Parte I PROFILI GIURIDICI

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1 Parte I PROFILI GIURIDICI

2 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari 3 1 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari SOMMARIO 1. Premessa. 2. L identificazione della persona informata sui fatti. 3. Le sommarie informazioni alla Polizia giudiziaria dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. 4. L assunzione di informazioni da parte del Pubblico Ministero. 5. Individuazione di persone o di cose da parte del Pubblico Ministero. 6. Individuazione di persone o di cose effettuata dalla Polizia giudiziaria. 7. Confronti eseguiti dal Pubblico Ministero. 8. Confronti eseguiti dalla Polizia giudiziaria. 9. Colloqui, assunzione di informazioni e ricezione di dichiarazioni scritte da parte del difensore. 10. L incidente probatorio. 1. Premessa Prima di iniziare la trattazione dei singoli istituti è bene offrire un breve quadro di riferimento entro i quali si collocano. Abbandonato dal 1988 il vecchio sistema processuale marcatamente inquisitorio ove il giudice istruttore era dotato di ampi poteri e cercava in autonomia e in segreto la prova, con il nuovo e attuale sistema processuale a carattere prevalentemente accusatorio basato sulla regola del contraddittorio fra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale (principi ormai costituzionalizzati nell art. 111 Cost.), nonché sul principio della pubblicità, abbiamo una struttura processuale che di norma si articola in tre fasi successive (le indagini preliminari, l udienza preliminare e il dibattimento). Vi sono peraltro alcuni riti speciali che comunque rispecchiano il metodo accusatorio: giudizio direttissimo e giudizio immediato, dove la fase dell udienza preliminare viene eliminata in presenza di determinati presupposti, quali la richiesta unilaterale del Pubblico Ministero o dell imputato. Mentre la via del metodo inquisitorio (privo della fase dibattimentale) può avvenire solo se vi acconsentono entrambe le parti principali: sono i casi del giudizio abbreviato, del patteggiamento e del procedimento per decreto 1. 1 NAPPI [1997], 13.

3 4 Capitolo Primo Le indagini preliminari riuniscono Dottrina «tutte quelle attività, anche molto eterogenee tra loro, talora informali e talora rigidamente tipizzate, che il Pubblico Ministero e la Polizia giudiziaria si trovano normalmente a dover compiere prima che il processo penale abbia assunto una fisionomia ben definita attorno ad una o più imputazioni oggettivamente e soggettivamente qualificate» ROCA, cit. da DEL CIOPPO [1996], Il principale obiettivo che gli organi incaricati di effettuare le indagini preliminari sono chiamati a perseguire, è la raccolta e l assicurazione delle fonti di prova mentre per ciò che riguarda l acquisizione della prova è di competenza del giudice nel dibattimento oppure nelle eccezioni normativamente previste 2. Perciò la fase delle indagini preliminari è nettamente separata da quella del giudizio ex art. 326 c.p.p. La fase delle indagini preliminari è affidata al Pubblico Ministero e sotto la sua direzione alla Polizia giudiziaria (art. 327 c.p.p.) e ha Dottrina «natura preprocessuale perché le attività di investigazione ed indagine dovrebbero normalmente esaurire la loro funzione all interno della fase e costituire solo il presupposto delle determinazioni del Pubblico Ministero in ordine all esercizio dell azione penale. Tanto è vero che il Giudice per le indagini preliminari interviene solo saltuariamente ed incidentalmente, sollecitato dalle richieste del Pubblico Ministero, dalle parti private e dalla persona offesa (art. 328 c.p.p.) in funzione di garanzia, di controllo e di formazione anticipata della prova, ma non è abilitato a svolgere attività di indagine» NEPPI MODONA [1996], Comunque la natura preprocessuale delle indagini preliminari non ha carattere assoluto, ma ha dei limiti quali la presenza di atti «non ripetibili» destinati ad essere inseriti nel fascicolo del dibattimento (verbali delle ispezioni, perquisizioni e sequestri, intercettazione di conversazioni e comunicazioni, ecc.) e valenza probatoria possono assumere le informazioni assunte da persone informate sui fatti, come vedremo, quando il teste ha ritrattato a causa di violenze e minacce, offerta o promessa di denaro o per morte del testimone, ecc. (artt. 500, 512 c.p.p.), inoltre, anche gli elementi acquisiti in incidente probatorio rappresentano prova prelevata nella fase delle indagini preliminari, infine, in caso di rito abbreviato, previo consenso delle parti, le risultanze di tali indagini sono pienamente utilizzabili come prova 3. Nei casi in cui alcuni atti delle indagini preliminari assumono la rilevanza di prove da acquisire nel fascicolo del dibattimento come nei casi appena visti, allora si applicano le disposizioni che il codice di rito detta in tema di prova e della sua valutazione: artt. 187 (oggetto della prova); 188 (libertà morale della persona nell assunzione della prova); 189 (prove non disciplinate dalla legge), ecc DEL CIOPPO [1996], NEPPI MODONA [1996], NAPPI [1997], 14.

