Servizio sociale e politiche di community care

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1 SERVIZIO SOCIALE E POLITICHE DI COMMUNITY CARE 15 1 Servizio sociale e politiche di community care Nei servizi sociali britannici, le politiche sociali orientate all assistenza decentrata sul territorio, detta di community care, si stanno attuando nel corso di questi ultimi anni del ventesimo secolo e potrebbero dare i primi frutti nei primi anni del ventunesimo. La community care può essere vista, in negativo, come una reazione alle vecchie politiche di istituzionalizzazione degli utenti proprie del diciannovesimo secolo, mentre, in positivo, con questo orientamento prendono forza e sostanza molte delle discussioni e idee che sono state centrali nelle politiche dei servizi sociali della seconda metà del ventesimo. Concentrarsi sul ruolo del servizio sociale entro la cornice della community care significa andare a osservare come le politiche astratte si traducono in azione. Per definizione il servizio sociale ha a che fare con analisi e opzioni concrete e questo orienta il dibattito politologico in un senso fortemente pratico. A riprova di ciò si consideri che la politica della community care fatto inusuale per il livello politico-amministrativo ha posto il case management, una procedura metodologica e organizzativa di forte impatto pragmatico al centro dei propri obiettivi. Un altra ragione è che fatto inusuale per il livello tipico degli operatori sul terreno la pratica della community care richiede agli assistenti sociali prima di tutto l impiego efficace delle risorse, una preoccupazione solitamente riservata alla dirigenza e alla politica. Gli interventi di community care riguardano dunque le risorse, ma non intese soltanto come l ammontare dei finanziamenti che il governo decide di destinare

2 16 CASE MANAGEMENT E SERVIZIO SOCIALE all assistenza di alcuni dei gruppi sociali più discriminati e svantaggiati. Dobbiamo invece pensare a tutti i generi di risorse: umane, economiche, sociali, politiche. Gli assistenti sociali costituiscono un elemento significativo della community care, in quanto svolgono tre importanti funzioni che formano un insieme interconnesso, come indicato nella figura 1.1. Case management Servizio sociale di comunità (compreso il social care planning) Counselling di servizio sociale Fig. 1.1 Le tre funzioni del servizio sociale in un logica di community care. Mediante il case management essi aiutano i loro assistiti a chiarire i loro bisogni e a mettere assieme e usare efficacemente le loro risorse personali e quelle di cui la comunità dispone per andare incontro a tali bisogni. Mediante il servizio sociale di comunità (community social work), comprendendo qui anche ciò che il Barclay Report chiamava social care planning, essi aiutano a sviluppare le risorse comunitarie affinché poi ce ne sia maggiormente a disposizione di chi ne ha bisogno. Mediante il servizio sociale di tipo riparativo (therapeutic social work), inteso soprattutto come attività di counseling, essi aiutano gli assistiti e le persone loro vicine ad affrontare i loro problemi e le loro difficoltà personali, affinché essi

3 SERVIZIO SOCIALE E POLITICHE DI COMMUNITY CARE 17 possano migliorare la compromessa qualità della loro vita, con una ricaduta positiva sulla loro famiglia, sulla comunità e sulla vita sociale. Altre categorie di operatori professionali di aiuto, altre occupazioni, condividono con gli assistenti sociali questo lavoro. Gli assistenti sociali sono inseriti in una rete di servizi e di professioni d aiuto. Le loro capacità vengono condivise con quelle di altri servizi e di altre figure professionali, nonché con quelle che la gente comune esercita nel corso della vita quotidiana. Gli assistenti sociali, tuttavia, a causa della loro formazione, esperienza, specializzazione, si trovano a esercitare queste tre funzioni della community care con un intensità particolare. Essi sono nella posizione ideale per aiutare i loro assistiti e i loro colleghi a trarre il meglio dalle risorse della comunità, sia quando tali risorse scaturiscono dalle relazioni interpersonali, sia quando invece si riferiscono al sistema pubblico di welfare. Case management, counselling e assistenza sociale Il Barclay Report (1982) ha individuato due aspetti diversi nelle attività del servizio sociale. Gran parte del lavoro degli assistenti sociali utilizza relazioni dirette con gli utenti e le persone loro vicine per aiutarli a cambiare le loro relazioni in modo da vivere meglio e in maniera più soddisfacente, e da condurre e controllare più efficacemente la loro vita. Il Barclay Report (1982) definisce tutto ciò con il termine «counselling». Qualsiasi lavoro volto a fornire servizi assistenziali a un cittadino presenterà inevitabilmente elementi di lavoro «diretto» di questo tipo. Le prestazioni sociali di tipo «terapeutico» che vengono attivamente erogate mediante un lavoro diretto con gli assistiti costituiscono la porzione più rilevante della terza funzione del servizio sociale nella community care come delineata più sopra, e possono costituire anche un aspetto importante delle altre due funzioni. Non vale infatti certo la pena fare in modo che le persone possano vivere nelle loro case o in un contesto comunitario gradevole, anziché fra le mura di un istituzione oppressiva, se poi non si riesce ad aiutarle a condurre al meglio la loro vita e a realizzare appieno le loro potenzialità. Analogamente, appare inutile organizzare un assistenza di tipo residenziale se poi non si offre ai beneficiari l inserimento in un ambiente valido e stimolante. Nel considerare il servizio sociale nella community care necessariamente incontreremo quasi a ogni passo la funzione del counselling e l aspetto riparativo del servizio sociale. Il counselling e il lavoro riparativo non sono tuttavia attività centrali nel quadro delle politiche di community care, anche se il counselling è importante, come si è detto, e ogni tipo di servizio sociale, compresa l assistenza residenziale, può richiedere orientamenti o modalità operative di tipo «terapeutico». Benché

