Basilea 2. Terzo Pilastro. Informativa al pubblico situazione al 31/12/2008. Gruppo Bancario

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1 Basilea 2 Terzo Pilastro Informativa al pubblico situazione al 31/12/2008 Gruppo Bancario

2 Sommario INTRODUZIONE... 4 TAVOLA 1. REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 5 STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DELLA FUNZIONE DI GESTIONE DEI RISCHI... 5 SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI... 7 OBIETTIVI E POLITICHE DI GESTIONE DEI RISCHI... 9 RISCHIO DI CREDITO... 9 RISCHIO DI MERCATO RISCHIO OPERATIVO RISCHIO TASSO D INTERESSE SUL BANKING BOOK RISCHIO LIQUIDITA ALTRI RISCHI TAVOLA 2. AMBITO DI APPLICAZIONE INFORMATIVA QUALITATIVA DENOMINAZIONE DELLA BANCA CUI SI APPLICANO GLI OBBLIGHI DELL INFORMATIVA ILLUSTRAZIONE DELLE DIFFERENZE NELLE AREE DI CONSOLIDAMENTO RILEVANTI PER I FINI PRUDENZIALI E DI BILANCIO INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 3. COMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO DI VIGILANZA INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMAZIONE QUANTITATIVA TAVOLA 4. ADEGUATEZZA PATRIMONIALE INFORMATIVA QUALITATIVA TAVOLA 5. RISCHIO DI CREDITO: INFORMAZIONI GENERALI RIGUARDANTI TUTTE LE BANCHE INFORMAZIONE QUALITATIVA DEFINIZIONI DI CREDITI SCADUTI E DETERIORATI UTILIZZATE AI FINI CONTABILI DESCRIZIONE DELLE METODOLOGIE ADOTTATE PER DETERMINARE LE RETTIFICHE DI VALORE INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 6. RISCHIO DI CREDITO: INFORMATIVA SUI PORTAFOGLIO ASSOGGETTATI AL METODO STANDARDIZZATO E ALLE ESPOSIZIONI CREDITIZIE SPECIALIZZATE E IN STRUMENTI DI CAPITALE NELL AMBITO DEI METODO IRB INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 7. RISCHIO DI CREDITO: INFORMATIVA SUI PORTAFOGLI CUI SI APPLICANO GLI APPROCCI IRB TAVOLA 8. TECNICHE DI ATTENUAZIONE DEL RISCHIO INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 9. RISCHIO DI CONTROPARTE INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 10. OPERAZIONI DI CARTOLARIZZAZIONE INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 11. RISCHI DI MERCATO: INFORMAZIONI PER LE BANCHE CHE UTILIZZANO IL METODO DEI MODELLI INTERNI PER IL RISCHIO DI POSIZIONE, PER IL RISCHIO DI CAMBIO E PER IL RISCHIO DI POSIZIONE IN MERCI (IMA) Informativa al pubblico al 31/12/2008 2

3 TAVOLA 12. RISCHIO OPERATIVO INFORMATIVA QUALITATIVA TAVOLA 13. ESPOSIZIONI IN STRUMENTI DI CAPITALE: INFORMAZIONI SULLE POSIZIONI INCLUSE NEL PORTAFOGLIO BANCARIO INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA TAVOLA 14. RISCHIO DI TASSO DI INTERESSE SULLE POSIZIONI INCLUSE NEL PORTAFOGLIO BANCARIO INFORMATIVA QUALITATIVA INFORMATIVA QUANTITATIVA Informativa al pubblico al 31/12/2008 3

4 Introduzione Al fine di rafforzare la disciplina di mercato, la Banca d Italia, con circolare 263 del 27 dicembre 2006 Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le Banche, che ha recepito gli ordinamenti di convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali (direttiva UE N. 2006/48 e 2006/49 CRD - Capital Requirements Directive e Nuovo Accordo di Basilea), ha introdotto obblighi di pubblicazione di informazioni riguardanti l adeguatezza patrimoniale, l esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei sistemi preposti all identificazione, alla misurazione e alla gestione di tali rischi (Titolo IV - Informativa al pubblico Terzo Pilastro di Basilea2). Detta informativa, integrando i requisiti patrimoniali minimi (primo pilastro) e il processo di controllo prudenziale (secondo pilastro), consente agli operatori di disporre di informazioni fondamentali sull adeguatezza patrimoniale degli intermediari. Le informazioni pubblicate nel presente documento, nel rispetto di tale disposto normativo, hanno carattere sia qualitativo che quantitativo e sono classificate in tavole così come previsto nell Allegato A del Titolo IV Capitolo 1 Sezione II della menzionata circolare n. 263 della Banca d Italia. Per completezza si specifica altresì che le informazioni relative al patrimonio di vigilanza ed agli assorbimenti patrimoniali sono pubblicate nella parte F della nota integrativa del bilancio consolidato. Inoltre, ulteriori informazioni relative ai vari tipi di rischi a cui il Gruppo è esposto sono riportate nella parte E della nota integrativa del bilancio consolidato. Tutti gli importi, se non diversamente indicato, sono espressi in migliaia di euro. Il Gruppo Banca delle Marche pubblica questa informativa al pubblico (Pillar 3), e i successivi aggiornamenti, sul proprio sito internet nella sezione dedicata al Bilancio e Informativa al Pubblico. Informativa al pubblico al 31/12/2008 4

