PARTE SPECIALE (A) ART. 25 SEPTIES

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1 PARTE SPECIALE (A) ART. 25 SEPTIES REATI DI OMICIDIO COLPOSO E LESIONI COLPOSE GRAVI O GRAVISSIME IN VIOLAZIONE DELLE NORME ANTINFORTUNISTICHE E SULLA TUTELA DELL IGIENE E DELLA SALUTE SUL LAVORO Per approvazione: Rev. 00 1

2 PARTE SPECIALE (A) REATI DI OMICIDIO COLPOSO E LESIONI COLPOSE GRAVI O GRAVISSIME IN VIOLAZIONE DELLE NORME ANTINFORTUNISTICHE E SULLA TUTELA DELL IGIENE E DELLA SALUTE SUL LAVORO (ART. 25 SEPTIES) 1. Inquadramento normativo La presente parte speciale si riferisce ai reati commessi in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro richiamati dalla disposizione di cui all art. 25 septies del D.Lgs. 231/2001, introdotta dalla L. 123/2007 la quale ha esteso l applicazione della responsabilità delle persone giuridiche anche ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro. Di seguito la descrizione dei reati presupposto di cui all art. 25 septies del D.Lgs. 231/ Art Omicidio colposo Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. ( ) Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici. - Art Lesioni personali colpose Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309 (lire seicentomila). Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 (lire duecentoquarantamila) a euro 619 (un milione e duecentomila); se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 (lire seicentomila) a euro (due milioni e quattrocentomila). Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. ( ) Rev. 00 2

3 Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale. Ai sensi di quanto stabilito dall art. 583 c.p. la lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette anni: - se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; - se il fatto produce l'indebolimento permanente di un senso o di un organo. La lesione personale è gravissima, e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva: - una malattia certamente o probabilmente insanabile; - la perdita di un senso; - la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovvero la perdita dell'uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella; - la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso. Soggetto attivo del reato può essere chiunque sia tenuto ad osservare o far osservare le norme in materia di prevenzione e protezione. Tale soggetto può individuarsi, ai sensi del TU in materia di sicurezza (D.Lgs. 81/2008), nel datore di lavoro, nei dirigenti, preposti, soggetti destinatari di deleghe di funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro nonché i medesimi lavoratori ovvero ogni altro soggetto che sia comunque tenuto al rispetto e all applicazione delle norme antinfortunistiche 2. Sanzioni per l ente L art. 25 septies del D.Lgs. 231/2001 rubricato: Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro stabilisce che in relazione al delitto di cui all'articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell'articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al Rev. 00 3

4 precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. Salvo quanto previsto dal comma 1, in relazione al delitto di cui all'articolo 589 del codice penale, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a 250 quote e non superiore a 500 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. In relazione al delitto di cui all'articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi. Si ricorda che, ai sensi di quanto stabilito, dall art. 10 del D.Lgs. 231/2001 per l'illecito amministrativo dipendente da reato si applica sempre la sanzione pecuniaria. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille. L'importo di una quota va da un minimo di euro 258 (lire cinquecentomila) ad un massimo di euro (lire tre milioni). Non è ammesso il pagamento in misura ridotta. L art. 11 del medesimo decreto fissa poi i criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell'ente nonché dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. L'importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione. Schema riepilogativo: OMICIDIO COLPOSO Nel caso di morte avvenuta in violazione dell art. 55, comma 2 TU Sicurezza ossia: nelle aziende in cui è obbligatorio il Servizio Prevenzione e Protezione (nonché RSSP) interno: aziende a rischio di incidente rilevante soggetto a obbligo di notifica o rapporto; centrali termoelettriche, aziende di NEGLI ALTRI CASI DI MORTE LESIONI COLPOSE GRAVI E GRAVISSIME Rev. 00 4

