TECNICHE ASSICURATIVE NEL MERCATO DEL RISCHIO AMBIENTALE

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2 ENTE PER LE NUOVE TECNOLOGIE, L ENERGIA E L AMBIENTE TECNICHE ASSICURATIVE NEL MERCATO DEL RISCHIO AMBIENTALE LUCA ANDRIOLA GIAMPIERO GUERRIERI ENEA Centro Ricerche Casaccia, Roma RT/PROT/2003/1 1

3 Luca Andriola Viale Gorizia 52, Roma Telefono 06/ Telefax 06/ I contenuti tecnico-scientifici dei rapporti tecnici dell ENEA Rispecchiano l opinione degli autori e non necessariamente quelli dell Ente. 2

4 TECNICHE ASSICURATIVE NEL CAMPO DEL RISCHIO AMBIENTALE Riassunto La gestione del rischio ambientale, sotto le azioni di valutazione e controllo della possibilità che si verifichi un danno ambientale nonché del ripristino delle condizioni iniziali se esso si verifica, sta diventando un azione centrale per la vita dell uomo e per le sue relazioni sociali. Le aziende, le industrie ed in teoria anche il singolo può essere attore e responsabile di un danno ambientale. La valutazione dell ambiente attraverso monitoraggi obiettivi, indicati dalle normative internazionali (ISO ed EMAS), rappresenta un primo passo verso la gestione del cosiddetto rischio ambientale. Tuttavia, anche se un azione preventiva rappresenta un primo passo verso la diminuzione della probabilità che il danno ambientale si verifichi, esso può comunque realizzarsi per eventualità accidentali o catastrofiche. Le responsabilità legali prevedono comunque il ripristino dell ambiente con oneri e costi in genere elevatissimi. Per far fronte ad una richiesta delle aziende sempre più pressante le società assicurative hanno cominciato già dagli anni ottanta a proporre polizze che prevedono il rischio ambientale nelle voci di copertura. La necessità di reperire cospicui finanziamenti per coprire i premi delle polizze ha comportato un coinvolgimento anche degli istituti di credito, che sono divenuti degli investitori del settore consorziandosi in più enti e divenendo essi stessi gestori della parte assicurativa. Nel presente lavoro vengono analizzate le responsabilità delle singole parti ed il ruolo che esse svolgono nella determinazione del rischio e nella prevenzione del danno ambientale, nonché le condizioni di assicurabilità dei soggetti legati alle categorie di rischio ambientale. Parole chiave: Ambiente, Compagnia d Assicurazione, Gestione del rischio, Responsabilità ambientale, Legislazione Ambientale, Sistema di gestione ambientale (ISO ed EMAS). Abstract INSURANCE STRATEGIES IN ENVIRONMENTAL RISK MANAGEMENT The environmental risk management-involving estimation and control acts concern environmental injury and eventual recovery of ab inizio situations- is becoming a central action for human being and its sociality. Industry, farm and even the singular person can be responsible of an environmental injury. The first approach to manage the environmental risks is continuously monitoring the environment by using international standards such as ISO and EMAS. However, even if the prevent action could pull down probability of environmental injury, accidental or catastrophic events could happen. The recovery of the environment is of legal liability prescript and in general needs high costs. A dramatically increase of environmental insurance typology is request from producer and the insurance business has coming up from the eighties. The necessity to cover the high costs of the bill involved also the Lenders as well as Banks that begun sector investors, even pooling together the capitals to lend and becoming the manager of the insurance itself. In the present paper it will be analysed the single rules and liability in preventing and defining the environmental injury and the insurance conditions for the subjects linked to the environmental risk categories. Key Words: Environment, Insurance, Risk Management, Environmental Liability, Environmental laws, Environmental management System (EMS). 3

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6 INDICE 1. INTRODUZIONE 2. PRINCIPI GENERALI 2.1 LA GESTIONE DEL RISCHIO AMBIENTALE NELL IMPRESA 2.2 LA GESTIONE DEI RISCHI 2.3 L AMBIENTE COME OPPORTUNITÀ 2.4 ASSICURABILITÀ E NEGOZIABILITÀ DEL RISCHIO AMBIENTALE 3 PRINCIPI GIURIDICI DEL DANNO AMBIENTALE E RESPONSABILITA 3.1 RESPONSABILITÀ DEL PRODUTTORE 3.2 RESPONSABILITÀ DEL LAVORATORE 3.3 RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE 4 CARATTERISTICHE E TIPOLOGIE DELLE POLIZZE ASSICURATIVE 4.1 RISCHIO AMBIENTALE E ASSICURAZIONI INTERNAZIONALI 4.2 LE POLIZZE ASSICURATIVE IN ITALIA 4.3 TIPOLOGIE DI ASSICURAZIONI SUL MERCATO 4.4 IL SERVIZIO ASSICURATIVO: FASI DI INTERVENTO 5 LA PROPOSTA DI DIRETTIVA EUROPEA SULLA NECESSARIA UNIFORMITA DEI DANNI DI NATURA AMBIENTALE 6 RAPPORTI TRA COMPAGNIE ASSICURATIVE E ISTITUTI DI CREDITO 7 IL RICONOSCIMENTO DELLA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE NEL MERCATO ASSICURATIVO 8 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 9 GLOSSARIO 10 BIBLIOGRAFIA 5

