Nota di analisi della manovra correttiva Le politiche economiche, fiscali, di bilancio e programmazione pubblica

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1 Nota di analisi della manovra correttiva Le politiche economiche, fiscali, di bilancio e programmazione pubblica (A cura del Dipartimento Previdenza e fisco e dell Ufficio politiche economiche) Luglio 2011 Questa nota di commento al DL n 98 6 luglio 2011, convertito nella legge 15 luglio 2011 n 111 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria (G.U. n 164 del ) ha lo scopo di fornire una lettura del provvedimento, sul versante della politiche economiche a partire dalle cause che hanno determinato l attuale manovra correttiva, sulle politiche fiscali e quelle che investono il bilancio e la programmazione, in particolare quella delle autonomie locali. L obiettivo è di porre in luce gli aspetti della manovra che maggiormente incidono sul sistema di welfare italiano, nonché sulle ricadute in termini di riduzione della capacità reddituale, di risparmio e di spesa dei lavoratori e dei pensionati. La prima parte è dedicata all analisi della crisi economica e finanziaria, con particolare riferimento all Europa e le ricadute sull Italia, individuando i fattori che hanno determinato l attuale situazione e a quelle che possono essere le cure per uscire dalla crisi. La seconda parte invece espone i principali contenuti del provvedimento governativo con un commento di merito. La manovra correttiva e le vie d uscita dalla crisi Cause ed evoluzione della crisi Le cause che hanno determinato la crisi finanziaria ed economica non hanno ancora trovato una soluzione e anzi si sono in una certa misura aggravate, lasciando aperta la prospettiva di una nuova ondata di crisi. Il vero indicatore di una ripresa economica stabile non va cercato nell andamento volatile delle quotazioni di borsa ma in un incremento dell occupazione che però è attualmente in ulteriore declino. La crisi è derivata dalla maturità del ciclo economico postbellico che ha fortemente ridotto la sua redditività già a partire dagli anni 70, determinando, con le ristrutturazioni, una sovracapacità produttiva e una crescente disoccupazione di lavoratori e di capitali e una altrettanto crescente diseguaglianza di reddito e ricchezza, con effetti ulteriormente recessivi. Il capitale, non trovando sbocchi adeguati nella produzione, ha cercato maggiori rendimenti nella finanza, con la creazione di innumerevoli prodotti a leva (ovvero a debito e ad alto rischio, come i derivati ), determinando un enorme inflazione della finanza che ha raggiunto un volume superiore a 12 volte il Pil mondiale. Sono capitali fittizi, in quanto non sono realizzabili nell acquisto di beni materiali, che hanno una dimensione di gran lunga inferiore. Si è costruito in tal modo un castello di carta che è esploso con la crisi dei subprime che ne sono stati solo il detonatore. Nel contempo la crisi dell egemonia statunitense, già manifesta all inizio degli anni 70 con la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro, ha determinato crescenti disavanzi (pubblici, commerciali, delle famiglie e delle imprese) che sono stati finanziati principalmente dalla Cina, la cui economia, fondata sull esportazione, aveva il suo sbocco principale proprio negli Stati Uniti, determinando una sorta di condominio mondiale (il cosiddetto G 2). Gli Stati Uniti sono stati perciò, per decenni, il consumatore di ultima istanza, che trainava la crescita mondiale acquistando la produzione degli altri paesi. Nel contempo dettavano la propria ideologia neoliberista al resto del mondo attraverso le tre grandi agenzie di valutazione e il dominio finanziario delle grandi banche d affari (definite i padroni dell universo ), imponendo l apertura degli altri stati alla globalizzazione finanziaria. Lo scoppio della crisi ha determinato la fine di questo modello, non più ripetibile. Gli Stati Uniti non sono più in grado di fungere da consumatore di ultima istanza e ciò pone il problema di chi dovrà assorbire le la produzione dei paesi esportatori. Le risposte sono state diverse. La Cina, assieme agli altri paesi emergenti che sono usciti dalla crisi e stanno crescendo ad un ritmo prossimo al 10% annuo, sta rapidamente riconvertendo la propria economia in 1

2 senso maggiormente autocentrato, con la crescita della domanda interna, pubblica e privata, e dei salari e la costruzione di uno stato sociale finora assente. Proprio le importazioni cinesi (in particolare di auto di alta gamma e di impianti industriali) stanno alla base della crescita tedesca. Tuttavia le importazioni dei paesi emergenti non sono in grado ancora per un lungo periodo di riempire il vuoto lasciato dalle importazioni statunitensi. Va osservato come in tutti i paesi emergenti che registrano una forte crescita, vi sia una consistente presenza diretta dello stato nell economia: anche le privatizzazioni cinesi hanno mantenuto comunque il controllo dello stato (con il 51% del capitale delle aziende privatizzate ). Le conseguenze della crisi in Occidente In Occidente, dove oggi si concentra la crisi, impera ancora, nonostante i suoi evidenti fallimenti, l ideologia neoliberista, fondata sulla opposizione allo stato predatore che ispira non solo l opposizione repubblicana dei tea party negli stati Uniti, ma anche la stessa politica dell Unione europea. Ciò produce un duplice effetto negativo, socialmente devastante ed economicamente insostenibile: - il debito privato è stato trasformato, per salvare le banche, in debito pubblico e, particolarmente in Europa, posto a carico dei cittadini attraverso una strategia d uscita (exit strategy) che prevede un drastico ridimensionamento dell intervento pubblico (taglio di organici e salari, del lavoro pubblico, delle pensioni, della sanità, dell assistenza) con effetti socialmente gravissimi ma anche economicamente recessivi, perché aumentano la diseguaglianza, riducendo i consumi popolari e favorendo il risparmio finanziario dei ceti più abbienti. - viene favorita la crescita delle concorrenza, attraverso manovre deflattive, definite di fregare il vicino (beggar the neighbour: riduzione della spesa, dei salari e dell occupazione, dei diritti dei lavoratori) come vantaggio competitivo. Si tratta però di una strategia che funziona quando esiste un consumatore di ultima istanza, mentre se ciò non avviene, come oggi, si innesca una spirale recessiva che porta solo alla depressione. Nonostante i deboli tentativi effettuati, particolarmente negli Stati Uniti, per contenere la speculazione finanziaria, siamo ancora ben lungi da una sua regolazione efficace e, di fatto, viene lasciata mano libera alla speculazione. Permanendo la carenza di sbocchi produttivi adeguatamente profittevoli, l inflazione finanziaria ha già superato il livello del 2007, prima delle crisi, e ciò lascia prevedere futuri nuovi crolli finanziari. La speculazione internazionale, pur non avendo del tutto abbandonato il mercato immobiliare (dei subprime ), si è rivolta verso le materie prime (minerarie, energetiche e alimentari), i cambi e i debiti sovrani. I fondi speculativi, che hanno un enorme potenza di fuoco, guadagnano, con i prodotti derivati, anche in controtendenza, con un mercato depresso, scommettendo sulla sua destabilizzazione: se non ci riescono non perdono nulla me se ci riescono (come è avvenuto nel 92 quando hanno fatto saltare il cambio di lira e sterlina), fanno guadagni astronomici, a prezzo di una gigantesca devastazione sociale, giustificata come disciplina del mercato. Occorrerebbe almeno vietare i cosiddetti derivati nudi, ovvero senza operazioni reali sottostanti, che sono pure e semplici scommesse che producono insolvenze e disastri economici e sociali: Soros, che è forse il principale speculatore mondiale, le ha chiamate armi finanziarie di distruzione di massa. Le strategie deflattive dell Europa Il vero anello debole dell economia mondiale risiede nelle scelte deflattive dell Europa, che costituiscono un freno per l economia mondiale e condizionano negativamente le strategie di ripresa statunitensi. Mentre negli Stati Uniti è in atto una prova di forza fra Obama e i repubblicani proprio sul taglio della spesa sociale, in Europa sta prevalendo una strategia rigidamente deflazionistica, imposta dalla Commissione europea, dalla Bce e dal governo tedesco e accettata dagli altri paesi, con l obiettivo di una drastica riduzione dell intervento pubblico e dello stato sociale. La radici di questa situazione stanno in un difetto di origine della costruzione europea, perché manca un governo comune dell economia, che viene lasciato ai singoli stati, mentre la convergenza viene affidata unicamente ai cosiddetti parametri di Maastricht che sono intrinsecamente deflattivi, e dunque, in una situazione già depressa, hanno un effetto prociclico, aggravando la depressione. Inoltre la Germania ha imposto, a livello statutario, che l unico 2

