Il dipartimento materno - infantile

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1 Il dipartimento materno - infantile

2 Origini del dipartimento: Il dipartimento è un assetto organizzativo ativo progettato in risposta all inadeguatezza dell organizzazione ospedaliera basata sulla proliferazione di UO Concetti fondanti: 1. Multidisciplinarietà 2. Integrazione 3. Riduzione costi in termini di risorse umane ed economiche

3 Iter legislativo: D.P.R. 128/69 (art.10: ordinamento interno dei Servizi Ospedalieri ), di fronte alla staticità delle strutture sanitarie emerge l esigenza di: integrazione dei compiti Flessibilità e dinamicità dell organizzazione Integrazione di competenze tra professionisti Reciproca collaborazione Possibilità, quindi, da parte del Consiglio di amministrazione dell ente di organizzare strutture di tipo dipartimentale. Negli aa. 70 il dipartimento viene definito come: èquipe polispecialistica e polidisciplinare Nel 1974 si definiscono tre tipologie di dipartimento ( 1 dip. che accorpano attività affini o complementari 2 dip. che accorpano attività polispecialistiche 3 dip. che accorpano att. pol. senza esigenza di specifici servizi)

4 Iter legislativo: L. 148/75 conferma il D.P.R. 128/69 l istituzione dei dip. è di competenza della Regione Il DM 8/9/76 definisce orientamenti e criteri generali di riferimento per l attuazione di q.ste strutture L.833/78 istituzione del SSN: alla legislazione regionale viene affidata l articolazione l i interna di dei dip. ( fine: integrare tra loro le divisioni, le sezioni, i servizi affini e complementari, coordinamento e collegamento tra servizi intra ed extra ospedalieri).

5 Iter legislativo: L 595/85 (programmazione sanitaria) e L 412/92 (legge finanziaria): i i si organizzano le UO per aree funzionali omogenee) Il termine funzionale vuole indicare l aggregazionedi strutture complesseper per raggiungere un comune obiettivo Il termine strutturale, invece, vuole indicare un accostamento fisico delle componenti dipartimentali (obiettivo: mediazione tra il vecchio modello organizzativo di tipo gerarchico e verticistico e l assetto dipartimentale connotato dalla trasversalità e dall integrazione disciplinare e professionale)

6 Iter legislativo: D.L. 502/92 Riordino della disciplina in materia sanitaria i Dipartimenti diventano obbligatori ( cultura della partecipazione!! ) e nel 1996 si propongono le linee guida per l applicazione del modello dipartimentale nelle strutture ospedaliere. (ASSR: Agenzia per i servizi Sanitari Regionali). Il Dipartimento viene definito come: costituito da UO omogenee, affini e complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo la propria autonomia e responsabilità professionale. Le UO costituenti il dipartimento sono aggregate in una specifica tipologia organizzativa e gestionale, volta a dare risposte unitarie, tempestive, razionali e complete rispetto ai compiti assegnati e a tal fine adottano regole condivise di comportamento assistenziale, didattico, di ricerca, etico, medico legale ed economico

7 Iter legislativo: FINALITA DEL DIPARTIMENTO: Gestione in comune dl del personale non medico Utilizzo in comune di spazi, attrezzature, tecnologia Miglioramento dell efficienza efficienza ed integrazione attività per miglior servizio a minor costo Coordinamento e sviluppo delle attività cliniche, di ricerca, e di studio delle strutture del Dip. Miglioramento del livello di umanizzazione dell assistenza erogata all internodelle strutture del Dip. Sperimentazione e adozione di modalità organizzative che, a parità di risultati sulla salute dell utente, permettano un soggiorno più breve dell utente t in ospedale dl Il miglioramento della qualità dell assistenza erogata

8 Iter legislativo: DL 229/99: alle Regioni e alle aziende spetta l applicazione della normativa inerente la realizzazione i del dldipartimento i che il legislatore riconosce a pieno titolo come struttura organizzativa del settore sanitario.

