Capitolo 2. Misurazione del sistema macroeconomico. Francesco Prota

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1 Capitolo 2 Misurazione del sistema macroeconomico Francesco Prota

2 Piano della lezione La misurazione delle sei variabili chiave Tasso di cambio Mercato azionario Tassi di interesse Tasso di inflazione Tasso di disoccupazione PIL La legge di Okun

3 L importanza dei dati La possibilità di utilizzare dati quantitativi (su prezzi, quantità e valori) permette agli economisti di sottoporre a verifica le proprie teorie. Appurare, cioè, se le previsioni dei modelli teorici utilizzati sono confermate dall evidenza empirica. I dati relativi alle sei variabili chiave sono fondamentali per conoscere lo stato del sistema macroeconomico e per fare previsioni sulla sua evoluzione.

4 La misurazione del tasso di cambio: tasso di cambio nominale Due definizioni del tasso di cambio nominale bilaterale: Certo per incerto: numero di unità di valuta estera necessaria per acquistare un unità di valuta nazionale (per esempio, un cambio dollaro-euro pari a 1.42 indica che sono necessari 1.42 dollari per acquistare un euro) Incerto per certo: numero di unità di valuta nazionale per acquistare un unità di valuta estera (per esempio, un cambio euro-dollaro pari a 0.70 indica che sono necessari 0.70 euro per acquistare un dollaro).

5 Variazioni del tasso di cambio nominale: un esempio Un aumento del tasso di cambio indica apprezzamento della valuta nazionale se il metodo di calcolo utilizzato è il certo per l incerto: se, per esempio, il tasso di cambio dollaro-euro passasse dal valore di 1.42 al valore di 1.60, saremmo in presenza di un apprezzamento dell euro nei confronti del dollaro. Un aumento del tasso di cambio indica, invece, deprezzamento della valuta nazionale se il metodo di calcolo utilizzato è l incerto per certo: se, per esempio, il tasso di cambio euro-dollaro passasse dal valore di 0.70 al valore di 0.80, saremmo in presenza di un deprezzamento dell euro nei confronti del dollaro.

6 La misurazione del tasso di cambio: tasso di cambio reale Il tasso di cambio reale (ε) è un prezzo relativo che indica il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri: ε = ep * P Dove e è il cambio nominale certo per incerto, P è l indice dei prezzi nazionali e P* l indice dei prezzi esteri. Il numeratore esprime il prezzo in valuta estera dei beni nazionali e il denominatore il prezzo in valuta estera dei beni stranieri. Se il tasso di cambio reale, così definito, aumenta, siamo in presenza di un apprezzamento reale e quindi di una perdita di competitività (ma, nello stesso tempo, di un aumento del potere d acquisto della nazione).

7 La misurazione del tasso di cambio: tasso di cambio reale Alternativamente, il tasso di cambio reale può essere espresso in termini di prezzo dei beni esteri in termini di beni nazionali. ε = ep * P In questo caso e è il tasso di cambio nominale incerto per certo, il numeratore rappresenta il prezzo dei beni esteri espressi in valuta nazionale e il denominatore il prezzo dei beni nazionali espressi in valuta nazionale. Un aumento del tasso di cambio reale segnala un deprezzamento reale e quindi un aumento della competitività internazionale della nazione (unitamente ad una perdita di potere d acquisto).

8 La misurazione del tasso di cambio: tasso di cambio complessivo (o effettivo) In alternativa al semplice tasso di cambio bilaterale, è possibile calcolare il cosiddetto tasso di cambio complessivo (o effettivo) di una valuta rispetto a tutte le altre. Per tale calcolo, si procede scegliendo un anno base (supponiamo che questo sia il 2007) e facendo la sommatoria dei cambi bilaterali ponderati per l interscambio commerciale. tasso di cambio anno corrente numeroindice = quota del commercio nel 2007 tutti i paesi tasso di cambio nel 2007

9 Calcolo del tasso di cambio complessivo

10 Il mercato dei cambi Nel mercato dei cambi, gli esportatori interni e gli stranieri che desiderano viaggiare o investire scambiano la loro valuta estera con valuta interna. Viceversa, coloro che desiderano valuta estera scambiano con essa la valuta interna.

11 Tassi di cambio fissi In un regime di tassi di cambio fissi, le autorità monetarie stabiliscono il tasso con il quale la valuta nazionale si scambia con tutte le altre valute internazionali. Per mantenere il tasso di cambio fisso le autorità monetarie intervengono nel mercato delle valute con operazioni di acquisto e vendita di valute.