3 scopo della Bce sia la lotta all inflazione (mentre la Fed ha il compito di sostenere la crescita economica) e che non possa finanziare direttamente i deficit dei paesi aderenti. Per questo la Bce non è una vera banca centrale, perché non svolge il compito essenziale di prestatore di ultima istanza, ma piuttosto un cane da guardia contro la spesa pubblica dei vari paesi. Infatti i paesi in deficit eccessivo sono costretti a ricorrere al mercato e dunque a sottoporsi al giudizio politico delle agenzie di valutazione che verificano la corrispondenza della loro politica rispetto a rigidi principi neoliberisti, aumentando in modo esponenziale, con il premio di rischio (spread), il costo del servizio del debito (gli interessi), spingendolo verso l insolvenza. Infatti le misure di austerità riducono il Pil e dunque aumentano automaticamente il rapporto debito/pil e deficit/pil, ed erodono il gettito fiscale, mentre il giudizio negativo delle agenzie di valutazione moltiplica lo spread, scatenando l assalto della speculazione; infine la Bce sta aumentando i tassi per lottare, in modo del tutto inefficace, contro un inflazione importata. Le strade verso l inferno sono lastricate di buone intenzioni, ma va comunque ricordato come all origine del debito pubblico vi sia stato il salvataggio di quello privato e che la sostenibilità del debito dipende dal fatto che la sua dinamica deve essere inferiore alla crescita del Pil: queste manovre riducono il Pil e aumentano il costo e dunque rendono il debito tendenzialmente insolvente. Anziché costruire un indispensabile governo economico europeo, capace di promuovere una politica di sviluppo, la Commissione europea ha imposto, con il cosiddetto euro plus un ulteriore irrigidimento dei parametri di Maastricht, con una manovra durissima di tagli per ottenere il pareggio di bilancio complessivo (comprendente anche il pagamento degli interessi) entro il 2014, a cui va aggiunto il vincolo, finora sostanzialmente accantonato, del rientro dal debito, da coprire annualmente, per un periodo ventennale, con un avanzo di bilancio pari al 5% della differenza fra il debito esistente e il 60% del Pil. Con l introduzione del semestre europeo la Commissione intende sottoporre a sorveglianza il bilancio dei paesi dell eurozona, con un potere di intervento e modifica, nonché di comminare sanzioni, che annullano la sovranità nazionale. Viene sollecitata anche l introduzione nelle costituzioni dei singoli paesi l obbligo del pareggio di bilancio, cosa già realizzata in Germania, annunciata in Francia e promessa da Tremonti in Italia. Si tratta di una scelta folle, perché tutti gli stati hanno sempre avuto un bilancio in deficit sostenibile, per promuovere lo sviluppo dell economie e dell occupazione e finanziare lo stato sociale, mentre questa disposizione intende costituzionalizzare l ideologia neoliberista e sancire la fine dello stato sociale. Quando tutti i paesi europei procedono contemporaneamente a praticare politiche restrittive, obbligati dal semestre europeo e dal vincolo sul debito, vengono meno gli sbocchi commerciali negli altri paesi (circa l 80% del commercio è infraue) e si determina una recessione che aumenta il debito pubblico (in rapporto al Pil, per il calo degli introiti fiscali e l aumento degli ammortizzatori sociali), favorendone l insolvenza. Alcune proposte di riforma Sono state avanzate alcune proposte positive ma finora ignorante, principalmente per l opposizione della Germania: - prendere in considerazione non solo il debito pubblico ma anche quello privato (già trasformato parzialmente in debito pubblico), perché questi due debiti sono complementari: chi, come l Italia ha un debito pubblico elevato ha anche uno scarso debito privato. Infatti, considerando il debito complessivo l Italia si situerebbe nella media europea, meno esposta di Francia e Germania. Tale principio non è stato accettato perché l ideologia neoliberista considera peccaminoso il debito pubblico ma non quello privato. - realizzare un meccanismo pubblico di finanziamento del debito, consolidandolo a lunga scadenza e consentendo una politica di sviluppo capace di ripagarlo: verrebbe così sottratto alla speculazione finanziaria e al giudizio politico neoliberista delle agenzie di valutazione, che ne moltiplicano il costo in modo esponenziale e non sostenibile. La soluzione più ovvia sarebbe quella di consentire alla Bce di svolgere il compito naturale di prestatore di ultima istanza, con la creazione di moneta (come stanno attualmente facendo gli Stati Uniti con la facilitazione monetaria ), ma ciò esigerebbe un mutamento de suo statuto effettuato all unanimità, ed è quindi del tutto impossibile, data l opposizione della Germania. Le soluzioni di ripiego sono un finanziamento da parte di un Agenzia europea (Meccanismo di Finanziamento europeo, fondo salva 3