5 Tavola 1. Requisito informativo generale La disciplina prudenziale, contenuta nella circolare Banca d Italia n. 263/2006, impone agli intermediari l adozione di nuove metodologie di gestione e controllo dei rischi, e li incentiva a dotarsi di una strategia e di un processo di controllo strutturato della propria adeguatezza patrimoniale. Agli investimenti in tecnologia e risorse per il miglioramento delle prassi gestionali fanno riscontro benefici connessi a tecniche più accurate di misurazione dei rischi e nella gestione attiva ed integrata dei medesimi. Tali aspetti si traducono in vantaggi potenziali, in termini di maggiore efficienza e di stimolo alla competitività, anche a favore degli altri soggetti esterni (clientela, investitori, risparmiatori ecc.). I rischi a cui il Gruppo Banca delle Marche è potenzialmente esposto hanno richiesto la predisposizione ed attivazione di metodologie e strumenti orientati a gestirli e necessari a misurare il capitale appropriato per fronteggiarli, avvalendosi di idonei strumenti e tecniche di mitigazione e traslazione. Viene, pertanto, attribuita forte enfasi alla gestione e al controllo dei rischi, presupposto indispensabile per garantire un adeguata creazione di valore, mantenendo la solidità finanziaria del Gruppo medesimo. In tal senso, assumono rilievo i presidi organizzativi e di controllo a fronte delle singole tipologie di rischio che, inserendosi nel sistema organizzativo e dei controlli interni, ne assicurano una gestione efficace, efficiente e corretta. Il complesso delle regole interne, procedure operative e strutture di controllo opera in maniera integrata a diversi livelli, allo scopo di assicurare l efficienza dei processi operativi, tutelare il patrimonio aziendale, minimizzare le perdite inattese, garantire l affidabilità del Gruppo e il corretto svolgimento dell attività, nel rispetto della normativa interna ed esterna. Struttura e organizzazione della funzione di gestione dei rischi La Capogruppo, nel gennaio 2008, ha istituito la Funzione di Gestione del Rischio, che esercita la funzione di controllo ai sensi del regolamento congiunto Banca d Italia / Consob in materia di organizzazione degli intermediari e delle disposizioni prudenziali di Vigilanza della Banca d Italia, assegnandone la responsabilità alla Direzione Pianificazione e Controllo Rischi per tutto il Gruppo Banca delle Marche. La Direzione applica e mantiene le politiche e le procedure del sistema di gestione dei rischi, presiedendo al funzionamento del sistema e verificandone il rispetto. Assicura la valutazione del capitale assorbito e della relativa adeguatezza e verifica l efficacia delle misure prese per rimediare alle carenze riscontrate, presentando agli Organi Aziendali relazioni sull attività svolta e fornendo loro consulenza in materia di gestione del rischio. Informativa al pubblico al 31/12/2008 5

6 Nell ambito della Direzione Pianificazione e Controllo Rischi, vengono attuati gli orientamenti strategici attraverso la formulazione del Piano strategico, dei Budget annuali, della Policy sul credito, realizzando l allocazione del capitale per Banca e Gruppo in maniera consona ai fabbisogni rivenienti dal Piano strategico medesimo. La definizione ed attuazione delle politiche di risk management rispondono al fine della gestione e contenimento del rischio assunto dal Gruppo, per il raggiungimento delle finalità strategiche. Nella Direzione Pianificazione e Controllo Rischi sono presenti funzioni di indirizzo e di misurazione della performance a diversi livelli (rete, cliente, prodotto, processi) che fanno capo all Area Pianificazione, e funzioni di presidio dei rischi con l obiettivo di contenimento e gestione dei rischi declinati, realizzati nell ambito dell Area Capital Management. Quest ultima è suddivisa in due servizi Alm e Risk Management, Politiche del Credito che sovrintendono, ciascuno per la propria competenza, ai sistemi di gestione del rischio. Le suddette attività di gestione dei rischi vengono riportate e discusse nella riunione mensile del Comitato Presidio Rischi, organo collegiale avente potere deliberativo, consultivo e informativo, costituito allo scopo di assicurare il presidio e la gestione integrata dei rischi e la salvaguardia del valore aziendale. Il Comitato Presidio Rischi ha la funzione di attuare le linee guida derivanti dalle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di gestione e controllo dei rischi, assicurando l indirizzo e il coordinamento delle principali azioni, nel rispetto delle indicazioni delle Autorità di Vigilanza. In tale ambito verifica la coerenza dei requisiti patrimoniali e dell impatto del rischio con le politiche di gestione del patrimonio, accertando che l esposizione complessiva ai rischi rientri nei limiti regolamentari e altresì che l evoluzione del profilo rischio/rendimento sia coerente con le linee strategiche definite dal Consiglio di Amministrazione. Inoltre esamina la valutazione sull adeguatezza attuale e prospettica del capitale economico e regolamentare del Gruppo (Internal Capital Adequacy Assessment Process, ICAAP). Il Comitato Presidio Rischi, per i rischi diversi dai rischi di mercato e di controparte, rischi di tasso di interesse su portafoglio bancario, rischi di liquidità e rischi derivanti da cartolarizzazione, le cui attività sono conferite al Comitato ALM, valuta e approva le metodologie, le procedure e il reporting verso l Alta Direzione; inoltre, valida le policy per l approvazione del Consiglio di Amministrazione. Il Gruppo, nella gestione dei rischi, utilizza modelli di funzionamento definiti in specifiche policy approvate dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e delle società controllate, articolati in strutture e processi operativi, sistemi gestionali, metodi di lavoro e flussi informativi, reportistica periodica volta a misurare i fattori di rischio secondo un processo continuativo. Informativa al pubblico al 31/12/2008 6

