Lessico specialistico, linguaggi settoriali e linguaggio giornalistico UNA SCIENZA È UN LINGUAGGIO BEN FATTO (CONDILLAC) ISABELLA CHIARI

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1 Lessico specialistico, linguaggi settoriali e linguaggio giornalistico 1 UNA SCIENZA È UN LINGUAGGIO BEN FATTO (CONDILLAC) ISABELLA CHIARI Terminologia della lessicologia Parole chiave Lessema Lemma Termine Parola testuale o occorrenza Parola grafica Polirematica 2 Isabella Chiari 1

2 Stratificazioni dell italiano: frequenza d uso - famigliarità I dizionari più recenti introducono indicazioni sulla frequenza d uso delle parole Per esempio, il De Mauro - Paravia usa queste categorie: FO: fondamentale (vocaboli frequentissimi, come a, di, il, faccia, andare; da soli coprono il 90% dello scritto o del parlato) AU: alto uso/frequenza (parole come bensì, viso, recarsi che coprono all incirca il 6-8% dei testi e discorsi, note a chi ha un livello almeno medio di istruzione) AD: di alta disponibilità (relativamente rari nel parlare o scrivere, ma legati a oggetti o atti della vita quotidiana, come coperchio, furgone, garza, pantofola) 3 Stratificazione del lessico 4 LS Vocabolario comune Vocabolario Di base Master EDITORIA GIORNALISMO E MANAGEMENT CULTURALE (2011) Isabella Chiari 2

3 Master EDITORIA GIORNALISMO E MANAGEMENT CULTURALE 5 (2011) Master EDITORIA GIORNALISMO E MANAGEMENT CULTURALE 6 (2011) Isabella Chiari 3

4 Questioni teoriche e metodologiche 7 Discussione terminologica Lingue speciali Linguaggi settoriali Linguaggi specialistici o tecnico-specialistici Tecnoletti Sottocodici Microlingue usi speciali della lingua Berruto (1987: ) distingue tra lingue speciali in senso stretto e lingue speciali in senso lato (e gerghi, che però escono dal nostro ambito di interesse) e considera linguaggi settoriali sinonimo di lingue speciali in senso lato; Sobrero (1993c: 239) opera una distinzione concettualmente analoga a quella di Berruto 1987, ma oppone ai linguaggi settoriali le lingue specialistiche e considera lingue speciali termine sovraordinato ad entrambi; Mengaldo (1994: 37) segue sostanzialmente Berruto, opponendo lingue speciali a lingue settoriali 8 Isabella Chiari 4

5 Necessità di distinguere tra a) veri e propri sottocodici con un lessico particolare (spesso organizzato in rigidi sistemi di nomenclatura) ed eventualmente tratti morfosintattici e testuali caratteristici; b) lingue speciali in senso lato, senza un esteso lessico specialistico, ma comunque legate ad aree particolari di impiego, e caratterizzate da determinate scelte lessicali e da formule sintattiche e testuali ricorrenti (Berruto 1987: 155; Mengaldo 1994: 37). i.htm 9 Lessici forti e deboli Dardano che distingue tra lingue settoriali organizzate in 10 tassonomie e campi nozionali "forti" (come la lingua della botanica, della zoologia, della chimica, della medicina) : lingue speciali in senso stretto (Berruto) e quelle con organizzazione lessicale meno strutturata o "debole" (come il linguaggio marinaresco, quello burocratico e quello giuridico): lingue speciali in senso lato Cui Berruto aggiunge i gerghi Isabella Chiari 5

