UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO SCUOLA DI MANAGEMENT ED ECONOMIA

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1 UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO SCUOLA DI MANAGEMENT ED ECONOMIA TESI DI LAUREA IN ECONOMIA E GESTIONE DELL INNOVAZIONE Dall Open Innovation alla Smart Mobility: possibili strategie innovative in ambito urbano Relatore: Prof. Stefano Bresciani Correlatore: Prof. Avv. Toti S. Musumeci Correlatore esterno: Dott. Maurizio Tomalino Candidato: Piero Terracciano ANNO ACCADEMICO

2 INDICE INTRODUZIONE 7 CAPITOLO I Innovazione, concetto di Open Innovation, Tripla Elica 1.1 Il concetto di Innovazione L innovazione nel XXI secolo Le tipologie di innovazione Il paradigma della Closed Innovation Il processo della Closed Innovation Fattori di erosione del processo di Closed Innovation Un nuovo approccio: Open Innovation Il processo di Open Innovation Possibili classificazioni Il Business Model in un ottica di Open Innovation La gestione della conoscenza nei processi di innovazione aperta Dall Open Innovation al Crowdsourcing Diverse tipologie di Crowdsourcing I benefici per l impresa La Tripla Elica : Università Stato Impresa Il modello statale Il modello liberista La teoria della Tripla Elica 51 CAPITOLO II Social Innovation e Crowdfunding 2.1 Introduzione alle innovazioni sociali Social Innovation I processi della Social Innovation L innovazione sociale in azione..61 2

3 2.2.3 L Italia crede nell innovazione sociale Il Crowdfunding come esperienza sociale Tipologie di Crowdfunding Vantaggi e svantaggi del crowdfunding Le piattaforme di crowdfunding in Italia Il crowdfunding nell ordinamento italiano: il Decreto Crescita-bis La disciplina dell equity crowdfunding tra TUF e Regolamento Consob Deroghe al diritto societario Prospettive Conclusioni..91 CAPITOLO III Verso una visione di Smart Mobility 3.1 La mobilità: un bisogno in continua evoluzione Definizione di mobilità sostenibile La realtà della Smart Mobility L importanza dell ICT per la Smart Mobility (segue) Infomobilità Il ruolo delle tecnologie ITS per la Smart Mobility Innovazione e Ricerca per la Smart Mobility La Smart Mobility in Italia Smart City e Smart Mobility: due concetti inscindibili La mobilità sostenibile in una Smart City Torino Smart City Strategie di marketing e di comunicazione sulla mobilità sostenibile CAPITOLO IV La mobilità sostenibile nel quadro normativo 4.1 Mobilità sostenibile: la visione comunitaria

4 4.1.1 Il pacchetto clima-energia dell Unione Europea Il Piano d azione sulla mobilità urbana Gli obiettivi del Libro Bianco del La normativa italiana I veicoli ecologici espressione della mobilità sostenibile Le misure per il trasferimento modale Promozione di fonti rinnovabili di energia Legge n. 134/2012 per la promozione del car-pooling La Riforma del Trasporto Pubblico Locale: cenni storici Legge quadro per l ordinamento del TPL Decreto Burlando Le principali novità introdotte dal Decreto Burlando Il Piemonte: la Legge Regionale n. 1 del 4 Gennaio La Legge finanziaria del 2002 e il Decreto Bersani Il Decreto Lanzillotta Dalla Legge finanziaria 2008 alla Legge di Stabilità Ulteriori provvedimenti legislativi Recenti interventi della Giurisprudenza Considerazioni finali sul quadro normativo CAPITOLO V Per una mobilità sostenibile: quali strategie? 5.1 La sostenibilità dei trasporti urbani Il controllo della mobilità Disincentivare l uso dell automobile Il Mobility Management Road Pricing Combustibili alternativi al petrolio Mercato europeo delle auto elettriche Considerazioni sullo sviluppo dell auto elettrica Car Sharing Prospettive di sviluppo del car sharing in Italia.187 4