7 1. INTRODUZIONE La gestione del rischio ambientale, consistente in una serie di azioni di valutazione e controllo della possibilità che si verifichi un danno ambientale nonché di ripristino delle condizioni iniziali se esso si verifica, sta assumendo un ruolo sempre più centrale per le relazioni umane e per lo sviluppo produttivo ulteriore. Le imprese, ed in teoria anche il singolo cittadino possono essere agenti e responsabili di un danno ambientale più o meno rilevante. La Valutazione d Impatto Ambientale nonché i recenti strumenti volontari di gestione ambientale rappresentati dalla norma internazionale ISO del 1996 ed dal Regolamento europeo n 761 del 2001 (denominato EMAS ), rappresentano da parte delle imprese un primo passo concreto verso la gestione del cosiddetto rischio ambientale. Tuttavia, anche se un azione preventiva rappresenta un primo passo verso la diminuzione della probabilità che il danno ambientale si possa verificare, esso può comunque verificarsi per situazioni accidentali o eventi catastrofici. Le responsabilità legali prevedono comunque il ripristino dell ambiente con oneri e costi in genere molto elevati. Per far fronte ad una richiesta delle imprese sempre più crescente, le società assicurative hanno cominciato già dagli anni 80 a proporre polizze che prevedono il rischio ambientale nelle voci di copertura un esempio su tutti sono le cosiddette Polizze della Responsabilità Civile da Inquinamento (RCI). La necessità di reperire cospicui finanziamenti per coprire i premi delle polizze ha comportato un coinvolgimento anche degli Istituti di Credito, che sono divenuti degli investitori del settore consorziandosi in più enti e divenendo essi stessi gestori della parte assicurativa. Nel presente lavoro vengono analizzate alcune principali problematiche sotto diversi punti di vista: per il ruolo che svolgono le singole parti nella determinazione del rischio e nella prevenzione del danno ambientale, per le condizioni di assicurabilità dei soggetti legati alle categorie di rischio ambientale. Il controllo e la valutazione del rischio ambientale risulta essere un opera importante per la vita dell uomo, per le sue relazioni sociali, e soprattutto per le aziende. La gestione del rischio ambientale di un attività industriale, oltre a garantire una buona immagine dell impresa dal punto di vista dei consumatori, comporta spesso un ottimizzazione delle tecniche produttive. Coniugare la tecnica assicurativa nel campo del rischio, della previdenza, dell assistenza e della risposta alle calamità naturali e indotte da cause antropiche con l attività del Risk Engineering (analisi, prevenzione e gestione dei rischi) all interno dell azienda risulta un passo importante anche nella creazione di nuove figure professionali all interno delle aziende stesse. Alcune compagnie di assicurazione già dal 1995, in risposta alla domanda di mercato (i risarcimenti danno di tipo ambientale si erano triplicati in 5 anni rispetto agli anni ottanta) elaborarono un accordo concernente il rischio ambientale: come affrontarlo per ottenere una riduzione dell inquinamento e come si dovessero creare delle sinergie in tal senso (Forestieri e Gilardoni, 1999). Alcune compagnie di assicurazione si sono già attivate nel campo del rischio ambientale ed è prevedibile che le loro azioni saranno più flessibili con le Società a minore rischio, quelle, cioè, che hanno attuato un Sistema di Gestione Ambientale conforme alle normative internazionali ISO e Reg. U.E. n. 761/2001 EMAS e che hanno introdotto figure professionali quali il Verificatore ambientale (Auditor) e il Risk Engineer. 6

8 2. PRINCIPI GENERALI 2.1 La gestione del rischio ambientale nell impresa Il controllo e la valutazione del rischio ambientale risulta essere un azione importante per la qualità della vita dell uomo e della collettività nonchè per le sue relazioni sociali, ma riveste particolare interesse soprattutto da parte delle imprese produttive. La gestione del rischio ambientale di un attività industriale, oltre a garantire una immagine positiva dell impresa dal punto di vista dei consumatori, comporta spesso un ottimizzazione delle tecniche produttive. Coniugare la tecnica assicurativa nel campo del rischio, della previdenza, dell assistenza e della risposta alle calamità naturali o tecnologiche con l attività del Risk Engineering (analisi, prevenzione e gestione dei rischi) all interno dell azienda risulta un passo importante anche nella creazione di nuove figure professionali. Alcune compagnie di assicurazione già dal 1995, in risposta alla domanda di mercato (i risarcimenti danno di tipo ambientale si erano triplicati in 5 anni rispetto agli anni ottanta) elaborarono una Dichiarazione UNEP concernente il rischio ambientale in cui veniva trattato il modo con cui si dovesse affrontarlo per ottenere una riduzione dell inquinamento e come si dovessero creare delle sinergie in tal senso (Forestieri e Gilardoni, 1999). In particolare i Sistemi di Gestione Ambientale di natura volontaria (Rif.: la norma internazionale ISO 14001/96 e il Regolamento U.E. n 761/2001 EMAS) hanno, in linea con l evoluzione corrente della legislazione, lo scopo di instaurare all interno delle aziende dei processi condivisi e trasparenti, volti al miglioramento della performance ambientale rispetto alle varie attività svolte dalle imprese che il mondo assicurativo e anche bancario stanno riconoscendo in termini positivi. Infatti il settore dei servizi assicurativi e finanziari può fornire assieme ad altre figure economiche un importante contributo allo sviluppo sostenibile per accertare con tempestività e prevenire potenziali danni ambientali e adempiendo a tutti gli oneri ambientali di carattere nazionale e internazionale che riguardano le attività assicurative e finanziarie e i servizi forniti. In sostanza il settore assicurativo insieme a quello bancario dovrà tenere conto delle esigenze ambientali nelle attività patrimoniali e nelle decisioni d affari su tutti i mercati in cui operano, identificando e quantificando i rischi ambientali all interno dei consueti procedimenti per la valutazione e il management dei rischi negli affari all interno del paese e all estero. Secondo il principio di chi inquina paga è chiaro che la principale responsabilità grava sulle imprese industriali che da una parte devono assicurare un elevato controllo per il rispetto dell ambiente, dall altra si devono cautelare rispetto ad un possibile risarcimento da danno ambientale che può manifestarsi anche in tempi piuttosto lunghi (Lipton, 1996). I codici di comportamento interno sono modalità di comportamento per le aziende e sono nati per l esigenza di avere delle responsabilità finanziarie e legali nel caso di danno ambientale. Inoltre si aggiunse l esigenza di fornire maggiore credibilità all opinione pubblica. La Carta per lo sviluppo sostenibile degli anni 80 alla quale aderirono 1000 imprese contiene dei principi cardine. 7

