, farnia (o rovere), olmo, il platano, per le ceppaie, il noce a cui si aggiunge perché fortemente richiesta dal mercato il ciliegio selvatico. Purtroppo per queste ultime due cose, noce e ciliegio, i vivaisti non sono pronti con materiale dal vivaio perché trattandosi di piante a lungo ciclo, i tempi di prova sono lunghi. Ricordo 10

11 peraltro che per fornire rimboschimenti e per ricostruire filari ad alto fusto, sia l Unione Europea (Regg. Cee /90) sia la Regione Lombardia, sia le amministrazioni provinciali offrono contributi sostanziali cumulabili. Per i fabbricati che sono sempre il cervello della cascina il problema della conservazione più difficile perché le rigide esigenze dell azienda moderna lasciano poco spazio all adattamento di un complesso antico che serve a poco. Che cosa si può ricavare da granai elevati sopra le abitazioni che si caricavano e scaricavano portando sacchi a spalla? Le aie punto caratteristico della vecchia cascina sono sostituite dagli essiccatoi, i fienili sopra le stalle restano vuoti perché non si possono caricare con rotoballe che pesano 3-4 quintali; solo le stalle vecchie si possono trasformare in depositi, garage, abitazioni, se l ubicazione dell azienda lo consente. Però anche qui qualcosa si può fare. Dividiamo il problema a seconda dell indirizzo aziendale: cascine di aziende a cerealicola e cascine di aziende zootecniche. I problemi di recupero sono molto diversi perché diverse sono le destinazioni dei fabbricati nei due casi. L azienda a cereali ha bisogno solo di aree coperte per il ricovero di macchine ed attrezzi e depositi di concimi in quanto i cereali prodotti non sostano in cascina e vanno subito a destinazione agli essicatoi dei consorzi agrari provinciali o dei negozietti che fanno anche servizio di stoccaggio. In queste cascine le case coloniche con le adiacenti barchesse, legnaie, pollai, porcili sono scomparsi o sono abbandonati; le stalle - in un primo tempo qualcuna è stata trasformata in deposito cereali, poi per la difficoltà della movimentazione delle masse hanno seguito altre destinazioni, garage e depositi. Sono rimasti i portici che servono come aree coperte, però, dato l alto costo di manutenzione delle ampie coperture delle stalle, e dei portici è facile pensare che queste cascine si riducano ad una casa civile ad un capannone. Se ne può veder un esempio sulla strada che dal mio paesello di Luignano porta a Paderno Ponchielli, dove una serie di prefabbricati in acciaio serve per ricovero macchine, attrezzi e concimi in un terreno scorporato da una cascina e dove il proprietario non abita. Potrebbe essere questo lo schema della futura cascina lombarda? É una soluzione dettata dalla necessità, ma tanta squallida quanto raggelante perché, se la cascina, anche cadente, è dimostrazione di attaccamento, di amore, di armonia tra terra e uomo, qui impera solo il concetto di terra come motivo di interesse, una macchia che si fa lavorare e basta. E questo è da evitare. Il compito é più facile dove resiste la zootecnica. Qui pur nello stridente contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra mattoni e coppi contro cemento armato e fibrocemento, qualche cosa si potrà salvare perché stalle e stallette sono ancora in piedi; molte abitazioni sono state recuperate e riadattate per il personale che deve abitare in azienda; i portici e barchessali servono come aree coperte perché la foraggio coltura impone un ricco parco macchine. Insomma questa cascina è viva perché c é movimento giorno e notte. C é poi da considerare, qui ne facciamo solo un cenno, tutto il complesso dei valori estetici e storici dell architettura rurale; lo studio delle tipologie edilizie degli edifici rurali, aziende-lavoro, aziende-castello, aziende-fabbrica, aziende-caseificio, aziende-palazzo, aziende-convento, aziende-paese; soprattutto per quanto riguarda l organizzazione, la specializzazione degli ambienti, lo studio dei materiali costitutivi, la loro provenienza, il loro uso, il loro degrado, il problema della loro conservazione. Nella prospettiva di intervento conservativo quest ultimo aspetto, oggi il meno indagato, è da porsi su un piano di rilievo. Sull argomento già alcune pubblicazioni hanno visto la luce. Ma bisogna fare presto perché una forte nevicata che pesasse su queste vecchie travi di colmegna, su quelle terzere e sui quei paradossi segnate dal tempo e dalle gocce dell acqua che colano da sconnessi manti di coppi, potrebbe essere una condanna per quei fabbricati già prima della loro resurrezione. Ernesto Cervi Ciboldi Tratto da: Recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio. Le cascine lombarde, Stella Agostini, Osvaldo Vailla e Pierpaolo Godano, 1998, Franco Angeli Editore 11

