L euro e l integrazione dei mercati bancari e finanziari

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1 EURO 6 L euro e l integrazione dei mercati bancari e finanziari Giovanni Berneschi Dopo anni di attesa e di preparazione, a partire dal 1 gennaio 2002 l Euro ha preso il posto di dodici monete nazionali nei Paesi aderenti all Unione Europea: si è realizzato, in questo modo, il completamento di una rivoluzione monetaria straordinaria e complessa che trova un precedente solo nelle modifiche introdotte dall Accordo di Bretton Woods del 1944.

2 7 EURO

3 EURO 8 La nuova Sala Mercati di Banca Carige. L introduzione dell Euro è solo un passaggio all interno di un più ampio processo di integrazione che caratterizza la realizzazione dell Unione Europea e che, a sua volta, si inserisce all interno di un fenomeno di globalizzazione dei mercati finanziari che coinvolge tutte le grandi aree economiche del mondo. Tra i molteplici effetti prodotti dall introduzione della nuova moneta, vorrei analizzare quelli che maggiormente coinvolgono la realtà in cui opera la Carige: quelli relativi ai mercati finanziari e, più in particolare, all industria bancaria. Il sistema finanziario europeo Gli sviluppi che interessano il nostro continente sono parte di una tendenza verso una progressiva internazionalizzazione della finanza sollecitata, innanzitutto, dalle rapide innovazioni nella tecnologia delle comunicazioni e dell informazione, dall espansione del commercio mondiale, dalla pressione demografica e dalla maggiore attenzione alle attese degli azionisti. Il passaggio alla moneta unica, insieme alla liberalizzazione dei movimenti dei capitali ed alle iniziative di armonizzazione del quadro normativo hanno impresso un impulso decisivo all integrazione del mercato finanziario europeo; si tratta, tuttavia, di un processo che presenta molte difficoltà e che necessita di ulteriori interventi. L Europa sta faticosamente cercando di completare l unificazione dei suoi mercati finanziari, dando loro una regolamentazione che ne esalti l integrazione e l efficienza. Lo sforzo è orientato soprattutto a ridurre gli ostacoli che ancora segmentano la produzione e lo scambio dei servizi finanziari. Il mercato monetario ha visto l affermarsi di un mercato unico in Euro dei depositi non garantiti, grazie al nuovo sistema per il trasferimento di fondi (TARGET);

4 9 EURO quello dei pronti contro termine, invece, resta segmentato a livello nazionale per la mancanza di un infrastruttura unificata, per l imperfetta armonizzazione di pratiche e convenzioni e per le differenze strutturali nei sistemi giuridici e tributari. Il mercato obbligazionario evidenzia l impatto più significativo derivante dall introduzione della moneta unica, sia con riferimento agli emittenti pubblici, sia a quelli privati. Per quanto concerne gli emittenti pubblici, il livello di integrazione risulta elevato in quanto, con la conversione dei titoli in Euro, si è subito creato un mercato di dimensioni notevoli, inferiore solo a quello statunitense; occorrerebbe, tuttavia, un maggiore coordinamento tra i soggetti pubblici emittenti, in termini di grado di liquidità, fisionomia dei titoli e politica di emissione. Per quanto riguarda gli emittenti privati, sembra di potersi intravedere una modifica nei comportamenti finanziari attraverso la sostituzione dei prestiti bancari con l emissione di obbligazioni corporate, nella stessa divisa, quindi con lo stesso rischio di cambio, e con la stessa curva dei rendimenti, data la convergenza dei tassi di interesse. Si evidenzia, quindi, il problema di garantire un effettiva trasparenza e tutela nei confronti dell investitore, soprattutto di quello al dettaglio. Per quanto riguarda, infine, il mercato azionario, un livello di integrazione accettabile appare ancora lontano. Tra i problemi che ostacolano la costituzione di una Borsa Europea si evidenzia quello relativo alla concentrazione degli scambi (principio che caratterizza i mercati azionari di paesi quali la Francia, l Italia e il Belgio, rispetto a quello della frammentazione, tipico della Germania) e quello relativo alla vigilanza unica, con obiettivi di stabilità e trasparenza dei mercati. Parigi, Banca di Francia. Londra, Banca d Inghilterra.

