A CURA DEL GRUPPO AVR

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "A CURA DEL GRUPPO AVR"

Transcript

1 A CURA DEL GRUPPO AVR BENATI GIUSEPPE CANOVA GIULIANA CECCARELLI PAOLA CIUCCI GABRIELE CONSALICI ELENA DALL'ARA SANDRO FARNETI DANIELE NALDI ANDREA NUGHINI SILVIA RASI FABRIZIO SANTULLO ANTONIETTA

2

3 PRESENTAZIONE L acquisizione della consapevolezza teorica di favorire mediante lo strumento delle linee guida stili di pratica assistenziale basati su criteri di documentata efficacia, è un esigenza professionale e sociale non più eludibile, la dimostrazione da parte di una comunità professionale della propria capacità di autogoverno. Questo manuale ne è una testimonianza. I principali scopi sono: - un contributo all apprendimento continuo attraverso la diffusione delle evidenze scientifiche; - uno stimolo alla verifica della base scientifica del proprio agire; - un auspicio, laddove sia opportuno e attraverso strategie mirate, di una modifica dei comportamenti professionali. E certo che lo sviluppo di linee guida non è garanzia del suo adeguato utilizzo, l impegno maggiore è nell implementazione e nella creazione di una consapevolezza della sua esistenza, di ciò che essa implica e dei suoi benefici per i diversi attori coinvolti. 1

4 SOMMARIO/INDICE PREMESSA INTRODUZIONE METODOLOGIA DI SVILUPPO DEL MANUALE ELEMENTI DI ANATOMO-FISIOLOGIA E FISIOPATOLOGIA CAPITOLO 1 Raccomandazioni e razionale: prevenzione/screening trattamento formazione del personale CAPITOLO 2 Percorso per la gestione precoce del paziente ictale con disturbi di deglutizione La riabilitazione in fase acuta Igiene del cavo orale CAPITOLO 3 Prevenzione e trattamento della malnutrizione nello stroke in fase acuta ALLEGATI Schema di sintesi operativa Schede operative La formazione del personale Gli strumenti per la misurazione del peso corporeo BIBLIOGRAFIA 2

5 PREMESSA Se la deglutizione deriva dal risultato combinato di forze che mantengono il bolo fuori delle vie respiratorie durante il transito in faringe, la disfagia deriva da un disordine in questo percorso, durante il suo inizio o dalla coordinazione di queste forze. Ciò può realizzarsi durante il transito orale, faringeo o esofageo, con il risultato di una deglutizione non protettiva sulle vie respiratorie (alte e/o basse) o non in grado di detergere le cavità dal bolo in transito. La disfagia è un sintomo comune a molte patologie o l esito di diverse terapie. La disfagia costituisce un eventualità frequente e talora sottovalutata durante l evento cerebrovascolare acuto, poiché si verifica dal 28% al 45% dell ictus cerebrale acuto emisferico. Qualora non riconosciuta, tale manifestazione ha risvolti negativi sull evoluzione del paziente cerebrovascolare, sia per le complicanze respiratorie che per le conseguenze nutrizionali e di disidratazione. Alcuni dati di letteratura (ASHA Special Populations: Dysphagia. Edition Rockville MD 2002) stimano come una disfagia é presente fra il 13-14% dei pazienti ricoverati in reparti di degenza per acuti, il 30-35% di pazienti in centri di riabilitazione ed il 40-50% in lungodegenze. Il 15-50% della popolazione dopo i 65 anni presenta disfagia (Feinberg M.J., Knebl J., Segall L. Aspiration and the elderly. Dysphagia; 1990;5:61-71.) mentre complicanze respiratorie rappresentano la 5 causa di morte dopo i 65 anni e la 3 dopo gli 85 anni (La Croix AZ, Lipson S, Miles TP, White L. A prospective study of pneumonia hospitalizations and mortality of US older people: the role of chronic conditions, health, behaviour and nutritional status. Public Health Reports. 1989;104: ). Fra il si è avuto il 93,5% di aumento delle ospedalizzazioni dell anziano in relazione ad infezioni polmonari da aspirazione (Baine WB, Yu W, Summe JP Epidemiologic Trends in the hospitalization of elderly Medicare patients for pneumonia, Am J public health 2001; 91:1121-3). Si stima che negli USA persone nel 2010 necessiteranno di cure per disfagia (12. U.S Census Bureau, Populations Projection Program. Department of Commerce Population Division. Washington, DC, 2000 Jan). Affligge il 13% di pazienti con lesioni emisferiche unilaterali e il 71% con lesioni bilaterali. Dati più recenti (Martino el al 2005, Mann et al 2001) stimano una incidenza di disfagia nel paziente stroke in fase acuta al 60%, entro un mese al 20%, a 2-3 mesi al 10%. Secondo dati dell Agency of Health Care Policy and Research (Agency for Health Care Policy and Research. Diagnosis and treatment of swallowing disorders (dysphagia). Evidence Report Technology Assessement n. 8, 1999), il 75% di pazienti ospedalizzati per stroke lamentano disfagia che nel 91% dei casi può persistere a tre mesi dall episodio acuto. Il 43-54% di questa popolazione presenta inalazione che si complica nel 40% dei casi con broncopolmoniti. Il 4% di questi soggetti muore per complicanze respiratorie. Altri dati documentano come la sopravvivenza di pazienti stroke con disfagia a 3 mesi dall episodio acuto (Sharma et al 2001) si riduce di 3 volte rispetto ai non disfagici mentre per coloro che hanno una aspirazione documentata radiologicamente tale rischio si riduce di 11 volte. Pazienti stroke che falliscono il test dell acqua hanno una maggiore probabilità di sviluppare complicanze respiratorie (Sellars et al. 2007) così come pazienti stroke screenati in fase acuta vedono ridotto tale rischio di 3 volte. In base a questi ed altri dati, la necessità di identificare quanto più precocemente possibile pazienti stroke con disfagia diventa un imperativo che realizza l obiettivo di ridurre le complicanze precoci e 3

6 a medio-lungo termine ma anche di ridurre la spesa sanitaria e migliorare la QOL per paziente. Questo obiettivo bene si coniuga con l esigenza delle attuali aziende sanitarie di standardizzare percorsi di diagnosi-terapia ma si scontra con alcuni rilevazioni che ci provengono dalla quotidianità del nostro operato: una valutazione completa del paziente disfagico è complessa e richiede competenze e abilità: il numero di professionisti in grado di compiere questa valutazione è limitato standard di cura per pazienti stroke raramente vengono stabiliti per la disfagia percorsi standardizzati di presa in carico precoce presso i Centri disfagie non sono sempre implementati carenza di comunicazione fra operatori di uguale o diversa estrazione (cartella clinica integrata, consegne ai cambi di turno) carenza di consapevolezza del disturbo di deglutizione (formazione). Implementare percorsi di presa in carico precoce di disturbi di deglutizione (screening) in pazienti stroke implica attivare una cascata di eventi sanitari che impegna operatori professionali diversi: medici, di assistenza e riabilitazione. Un percorso razionalmente costruito prevede che il personale sia adeguatamente formato sull argomento e le competenze dei diversi operatori vengano rispettate all interno di un team multi professionale. Se adeguatamente funzionante il percorso deve permettere, oltre ad obiettivi precedentemente esposti, di: - ridurre i carichi di lavoro - ridurre il costo della assistenza mantenendone la qualità. Punti di riflessione preliminari per affrontare il problema possono essere i seguenti: foniatri e logopedisti come referenti ed istruttori termini temporali realistici identificazione di figure di snodo amministrazione e personale stabile comunicazione tra tutti i partecipanti Il reperimento delle risorse per la realizzazione di percorsi di presa in carico precoce di disturbi di deglutizione (screening) presso le diverse realtà territoriali può inizialmente rappresentare il primo punto da affrontare. 4

7 INTRODUZIONE Scopo Lo scopo principale di questo manuale è di fornire agli operatori sanitari raccomandazioni utili nella pratica clinica ad impostare interventi appropriati e necessari per identificare e gestire la disfagia nei pazienti colpiti da stroke nella fase acuta. Gli obiettivi sono: Individuare i soggetti a rischio da avviare a procedure di screening Fornire ai professionisti gli strumenti ed i metodi migliori per valutare pazienti con disfagia Uniformare il comportamento fra le diverse figure professionali di team interdisciplinari Fornire al professionista un documento di riferimento per audit clinici (verifica del processo assistenziale attuato). A chi è indirizzato il manuale Questo manuale è indirizzato a tutti i professionisti della salute inclusi: manager, medici, infermieri, logopedisti, fisioterapisti, personale di supporto. Per poter garantire un approccio coordinato e migliorare l assistenza ai pazienti, la valutazione del rischio, la prevenzione e il trattamento devono essere viste come aree di intervento inter-professionale. Il manuale non può sostituire né travalicare la responsabilità individuale del professionista nel prendere appropriate decisioni nelle diverse situazioni e per un determinato paziente, in collaborazione con il paziente stesso, il familiare o altri enti. Articolazione del manuale La struttura del manuale si articola in quattro sezioni: Raccomandazioni per la prevenzione/screening, per il trattamento e formazione del personale con relativo razionale (capitolo 1). Procedura per la gestione precoce del paziente ictale con disturbi di deglutizione e procedura per l'igiene del cavo orale (capitolo 2). Procedura per la prevenzione e trattamento della malnutrizione nello stroke in fase acuta (capitolo 3). Sezione allegati comprendenti: uno schema di sintesi operativa, protocolli e schede operative Revisione del manuale Periodicamente il gruppo di lavoro effettuerà una ricerca ed analisi della bibliografia per valutare la necessità di eventuali aggiornamenti ed integrazioni del manuale. 5

