GRABIAN DI FERDINANDO TOL JARI

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1 GRABIAN DI FERDINANDO TOL JARI 1

2 Nota dell autore. Caro lettore, dire che il romanzo offerto è completamente gratuito non è del tutto esatto. Infatti, benché il racconto sia un dono di libero accesso offerto a tutti coloro che ne vorranno usufruire, ciò che si chiede in cambio è una piccola percentuale di pazienza. Se è vero, come presumo, che ad ognuno di noi sia capitato almeno una volta di acquistare un libro solo perché ben presentato o troppo pubblicizzato, per poi accorgersi che lo stesso non era di suo gradimento non riuscendo ad andare oltre le prime pagine, ritengo che se tu, amico lettore, avrai un po di pazienza e riuscirai ad andare oltre ciò che può sembrare in principio confuso, troverai in fine che c è un senso a questo apparente caos. Forse, troverai anche possibile porre riflessioni che non hai mai considerato, e magari resterai soddisfatto di aver concesso questo breve periodo di pazienza Solo dopo, e solo se riterrai che il racconto ti abbia comunicato qualcosa e che sia valsa la pena di leggerlo fino in fondo, potrai, se lo desideri, dare un libero contributo in cambio Qualunque sia la tua scelta e il tuo giudizio, comunque, io ti ringrazio di essere passato di qui concedendomi uno spazio del tuo tempo In qualunque modo, io ti auguro, buon viaggio ciao, Ferdinando. 2

3 GRABIAN il grande bianco 3

4 GRABIAN IL GRANDE BIANCO Di Ferdinando Tol jari Benché alcuni luoghi citati nel racconto siano geograficamente esistenti e molti degli eventi storici cui si fa riferimento realmente avvenuti, questa rimane un opera di fantasia. Personaggi, luoghi e avvenimenti specifici sono immaginari. Fatta eccezione per i contesti geografici o storici in cui parti del racconto vengono inseriti, qualsiasi rassomiglianza o riferimento con persone, cose, fatti o località esistenti o esistiti, è puramente casuale. I Pubblicazione. Finito di scrivere Settembre Copyright, Ferdinando Toaiari. Tutti i diritti riservati. Ogni riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo, deve essere preventivamente autorizzata dall autore. 4

5 Dedica. Inizialmente per questo racconto non erano previste dediche particolari, ma nel proseguo dello svolgimento si è manifestata con sempre più intensità la necessità di riconoscere e rendere quindi omaggio alla fonte di ispirazione da cui ha preso spunto l intero racconto. Non racconterò attraverso quali sorgenti di rivelazione mi sia poi giunta l esigenza di onorare questa fonte ispiratrice, limitandomi a dire che si tratta di un elemento che ha contribuito in modo particolare a formare la mia creatività. Per tali ragioni ho ritenuto che fosse corretto citare questa fonte e renderle quindi il tributo meritato inserendola come un soggetto praticamente protagonista del racconto stesso, unico elemento reale al quale mi sento in dovere di porre un ringraziamento caratteristico. È d obbligo quindi fare ora una lieve rettifica alla nota riguardante le allusioni ai luoghi e personaggi di fantasia che compongono questo racconto, rivelando che non tutto è irreale. Esiste, infatti, un fiume denominato Tregnon, sulle rive del quale era mia abitudine passeggiare. Non è semplice spiegare in quale modo poi giungano le ispirazioni da cui prende spunto un racconto o un qualsiasi altro principio di creatività artistica, ma la fonte primaria attorno a cui poi tutto ha preso a girare in questo racconto è giunta proprio da quel fiume che tanto ha significato per me negli anni di esplorazione in un età ormai lontana. Ecco perchè desidero rendere omaggio a questo fiume, dedicando a lui il racconto. Al fiume Tregnon, che con i suoi molteplici aspetti ha contribuito alla mia formazione creativa 5

6 Ieri ho sognato un giardino. Nel sogno con me c era un uomo. Lui mi girava le spalle, solo perché non vedessi il suo viso Ivan Graziani, Fuoco sulla collina Perché a volte è così difficile spiegare il comportamento di certe persone? Perché non si tiene conto abbastanza del fatto che un essere umano è la somma di tutte le creature che egli porta in sé, ignorando il più delle volte chi siano quelle creature e cosa vogliano realizzare attraverso lui." Omraam Mikhaël Aïvanhov "L essere umano è disceso dalle regioni celesti attraverso un processo chiamato involuzione. Via via che procedeva in questa discesa nella materia e si allontanava invece dal Fuoco primordiale, si è caricato di corpi sempre più densi, sino al corpo fisico; esattamente come quando in inverno, dovendo affrontare il freddo, siamo costretti a indossare vestiti sempre più pesanti, partendo dalla maglia e dalla camicia, sino al cappotto! Per riprendere ora il cammino verso l alto, l essere umano si deve svestire, simbolicamente parlando, spogliarsi di tutto ciò che lo appesantisce: invece di cercare di accumulare, deve imparare a rinunciare, ad alleggerirsi, a liberarsi. È l accumulo che favorisce la discesa. Ogni pensiero, sentimento o desiderio ispirato dall istinto di possesso viene a incollarsi ai suoi corpi sottili come fa la brina sui rami degli alberi in inverno. Occorre che il sole della primavera ricominci a brillare perché la brina si sciolga e l uomo ritrovi il suo vero essere." Omraam Mikhaël Aïvanhov 6