7 Tale approccio è conforme alla Circolare della Banca d Italia n. 263/2006, che ha imposto ad ogni intermediario di introdurre sistemi di gestione del rischio e di sviluppare il processo ICAAP. Tale sistema di analisi aziendale è volto a sistematizzare tutti gli elementi ed i fattori importanti per il buon governo dei rischi aziendali, ai fini della prudente e sana gestione, nel rispetto del principio di proporzionalità, legata alla dimensione e alla complessità delle banche. Le attività svolte nel continuo a presidio della gestione del rischio del Gruppo trovano la loro sintesi nel processo ICAAP di valutazione dell adeguatezza patrimoniale tra il patrimonio assorbito dai rischi (capitale interno) e i mezzi patrimoniali (capitale) individuati per la sua copertura. Attraverso l ICAAP il Gruppo compie l autonoma valutazione della propria adeguatezza patrimoniale, tenendo conto del livello dei rischi, della struttura di governo e di controllo, del sistema di gestione dei rischi, degli obiettivi strategici e delle variabili di contesto. In tale ambito la funzione di gestione dei rischi assicura lo sviluppo e l aggiornamento delle metodologie e degli strumenti connessi all identificazione, valutazione e controllo dei rischi aziendali e di Gruppo, promuovendo la cultura del rischio a livello aziendale e, in particolare, ha il compito di: garantire la formulazione della Policy dei singoli rischi; definire le metodologie e gli strumenti finalizzati all identificazione, misurazione, valutazione, controllo, gestione e attenuazione dei rischi rilevanti; assicurare la coerenza tra le strategie espresse dal Consiglio di Amministrazione e i limiti previsti dalla normativa aziendale per l assunzione dei singoli rischi; predisporre adeguata informativa per il Collegio Sindacale e per le altre funzioni di controllo; fornire assistenza e supporto alle Strutture coinvolte nel processo ICAAP, in particolare nella gestione delle azioni correttive; curare il processo di reporting per i Comitati di presidio dei rischi per le materie di loro specifica competenza; valutare la copertura di eventuali oscillazioni derivanti da rischi assunti, proponendo, nel caso, operazioni di capital management da sottoporre all approvazione del Consiglio di Amministrazione. Sistema dei controlli interni Il sistema dei controlli interni, costituito dalle regole, procedure e strutture organizzative, è finalizzato, tramite la misurazione, gestione e monitoraggio dei rischi, ad una conduzione dell impresa sana, corretta e coerente con gli obiettivi strategici prefissati. Informativa al pubblico al 31/12/2008 7

8 Il sistema dei controlli interni, tipicamente articolato su tre livelli, è la struttura su cui si basa l attività che un efficace sistema di governo societario attribuisce all organo di controllo. Controllo e governo societario concorrono al buon funzionamento dell impresa, nel rispetto degli obiettivi di sana e prudente gestione, onde perseguire una duratura creazione di valore, aumentare la fiducia degli investitori e assicurare la stabilità e la redditività di lungo periodo. Il governo societario di Banca Marche e delle società del Gruppo è fondato sul modello di amministrazione e controllo tradizionale, con la corretta individuazione e separazione delle funzioni di: supervisione strategica, che determina indirizzi e obiettivi aziendali strategici e verifica la loro attuazione; gestione dell operatività aziendale, volta a realizzare gli obiettivi strategici; controllo della regolarità dell attività di amministrazione e dell adeguatezza degli assetti organizzativi e contabili. In attuazione delle recenti disposizioni di Vigilanza in materia di governance, il Gruppo, entro giugno 2009, definirà le proprie scelte inerenti al modello di amministrazione e controllo all interno di un complessivo progetto di governo societario. Il sistema dei controlli coinvolge, con diversi ruoli, gli Organi societari e l organizzazione aziendale e di Gruppo. In tale ambito, la funzione di Audit del Gruppo assicura, in linea con gli indirizzi formulati dalla Capogruppo, il processo di revisione interna del sistema di gestione dei rischi, al fine di garantire che il Gruppo sia dotato, nel continuo, di una governance dei rischi adeguata e coerente con i propri obiettivi strategici e con le risk policy in vigore. Inoltre, effettua un attività di revisione sull adeguatezza e sulla rispondenza del processo di determinazione dell ICAAP rispetto ai requisiti stabiliti dalla normativa, individuando le aree di miglioramento e verificandone, nel tempo, l attivazione e l impatto degli interventi attuati. La funzione di Compliance, istituita in seno alla Capogruppo, ha il compito di verificare che la normativa e le procedure interne siano coerenti con l evoluzione delle norme esterne. Inoltre, ha la responsabilità di relazionare agli Organi Aziendali sui rischi di compliance in una visione sistemica e di individuare, ove opportuno, idonee soluzioni per l attenuazione/eliminazione di tale classe di rischi, condividendole con le altre funzioni facenti parte del sistema dei controlli, ciascuna per i propri ambiti di competenza. La funzione ha caratteristiche tipiche del risk management ed ha il compito di valutare i rischi legali e reputazionali legati alla non conformità della normativa interna (risk policy, stress testing, ecc.) ed esterna (ad es. Vigilanza). Informativa al pubblico al 31/12/2008 8

9 Obiettivi e politiche di gestione dei rischi RISCHIO DI CREDITO Il rischio di credito è il rischio che, nell'ambito di un'operazione creditizia, il debitore non assolva, anche solo in parte, agli obblighi di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi. L attività creditizia costituisce la principale attività esercitata dalla Capogruppo Banca Marche e dalle controllate Carilo e Medioleasing. Il Gruppo Banca Marche, nel corso dell esercizio 2008, ha consolidato il proprio ruolo di equilibrato sostegno finanziario per lo sviluppo dei territori d insediamento, pur proseguendo nella propria strategia di ampliamento delle quote di mercato in zone di espansione prevalentemente al di fuori della regione Marche, anche mediante l attività di sviluppo del prodotto di leasing svolta mediante l operatività della controllata Medioleasing. Tale sostegno si è reso concreto nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni privilegiate con la piccola e media impresa, confermando la rilevanza del canale dei confidi a supporto dell attività di finanziamento, con i professionisti e, in particolare, con il segmento delle famiglie, per le quali proseguono le attività di rilancio del credito al consumo e di offerta di mutui casa strutturati con modalità maggiormente flessibili rispetto al passato. L attività della controllata Medioleasing, considerata la natura del prodotto di leasing, è rivolta in misura preponderante verso le imprese e, in particolare, al settore dei servizi, a quello edile e quello delle macchine industriali. Con specifico riferimento al comparto mutui, in particolare quelli offerti alle famiglie, il Gruppo Bancario ha disciplinato l operatività coerentemente con l evoluzione del quadro normativo così da garantire la massima riduzione dei tempi, degli adempimenti e dei costi (c.d. legge Bersani ) nelle fasi di sostituzione e di estinzione anticipata dei rapporti; analogamente si sono disciplinate le attività di rinegoziazione previste dalle disposizioni a difesa del potere di acquisto delle famiglie (c.d. legge Tremonti ). Le strategie e le politiche creditizie del Gruppo Banca delle Marche sono finalizzate al raggiungimento di obiettivi di creazione valore, coerenti con i livelli di rischio prescelti. Le modalità che consentono di raggiungere tali finalità sono riconducibili ad una diversificazione del portafoglio a livello settoriale, geografico e alla fissazione di limiti massimi sulla singola esposizione. Profonda attenzione è riservata al merito creditizio e al livello di patrimonializzazione della clientela affidata mediante lo svolgimento di attività di monitoraggio andamentale sulle Informativa al pubblico al 31/12/2008 9

