La Sicurezza dell Informazione nel Web Information System La metodologia WISS

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1 1 Introduzione La Sicurezza dell Informazione nel Web Information System La metodologia WISS Ioanis Tsiouras 1 (Rivista ZeroUno, in pubblicazione) I sistemi informativi con le applicazioni basate su Web e la comunicazione in rete diventano sempre più estesi e proiettandoci all era della conoscenza e del knowledge management rappresentano lo sviluppo più importante nella storia dell elettronica. L apertura del sistema informativo e della rete aziendale verso l esterno ha favorito, senza dubbio, la creazione di nuove opportunità di business e di crescita delle imprese, ma ha creato problemi di diverso genere, esponendo l azienda e i suoi dati a minacce che prima non esistevano. Nell ambito del business le informazioni, i dati e i sistemi che lo supportano, indispensabili per il knowledge management, sono beni per l organizzazione. Essi si trovano alla pari di altri capitali aziendali e hanno un valore per l impresa e necessitano, quindi, di una protezione adeguata. La sicurezza ha lo scopo di tutelare i beni aziendali contro una vasta gamma di minacce, allo scopo di assicurare la continuità del business, di minimizzare le perdite attraverso la prevenzione, di minimizzare l impatto degli eventuali incidenti sulla sicurezza e di massimizzare il ritorno dell investimento e le opportunità di business. Il livello di protezione dei beni non può essere lasciato al caso e neppure all iniziativa dei tecnici del sistema informativo; il livello di protezione dei beni deve essere appropriato e bilanciato sul valore del proprio contenuto informativo. La protezione mirata deve essere valutata e gestita attraverso il sistema di gestione per la sicurezza dell informazione. 2 Obiettivi della sicurezza dell informazione Ogni organizzazione ha le proprie informazioni dalle quali essa dipende; esse, com è stato detto, costituiscono fattori essenziali per il proprio business. Più l informazione è critica, più suscita interesse. Cresce in ogni modo la consapevolezza che queste informazioni possono essere scoperte e divulgate, modificate, rese non disponibili o addirittura distrutte attraverso comportamenti errati, utilizzo improprio o attraverso furti. 1 Ioanis Tsiouras è Managing Director della TS Consulting di Novara (Italia), società di consulenza e formazione per l ICT focalizzata all eccellenza nel business. Pagina 1 di 1

2 L'obiettivo generale della sicurezza delle informazioni consiste nella protezione delle informazioni stesse dalla perdita di [1], [2], [3], [4]: Riservatezza: assicurare che le informazioni siano accessibili solo alle persone autorizzate. Integrità: tutelare l esattezza e la completezza delle informazioni e dei metodi con cui vengono elaborate e/o processate. Disponibilità: assicurare che gli utenti autorizzati possano accedere alle informazioni e ai beni associati, quando è richiesto. Un sistema informatico può essere considerato sicuro, quando protegge adeguatamente le proprie informazioni relative alle tre caratteristiche indicate. Un sistema per il trattamento automatico e per la conservazione dell'informazione è una combinazione di molteplici entità che, in un ambiente operativo ben definito, cooperano nello svolgimento di svariate operazioni come: l'archiviazione, l'elaborazione e il trasferimento dei dati. I sistemi dell information technology, dai più semplici costituiti da un singolo Personal Computer o Work Station, fino a quelli più complessi che includono numerosi elaboratori collegati tra loro mediante reti di comunicazione (intranet, extranet, internet) e tecnologie Web, possono presentare problemi rilevanti di sicurezza. Si parla dunque, secondo il caso, della sicurezza logica o della sicurezza fisica dell informazione. Occorre precisare a tale proposito che la sicurezza assoluta non esiste in quanto le protezioni, comunque robuste, possono essere abbattute disponendo di adeguate risorse per attaccarle. La questione è quindi di definire quando le protezioni sono da ritenersi adeguate. Per risolvere tale problema le organizzazioni devono identificare dei riferimenti per la sicurezza che devono essere alla base della progettazione del sistema di protezione e di rispetto e dei quali se ne dovrà verificare l adeguatezza. 3 Fonti per la definizione dei requisiti per la sicurezza dell informazione La sicurezza è legata ad un bisogno psicologico strettamente connesso alla conservazione del proprio stato. La definizione dei requisiti di sicurezza e del livello di protezione, percepito come adeguato, viene influenzata da diversi fattori. Le principali fonti per la definizione dei requisiti sono: la missione, la politica e la strategia dell azienda, nonché i valori, gli atteggiamenti e le esigenze aziendali per il processamento dell informazione che l organizzazione ha sviluppato per supportare le proprie attività. La valutazione del rischio cui l organizzazione è soggetta e che consente di identificare le minacce e le vulnerabilità (punti deboli) nei confronti dei beni e la probabilità di avvenimento per cui viene stimato il potenziale impatto sulle attività e sul business dell azienda. I requisiti contrattuali che un organizzazione, i suoi partner e i suoi fornitori di beni e servizi devono soddisfare. I requisiti di regolamenti esterni all azienda (leggi, direttive, ecc.) a cui è soggetta la sua attività e i requisiti di norme (ITSEC, Common Criteria (CC), ISO/IEC 15408, ISO/IEC 17799, BS 7799 oppure TCSEC). Pagina 2 di 2