7 Prologo Non è mai stata mia abitudine alzarmi presto la mattina, fatta eccezione per quando mi capita di avere degli incarichi. Nel mio lavoro ci si può permettere lunghi periodi di riposo perché ogni incarico equivale ad un compenso prestigioso. Certo non è un lavoro che chiunque può fare e in alcuni casi lo si potrebbe definire anche pericoloso. Io comunque ho imparato a selezionare, comprendendo con l esperienza che in questi tempi certi rischi possono essere evitati. Per tale ragione e soprattutto perché ho indirizzato la mia attività verso casi di tipo extraconiugale, tradimenti, infedeltà e altre similari imprese, posso dire di essere uno che non rischia molto e guadagna bene, visto che chi richiede i miei servigi, spesso, fa parte di una categoria di persone facoltose. Eppure, non è da tutti poter guadagnare addirittura senza neppure dover esercitare, ma quando questo avviene, riesce difficile sottrarsi alla tentazione del facile profitto, mancando di valutare che in questo mondo nulla viene elargito senza dover dare qualcosa in cambio. Ciò nonostante, tale condizione non sembrava sussistere quando quella mattina, pur essendo privo d incarichi, mi svegliai di buon ora ovviamente, non per mio volere. Avevo sentito suonare il campanello, ovvero, avevo sentito un ronzio fastidioso dal sapore elettrico penetrare la mia mente senza sogni, tanto era profondo il mio sonno, e ritardai ad alzarmi perché lo svegliarmi d improvviso causava in me notevoli difficoltà a destarmi senza qualche minuto di stordimento. Anzi, senza nemmeno degnarmi di imprecare, mi ero voltato dall altra parte e chiudendo gli occhi avevo rischiato di addormentarmi di nuovo, se il fastidioso ronzio elettrico non si fosse fatto più insistente. Aprendo a fatica gli occhi, osservai la sveglia. Suppongo che per qualunque persona comune le nove non siano considerate un orario troppo mattiniero, ma io non mi consideravo in quella fascia di persone ordinarie abituate ad alzarsi presto anche quando non lavorano e questa volta il privilegio di un imprecazione non me lo negai. Ad ogni modo ero ormai sveglio, seppure non abbastanza da permettermi movimenti rapidi e scattanti, anzi, se vi fosse stato qualche involontario osservatore a scrutarmi, quelli che mi avrebbe visto fare sarebbero sicuramente parsi più movimenti da bradipo che da essere umano, e in tale mala voglia mi apprestai a scendere fino alla porta. Ma fui probabilmente veramente lento, così, quando aprii non trovai nessuno ad attendermi ma solo un pacco lasciato sui gradini e una busta che un presunto fattorino con altre consegne da fare, e sicuramente più impegnato di me, doveva aver lasciato per proseguire il suo giro. Non vi era mittente ma solo l indirizzo del destinatario, vale a dire il mio. Lo presi e, dopo una veloce analisi senza convinzione, tornai in casa posandolo distrattamente sul tavolo, quindi accesi la radio per ascoltare le notizie del giorno e successivamente uscii per andare a fare colazione in un bar vicino a casa. Fu quindi solo dopo un paio d ore quando, rientrato, mi dedicai al plico che se non fosse rimasto in vista sul tavolo forse avrei perfino dimenticato. Pensai che doveva trattarsi di una proposta di lavoro, indagine nel mio caso e, siccome trattavo la mia attività con una certa vanità, non mi entusiasmai più di tanto nel doverlo esaminare. Ancor prima di aprirlo considerai che dentro doveva esservi una relazione eseguita dal committente e ponderai con noia se fosse il caso di visionarla. Non perché non fossi interessato ad un eventuale ingaggio, ma piuttosto perché il pacco, imballato con della semplice carta grigia di seconda mano, era piuttosto consistente e voluminoso. Sovente avveniva che qualcuno fornisse relazioni scritte dei suoi sospetti, ma non mi era mai capitato di trovarmi di fronte ad una così spessa documentazione. Certo, pensai, le condizioni potevano essere due: o si trattava di un paranoico, o di qualcuno veramente ricco. Ad ogni modo, ad alleviare la mia preoccupazione, vi era una semplice busta che probabilmente introduceva il lavoro, e così decisi di dedicarmi alla lettera stabilendo dalla più semplice presentazione, se era il caso di approfondire o no. La busta era chiusa con un esibizionistico sigillo in ceralacca scarlatta che faceva pensare alle lettere nobiliari dell epoca del romanticismo che però, in uno come me, suscitò solo una scontrosa ironia, sicuramente in contrasto con la probabile intenzione teatrale che l oscuro committente doveva aver supposto di produrre. Presi la lettera tra le mani e, facendo pressione con i pollici, spezzai il sigillo. La ceralacca s infranse con facilità senza opporre alcuna resistenza, ma qualcosa, forse il lieve rumore simile alla plastica dei vassoi dei cioccolatini, o i fragili frammenti di briciole rosse che caddero sulla superficie del tavolo, o 7

8 quell odore che fino ad ora avevo sentito solo attraverso la cera delle candele, mi provocarono una sorta d emozione che per un istante mi condusse a dubitare sulla mia carenza di romanticismo. Ricomposi la mia dignità e ignorando con decisione l inopportuna debolezza sentimentale tirai fuori un foglio di carta piegato in tre lati come se lo stesso formasse una seconda busta. Lo guardai con una certa diffidenza prima di aprirlo, scoprendo, quando lo distesi, che vi era sempre meno romanticismo in ciò che stava avvenendo, ma decisamente, dal mio punto di vista, considerevolmente più apprezzabile. Senza nessuna costrizione, infatti, dal foglio piegato a busta scivolarono fuori due banconote da cinquecento euro. Le guardai stupito, meditando su più possibili varianti d inganno, quindi mi occupai del foglio sul quale non vi era nessuna introduzione, ma semplicemente un invito che diceva: Questo solo per leggere la prima pagina della documentazione che segue. Se deciderà di leggere il resto, riceverà la stessa cifra per ogni pagina della medesima. Se deciderà di lasciar perdere, rimetta il pacco sulla soglia di casa sua prima di domani mattina. Se ciò non avverrà, riceverà sul suo conto bancario un bonifico relativo all importo pattuito. Rimasi esterrefatto a fissare l inusuale ingaggio, anche se, a dire il vero, non vi era nessuna richiesta d indagine e nessuna proposta di lavoro, se non quella di perdere qualche giorno per leggere Guardai il calendario per assicurarmi che non fosse il primo di Aprile ma poi, ben consapevole che non era il giorno degli scherzi per eccellenza, per assicurarmi di ricordare bene il girono in cui, per non fare niente, avrei guadagnato così tanto. Era il primo giorno d estate del 2025, ed era di Sabato. Per un attimo mi soffermai su una sensazione che tal volta mi coglieva con uno strano senso di smarrimento, come se mi capitasse di credere che quello in cui vivevo non fosse il mio tempo. Era qualcosa che avveniva soprattutto quando affrontavo il tipico brusco risveglio che avevo subito quella mattina, ma era anche un pensiero che spesso attribuivo alla mia condizione propria di vita e, per una strana coincidenza, per la prima volta intuii come tali sensazioni mi sorprendessero sempre con il preavviso di un odore immaginario che si manifestava nella mia mente, un essenza particolare che solo in quel momento tuttavia riuscivo a definire. Si trattava di un profumo rimasto impresso nella memoria dall infanzia che, seppure piacevole, era originato da una sorta di trauma che mi riconduceva al ricordo di quando da bambino, cresciuto ed educato in una famiglia rigidamente cattolica, venivo praticamente costretto a partecipare alla santa messa domenicale. Obbligo che detestavo e dove l unica cosa che apprezzavo nell angusta chiesa, era per l appunto, il profumo della cera sciolta delle candele davanti agli altari. Ero nato nel 1971, in un periodo di cambiamenti in cui i tempi mutavano rapidamente senza quasi dare spazio a chi li viveva di rendersi conto di un passaggio troppo repentino tra l antico e il moderno, e io spesso mi ero sentito come in una specie di limbo in cui non riuscivo né a mantenere il contatto con le tradizioni, né ad adattarmi al mondo tecnologico che si evolveva troppo rapidamente. Sorrisi, come per esorcizzare i ricordi e tornai quindi ad occuparmi dell insolita offerta. I mille euro già consegnati erano solo per leggere un foglio, il primo, il che significava dover aprire il pacco e conseguentemente scoprire di che tipo di compenso si trattava. Strappai così la carta ordinaria che legava il plico, considerando comunque l ipotesi di uno scherzo osservando la voluminosità del documento, vedendo subito senza sorpresa che le pagine erano numerate e stampate con caratteri ordinari che non avrebbero reso troppo impegnativa la lettura richiesta e istintivamente, ma professionalmente senza leggere nessuna riga non compresa nell accordo, controllai il numero di pagine che lo componevano: 321. Feci un rapido calcolo, più per incredulità che per necessità. Semplicemente per leggere, qualcuno mi offriva trecentoventunomila euro. Più di quanto potessi guadagnare in cinque anni di lavoro e abbastanza, considerati i risparmi degli anni precedenti, per ritirarmi. Mi convinsi ancora di più che doveva trattarsi di uno scherzo perché nessuno sano di mente poteva pensare di spendere una cifra simile solo per far leggere una relazione. Comunque, non mancai di considerare che avrei potuto facilmente verificare se si trattava di un inganno, in quanto se il giorno dopo avessi trattenuto il plico, com era scritto nella lettera, tale somma sarebbe stata depositata sul mio conto corrente. Non considerai nell immediato chi potesse essere il misterioso cliente, valutando superficialmente che doveva trattarsi di qualcuno per cui già avevo lavorato. Erano molti i clienti che, per anonimia chiedevano di saldare i loro conti attraverso un bonifico bancario presso una banca svizzera che 8