10 posizioni creditizie, che consentono, attraverso la valutazione degli indicatori di degrado delle esposizioni, di cogliere i segnali anticipatori del default. La funzione di gestione dei rischi di credito (Direzione Pianificazione e Controllo Rischi) produce informative periodiche sulle attività di gestione dei rischi, che sono riportate e discusse dal Comitato Presidio Rischi. Nell ambito della gestione del rischio di credito, e dei connessi rischi di concentrazione e residuo, tale Comitato: valuta le proposte di aggiornamento del sistema di gestione del rischio di credito, individua le linee direttrici di politica creditizia e di remunerazione del rischio; valida gli aggiornamenti al documento di Loan Policy; esamina: l esposizione complessiva del portafoglio e la relativa redditività; la composizione settoriale e geografica; la posizione rispetto ai grandi rischi ; la concentrazione del portafoglio; la correlazione settori / area geografica; l efficacia/efficienza del complessivo framework di CRM (Credit Risk Mitigation), nell ambito della gestione del rischio residuo; individua le linee direttrici di politica creditizia. La quantificazione del rischio, in termini di assorbimento patrimoniale, viene determinata in maniera articolata in base alla tipologia di esposizione creditizia. Il Gruppo Banca delle Marche utilizza valutazioni esterne del merito creditizio esclusivamente riferite al portafoglio Amministrazioni Centrali e Banche Centrali, che comporta una ponderazione agevolata per il portafoglio Intermediari Vigilati. Il Gruppo, inoltre, produce stime interne di PD (probabilità di default) e LGD (loss given default), utili alla valutazione del merito creditizio della propria clientela imprese, estese recentemente anche al segmento di clientela retail. Tali stime si propongono di ottenere misure più accurate dei rischi assunti e dei rendimenti associati. Il CdA della Capogruppo, con delibera del 5/12/2007, ha, infatti, introdotto il Sistema Interno di Rating in Banca Marche, disciplinando le disposizioni operative con l emanazione di un fascicolo normativo interno. Il sistema di rating, elaborato dalla Capogruppo Banca Marche ed esteso alla controllata CARILO, è la combinazione di tre sottomodelli (Centrale Rischi, Bilancio e Informativa al pubblico al 31/12/

11 Andamentale) costruiti in funzione delle specifiche componenti informative disponibili ed è differenziato in base al segmento di clientela trattato. L assegnazione definitiva del rating può tenere conto anche della valutazione discrezionale da parte di esperti, mediante un processo strutturato di override. Il processo di attribuzione definitiva del rating è strutturato su differenti livelli di valutazione e gestito mediante un apposito modulo applicativo, capace di trattare tutte le fasi di richiesta, valutazione e attribuzione della classe di rating (override). La formalizzazione del processo di override, inoltre, è sottoposta alla verifica del rispetto dei criteri di conformità previsti dalla normativa interna da parte delle funzioni di credit risk management e all approvazione da parte del Comitato Presidio Rischi. Il Gruppo Banca delle Marche ha avviato un ciclo regolare di validazione dei modelli, che comprende il monitoraggio delle performance e della stabilità temporale, la verifica delle correlazioni e il raffronto periodico delle risultanze con gli esiti effettivi. Inoltre, nell ambito dei processi operativi di controllo, la clientela viene classificata sulla base di livelli crescenti di rischio, sulla base anche del punteggio PUARC (indicatore sintetico del rischio di credito ottenuto dal modello di scoring interno del Gruppo), assegnato dalle procedure di monitoraggio. La procedura S.G.R. - Sistema gestione del rischio monitora le posizioni affidate mettendo a disposizione degli organi decisionali una scrivania elettronica, tramite la quale intervenire in tempi rapidi nei casi di insorgenza di anomalie. Si sostanzia, pertanto, nel costante monitoraggio del portafoglio crediti a qualsiasi livello gerarchico, con presidi di verifica e di controllo, sia periferici che centrali. Il modulo SGS Sistema gestione sofferenze, integrato con il precedente SGR, consente la gestione e la contabilizzazione dei rapporti trasferiti a sofferenza. La procedura, inoltre, contiene le informazioni necessarie alla stima della perdita in caso di insolvenza (LGD). Le attività di controllo andamentale delle posizioni affidate includono la rilevazione automatica delle posizioni che presentano pagamenti in ritardo o scaduti (past-due), iscrizioni pregiudizievoli (ipoteche giudiziali e legali), quella di protesti e fallimenti e dei flussi di ritorno ricevuti dalla Centrale dei Rischi, la rappresentazione della clientela interessata da sofferenza allargata. Le fasi di istruttoria e di concessione sono supportate dalla procedura PEF - pratica elettronica di fido, che consente la gestione di tutta la fase di istruttoria che incorpora la componente di valutazione qualitativa necessaria a completare il processo di attribuzione del rating di controparte. La PEF automatizza alcune fasi gestionali di fondamentale importanza nel processo di concessione del credito, quale la determinazione dello scoring di prima accettazione, razionalizzando ed omogeneizzando quello già in uso da tempo per il segmento Retail (privati/famiglie). Informativa al pubblico al 31/12/