3 4 Il contesto della sicurezza La sicurezza riguarda la protezione dei beni a fronte di minacce. La responsabilità relativa alla salvaguardia dei beni cade proprio sui loro proprietari. Il ruolo del proprietario è critico in quanto solo lui è in grado di attribuire un valore ai beni che possiede, valore cha è in funzione della loro importanza nel proprio business. Anche gli agenti esterni, portatori di minacce, possono essere interessati ai beni; tale interesse li porta a esplorare le vulnerabilità e ad abusare dei beni provocando danni, contrariamente al desiderio dei proprietari dei beni stessi. I proprietari dei beni percepiscono infatti queste minacce come potenziali deterioramenti e riduzione del valore dei beni con la conseguenza di stabilire e di agire attraverso adeguate contromisure cercando di ridurre i rischi a livelli accettabili. Le figure che seguono propongono due schemi concettuali di alto livello che rappresentano le entità coinvolte nella sicurezza e le loro correlazioni. Lo schema della fig. 1 è tratto dalla norma ISO IEC (Common Criteria) [1], mentre quello dello schema della fig. 2 è tratto dalla norma BS 7799 [5]. Entrambi gli schemi si basano sul concetto della valutazione del rischio e della gestione del rischio stesso. La configurazione degli schemi è diversa, ma la dinamica delle correlazioni è identica. Proprietario valorizza i desidera di minimizzare il impone Contromisure per ridurre il che possono possedere che possono ridurre le potrebbe essere consapevole delle Agenti portatori di minacce sollevano che esplorano le Minacce Vulnerabilità che portano al Rischio che aumentano il dei verso i Beni hanno come obiettivo di abusare dei e/o provocare danno ai Fig. 1 I concetti della sicurezza e loro relazione secondo ISO IEC Pagina 3 di 3

4 Minacce Individuano Vulnerabilità Proteggono dalle Aumentano Aumentano Espongono Controlli per la sicurezza Riducono Rischi per la sicurezza Beni Soddisfati dai Indicano Aumentano Hanno Requisiti per la sicurezza Valore dei Beni e Potenziali impatti Fig. 2 I concetti della sicurezza e loro relazione secondo BS Analisi, valutazione e gestione del rischio L appropriata protezione dei beni è assicurata solo attraverso un lavoro strutturato secondo i criteri sistemici. È necessario pertanto stimare il valore dei beni in funzione della sua importanza e criticità per l impresa. Esso dovrebbe essere espresso in relazione al potenziale impatto sul busine ss di un incidente non desiderato in termini di riservatezza, integrità e disponibilità, evento che potrebbe provocare perdite finanziarie, economiche, quota di mercato o di immagine. Si può definire il rischio come la possibilità che una minaccia, rivolta a un bene o a un gruppo di beni o a una specifica parte del sistema, possa sfruttare le vulnerabilità del sistema e provocare perdite o danni ai beni e all azienda. Lo scenario del rischio descrive come una particolare minaccia o gruppo di minacce possono sfruttare una particolare vulnerabilità o un gruppo di vulnerabilità che espongono i beni al pericolo. Pagina 4 di 4