9 Il Dipartimento è: un aggregazione di strutture tt complesse e semplici i ( modello ordinario di gestione di tutte le attività delle aziende sanitarie) Il direttore generale nomina.. Il direttore di dipartimento (tra i dirigenti di struttura complessa del dipartimento) Tutti i dirigenti, pur operando in autonomia tecnicoprofessionale, in un ottica di collaborazione, rispettano i programmi definiti dal dipartimento di appartenenza L obiettivo del Dipartimento è l efficienza e l efficacia (il Direttore ha la responsabilità professionale e gestionale della realizzazionedegli obiettivi) Le risorse assegnate al Dip. Sono negoziate con la DG

10 Modelli di Dipartimento : Modello aziendale Modello partecipativo Modello collaborativo Risorse comuni gestite dal dip Spt dal direttore di dip Risorse comuni gestite dal comitato di dip IlDirettoredi dip. coordina le attività delle singole UO per il raggiugimento degli obiettivi

11 il DMI Il DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE : Apposito organismo per l integrazione degli aspetti sanitari e sociali ed il coordinamento delle attività ità nell area per l assistenza pediatrica. i Così come definito nel P.S.N , par. 5:A La tutela materno infantile. Il Dipartimento Materno Infantile, è un dipartimento di tipo strutturale con funzioni di produzione di servizi sanitari. Al Dipartimento t Mt Materno Infantile è preposto un Direttore nominato dl dal Direttore Generale fra i responsabili delle strutture complesse costituenti il dipartimento, direttore che è coadiuvato nella gestione della macro struttura da uncomitatodi dipartimento cheopera in aderenza a quanto stabilito nel Regolamento del Dipartimento Materno Infantile. Il Direttore del Dipartimento individua altresì, all'inizio di ogni anno e tra i Direttori di struttura complessa del Dipartimento Materno Infantile, un altro Dirigente che dovrà assicurare la continuità della direzione del Dipartimento durante le sue assenze.

12 il DMI Tra le competenze più significative ifi dldi del Direttore dl del Dipartimento vanno citate: la verifica del raggiungimento g degli obiettivi perseguiti con l'organizzazione dipartimentale ed in particolare il razionale utilizzo delle risorse umane, tecnologiche e dei materiali di consumo, per i quali prevede appositicriteri; la predisposizione della proposta di piano di attività annuale del Dipartimento, corredandolo all'utilizzo delle risorse disponibili; ibili la gestione operativa del budget assegnato al Dipartimento, secondo le indicazioni fornite dal Comitato di Dipartimento.

13 il DMI p.s. pediatrico Osservazione breve pediatrica Direttore generale s.c. Area neonatale/pediatrica Reparto di pediatria Ambulatori pediatrici neonatologia nido Direttore del dipartimento Terapia intensiva neonatale Reparto sub intensivo s.c. Ostetricia e ginecologia ambulatori Il tutto collegato col territorio!

14 Le TRE fasi del cambiamento Integrazione istituzionale Autonomia e specializ- zazione Riconnessione e messa in rete di risorse H/T DMI

15 il DMI La qualità della risposta assistenziale risulta in stretta correlazione con l integrazione delle UU.OO., in ottica dipartimentale di interazione delle singole specialità ai diversi livelli della rete ospedaliera e di integrazione con le strutture territoriali. Risulta correlata con la definizione di strategie trasversali tra le UU.OO. dll della stessa specialità, ilià di percorsi di coordinamento clinici i i e organizzativi.

16 il DMI Il dipartimento materno infantile DEVE garantire unitarietà, efficienza e coerenza negli interventi, vista l afferenza nell area materno infantile di molteplici discipline tra loro omogenee, affini e complementari Dipartimento materno infantile è transmurale, cioè con attinenza mista: territorio/ospedale (tecnico funzionale) la cui finalità è quella di realizzare il coordinamento e l integrazione fra le molteplici attività ospedaliere e quelle distrettuali. dstettua

17 I soggetti: chi? o Chi analizza i bisogni assistenziali o Chi pianifica o Chi partecipa al percorso o Chi utilizza il prodotto assistenziale o Chi valuta o Chi verifica

18 I soggetti: chi? Tutti coloro che hanno responsabilità sul processo organizzativo Tutti gli attori del processo gestionale clinicoassistenziale

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20 PSN 2003/ I 10 progetti per la strategia del cambiamento (4. Potenziare i fattori di sviluppo, o capitali, della sanità investire sulle persone,. valorizzare le professionalità ) altrettanto necessaria appare la valorizzazione della professione infermieristica e delle altre professioni sanitarie, per le quali si impone la nascita di un nuova cultura della professione, così che il ruolo dell infermiere sia ricondotto, nella percezione sia della classe medica, sia dell utenza, all autentico fondamento epistemologico del nursing.

