ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA

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2 Proposte di Riforme in materia di famiglia Commissione Famiglia OUA 2012/2014 Sono 10 i punti critici segnalati dalla Commissione Famiglia dell Oua per affrontare le urgenti tematiche del quadro normativa famiglia, anche in considerazione della Delega al Governo per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione di cui alla L. 219/ )Il primo punto riguarda la necessità di evidenziare l inopportunità di continuare a suddividere le competenze fra il Tribunale Ordinario ed il Tribunale per i Minori, laddove invece appare migliore soluzione quella della creazione di sezioni specializzate presso ogni Tribunale ed ogni sede di Corte d Appello, con conseguente soppressione dei Tribunali per i Minorenni. Da ciò deriva la necessità della modifica dell attuale art. 38 dd.aa. c.c. L. 219/12. Tale soluzione era già confluita nel DDL 194 in discussione alla II Commissione permanente Giustizia, dove si rilevava che l istituzione presso i tribunali e le corti d appello delle sezioni specializzate in materia di persone e famiglia mira a riformare in modo profondo l assetto dell ordinamento giudiziario e la disciplina processuale, allo scopo di superare l attuale frammentazione nel settore civile delle competenze nelle materie che riguardano i minori, gli incapaci e la famiglia, garantendo un elevato grado di specializzazione della magistratura chiamata ad occuparsi di questi affari e delle strutture tecniche di supporto che devono cooperare per l adozione di delicati provvedimenti che incidono in modo sensibile su soggetti deboli. L opzione perseguita è quella di prevedere l istituzione presso gli uffici giudiziari già esistenti ( tribunali ordinari e corti d appello) di una sezione specializzata, costituita solo da magistrati togati, che accentri la competenza su tutti i procedimenti in materia di famiglia, minori, stato e capacità della persona e stato civile, attualmente distribuite tra i tribunali per i minorenni, il giudice tutelare ed i tribunali ordinari.. Omissis. Altro importante obiettivo perseguito dal disegno di legge delega è quella di realizzare l unificazione e la razionalizzazione dei riti processuali, attualmente tra loro molto differenti, nel rispetto delle convenzioni internazionali e della normativa europea in materia. 2) Altro nodo focale da affrontare e risolvere con particolare urgenza riguarda la mediazione familiare. L Italia è uno dei pochi Paesi a non aver ancora disciplinato la figura e i requisiti del Mediatore Familiare. La Famiglia rappresenta la struttura principale d interesse sociale ed appare quindi pregiudizievole per la collettività che i membri della stessa soffrano della forte litigiosità presente all interno del nucleo. Il Consiglio d Europa con raccomandazione ormai risalente al , ha invitato gli Stati membri ad organizzare i servizi di mediazione familiare attraverso il settore pubblico e quello privato, tramite procedure di selezione e di formazione dei mediatori, fermi restando i poteri delle autorità di decidere sul contenuto degli accordi e di adottare i provvedimenti di urgenza atti ad impedire pregiudizi ai coniugi, ai figli e ai beni del nucleo. Ancora oggi l Italia ancora, trascorsi 15 anni, non ha provveduto; Non si vuole entrare nel merito delle ragioni che hanno indotto i vari governi a non provvedere in tal senso ma sicuramente oggi, anche in considerazione dei tempi che cambiano occorre la creazione di una normativa che parta,

3 preliminarmente, da una corretta identificazione di tale figura. Principale compito del Mediatore Familiare deve essere quello di assicurare l interesse dei figli, riportando i genitori sulle esigenze di questi ultimi e sulla consapevolezza della loro responsabilità in ordine al benessere psicofisico del minore. La mediazione familiare, costituisce un metodo alternativo alle controversie familiari ma per essere valido deve essere dotato di specificità, preparazione, professionalità oggetto di una volontaria richiesta espressamente dalle parti. 3) Occorre rilevare come i reati che con maggiore frequenza vengono commessi in ambito familiare e portati all attenzione dei Tribunali in sede penale e cioè quelli previsti dagli artt. 388 c.p. e 570 c.p. vedono vanificato il loro effetto deterrente dalla lentezza di celebrazione dei processi che spesso vedono intervenire la prescrizione dei reati. Il sistema deve essere modificato in modo tale che tali reati divengano reale deterrente alla commissione dei reati e non semplici strumenti che non sortiscono alcun risultato. 4) Ulteriore elemento e sicuramente non di secondaria importanza è L Ascolto del minore. La normativa attuale appare totalmente carente sul punto. Sull ascolto dei minori deve ricordarsi la Convenzione Internazionale di Strasburgo del , ratificata con legge 20 marzo 2003 n. 77, la quale si basa sui seguenti diritti del minore a: 1) ricevere ogni informazione pertinente; 2) a essere consultato, a esprimere la propria opinione: 3) a essere informato delle eventuali conseguenze di ogni decisione. Appare necessario, pertanto, provvedere alla disciplina sulle modalità di ascolto partendo dalle tre condizioni fissate dalla Convenzione Internazionale di Strasburgo. Occorre porre fine alle linee guida differenti in ogni Tribunale e non vincolanti. La normativa deve colmare il vuoto, non può solo disporre l ascolto omettendo ogni previsione sulle sue modalità. Il ruolo dei protocolli e delle c.d. Linee Guida è un ruolo ambiguo, non hanno alcuna rilevanza giuridica ed il rispetto degli stessi, non essendo vincolante, è rimesso alla semplice volontà e sensibilità del Giudice, la cui violazione non comporta alcuna conseguenza. Ai fini del rispetto dell ascolto garantito dei minori occorre attenersi alle seguenti modalità: A) Individuazione di un ambiente adeguato alle indicazioni della legge presso il Tribunale competente, laddove esistente, o in altro luogo munito di stanza con specchi unidirezionali. B) il minore prima di essere ascoltato ha diritto di ricevere un adeguata informazione sul procedimento e sulle sue conseguenze; C) i genitori non devono assistere all ascolto, come già previsto nella Convenzione di Strasburgo, salvo che il Giudice non lo ritenga opportuno; D) La presenza del difensore deve essere garantita e non subordinata all autorizzazione del Giudice pur dovendo il difensore astenersi dall interloquire direttamente con il minore; E) Il Giudice deve disporre per l ascolto la presenza di un psicologo. F) Ogni eventuale integrazione dell ascolto, richiesto dalle parti, dovrà avvenire con le stesse modalità senza la presenza dei minori; L unico limite all ascolto del minore è l interesse preminente del minore stesso.