5 5.3.5 Car pooling e Ride sharing Uber: un innovativo servizio a metà tra il car pooling e il noleggio auto Il rilancio del trasporto pubblico Il miglioramento delle infrastrutture CAPITOLO VI Mobilità pedonale e ciclabile: il caso della Nanoo 6.1 Il Trasporto Lento (TL) I vantaggi dell andare in bicicletta L integrazione modale tra bicicletta e mezzi pubblici di trasporto Alcune esperienze internazionali La bicicletta ibrida Le folding bike Lo sviluppo di una folding bike innovativa: la Nanoo CAPITOLO VII Mobilità ciclabile: l esperienza del bike sharing 7.1 Le origini del Bike Sharing: tre generazioni a confronto Il bike sharing in Italia Il caso della città di Torino: il [TO]Bike L impatto del bike sharing I modelli di funzionamento Fattori critici di successo I benefici di un sistema di bike sharing Dal concept alla realtà Politiche di marketing a sostegno del bike sharing Strategie di marketing buzz Sviluppi futuri del Bike sharing

6 CONCLUSIONI 255 BIBLIOGRAFIA 257 SITOGRAFIA

7 Le persone più forti sono quelle capaci di influenzare le nostre azioni anche da molto lontano. A mio padre 7

8 INTRODUZIONE All interno del tema generale dell innovazione strategica, un fenomeno interessante e assai dibattuto sia in letteratura sia all interno delle aziende, è rappresentato dal tentativo di individuare ad oggi, quali sono le principali fonti di innovazione dalle quali la stessa impresa può attingere con successo. L evoluzione storica dell approccio all innovazione negli ultimi cinquanta anni, sia in chiave letteraria che empirica, ha portato probabilmente ad abituarsi all idea che la fonte di innovazione principale per un azienda fosse l apparato di ricerca costituito dall azienda stessa al suo interno Questo approccio adottato dalle aziende e definito come il paradigma della Closed Innovation, è focalizzato sul concetto che un impresa investa ingenti risorse per allestire un organizzazione interna composta da tecnici e ingegneri tra i più preparati tra quelli disponibili. Ai tempi in cui queste convinzioni si sono affermate, le imprese erano, infatti, l unico motore dell innovazione, e le competenze dei loro dipendenti erano le uniche fonti di conoscenza che il mercato metteva a disposizione. Tuttavia, tale modello di innovazione presentava però notevoli limiti, considerato che il concetto di innovazione risulta ad oggi fortemente legato ad interazioni tra la dimensione interna all'impresa e le fonti di conoscenza e di apprendimento presenti al suo esterno. In questo contesto si inserisce un nuovo paradigma, molto studiato in letteratura ed applicato in realtà aziendali di dimensione variabile, introdotto all inizio degli anni novanta come nuovo modello di gestione dell innovazione: l Open Innovation. Secondo la definizione del coniatore del termine, Henry Chesbrough, il concetto di innovazione aperta fa leva sull utilizzo da parte dell azienda di fonti esterne di tecnologia e innovazione per stimolare la crescita interna, e si sostanzia in quei flussi di conoscenza in entrata e in uscita, che hanno lo scopo di accelerare il processo d innovazione interna e accrescere i mercati per l utilizzo dell innovazione all esterno. Open Innovation significa che le aziende dovrebbero 8

9 sfruttare maggiormente idee e tecnologie esterne nel proprio business, lasciando che le proprie idee inutilizzate possano essere sfruttate da altre imprese. Questo processo richiede inoltre, che le imprese adottino un modello di business aperto, includendo attività di inbound e outbound, che si realizzano nell acquisto e nella vendita di licenze, brevetti e, in genere, della proprietà intellettuale dell azienda. Si instaurano così delle collaborazioni tra l azienda e diverse fonti di innovazione, tra cui clienti e fornitori, aziende di altri settori, Università e centri di ricerca, enti ed agenzie governative, attività a supporto dell innovazione e concorrenti, al fine di ampliare e rendere più flessibile la base di competenze dell azienda, ridurre e condividerne i rischi, e di conseguenza aumentare le performance innovative dell azienda. La prima parte del lavoro di tesi ed in particolare il primo Capitolo, è stato dedicato alla definizione del concetto di innovazione, e quindi alla descrizione del nuovo paradigma dell innovazione aperta, definendone le caratteristiche, le diverse classificazioni, il business model ed i principali vantaggi rispetto all approccio tradizionale. Sono stati evidenziati i limiti del vecchio approccio all innovazione, il cui modello era basato sulla chiusura dei confini aziendali, sullo sviluppo interno delle idee e sulla protezione legale dei risultati. Sono state spiegate le ragioni del fallimento di questo modello, sottolineando l anacronismo dello stesso con l evoluzione delle condizioni dell ambiente esterno. Successivamente, in linea con il percorso storico evolutivo, l attenzione si è spostata sull ambito soggettivo dell innovazione, in risposta all esigenza di individuare e descrivere le nuove fonti di conoscenza e innovazione ad oggi disponibili alle imprese. Si è affrontato così, in maniera definitiva il passaggio dall innovazione generata attraverso la collaborazione con un ristretto numero di attori esperti, al coinvolgimento di massa vero e proprio. Vengono descritte le ragioni grazie alle quali questo cambiamento è stato possibile, con particolare riferimento all innovazione tecnologica, alla conoscenza maggiormente diffusa all interno del mercato rispetto alle epoche passate, e soprattutto ai nuovi canali di 9