8 METODOLOGIA DI SVILUPPO DEL MANUALE Individuazione del gruppo di lavoro e membri di consulenza Il manuale è stato sviluppato grazie al lavoro di un gruppo multidisciplinare di Area Vasta Romagna afferente alle seguenti Unità Operative e strutture organizzative: Audiologia e Foniatria Direzione Infermieristica Fisiatria Fisioterapia Neurologia Team Nutrizionale I partecipanti sono stati identificati sia per la loro competenza ed esperienza in merito al tema della disfagia sia per la loro competenza ed esperienza sulla ricerca di evidenze. Adattamento delle raccomandazioni La scelta e l'adattamento delle raccomandazioni ha assunto come riferimento la linea guida SIGN Management of patients with stroke: identification and management of dysphagia A national clinical guideline GIUGNO Un panel di esperti composto dal gruppo che ha redatto il manuale ha provveduto all'adattamento locale delle raccomandazioni. Il livello e rispettivo grading delle evidenze riportato dalla linea guida è il seguente: 1++ Meta-analisi, revisioni sistematiche di RCT o RCT di alta qualità e con rischio molto basso di bias 1+ Meta-analisi, revisioni sistematiche, o RCT ben condotti con basso rischio di bias 1 - Meta-analisi, revisioni sistematiche, o RCT con un elevato rischio di bias 2++ Revisioni sistematiche di studi caso-controllo o di coorte di alta qualità. Studi caso-controllo o studi di coorte di alta qualità e con un rischio molto basso di bias 2+ Studi caso controllo o di coorte ben condotti con un basso rischio di bias 2 - Studi caso-controllo o di coorte con un elevato rischio di bias 3 Studi non analitici, ad esempio, case reports, serie di casi 4 Opinine di esperti A B C Almeno una meta-analisi, revisione sistematica, o RCT classificato come 1 + +, e direttamente applicabili alla popolazione target, oppure un corpo di evidenze consistenti principalmente in studi classificati come 1 +, direttamente applicabili alla popolazione target un corpo di evidenze che includono studi classificati come 2 + +, direttamente applicabili alla popolazione target, oppure evidenza estrapolata da studi classificati come o 1 + Un corpo di evidenze che includono studi classificati come 2 +, direttamente applicabili alla popolazione target, oppure evidenza estrapolata da studi classificati come D Prove di livello 3 o 4, oppure evidenza estrapolata da studi classificati come 2+ GOOD PRACTICE POINTS Raccomandazioni di buona pratica sulla base dell'esperienza clinica del gruppo di sviluppo delle linee guida 6

9 Ricerca bibliografica e consultazione di banche dati Nella seguente tabella è riportato il report della ricerca effettuata: FONTE BANCA DATI COMPARATIVA SNLG PAROLE CHIAVE (se utilizzate) totali ESITI Perti nenti SNLG Citazione bibliografica Regione Toscana - Linea guida diagnosi e cura dell ictus FLI Federazione Logopedisti Italiani 1 1 Consensus Conference Torino, 29 gennaio Linee guida sulla gestione del paziente disfagico adulto in foniatria e logopedia Canadian best practice recommendations for stroke care. Canadian Stroke Network - Disease Specific Society Heart and Stroke Foundation of Canada - (revised 2008 Dec). NGC National Guideline Clearinghouse "DYSPHAGIA" AND "ACUTE STROKE" 33 5 Clinical guidelines for acute stroke management. National Stroke Foundation (Australia) Oct. American Association of Neuroscience Nurses. Guide to the care of the hospitalized patient with ischemic stroke. 2nd ed. Glenview (IL): American Association of Neuroscience Nurses; 2008 May-Jun Cough and aspiration of food and liquids due to oralpharyngeal dysphagia: ACCP evidence-based clinical practice guidelines. Chest 2006 Jan Institute for Clinical Systems Improvement (ICSI). Diagnosis and initial treatment of ischemic stroke Jun. SIGN 1 1 Management of patients with stroke: identification and management of dysphagia A national clinical guideline GIUGNO 2010 Cochrane Database of Systematic Reviews DYSPHAGIA AND STROKE 2 2 Interventions for dysphagia in acute stroke Philip MW Bath, Fiona J Bath-Hextall, David Smithard January 2009 Acupuncture for dysphagia in acute stroke Yue Xie, Liping Wang, Jinghua He, Taixiang Wu July 2008 TRIP "dysphagia" AND "acute stroke" 25 1 Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ). Diagnosis and treatment of swallowing disorders (dysphagia) in acute-care stroke patients. Rockville, MD: Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ)

10 Deglutizione normale ELEMENTI DI ANATOMO-FISIOLOGIA E FISIOPATOLOGIA L assunzione di cibo è un atto complesso che consente l introduzione, oltre che di alimenti e quindi energia, di informazioni provenienti dall ambiente esterno. In questo senso è una attività che ci relaziona con la realtà che ci circonda. Le strutture coinvolte in questo complesso evento sono principalmente contenute nel distretto cervico-facciale e in vario modo deputate alla fonazione, alla verbalità articolatoria, alla esplorazione e conoscenza del mondo esterno. La deglutizione è l abilità a convogliare sostanze solide, liquide, gassose o miste dall esterno allo stomaco. Questo percorso è delimitato da due sfinteri, labiale ed esofageo inferiore e può realizzarsi in senso bidirezionale (ad esempio nei ruminanti), sia in condizioni fisiologiche che patologiche. Il vomito, sotto questa ottica, non è un meccanismo della deglutizione. Nell uomo il percorso intersfinteriale si realizza attraverso una regione anatomica delimitata da quattro strutture: si parla di quadrivio naso-bucco-laringo-esofageo ad indicare quella cavità viscerale (principalmente del faringe) dove le vie digerente e respiratoria si incrociano con la necessità vitale di mantenere distinte ed autonome la funzione respiratoria e deglutitoria. La deglutizione è un atto motorio altamente integrato: alla sua realizzazione intervengono organi effettori del distretto cervico-facciale sotto il controllo di un centro bulbare (Centro della Deglutizione). Il centro è adiacente il Nucleo del Tratto solitario e il nucleo Ambiguo e provvede all automatismo della deglutizione: è rappresentato bilateralmente e la sua attivazione inibisce il centro del vomito, della tosse e del respiro, garantendo sincronia fra deglutizione e respirazione. Riceve afferenze corticali, sottocorticali e sensitive dal glossofaringeo, vago, trigemino. L arco riflesso della deglutizione si realizza nel centro bulbare attraverso : - vie afferenti che veicolano al bulbo gli stimoli sensitivi (meccanici ma anche chimici) a partenza dalla mucosa oro-faringo-laringea indotti principalmente dal transito del bolo; - vie efferenti motrici che partono dai nuclei dei nervi cranici impegnati nella deglutizione:. nella fase orale il V (muscoli masticatori), VII (muscolatura mimica della faccia), XII (muscolatura intrinseca della lingua);. nella fase faringea il IX e il X (muscolatura del palato, faringe e laringe). Il controllo centrale della deglutizione si innesta sull arco riflesso bulbare. Gli stimoli sensitivi raccolti in periferia (trigemino, glossofaringeo e vago) giungono al talamo, e da qui raggiungono la corteccia sensitiva della regione postrolandica (area 3,2,1 di Brodman). La corteccia premotoria (area 6 di Brodman), la corteccia precentrale e il lobo dell insula in vario modo provvedono alla attività dei nuclei dei nervi cranici motori attraverso le vie cortico-nucleari del sistema piramidale (area 6) provvedendo ad una attivazione volontaria del riflesso deglutitorio. La regolazione della sequenza motoria è sottoposta al controllo del sistema extrapiramidale e cervelletto. Da un punto di vista operativo nella deglutizione riconosciamo 5 fasi precedute da una fase anticipatoria indotta da segnali chimici che in vario modo dispongono all assunzione successiva di sostanze: Fase 0: preparazione extraorale delle sostanze da ingerire e superamento dello sfintere labiale; è volontaria. Fase 1: preparazione orale delle sostanze mediante insalivazione, perisalivazione, detersione buccale, fino ad ottenere il bolo. E volontaria; Fase 2: stadio orale o coinvolgimento del bolo verso l istmo delle fauci ed avvio del riflesso deglutitorio (dura circa un secondo). E volontaria; Fase 3: stadio faringeo o transito del bolo nel quadrivio faringeo; è una successione di atti involontari che trasferiscono il bolo dalla cavità orale all esofago, garantendo la chiusura delle vie respiratorie sia in alto, verso il rinofaringe, che in basso verso il laringe, ed opponendosi al transito inverso dalle vie digerenti. Dura circa un secondo; Fase 4: stadio esofagea, involontario (dura circa 8-20 secondi); 8