12 Il consumo di suolo agricolo: una sfida europea? L agricoltura prospera dove i suoli sono fertili: questo è l assunto che ha guidato il legislatore regionale lombardo a partire dal 2005 nel tentativo di porre un freno all uso dei terreni migliori per la realizzazione di urbanizzazioni. Come è noto da studi recenti si evince che in Lombardia nel periodo il territorio urbanizzato sia cresciuto a ritmi di 13 ettari/giorno. Di fatto la superficie persa dall agricoltura ogni anno ha raggiunto le dimensioni di una città grande come Brescia. Purtroppo tale tendenza non accenna a diminuire: dal rapporto redatto nel 2010 dal Centro di Ricerca sul consumo di suolo si evidenzia che in Lombardia sono stati urbanizzati ettari in otto anni. La ragione prima delle trasformazioni urbane risiede nella pressione edilizia e nella speculazione immobiliare, che determinano lo sperpero dei suoli, pilotando le sempre più fragili economie dell Occidente, e segnatamente dell Italia, verso il mattone e le Grandi Opere, a scapito dei settori più avanzati e innovativi. L aspetto ancora più paradossale è che si costruisce senza alcuna necessità. Emerge, infatti, dall indagine europea che nell arco di 40 anni ( ), in Italia le aree urbane sono aumentate del 300%, mentre la popolazione residente ha mostrato un incremento più che modesto (+3,6%). Questo significa che in passato si sono costruite case in quantità quasi cento volte superiore alle esigenze demografiche. Se tale tendenza dovesse trovare conferma in avvenire, lo scenario urbano dei prossimi decenni sarebbe dominato dal triste spettacolo di capannoni vuoti e case disabitate. Il problema non è solamente Italiano: ogni anno in Europa una superficie più grande di Milano viene destinata allo sviluppo urbano ed alle infrastrutture di trasporto. Un nuovo studio della Commissione europea raccomanda un triplice approccio che mira a limitare l espansione della cosiddetta impermeabilizzazione dei terreni, ad attenuarne gli effetti e a compensare perdite sostanziali di suolo intervenendo in altre aree. Il consumo di suolo a favore dell urbanizzazione incide fortemente sull attività produttiva agricola.. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea, con sede a Ispra sul Lago Maggiore, stima che a causa dell impermeabilizzazione ogni anno si perda l equivalente di quattro milioni di tonnellate di frumento. Janez Potocnik, commissario Ue per l Ambiente, ha dichiarato: «Il suolo è una risorsa indispensabile per diversi servizi ecosistemici da cui dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta. Nessuno ci chiede di frenare lo sviluppo economico o l ottimizzazione delle nostre infrastrutture, ma abbiamo bisogno di un approccio più sostenibile in materia». Lo studio propone una soluzione articolata su tre livelli. Innanzitutto, limitare l espansione dell impermeabilizzazione del suolo, ottimizzando la pianificazione territoriale o ridefinendo i sussidi che incentivano indirettamente la cementificazione. In seconda battuta, attenuare le conseguenze laddove l impermeabilizzazione non può più essere evitata, ad esempio sostituendo l asfalto o il cemento con superfici permeabili e costruendo tetti verdi. Infine, compensare le perdite attuando misure di recupero in altre aree, che possono concretizzarsi sotto forma di corrispettivi economici. Le conclusioni dello studio saranno la base delle future iniziative politiche della Commissione europea, decise in stretto coordinamento con le autorità nazionali, regionali e locali per condividere le migliori pratiche sul contenimento del fenomeno e il ridimensionamento dei suoi effetti. Maria Donata Feraboli 12

13 Accreditati i primi distretti agricoli Cosa sono I distretti agricoli, sistemi produttivi caratterizzati da interdipendenze tra imprese agricole e agroalimentari, possono rappresentare un opportunità di sviluppo per le produzioni certificate e tutelate, per le realtà agricole caratterizzate da un identità storica e territoriale o per comparti agroindustriali ad elevata specializzazione. Con la costituzione dei distretti si intende promuovere nuovi fattori di competitività in campo agricolo e incentivare strategie integrate e condivise a livello di intera filiera o di territorio nel settore agricolo e agroindustriale. I distretti accreditati possono accedere alle agevolazioni previste dalle leggi regionali, nazionali o da disposizioni comunitarie gestite da