4 stati, EFSF, ecc.) che sottopone però i paese debitori a condizioni giugulatorie, con tassi altissimi e l imposizione di misure di austerità insostenibili; la proposta degli Eurobond, parimenti osteggiata dalla Germania, che renderebbe europeo il debito superiore al 60%, facendolo rimborsare a lunga scadenza e a tassi bassi, senza la pressione delle valutazioni delle agenzie e della speculazione internazionale. Analoghi provvedimenti erano stati adottati in passato con il piano Brady per la ristrutturazione del debito dei paesi del Terzo mondo e la Iniziativa di Vienna per il salvataggio dei paesi dell est, sostenuta, a differenza delle attuali proposte, proprio dalla Germania, dati i suoi forti interessi commerciali e strategici in quei paesi. L attuale ostilità tedesca appare ancor più incomprensibile se si considera che i debiti dei paesi periferici non sono distribuiti fra i privati (come quelli dell Argentina) ma concentrati nelle mani delle banche francesi e tedesche, per cui il salvataggio dei paesi periferici è in realtà un salvataggio delle banche di Francia e Germania. Euro e squilibri commerciali In realtà più che il debito pubblico il vero problema in Europa è quello della bilancia commerciale, dove, a causa dell euro si rafforza la divaricazione fra l Europa centrale e quella periferica, caratterizzate da una diversa produttività strutturale determinata dalla differente matrice produttiva. Infatti la moneta unica impedisce ai paesi periferici di riaggiustare la loro produttività attraverso la svalutazione monetaria, determinando un deficit commerciale cronico, mentre la Germania è il paese che più si avvantaggia di tale situazione perché le consente di evitare quelle rivalutazioni monetarie che sarebbero state la necessaria conseguenza della sua produttività, ma ne avrebbe ridotto le esportazioni. Non si tratta dunque di un problema di liquidità ma di solvibilità che esige non solo interventi di salvataggio finanziario ma un mutamento strutturale della matrice produttiva, realizzato da un effettivo governo europeo capace di svolgere una manovra di politica economica espansiva, oggi vietata dagli automatismi di Maastricht. Anche la Germania dovrebbe sostenere una politica economica espansiva e invece, pur essendo il principale paese in crescita in Europa, sta portando avanti da un decennio una politica deflattiva analoga a quella che raccomanda agli altri paesi (taglio welfare e del pubblico impiego, contenimento salariale) per cui non funge da locomotiva nei loro confronti, ma anzi dà loro una ulteriore spinta recessiva, utilizzando la loro domanda interna per la propria crescita. È stata avanzata la proposta di sanzionare non solo le posizioni debitorie, ma anche quelle eccedentarie, con l obiettivo di stabilire un percorso di convergenza, dato che avanzi e disavanzi sono il frutto speculare di uno stesso squilibrio. Quali sono le vie d uscita? Dunque l Unione europea sta attuando una politica suicida che, se non corretta, rende l insolvenza inevitabile. La Gran Bretagna che, a seguito del salvataggio delle sue banche, presenta una posizione debitoria pesantissima, analoga a quella degli Stati Uniti, si è salvata finora avendo mantenuto il controllo del tasso di cambio. Ma la via, suggerita da alcuni economisti, di una fuoruscita dall euro, rischia di precipitare i paesi periferici, a seguito del conseguente attacco speculativo, in una situazione di tipo argentino, con il ripudio del debito e la conseguente devastazione sociale. D altro canto il rispetto del percorso imposto dall Unione europea, porta inevitabilmente ad una situazione d insolvenza. In pericolo oggi non è solo l economia e la condizione di vita civile, ma anche la stessa democrazia, perché si tratta di scelte duramente antipopolari, incompatibili con una gestione democratica. Nel contempo il disagio sociale che non trova adeguate risposte riformatrici, trova sbocchi di natura populistica e in una xenofobia rancorosa che ha fatto crescere ovunque in Europa formazioni politiche di estrema destra, con il rischio di una esplosione dei conflitti. Già da alcuni anni l Europa è investita da un ciclo di lotte contro le scelte recessive che non ha precedenti negli ultimi decenni, ma non sembrano produrre risultati adeguati, a causa del loro carattere difensivo di una resistenza isolata a livello di ogni singolo paese, senza una adeguato coordinamento, e perché gli interlocutori nazionali, a partire dagli stessi governi, appaiono ormai privi di ogni autonoma sovranità, sottoposti come sono ad una politica economica imposta coercitivamente da strutture tecnocratiche non sottoposte ad 4

5 alcun controllo elettivo. Per uscire da questa situazione di impotenza occorre non meno ma più Europa, radicalmente diversa dall attuale, con un governo economico europeo capace di promuovere uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile. Si tratta di una strada difficile ma senza molte alternative. Ne deriva la necessità di un coordinamento sindacale europeo più efficace di quello attualmente esistente, capace di promuovere lotte unitarie su scala europea per un profondo mutamento della politica economica neoliberista attuale, proponendo il rilancio dello stato sociale. Ciò è reso ancor più difficile dal fatto che la Merkel ha fatto crescere nell opinione pubblica tedesca l idea, del tutto infondata, che i salvataggi vengono pagati dai contribuenti tedeschi, mentre proprio la Germania ha tratto maggiori vantaggi economici dall euro. I problemi dell Italia La situazione italiana è caratterizzata da un basso tasso di attività (specie femminile, giovanile e meridionale) e da una scarsa credibilità del governo. Le banche italiane sono più solide rispetto agli altri paesi perché hanno mantenuto la loro attività creditizia tradizionale, mentre quelle francesi e tedesche, sulla scia di quelle anglosassoni, si sono dedicate alle attività speculative effettuate per conto proprio (trading), esponendosi maggiormente agli effetti della crisi; ma la crisi dell economia produttiva incide comunque, con la crescita della insolvenze e degli incagli della clientela, sul risultato economico anche delle banche italiane, che hanno dovuto procedere ad una consistente ricapitalizzazione (che riduce gli utili), anche per rispettare i parametri più vincolanti di stabilità previsti dall accordo di Basilea 3. Sull economia italiana pesa, ancor più che l elevato livello del debito, una situazione di declino economico evidenziata da un decennio di crescita prossima allo zero e da un peggioramento dei conti commerciali che vedono le importazioni crescere costantemente ad un ritmo superiore alle esportazioni, specie nelle fasi di relativa ripresa. Ciò deriva da una specializzazione produttiva su beni di consumo a basso contenuto tecnologico, in declino sui mercati mondiali, e da un decentramento produttivo nell est europeo che ha sottratto valore aggiunto, lasciando in Italia solo il segmento della commercializzazione. L Italia ha una scarsa presenza nei settori tecnologici che rappresentano il futuro degli scambi mondiali. Dunque l Italia deve cambiare mestiere, elevando il contenuto di lavoro qualificato delle sue produzioni, ma ciò esige, come ha sottolineato anche Mario Draghi, investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo che sono stati sacrificati dalle manovre economiche, nonché una migliore tutela, stabilità e retribuzione del lavoro: ad un lavoro cattivo non può corrispondere una produzione buona. Un altro handicap da superare è costituito dalla frammentazione del nostro tessuto produttivo, perché le piccole imprese non sono in grado di entrare nei nuovi settori e di svolgere un adeguata ricerca, mentre la grande industria è ormai in larga parte straniera e i pochi attori italiani sono prevalentemente finanziari, interessati ad un rendimento immediato e poco disposti ad investire in nuovi settori che esigono forti investimenti di capitale con un ritorno solo nel lungo periodo. Anche il modo in cui sono state realizzate le privatizzazioni non ha favorito, come è avvenuto negli altri paesi, la formazione di campioni nazionali, ma solo delle operazioni finanziarie che hanno ulteriormente indebolito la solidità delle imprese, destinate ad essere vendute al miglior offerente straniero. Del resto la quotazione delle nostre imprese è spesso inferiore alla metà del loro patrimonio e dunque costituisce una ghiotta occasione di acquisto da parte di imprese straniere, specie francesi (ma persino egiziane, sudafricane e tailandesi). La polemica contro il colbertismo non riflette adeguatamente sul fatto che oggi la tenuta dell economia nei mercati internazionali si regge sulla grande dimensione d impresa, particolarmente carente in Italia, che costituisce il fondamento indispensabile per una politica di sviluppo della base produttiva. Lo stato sociale non produce solo coesione ma è anche un fattore di sviluppo, ma si fonda sull esistenza di un apparato produttivo capace di imprimere una dinamica di sviluppo complessivo dell economia, senza la quale anche la difesa dello stato sociale risulta estremamente difficile. Accanto alla carenza di investimenti in ricerca, assistiamo al fatto che molti brevetti prodotti dalla ricerca italiana non riescono a tradursi in attività produttive nel nostro paese e finiscono per essere vendute all estero a causa delle carenze del sistema imprenditoriale italiano, incapace di realizzare una strategia di sviluppo. Risulta evidente come, per uscire da questa situazione, sia indispensabile un ruolo più attivo dello stato nello sviluppo dell economia, che però si scontra, oltre che nei vincoli di bilancio, anche con i tabù ideologici antistatalisti che sono l eredità di decenni di neoliberismo. 5