21 Legge 10 agosto 2000 n. 251 Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica 1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell'area delle scienze infermieristiche e della professione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell'assistenza assistenza.

22 2. Lo Statot e le Regioni i promuovono, nell'esercizio i dll delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di programmazione ed amministrative, la valorizzazione e responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo delle professioni infermieristico ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto alla salute, al processo di aziendalizzazione nel S.S.N., all'integrazione dell'organizzazione del lavoro della sanità in Italia con quelle degli altri Statiti dell'unione Europea. Legge 10 agosto 2000 n. 251

23 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Il Modello organizzativo proposto

24 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE I soggetti Gli strumenti della programmazione I compiti La struttura tt Il livello decisionale Il comitato di dipartimento La rete della pediatria territoriale

25 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Modello organizzativo proposto Soggetti Ambito territoriale Coordinatore di ambito Distretto Sanitario Direttore di Distretto Dipartimento Materno Infantile Direttore del DMI

26 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Strumenti della programmazione Piano sociale di Programma Obiettivi Zona PDZ delle attività distrettuali PAD specifici nel Piano di Zona Funzioni Funzioni Funzioni specifiche: definire le strategie di risposta ai bisogni specifiche: fare scelte di salute definendo i bisogni specifiche: sviluppare le attività cliniche, la sociali e sociosanitari prioritari e gli interventi di natura sanitaria e socio- ricerca, lo studio e la verifica della qualità delle proprie p sanitaria raccordare DMI e Ambito territoriale. prestazioni

27 Iter legislativo: FINALITA DEL DIPARTIMENTO: Gestione in comune dl del personale non medico Utilizzo in comune di spazi, attrezzature, tecnologia Miglioramento dell efficienza efficienza ed integrazione attività per miglior servizio a minor costo Coordinamento e sviluppo delle attività cliniche, di ricerca, e di studio delle strutture del Dip. Miglioramento del livello di umanizzazione dell assistenza erogata all internodelle strutture del Dip. Sperimentazione e adozione di modalità organizzative che, a parità di risultati sulla salute dell utente, permettano un soggiorno più breve dell utente t in ospedale dl Il miglioramento della qualità dell assistenza erogata

28 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Competenze: individuazione ed il coordinamento delle prestazioni Favorire: La de-ospedalizzazione delle attività ostetriche e pediatriche La riduzione dei ricoveri impropri La dimissione precoce della puerpera e del neonato e la loro presa in carico territoriale; assicurare l integrazione delle attività o La promozione di percorsi assistenziali comuni tra l area della pediatria di base e tutti i servizi sanitari coinvolti; o La promozione di percorsi assistenziali tra le unità operative dell AFO (area funzionale omogenea) ospedaliera e le unità operative territoriali e la rete dei (Pediatra di libera scelta) PLS e (Medico di medicina generale)mmg.

29 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE La promozione di percorsi assistenziali Icompiti: La continuità dell assistenza alla gravidanza, al parto e al puerperio; La tutela della gravidanza a rischio; L interruzione volontaria della gravidanza (IVG); La prevenzione oncologica; La tutela della salute della donna in menopausa; La realizzazione di percorsi-intervento per adolescenti e giovani La costruzione di protocolli operativi per assicurare l unitarietà e l integrazione socio-sanitaria;

30 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Icompiti: Promuovere la formazione e l informazione Promuovere l informazione e l educazione sanitaria; Progettare corsi di formazione ed aggiornamento per il personale sanitario; Monitorare e verificare la qualità dell assistenza erogata tramite apposito sistema informativo

31 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Struttura : Costituiscono i Dipartimenti Materno-infantili le U.O. - Servizi afferenti alla: Macroarea ospedaliera ( composta dalle unità operative dell AFO materno infantile: Ginecologia-Ostetricia, Pediatria, Neuropsichiatria Infantile), Macroarea territoriale (composta dal Consultorio e la rete delle Cure primarie: PLS, MMG).