9 assicurava a me e a loro l anonimato fiscale. Io dovevo solo provvedere a fornire le coordinate bancarie, ma in questo caso non vi era alcun indirizzo o telefono a cui comunicarle, per questo dedussi che si trattasse di un cliente che già in passato doveva essere rimasto soddisfatto dei miei servigi e di chi fosse quindi, non me ne preoccupai più del dovuto. L unica cosa su cui ritenevo di dovermi concentrare, era che quei soldi erano solo per leggere, e se poi si fosse verificata l esigenza di un indagine e avessi ritenuto la cosa troppo rischiosa, non ero vincolato da alcun contratto. Cominciai pertanto, a leggere quel foglio che sicuramente mi avrebbe dato ulteriori istruzioni e possibilità di comprendere. Lo estrassi e lo osservai. Era scritto in caratteri piuttosto piccoli, differenti dal resto dei successivi fogli, ma la cosa non mi sorprese, giacché lì, dovevano essere descritte le modalità del contratto che avrebbe svelato ogni mistero. Tuttavia già l inizio avrebbe dovuto condurmi a dubitare che in quella pagina avrei trovato istruzioni amministrative, dal momento che già le poche righe iniziali davano più il senso di un introduzione narrativa piuttosto che un contratto d ingaggio, che avrebbe forse dovuto farmi riflettere maggiormente su quanto, in un futuro non molto lontano, mi sarei trovato ad analizzare con più considerazione. La relazione, infatti, iniziava con una semplice parola scritta in grassetto al centro del foglio, come fosse un titolo, che citava banalmente: 9

10 Avvertimento 1 Mi sento in dovere di avvisare, chiunque volesse ascoltare il mio racconto, di non sottovalutare la potenza dell immaginazione, della fantasia o dell illusione. Per questo è mio dovere consigliare di non essere avventati o superficiali e, nel caso doveste percepire dubbi, tormenti o insidie dopo aver inteso questo suggerimento, invitarvi a riflettere bene prima di proseguire. Mi sembra corretto dare questo avvertimento perché io stesso non so, di quanto mi accingo a raccontare, si possa considerare come realtà dei fatti descritti. Non lo so, perché di ciò che sto per esporre non sono certo di avere la totale cognizione. Ma è bene evidenziarlo fin dal principio perché la follia non è una cosa così scontata come può sembrare. Se per follia, infatti, s intende una sorta d anomalia che rende le persone diverse, qualsiasi cosa si consideri per diversità, io credo di non poter essere giudicato in questo modo, o per lo meno, non nella realtà e nella maniera in cui ho vissuto questi avvenimenti. L inconveniente però sta proprio in questo, e in quanto tali avventi mi costringono a mettere in dubbio l incolumità della mia mente. Una leggenda Peul dice che vi sono tre tipi di follia: la follia di chi possedeva tutto e ha poi improvvisamente perso tutto, quella di colui che non aveva nulla e che ha acquisito tutto inaspettatamente ed infine, il malato mentale. Se la mia è follia, allora, è in una di queste tre condizioni che la si può considerare, ma decidere se e quale possa essere, certamente, non sarò io a poterlo determinare. Forse, potrebbe stare addirittura in tutte e tre. Ciò nonostante, penso che vi sia un altro tipo di follia che tuttavia non sono in grado di descrivere e di cui posso dirvi solamente che è proprio da questa che vi voglio mettere in guardia. Il fatto è che molto spesso, in età infantile, mi capitava di chiedermi se tutto non fosse altro che un sogno e la realtà che stiamo vivendo il prodotto dell immaginazione di un corpo apparente che sognava di esistere in una realtà prodotta dalla mente, allo scopo di cercare un esistenza per la quale accettare di vivere, come se, per essere più precisi, avessimo la possibilità di vedere in anticipo la vita che ci attendeva e decidere quindi successivamente se viverla o no. Era un pensiero frequente perché mi capitava spesso di svegliarmi nel cuore della notte ansimando in preda ad un attacco d ansia, ravvisando così d essere stato vittima di un incubo e forse, nel timore che la paura degli incubi potesse non cessare mai, questi pensieri che mi concedevano una consapevolezza ingenua per la quale avrei potuto scegliere di non vivere una vita piena d incubi mi aiutavano a superare la paura che essi mi lasciavano nella memoria. Comunque ci fu un periodo in cui, per il troppo ipotizzare questa possibilità, rischiai veramente di confondere la realtà con l immaginazione e per molto tempo, nell età infantile, ebbi il dubbio di non essere io stesso reale. Ricordo in particolare che un giorno, forse a causa proprio di questo mio stress da irrealtà, mentre me ne stavo solo nella mia stanza, ad un certo punto provai un senso di mancanza, come se le forze e le energie del mio corpo, per un piccolo breve istante, mi avessero abbandonato. Rammento che intorno a me tutto diventò di uno strano color giallo ocra, ogni cosa svanì, il suono si fece silenzio e tutto ciò che rimase fu quel vuoto giallo ocra. Fu tutto molto intenso e allo stesso tempo rapido perché, quando ripresi il controllo dei colori, ero sul punto di cadere. Ricordo che il mio corpo era proteso in avanti nella completa incoscienza di come avesse potuto trovarsi in quella posizione e pensai che ero stato sull orlo di uno svenimento. Ma non avevo fatto in tempo a cadere al suolo, perchè l istinto, rianimatosi improvvisamente, mi aveva permesso di proteggermi dalla caduta protendendo le mani in avanti. Non provai paura ma un senso di strana meraviglia. Non ho mai raccontato a nessuno questo fatto, ma da allora cominciai a rendermi conto di quanto fosse stupido il mio pensiero. Fu da quel giorno che gli incubi cominciarono a farsi meno frequenti, seppure più nitidi. Le immagini, infatti, restavano più focalizzate nella memoria, al punto che attraverso quei frammenti potevo iniziare a costruire una trama, giacché avevo l opportunità, con la resistenza del ricordo, di scoprire che l incubo era ricorrente, ossia, sempre lo stesso. Il luogo in cui mi trovavo era una grotta e l oscurità era lievemente rischiarata da un non definito quantitativo di candele. Ma proprio quando avevo cominciato a distinguere una trama, gli incubi cessarono Interruppi la lettura per qualche secondo e, non so con quanto sarcasmo pensai che era ironica l allusione alle candele cui lo sconosciuto scrittore accennava, facendomi pensare ad una coincidenza dal tempismo quasi irriverente e mi domandai, conseguentemente, se questa persona non mi conoscesse 10