6 Risulta dunque indispensabile realizzare un percorso di complessiva riconversione economica con una riqualificazione della matrice produttiva, ma anche conseguire un maggiore equilibrio nei confronti dell estero attraverso lo sviluppo della domanda interna, sia individuale (salari e pensioni), che sociale (sanità, previdenza, assistenza, formazione) ma, per reggere nel lungo periodo è indispensabile un mutamento della politica economica e dello stesso impianto istituzionale europeo, abbandonando l attuale orizzonte neoliberista. La manovra in materia fiscale e di programmazione - nota di lettura critica Il provvedimento mira a conseguire gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel Documento di economia e finanza (DEF) e nel Patto di Stabilità ovvero il pareggio di bilancio nel 2014 giungendo a un rapporto tra indebitamento e PIL tendenziale del 2,6%; ad un rapporto tra accreditamento e PIL programmatico pari a 0,1%. La correzione dei conti pubblici di circa 18 miliardi nel 2013 e 25 miliardi nell anno successivo, la manovra è pari in termini di riduzione dell indebitamento netto a circa 2,1 miliardi nell esercizio in corso, 5,6 miliardi nel 2012, 24,4 miliardi nel 2013 e 47,9 miliardi (2,7, del Pil) nel Il peso della manovra ,1 miliardi ,6 miliardi ,4 (+ 4,0 delega fisco e assistenza) tot. 24, 4 miliardi ,0 (+ 20 delega fisco e assistenza) tot. 48,0 miliardi Per gli anni il provvedimento è connesso alla cosiddetta clausola di salvaguardia prevista in caso di non attuazione di quanto previsto nel DDL delega in materia di riforma fiscale e assistenziale che deve in ogni caso garantire gli introiti totali indicati per il Art. 9 Fabbisogni standard, spending review e superamento spesa storica delle amministrazioni dello Stato Dal 2012 Il Ministero dell economia e finanze d intesa con gli altri ministeri interviene per la definizione dei fabbisogni standard sia delle amministrazioni centrali che periferiche. Lo scopo è di diminuire e razionalizzare la spesa superando così definitivamente i criteri di riparto basati sulla spesa storica. Tali nuove misure faranno parte di un collegato alla legge annuale di stabilità. In caso di mancato invio dei dati con il nuovo è introdotta una penale che prevede la riduzione del 2% della retribuzione del dirigente responsabile. Art. 10 Riduzione delle spese dei ministeri e monitoraggio della spesa pubblica Si propone il superamento della logica dei tagli lineari. Ogni ministero dovrà contribuire alla definizione del patto di stabilità con le proprie indicazioni e proposte nell ambito della predisposizione del disegno di legge di stabilità per il triennio Art.11 interventi per la razionalizzazione dei processi di approvvigionamento dei beni e servizi della P.A. Centralizzazione degli acquisti di beni e servizi in attuazione di un sistema a rete che elimini sovrapposizioni e riduca il numero delle transazioni. Art. 12 Acquisto vendita manutenzione e censimento di immobili pubblici Tra gli interventi è prevista la semplificazione delle procedure di alienazione e dismissione degli immobili di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari, in attuazione degli accordi stipulati in sede di Conferenza unificata tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero per i rapporti con le regioni e gli enti locali, che aprano alla possibilità di costituire fondi immobiliari (art. 11 D.L. n 112/08) avente come finalità la valorizzazione ed incremento dell offerta abitativa. 6