11 Fase 5: stadio gastrico. In pratica gli alimenti, già prima di essere introdotti in bocca, vengono adeguatamente predisposti, manipolati (eventualmente con l ausilio di protesi ) e resi disponibili ad essere assunti. Fase Orale: superato l ostio labiale l alimento viene masticato e triturato per l azione combinata delle mascelle e lingua ma anche guance e pavimento orale fino a che il cibo, impastato con la saliva o altro liquido, viene ridotto a bolo e posizionato in una doccia mediana del corpo linguale. La punta della lingua, fissata dietro la papilla retroincisale superiore, guida la propulsione del bolo all indietro, all interno di una camera ad alta pressione delimitata dalle arcate dentali contrapposte. Fase Faringea: il bolo oltrepassa l istmo delle fauci, dove è localizzata una prima area reflessogena che avvia il riflesso faringeo della deglutizione. Il faringe viene fissato in alto e lateralmente: il velo palatino si solleva a chiudere il rinofaringe. Il laringe seguendo il movimento dell osso ioide viene sollevato in alto e in avanti mentre l epiglottide si ribalta all indietro; le corde vocali vere, false e le pliche ariepiglottiche si medializzano a chiudere il passaggio in laringe. I seni piriformi si aprono a raccogliere il bolo convogliandolo in basso verso lo sfintere esofageo superiore (SES) che inizialmente è chiuso. La muscolatura faringea si contrae in un onda peristaltica che anticipa l apertura del SES, segue il bolo in basso verso lo sfintere e ripulisce il faringe. Fase Esofagea: inizia la fase esofagea con una serie di onde peristaltiche primarie e secondarie che spingono il bolo verso lo stomaco. Un atto deglutitivo normale richiede circa due secondi per completarsi (fase oro-faringea); inizia in maniera volontaria e si conclude in maniera involontaria. Il tempo della fase volontaria varia con la consistenza e volume del bolo (solido o liquido) che deve essere ingerito. Vale la pena di ricordare che fisiologicamente oltre i 65 anni si registra una riduzione dell efficienza dell atto deglutitivo legato a fenomeni di invecchiamento delle strutture deputate al suo espletamento, in particolare un depauperamento della componente muscolare (sarcopenia). In condizioni normali ciò permette un adattamento progressivo che permette una funzionalità dello stesso. In presenza di stressors tale condizione può divenire un fattore di comorbidità scivolando in una condizione patologica. Quanto sopra detto non è valido per la deglutizione del bambino, realizzandosi con modalità di accrescimento di strutture e funzioni fino all età di anni. Disfagia La disfagia è sintomo di una patologia variamente localizzata o sistemica. Rispetto alla deglutizione normale, come sopra schematizzata, rappresenta una espressione di disagio e/o devianza, realizzandosi senza una adeguata protezione sulle basse vie respiratorie. Questo comporta la penetrazione di bolo o secrezioni in laringe o la loro aspirazione o inalazione nelle basse vie respiratorie. Ciò può avvenire stimolando la tosse (quale meccanismo difensivo) o in maniera silente cioè in assenza di tosse. L inalazione può indurre broncopolmoniti e col tempo fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria. L aspirazione può avvenire prima, durante o dopo la deglutizione secondo eventi temporali che la valutazione strumentale deve definire. Risulta comodo distinguere le disfagie in base alla localizzazione del disturbo e all età del paziente. Disturbi della deglutizione in età evolutiva sono principalmente legati a malocclusioni dentali e dismorfismi cranio-facciali, patologie disgenetiche o neurologiche (S. di Down e oligofrenie, paralisi cerebrali infantili, schisi palatine); nell adulto e nell anziano sono perlopiù legati a patologie neurologiche centrali o periferiche (SLA, paralisi bulbari, S. di Wallemberg, Parkinson) e a posttrauma (ivi includibili anche quelle secondarie a chirurgia maggiore sul capo-collo). Rispetto alla localizzazione del disturbo e da un punto di vista operativo risulta proficuo distinguere fra una disfagia alta (orofaringea) ed una disfagia bassa (esofagea). Le disfagie basse sono dovute perlopiù a patologie esofagee; le disfagie alte, oggetto della nostra trattazione, sono dovute ad un disordine della fase orale e/o faringea della deglutizione. 9

12 CAPITOLO 1 RACCOMANDAZIONI TRATTE DALLE LINEA GUIDA SIGN MANAGEMENT OF PATIENTS WITH STROKE: IDENTIFICATION AND MANAGEMENT OF DYSPHAGIA A NATIONAL CLINICAL GUIDELINE GIUGNO PREVENZIONE/SCREENING Valutazione clinica iniziale della deglutizione e dell alimentazione dopo l'ictus Raccomandazioni 1. Tutti i pazienti con ictus dovrebbero essere sottoposti a screening per disfagia, prima di ricevere cibo e bevande. (Grado C) 2. Il test del bolo d acqua dovrebbe essere utilizzato come parte dello screening per il rischio di aspirazione nei pazienti con ictus. (Grado B) 3. L'anamnesi del paziente deve tener conto di comorbidità e altri fattori di rischio (ad esempio fumo o malattie respiratorie) per identificare il rischio aumentato di sviluppare polmonite ab ingestis. (Grado C) 4. I pazienti con disfagia devono essere monitorati ogni giorno nella prima settimana al fine di individuare un rapido recupero. Le osservazioni devono essere registrate come parte del piano di assistenza.(grado D) Una tipica procedura di screening della deglutizione dovrebbe includere: iniziale considerazione del livello di coscienza del paziente e del grado di controllo posturale. Se il paziente è in grado di collaborare attivamente e in grado di essere sostenuto in posizione verticale la procedura dovrebbe comprendere anche l'analisi dell'igiene orale, del controllo delle secrezioni orali, e se appropriato, il test del bolo d acqua. (Grado B) 5. Lo screening precoce e ripetuto per il rischio nutrizionale è necessario per consentire adeguati interventi nutrizionali. (Good practice point) 6. Il rischio nutrizionale del paziente dovrebbe essere stabilito secondo una procedura di screening valida, affidabile e adatta per pazienti colpiti da ictus. (Grado D) La valutazione del rischio nutrizionale deve essere effettuata entro le prime 48 ore con regolare rivalutazione in seguito durante il recupero del paziente e devono essere registrati prima di ogni dimissione.(grado D) La valutazione del rischio nutrizionale del paziente dovrebbe includere una valutazione della loro capacità di mangiare in modo indipendente e una registrazione periodica del loro consumo alimentare. (Grado D) Il monitoraggio continuo dello stato nutrizionale deve includere una combinazione dei seguenti parametri: test biochimici (ad es bassa pre-albumina, compromissione del metabolismo del glucosio); status della deglutizione, perdita di peso non intenzionale, valutazione di mangiare e dipendenza; apporto nutrizionale.(grado D) I risultati del processo di screening nutrizionale devono guidare il rinvio del caso ad un dietologo per la valutazione e la gestione. (Grado D) 7. Lo screening nutrizionale dovrebbe comprendere: l'indice di massa corporea (BMI), la capacità di alimentarsi, l'appetito, la condizione fisica e la condizione mentale.(grado D) Razionale 1. La disfagia interessa una grande percentuale dei pazienti con ictus indipendentemente dalla localizzazione del danno cerebrale. La difficoltà di deglutizione può determinare aspirazione e ridotta assunzione orale con complicanze potenzialmente gravi quali polmonite, malnutrizione e disidratazione. Poiché queste complicanze possono essere reversibili o evitabili, è importante sottoporre a screening tutti i pazienti colpiti da ictus, al fine di individuare le persone a rischio. 2. Il test del bolo d acqua viene spesso utilizzato per identificare il rischio di aspirazione. Al paziente vengono somministrati cucchiaini di acqua e invitato a deglutire: sono osservati insorgenza di tosse o alterazione nella voce. Se non vi sono segni negativi, al paziente viene 10

13 somministrato un quantitativo maggiore di acqua da un bicchiere. Questo test ha una sensibilità riportata > 70% e una specificità del 22-66% per la previsione di aspirazione ed è un test di screening utile e con giusta sensibilità. 3. La somministrazione di farmaci per le condizioni pre-esistenti che determinano disfagia come effetto collaterale potenziale deve essere interrotta (ad esempio bifosfonati e integratori di potassio). La disfagia in associazione a compromissione polmonare (ad esempio, malattie polmonari croniche ostruttive, il fumo o la tosse inefficace) può aumentare il rischio di polmonite. La necessità di aiuto per alimentarsi ha dimostrato essere un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di polmonite nei pazienti anziani. La carie e la presenza di batteri cariogeni e di altri agenti patogeni nel cavo orale possono essere importanti fattori di rischio per la polmonite ab ingestis nei pazienti anziani. 4. I pazienti non sufficientemente stabili per una valutazione, dovranno essere riconsiderati ogni giorno per evitare ritardi per la completa valutazione clinica. Nella pratica clinica, il processo di screening per l'identificazione di questi pazienti è attuato da un esperto professionista nella gestione della disfagia (di solito un logopedista). Se la procedura di screening non individua eventuali difficoltà, al paziente può essere consentito di mangiare e bere secondo programmi graduali e partendo dal primo livello, evitando inutili restrizioni all'assunzione orale in attesa di una completa valutazione clinica. I test di screening sono basati su fattori di rischio identificati e devono essere effettuati da personale sanitario addestrato alla procedura. Nelle aree per acuti si tratta di solito di un infermiere esperto. Studi di valutazione della funzione deglutitoria dopo ictus acuto suggeriscono che molti pazienti con disfagia riescono a recuperare già durante la prima settimana e la maggior parte migliora alla fine della seconda settimana. I protocolli di screening devono includere un chiaro percorso di azione per tutti i possibili risultati (ad esempio nulla per bocca, inizio della dieta orale). I pazienti che sono a digiuno o a dieta dovrebbero continuare a ricevere i farmaci clinicamente essenziale per via appropriata. In un certo numero di procedure di screening simili tra loro sono descritte in letteratura; tutte si basano su una gamma di caratteristiche cliniche, volte a evidenziare la disfunzione nella deglutizione. 5. Studi osservazionali hanno stabilito che tra il 16 e il 49% dei pazienti con ictus, con o senza disfagia, sono denutriti al momento del ricovero in ospedale. Inoltre, la disfagia di per sé è associata a malnutrizione. I fattori di rischio di denutrizione al momento dell'accesso alla riabilitazione sono: l'uso del sondino naso gastrico, un precedente episodio di stroke; diabete mellito. I fattori di rischio di malnutrizione ad una settimana dallo stroke sono: denutrizione pre-esistente, problemi di deglutizione; aumento del cortisolo libero urinario. 6. Lo screening nutrizionale è una procedura semplice e rapida, che identifica le caratteristiche cliniche note per essere associate con una modificazione dello stato nutrizionale. I risultati del processo di screening dovrebbe dirigere tutte le ulteriori azioni necessarie, ad esempio, l'intervento di un dietologo per una valutazione globale nutrizionale, o la registrazione di cibo e di assunzione di liquidi. Lo screening regolare e precoce dei pazienti con ictus per la denutrizione è importante. Studi su popolazione colpita da ictus hanno concluso che deficit nutrizionali si sviluppano durante tutta la fase di riabilitazione e ciò indica la necessità di un più strutturato monitoraggio dello stato nutrizionale. In uno studio il 57% dei pazienti sono risultati aver perso peso da una settimana a 6 mesi dopo l'ictus e il 22% erano denutriti a sei mesi post ictus. Il monitoraggio continuo del rischio nutrizionale richiede la valutazione di una serie di parametri diversi. Una revisione sistematica sulla difficoltà di alimentazione post ictus evidenzia la necessità di valutare la capacità di alimentarsi in modo autonomo e il volume di cibo consumato. Altri fattori predittivi di rischio nutrizionale identificati sono: l'ictus grave, dipendenza severa, bassi livelli di pre-albumina, metabolismo del glucosio alterato e perdita di peso involontaria. Le evidenze sostengono la necessità di combinare i risultati di tutti questi parametri per fornire una valutazione accurata e costante dello stato nutrizionale, piuttosto che affidarsi a una singola misura. 7. Anche se molti strumenti di screening utilizzano l'indice di massa corporea come criterio per valutare la malnutrizione, una recente revisione ha concluso che il peso e i suoi cambiamenti sono più sensibili e più dinamici come parametri di screening nelle persone anziane. Pesare e misurare i pazienti colpiti da ictus può presentare alcuni problemi pratici, come la necessità di attrezzature specialistiche e di formazione. Il Malnutrition Universal Screening Tool (MUST), avviato nel 2004, è stato approvato dalla British Dietetic Association, dal Royal College of Nursing e dal Registered Nursing Home Association. Ulteriori informazioni sono disponibili presso il sito 11