4 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari 5 Nell attuale codice di procedura penale assumono grande valenza le distinzioni terminologiche tra prove, fonti di prova, mezzi di prova e mezzi di ricerca della prova che ripropongono le distinzioni formali e sostanziali tra la fase delle indagini preliminari e le altre fasi processuali. In particolare le prove sono quegli strumenti processuali attraverso i quali si dimostra un fatto dedotto dalle parti: esse possono essere dirette se hanno per oggetto lo stesso fatto da provare (per esempio la testimonianza di chi ha visto uccidere un uomo), indirette se hanno per oggetto un fatto diverso (indizio) dal quale, con ragionamento logico, può essere desunto il fatto da provare (per esempio la testimonianza di chi ha visto il presunto autore di un omicidio con le mani sporche di sangue). Le fonti di prova sono le cose, i documenti e le persone da cui potrà scaturire la prova e che vengono individuate nel corso delle indagini preliminari. I mezzi di prova sono gli strumenti processuali disciplinati dal libro III del c.p.p., attraverso i quali la prova si forma innanzi al giudice nel dibattimento (quali: testimonianza, esame delle parti, confronti, ricognizioni, esperimenti giudiziali, perizia e documenti). I mezzi di ricerca della prova sono quegli strumenti processuali necessari per individuare ed assicurare in taluni casi, le fonti di prova (sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, perquisizioni, ecc.). Proseguiamo descrivendo brevemente la teoria degli atti di indagine. Gli atti di indagine possono essere esperiti dalla Polizia giudiziaria o dal Pubblico Ministero. Gli atti della Polizia giudiziaria possono essere di iniziativa o delegati. Sono di iniziativa quelli che la Polizia giudiziaria compie, in adempimento dei compiti assegnatile dall art. 55, comma 1, c.p.p., senza che alla sua attività sia dato impulso dall esterno, mediante una notizia qualificata di reato o una delega o un ordine dell Autorità giudiziaria 5. Un altra importante distinzione è tra gli atti tipici e atipici. Gli atti tipici sono quelli specificamente previsti dalla legge e da questa regolati sia per quello che riguarda presupposti e scopo, sia per quel che riguarda le modalità di esecuzione. Quelli atipici, invece, anche se previsti, non trovano nel codice una regolamentazione che ne predisponga il contenuto secondo uno schema, un tipo prefissato 6. Esempi di atti tipici di investigazione della Polizia giudiziaria sono: atti di identificazione, sommarie informazioni, perquisizioni, sequestri, ecc. Esempi di atti atipici di investigazione della Polizia giudiziaria sono: pedinamenti, appostamenti, ricerche di persone e di dati, colloqui informali, ecc. La distinzione tra atti tipici e atipici è valida anche per l attività di indagine del Pubblico Ministero. Infatti, anche il Pubblico Ministero ha la possibilità di impiegare atti atipici, avendo la più ampia facoltà di svolgere indagini e investigazioni libere, sia nelle forme che nei contenuti, prive, evidentemente, di qualsiasi utilizzazione a fini probatori 7. Per quanto riguarda gli atti tipici di investigazione del Pubblico Ministero 5 CANTAGALLI [1997], CANTAGALLI [1997], NEPPI MODONA [1996], 406.