9 Carta per lo sviluppo sostenibile dell International Chamber of Commerce 1. management ambientale come più alta priorità aziendale 2. integrazione del management ambientale in tutte le funzioni aziendali 3. processo di miglioramento continuo 4. educazione ambientale del personale 5. valutazione d impatto ambientale precedente l avvio di ogni nuova attività 6. analisi ciclo vita di prodotti e servizi 7. informazione al cliente sulla migliore gestione ambientale dei prodotti acquistati 8. efficiente uso di energia e materiali nelle operazioni e negli impianti 9. ricerca diretta o tramite sponsorizzazione in materia di riduzione impatto 10 approccio precauzionale a ogni tipo di modifica produttiva 11 promozione di questi principi ai fornitori 12 definzione di un piano per la gestione dell emergenza ambientale 13 trasferimento dell energia pulita al sistema industriale e al settore pubblico 14 sviluppo di politiche comuni con gli stakeholder (es. regolatori pubblici) 15 trasparenza e dialogo con il personale 16 compliance con la normativa e sistema di reporting ambientale I principi della CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies) rappresentano un tipo di accordo piuttosto rigido; con essa si iniziò a modificare in senso ecologico tutta l attività imprenditoriale. Infatti, alcuni dei principi come la compensazione di ogni tipo di danno all ecosistema o l inserimento di almeno un esperto ambientale nel Consiglio di Amministrazione sono elementi considerati troppo estremi dalla maggioranza delle imprese. Con riguardo alla contabilità ambientale e al bilancio ambientale si è potuto misurare l andamento dell azienda il raggiungimento degli obiettivi prefissati e le risorse spese. Il bilancio economico ambientale risulta difficile in quanto mette in relazione grandezze disomogenee. Occorre distinguere tra la contabilità che significa un rapporto tra costi e ricavi ambientali di un impresa e bilancio che è la valutazione d impatto ambientale tra input consumati (materie prime) e output inquinanti emessi (rifiuti di ogni tipo). Non è molto semplice individuare quale sia l eccellenza ambientale perché i prodotti cambiano, la ricerca scientifica non sempre individua i pericoli di un determinato prodotto. Pertanto, mentre la contabilità ambientale ha incontrato problemi nel saper rilevare e separare le voci dei costi e degli investimenti, il bilancio è divenuto ormai un pilastro informativo di base per le grandi imprese. Per le Compagnie Assicurative esistono altresì delle procedure per l attenta valutazione realistica del rischio ed ottimizzazione dei profitti: la capacità storica e futura di generare la liquidità necessaria a rimborsare i propri debiti e a fare fronte ad altre esigenze finanziarie, quindi le spese per investimenti necessari affinché il prenditore resti operativo e sia in grado di generare flussi di cassa (si potrebbe pensare, ad esempio, alle spese di riduzione delle emissioni inquinanti nel settore chimico); il grado e capacità nel gestire efficacemente il cambiamento di condizioni (ad esempio, legislazioni ambientali più stringenti); la posizione nel settore e le prospettive future; le caratteristiche di rischio del paese (è più elevato se l impresa affidata è ubicata in un paese a legislazione ambientale permissiva). 8

10 2.2 Gestione dei rischi I rischi sistematici (puri) sono rischi solo associati ad eventi, o a comportamenti di un soggetto, da cui derivano conseguenze sfavorevoli per quest ultimo. La caratteristica principale di questi rischi, infatti, risiede nella differenza dei loro effetti. Mentre i rischi speculativi possono produrre conseguenze sia positive che negative, nei confronti di chi li assume, i rischi puri generano effetti sempre negativi e non offrono alcuna possibilità di conseguire dei guadagni. Tali rischi, inoltre, non possono essere coperti, o gestiti, dall operatore che li subisce. L unico strumento utile per una loro gestione consiste nel contratto di assicurazione, con cui il rischio viene trasferito ad un altro soggetto; a ciò fanno eccezione il rischio di credito ed altre situazioni particolari che costituiscono oggetto di una innovazione finanziaria molto recente. Il rischio non sistematico (operativo, economico) è associato alla possibilità che un attività economica produca un risultato diverso dalle aspettative dell imprenditore. Questa possibilità non sussiste, ovviamente, solo per gli operatori bancari, ma si riscontra presso qualsiasi soggetto che svolga un attività produttiva. La natura non sistematica di tale rischio dipende dal fatto che esso si origina, principalmente, da fattori settoriali o aziendali, cioè da elementi specifici di una realtà produttiva particolare. La crescita di consapevolezza da parte dell opinione pubblica riguardo alla complessità dei problemi ambientali e delle potenziali conseguenze negative alla salute, alla sicurezza, all ambiente e finanziarie per l impresa nel caso di danno, si è tradotta nell introduzione di strumenti e logiche di management che tengono in considerazione l ambiente come variabile critica in una crescente domanda di valutazioni nei confronti di tali rischi (risk assessment). Una buona valutazione del rischio è il presupposto necessario per una sua efficiente gestione (risk management). La separazione tra risk assessment (valutazione del rischio) e risk management (gestione del rischio) non è sempre definita e comunque i due processi devono essere coordinati e integrati tra di loro. Il risk management ridefinisce il profilo di rischio dell impresa trasformando questa in un opportunità di finanziamento con caratteristiche più coerenti con i criteri di verifica della capacità di rimborso normalmente utilizzati da una banca (Stanley et al.,1996). Il risk management, riducendo il rischio dell impresa (minore variabilità del cash flow atteso), trasforma in costi certi oneri incerti (perdite e danni da rischi puri) di valore medio atteso comparabile, facendo diventare l impresa un soggetto finanziabile per un intermediario creditizio. Nella gestione del rischio ambientale può influire anche la sottoscrizione di un accordo volontario da parte dell impresa. Gli accordi volontari sono contratti tra imprese e pubblica amministrazione per il raggiungimento di un programma ambientale. Questo è un sistema con il quale l amministrazione dovrebbe raggiungere effetti più immediati mentre l impresa acquisisce maggior credibilità all esterno nonché miglioramenti economici dovuti alla cooperazione per gli obiettivi ambientali. 9

