Aikido e la risoluzione dei conflitti

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1 Stage Nazionale Aikido - Fesik e D.A. Diretto dal M. Dott. Michel Nehme Gaeta 25-27/09/ 2009 Aikido e la risoluzione dei conflitti Riflessioni di Roberto Antonietti L aikido è la via della pace. Morihei Ueshiba In queste pagine si cercherà di dare contribuire a trovare una risposta a queste due domande: Può l aikido avere un ruolo nella gestione dei conflitti quotidiani? E se sì, in che modo? Non è possibile sostenere che l etica dei Samurai sia un esempio di Via della Pace, perché è storicamente noto che i clan dei Buke, che dominarono il Giappone per oltre 5 secoli, furono costantemente in guerra tra loro. Buffo (1998) ritiene doveroso ricordare che il termine marziale (col quale si traducono il giapponese Bu e il corrispondente Wu cinese) assumerebbe in oriente un significato opposto a quello occidentale. Esso infatti:... rappresenta l abilità marziale richiesta per sospendere il combattimento e per renderlo superfluo; in altre parole, la capacità di avere una tecnica marziale tanto efficace da rendere del tutto improponibile l idea stessa del combattimento così il Bu esprime tanto il suo aspetto esteriore di attività (bellica o militare) quanto il suo scopo ultimo (l ottenimento della pace). Il detto latino Si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra), può essere considerato l equivalente occidentale del pensiero di Sun Tzu. Entrambi non hanno però un riscontro storico: per secoli, gli eserciti di Roma e quelli Giapponesi non furono un deterrente per le guerre, che rappresentarono, invece, uno strumento per mantenimento dell impero e delle rispettive classi dominanti. Il paradosso risulta evidente: se l Aikido è un arte marziale (marziale= appartenente a Marte, il dio della guerra) come può essere uno strumento di pace? Forse esistono alcune risposte per risolvere la contraddizione; ad esempio: 1) l aikido non è un arte marziale, benchè abbia nel Budo le sue radici. Alcune parole del Fondatore ( L aikido non è né un arte marziale né una disciplina sportiva ) sembrano dare credito a questa interpretazione. Molti praticanti si rifiutano di considerare l Aikido in questo modo, ritenendo che ciò gli faccia perdere la sua marzialità; 2) parlando di pace, con la stessa parola si possono intendere quella tra le nazioni, quella sociale e quella individuale: sono tre condizioni che hanno punti di contatto, ma che sono diverse tra loro. La pace interiore è una esperienza soggettiva che può avere motivazioni diverse; ad esempio, potrebbe essere, per qualcuno, la condizione determinata dall assenza di paura. Quindi, l Aikido potrebbe concorrere al conseguimento di una pace interiore senza alcun riflesso sulla pace degli altri (fino al punto di poterne costituire una

2 2 minaccia). Noi pensiamo che Morihei Ueshiba indicasse nella relazione con l altro la via dell Aikido, come testimoniano le sue riflessioni (ad esempio: Dai il benvenuto ad un avversario che ti viene incontro; saluta un avversario che si ritira. Mantieni l equilibrio originale e così il tuo avversario non saprà dove colpire. In realtà, il tuo avversario non saprà dove colpire perché voi sarete un tutt uno. ) Costruire condizioni di pace con l altro (gli altri) significa mantenere relazioni soddisfacenti, evitando e/o risolvendo gli inevitabili conflitti che le relazioni portano con sé. Ecco quindi che se l Aikido fosse in grado di formare persone capaci di gestire e risolvere i conflitti quotidiani, ricostruendo l armonia nelle relazioni, sarebbe proprio il dono all umanità auspicato dal Fondatore. A questo punto della riflessione sembra prendere conferma l ipotesi che Aikido e conflitti possano essere due