11 così bene da aver osato prendermi come spunto per un racconto. Ciò avrebbe spiegato molte cose, per prima, la necessità di avere il mio consenso a pubblicare un opera della quale sarei stato ispiratore. Certo io non ricordavo di aver mai avuto incubi, anzi, per tutta la vita non ricordavo proprio di aver mai sognato. Ma quello spunto sulle candele che mi collegavano ad un ricordo che poteva comunque divenire un buon pretesto per quanto scriveva questo folle, forse a qualcuno lo avevo raccontato. L idea di poter essere il protagonista di un racconto tuttavia mi fece sorridere e in un certo senso mi provocò una sorta di orgoglio al limite dell alterigia e la cosa, invece che infastidirmi, cominciò a piacermi. Così continuai a leggere con una certa leggerezza. 11

12 Avvertimento 2 Io avrei tranquillamente presupposto che, con il cominciare a ricordare e il conseguente diminuire dell ansia, da cui mi ero lasciato prendere nei tempi passati, probabilmente avevo iniziato a dominare circostanze della realtà grazie alle quali la psicanalisi avrebbe potuto dare una giustificazione degli incubi. Ed effettivamente fu questo che dedussi e accettai come soluzione. Non pensai nemmeno lontanamente che il cessare dei sogni, perché ormai sogni e non più incubi li consideravo, aveva avuto esito in sincronia con altri eventi che stavano accadendo nella mia realtà, anche se probabilmente, se lo avessi fatto, con l aiuto della psicanalisi, a questi stessi eventi avrei potuto attribuire l origine dei sogni. Solo che adesso non posso più esserne certo e dal momento che molte delle cose che descriverò appaiono legate ad un tempo di cui quasi potrei non avere cognizione, sempre più spesso mi ritrovo a considerare se la mia sottrazione al tormento notturno sia dovuta alla cessazione degli incubi o se, quasi con più convinzione, al vivere gli incubi stessi come fossero la realtà dominante. In pratica, ciò che con difficoltà sto cercando di definire, è se gli incubi siano cessati e la mia realtà sia effettiva o se, al contrario, ad un certo punto gli incubi abbiano preso una consistenza tale da rendermi realtà ciò da cui, in un tentativo di risoluzione e comprensione, ho deciso di vivere per potermene davvero liberare definitivamente. È strano come possa ora, a distanza di tanti anni, capire che in verità quel pensiero iniziale non sia mai del tutto svanito, ma se da bambino immaginavo l eventualità di essere un sogno, da adulto quel ritorno d immaginazione aveva preso un'altra forma. Nella mia infanzia e durante l adolescenza avevo vissuto momenti straordinari a livello immaginativo, ma da adulti vivere tra i sogni può verificarsi devastante. Era per questo motivo che avevo totalmente rimosso tali astrazioni e fu probabilmente per lo stesso motivo che, quando esse si riaffacciarono alla mia mente, la considerazione che ne avevo era diversa. Non è certo possibile vivere una fantasia prospettica per poi decidere di realizzarla o no, ma durante quegli anni in cui ancora ero in bilico tra la realtà e la fantasia, mi capitava di sentire storie, vedere film o leggere libri in cui si parlava di spiriti che vivevano una vita totalmente regolare solo perchè non si rendevano conto di essere morti. Ed era in questo senso che avevo cominciato ad indirizzare i miei pensieri: E se fossimo tutti morti e non ce ne rendessimo conto? Se fosse accaduto un evento catastrofico, come per esempio un terremoto, e tutti noi che facevamo parte di questa realtà fossimo morti così rapidamente da non potercene rendere conto e, intrappolati in una non realtà limbica, avessimo proseguito la nostra vita come se nulla fosse avvenuto? A salvarmi da questa irrazionale insidia mi era venuta in soccorso la ragione. Intorno a me la vita si svolgeva nella più consueta normalità, tutti erano reali e tutti erano vivi, perché se così non fosse stato, nessuno avrebbe potuto morire. Invece ogni tanto accadeva che qualcuno moriva e non si può morire due volte, non nella stessa vita. Fu così che uscii definitivamente dai miei incubi, dai miei tormenti e dalle mie allucinate congetture. Eppure è proprio nel suo proseguire regolare che la vita può stupirti, confonderti e sorprenderti con l imprevedibilità del caos che, con il tocco di una bacchetta fatata, può insinuare nell animo il tormento e il dubbio perfino attraverso il ricordo, dimenticato o volutamente trascurato, di un ragazzino. Così, proprio quando meno te lo aspetti, gli eventi prendono un nuovo corso, riconsegnandoti a quei dubbi che proprio per la certezza e la consapevolezza che non possono esservi dubbi, diventano quasi una speranza. Conseguentemente, immergersi nell illusione diviene una via di fuga, come quando si fantastica sull essere il vincitore della lotteria, immaginando il cambiamento della propria vita attraverso utopie che i più possono permettersi solo nella propria immaginazione e, mentre ciò avviene, si può notare la serenità e la felicità del volto sognante un attimo prima del risveglio nella realtà deprimente Per questo non è consigliabile fantasticare troppo, perché si rischia di confondere la realtà con la fantasia e, quando ciò avviene, il risveglio può andare oltre la devastazione mentale. Io avevo superato quel tempo perché allora avevo capito quanto fosse illusorio e irreale, ma quando il tempo tornò da me, il desiderio dell illusione divenne quasi una necessità al punto che, in tale bisogno, ripresi a considerare la possibilità di vivere una realtà alternativa dove certi eventi, divennero per me ragione 12