11 Possono essere previsti sia per interi settori che per singole imprese, e, con essi, la pubblica amministrazione riesce a ottenere informazioni più dettagliate sui singoli comparti e le realtà produttive 1. Ne esistono di tre tipi: accordi che riguardano la qualità dei prodotti; accordi che riguardano la riduzione delle emissioni di processo; accordi che riguardano la riduzione del consumo energetico. Un possibile avvio di un sistema di certificazione dei rischi extraimprenditoriali delle imprese, come base di istruttoria di fido per le banche, può costituire un caso speciale di risk management (Forestieri & Gilardoni, 1999). L analisi si basa, altresì, sul riconoscimento del risk assessment: i rischi puri dell impresa possono determinare un impegno patrimoniale inatteso e, quindi, compromettere la capacità di rimborso dei debiti; gli istituti di credito non sono normalmente attrezzati per una valutazione approfondita e credibile del rischio potenziale residuo gravante sull impresa; un sistema di certificazione contribuirebbe a ridurre la differenza informativa che compromette la definizione corretta delle condizioni di finanziabilità; nello stesso tempo migliorerebbe le condizioni di efficienza del mercato e sarebbe un potente incentivo per le imprese a intraprendere le azioni di risk management necessarie a portare il rischio residuo a livelli sopportabili (Forestieri & Gilardoni 1999). La dimensione assunta, ad esempio, dal rischio ambientale è tale da modificare radicalmente i tradizionali parametri di valutazione. Ne deriva, da un lato, l esigenza di predisporre procedure di valutazione del rischio del credito che incorporino in modo esplicito la considerazione dei profili menzionati; dall altro lato, vi è però l esigenza che le stesse imprese rafforzino i loro sistemi di trattamento dei rischi puri. 2.3 L Ambiente come opportunità Dal punto di vista delle compagnie assicurative, l ambiente è un opportunità per: una riduzione della probabilità che il danno ambientale si verifichi; un controllo mirato attraverso il monitoraggio del rischio ed abbattimento delle possibilità di raggiri e perdite economiche; L offerta di nuovi prodotti e servizi determinanti maggiori benefici commerciali, quali: prodotti assicurativi specifici per l ambiente. 1 Uno degli accordi volontari più noti è il Green Lights Program nel 1993, che garantì, oltre ai normali miglioramenti ambientali, anche un risparmio di costi per le imprese aderenti. 10

12 D altro canto i benefici commerciali derivanti da prodotti assicurativi specifici si poggiano direttamente sulle imprese clienti che devono portare a termine una serie di azioni quali: rientrare nella valutazione economico finanziaria dell impresa attraverso una buona performance ambientale, in modo da trasferire nelle quotazioni dei mercati l eventuale legame positivo tra performance ambientale e finanziaria; presentazione ed attuazione di progetti che mirano a una diminuzione dell impatto ambientale, azione che direttamente crea una crescente domanda di finanziamenti; attuare minori consumi di risorse, riduzione di produzione di rifiuti ed emissioni in atmosfera, creando una maggiore efficienza ambientale; rispettare la legislazione ambientale vigente e anticipare gli aggiornamenti delle leggi, la sistematica revisione e il monitoraggio delle procedure; coinvolgimento del personale dell impresa nel raggiungimento degli obiettivi ambientali. 2.4 Assicurabilità e negoziabilità del rischio ambientale L assicurabilità e la negoziabilità del rischio ambientale rappresentano due connotazioni fondamentali tipiche delle polizze ambientali. In particolare: - Assicurabilità significa la possibilità, per una società assicuratrice, di stabilire un premio adeguato al rischio concomitante. - Negoziabilità è una valutazione di convenienza economica per la compagnia di assicurazione, ossia la verifica del numero di potenziali clienti per quel determinato rischio che riesca a coprire altresì le spese di gestione. Secondo dei criteri di base le compagnie di assicurazione stabiliscono l eventuale convenienza contrattuale che, il più delle volte, viene codificato in apposite tabelle. La corretta individuazione del rischio viene fatta da particolari professionisti, esperti del settore e dipende inizialmente dalla valutazione di eventuali perdite che si avrebbero dal verificarsi di un determinato danno ambientale e, secondariamente, dalla configurabilità di una serie di tariffe di premi applicati ai clienti. Il risultato della valutazione deve corrispondere ai criteri di economicità di gestione ricavata da calcoli statistici ed economici determinati da variabili sociali e ambientali. Il rischio ambientale presenta molte componenti che devono essere valutate dalla compagnia assicuratrice, come, in primis, la probabilità statistica che un evento dannoso si possa verificare. Più esiste la probabilità che l evento si verifichi più il premio assicurativo risulterà alto; inoltre, questo premio deve essere valutato in modo da non incentivare una maggiore negligenza da parte dell assicurato che porterebbe solo inutili sofferenze; tuttavia, non sempre è possibile distinguere la probabilità di perdita tra le categorie di rischio, anche perché spesso da un evento dannoso possono scaturire a catena, altri danni anche di notevole entità: esistono danni indiretti, accessori e minori che si possono ripercuotere in un arco di tempo più o meno lungo e per i quali non sempre è stato fatto un adeguato studio ne consegue che una compagnia di assicurazione attenta deve calcolare anche la possibilità di risarcire o di tutelarsi dall eventualità di questi tipi di danni. Inoltre, nella valutazione globale del rischio, la compagnia di assicurazione deve valutare se è in grado di coprire i costi di ripristino, sempre presenti nel caso di risarcimento economico ambientale, 11