6 La lingua speciale 11 una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendente da un settore di conoscenze o da una sfera di attività specialistici, utilizzata, nella sua interezza, da un gruppo di parlanti più ristretto della totalità dei parlanti la lingua di cui quella speciale è una varietà, per soddisfare i bisogni comunicativi (in primo luogo quelli referenziali) di quel settore specialistico; la lingua speciale è costituita a livello lessicale da una serie di corrispondenze aggiuntive rispetto a quelle generali e comuni della lingua e a quello morfosintattico da un insieme di selezioni, ricorrenti con regolarità, all'interno di forme disponibili nella lingua. (Cortellazzo 1988) Varietà orizzontali e verticali 12 Varietà orizzontale varietà delle lingue speciali legate ai diversi ambiti disciplinari (lingua dell'economia, lingua del diritto, lingua della medicina ecc.) Varietà verticale una seconda diversità è quella che distingue i diversi livelli ai quali viene usata una lingua speciale studio della diversificazione della lingua medica a seconda del pubblico a cui i testi di medicina si rivolgono (Cortelazzo 1983), della compresenza di diversi registri nei testi economici (Rovere 1989), delle modalità comunicative delle istruzioni per l'uso (Serra Borneto 1992), problemi linguistici legati alla divulgazione scientifica (Dardano 1987, Dardano/Giovanardi/Pelo 1988, De Mauro 1994). testi primari, come rapporti, relazioni ecc.; testi di divulgazione; testi di volgarizzazione; testi didattici; testi con obiettivi operativi, ecc.). Isabella Chiari 6

7 Diverse prospettive di studio Le tre condizioni necessarie per designare un linguaggio specialistico poste da Gotti (1991) sono porre l enfasi sul tipo di utente (ambito didattico), sulla realtà a cui si fa riferimento (ambito pragmaticofunzionale) e sull uso specialistico del linguaggio (ambito linguisticoprofessionale). 13 Sobrero 1993 le lingue speciali (LS) 14 due sottoinsiemi costituiti, rispettivamente, da: 1. le lingue specialistiche (LSP) delle discipline a specializzazione avanzata (come le scienze, la medicina, la fisica, l'informatica, la linguistica, la politologia, la giurisprudenza, la trattatistica architettonica, ecc.) Le lingue specialistiche hanno un lessico specifico e 'regole' peculiari convenzionalmente stabilite e accettate: modalità di formazione dei neologismi, scelte sintattiche preferenziali, strutture testuali codificate, ecc. 2. le lingue settoriali (LST) di settori o ambiti professionali meno specialistici o comunque dirette ad un pubblico più largo e indifferenziato (la lingua dei giornali, della pubblicità, della moda, dei politici militanti, della pratica giudiziaria, della critica - compreso quella architettonica - e soprattutto il linguaggio burocratico). Le lingue settoriali, invece, hanno un lessico specifico molto ridotto e una scarsa regolazione convenzionale, mentre sono spesso tributarie della lingua comune o di altre LS, da cui attingono parole, espressioni, metafore, tecnicismi collaterali, ecc. Isabella Chiari 7

8 Tabella Berruto (p. 156) 15 Lingue speciali in senso lato Lingue speciali in senso stretto Gerghi Varietà dotate di un lessico proprio specifico Lessico avente natura di terminologia Lessico molto marcato tecnicamente Legate a un gruppo particolare di utenti Usate per una larga cerchia di destinatari Funzione criptica Funzione di antilingua C Isabella Chiari 8

9 Lingua comune e LS 17 Esiste, ad esempio, un certo rapporto fra la lingua comune e i linguaggi burocratico e tecnico scientifico. Infatti, alcuni termini di queste due lingue speciali sono ormai entrati nell'uso comune. Il linguaggio burocratico a causa di "un certo fascino celato dell'ufficialità" (Berruto 1997, 166). Invece, l'influenza del linguaggio tecnico scientifico sulla lingua comune, con "dosi massicce di tecnicismi" è dovuta alla "relativa diffusione anche presso un pubblico di massa di certe tecniche", ad una "crescente popolarità delle scienze sociali e della psicologia" e allo "interesse per le questioni economiche che giunge a fasce di cittadini di ogni ceto" (Berruto 1997, 168). 18 dice Sobrero (1997, 274) qualsiasi lingua speciale "nasce dalle costole di una lingua, o di una varietà di una lingua, già affermata: il latino, il greco, o l'italiano, o la nomenclatura tecnica di arti e mestieri preesistenti, o una lingua straniera [ ] Talvolta molti termini "tecnici" entrano nell'uso comune perché sono diventati "di moda termini quali nevrotico, complessato, isterico, complesso (per es. di inferiorità), depressione, fobia, frustrazione, inconscio, inibizione, nevrosi, ossessione, paranoia, psicosi, suggestione, ecc.. Isabella Chiari 9

