(Daniela Perco, Elisa Bellato) Regionale Cultura - Informazione e Flussi Migratori, Canova, Treviso, 1999.

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1 Il museo etnografico è uno specchio in cui una comunità può riconoscersi, leggendo la propria origine, la propria identità, il proprio futuro, ed è lo strumento con cui essa può comprendere i problemi del suo avvenire George Henri Rivière (Daniela Perco, Elisa Bellato) I MUSEI ETNOGRAFICI NEL VENETO L intervento qui di seguito vuole essere una introduzione sintetica alla realtà dei musei etnografici della Regione del Veneto. Si tratta di una panoramica che non intende essere esaustiva, ma solo registrare alcuni aspetti che emergono da una visione di insieme e dare dunque l avvio ad un approfondimento del settore. Museo, collezione o deposito? Prima di esaminare alcuni dati relativi ai musei locali, che pur mostrando alcune significative differenze hanno parecchi elementi in comune, vorremmo sottolineare il fatto che in qualche caso la denominazione museo risulta inadeguata. Si tratta infatti spesso di collezioni più o meno consistenti, nate da istanze locali, depositate in luoghi di fortuna, che non hanno gli standard minimi richiesti ad un museo. Oppure di siti il cui uso tradizionale è stato dismesso e viene allora organizzata una fruizione pubblica. Questo non significa che tali strutture non abbiano svolto e non svolgano un ruolo importante all interno del territorio in cui si trovano. Il rischio però è che i dati delle rilevazioni statistiche riportino una situazione museale del Veneto magari molto ricca sul piano numerico, ma a cui non corrisponde una vera consistenza di realtà con un ruolo culturale significativo, anche solo per orario garantito di apertura al pubblico ed efficacia comunicativa dell esposizione. Molto spesso la carenza principale rilevata da più parti, specificatamente in questo settore, riguarda proprio la mancanza di un confronto con strumenti e risorse professionali di gestione, che consentano a queste strutture di aprirsi a orizzonti di possibilità più ampi ed utili. Dati a confronto L ultimo censimento ufficiale dei musei del Veneto, realizzato tra il 2004 e il , registra un incremento considerevole di unità rispetto alla rilevazione precedente del Si è passati da 243 a 340 musei rinvenuti nel territorio regionale. Il forte aumento del numero di musei riguarda particolarmente il 1 Realizzato dall istituto di ricerca Observa per conto della Regione Veneto. 2 L. Bernardi, I musei del Veneto. Un indagine statistica, Giunta regionale del Veneto. Direzione Regionale Cultura - Informazione e Flussi Migratori, Canova, Treviso, 1999.

2 settore DEA demo-etno-antropologico, anche se la lettura dei dati non è immediata da questo punto di vista. Infatti materiale riconducibile all ambito dell etnografia, utilizzato per una interpretazione articolata dell ambiente nei suoi contenuti storici e antropici, è presente in varia misura in musei di diversa categoria. Il censimento distingue, oltre ai musei specificatamente etnografici e antropologici (50), i musei compositi (25), musei della storia del territorio (35) e musei specializzati (84). Tutti comunque si può riconoscere concorrano, da prospettive e con strumenti diversi, ad analizzare spaccati di cultura locale, magari evidenziandone le connessioni e gli sviluppi in ambiti più vasti. Categoria dei musei BL PD RO TV VE VI VR totale Storia del territorio Etnografia e ,0% 11,4% 0,0% 11,4% 22,9% 20,0% 14,3% 100,0% antropologia 22,0% 14,0% 10,0% 8,0% 6,0% 26,0% 14,0% 100,0% Specializzato Composito ,3% 17,9% 6,0% 14,3% 13,1% 17,9% 16,7% 100,0% ,0% 12,0% 16,0% 8,0% 16,0% 12,0% 24,0% 100,0% (Dati tratti da A. Zambonin, 2005: censimento dei musei del Veneto, Giunta regionale del Veneto. Direzione regionale Beni Culturali, collana Strumenti dell Osservatorio Regionale dei Musei del Veneto, n. 7, Venezia, dicembre 2005, p.7) Province