parole tra loro associate. Effettivamente lo sono? La Rete è stata interrogata con Google per verificare se e con quale frequenza i termini, associati, vi compaiono, usando una frase in italiano e l equivalente in inglese (Tabella 1). Ricerca con Google Siti testo italiano - inglese Italiani Tutto web aikido e la risoluzione dei conflitti Aikido and conflict resolution Aikido + arte marziale Aikido + martial art Percentuale dei siti che rispondono a Aikido e risoluzione dei conflitti rispetto a quelli che lo associano ad arti marziali 0,07 1,25 Tabella 1: numero di indirizzi Web individuati da Google usando i termini in italiano e in inglese. La constatazione ovvia (e attesa) è che il numero di siti nel web che contengono il testo Aikido and conflict resolution è molto maggiore dei siti italiani che contengono aikido e la risoluzione dei conflitti. Dato atteso perché l Italia è solo una parte dell intero Web. Per cercare di togliere l effetto dovuto alla dimensione differente tra Italia e resto del Web, Google è stato interrogato con le parole Aikido arte marziale (e la loro traduzione inglese Aikido martial art ). Come si può osservare, anche in questo caso i siti elencati per l intero web sono molto più numerosi di quelli italiani. Però se si valuta quale sia la percentuale dei siti che associano Aikido a risoluzione dei conflitti rispetto a quelli che lo associano ad arti marziali troviamo che per l Itaia in rapporto è dello 0,07 % mentre per i siti dell intero Web è dell 1.25%. Si potrebbe valutare questo risultato come una conseguenza del ritardo del mondo akidoistico italiano nel considerare la valenza della disciplina in questa ottica, rispetto al resto del mondo. (per inciso Karate and conflict resolution nell intero Web indica 1 solo sito e tre siti sono il risultato della ricerca con Judo and conflict resolution (nessun sito in italiano.) Se si entra nel merito del gruppo formato dai 7 siti italiani, si rileva che tre di essi si riferiscono al testo Aikido e la risoluzione dei conflitti comparso sulla rivista

3 3 Mediares, - Semestrale di mediazione n 11 del 2008 Edizioni Dedalo a cura della psicologa Ilaria De Vanna. Però, in questo testo, così come negli altri 4 siti, compare quanto è scritto nella voce Aikido in Wikipedia. La conclusione è che i 7 siti italiani fanno riferimento ad un unico testo. Prima di illustrare il quadro emerso dalla lettura di una piccola parte del materiale scaricato dalla rete o reperito in testi, si ritiene opportuno dedicare alcune riflessioni al conflitto e alle modalità con le quali le persone interagiscono in tali situazioni. La cosa più importante è comprendere che il conflitto è una caratteristica della natura umana e che non può essere eliminato. Ciò che noi possiamo fare è scegliere in quale modo gestire una simile condizione. Ma è fondamentale riconoscere il conflitto e accettarlo come occasione di crescita. Poiché il conflitto è una esperienza di disagio e di sofferenza, bisogna fare in modo di accogliere questi stati come trasformarli in una occasione di sviluppo, per sperimentare nuovi modi di gestione dei conflitti. Ancora una osservazione fondamentale: il conflitto interpersonale non è una condizione tutto/nulla. Esso si struttura e si evolve attraverso alcuni stadi che sono facilmente riconoscibili, che in Figura 1procedono dal basso verso l alto (condizione di crisi). Figura 1: esempio di stadi attraversati per passare da una condizione di benessere ad una di crisi (o scontro) La conclusione dello scontro viene determinata dal modo con il quale le parti decidono di affrontarlo; in genere si individuano tre tipi di atteggiamento dentro al conflitto: quello aggressivo, quello della rinuncia (passività e fuga) e quello assertivo (Figura 2). Il comportamento passivo-aggressivo viene dalla posizione dell io bambino. I suoi tipici comportamenti sono: mentire, tenere il broncio, incolpare qualcun altro di ciò che si prova (mi fai sentire ), di non essere diretti, di essere sarcastici e manipolativi. Sono comportamenti che manifestano solo in parte le emozioni provate. Quando