12 Tassi di cambio fissi Supponiamo che ci sia un eccesso di domanda di dollari sul mercato (un eccesso di offerta di euro) e il tasso di cambio euro/dollaro aumenti (o il che è lo stesso il cambio dollaro/euro diminuisca). Ciò equivale a un deprezzamento nominale dell euro. Sono necessari più euro per acquistare 1 dollaro. Poiché il tasso di cambio euro-dollaro deve rimanere fisso, le autorità monetarie sono costrette a intervenire, attingendo alle loro riserve valutarie, vendendo i dollari che sono richiesti. Il processo di vendita di dollari deve continuare fino a quando il tasso di cambio euro/dollaro non abbia raggiunto il valore prefissato.

13 Tassi di cambio flessibili In un regime di tassi di cambio flessibili il tasso di cambio è determinato dal mercato senza alcun intervento delle autorità monetarie. Quando si riduce la domanda di una valuta o aumenta l offerta di una valuta si hanno variazioni del tasso di cambio. Il cambio si modifica a seconda degli eccessi di domanda o di offerta sul mercato delle valute. Esistono regimi di cambio che non sono né perfettamente fissi né perfettamente flessibili (regimi misti). In tali casi le banche centrali possono intervenire per guidare il tasso di cambio verso certi livelli soprattutto quando ci sono ampie variazioni nella domanda e nell offerta di una valuta (cambio manovrato).

14 La misurazione del mercato azionario e il tasso di interesse Il calcolo degli indici del mercato azionario vengono effettuati da agenzie di informazione. Il rendimento di una obbligazione è dato dal tasso di interesse reale ed è ottenuto dal rapporto: r = rendim ento prezzo dell' obbligazione

15 La misurazione del mercato azionario e il tasso di interesse Il tasso di rendimento di un azione è dato da: S E s P Dove E S rappresenta l utile societario per azione e P S rappresenta il prezzo dell azione.

16 La misurazione del mercato azionario e il tasso di interesse Cosa scelgono gli agenti: azioni o obbligazioni? Affermare che sceglieranno azioni se E S / P S > r non è corretto. Le azioni sono titoli rischiosi e quindi dovrà essere: E P S S Poiché gli agenti detengono sia azioni che obbligazioni dovrà essere: E P S S = Da cui si ottiene che l equazione per valutare il prezzo di un azione è S S E P = S > ( r r r σ σ σ S S )

17 Utile contabile e utile permanente L utile contabile riportato dalla stampa finanziaria che denotiamo con E a non è pari a E S della nostra formula di valutazione del prezzo del rendimento di un azione. Gli investitori non sono interessati a quanto i contabili dell impresa dichiarano o hanno calcolato ma alla media degli utili futuri attesi, ossia sono interessati all utile permanente E S.

18 Utile contabile e utile permanente Il valore reale del mercato azionario deve riassumere in un unico indice le seguenti informazioni: livello corrente degli utili o profitti; le aspettative degli investitori finanziari sulla profittabilità futura dell impresa rispetto a quella corrente; il costo corrente del capitale (denotato da r, se r è basso vuol dire che il capitale è poco costoso e viceversa); gli atteggiamenti verso il rischio (se σ S è alto gli agenti sono avversi al rischio e viceversa quando σ S è basso).

19 La misurazione del livello dei prezzi e dell inflazione Solitamente due indicatori vengono utilizzati per misurare il livello generale dei prezzi e il suo tasso di variazione percentuale (l inflazione): l indice dei prezzi al consumo (IPC) e il deflatore del PIL. Il primo è un indice ponderato della spesa di un consumatore tipo, in cui a ciascun bene è attribuito un peso pari alla quota del bene nella spesa totale in un anno base (indice di Laspeyres). Il secondo è un indice che include i beni che compongono il PIL (indice di Paasche).

20 La misurazione del livello dei prezzi e dell inflazione Indice di Laspeyres: utilizza un paniere fisso di beni riferiti all anno base; stima per eccesso gli aumenti dei prezzi perché non considera gli effetti di sostituzione (distorsione da sostituzione). Indice di Paasche: utilizza un paniere variabile riferito alla spesa corrente; considera gli effetti di sostituzione ma stima per difetto l aumento dei prezzi perché dà maggior peso ai beni sostituti e questi hanno un valore minore rispetto ai beni che sostituiscono.

21 Misurazione della disoccupazione Il tasso di disoccupazione è calcolato come: u = disoccupat i occupati + disoccupat i Questo calcolo del tasso di disoccupazione non tiene conto dei disoccupati scoraggiati (e del fatto al momento della rilevazione alcuni intervistati che risultano come occupati possono essere lavoratori a tempo parziale).

22 Tasso di disoccupazione in Italia

23 Misurazione del PIL La misurazione del PIL tiene conto della distinzione fondamentale tra PIL nominale e PIL reale. PIL nominale. Gli andamenti del PIL nominale includono sia variazioni delle quantità prodotte sia variazioni dei prezzi dei beni prodotti. PIL reale. Quando il PIL viene calcolato in termini reali, la finalità è quella di concentrarsi unicamente sulla variazione delle quantità, congelando la variazione dei prezzi.