12 L adozione delle procedure Anagrafe di Gruppo e Mappa dei gruppi economici e finanziari di Gruppo permettono la gestione aggregata a livello di Gruppo Bancario della composizione ed esposizione delle controparti e dei gruppi economici dei clienti comuni, supportando e ottimizzando le fasi di attività di gestione del rischio. Le tecniche di mitigazione del rischio di credito (CRM), adottate dal Gruppo Banca delle Marche, consentono di ridurre l assorbimento patrimoniale connesso alle forme tecniche di finanziamento con minore garanzia, alle quali si associa un più elevato livello di perdita in caso di insolvenza del debitore. Il Gruppo utilizza gli strumenti di CRM ammessi dalla normativa di Vigilanza, misurati al momento mediante il metodo semplificato, nel quale la garanzia agisce sostituendo la propria ponderazione a quella della controparte. I fattori di mitigazione del rischio più rilevanti sono le ipoteche su immobili residenziali e non residenziali e le garanzie personali rilasciate da banche e Confidi che rientrano fra gli intermediari vigilati. La durata delle operazioni ipotecarie a medio termine tende a essere contenuta entro 10 anni, specificamente quelle aventi ad oggetto immobili di tipo strumentale, eventualmente indirizzando la clientela a finanziamenti in leasing con la controllata Medioleasing. Per quanto riguarda le garanzie personali, sono importanti le operazioni assistite da garanzie personali dell imprenditore e, per le piccole e medie imprese, anche quelle rilasciate dai consorzi di garanzia (Confidi) a favore dei propri associati. Le garanzie, per essere riconosciute nell ambito del perimetro indicato dalla normativa, devono rispondere ai requisiti di conformità imposti dalla Normativa Banca d Italia, che sono di carattere legale, organizzativi ed economici, legati alla singola garanzia. Allo scopo, la Capogruppo Banca Marche ha adottato un apposito applicativo di Gestione Amministrativa delle Garanzie (GAG) per assicurare la conformità della garanzia alle indicazioni normative (verifica della certezza giuridica, della validità, efficacia e opponibilità ai terzi). Tale procedura gestisce le caratteristiche peculiari di ogni tipo di garanzia, in particolare raccoglie, in forma strutturata, le informazioni, con riguardo agli immobili in garanzia, utilizzate ai fini della rivalutazione periodica prevista dalla normativa. Evidenzia, inoltre, il valore di mercato dei pegni su titoli. La diversificazione del rischio viene gestita intervenendo sul livello massimo del credito concedibile a singoli clienti o gruppo di controparti connesse, allo scopo di limitare la concentrazione delle esposizioni su un limitato numero di entità. Allo stesso tempo viene monitorato il rischio di concentrazione del portafoglio complessivo su aggregati geografici significativi. A livello di strategie operative, per le controparti del segmento delle imprese, e al fine di frazionare il rischio settore/cliente, la Capogruppo ha fornito alla Informativa al pubblico al 31/12/

13 rete commerciale del Gruppo precisi indirizzi di sostegno finanziario su iniziative specifiche di importo non rilevante, supportate da garanzie su unità immobiliari commercialmente appetibili. La mitigazione del rischio viene, inoltre, svolta mediante l accrescimento delle professionalità impiegate nel processo di concessione ed erogazione del credito con investimenti effettuati e programmati in formazione. RISCHIO DI MERCATO Il rischio di mercato è il rischio generato dall operatività sui mercati riguardanti gli strumenti finanziari, le valute e le merci ed agisce soprattutto sul portafoglio di negoziazione. Il processo di gestione dei rischi di mercato nel Gruppo Banca delle Marche è volto a valutare e gestire tutte le posizioni esposte ai fattori di rischio determinanti per gli investimenti finanziari: rischio di posizione sul portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza, che si compone di: a. rischio generico su titoli di debito, di capitale e relativi derivati, legato alla volatilità dei fattori di rischio tipici dei mercati in cui ogni portafoglio opera ed alla sensitivity degli strumenti in portafoglio rispetto ai fattori stessi; b. rischio specifico su titoli di debito e di capitale e relativi derivati, legato alla natura dell emittente dei titoli di debito e di capitale che compongono i portafogli: per le obbligazioni è legato al rischio di default dell emittente, per le azioni è il rischio non diversificabile; c. rischio di posizione su quote di O.I.C.R.; rischio di regolamento: il rischio connesso con la mancata consegna alla scadenza del contratto dei titoli o degli importi di denaro dovuti, da parte della controparte, per operazioni relative al portafoglio di negoziazione di vigilanza; rischio di cambio, riferito all intero bilancio, rappresentativo del rischio di subire perdite per effetto di avverse variazioni dei corsi delle divise estere. I rischi di mercato comprendono, infatti, il rischio di posizione (distinti tra rischi sulla posizione in titoli di debito, rischi sulla posizione in titoli di capitale, rischi sulla posizione in valuta), oltre al rischio di regolamento e concentrazione riguardanti il Trading Book e al rischio di cambio e su merci afferenti l intero bilancio. Le società del Gruppo che effettuano operazioni rientranti nell ambito del portafoglio di negoziazione sono Banca Marche e Carilo. Di conseguenza, il rischio di mercato è in capo a tali società del Gruppo. Informativa al pubblico al 31/12/

14 Al fine di ottenere una maggiore completezza conoscitiva dei rischi di mercato di tutto il portafoglio finanziario, la Banca ha deciso di estendere il controllo gestionale dei rischi anche al portafoglio bancario delle Banche del Gruppo (Banking Book). Il portafoglio finanziario è stato articolato in una struttura ad albero, costituita da Portafogli Elementari e Portafogli Aggregati. La finalità di tale articolazione è quella di delineare centri di profitto specifici, atti a trattare classi di strumenti finanziari omogenei per tipologia di rischi da essi rivenienti, per mercati di riferimento o per finalità operativa. La definizione dell operatività caratteristica di ogni portafoglio, corrispondente all individuazione dello specifico ruolo strategico assegnato ad ognuno di essi, consente, inoltre, di riferire agli stessi la misurazione e la valutazione del profilo di rischio-rendimento nell ambito della policy definita. Il modello di governance definito a presidio del processo di controllo del rischio di mercato del Gruppo si fonda sui seguenti principi: separazione tra i processi di assunzione ed i processi di controllo del rischio di mercato; sviluppo dei processi di controllo e gestione del rischio di mercato, coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un processo di deleghe; chiarezza delle responsabilità degli organi e delle funzioni aziendali e adeguatezza dei flussi informativi; conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio con le indicazioni della vigilanza prudenziale. Il processo di gestione del rischio si articola in quattro sotto-processi: a) Definizione / revisione modello. La metodologia relativa al rischio di mercato, sia in fase di prima applicazione sia in fase di eventuali aggiornamenti, viene validata dal Comitato ALM ed approvata dal Consiglio di Amministrazione. Il modello definito ed approvato è comunicato alle funzioni competenti responsabili della relativa implementazione. b) Limiti e soglie di sorveglianza. Il sistema dei controlli interni prevede che per ogni tipologia di portafoglio siano fissati limiti e soglie di sorveglianza in termini di: posizione nominale; rischio; loss warning level. Informativa al pubblico al 31/12/