32 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE livellilli decisionali i La direzione del dipartimento è assicurata da: Il Direttore del dipartimento assicurare il funzionamento attuando i modelli organizzativi stabiliti dal comitato di dipartimento; verificare la conformità dei comportamenti e i risultati con gli indirizzi generali; rappresentare il dipartimento nei rapporti con la direzione e gli organismi esterni; gestire le risorse attribuite al dipartimento secondo le indicazioni delcomitatodidipartimento; convocareepresiedere il comitato t di dipartimento. Il Comitato di dipartimento organo collegiale presieduto dal Direttore e costituito da: -Tutti i direttori delle U.O. -I responsabili dei moduli organizzativi ati i e funzionali -Il direttore assistenziale dipartimentale t -Tutti i coordinatori o loro rappresentanze -Il referente della formazione e della qualità dipartimentale

33 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Il Comitato di dipartimento Approva il budget; Elabora ed approva il piano annuale delle attività e degli interventi del dipartimento; Assicura la gestione in comune del personale; Assicura l utilizzo in comune degli spazi e delle attrezzature; Favorisce la sperimentazione e l adozione di modalità organizzative volte al miglioramento dell efficienza e dell efficacia e all integrazione delle attività delle strutture del dipartimento;

34 DIPARTIMENTO MATERNO INFANTILE Il Comitato di dipartimento Favorisce il coordinamento e lo sviluppo delle attività cliniche, di ricerca, di studio e di verifica della qualità delle prestazioni; Assicura il miglioramento del livello di umanizzazione dell assistenza; Elabora piani di aggiornamento e formazione del personale; Favorisce l istituzione di Gruppi di lavoro dipartimentali; Predispone la terna di dirigenti per la nomina del Direttore

35 1. Garantire la centralità della persona malata attraverso idonei processi e percorsi assistenziali 4. Valorizzare le risorse umane promuovendo lo sviluppo delle competenze tecnico professionali Attività del direttore assistenziale dipartimentale 2. Garantire la centralità della persona malata coordinando ed integrando le tappe assistenziali intra ed extra ospedaliere ottimizzando le risorse professionali per erogare assistenza rispondente a criteri di efficacia, efficienza, equità 3.Garantire l ottimizzazione delle risorse umane e materiali

36 Un esperienza piemontese: (attività del coordinatore di dipartimento in merito alla competenza: costruire costruire l équipe ) DMI: Attività del coordinatore di dip. infermieristico e stco Area Neonatalepediatrica Area Ostetrico ginecologica

37 DMI: attività del coordinatore infermieristico Area Ostetricoginecologica Turnazione del personale Infermieristico in sala travaglio sala parto reparto Gestione delle attrezzature 3.Garantire l ottimizzazione delle risorse umane e materiali

38 DMI: attività del coordinatore infermieristico Area Neonatalepediatrica Rotazione del personale infermieristico ogni tre mesi, a gruppi di due unità per volta, nel nido, terapia intensiva neonatale, reparto di pediatria con annessa attività di PS 3.Garantire l ottimizzazione i i delle risorse umane e materiali A fronte di un grosso impegno di coordinamento e di formazione evidenti vantaggi per tutto il DIP. Gestione dll delle attrezzature t

39 Qualche idea 1. Garantire la centralità della persona malata attraverso idonei processi e percorsi assistenziali Attivazione dell osservazione breve intensiva pediatrica Costituzione di percorsi assistenziali collegati territorio/ospedale (v. G.E.A.)

40 (Carta del Bambino in H, maggio 1988; EACH: European Association for Children in Hospital) Nuovi approcci pediatrici..