capofila La distribuzione territoriale di questi musei non è uniforme, in particolare si distingue per numero la provincia di Vicenza con un primato assolutamente recente. È degli ultimi 5-6 anni infatti la nascita di nuovi 9 musei di interesse etnografico e 7 musei che raccontano da punti di vista vari il territorio vicentino. Si conferma invece il forte interesse coltivato nel tempo per questo settore dalla provincia di Belluno. Tale fatto sembra poter essere collegato sia alla configurazione del territorio, sia alla presenza significativa di minoranze etnico-linguistiche (cimbri, ladini, sappadini), che sembrano particolarmente sensibili all urgenza di rappresentare le loro peculiarità storico-culturali anche attraverso i musei, sia infine al ruolo dell emigrazione temporanea e permanente che ha sconvolto l assetto sociale, ancor prima dei processi di industrializzazione. Molto spesso infatti le iniziative museali di recupero di contesti di vita e di lavoro del passato sono promosse proprio da coloro che si sono allontanati, in maniera più o meno permanente, dalla realtà di origine (geograficamente o anche solo culturalmente per professione) e che con questa hanno sviluppato un legame identitario rafforzato proprio dalla distanza. Tappe costitutive Il desiderio di raccogliere e conservare le tracce materiali di una civiltà in via di trasformazione e sparizione, è stato innescato evidentemente dagli stravolgimenti economici e sociali in atto a partire dagli anni 50 e 60. Nel concreto però la realizzazione di questa tipologia di musei è iniziata solo alla

3 fine degli anni 80, con poche eccezioni precedenti. E le motivazioni per questo tipo di iniziative persistono. Si continua infatti a registrare la nascita di nuovi musei e altri sono in fase di istituzione. In realtà capita anche che molti di questi progetti rivelino una origine lontana nel tempo, richiedendo molti anni per riuscire ad essere concretizzati. A conferma di una complessità particolare di questa tipologia museale, apparentemente di facile e immediata realizzazione, ma che richiede invece il coinvolgimento di più competenze, e suscita sempre delle reazioni nella comunità di riferimento. Etnografi spontanei I protagonisti di questa museografia di base non sono quasi mai degli antropologi o storici, ma appassionati di formazione ed estrazione diversa: componenti di gruppi folkloristici, che accanto ad un'attività di riproposta di canti e balli ispirati alla tradizione, hanno raccolto nel tempo oggetti di varia natura, associazioni, cultori della perfetta, pur semplice, funzionalità degli attrezzi artigianali, infine intellettuali organici alle comunità, spesso insegnanti di vario grado. Più rare sono le figure di collezionisti veri e propri (come Alberto Cosulich fondatore del Museo dell Uomo di Susegana), nelle cui raccolte si legge una certa organicità di intenti e un filo conduttore più propriamente museologico. Esempio di particolare interesse in questo caso è il Museo dell Uomo. Uno dei problemi di questo tipo di rappresentazione della realtà è il legame troppo stretto tra persone e cose, tra storie individuali e collezioni. Gli artefici di tali iniziative sono quasi sempre coloro che hanno creato il museo, che contemporaneamente ne garantiscono l apertura al pubblico, guidandolo a capire quel frammento di passato che hanno voluto conservare. Generalmente sanno tutto o quasi degli oggetti esposti, ne conoscono le qualità intrinseche e l efficacia tecnica, li fanno rivivere attraverso l esperienza personale, stabiliscono connessioni pertinenti. Molto spesso li restaurano alla ricerca di una integrità di forme e funzioni che riesca a suscitare l interesse dei visitatori riportandoli all uso originario. E si tratta, di frequente, di operazioni in contrasto con le esigenze scientifiche di conservare l oggetto, senza snaturarne l aspetto determinato dal suo attraversamento delle