5 6 Capitolo Primo Dottrina «vige comunque il principio generale per cui, salvo situazioni e casi eccezionali, espressamente disciplinati, gli atti di indagine del Pubblico Ministero non sono direttamente utilizzabili come prova nel giudizio. La distinzione tra atti tipici del Pubblico Ministero e prove che si formano davanti al giudice del dibattimento o dell incidente probatorio è sottolineato, anche sul piano terminologico, dalla diversa denominazione adottata per definire atti, che hanno contenuti sostanzialmente analoghi; si parla infatti di accertamenti tecnici non ripetibili (art. 360 c.p.p.) in luogo di perizie; di individuazione di persone o di cose (art. 361 c.p.p.) in luogo di ricognizione; di assunzione di informazioni, in luogo di testimonianza (art. 362 c.p.p.); di interrogatorio (art. 364 c.p.p.) in luogo di esame. Altri atti che assumono sin dall inizio la qualifica di non ripetibili, quali ispezioni, perquisizioni e sequestri, sono invece disciplinati nel libro III del c.p.p. in tema di ricerca dei mezzi di prova, e conservano, quindi, la loro tradizionale denominazione» NEPPI MODONA [1996], 406. Per cui la testimonianza intesa come prova si forma nel contraddittorio tra le parti davanti ad un giudice terzo e imparziale e ha frequentemente la sua genesi nell ambito delle indagini preliminari ove il soggetto sentito dalla Polizia giudiziaria o dal Pubblico Ministero è solo una fonte di prova. Infatti, la «persona informata sui fatti» diventerà un testimone solo se verrà inserita nelle liste testimoniali, regolarmente ammessa e citata in dibattimento e di conseguenza le sue dichiarazioni assurgeranno alla dignità di prova testimoniale, atta ad essere valutata dal giudice unitamente alle altre prove per giungere alla sentenza. In pratica, come vedremo in seguito, quando un soggetto è a conoscenza di fatti penalmente rilevanti, ma non è indagato (altrimenti è prevista un altra disciplina, v. artt. 350, 64, 65 c.p.p.) se viene esaminato dal Pubblico Ministero o dalla Polizia giudiziaria (artt. 362 e 351 c.p.p.) si definisce «persona che può riferire circostanze utili ai fini delle indagini» o più semplicemente «persona informata sui fatti» o ancora «possibile testimone 8», anche per via di analoghe garanzie (v. par. 3) tra le quali vi sono il rinvio ai principali articoli sulla disciplina della testimonianza (artt. 197, 197- bis, 198, 199, 200, 201, 202, e 203 c.p.p.), mentre quando depone davanti al giudice (art. 194 c.p.p.) viene definito come testimone, al quale si applica l intera disciplina sulla testimonianza dall art. 194 all art. 207 c.p.p. (libro III, Capo I, c.p.p.) e le norme sull istruzione dibattimentale relative alla testimonianza stessa (artt. 496, 497, 498, 499, 500, 501, 502, 504, 506, 508 c.p.p.). 2. L identificazione della persona informata sui fatti L art. 349 c.p.p. è un atto tipico di investigazione diretta della Polizia giudiziaria che ha un duplice scopo: identificare la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e/o le persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti, comprese le persone offese dal reato. In questa sede ci interessa questa seconda funzione. L identificazione del potenziale testimone è un atto molto importante e prodromi- 8 TONINI [2007], 415.