4 5) Adozione Nazionale. Il Ministero di Giustizia ha disposto la nascita di una Banca Dati relativa solo ai c.d. adottabili. Tale banca dati non è mai stata creata, nonostante i buoni propositi, seppure parziali. La Banca dati essenziale che, invero, occorrerebbe realizzare, al fine di verificare le falle del sistema, è quella di tutti i bambini che risultano parcheggiati da anni negli Istituti o nelle casefamiglie. Non semplici numeri ma una vera Banca Dati, ufficiale, contenente la data di entrata del bambino presso l'istituto, la sua età, la data di eventuale uscita per l'affidamento, la motivazione dell'eventuale lungo pernottamento e/o rinnovamento dell'affidamento. Con questi dati avremmo un quadro inequivocabile che accerta il punto o i punti del sistema non marciante, per proporre, in seguito, soluzioni e riforme necessarie. L'esigenza di questi dati è di priorità assoluta al fine di proporre riforme, volte a verificare l efficienza del sistema. Il sistema legiferato è basato sull'aiuto a famiglie e bambini. La proroga, oramai di solito applicata, a 2 più 2 di anni, ha fatto divenire l'istituto dell'affidamento non più temporaneo per come, invero, concepito dal Legislatore e ha tolto la possibilità ai bambini di vivere all'interno di una vera famiglia. L'affidamento, dai numeri e dalle motivazioni ufficiali, che si otterrebbe dalla Banca Dati dei bambini parcheggiati, è uno degli strumenti del sistema che andrebbe esaminato nella sua effettiva utilità ed efficacia. Due o quattro anni all'interno di una casa famiglia o comunità sono un tempo infinito per un bambino. La responsabilità sui ritardi è difficilmente individuabile senza questi dati: dalla competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministero della Giustizia, al Dipartimento per la Famiglia della Presidenza del Consiglio, ai Tribunali per i Minori, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, agli Assistenti Sociali. Non dimentichiamo le Case Famiglie che per ciascun ospite percepisce dai Comuni e quindi tramite denaro pubblico, un contributo importante. L'elevato numero di parcheggiati costituisce di certo una risorsa per la Comunità e non vorremmo che questo fosse, appunto, un elemento di distorsione del sistema. Dalle poche cifre ufficiali, infatti, emerge che solo un migliaio tra i bambini ospitati finisce per essere adottati ogni anno. Il nodo centrale è l'inadeguatezza complessiva della legislazione con evidente contrasto rispetto a quelle - marciante- Europea. Con la sentenza Lombardi del 29 Gennaio 2013, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell'uomo ha condannato lo Stato Italiano a risarcire i ricorrenti per non aver assicurato ai figli una vera tutela del diritto alle relazioni familiari, a conferma della nota sentenza Piazzi del 2 Novembre ) Il Riconoscimento da parte dei genitori legati da vincoli di parentela o affinità di cui allo schema del decreto legislativo predetto. Prima della riforma il riconoscimento era per legge consentito in rare ipotesi. Con la nuova riforma la soluzione adottata per i figli incestuosi lascia aperto innumerevoli problemi in assenza anche di un coordinamento sistematico tra l ambito penale e quello civile.

5 7) Occorre porre l accento sulle carenze normative in tema anonimato materno, ovodonazione, maternità surrogata e diritto a conoscere le proprie origini. Si pone in evidenzia come non sia più procrastinabile l intervento normativo volto a bilanciare il diritto del figlio a conoscere le proprie origini con il diritto e l interesse della madre a mantenere l anonimato così come statuito nella sentenza della Corte Europea dei Diritti dell Uomo 18 marzo 2013 ricorso n /09 in quanto la normativa sul parto anonimo, in quanto «non tenta alcun equilibrio tra i diritti e gli interessi concorrenti in causa», e nella completa assenza di strumenti destinati a bilanciarli, conferisce «inevitabilmente una preferenza incondizionata» alla riservatezza materna. Anche la Corte Costituzionale ha evidenziato il conflitto fra i diritti evidenziati nella sentenza N. 278 dichiarando incostituzionale l art. 28 comma 7 L n. 184 come sostituito dall art. 177 comma 2 D.Lgs.vo n Roma, lì Il Coordinatore Commissione Famiglia OUA Graziella Algieri Il Presidente OUA Nicola Marino

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