5 Il rischio è pertanto caratterizzato dalla combinazione di due fattori: il primo è legato alla probabilità che un incidente indesiderato avvenga e il secondo all impatto dell incidente sul business dell organizzazione [5]. La misura del rischio è determinata dalla combinazione del valore del bene, dai livelli delle minacce e dalle vulnerabilità associate. Il processo, definito come analisi del rischio, ha l obiettivo di identificare i rischi per la sicurezza, determinando la loro ampiezza e identificando le aree che necessitano protezione. Una volta che il rischio è stato analizzato e valutato occorre procedere con la sua gestione. Il processo di identificazione, controllo, eliminazione o riduzione degli eventi incerti che possono avere un impatto sulle risorse del sistema, è definito come processo di gestione del rischio. Il rischio normalmente non viene eliminato del tutto, ma viene mitigato parzialmente attraverso l uso delle contromisure. Maggiore è la riduzione del rischio, maggiori sono i costi. Questo significa che per eliminare del tutto il rischio i costi crescono. Si può in ogni modo accettare un livello di rischio, definito come rischio residuo che corrisponde al rischio che rimane dopo l attuazione delle contromisure di protezione. In ogni caso occorre trovare il punto di equilibrio tra il rischio residuo e il danno ammissibile. Il rischio residuo che corrisponde al danno ammissibile costituisce il rischio residuo ammissibile. Il management di ogni impresa dovrebbe essere consapevole del rischio residuo in termini di impatto e di probabilità che un evento possa avvenire. La decisione di accettare il rischio residuo dovrebbe essere preso da persone che sono in posizione di accettare le conseguenze dell impatto degli incidenti indesiderati che possono avvenire e da chi può autorizzare contromisure addizionali se i livelli del rischio residuo non sono accettabili. 6 Sicurezza dell Informazione (SGSI) 6.1 Il sistema di gestione per la sicurezza dell informazione Ogni organizzazione, allo scopo di proteggere adeguatamente i suoi beni, dovrebbe stabilire e manutenere un Sistema di Gestione per la Sicurezza dell Informazione. La sua architettura dovrebbe essere per processi e dovrebbero essere evidenziati i loro collegamenti. I macroprocessi dovrebbero individuare le responsabilità della direzione definendo le politiche per la sicurezza e la struttura organizzativa, la gestione delle risorse (umane, tecnologiche, amministrative e finanziarie) relative alla sicurezza, i processi di business dove la sicurezza è critica e le misurazioni, le analisi e il miglioramento del sistema di gestione per la sicurezza dell informazione [10]. Il progetto del sistema di gestione per la sicurezza dovrebbe gestire i seguenti due domini [11]: Il dominio della prevenzione con l identificazione dei beni aziendali, la stima dei loro valore, l individuazione delle minacce e della loro probabilità di essere manifestate e dei punti vulnerabili allo scopo di stabilire gli obiettivi e le funzioni di sicurezza e di progettare, di attuare e di verificare le contromisure adeguate. Il dominio dell emergenza con la progettazione della continuità del business dell impresa e del Disaster Recovery Plan che definisce l insieme di attività aventi lo scopo di assicurare, nel caso di eventi disastrosi, il ripristino del sistema nei tempi previsti, l attuazione e la verifica del piano. Pagina 5 di 5

6 6.2 La metodologia WISS La metodologia Web Information System Security (WISS) [10] è stata sviluppata per la progettazione e la realizzazione del sistema di gestione per la sicurezza dell informazione e dei dati in un organizzazione ad alta intensità informatica e informativa (ad esempio istituti bancari, pubblica amministrazione, ecc.) dove i sistemi informativi sono in rete e le relative banche dati sono distribuite ed estese nel territorio, presentano vulnerabilità e sono soggetti a minacce di vario genere. L approccio della metodologia WISS, per la realizzazione del SGSI e la sua certificazione è suddiviso nelle seguenti fasi: Fase Descrizione 1 Definizione della Politica e delle responsabilità 2 Definizione del Sistema per la Gestione della Sicurezza dell Informazione (SGSI) 3 Criteri di protezione delle informazioni/dati. Analisi e valutazione del rischio 4 Progettazione del dominio preventivo Piano di Preventiva Protezione 5 Progettazione del dominio emergenza 6 Gestione del Rischio 7 Valutazione periodica della sicurezza dell informazione (Audit) 8 Certificazione del Sistema di Gestione per la Sicurezza dell Informazione Ulteriori informazioni sulla metodologia possono essere richieste al seguente indirizzo: TS Consulting S.r.l., via Campagnoli 4, Novara, 7 Bibliografia [1] ISO IEC (1999): Information Technology Security techniques Evaluation criteria for IT security, Part 1/2/3 [2] ISO IEC : 1999 Information security management part 1: code of practice for information security management [3] BS : 1999 Information security management part 1: code of practice for information security management [4] BS : 1999 Information security management part 2: specification for information security management systems [5] Guide to BS Risk Assessment and Risk Management [6] ITSEC Information Technology Security Evaluation Criteria (1991) [7] ITSEM Information Security Technology Evaluation Manual (1993) [8] ISO IEC TR /2/3/4: Information Technology Guidelines for the management of IT Security [9] I. Tsiouras, Guida alla certificazione ISO 9000 per le organizzazioni utenti e le aziende d informatica, FrancoAngeli, Milano, [10] I. Tsiouras, Metodologia: Web Information System Security (WISS), Versione 2001 (documento riservato) Pagina 6 di 6

7 [11] G. Carducci, La tutela dei dati aziendali, FrancoAngeli, Milano, [12] Merike Kaeo, Designing Network Security, Macmillan Technical Publishing, 1999 [13] M. Cinotti, Internet Security, Hoepli, Milano, 1999 Pagina 7 di 7

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