6 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari 7 co alla sua intervista e verbalizzazione, nonché per il proseguio della vicenda processuale. La Polizia giudiziaria rivolge ai potenziali testimoni l invito a dichiarare le proprie generalità, però non rivolge, come nel caso dell indagato, l ammonizione delle conseguenze cui si espone chi si rifiuta di fornire le proprie generalità o le dà false (art. 66 c.p.p.) né la richiesta delle ulteriori notizie identificative previste dall art. 66 c.p.p. dall art. 21 n. att. 9. I potenziali testimoni dimostrano la propria identità personale mediante dichiarazione delle generalità o l esibizione di documenti di identificazione ma non possono essere sottoposti a rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici, o altri accertamenti, previsti dal comma 2 dell art. 349 c.p.p., ne tantomeno il prelievo coattivo previa autorizzazione del Pubblico Ministero di capelli o saliva (art. 349, comma 2-bis, c.p.p.) in quanto essi valgono solo per l indagato. Se le persone indagate e i potenziali testimoni si rifiutano di farsi identificare, ovvero forniscono generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, la Polizia giudiziaria ai sensi dei commi 4, 5 e 6 dell art. 349 c.p.p., può accompagnarli negli uffici di polizia, per il tempo strettamente necessario per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore. Nel caso in cui «L identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l assistenza dell autorità consolare o di un interprete» la persona può essere trattenuta non oltre le ventiquattro ore, ma la Polizia giudiziaria deve dare previamente avviso orale o scritto al Pubblico Ministero e il soggetto ha la facoltà di «chiedere di avvisare un familiare o un convivente», ex art. 349, comma 4, così come modif. dal decreto-legge antiterrorismo 27 luglio 2005, n. 144, conv. in legge n In questi casi il Pubblico Ministero deve essere immediatamente avvertito e la Polizia giudiziaria deve comunicargli sia l ora di inizio (ricordiamo che il Pubblico Ministero può anche rilasciare la persona accompagnata se non sussistono i requisiti previsti per l art. 349, comma 4, c.p.p.) che di rilascio della persona accompagnata. Procedono gli ufficiali e agenti di Polizia giudiziaria. Per l identificazione non deve essere dato alcun avviso al difensore, che anzi non potrebbe parteciparvi, si tratta di un tipico atto non garantito 10. Quando è necessario a fini probatori, gli atti di identificazione in quanto irripetibili, potranno essere inseriti nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell art. 431, comma 1, lett. b), c.p.p Le sommarie informazioni alla Polizia giudiziaria dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini Le sommarie informazioni dal possibile testimone, definite nella pratica di polizia come sommarie informazioni testimoniali (s.i.t.) sono contemplate dall art. 351 c.p.p. 9 D AMBROSIO-VIGNA [2003], TONINI [2007], NAPPI [1997], 216.

7 8 Capitolo Primo Si tratta di un atto tipico di indagine preliminare soggettiva o indiretta, di iniziativa della Polizia giudiziaria, per mezzo del quale la Polizia giudiziaria stessa riceve da un soggetto (persona offesa dal reato, denunciante, querelante o altra persona informata dei fatti per cui si procede) dichiarazioni su ciò di cui egli è a conoscenza sui fatti per i quali si indaga e sulle circostanze ad essi relative sulle quali viene interrogato. Il presupposto per l esecuzione dell atto in esame è che sia necessario ad assicurare le fonti di prova o, comunque, per la ricostruzione del fatto e la individuazione del colpevole. Può essere eseguito sia dagli ufficiali che dagli agenti di Polizia giudiziaria. Non sono previste garanzie difensive, per cui non deve essere nominato o dato alcun avviso al difensore e l intervento del difensore stesso non è consentito. Inoltre non viene rilasciata copia. Il possibile testimone ha l obbligo di rispondere secondo verità, innanzitutto circa le proprie generalità. Infatti, ai sensi dell art. 651 c.p. viene punito con una contravvenzione penale «chiunque richiesto da un pubblico ufficiale nell esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato o su altre qualità personali». Inoltre, le persone sentite a norma dell art. 351 c.p.p. hanno l obbligo di rispondere secondo verità anche per quanto concerne il contenuto delle dichiarazioni rese (come peraltro il testimone) a causa del rinvio che l art. 351 c.p.p. opera nei confronti dell art. 362 c.p.p., il quale richiama tra gli altri l art. 198, comma 1, c.p.p. Sebbene l obbligo di raccontare la verità non ha una autonoma sanzione penale se il potenziale testimone agisce, fuori dai casi di concorso, con la consapevolezza di aiutare un altra persona ad «eludere le investigazioni dell autorità o a sottrarsi alle ricerche di questa» è punibile per il reato di favoreggiamento personale ai sensi dell art. 378 c.p. (ad esempio, se il soggetto indica una falsa traccia e tale condotta devia in modo apprezzabile le ricerche della Polizia giudiziaria) oppure può integrare altri estremi di reato quali la calunnia (art. 368 c.p.) o l autocalunnia (art. 369 c.p.). In virtù del art. 381, comma 4-bis, c.p.p., introdotto dalla legge 8 agosto 1995, n. 332, non è consentito l arresto della persona richiesta di fornire informazioni dalla Polizia giudiziaria o dal Pubblico Ministero per reati concernenti il contenuto delle informazioni o il rifiuto di fornirle. La persona informata sui fatti, ha l obbligo a presentarsi ai sensi del combinato disposto degli artt. 362 e 198, comma 1, c.p.p. se regolarmente invitata non si presenta nel tempo e luogo prescritto incorrerà nella sanzione prevista dall art. 650 c.p. («Inosservanza dei provvedimenti dell autorità»). Inoltre, la persona informata sui fatti ha l obbligo di attenersi alle prescrizioni date, ad esempio può esserle imposto di identificare persone o cose 12. Per quanto riguarda la modalità di raccolta delle dichiarazioni dell acquirente di modiche quantità di sostanza stupefacente, la giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha chiarito che qualora non siano emersi elementi indicativi di uso non personale, deve essere sentito nel corso delle indagini preliminari come persona infor- 12 TONINI [2007], 416.

