LA GESTIONE DEL PORTAFOGLIO CREDITI 2002

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1 Convegno LA GESTIONE DEL PORTAFOGLIO CREDITI 2002 Finanziamenti alle Imprese: nuove politiche di prezzo e nuove strategie commerciali delle Banche Perché la disciplina sul capitale di vigilanza delle banche ha un impatto anche sulle imprese: il rating Dott. Camillo Venesio Amministratore Delegato e Direttore Generale Banca del Piemonte Vice Presidente ABI Roma, Palazzo Altieri 6 giugno 2002

2 Perché la disciplina sul capitale delle banche ha un impatto anche sulle imprese: il rating Le banche fanno un mestiere rischioso, di grande rilevanza sociale, nel senso che raccolgono i risparmi della gente e prestano questi risparmi alle imprese. Se qualcuna di queste imprese fallisce e non è più in grado di restituire i prestiti alle banche, queste ultime devono comunque essere sempre in grado di restituire i depositi ai propri clienti, in ogni momento, a semplice richiesta. Le banche, quindi, devono disporre di un cuscinetto che consenta, quando qualcuna tra le imprese a cui hanno prestato i soldi fallisce e quindi non restituisce il proprio debito, di ammortizzare queste perdite senza intaccare i depositi dei propri clienti. Questo cuscinetto è rappresentato dalle riserve e dal patrimonio delle banche. Il problema è: di che ammontare devono essere queste riserve e questi patrimoni? Gli azionisti delle banche (quelli che hanno in mano le azioni delle banche: privati, fondi, istituzioni ecc...) cercano di metterne il meno possibile, in modo da rischiare il meno possibile; le autorità di tutto il mondo - strutturalmente prudenti perché devono far sì che le banche siano sempre in grado di restituire i depositi ai clienti - ne richiedono il più possibile. Dalla mediazione di queste diverse esigenze è venuta fuori nel 1988 una regolamentazione internazionale che prevede che le banche di tutto il mondo devono mantenere un patrimonio e delle riserve pari ad almeno l 8 per cento dei prestiti che fanno ai clienti. I prestiti sono trattati tutti più o meno allo stesso modo, con qualche eccezione per i mutui ed i prestiti che sono garantiti da titoli, categorie queste che richiedono un pò meno patrimonio e riserve a fronte, così come richiedono meno riserve patrimoniali gli investimenti in titoli e le liquidità delle banche. 2

3 Questa normativa in vigore dal 1988 ha funzionato abbastanza bene, soprattutto in via preventiva: nessun depositante nel mondo sviluppato ha comunque perso i propri depositi, anche per la presenza dei fondi di tutela dei depositi. Da qualche tempo, soprattutto dietro pressione delle grandi banche internazionali, sono in corso studi e consultazioni per modificare questa normativa; le grandi banche, soprattutto americane dicono: non è giusto che la banca debba mantenere patrimonio e riserve della stessa dimensione sia nel caso che presti i soldi ad una impresa solidissima e ricchissima che nel caso li presti a una debole e che perde; nel primo caso è meno probabile che la banca perda i soldi che ha prestato. Concetto in sé giusto ma che porta con sé un problema: chi decide se l impresa è più o meno forte? Semplice la risposta per gli americani: il rating (voto), predisposto internamente dalle banche o assegnato dalle società di rating (società internazionali che per mestiere danno un voto alle aziende). Il fatto è che in USA è diffuso il concetto di rating anche perché moltissime imprese americane hanno il rating assegnato dalle società specializzate: quindi a fronte del prestito ad una società con voto elevato (molto buono) e quindi con il credito che per la banca è meno rischioso, la stessa banca deve tenere meno riserve e capitale e quindi può far pagare meno interesse sul prestito; a fronte del prestito ad una società con voto (rating) meno elevato la banca deve tenere più riserve e quindi deve far pagare più interesse sul prestito. Il ragionamento - molto giusto - delle grandi banche internazionali è che così facendo la banca riesce esattamente a correlare l interesse che fa pagare ai clienti a cui presta soldi con il rischio che corre di perdere i soldi che presta. Uno dei problemi è che in Europa e Giappone vi sono poche società che hanno il voto rispetto agli Stati Uniti e c è anche meno cultura del rating; in particolare in Italia non vi è praticamente nessuna PMI con il voto ; le autorità internazionali allora hanno pensato di 3

