Istituto MEME associato a Université Européenne Jean Monnet A.I.S.B.L. Bruxelles

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1 Istituto MEME associato a Université Européenne Jean Monnet A.I.S.B.L. Bruxelles INVESTIGAZIONE PRIVATA: IL MODERNO DETECTIVE Scuola di Specializzazione: Scienze Criminologiche Relatore Collaboratore: Tesista Specializzando: Contesto Project Work: Anno di corso: Dott.ssa Roberta Frison Giancarlo Mannoni Roberta Pilone Agenzia Investigativa GMan Primo Modena 3 settembre 2011 Anno Accademico

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3 Sommario Introduzione... 1 Capitolo 1 Disciplina della professione Regolamenti e Leggi Autorizzazione alle investigazioni private in ambito giudiziario Le investigazioni private e la Legge sulla Privacy Capitolo 2 Chi è un buon detective? Come si diventa investigatore privato Le doti dell Investigatore Privato Rapporti con la clientela Capitolo 3 Case History: I casi tipici dell investigatore privato I casi appartenenti al diritto di famiglia I casi appartenenti alle indagini aziendali Le bonifiche ambientali e le bonifiche telefoniche Il Recupero Crediti Servizi di prevenzione anticrimine Servizi antitaccheggio La figura della guardia del corpo Capitolo 4 Fonti investigative e tecniche d indagine Elenchi telefonici Internet Elenco dei Protesti Uffici Pubblici Le persone, fonti d informazioni e testimoni, interviste e informazioni confidenziali Capitolo 5 Servizi e controllo Principi generali nella sorveglianza Appostamento Pedinamento Indagini sotto copertura Approfondimento: La Perizia Calligrafica Conclusioni Ringraziamenti Bibliografia Sitografia

4 Introduzione L idea di questo elaborato nasce da un esperienza significativa e particolarmente emozionante che ho vissuto in prima persona e cioè quella di collaboratrice presso un Agenzia Investigativa. La peculiarità di questo viaggio all insegna dell apprendimento e della conoscenza dell Investigazione privata è stata proprio quella di averla affrontata su più fronti e da diverse angolazioni, ovvero sia seduta dietro una scrivania, che scendendo su strada. Cercherò di estrinsecare al meglio le conoscenze acquisite sia attraverso la mia diretta esperienza, sia attraverso gli insegnamenti e i consigli che mi sono stati pazientemente offerti dal titolare dell agenzia investigativa e dagli altri collaboratori che la frequentano quotidianamente. Anzitutto sarà bene precisare che il termine «detective» è straniero soltanto nella forma, in quanto esso sostanzialmente è un termine latino, derivante dal verbo «detergere» che significa, evidentemente, scoprire; ci è poi tornato «anglicizzato», come tanti altri termini ora d uso comune anche nella nostra lingua. Detective, comunque, ha il suo corrispondente nel termine nostrano «investigatore». Le due parole possono essere quindi usate indifferentemente, avendo esse il medesimo significato. Altra premessa che si ritiene essenziale riguarda la differenziazione, quanto mai opportuna, fra la figura «reale» del detective e quella tutta fantasiosa che emerge dalla letteratura «gialla». Non che la professione del detective manchi di fascino, di ampio interesse e di una certa dose di «imprevisto», ma essa mantiene una dimensione e una caratteristica umana, che quasi nulla hanno a che fare con quelle dei personaggi più o meno «mirabolanti», ai quali il lettore dei «gialli» è stato abituato. La professione del detective, almeno in Italia e nei paesi nei quali esiste una più o meno completa legislazione in proposito, è estremamente seria, impegnativa, delicata; oltre a qualificazioni tecniche speciali richiede anche qualità personali di equilibrio, intuito, fondamentale onestà ed incorruttibilità, tenuto conto del fatto che il cittadino, il quale ha necessità di rivolgersi al detective, per poter realmente metterlo in condizioni di risolvere il proprio problema (che può essere di natura diversissima), è costretto volente o nolente a confidargli ogni e qualsiasi «segreto», anche spiacevole o doloroso, che egli non confiderebbe mai ad altri, fosse anche il proprio avvocato, il proprio medico o il proprio confessore. Il detective, quindi, deve offrire al proprio cliente la garanzia assoluta di una discrezione a tutti i costi. Il detective può pervenire al pieno esercizio della sua professione dopo molti anni di umile e attento apprendistato. La sua capacità è frutto quasi esclusivamente di esperienza pratica. Non può aver frequentato solo scuole

