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1 I MINIBOND: nuovi canali di finanziamento alle imprese a supporto della crescita e dello sviluppo 15Luglio 2015 LE POLICY SUI MINIBOND: ESPERIENZE E TENDENZE DISVILUPPO Dr. Antonio Bartoloni Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI Ministero dello Sviluppo Economico

2 Ministero dello Sviluppo economico Le policy sui mini-bond: esperienze e tendenze di sviluppo Antonio Bartoloni Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI Ministero dello Sviluppo Economico

3 Dopo anni di credito facile (e male allocato), è arrivato il credit crunch Il credito bancario nel nostro Paese per molti anni, a partire dal 2000, è cresciuto in misura ben superiore alla dinamica dei fondamentali economici (I e Y). Dal picco di novembre 2011 si sono persi 112 miliardi di credito bancario alle imprese (circa il 12% del totale), 19 miliardi negli ultimi 12 mesi Il e.. deleveraging degli attivi potrebbe continuare e gli impieghi al settore privato in Italia potrebbero contrarsi di ulteriori miliardi 2

4 e l incremento dei costi di finanziamento per le imprese L incremento dei tassi sui titoli di Stato italiani ha avuto anche la conseguenza di peggiorare le condizioni creditizie per le imprese, in precedenza allineate a quelle praticate in Germania e in Francia Anche le imprese che riescono ad accedere al credito, quindi, si trovano in una condizione difficile sullo scenario competitivo internazionale, pagando in media circa 170 p.b. in più rispetto alle concorrenti tedesche e francesi 3

5 La tenaglia che comprime gli impieghi L attuale scenario regolamentare e macroeconomico nel quale operano le banche italiane limita fortemente la capacità di erogare credito. Le criticità: L incremento delle sofferenzee dei crediti problematici. Secondo gli ultimi dati della Banca d Italia, a dicembre 2014 le sofferenze lorde sfiorano i 184 miliardi di euro, quelle nette superano gli 84 miliardi Il permanere di uno strutturale fundinggap tra raccolta e impieghi, in particolare a lungo termine, a causa del flight to quality degli investitori Il processo di asset quality review dei bilanci delle banche europee da parte della Bce e la necessità di ulteriori ricapitalizzazioni ovvero di riduzione degli attivi La normativa di Basilea 3, con requisiti patrimoniali più severi e pro-ciclici, si è rivelata un occasione mancata per orientare maggiormente il nostro sistema bancario verso il mercato. E stato mero adempimento regolamentare e non occasione di ridefinizione del modello di business 4

6 Le policy sui minibond In questi ultimi anni, la finanza d impresa nel nostro Paese è stata toccata da una incisiva azione di riforma e di liberalizzazione, che si è posta l obiettivo di stemperare un assetto sostanzialmente banco-centrico consolidatosi nel corso dei decenni. Con i due Decreti Sviluppo del 2012, sono stati rimossi i principali ostacoli di natura civilistica e fiscale che di fatto precludevano alle PMI la possibilità di emettere obbligazioni per raccogliere risorse finanziarie. In virtù di questi interventi le PMI non quotate possono oggi emettere titoli sul mercato obbligazionario, i cosiddetti minibond, alle medesime condizioni delle società quotate in Borsa. Con il Decreto Destinazione Italia del 2013 sono state poi introdotte ulteriori misure per favorire l utilizzo dei mini-bond da parte delle imprese italiane e la loro diffusione fra gli investitori professionali. 5

7 La liberalizzazione della finanza d impresa Con i due Decreti Sviluppo nel 2012 sono stati introdotti gli strumenti per aprire un circuito d intermediazione diretto tra risparmio e investimento In particolare, sono stati rimossi molti ostacoli all accesso e alla sollecitazione al mercato dei capitalida parte di emittenti finora esclusi, come le imprese non quotate anche di media e piccola dimensione Medesimo Medesimo trattamento trattamento fiscale fiscale Diverso trattamento Diverso trattamento Cd grandi emittenti (società quotate) Grandi imprese Medie e piccole imprese Microimprese, società di persone, cooperative, artigiane, familiari 6