Problematiche nutrizionali nel post-ictus

Problematiche nutrizionali nel post-ictus LA SALUTE DEL CITTADINO AL CENTRO DELLA GOVERNANCE LE RETI INTEGRATE Problematiche nutrizionali nel post-ictus Giancarlo Sandri Stesura 14 marzo 2012 L ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di

Dettagli

Luca Pantarotto. Hospice Casa San Giovanni di Dio Ospedale S. Raffaele Arcangelo Fatebenefratelli Venezia

Luca Pantarotto. Hospice Casa San Giovanni di Dio Ospedale S. Raffaele Arcangelo Fatebenefratelli Venezia Luca Pantarotto Hospice Casa San Giovanni di Dio Ospedale S. Raffaele Arcangelo Fatebenefratelli Venezia Fisiologia della deglutizione atto complesso che implica l utilizzo coordinato e sincrono della

Dettagli

LA DISFAGIA LA DISFAGIA 11/04/2011. Organi deputati alla deglutizione. 5.3 obiettivo Infermieristica Cronicità e Disabilità

LA DISFAGIA LA DISFAGIA 11/04/2011. Organi deputati alla deglutizione. 5.3 obiettivo Infermieristica Cronicità e Disabilità Organi deputati alla deglutizione 5.3 obiettivo Infermieristica Cronicità e Disabilità Riconoscere i problemi della persona anziana con malattie croniche e/o disabilità ed i relativi interventi infermieristici,

Dettagli

COME VALUTARE LA DISFAGIA?

COME VALUTARE LA DISFAGIA? COME VALUTARE LA DISFAGIA? Corso di Laurea in Logopedia A.A. 2010/2011 C.I. Fono-Logopedia 1 Scienze Tecniche Mediche Applicate in Logopedia IX Audisio Alessia La Rosa Carmen Antonia Maneo Federica Romano

Dettagli

POSITION PAPER: RUOLO DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA

POSITION PAPER: RUOLO DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA libro:layout 1 21-10-2010 15:06 Pagina 49 POSITION PAPER: RUOLO DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E CLINICA M. L. Amerio, D. Domeniconi in collaborazione con la Rete dei Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica

Dettagli

IL MORBO DI PARKINSON E LA DISFAGIA

IL MORBO DI PARKINSON E LA DISFAGIA IL MORBO DI PARKINSON E LA DISFAGIA Persona (anziane) affette da M.P. possono andare incontro a malnutrizione per fattori psicosociali, fisici, ma anche per possibili specifiche disfunzioni deglutitorie

Dettagli

LA DISFAGIA NEL PAZIENTE CON ICTUS CEREBRALE ACUTO: aspetti infermieristici e riabilitativi

LA DISFAGIA NEL PAZIENTE CON ICTUS CEREBRALE ACUTO: aspetti infermieristici e riabilitativi LA DISFAGIA NEL PAZIENTE CON ICTUS CEREBRALE ACUTO: aspetti infermieristici e riabilitativi Ospedale Niguarda CàGranda Milano Ester Pileio INFERMIERA Silvia Zigiotto INFERMIERA Una delle attivitàvitali

Dettagli

CONSIGLI PRATICI PER I FAMILIARI DEL PAZIENTE DISFAGICO

CONSIGLI PRATICI PER I FAMILIARI DEL PAZIENTE DISFAGICO CONSIGLI PRATICI PER I FAMILIARI DEL PAZIENTE DISFAGICO Gentile Utente, questa guida intende fornirle alcune informazioni e consigli per la gestione della persona con disfagia. Nel nostro Ospedale può

Dettagli

LINEE GUIDA TERAPEUTICHE NELLE DISFAGIE NEUROGENE

LINEE GUIDA TERAPEUTICHE NELLE DISFAGIE NEUROGENE LINEE GUIDA TERAPEUTICHE NELLE DISFAGIE NEUROGENE Antonio SCHINDLER Dipartimento di Scienze Cliniche Università degli Studi di Milano LE LINEE GUIDA Sulla base dei dati emersi dagli studi di OUTCOME, vengono

Dettagli

Nutrire e alimentare nella fragilità: difficoltà e strategie d aiuto

Nutrire e alimentare nella fragilità: difficoltà e strategie d aiuto Nutrire e alimentare nella fragilità: difficoltà e strategie d aiuto Filippo Ghelma Responsabile UD DAMA Ospedale S. Paolo Milano Vicepresidente Fondazione Mantovani Castorina onlus Riflessioni nutrizionali

Dettagli

IL PAZIENTE AD ALTA COMPLESSITA SANITARIA L ASPETTO ASSISTENZIALE SUL TERRITORIO A DOMICILIO E IN RESIDENZA

IL PAZIENTE AD ALTA COMPLESSITA SANITARIA L ASPETTO ASSISTENZIALE SUL TERRITORIO A DOMICILIO E IN RESIDENZA IL PAZIENTE AD ALTA COMPLESSITA SANITARIA L ASPETTO ASSISTENZIALE SUL TERRITORIO A DOMICILIO E IN RESIDENZA Dott.ssa Laura Traverso UO Anziani Savona Dip. Cure primarie IL PAZIENTE AD ALTA INTENSITA E

Dettagli

Premessa. Il Presidente della Federazione Nazionale ALICE Dr. Giuseppe D Alessandro

Premessa. Il Presidente della Federazione Nazionale ALICE Dr. Giuseppe D Alessandro Premessa L Ictus Cerebrale, pur essendo in Italia la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte, non ha ricevuto finora, a differenza di altre malattie altrettanto gravi per l

Dettagli

L importanza importanza mportanza della Nutrizione nella Sclerosi Laterale Amiotrofica Una g uida guida per per ilil p aziente paziente

L importanza importanza mportanza della Nutrizione nella Sclerosi Laterale Amiotrofica Una g uida guida per per ilil p aziente paziente L importanza della Nutrizione nella Sclerosi Laterale Amiotrofica Una guida per il paziente 1 Che cos è la Sclerosi Laterale Amiotrofica? La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa

Dettagli

La malnutrizione dell anziano

La malnutrizione dell anziano La malnutrizione dell anziano MEDICO DI FAMIGLIA FAMIGLIA E VICINATO SERVIZIO SOCIO-ASSISTENZIALE COMUNALE ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA SERVIZIO DI IGIENE ALIMENTI E NUTRIZIONE Paolo Spinella CASA

Dettagli

I percorsi assistenziali nel post-acuto: la riabilitazione

I percorsi assistenziali nel post-acuto: la riabilitazione Criteri di appropriatezza strutturale, tecnologica e clinica nella prevenzione, diagnosi e cura della patologia cerebrovascolare I percorsi assistenziali nel post-acuto: la riabilitazione Stefano Paolucci

Dettagli

PROGETTO SCIENTIFICO CONTINUITA DELLE CURE IN FIBROSI CISTICA

PROGETTO SCIENTIFICO CONTINUITA DELLE CURE IN FIBROSI CISTICA UOC FIBROSI CISTICA, DMP OPBG- IRCCS e ASSOCIAZIONE OFFICIUM ONL.US. PROGETTO SCIENTIFICO CONTINUITA DELLE CURE IN FIBROSI CISTICA Sviluppo ed Implementazione della cultura assistenziale del malato cronico