epoche storiche. Limiti e risorse informative Il materiale raccolto è raramente catalogato e non ha didascalie. La carenza di supporti informativi, in questi casi è compensata dalla comunicazione orale. L esposizione viene allora valorizzata tramite la visita guidata, strumento fondamentale per ogni museo, ma che evidentemente non può essere garantita in ogni momento. Il legame esclusivo tra queste iniziative e i loro promotori fa si che con la scomparsa di questi etnografi spontanei, come li ha definiti Pietro Clemente, i musei/collezioni perdano gran parte del loro significato e le relazioni tra gli oggetti risultino incomprensibili ai più. Un esame della tipologia dei reperti conservati in tali luoghi di memoria appare rivelatore, poiché ciò che prevale è un intento documentario e interpretativo del proprio microcosmo, in cui gli oggetti siano in grado di suscitare emozioni

4 legate a un vissuto, di far riemergere storie, parole, situazioni di un passato recente. Sono dunque, in molti casi, manufatti abbastanza comuni e diffusi, relativi all ambito domestico e lavorativo, con forti squilibri verso alcune categorie (per es. i filatoi, gli arcolai, gli aratri, i gioghi, gli scaldaletto, le suppellettili della cucina), scarsamente rivelatori della specificità culturale dell'area a cui si riferiscono. Varietà tipologica e istituzionale Nel panorama veneto, accanto a musei che si pongono l'obiettivo di rappresentare una civiltà rurale, una comunità nel suo complesso dispiegarsi, ve ne sono altri che isolano un aspetto della realtà particolarmente significativo. Si tratta di iniziative di natura diversa, sia per intenti che per appartenenza istituzionale. Ci sono musei privati legati a delle aziende come il Museo della Grappa Poli Jacopo a Bassano (VI) e il Museo dell olio a Cisano di Bardolino (VR); musei inseriti in una rete museale come il Museo etnografico sulla lavorazione del legno a San Vito di Leguzzano (VI) e il Museo dell arte serica e laterizia a Malo (VI), volti a documentare cicli produttivi o tecnologie particolari; musei che si distinguono perché espongono numerose varianti di uno stesso manufatto, esaltando la specificità artigianale del territorio, come: il Museo dei cuchi - fischietti di terracotta- a Cesuna (VI), il Museo del merletto a Burano (VE), il Museo della ceramica di Nove (VI)). Particolarmente numerosi quelli che affrontano temi legati all acqua, soggetto evidentemente significativo per questa regione: il Museo civico della navigazione fluviale di Battaglia Terme (VE), il Museo degli zattieri del Piave, Centro internazionale studi sulle zattere di Codissago (BL), il Museo del cìdolo e del legname di Perarolo di Cadore (BL), il Museo della bonifica di San Donà di Piave (VE) e il Museo del territorio e delle Valli della Laguna di Venezia a Campagna Lupia (VE). Musei specializzati Ultimamente si è affermata una positiva tendenza alla specializzazione che segnala la necessità di investire in iniziative museali ben focalizzate. Approfondendo temi e aspetti specifici si rende così più articolato il panorama espositivo regionale, evitando il ripetersi di esposizioni generaliste di scarso aiuto nella comprensione dell ambiente in cui sorgono. Pensiamo ad esempio al Museo del ferro e del chiodo di Forno di Zoldo (BL), al Museo Canal di Brenta (sui terrazzamenti e la coltivazione del tabacco) a Valstagna (VI), al Museo internazionale della maschera Amleto e Donate Sartori ad Abano Terme (PD).In questa categoria di musei di approfondimento rientra una realtà particolarmente interessante: il Museo nazionale della giostra e dello spettacolo popolare di Bergantino (RO). Inaugurato nel 1999, il museo nasce da un progetto di ricerca voluto dalla provincia di Rovigo e dal Comune di Bergantino, a cui hanno partecipato l Accademia dei Concordi di Rovigo, il Centro Etnografico Ferrarese e il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.