10 comunicazione come il web 2.0 e i social network. Proprio grazie a questi ultimi è stato possibile giungere a quella che può essere definita l ultima frontiera dell innovazione, rappresentata dalle piattaforme di Crowdsourcing e cocreazione del valore. Tra i diversi modelli utili per sfruttare la conoscenza diffusa, molto probabilmente il Crowdsourcing è quello più efficace e per questo più utilizzato ad oggi dalle imprese. Il lavoro così si è focalizzato ad una descrizione delle principali piattaforme e dei benefici che un programma di Crowdsourcing può apportare non solo all impresa, ma anche agli utenti che hanno scelto di partecipare al progetto. Per ultimo, infine, vengono affrontati i principi della teoria della Tripla Elica di Etzkowitz, secondo la quale, in un ottica di gestione dell innovazione aperta, il ruolo del sistema della scienza e, quindi dell università è cambiato. Esiste, infatti, il bisogno di intensificare le interazioni fra il mondo della ricerca ed il mondo industriale che ne utilizza i risultati, in linea con quanto emerge dai modelli a catena dell innovazione. Secondo Etzkowitz, dunque, gli attori del sistema nazionale dell innovazione, università, imprese e stato, sono chiamati ad integrarsi ed interagire sempre più operando come un unica entità. Il secondo Capitolo, pone l accento su una nuova forma di innovazione come driver per lo sviluppo delle economie di molti paesi: le Social Innovation. Il ruolo di queste innovazioni, è quello di migliorare il benessere degli individui e creare innovazioni buone sia per la società sia per accrescere la capacità di azione della società stessa. Una serie di iniziative, dunque, vengono finanziate anche dall Unione Europea, che cerca di rafforzare il tessuto civico, favorendo relazioni orizzontali e comunitarie e colmando il più delle volte i vuoti lasciati dai governi nazionali: si va dalle social enterprise alla cosiddetta sharing economy, dal microcredito al crowdfunding. In particolare il crowdfunding, letteralmente finanziamento dalla folla, consiste in un finanziamento collettivo, basato sull appello rivolto dai promotori di un 10

11 progetto con finalità economiche o sociali ai frequentatori della Rete affinché forniscano fondi utili alla sua realizzazione. Si tratta di una moderna versione di quella che in passato si sarebbe definita colletta. In riferimento a questa innovazione sociale, vengono esaminati le principali piattaforme di crowdfunding nel mondo e in Italia, le diverse tipologie e i vantaggi e gli svantaggi che ne possono derivare. In ultima analisi, viene affrontata la disciplina giuridica del fenomeno sia a livello legislativo con il Decreto Crescita-bis n. 179/2012, sia con il Regolamento Consob. Il terzo Capitolo, costituisce invece l inizio della seconda parte di lavoro della tesi focalizzata sullo sviluppo della Smart Mobility e sull evoluzione tecnologica. Le tecnologie, infatti sono sempre più al servizio dell uomo, delle sue necessità, in generale della società nel suo complesso, migliorando la qualità della vita grazie ad una innovazione e modernizzazione intelligente capace di offrire importanti ritorni socio-ambientali. Sistemi innovativi quali quelli della smart mobility e delle smart city stanno diventando le nuove frontiere alle quali tendere per ridurre sprechi, diseconomie, inquinamento, in altre parole rendere gli standard di vita quotidiana ed i relativi comportamenti più eco-rispettosi, più sicuri, più civicamente virtuosi. In questi sistemi le tecnologie in particolare quelle ICT sono strumenti funzionali fondamentali perché abilitano accessibilità e inclusività, ovvero partecipazione per tutti e migliore sicurezza. Inoltre, consentono di rimuovere inefficienze burocratiche e logistiche. Nell ambito delle smart city, nel seguente capitolo si è analizzato anche il caso della città di Torino, la quale si è mostrata particolarmente sensibile ai temi dell innovazione diventando una delle prime città a dotarsi di un piano strategico, denominato SMILE, per fare del capoluogo piemontese una smart city. Tuttavia, per sviluppare delle iniziative a favore della mobilità sostenibile sono necessari strumenti strategici per contattare i cittadini e indurli con successo a 11