Dettagli

I FABBISOGNI NUTRIZIONALI NELL ANZIANO. Chivasso, Ciriè, Ivrea 2011

I FABBISOGNI NUTRIZIONALI NELL ANZIANO. Chivasso, Ciriè, Ivrea 2011 I FABBISOGNI NUTRIZIONALI NELL ANZIANO Chivasso, Ciriè, Ivrea 2011 FABBISOGNI NUTRIZIONALI NELL ANZIANO Proteine: 1-1,2 g/kg/die; Calorie: 20-30/kg/die Es.: anziano di 60 kg 60-72 g di proteine; 1200-1800

Dettagli

REGIONE PIEMONTE ASSESSORATO ALLA SANITA RETE DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA

REGIONE PIEMONTE ASSESSORATO ALLA SANITA RETE DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA REGIONE PIEMONTE ASSESSORATO ALLA SANITA RETE DELLE STRUTTURE DI DIETETICA E NUTRIZIONE CLINICA PROCEDURA DI SCREENING DELLA MALNUTRIZIONE PER PAZIENTI ADULTI OSPEDALIZZATI Premessa All ammissione in ospedale

Dettagli

X che negli ultimi due anni NON ha avuto rapporti diretti di finanziamento con

X che negli ultimi due anni NON ha avuto rapporti diretti di finanziamento con Il sottoscritto BERTOLIN ANNALISA ai sensi dell art. 3.3 sul Conflitto di Interessi, pag. 17 del Reg. Applicativo dell Accordo Stato Regione del 5 novembre 2009, dichiara X che negli ultimi due anni NON

Dettagli

Sessione 4.1 Riabilitazione e continuità assistenziale

Sessione 4.1 Riabilitazione e continuità assistenziale Modulo 4 Assistenza al paziente e alla famiglia nel post-ictus Sessione 4.1 Riabilitazione e continuità assistenziale durata: 60 h 0 di 31 Obiettivi di apprendimento della sessione descrivere la rete assistenziale

Dettagli

Il ruolo della professione infermieristica nell evoluzione evoluzione della domanda di salute. Maria Grazia Proietti

Il ruolo della professione infermieristica nell evoluzione evoluzione della domanda di salute. Maria Grazia Proietti Il ruolo della professione infermieristica nell evoluzione evoluzione della domanda di salute Maria Grazia Proietti il campo di competenza dell infermiere è rappresentato dal complesso delle attività rivolte

Dettagli

L alimentazione nell anziano non autosufficiente: strategie nutrizionali. Claudio Pedone Università Campus Biomedico Roma

L alimentazione nell anziano non autosufficiente: strategie nutrizionali. Claudio Pedone Università Campus Biomedico Roma L alimentazione nell anziano non autosufficiente: strategie nutrizionali Claudio Pedone Università Campus Biomedico Roma Disabilità e malnutrizione Limitazioni funzionali frequenti nell anziano sono associate

Dettagli

VALUTAZIONE E IL TRATTAMENTO DELLA DISFAGIA

VALUTAZIONE E IL TRATTAMENTO DELLA DISFAGIA Azienda USL Pescara U.O.S. Assistenza Intermedia Dirigente Responsabile: Dott. ssa Mirella Scimia P.C.A. Nutrizione Artificiale a Domicilio Nutrizione Enterale VALUTAZIONE E IL TRATTAMENTO DELLA DISFAGIA

Dettagli

Aphasia United www.aphasiaunited.org Raccomandazioni di Best Practice per l'afasia Introduzione

Aphasia United www.aphasiaunited.org Raccomandazioni di Best Practice per l'afasia Introduzione Aphasia United www.aphasiaunited.org Raccomandazioni di Best Practice per l'afasia Introduzione L'afasia è una disabilità acquisita della comunicazione dovuta ad un danno alle aree cerebrali del linguaggio,

Dettagli

L INFERMIERE CASE MANAGER IN MEDICINA INTERNA L ESPERIENZA DI BIELLA PROGETTO FLORENCE

L INFERMIERE CASE MANAGER IN MEDICINA INTERNA L ESPERIENZA DI BIELLA PROGETTO FLORENCE L INFERMIERE CASE MANAGER IN MEDICINA INTERNA L ESPERIENZA DI BIELLA PROGETTO FLORENCE Belluno 11 ottobre 2008 Derossi Valentina LA MIA FORMAZIONE Diploma universitario di infermiera 1999 Dal 2000 lavoro

Dettagli

PROGETTO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PER I PAZIENTI CON SLA E LE LORO FAMIGLIE

PROGETTO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PER I PAZIENTI CON SLA E LE LORO FAMIGLIE ALLEGATO 1 PROGETTO DI CONTINUITA ASSISTENZIALE PER I PAZIENTI CON SLA E LE LORO FAMIGLIE Il presente progetto è finalizzato alla sperimentazione nella Regione Piemonte di un percorso di presa in carico

Dettagli

Il ruolo del medico di medicina generale nell applicazione del PDTA sulle patologie bronco-ostruttive

Il ruolo del medico di medicina generale nell applicazione del PDTA sulle patologie bronco-ostruttive Medico di medicina generale, Bisceglie (BA) Il ruolo del medico di medicina generale nell applicazione del PDTA sulle patologie bronco-ostruttive Il recente documento della regione Puglia relativo ai percorsi

Dettagli

LA RETE DELLE CURE PALLIATIVE NELL ASL 2 SAVONESE

LA RETE DELLE CURE PALLIATIVE NELL ASL 2 SAVONESE CENTRO DI TERAPIA DEL DOLORE E CURE PALLIATIVE Direttore: dott. Marco Bertolotto LA RETE DELLE CURE PALLIATIVE NELL ASL 2 SAVONESE Le Cure Palliative forniscono il sollievo dal dolore e da altri gravi

Dettagli

LA CONTINUITA ASSISTENZIALE: Infermiera Luisa Valleise Cardiologia- Utic Aosta

LA CONTINUITA ASSISTENZIALE: Infermiera Luisa Valleise Cardiologia- Utic Aosta LA CONTINUITA ASSISTENZIALE: La LETTERA di DIMISSIONE INFERMIERISTICA Infermiera Luisa Valleise Cardiologia- Utic Aosta PARLIAMO DI DIMISSIONE A DOMICILIO A.D.I. Quali possibilità ha il paziente anziano

Dettagli

DOVREMMO USARE IL PSA PER LO SCREENING DEI TUMORI DELLA

DOVREMMO USARE IL PSA PER LO SCREENING DEI TUMORI DELLA DOVREMMO USARE IL PSA PER LO SCREENING DEI TUMORI DELLA PROSTATA? P. Vineis, G. Casetta* Servizio di Epidemiologia dei Tumori *Clinica Urologica 1, Università di Torino IL PROBLEMA Attività sistematiche

Dettagli

Il Caregiver: figura cardine per la sostenibilità della presa in carico del paziente complesso

Il Caregiver: figura cardine per la sostenibilità della presa in carico del paziente complesso UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTA DI MEDICINA E CHIRURGIA Il Caregiver: figura cardine per la sostenibilità della presa in carico del paziente complesso Maria Angela Becchi Taranto

Dettagli

L infermiere case-manager: l esperienza dell Unità Spinare Unipolare dell A.O. Niguarda di Milano

L infermiere case-manager: l esperienza dell Unità Spinare Unipolare dell A.O. Niguarda di Milano L infermiere case-manager: l esperienza dell Unità Spinare Unipolare dell A.O. Niguarda di Milano Noemi Ziglioli, Coordinatore Infermieristico USU Niguarda, Milano Giovanna Bollini, Direttore DITRA A.O.

Dettagli

Il team riabilitativo. www.ilfisiatra.it 1

Il team riabilitativo. www.ilfisiatra.it 1 Il team riabilitativo www.ilfisiatra.it 1 TEAM Riabilitativo Fisiatra Fisioterapista Altri medici Infermiere Bioingegnere Psicologo Paziente Terapista occupazionale Logopedista Assistente sociale Educatore

Dettagli

SC GERIATRIA Direttore Dott. Paolo Bonino LA GESTIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO

SC GERIATRIA Direttore Dott. Paolo Bonino LA GESTIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO SC GERIATRIA Direttore Dott. Paolo Bonino LA GESTIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO LA MALNUTRIZIONE LE CAUSE LE CONSEGUENZE COS È COME CONTRASTARLA COS È LA MALNUTRIZIONE? La malnutrizione è un alterazione

Dettagli

La nutrizione clinica nella continuità Ospedale-Territorio: il punto di vista della SINPE

La nutrizione clinica nella continuità Ospedale-Territorio: il punto di vista della SINPE La nutrizione clinica nella continuità Ospedale-Territorio: il punto di vista della SINPE Pietro Vecchiarelli U.O.C. Rianimazione Ospedale Belcolle- AUSL Viterbo Viterbo 1 La Malnutrizione ha un impatto

Dettagli

LA DEGLUTIZIONE NELL ANZIANO

LA DEGLUTIZIONE NELL ANZIANO LA DEGLUTIZIONE NELL ANZIANO a cura delle logopediste dell ASL TO 4 Dott.ssa R. Andreo- Dott.ssa G.Bonoroch- Dott.ssa P.Rampone Dott.ssa S.Valcasser S.C. R.R.F. A-B Ciriè Chivasso S.C. R.R.F. C Ivrea DEGLUTIZIONE

Dettagli

Relatore: Silvano Casazza Coautori: S. Marson, G. Cassavia, O. Manzi Affiliazione: CARD Lombardia

Relatore: Silvano Casazza Coautori: S. Marson, G. Cassavia, O. Manzi Affiliazione: CARD Lombardia Mettere a sistema le dimissioni protette: un possibile modello Relatore: Silvano Casazza Coautori: S. Marson, G. Cassavia, O. Manzi Affiliazione: CARD Lombardia In letteratura, sono stimate nel 2-3% di

Dettagli

L esperienza degli ospedali: la Regione Piemonte Roma 25 giugno 2008

L esperienza degli ospedali: la Regione Piemonte Roma 25 giugno 2008 QuickTime e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. L esperienza degli ospedali: la Regione Piemonte Roma 25 giugno 2008 QuickTime e un decompressore TIFF

Dettagli

Il multimediale nell educazione terapeutica: video-tutorial nella disfagia. Udine 19.09.2014

Il multimediale nell educazione terapeutica: video-tutorial nella disfagia. Udine 19.09.2014 Il multimediale nell educazione terapeutica: video-tutorial nella disfagia Udine 19.09.2014 Università degli studi di Udine Dipartimento di scienze mediche e biologiche Corso di Laurea in Infermieristica

Dettagli

ASSISTENZA CONTINUATIVA INTEGRATA PER PAZIENTI AFFETTI DA TUMORI CEREBRALI Dall ospedale all assistenza domiciliare alle cure palliative.