7 Art. 14 Soppressione, incorporazione e riordino di enti ed organismi pubblici E affidata alla COVIP (Commissione vigilanza sui fondi pensione) il controllo sugli investimenti sia delle risorse finanziarie che del patrimonio degli enti previdenziali di diritto privato. E soppresso l Istituto nazionale del commercio estero. Art. 15 liquidazione degli enti dissestati e misure di razionalizzazione dell attività dei commissari straordinari Sono sottoposti a liquidazione coatta amministrativa gli enti sottoposti a vigilanza dello Stato che abbiano raggiunto un livello di criticità tale da non essere più sostenibile. Art. 16 Contenimento delle spese in materia di impiego pubblico So prorogate fino al 2014 le disposizioni inerenti il blocco dei trattamenti economici dei dipendenti pubblici; la semplificazione e il rafforzamento delle procedure di mobilità; controllo sin dal primo giorno delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici; risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a carico delle amministrazioni al raggiungimento dell anzianità massima contributiva pari a 40 anni per il personale dipendente. Il comparto pubblico tra razionalizzazione e omessa eliminazione dei privilegi L intervento compiuto dalla manovra sull insieme del comparto della spesa pubblica evidenzia forti limiti e sperequazioni. Mentre è giusto razionalizzare la spesa, evitando ad esempio da un lato i tagli lineari e dall altro le sovrapposizioni negli acquisti delle diverse amministrazioni, risulta però del tutto omesso un efficace intervento di riduzione dei costi del sistema amministrativo, dovuto non al personale, ma a quelli che vengono definiti come privilegi della casta (tra questi: emolumenti di parlamentari e amministratori locali; liquidazioni; collaborazioni; pensioni). La manovra infatti posticipa questo necessario taglio di spesa intervenendo nell immediato solo con misure di facciata (cilindrata delle auto blu, aerei di stato, benefit). Uno degli elementi centrali di quella che potremmo definire come questione morale delle pubbliche amministrazioni è la questione degli illeciti amministrativi nella P.A. delle forme di corruzione e concussione più volte denunciati dalla Corte dei Conti, che ha indicato nella cifra tra i 50 e 60 miliardi l ammontare del giro di affari collegato ai fenomeni di corruzione nelle P.A. (nota 2). A queste vanno aggiunte le vere e proprie forme di economia criminale che si insinuano nelle amministrazioni locali, in particolare nell ambito del settore sanitario ed edile. Se da un lato si chiede un servizio pubblico efficiente e il cui personale sia rispondente alle esigenze di professionalità e funzionalità dei servizi, dall altro è necessario garantire un monitoraggio sull azione amministrativa, non solo ai fini del rispetto del patto di stabilità e dei vincoli di bilancio, ma anche della rispondenza ad un codice etico e comportamentale che deve essere alla base dell azione politica e amministrativa. Articolo 17 - Razionalizzazione della spesa sanitaria Il taglio sull'indebitamento netto è di 7,5 miliardi (7,95 sul saldo netto da finanziare), con aumenti sul 2012 appena dello 0,5 e dell'1,4 per cento. Devono essere perseguiti risparmi di spesa attraverso le seguenti misure: elaborazione da parte dell Osservatorio dei contratti pubblici dei prezzi di riferimento dei beni e servizi sanitari e non sanitari; misure a carico delle aziende farmaceutiche (da emanare entro il 30 giugno 2012) in caso di superamento del tetto di spesa nazionale fino al massimo del 35% in rapporto ai rispettivi fatturati; introduzione di un tetto di spesa a livello nazionale e in ogni regione nell ambito dei dispositivi medici, le regioni devono monitorare e sono direttamente responsabili del rispetto del tetto; dal

8 uno specifico regolamento reintrodurrà i ticket sulla farmaceutica e sulle prestazioni. E potenziata la strumentazione per il rientro delle regioni con deficit sanitario attraverso i Piani di rientro. Sono introdotti dalla data di applicazione della legge i ticket di 10 euro sulla specialistica e la diagnostica. Nel 2014 i ticket dovrebbero garantire il 40% dei risparmi: almeno altri 2-2,5 miliardi. Tagli ai servizi sanitari e ticket che colpiscono i più deboli Il governo con la manovra prosegue la politica di taglio indiscriminato al settore sanitario e con la reintroduzione dei ticket su diagnostica e ricoveri in codice bianco impone un nuovo prelievo aggiuntivo che colpirà le fasce sociali della popolazione più deboli, senza per altro ottenere introiti che possano modificare in modo sostanziale la situazione deficitaria del settore. Come descritto dal Presidente della Conferenza delle regioni Errani: il governo, a livello nazionale, ha deciso di finanziare solo 338 degli 824 milioni che costituivano l'ammontare dei trasferimenti statali sulla sanità. I restanti 486 milioni dovrebbero essere recuperati dai ticket''. Sempre sui ticket: quell'aumento potrebbe spingere qualcuno a rinunciare a una visita, o a un esame che magari sono fondamentali per intervenire precocemente su una malattia. Quei 10 euro cioè vanno a incidere sul diritto alla salute. E la solita logica, mentre si afferma di rinunciare ai tagli lineari, poi in concreto si prosegue su quella strada. Si tratta quindi di affrontare il problema della spesa sanitaria in modo organico e senza riproporre le solite misure basate su tagli mai mirati sulle vere inefficienze e sprechi che pure ancora esistono. Un nodo irrisolto fondamentale è quello della definizione dei fabbisogni e costi standard sanitari come previsto dal DLgs sul federalismo regionale e sanitario. E assurdo che si enunci un nuovo sistema di valutazione e di corrispettivo finanziamento e nel contempo si operino tagli che non hanno alcun parametro di riferimento in tal senso. Per quanto concerne i ticket va detto che le regioni in base alle funzioni a loro attribuite dal federalismo amministrativo e fiscale (art della Costituzione) hanno pieno diritto di decidere autonomamente come contribuire al recupero dei 486 milioni, che secondo la manovra andrebbero assunti attraverso i ticket. Le regioni in sede di Conferenza Stato regioni e Unificata possono quindi approntare un piano con il quale ad esempio concordare con lo Stato e con gli enti locali modalità anche differenziate per regione. Ad esempio si possono definire compartecipazioni al gettito di tributi regionali finalizzate alla copertura regionale delle possibili entrate da ticket. Possono ad esempio essere sviluppate intese anche con i comuni affinché, si individui d intesa con i comuni ricadenti in uno stesso ambito regionale una imposta di cui una quota degli introiti sia devoluta alla regione, come forma di sostegno attivo alla politica sanitaria. E quindi possibile, in attuazione del federalismo amministrativo e fiscale, definire anche modalità di finanziamento innovative, che consentano di non tartassare sempre i più deboli. Inoltre si darebbe vero impulso all autonomia gestionale degli enti territoriali che è il fondamento di base di quel federalismo, finora solo enunciato e mai praticato concretamente. Art. 20 Nuovo patto di stabilità interno: parametri di virtuosità Dall anno 2012 ogni regione, nell ambito degli obiettivi di finanza pubblica (esclusa la componente sanitaria) potrà concordare con lo Stato la gestione territoriale del patto di stabilità riferito alla regione e agli locali, nonché gli organismi strumentali ricadenti nel proprio territorio. L accordo deve essere sottoscritto in sede locale attraverso lo strumento del Consiglio delle autonomie locali, nel caso non fosse presente si può sottoscrivere una equivalente intesa con la rappresentanza regionale dell Anci e dell Upi. Per definire tale percorso è prevista l emanazione di un apposito decreto del Ministero dell economia da emanare entro il 30 novembre Sono ridefiniti dal 2013 i parametri di virtuosità degli enti locali, valutati attraverso le classi demografiche e con 10 indicatori fondamentali: 1 - convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard; 8