4 4 Figura 2: Possibili comportamenti durante il conflitto qualcuno ci tratta così è come se ci desse uno schiaffo, ci tendesse un imboscata o ci colpisse al ventre. E una sensazione molto fisica. Questo succede se qualcuno mi chiedesse: sei arrabbiato? ed io rispondessi: NOO! Con le parole si dice no ma il corpo, la voce, il volto dicono sì. E un atteggiamento che confonde l interlocutore che reagirà, tendenzialmente, a non dire più nulla, Questo modo di comunicare (che impariamo ad usare da piccoli e che continuiamo ad adottare per altri 18 anni) impedisce ogni forma di buona relazione. La persona aggredita quindi fugge (tacendo o allontanandosi), cercando di evitare lo scontro. Il secondo comportamento è quello aggressivo: le emozioni non sono più trattenute e vengono manifestate. E un comportamento che assomiglia a quello di un genitore, che ci critica. In genere si critica la persona invece che criticare il suo comportamento. Ad esempio, il bambino prende un brutto voto perché non ha studiato. La critica si sposta dal comportamento ( sei stato pigro, avresti potuto impegnarti di più ) alla sua personalità ( Sei un fannullone! ). Le caratteristiche quindi sono: valutare l intera persona, colpirlo, etichettarlo, insultarlo o iniziare una frase col tu. Tutte azioni che manifestano la ricerca di una posizione di superiorità nei confronti dell interlocutore. La tendenza di quest ultimo sarà quella di difendersi. Questo tipo di aggressività verbale equivale ad una bastonata in testa, a un pugno in faccia. La prima cosa che accade è che l interlocutore ascolta ciò che viene detto, poi si tappa le orecchie perché una cosa che inizia così non può che peggiorare e poi incomincia a pensare al punto più debole dell aggressore. Questo tipo di comportamento cerca lo scontro, che può trasformarsi in vera e propria rissa. Il terzo modo per gestire il conflitto è quello assertivo, che si basa su una buona comunicazione. Esso afferisce all io adulto: è aperto, onesto, diretto, paritario. Assertivo è un approccio che ci mette in condizione di gestire in modo positivo e costruttivo i rapporti interpersonali. È una tecnica che può essere appresa e, con la pratica, diviene una capacità che può essere migliorata. E assertiva una persona che sia in grado di: 1. comunicare, senza troppe paure, il proprio vissuto, adottando un linguaggio fisico e verbale non aggressivo 2. esporre il proprio punto di vista senza sopraffare quello degli altri, sapendo che la verità è merce rara e quasi mai appartiene esclusivamente ad una persona. 3. tendere ad una soluzione che si avvicini il più possibile ai suoi obiettivi, senza essere aggressiva, rispettando i desideri e gli obiettivi degli altri, 4. valutare le persone in maniera attiva, ascoltando come parlano e come si esprimono ma anche osservando il loro atteggiamento corporeo, al fine di comprendere le loro reali intenzioni;

