Modera Antonio POLITO Direttore del Quotidiano Il Riformista" Intervento del Segretario generale Cisl Raffaele Bonanni

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1 Forum La partecipazione dei lavoratori nelle imprese, promosso dal Quotidiano Il Riformista e Cisl, Roma 13 giugno 2008 c/osenato della Repubblica - Sala Capitolare Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva - Piazza della Minerva 38, Roma Intervengono Gianfranco FINI Presidente Camera dei Deputati Maurizio SACCONI Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali Tiziano TREU e Benedetto ADRAGNA Senatori presentatori del ddl n. 1177/2006 Luca VOLONTÈ Deputato presentatore del ddl n. 373/2008 Raffaele BONANNI Segretario generale Cisl Modera Antonio POLITO Direttore del Quotidiano Il Riformista" Intervento del Segretario generale Cisl Raffaele Bonanni Un saluto e un ringraziamento particolari, per la sua presenza, al Presidente della Camera, On. Fini. Saluto e ringrazio il ministro del Lavoro, on. Maurizio Sacconi, che in queste settimane di inizio di legislatura ha rilanciato i temi della partecipazione e della democrazia economica, i senatori Treu e Andragna e l on. Volonté, parlamentari delle opposizioni, che hanno presentato proposte di legge in materia, il Direttore Polito e il suo giornale per aver promosso questo momento di confronto. LA COSTITUZIONE Il valore della partecipazione dei lavoratori e della democrazia economica è riconosciuto e affermato solennemente dalla nostra Carta Costituzionale nell art. 46 che Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende. Amintore Fanfani, in sede costituente, per sostenere questo diritto affermava che i lavoratori si sentono menomati soprattutto dal vedere misconosciuta la loro intelligenza e capacità di compartecipare e decidere delle sorti dell impresa dove prestano la loro opera. Questa insofferenza del lavoratore deriva dal fatto che per un ritardo dello sviluppo giuridico, inadeguato rispetto allo sviluppo economico e culturale, si menoma la sua dignità e personalità, togliendogli la decisione delle proprie sorti, che dipendono dallo svolgimento dell attività aziendale. Il primo ad esemplificare questo dettato costituzionale è stato Mattei che, come si ricordava su Avvenire di alcuni giorni fa, nella legge istitutiva dell ENI del 1953 prevedeva nel suo consiglio di amministrazione un dirigente o un impiegato e un operaio in servizio, designati dai dipendenti, secondo modalità fissate dal ministro per l Industria e per il Commercio. Dieci anni dopo, la stessa norma con l istituzione dell ENEL incontrò l insuperabile avversione degli industriali e dei sindacati e partiti di sinistra. Il ritardo denunciato da Fanfani non è stato ancora colmato. A 60 anni di distanza dall approvazione, la norma costituzionale è restata inattuata. Lo sviluppo economico e sociale ha aggravato le contraddizioni rispetto alle condizioni dei lavoratori.

2 PUNTI DI FORZA Oggi i tempi sembrano quanto mai maturi. Sottolineo alcuni punti di forza per lo sviluppo della democrazia economica: 1. Le profonde innovazioni del sistema produttivo richiedono al lavoratore postfordista, come fattore decisivo per migliorare produttività e competitività, una partecipazione professionale fatta di prestazioni di grande coinvolgimento personale e di rischio, da socio, mentre lo si continua a trattare da salariato. Per superare questa contraddizione, occorre un profondo cambiamento culturale dei lavoratori e degli imprenditori nella vita delle aziende, improntato ad un modello di relazioni fortemente partecipative che cambino il rapporto tra capitale e lavoro. L esigenza di questo cambiamento è stato il focus del recente incontro dei Giovani industriali a Santa Margherita Ligure con il debutto della nuova Presidente Guidi e della relazione di Emma Mercegaglia all Assemblea di Confindustria di fine maggio. Entrambe, però, in palese contraddizione con l enfasi sulla necessità di questo nuovo rapporto tra capitale e lavoro in azienda, si limitano alla partecipazione economica attraverso il salario di produttività e ripropongono le vecchie resistenze ( la gestione spetta all imprenditore ) ad un compiuto disegno di democrazia economica, attraverso l azionariato aziendale e la partecipazione dei lavoratori nei consigli di sorveglianza. La Cisl non vuole la cogestione. Ognuno deve fare il proprio mestiere. Ma con la partecipazione finanziaria e alla governance dei lavoratori aumenterebbero qualità e competitività e ci guadagnerebbero anche le imprese. La Cgil al riguardo ha, storicamente, una posizione speculare a quella di Confindustria. Nelle conclusioni, tuttavia, del segretario generale Epifani alla recente Assemblea organizzativa si è posta la domanda se è ancora valida la versione tradizionale dei rapporti tra capitale e lavoro (inconciliabilità e comunque distinzione degli interessi). Pertanto, coerentemente con la riforma del modello contrattuale, ritengo che può maturare un percorso unitario per la democrazia economica, il cui piano di intervento è ben distinto da quello di competenza della contrattazione. 2. Il negoziato sul nuovo modello contrattuale, centrato in particolare sul secondo livello, aziendale o territoriale, è un primo tassello di questo cambiamento culturale, perché deve rafforzare il ruolo della partecipazione dei lavoratori attraverso informazione, consultazione, bilateralità rispetto ad innovazione, formazione, salute e sicurezza, organizzazione del lavoro, della contrattazione rispetto a qualifiche, mobilità professionale, flessibilità dei rapporti di lavoro e dell orario, salario, incentivato fiscalmente, collegato agli aumenti di produttività e al merito, ed anche previdenza complementare e mutualità integrativa da affidare alla gestione bilaterale. Se la valorizzazione del capitale umano, al di là dello stesso riconoscimento etico della dignità del lavoro, è il modo, oggi, per fare stare sui mercati le imprese in un mondo sempre più competitivo e con una produttività sempre maggiore, il passo ulteriore non può che essere la partecipazione dei lavoratori alla governance dell impresa e ai processi di accumulazione finanziaria. 3. Questa democratizzazione dell economia è la via maestra per contrastare la metamorfosi perversa del capitalismo produttore in capitalismo predatore.