13 e che in genere vengono calcolati come una percentuale sulla polizza (il più delle volte essi sono molto ingenti e coprono la quasi totalità del danno). In particolare per il perfezionamento della polizza di assicurazione della Responsabilità Civile Inquinamento (RCI) viene effettuata dalle varie compagnie una valutazione del rischio da inquinamento attraverso la compilazione di un Questionario che contiene un testo approvato dall ANIA Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici. Tra le informazioni richieste compaiono: l ubicazione dello/degli stabilimenti la descrizione delle località circostanti (zone industriali, aree agricole, zone residenziali, zone turistiche, etc.) le attività svolte con indicazione delle tipologia di lavorazioni effettuate I dipendenti e il fatturato la destinazione degli scarichi idrici (corpo superficiale o fognature) e il loro trattamento il rispetto della legislazione in termini autorizzativi e di rispetto gabellare degli scarichi l eventuale presenza di un responsabile aziendale preposto al controllo degli scarichi idrici l eventuale presenza negli ultimi 5 anni di denunce per inquinamento l eventuale presenza negli ultimi 5 anni di richieste di risarcimento da parte di terzi o l eventuale presenza negli ultimi 5 anni di richieste di risarcimento di operai per malattie professionali contratte dai dipendenti dello stabilimento l eventuale conoscenza di circostanze o situazioni che potrebbero determinare al momento eventuali richieste di risarcimento la presenza di altre polizza di assicurazione per danni da inquinamento l entità del massimale richiesto per sinistro e per anno assicurativo Inoltre la rilevazioni dati comprende anche la descrizione: delle caratteristiche dell insediamento produttivo delle materie prime e ausiliarie, intermedi e prodotti finali, combustibili presenti degli scarichi idrici delle emissioni in atmosfera dei rifiuti prodotti della sensibilità dell ambiente circostante (con una caratterizzazione territoriale e ambientale in un raggio di 250 metri dall impianto produttivo; gli eventuali controlli ambientali o programmi di emergenza esistenti o allo studio per la zona; informazioni idrogeologiche sull area interessata dall insediamento; le caratteristiche climatiche della zona). 12

14 3. PRINCIPI GIURIDICI DEL DANNO AMBIENTALE E RESPONSABILITA La riforma di cui alla Legge n. 349 del 1986 che istituisce il Ministero dell Ambiente parla per la prima volta di danno ambientale la cui risarcibilità viene ad essere garantita indipendentemente dalla violazione di altri diritti individuali: essa è la prima legge che tutela l ambiente in se valutandolo separatamente da altri beni giuridici. Inizialmente il concetto di danno era riconducibile dalla Corte dei Conti e dalla Corte di Cassazione al danno erariale per cui il danno ambientale ne rappresentava una parte minore: l ambiente risultava una sorta di bene giuridico che rientrava nel complesso del patrimonio della collettività. Successivamente l art. n 18 della legge succitata, al primo comma recita: qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base alla legge che compromette l ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l autore del fatto al risarcimento del danno. L articolo n 18 tutela l ambiente nel suo insieme indipendentemente dal mancato rispetto di altri diritti individuali come la proprietà privata o la salute; ciò è avvalorato anche dalla lettura dell articolo 1 della stessa legge il quale recita: è compito del Ministero assicurare. la promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione del patrimonio nazionale e la difesa delle risorse naturali dell inquinamento. Con questa accezione è stata data un importanza fondamentale al bene ambiente che diventa un elemento indispensabile per il benessere della collettività. Di seguito, a titolo esemplificativo, si riporta uno schema generale del ricorso iniziale alla sola responsabilità civile (Forestieri e Gilardoni, 1999): Tabella: applicabilità dei danni da responsabilità civile all ambiente a) Responsabilità civile per danni all ambiente - Danno quantificabile ed identificabile - Atto di inquinamento circoscritto - Responsabili identificabili - Causa effetto tra fatto inquinante e danno accertato - Esistenza di una parte interessata e legittimata ad agire in giudizio b) Inapplicabilità della responsabilità civile e necessità di ricorso a meccanismi di risarcimento collettivi - Danno non quantificabile o latente - Atti di inquinamento o incidenti cumulativi e non circoscritti - Responsabili non identificabili - Responsabilità infondata - Assenza di rapporto causale tra fatto inquinante e danno - Assenza di una parte interessata e legittimata ad agire in giudizi Commissione Cee, Livre vert sur la reparation des dommages causes a l environment, Il problema principale che si venne a creare era quello della diatriba tra la tutela di un bene di cui all articolo 18 della citata legge e dall altra la difficoltà oggettiva che si incontra nell esatta qualificazione dell assicurazione da rischio ambientale. 13