5 e corsi teorici, né studiato su testi delle sue «materie», perché non esistono. Se è stato fortunato, si è «formato» collaborando con un detective anziano e qualificato; in altri casi, è un perfetto autodidatta, che ha vinto la sua battaglia solo perché spinto e sostenuto dalla passione, dall intelligenza, dall ostinazione, da una continua resistenza a tutte le «tentazioni» di cedere all improvvisazione. Ha imparato a trattare i casi ordinari e banali, con la stessa serietà e con lo stesso impegno dei casi difficili, complicati e redditizi. Ha imparato a posporre al suo lavoro ogni altro interesse affettivo, familiare, elettivo; a volte anche la propria salute. In cambio, quando è «arrivato», ha le sue grandi soddisfazioni, che non si traducono necessariamente solo in una prosperità economica. Dimensionata, così brevemente e nelle sue linee essenziali, la realtà di questa professione nella vita pratica, è quanto mai utile conoscere quali siano le origini della professione in Italia e altre importanti considerazioni. 2

6 Capitolo 1 Disciplina della professione 1.1 Regolamenti e Leggi In Italia l esercizio dell attività investigativa comporta tuttora diverse limitazioni e ostacoli legislativi. Essa è infatti soggetta ad una precisa regolamentazione e al possesso della cosiddetta licenza prefettizia che non consente in nessun modo e nella forma più tassativa l esercizio di pubbliche funzioni, incluse quelle che comportano la menomazione della libertà individuale. A questo proposito è doveroso citare come fonti gli articoli della Costituzione riguardante diritti e doveri dei cittadini secondo cui dall articolo 13: La libertà personale è inviolabile ( ). E punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. E ancora, dall articolo 14: il domicilio è inviolabile 1. E infine: dall articolo 15: La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.(...) 2. L attività d investigazione privata vera e propria è stata meglio regolamentata a partire dal 1926 con una specifica normativa contenuta nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) approvato con Regio Decreto 6 novembre 1926 n La disciplina che regola attualmente le attività d investigazione privata risale al successivo R.D., n.773 del 18 giugno 1931 (trattata nello stesso Titolo IV degli Istituti di Vigilanza e delle Guardie Particolari Giurate) e al relativo regolamento per l esecuzione del T.U. stabilito col R.D. n. 635 del 6 maggio Ma vediamo più dettagliatamente quali siano gli articoli che ci interessano: Art. 134: Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati. Salvo il disposto dell art. 11, la licenza non può essere ceduta alle persone che non abbiano la cittadinanza italiana ovvero di uno Stato membro dell Unione europea o siano incapaci di obbligarsi o abbiano riportato condanna per delitto non colposo. 1 Tratto dal sito 2 Ibidem. 3

7 I cittadini degli Stati membri dell Unione europea possono conseguire la licenza per prestare opera di vigilanza o custodia di beni mobiliari o immobiliari alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani. La licenza non può essere ceduta per operazioni che importano un esercizio di pubbliche funzioni o una menomazione della libertà individuale. Il regolamento di esecuzione individua gli altri soggetti, ivi compreso l institore, o chiunque eserciti poteri di direzione, amministrazione o gestione anche parziale dell istituto o delle sue articolazioni, nei confronti dei quali sono accertati l assenza di condanne per delitto non colposo e gli altri requisiti previsti dall articolo 11 del presente testo unico, nonché dall articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n Art. 135: I direttori degli uffici di informazioni, investigazioni o ricerche, di cui all articolo precedente, sono obbligati a tenere un registro degli affari che compiono giornalmente, nel quale sono annotate le generalità delle persone con cui gli affari sono compiuti e le altre indicazioni prescritte dal regolamento. Tale registro deve essere esibito ad ogni richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza. Le persone, che compiono operazioni con gli uffici suddetti, sono tenute a dimostrare la propria identità, mediante la esibizione della carta di identità o di altro documento, fornito di fotografia, proveniente dall amministrazione dello Stato. I direttori suindicati devono inoltre tenere nei locali del loro ufficio permanentemente affissa in modo visibile la tabella delle operazioni alle quali attendono, con la tariffa delle relative mercedi. Essi non possono compiere operazioni diverse da quelle indicate nella tabella o ricevere mercedi maggiori di quelle indicate nella tariffa o compiere operazioni o accettare commissioni con o da persone non munite della carta di identità o di altro documento fornito di fotografia, proveniente dall amministrazione dello Stato. La tabella delle operazioni deve essere vidimata dal Prefetto. 4 Nel registro di cui all'articolo 135 della legge devono essere indicati: a) le generalita' delle persone, con le quali gli affari o le operazioni sono compiute; 3 Iascone Potito L. (a cura), TULPS, Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza, La Tribuna, Piacenza, 2008, pag Ivi, pag