15 Il livello di capitale assorbito assegnato dal Consiglio di Amministrazione (limite di rischio) indica quanta parte del patrimonio viene allocata al portafoglio complessivo per lo svolgimento dell operatività sui mercati finanziari e costituisce un indicatore della massima perdita potenziale del valore del portafoglio, entro un certo intervallo di confidenza e in un determinato orizzonte temporale, a fronte di variazioni avverse di una serie di fattori di mercato (tassi di interesse, tassi di cambio, corsi dei titoli azionari, volatilità,...) c) Monitoraggio rischi e reporting. Lungo tutta la catena dei poteri delegati o sub-delegati, nel caso in cui risulti dalle posizioni rilevate giornalmente il superamento dei limiti operativi prefissati, la posizione deve essere sottoposta alla valutazione del soggetto gerarchicamente superiore, il quale lo approva per iscritto, tenuto conto della stabilità degli obiettivi aziendali. Sia in caso di approvazione sia in caso contrario, lo stesso darà indicazioni per la gestione dello sconfinamento e le eventuali azioni correttive. Il processo è curato dal Servizio ALM e Risk Management, che è responsabile del reporting giornaliero e della conservazione di tutta la documentazione. Inoltre, mensilmente il Servizio ALM e Risk Management predispone la reportistica periodica da indirizzare al Comitato ALM, contenente l andamento dei rischi e della correlata performance. d) Analisi impatti nuove tipologie di strumenti finanziari. Tale sottoprocesso è attivato in caso di acquisizione di nuove tipologie di strumenti finanziari, per le quali è previsto che il Servizio ALM e Risk Management effettui una valutazione di impatto sul profilo di rischio di mercato ed un analisi sull eventuale necessità di implementazione di modellistica aggiuntiva. I risultati di tale analisi sono riferiti al Comitato ALM per l approvazione dell operazione. Per il controllo dei limiti sui rischi di mercato è utilizzato il modello standard previsto dal Comitato di Basilea e dalla Vigilanza, i cui algoritmi sono stati riprodotti con strumenti informatici e utilizzati per le elaborazioni giornaliere gestionali. I rischi monitorati sono quelli di posizione (generico/specifico), di regolamento, di controparte e di concentrazione sul portafoglio di negoziazione, con estensione, in termini gestionali, ai titoli del banking book, nonché il rischio di cambio sull intero bilancio. Alla fine del 2008 la Capogruppo ha completato l implementazione del calcolo dei rischi di mercato con un modello di Value at Risk di tipo parametrico, con approccio delta-normal. Nel mese di ottobre 2008 è stata emanata la Market Risk Policy che rafforza il presidio in termini di valutazione e di elaborazione dei rischi dei nuovi Informativa al pubblico al 31/12/

16 strumenti finanziari, mediante una stringente definizione del processo di operatività in nuove tipologie di strumenti finanziari e con la progressiva evoluzione dei modelli di calcolo dei rischi di mercato, con approcci sempre più sofisticati. Infatti, dopo un primo periodo di applicazione del VaR parametrico rilasciato a fine 2008, la progettualità aziendale prevede l implementazione di un modello VaR di simulazione storica full-evaluation, entro la fine del La nuova policy è stata applicata nell ambito della struttura organizzativa esistente, senza apportare, quindi, modifiche nell assetto del governo dei rischi. Inoltre, la Capogruppo ha adottato un approccio di rischio incrementale per effettuare prove di stress, basandosi sull ipotesi di effetti distorsivi, causati da possibili crisi nei mercati finanziari. In particolare, si è ipotizzato che, in fase di turbolenze di mercato, vengano meno i legami di correlazione tra le diverse grandezze finanziarie, e che, quindi, il portafoglio non possa beneficiare degli effetti di mitigazione del rischio derivanti, in situazione di normalità, dalla diversificazione delle attività. L insieme del set informativo fornito al Comitato Alm permette di individuare eventuali azioni di mitigazione dei rischi attraverso la ridefinizione degli indirizzi o di appropriate politiche di copertura. RISCHIO OPERATIVO Il rischio operativo è il rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Tale rischio va riferito all intera attività bancaria e finanziaria delle società del Gruppo. Il Gruppo Banca delle Marche ha definito il quadro complessivo per la gestione dei rischi operativi assegnando specifici ruoli e responsabilità, emanando apposita normativa interna e definendo processi organizzativi per la valutazione e misurazione, gestione, controllo e mitigazione. Al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo sono attribuite funzioni relative alle scelte strategiche e di indirizzo sul governo dei rischi operativi, mentre al Collegio Sindacale è assegnato il compito di vigilare sull adeguatezza e sulla rispondenza del sistema di gestione e controllo. Il Comitato Presidio Rischi è il principale referente per le attività di analisi, misurazione, monitoraggio e mitigazione dei rischi operativi. Tale organo ha il compito di attuare le linee guida derivanti dalle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di gestione e controllo di tali rischi, assicurando il coordinamento e l indirizzo delle principali azioni. Informativa al pubblico al 31/12/