13 di confusione, al punto che, come quando ero bambino, ad un certo momento, non potevo più convincermi d essere reale e, forse, raccontare può aiutarmi a risolvere questo dubbio, sebbene la verità potrebbe rivelarsi talmente atroce, da farmi riflettere se effettivamente ne valga la pena. Tuttavia, la soluzione rimane una soltanto e, da quanto riuscirò a scoprire, potrò effettivamente dedurre se la follia possa avere una distinzione diversa da quanto una realtà comune può farci intendere per follia a questo punto il mio raccontare potrebbe avere un senso, l unica cosa che resta da definire è se raccontare per chi vive nel sogno, o nella realtà Rimasi come allucinato con il foglio stretto tra le dita e una domanda quasi ironica nella mente: Ma che follia è questa? Osservai con rapidità la pagina senza vergognarmi ad ammettere che non ci avevo capito niente e, accantonando la possibilità di essere stato un ispirazione per lo scrittore, sostituii la persuasione di poter essere il protagonista di uno stupido romanzo con l idea che dovevo avere a che fare con un folle. Doveva trattarsi di un disperato che forse aveva studiato filosofia e, nel cercare di calarsi nella parte di un nuovo luminare, doveva essere ammattito. Forse era stato in psicanalisi e l analista, probabilmente più squilibrato di lui, doveva avergli consigliato di scrivere le sue memorie o le sue demenziali idee e successivamente, non trovando nessuno disposto a leggerle, era giunto all ulteriore disperazione che lo aveva condotto a pagare per trovare qualche ammiratore. Sorrisi divertito perché se, così era, la sua pazzia doveva essere devastante. Oppure era devastante ciò che scriveva se era disposto a pagare così tanto. Ciò nonostante, dopo un po il senso d ironia si affievolì. Non poteva trattarsi di un assurdità come quella che avevo formulato. Se uno aveva così tanti soldi da spendere, un libro poteva permettersi di produrselo. Doveva esserci qualcosa sotto, ma in quel primo foglio, che mi era stato chiesto di leggere dietro compenso, non vi era nessuna richiesta di indagine né offerta di lavoro e tanto meno indizi da cui cominciare a svolgere una possibile analisi. Si trattava semplicemente di una banalissima pagina di quello che appariva l inizio di un romanzo di cattiva qualità o di un diario di memorie cervellotiche e io non ero un amante della letteratura, di qualunque genere fosse stata. Rapidamente elaborai una possibile lista di chi poteva prendersi gioco di me. Non avevo tanti amici, ma grazie al mio lavoro conoscevo molte persone e avevo parecchi contatti tra collaboratori, commissionanti e indagati, e tra una di queste categorie doveva esserci sicuramente qualcuno che aveva deciso di farmi uno scherzo idiota, per vendetta o per divertimento. Se era così mi sarei divertito ad assecondarlo vedendo fino a che punto sarebbe stato disposto ad arrivare. Non valutai quindi più di tanto l ipotesi che dietro l assurdità potesse esserci veramente un compenso, ma più semplicemente l ironia di qualche burlone che presto avrei scoperto e, senza darmi più di tanto fastidio, mi recai in palestra come avevo programmato per quel giorno. Non ero uno che cercava sistemazioni, né avevo mai pensato di avere storie impegnative, ma mi piacevano le belle donne e in una palestra si facevano sempre buone conoscenze sotto questo punto di vista, ed era più per tale motivo che ci andavo piuttosto che per fare attività fisica. Del resto ero un avventuriero e, come tutti gli esseri umani, pure io avevo delle debolezze e dei bisogni da soddisfare. Non consideravo la possibilità di essere coinvolto in storie di tipo vincolante, anzi, le evitavo proprio, così stavo molto attento nel non rendermi particolarmente interessante. Malgrado tutto però, e in un modo che non avevo compreso come fosse avvenuto, ad un certo punto mi trovai a conversare sulla realtà e l irrealtà dell essere con la ragazza verso la quale avevo rivolto il mio interesse da qualche giorno. Si chiamava Felona, nome alquanto stravagante e insolito, ma per il quale io non mostrai alcuna curiosità, del resto era tutt altro ad attrarmi della giovane preda. La ragazza frequentava da poco la palestra, forse meno di un mese, ma non aveva impiegato che pochi giorni ad attirare la mia attenzione. Era alta poco meno di me, che con il mio metro e ottanta mi definivo un semi gigante, portava capelli lunghi sempre sciolti, lisci e neri come le ali dei corvi, contrastanti con il glaciale azzurro degli occhi contornati da lunghe sopraciglia. Aveva un viso dai lineamenti delicati e indossava sempre completi attillati che evidenziavano le sodi parti anatomiche che più di tutto attiravano la mia attenzione. Aveva ventisette anni, il che significava che entro pochi mesi avrebbe avuto esattamente la metà della mia età. Ma questo non rappresentava un problema. Sotto l aspetto fisico, dicevano, mostravo almeno dieci anni in meno di quanti ne avevo, mentre sotto l aspetto morale, comunque fossero andate le cose, sapevo che, come ogni altra storia precedente, una 13

14 volta avuto a che fare col mio lavoro, la relazione si sarebbe dissolta da sola e, se così non fosse stato, avrei trovato un modo per forzarne la dissoluzione. Perciò di lei non mi interessava conoscere altri aspetti che andassero oltre la fisicità, non era mia intenzione creare le condizioni per generare un legame di tipo affettivo complicato, quindi raramente chiedevo perfino che cosa facessero nella vita le mie prede e, non essendo abituato a inoltrarmi in anomale stravaganze, quel nome insolito passò in modo quasi voluto nella più completa indifferenza della mia ignoranza, sebbene non mi rendessi conto che l argomento di cui si discuteva creava una sorta di alchimia dalla quale la ragazza appariva evidentemente attratta, tanto che fu lei a chiedermi se ci potevamo rivedere, magari in un contesto più intimo. Non riuscivo ancora ad intuire che già mi ero sbilanciato con quel genere di conversazione, ma fu così che mi trovai a concordare l appuntamento più veloce della mia vita. Ci saremmo incontrati per una cena la sera dopo e naturalmente io non le rivelai che dell essenza esistenziale non mi importava nulla, né tanto meno le rivelai che, se non fosse stato per un assurda lettura fatta poche ore prima, io nemmeno avrei mai preso in considerazione una pur lontana teoria dell irrealtà. Giunta la sera, poiché non amavo cucinare, mentre mi apprestavo ad uscire per recarmi al solito ristorante dove ormai ero un ospite fisso, guardai il plico di fogli e, solo in quel momento, valutai che il narratore non si era riferito a me direttamente ma a: Chiunque volesse ascoltare il suo racconto. Banalmente mi trovai a domandarmi se io potessi essere il primo cui lo aveva sottoposto o se già altri avevano avuto la stessa proposta chiedendomi, in questo caso, se qualcuno lo avesse mai assecondato. Non so se fu l orgoglio, la follia o la semplice volontà di verificare fino a che punto questo avventato maniaco era disposto a spingersi, ma so che una sorta di presunzione mi condusse a convincermi che se quella era una sfida, io certo non potevo perderla. Con un sorriso che, se mi fossi osservato allo specchio avrei potuto definire diabolico, mi convinsi quindi che si trattava sicuramente di uno scherzo idiota e che l indomani il burlone si sarebbe rivelato e pentito. -Vuoi giocare? Va bene, vediamo fino a che punto sei disposto a spingerti- dissi compiaciuto a me stesso, perchè nonostante fossi certo dello scherzo, io già avevo guadagnato mille euro senza fare niente e un appuntamento con una ragazza per la quale avevo messo in preventivo un periodo compreso tra i quindici giorni e un mese di lavorazione, prima di convincerla ad uscire con uno che aveva quasi il doppio dei suoi anni. Non fosse stato per la convinzione dello scherzo, l indomani avrei messo il plico sulla soglia di casa aspettando di vedere chi sarebbe venuto a prelevarlo per scoprire l identità del burlone, invece il giorno seguente nemmeno mi ricordavo del pacco e, come mia abitudine, mi alzai che il sole era già alto. Dopo una rapida puntatina al bar per la solita veloce colazione, andai a correre nel parco. Quando rientrai feci una doccia e poi mi recai al ristorante per il pranzo, a quel punto avevo completamente rimosso l assurdo scherzo che aspettavo di smascherare fino quando, al ritorno a casa, non fui attirato dal lampeggiare dell icona sullo schermo del computer che avvertiva esserci un nuovo messaggio nella casella di posta elettronica. Mi avvicinai con disinvolta noncuranza restando nella più totale tranquillità, fino al momento in cui verificai, e non senza sorpresa, che il messaggio aveva un indirizzo particolare, ossia, privato. Mi sedetti alla scrivania e accertai di aver letto bene il mittente, appurando che il messaggio proveniva dalla mia banca in Svizzera. Riflettei come chi riceve un regalo e cerca di scoprire che cosa contenga il pacco prima di scartarlo, considerando che in quel periodo non ricordavo scadenze, quindi aprii il messaggio e osservai stupito per ben tre volte la notifica di avvenuto pagamento. Sul mio conto riservato erano stati depositati in forma anonima ben trecentoventunomila euro. -Cristo Santo-. Ricordai solo in quel momento l evento del giorno precedente rendendomi conto che, inconsapevolmente, avevo accettato l incarico. Più inconsciamente però, non riuscivo a credere a quanto accadeva perché in quel momento non potevo concepire l idea che non si trattasse di uno scherzo e la possibilità che la mia convinzione potesse essere errata mi spiazzò al punto da provocarmi una certa ansia. Ricontrollai ancora il messaggio per convincermi che stesse veramente accadendo ma, mantenendo il mio scetticismo, tornai a convincermi che presto sarebbe avvenuto qualcosa che avrebbe reso il tutto semplicemente ridicolo. Tuttavia, la cifra era reale e subito contattai la banca per avere, oltre che ad una conferma, ulteriori informazioni. Non ricevetti nessuna indicazione su chi era il depositario della somma, ma la garanzia che tutto era avvenuto in modo regolare, quello sì. 14