Regione Lombardia. La normativa regionale Il decreto regionale n del 26 febbraio 2010, in attuazione alla DGR n del 7 agosto 2009 Determinazioni in merito ai requisiti per l accreditamento dei distretti agricoli, ha definito le procedure, la modulistica, i tempi di presentazione delle domande di accreditamento ed i ruoli. Con il decreto n del 18 ottobre 2010, sono stati approvati dalla DG Agricoltura, le disposizioni attuative per l accreditamento dei distretti agricoli. I primi Distretti agricoli accreditati La Giunta Regionale, con DGR del 13 ottobre 2010, ha approvato l elenco dei Distretti Agricoli accreditati ai sensi della DGR n del 7 agosto La Giunta regionale ha poi approvato, su proposta dell assessore all Agricoltura Giulio De Capitani, l accreditamento del Distretto Florovivaistico Alto Lombardo e del Distretto di Filiera della Carne bovina, integrando il precedente atto. Complessivamente sono quindi 10 i Distretti agricoli lombardi, suddivisi nelle seguenti tipologie: 6 di Filiera (Ortofrutticolo lombardo, del Latte, del Vivaismo Plantaregina, Agroenergetico, Florovivaistico Alto Lombardo e della Carne bovina), due rurali (Agricolo Milanese e Franciacorta-Sebino-Valtrompia) e due per l agroalimentare di qualità ( Po di Lombardia e Valtellina ). Ecco i Distretti accredidati che coinvolgono imprese della provincia di Cremona: Distretto Agroenergetico, con soggetti capofila Consorzio Italiano Biogas, Le Gerre, Energetica onlus; Distretto Ortofrutticolo Lombardo, Distretto del Vivaismo Plantaregina ; Distretto Latte; Distretto filiera carne; Distretto Agroalimentare di Qualità Po di Lombardia. Da poco si è ufficialmente costituita la Società Consortile Consorzio Distretto Agro energetico Lombardo, con 15 soci fondatori che rappresentano piccole e medie imprese agro energetiche delle province di Cremona, Lodi, Pavia, Sondrio. Sin dal momento dell approvazione, la costituzione del Consorzio si è rivelata un vero e proprio tavolo di concertazione tra le diverse realtà implicate, che avevano presentato autonomamente la richiesta di realizzare tre distretti agro-energetici. L idea di un Distretto Agro energetico rientra nelle priorità di Regione Lombardia nell ambito da un lato delle politiche energetiche e di mitigazione dei cambiamenti climatici, dall altro per la promozione della multifunzionalità agricola. Il Consorzio ha la finalità di coordinare, promuovere e realizzare progetti di ricerca applicata per ottimizzare i processi agro-energetici e produttivi delle aziende coinvolte nel distretto e creare economia di scala. Marta Masseroli 13

14 Forum Energie Rinnovabili Lo scorso 23 maggio, presso la Sala Maffei della Camera di Commercio di Cremona, si è svolto il Forum Energie Rinnovabili organizzato dalla Provincia di Cremona, Settore Agricoltura e Ambiente, in collaborazione con Camera di Commercio di Cremona, Politecnico di Milano, ERSAF ed il Consorzio Distretto Agroenergetico Lombardo. Il FORUM, molto partecipato, ha avuto l obiettivo di approfondire sia le opportunità offerte dalle fonti energetiche rinnovabili sia le loro criticità analizzando gli aspetti normativi, procedurali e di gestione. Nell ambito dell evento sono state inoltre presentate due importanti realtà realizzate nel territorio provinciale: il nuovo progetto La Fabbrica della Bioenergia e il Consorzio Distretto Agroenergetico Lombardo recentemente riconosciuto con decreto da Regione Lombardia. Il FORUM, grazie alla partecipazione di autorevoli relatori, ha costituito una preziosa occasione di aggiornamento tecnico-normativo a livello europeo, nazionale e regionale, ha offerto inoltre una valida opportunità per confrontare le concrete esperienze di alcune significative imprese agricole del territorio, rappresentando anche gli aspetti legati all accesso al credito. La partecipazione del Sottosegretario allo Sviluppo Economico On. Stefano Saglia ha inoltre qualificato ulteriormente l evento. L approvazione del recente decreto interministeriale sulle energie rinnovabili -che stabilisce i criteri per incentivare la produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici e lo sviluppo di tecnologie innovative per la conversione fotovoltaica- ha reso inoltre ancora più attuali le complesse tematiche e i dibattiti aperti sulle FER. Il FORUM ha avuto pertanto la finalità di contribuire a delineare un quadro sufficientemente esaustivo in merito alle politiche energetiche europee, nazionali, regionali e locali, ma anche all innovazione tecnologica per poterne prospettare uno scenario di sviluppo, in armonia con il raggiungimento degli obiettivi di Europa RIUNITA LA COMMISSIONE TECNICA PROVINCIALE DI CREMONA: +0,5% L ADEGUAMENTO DEL CANONE DI AFFITTO Lo scorso 25 maggio, presso la sala riunione del Settore Agricoltura e Ambiente della Provincia di Cremona, si è riunita la Commissione Tecnica Provinciale ai sensi dell art. 10 della L. 203/1982 per la determinazione del coefficiente di adeguamento annuo del canone di affitto dei fondi rustici valevole per l annata agraria 2010/2011. La Commissione, dopo ampio dibattito, ha deliberato, a maggioranza, un coefficiente unico di adeguamento del canone di affitto dei fondi rustici, valido per tutte le zone agrarie provinciali, pari a + 0,5%. 14