8 b) la data e la specie dell'affare o della operazione; c) l'onorario convenuto e l'esito della operazione; d) i documenti, con i quali il committente ha dimostrato la propria identità personale. ( ) Il registro deve essere conservato per cinque anni. (dall articolo 235 del Regolamento per l'esecuzione del TULPS delle Leggi di Pubblica Sicurezza ") Articolo 136: La licenza è ricusata a chi non dimostri di possedere la capacità tecnica ai servizi che intende esercitare. Può, altresì, essere negata in considerazione del numero o dell importanza degli istituti già esistenti. La revoca della licenza importa l immediata cessazione dalle funzioni delle guardie che dipendono dall ufficio. L autorizzazione può essere negata o revocata per ragioni di sicurezza pubblica o di ordine pubblico. Art. 137: Il rilascio della licenza è subordinato al versamento nella cassa depositi e prestiti di una cauzione nella misura da stabilirsi dal Prefetto. La cauzione sta a garanzia di tutte le obbligazioni inerenti all esercizio dell ufficio e della osservanza delle condizioni imposte dalla licenza. Il Prefetto, nel caso di inosservanza, dispone con decreto che la cauzione, in tutto o in parte, sia devoluta all erario dello Stato. Lo svincolo e la restituzione della cauzione non possono essere ordinati dal Prefetto, se non quando, decorsi almeno tre mesi dalla cessazione dell esercizio, il concessionario abbia provato di non avere obbligazioni da adempiere in conseguenza del servizio al quale l ufficio era autorizzato. 5 Per quanto riguarda il regolamento gli articoli da considerare sono: nei quali viene precisato che chiunque esercita un istituto di vigilanza o di custodia o di ricerche ed investigazioni per conto di privati, è tenuto a comunicare al Prefetto gli elenchi del personale dipendente e a dar notizia, appena si verifichi, di ogni variazione intervenuta, restituendo i decreti di quelle guardie che avessero cessato dal servizio. Devono altresì essere comunicati al Prefetto gli elenchi, e le relative variazioni, degli abbonati per la custodia delle loro proprietà, facendo risultare dagli elenchi medesimi quali siano i beni a cui i singoli abbonamenti si riferiscono. 5 Ivi, pag.78. 5

9 1.2 Autorizzazione alle investigazioni private in ambito giudiziario L apporto investigativo del detective professionista è stato espressamente previsto dal Codice di Procedura Penale, entrato in vigore nell'ottobre 1989, in quanto indispensabile al nuovo impianto processuale. L'art. 190 C.P.P.. stabilendo che: «Le prove sono ammesse a richiesta di parte» (e cioè della pubblica accusa o della difesa) ha introdotto un principio eccezionalmente innovatore, tipico del sistema accusatorio, contrapposto al precedente modello inquisitorio, basato sull iniziativa del giudice. Per assicurare la parità fra accusa e difesa, al difensore è stata consentita una ricerca autonoma della prova e, nelle disposizioni di attuazione (art. 38 att. C.P.P., testo originario) è stato precisato che i difensori (e quando si parla di difensori, ci si riferisce naturalmente, oltre al difensore dell imputato o dell indagato, anche al rappresentante della parte civile, o del responsabile civile, o della persona civilmente obbligata per l ammenda) possono svolgere investigazioni per ricercare ed individuale elementi di prova a favore del proprio assistito e conferire con le persone che possono dare informazioni e tale attività "può essere svolta, su incarico del difensore, da investigatori privati autorizzati". 6 Per svolgere tale compito, l'investigatore privato è stato equiparato al consulente tecnico ai fini dell'estensione dell'obbligo del segreto professionale (art. 200 C.P.P.). Con la recente riforma (Legge 397/2000) le garanzie ex art.103 C.p.p., in tema di sequestri ed intercettazioni, sono state estese anche ai documenti, alle conversazioni ed alle comunicazioni degli investigatori privati e dei consulenti tecnici di cui la difesa si avvale. Anche prima del nuovo codice, ci si poteva rivolgere ad un detective per ricercare prove da utilizzare in giudizio, ma il loro valore processuale era limitato. Dopo l'ottobre 1989 e nonostante una prima riforma - nel le "indagini difensive" hanno stentato a decollare: per scarsa abitudine mentale, costi elevati, assenza di una regolamentazione precisa delle modalità e dei poteri di indagine dei difensori. Ora, l'attività investigativa difensiva è dettagliatamente regolata dai nuovi articoli e dalle modifiche al Codice di Procedura Penale introdotte dalla Legge 7 dicembre 2000 n. 397, entrata in vigore il L'istituzionalizzazione del fascicolo delle indagini difensive e la possibilità di entrare in gioco fin dalla fase delle indagini preliminari daranno nuovo 6 Tratto dal sito 6