ASSISTENZA CONTINUATIVA INTEGRATA PER PAZIENTI AFFETTI DA TUMORI CEREBRALI Dall ospedale all assistenza domiciliare alle cure palliative. ASSISTENZA CONTINUATIVA INTEGRATA PER PAZIENTI AFFETTI DA TUMORI CEREBRALI Dall ospedale all assistenza domiciliare alle cure palliative. Il modello di cure domiciliari integrate in sperimentazione all

Dettagli

Innovazione organizzativa nelle cure primarie:

Innovazione organizzativa nelle cure primarie: Innovazione organizzativa nelle cure primarie: Il progetto di modernizzazione NOA dell Area Vasta Emilia Centro 2010-2012 obiettivi e risultati Maria Chiara Tassinari Convegno Nazionale AICM Riccione 25-26

Dettagli

Flavia Bencivenni Coordinatrice Lungodegenza Ospedale C.Magati Scandiano Azienda USL di RE

Flavia Bencivenni Coordinatrice Lungodegenza Ospedale C.Magati Scandiano Azienda USL di RE Flavia Bencivenni Coordinatrice Lungodegenza Ospedale C.Magati Scandiano Azienda USL di RE Capo I Articolo 2 L'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si

Dettagli

Le verifiche di qualità. Antonino Salvia

Le verifiche di qualità. Antonino Salvia Le verifiche di qualità 1) Obiettivi della qualità 2) Dimensioni correlate alla qualità 3) Concetto di quality assurance 4) Metodologie di approccio alla qualità 5) Audit clinico nel percorso stroke 6)

Dettagli

Ictus acuto: fase preospedaliera

Ictus acuto: fase preospedaliera Corso di Aggiornamento Obbligatorio per Medici di Medicina Generale Ictus Ruolo del Medico di Medicina Generale nell ambito del programma regionale ed aziendale sulla STROKE CARE Arezzo, Ordine dei Medici,

Dettagli

L IMPORTANZA DELLA DIETOTERAPIA NELLA MALNUTRIZIONE. Linee Guida Nutrizionali in ambito Chirurgico SERVIZIO DIETETICO

L IMPORTANZA DELLA DIETOTERAPIA NELLA MALNUTRIZIONE. Linee Guida Nutrizionali in ambito Chirurgico SERVIZIO DIETETICO L IMPORTANZA DELLA DIETOTERAPIA NELLA MALNUTRIZIONE Linee Guida Nutrizionali in ambito Chirurgico SERVIZIO DIETETICO MALNUTRIZIONE E DEFINITA COME QUALSIASI DISORDINE DELLO STATO NUTRIZIONALE,INCLUSI DISORDINI

Dettagli

Dalla rianimazione al domicilio. SERVIZIO ANESTESIA RIANIMAZIONE MEDICINA IPERBARICA P.O. MARINO Paolo Castaldi Fabiana Matta

Dalla rianimazione al domicilio. SERVIZIO ANESTESIA RIANIMAZIONE MEDICINA IPERBARICA P.O. MARINO Paolo Castaldi Fabiana Matta Dalla rianimazione al domicilio SERVIZIO ANESTESIA RIANIMAZIONE MEDICINA IPERBARICA P.O. MARINO Paolo Castaldi Fabiana Matta Dalla rianimazione al domicilio Problema Bisogni Risposta Piano personalizzato

Dettagli

CONTROLLO NEUROLOGICO DEI MUSCOLI DELLA DEGLUTIZIONE

CONTROLLO NEUROLOGICO DEI MUSCOLI DELLA DEGLUTIZIONE DEGLUTIZIONE: Passaggio del cibo dalla bocca allo stomaco. Prassia complessa che dipende dalla contrazione coordinata dei muscoli orofaringei, laringei e esofagei. (25 muscoli, 5 nervi) CONTROLLO NEUROLOGICO

Dettagli

PROCEDURA REV. 0 Pag. 1 / 8. Corretta identificazione dei pazienti, del sito chirurgico e della procedura chirurgica

PROCEDURA REV. 0 Pag. 1 / 8. Corretta identificazione dei pazienti, del sito chirurgico e della procedura chirurgica PROCEDURA REV. 0 Pag. 1 / 8 INDICE 1. Scopo 2. Campo applicazione 3. Modalità applicative e Responsabilità 4. Bibliografia e Webgrafia 6. Distribuzione ALLEGATO A rev. Data Redatto da Verificato da Approvato

Dettagli

a supporto dei malati di Parkinson dr. A.Marsano

a supporto dei malati di Parkinson dr. A.Marsano La rete dei servizi a supporto dei malati di Parkinson dr. A.Marsano Caratteristiche demografiche : il progressivo invecchiamento della popolazione M Italia 2000 F M Italia 2050 F L INDICE DI VECCHIAIA

Dettagli

SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELLE STRUTTURE ASSISTENZIALI PER ANZIANI

SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELLE STRUTTURE ASSISTENZIALI PER ANZIANI SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DELLA MALNUTRIZIONE NELLE STRUTTURE ASSISTENZIALI PER ANZIANI M. Ossola, D.Roglia, P. Maina S.C. A.S.T. ASL TO 4 Dati Regionali 2009 Quanti sono gli anziani piemontesi? > 65

Dettagli

Salute orale dell anziano: qualità della vita. un aspetto determinante per la. Tiziana Miola CPSE S.C. A.S.T.

Salute orale dell anziano: qualità della vita. un aspetto determinante per la. Tiziana Miola CPSE S.C. A.S.T. Salute orale dell anziano: un aspetto determinante per la qualità della vita Tiziana Miola CPSE S.C. A.S.T. Una delle condizioni di salute che più influisce sulla qualità della vita degli anziani è quella

Dettagli

Distretto di Carpi. Servizi socio-sanitari di sostegno al caregiver familiare 21 maggio 2011. Dr.ssa Rossana Cattabriga Dr. Giuseppe d'arienzo

Distretto di Carpi. Servizi socio-sanitari di sostegno al caregiver familiare 21 maggio 2011. Dr.ssa Rossana Cattabriga Dr. Giuseppe d'arienzo Distretto di Carpi Servizi socio-sanitari di sostegno al caregiver familiare 21 maggio 2011 Dr.ssa Rossana Cattabriga Dr. Giuseppe d'arienzo Settore Area Fragili U. O. Cure Primarie Area Disabili Area

Dettagli

SLA I COMPITI DEL NUTRIZIONISTA

SLA I COMPITI DEL NUTRIZIONISTA Palace Hotel Como 19 ottobre 2012 Comobrain 2012 4 Edizione SLA I COMPITI DEL NUTRIZIONISTA Dr Anna Toldi Medico Nutrizionista Responsabile del Servizio di Dietetica e Nutrizione clinica Ospedale Valduce

Dettagli

CONTINUITÀ DELLE CURE NELL ASSISTENZA AL MALATO CRONICO

CONTINUITÀ DELLE CURE NELL ASSISTENZA AL MALATO CRONICO CONTINUITÀ DELLE CURE NELL ASSISTENZA AL MALATO CRONICO Gruppo di Lavoro Federsanità ANCI Veneto e Friuli Venezia Giulia Salute e Welfare a Nordest Udine, Fondazione CRUP- 23 febbraio 2009 Dott. Daniele

Dettagli

S.I.A.N. Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione delle Aziende U.L.S.S. del Veneto Ottobre 2013

S.I.A.N. Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione delle Aziende U.L.S.S. del Veneto Ottobre 2013 S.I.A.N. Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione delle Aziende U.L.S.S. del Veneto Ottobre 2013 Gli obiettivi Fornire uno strumento per definire, migliorare, ed uniformare i sistemi di ristorazione dedicati

Dettagli

Percorsi di cura e assistenza tra ospedale e territorio: Il ruolo dei professionisti della sanità a supporto della conciliazione famiglia - lavoro

Percorsi di cura e assistenza tra ospedale e territorio: Il ruolo dei professionisti della sanità a supporto della conciliazione famiglia - lavoro Percorsi di cura e assistenza tra ospedale e territorio: Il ruolo dei professionisti della sanità a supporto della conciliazione famiglia - lavoro Nuove forme di presa in carico infermieristica per accogliere

Dettagli

La centrale operativa nell organizzazione del nuovo Distretto. Incontro CARD San Bonifacio 13 XII 2013