10 Il lessico 19 STRUTTURA, COMPOSIZIONE, STRATIFICAZIONE Il lessico come nomenclatura Determinata da campi extralinguistici di riferimento Univoca, precisa, economica In relazione con una classificazione scientifica o tecnica 20 In medicina -ITE per i nomi di malattia caratterizzati da infiammazione acuta di un organo o apparato artrite, faringite, osteite, nevrite -OSI per i nomi di malattia designanti una condizione morbosa cronica di un organo o di un apparato artrosi, osteosi, nevrosi Isabella Chiari 10

11 Ampliamento del lessico: lessemi a) a oggetti e nozioni non percepibili dall'esperienza del non specialista; b) a elementi riguardanti nuovi prodotti tecnici spesso immessi nel mercato in rapida successione (ad esempio si pensi al lessico dell informatica); c) a porzioni di realtà cui la lingua comune fa fronte con termini troppo generici rispetto a una maggiore analiticità richiesta dalla lingua speciale (ad es. cefalea, emicrania vs mal di testa; tonsillite, faringite vs mal di gola) m 21 monoreferenzialità 22 «un insieme di termini in cui ogni termine ha una definizione concettuale esplicita all'interno di una tassonomia gerarchica» (Berruto 1987) in un dato contesto v è un unico significato che può attribuirsi a un dato termine; ad esempio, nel linguaggio giuridico barrister vuol dire avvocato (con riferimento solo al sistema inglese), to summon vuol dire chiamare formalmente in giudizio. tra il termine e il concetto si stabilisce, infatti, un accordo di definizione fisso (Bloomfield, 1970) tale per cui il termine non può essere sostituito convenientemente da un sinonimo ma solo da una sua definizione o perifrasi. Isabella Chiari 11

12 23 Il processo attraverso il quale si cerca di raggiungere la monoreferenzialità segue diverse strade. In alcuni casi si verificano vere e proprie rivoluzioni linguistiche, che portano ad abbandonare il linguaggio ordinario come fonte lessicale. Emblematico al riguardo il lavoro compiuto da Lavoiser nel campo della chimica. In altri campi si privilegia invece un progressivo affinamento di alcuni termini che, pur provenendo dal linguaggio comune e continuando per questo ad avere una certa polisemia, acquistano in determinati ambiti discorsivi una certa univocità semantica. Due tipi di terminologia 24 La terminologia descrittiva punta alla ricerca sistematizzata, vale a dire alla creazione di un sistema concettuale complesso per individuare le relazioni semantiche tra i termini, alla descrizione delle varianti sinonimiche eventualmente presenti e alla loro integrazione all'interno delle schede terminologiche per la divulgazione in opere di consultazione (es. vocabolari, glossari, enciclopedie). La terminologia normativa rifiuta categoricamente la sinonimia, foriera di incertezza e ambiguità, in base ai principi di specificità, univocità, monoreferenzialità e relazionabilità, e mira alla creazione di un glossario composto dai soli termini principali e consultabile soltanto da esperti di dominio Isabella Chiari 12

13 tecnícismi collaterali 25 «particolari espressioni stereotipiche, non necessarie, a rigore, alle esigenze della denotatività scientifica, ma preferite per la loro connotazione tecnica» - Serianni che, prive della precisione veicolata dalla monosemia, vengono usate appunto per il loro alone settoriale (ad es. «il paziente accusa un dolore», «la parotite può esitare in pancreatite» - Cortellazzo 1988). Alcuni modelli e tratti: Hoffmann (1984) esattezza, semplicità e chiarezza Oggettività Astrattezza Generalizzazione densità di informazione brevità o laconicità neutralità emotiva mancanza di ambiguità Impersonalità coerenza logica uso dei termini tecnici definiti, simboli e figure. 26 Isabella Chiari 13

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