3 Essa si è manifestata in Italia ad iniziare dalla stagione delle grandi privatizzazioni, senza liberalizzazioni, degli scandali finanziari di grande imprese, delle fortune dei capitalisti senza capitali, delle scalate bancarie attraverso gli intrighi speculativi. Nei processi di finanziarizzazione, quando si è determinato un rapporto malato tra banca e impresa, tra finanza ed economia, l economia reale ha ceduto il primato agli obiettivi finanziari, di realizzo monetario, per di più di breve periodo. A questi obiettivi viene sacrificato tutto (investimenti produttivi, fattori qualitativi, occupazione, salari) con effetti devastanti sulla stabilità economica e sulle condizioni del lavoro. È attraverso la democrazia economica, con la partecipazione dei lavoratori ai processi di accumulazione finanziaria e alla governance, che l azione sindacale può misurarsi con la sfida di un nuovo rapporto tra capitale, produzione e lavoro, di una nuova trasparenza tra investimenti, profitti, condizioni di lavoro, retribuzioni. 4. La democrazia economica ha anche un riferimento importante nel quadro normativo dell Unione Europea. La Direttiva sullo Statuto di Società Europea, trasposta in Italia con il decreto legislativo n. 188 del 2005, che riguarda la costituzione di SE tra Spa e Srl, presenti in almeno due Stati membri, ha enorme valore perché è una novità assoluta nel nostro ordinamento. La costituzione e la registrazione della SE sono legate al raggiungimento di un accordo sulle modalità di coinvolgimento dei lavoratori nella futura società. Non si prevedono solo diritti di informazione e consultazione, ma anche e soprattutto i diritti di partecipazione, intesi come diritto dei lavoratori di eleggere o raccomandare l elezione di membri negli organi delle Società, Consiglio di amministrazione, nel modello monastico, nel Consiglio di vigilanza, nel modello dualistico. La Direttiva è nata con lo scopo esplicito di favorire quei processi considerati essenziali per accrescere la competitività delle imprese europee sui mercati globalizzati. Le nuove SE si collocano prevalentemente nel Nord Europa e nell Europa continentale, che già adottano sistemi di partecipazione dei lavoratori, mentre non decollano in Italia per i ritardi culturali e le resistenze al riguardo. Altrettanto importante è la Direttiva su I diritti di Informazione e Consultazione, trasposta in Italia con il decreto legislativo n. 25 del 2007, con cui questi diritti sono estesi a tutte le imprese con almeno 50 dipendenti, si rafforzano dove già esistono e si rendono esigibili dove non sono praticati. 5. È di tutto rilievo per la partecipazione alla governance la legge di Riforma del Diritto societario. Essa ha introdotto nel nostro ordinamento il modello duale, che con la previsione, accanto al Consiglio di gestione, del Consiglio di sorveglianza, dove dovrebbero essere i rappresentanti dei lavoratori, mette al riparo la partecipazione alla governance dai rischi della cogestione, ma anche da quelli di ininfluenza rispetto a trasparenza, indirizzo e controllo. È vero che gli utilizzi della riforma hanno dato luogo ad un duale all italiana, apprezzato più che come atto di innovazione e trasparenza, come strumento utile agli assetti di potere nei casi di fusione societaria, per le molteplici cariche che mette a disposizione, con rischi gravi di sovrapposizione dei ruoli di gestione e di sorveglianza. Questi rischi sono messi in evidenza dal governatore Draghi in un apposito documento di vigilanza riferito alle banche, nel quale sollecita anche la presenza di componenti indipendenti nei Consigli di sorveglianza Pertanto la partecipazione dei lavoratori nel Consiglio di sorveglianza si pone, oltretutto, come elemento di trasparenza e democratizzazione della vita societaria.