9 2 - rispetto del patto di stabilità interno; 3 - incidenza della spesa del personale sulla spesa corrente sul numero dei dipendenti in rapporto alla popolazione residente, alle funzioni svolte anche attraverso esternalizzazioni e all'ampiezza del territorio; 4 - autonomia finanziaria; 5 - equilibrio di parte corrente; 6 - tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale per gli enti locali; 7 - rapporto tra gli introiti derivanti dall effettiva partecipazione all'azione di contrasto all'evasione fiscale e i tributi erariali, per le regioni; 8 - effettiva partecipazione degli enti locali all'azione di contrasto all'evasione fiscale; (*) 9- rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse e accertate; 10 - operazione di dismissione di partecipazioni societarie nel rispetto della normativa vigente. Le regioni e le autonomie locali concorrono alla manovra di risanamento nelle seguenti modalità: 3,2 miliardi nel 2013 e 6,4 miliardi dal 2014: Regioni ord. 0,8 1,6 Regioni st. sp 1,0 2,0 comuni 1,0 2,0 province 0,4 0,8 Tot. 3,2 6,4 Per le province virtuose si dispone l esclusione al concorso degli obiettivi di finanza pubblica (art. 14 D.L. n 78/10 pur rimanendo confermato l obiettivo di non determinare effetti negativi sull indebitamento e sul fabbisogno. Regioni ed enti locali welfare a rischio e addio al federalismo Una nuova stangata su regioni ed enti locali interviene dopo i pesanti tagli inferti con la manovra estiva del Regioni: taglio pari a 4 miliardi nel 2011; 4 miliardi e 500 milioni nel 2012; Comuni taglio di 1 miliardo e 500 milioni nel 2011; 2 miliardi e 500 milioni nel 2012; Province taglio di 300 milioni nel 2011; 500 milioni nel Dopo la manovra operata con il Dl78/10 convertito nella legge 122/10 regioni ed enti locali avevano già manifestato le loro forti preoccupazioni per le ricadute in termini di erogazione di servizi e prestazioni. Le regioni hanno ottenuto solo una compensazione sul versante dei trasporti, mentre i comuni hanno visto solo parziali modifiche alla rigidità del patto di stabilità interno, che però non hanno sostanzialmente modificato l impianto complessivo. Si è prodotta una attenuazione delle proteste degli enti di decentramento in corrispondenza all accelerazione nell emanazione dei diversi decreti inerenti il federalismo fiscale, tra i quali il Dlgs sul federalismo regionale, provinciale e sui fabbisogni standard e quello sul federalismo municipale (questo ultimo molto criticato dalle rappresentanze di comuni e province). Entrambe i provvedimenti ridisegnano il sistema delle entrate attraverso un articolato sistema di compartecipazioni, addizionali e tributi propri e un fondo di perequazione che garantisca l uniformità. Come già descritto nelle note specifiche dello Spi nazionale (a cui rimandiamo per una lettura analitica), non convince per nulla l impianto generale sul federalismo municipale ed è assai ricco di pericoli ed incognite quello sul federalismo regionale e sanitario. La nuova manovra pesa in modo determinante sugli enti decentrati, ma non è stata preventivamente concordata con il sistema delle autonomie. Dunque il federalismo esiste solo sulla carta, mentre nella realtà gli enti territoriali sono abbandonati a se stessi. Diventa quindi necessario ridefinire il percorso del federalismo fiscale che per altro è già avviato, sono infatti già in vigore le norme relative al parziale sblocco dell addizionale Irpef comunale, alla cedolare secca sugli affitti, all aumento delle Rc Auto per le Province, aumento accise sui carburanti; inoltre nelle regioni con 9

10 extra deficit sanitario sono già state innalzate sia l addizionale regionale Irpef, portandola all 1,70% che la maggiorazione dell Irap dello 0,30%. C e un quadro della fiscalità territoriale che ha già elevato la pressione fiscale e la innalzerà ancora di più nei prossimi anni (dal 2013 ad esempio le regioni potranno elevare l addizionale regionale Irpef fino a portarla al massimo dello 0,3% nel 2015). Si pone dunque la necessità di un intervento su due versanti: a) la revisione e correzione della manovra anche in relazione all attuazione del federalismo fiscale; b) l apertura di un confronto tra parti sociali e associazioni delle autonomie per definire un percorso teso a garantire da un lato adeguate risorse a regioni ed enti locali e nel contempo concordare un piano di salvaguardia del welfare territoriale. Per dare concretezza a queste due indicazioni si ritiene importante agire nell immediato su due fronti. 1) Si prende atto positivamente della regionalizzazione del patto di stabilità contenuta nella manovra e su questa base va però sviluppata una coerente azione che liberi parte delle ingenti risorse ad oggi congelate in particolare nelle casse comunali (44 miliardi - secondo l Anci) che non possono ad oggi essere usate per gli investimenti pubblici nei comuni. L uso di tali risorse per opere di infrastrutture e lavori pubblici consentirebbe di dare una forte mano alla ripresa economica, occupazionale, dei consumi in tutti i territori italiani. 2) L altro nodo fondamentale è quello della organica partecipazione delle regioni e degli enti locali nell opera di contrasto all evasione fiscale e contributiva. Anche su questo versante lo Spi ha prodotto specifici materiali e iniziative che hanno avuto importanti ricadute nei territori (patti antievasione comunali). Si tratta ora di dare un ulteriore impulso a fronte della ribadita richiesta di impegno nella lotta all evasione contenuta anche nella manovra Occorre concertare con le regioni e gli enti locali percorsi di attuazione dei patti antievasione con la richiesta di finalizzare parte delle risorse recuperate al welfare territoriale e per quanto concerne la popolazione anziana ai servizi ad essa dedicati. Art. 23 Norme in materia tributaria Tra gli interventi previsti: Imposta di bollo sul deposito titoli L imposta è modulata progressivamente in base agli scaglioni reddituali partendo da un minimodi 34,2 euro annui (per un valore non superiore a 50 mila euro) fino al massimo di euro annui (per un valore superiore ai 500 mila euro dal 2013). Conciliazione giudiziale Conferma delle disposizioni in materia di conciliazione giudiziale per le liti di valore contenuto ( euro). Secondo quanto previsto dal testo dell articolo 39 comma 12 del DL 98/2011, la sanatoria delle liti fiscali riguarda, però, solamente l Agenzia delle Entrate. Le nuove disposizioni prevedono: le sospensioni dei processi tributari; la sospensione dei termini previsti per la proposizione di ricorsi, appelli e controdeduzioni, conseguenti alla possibilità concessa ai contribuenti di definire talune liti fiscali; la definizione delle stesse liti attraverso il pagamento di un importo definito sulla base del valore della lite. I costi della chiusura delle liti sono i seguenti: se il valore della lite non supera i euro il contribuente per chiudere la lite deve versare un importo pari a 150 euro; 10