15 Il Fondo di Solidarietà Nazionale in agricoltura Con l entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 marzo 2004 n. 102 si ha una svolta nella politica della disciplina degli interventi per la difesa dei redditi agricoli colpiti da avversità atmosferiche. Non più interventi compensativi dei danni per favorire la ripresa economica e produttiva delle imprese agricole colpite da calamità o avversità eccezionali, ma incentivi per la stipula di contratti assicurativi, quindi un approccio preventivo anziché riparatorio al problema, come era stato affrontato prima dell entrata in vigore del DLgs 102/2004. Infatti la riforma introdotta è quella di spostare gli interventi pubblici, da aiuti ex post per i danni causati da calamità naturali, ad interventi ex ante ovvero agevolazioni per eventuali premi assicurativi, un nuovo modo di affrontare la problematica non più vista come accidentalità ma come fase imprenditoriale dovuta al rischio di calamità naturali. La nuova normativa, che riprende il dettato degli indirizzi comunitari, assegna al sistema assicurativo una funzione stabilizzante dei redditi agricoli in presenza di conseguenze irreversibili causate da avversità atmosferiche. Dall entrata in vigore del Decreto Legislativo n.102/2004, gli interventi assicurativi interessano uno spettro sempre più ampio di colture e di eventi meteorici assicurabili ed agevolati dal contributo di Stato e la normativa in materia di assicurazione agricola agevolata ha reso possibile una modernizzazione del sistema assicurativo, aumentando le opportunità per quelle aziende agricole che attribuiscono all assicurazione un costo di gestione e non un onere improduttivo. La normativa prevede polizze pluririschio e multirischio, un incremento delle tipologie di produzioni assicurabili con coperture agevolate estese alle strutture aziendali, alle produzioni zootecniche di bovini e suini ed a colture vegetali che fino ad alcuni anni orsono non erano contemplate. Un ricorso all assicurazione agricola agevolata avrà effetti benefici con una flessione dei costi di stipula delle polizze. L evoluzione dell istituzione del Fondo di Solidarietà Nazionale ha avuto il grande merito di istituzionalizzare il principio degli aiuti di Stato per le imprese che subiscono danni in agricoltura; lo sviluppo del Fondo ha portato le istituzioni a renderlo più rispondente alle dinamiche dell impresa e alle mutate condizioni economiche e meteoriche, tali da considerare il rischio non più una variabile ma un fattore del reddito d impresa. Per le imprese agricole il rischio per le produzioni e per l incertezza del raggiungimento degli obiettivi è generato da diversi fattori e tra le cause di rischio più frequenti troviamo quelle prodotte da eventi naturali quali grandine, vento, siccità etc., che potrebbero generare problemi al termine del ciclo produttivo tali da mettere in crisi l impresa agricola. Assicurazione colture contro avversità atmosferiche Il Piano Assicurativo Agricolo Annuale è normato dall articolo 3, punto 4 del DLgs n. 102/2004. Attualmente è in vigore il Piano assicurativo anno 2010 approvato con decreto del MIPAF del 22 dicembre 2009 n ed aggiornato con decreto del MIPAF del 4 marzo 2011 n Avversità assicurabili a carico delle produzioni vegetali : alluvione, colpo di sole, eccesso di neve, eccesso di pioggia, gelo e brina, grandine, sbalzi termici, siccità, venti sciroccali, venti forti. Strutture aziendali assicurabili: impianti di produzione arboree e arbustive, reti antigrandine, serre e tunnel fissi con rivestimenti in film plastico, serre fisse con rivestimento in vetro non temperato o plastica, serre fisse rivestite in vetro, impianti antibrina, ombrai e strutture indipendenti in ferro zincato coperte con rete ombreggiante. Avversità assicurabili con polizza pluririschio a carico delle strutture aziendali: grandine, tromba d aria, eccessi di neve, vento forte, uragani, fulmini e gelo. Tipologie colturali assicurabili Tra queste quelle maggiormente praticate nel territorio cremonese sono: 15