La centrale operativa nell organizzazione del nuovo Distretto. Incontro CARD San Bonifacio 13 XII 2013 La centrale operativa nell organizzazione del nuovo Distretto Incontro CARD San Bonifacio 13 XII 2013 Dalla multidimensionalità al Riconoscimento di Interdipendenze.interconnessioni Nodi e non solo RISOLVERLI

Dettagli

Light Balance bilancia elettronica innovativa per misurare il peso del paziente allettato

Light Balance bilancia elettronica innovativa per misurare il peso del paziente allettato IPSIA- Istituto Professionale Statale Industria ed Artigianato Catanzaro Light Balance bilancia elettronica innovativa per misurare il peso del paziente allettato Studenti: Vatrano Andrea, Giglio Fabrizio,

Dettagli

Alterazione della deglutizione: individuazione e gestione

Alterazione della deglutizione: individuazione e gestione GESTIONE RESPIRATORIA DEL PAZIENTE CON GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA (GCA) Milano, 19-20 maggio 2014 Alterazione della deglutizione: individuazione e gestione Log. Battel I. Servizio di Neuropsicologia

Dettagli

II CICLO CORSI FORMATIVI DI VIVA LA VITA ONLUS

II CICLO CORSI FORMATIVI DI VIVA LA VITA ONLUS II CICLO CORSI FORMATIVI DI VIVA LA VITA ONLUS Il corso prevede 9 incontri gratuiti in cui verranno affrontati i principali aspetti riguardanti l ordinaria gestione della persona affetta da SLA in ambito

Dettagli

Proposta di protocollo di gestione dei pazienti diabetici

Proposta di protocollo di gestione dei pazienti diabetici Proposta di protocollo di gestione dei pazienti diabetici Premesse Nella ipotetica piramide a tre livelli( fig 1) il primo livello preventivo ( familiarità IFG ecc ma comunque glicemia inferiore a 126)

Dettagli

COMUNICARE IL RISCHIO DI LESIONI DA PRESSIONE

COMUNICARE IL RISCHIO DI LESIONI DA PRESSIONE Al COMUNICARE IL RISCHIO DI LESIONI DA PRESSIONE Dott.ssa Marisa Prezza DIREZIONE CENTRALE SALUTE, INTERAZIONE SOCIOSANITARIA E POLITICHE SOCIALI E FAMIGLIA Area servizi assistenza ospedaliera Background(1)

Dettagli

PROGETTO NELL AMBITO DELLE CURE DOMICILIARI DI APPRENDIMENTO IN AMBITO CLINICO PROBLEMA PRIORITARIO DI SALUTE

PROGETTO NELL AMBITO DELLE CURE DOMICILIARI DI APPRENDIMENTO IN AMBITO CLINICO PROBLEMA PRIORITARIO DI SALUTE A.S.O. S. Giovanni Battista di Torino Organizzazione e Sviluppo Risorse Corsi di Laurea delle Professioni sanitarie Corso di Laurea in Infermieristica Università degli Studi di Torino Facoltà di Medicina

Dettagli

ANìMO e ricerca: un anno di lavoro. Letizia Tesei

ANìMO e ricerca: un anno di lavoro. Letizia Tesei ANìMO e ricerca: un anno di lavoro Letizia Tesei Il sottoscritto Tesei Letizia ai sensi dell art. 3.3 sul Conflitto di Interessi, pag. 17 del Reg. Applicativo dell Accordo Stato-Regione del 5 novembre

Dettagli

Il paziente disfagico: inquadramento clinico e aspetti riabilitativi

Il paziente disfagico: inquadramento clinico e aspetti riabilitativi Attualità nelle cure del paziente anziano nelle strutture riabilitative e residenziali Genova,4 Dicembre 2014 CISEF Il paziente disfagico: inquadramento clinico e aspetti riabilitativi Dott.ssa Paola Castellini

Dettagli

L ASSISTENZA RESPIRATORIA DOMICILIARE: PROBLEMI SUL TERRITORIO

L ASSISTENZA RESPIRATORIA DOMICILIARE: PROBLEMI SUL TERRITORIO L ASSISTENZA RESPIRATORIA DOMICILIARE: PROBLEMI SUL TERRITORIO Mario Caputi Ilernando Meoli Dipartimento di Scienze Cardiotoraciche e Respiratorie: Sezione di Malattie, Fisiopatologia e Riabilitazione

Dettagli

ISTITUTO GERIATRICO VILLA DELLE QUERCE. Prevenzione delle infezioni nel paziente di area critica: l igiene orale

ISTITUTO GERIATRICO VILLA DELLE QUERCE. Prevenzione delle infezioni nel paziente di area critica: l igiene orale Prevenzione delle infezioni nel paziente di area critica: l igiene orale L Igiene orale La cura della bocca e dell igiene orale è una corretta pratica assistenziale E una funzione di cura che deve essere

Dettagli

Regolamento Dell Unità Riabilitativa Domiciliare

Regolamento Dell Unità Riabilitativa Domiciliare Centro Di Riabilitazione Vaclav Vojta Regolamento Dell Unità Riabilitativa Domiciliare Pagina2 VEC Sommario UNITÀ DI RIABILITAZIONE DOMICILIARE 3 Destinatari 4 Capacità ricettiva e Prestazioni 4 Funzionamento

Dettagli

LESIONI DA DECUBITO NEL PAZIENTE ANZIANO OSPEDALIZZATO IN UN REPARTO PER ACUTI: PREVALENZA E CORRELATI CLINICI

LESIONI DA DECUBITO NEL PAZIENTE ANZIANO OSPEDALIZZATO IN UN REPARTO PER ACUTI: PREVALENZA E CORRELATI CLINICI LESIONI DA DECUBITO NEL PAZIENTE ANZIANO OSPEDALIZZATO IN UN REPARTO PER ACUTI: PREVALENZA E CORRELATI CLINICI UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRIESTE - DIPARTIMENTO DI SCIENZE MEDICHE, CHIRURGICHE E DELLA SALUTE

Dettagli

sicurezza paziente chirurgico checklist di sala operatoria

sicurezza paziente chirurgico checklist di sala operatoria Pagina 1 di 6 sicurezza paziente chirurgico checklist di sala operatoria Rev. Data Causale della modifica Condivisa/Valutata 0.0 Coord. Sanitario Distretto Ospedaliero AG 1 Coord. Sanitario Distretto Ospedaliero

Dettagli

Il Minimum Standard per la formazione iniziale del logopedista in Europa (traduzione italiana a cura di R. Muò e I. Vernero)

Il Minimum Standard per la formazione iniziale del logopedista in Europa (traduzione italiana a cura di R. Muò e I. Vernero) Il Minimum Standard per la formazione iniziale del logopedista in Europa (traduzione italiana a cura di R. Muò e I. Vernero) Al fine di raggiungere le conoscenze, le abilità e le competenze richieste,

Dettagli

Parte VI - SUPPORTO E FORMAZIONE AI CAREGIVER. David Simoni, Claudia Cantini, Sandra Passini

Parte VI - SUPPORTO E FORMAZIONE AI CAREGIVER. David Simoni, Claudia Cantini, Sandra Passini Parte VI - SUPPORTO E FORMAZIONE AI CAREGIVER David Simoni, Claudia Cantini, Sandra Passini INTRODUZIONE La famiglia costituisce in Italia la principale risorsa assistenziale per l anziano disabile. La

Dettagli

DIMISSIONI PROTETTE E ASSISTENZA DOMICILIARE. MARIA IMMACOLATA COZZOLINO GERIATRA DIRETTORE DISTRETTO RMF1 mariai.cozzolino@aslrmf.

DIMISSIONI PROTETTE E ASSISTENZA DOMICILIARE. MARIA IMMACOLATA COZZOLINO GERIATRA DIRETTORE DISTRETTO RMF1 mariai.cozzolino@aslrmf. DIMISSIONI PROTETTE E ASSISTENZA DOMICILIARE MARIA IMMACOLATA COZZOLINO GERIATRA DIRETTORE DISTRETTO RMF1 mariai.cozzolino@aslrmf.it Popolazione anziana Distretto RMF1 Dati 2000 65-74 75-84 >85 M 3397

Dettagli

Il diabete nell anziano e il rischio di. Claudio Marengo Marco Comoglio

Il diabete nell anziano e il rischio di. Claudio Marengo Marco Comoglio Il diabete nell anziano e il rischio di disabilità Claudio Marengo Marco Comoglio SEEd srl C.so Vigevano, 35-10152 Torino Tel. 011.566.02.58 - Fax 011.518.68.92 www.edizioniseed.it info@edizioniseed.it

Dettagli

Allegato 1 PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DEL MODELLO TOSCANO DI ASSISTENZA ALLA PERSONA CON DEMENZA

Allegato 1 PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DEL MODELLO TOSCANO DI ASSISTENZA ALLA PERSONA CON DEMENZA Allegato 1 PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DEL MODELLO TOSCANO DI ASSISTENZA ALLA PERSONA CON DEMENZA PREMESSA La Malattia di Alzheimer (MA) rappresenta un problema sanitario e sociale di primaria importanza

Dettagli

GLI INDICATORI PER LA TERAPIA LOGOPEDICA NEL SOGGETTO AUTISTICO

GLI INDICATORI PER LA TERAPIA LOGOPEDICA NEL SOGGETTO AUTISTICO GLI INDICATORI PER LA TERAPIA LOGOPEDICA NEL SOGGETTO AUTISTICO A cura di Dr. M. Brighenti * A. Cinì** S. Isoli** M. Maffei** * Neuropsichiatra Infantile, Primario del II Servizio NPI e PEE dell Azienda