5 5 5. assumersi le proprie responsabilità con coraggio e consapevolezza dei propri limiti. Purtroppo, nella nostra cultura questo tipo di comportamento non è stato molto diffuso. Tutto ciò è possibile quando la persona ha fiducia in sé stessa e negli altri, quando riconosce che ognuno può commettere errori, quando è consapevole che ogni problema può essere affrontato e risolto nel migliore dei modi. Pertanto ha un immagine positiva di sé, si accetta ed è pronta a difendere i propri diritti senza calpestare quelli degli altri. È ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiduciosa e riflessiva di fronte ai problemi, dei quali valuta i rischi; manifesta le sue emozioni positive (curiosità, eccitazione, serenità, gioia di vivere, benessere...) e gestisce quelle negative (ansia, irritazione, paura...). a esprimere con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni. Interagisce con gli altri, s impegna nel proprio lavoro, si assume la responsabilità dei propri errori, ecc. E una persona che può sperimentare un giusto sentimento di altruismo. E quindi una persona che agisce per la propria dignità e per quella delle altre persone. Chi pratica AiKiDo si sarà reso conto, leggendo il testo in corsivo, che molte considerazioni sono simili a quelle che guidano il suo impegno sul tatami. E questa esperienza che ci fa sostenere che l assertività è connaturata alla disciplina. Infatti, se obiettivo della pratica è la gestione dei propri impulsi bellicosi e delle proprie paure (cercando di riportare l aggressore verso una condizione di equilibrio), allora si può asserire che un simile atteggiamento è, in una situazione di conflitto fisico, un agire assertivo. La rappresentazione di uno scontro che ha portato ad una rissa che venga gestito potrebbe essere quello di Figura 3, dove i demoni dello scontro irrazionale che sono controllati dall Aikido (rappresentato con la simbologia ying-yang). Figura 3: Rappresentazione del ruolo dell aikido nella gestione dello scontro, in caso di conflitto E evidente però che se il ruolo dell Aikido fosse quello delineato avremmo conclusa la nostra ricerca. Ma questo non basterebbe a realizzare l Arte della Pace, l obiettivo che il Fondatore attribuisce all Aikido.

6 6 La gestione del conflitto implica che debbono essere investite risorse per far sì che la relazione non sfoci nella crisi (o scontro). Ecco allora che l Aikido potrebbe svolgere un ruolo importante collocandosi anche ad altri livelli del processo degenerativo della relazione, per fermarlo ed invertirlo (Figura 4), rendendo così inutile quindi il ricorso alla disciplina per il controllo fisico dell aggressore. Figura 4: L Aikido come metodo per il rispristino del benessere relazionale e la prevenzione dello scontro. In questa prospettiva, la disciplina si darebbe un obiettivo molto più importante, a livello sociale, che non quello di essere semplicemente un arte marziale giapponese. Con questo quadro di riferimento, è possibile tornare alla documentazione raccolta, per comprendere quali siano le ragioni per un uso dell aikido nei confitti quotidiani. L Aikido affonda le proprie radici nella concezione etica della Via della Pace di Morihei Ueshiba: L arte della Pace è il principio della non resistenza. Poiché chi non resiste è vittorioso fin dall inizio. L Arte della Pace è invincibile perché non compete contro nulla. Il pensiero di Ueshiba può apparire in contraddizione con quello del Mahatma Gandhi, il quale sosteneva che Non esiste una via della pace. La stessa Pace è la via. In realtà sono i praticanti dell Aikido che decidono se esiste o meno una contraddizione. Chi pratica Aikido in Pace sta percorrendo la Via della Pace, soddisfacendo così il pensiero di entrambi. Ancora una volta è l uomo a fare grande la via: chi, mentre pratica, costruisce relazioni conflittuali, non sta praticando l Aikido di Ueshiba. Non sta cerando la padronanza su sé stesso ma quella sugli altri. Le tecniche potrebbero essere perfette (nella loro marzialità e nella loro potenza distruttiva) tanto da essere essere la fotocopia di quelle mostrate dal Fondatore, ma non costruirebbero Pace. Questo è l'ambizioso traguardo spirituale, morale e sociale dell'aikido, che chiede all'aikidoka di essere sempre prioritariamente disposto a rinunciare alla finalità di ricercare la sconfitta di chi si è posto nel ruolo di avversario. (Wikipedia) Ueshiba credeva che i principi di conciliazione, armonia, cooperazione ed empatia potessero essere applicati coraggiosamente a tutte le sfide che affrontiamo nella nostra