17 La responsabilità delle attività relative al sistema di gestione dei rischi operativi è assegnata alla funzione responsabile della gestione dei Rischi, a livello accentrato per tutte le società del Gruppo. La funzione di ORM (Operational Risk Management nucleo specialistico della funzione di gestione dei rischi) è responsabile della definizione, implementazione e manutenzione del modello di misurazione e controllo nonché dell attuazione del framework metodologico ed organizzativo complessivo; inoltre è responsabile della misurazione del profilo di rischio, del reporting verso gli organi di vertice e della verifica dell efficacia degli interventi di mitigazione. Il modello adottato prevede responsabilità decentrate presso tutte le strutture delle società del Gruppo al fine della raccolta e censimento degli eventi di perdita operativa e della valutazione prospettica dell analisi di scenario. La responsabilità del riscontro, nella contabilità aziendale, dei dati di perdita raccolti, è assegnata alle funzioni di Contabilità Generale delle singole società del Gruppo; i presidi ed i controlli di secondo livello, anche ai fini della validazione dei dati raccolti, vengono effettuati dall unità accentrata di ORM presso la funzione di Risk Management. La Capogruppo e le società del Gruppo si sono dotate, anche ai fini del metodo adottato per il calcolo dei requisiti patrimoniali (TSA), di adeguati controlli interni e di un efficace sistema di gestione dei rischi operativi, oltre ai meccanismi di governo societario previsti dalle Disposizioni di Vigilanza. In conformità alle prescrizioni regolamentari, il sistema di gestione prevede responsabilità chiaramente assegnate e contempla gli elementi caratterizzanti previsti dalla Vigilanza: la classificazione delle attività per linee di business; il sistema di raccolta e conservazione dei dati di perdita (LDC); la valutazione dell esposizione ai rischi operativi (RSA); il sistema di reporting. Il sistema di gestione, i cui requisiti di idoneità sono attestati dagli organi societari, viene certificato dal processo di autovalutazione annuale, eseguito da tutte le società del Gruppo che rientrano nel perimetro TSA, e sottoposto alle attività di verifica periodica da parte della funzione di revisione interna. Il monitoraggio dei rischi operativi è realizzato mediante specifici reporting periodici riguardanti dati interni di perdita, confronto con i dati esterni consortili (ABI-DIPO Database delle Perdite Operative) e posizionamento a livello di sistema, valutazione prospettica dell analisi di scenario per i principali ambiti mappati. Sulla base delle informazioni fornite vengono attivati gli eventuali interventi ai fini della mitigazione. Il sistema di gestione dei rischi operativi è stato implementato, in termini di modello organizzativo, metodologie adottate e processi definiti, al fine di abilitare la Banca ed il Gruppo alla futura adozione dei Metodi Avanzati (AMA) in ottica regolamentare. Informativa al pubblico al 31/12/

18 Il Gruppo Banca delle Marche attua una politica tradizionale di trasferimento del rischio operativo mediante opportune coperture assicurative volte alla mitigazione degli impatti derivanti da eventuali perdite inattese. Inoltre, il Gruppo si è dotato di un piano di continuità operativa che definisce e norma processi, responsabilità e presidi per la gestione di tutte le iniziative finalizzate al contenimento, entro livelli accettabili, dei danni conseguenti ad eventi estremi quali incidenti o catastrofi. RISCHIO TASSO D INTERESSE SUL BANKING BOOK Il Gruppo Banca Marche, allo scopo di misurare e monitorare il rischio di tasso di interesse, si è dotato di un sistema di Asset & Liability Management (ALM), con il principale obiettivo di favorire una macrogestione integrata e strategica delle poste di bilancio attive e passive e degli strumenti fuori bilancio. Tale gestione è finalizzata, nel breve periodo, al controllo e all ottimizzazione del risultato economico dell esercizio e, nel lungo periodo, alla massimizzazione del valore patrimoniale del Gruppo. Il Gruppo si avvale di una politica di gestione del rischio tasso (Interest Rate Risk Policy), comprendente un sistema di limiti/soglie di sorveglianza coerente con la natura e la complessità dell attività svolta, anche in relazione al rischio insito nei nuovi prodotti e tipi di attività. La gestione del rischio di tasso è accentrata presso la Capogruppo, che definisce le linee guida per la gestione integrata dei rischi a livello di Gruppo ed è responsabile della redazione della relativa Policy. I soggetti principalmente coinvolti nel modello di gestione del rischio tasso di interesse sono i seguenti: la funzione di Risk Management, che assicura il controllo del rischio tasso, definendo il modello di gestione del rischio, sottoponendolo a prove di stress e monitorando il rispetto dei limiti/soglie di sorveglianza; il Comitato ALM, con ruolo di definizione delle politiche di gestione e di controllo del rischio tasso, in coerenza con gli obiettivi di rischiorendimento definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; l Area Finanza della Capogruppo e le funzioni di concessione del credito, che operano sugli strumenti finanziari e sui prodotti del banking book, ciascuna per le proprie competenze, in coerenza con le linee guida definite nella Policy per la gestione del rischio di tasso e nel rispetto dei limiti/soglie di sorveglianza definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo. Informativa al pubblico al 31/12/

19 Le fonti di generazione del rischio di tasso per la Banca sono state individuate nei processi del credito, della raccolta e della finanza per finalità diverse da quelle di negoziazione. L indicatore di riferimento per il calcolo dell indicatore di rischio, del livello dei limiti e delle soglie di sorveglianza è misurato in termini di sensitivity di valore economico rispetto a uno shift parallelo della curva dei tassi di ±200 bps, in rapporto al patrimonio di vigilanza. In particolare, è considerata la variazione di valore economico generata dal solo scenario avverso: quindi si utilizza lo scenario di shift verso l alto oppure quello verso il basso, scegliendo quello che dei due genera una riduzione di valore. Viene inoltre determinato, tramite il modello di reddito, l impatto sul margine di interesse a seguito di shift verso l alto e verso il basso della curva dei tassi, in questo caso ±100 bps. La reportistica relativa alla misurazione del rischio di tasso di interesse viene sottoposta con frequenza mensile al Comitato ALM. Sia per la Capogruppo che per le singole Legal Entities (Carilo e Medioleasing) vengono prodotti degli indicatori di variazione del margine di interesse sul margine complessivo e di variazione del valore economico sul patrimonio di vigilanza in caso di shock paralleli della curva. La reportistica prodotta è corredata da opportuni approfondimenti relativi alle principali poste di bilancio (mutui, prestiti obbligazionari e operazioni fuori bilancio). Il Comitato ALM, nel valutare i risultati delle analisi sul rischio tasso di interesse, approva eventuali azioni correttive mirate all attenuazione del rischio in oggetto individuando le politiche di copertura ritenute più idonee; ciò in ottica di addivenire ad un immunizzazione del portafoglio bancario dalle variazioni di fair value della raccolta e degli impieghi causate dai movimenti della curva dei tassi di interesse. In particolare per le coperture di fair value, le operazioni in essere sono coperture specifiche con cui le Banche del Gruppo riducono il rischio tasso di interesse su strumenti finanziari del passivo (prestiti obbligazionari emessi), negoziando contratti di Interest Rate Swap (IRS) con controparti istituzionali. Per la Controllata Carilo le coperture sono stipulate con la Capogruppo, che provvede a replicare specularmente tali coperture sul mercato. Si elencano di seguito le diverse tipologie di copertura in essere, descrivendo gli strumenti finanziari oggetto delle stesse e la natura dei rischi coperti: copertura di prestiti obbligazionari a tasso fisso, con l obiettivo di immunizzare le variazioni di fair value della raccolta obbligazionaria a tasso fisso delle Banche del Gruppo, causate dai movimenti della curva dei tassi di interesse. Tali tipologie di copertura riguardano tassi fissi plain vanilla, zero coupon o step up callable; copertura di prestiti obbligazionari a tasso variabile con opzione da non scorporare, con l'obiettivo di immunizzare le variazioni di fair value della Informativa al pubblico al 31/12/