15 Ero stupito, incredulo e stordito ma, allo stesso tempo dovevo accettare il fatto di essere anche un professionista, il che implicava che, se ero stato pagato, avevo un incarico. Conseguentemente al senso del dovere quindi, mi recai nello studio dove avevo lasciato il pacco, lo osservai quasi con timore reverenziale prima di agire, quindi sollevai il primo foglio già letto e osservai il secondo. In caratteri giganti appariva quello che sembrava il titolo di ciò che continuavo a considerare il romanzo di qualche scriteriato eccentrico e, mantenendo la mia idea sull assurdità di tale follia, fissai l attenzione sulle gigantesche didascalie. Su quel secondo foglio c erano solo quattro parole che probabilmente dovevano dare il senso di un titolo, ma a me, davano solo un ironico senso di gratitudine, giacché solo per quelle quattro parole, avrei guadagnato altri mille euro. Mi sovvenne un solo pensiero: Pazzesco. Poi, iniziai a leggere: 15

16 Il primo confine: l illusione 16

17 1 Tutto scorre Si può pensare che tutto sia fortuito nella vita, casuale, imprevisto o involontario, un evento del tutto ordinario, naturale e passeggero Si può pensarla così, e lasciare che tutto scorra secondo una conseguente casualità prodotta dalle circostanze, di cui ci si può ritenere più o meno responsabili, valutando comunque che non si può sapere quel che avverrà in un futuro vicino o lontano, in conseguenza alle nostre scelte, ai nostri pensieri, alle nostre considerazioni. Si può quindi pensare in definitiva, che la vita sia come un fiume che scorre seguendo un tragitto determinato, a volte veloce, a volte calmo, a volte carico d ostacoli altre senza barriere e che in fine, comunque la si voglia vedere, non sia possibile deviare dal corso di tale corrente, ma solo accettare di lasciarsi trasportare con l unica alternativa che forse il fiume possa avere delle diramazioni verso le quali si può essere indirizzati, per scelta o per forza. Quello che non possiamo tuttavia ignorare è che il fiume ha un punto d arrivo. Può sfociare in un altro fiume più grande e da qui proseguire fino al mare, poi dal mare all oceano e ciò, conduce inevitabilmente a chiedersi se tutto sia veramente superfluo, ordinario e casuale. Io, devo essere sincero, avrei voluto continuare a pensarla così. Avrei voluto continuare a pensare che la mia vita era un evento scontato, dove le molte domande si risolvevano con una semplice alzata di spalle, senza congetture, senza riflessioni, senza complicazioni esistenziali. Una vita monotona forse, ma comunque una vita in cui, alla consapevolezza di una scadenza, si finiva con la rassegnante e vana aspettativa dove il dubbio lasciava quella consolazione che, ad ogni modo, finché c era vita c era speranza, poi semplicemente, si sarebbe visto A quale scopo affannarsi nella ricerca di un qualcosa che non si conosce e che non si sarebbe mai potuto conoscere? Perché mai forzare una natura, quella umana, fatta di una comprensione limitata, nella quale l oblio dell ignoranza permette di starsene sereni a coltivare campi, fabbricare palazzi, costruire macchine e generare figli, senza immaginare la sterilità degli spazi della mente, la demolizione dei pilastri del pensiero, l arrugginire degli ingranaggi emotivi e l annientamento dello spirito? Che senso può mai esserci nel lasciare la comoda realtà determinata dalla cognizione di tutto ciò che esiste ed è tangibile, per inoltrarsi nel labirinto del caos, dell ignoto, e finire per abbandonarsi al dubbio? Perché? Perché mai un uomo avrebbe dovuto uscire dal suo giardino e capire, appena fuori, che non sarebbe mai più potuto tornare indietro?.. La storia che sto per raccontarvi vi sembrerà assurda, improbabile o fasulla. Potrete dire che è surreale, inventata, falsa e perfino che è il frutto di una mente malata. Ma questo è tuttavia comprensibile, io stesso del resto, se non l avessi vissuta e quindi verificata, direi lo stesso. Nonostante ciò, anche a questa reazione vi è una spiegazione, ma non ve la dirò, lascerò che siate voi ad interpretarla e definirla. Non è facile nemmeno capire da quale punto iniziare. Se la mia fosse ancora una mente razionale, direi che l inizio si trova in qualche momento recente, ma la verità è che non saprei individuare con precisione tale punto, così devo spingere la mia mente molto indietro nel tempo per cercare di capire dove poter collocare quel momento. Non avendo quindi punti di riferimento, dovrei valutare che una mente coerente cercherebbe certamente in uno spazio in cui la propria memoria possa riconoscersi ma, non avendo più nemmeno tale raziocinio, sono costretto a valutare quello che una qualunque mente ragionevole considererebbe di fare e quindi, sebbene si tratti di un tempo privo di memoria, l inizio di tutto, o meglio, quello che potrebbe essere considerato l inizio per ognuno di noi, si possa collocare nel giorno della propria nascita. È lì che, razionalmente, ha inizio la storia di ognuno. Solo che io, non sono più sicuro nemmeno di questo. In un certo senso, è come cercare di definire quale sia il centro del mondo. Probabilmente, se interrogato ad un esame di geografia, chiunque risponderebbe che il centro del mondo si trova nel punto di intersezione tra il parallelo dell Equatore e il meridiano di Greenwich, senza comprendere che, in realtà, il centro del mondo è, per ognuno, il posto in cui lui stesso si trova. È da quel punto, infatti, che può partire per ogni direzione, ovunque egli sia. Ma se poi si vogliono abbattere certi limiti e andare oltre le barriere di ciò che siamo abituati a considerare solo perché lo conosciamo, lo stesso 17