8 Il contesto: il quadro normativo Le tappe: Decreto Sviluppo (D.L. 83/2012) Decreto Sviluppo-bis (D.L. 179/2012) Decreto Destinazione Italia (D.L. 145/2013) Decreto Competitività (D.L. 91/2014) 7

9 I contenuti dei due Decreti Sviluppo del 2012 (1/2) Le misure previste dai Decreti Sviluppo hanno disciplinato l emissione di strumenti di debito a breve (cambiali finanziarie) a medio - lungo termine (obbligazioni), anche a contenuto subordinato e partecipativo È stata estesala possibilità di emettere obbligazioni superiori al doppio del patrimonio netto a tutte le società non quotate, diverse dalle banche e dalla microimprese. 8

10 I contenuti dei due Decreti Sviluppo del 2012 (2/2) È stata estesaanche alle società non quotate che emettono titoli di debito: la deducibilità degli interessi passivi secondo le stesse regole previste per le società quotate con riferimento ai titoli quotati su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, ovvero a quelli sottoscritti da investitori qualificati che non detengano più del 2% del capitale la deducibilità dei costi di emissione l esenzione della ritenuta alla fonte sui proventi corrisposti su titoli negoziati su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione di Stati membri dell UE o di Paesi in White List allo scopo di evitare una doppia imposizione 9

11 Il Decreto Destinazione Italia: facilitazioni fiscali Il Decreto Destinazione Italia, con l art. 12, ha segnato un ulteriore passaggio importante nel quadro di una ampia riforma della finanza d impresa Allo scopo di ampliare la diffusione degli strumenti di finanza d impresa, ha introdotto specifiche misure di eliminazione di vincoli di natura fiscale: Rimodulazionein senso agevolativo della fiscalità indiretta sui finanziamenti garantiti (ipoteche, pegni su azioni, su quote di Srl, su inventario e su proprietà intellettuale), bancari e non Estensione della possibilità di costituire un privilegio speciale sui beni mobili destinati all esercizio dell attività di impresa, attualmente previsto solo per i crediti bancari, anche a garanzia dei titoli obbligazionari. Si consente così alle imprese che intendono emettere bonddi evitare il ricorso a forme di garanzia alternative, come le ipoteche immobiliari Disapplicazionedella ritenuta d acconto sui proventi corrisposti ai fondi obbligazionari chiusi detenuti da investitori qualificati, realizzando l obiettivo di rendere fiscalmente neutro l intervento di tali fondi 10

12 Il Decreto Destinazione Italia: interventi normativi Il Decreto Destinazione Italia ha riguardato anche alcuni interventi normativi: Semplificazionedelle procedure di cartolarizzazione (viene meno la necessità di cessione in blocco dei crediti) e maggiore protezione per gli investitori. Estensione dell applicazione della disciplina anche alle operazioni aventi ad oggetto le obbligazioni Ammissibilità delle obbligazioni,dei relativi titoli cartolarizzati, nonché delle quote dei fondi che investono prevalentemente in tali obbligazioni, come attivi a copertura delle riserve tecniche assicurative (IVASS ha già modificato artt. 17 e 23 del Regolamento ) e compatibilità con le disposizioni in materia di limiti di investimento per i fondi pensione Inclusione tra le attività idonee come garanzia delle obbligazioni collateralizzate emesse dalle banche (complementari ai covered bonds ), anche delle obbligazioni societarie e dei crediti alle PMI Possibilità per il Fondo Centrale di Garanzia di garantire anche i gestori, per gli investimenti sia su singole emissioni di titoli sia su portafogli (decreto MISE-MEF) 11