7 7 vita: nelle relazioni personali, nelle nostre interazioni con gli altri esseri umani nella società, nel lavoro e negli affari e nel nostro rapporto con la natura (Stevens John) La pratica dell Aikido, consente di acquisire valori e tradurli in comportamenti in modo subliminale. Perché? Perché si pratica in coppia, senza obiettivi agonistici, con lo scambio continuo dei ruoli. Tutte le persone (salvo rare eccezioni) che praticano Aikido per molti anni, portano con sé questo modo di vivere le relazioni con gli altri. Inconsapevolmente, prima, poi con maggior consapevolezza, si affinano sensibilità e disponibilità. Sotto il profilo psicologico, Seisser sostiene che l Aikido è un modello per : 1) la consapevolezza del conflitto, ne accetta l esistenza mantenendo il corpo rilassato e la mente calma. Il conflitto esso sembra essere componente naturale della condizione umana. Per questo, la nostra sola decisione è sul come scegliere di rispondere ad esso; 2) la valutazione del conflitto e dei suoi rischi. Quanto costerà e dove ti condurrà il conflitto nascente? Comprendere l entità del pericolo potenziale e del danno è la intelligenza-chiave per valutare il corso più appropriato dell azione; 3) la prevenzione del conflitto, anche con l uso dell umiltà, del senso comune e delle buone maniere. 4) la gestione del conflitto. Non si può gestire qualche cosa senza qualche implicazione con il conflitto o con l attacco. L aikido insegna a unirsi, entrare e fondersi e ridirigere un attacco; 5) la risoluzione del conflitto, condotta verso una situazione dove nessuno perde In ogni persona che perde nasce un risentimento che la induce a rifarsi appena possibile. Inoltre, esso allena ad accogliere il disagio del conflitto e la sofferenza che esso produce, per prenderne coscienza, per accoglierla, come un esperienza da elaborare. (Dogliotti Marasso) Aikido è non-violento, non competitivo e non opponente. Ciò significa che con cerca di ferire, vincere o resistere a ciò che una persona ci offre (Lynn Seiser). Tutti questi benefici nascono dal fatto che si ricostituisce, nella pratica, l unità tra corpo e mente, spesso trascurata nella vita di tutti i giorni. Non si tratta di proprietà esoteriche o metafisiche, bensì di aspetti molto semplici, quali la relazione tra respirazione e rilassamento mentale, tra capacità di muoversi nello spazio mantenendo l equilibrio mentale, senza essere condizionati dalla eventuale presenza di altri. Sotto questo profilo possiamo ricordare: 1) La percezione del proprio centro in modo diretto e semplice per indurre a quello stato dell unità corpo/mente ottimale per la soluzione dei conflitti (rilassatezza, consapevolezza, focalizzazione). (Judith Warner) 2) La respirazione consente di porre in sintonia controllo mentale, azione corporea e respirazione, per giungere, attraverso una respirazione adeguata al movimento, alla calma e alla chiarezza mentale. (Homma)