Dettagli

Il problema della malnutrizione nell anziano

Il problema della malnutrizione nell anziano Università degli Studi di Padova Facoltà di Medicina e Chirurgia Corso di Laurea in Infermieristica Infermieristica Clinica in Aree Specialistiche Docente Dott. Fabris Pietro Il problema della malnutrizione

Dettagli

ASU San Giovanni Battista Torino S.C. Cardiologia 2

ASU San Giovanni Battista Torino S.C. Cardiologia 2 ASU San Giovanni Battista Torino S.C. Cardiologia 2 Il processo infermieristico espresso con un linguaggio comune: sviluppo delle competenze professionali attraverso la capacità di formulare diagnosi infermieristiche

Dettagli

La metodologia della Consensus Conference secondo il SNLG

La metodologia della Consensus Conference secondo il SNLG Convegno Nazionale GISCI (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma) 2015 Workshop precongressuale Finalborgo (SV) 20 maggio 2015 La metodologia della Consensus Conference secondo il SNLG Franca D

Dettagli

NORME PER LA PREVENZIONE, LA DIAGNOSI E LA CURA DEL DIABETE MELLITO DELL ETÀ ADULTA E PEDIATRICA

NORME PER LA PREVENZIONE, LA DIAGNOSI E LA CURA DEL DIABETE MELLITO DELL ETÀ ADULTA E PEDIATRICA NORME PER LA PREVENZIONE, LA DIAGNOSI E LA CURA DEL DIABETE MELLITO DELL ETÀ ADULTA E PEDIATRICA Legge regionale 11 novembre 2011, n. 24 (BUR n. 85/2011) [sommario] [RTF] Art. 1 - Finalità. 1. La Regione

Dettagli

La Rete Ligure di Cure Palliative 1

La Rete Ligure di Cure Palliative 1 La Rete Ligure di Cure Palliative 1 1. Premessa epidemiologica 2. Le cure palliative 3. Il modello organizzativo 3.1 La rete di cure palliative della regione Liguria 3.2 Le reti locali di cure palliative

Dettagli

Azienda Sanitaria di Pistoia Dott. Luca Lavacchi

Azienda Sanitaria di Pistoia Dott. Luca Lavacchi Nutrizione Artificiale nel Paziente Oncologico Azienda Sanitaria di Pistoia Dott. Luca Lavacchi Direttore UF Aziendale Cure Palliative e Hospice La Limonaia Corso di Formazione MMG 26 gennaio PISTOIA Spesso

Dettagli

Progetto Memento. Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e mantenimento della autonomia psicofisica

Progetto Memento. Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e mantenimento della autonomia psicofisica Progetto Memento Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e mantenimento della autonomia psicofisica Progetto Memento Diagnosi precoce della malattia di Alzheimer e mantenimento della autonomia psicofisica

Dettagli

ELENCO PRESTAZIONI PER IL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA

ELENCO PRESTAZIONI PER IL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA ALLEGATO B ELENCO PRESTAZIONI PER IL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA Medico Specialista ( es. geriatria- medicina interna o discipline equipollenti) 1. Prima visita domiciliare e stesura della

Dettagli

Il paziente oncologico tra ospedale e domicilio

Il paziente oncologico tra ospedale e domicilio Il paziente oncologico tra ospedale e domicilio L intervento infermieristico sul territorio Dati Fondazione F.A.R.O. o.n.l.u.s. Nell anno 2005 sono stati seguiti a domicilio 850 Pazienti P.S. =>40 Età

Dettagli

CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA PROCESSO DI NURSING. Prof. Loreto Lancia A.A. 2012/2013

CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA PROCESSO DI NURSING. Prof. Loreto Lancia A.A. 2012/2013 CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA PROCESSO DI NURSING Prof. Loreto Lancia A.A. 2012/2013 DM 739/94 Rabilitazione Palliazione CRONICITA ACUZIE Famiglia Residenze Country Hospital Hospice CASE MANAGEMENT

Dettagli

V GIORNATA MONDIALE BPCO

V GIORNATA MONDIALE BPCO V GIORNATA MONDIALE BPCO DR.SSA MARIELLA MARTINI Direttore Generale Azienda Sanitaria Locale Reggio Emilia 1 Provincia di Reggio Emilia 486.961 Abitanti Azienda USL di Reggio Emilia 6 Distretti 3776 Dipendenti

Dettagli

STUDI EPIDEMIOLOGICI. Giuseppe Gorini ISPO, Firenze g.gorini@ispo.toscana.it

STUDI EPIDEMIOLOGICI. Giuseppe Gorini ISPO, Firenze g.gorini@ispo.toscana.it STUDI EPIDEMIOLOGICI Giuseppe Gorini ISPO, Firenze g.gorini@ispo.toscana.it EPIDEMIOLOGIA DESCRITTIVA Studi sulla distribuzione di malattie nella popolazione in esame Tempo, luogo, persone affette da malattie

Dettagli

Il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica nella ristorazione ospedaliera

Il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica nella ristorazione ospedaliera Il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica nella ristorazione ospedaliera Dr. Carlo Pedrolli U.O.S. di Dietetica e Nutrizione Clinica Ospedale S. Chiara TRENTO Ristorazione Ospedaliera e Servizi di

Dettagli

Cause del cattivo controllo glicemico negli ospedalizzati. Dott.ssa D. Piccolo

Cause del cattivo controllo glicemico negli ospedalizzati. Dott.ssa D. Piccolo Cause del cattivo controllo glicemico negli ospedalizzati Dott.ssa D. Piccolo Come mai il cattivo controllo glicemico è tanto frequente tra i pazienti ospedalizzati? Le informazioni disponibili sul grado

Dettagli

L utilizzo della linea guida regionale su diagnosi e terapia della bpco per la sanità d iniziativa. Dott. Mario Berardi SIMG Perugia

L utilizzo della linea guida regionale su diagnosi e terapia della bpco per la sanità d iniziativa. Dott. Mario Berardi SIMG Perugia L utilizzo della linea guida regionale su diagnosi e terapia della bpco per la sanità d iniziativa Dott. Mario Berardi SIMG Perugia OBIETTIVI E INDICATORI Analisi del processo assistenziale al paziente

Dettagli

Caregiver DayRegionale

Caregiver DayRegionale Caregiver DayRegionale Giornata del caregiver familiare - Carpi, 25 maggio 2013 - Mariella Martini Direttore Generale Azienda USL di Modena Previsioni popolazione anziana residente in provincia di Modena.

Dettagli

LA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO E LE SINDROMI CARENZIALI

LA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO E LE SINDROMI CARENZIALI LA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO E L ALIMENTAZIONE LA MALNUTRIZIONE NELL ANZIANO E LE SINDROMI CARENZIALI DANIELA LIVADIOTTI INVECCHIAMENTO L invecchiamento può essere definito come la regressione delle funzioni

Dettagli

Anziani e rischio nutrizionale

Anziani e rischio nutrizionale Firenze, 5 ottobre 2011 Anziani e rischio nutrizionale Fattori fisiologici Fattori patologici PREVALENZA MALNUTRIZIONE PROTEICO-ENERGETICA PER DIFETTO FINO A 85% Fattori socio-economici Fattori psicologici

Dettagli

14.30-15.30 IV SESSIONE: Il contributo dei Centri Diurni-parte II Moderatore: R. Nicoli

14.30-15.30 IV SESSIONE: Il contributo dei Centri Diurni-parte II Moderatore: R. Nicoli 14.30-15.30 IV SESSIONE: Il contributo dei Centri Diurni-parte II Moderatore: R. Nicoli I servizi socio-sanitari della IHG per l Alzheimer: UVA, Reparti di degenza, Centro Diurno, Assistenza domiciliare,

Dettagli

Gestione riabilitativa dell ictus cerebrale

Gestione riabilitativa dell ictus cerebrale AZIENDA UNITA SANITARIA LOCALE RIETI UOC Medicina Fisica e Riabilitativa Gestione riabilitativa dell ictus cerebrale Revisione 2009 Ictus ICD9: 436-438.9 Improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili

Dettagli

IL SUPPORTO DOMICILIARE AL PAZIENTE: IL RUOLO DELL INFERMIERE

IL SUPPORTO DOMICILIARE AL PAZIENTE: IL RUOLO DELL INFERMIERE VI Incontro Formativo LA VISIONE OLISTICA DELLA CURA: IL MALATO LA LESIONE CUTANEA CRONICA IL SUPPORTO DOMICILIARE AL PAZIENTE: IL RUOLO DELL INFERMIERE Coordinatore Infermieristico Cure Domiciliari ASL

Dettagli

Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post

Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post AGENZIA SANITARIA E SOCIALE REGIONALE ACCREDITAMENTO IL RESPONSABILE PIERLUIGI LA PORTA Sussidio guida per la stesura della Relazione ex post D.Lgs. 229/99 I principi introdotti dal DLgs 502/92 art. 8

Dettagli

TRIAGE NEI PAZIENTI FRAGILI

TRIAGE NEI PAZIENTI FRAGILI TRIAGE NEI PAZIENTI Infermiere Az. Osp. Univ. Policlinico di Modena Consigliere Gruppo Formazione Triage TRIAGE: Definizione delle priorità di trattamento dei pazienti sulla base della loro gravità clinica,

Dettagli

Proposta per il superamento di criticità nella gestione di pazienti con demenza

Proposta per il superamento di criticità nella gestione di pazienti con demenza Proposta per il superamento di criticità nella gestione di pazienti con demenza Le dimensioni del problema Il dato stimato per demenza in Toscana nell anno 2010 è di 84.212 persone, con un tasso di incidenza

Dettagli