16 Cereali: avena, frumento duro, frumento tenero, orzo, mais da granella, mais da seme, mais da insilaggio. Frutta: actinidia, albicocche, ciliegie, mele, pere, pesche, susine. Ortive e ornamentali: bietola da costa, cavolo cappuccio, cocomero, finocchi, insalate, meloni, peperoni, radicchio, zucca, zucchine, orticole sotto serra, orticole in tunnel. Fiori in pieno campo: floricole sotto serra, floricole sotto tunnel, ornamentali in pieno campo. Pomodori: pomodoro concentrato, pomodoro pelato. Altre industriali: barbabietola da zucchero, colza, girasole, soia, patata. Vivai: vivai piante da frutto, vivai di piante ornamentali, vivai di pioppo. Altre colture: erba medica, erbai misti, loietto, prato, erbacee da biomassa, arboree da biomassa, pioppo. Scadenze e adempimenti Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali MIPAF Dipartimento delle Politiche Competitive del Mondo Rurale e della Qualità con Circolare del 29 marzo 2010 inviata alle Regioni, ai Consorzi di Difesa, alle Associazioni di categoria allo scopo di assicurare l integrale utilizzazione delle risorse comunitarie attualmente disponibili ribadisce l esigenza, nella fase di contrattazione delle polizze per la copertura dei rischi sui raccolti e negli allevamenti, di attribuire priorità alle tipologie di garanzie finanziabili ai sensi dell art.,68 del Reg. (CE) n. 73/09 e del Reg. (CE) 1234/2000. Il rimanente fabbisogno, nei limiti delle relative disponibilità, sarà assicurato dalle risorse nazionali Nella stessa circolare invita al fine di evitare sovrapposizioni di interventi e allo scopo di razionalizzare l utilizzazione delle risorse disponibili, nel rispetto della regolamentazione comunitaria e nazionale, ad attribuire priorità alle tipologie di polizza che assicurano il cofinanziamento comunitario. Pertanto a partire dal 1 gennaio 2010 il produttore agricolo e le associazioni di produttori hanno le seguenti opportunità assicurative as-sistite dall aiuto pubblico, per la copertura dei rischi aziendali: 1 ) assicurazione dei raccolti, degli animali e delle piante, ai sensi del Reg. (CE) n. 73/09 articolo 68, comma 1, lett. d); 2) assicurazione delle produzioni vegetali, degli animali, delle piante e delle strutture aziendali, ai sensi del Cap. I, del decreto legislativo 102/2004 e successive modifiche; 3) assicurazione dei raccolti delle produzioni ortofrutticole nell ambito dei Piani operativi delle associazioni dei produttori. Le aziende agricole che hanno intenzione di assicurare le colture e/o gli allevamenti, nel compilare o nell aggiornare il fascicolo aziendale, dovranno in tale occasione dichiarare il loro proponimento ad assicurare; diversamente potranno accedere all assicurazione ma non si avrà diritto alla contribuzione europea. Claudio Vescovi...per saperne di più: Servizio Miglioramento Fondiari, Acque e Calamità 16

17 Piano di Indirizzo Forestale in dirittura d arrivo Il primo marzo scorso il Consiglio Provinciale ha adottato la proposta di Piano di Indirizzo Forestale della provincia di Cremona. Si sono così avviati i termini per la presentazione delle osservazioni che sono scaduti il 9 maggio scorso. Il PIF è attualmente in Regione Lombardia, dove i funzionari della Direzione Generale Sistemi Verdi e Paesaggio lo stanno analizzando per predisporre i pareri di competenza: parere forestale e parere sulla Valutazione d incidenza. Quindi, per quanto riguarda i passaggi di definitiva approvazione del PIF, dopo il parere motivato ambientale finale si potrà procedere all approvazione in Consiglio Provinciale che si prevede entro l autunno Riportiamo alcuni passi della presentazione che l Assessore Provinciale Gianluca Pinotti ha tenuto durante la seduta consigliare di adozione. Il percorso di aggiornamento del Piano di Indirizzo Forestale della Provincia di Cremona secondo le novità normative regionali introdotte a partire dal 2004 è giunto alle fasi finali. La Legge Regionale n. 31/2008 al titolo IV, art. 48, ha attribuito un ruolo fondamentale ai Piani di Indirizzo Forestale (PIF) che acquisiscono il ruolo di Piani di Settore del PTCP (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale). Il PIF attualmente vigente approvato con DCP 60/2004 ha la necessità di essere adeguato ai dettami normativi introdotti dalla L.R. 31/2008 che ha modificato la definizione di bosco ed ha individuato il PIF quale piano di settore del PTCP. Secondo l art. 47 della