12 mettere in atto dei comportamenti mirati. In questo senso, il marketing e la comunicazione hanno l obiettivo di attivare e sensibilizzare la gente sul concetto di mobilità sostenibile. Proprio nell ultima parte del capitolo, sono state proposte alcune iniziative di marketing a favore della smart mobility, guidate tutte da una mission educativa per stimolare l utente all uso quotidiano della mobilità alternativa. Il quarto Capitolo si apre con il quadro normativo comunitario in materia di mobilità sostenibile, con un richiamo alle possibili strategie europee. Tutto ciò rappresenta un primo passo per tutti gli enti locali per inserirsi attivamente nella rete europea per la diffusione delle pratiche innovative. Nel particolare si analizzano il pacchetto clima-energia dell Unione Europea, il Piano d azione sulla mobilità urbana ed infine gli obiettivi del Libro Bianco del Dopo l esame della strategia europea, si analizza la strumentazione dei piani (PUT) e i PUM operanti nel nostro Paese in materia di mobilità urbana, mettendone in luce limiti e carenze. Vengono, analizzati sotto un aspetto legislativo anche alcune proposte per incentivare la mobilità alternativa come: la promozione di veicoli ecologici, le misure per il trasferimento modale, promozione di fonti rinnovabili di energia ed infine il car-pooling. Il passo successivo è dedicato all esame dei principali interventi normativi riguardanti il settore del trasporto pubblico locale in Italia. Quest ultimo, infatti, negli ultimi anni ha sofferto e, soffre tuttora, di una situazione di costante instabilità del quadro normativo e di incertezza sulle risorse disponibili, che hanno generato uno stato di crisi generalizzato ed esteso sia alle aziende, che agli enti affidanti. La tradizione municipale del TPL italiano ha, infatti, fortemente depotenziato la portata innovativa dell introduzione delle gare (concorrenza per il mercato ) per la selezione del gestore, soluzione sperimentata con un certo successo in altri Paesi europei. L incertezza sulle risorse disponibili per il settore, in massima parte garantite da trasferimenti dello Stato alle Regioni, ha poi favorito le esigenze di continuità del servizio a tutti i costi, a scapito 12

13 dell efficienza e della qualità del servizio stesso, potenzialmente ottenibili attraverso il confronto competitivo. In tale situazione, in molte realtà territoriali, le autorità locali hanno ritenuto opportuno non celebrare le gare, usufruendo delle numerose proroghe del periodo transitorio dettato dal D.Lgs. 422/1997, meglio noto come Decreto Burlando. Gli sviluppi del quadro normativo devono essere messi in relazione anche con le recenti vicende in materia di finanza pubblica, con un taglio significativo ai trasferimenti statali alle Regioni e un parallelo obbligo al contenimento delle spese. La riduzione delle risorse sta costringendo infatti, gli enti affidanti, in primis le Regioni, a ricercare, accanto ad una maggiore contribuzione da parte degli utenti, soluzioni di efficienza. Il quinto Capitolo, rappresenta la sezione nella quale il presente lavoro di tesi è concentrato. Vengono, infatti, individuate le possibili strategie innovative in ambito urbano al fine di incentivare la mobilità sostenibile. Sotto quest ottica, la tariffazione dei parcheggi ha assunto una grande rilevanza per ridurre le inefficienze legate all uso dell automobile. Quest ultimo, nonostante un minor utilizzo negli ultimi anni, resta comunque il mezzo più utilizzato dagli italiani con una percentuale pari all 83%. Ad oggi però esistono numerose iniziative volte o a decrementare la domanda di automobili ad esempio disincentivandola o rendendola un mezzo di trasporto più sostenibile o semplicemente condividerne l utilizzo. Alla prima categoria appartengono le politiche del road pricing, oggi applicabili con tecnologie di tipo Telepass, che prevedono l istituzione di una tariffa d uso dell infrastruttura stradale in specifiche fasce orarie di maggior traffico o in situazioni di congestione. Alla seconda categoria appartengono, invece, iniziative volte ad utilizzare combustibili alternativi al petrolio, ovvero i veicoli elettrici. Infine, quando si parla di condivisione dell auto, ci si riferisce a sistemi di car sharing, car pooling o ride sharing, il cui obiettivo è quello di diminuire l uso di veicoli in circolazione. In ultima analisi, vengono proposte altre due strategie: il rilancio del trasporto 13