8 8 3) Stratching e cadute: consentono di verificare i propri limiti ed essere in grado di superarli con attenzione consapevole. Vincere la mente negativa (quella che dice basta, non ce la faccio più ) senza bisogno di aiuto esterno. Questa esperienza migliora il senso di sicurezza 4) Con la posizione di seiza s impara a cercare le ragioni delle consuetudini, ad esprimere intenzioni pacifiche, comunicando così rispetto e cortesia (Homma) 5) Con i movimenti di contrazione e rilassamento (associati alla respirazione) si gestisce l alternanza di stati di tensione e di rilassamento (Homma) Infine, il guardare nella stessa direzione, significa togliere lo sguardo dall altro e ridurre la situazione psicologica di conflitto. Le relazioni, in Aikido, sono solo in parte condizionate dalla ritualità. Il più delle volte sono conseguenza naturale del contesto della pratica; ad esempio: 1) Diversamente dalla maggior parte delle arti marziali, l'aikido non si basa su una strategia competitiva, e non è finalizzata alla vittoria mediante la sconfitta dell'avversario. Al contrario, l'aikidoka impara a modificare la relazione con un soggetto arrogante, trasformando un rapporto di tipo oppressore-vittima in una relazione tra soggetti uguali. 2) Lavorare in coppia porta a: rispettare il partner - sviluppare atteggiamenti empatici e collaborativi accettare la diversità dell altro assumersi le responsabilità del lavorare con altre persone rapporto di fiducia e di aiuto reciproco (Homma). 3) La capacità di comunicare, anche in situazioni conflittuali, si acquisisce attraverso un articolato corollario degli strumenti messi a disposizione dalla pratica livello corporeo, emozionale e psichico (Gianmarco Olivè) 4) Con la pratica si sviluppa la sensibilità nell incontro con l altro (Gianmarco Olivè) 5) L Aikido insegna a proporre il proprio punto di vista, nel rispetto di sé stessi e dell altro. Il suo agire è assertivo: ossia chiaro e rivolto ad un preciso scopo, e consente di esprimere ed esercitare l abilità di manifestare le proprie intenzioni e decisioni, rispettando appieno l interlocutore. (Beatrice Corsale) 6) L aikido consiste in incontri, scontri e interazioni: è comunicazione attraverso il movimento ed evoluzione continua. (Stan Wrobel) Questo punto sembra ampiamente dimostrata la valenza formativa dell Aikido nell ambito delle relazioni. Tutto questo quadro di riferimento porta a sviluppare la riflessione su come possa essere applicato l aikido nela vita di tutti i giorni. Una prima risposta è nella tabella sottostante dove vengono formulate alcune considerazioni a titolo d esempio (Tabella 2). Questa tabella è parte di un testo scritto in collaborazione con Maria Bonassi.

9 9 AiKiDo sul tatami l AiKiDo utilizza l intero corpo come strumento di difesa. Se si usasse solo la forza di una parte del corpo (es. le braccia) il risultato sarebbe deciso dal predominio fisico. Ma questo non è il senso dell AiKiDo. La tecnica si origina se tutta la mente e tutto il corpo lavorano insieme. Il lavoro sul tatami, con la ricerca degli angoli giusti per armonizzarsi col partner, è finalizzato soprattutto a un coinvolgimento di tutto il corpo nell esecuzione della tecnica. Mantenere la giusta distanza (mahai): le tecniche dell AiKiDo possono essere utilizzate solo se la distanza tra attaccante ed attaccato è ottimale. Il tempo di reazione, il rapporto dei corpi il tipo di attacco e la sua intensità determineranno il tipo di tecnica di difesa nonché la sua efficacia. L eccessiva vicinanza aumenta i rischi derivanti da un colpo imprevisto. Per controllare uke è bene che egli sia costretto a lunghi spostamenti perché questo consente di avere più tempo per reagire. Mantenere una posizione stabile e rilassata significa conseguire un equilibrio tra abbassamento del baricentro e mantenimento della capacità di movimento. Se le gambe vengono piegate eccessivamente il baricentro si abbassa (facendo aumentare la stabilità del corpo) ma allo stesso tempo si riduce la capacità di reagire rapidamente spostandosi. Bisogna quindi avere la consapevolezza del proprio baricentro e percepire la sua posizione ottimale. Il baricentro è il punto nel quale immaginiamo sia condensata tutta la nostra