10 impulso alla raccolta di testimonianze e alle investigazioni che, se correttamente verbalizzate, assumono ora un decisivo valore probatorio. Una delle disparità tra accusa e difesa concerneva la non estensione delle norme sul gratuito patrocinio alle spese per le investigazioni private. La legge n. 217 sul gratuito patrocinio all art. 4, nello stabilire che sono a carico dello Stato le spese della consulenza tecnica, escludeva espressamente quelle per gli investigatori privati, ancorché i medesimi fossero già stati parificati ai consulenti tecnici. La palese incostituzionalità di questa norma, per evidente contrasto con gli articoli della Costituzione 3 (eguaglianza dei cittadini) e 24 (inviolabilità della difesa), è stata eliminata con la Legge 29 marzo 2001, n Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 20 aprile 2001, che all'art. 9 stabilisce l'introduzione, nella Legge , del nuovo Art. 9-bis. - (Nomina di consulenti, sostituti e investigatori) che consente al difensore "d'ufficio" la nomina di "un investigatore privato autorizzato residente nel distretto di corte d appello ove ha sede il giudice competente per il fatto per cui si procede, al fine di svolgere attività di investigazione difensiva» Grazie alla nuova disciplina delle indagini difensive, i rapporti tra investigatori privati e avvocati penalisti risulteranno sempre più frequenti. Quanto alla sua qualificazione giuridica, secondo la dottrina il rapporto è un "contratto d'opera" di natura privatistica e prevede il diritto del difensore alla direzione delle indagini con l'indicazione espressa e specifica dell'oggetto di esse, nonché la possibilità di esonerare eventualmente l'investigatore dall'incarico conferito. La delibera del della Giunta delle Camere Penali, prevede che l'incarico agli investigatori privati e ai consulenti tecnici sia conferito per iscritto, con l'espressa indicazione di attenersi alle leggi (incluse quelle in materia di "privacy"), di comunicare senza ritardo i risultati e solo al difensore o al suo sostituto, di rifiutare altri incarichi relativi o connessi alla stessa vicenda. Per indagini complesse o accertamenti che richiedano l'opera di più investigatori, l'incarico verrà affidato dal penalista a un "pool" di detectives autorizzati ex art. 222 att. C.p.p., in quanto le Prefetture - limitatamente allo svolgimento dell'attività di ricerca e individuazione di prove ai fini della difesa penale - non legittimano terzi, anche dipendenti o collaboratori del titolare, all'esercizio della medesima attività, diversamente da quanto accade per le altre attività investigative di cui alla licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. Sotto il profilo della responsabilità, per cautelarsi di fronte alla possibilità 7

11 di rispondere per colpa, l'avvocato dovrà scegliere il professionista dell'investigazione tra coloro che offrono maggiori garanzie di serietà, professionalità e competenza, e fornire tutte le direttive utili a definire lo svolgimento dei compiti investigativi. 7 L apporto dell investigatore si sostanzia in iniziative personali, valutazioni e suggerimenti. Le attività che può compiere possono essere catalogate in due tipologie sulla base di una loro eventuale disciplina legislativa: si parla a tal fine di atti tipici e atti atipici. Gli atti tipici esperibili dagli investigatori privati sono costituiti dal colloquio non documentato con persone informate sui fatti ( art. 391-bis comma 1 c.p.p. ) e dall accesso ai luoghi ( art. 391-sexies c.p.p. ). Si ritiene essere loro riconosciuta la possibilità di svolgere altri tipi di attività, non direttamente contemplati e disciplinati dalla legge, e per questo detti atipici. Tra queste attività possiamo senz altro annoverare i pedinamenti, gli appostamenti, le riprese fotografiche e cinematografiche, l acquisizione di notizie e documenti di libero accesso a chiunque, ad esempio presso Camere di Commercio, Conservatorie dei registri immobiliari, pubblico registro automobilistico, studi notarili, ecc. Risulta, invece, loro inibito ricevere dichiarazioni scritte o raccogliere informazioni da documentare ai sensi dell art. 391-ter c.p.p., poiché,tali attività sono riservate esclusivamente al difensore ed al suo sostituto, per lo scopo di conferire loro i crismi di una maggiore attendibilità 8. Il contenuto delle informazioni raccolte nel conferire con i soggetti informati sui fatti, se pure non è trascrivibile in un verbale formale, può comunque costituire oggetto di annotazioni scritte ed anche di registrazioni magnetofoniche, consentite allorquando siano opera di persone presenti. Stabilita l assoluta liceità di tali registrazioni e delle relative trascrizioni, parte della dottrina ritiene che alla loro acquisizione agli atti come prova documentale osti il divieto di documentazione previsto per gli investigatori privati dagli artt. 391-bis commi 1 e 2 e 391-ter: le informazioni così assunte potranno dunque essere utilizzate, al pari delle annotazioni, come supporto alla memoria non solo per fini meramente interni, ma pure in occasione di una eventuale testimonianza, non valendo per questi soggetti l incompatibilità a deporre stabilità dall art. 197 lett. d) c.p.p.. 7 Tratto dal sito 8 Tratto dal sito 8