15 Infatti, la tipicità del singolo danno ambientale, l esatta individuazione sanzionatoria, l imputazione solo a titolo di dolo o di colpa, l esatta responsabilità di concorso di persone e la differente quotazione del rischio che viene a svincolarsi dalle normali tabelle assicurative rendono molto difficile l assicurabilità per danno ambientale. I problemi che sorsero in ordine all applicazione di responsabilità di altro tipo (derivanti ad esempio da un caso fortuito) furono risolti successivamente solo dalla previsione dell art. 17 del d. lgs n. 22/97 ( Decreto Ronchi ) con la previsione degli eventi occasionali: con ciò fu operata una anticipazione della tutela dando così maggior importanza al bene giuridico ambiente. Si operò una vera e propria assimilazione della responsabilità oggettiva dal diritto penale e con esso i principi generali della responsabilità per danno. Secondo la dottrina maggioritaria è necessaria la violazione di norme che qualifichino espressamente quali condotte debbano essere poste in essere ovvero evitate e non norme e principi di natura generale. La dottrina civilistica moderna considera atipici i comportamenti di cui all art Codice Civile, il danno ambientale dev essere causato invece da una vera tipicità dell illecito e non è a condotta libera comportando che esso è tassativamente indicato da una specifica normativa di settore alla quale si rimanda: esso, pertanto viene ad assumere una connotazione propria sua specifica che si avvicina maggiormente ai concetti propri del diritto penale. Da ciò deriva che ci deve essere nell agire una vera consapevolezza di nuocere, arrecare danno, deturpare ecc., oltre alla vera consapevolezza di andare contro specifiche previsioni di legge che hanno lo scopo di prevenire qualsiasi evento dannoso, anche a titolo di responsabilità oggettiva o caso fortuito. L esperienza giuridica italiana si svincola dalla qualificazione oggettiva del danno così come è stata seguita dalla maggior parte dei Paesi europei, ma ricalca fortemente modelli tipici del diritto penale. Infatti la prima assonanza che risalta è quella con l art. 42 c.p. il quale dispone che l atto colposo è quello derivante da inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Quanto al problema dell esatta quantificazione del danno, la Corte Costituzionale ritiene che esso può essere valutato in termini economici in relazione ad un valore di scambio. Grosse differenze si riscontrano nella valutazione del danno da parte del giudice laddove, all articolo 18, si trovano criteri di stampo tipicamente penalistici come il costo del ripristino, il tipo e intensità di elemento soggettivo, il profitto della trasgressione; mentre l art.2056 c.c. parla di valutazione equitativa del danno secondo i principi generali delle obbligazioni. Nell ipotesi di concorso, inoltre, l art. 18 parla di responsabilità individuale nel comportamento illecito e non solidale, come recita la norma n c.c. (nel nostro ordinamento la responsabilità penale è sempre personale). La tutela del danno ambientale è, secondo l art. 18, di due tipi: una di tipo risarcitorio come compensazione dell entità del danno economico arrecato alla collettività; l altra di tipo riparatorio (ove possibile), di natura accessoria, che mira al ripristino della situazione de quo ante per ripristinare il patrimonio dello Stato. Quanto alla legittimazione attiva essa non spetta solo allo Stato, ma anche ad altri soggetti e non è di natura prettamente amministrativa ma presenta la connotazione dell illecito di natura civile; pertanto avremmo il danno emergente per il quale è previsto in tutti i modi possibili ed attuabili il ripristino del bene giuridico; dall altra il lucro cessante ante, collegato alla qualificazione economica tipicamente civilistica, comporta che si pervenga al risarcimento anche mediante l esecuzione forzata. I profili seguiti dalla legge n. 349/1987 sono di tipo sanzionatorio e sono nati da principi di natura amministrativistica anche se poi interpretati in chiave tipicamente civilistica; la funzione dell articolo 2043 c.c. mira invece ad esigenze di natura esclusivamente riparatorie. 14