5 Musei provinciali come riferimenti territoriali Vorremmo concludere questo breve excursus, soffermandoci sui due musei provinciali attualmente esistenti nel Veneto, che come tali svolgono un ruolo di riferimento nell area di competenza per le altre realtà del settore: Il Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale delle Dolimiti Bellunesi e il Museo etnografico provinciale Case Piavone a Treviso. Il primo, la cui parte funzionale è stata inaugurata nel 1997, ha sede in una villa ottocentesca a Seravella di Cesiomaggiore (BL). Il Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è nato da un progetto scientifico di documentazione e di studio sulla cultura popolare nella provincia di Belluno, attuato dalla Comunità Montana Feltrina a partire dal 1979, attraverso il Centro per la documentazione della cultura popolare, in stretta collaborazione con il Gruppo folkloristico di Cesiomaggiore. La gestione, in base ad una convenzione tra gli enti promotori, è affidata all'amministrazione provinciale di Belluno. Il Museo si configura come centro di coordinamento di iniziative riguardanti la cultura popolare nel territorio, fornendo strumenti scientifici e supporti operativi per il loro sviluppo. Svolge tra l altro attività di catalogazione, di ricerca e pubblicazione. Ha costituito un archivio sonoro - fotografico e una biblioteca specializzata sui temi della cultura popolare. La parte ostensiva del Museo si snoda in un insieme di percorsi antropologici (mobilità ed emigrazione, cura del corpo, balie da latte, rapporto uomini e animali, ecc.) che cercano di restituire la notevole varietà di situazioni presenti in provincia di Belluno (la zona ladino-dolomitica, la comunità di Sappada di origine carinziana, la fascia prealpina), evidenziando al tempo stesso gli stretti legami esistenti con altre aree dell arco alpino. Il Museo ospita un Punto Informazioni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Con questo ente, parte del Comitato di gestione, è stato avviato un progetto pluriennale che prevede indagini agronomiche ed etnobotaniche sulle varietà dell agricoltura tradizionale. Il Museo etnografico provinciale Case Piavone, inaugurato nell aprile 2002, è una realtà in divenire, che ha sede in un complesso architettonico rurale adiacente al parco urbano dello Storga, con una estensione di 67 ettari. Nato dalla stretta collaborazione tra il Gruppo Folcloristico Trevigiano, che in trent anni di attività ha raccolto un importante patrimonio di oggetti, e l Amministrazione provinciale di Treviso, il Museo comprende un Centro Studi e Ricerche, dotato di una Biblioteca e di un Archivio sonoro e visivo, gestito in stretta collaborazione con l Istresco 3. La parte espositiva, prevede l organizzazione di mostre temporanee che approfondiscono di volta in volta temi legati alla cultura tradizionale locale. La prima mostra è stata dedicata alla abitazione e ai lavori di un tempo. Attualmente è in corso una seconda esposizione dedicata alle bilance nella storia. 3 Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana.

6 Tendenze innovative I musei locali di interesse etnografico continuano a proliferare nel territorio veneto, spesso dietro la spinta di associazioni culturali, che auspicano in parallelo la fondazione di centri di documentazione, o di Comuni e Comunità Montane che vedono nei musei un occasione di valorizzazione del territorio. Da non dimenticare inoltre i contributi in termini finanziari provenienti, negli ultimi anni, a questo settore dalla Comunità Europea. È significativo notare come le modalità con cui vengono perseguiti gli obiettivi siano cambiate nel tempo risultando meno improvvisate: si cerca in genere la consulenza di antropologi e storici, si richiedono progetti scientifici che definiscano i contenuti, e che precedano la progettazione da parte dell architetto della struttura espositiva. Si accetta in sostanza l idea che la realizzazione di un museo etnografico debba avvalersi di competenze specifiche. Le denominazioni adottate per definire la natura di questi musei continuano a essere piuttosto eterogenee. Spesso però vengono scelte locuzioni che sottolineano il legame del museo con il contesto geografico a cui appartiene, esaltando dunque la specificità locale del patrimonio