12 Come si può ben capire, i margini di autonomia, con cui si muove l investigatore privato, potranno essere più o meno ampi, a seconda della quantità e qualità dei dati di partenza, del suo grado di competenza e professionalità, nonché del suo affiatamento con il difensore committente. In ogni caso, l azione dell investigatore privato non dovrà essere difforme da quella richiesta dal difensore, il quale, come già detto, ha la responsabilità del mandato difensivo e della direzione delle investigazioni in favore del proprio assistito. Quindi l avvocato dovrà scrupolosamente cautelarsi di fronte all eventualità di dover rispondere, per l operato dell investigatore, a titolo di culpa in eligendo o di culpa in vigilando. 9 La dottrina a tal proposito ha suggerito al difensore di provvedere ad una sottoscrizione di una polizza assicurativa per rischi professionali che preveda, con apposita clausola, anche la copertura per l attività investigativa delegata all investigatore privato. Per consentire al difensore di essere informato costantemente sull operato del suo investigatore privato, la dottrina consiglia che quest ultimo provveda a redigere una c.d. nota relazionale, su cui annoti tutte le operazioni e le fasi attraverso cui svolge l attività investigativa: dovrà, quindi, descrivere in maniera circostanziata l attività svolta e i risultati ottenuti, in modo da permettere un controllo, anche se ex post, sull attività compiuta, così da consentire al difensore di studiare nuove ed ulteriori iniziative di indagine. Parlando, adesso, della disciplina tipica, nello specifico, dell attività dell investigatore privato, si può notare che il nostro ordinamento dà una regolamentazione negativa: infatti non prevede espressamente tutte la attività che esso può compiere e come le può compiere, come sopra detto, ma al contrario fissa i confini leciti di tali attività, attraverso la previsione di comportamenti ritenuti illeciti, spesso sotto il profilo penalistico. Innanzitutto sono limiti assoluti per l attività investigativa le libertà e i diritti costituzionalmente garantiti, i quali, come sappiamo, possono subire delle limitazioni solo in ipotesi eccezionali previste dalla stessa Costituzione per atto motivato dell autorità giudiziaria e nei soli casi e 9 Finazon Francesco, Investigazioni Private, Greco e Greco Editore, Milano, 2006, pag.38. 9

13 modi previsti dalla legge 10 ex art. 13 Cost. Il codice prescrive che solo il giudice, in quanto organo terzo ed imparziale, può disporre la limitazione del diritto costituzionalmente garantito e non il pubblico ministero. Costituiscono un limite concreto all attività investigativa anche alcune norme del codice penale, quali l art. 494 c.p. relativo alla sostituzione di persona, l art. 614 c.p. sulla violazione di domicilio, l art. 615-bis c.p. sulle interferenze illecite nella vita privata, l art. 615-ter c.p. circa l accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, gli artt bis c.p. sui delitti contro la inviolabilità dei segreti, l art. 660 c.p. sulla molestia o il disturbo alle persone. Per completezza, si ricorda che molte di queste norme penali puniscono la violazione commessa da chiunque, prevedendo come aggravante l ipotesi in cui a commetterle sia chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato ; la conseguenza sarà un aggravio di pena e il venir meno della condizione di procedibilità a querela del reato, che diviene, così, procedibile d ufficio. Sotto altro profilo, si ricorda che gli investigatori sono destinatari della nuova fattispecie criminosa introdotta dall art. 379-bis c.p.p., in tema di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale appresi per aver partecipato o assistito a un atto del procedimento stesso. 11 L investigatore privato può essere sentito nel contraddittorio tra le parti in merito alla attività svolta in sede di investigazioni difensive. In relazione alle informazioni assunte ai sensi dell art. 391-bis comma 1 c.p.p., la legge 1 marzo 2001, n. 63, in tema di giusto processo e prove penali, ha previsto l incompatibilità a testimoniare per i difensore ma non anche per l investigatore privato, salva l ipotesi in cui esso abbia provveduto a verbalizzare le dichiarazioni rese dalla persona informata sui fatti, ai sensi dell art. 197 comma 1 lett. d) c.p.p. Secondo parte della dottrina, l investigatore può essere sentito in qualità di testimone indiretto sulle notizie raccolte durante il colloquio non documentato, nei limiti dell art. 195 c.p.p.. Secondo la disciplina della testimonianza de relato ex art. 195 c.p.p., le dichiarazioni ottenute in sede di investigazioni difensive verrebbero introdotte nel processo in maniera diversa da quanto previsto per la polizia giudiziaria. Infatti, gli art. 351 e 357 comma 2 lett. a) c.p.p. obbligano la polizia giudiziaria a verbalizzare le 10 Ivi, pag Ivi, pag