14 pubblico con interventi volti a migliorare la qualità dei servizi esistenti e iniziative per il potenziamento dell offerta; il miglioramento delle infrastrutture per garantire una migliore viabilità e circolazione. Nel sesto Capitolo, l attenzione si sposta sulla mobilità ciclabile e pedonale definite come soft mobility e come forme di mobilità sostenibile a zero emissioni, in quanto implicano l impiego esclusivo della capacità fisica dell uomo. A partire dagli anni Settanta la mobilità pedonale e ciclabile sono state rilanciate attraverso una pluralità di iniziative che perseguono obiettivi molteplici: dalla sostenibilità dello sviluppo alla riqualificazione dei tessuti degradati; la riduzione delle emissioni inquinanti; la sicurezza stradale; la protezione degli utenti più deboli (anziani, bambini, portatori di handicap) alla promozione di forme di spostamento più rispettose dell ambiente. In particolare, nel presente capitolo si sono evidenziati una moltitudine di vantaggi dell andare in bicicletta (vantaggio ecologico, economico, energetico, sociale etc), che ci portano a dire che questo mezzo di spostamento rappresenta la scelta ecosostenibile per eccellenza. La bicicletta, inoltre si presta molto bene ad un utilizzo intermodale con i vettori di trasporto pubblico (metropolitana, treni, tram), riuscendo così ad organizzare una rete integrata che sfrutti appieno le interconnessioni tra le diverse realtà del trasporto collettivo. In questa sezione, vengono citate alcune esperienze internazionali, soprattutto nei Paesi del Nord-Europa, in cui le biciclette sono dei veri e proprio elementi distintivi della mobilità. L analisi poi è proseguita su un caso aziendale, la Nanoo, una folding bike dal design innovativo, sviluppata e lanciata sul mercato dall azienda Advanced Mobility S.r.l. sita in Torino. L obiettivo dell azienda è stato quello di creare un concetto di mobilità sostenibile e funzionale per un vivere quotidiano semplificato, progettando un modello di bici pieghevole in grado di ottimizzare questi concetti. Nel settimo ed ultimo Capitolo, lo studio è stato condotto sul bike sharing, sul significato del termine, sull articolazione del servizio e sulle possibili opportunità 14

15 che potrebbe offrire alla mobilità urbana. I servizi di bike sharing e i programmi di biciclette pubbliche hanno ricevuto una crescente attenzione negli ultimi anni, con iniziative volte ad aumentare ed incentivare l utilizzo della bicicletta. Nel capitolo si vedrà come il bike sharing possa effettivamente partecipare alla causa pubblica attraverso le proprie particolarità ed efficienze. Si vedrà come si è sviluppato questo fenomeno attraverso gli anni, i benefici, i maggiori servizi operanti in Italia con riferimento anche a quello offerto dalla città di Torino e le possibili campagne di marketing e di comunicazione a sostegno di questa forma di mobilità sostenibile. Infine, il lavoro si concluderà con uno sguardo proiettato verso il futuro attraverso alcune considerazioni su come un servizio di bike sharing di quarta generazione potrebbe esser configurato, con uno slancio verso le proposte che concretamente potranno arricchire e migliorare il servizio in un futuro imminente. CAPITOLO 1 INNOVAZIONE, CONCETTO DI OPEN INNOVATION, TRIPLA ELICA 1.1 Il concetto di Innovazione Al fine di delineare il concetto di innovazione, è utile fare una distinzione tra invenzione e innovazione. Fagerberg afferma che l invenzione è la prima idea per lo sviluppo di un nuovo prodotto o processo, mentre l innovazione è il primo tentativo di mettere in pratica tale idea. 1 Un innovazione è l introduzione di un prodotto (bene o servizio) o di un processo, nuovo, o significativamente migliorato, o l introduzione di un metodo di commercializzazione o di organizzazione nuovo o significativamente migliorato, applicato alle pratiche commerciali, all organizzazione del lavoro o alle relazioni con l esterno. 2 Joseph Schumpeter, definiva l imprenditore innovatore come colui che apporta 1 FAGERBERG J., MOWERY D.C., NELSON R.R. (2005), (a cura di), The Oxford handbook of Innovation, Oxford University Press, Oxford e New York. 2 OECD (2005), Oslo Manual 3rd edition Guidelines for Collecting and Interpreting Innovation Data, OECD Publishing, Parigi. 15