18 individuo potrebbe giungere a comprendere che quel punto, per lui, non è solo il centro del mondo, ma il centro dell universo. Ecco perché oggi per me, considerare il giorno della mai nascita come l inizio di tutto, mi genera dei dubbi. È ovvio tuttavia che non ho né prove né capacità per rendervi concreti questi concetti e tutto ciò che posso darvi è solo una mia folle e inspiegabile convinzione. Quindi, non essendo io in grado di condurvi oltre il confine dell assurdo, e non avendo nemmeno le facoltà di risalire con la memoria a quel giorno in cui ho lanciato il primo grido disperato in questo mondo, sono costretto a riconoscere che non posso fare altro che ricercare tra quel tempo che la mia limitata memoria mi concede di rammentare e, pensandoci bene, anche a valutare che, in effetti non serve la storia di una vita per descrivere quanto mi accingo a raccontare. Direi ora che il mio nome non ha molta importanza e che io sono solo un testimone involontario di quanto avvenuto. Lo direi, se la mia mente fosse ancora razionale ma, pur rischiando di essere ripetitivo, devo confermare che quanto accaduto mi impedisce di concepire il fatto che uno possa essere testimone involontario giacché, ogni evento vissuto, per quanto la propria condizione sia superficiale, ci rende protagonisti e ci conduce a riflettere su quanto tale evento possa essere casuale, il che mi riconduce a considerare che nulla in questa vita, in questo mondo o in questo universo, sia effetto di una casualità. Considerato ciò, mi giunge ora impossibile valutare che anche il nome che ci viene assegnato, primo dono che riceviamo nella vita, non sia casuale. Quindi, forse, è proprio da qui che devo iniziare. Il mio nome è Tommaso D amanti. Non è un nome semplice lo so, eppure, assolutamente non casuale. Per tutti sono comunque sempre stato semplicemente Tom, e il mio centro del mondo è Casterba, un paese anonimo della Pianura Padana, tra le nebbie dell Italia. Sono nato nel mese di Settembre, il giorno 18 dell anno 1971, che pure non è una data casuale, nel segno della Vergine. Il suo, era Demetrio Dilago, nato nel Gennaio dell anno precedente, precisamente il giorno 25, nel pieno dell inverno sotto il segno dell Acquario, e per tutti, il Mage. È di lui che racconterò, o meglio, è a causa sua che racconterò Ecco, avevo un nome, anzi due. Ma nessuno era compreso nella lista delle mie conoscenze. Non avevo mai sentito nominare né l uno né l altro e non ricordavo di essermi mai imbattuto in tali nominativi in nessuna delle mie indagini. Riflettei un po. Se l autore voleva restare anonimo poteva aver benissimo inventato nomi e località, perché da questi dati avrei potuto intercettare altre due informazioni piuttosto rilevanti. Ma non avevo mai sentito nominare nemmeno un paese chiamato Casterba e non escludevo che anche questo fosse un indirizzo di fantasia, tuttavia, se l autore voleva intimorirmi o lanciarmi una qualche sorta di messaggio, tra le righe di quello scritto doveva trovarsi qualcosa di autentico, era inevitabile: nessuno riesce a restare totalmente nell anonimato. Per quanto indifferente o imperturbabile, l animo umano non riesce a sottrarsi totalmente ad un minimo di presunzione e, dato che di questo ero convinto, cominciavo a persuadermi che su una cosa non mentiva, e da lì potevo iniziare a tracciare il mio, anzi, il suo profilo. Se la mia deduzione era esatta e il suo era un racconto autobiografico, non vedevo il motivo per cui mentire sulla sua età, dalla quale, doveva pensare l anonimo, difficilmente si sarebbe potuto scoprire un identità se tutto il resto era fasullo. Ma, forte della mia convinzione, potevo iniziare da lì la mia indagine. Diceva di essere nato nel 1971 e, facendo un rapido calcolo, dal momento che non era ancora giunto Settembre, l anonimo scrittore non aveva ancora cinquantatre anni. Mi sorpresi solo in quel momento a capire la condizione di un tale facile calcolo perché, se avessi riflettuto più lucidamente, avrei compreso che non avevo necessità di fare alcun calcolo. L anno di nascita dell anonimo era il mio stesso anno. L anonimo aveva la mia stessa età, e faceva parte quindi di una fascia che comprendeva la gran parte dei miei clienti. Sembra che verso quell età si cominci a diventare parecchio paranoici, specialmente se si è così ricchi da pagare per far leggere la propria biografia, e che il timore d infedeltà coniugale possa superare anche le più indiscutibili relazioni, tuttavia, se questo individuo era già stato mio cliente, doveva trattarsi di qualcuno che questi timori li aveva avuti in tempi precedenti. Non mi soffermai a fare congetture sulla natura della sua precedente richiesta, né a valutare quale fosse stato l esito e preferii concentrarmi sull attuale condizione. Ripensai a ciò che aveva scritto e il fatto di nominare un'altra figura di sesso maschile nel dattiloscritto mi conduceva alla conclusione che stesse parlando dell uomo con cui la moglie doveva 18

19 averlo tradito e, se tale tradimento era stato scoperto, la mia ricerca doveva limitarsi ai casi risolti con l avvenuto smascheramento, che non erano pochi. Dedussi poi che non doveva essere passato molto tempo dall avvenuta risoluzione del caso poiché le reazioni a questo tipo di trauma erano diverse tra loro, ma due erano quelle che non mancavano mai: nella prima prevaleva la rabbia, istintiva, vendicativa e spesso distruttiva; nella seconda la depressione, più lenta nella reazione ma allo stresso tempo riflessiva e metodicamente indirizzata verso la vendetta. Chi aveva scelto di scrivere la storia del suo patito tradimento doveva far parte della seconda categoria, poiché la vendetta qui consisteva non nell attacco fisico ma piuttosto in quello psicologico, dove il tradito cercava di generare il senso di colpa nel traditore. Ma questa era un analisi psicologica che non m interessava e che non potevo comunque trattare, così lasciai da parte le insidie congetturali su come poteva ridursi una mente depressa e, ignorando di poter avere a che fare con uno che poteva essere divenuto maniaco depressivo, mi concentrai su ciò che sapevo fare meglio: indagare. Dovevo limitare il campo della ricerca, e dal momento che avevo appena appurato che la depressione poteva dar esito ad azioni meno immediate della rabbia, dedussi che avrei potuto limitare l arco di tempo in cui valutare il termine dell indagine nei tre anni precedenti. Così, senza rendermi conto che avevo già dato inizio ad un indagine che nemmeno mi era stata commissionata, alzai il telefono e chiamai un amica che lavorava presso gli uffici amministrativi della regione. Certo avrei potuto fare da solo semplicemente digitando Casterba su internet e avrei potuto ottenere le informazioni che desideravo, ma pensai che questa era una buona occasione per mantenere un rapporto che ancora poteva tornarmi utile. Nel mio lavoro si fanno molte conoscenze e si acquisiscono parecchi agganci indispensabili per le ricerche e, tra le altre informazioni, ne avevo avuta una di molto importante: l apparente sconosciuto abitava in zona. Diceva che Casterba era un piccolo paese della bassa pianura padana, zona in cui io stesso abitavo e quindi, da buon investigatore, potei ancora dedurre che l anonimo doveva essere della zona se si era rivolto a me. Quando la voce dall altro lato della cornetta rispose con un tono professionale e annoiato, le feci cambiare umore salutandola con le riverenze e le attenzioni dovute ad una vecchia ma utile conoscenza. Sentii la sua voce ravvivarsi, come se il mio intervento avesse il potere di animare una giornata monotona. Sapeva di che cosa mi occupavo e forse il sentirsi coinvolta le dava quella sensazione d avventura che quasi tutti gli impiegati ministeriali, specie se femmine, sognano di avere nella loro deprimente quotidianità. Così, più per mantenere l indispensabile contatto, le domandai di fare una ricerca per me e le diedi le informazioni che avevo su quel paese chiamato Casterba nella zona padana. Mi disse di attendere e sentii il rumore di pulsanti digitati su una tastiera. Passarono alcuni minuti perché probabilmente la ricerca non dava esiti immediati e la mia collaboratrice voleva offrire un buon servizio. Dopo un po risentii la sua voce. -Mi spiace- disse -non risulta nessun paese con questo nome. Forse non è corretto perché mi risulta solo un Casterra- quasi esultai -ma non si trova nella pianura padana. È un comune della Valpolicella nel veronese- mi informò. La mia esultanza si affievolì ma non si demoralizzò. -Grazie- le dissi -mi sei stata molto utile-. Conoscevo la Valpolicella, un territorio ben noto per i suoi prodotti gastronomici e pregiati vini ma soprattutto perché qualche anno prima avevo avuto occasione di svolgere delle indagini in quel territorio chiamato Lessinia di cui la valle era parte. Casterra era un comune vicino ad un paese che avevo avuto occasione di conoscere bene e che ricordavo a causa di un famoso parco nelle vicinanze, caratterizzato da un percorso di cascate che avevo visitato mentre svolgevo l indagine. Certo non aveva nulla a che fare con la pianura padana ma se, come ritenevo, lo scrittore era della mia zona, le due località potevano essere entrambe parte dell ipotetica indagine che, ero convinto, prima o poi mi sarebbe stata commissionata. Io abitavo in un paese sulle rive del fiume Mincio, tra Verona e Mantova, una zona tipica della pianura padana, e la Lessinia, in particolare la Valpolicella, non era molto lontana, raggiungibile in non più di un ora, quindi dedussi che forse, uno dei due protagonisti poteva essere di quelle parti. Per un momento mi sentii coinvolto al punto da decidere di continuare a leggere e osservai il secondo capitolo, immaginando che andando avanti trovato altri indizi. Così abbassai gli occhi ma 19