14 dichiarazioni ricevute. I verbali, al loro volta, sono sottoposti alle regole generali in materia di contestazioni e di letture. Ne discende che, ove fosse ammessa la testimonianza indiretta sulle informazioni acquisite si aggirerebbero le norme sulle letture e contestazioni. 12 Resta da chiarire se, sul piano soggettivo, esistano delle differenze tra la posizione processuale del testimone e quella dell investigatore, e quindi quale disciplina applicare durante l esame incrociato. La dottrina ha evidenziato come esistano delle differenze tra il testimone e l investigatore privato: il primo rappresenta fatta da lui conosciuti o percepiti per caso, mentre il secondo viene a conoscenza di fatti nell espletamento di un incarico professionale. Da quanto detto deriva che, l investigatore, nel corso delle investigazioni difensive, non è un terzo che percepisce delle dichiarazioni provenienti da altre persone per caso, egli è un ausiliario della difesa che agisce sulla base di un incarico professionale, nell interesse esclusivo della parte privata. La dottrina ha osservato come si configuri una incompatibilità per l investigatore con l ufficio di testimone per ciò che riguarda gli atti compiuti in sede di investigazioni difensive. La soluzione proposta, in assenza di una specifica disciplina, è che l esame dibattimentale dell investigatore potrebbe essere fatto alla stregua di quello previsto per il consulente tecnico. Infatti, come loro l investigatore è un soggetto facente parte dello staff dell ufficio difensivo; egli è un ausiliario del difensore che, quando procede ad assumere informazioni ex art. 391-bis comma 1 c.p.p., agisce sulla base di un incarico professionale, impiegando esperienza, professionalità e competenze specialistiche proprie della sua professione. Quindi nel momento in cui viene escusso in dibattimento egli esprime direttamente delle valutazioni sugli esiti delle investigazioni difensive, rimando così un soggetto di parte che prospetta al giudice gli argomenti a favore della difesa. I diversi poteri e la diversa "autoritas" di cui godono Pubblici Ministeri e polizia giudiziaria da un lato e difensori e investigatori privati dall'altro, restano uno dei principali motivi di perplessità degli avvocati penalisti rispetto all'efficacia delle indagini difensive. L'altro motivo sono i costi, spesso elevati. Nonostante la citata riforma del gratuito patrocinio, il "non abbiente" rimane in una condizione di effettiva disparità rispetto a chi può pagarsi i migliori professionisti, per tutto il 12 Tratto dal sito 11

15 tempo necessario a scandagliare ogni possibilità di ricerca. Non aiuta la mancanza di un Albo e Ordine professionale degli investigatori che lascia nel "limbo" delle buone intenzioni la preparazione culturale, tecnico-giuridica dell'investigatore, e la vigilanza sul comportamento dei singoli - tra norme vecchissime e non più aderenti alla realtà - e "codici deontologici" affidati alle iniziative di associazioni di categoria non sempre rappresentative o a interventi esterni e limitati a specifici settori (come quello del Garante della Privacy che da tempo ha "ventilato" l'emanazione di un codice per gli investigatori) Le investigazioni private e la Legge sulla Privacy L'attività di "investigazione" risponde a una ineliminabile esigenza di conoscenza del privato, ma nella società moderna le "informazioni" hanno acquisito una importanza e un valore economico tali e si sono così moltiplicati gli strumenti di controllo potenzialmente lesivi dell'intimità e dell'identità del singolo, da spingere l'europa ad emanare delle precise direttive in materia di trattamento dei dati personali. L'Italia è arrivata in ritardo rispetto ad altri Stati europei nel recepire l articolo 4 della Convenzione Europea di Strasburgo 108/81 e nel dare attuazione alla direttiva Comunitaria n.95/46/ce dell ottobre 1995 in materia di trattamento di dati personali e libera circolazione di tali dati. Ma, con la Legge 695 del entrata in vigore l'8 maggio 1997, è andata oltre le direttive comunitarie ed ha ampliato la tutela prevista a tutti i dati personali, prescindendo dalla loro inclusione e/o dalla loro destinazione ad essere inclusi in archivi informatizzati o manuali. Questa estensione dell'ambito di applicazione della Legge 675/96 anche alla raccolta ed alla diffusione, a scopo informativo o comunque di esplicazione di pensiero, di dati personali non strutturati in archivio né destinati ad esserlo "tende ad aggravare l'esposizione della normativa sul versante della legittimità costituzionale" come osservato in un decreto del del Tribunale Civile di Milano 1 Sezione. Ma, al di là delle considerazioni sul reale ambito di operatività della Legge 675/96, essa ha introdotto nella nostra cultura un diverso "sentire", rovesciando la prospettiva tradizionale della piena libertà di circolazione delle informazioni fuori dagli ambiti di riservatezza protetti da norme specifiche Tratto dal sito 14 Tratto dal sito 12