11 se il valore della lite supera i euro e l Agenzia ha perso nell ultima o unica sentenza il contribuente deve versare il 10% del valore della lite; se il valore della lite supera i euro e l Agenzia ha vinto nell ultima o unica sentenza il contribuente deve versare un importo pari al 50% del valore della lite; se il valore della lite, infine, supera i euro e il giudice di primo grado (la Commissione Tributaria Provinciale) non ha ancora emesso sentenza il contribuente deve versare un importo pari al 30% del valore della lite. Aumento Irap E elevata l Iirap per banche ed assicurazioni dal 3,9% al 5,9%. Indagini finanziarie In assenza di adeguate risposte alle richieste inerenti indagini finanziarie o riscossioni si può procedere per l acquisizione diretta dei dati, non solo presso gli istituti di credito e le Poste italiane ma anche presso tutti gli intermediari finanziari. Addizionale sul bollo di autoveicoli di grande cilindrata addizionale annuale della tassa automobilistica per i veicoli di potenza superiore ai 225 KW; verifica delle partite Iva lasciando in vigore solo quelle la cui attività sia accertata; Studi di settore Aumento delle sanzioni e accertamento induttivo in caso di omessa od errata compilazione della modulistica. La pena pecuniaria massima è di 2.065,83 euro. Accise sui carburanti stabilizzazione degli incrementi sulle aliquote delle accise dei carburanti introdotti il 28 giugno Bonus e Stock options Aliquota addizionale del 10 per cento 5 per mille Irpef Possibilità di destinare il 5 per mille alla valorizzazione e tutela dei beni culturali e paesaggistici. Art. 33 Disposizioni in materia di valorizzazione del patrimonio immobiliare E istituita una nuova società di gestione del risparmio che ha il compito di istituire fondi che partecipino insieme a quelli immobiliari già presenti in carico agli enti territoriali, la partecipazione può avvenire anche tramite società interamente partecipate. Gli enti territoriali sono chiamati a svolgere una ricognizione del patrimonio immobiliare per verificare le possibilità di valorizzazione o dismissione. Art. 40 Disposizioni finanziarie Si dispone al comma 1-ter la cosiddetta clausola di salvaguardia per la quale i regimi di esenzione, esclusione e agevolazione fiscale siano ridotti del 5% per l anno 2013 e del 20% a decorrere dall anno 2014, nel caso in cui le disposizioni contenute nella legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale non vengano attuate. Si colpisce il piccolo e medio risparmio, non la speculazione, la frode e l evasione Gli interventi di natura fiscale contenuti nelle norme in materia tributaria del provvedimento non hanno alcun respiro strategico. Si vuol soltanto fare cassa e nel più breve tempo, colpendo in particolare gli investimenti in titoli di modeste e medie dimensioni. La clausola di salvaguardia del collegato in materia fiscale e assistenziale rende ancora più iniqua la manovra, prospettando un ulteriore taglio lineare che azzererà tutte le agevolazioni fiscali, comprese quelle per lavoratori, famiglie, anziani, che nei fatti hanno consentito in questi anni di contenere il peso del prelievo fiscale e del costo della vita. La verità è che si innalzerà ulteriormente la pressione fiscale e si 11

12 eroderà il potere di acquisto con l aumento sia delle tariffe che dei servizi. Le associazioni dei consumatori hanno quantificato in euro annui l'aumento annuo del prelievo sulle famiglie italiane in seguito alle ricadute della manovra. Si acuisce ancora di più il divario tra quel 10 per cento di possessori del 47% della ricchezza del paese e il resto della popolazione. Con lo scudo fiscale si è consentito due anni fa a coloro che detenevano ingenti quantità di capitali all estero di normalizzare la loro situazione pagando una misera penale del 5% sui loro capitali. Mentre in Francia e altri paesi europei si tassano i grandi redditi e patrimoni, come prelievo di solidarietà per il risanamento, qui in Italia la stessa proposta sembra essere irrealizzabile. Come già specificato in un documento della Cgil un intervento in questa direzione con una aliquota media dell 1% per i redditi sopra gli 800 mila euro porterebbe alle casse statali un gettito potenziale di 17,9 miliardi di euro annui, ovvero quasi la metà dell attuale manovra correttiva. Se poi aggiungiamo a questo intervento una puntuale lotta all evasione fiscale e contributiva potremmo ricavare risorse tali da alleggerire in modo sostanziale gli interventi correttivi ed avere risorse da utilizzare per i servizi e il welfare. Lo scorso anno la lotta all evasione ha fatto recuperare alle casse statali 25 miliardi di euro. Come detto nella parte del documento dedicata alle autonomie, il contrasto all evasione può essere perseguito se c è una attenta collaborazione tra i diversi soggetti interessati: Agenzia delle Entrate, Agenzia del territorio, Inps, autonomie locali, Istituti bancari, Guardia di finanza. Operativamente si considera necessario un incrocio tra banche dati: Redditometro, Spesometro, Studi di settore, Isee e una revisione della tracciabilità bancaria che consenta di porre i dati bancari in interrelazione alle altre strumentazioni. Se si svilupperanno intese, con l attivazione dei mezzi necessari in termini di strumentazione e di risorse umane, allora si potrà davvero attuare un controllo a tappeto del fenomeno dell evasione fiscale e contributiva, in tale senso i patti antievasione comunali e regionali sono fondamentali. Infine manca a questa manovra qualsiasi intento di uscire fuori dalla politica di mera gestione ragionieristica della spesa, che ha caratterizzato gli indirizzi economici del ministro Tremonti in tutti i governi del centrodestra. Non si può uscire dalla crisi economica che investe il paese senza un cambio di passo che veda interventi mirati di sostegno alle imprese sane, per l occupazione a tempo indeterminato, per il sostegno ai redditi da lavoro e da pensione mantenendo le detrazioni e le deduzioni in favore delle fasce reddituali più colpite dalla crisi, per la ripresa dei consumi che sono necessari per rimettere in moto un sistema che altrimenti è condannato alla stagnazione e in breve al decadimento. Nota (1) Il debito pubblico Allegato note al testo Banca d Italia - Suppl. Bollettino statistico Finanza pubblica fabbisogno e debito 2/2011 Al 31 dicembre del 2010 il debito delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari a 1.843,2 miliardi. A fine 2009 il debito era pari a 1.763,9 (116,0 per cento del PIL). Rapporto della Corte dei Conti 2011 Convivono attualmente in Europa tre distinte dinamiche di crescita, a seconda che gli incrementi del Pil superino, siano in linea o al di sotto dei saggi osservati prima della recessione. La prima tipologia caratterizza la sola Germania, nella seconda rientra la gran parte dei paesi membri, compresa l Italia, nella terzo si trovano le economie del Sud Europa e dell Irlanda. All interno di simili andamenti, anche nel 2010 la crescita dell economia italiana è risultata inferiore a quella dell Unione europea (1,3 contro1,7 per cento). I risultati di primo trimestre 2011 confermano il posizionamento dell Italia fra i paesi a bassa crescita relativa. 12