5 fabbricazione esplosivi e altre aziende a rischio; aziende con lavoratori > 200; industrie estrattive con lavoratori > 50; strutture di ricovero pubbliche e private con lavoratori > 50 Sanzione pecuniaria Sanzione pecuniaria pari a 1000 quote non inferiore a 250 e non superiore a 500 quote In entrambi i suddetti casi SANZIONE INTERDITTIVA non inferiore a 3 mesi e non superiore ad un anno Sanzione pecuniaria non superiore a 250 quote + Sanzione interdittiva non superiore a 6 mesi 3. Mappatura delle attività sensibili e analisi del rischio Le Linee Guida dettate da Confindustria stabiliscono come, in relazione ai reati di omicidio e lesioni colpose commesse in violazione delle norme antinfortunistiche, non sia possibile escludere aprioristicamente alcun ambito di attività, dal momento che tale casistica può di fatto investire la totalità delle componenti aziendali. Il Gruppo ha quindi considerato a rischio tutte le aree ed i processi legati al rispetto e all attuazione delle norme antinfortunistiche. Ciò premesso, la sicurezza sul lavoro è appositamente regolamentata dal D.Lgs. 81/2008 (TU in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) e successive modifiche che impone al datore di lavoro di effettuare la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza ed adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l igiene del lavoro. Ne deriva che la valutazione del rischio relativo alla commissione del reato presupposto è già contenuta nell ambito delle attività imposte dalla suddetta normativa. L esistenza di un sistema prevenzionistico pone la necessità di creare un raccordo tra la costruzione del Modello 231 e il D.Lgs. 81/2008. Rev. 00 5

6 Le Linee Guida Confindustria affermano che relativamente al rischio di comportamenti illeciti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tale sistema deve necessariamente tenere conto della legislazione prevenzionistica vigente e, in particolare, del decreto legislativo n. 626/1994 e successive modifiche (oggi D.Lgs. 81/08 ndr). Tale complesso normativo, infatti, delinea esso stesso un sistema di principi cogenti e adempimenti obbligatori la cui declinazione sul piano della gestione applicativa laddove opportunamente integrata/adeguata in funzione del modello organizzativo previsto dal D.Lgs. n. 231/ può risultare idonea a ridurre ad un livello accettabile, agli effetti esonerativi dello stesso D.Lgs. n. 231/2001, la possibilità di una condotta integrante gli estremi del reato di omicidio o lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme prevenzionistiche La nozione di accettabilità di cui sopra riguarda i rischi di condotte devianti dalle regole del modello organizzativo e non anche i sottostanti rischi lavorativi per la salute e la sicurezza dei lavoratori che, secondo i principi della vigente legislazione prevenzionistica, devono essere comunque integralmente eliminati in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non sia possibile, ridotti al minimo e, quindi, gestiti In particolare, l analisi delle possibili modalità attuative dei reati di omicidio e lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione degli obblighi di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, corrisponde alla valutazione dei rischi lavorativi effettuata secondo i criteri previsti dall art. 4 del D.Lgs. n. 626/1994 e dalle altre disposizioni normative e regolamentari aventi lo stesso oggetto e profilo, quali, ad esempio, il D.Lgs. n. 494/1996 e successive modifiche ed integrazioni. Sono inoltre stati acquisiti i seguenti principi emersi dalla giurisprudenza in merito, la quale ha chiarito la differenza nominale e funzionale del modello previsto dal D.Lgs. 231/2001 rispetto al sistema di valutazione dei rischi previsto in materia antinfortunistica. In particolare si evidenzia che il modello 231 impone: - la necessaria vigilanza sull'adempimento degli obblighi, delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza; - le periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate; - la necessità di un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo della condizioni di idoneità delle misure adottate; - l'individuazione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Inoltre, il Modello si rivolge a coloro che all interno della compagine aziendale sono esposti al rischio di commettere reati colposi e provocare lesioni o morte; questo ha una duplice finalità sia organizzativa, orientata Rev. 00 6