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42 Appropriatezza Criteri generali Trattamento intensivo di patologie acute con caratteristiche di reversibilità Inquadramento diagnostico e monitoraggio clinico di patologie sospette o complesse Media intensità o media complessità

43 Pazienti appropriati per O.B. Asma acuto Laringite gteacuta Broncopolmoniti, Pleuropolmoniti Febbri di natura sospetta Dolori addominali Gastroenteriti Convulsioni Intossicazioni Reazioni allergiche medio gravi Linfadeniti i iacute Anemia Sindromi emorragiche Disidratazione Sindromi dolorose Perdite di coscienza transitorie Disturbi dell equilibrio, alterazioni dello stato di coscienza Trauma cranico

44 Pazienti NON appropriati per O.B. Insufficienza i respiratoria i Fbb Febbre in pazienti ineutropenici ii Shock Pazienti in trattamento di tipo Ostruzione delle vie aeree onco ematologico o sottoposti Cardiopatie o aritmie instabili a TMO Coma Epiglottite Intossicazioni gravi Meningite it Sepsi conclamata e/o con shock Disturbi elettrolitici severi settico Neonati

45 L OB NON dovrebbe essere utilizzata per Appoggio di ricoveri programmati o come attività programmata Sostituzione di attività eseguibili in regime ambulatoriale l o di DH Isolamento di malattie infettive Ricovero di pazienti con situazioni i i cliniche i che facciano presumere una degenza >24 h Gestione di situazioni cliniche ad elevato rischio e/o stabilizzazione pazienti critici

46 Migliorare i percorsi assistenziali Ottenere maggiore soddisfazione da parte dell utenza Ridurre il rischio di infezioni crociate da degenza protratta Provvedere maggiormente all appropriatezza dei ricoveri Risparmiare risorse nonsolo economiche e tempistiche ma anche umane (infermieristiche!!)

47 La mission del coordinatore di Dipartimento: (definire i gli obiettivi i che il dipartimento t vuole conseguire in accordo con la direzione assistenziale ) 8. Con quale struttura e soluzioni organizzative? 7.Con quali figure professionali? 9. Con quale sistema informativo? 6. Con quali processi e 10. Con quali soluzioni strumenti? 1. Quale comunicative interne? mission? 2. Quali risultati? 5. Con quale offerta? 11. Con quali prospettive di sviluppo? 4. In quale contesto? 3. per quali beneficiari? (A. Santullo, l Infermiere e le innovazioni in sanità, McGraw Hill)

48 DMI L organizzazione dell offerta territoriale La Rete della Pediatria territoriale Il Consultorio familiare Tutela del benessere in età evolutiva

49 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Le politiche di tutela del benessere in età evolutiva devono perseguire la promozione di azioni positive sul piano culturale-sociale, programmatico-progettuale ed organizzativo-gestionale per favorire opportunità di crescita e di sostegno permanente ai bambini e alle bambine, ragazzi e ragazze, e le loro famiglie. INTERVENTI sociali, socio-sanitari e sanitari.

50 DMI L organizzazione dell offerta territoriale INTERVENTI sociali, socio-sanitari e sanitari. LE AREE COINVOLTE SONO: AREA SOCIALE Coordinatore d ambito PDZ AREA SANITARIA il Direttore di Distretto PAD PAT hanno la responsabilità diretta del coordinamento delle politiche territoriali rispettivamente sociali e sanitari

51 DMI L organizzazione dell offerta territoriale I soggetti coinvolti rispetto al versante sanitario, insieme a quello sociale, scolastico, giudiziario minorile sono: Sportello della salute Consultorio Unità multidisciplinare Età evolutiva UMEE Equipe integrata d ambito Dipartimento delle dipendenze patologiche Dipartimento di salute mentale Struttura ospedaliera.

52 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Per quanto riguarda l infanzia è prioritario: interventi socio-sanitari di sostegno alle famiglie vulnerabili ; coinvolgimento delle scuole per una cultura della salute come bene da preservare, campo prettamente sanitario con il coinvolgimento del pediatra di base per il riconoscimento i dei disturbi del linguaggioi e dell apprendimento. di

53 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Alla promozione della genitorialità e all inversione di tendenza della natalità sono diventati indispensabili pianificare e realizzare servizi sociali di supporto con offerte differenziate dei servizi sociali e di reti informali di supporto (nidi a fasce orario, nidi condominio, scuole a tempo pieno, banche del tempo, collaborazioni nel quartiere ecc) che costituiscano una concreta collaborazione per alleggerire il peso genitoriale

54 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Per il disagio giovanile, che si esprime attraverso comportamenti definibili come autolesivi, i dovrà essere compiuto un grande sforzo delle comunità localili (comuni, entri locali, provveditorati) per promuovere la salute giovanile attraverso lo sviluppo di reti sociali di sostegno e luoghi di aggregazione g alternativi.