4 18 CASE MANAGEMENT E SERVIZIO SOCIALE tutte le attività connesse al servizio sociale abbiano obiettivi diretti di questo genere, molte di esse mirano a rendere la vita degli assistiti più felice o più efficiente cercando di promuovere servizi e risorse della comunità. Il Barclay Report (1982) ha definito tutto ciò «social care planning», richiamando assai strettamente il classico concetto di «servizio sociale di comunità» (Hadley et al., 1987). Per esempio: John è un giovane affetto da paralisi cerebrale. Rispetto a quello della maggior parte di noi, il suo corpo è contorto, John muove gli arti in maniera scoordinata e il suo eloquio suona indistinto e difficile da capire da parte di chi non lo conosce da lungo tempo. A John piacerebbe essere maggiormente coinvolto nella vita sociale dei suoi coetanei, e con l incoraggiamento di un sacerdote del luogo inizia a frequentare un gruppo parrocchiale giovanile, ma vi incontra difficoltà di comunicazione e non viene coinvolto nella maggior parte delle attività informali che vi si svolgono, anche se viene accettato in tutti gli incontri formali. Uno o due membri del gruppo hanno riferito al sacerdote che la presenza di John li mette fortemente a disagio, anche se si sforzano di essere educati con lui. Un approccio «diretto», tipo counselling, a questo problema sarebbe quello di aiutare John ad accettare le limitazioni che il suo handicap gli impone, indirizzarlo a gruppi alternativi, magari specializzati, all interno dei quali possa essere maggiormente accettato, e proporgli l apprendimento di abilità sociali e programmi terapeutici volti a migliorare le sue capacità di comunicazione e ad aiutarlo a far fronte alle situazioni sociali correnti. Ma tutto ciò non è abbastanza. E per due ragioni. Primo, non dà alcun apporto alla comunità, in modo da permetterle di risolvere altri problemi simili in futuro. L organizzazione del gruppo che tollera il verificarsi di simili esclusioni, l atteggiamento dei ragazzi, il fastidio con cui viene accolta la disabilità nei contesti sociali ordinari e la capacità dei conduttori e dei membri del gruppo di affrontare questi vissuti e questi problemi nessuno di questi temi viene preso in considerazione. Le stesse difficoltà potrebbero allora ripresentarsi a distanza di un anno, al verificarsi di un altra situazione di disabilità, e si ripeterebbe un altra volta il medesimo rituale. La seconda ragione per cui l approccio diretto sull utente si rivela inadeguato è che esso fa gravare quasi esclusivamente su John il compito di reagire a quanto è accaduto. È lui che deve sviluppare nuove capacità e imparare a dominare la propria emotività. Gli altri, per parte loro, debbono reprimere le loro reazioni per risultare amorevoli e accoglienti nei suoi confronti, e tutto ciò può dare luogo a relazioni interpersonali forzate (vogliono sentirsi tolleranti e così non sono liberi di criticare John o di trattarlo con naturalezza). Tutto ciò non è giusto nei confronti di John e alla lunga potrebbe diventare per lui fonte di amarezza e finire per alterare il suo sviluppo attitudinale e relazionale.