4 LA STRATEGIA DELLA CISL La strategia sulla partecipazione si sviluppa dunque su una molteplicità di modalità e di soluzioni, dalla partecipazione organizzativa (informazione, consultazione, bilateralità) alla partecipazione economica (salario e produttività), per le quali il ruolo decisivo spetta alla contrattazione aziendale, che è il cuore del modello contrattuale nel negoziato con imprenditori e governo. L accordo sul nuovo modello contrattuale dovrà prevedere la messa a regime della incentivazione fiscale del salario di produttività, definito con la contrattazione di secondo livello nel settore privato e pubblico. La chiusura del cerchio avviene, infine, con la partecipazione finanziaria e con la partecipazione alla governance. Al riguardo per la Cisl la definizione dell assetto deve privilegiare la via contrattuale, e la funzione della legge deve essere di stimolo e di sostegno al percorso negoziale, all apporto delle parti sociali, e non esaustiva come lo era il disegno di legge unificato del 2004, per questo da noi non condiviso. Rispetto alla partecipazione finanziaria, bisogna distinguere tra l azionariato inteso come risparmio individuale e l azionariato come investimento collettivo finalizzato alla partecipazione alla governance. Con riferimento a quest ultimo, la Cisl ha sempre sostenuto la necessità del rispetto di due principi fondamentali: la via contrattuale per la definizione dei piani di azionariato dei dipendenti; i fondi comuni di impresa quali strumenti organizzativi idonei per dare agibilità all azionariato collettivo dei dipendenti. La promozione dell azionariato dei dipendenti e della loro partecipazione agli organismi dell impresa, è stato un aspetto della strategia della Cisl a partire dagli anni 90, con particolare riferimento alle aziende di pubblica utilità, quando si avviò il grande processo di privatizzazione. Il carattere prevalentemente finanziario speculativo di quel processo fece fallire qualsiasi disegno di democrazia economica e di capitalismo azionario diffuso, come la Cisl invece auspicava. Anche là dove l azionariato dei dipendenti ha raggiunto una realtà interessante, come nel settore bancario, quasi sempre la partecipazione finanziaria ha assunto un valore di redistribuzione del reddito e non è diventato un fattore di partecipazione alla governance. In questi aspetti deludenti vi sono le resistenze culturali e di interesse manageriali, ma vi sono anche lacune da colmare nella legislazione. Con riferimento alla legge di Riforma del risparmio, occorrono norme per facilitare la raccolta delle deleghe di voto dei piccoli azionisti e l organizzazione del voto collettivo dei dipendenti azionisti nelle assemblee delle Società e per prevedere per essi concrete possibilità di poter eleggere propri rappresentanti negli organismi della Società. Con riferimento alla legge di Riforma del Diritto societario, lasciando impregiudicato il diritto dei lavoratori azionisti ad entrare nei consigli di amministrazione attraverso la rappresentanza collettiva, già la legge dovrebbe prevedere la nomina per via contrattuale di consiglieri indipendenti e, nelle imprese con il regime duale, la presenza di rappresentanti eletti dai lavoratori nel Consiglio di sorveglianza, secondo il modello di governance di numerosi Paesi europei e dello Statuto di Società Europea. Oltre queste modifiche legislative, al governo si chiede una politica di incentivi alla democrazia economica, non solo sul piano fiscale all azionariato partecipativo dei lavoratori e alle imprese che accettano la partecipazione dei dipendenti. Si dovrebbe anche subordinare l assegnazione delle concessioni pubbliche alle imprese che gestiscono servizi, come le aziende telefoniche e le autostrade, all adozione del sistema duale, con la partecipazione di rappresentanti eletti dai lavoratori nei Consigli di sorveglianza.

5 Per concludere La nostra convinzione è che un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro, tra tutele, diritti e opportunità, tra competitività e sviluppo sostenibile socialmente e ambientalmente dipenderà dall affermarsi della partecipazione dei lavoratori ai destini dell impresa e dei lavoratori cittadini ai destini della società nella quale vivono, del sentirsi parte responsabile del proprio destino e di quello della comunità di appartenenza. È il fondamento di una nuova coesione sociale rispetto ad una situazione di grande spaesamento e frantumazione sociale.

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