55 DMI L organizzazione dell offerta territoriale La Rete della Pediatria territoriale il Medico di Medicina Generale e il Pediatra di Libera Scelta hanno una funzione centrale all interno del Sistema Sanitario, in qualità di interpreti del bisogno di salute di ogni singolo cittadino. PLS MMG partecipazione progettuale alla realizzazione e al monitoraggio delle attività del piano di salute.

56 DMI L organizzazione dell offerta territoriale La Rete della Pediatria territoriale PLS MMG La salute nelle prime fasi di vita, infanzia e adolescenza L'impegno sanitario in ambito materno - infantile si è notevolmente ampliato, passando dalla prevenzione e cura delle malattie al difficile compito di prendersi cura dell'insieme bambino - famiglia e di promuovere attivamente lo sviluppo del bambino nelle varie fasi dell'età evolutive. Il passaggio dalla cura delle malattie alla promozione della salute si è reso possibile grazie ai notevoli miglioramenti nei servizi sanitari di base in particolare del ruolo del pediatra di libera scelta da una parte e, dall'altraaltra grazie alle notevoli conoscenze sullo sviluppo infantile, attualmente a disposizione in vari settori. LINEE GENERALI DEL PIANO SANITARIO NAZIONALE

57 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare Le attività consultoriali RIFERIMENTI NORMATIVI L. 405/1975 L.R. 11/77 L. 194/1978 L. 184/83 L.R.26/1996 D.R.n.202/98 PSN 1998/2000 L. 149/2001 L.E.A./2001 PSN 2003/2005

58 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare All'inizio dell'attività consultoriale fu posta l'esigenza cardinale a di operare opeae in un contesto di multidisciplinarietà scomponendo le gerarchie verticali delle conoscenze e delle organizzazioni, in dimensioni orizzontali e pluridisciplinari, dove il sapere delle varie professionalità avesse pari dignità.

59 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare Il Consultorio si integra nella rete dei servizi territoriali a livello distrettuale privilegiando il lavoro di équipe, fondamentale per garantire globalità e unitarietà degli interventi e si collega funzionalmente all organizzazione del Dipartimento Ospedaliero Materno-infantile. til

60 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare Il Consultorio familiare costituisce un servizio di base fortemente orientato alla promozione della salute e alla prevenzione. primo livello il consultorio familiare effettua interventi di carattere preventivo: assistenza di base alla gravidanza, al puerperio, all allattamento, consulenza ostetrica, problemi di sterilità.

61 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare Il Consultorio familiare costituisce un servizio di base fortemente orientato alla promozione della salute e alla prevenzione. primo livello il consultorio familiare effettua interventi di natura psico-sociale: spazio adolescenti, giovani, consulenza alla coppia, consulenza alla famiglia, terapia sessuale.

62 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare ad un secondo livello collabora ai programmi di educazione sanitaria, assicurando i collegamenti tra tali programmi e la propria attività diagnostica, terapeutica e di consulenza.

63 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare le attività consultoriali sono: tutela della salute femminile; tutela della procreazione; tutela dell infanzia e dell etàetà evolutiva; sessualità; relazioni di coppia e di famiglia; competenze genitoriali nei confronti dei figli; competenze di cure ed educazione dei minori; spazi innovativi per la pre-adolescenza, l adolescenza, i giovani, per l educazione alla affettività e alla sessualità, la prevenzione del disagio psico- sociale anche familiare.

64 DMI L organizzazione dell offerta territoriale Il Consultorio familiare le attività ità consultoriali li sono: Relazioni di coppia, di famiglia e competenze genitoriali Controllo della fertilità e procreazione responsabile Prevenzione dell IVG Il percorso nascita Assistenza in gravidanza Assistenza alla puerpera ed al neonato.

65 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) L Unità LUnità Multidisciplinare per l età letà evolutiva (UMEE), componente costitutiva della funzione territoriale del DMI, si attiva a fronte di disturbi dello sviluppo psicofisico dell infanzia e dell adolescenza easituazionididisabilitàin età evolutiva. (si occupano di prevenzione, diagnosi, riabilitazione ed integrazione scolastica e sociale dei soggetti in età evolutiva 0/16 aa che si trovano in situazioni di handicap o che manifestano un disagio psicoaffettivo, un disturbo psicopatologico, un ritardo del linguaggio o dell apprendimento) apprendimento).