20 raccolta obbligazionaria a tasso variabile, causate dall'effetto dei movimenti della curva dei tassi di interesse sulla componente di derivati strettamente connessi agli strumenti ospite. Si tratta di prestiti a tasso variabile con opzione implicita strettamente correlata allo strumento ospite (prevalentemente della tipologia Cap), che pertanto non deve essere scorporata per la contabilizzazione al fair value. Gli strumenti di copertura sono basis swap con opzioni su tassi (Cap); copertura di prestiti obbligazionari strutturati, con l'obiettivo di immunizzare dai movimenti della curva dei tassi di interesse le variazioni di fair value di quelle obbligazioni strutturate che devono essere separate dai derivati incorporati, per la contabilizzazione di questi ultimi al fair value con variazioni al conto economico. Gli strumenti coperti sono rappresentati dai prestiti obbligazionari strutturati emessi dalle Banche del Gruppo, privati dei derivati che devono essere scorporati, mentre sono designati quali strumenti di copertura le componenti IRS di equity swap (escludendo la parte equity linked). Inoltre, la Capogruppo ha effettuato coperture di cash flow al fine di immunizzare le variazioni dei flussi finanziari futuri dei mutui indicizzati a parametri di mercato, attribuibili a riduzioni dei tassi, in ottica di stabilizzazione del margine di interesse (ottica ALM). L oggetto coperto è rappresentato dalla componente dei flussi di interesse dei mutui determinata applicando il parametro di indicizzazione al debito residuo di ogni bucket temporale (o, nel caso di copertura con IRS bullet, all ammontare di debito che residua alla data di termine della copertura), per i bucket temporali relativi ai periodi su cui la copertura è definita. RISCHIO LIQUIDITA Il rischio di liquidità si manifesta tipicamente come difficoltà (o impossibilità) a reperire i fondi per far fronte ai propri impegni di pagamento. In questo contesto si distingue tra: mismatch liquidity risk, ovvero il rischio di liquidità implicito nella struttura stessa delle attività e passività del Gruppo per via della trasformazione delle scadenze operata dagli intermediari finanziari, tale per cui il profilo dei flussi di cassa in uscita non risulta perfettamente compensato dal profilo dei flussi di cassa in entrata (con riferimento sia alle scadenze contrattuali che comportamentali); contingency liquidity risk, ovvero il rischio che eventi futuri possano richiedere un ammontare di liquidità significativamente superiore a quanto precedentemente pianificato dal Gruppo; in altri termini, è il rischio di non riuscire a far fronte ad impegni di pagamento improvvisi ed inattesi a breve e brevissimo termine. Informativa al pubblico al 31/12/

21 Il rischio di liquidità può essere generato da fattori diversi, sia interni, sia esterni al Gruppo. Per quanto le fonti del rischio possano essere concomitanti e fra loro correlate, per finalità espositive possono essere suddivise come segue, a seconda che l origine del rischio sia riconducibile a: 1. eventi negativi specifici al Gruppo; 2. eventi negativi di sistema; 3. operazioni e prodotti; 4. trend di mercato. Le linee guida di governo del rischio liquidità, di cui il Gruppo Banca delle Marche si è dotato si basano sui seguenti principi: separazione tra i processi di gestione della liquidità (Liquidity Management) ed i processi di controllo del rischio di liquidità (Liquidity Risk Controlling); condivisione delle decisioni e chiarezza delle responsabilità tra organi direttivi, di controllo ed operativi; conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio di liquidità con le indicazioni della vigilanza prudenziale; sviluppo dei processi di gestione e di controllo del rischio di liquidità coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un processo di deleghe. Il modello complessivo per la gestione ed il monitoraggio del rischio di liquidità si articola su due ambiti: 1. la gestione della liquidità di breve termine (o liquidità operativa), ovvero la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità del Gruppo nell orizzonte temporale da 1 giorno fino a 6 mesi, con l obiettivo primario del mantenimento della capacità del Gruppo di far fronte agli impegni di pagamento ordinari e straordinari, minimizzandone i costi; in tale ambito vengono monitorati gli sbilanci tra fonti in entrata e in uscita, nonché i limiti ed i livelli di sorveglianza; 2. la gestione della liquidità di medio/lungo termine (liquidità strutturale), ovvero la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità del Gruppo nell orizzonte temporale oltre i 6 mesi, con l obiettivo primario del mantenimento di un adeguato rapporto dinamico tra passività ed attività a medio/lungo termine. La Funzione di Risk Management ha la responsabilità del monitoraggio della liquidità nel suo complesso, con riferimento sia alla liquidità di breve termine che strutturale. A tal fine svolge le seguenti attività: definisce i criteri di rappresentazione dei singoli report; Informativa al pubblico al 31/12/

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