16 trasformazioni nei mercati attraverso l implementazione di nuove combinazioni 3, che possono riguardare: l introduzione di nuovi prodotti; l introduzione di nuovi metodi di produzione; l apertura di nuovi mercati; la conquista di nuove fonti di approvvigionamento di materiali o parti; la realizzazione di nuove modalità organizzative all interno dell industria. Egli utilizza, quindi, l espressione imprenditore per definire il ruolo dell innovatore. Secondo l autore, il classico equilibrio di mercato è ostacolato dalle azioni degli imprenditori, guidati dal desiderio di creare un monopolio, per mezzo dell introduzione di una qualche innovazione. Essi sono, infatti, motivati ad assumere un certo grado di rischio in cambio dei guadagni ottenibili riuscendo a collocare un bene nel mercato. I ricavi così conseguiti potrebbero essere successivamente investiti per continuare l attività imprenditoriale e produrre altre innovazioni, dato che le anteriori sarebbero già state diffuse. In questo modo si genera un processo di retroalimentazione che stimola la crescita e lo sviluppo economico. Secondo Schumpeter, senza la presenza di imprenditori che portino a termine l attività innovativa, il tasso di crescita sarebbe limitato all incremento dei fattori produttivi e sarebbe difficile la generazione del suddetto processo. Tutta questa evoluzione rappresenta, per l autore, la storia del capitalismo, prodotta da ciò che egli definisce distruzione creatrice. Metodi di produzione, tecnologie e conoscenza diventano obsoleti e vengono superati, perché solo dal cambiamento scaturisce qualcosa di nuovo. L imprenditore schumpeteriano è la figura chiave di questo processo in continuo divenire, in cui la sopravvivenza è possibile solo se si è disposti a mutare, perché ciò che importa davvero non è la competizione sul prezzo, ma la concorrenza creata dalla novità. Durante gli anni Settanta e Ottanta si afferma il pensiero evolutivo (o neo- schumpeteriano). L idea di fondo di questo approccio è la concezione dello sviluppo tecnologico come processo evolutivo, 3 SCHUMPETER J.A. (1911), Teoria dello sviluppo economico, ETAS, Milano, pp. 32 ss. 16