riconosciuta come caratteristica di valore. Si coglie anche un uso abbastanza diffuso del termine etnografico, definizione che progressivamente ha sostituito aggettivi quali folklorico, contadino o popolare, intendendo suggerire un approccio maggiormente scientifico. Questioni gestionali Un aspetto che appare ancora complessivamente limitato è la progettualità a lunga scadenza e cioè la capacità degli enti o realtà varie, che promuovono e finanziano la nascita di nuovi musei, di prevederne anche una gestione ordinaria efficace, con un adeguato investimento di spesa che consenta la presenza di professionisti competenti, al di là del contributo offerto dal volontariato, risorsa evidentemente importante ma non sufficiente. Si sta invece affermando in varie province del Veneto l istituzione di reti museali, di sistemi, di itinerari, di ecomusei che collegano tra loro le diverse realtà, anche piccole e non necessariamente di natura strettamente etnografica. Di particolare interesse è ad esempio la rete dei musei dell Alto Vicentino, che si sviluppa in un territorio ricco di siti della civiltà industriale e che collega testimonianze del lavoro artigianale (Museo dell arte serica e laterizia di Malo, Museo del maglio di Breganze, Museo civico della ceramica di Nove, Museo dei cappelli di paglia di Marostica) e realizzazioni dell industria moderna (Museo delle macchine tessili di Valdagno). In maniera similare, il Sistema Museale della Lessinia riunisce e coordina musei di tipologie diverse che illustrano la complessità del paesaggio nei suoi aspetti naturalistici, etnografici e storici. In questa prospettiva di valorizzazione territoriale, auspicata anche dalla Regione del Veneto, assumono un particolare rilievo le numerose iniziative di restauro conservativo e di apertura al pubblico di opifici proto-industriali o

7 legati alla bonifica (il maglio di Pagnano d Asolo, il mulino di Arabba o quello di Pramaggiore, l idrovora ottocentesca di Adria) o di costruzioni significativamente legate ad un economia di tipo agricolo o silvo-pastorale: la giassara (ghiacciaia) del Griez (VI) e il Baito della Colletta (per la lavorazione del burro), le calchère (fornaci) della Val Canzoi (BL), la latteria di Fornesìghe (BL), la fucina del Favero di Perarolo di Cadore (BL), ecc. L auspicio allora è di rafforzare il coordinamento di questo settore ricco di motivazioni, entusiasmo e impegno partecipativo, ma troppo spesso povero di risorse di vario tipo, non solo economiche, che gli consentano di rimanere una realtà in grado di rispondere alle esigenze di un mondo in continua e veloce trasformazione. Nota bibliografica - Musei e biblioteche della provincia di Belluno, a cura di P. Conte, Amministrazione Provinciale di Belluno, Belluno, Per un sistema museale della provincia di Treviso, Catalogo generale dei musei e delle realtà similari, E. Bellato e A. Bellieni, Ed. Provincia di Treviso, Treviso, Guida ai Musei Etnografici Italiani, R. Togni e G. Forni e F. Pisani, Leo S. Olschki, Firenze, Musei etnografici del Veneto, a cura di U. Bernardi, Regione del Veneto, Guide Artistiche Electa, Milano, I musei del Veneto. Un indagine statistica, L. Bernardi, Osservatorio Regionale Musei del Veneto, Direzione Regionale Cultura-Informazioni e Flussi migratori, Treviso, Itinerari Etnografici del Veneto. La Piave, a cura di D. Perco, Regione del Veneto, Feltre, Itinerari etnografici del Veneto. Le Campagne, a cura di D. Gasparini, Regione del Veneto, Verona, I musei etnografici nel Veneto e la tutela dei beni demoetnoantropologici, D. Perco, in Il patrimonio museale antropologico. Itinerari nelle Regioni Italiane: riflessioni e prospettive, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma, 2002, ristampa : censimento dei musei del Veneto, A. Zambonin, Giunta regionale del Veneto. Direzione regionale Beni Culturali, collana Strumenti dell Osservatorio Regionale dei Musei del Veneto, n. 7, Venezia, dicembre Oggetti e luoghi: un percorso tra i musei etnografici, E. Bellato e D. Perco, in Belluno nel regno delle Dolomiti, Biblos - Regione del Veneto, Cittadella, 2005, pp Musei della Marca Trevigiana. Analisi e prospettive, L. Baldin e A. Gobbo, Regione del Veneto, Treviso, 2006

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