massa. Ma significa anche una respirazione efficace e una mente attenta ma rilassata. Il rilassamento si avverte quando si supera la paura dell attacco, perché si conoscono le proprie capacità di risposta, grazie all esercizio continuo.. La risposta assertiva sul piano fisico (controllo dell avversario senza causargli sofferenza inutile) necessità che sia stata appresa e sviluppata la capacità di mantenere la calma interiore; ciò è possibile solo quando si è acquisita la sicurezza delle proprie capacità tecniche La fragilità di uke si manifesta nel breve periodo di tempo in cui cerca di colpire. Per una frazione di secondo la sua energia gli impedisce di modificare il colpo; questo può essere sperimentato con gli esercizi di migi no awase e hidari no awase eseguiti col ventaglio (ma anche con ken o jo), che ci fanno sperimentare l esistenza di un tempo che intercorre tra l inizio dell attacco e il suo compimento nel quale è possibile agire (spostarsi, allontanarsi, contrattaccare). Grazie a questa certezza, nel tempo che precede l attacco si sperimenta una condizione di vigile calma, sostenuta dalla respirazione diaframmatica. AiKiDo di tutti i giorni Usare tutta l unità corpo/mente Mantenere la giusta distanza (mahai): Mantenere il proprio centro fisico e mentale Attendere il momento giusto Per affrontare la vita è necessario essere consapevoli di tutte le proprie potenzialità; dobbiamo esercitarci a pensare, ad essere critici, ad usare la parola per esprimere concetti e dobbiamo imparare ad ascoltare. Giorno dopo giorno dobbiamo affinare i nostri strumenti e renderli sempre più efficaci nelle relazioni. Non basta un sorriso stereotipato per esprimere un gesto distensivo: dobbiamo essere veramente disponibili dentro di noi. Dobbiamo sperimentarci nei rapporti con gli altri per capire e gestire le interazioni. Mantenere la giusta distanza significa non essere psicologicamente troppo vicini agli altri. Nè troppo lontani. La sofferenza proviene quasi sempre da persone alle quali ci siamo avvicinati troppo. Persone nelle quali avevamo riposto troppa fiducia. O da coloro che abbiamo tenuto troppo lontano. La vita implica costantemente questo equilibrio tra avvicinamento (un lasciarsi andare che implica fiducia) e l incertezza della evoluzione dei rapporti (diffidenza). Il mantenimento del proprio equilibrio fisico e mentale dentro una relazione potenzialmente aggressiva è alla base dell assertività. Anche in questo caso la calma interiore deve prima essere sperimentata nello stare soli, con sé stessi. Solo dopo aver scoperta questa condizione e solo dopo averla fatta diventare un tratto del proprio agire, possiamo pensare di adottarla delle relazioni con altre persone. Ricordiamoci che le emozioni nascono dentro di noi, che hanno origine nella nostra mente. Bisogna quindi imparare a riconoscerle e a capire i motivi della loro origine. Quando saremo in grado di gestire l emozioni (grazie alla nostra intelligenza emotiva) saremo nella possibilità di sostenere in modo assertivo un conflitto Nulla è più inibente della perdita di attenzione che accompagna l ansia o la paura. Dobbiamo essere consapevoli che, anche nella quotidianità, un attacco serio richiede che venga preparato. Ciò significa che una battuta cattiva o una scorrettezza, seppure seccanti, non devono essere considerate come un attentato alla nostra stabilità emotiva. Se così fosse avremmo bisogno di un supporto terapeutico. Per un attaccante, creare le condizioni per danneggiarti seriamente richiede tempo e lavoro. E questo può essere percepito. E necessario quindi leggere l avversario e intuire l attacco: Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici [candidi] come le colombe Vangelo di Matteo, 10,16-23).