L.R. 31/2008, il PIF costituisce uno strumento di analisi e di indirizzo per la gestione dell intero territorio forestale ad esso assoggettato, di raccordo tra la pianificazione forestale e la pianificazione territoriale, di supporto per la definizione delle priorità nell erogazione di incentivi e contributi e per la individuazione delle attività selvicolturali da svolgere. Con le proprie Norme di attuazione del PIF, la Provincia di Cremona integra le norme di cui al Regolamento Regionale n. 5/2007 e s.m.i. ovvero le Norme Forestali Regionali. Il PIF rispetta quindi i criteri procedurali ed i dettami normativi regionali ed affronta le tematiche inerenti il settore forestale con un approccio integrato e multi-disciplinare. Le analisi territoriali effettuate per il PIF sono in larga parte confluite nel PTC provinciale e le strategie previste dalla pianificazione territoriale sono coordinate e condivise per i rispettivi aspetti di competenza. Le tematiche cogenti sono state, inoltre, valutate secondo i principi di semplificazione e di trasparenza. Infatti, il PIF rappresenta un documento di sintesi delle pianificazioni territoriali esistenti in campo ambientale e forestale, perché assume come riferimento i Piani di area vasta quali PAI, PTUA, PTR con Rete ecologica regionale, PSR, nonché PTCP, PTC dei Parchi regionali presenti in provincia, Piani di gestione della Rete Natura 2000, Piano Cave, Piano Faunistico-venatorio. Il PIF ha una validità di 15 anni con un adeguamento triennale della delimitazione cartografica delle aree boscate. A livello comunale, gli strumenti urbanistici recepiscono automaticamente i contenuti del PIF, le aree classificate a bosco secondo la normativa forestale (art. 43) e le prescrizioni per la trasformazione del bosco. La definizione delle aree a bosco e le prescrizioni per la trasformazione 17

18 diventano immediatamente esecutive e costituiscono automaticamente variante agli strumenti urbanistici vigenti (art.48 L.R. 31/08). Il PIF intende promuovere la cultura della gestione delle foreste e degli elementi vegetali lineari e della costruzione di un insieme di regole all interno del settore forestale che favorisca gli operatori sul territorio, limitando i vincoli e introducendo politiche attive volte ad incrementare il patrimonio arboreo provinciale e ad agevolare le operazioni di mantenimento in efficienza degli alvei dei corsi d acqua artificiali. I principi che hanno ispirato l aggiornamento non sono esclusivamente normativi: si è ritenuto fondamentale fornire modelli silvi-colturali adeguati alla specificità delle cenosi presenti nel territorio provinciale, nonché valorizzare la funzione che il bosco assume in relazione alla propria localizzazione in un determinato areale. Tale impostazione fornisce utili indicazioni tecniche anche all azione politica di assegnazione risorse in ordine ai progetti di nuovi imboschimenti. Il PIF proposto si è anche arricchito di un nuovo documento tecnico: il quaderno Sistemi verdi e opere di mitigazione ambientale. Nelle risposte date alle controdeduzioni alle osservazioni presentate dagli interessati durante il percorso di VAS si è proceduto in conformità ai principi sopraindicati. La sintesi ottenuta, costituisce, una pianificazione di area vasta che compendia esigenze produttive e di pianificazione urbanistica con la tutela e la salvaguardia del patrimonio forestale esistente, in un ottica di conservazione ambientale che supera la stretta visione silvicolturale e focalizza la propria attenzione sulle funzioni del bosco all interno di un contesto territoriale vocato alla produzione agricola. In proposito il nuovo PIF introduce definizioni e norme chiare volte al rispetto del patrimonio boschivo agevolando nel contempo la comprensione del quadro delle regole da parte del mondo produttivo e di tutti gli operatori del territorio. Il Piano è strutturato in documenti e tavole cartografiche come di seguito sintetizzate: Relazione di accompagnamento Indirizzi selvicolturali Azioni di Piano Norme tecniche attuative Allegati cartografici Quaderni di Piano In sintesi questo Piano ha introdotto le seguenti novità: 1. nuova individuazione cartografica delle aree boscate; 2. corretta gestione del patrimonio boschivo esistente, con l indicazione delle tecniche e dei modelli colturali maggiormente adeguati alle realtà forestali locali; 3. promozione di nuovi interventi forestali, anche fornendo utili indicazioni tecniche per la progettazione ( schema d impianto, specie da utilizzare, cure colturali,..) e la scelta localizzativa degli stessi; 4. individuazione dei criteri di valutazione delle aree oggetto di intervento di imboschimento, anche con contributo pubblico; 5. classificazione del bosco secondo le funzioni svolte (protettiva, produttiva, naturalistica-faunistica, didattica-turistico-ricreativa, salubrità ambientale, multifunzionale), per cui il Piano di Indirizzo Forestale definisce la migliore predisposizione di ciascun complesso forestale (e come prima evidenziato, di tutto il territorio provinciale) ad erogare beni o servizi, andando quindi al di là dell utilizzo attuale, il quale può essere anche in parte contrastante con l attitudine potenziale. 