24 Calcolo del PIL nominale e reale: un esempio Anno 1 Anno 2 Prezzo Prezzo Frutta Quantità ( /kg) Frutta Quantità ( /kg) Arance Mele Pere Arance Mele Pere Banane Banane Pil nominale nell anno 1 = 10 Pil nominale nell anno 2 = Pil reale nell anno 1 = 10 Pil reale nell anno 2= 11.5 Deflatore del PIL nell anno 2 = 13.10/11.5

25 Tre modi di definire il PIL Il valore dei beni e servizi finali prodotti nell economia in un anno. La somma dei valori aggiunti generati nell economia in un anno (dove v.a. = vendite acquisti di beni intermedi + scorte) La somma dei redditi generati nell economia in un anno.

26 Tre modi di definire il PIL. Un esempio: la produzione di pane Fasi produttive Valore dei beni intermedi Valore del prodotto Valore aggiunto Salari Profitti Fase 1: Produzione di Grano Fase 2: Produzione di Farina Fase 3: Produzione di Pane Valore bene finale=250 Valore aggiunto=250 Somma dei redditi=250

27 Beni intermedi e scorte I beni intermedi sono beni venduti da un impresa ad un altra impresa per essere utilizzati nel processo produttivo. Come mostrato nell esempio precedente, il valore dei beni intermedi è già compreso nel valore dei beni finali e, di conseguenza, al fine di evitare duplicazioni, non va considerato nel computo del PIL. Quando un impresa aumenta le sue scorte di beni intermedi o di beni finali invenduti alla fine del periodo, questo aumento viene computato come componente degli investimenti nel calcolo del PIL (investimento in scorte). Se nell anno corrente vengono utilizzati nel processo produttivo beni intermedi prodotti nell anno precedente ma non utilizzati nell anno precedente, questo utilizzo viene computato nel PIL dell anno corrente come disinvestimento in scorte (il valore dei beni intermedi prodotti nell anno passato ma utilizzati solo nell anno corrente viene sottratto dal PIL dell anno corrente).

28 Imputazioni Alcuni beni e servizi vengono prodotti e consumati ma non vengono venduti sul mercato. La contabilità nazionale stima il valore (quantità e prezzi) di questi beni e servizi per inserirli nel calcolo del PIL (imputazioni). La più importante di queste imputazioni riguarda il settore degli alloggi. Il PIL include il fitto figurativo delle abitazioni occupate dal proprietario: l ammontare dei canoni di locazione che sarebbero stati riscossi se gli alloggi occupati dal proprietario fossero stati dati in locazione.

29 Imputazioni Anche le spese sostenute dalla pubblica amministrazione per erogare servizi che non sono pagati direttamente dai cittadini ad un prezzo di mercato possono essere considerate come un imputazione. Infatti, il valore dei beni e servizi offerti dalla pubblica amministrazione (ordine pubblico, sicurezza, giustizia, etc.) viene computato nel PIL come costo sostenuto dalla PA (salari, stipendi, costo dei materiali).

30 Componenti del PIL reale Le componenti del PIL reale (denotato con Y nelle equazioni e nei diagrammi) sono le seguenti: spesa in consumi (denotata con C), ossia i beni e i servizi finali acquistati e utilizzati dalla famiglie; spesa in investimenti (denotata con I), i beni e servizi che entrano a far parte dello stock di capitale (suddivisa in ammortamenti e investimenti netti); la spesa in investimenti può essere suddivisa in 4 categorie: strutture residenziali (case e appartamenti) strutture non residenziali (capannoni, infrastrutture) macchinari variazioni delle scorte delle imprese;

31 Componenti del PIL reale acquisti pubblici (denotati con G), la spesa effettuata dalla PA per fornire beni e servizi ai cittadini; esportazioni nette (denotate con NX), una voce di quadratura per includere nel PIL i beni prodotti all interno ma domandati dall estero ed escludere dal PIL i beni domandati all interno ma prodotti all estero. Sommando le componenti del PIL, otteniamo l identità fondamentale del reddito nazionale: Y = C + I + G + NX

32 Ancora sul PIL reale: inclusioni ed esclusioni Il PIL reale è una misura imperfetta dell attività economica e del benessere di una nazione. Alcune componenti del PIL non dovrebbero essere incluse nel suo calcolo e, al contrario, alcune componenti importanti dell attività produttiva dovrebbero esservi incluse ma non lo sono. Cosa dovrebbe essere escluso? Gli investimenti di sostituzione del capitale obsoleto. Quei beni e servizi offerti dalla PA che, se fossero offerti da imprese private, sarebbero considerati come beni intermedi. Cosa dovrebbe essere incluso? La produzione che ha luogo all interno delle famiglie (pensiamo al lavoro delle casalinghe). Il depauperamento delle risorse naturali, l inquinamento e la produzione di mali (con segno meno).

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