16 3.1 Responsabilità del produttore Le recenti polizze di assicurazione e le loro diverse tipologie si basano su un diverso presupposto di responsabilità da parte del produttore in base alla quale essa scaturisce non più e non solo dalla negligenza, ossia dalla colpa, ma dalla semplice tenuta di un comportamento da cui deriva l evento dannoso pertanto viene ad allargarsi, in questo modo l ambito della tutela con quella che comunemente prende il nome di responsabilità oggettiva. Sulla scorta della Direttiva CEE n.374/85 si inquadra la responsabilità del produttore per danni cagionati a terzi: il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto (art. 1). Così, la copertura assicurativa del produttore ha un importanza fondamentale dal momento che egli è tenuto al risarcimento per danni causati involontariamente a terzi da prodotti che siano stati alienati a qualsiasi titolo. Il produttore detiene anche una notevole responsabilità nei confronti dei soggetti attivi dell impresa (lavoratori) rientrando, questi, nella nozione generale di ambiente. Attraverso gli strumenti forniti dal pacchetto di direttive per la gestione della sicurezza ambientale, il produttore si può tutelare anche nei confronti dei lavoratori. Tra le azioni che egli deve attuare si possono citare: a) informare correttamente sulle misure di sicurezza e prevenzione da rischi specifici e sulle emergenze per danni e guasti; b) permettere la verifica dell attuazione di queste misure preventive; c) fornire adeguati mezzi di prevenzione ai soggetti attivi e informazioni sul loro corretto utilizzo; d) ordinare e controllare l osservanza delle disposizioni, nonché accertare che vi siano le condizioni per l appropriato uso di mezzi aziendali, individuali e collettivi; e) controllare l osservanza delle disposizioni della normativa vigente. Tuttavia, il produttore, qui indicato come datore di lavoro, si deve cautelare da possibili danni causati dall impresa con una copertura assicurativa che contempli tutte le possibili variabili accidentali di rischio. I sistemi di Gestione Ambientale ISO 14001/96 ed EMAS rappresentano un marchio ambientale di impresa che certifica la qualità di questa e accerta che siano state elaborate tutte quelle strategie gestionali e culturali di azienda capaci di sostenere e realizzare l obiettivo di compatibilità ambientale della stessa. Risulta naturale che, nel caso in cui il produttore voglia assicurare l impresa nel suo complesso, la certificazione ambientale rappresenta un documento accettato favorevolmente dalla compagnia di assicurazione per definire il premio della polizza. 3.2 Responsabilità del lavoratore Il lavoratore, che rientra anch esso nella nozione generale di ambiente, è visto adesso da un diversa ottica; egli infatti è soggetto a precisi obblighi in azienda per scongiurare l ipotesi che qualsiasi attività vada a compiere o qualsiasi dispositivo venga a maneggiare possa arrecare danno a lui stesso o all ambiente circostante. E chiaro che egli debba avere una specifica preparazione di base sulla materia ambientale, cosa peraltro già richiesta da un requisito della norma internazionale ISO al punto Formazione, sensibilizzazione e competenze in cui viene richiesto che l Organizzazione deve identificare le necessità in fatto di formazione. Essa deve esigere che tutto il personale il cui lavoro possa provocare impatto significativo sull ambiente abbia ricevuto una formazione appropriata e debba rispettare determinate procedure sul luogo di lavoro. 15

17 Gli obblighi che gravano sul lavoratore anch essi sono diversi e si ricollegano strettamente a quelle del datore di lavoro; infatti secondo quanto stabilisce il Decreto n. 277 del 15 agosto 91 che prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti dall esposizione durante il lavoro agli agenti chimici e fisici esistono precisi obblighi. In particolare queste misure si esplicano nel: a) osservare congiuntamente le norme presenti e le disposizioni e procedure del datore e dei suoi preposti o dirigenti; b) maneggiare con cura gli strumenti di sicurezza individuali e collettivi predisposti; c) comunicare immediatamente le deficienze o i malfunzionamenti di dispositivi, aggeggi o macchinari di cui vengano a conoscenza e adoperarsi, in caso d urgenza, nell ambito delle loro competenze e professionalità, per eliminare e ridurre dette deficienze o pericoli ; d) non rimuovere i dispositivi di sicurezza, di segnalazione o di misurazione; e) non compiere manovre non di loro competenza che possano mettere in pericolo l Azienda; f) sottoporsi ai necessari controlli sanitari periodici. 3.3 Responsabilità istituzionale La crescente rilevanza delle questioni ambientali ha sancito l importanza di un supporto gestionale per le attività di verifica che si avvalga di un costante collegamento tra strategia ambientale, obiettivi e programmi ambientali. I Governi dovrebbero adottare una strategia Nazionale di sviluppo sostenibile tale strategia dovrebbe essere predisposta utilizzando ed armonizzando le politiche settoriali. L obiettivo è quello di assicurare uno sviluppo economico responsabile verso le società proteggendo nel contempo le risorse fondamentali e l ambiente per il beneficio delle future generazioni (Agenda XXI, Rio de Janeiro, 1992). I piani per lo Sviluppo Sostenibile devono scaturire da un forte coinvolgimento di tutti i soggetti che interferiscono con gli equilibri ambientali: in primis il cittadino come fruitore ambientale ma anche come consumatore di prodotti d impresa, poi i gruppi di opinione, mezzi d informazione, le imprese, enti locali ed amministrativi del territorio e i Ministeri responsabili delle politiche settoriali (Approvazione del piano nazionale per lo sviluppo sostenibile in attuazione dell Agenda XXI). La responsabilità sociale è quindi insita nelle prescrizioni fornite dagli organi di governo che attraverso direttive regionali, nazionali ed internazionali devono indicare programmi di gestione di impresa chiari e perseguibili, come devono, attraverso organi di controllo di gestione di impresa, valutare che tali direttive siano applicate. Il ruolo dell informazione al pubblico è comunque centrale, come ad esempio in EMAS, dove la dichiarazione dei verificatori esterni che il programma di gestione è stato eseguito deve essere ratificata dalle autorità competenti e valutata dal pubblico in base alle informazioni fornite dalla stessa. Inoltre una delle conseguenze della crescita di sensibilità ambientale è la crescita di domanda di informazione da parte dell opinione pubblica. Anche se rimane complesso e non facile poter sempre riuscire a fornire un informativa corretta concernente il rischio in quanto esso coinvolge molti soggetti: la natura, l intensità, il significato ed il controllo del rischio (Kasperson e Stallen, 1991). 16