13 Se si misura in rapporto al prodotto interno lordo, le spese complessive delle amministrazioni pubbliche (nella definizione della contabilità nazionale) avevano superato il 52 per cento a metà degli anni novanta, per poi toccare un livello minimo (46,2 per cento) nel Nel decennio successivo la spesa torna a salire fino a raggiungere nuovamente un incidenza sul Pil del 52,5 per cento (2009). Nel primo quinquennio ( ), il tasso medio annuo di aumento della spesa risulta di poco inferiore al 2 per cento, in presenza di una crescita del Pil nominale del 4,7 per cento (1,9 per cento in termini reali). Tra il 2000 e il 2009, invece, l incremento medio annuo delle spese supera il 4 per cento, mentre quello del Pil arretra al 2,7 per cento (1,5 per cento in termini reali). Nel primo quinquennio, è la rapida flessione delle spese per interessi sul debito effetto positivo dell avvio della terza fase dell Unione europea a favorire la crescita contenuta delle spese complessive. Se, infatti, si guarda alla spesa al netto degli interessi (la spesa primaria ), l incremento medio annuo è intorno al 4 per cento e l incidenza sul Pil resta sostanzialmente stabile tra il 1995 e il Nel decennio successivo, invece, la spesa primaria cresce più rapidamente della spesa totale (ad un tasso di circa il 5 per cento medio annuo), vedendo aumentare di quasi otto punti percentuali l incidenza sul Pil. Crolla la spesa in conto capitale La flessione della spesa in conto capitale è stata pronunciata in tutte le sue componenti. Gli investimenti lordi sono diminuiti del 16,2 per cento, collocandosi 4 miliardi al di sotto dei livelli pre-recessivi. I contributi in conto capitale si sono ridotti del 14,2 per cento e in questo caso la differenza rispetto ai valori del 2007 è superiore ai 4,5 miliardi. Le altre uscite in conto capitale hanno registrato la contrazione più rilevante in termini percentuali (-62,9 per cento), ritornando tuttavia sugli medesimi valori degli anni passati. La compressione della spesa locale negativa per lo sviluppo La pressione esercitata sui bilanci delle amministrazioni locali sembra, pertanto,destinata ad approfondirsi nei prossimi anni, come d altronde già esplicitato nella manovra correttiva varata col DL 78/2010. I riflessi che i vincoli di liquidità hanno già manifestato sulla spesa in conto capitale evidenziano, tuttavia, come il riequilibrio del bilancio pubblico possa determinare risultati indesiderati e, in linea di principio, tali da nuocere alle prospettive di sviluppo. (nota 2) I dati della Corte dei Conti sulla spesa, l inefficienza pubblica e la corruzione Corte dei Conti - Memoria Procuratore generale dello Stato ( ) Il fenomeno della corruzione all interno della P.A. è talmente rilevante e gravido di conseguenze in tempi di crisi come quelli attuali dafar più che ragionevolmente temere che il suo impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese anche oltre le stime effettuate dal SaeT (Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Ministero della P.A. edell innovazione) nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro all anno, costituenti una vera e propria tassa immorale ed occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini.( ) (Requisitoria del Procuratore generale dott. Mario Ristuccia Roma, 24 giugno 2010 ) 13

14 Ad affiancare tale fattore negativo è poi tutta la pletorica struttura amministrativa delle Regioni e degli enti locali, ripartita in numerosissimi, e spesso inutili, centri, autorità, enti, agenzie, commissioni, comunità, società miste, istituti, scuole ecc., tutti, o quasi, autonomi centri di spesa, che richiedono soprattutto erogazione di stipendi, gettoni ed emolumenti vari per una moltitudine di amministratori, manager pubblici, consiglieri e consulenti: un sistema parcellizzato che rimane perennemente in attesa di un vero piano riformatore e che sopravvive grazie anche ai corposi trasferimenti agli enti locali, di cui all apposito capitolo di spesa presso il Ministero dell Interno, che oscillano annualmente tra i 15 e i 20 miliardi e che inevitabilmente alimentano anche un insieme di finalità ed interessi particolari, spesso mal controllati o controllabili.( ) ( ) Il tema delle Province, ad esempio, costituisce da alcuni anni argomento di vivo e acceso dibattito a tutti i livelli, economico, politico, istituzionale, soprattutto in relazione ai costi e ai relativi finanziamenti connessi al loro mantenimento. E stato accertato, giusta deliberazione della Sezione Autonomie di questa Corte n. 4, dell 8 maggio 2009, che tra le spese delle Province, quella più rilevante attiene alla funzione di amministrazione generale, per cui, in media, il mantenimento dell apparato burocratico delle Province costa al cittadino italiano circa 43 euro pro-capite (nella Regione Calabria 83,5 euro).( ) ( ) Per quanto riguarda le società pubbliche, i dati risultanti dal censimento elaborato dal Dipartimento della Funzione pubblica riguardanti le partecipazioni di comuni, province, regioni e strutture centrali ed affluiti nella banca/dati Consoc, indicano in 7.106, alla fine del 2009, il numero di consorzi e società, con un aumento del 5% rispetto all anno precedente e con l ovvio corrispondente incremento del numero degli amministratori. Secondo il Rapporto 2009 dell Unioncamere (che non comprende i consorzi), alla data del 30 giugno 2009 le società partecipate dagli enti locali risultano essere 3.626, che comportano, secondo le visure estratte dal Registro delle imprese, cariche di componenti di consigli di amministrazione e collegi sindacali, riferite ad un numero di persone, oltre a cariche di dirigenti e tecnici. Dunque, un numero assolutamente rilevante di presidenti e consiglieri di società e consorzi che attendono alla gestione dei servizi idrici, di raccolta di rifiuti, di produzione e distribuzione di energia e gas, di trasporto, di consulenza e formazione, di gestione di case-vacanze, di informatica e di telecomunicazioni, ecc.. Un elenco di attività utili sovente a procurare unicamente opportunità di comoda collocazione a soggetti collegati con gli ambienti della politica.( ) Occorre stabilità finanziaria ma coniugata alla crescita Memoria scritta del Procuratore generale aggiunto dott.ssa Maria Teresa Arganelli nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato esercizio Roma, 28 giugno 2011 ( ) Non si può continuare a prevedere un programma di stabilità finanziaria senza stimoli alla crescita e senza riforma del sistema tributario (che incrementerebbe consumi e produzione), lasciando invariata la pressione fiscale fino al 2014 e, di fatto, confermando l eccesso di prelievo sui redditi fissi a detrimento del pubblico impiego e sugli investimenti, che si prevedono in caduta per circa 10 miliardi nel 2012 rispetto al A fronte di una situazione del Paese caratterizzata da una debolezza strutturale della domanda interna, da una forte contrazione degli investimenti, da un insufficiente crescita dei consumi e da una flessione della produzione, il Governo dovrà ricorrere a rigorosi provvedimenti per riportare sotto controllo i conti pubblici penalizzati da un eccesso di debito, che sovente è stato indirizzato verso spese e consumi inutili, piuttosto che verso gli investimenti. E, quindi, doveroso - come già si suggeriva nella relazione del agire sulla lotta all evasione fiscale potenziando in chiave federalista la partecipazione alle entrate degli Enti Locali, sulla redistribuzione dei carichi fiscali al fine anche di un incremento dei consumi, su un contrasto più deciso alla corruzione che determina maggiori costi pubblici, sulle spese sanitarie, sull iniqua 14

15 tassazione delle rendite finanziarie, sulla revisione dei redditi catastali, sugli sgravi fiscali al lavoro dipendente e alle piccole imprese, prevedendo nuovi meccanismi di risparmio sulla spesa pubblica che non mortifichino però la fragile ripresa della nostra economia.( ) 15

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