8 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari 9 mata sui fatti ed è quindi inapplicabile, relativamente alle dichiarazioni rese in tale veste, la sanzione di inutilizzabilità prevista dall art. 63, comma 2, c.p.p. In tale caso se si rifiuta di fornire alla Polizia giudiziaria informazioni sulle persone da cui ha ricevuto la droga commette il reato di favoreggiamento personale (v. cap. 3, par. 5.4), ma è applicabile l esimente di cui all art. 384 c.p. (v. cap. 3, par. 5.9) se, in concreto, le informazioni richieste possono determinare nei suoi confronti un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell onore, anche se determinato dall applicazione delle misure sanzionatorie previste dall art. 75, D.P.R. 9 ottobre 1990, n Nei procedimenti per delitti di violenza sessuale (anche di gruppo) ai sensi degli artt. 609-bis, 609-ter, 609-octies c.p., non possono essere rivolte domande sulla vita privata della persona offesa o sulla sua sessualità (salvo che non siano necessarie alla ricostruzione dei fatti), ex art. 472 c.p.p. da ritenersi applicabile, anche alla fase delle indagini preliminari, oltre a quella del dibattimento 14. L art. 351 c.p.p. sempre con il richiamo all art. 362 c.p.p. impone che alle persone già sentite dal difensore o dal suo sostituto non possano essere chieste informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date. Inoltre si applicano le disposizioni dall art. 197 all art. 203 c.p.p. In particolare il potenziale testimone è titolare della garanzia contro l autoincriminazione (art. 198, comma 2) cioè può rifiutarsi di rispondere su fatti dai quali potrebbe emergere una propria responsabilità penale. Inoltre, ai sensi dell art. 63, comma 1, c.p.p., se dalle informazioni rese emergono «indizi di reità a suo carico», l autorità procedente (Polizia giudiziaria o l Autorità giudiziaria) ne interrompe l esame e lo avvisa che «a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte indagini nei suoi confronti» e contestualmente lo invita a nominare un difensore. Le dichiarazioni rese in precedenza dal potenziale testimone non possono essere utilizzate contro di lui ma eventualmente contro altri. Infine, l art. 63, comma 2, c.p.p. pone un ulteriore garanzia: «se la persona doveva essere sentita sin dall inizio in qualità di imputato o di persona sottoposta alle indagini, le sue dichiarazioni non possono essere utilizzate». La persona informata sui fatti, può, anche, opporre alla Polizia giudiziaria l esistenza di un segreto nei casi previsti dalla legge (artt. 200 segreto professionale; 201 segreto di ufficio, 202 segreto di Stato, c.p.p.), se il potenziale testimone è un prossimo congiunto dell imputato o dell indagato, deve essere avvisato della facoltà di astenersi dal rendere dichiarazioni, ex art. 199 c.p.p. 15. L atto è documentato mediante verbale riassuntivo complesso salvo che l atto abbia contenuto semplice o di limitata rilevanza ovvero si verifichi una contingente indisponibilità degli strumenti di riproduzione o di ausiliari tecnici nel qual caso l atto è documentato per mezzo di verbale riassuntivo semplice, v. art. 357, commi 2, lett. c) e 3 in rel. agli artt. 373, comma 2 e 140 c.p.p Cass. pen., Sez. Un., 22 febbraio-5 giugno 2007, n , in Guida al dir., 2007, 27, D AMBROSIO-VIGNA [2003], TONINI [2007]. 16 D AMBROSIO-VIGNA [2003].