10 10 contrattaccare). Grazie a questa certezza, nel tempo che precede l attacco si sperimenta una condizione di vigile calma, sostenuta dalla respirazione diaframmatica. Osservare l avversario in modo completo, senza fissare una parte del suo corpo. Se guardiamo le mani potremmo non notare un altro pericolo, se lo guardiamo negli occhi potremmo distrarci. Questo ci potrebbe far commettere un errore letale: sottovalutarlo o sopravvalutarlo. Percepire l altro nella sua globalità significa tenere uno sguardo femminile. Il maschio della specie umana tende a focalizzare lo sguardo su un punto e quindi scannerizza lo spazio muovendo lo sguardo. Lo sguardo femminile coglie l insieme della situazione (non a caso le donne sono più abili nell intessere e mantenere relazioni sociali) Non esserci significa non essere lì dove arriva il colpo. Quando il colpo arriva non trova che il vuoto. Questo sbilancia chi attacca, che ormai si è scoperto. Il fatto di non trovare il corpo sul quale scaricare la propria energia induce ad un disequilibrio che può essere sfruttato. Non esserci non vuole dire fuggire : nella fuga si perde la capacità di controllo della situazione (a meno che non sia una finta fuga). Il non esserci deve quindi avvenire sempre in un modo adeguato, che deve essere appreso. Essere consapevoli delle proprie capacità tecniche è importante perché ci rende prudenti. Cercheremo di fare in modo che chi ci attacca lo faccia nel modo più congeniale alle nostre capacità di difesa. E evidente che disporre di un solo strumento difensivo può essere poco efficace. Noi potremo continuamente cercare di sottrarci al conflitto ma chi ci attacca può perseverare. Per questo è necessario adottare molteplici possibilità di difesa e non limitarci a una soltanto. Essere pienamente consapevole Non esserci Darsi strumenti e tecniche tempo e lavoro. E questo può essere percepito. E necessario quindi leggere l avversario e intuire l attacco: Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici [candidi] come le colombe Vangelo di Matteo, 10,16-23). Osservare le persone nella loro globalità. E evidente che una parte delle loro personalità ci sfuggirà ma da un osservazione complessiva potremo raccogliere più indizi su chi ci sta di fronte: come parla, come si muove, come interagisce con gli altri ecc. Tutto questo può fornirci indicazioni su come interpretare i suoi comportamenti nei nostri confronti. Anche qui l errore da non commettere riguarda la valutazione corretta delle sue reali volontà e capacità. Potremmo anche intuire quando sta per attaccarci. Ciò che spesso ci confonde in un attacco è che esso giunge inatteso. Capire la ragione di un conflitto è possibile anche osservando le persone. Ad esempio, ci si può chiedere se una di esse stia subendo un invasione da parte nostra, o se stia percependo qualche forma di competizione o di pericolo dalla nostra presenza, oppure se voglia richiamare la nostra attenzione, se sia un soggetto litigioso o disperato, se stia scaricando su di noi le sue frustrazioni. Nei conflitti psicologici non esserci non assume una connotazione spazio/temporale. Non significa fuggire. Significa limitarsi a percepire l attacco e a esserne indifferenti, ma non ignorarlo. Per comprendere questo aspetto dobbiamo essere consapevoli che le emozioni nascono dentro di noi e non possiamo incolpare altri di ciò. Una persona non può farci irritare : siamo noi che ci irritiamo. Siamo noi che decidiamo come interpretare una frase, un tono. Siamo noi che decidiamo quanto profondo debba essere il nostro dolore. Ciò non significa essere apatici e accidiosi. Significa il contrario: mantenere il nostro equilibrio mentale che qualcuno vorrebbe mettere in crisi. Ma il non esserci potrebbe significare anche un modo per ristrutturare la relazione, rivedendo apparentemente la propria opinione per sedare l aggressività (Scaglione e Vergnani, 2000). Inoltre può essere il modo per uscire dalla situazione di conflitto parlando del conflitto in quanto tale (metacomunicazione, secondo Scaglione e Vergnani, 2000) Quali strumenti possediamo per far fronte ad una aggressività psicologica (verbale)? Questa è la domanda che dovremmo porci. Riteniamo che la migliore strategia difensiva sia una coerente onestà. Così come nello scontro fisico le tecniche sono esercitate per bloccare l avversario senza danneggiarlo seriamente, anche nello scontro psicologico è possibile adottare tecniche neutre in termini morali. Spostare un attacco che usa la derisione sul piano della serietà o sorridere di una argomentazione seria può essere un modo per delegittimare chi ci attacca. Ma ciò è possibile anche per persone disoneste (essendo appunto queste semplici tecniche dialettiche). La forza vera

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