20 nell allungare la mano per raccogliere il foglio, l orologio da polso mi fece notare che il tempo stava passando velocemente ricordandomi che quella sera avevo un appuntamento importante. Decisi senza difficoltà che il romanzo, diario o biografia come la si volesse definire, poteva attendere e lasciai con noncuranza tutto il materiale sul tavolo, senza preoccuparmi di riporre i vari documenti in un cassetto sicuro della scrivania. Non avevo mai subito intrusioni nella mia abitazione e ormai, tra la troppa sicurezza e la frenesia degli impegni extralavorativi che sempre si riducevano all ultimo momento, cominciavo ad essere piuttosto superficiale nei riguardi della segretezza e della sicurezza e, forse, troppo fiducioso nella buona sorte. In tenuta da sera Felona era anche più attraente che in tenuta sportiva e l inaspettato insieme di bellezza ed eleganza mi provocò un insolita sensazione che portava il mio apprezzamento nei suoi riguardi ad assegnarle un tipo di attenzione che poteva diventare pericolosa nei confronti delle mie abitudini, e per un momento mi trovai smarrito tra i pensieri dei rischi di un coinvolgimento emotivo più complesso del consueto. Comportandomi comunque da perfetto gentiluomo, l accolsi con lusinghieri complimenti e, pur compiacendomi per la sublime visione, cercai di considerarla nel modo in cui avevo considerato tutte le mie precedenti avventure, vale a dire, nulla di più che una leggerezza passeggera. Tuttavia sapevo ancora troppo poco di lei e, ignorando che presto mi si sarebbe rivelato un altro aspetto che me l avrebbe resa ancor più affascinante, non osai portarla al ristorante dove andavo tutti i giorni, ma azzardai all intimità di un localino ben più suggestivo e indicato per una cena galante. La portai in un accogliente locale di un altro paese sempre sulle rive del fiume Mincio e, non so se per conseguenza dell ambiente o se a causa dei dialoghi impegnati, l effetto che ne conseguì dovette essere molto stimolante e provocatorio perché, nel successivo svolgersi dell appuntamento, quando nel rientrare le domandai se voleva fermarsi a bere qualcosa da me prima di concludere la serata per le ultime confidenziali battute, lei accettò senza indugi né esitazioni, il che, devo essere sincero, un po mi sorprese. Non sarebbe stata la prima volta che mi capitava ma Felona mi aveva dato la particolare sensazione che non sarebbe stata una da prima serata, invece, dopo un veloce ultimo drink, nemmeno dopo dieci minuti che eravamo saliti nel mio appartamento, già stavamo a letto assieme Non è mia intenzione vantarmi delle conquiste, né descrivere i particolari delle avventure amorose ma era la prima volta che restavo, felicemente, stupito. Forse perchè avevo valutato Felona con meno istintività di quanto avessi mai fatto, presupponendo un corteggiamento più dilungato nel tempo prima di giungere all obiettivo del rapporto intimo e ciò si rivelò piuttosto compromettente, perché questo suo atteggiamento allontanava da me la percezione che l attrazione iniziale provata per lei, non era stata solo di tipo fisico. Dormii profondamente e, come al solito, la mattina mi svegliai tardi. Molto tardi. Ricordando quanto era avvenuto guardai al mio fianco pronto a sorridere ma, con incredula sorpresa scoprii che la ragazza non c era più. Maledicendomi mentalmente mi alzai con rapidità e imprecai contro me stesso per la mia stupida indifferenza. Valutare che non tutti facevano il mio lavoro e che quindi vi era una remota possibilità che quei non tutti dovessero avere degli impegni da rispettare era la prima cosa di cui avrei dovuto preoccuparmi in modo da poterla accompagnare al lavoro, o a casa a prepararsi, dimostrando così il mio interesse nei suoi riguardi per farle credere, ancora per un po, che le mie erano intenzioni serie. Invece l avevo lasciata andare via e senza nemmeno accorgermi che si era alzata. Saltai perfino la sosta in bagno per andare dritto in sala da pranzo pur mancando perfino della speranza di trovarla ancora lì, ma dove invece, giungendo con maldestra irruzione, Felona stava per stupirmi di nuovo oltre a darmi, in un certo senso, delle motivazioni per quella mia insolita attrazione nei suoi riguardi. -Ciao- mi salutò mentre teneva tra le mani un foglio. Dannazione fu la prima cosa che pensai, immaginando che stesse leggendo il documento segreto e bloccato dalla sorpresa restai incredulo a fissarla. Troppo convinto delle mie certezze sull universo femminile che mi avevano indotto a pensare che la serata si sarebbe conclusa in maniera diversa, ora imprecavo tra me per la mia noncuranza nel mettere al sicuro il documento e i certificati vari relativi alla mia professione che ora rischiavano di compromettere la mia identità mentre valutavo che sul tavolo di fronte a lei vi era tutto ciò che poteva rovinarmi. 20

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