9 10 Capitolo Primo L utilizzabilità è totale nella fase delle indagini preliminari, mentre di regola le sommarie informazioni non sono utilizzabili in dibattimento (art. 514 c.p.p.), in via eccezionale sono utilizzabili, se ripetibili, mediante contestazione nei limiti posti dall art. 500 c.p.p., mentre, se sono diventate irripetibili (ad esempio per morte successiva del soggetto) il giudice a richiesta di parte dispone che sia data lettura, ai sensi dell art. 512 c.p.p. Un altra possibilità di utilizzabilità piena delle sommarie informazioni è data dal meccanismo di acquisizione consensuale al fascicolo per il dibattimento degli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero, definito anche patto o accordo probatorio 17. In buona sostanza si tratta della possibilità di introdurre in dibattimento, con efficacia di prova, anche le dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti durante le indagini preliminari, per effetto del preventivo accorso delle parti. La possibilità per le parti di concordare l acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero, nonché della documentazione relativa all attività di investigazione difensiva è molto ampia e riguarda i seguenti momenti: a) prima del dibattimento, subito dopo l emissione del decreto che dispone il giudizio, durante la formazione nel contraddittorio delle parti del fascicolo per il dibattimento (art. 431, comma 2, c.p.p.); b) durante la fase di ammissione delle prove (artt. 493, comma 3 e 555, comma 4, c.p.p.); durante il dibattimento (art. 500, comma 7, c.p.p.). In particolare le sommarie informazioni di polizia come indicato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione essendo atti pertinenti alle indagini circa la fondatezza di una determinata notitia criminis, costituiscono documentazione dotata di efficacia processuale nell ambito della fase delle indagini preliminari e in quanto tali, possono essere utilizzate, da sole o insieme ad altri atti di indagine, per l emissione di provvedimenti restrittivi della libertà personale 18. Per completezza, va ricordato che prima della sentenza della Corte Costituzionale 3 giugno 1992, n. 255, intervenuta sul disposto dell art. 500 c.p.p., l utilizzabilità delle sommarie informazioni era prevista solo per quelle rese nel corso di perquisizioni o sul luogo e nell immediatezza del fatto, mentre dopo la citata sentenza, era stata riconosciuta la utilizzabilità piena nel dibattimento, a seguito delle contestazioni, delle sommarie informazioni rese in qualsiasi situazione alla Polizia giudiziaria dalle persone informate sui fatti. Perciò, ogni dichiarazione testimoniale assunta dalla Polizia giudiziaria poteva diventare nel corso del dibattimento prova e valutata integralmente dal giudice, dopo che la deposizione del teste in aula fosse stata contestata dal Pubblico Ministero. Attualmente sulla base delle recenti modifiche apportate all art. 500 c.p.p. (v. art. 6, legge 1 marzo 2001, n. 63), l acquisizione al fascicolo del dibattimento delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone è ora possibile solo 17 PAULESU [2002], Cass. pen., Sez. VI, 20 novembre gennaio 2007, n. 24, in Guida al dir., 2007, 8, 92.

10 Le informazioni dal potenziale testimone durante la fase delle indagini preliminari 11 Normativa «quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso» comma 4 ovvero su accordo delle parti (comma 7). Altrimenti, ai sensi dell art. 500, comma 2, le dichiarazioni del teste precedentemente rese alla Polizia giudiziaria o al Pubblico Ministero, lette per le contestazioni, possono essere valutate solo ai fini della sua credibilità 19. Come si evince da quanto sopra, le persone informate sui fatti davanti alla Polizia giudiziaria hanno, per molti aspetti, una posizione simile a quella del testimone, tanto che vengono definite «possibili testimoni» o «future witness» nella terminologia anglosassone 20. Queste garanzie e obblighi trovano la loro ratio nel fatto che la testimonianza va tutelata fin dalla sua origine per evitare che venga irrimediabilmente inquinata o dispersa prima che giunga nella sua sede naturale in cui diventa finalmente prova: il dibattimento. Tra l altro essa è una prova di primaria importanza nell assetto globale del processo. Per l analisi delle numerose variabili interne (cognitive, emotive, fisiologiche) ed esterne (ambientali e relazionali) che condizionano la testimonianza si veda la seconda parte dell opera. 4. L assunzione di informazioni da parte del Pubblico Ministero Il Pubblico Ministero, ai sensi dell art. 362 c.p.p., può assumere le informazioni dal potenziale testimone personalmente o tramite delega alla Polizia giudiziaria. Si tratta sostanzialmente di uno strumento investigativo che ha forti analogie con le sommarie informazioni rese alla Polizia giudiziaria dal potenziale testimone, per cui si rimanda alla trattazione fatta sull art. 351 c.p.p. nel paragrafo precedente. Tuttavia, risulta interessante studiare l evoluzione di questo istituto nel corso del tempo soffermandoci sulle sue caratteristiche peculiari. Nel corso del tempo questa norma è passata attraverso tre fasi distinte 21. La prima, quella della formulazione originaria del nuovo codice di rito, prevedeva solo l obbligo di presentazione ma non quello di dire la verità, in quanto il legislatore ritenne che nella fase delle indagini preliminari coloro che erano chiamati ad informare il Pubblico Ministero non fossero in alcun caso assimilabili ai testimoni processuali e su loro gravava solo un generico dovere di collaborazione con l Autorità giudiziaria. 19 INTINI-CASTO-SCALI [2006], TONINI [2007], NEPPI MODONA [1996], 414.