7 alla mappatura e alla gestione del rischio specifico nella prevenzione degli infortuni, sia di controllo sul sistema operativo, onde garantire la continua verifica ed effettività. Il documento di valutazione dei rischi, secondo la giurisprudenza, si applica, invece, ai lavoratori per informarli dei pericoli incombenti in determinate situazioni all interno del processo produttivo. In tale prospettiva la valutazione del rischio è stata così condotta: Adeguamento al D.Lgs. 81/08 e alle altre normative antinfortunistiche applicabili Sulla base di quanto stabilito dalle Linee Guida Confindustria, la valutazione dei rischio di commissione del reato di lesioni gravi e gravissime nonché morte del lavoratore con violazione delle norme antinfortunistiche si intende assolta attraverso la valutazione dei rischio effettuata dall azienda in aderenza al D.Lgs 81/2008 e alle altre norme antinfortunistiche applicabili la cui documentazione è parte integrante del presente Modello. Compliance all art. 30 D.Lgs. 81/08 In considerazione del fatto che in base al D.Lgs. 81/08 la valutazione dei rischi di infortunio dell azienda è obbligatoria, l analisi si è posta essenzialmente come verifica dei rischi organizzativi che possono contribuire al verificarsi dell infortunio. Compliance alle Linee Guida Confindustria Sono inoltre stati considerati gli specifici Sistemi di controllo preventivo previsti delle Linee Guida Confindustria che si riportano integralmente: Codice etico (o di comportamento) con riferimento ai reati considerati. È espressione della politica aziendale per la salute e sicurezza sul lavoro e indica la visione, i valori essenziali e le convinzioni dell azienda in tale ambito. Serve pertanto a definire la direzione, i principi d azione ed i risultati a cui tendere nella materia ( ). Struttura organizzativa. È necessaria una struttura organizzativa con compiti e responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro definiti formalmente in coerenza con lo schema organizzativo e funzionale dell azienda, a partire dal datore di lavoro fino al singolo lavoratore. Particolare attenzione va riservata alle figure specifiche operanti in tale ambito (RSPP - Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ASPP Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione, RLS Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, MC Medico Competente, addetti primo soccorso, addetto emergenze in caso d incendio). Devono inoltre essere tenute in considerazione anche le figure specifiche previste da altre normative di riferimento quali, ad esempio, il già citato D.Lgs. n. 494/1996 e successive modifiche ed integrazioni, nonché i requisiti e la documentazione relativa a presidio della sicurezza. Tale impostazione comporta in sostanza che: Rev. 00 7

8 nella definizione dei compiti organizzativi e operativi della direzione aziendale, dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori siano esplicitati anche quelli relativi alle attività di sicurezza di rispettiva competenza nonché le responsabilità connesse all esercizio delle stesse attività; siano in particolare documentati i compiti del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e degli eventuali addetti allo stesso servizio, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, degli addetti alla gestione delle emergenze e del medico competente. Formazione e addestramento. Sono componenti essenziali per la funzionalità del modello. Lo svolgimento di compiti che possono influenzare la salute e sicurezza sul lavoro richiede una adeguata competenza, da verificare ed alimentare attraverso la somministrazione di formazione e addestramento finalizzati ad assicurare che tutto il personale, ad ogni livello, sia consapevole della importanza della conformità delle proprie azioni rispetto al modello organizzativo e delle possibili conseguenze dovute a comportamenti che si discostino dalle regole dettate dal modello. In concreto, ciascun lavoratore/operatore aziendale deve ricevere una formazione sufficiente ed adeguata con particolare riferimento al proprio posto di lavoro ed alle proprie mansioni. Questa deve avvenire in occasione dell assunzione, del trasferimento o cambiamento di mansioni o dell introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi. L azienda dovrebbe organizzare la formazione e l addestramento secondo i fabbisogni rilevati periodicamente. Comunicazione e coinvolgimento. La circolazione delle informazioni all interno dell azienda assume un valore rilevante per favorire il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e consentire consapevolezza ed impegno adeguati a tutti livelli. Il coinvolgimento dovrebbe essere realizzato attraverso: la consultazione preventiva in merito all individuazione e valutazione dei rischi ed alla definizione delle misure preventive; riunioni periodiche che tengano conto almeno delle richieste fissate dalla legislazione vigente utilizzando anche le riunioni previste per la gestione aziendale. Gestione operativa. Il sistema di controllo, relativamente ai rischi per la salute e sicurezza sul lavoro, dovrebbe integrarsi ed essere congruente con la gestione complessiva dei processi aziendali. Dall analisi dei processi aziendali e delle loro interrelazioni e dai risultati della valutazione dei rischi deriva la definizione delle modalità per lo svolgimento in sicurezza delle attività che impattano in modo significativo sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il Gruppo, avendo identificato le aree di intervento associate agli aspetti di salute e sicurezza, dovrebbe esercitarne una gestione operativa regolata. Rev. 00 8