5 SERVIZIO SOCIALE E POLITICHE DI COMMUNITY CARE 19 Passi indietro e involuzioni simili si verificano assai spesso in conseguenza dei tentativi di ridurre i pregiudizi e la discriminazione e di reagire in modo antidiscriminatorio alle disabilità maggiormente stigmatizzanti. Altri soggetti, e non John, dovrebbero assumersi la responsabilità di fare qualcosa per affrontare il problema alla radice. Il lavoro di counselling diretto agli utenti potrebbe, per quanto valido, individualizzare problemi che hanno ramificazioni assai più ampie e distoglierci dal lavorare per aiutare gruppi più ampi di persone interessate da problemi correlati. Se lavoriamo esclusivamente con un soggetto e consideriamo il suo problema come un problema individuale, quando siamo invece di fronte a problemi che hanno cause molteplici e che coinvolgono una quantità di soggetti diversi, corriamo spesso il rischio, sbagliando, di considerare l individuo come il problema e di non cogliere l insieme delle diverse responsabilità. Il lavoro «indiretto» del care planning riconosce invece la complessità dei problemi e l ampiezza delle reti sociali che sono spesso responsabili della nascita e della persistenza dei problemi. Agire in questa prospettiva significa svolgere quella seconda funzione del servizio sociale nell ambito della community care, quella che intende, attraverso le classiche procedure del lavoro di comunità, sviluppare le risorse interne alla comunità in modo da adeguarle ai bisogni degli utenti, attuali e potenziali, dei servizi di community care. La prima funzione del servizio sociale nell ambito delle politiche di community care, il case management, collega le altre due funzioni segnalate dal Rapporto Barclay l aspetto individuale del counselling e l aspetto incentrato sulla comunità del social care planning. Si tratta di un modo di organizzare l intervento di aiuto che cerca di integrare la progettazione dei servizi e il loro sviluppo con i bisogni individuali. Esso è basato in particolare sulle procedure di valutazione (assessment), che rappresentano tradizionalmente un fondamento importante delle attività del servizio sociale. Mentre non c è nulla che assicuri, a livello di direttive di politica sociale, che il case management sarà sempre appannaggio degli assistenti sociali (si registrano in proposito opinioni diverse), l esperienza degli assistenti sociali, la loro profonda consapevolezza dei servizi e la loro formazione socialmente orientata suggeriscono che la loro professionalità è da ritenersi particolarmente preziosa per il case management. Il loro ruolo professionale nei servizi sociali territoriali, gli enti pubblici a cui è principalmente affidata l attuazione della politica della community care, li farà sempre considerare come principali esperti nell attuazione del case management, anche laddove tale attuazione venga affidata a team multiprofessionali o veda comunque coinvolte figure provenienti da ambiti professionali diversi. La complessità della presa in carico e le responsabilità multiple coinvolte non sono le sole questioni in gioco quando si parla di case management. Il lavoro

6 20 CASE MANAGEMENT E SERVIZIO SOCIALE diretto e individuale potrebbe essere preferito a un lavoro indiretto e di ampio respiro a causa dell interessamento personale, ma anche in considerazione dello squilibrio nella distribuzione del potere. Molte persone, sofferenti a causa di problemi sociali e personali persistenti, sono e si sentono impotenti. Ciò si verifica in quanto si trovano a far parte di gruppi sociali che vengono svalutati dalla maggior parte di noi, e anche perché le loro condizioni fisiche o mentali (come le patologie), o la loro situazione sociale (per esempio il fatto di abitare in complessi edilizi degradati), o ancora alcune loro caratteristiche fisiche (per esempio il fatto di appartenere a una minoranza etnica), ci sembrano più importanti della loro unicità e singolarità. Siamo infatti spesso portati a credere che differire in qualche modo dalla norma convenzionale comporti una diminuzione di valore, e così utilizziamo il potere della maggioranza per discriminare ed escludere chi non vi appartiene. Laddove preferiamo lavorare con i singoli, dunque, ci imbattiamo necessariamente in meccanismi sociali che stigmatizzano ed escludono le persone appartenenti alle categorie e ai gruppi di cui ci occupiamo. Noi stessi siamo parte dello stesso insieme di preconcetti istituzionalizzati che soggiacciono alle più eclatanti manifestazioni discriminatorie, quali il razzismo e il sessismo. Tale questione è rilevante per la pratica della community care, in quanto le principali categorie di assistiti che sono oggetto di questa politica rientrano nelle fattispecie di cui sopra. Il lavoro di counselling diretto può essere insufficiente in quanto la community care si fa carico in particolare proprio dei gruppi maggiormente discriminati dalla società, richiedendo così quell approccio più ampio all intervento sociale che caratterizza il lavoro indiretto del lavoro di comunità. Per capirne il perché è necessario comprendere bene di che cosa si occupa la community care e perché si è affermata come la principale politica di assistenza sociale per le categorie sociali che sono oggetto di discriminazione. Linee di politica sociale Il presente capitolo traccia i contorni generali delle politiche di community care e i diversi elementi presenti al loro interno. Ritorneremo su molti di essi nel corso del libro. Identificherò qui un certo numero di elementi tipici delle politiche di community care e li metterò in relazione con il concetto di «comunità». Successivamente esplorerò alcuni dei problemi sollevati da ciascuno di questi elementi. Infine, analizzerò la funzione del servizio sociale e avanzerò alcuni argomenti a favore della validità professionale, delle conoscenze e della formazione degli assistenti sociali che possono essere alla base di un loro ruolo importante nella community care.

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