11 12 Capitolo Primo Pertanto, in caso di false dichiarazioni, si poteva, qualora se ne fossero ravvisati gli estremi, incriminare solo per favoreggiamento personale (art. 378 c.p.). La seconda fase si sviluppa quando questo articolo fu profondamente modificato dal decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, dove le informazioni al Pubblico Ministero venivano in pratica assimilate alla vera e propria testimonianza in dibattimento (libro III, titolo II, capo I del c.p.p.). Infatti, venne inserito nell art. 362 c.p.p. il fatto che nell assunzione di informazioni si devono applicare gli articoli: 197 (casi di incompatibilità con l ufficio di testimone); 198 (obbligo di presentazione, di rispondere secondo verità, tutela contro l autoincriminazione); 199 (facoltà di astensione dei prossimi congiunti); (disciplina relativa sia al segreto professionale, di Ufficio e di Stato); 203 c.p.p. (facoltà degli ufficiali e agenti di P.G. di non rilevare i nomi dei loro informatori). Mancando un riferimento all art. 195 c.p.p. (divieto generale della testimonianza indiretta), si può desumere che il Pubblico Ministero possa utilizzare anche testimonianze de relato 22. Queste innovazioni sono state mantenute anche nella terza fase che è quella attuale. Coerentemente con questa visione è stata inserita nel codice penale l innovativa previsione dell art. 371-bis c.p. intitolato «false informazioni al Pubblico Ministero» (v. cap. 3, par. 5.2). L ulteriore evoluzione dell art. 362 c.p.p. avviene con l art. 9, legge 7 dicembre 2000, n. 397 (legge sulle investigazioni difensive) il quale prevede che alle persone già sentite dal difensore o dal suo sostituto non possono essere chieste informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date. La ratio di quest ultima disposizione è quella di disciplinare le eventuali duplicazioni nelle iniziative investigative delle parti. Tale norma va letta in relazione all art. 391-bis, comma 4, a norma del quale alle persone già sentite dal Pubblico Ministero o dalla Polizia giudiziaria non possono essere richieste notizie sulle domande formulate o sulle risposte date. Lo scopo di entrambe le norme è dunque, l esigenza di tutelare la genuinità e la segretezza delle deposizioni, potendo, coloro che forniscono informazioni ad una delle parti, essere negativamente influenzati da coloro che successivamente richiedono la medesima versione dei fatti, generando pericolose interferenze investigative che si potrebbero riflettere negativamente sulla successiva prova testimoniale durante il dibattimento. Infine, l ultima modifica dell art. 362 c.p.p. ha riguardato l inserimento tra i casi di limitazione nell assunzione delle informazioni anche quelli riguardanti l art bis per effetto della legge 1 marzo 2001, n. 63 (c.d. legge sul giusto processo), per cui il soggetto già imputato che acquista la qualità di testimone, fin dalla fase delle indagini preliminari può essere sentito come persona informata sui fatti dal Pubblico Ministero o dalla Polizia giudiziaria, ma con l osservanza dei limiti e delle garanzie specificati dall art. 197-bis c.p.p. 22 NEPPI MODONA [1996], 417.

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