17 dinamico, accumulativo e sistemico. Come nel pensiero di Schumpeter, si assegna all innovazione il principale ruolo dinamizzante dell economia capitalista. L innovazione viene analizzata come un processo diviso in due tappe: la prima fase consiste nello sviluppo e nella commercializzazione iniziale di un nuovo prodotto o processo, la seconda è costituita dall applicazione diffusa, ovvero dalla trasmissione di tale innovazione con l assimilazione da parte del grande pubblico dell informazione tecnica sviluppata. Inoltre, la visione neoschumpeteriana stabilisce che, durante il processo di diffusione, continui il progresso tecnologico inizialmente avviato dall innovazione di maggiore portata. Gli autori evolutivi considerano, quindi, che la tecnologia si sviluppi contemporaneamente alla sua diffusione, e che ciò avvenga in un contesto determinato, contraddistinto da caratteristiche politiche, economiche, storiche e istituzionali, con il quale si stabilisce un processo di retroalimentazione continua. Per questo, non tutte le innovazioni generate da un impresa avranno lo stesso impatto, ma dipenderà dalla loro ricezione nell ambiente. La capacità di innovare di un impresa sarà, quindi, influenzata dall ambiente che la circonda. In riferimento alle fasi del processo innovativo, il momento in cui si produce l innovazione è tale quando i frutti dell attività innovativa vengono immessi con successo nel mercato 4. In questo ambito risulta pertinente fare ulteriore chiarezza sulla differenza tra invenzione e innovazione. Dai contributi di Schumpeter 5 nascono i concetti su cui sono fondati gran parte dei modelli successivi; in questi si stabilisce la differenza tra invenzione, innovazione e diffusione. L autore definisce invenzione il prodotto o processo che viene creato e si sviluppa nell ambito scientifico-tecnologico, e relaziona, invece, l innovazione con un cambiamento di natura economica. Così considera la diffusione, ovvero la trasmissione di innovazione, come ciò che permette ad un invenzione di trasformarsi in un fenomeno economico-sociale. Più recentemente gli studiosi Hauschildt e Salomo, nel tentativo di sintetizzare i principali contributi letterari sull approccio 4 della dottrina al tema ROZGA R. (1999), Entre globalición tecnológica y context nacional y regional de la innovación, un aporte a la discussion de la importancia de lo global y lo local para la innovación tecnológica, V Seminario Internacional, Toluca, Mexico. 5 SCHUMPETER J.A. (1911), Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung, Duncker&Humblodt, Berlin. Versione in inglese, The Theory of Economic Development, Harvard University Press, (1934), Cambridge; MASS e SHUMPETER J.A., (1942), Capitalism, Socialism and Democracy, Harper, New York e Londra. Versione italiana, Socialismo e Democrazia, ETAS, Milano, (2001). 17

18 dell innovazione, riconoscono che le definizioni esistenti del termine innovazione condividono i seguenti aspetti. Le innovazioni consistono in nuovi prodotti o processi che da un punto di vista qualitativo si distinguono nettamente dallo stato precedente 6; e ancora in linea con Schumpeter affermano: un innovazione è tale se può essere sfruttata commercialmente, attraverso nuovi o preesistenti mercati, distinguendo così il concetto di innovazione da quello di mera invenzione. Il duplice obiettivo degli innovatori è quello di risolvere i problemi esistenti con soluzioni inedite e offrire alla popolazione bene i e servizi in quantità e varietà sempre crescenti, per rispondere alle esigenze dei singoli e della società. L innovazione costituisce, così, la leva fondamentale attraverso cui è possibile alimentare la crescita e accelerare la generazione di conoscenza: le imprese, applicando i risultati di ricerca, possono accrescere la competitività propria e del sistema produttivo complessivo, avviando e sostenendo, in questo modo lo sviluppo economico e l avanzamento tecnologico. In riferimento alle fasi del processo innovativo, il momento in cui si produce l innovazione è tale quando i frutti dell attività innovativa vengono immessi con successo nel mercato. L evoluzione nel concetto di innovazione è rappresentata da numerose visioni che, nel corso degli anni, hanno cercato di spiegare i processi per mezzo dei quali l attività innovativa viene realizzata. I contributi in materia, circa il cambiamento tecnologico e la formazione di conoscenza, sono molteplici e i filoni di pensiero descritti finora costituiscono solo una parte della letteratura al riguardo. Ciò che lega, per alcuni aspetti, le teorie di diversi autori appartenenti a differenti momenti storici, è la presenza di una linea di fondo, che mantiene stabili i criteri con i quali viene rappresentata l innovazione, pur permettendo al concetto di evolversi e trovare definizioni sempre aggiornate con i tempi. Tale tematica di base è data dalla continuità descrittiva per cui si conferiscono al fenomeno innovativo attributi di novità, modernità e cambiamento. D altra parte, vi è la presenza di elementi di stacco, riconducibili al coinvolgimento di un numero e una varietà di attori e attività sempre maggiori, utilizzati per spiegare l avvio e lo sviluppo dell azione innovativa. 6 HAUSCHILDT J., SALOMO S. (2011), Enabling Innovation, Springer, Berlin, pp. 233 ss. 18