5 EURO 10 Francoforte, Banca Tedesca. Zurigo, Unione delle Banche Svizzere. Il piano di integrazione normativa dei mercati finanziari avanza ad un ritmo incerto; il progetto guida per migliorare la situazione è il Financial Services Action Plan (FSAP), messo a punto due anni or sono e che presenta uno stato di avanzamento ancora modesto. La previsione di un suo completamento entro il 2005 consente il persistere di situazioni scarsamente omogenee e normativamente segmentate ancora per un intervallo di tempo che appare eccessivo. Il Comitato Lamfalussy, costituito dal Consiglio europeo dei ministri economici e finanziari, ha presentato un rapporto centrato prevalentemente su raccomandazioni procedurali volte a sveltire i processi decisionali necessari per realizzare il FSAP e ha individuato nella carenza di regole comuni e nelle diverse impostazioni degli ordinamenti nazionali anche in materie attigue (procedure concorsuali, regimi sanzionatori, trattamenti fiscali, ecc.) i principali ostacoli all integrazione. Occorre provvedere al più presto alla correzione di queste profonde disarmonie al fine di non perdere gran parte dei vantaggi connessi alla creazione della moneta unica, uno strumento per sfruttare la grande ampiezza e profondità del mercato dei capitali europeo, a tutto vantaggio dei risparmiatori e degli investitori UE e della competitività globale degli operatori finanziari ed economici. L industria bancaria A partire dagli anni 80, il sistema bancario europeo ha visto l avvio di un processo di ristrutturazione, concentrazione, integrazione ed innovazione. L ampliamento dei mercati regolamentati e le politiche di privatizzazione adottate in importanti paesi europei hanno accresciuto la contendibilità degli assetti proprietari delle banche ed indirizzato gli intermediari verso obiettivi aziendali di reddito sempre più impegnativi. La crescente complessità operativa e finanziaria delle imprese ha imposto alle banche di sviluppare un offerta di servizi sempre più specialistici e diversificati; d altro canto, il processo di unificazione monetaria ha ridotto per le stesse imprese l esigenza di intrattenere relazioni d affari con intermediari nazionali. Per quanto concerne le famiglie, la riduzione dei tassi d interesse e la graduale riduzione della copertura previdenziale pubblica hanno alimentato la domanda di servizi di gestione professionale del risparmio. Si è consolidata, quindi, la tendenza verso la formazione di intermediari di maggiori dimensioni e con strategie di sviluppo che hanno condotto all ingresso in ambiti affini all intermediazione tradizionale (asset management, servizi finanziari alle imprese, attività assicurativa). I processi di integrazione, tuttavia, hanno interessato in misura prevalente imprese attive nel medesimo segmento di mercato e nel medesimo Paese; le integrazioni transnazionali hanno registrato una minore incidenza, soprattutto nel caso di imprese operanti in segmenti differenti del sistema finanziario. L analisi comparata dei sistemi bancari europei mostra una maggiore similarità nella struttura, ma il livello di integrazione è estremamente basso, in quanto ha risposto più a logiche ed esigenze nazionali che non transnazionali. La cultura economica prevalente in Europa è ancora orientata al soddisfacimento delle esigenze finanziarie della clientela nazionale ed all allocazione del risparmio all interno di ogni singolo Paese, proprio attraverso l opera delle banche. Ulteriori ostacoli sono rappresentati dalla difficoltà di costituire un autorità di vigilanza di ca-

6 11 EURO rattere sovranazionale, in grado di garantire stabilità e trasparenza e di gestire le problematiche connesse ad episodi di crisi e di fallimenti di banche, e dalle normative antitrust adottate in alcuni paesi, che non sembrano valorizzare l efficienza dei mercati derivante da una maggiore concentrazione. Le banche italiane hanno cercato di prepararsi a questa nuova competizione a livello europeo; abbiamo assistito ad una profonda ristrutturazione che mira a raggiungere condizioni di efficienza e redditività adeguate ad assicurare un ruolo importante nello sviluppo dell economia e nel sostegno all occupazione, anche nel nuovo contesto europeo. Concentrazioni, razionalizzazioni delle reti distributive e dei processi di distribuzione hanno determinato un innalzamento della capacità competitiva; lo sviluppo nell offerta di nuovi servizi, insieme ad una maggiore attenzione all efficienza, hanno determinato un miglioramento delle condizioni di redditività. In Italia, in particolare, il fenomeno della privatizzazione delle banche pubbliche ha condotto a profonde modificazioni negli assetti proprietari e ha dato nuovo impulso verso una gestione maggiormente orientata alla creazione di valore. Questo fenomeno di ristrutturazione, tuttavia, è ancora largamente legato ad un consolidamento delle posizioni sul mercato nazionale; una visione di dimensione europea non sembra ancora dominante. Sotto il profilo dimensionale, infatti, le quote sul mercato domestico dei primi tre gruppi bancari italiani a fine 2000 erano in linea con quelle dei principali Paesi europei mentre la loro dimensione media in termini di attivo risultava inferiore di oltre un terzo. Le differenze dimensionali si ridurrebbero notevolmente se i dati delle banche estere venissero depurati della componente internazionale, che solo in questi anni comincia a diventare apprezzabile per le banche italiane. Il sistema necessita di un impulso per favorire un effettiva integrazione; un quadro normativo a livello europeo che, con riferimento ai differenti aspetti regolamentari, di vigilanza, fiscale e contabile, consenta la possibilità di offrire in tutti i paesi dell area euro gli stessi prodotti, con le stesse caratteristiche tecniche, con marchi comuni e prezzi tendenzialmente allineati, potrebbe favorire un apertura del mercato in grado di garantire una maggiore efficienza. Conclusioni Il 1 gennaio 2002 c è stata l introduzione dell Euro quale moneta effettivamente circolante nei dodici Paesi dell Unione Europea; si tratta di un segno concreto dell allargamento ai confini europei della nostra realtà nazionale. Questa unificazione monetaria costituisce un fattore che può contribuire notevolmente alla crescita economica dell Europa; in questo contesto, il sistema bancario gioca un ruolo primario tra i diversi operatori presenti sul mercato ed è in grado, se ben regolamentato, di favorire il superamento delle segmentazioni nello sviluppo economico dei singoli paesi. L Unione Europea, tuttavia, non potrà dirsi completata se non coinvolgerà, oltre al profilo economico, anche e soprattutto quello politico e sociale. Rimuovere i diversi fattori che ancora ostacolano e ritardano l integrazione è condizione necessaria per garantire lo sviluppo di questa area; solo in questo modo, infatti, lo scenario che si aprirà sarà ricco di nuove opportunità per tutti. Francoforte, Banca Centrale Europea.

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