66 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) Le areedi attività ità delle UMEE: progettazione di attività di prevenzione primaria e secondaria delle patologie e dei comportamenti che possano generare disabilità nell età età evolutiva.

67 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) Learee di attività i delle UMEE: diagnosii precoce, cura e riabilitazione i di persone affette da patologie che non richiedono accertamenti strumentali o trattamenti farmacologici da erogare in regime di ricovero ospedaliero;

68 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) Le aree di attività delle UMEE: partecipazione alla definizione e realizzazione, i nell ambito del Distretto, di progetti di integrazione delle persone disabili.

69 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) collaborazione all integrazione scolastica di soggetti disabili nelle scuole di ogni ordine e grado, secondo quanto stabilito dalla Legge 104/92, dal DPR e dalla DGR n del ; progettazione ed attuazione di percorsi assistenziali tra i PLS/MMG, le U.O. ospedaliere di Pediatria, quelle di NPI e tutti gli altri servizi interessati, quali le U.M.E.A., i Dipartimenti di Psichiatria, assicurando anche l integrazione socio-sanitaria con gli Enti Locali. unità multidisciplinari dell'età evolutiva (UMEE) e dell'età adulta (UMEA)

70 DMI L organizzazione dell offerta territoriale L Unità Multidisciplinare per l età evolutiva (UMEE) Il principale obiettivo è quello teso a strutturare una rete distrettuale che abbia come perno il PLS, rete che sia in grado di realizzare la diagnosi precoce e l invio per presa in carico di soggetti in età evolutiva con possibili esiti di disabilità all UMEE

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72 Unità operative pediatriche Nell ambito dell assistenza ospedaliera al bambino va tenuta in debito conto la "Carta europea dei bambini degenti in ospedale", doc. A2-25/86 25/86, la Risoluzione del Parlamento europeo (G.U. delle Comunità europee del , N.C 148/37). I ti l i ib dit h il b bi d t i d l In particolare viene ribadito che il bambino deve essere curato in ospedale soltanto nel caso in cui l assistenza della quale ha bisogno non possa essere fornita a pari livello a domicilio o presso ambulatori

73 Ministero della Salute, commissione consultiva: Piano per il miglioramento del sistema di emergenza/urgenza pediatrica maggio Situazione i di partenza: L accesso al P.S. pediatrico è spontaneo in circa il 90% dei casi, senza che sia stato tt interpellato t il pediatra di libera scelta o altre figure della continuità assistenziale dell area territoriale. L analisi degli accessi al P.S. mette in evidenza che in circa il 90% dei casi si tratta tt di codici i bianchi o verdi, ossia casi non urgenti o urgenze differibili che in gran parte potrebbero essere valutati e risolti in un contesto extraospedaliero. Queste situazioni, i i unitamente alla carenza di P.S. PS pediatrico i ed al mancato coordinamento assistenziale ospedale territorio, concorrono all elevato tasso di ospedalizzazione di bambini e adolescentinel nel nostro paese che, purcon sensibili differenze a livello regionale, è all incirca doppio rispetto a quello rilevato in altri paesi europei.

74 L emergenza urgenza pediatrica in ospedale e la tutela della salute materno infantile Situazione i di partenza: Per quanto si riferisce all area dell emergenza, ancora nel 2002 solo il 40% circa degli ospedali pubblici era dotato di un dipartimento di emergenza ed anche negli ospedali sede di DEA di I e II livello per adulti non sempre è predisposta un area con personale medico ed infermieristico i i specificatamente t formato e adibito all emergenzaurgenza pediatrica. Una gran parte delle strutture sanitarie accreditate per l emergenza urgenza risultano pertanto inadeguate alla gestione ottimale in acuto del bambino e dell adolescente, per mancanza di professionalità pediatriche e/o di ambienti, apparecchiature, attrezzature e materiali di consumo idonei a questa fascia di età. Non è adeguatamente valorizzato il ruolo degli ospedali pediatrici.

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