9 In questo senso, particolare attenzione dovrebbe essere posta riguardo a: - assunzione e qualificazione del personale; - organizzazione del lavoro e delle postazioni di lavoro; - acquisizione di beni e servizi impiegati dall azienda e comunicazione delle opportune informazioni a fornitori ed appaltatori; - manutenzione normale e straordinaria; - qualificazione e scelta dei fornitori e degli appaltatori; - gestione delle emergenze; - procedure per affrontare le difformità rispetto agli obiettivi fissati ed alle regole del sistema di controllo. Sistema di monitoraggio della sicurezza. La gestione della salute e sicurezza sul lavoro dovrebbe prevedere una fase di verifica del mantenimento delle misure di prevenzione e protezione dei rischi adottate e valutate idonee ed efficaci. Le misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione realizzate dall azienda dovrebbero essere sottoposte a monitoraggio pianificato. L impostazione di un piano di monitoraggio si dovrebbe sviluppare attraverso: - programmazione temporale delle verifiche (frequenza); - attribuzione di compiti e di responsabilità esecutive; - descrizione delle metodologie da seguire; - modalità di segnalazione delle eventuali situazioni difformi. Dovrebbe, quindi, essere previsto un monitoraggio sistematico le cui modalità e responsabilità dovrebbero essere stabilite contestualmente alla definizione delle modalità e responsabilità della gestione operativa. Questo 1 livello di monitoraggio è svolto generalmente dalle risorse interne della struttura, sia in autocontrollo da parte dell operatore, sia da parte del preposto/dirigente ma può comportare, per aspetti specialistici (ad esempio per verifiche strumentali) il ricorso ad altre risorse interne o esterne all azienda. È bene, altresì, che la verifica delle misure di natura organizzativa e procedurale relative alla salute e sicurezza venga realizzata dai soggetti già definiti in sede di attribuzione delle responsabilità (in genere si tratta di dirigenti e preposti). Tra questi particolare importanza riveste il Servizio di Prevenzione e Protezione che è chiamato ad elaborare, per quanto di competenza, i sistemi di controllo delle misure adottate. È altresì necessario che l azienda conduca una periodica attività di monitoraggio (di 2 livello) sulla funzionalità del sistema preventivo adottato. Il monitoraggio di funzionalità dovrebbe consentire l adozione delle decisioni Rev. 00 9

10 strategiche ed essere condotto da personale competente che assicuri l obiettività e l imparzialità, nonché l indipendenza dal settore di lavoro sottoposto a verifica ispettiva. 4. Destinatari La presente parte speciale si riferisce, per le aree di rispettiva competenza, ai comportamenti posti in essere da tutti coloro che, indipendentemente dalla qualifica di datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori, collaboratori, appaltatori, fornitori, installatori o terzi, e dalla relativa attività svolta, siano coinvolti nello svolgimento delle attività rientranti nelle aree qualificate come a rischio. Il sistema di norme in materia di sicurezza sul lavoro è composto da regole di condotta generali, dai principi di controllo e dalle prescrizioni specifiche previsti dalla normativa vigente e dalle relative norme/linee guida a riguardo, come descritte dal D.Lgs. 81/2008. L obiettivo è quello di far sì che i destinatari si attengano, nei rispettivi ambiti e per la rispettiva competenza, a regole di condotta conformi a quanto prescritto nella presente parte speciale al fine di prevenire e impedire il verificarsi dei reati commessi in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. 5. Principi di riferimento Il TU Sicurezza Sul Lavoro nella parte dedicata alla gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, indica, all art. 15, le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro che sono: a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza; b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell'azienda nonché l'influenza dei fattori dell'ambiente e dell'organizzazione del lavoro; c) l'eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico; d) il rispetto dei principi ergonomici nell'organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo; e) la riduzione dei rischi alla fonte; f) la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso; g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio; h) l'utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro; Rev

11 i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; l) il controllo sanitario dei lavoratori; m) l'allontanamento del lavoratore dall'esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l'adibizione, ove possibile, ad altra mansione; n) l'informazione e formazione adeguate per i lavoratori; o) l'informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti; p) l'informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; q) le istruzioni adeguate ai lavoratori; r) la partecipazione e consultazione dei lavoratori; s) la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; t) la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l'adozione di codici di condotta e di buone prassi; u) le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato; v) l'uso di segnali di avvertimento e di sicurezza; z) la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti. Le misure relative alla sicurezza, all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori. Al fine di limitare il più possibile il verificarsi dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 vengono qui riportate le regole di condotta che devono essere rispettate dai destinatari della presente parte speciale ovvero da tutti coloro che siano tenuti in via diretta od indiretta all osservanza delle norme antinfortunistiche. In particolare è fatto espresso divieto di: - porre in essere quei comportamenti che integrino le fattispecie di reato previste dal D.Lgs. 231/2001; - porre in essere comportamenti imprudenti negligenti od imperiti che possano costituire un pericolo per la sicurezza all interno del luogo di lavoro; - porre in essere comportamenti che, sebbene risultino tali da non costituire di per sé fattispecie di reato ex D.Lgs 231/2001 possano potenzialmente diventarlo; - rifiutare di utilizzare dispositivi di protezione individuale o collettivi o svolgere attività lavorative in violazione delle disposizioni impartite dai responsabili per la sicurezza; Rev