6. deroga al regolamento regionale R.R. 5/2007 per la gestione forestale, per cui rientrano nella definizione di arboricoltura da legno anche gli impianti arborei e arbustivi realizzati da privati con fondi propri, in terreni non boscati, successivamente alla data di approvazione del PIF, per la produzione legnosa o genericamente di biomassa, anche se gestiti attraverso le attività selvicolturali di cui all art.50 della L.R. 31/2008. La realizzazione di tali impianti e la loro eliminazione sono sottoposte a rilascio di nulla-osta da parte della Provincia, che a tal fine istituisce apposito Registro. 7. deroghe al regolamento regionale R.R. 5/2007 per la gestione forestale all interno dell alveo dei canali artificiali, quali la possibilità di effettuare il taglio di ceduazione dei polloni, senza obbligo di rilascio di matricine o riserve e senza obbligo di rispetto della superficie massima della tagliata e del turno minimo previsto dal succitato regolamento regionale, nelle situazioni in cui la vegetazione forestale possa costituire pericolo per l ostruzione della sezione idraulica. 8. semplificazione della gestione amministrativa delle aree boscate in quanto il Piano riassume tutti i vincoli delle pianificazioni sovraordinate. Gli indirizzi gestionali e le deroghe normative del PIF verranno divulgate dall Area Agricoltura e Ambiente per permettere una miglior conoscenza delle corrette tecniche selvicolturali da applicare nel territorio provinciale. I contenuti prescrittivi ed orientativi del PIF, inoltre, verranno inseriti da Regione Lombardia nel programma informatizzato di domanda di taglio bosco, attivo dal 1 marzo, in modo che l utente, all atto dell istanza, possa essere contestualmente messo a conoscenza degli obblighi esistenti e delle migliori tecniche da utilizzare. La portata del PIF sul territorio provinciale e l efficacia del nuovo impianto dipenderanno da una campagna di corretta informazione presso i Comuni per consentire una corretta adozione delle norme del PIF nei PGT e per avviare un utile confronto sulla semplificazione delle norme anche di livello comunale sulla gestione del patrimonio arboreo. E prevista la realizzazione di una guida per tutti i cittadini che contenga le informazioni tecniche più significative e le indicazioni amministrative che chiariscano cosa fare, a chi rivolgersi, come procedere in caso di taglio piante ascrivibile alla gestione forestale. Gianluca Pinotti Assessore Provinciale Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca 18

19 Agricoltura conservativa: prove di semina di mais Lo scorso 28 aprile si sono svolte, presso l azienda agricola Cervi- Ciboldi a Luignano di Sesto Cremonese, una serie di prove di semina di mais utilizzando le tecniche dell agricoltura conservativa. L iniziativa è stata promossa dalla Provincia di Cremona in collaborazione con: AIGACOS (l Associazione Italiana per la Gestione Agronomica e Conservativa del Suolo), Consorzio Agrario Cremona, Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura, ERSAF, Libera Associazione Agricoltori di Cremona, ANGA Cremona, CIA Cremona, Coldiretti di Cremona, APA di Cremona, APIMA di Cremona, FierAgrumello. Notevole l afflusso di pubblico, circa 200 persone, che hanno potuto seguire e confrontare le diverse macchine per la minima lavorazione e le seminatrici da sodo. La partecipazione, del Prof. Vincenzo Tabaglio docente dell Università Cattolica del S.Cuore di Piacenza, Facoltà di Agraria, del Prof. Tommaso Maggiore Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee Dipartimento di Produzione Vegetale Università degli Studi di Milano e dei funzionari della DG Agricoltura di Regione Lombardia hanno qualificato l iniziativa arricchendola di valutazioni tecnicoscientifiche. La collaborazione di AIGAcOS, soprattutto nella fase organizzativa, e del Consorzio Agrario Cremona hanno inoltre consentito la piena riuscita della manifestazione. L agricoltura conservativa