18 4. CARATTERISTICHE E TIPOLOGIE DELLE POLIZZE ASSICURATIVE 4.1 Rischio ambientale e assicurazioni internazionali Le assicurazioni a copertura del rischio ambientale hanno preso inizio negli Stati Uniti già a partire dagli anni quaranta quando vennero rese disponibili sul mercato alcune polizze di responsabilità civile per le imprese secondo l intento di coprire qualsiasi responsabilità si verificasse nell attività imprenditoriale nei confronti di terzi (Comprehensive General Lyability Policies) (Mielenhausen 1991). Nel 1973 fu esclusa esplicitamente dalla polizza di copertura delle responsabilità il danno di tipo ambientale per responsabilità di danni dovuti a contaminanti tossici e nocivi o inquinanti rilasciati nell ambiente volontariamente o accidentalmente (Mielenhausen 1991). La polizza era stata elaborata dalla National Bureau of Casualty Under Writers e dal Mutual Insurance Rating Bureau e fu offerta fino al 1986 da tutte le imprese assicuratrici americane. A partire dagli anni ottanta con il Comprehensive Environmental Response, Compensation and Liability Act (CERCLA) le compagnie assicurative cominciarono ad elaborare delle assicurazioni specifiche per coprire i danni ed i costi di ripristino ambientale (Moylan & Perry, 1996). E dagli anni novanta che le assicurazioni cominciarono ad aggregarsi per cercare di coprire le enormi spese che si potevano verificare in caso di danni dovuti ad eventi catastrofici ed a rappresentare un investimento bancario. Ed infatti, a partire dagli anni novanta, accanto alle polizze del tipo Risk Environmental Liability che consideravano il danno come un evento ad alta frequenza ma di modesta entità di costi di ripristino (high frequency low severity) vennero stipulate polizze per danni dovuti a catastrofi che consideravano il danno come un evento improbabile ma ad altissimi costi di ripristino (ART for Cats) (Shann, 2000). 4.2 Le polizze assicurative in Italia La valutazione del rischio è cominciata intorno agli anni 40 parallelamente allo sviluppo dell industria nucleare; essa era principalmente intesa come analisi della sicurezza degli impianti (Bertolini,1996). A partire dagli anni settanta le compagnie assicurative, comprendendo l importanza del settore, elaborarono le prime polizze assicuratrici nel campo del danno ambientale. In queste polizze si era esclusa qualsiasi responsabilità di tipo civile generale. Alla fine degli stessi anni si costituì un associazione di compagnie assicuratrici con scambio di quote di rischio in co-assicurazione diretta ( Pool Antinquinamento la cui gestione tecnica ed amministrativa era affidata rispettivamente ad un comitato in elezione ed una azienda specializzata in Riassicurazioni) per calcolare e limitare il rischio ambientale, aumentare la capacità contrattuale sottoscrittiva e creare una nuova polizza contro i rischi ambientali (Foresteri e Gilardoni, 1999). La polizza faceva riferimento ai danni che si determinino in conseguenza della contaminazione dell acqua, dell aria e del suolo, congiuntamente o disgiuntamente, da parte di sostanze di qualunque natura emesse, scaricate, disperse, deposte o comunque fuoriuscite dagli stabilimenti dell Assicurato, comprendendo sia danni non intenzionali che quelli provocati da interruzioni o 17

19 sospensioni di attività (Alpa, 1980). Inoltre erano previste voci di copertura sia del danno accidentale sia, in via marginale, del danno da inquinamento graduale. Era prevista anche una condizione aggiuntiva per la copertura dei soli fatti incidentali e laddove questa non fosse stata espressamente contrattata la responsabilità si estendeva automaticamente ai danni derivanti da inquinamento graduale. Il Pool Antinquinamento ebbe lo scopo di provvedere all accettazione e alla ripartizione, tra le compagnie aderenti (77 nel 1994), dei rischi di responsabilità civile da inquinamento. Il motivo principale che ha condotto il settore assicurativo alla formazione del Pool Antinquinamento può essere fatto risalire alla necessità di garantire capacità di analisi tecniche elevate che difficilmente possono essere messe a disposizione da singole compagnie. Il Pool ebbe una capacità di raccolta per 50 mld di premi, e, nel solo 1993, di 19 mld come mostrato nella tabella seguente. RACCOLTA DI PREMI DEL POOL ANTINQUINAMENTO Anno Base 1980 Premi * * valore stimato Fonte: Bertolini (1995) 18

20 La tabella seguente, invece, evidenzia come sia stato e sia sempre importante il rapporto tra il sistema produttivo e il rischio ambientale e come tale rapporto abbia condizionato le scelte politiche di base. Evoluzione del rapporto tra tecnologia e ambiente Periodo storico Dalla rivoluzione industriale fino agli anni 60 Dagli anni 70 fino al 1987 Dal 1987 ad oggi Eventi principali nel Quadro di riferimento Concezione della periodo tecnologia Nessuno Ambiente risorsa Visione positiva, illimitata fiducia nella tecnologia Crisi ambientale generalizzata e incidenti industriali rilevanti Nozione di sviluppo sostenibile e nozione di ecoefficienza Contrasto economia ecologia Composizione del contrasto economia ecologia Visione negativa, tecnologia come minaccia, contrapposta alla fiducia nel progresso e nell innovazione Visione evoluta, tecnologia come causa del degrado ambientale e come possibile soluzione I settori che più frequentemente stipulano polizze con il pool sono il settore chimico, il settore delle discariche e degli impianti di incenerimento (Bertolini, 1996). La tabella che segue riflette un tipico andamento delle ripartizioni di premi per attività produttive. Ripartizione dei premi per attività dei contraenti Discariche ed impianti di depurazione 24,9% Industrie chimiche ed affini 21,2% Industrie petrolifere 12,8% Industrie metalmeccaniche e siderurgiche 11,9% Industrie alimentari 4,8% Industrie edili 1,0% Industrie tessili, tintorie e concerie 2,2% Attività diverse 21,2% Fonte: Pool R.C. inquinamento

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