12 - svolgere attività lavorative senza aver preventivamente ricevuto adeguate istruzioni sulle modalità operative oppure senza aver precedentemente partecipato a corsi di formazione; - omettere la segnalazione della propria eventuale incapacità o inesperienza nell uso di macchinari, dispositivi od impianti; - rifiutarsi di partecipare a corsi di formazione finalizzati a istituire circa l uso di impianti, macchinari o dispositivi. È fatto poi espresso obbligo a carico dei soggetti destinatari di: - prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle loro azioni o omissioni; - osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal Datore di lavoro, dall RSPP, e dai soggetti preposti alla sicurezza ai fini della protezione collettiva ed individuale; - utilizzare correttamente i macchinari e le apparecchiature, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonché i dispositivi di sicurezza; - utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; - segnalare, ai soggetti competenti, tutte le condizioni di pericolo di cui vengono a conoscenza adoperandosi, direttamente, in caso di urgenza, nell ambito delle rispettive competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tale deficienze o pericoli, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; - non rimuovere o modificare senza autorizzazione o comunque compromettere i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo; - non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di propria competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori; - sottoporsi ai controlli sanitari previsti; - contribuire, insieme al datore di lavoro, all adempimento di tutti gli obblighi imposti dall autorità competente o comunque necessari per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori durante il lavoro. 6. Standard di controllo Al fine di garantire un adeguato standard di controllo e prevenzione dei reati previsti dall art. 25-septies è stato strutturato, all interno dell azienda, un Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro basato in primis sulle Linee Guida UNI-INAIL per un SGSL, espressamente richiamate all art. 30 comma 5 del D.Lgs. Rev

13 81/2008 in relazione agli schemi normativi che risultano potenzialmente idonei a garantire un adeguata prevenzione dei reati per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Detto sistema, integrato al Sistema di Gestione per la Qualità, è strutturato in modo da assicurare il controllo sul rispetto della normativa cogente e la prevenzione degli infortuni mediante l applicazione di nr. 15 procedure gestionali ovvero: Gestione documenti e legislazione (PR.01.01) Valutazione dei rischi (PR.18.01) Formazione, informazione e comunicazione (PR ) Gestione impianti, macchine e attrezzature (PR ) Gestione DPI (PR.18.03) Gestione Appalti (PR ) Gestione Emergenze (PR ) Gestione prodotti chimici (PR ) Segnaletica di Sicurezza (PR.18.07) Sorveglianza Sanitaria (PR.18.08) Gestione Non conformità (PR ) Azioni Correttive e Preventive (PR.07.01) Audit della Sicurezza (PR.08.01) Riunione Periodica del SPP (PR ) Riesame Direzione (PR ) L Organismo di Vigilanza deve monitorare l efficace applicazione delle procedure sopra descritte (e conseguentemente della presente parte speciale) secondo le modalità sotto descritte al seguente par Controlli dell Organismo di Vigilanza L Organismo di Vigilanza effettua periodicamente, con tutti i poteri definiti della parte generale del presente Modello, controlli a campione sulle attività connesse ai processi sensibili, al fine di verificare la corretta esplicazione delle stesse in relazione alle regole di cui al presente Modello. In particolare l O.d.V., con il supporto delle altre Funzioni competenti dovrà: Rev

14 verificare l efficacia del sistema di flussi informativi rivolti all O.d.V. stesso, al Datore di Lavoro, ai delegati in materia di sicurezza sul lavoro e al RSPP; verificare periodicamente il sistema di deleghe e procure in vigore e la loro coerenza con il sistema organizzativo, proponendo modifiche nel caso in cui il potere di gestione non corrisponda ai poteri di rappresentanza conferiti ai responsabili di funzione. indire ove opportuno riunioni con il RSPP e con il Medico Competente per analizzare i risultati delle loro attività di gestione e controllo; effettuare periodiche verifiche nei confronti dei Destinatari del Modello al fine di verificare il rispetto delle prescrizioni in esso contenute e nelle procedure sopra riportate; verificare periodicamente che il Documento di Valutazione dei Rischi sia aggiornato, secondo le prescrizioni di cui al D.Lgs. 81/08 ; verificare che la formazione, l informazione e l addestramento dei lavoratori siano adeguatamente erogate. attivare specifici controlli a seguito di segnalazioni di violazione del Modello o in caso di infortunio; svolgere ogni altro controllo che ritenga necessario. Rev

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