prevede l adozione di pratiche agronomiche sostenibili indirizzate a preservare l agroecosistema dalla progressiva degradazione causata dall evoluzione dei cambiamenti climatici e dalla pressione antropica. Gli effetti principali dell agricoltura conservativa possono essere rappresentanti da valide ed opportune soluzioni per aumentare la produzione vegetale, impiegando più efficacemente le risorse naturali, l energia e la forza lavoro. Il sistema di gestione dell agricoltura conservativa altera il meno possibile la composizione del suolo (sostanza organica, fertilità), la struttura e la biodiversità naturale, così da evitare la degradazione, l erosione ed il compattamento. L agricoltura conservativa include, la semina diretta e la lavorazione minima contrapponendosi alle tecniche in uso nell agricoltura convenzionale, quali le lavorazioni del suolo (l inversione degli strati e/o la bruciatura dei residui) utilizzate per controllare le specie infestanti e per la preparazione del letto di semina, che deteriorano le condizioni fisicochimiche e microbiologiche del suolo. La Provincia di Cremona, impegnata nella divulgazione di queste tecniche agronomiche, ha quindi voluto organizzare delle prove di semina di mais utilizzando le tecniche dell agricoltura conservativa per promuoverne la conoscenza e la diffusione tra gli imprenditori agricoli, ma anche tra i tecnici del settore. Queste tecniche rappresentano una valida alternativa manageriale per gli imprenditori, oltre per gli indubbi vantaggi agronomici, anche per il sensibile contenimento dei costi aziendali. Con il minimum tillage e il sod-seeding, inoltre, l agricoltura può, a buon titolo, rivendicare la capacità di contribuire sensibilmente alla riduzione di gas serra, attraverso la minore emissione di CO 2. La recente pubblicazione, da parte di Regione Lombardia, del nuovo bando per l azione M della Misura 214 del PSR chiuso il 15 maggio scorso-, ha previsto inoltre interessanti contributi, a fronte di un impegno quinquennale. La scelta di realizzare le prove presso l azienda agricola Cervi Ciboldi, Luignano di Sesto Cremonese è stata motivata dall opportunità di dare continuità ai progetti aziendali realizzati dal compianto Dott. Ernesto Cervi Ciboldi, decano dell agricoltura cremonese, grande sperimentatore e antesignano dell agricoltura conservativa. Altri appuntamenti in campo verranno organizzati sulla coltura del frumento in altre aree del territorio provinciale. L appezzamento, di circa 5 Ha, è stato seminato con mais (PIONEER 32G44 CLASSE 600), suddividendolo in 9 parcelloni. Verranno seguite le fasi fenologiche, per poter disporre di dati confrontabili, fino alla valutazione quantitativa delle produzioni. Nei parcelloni sono stati comparati i vari cantieri di lavoro 19

20 realizzati con le tecniche della minima lavorazione e della semina su sodo. Ecco l elenco delle Ditte partecipanti:sola, Bertini, Semeato, Monosem, Gaspardo, Khun, Pottinger, Mainardi, Ermo, Ma/Ag, Bella. Marta Masseroli BOLLETTINO DIABROTICA: UNO STRUMENTO EFFICACE DI MONITORAGGIO A cura del Servizio Fitosanitario di Regione Lombardia, in collaborazione con l ERSAF e ARPA Lombardia, viene offerto un costante monitoraggio della presenza di Diabrotica nel territorio, informando gli agricoltori sulla evoluzione della consistenza della popolazione in provincia di Cremona e in tutta la Regione Lombardia. Si ricorda come lo stabilirsi di significative popolazioni larvali di Diabrotica sia favorito da inverni miti e primavere umide che facilitano la sopravvivenza delle uova. La disidratazione delle uova determina una più elevata percentuale di mortalità che non le basse temperature invernali. La mortalità durante la diapausa invernale è significativa solo in presenza di inverni particolarmente rigidi. Le larve prediligono condizioni di buona umidità, ma sono estremamente sensibili agli eccessi idrici che sono un importante fattore di mortalità durante la schiusa delle uova e la comparsa delle larve di I età. I bollettini, a cadenza settimanale, sono arricchiti da valutazioni riguardanti le Nottue, monitorate con trappole a feromone. Anche quest anno proseguirà l attività di monitoraggio coordinato dal Servizio fitosanitario regionale prevedendo il controllo di 600 appezzamenti con la collaborazione dei tecnici delle OO.PP. (Coldiretti di CO, CR, MI, LO e Associazione Libera Agricoltori di Cremona), dei Consorzi di Difesa di BS e PV e dell Associazione Regionale Allevatori, utilizzando le trappole Pherocon AM. 20

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