4 far costruire alle stesse banche il voto alle PMI clienti, accettando la predisposizione di sistemi di rating interni che naturalmente dovranno essere approvati dalle autorità. Ora, un problema è che per costruire questi sistemi di rating interni è necessaria una enorme massa di dati storici a cui poi applicare sofisticati indicatori della probabilità di insolvenza, della perdita subita in caso di insolvenza, dell esposizione al momento dell insolvenza, della scadenza residua dell esposizione; i dati storici sono difficilmente reperibili ed il meccanismo di conteggio è estremamente articolato e complesso al punto che, in ABI, abbiamo stimato che solo un numero estremamente limitato di banche in Italia potrebbero essere in grado, nel 2006, di ottenere questo risultato (mi riferisco in particolare al sistema più sofisticato dei due sistemi basati sui rating interni). Ma questo è un problema delle banche che in qualche modo dovremo risolvere. C è tuttavia un altro problema, più importante per le PMI: qualora si raggiungesse il risultato del voto a ciascuna PMI, e quindi tutte le principali banche italiane decidessero di dotarsi di un sistema di rating interno - e Banca d Italia sta premendo in questo senso - è probabile che per la maggioranza delle PMI Italiane il voto sia basso perché il meccanismo di conteggio dei voti è basato su una cultura economica di stampo anglosassone (soprattutto USA) in cui l obiettivo prevalente dell imprenditore (anche medio piccolo) è la massimizzazione dell utile netto (ROE), l esposizione dei migliori conti finanziari (indici di bilancio) ed eventualmente la quotazione sul mercato azionario 1. L ottica gestionale di una PMI a conduzione familiare europea (e ancor più italiana) è spesso diametralmente opposta, ossia lontana dall obiettivo della quotazione, tesa al contenimento dell imponibile fiscale e spesso caratterizzata da una cassa contigua se non coincidente con quella familiare. Quando quindi nel sistema di rating si inseriscono i dati caratteristici di questo modello di impresa si determina un intrinseca sottostima del relativo merito creditizio, ovvero un costo del credito più elevato. 1 In Italia ( ) nel settore manifatturiero la quota di occupati in imprese con più di 500 addetti ( ) (è del) 15% nel ( ) Negli Stati Uniti a metà degli anni novanta il numero di occupati in imprese con più di 500 addetti era pari a quasi due terzi del totale. Il 95% delle nostre imprese ha meno di 10 addetti, A. Fazio, Considerazioni Finali, 31/5/02, pag

5 Questa è la situazione; se a questo si somma il fatto che stanno iniziando a circolare studi che indicano che già oggi l attività di small business (fido accordato fino a ), visti i tassi di interesse applicati, le perdite su crediti ed i costi correlati alla gestione, non sono particolarmente appetibili, 2 si comprende che è necessario dedicare particolare attenzione a queste problematiche. L ABI, insieme a Banca d Italia, si sta battendo perché vengano riconosciute le peculiarità delle PMI italiane; in sede internazionale all inizio eravamo soli, ora Giappone e Germania sono al nostro fianco, il Governo Tedesco in particolare pare sensibile e attivo a questo riguardo. Il ministro delle Attività Produttive Marzano qualche giorno fa in ABI si è dichiarato anch egli molto sensibile. Alcuni risultati positivi rispetto alle prime proposte sono stati raggiunti in tema di miglior trattamento per le PMI, ma potrebbero non essere ancora sufficienti 3. C è da lavorare per esempio sulle garanzie dei Consorzi fidi: sembrerebbe che le caratteristiche richieste dalla normativa alle garanzie affinché queste ultime possano ridurre il capitale da detenere a fronte dei crediti garantiti (le garanzie devono essere dirette, esplicite, irrevocabili ed a prima richiesta) non consentano alle garanzie dei Confidi così come sono oggi strutturate di essere riconosciute a questi fini. Sarebbe quindi molto auspicabile che altre categorie (industriali, artigiani, commercianti ) fossero al nostro fianco in Europa a rappresentare la particolarità delle PMI italiane; non c è bisogno di tavoli di lavoro o di osservatori, c è bisogno di nuclei ristretti di specialisti che comprendano nel dettaglio i meccanismi estremamente complessi che regolano la materia, specialisti che in modo coordinato presentino delle alternative concrete e accettabili dalle Autorità Internazionali; infine è necessario che tutti insieme coinvolgiamo il nostro Governo - come ho ricordato, assolutamente disponibile - affinché ci appoggi nelle opportune sedi. 2 Prometeia, Previsione dei Bilanci Bancari, aprile 2002, pagg Sono stati accolti, anche su nostra iniziativa, criteri di valutazione del rischio di credito delle piccole imprese volti a evitare un aggravio del costo degli affidamenti. La complessità dei problemi richiede ulteriori approfondimenti A. Fazio, Considerazioni Finali, 31/5/02, pag

6 ABI è naturalmente a disposizione per collaborare con le altre categorie produttive. Comunque sia, la tendenza del sistema bancario italiano - così come in molti altri sistemi bancari nel mondo - è di andare verso una maggior automazione del processo di erogazione del credito, possiamo chiamarlo come vogliamo rating, scoring, voto, segmentazione -, e di applicare una maggior correlazione tra il tasso di interesse applicato ed il rischio di perdere i soldi prestati: è un dato di fatto. Una possibile parte di soluzione è che le PMI decidano di porre maggiore attenzione alla parte amministrativa e finanziaria (anche prospettica) e che siano più trasparenti, sul presente e sul futuro. Certamente, le banche devono essere trasparenti in tutti i loro comportamenti ma anche le PMI: la reciproca trasparenza in ogni circostanza non può che aiutare a risolvere i problemi o i momenti difficili. 6

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