16 Questa Legge è apparsa come la consacrazione giuridica del cd. "diritto alla Privacy" come diritto alla riservatezza e all'intimità. A differenza dei paesi di diritto anglosassone, il nostro ordinamento giuridico aveva considerato per molti anni quello alla riservatezza più un aspirazione che un diritto vero e proprio, nonostante la Costituzione (agli artt ) garantisse rispettivamente l'inviolabilità della libertà personale, di domicilio ed epistolare. Nel 1974 la Corte Costituzionale ha sancito l'inclusione, tra i diritti inviolabili dell'uomo, del diritto alla riservatezza e l esigenza di tutela è stata ribadita dalla legge , titolata appunto: "tutela della riservatezza e della libertà e segretezza delle comunicazioni". 15 Già prima della Legge 675/96 le norme penali che delimitano la sfera di riservatezza dell'individuo proteggevano dalle indagini altrui, vuoi anche dalla curiosità del singolo, e nell'attività di ricerca di informazioni su atti o fatti riguardanti la vita di relazione, l'investigatore privato non ha mai goduto di uno "statuto" particolare né di poteri diversi da quelli di qualsiasi cittadino, a differenza della polizia giudiziaria la quale, in determinate circostanze, che devono essere previste per legge, può porre dei limiti alle libertà personali costituzionalmente garantite. Anzi, in molti casi, se la fattispecie prevista dalla legge penale è commessa da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato (analogamente a quando il reato è commesso da un pubblico ufficiale), la pena è aumentata e la procedibilità è d'ufficio. Così l'art. 615-bis C.P. punisce chi si procura indebitamente, mediante strumenti di ripresa visiva o sonora, notizie o immagini della vita privata che si svolgono nell'abitazione altrui o in altri luoghi di privata dimora e nelle loro appartenenze. Analogamente aggravate sono le pene per i reati di indebita presa di cognizione di comunicazioni telegrafiche, telefoniche, informatiche o telematiche ed anche la sola installazione di apparecchiature atte ad intercettare, come previsto dagli artt. 617, 617-bis, 617-ter, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexties C.P.; la violazione o sottrazione di corrispondenza è punita dall'art. 616 C.P. Ci sono poi le norme a tutela del "segreto": l'art. 618 C.P. (Rivelazione del contenuto di corrispondenza), 621 C.P. (rilevazione del contenuto di documenti segreti), 622 C.P. (Rivelazione di segreto professionale), 623 C.P. (rivelazione di segreti scientifici o industriali), intendendosi per 15 Tratto dal sito 13

17 corrispondenza anche quella telefonica, telematica o informatica e per documento anche ogni supporto informatico contenente dati, informazioni, programmi; l'art. 623-bis C.P., infine estende la tutela relativa alle comunicazioni a qualsiasi trasmissione a distanza di suoni, immagini o altri 16. Per quanto riguarda la registrazione di conversazioni Pacifica è l'illiceità delle intercettazioni di conversazioni "tra altre persone" anche se effettuate su apparecchio proprio e anche quando si tratti di congiunti e la finalità sia la tutela di un proprio diritto. L'illiceità anche della semplice "installazione" di apparecchiature atte ad intercettare è stata ribadita nel 2000 dalla Cassazione Penale che ha respinto il ricorso di un marito condannato per "aver installato nella casa coniugale una apparecchiatura atta ad intercettare le telefonate della moglie" e giustificatosi dicendo di voler controllare il traffico telefonico a causa di telefonate anonime; Diverso è il caso della registrazione di conversazioni da parte di uno degli interlocutori per il quale la Cassazione, anche recentemente (Sezione I, sentenza 21 marzo-24 aprile 2001 n ) ha precisato che "La registrazione di conversazioni telefoniche, effettuata da parte di uno degli interlocutori, non rientra tra le intercettazioni telefoniche, non è sottoposta alle limitazioni e alle formalità proprie di queste ultime e ben può essere utilizzata per avvalorare le dichiarazioni testimoniali di chi l'ha effettuata, attenendo essa al momento della documentazione e della formazione della prova, e non già all'attività di ricerca dei mezzi di prova" 17. Il medesimo principio vale, in via generale, per le videoregistrazioni di colloqui da parte di uno dei presenti, che non richiedono il necessario all abbonato di accedere ai dati di traffico sia in entrata sia in uscita dalle proprie utenze telefoniche, senza necessità di un autorizzazione o di altro provvedimento giudiziario consenso del proprio interlocutore. La legge sulla privacy permette rio, con le modalità meglio precisate nel nuovo CODICE (in particolare all art. 127, per le chiamate di disturbo). Non è legittimo, invece, l accesso diretto a dati relativi a utenze intestate a terzi, fuori dai casi e con le modalità previste dalla Legge. La tutela penale della segretezza della corrispondenza vale senz'altro, fra i documenti elettronici, sia per le singole che, più in generale, per i 16 Ibidem. 17 Ibidem. 14