13 Il nuovo Decreto Competitività: più credito Il Decreto Competitività (n. 91 del 24 giugno 2014, convertito con legge n. 116 dell 11 agosto 2014) rappresenta l ultimo tassello nel percorso di riforma della finanza d impresa avviato nel 2012 con i Decreti Sviluppo Gli articoli da 19 a 22 contengono significative misure per favorire la patrimonializzazione e la quotazione in Borsa delle imprese, l emissione di obbligazioni e l ampliamento dei canali di accesso al credito Per quanto riguarda il credito, il Decreto: Consente anche alle compagnie di assicurazione e alle società di cartolarizzazionedi erogare direttamente credito alle imprese (attraverso una struttura sindacata insieme alle banche, a meno di specifica autorizzazione da parte dell IVASS). Questa possibilità è già stata riconosciuta anche ai Fondi attraverso un Regolamento Elimina la ritenuta d acconto sui finanziamenti a medio-lungo termine erogati alle imprese da parte di banche, compagnie di assicurazione e fondi di credito fiscalmente localizzati all estero (in Paesi UE e SEE) 12

14 Il nuovo Decreto Competitività: facilitazioni fiscali Gli ulteriori interventi fiscali per favorire l utilizzo di canali di finanziamento alternativi e l emissione di obbligazioni previsti dal Decreto sono i seguenti: Eliminazione della ritenuta d acconto sugli interessi e i proventi corrisposti sulle obbligazioni non quotate collocate presso investitori qualificati, il cosiddetto private placement Estensione della disapplicazione della ritenuta d acconto sugli interessi e i proventi delle obbligazioni e dei titoli similari corrisposti alle società di cartolarizzazione che li sottoscrivono Estensione dell imposta sostitutiva anche alle cessioni di crediti garantiti, eliminando la tassazione sul trasferimento delle garanzie accessorie È stato inoltre potenziato il meccanismo dell ACE attraverso due misure: Introduzione di un credito d imposta a valere sull IRAP per le imprese fiscalmente incapienti IRES, allargando quindi la platea dei beneficiari Incremento del beneficio per gli aumenti di capitale delle imprese che si quotano in borsa(super ACE) 13

15 Principali innovazioni introdotte Eliminato vincolo su emissione titoli di debito (2x PN) Parificazione deducibilità e trattamento fiscale interessi Deducibilità costi di emissione Intervento sulle norme di cartolarizzazione Estensione del Fondo Centrale di Garanzia (imprese e fondi) Le assicurazioni possono investire in mini-bond 14

16 Risultati raggiunti (1/2) Queste misure, entrate pienamente in vigore alla fine del 2012, hanno già reso possibili numerose operazioni di emissione, di diversa taglia dimensionale. Ad aprile 2015, l entità complessiva delle emissioni ha superato 8,5 Mld. di cui 1,8 Mld emessi nel 2014 (62 emissioni) e 5,8 Mld nel 2013 (35 emissioni). Sempre ad aprile 2015, sul segmento ExtraMot-Pro, dedicato a questi strumenti risultano quotati 120Mini-bond e cambiali finanziarie per un controvalore di oltre 5,9 Mld (a fine 2013 erano 27 per complessivi 3 Mld) così distribuiti: 99emissioni di valore inferiore a 50 Mln(per un totale di circa 950 Mln) 21emissioni di valore superiore a 50 Mln(per un totale di 5 Mld) 15

17 Risultati raggiunti (2/2) L interesse delle PMI per il mercato dei Mini-bond è cresciuto dal 2012 in poi: il valore nominale medio delle emissioni è costantemente diminuito, fino a dicembre 2014 questo trend si conferma nei primi mesi del 2015 (il valore nominale medio delle prime 6 emissioni è stato 9,2 mln) 16

18 Una nuova industria finanziaria in costruzione Trai Fondi di credito già operativi e quelli in corso di costituzione, la platea dei Fondi dedicati ai mini-bond si sta ampliando. Sono ormai circa 30, con un target di raccolta superiore a 5 miliardi. Alcuni 17

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