19 1.2 L innovazione nel XXI secolo La maggior parte delle innovazioni fallisce e le compagnie che non innovano muore.7 Al mondo d oggi, il ruolo dell innovazione è fondamentale per tutte le compagnie di ogni dimensione in ogni settore. L innovazione è vitale per sostenere e crescere gli attuali businesses delle imprese. È opinione largamente diffusa che il tema dell innovazione sia uno dei driver principali per le aziende al fine di garantire una crescita sostenibile e profittevole nel tempo. L innovazione degli ultimi anni è notevolmente cambiata a causa della globalizzazione la quale sta avendo degli impatti notevoli nei processi economici. Da una parte, infatti, i mercati hanno ridotto drammaticamente la vita media dei prodotti; di contro, la convergenza delle differenti tecnologie ha reso il processo di innovazione maggiormente rischioso e costoso. Oggigiorno, le grandi compagnie del passato stanno incontrando numerose difficoltà per sostenere i loro investimenti nella R&S interna. Si consideri il laboratorio di ricerca industriale premier del XXI secolo, Bell Labs. Non molto tempo fa, Bell Labs sarebbe stata un arma strategica e decisiva nella battaglia della Lucent Technologies contro la Cisco System nel mercato delle apparecchiature di telecomunicazione. La Lucent, divenuta LucentAlcatel in seguito alla fusione del 1 dicembre del 2006, aveva ereditato dopo la rottura di AT&T, i laboratori della Bell grazie ai quali poteva contare sulla ricchezza della ricerca e della tecnologia per focalizzarsi sul mercato delle apparecchiature di telecomunicazione. E per più di cinque anni, Lucent ha riportato significative vittorie in questo mercato grazie ai suoi nuovi prodotti. Cisco, tuttavia, in qualche modo è riuscita a mantenere il passo della Lucent pur non avendo le capacità di R&S interna paragonabile a quelle della Lucent. Le due compagnie, infatti pur competendo direttamente nello stesso settore, non innovavano nello stesso modo. La Lucent, dedicava enormi risorse per esplorare il mondo di nuovi materiali e componenti e sistemi all avanguardia, sempre alla ricerca di scoperte importanti che avrebbero potuto alimentare le future generazioni di prodotti e servizi. Cisco, invece, aveva adottato una differente strategia nella sua battaglia per la leadership dell innovazione. Essa, infatti 7 CHESBROUGH H. (2003), Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology, Harvard Business Review Press, Boston, p

20 esaminava il mondo delle start-up promettenti che si diffondevano intorno a lei e che commercializzavano nuovi prodotti e servizi. Alcune di queste start-up erano state create dai veterani della Lucent, AT&T o Nortel. La Cisco così, a volte investiva in queste start-up e altre volte, semplicemente ne diventava partner. In questo modo, Cisco riusciva a mantenere il passo con la produzione di R&S diventando forse una delle realtà industriali più interessanti al mondo, il tutto senza produrre R&S per conto proprio. La storia di Lucent e Cisco non sono comunque un caso isolato; ad esempio l abilità di IBM nel settore informatico ha fornito una scarsa protezione a Intel e Microsoft nei business hardware e software per computer personali. Allo stesso modo, Motorola, Siemens ed altri colossi industriali sono rimasti a guardare impotenti l ascesa di Nokia nella telefonia wireless sulla base della sua esperienza industriale di decenni precedenti nei settori low-tech della pasta di legno e degli stivali di gomma. Tutto ciò conduce ad un numero di paradossi che affrontano tutte le imprese innovative del XXI secolo. Mentre le idee abbondano, la ricerca industriale interna è meno effettiva. Mentre l innovazione è vitale, il processo di organizzazione dell innovazione sembra non funzionare più. Mentre le idee e il capitale esterno sono abbondanti, le compagnie hanno problemi a trovare e finanziare le opportunità di crescita interna 8. La R&S per molti anni è stata considerata come la principale leva per costruire e mantenere un vantaggio competitivo per le aziende. In passato, la R&S interna rappresentava un asset strategico prezioso in grado di ostacolare l ingresso di nuovi concorrenti nel mercato. Solo grandi colossi, come IBM, Dupont, AT&T erano in grado di competere svolgendo una grande attività di R&S nei rispettivi settori e con la successiva conseguenza di raccogliere la maggior parte dei profitti. 8 CHESBROUGH H. (2003), Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology, Harvard Business Review Press, Boston, p

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