18 messaggi che circolano, via Internet, nelle liste di posta elettronica e nelle newsgroup ad accesso limitato, che devono essere considerati come corrispondenza privata e in quanto tali non possono essere violati. Lo ha stabilito il Garante della Privacy affrontando il più ampio caso di una mailing list costituita su iniziativa di alcuni dipendenti di un'amministrazione con strumenti messi a disposizione dalla stessa amministrazione. Ma cos è effettivamente cambiato con la legge 675/96? il principio generale è che per trattare i dati altrui occorre il consenso informato dell'interessato, ma è un principio che gode di importanti eccezioni: anzitutto ogni cittadino ha, ed aveva anche prima, libertà di investigare, per qualsiasi ragione, anche per sola curiosità, entro i limiti stabiliti dalla legge. L'art. 3 della Legge 675/96 ha stabilito infatti che "il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali non è soggetto all'applicazione della presente legge, sempre che i dati non siano destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione" 18. Inoltre, la necessità del consenso dell'interessato è stata esclusa (art. 12 e art. 20): per il trattamento, la comunicazione e diffusione di tutti i tipi di dati pubblici, conoscibili da chiunque, e di tutti i dati relativi allo svolgimento delle attività economiche, raccolti anche ai fini di informazione commerciale o di ricerche di mercato, nel rispetto della vigente normativa sul segreto aziendale e industriale; fra questi ultimi rientrano senz'altro le informazioni relative alla solvibilità o allo stato di insolvenza di un'impresa, al pari di quelle riguardanti i crediti e i debiti, che possono essere utilizzati e divulgati anche senza il consenso delle società. Tra i casi particolari su cui si è pronunciato il Garante quello degli elenchi dei contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, o nei cui confronti sia stato accertato un maggior reddito superiore a determinate soglie a norma dell'art. 69 del D.P.R. n. 600/1973, norma che prevede inoltre espressamente la formazione, per ciascun Comune, di elenchi nominativi di tutti i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi o che esercitano imprese commerciali, arti e professioni. Gli elenchi devono essere depositati per un anno presso gli uffici delle imposte e presso le amministrazioni comunali ai fini della consultazione da parte di chiunque. Essendo, dunque, tali fonti destinate ad un'ampia pubblicità, la pubblicazione e la divulgazione di dati tratti da esse deve ritenersi lecita. 18 Ibidem. 15

19 la necessità di consenso dell'interessato è esclusa anche per il trattamento necessario per l'esecuzione di obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per l'acquisizione di informative pre-contrattuali attivate su richiesta dell'interessato. La normativa sulla Privacy (Legge 675/96 e successive modificazioni) ha consacrato il ruolo degli investigatori privati quali "ausiliari" di giustizia. Non solo in materia penale ma in tutti i casi in cui lo scopo delle investigazioni sia quello di far valere o difendere un diritto in giudizio, la legge sulla privacy ha previsto significative eccezioni alla disciplina ordinaria, considerata la peculiare esigenza di tutela del diritto di difesa 19. Dal 1 gennaio 2004 è in vigore il Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196 (CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI) che ha riorganizzato tutta la materia, abrogando la Legge 675/96. Per quanto concerne la materia delle investigazioni private resta sostanzialmente confermata la normativa previgente. In particolare: il consenso dell interessato al trattamento dei dati non è richiesto (art. 24) quando si tratti di dati pubblici (provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque)o relativi allo svolgimento di attività economiche (purché trattati nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale) e, comunque, quando il trattamento dei dati è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale (art. 24 1^comma, lettera F); in questo caso è consentito, senza consenso dell interessato, anche il trasferimento all estero dei dati in Paesi extra Unione Europea (art. 43). Anche i cd. Dati sensibili possono essere trattati nel corso delle investigazioni, senza dover chiedere il consenso all interessato, quando il trattamento è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n.397, o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento. Se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il diritto deve essere di rango pari a quello 19 Venditti Pasquale-Giuseppe, Le investigazioni Private, Altagamma,Milano, 2006, pag

20 dell'interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile (art.26 comma 4 lettera C). In deroga al trattamento generale di cui all art. 13 l informativa all interessato, quando i dati non sono raccolti presso di lui, non è dovuta se i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento (art. 13 comma 5). I diritti di accesso ai dati personali e gli altri diritti di cui all art. 7 non può essere esercitato per il tempo in cui potrebbe derivarne pregiudizio allo svolgimento delle investigazioni (art. 8 2^ comma, lettera E e lettera F) Gli investigatori sono tra le categorie per le quali è stata prevista l emanazione di un codice di deontologia e di buona condotta nel trattamento dei dati personali, promosso dal Garante (art.135) Per quanto riguarda le investigazioni sui dipendenti c è la possibilità, per il datore di lavoro, di effettuare indagini sui dipendenti infedeli o assenteisti a mezzo di investigatori privati è stata più volte ribadita dalla giurisprudenza e la finalità di tutela giudiziale di siffatte investigazioni consente che vengano effettuate con le esenzioni previste dalla Legge 675/96, senza informare il dipendente. Non è vietato all'imprenditore di verificare il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipendenti già commesse o in corso di esecuzione (Cassazione, Sez. Lavoro, 18 febbraio 1997, n. 1455). E' consentita la verifica circa l'eventuale realizzazione di comportamenti illeciti esulanti dalla normale attività lavorativa (Cassazione Sez. Lavoro 9 giugno 1989 n. 2813) e non è vietato il ricorso alla collaborazione di investigatori privati, in considerazione della libertà della difesa privata e in mancanza di espliciti rilievi al riguardo (Cassazione, Sez. Lavoro, 17 ottobre 1998, n ) 20. I limiti delle investigazioni sono fissati dagli articoli 4 e 8 dello Statuto dei lavoratori che vietano l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dei lavoratori e le indagini "sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine 20 Tratto dal sito 17

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